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Attacco russo a strutture energetiche in Ucraina, Zelensky: Grato a chi sta lavorando per ripristino
(Agenzia Vista) Kiev, 17 ottobre 2026
“I russi hanno sferrato uno dei più imponenti attacchi contro il settore energetico ucraino, colpendo oltre 15 infrastrutture critiche per la produzione e la trasmissione di energia in diverse regioni dell’Ucraina. Sono in corso i lavori di ripristino, che vedono impegnati tutti i servizi necessari e tutte le risorse disponibili delle aziende energetiche ucraine. Sono grato a tutti coloro che stanno lavorando – praticamente senza sosta – per ripristinare l’energia elettrica”, lo ha detto Zelensky sui scocial mostrando le immagini dell’attacco.
Telegram Zelensky – not for sale
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
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«Trump la usa come capro espiatorio?» e Zelensky resta in silenzio
Scontri tra manifestanti e polizia a Parigi
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Scontri a Milano, Meloni si rivolge alle opposizioni “Ogni reticenza diventa giustificazione”. Sala: “Ragioni comprensibili, violenze ingiustificabili”
È un coro di condanne da parte della politica per le scene di violenza e guerriglia urbana che si sono registrate in diverse città italiane, in particolare a Milano. La manifestazione spontanea “Italia in piazza“, nata sul web, si è trasformata radicalmente quando alcune centinaia di giovani vestiti di nero e in gran parte a volto coperto sono apparsi in mezzo ai manifestanti. Postando un video degli scontri nel capoluogo lombardo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato che “manifestare è un diritto” ma “mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”.
“A Milano, come mostrano queste immagini – scrive la premier sui social – lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze che hanno costretto a interrompere il corteo. A Torino sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro. A Bologna i disordini hanno portato alla chiusura precauzionale della stazione ferroviaria. Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città”. Meloni si rivolge così alle forze politiche di opposizione: “Non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile”, conclude la premier.
Dalla destra arriva anche l’intervento del vicepremier leghista: “Centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende???”, ha scritto Matteo Salvini su X. E la Lega rilancia la proposta della “cauzione per manifestare”: “Chi scende in piazza per seminare violenza e devastare le nostre città deve risponderne, anche economicamente. Basta scaricare sui cittadini il conto dei danni provocati dai professionisti del caos” hanno sottolineato in una nota congiunta il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari e quello all’Interno Nicola Molteni. “Serve approvare subito la proposta della Lega che introduce garanzie finanziarie per le manifestazioni a rischio e responsabilizza gli organizzatori. Pronto l’emendamento. Il diritto di manifestare è sacrosanto – hanno concluso -, quello di distruggere e aggredire non esiste. Basta violenze, basta devastazioni, basta conti pagati dagli italiani”.
Dal fronte del centrosinistra arriva la condanna del sindaco di Milano: “Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili”, ha detto Giuseppe Sala. “La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure – ha aggiunto – di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta”.
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Scontri a Milano, assaltata un’attività commerciale: distrutti vetrine e interni del negozio di articoli sportivi
Nono solo scontri e lanci di pietre contro le forze dell’ordine. A Milano la guerriglia urbana si è trasformata anche in assalto alle attività commerciali. I giovani vestiti di nero che si sono intrufolati all’interno della manifestazione spontanea “Italia in piazza“, ha distrutto le vetrine e gli interni di un negozio di articoli sportivi nei pressi di piazza San Babila.
Le immagini mostrano le forze dell’ordine arrivate nel negozio dopo l’incursione. Sembra che gli assalitori abbiano anche fatto razzia della merce esposta nel locale.
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Guerriglia a Milano, le reazioni. Meloni: “Le opposizioni condannino”. Salvini: “Marciume sinistro”. Sala: “Violenze ingiustificabili”
Le violenze esplose nel centro di Milano durante la manifestazione contro il caro vita accendono il confronto politico, con reazioni che arrivano fino a Palazzo Chigi. Il corteo organizzato dal movimento “Italia in Piazza”, partito da piazza Duomo per protestare contro l’aumento dei prezzi, i bassi salari e le carenze dei servizi pubblici, è degenerato in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con lanci di pietre e bombe carta, cariche della polizia, feriti e danneggiamenti. In piazza Duomo è stato acceso anche un rogo, mentre la stazione della metropolitana è stata chiusa per ragioni di sicurezza. Un pomeriggio di tensione che ha provocato reazioni trasversali, tra condanne delle violenze e richiami alle ragioni sociali della mobilitazione.
Meloni: “Teppisti che seminano il caos. Il silenzio delle opposizioni non è accettabile”
A intervenire è stata direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha distinto le manifestazioni pacifiche dagli episodi di violenza registrati in diverse città italiane, rivolgendo un appello esplicito alle opposizioni. “Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla CGIL che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia”, ha premesso la premier.
Diverso il giudizio sui disordini: “A Milano, come mostrano queste immagini, lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze che hanno costretto a interrompere il corteo”. Meloni ha richiamato anche quanto accaduto a Torino, dove sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro, e a Bologna, dove i disordini hanno determinato la chiusura precauzionale della stazione ferroviaria.
“Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città. Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”, ha aggiunto Meloni, chiedendo alle opposizioni di prendere posizione: “Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica”.
La conclusione della premier è altrettanto netta: “Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile”.
Sala: “Le ragioni della protesta comprensibili, le violenze ingiustificabili”
Sui disordini è intervenuto anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha condannato le violenze pur riconoscendo le ragioni alla base della mobilitazione. “Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili”, ha dichiarato il primo cittadino. Sala ha quindi rivolto un appello alla politica, invitando a non alimentare le contrapposizioni e a evitare strumentalizzazioni degli scontri: “La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta”.
Salvini: “Centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato”
Durissimo l’intervento del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che sui social ha pubblicato alcune immagini degli scontri e dei danneggiamenti avvenuti in piazza Duomo, tra cui quella di un’auto dei carabinieri danneggiata. “Centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende???”, ha scritto Salvini, attaccando frontalmente gli ambienti che ritiene responsabili delle violenze.
Morelli: “Milano devastata, serve una nuova Resistenza”
Toni durissimi anche dal sottosegretario di Stato Alessandro Morelli, che invoca una risposta politica unitaria e interventi contro i luoghi in cui, a suo giudizio, si alimenta la violenza. “Milano è vittima di migliaia di violenti che la stanno devastando e stanno aggredendo le forze dell’ordine. Serve una nuova Resistenza per difendere la città da gruppi criminali organizzati in una fitta rete di luoghi di degrado, che devono essere smantellati immediatamente”, ha dichiarato Morelli. “La politica deve essere unita per il bene ultimo della città. Non ci possono essere zone franche in cui l’humus della violenza cresce e si scatena, facendo feriti innocenti e danni”, ha concluso il sottosegretario.
Cecchetti (Lega): “Chi danneggia paghi. Cauzione obbligatoria per chi organizza cortei”
Dal deputato lombardo della Lega Fabrizio Cecchetti, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera, arriva invece la proposta di introdurre nuove responsabilità economiche per chi organizza manifestazioni. “Quello che sta accadendo questo pomeriggio a Milano è assolutamente inaccettabile. Manifestare è lecito e sacrosanto, lanciare sassi contro gli agenti delle Forze dell’Ordine, danneggiare le pensiline di ATM e le vetrate dei palazzi no”, ha dichiarato Cecchetti. L’esponente leghista chiede quindi misure precise: “Chi rompe e danneggia deve risarcire di tasca propria. E chi organizza manifestazioni e cortei deve versare obbligatoriamente una cauzione”. “L’incolumità pubblica non deve più essere ostaggio di bande di delinquenti”, ha concluso.
Perego in piazza Duomo, le condanne dal centrodestra
Numerose le altre reazioni dal centrodestra milanese. Matteo Perego, candidato sindaco sostenuto da Forza Italia, si è recato in piazza Duomo per esprimere personalmente la propria solidarietà alle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei disordini. Condanne delle violenze sono arrivate anche da Stefania Craxi (Forza Italia), Debora Dell’Acqua (Fratelli d’Italia) e Silvia Sardone (Lega). Il candidato di Futuro Nazionale Carmelo Burgio ha invece parlato di “sfasci voluti dalla sinistra”.
Scavuzzo: “Violenze inaccettabili, ma non si rubi la voce a chi protesta per salari e affitti”
Dal centrosinistra arriva la presa di posizione della vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, che condanna senza riserve gli scontri, ma invita a non perdere di vista le rivendicazioni sociali alla base della manifestazione. “Le violenze in piazza del Duomo sono inaccettabili: la violenza è da condannare senza ambiguità. Il mio pensiero va a tutti i feriti: ai ragazzi e agli agenti. Va ai commercianti e ai cittadini che hanno vissuto ore di paura nel cuore della città”, ha dichiarato Scavuzzo. La vicesindaca richiama però anche il disagio economico che ha portato migliaia di persone in piazza: “Non permettiamo a pochi violenti di rubare la voce a migliaia di persone scese in piazza per salari che non bastano, affitti insostenibili e un costo della vita che pesa ogni giorno”. “Quelle domande sono vere. Milano deve rispondere con fermezza a chi devasta e continuare ad ascoltare la protesta democratica di chi chiede giustizia”, ha concluso.
Goisis: “La rabbia nasce dai bisogni ignorati. I veri nemici sono i fondi speculativi”
Una lettura delle tensioni legata soprattutto alle condizioni sociali ed economiche della città arriva da Tommaso Goisis, candidato sindaco del centrosinistra, intervenuto durante la presentazione del proprio programma al teatro Elfo Puccini. “Le proteste in Spagna e in Francia sono il risultato di anni in cui i bisogni delle persone sono stati ignorati, producendo crisi sociali e rabbia. Lo stesso discorso vale per quello che è successo oggi in piazza Duomo a Milano”, ha affermato Goisis. Il candidato prende le distanze dagli scontri, indicando però nella speculazione immobiliare e nelle disuguaglianze economiche le questioni da affrontare: “La violenza non è la via: serve organizzazione, bisogna prendere il potere contro i veri nemici della città, i fondi speculativi che ci usano come un parco giochi e riescono a piegare l’interesse pubblico a favore di quello privato, sulla pelle delle persone”. Infine, il riferimento alla propria proposta politica per Milano: “Io voglio essere ricordato come il sindaco della casa, per fare in modo che nessuno venga più sfrattato o distrutto dal carovita”.
Confcommercio: “Il diritto di manifestare non può trasformarsi in violenza”
Ferma anche la presa di posizione di Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, secondo il quale “il diritto di manifestare va tutelato, ma non può trasformarsi in atti violenti: così non si costruisce alcun dialogo e si ferisce la città tutta”. Barbieri ha espresso “solidarietà alle forze dell’ordine, alle persone ferite e agli imprenditori che hanno subito danni”, ricordando che “Milano è una città aperta, democratica e civile. Difendere questi valori significa anche respingere, senza ambiguità, ogni forma di violenza”.
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- Io vengo dalla Luna. Su Camera con Vista, la trasmissione di Alexander Jakhnagiev su La7
Io vengo dalla Luna. Su Camera con Vista, la trasmissione di Alexander Jakhnagiev su La7
(Agenzia Vista) Roma, 17 ottobre 2026
L’anticipazione di Camera con Vista, il programma di Alexander Jakhnagiev in onda su La7 la Domenica alle 09.40 e in replica Lunedì e Martedì in terza serata, con tutto il meglio della settimana. Prodotto da Agenzia Vista.
La particolarità dello show risiede nel suo linguaggio unico, che unisce la cronaca parlamentare all’espressione artistica, offrendo quella che viene definita la “sintesi della settimana politica senza filtri
Alexander Jakhnagiev, essendo un pittore e scultore oltre che giornalista, utilizza le immagini del dietro le quinte dei decreti, delle bagarre e dei dibattiti in piazza non per fare un telegiornale classico, ma per svelare le contraddizioni, le posture e i paradossi dei politici. È una rilettura pop e artistica dell’attualità. Un racconto per immagini e simboli.
I famosi “balletti” che punteggiano le puntate di Camera con Vista (spesso montati a ritmo di musica riprendendo i movimenti ripetitivi dei leader politici) hanno un preciso valore editoriale e satirico:
1. Smitizzazione del potere: Trasformare le camminate solenni, i gesti enfatici durante i comizi o le discussioni accese in veri e propri balletti (come il “ballo della caduta” o i balletti sulle note di inni politici) serve a togliere l’aura di sacralità ai personaggi pubblici.
2. Evidenziare la messinscena della politica: La politica moderna è fortemente basata sulla comunicazione visiva e sulla teatralità. Accelerando i movimenti dei politici o sincronizzandoli a tracce musicali, il programma dimostra come gran parte del dibattito pubblico assomigli a una coreografia studiata o a una recita a beneficio delle telecamere.
3. Ironia e distanziamento artistico: Invece di usare lunghi editoriali parlati, Jakhnagiev usa il montaggio ritmico e la musica come editoriale visivo. Il ballo diventa una metafora delle “alchimie”, dei continui cambi di posizionamento e del “passo a due” che i politici fanno tra alleanze e rimpasti.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
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Tajani apre a Marattin: Se condivide i nostri valori, perché no?
(Agenzia Vista) Capri, 17 ottobre 2026
Forza Italia non esclude una collaborazione politica con il Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin, a condizione che vi sia una condivisione di valori. Lo ha annunciato il Ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, a margine del 41esimo Convegno di Capri dei Giovani imprenditori di Confindustria.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
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- Mattarella (Invitalia): Ambito europeo decisivo per colmare divario su applicazione industriale Ai
Mattarella (Invitalia): Ambito europeo decisivo per colmare divario su applicazione industriale Ai
(Agenzia Vista) Roma, 17 ottobre 2026
“La dimensione europea è decisiva per colmare il divario tra ricerca e applicazione industriale dell’intelligenza artificiale”. Lo afferma l’Amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella, intervenuto al convegno dei giovani industriali di Confindustria a Capri. ”Gli strumenti pubblici di intervento sono fondamentali per aiutare soprattutto il settore delle piccole e medie imprese a integrare i meccanismi e le opportunità dell’intelligenza artificiale all’interno dei propri processi produttivi e creativi. Una cosa è utilizzare una tecnologia, un’altra è trasformare l’impresa grazie a quella tecnologia. La sfida è capire quanto le soluzioni offerte riescano a cambiare davvero il modo in cui le aziende lavorano e producono. Molte Pmi sono eccellenti nei prodotti e competitive sui mercati, ma incontrano ostacoli nell’adozione di tecnologie complesse. Non basta comprare un software: occorrono dati affidabili, sistemi collegati, persone formate e procedure adeguate. Altrimenti la sperimentazione può riuscire sul piano tecnico senza cambiare davvero la produttività. La domanda giusta non è quale tecnologia acquistare, ma quale problema risolvere. Solo partendo dai bisogni concreti delle imprese è possibile scegliere gli strumenti più adeguati e generare un reale aumento della produttività”, sottolinea l’Ad. “Per questo anche le politiche pubbliche devono evolvere e anche qui le domande da porsi devono partire dalle esigenze da coprire non basta sostenere l’investimento iniziale, bisogna anche coprire i costi ricorrenti”, osserva Mattarella. “Occorre accompagnare le aziende nello sviluppo delle competenze, nell’adozione e nei percorsi di cambiamento organizzativo. Altrimenti rischiamo di acquistare innovazione senza riuscire a trasformarla in crescita. L’Italia può contare su una ricerca di qualità, importanti infrastrutture di calcolo e un sistema imprenditoriale dinamico e capace di innovare. La sfida oggi è rafforzare il trasferimento tecnologico e colmare il continuity gap, per fare in modo che la ricerca diventi applicazione, che la sperimentazione non si fermi al progetto pilota e che le imprese innovative possano crescere”. “Invitalia – spiega l’Ad -ha avviato un confronto con le principali agenzie europee di sviluppo per capire come proporre ai policy maker soluzioni più efficaci a sostegno della diffusione dell’intelligenza artificiale e dell’innovazione nel tessuto produttivo. Si tratta di una sfida che non riguarda soltanto l’Italia: la capacità di trasformare ricerca, tecnologia e infrastrutture in produttività e competitività è una priorità europea. Ed è proprio nella dimensione europea che possiamo trovare le soluzioni più efficaci per accompagnare questo cambiamento e rafforzare la competitività del nostro sistema economico”, conclude.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
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Conte: Non si può costruire alternativa da soli. Siamo più uniti di centrodestra
(Agenzia Vista) Roma, 17 ottobre 2026
“Non si può sicuramente costruire l’alternativa da soli, in modo isolato, abbiamo sempre all’inizio della legislatura lavorato con uno sforzo unitario per cercare di operare convergenze, ma direi che la situazione per il campo progressista, al di là delle critiche che vengono fatte e del dibattito, è una situazione complessivamente positiva, perché in tutti questi anni abbiamo trovato tantissimi progetti comuni, abbiamo operato tantissime convergenze e nella sostanza siamo molto più uniti rispetto a un centrodestra che ancora l’altro giorno aveva Meloni che parlava di politica estera da un verso in Parlamento e Salvini da Bruxelles diceva il contrario”. Così il leader M5s Giuseppe Conte arrivando a piazza del Popolo per la manifestazione Cgil.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
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Crisi della partecipazione? Alla Sapienza votano 3 su 4 e i giovani fanno la differenza
In una fase politica in cui alle consultazioni locali capita sempre più spesso che voti meno di un elettore su due, c’è un luogo a Roma dove la partecipazione resta altissima. Alla Sapienza, chiamata a eleggere il rettore del sessennio 2026–2032, al primo turno ha votato l’80,72% degli aventi diritto e al secondo, chiuso lo scorso 16 ottobre, il 75,07%, con l’86,17% tra i docenti e una partecipazione vicina ai due terzi sia tra il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario sia tra le rappresentanze studentesche.
Proprio il voto degli studenti, espresso attraverso i loro rappresentanti nelle assemblee di facoltà e negli organi di governo, racconta meglio di altri dati la vitalità di una comunità che non si limita a subire le scelte sull’università. Il regolamento attribuisce alla componente studentesca un peso che può arrivare al 15% del corpo docente e che nella seconda tornata si è tradotto in 368 voti ponderati, una quota in grado di orientare l’esito di una corsa così serrata.
Rispetto al primo turno i candidati sono scesi da cinque a quattro, dopo il ritiro della prorettrice alla Ricerca Maria Sabrina Sarto, e nessuno ha ancora raggiunto la fatidica soglia della maggioranza assoluta. L’ordine d’arrivo non è cambiato, ma il distacco tra i primi due si è più che dimezzato, da 150,5 a 66,8 voti ponderati, con il prorettore uscente Fabio Lucidi salito da 1.175,93 a 1.207,46, pari a un incremento del 2,7%, e il preside di Scienze politiche, sociologia, comunicazione Pierpaolo D’Urso cresciuto da 1.025,38 a 1.140,63, con un aumento dell’11,2%, il più ampio della competizione. Seguono Riccardo Faccini, a 880,78, e Antonio Carcaterra, rimasto sostanzialmente fermo a 746,13.
Scomponendo il voto si vede come D’Urso abbia guadagnato terreno soprattutto tra i docenti, passando da 678 a 781 preferenze a fronte delle 12 in più raccolte da Lucidi, mentre tra gli studenti resta nettamente in testa con il 54% dei voti ponderati. Il margine che separa i due in questa componente, circa 138 voti ponderati, vale più del doppio dell’intero distacco complessivo, e il dato assume un certo rilievo se si considera che i rapporti con la comunità studentesca rientrano tra le deleghe affidate a Lucidi nella governance uscente.
D’Urso legge il risultato in chiave di cambiamento e sostiene che «il 70% dell’elettorato ha scelto una candidatura di discontinuità con l’amministrazione uscente», affermazione che i numeri non smentiscono, visto che al prorettore è andato il 29,7% dei voti ponderati espressi. Da qui l’appello al «dialogo tra le forze che propongono il cambiamento» e la disponibilità «a raccogliere e coordinare il contributo di tutti coloro che vogliono una nuova pagina per Sapienza», con un’attenzione alle «componenti oggi meno rappresentate, da studentesse e studenti, al personale TAB, ai ricercatori e ai professori associati».
Dal 20 al 23 ottobre si torna a votare e servirà ancora la maggioranza assoluta dei voti, pesati e non pesati, una soglia che appare lontana per chiunque e che rende probabile il ballottaggio tra i due più votati, in programma dal 27 al 30 ottobre. Molto dipenderà dagli elettori di Faccini e di Carcaterra, ma se la tendenza emersa tra primo e secondo turno dovesse confermarsi il sorpasso sarebbe a portata di mano. Comunque vada, la Sapienza consegna l’immagine di un’istituzione in cui la competizione democratica è ancora capace di mobilitare e in cui i più giovani riescono a far valere la propria voce.
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- Il caro gasolio ferma i camion, il pane sta finendo e il contadino foggiano torna all’asino: la protesta bussa a Roma
Il caro gasolio ferma i camion, il pane sta finendo e il contadino foggiano torna all’asino: la protesta bussa a Roma
Se il futuro dell’agricoltura italiana ha quattro zampe e si chiama Susy, forse il problema non è l’asino. È quanto costa far partire un trattore. Al casello dell’A14, dove da lunedì 12 ottobre agricoltori, olivicoltori e autotrasportatori presidiano la strada contro il caro carburante, la protesta assume i contorni di un ritorno al passato. Claudio Delia, agricoltore di San Marco in Lamis e titolare di un’azienda a Lesina, accompagna il suo asinello e indica il paradosso di una terra che non riesce più a permettersi i mezzi per coltivarla. “La nostra agricoltura è al collasso. Forse lei sarà il nostro futuro”, dice guardando Susy. “Cinquant’anni fa l’asino era indispensabile nei campi. Oggi rischia di tornare a esserlo perché non riusciamo più a sostenere i costi della tecnologia. Il gasolio costa troppo, tutto è aumentato”.
Non è nostalgia contadina: è il conto economico di aziende che rischiano di fermarsi. Mentre si invoca l’agricoltura 4.0, chi produce cibo teme di non riuscire più a pagare il carburante necessario per raccoglierlo. Pochi chilometri più in là, a Candela, torna in scena Maja, il cavallo di Massimiliano Accetturo. Da agosto il giardiniere ha lasciato l’auto a casa per spostarsi a cavallo, trasformando una provocazione contro i prezzi della benzina in un gesto quotidiano di protesta. Ora Maja è diventato uno dei simboli della mobilitazione nei piccoli comuni, accanto agli autotrasportatori e agli agricoltori che presidiano il casello da quasi una settimana.
Qui, nella mattinata, la tensione è salita quando un autotrasportatore ha tentato di oltrepassare il blocco, rischiando di investire alcuni manifestanti. La protesta non cancella il conflitto con chi deve lavorare e non vuole aderire agli scioperi: a Lucera, intanto, a un’autocisterna sono state forate le ruote e non si sarebbe trovato un gommista disponibile a ripararle. La crisi, però, non resta ai margini dell’autostrada. Entra nei negozi, raggiunge i frigoriferi e arriva fino ai forni. Al Conad di Lucera gli scaffali sono semivuoti: pesce, carne e frutta non arrivano da giorni, mentre scarseggiano i prodotti freschi da banco frigo. Anche i distributori di carburante sono a secco in diverse località interessate dalle difficoltà di approvvigionamento.
E il pane rischia di diventare il prossimo problema. Antonio, fornaio da tre generazioni, mostra il limite oltre il quale non si può andare: “La farina basta fino a domani. Lunedì saremo costretti a bloccare la produzione di pane e derivati”. Quando si ferma il trasporto, la protesta smette di essere una vertenza di categoria e diventa una questione quotidiana per tutti. A Cerignola, venerdì erano circa cinquemila le persone scese in piazza contro il caro benzina, con il vescovo Fabio Ciollaro in mezzo ai manifestanti. Sabato a Poggio Imperiale arrivano sindaci e amministratori, insieme al presidente della Provincia di Foggia, Giuseppe Nobiletti. “Siamo al fianco dei nostri produttori, dei nostri agricoltori, di tutto il comparto in sofferenza”, dice. “Roma deve fare la sua parte e anche la Regione”. Rocco Romagnolo, del Comitato olivicoltori di Carpino, rilancia: “Le aziende agricole sono al collasso. Stiamo pensando di recarci a Roma per farci sentire da chi governa davvero le nostre vite”.
La sensazione, tra i presidi, è che i piccoli comuni siano rimasti soli a gestire un’emergenza che a livello nazionale fatica a trovare spazio. Nicandro Vigilante, rappresentante degli autotrasportatori, mette sul tavolo due richieste in una surreale telefonata al ministro Matteo Salvini che va in scena in viva voce al centro della folla dei manifestanti. Partecipare direttamente agli incontri istituzionali, senza essere rappresentati da sigle sindacali, e riconoscere il carburante professionale come bene di primaria necessità è la richiesta senza ma e senza se. “Fare il pieno a uno dei nostri mezzi oggi costa 2.500 euro. Nella migliore delle ipotesi percorriamo circa 2.500 chilometri. Un veicolo industriale ne fa 15-20mila al mese: il carburante supera i due terzi del costo del trasporto. Non riusciamo più a sostenerlo”.
Dall’altra parte del telefono arriva la promessa di provare a organizzare un incontro: “Mi faccio dare un nome dai siciliani, un nome dai calabresi, due nomi dai pugliesi e facciamo una roba del genere – spiega Salvini – Io ho appuntamento in prefettura martedì mattina alle 10, per un tavolo tecnico istituzionale formale dopo convocherò un altro incontro con voi”. La formula è prudente, la risposta non chiude la partita. Per i manifestanti, però, il punto è esserci: non soltanto essere ascoltati, ma sedere al tavolo dove si decide. Intanto i motori restano fermi e la voce non si abbassa. Tra Candela e Poggio Imperiale, Maja e Susy raccontano meglio di molti discorsi la contraddizione di queste campagne: mentre la politica parla di innovazione e competitività, chi trasporta merci e coltiva la terra rischia di tornare a cavallo o a dorso d’asino. Non per scelta ecologica, ma perché il progresso, senza un prezzo sostenibile, diventa un lusso. E quando manca il gasolio, insieme ai camion possono fermarsi anche il pane, i supermercati e un pezzo di economia italiana.
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- Scontri a Milano, la polizia usa il cannone ad acqua per disperdere i manifestanti in Duomo – Video
Scontri a Milano, la polizia usa il cannone ad acqua per disperdere i manifestanti in Duomo – Video
Le forze dell’ordine dopo aver liberato piazza Duomo, a Milano, avanzano ora lungo corso Vittorio Emanuele utilizzando un carro idrante che ha disperso i manifestanti violenti che ancora sostano. Alcuni resistono improvvisando barricate con cestini e transenne.
Poco prima sono arrivati a sirene spiegate, i rinforzi delle forze dell’ordine. Una ventina tra ‘cellulari’ e jeep del Reparto mobile hanno circondato la piazza e la cattedrale.
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- Papa Leone XIV, via libera al viaggio in Sudamerica. Il chirurgo che lo ha operato: “Non ci sono motivi per cui non venga fatto”
Papa Leone XIV, via libera al viaggio in Sudamerica. Il chirurgo che lo ha operato: “Non ci sono motivi per cui non venga fatto”
Papa Leone XIV potrà affrontare il viaggio in America Latina programmato dal 6 al 17 novembre. A rassicurare sulle condizioni del Pontefice, dimesso dopo cinque giorni di ricovero al Policlinico Gemelli per l’asportazione di un tumore maligno al polmone destro, è Stefano Margaritora, il chirurgo che lo ha operato e che nella foto si vede proprio dietro le sue spalle. “Direi che non ci sono motivi clinici per cui” il viaggio “non venga fatto”, ha spiegato ai media vaticani, indicando nella ripresa post-operatoria un elemento favorevole in vista dell’impegnativa trasferta. Secondo il medico, per il pieno recupero saranno sufficienti ancora una decina di giorni. “Trattandolo come una persona normale, dopo questi tipi di intervento, penso che un paio di settimane per una ripresa fisica veramente completa ci vogliono. Quindi, essendo già quasi passata una settimana, tutto sommato io credo che il Papa in un’altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato”, ha dichiarato Margaritora.
Il chirurgo ha descritto il Pontefice come un paziente particolarmente collaborativo, capace di affrontare il percorso di cura con serenità e determinazione. “Papa Leone è stato un paziente ideale. Non lo dico per piaggeria, ma è stato veramente un paziente che non ha dato alcun minimo problema all’équipe che si occupava di lui, e non l’avrebbe dato neanche se si fosse chiamato Mario Bianchi”. Sempre sorridente e poco incline a lamentarsi, ha seguito le indicazioni dei medici sia sul piano alimentare sia su quello della fisioterapia.
La volontà di recuperare rapidamente, ha raccontato Margaritora, si è manifestata anche in un episodio avvenuto nella cappella durante la degenza. “Nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella Cappella. Noi gli abbiamo detto: ‘Santo Padre, ci siamo noi’. E lui: ‘Non importa, riesco a farlo, lo faccio'”. Un atteggiamento che, per il chirurgo, testimonia la motivazione con cui Leone XIV ha affrontato la riabilitazione: “La sua volontà di avere una ripresa in tempi molto rapidi è molto efficace da tutti i punti di vista: è stata veramente encomiabile”.
L’intervento, ha precisato lo specialista, è stato di routine dal punto di vista chirurgico. Nel caso di un tumore polmonare di determinate dimensioni, la procedura prevede l’asportazione del lobo che contiene la lesione. Per il Pontefice è stato rimosso il lobo inferiore del polmone destro. La scoperta della malattia, ha aggiunto Margaritora, è avvenuta casualmente durante alcuni esami di routine all’addome. Le immagini avevano evidenziato una piccola macchia alle basi polmonari. “Questo è abbastanza normale, perché quando si fanno degli esami radiologici all’addome, dato che il diaframma è una specie di paracadute, si visualizzano normalmente le basi polmonari”. Se la lesione fosse stata localizzata più in alto, ha osservato il chirurgo, avrebbe potuto non essere individuata in quella fase: “Ma certamente, se questa piccola macchia fosse stata un pochino più alta, non sarebbe stata vista”.
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- Cgil, Landini dal palco di Roma: “Siamo più di 100mila, è ora di riprenderci la parola”. E annuncia lo sciopero generale
Cgil, Landini dal palco di Roma: “Siamo più di 100mila, è ora di riprenderci la parola”. E annuncia lo sciopero generale
“Ci mettiamo a disposizione di questo processo democratico di cambiamento che rimette al centro il lavoro, i diritti, la giustizia sociale. E posso dire non ci fermerà nessuno, andiamo avanti con forza e con solidarietà”. Dal palco della manifestazione La Via Maestra a piazza del Popolo, il segretario della Cgil Maurizio Landini annuncia la proclamazione dello sciopero generale il 20 novembre (qui il video integrale). “Lo sciopero è un diritto sancito dalla Costituzione” e “lo strumento più solidale che esiste perché quando tu fai sciopero non lo fai solo per difendere i tuoi diritti, ma lo fai anche per estendere quei diritti alle altre persone”, ha aggiunto.
“Siamo davvero tanti, penso possiamo essere più di 100mila persone che da qui, da questa piazza parlano al Paese“. ha aggiunto il segretario della Cgil sottolineando che “è ora di riprenderci la parola, difendiamo la democrazia praticandola”, aggiunge. In piazza c’erano anche tutti i leader del campo progressista: da Giuseppe Conte a Elly Schlein passando per Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.
Landini rilancia anche la proposta della patrimoniale. “Se a chi ha un patrimonio netto di 2 milioni – rileva – si chiede di versare un contributo di solidarietà dell’1% si recuperano 25 miliardi”; risorse che “da investire in sanità, scuola, casa“. Duro affondo contro il governo Meloni: “Quando a una delle sorelle Meloni è scappato detto che con questa legge elettorale inizia la terza Repubblica, vorrei che fosse chiaro a tutti non si è sbagliata. Hanno in testa una cosa molto precisa: cancellare la nostra Costituzione”, ha detto il segretario generale del sindacato. “Quando parlano di terza Repubblica hanno in mente una cosa molto precisa, una Repubblica non democratica ma autoritaria – dice Landini – non fondata sul lavoro ma sul mercato e sullo sfruttamento del lavoro. Sia chiaro: noi alla nostra Costituzione nata dalla Resistenza non rinunceremo mai”.
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- Scontri a Milano, l’auto dei carabinieri è presa d’assalto: i militari costretti a indietreggiare – Video
Scontri a Milano, l’auto dei carabinieri è presa d’assalto: i militari costretti a indietreggiare – Video
Ancora momenti di tensione, in centro a Milano, tra via San Prospero e piazza Cordusio, dove per una decina di minuti polizia e carabinieri sono stati bersagliati da gruppi di giovani vestiti di nero e con il volto coperto. Ovunque vetri rotti, cantieri edili ribaltati, tavolini a terra, vetri, scarpe. Giovani, passanti e turisti assistono sotto i portici esterrefatti con gli occhi arrossati per i lacrimogeni.
Nel video, un’auto dei carabinieri presa d’assalto, coi giovani che sferrano calci contro la carrozzeria e lanciano sedie, tavolini e pietre contro il veicolo, costretto a indietreggiare.
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- La Cina tarpa le le ali a Bruxelles sulle tensioni commerciali: "Non dovrebbero fantasticare"
La Cina tarpa le le ali a Bruxelles sulle tensioni commerciali: "Non dovrebbero fantasticare"
La Cina ha avvertito l'Unione Europea (UE) di non dare per scontato che un atteggiamento commerciale più rigido possa costringere Pechino a fare concessioni. L'avvertimento giunge in seguito alla conferma, da parte di Bruxelles, dell'intenzione di creare un meccanismo che consenta di limitare rapidamente l'accesso dei prodotti cinesi al mercato unico, come riporta il South China Morning Post.
Questo nuovo punto di tensione emerge a solo una settimana dal raggiungimento di un accordo tra le due parti per limitare il volume di veicoli ibridi esportati dalla Cina verso l'Europa.
"L'UE non dovrebbe fantasticare di ottenere benefici attraverso la pressione o sottovalutare la determinazione e la capacità della Cina di difendere i propri interessi", ha affermato il Ministero del Commercio cinese. La dichiarazione risponde alle informazioni secondo le quali le minacce europee avrebbero costretto Pechino ad accettare le condizioni del blocco. Il Ministero ha respinto come infondata l'affermazione che tale pressione sia stata efficace.
In seguito al recente vertice del Consiglio europeo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha confermato che l'UE svilupperà un nuovo strumento che consentirà di limitare immediatamente l'accesso al mercato unico ogniqualvolta ciò venga ritenuto necessario. L'iniziativa – promossa congiuntamente da Francia e Germania per far fronte a potenziali pratiche coercitive e distorsioni economiche – ha ottenuto il sostegno unanime dei 27 Stati membri.
Il meccanismo potrebbe essere integrato da nuove misure di salvaguardia commerciale, tra cui dazi e quote su ampie categorie di prodotti. Tra i settori presi in considerazione figurano quello chimico, dei macchinari, delle materie plastiche e delle ferroleghe.
