❌

Normal view

“A mano a mano”, Intesa Sanpaolo racconta l’Italia. E ci ricorda la bellezza delle persone

14 October 2026 at 15:16

Ci sono presentazioni istituzionali dalle quali si esce con una notizia, qualche dichiarazione e un titolo già in mente. Da altre si porta via anche una sensazione, più difficile da mettere in ordine. Oggi, presso la Villa Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta, a Roma, la presentazione della nuova campagna di Intesa Sanpaolo ha trasmesso soprattutto questo: una gioia semplice, il piacere di incontrare persone capaci di emozionare attraverso la propria naturalezza.

Intorno, una cornice meravigliosa dalla quale ammirare la Città Eterna. Una bellezza che invita a fermarsi, ad allargare lo sguardo. Roma accompagna l’incontro e sembra dare una profondità particolare ai temi che lo attraversano: la cultura, il talento, le relazioni, quel patrimonio di gesti e conoscenze nel quale riconosciamo il nostro Paese.

La nuova campagna istituzionale si chiama “A mano a mano”. Sergio e Pietro Castellitto ne sono protagonisti e, per la prima volta, condividono la regia. Accanto a loro ci sono Roberto Bolle e Francesco “Ciccio” Graziani. La voce è quella di Mina, che reinterpreta il brano scritto da Riccardo Cocciante e Marco Luberti, reso celebre anche da Rino Gaetano. L’uscita è prevista per il 18 ottobre.

Il racconto, per chi era presente, prende forma anche in ciò che accade intorno: nel modo di parlare, nella leggerezza di un ricordo, nella possibilità di riconoscersi in qualcuno che si è abituati a vedere da lontano.

Una macchina, una casa e i ricordi di Pietro

Pietro Castellitto richiama i suoi ricordi giovanili legati alle banche. Riceve una macchina in regalo, ma arriva la precisazione: non è davvero sua, è della banca. Anche una casa nuova, bella, si accompagna alla stessa spiegazione: non è nostra, è della banca.

Restituito nel suo senso, l’aneddoto contiene una piccola commedia familiare. Agli occhi di un giovane, questa banca finisce per possedere le cose che appartengono alla quotidianità, quelle nelle quali si abita o con le quali si comincia a essere indipendenti. Il linguaggio degli adulti incontra lo stupore di chi deve ancora imparare come funzionano un finanziamento, un mutuo, gli impegni che rendono possibile un acquisto.

È un ricordo personale che apre una porta. Ci si ritrova nelle frasi ascoltate in famiglia, nelle spiegazioni comprese solo più tardi. E quella naturalezza rende vicino chi sta parlando.

Ciò che colpisce durante la presentazione è l’umanità dei protagonisti, la facilità con cui un’esperienza privata può creare una relazione con chi ascolta. Nella condivisione tra Sergio e Pietro, poi, il lavoro cinematografico incontra un legame che precede qualsiasi progetto: quello tra un padre e un figlio. Due sensibilità, due generazioni, una storia comune che entra nel film e ne accompagna il tono.

Sergio e Pietro Castellitto
Ufficio stampa Intesa Sanpaolo
Sergio e Pietro Castellitto insieme nella regia dello spot

Le mani che tengono insieme le storie

La campagna è costruita come una catena di mani che attraversa l’Italia. Mette accanto clienti e dipendenti di Intesa San Paolo, chi immagina un progetto e chi contribuisce a realizzarlo. Una giovane coppia nella prima casa, una studentessa che prosegue gli studi, un produttore di vino, un’azienda di arredi per grandi imbarcazioni: esperienze diverse, unite dal passaggio tra un desiderio e la possibilità di dargli forma.

Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer di Intesa Sanpaolo, si sofferma sul gesto che dà significato al titolo:

“La mano che accompagna, che sostiene, che trasmette esperienza, che aiuta a compiere un passo avanti”.

Un’immagine nella quale riconoscere relazioni quotidiane, tra generazioni e tra persone che condividono un progetto. È qui che il racconto incontra anche il ruolo della banca:

“Il nostro mestiere consiste proprio nel mettere in connessione energie, competenze, aspirazioni e risorse affinché qualcosa possa accadere”.

Guardando questo intreccio, torna alla mente il saper fare italiano. Quello che ha il profumo dell’artigianato, della familiarità con i materiali, della cura che richiede tempo. Ci sono competenze che si imparano osservando e ripetendo, conoscenze trasmesse attraverso il lavoro quotidiano, imprese nelle quali una storia personale diventa un progetto condiviso.

È una bellezza concreta, che appartiene al nostro Paese quanto i suoi monumenti. Vive nelle mani di chi produce, nella pazienza di chi insegna, nella responsabilità di chi raccoglie un’esperienza e la porta avanti. La campagna offre l’occasione per ritrovarla dentro attività che spesso raccontiamo soltanto attraverso risultati economici.

intesa sanpaolo stefano lucchini
Ufficio stampa Intesa Sanpaolo
Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer di Intesa Sanpaolo

La vita delle persone dà significato ai numeri

Stefano Lucchini mette a fuoco il punto:

“La vita delle persone, invece e per fortuna, non è astratta”.

Credito, risparmio, investimenti e consulenza diventano comprensibili quando incontrano una casa da acquistare, un’impresa da far crescere, un percorso di studi da continuare. La banca sceglie di rappresentare il proprio ruolo attraverso gli effetti del suo lavoro, affidando alle storie il compito di rendere leggibili anche le cifre.

Nei primi sei mesi del 2026 Intesa Sanpaolo ha destinato 44 miliardi di euro di finanziamenti a famiglie e imprese. I prestiti d’onore “Per Merito” hanno superato complessivamente il miliardo di euro, raggiungendo 54 mila studenti.

Sono dimensioni importanti, alle quali il racconto restituisce un volto. Poter studiare significa avere tempo e strumenti per costruire la propria strada. Accedere al credito può permettere a un’impresa di trasformare una competenza in lavoro e opportunità. Il valore di queste possibilità si misura anche nella vita quotidiana di chi le riceve.

La cultura come esperienza da condividere

Roberto Bolle porta nel film la danza e il rapporto con il patrimonio artistico, nelle sale della Galleria Borghese. La sua presenza richiama una forma di bellezza che emoziona immediatamente e che nasce da un esercizio lungo, rigoroso, spesso invisibile a chi osserva.

Lucchini si sofferma sul lavoro che sostiene la grazia di Roberto Bolle:

“Quello che le persone non vedono immediatamente sono le migliaia di ore di lavoro, la disciplina quotidiana, l’attenzione quasi maniacale ai dettagli, la volontà di migliorarsi continuamente”.

Un pensiero che avvicina il palcoscenico ai tanti luoghi nei quali si coltiva un talento, si perfeziona un mestiere, si impara a fare bene qualcosa.

Bolle sottolinea il valore del sostegno ai progetti che avvicinano le persone all’arte e creano opportunità educative. La cultura diventa così un’esperienza da condividere, capace di lasciare qualcosa soprattutto nelle nuove generazioni.

In questo ambito si collocano anche le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo e il programma Restituzioni, dedicato al restauro del patrimonio storico-artistico. Attività diverse che richiamano una responsabilità comune: custodire la bellezza e consentire alle persone di incontrarla.

intesa spot roberto bolle
Ufficio stampa Intesa Sanpaolo
Roberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala, ambassador di Intesa Sanpaolo, ritratto nelle sale di Galleria Borghese a Roma

Lo spazio per sentirsi parte

Con Ciccio Graziani, il racconto arriva ai ragazzi dell’“Olimpicone Santa Firmina” di Arezzo, il progetto di calcio integrato e inclusivo sostenuto da Intesa San Paolo. Qui lo sport permette di parlare di partecipazione e appartenenza attraverso un’esperienza concreta.

Entrare in una squadra significa trovare un posto, condividere un obiettivo, essere riconosciuti dagli altri. Graziani evidenzia il valore della visibilità offerta ai ragazzi con disabilità dell’associazione che rappresenta. È un passaggio che riporta l’attenzione sulle persone e sulla possibilità di far conoscere la loro realtà.

Il senso di queste esperienze si ritrova in una riflessione di Stefano Lucchini:

“Il progresso è sempre un’opera collettiva. Nasce dall’incontro tra persone, competenze e responsabilità”.

Le storie del film danno forma a questa idea, mostrando quanto una possibilità individuale possa crescere attraverso il contributo degli altri. La musica tiene insieme queste storie. Mina accompagna le immagini e, in chiusura, si rivolge direttamente allo spettatore.

La gioia e la naturalezza dei protagonisti, nella bellezza di Roma, si sono intrecciate con i mestieri, la cultura e le possibilità raccontate nel film – non gli spot, come ama definirlo Lucchini.

In attesa di vedere questa produzione on air, l’incontro lascia il desiderio di riconoscere l’umanità degli altri e trovare il tempo di darle attenzione. Come accade quando un ricordo di famiglia, raccontato con semplicità, riesce per un momento a farci sentire più vicini.

Oggi meno spazio ai numeri. Anche questo, però, è un modo di raccontare la finanza: riconoscere ciò che rende possibile nella vita delle persone, seguire il filo che lega un investimento a un mestiere, un prestito agli studi, il sostegno alla cultura all’emozione di chi la incontra. I numeri restano essenziali, ma giornate come questa ricordano perché vale la pena raccontarli.

intesa spot Ciccio Graziani
Ufficio stampa Intesa Sanpaolo
Francesco “Ciccio” Graziani protagonista dello spot di Intesa Sanpaolo

In 25 anni i prezzi di spesa e utenze sono raddoppiati, fino a +120% per le famiglie

14 October 2026 at 15:04

Negli ultimi 25 anni i beni e i servizi primari sono aumentati, costano il doppio. E i dati, secondo l’analisi del Codacons, sono destinati a peggiorare nel 2026. Alla base dell’analisi ci sono i numeri dell’Istat del report “Storie di dati” che racconta le trasformazioni dell’Italia, l’inflazione, il ruolo delle crisi energetiche, ma anche l’evoluzione dei prezzi tra i prodotti e l’Italia nel contesto europeo. Quello che ne emerge è che i prezzi sono cresciuti a un ritmo molto più sostenuto rispetto all’inflazione media.

I numeri dell’Istat confermerebbero i numerosi allarmi lanciati negli ultimi anni dal Codacons circa l’andamento dei listini al dettaglio in Italia. Come spiega l’associazione, prezzi e tariffe crescono di anno in anno, ma le voci indispensabili per le famiglie subiscono gli aumenti maggiori e in alcuni casi beni e servizi costano il doppio rispetto a 25 anni fa. È il caso dell’abitazione, delle utenze, degli alimenti, tutte spese alle quali una famiglia non può rinunciare trattandosi di beni primari.

Prezzi +63% tra il 2000 e il 2025

Si esce dal supermercato con la metà delle buste di un tempo e l’Istat ci conferma questa sensazione individuale. I numeri infatti mostrano l’andamento collettivo di un’Italia che tra il 2000 e il 2025 ha visto i prezzi in media aumentare del 63%. In alcuni casi i prezzi sono cresciuti di oltre il 100%, come quelli legati a case, utenze, alcolici, tabacchi e servizi finanziari.

Il report “Storie di dati” dell’Istat fotografa un periodo molto più lungo degli ultimi 25 anni, addirittura risale ai primi anni dall’Unità d’Italia. Quello che interessa a noi oggi però sono i prezzi di beni e servizi dal 2000 in poi.

Cosa è aumentato?

Mentre la crescita generale dell’indice dei prezzi al consumo tocca il 63%, ci sono voci di spesa che vedono un aumento anche superiore al 100%, per esempio è il caso del dato aggregato di abitazione e utenze; altre voci invece aumentano, ma rimangono inferiori al 30% come per i servizi di istruzione e sanità.

Alcuni dati:

  • abitazione e utenze domestiche +120%;
  • alimentari +90%.

Quasi un secolo di aumenti

Il racconto che fa l’Istat è quello di un andamento dei prezzi che nel breve e nel lungo periodo mostra differenze significative in termini di intensità e persistenza. I prezzi dei beni sono cresciuti di meno perché rispetto ai servizi c’è stato un progresso nella produttività del lavoro e nell’esposizione alla concorrenza internazionale.

Infatti, dalla metà degli anni ’50 i prezzi dei beni sono aumentati di circa 30 volte, mentre quelli dei servizi di circa 60. Come racconta l’Istat, questo aumento diversificato si può spiegare con lo sviluppo dell’industria, dove i beni possono essere prodotti impiegando meno lavoro o sprecando meno risorse, mentre per quanto riguarda i servizi la componente lavorativa continua ad avere un peso maggiore.

Negli anni ’70 e poi negli anni ’80 i prezzi hanno subito una forte accelerazione in corrispondenza degli shock petroliferi e delle tensioni inflazionistiche dei due decenni. Solo a partire dalla metà degli anni ’80 i prezzi hanno iniziato a rallentare, ma dagli anni 2000 fino ai giorni nostri, per effetto della crescita più contenuta dei prezzi dei beni, la differenza tra prodotti e servizi è tornata ad aumentare.

C’è poi lo shock energetico del 2022 che ha determinato l’impennata dei prezzi dei beni anche fino a oltre il 100% e, nell’ultimo triennio, la situazione di instabilità ha mantenuto i prezzi più o meno stabili (quindi alti). All’inizio del 2026, con il conflitto nel Golfo Persico, ci si trova ad aspettare una nuova impennata dei prezzi.

L’aumento dei prezzi dell’energia

In particolare, il focus è sull’aumento dei prezzi dell’energia registrato sia dopo l’invasione russa dell’Ucraina, sia quello attuale dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Andrea De Panizza, economista e dirigente di ricerca dell’Istat, ha spiegato che:

La crescita dei prezzi al consumo di energia nel 2022 è stata addirittura superiore rispetto alle fiammate inflazionistiche degli anni ’60.

Eppure l’impatto è risultato più contenuto per la diversa durata degli aumenti e le condizioni economiche. De Panizza aggiunge anche che, nelle crisi petrolifere del passato, i rincari si erano protratti a lungo e si attivava un meccanismo di indicizzazione salariale che oggi è assente.

Richiami alimentari, ritirati vitello tonnato e tramezzini per rischio listeria e allergia: i lotti

14 October 2026 at 14:22

Il Ministero della Salute e diverse catene della grande distribuzione hanno segnalato nuovi richiami precauzionali dedicati a prodotti alimentari di largo consumo.

Le allerte riguardano un lotto di vitello tonnato a marchio Portami Via venduto da Eurospin per rischio microbiologico e un lotto di tramezzini a marchio Coop per la presenza di un allergene non dichiarato in etichetta. Controllare le confezioni acquistate è fondamentale per evitare potenziali rischi per la salute.

Richiamo Vitello tonnato Portami Via (Eurospin)

Il Ministero della Salute ha diffuso un avviso di richiamo per un lotto di vitello tonnato commercializzato da Eurospin Italia S.p.A. a causa della presenza del batterio Listeria monocytogenes.

Di seguito i dettagli del prodotto interessato:

  • Denominazione di vendita: Vitello tonnato gr. 180
  • Marchio del prodotto: Portami Via
  • Lotto di produzione: L260/26
  • Data di scadenza: 13/10/2026
  • Formato: vaschetta da 180 g
  • Produttore: A.M.M.53 Srl
  • Sede dello stabilimento: via Gioberti 36, Spresiano (TV)
  • Marchio di identificazione dello stabilimento: IT M2V1X UE

Vitello tonnato ritirato

La causa del ritiro è la contaminazione da Listeria monocytogenes, batterio responsabile della listeriosi. L’infezione può causare disturbi gastrointestinali e febbre o evolvere in forme invasive più gravi (come meningiti o setticemie) soprattutto in soggetti fragili, anziani, persone immunodepresse e donne in gravidanza. Si ricorda che la Listeria è in grado di sopravvivere e moltiplicarsi anche a temperature di refrigerazione.

Richiamo Tramezzini Prosciutto cotto/Gamberetti (Coop)

Coop ha disposto il richiamo precauzionale di un lotto di tramezzini a proprio marchio per un errore di confezionamento ed etichettatura che comporta un grave rischio per i soggetti allergici.

I dati per identificare la confezione coinvolta:

  • Denominazione di vendita: Tramezzini Coop Prosciutto cotto
  • Marchio del prodotto: COOP
  • Lotto di produzione: A-269-F
  • Data di scadenza: 31/10/2026
  • Formato: confezione da 150 g
  • Produttore: Riva Alimentari Uniti Srl
  • Sede dello stabilimento: via Gaggio 43, Nibionno (LC)
  • Marchio di identificazione dello stabilimento: UE IT D1T8V

Tramezzini ritirati

All’interno delle confezioni etichettate come “Tramezzino COOP Prosciutto cotto 150g” sono stati erroneamente inseriti tramezzini ai gamberetti. Di conseguenza, l’ingrediente crostacei non è indicato nella lista degli allergeni. I soggetti allergici o intolleranti ai crostacei non devono assolutamente consumare il prodotto. Il consumo non presenta invece rischi per la salute di chi non soffre di tale allergia. Per informazioni è attivo il numero verde Coop 800 805580.

Cosa fare

Per entrambi i prodotti segnalati, l’indicazione precauzionale è di non consumare i lotti interessati. I consumatori che hanno acquistato le confezioni coinvolte possono riportarle presso il punto vendita d’acquisto per ottenere la sostituzione o il rimborso completo dell’importo versato, anche senza dover esibire lo scontrino fiscale.

Sondaggi politici, Meloni stabile e Schlein in calo: centrodestra al 42,4% spinto da Cateno De Luca

14 October 2026 at 13:52

I sondaggi politici vedono Fratelli d’Italia stabile al 27,7% mentre il Partito Democratico cala al 20,4% e il Movimento 5 Stelle regge al 12,7%.

Sorpresa sul fronte delle coalizioni: il centrodestra con Sud chiama Nord di Cateno De Luca ma senza Futuro Nazionale raggiunge il 42,4%. Per batterlo, il Campo Largo deve estendersi a Italia Viva e +Europa (43,7%).

Ultimi sondaggi elettorali

Qui di seguito si propone l’ultimo sondaggio effettuato da Swg per il Tg di La7 del direttore Enrico Mentana. La data di pubblicazione è 12 ottobre, mentre fra parentesi si riportano i numeri del 5 ottobre:

  • Fratelli D’Italia – 27,7% (=);
  • Partito Democratico – 20,4% (-0,3%);
  • Movimento 5 Stelle – 12,7% (+0,1%);
  • Futuro Nazionale – 7,6% (-0,2%);
  • Forza Italia – 7,3% (+0,2%);
  • Verdi e Sinistra – 6,6% (=);
  • Lega – 5,4% (+0,2%);
  • Azione – 3,2% (+0,1%);
  • Italia Viva – 2,3% (=);
  • +Europa – 1,7% (+0,1%);
  • Noi Moderati – 1% (=);
  • Sud chiama Nord – 1% (+0,1%);
  • altre liste – 3,1% (-0,3%).

Non si esprime il 28% degli intervistati (-1%).

Nota metodologica: metodo di campionamento stratificato per zona di residenza e quote per età e genere e ponderato successivamente per le variabili di età, genere, zona di residenza, studio e voto alle ultime elezioni europee; consistenza numerica campione intervistati 1.200, 4.273 non rispondenti; campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, partito votato alle ultime elezioni europee con margine di errore +/- 2,8%; sondaggio realizzato con tecnica di rilevazione online CAWI, telefonica CATI e CAMI.

Chi è in vantaggio nei sondaggi: le coalizioni

Ora passiamo alle coalizioni politiche. Prima i freddi numeri, poi le spiegazioni.

Qui lo stato della coalizione conservatrice:

  • centrodestra senza Vannacci – 42,4%;
  • centrodestra con Vannacci – 50%.

Qui lo stato della coalizione progressista:

  • campo largo – 39,7%;
  • campo largo con Renzi e Magi – 43,7%.

Oggi il centrodestra si arricchisce di un nuovo alleato: Sud chiama Nord di Cateno De Luca. Si tratta di una formazione politica nata nel 2022. Il suo leader, nelle cronache definito anche come “Scateno De Luca” per via del suo carattere vulcanico, ha un passato nella Democrazia Cristiana e nei movimenti autonomisti della Sicilia. De Luca ha condotto battaglie contro il centralismo statale. Per il siciliano De Luca l’accordo si intende nazionale, ma non locale. Così ha infatti detto al Corriere della Sera: “L’accordo vale in ambito nazionale ma non per la Regione Siciliana, dove abbiamo mani libere. L’abbiamo chiarito ben bene: il mio progetto per una Sicilia civica, autonomista e progressista va avanti per i fatti suoi”.

Il centrodestra senza Futuro Nazionale riuscirebbe a raggiungere quella soglia del 42% fissata dallo Stabilicum per ottenere il premio di maggioranza. Si tratta di una soglia virtuale, dal momento che ci sono ricorsi pendenti presso la Corte Costituzionale. Per capire se l’assetto della nuova legge elettorale verrà confermato, occorrerà attendere la pronuncia delle toghe.

I numeri odierni rendono meno appetibile la presenza di Vannacci nella compagine di centrodestra. Anche in considerazione del fatto che Matteo Salvini (Lega) e Antonio Tajani (Forza Italia) non gradirebbero l’ingresso in coalizione del generale (i gradi militari in Italia durano a vita, anche durante la pensione).

Nel centrosinistra è aperto il fronte primarie. Bisogna decidere: quando farle, come farle (doppio turno o turno secco) e cosa inserire nel programma condiviso. I due nomi in testa sono quelli di Elly Schlein (Partito Democratico) e Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle).

Il centrosinistra e Silvia Salis

Da più parti a sinistra si tira la giacchetta alla sindaca di Genova Silvia Salis. La quale ha però ribadito che non si candiderà. L’ultimo niet è arrivato nel corso dell’intervista rilasciata a Che tempo che fa di Fabio Fazio lo scorso 11 ottobre 2026. Salis trova le primarie “divisive”, ma si di dice comunque pronta a “dare una mano se richiesto” per la campagna elettorale del centrosinistra. La nota a margine del conduttore, acuto osservatore politico: “Io che penso male, penso che nessuno le chiederà niente”.

Nuovo Codice della Strada, diminuiscono i rinnovi per la Patente B: cosa cambia fino a 65 anni

14 October 2026 at 13:37

Tra le varie disposizioni del nuovo Codice della Strada, una di quelle di maggior impatto per la quotidianità degli automobilisti italiani riguarda la revisione delle scadenze per la Patente B.

Il disegno di legge introduce una semplificazione attesa da anni, che andrà a modificare le fasce d’età e i rinnovi periodici. L’effetto sarà quello di ridurre la frequenza dei controlli medici per una vasta platea di guidatori.

La patente sarà valida dieci anni fino ai 65 anni

La novità principale per i titolari di patente B, e in generale per le patenti del gruppo 1, riguarda l’innalzamento dell’età limite entro cui il documento ha la validità di 10 anni.

Il confronto con l’assetto attuale evidenzia la portata del cambiamento:

  • attualmente il rinnovo avviene ogni 10 anni fino al compimento dei 50 anni di età, per poi scendere a 5 anni nella fascia tra i 50 e i 70 anni;
  • con le nuove disposizioni la soglia per la validità decennale viene alzata ufficialmente fino ai 65 anni.

In termini pratici, gli automobilisti di età compresa tra i 50 e i 65 anni non dovranno più sottoporsi alla visita medica di conferma ogni cinque anni, con un risparmio diretto sia in termini di tempo e di costi, sia per le visite ortopediche o medico-legali, sia per la procedura burocratica in sé. E in un Paese in inverno demografico significa rendere felice una fetta di persone piuttosto ampia.

Cosa succede dopo i 65 anni

Superata la soglia dei 65 anni, il calendario dei rinnovi tornerà a contrarsi per garantire la costante verifica dei requisiti psicofisici. Per la fascia tra i 65 e i 70 anni la validità del documento scende a 5 anni, per poi passare a scadenze triennali tra i 70 e gli 80 anni e a cadenza biennale oltre l’ottantesimo anno d’età.

Severo il quadro sanzionatorio per chi circola con il documento scaduto, regolato dall’articolo 126 del Codice della Strada: scattano la sanzione pecuniaria, il ritiro del titolo di guida e il rischio del diritto di rivalsa dell’assicurazione in caso di incidente, come anche per chi causa incidenti per eccesso di velocità.

Tuttavia, non si incorre in alcuna sanzione per mancato possesso del documento fisico qualora si esibisca alle forze dell’ordine la foto della patente o la sua versione digitale certificata sullo smartphone.

Riforma polizia locale, cosa cambia per gli agenti. Mancano 20 milioni di euro

14 October 2026 at 12:54

Dopo quasi quarant’anni, la riforma della polizia locale è legge. Il Parlamento ha approvato definitivamente il disegno di legge delega che riscrive funzioni, ordinamento e tutele degli agenti dei Comuni italiani. Si tratta del primo intervento organico dalla legge quadro del 1986. Il provvedimento introduce nuovi strumenti operativi, rafforza alcune garanzie per il personale e amplia l’accesso alle banche dati. Tra le novità ci sono bodycam, coperture assicurative in caso di infortunio, patrocinio legale per procedimenti legati all’uso delle armi o della forza e consultazione del Ced del Viminale.

Riforma polizia locale, cosa cambia per gli agenti

La riforma sulla polizia locale interviene su diversi aspetti dell’attività quotidiana della polizia locale. Gli agenti potranno essere dotati di bodycam, strumenti pensati per documentare gli interventi e aumentare la tracciabilità delle operazioni.

Vengono rafforzate anche le coperture assicurative in caso di infortunio. Un altro punto centrale riguarda la tutela legale: quando un agente viene coinvolto in un procedimento per fatti commessi durante il servizio e collegati all’uso delle armi o della forza, le spese di difesa saranno a carico del Comune.

La copertura potrà riguardare sia il ricorso a un avvocato di fiducia sia l’assistenza dell’avvocatura interna dell’amministrazione, se presente.

Accesso al Ced del Viminale e alle banche dati

Con la nuova riforma, la polizia locale potrà accedere al Ced del ministero dell’Interno, il Centro elaborazione dati interforze usato dalle forze di polizia dello Stato per attività investigative e di controllo.

Gli agenti potranno inoltre consultare i sistemi informativi del Pubblico registro automobilistico e della Motorizzazione. In questo modo ci potrebbero essere controlli più rapidi ed efficaci, dando ai corpi comunali accesso diretto a dati finora non disponibili attraverso questi canali.

Come verranno strutturati gli organici

La riforma interviene anche sull’organizzazione degli organici e sulle procedure di reclutamento. Saranno i regolamenti comunali a definire i requisiti minimi per partecipare ai concorsi e la dotazione complessiva dei corpi di polizia locale.

Il numero degli agenti dovrà essere stabilito considerando diversi elementi, tra cui popolazione residente, flussi stagionali, estensione del territorio, caratteristiche socio-economiche e morfologia dell’area. Le scelte dei Comuni dovranno però rispettare i parametri fissati dalle Regioni e le risorse già disponibili secondo la normativa vigente.

Riforma polizia locale, i fondi

La riforma nasce con un problema finanziario. La legge di Bilancio per il 2021 aveva istituito presso il ministero dell’Interno un Fondo per la riforma della polizia locale, con una dotazione di 20 milioni di euro all’anno a partire dal 2022.

La dotazione prevista per il 2026 è stata azzerata dal decreto legge 23 del 2026, il cosiddetto decreto Sicurezza, perché le risorse sono state destinate alla copertura di altre misure legate al “potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana”.

Questo significa che la riforma introduce nuovi obblighi e possibili costi per le amministrazioni comunali, senza prevedere risorse aggiuntive specifiche per sostenerli.

Nuovo Codice della Strada, sanzioni per eccesso di velocità: multe anche per chi va piano

14 October 2026 at 12:45

Con il nuovo Codice della Strada, cambia il sistema sanzionatorio per gli eccessi di velocità.

L’obiettivo della riforma è abbandonare la rigidità delle fasce storiche per introdurre criteri di proporzionalità più stringenti e una gestione digitalizzata dei verbali, con l’intento di colpire con maggiore efficacia i comportamenti recidivi e le violazioni nei centri urbani.

Come si calcolano le sanzioni

La vera novità riguarda il superamento del vecchio sistema a quattro scaglioni di velocità. Il nuovo testo introduce un meccanismo progressivo che parametra la sanzione pecuniaria all’effettivo sforamento rilevato dal tachimetro o dagli autovelox.

Invece di multare allo stesso modo automobilisti che viaggiano con una differenza tra i 10 e i 40 km/h oltre il limite, la sanzione cresce proporzionalmente per ogni singolo chilometro orario in eccesso.

Viene mantenuta invece la distinzione per scaglioni per quanto riguarda le sanzioni accessorie, ossia la decurtazione dei punti dalla patente e il provvedimento temporaneo di sospension (ora denominato divieto di guida).

Notifiche veloci: cosa cambia con i verbali

I tempi di gestione dei verbali subiranno una netta accelerazione. Per tutte le infrazioni accertate tramite dispositivi di rilevamento a distanza, il termine di notifica della multa scende da 90 a 45 giorni.

Per quanto riguarda le multe fatte direttamente su strada dalle forze dell’ordine, il tempo di ricezione resta di 90 giorni.

Multe automatiche in corsia di sorpasso in autostrada

La riforma introduce anche una norma inedita sulla velocità minima in autostrada. Sulle arterie a tre corsie per senso di marcia con circolazione per file parallele, scatta il divieto espresso di occupare la corsia di sorpasso, quella più a sinistra, a una velocità inferiore ai 100 km/h, salvo diverse condizioni legate al traffico o alle intemperie meteo.

Aggravanti, ricorsi al Prefetto e rateizzazioni

Il nuovo testo inasprisce notevolmente le sanzioni in presenza di specifiche circostanze. L’importo della multa viene raddoppiato (+100%) qualora l’eccesso di velocità sia commesso da chi guida senza patente, se dal superamento del limite deriva un incidente stradale o se la violazione avviene durante un inseguimento con le Forze dell’Ordine.

Parallelamente cambiano le tutele per il cittadino:

  • in caso di rigetto dell’impugnazione del ricorso al Prefetto, la multa non viene più raddoppiata ma aumentata di un terzo, riducendo l’impatto economico per il ricorrente;
  • per le sanzioni complessive superiori a 200 euro nello stesso verbale, i soggetti in condizioni economiche disagiate possono accedere al pagamento rateizzato;
  • gli enti creditori non procederanno alla riscossione coattiva per importi residui pari o inferiori a 10 euro.

Metano, caro energia e bilancio Ue, Meloni avvisa: “Firmeremo solo quando sarà giusto per l’Italia”

14 October 2026 at 11:11

Il caro energia torna al centro dell’agenda economica del Governo. Giorgia Meloni ha infatti indicato nel costo dell’energia “la questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese”.

Lo ha fatto nel corso delle comunicazioni rese al Senato, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Ha spiegato la necessità di “una risposta coordinata e rapida” su scala continentale, perché “nessuno può rispondere efficacemente da solo”.

Accanto al dossier energia, la premier ha toccato altri due nodi economici molto delicati:

  • trattativa sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea;
  • calendario dei rimborsi del debito legato al Next Generation Eu (strumento da cui dipende anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza).

Stretta sul metano: rinvio di un anno

Parlando di regole energetiche, la premier ha voluto rivendicate esplicitamente un traguardo raggiunto in campo europeo:

Ci sono sviluppi anche sul regolamento Ue sul metano. (…) Le nuove prescrizioni previste per gli importatori rischierebbero di restringere ulteriormente l’offerta disponibile e re nuove pressioni sui prezzi. Per questo abbiamo chiesto una sospensione temporanea di alcuni obblighi.

Meloni ha rivendicato il risultato come un successo italiano, ricordando quanto sembrasse difficile far avanzare la proposta. Ora però gli scenari sono diversi e “la Commissione europea ha deciso di rinviare di un anno l’entrata in vigore del regolamento”.

Di fatto da Bruxelles hanno annunciato la volontà di far slittare dal 2027 al 2028 gli obblighi legati alle importazioni di gas, petrolio e carbone, così da “evitare ulteriori pressioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento”. Il provvedimento, però, non è ancora definitivo. La proposta dovrà essere approvata formalmente dal Parlamento europeo e dagli Stati membri.

Caro energia, le richieste dell’Italia

C’è una chiara necessità di rivedere delle regole europee, ha spiegato Meloni. Sono state infatti pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale, ha ribadito. Se mantenute così come sono, rischiano “di aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando”.

Sul fronte economico il discorso è stato molto chiaro:

Le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti.

La richiesta portata al tavolo del Consiglio è quindi duplice:

  • intervento comune sui prezzi dell’energia;
  • semplificazione normativa che non penalizzi il sistema produttivo europeo.

Bilancio europeo, l’Italia non firma

Il passaggio più netto del suo intervento riguarda però il bilancio europeo, ovvero il prossimo Quadro finanziario pluriennale:

La presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Noi non siamo contrari per principio. (…) Non firmeremo però un accordo non vantaggioso per rispettare una data.

Di fatto l’intesa ci sarà, ma solo “quando sarà giusto per l’Italia”. Tracciati due confini ben chiari. Da un lato l’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione. Dall’altro, invece, sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione il Governo ha “diverse riserve”. Si punta ad “alleggerire per quanto possibile il peso sui bilanci nazionali, senza nuove tasse”.

Pnrr e Next Generation Eu: rimborsi più graduali

Sul fronte debito comune, la premier ha chiesto di “ragionare anche su un rimborso più graduale” del Next Generation Eu (lo strumento che ha finanziato il Pnrr). È fondamentale evitare che i rimborso “comprimano le altre politiche” europee, “proprio quando serve investire di più”.

Di fatto la proposta italiana è quella di diluire nel tempo la restituzione per non sottrarre spazio agli investimenti nazionali. Meloni si è inoltre detta aperta alle discussioni in merito, senza chiudere le porte a nuove forme di finanziamento comune, purché non si traducano in un peso ulteriore sui conti italiani.

Extra gettito Iva

Sul fronte meramente interno, Meloni ha indicato nell’extra gettito Iva una leva da destinare a famiglie e imprese. Un passaggio ponte che collega il suo lungo discorso europeo alla legge di Bilancio in lavorazione.

Di fatto le risorse disponibili per misure come il taglio dell’Irpef dipenderanno anche dai margini negoziati a Bruxelles, oltre che dall’andamento delle entrate. Tutto ciò viene sottolineato in una fase cruciale, con l’esecutivo alle prese con coperture limitate e un quadro macroeconomico che resta sotto osservazione.

Decreto PA convertito, cosa cambia per i dipendenti pubblici dalle assunzioni alle ferie non godute

14 October 2026 at 11:03

Il Decreto PA è diventato legge. Il provvedimento introduce novità che interessano il personale della Pubblica amministrazione, gli Enti locali e diversi comparti pubblici, dalla sanità alla scuola, fino alla giustizia e alla ricostruzione post-calamità.

Con la legge 5 ottobre 2026, n. 174, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 6 ottobre, il Parlamento ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144. La conversione in legge ha inoltre ampliato il testo originario, passato da 26 a 30 articoli, introducendo o modificando disposizioni che riguardano le assunzioni, le graduatorie, gli Enti locali e la gestione delle risorse destinate al personale.

Pagamento delle ferie non godute

Tra le modifiche più rilevanti c’è la possibilità di ottenere il pagamento delle ferie non godute alla cessazione del rapporto di lavoro, superando il precedente divieto di monetizzazione.

Ma attenzione: con la nuova disciplina non si riconosce in automatico un’indennità a tutti i dipendenti pubblici: occorre verificare le circostanze in cui le ferie sono rimaste inutilizzate e gli obblighi rispettati dall’amministrazione.

La disciplina precedente vietava in via generale di trasformare in denaro ferie, riposi e permessi non utilizzati dal personale delle amministrazioni pubbliche. E il divieto permaneva anche in caso di pensionamento, dimissioni, licenziamento o passaggio a un’altra amministrazione. Adesso si cambia: alla cessazione del rapporto di lavoro può essere riconosciuta un’indennità sostitutiva per le ferie maturate e rimaste inutilizzate, indipendentemente dalla causa.

L’indennità può però essere esclusa se l’amministrazione dimostra che il dipendente ha scelto consapevolmente di non utilizzare le ferie, pur avendo avuto la possibilità concreta di farlo. Per escludere il compenso l’ente deve provare di avere invitato formalmente il dipendente a utilizzare le ferie entro un termine adeguato, di averlo informato tempestivamente delle conseguenze della mancata fruizione e di avergli garantito condizioni organizzative che consentissero effettivamente di assentarsi. Se le esigenze di servizio o altri ostacoli organizzativi hanno impedito al dipendente di prendere le ferie, la semplice comunicazione dell’amministrazione non è sufficiente a escludere il diritto all’indennità.

Stabilizzazioni e graduatorie

Tra le altre principali misure del Decreto PA, ora legge, vi sono la stabilizzazione del personale in somministrazione e interventi riguardanti i tirocinanti e i lavoratori socialmente utili.

Andando avanti, per gli Enti interessati dalla disciplina sulla sostenibilità finanziaria prevista dal decreto-legge n. 34/2019, la conversione ha eliminato la verifica del tetto riferito alla media della spesa sostenuta nel triennio 2011-2013. La modifica può consentire agli enti interessati di procedere all’incremento del salario accessorio fisso fino a raggiungere il 48% della spesa per lo stipendio tabellare.

Il provvedimento contiene anche una proroga delle graduatorie del personale dei servizi educativi e scolastici e un aumento a quattro anni della durata delle graduatorie per il personale della Polizia locale.

Province e riscossione

Tra le novità c’è poi il riallineamento delle scadenze dei mandati dei presidenti e dei consigli provinciali. Attraverso proroghe incrociate, le due scadenze vengono fatte coincidere, in attesa di una futura riforma che introduca l’elezione a suffragio universale e diretto dei due organi.

C’è poi un punto sulla riscossione delle entrate locali: la legge prevede l’affidamento ad Amco delle entrate degli Enti locali, che diventa obbligatorio al ricorrere di determinate condizioni.

Campi Flegrei e ricostruzione dopo le calamità

Il testo comprende poi disposizioni sul bradisismo dei Campi Flegrei e sulla ricostruzione nei territori colpiti da eventi calamitosi, compresi i crateri del Centro Italia.

Altro

Sono poi previsti interventi in altri comparti della Pubblica amministrazione tra cui sanità, scuola, università, istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, giustizia e Inps.

Rinnovabili, cosa cambia con il decreto carburanti: impianti anche vicino ai siti Unesco

14 October 2026 at 10:05

La strada per installare nuovi impianti da fonti rinnovabili potrebbe diventare meno complicata in alcune aree oggi sottoposte a vincoli.

Gli emendamenti al decreto carburanti approvati dalla Commissione Ambiente del Senato cambiano infatti il quadro.

Rinnovabili, quali sono le novità

Il cambiamento più immediato riguarda la possibilità di realizzare impianti anche nelle cosiddette buffer zone, le fasce cuscinetto che circondano i siti riconosciuti dall’Unesco, purché siano rispettate precise condizioni.

Gli interventi normativi arrivano mentre le previsioni di Terna e Snam per il sistema energetico e le stime dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) mettono in evidenza come aumentare la capacità di produzione da fonti pulite non basta se le reti, i sistemi di accumulo e le procedure per collegare gli impianti non riescono a tenere il passo.

La principale modifica al Testo unico delle rinnovabili riguarda le aree di protezione dei siti Unesco. Attualmente in queste zone è previsto un divieto di carattere generale per gli impianti interessati dalla disposizione. Con il nuovo emendamento potranno essere ammessi anche progetti soggetti a procedura abilitativa semplificata e ad autorizzazione unica.

Per realizzare gli impianti dovranno essere rispettate due condizioni:

  • il progetto dovrà ricadere interamente nella fascia di protezione del sito Unesco;
  • il terreno dovrà possedere le caratteristiche di idoneità previste dalla normativa statale o regionale.

Anche quando il progetto rispetterà i requisiti richiesti, non potrà beneficiare della disciplina semplificata prevista per le aree idonee. L’iter autorizzativo resterà quello ordinario.

Aree idonee e Regioni

Un secondo emendamento riguarda l’individuazione delle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili. Le Regioni sono chiamate a individuare con legge ulteriori aree nelle quali favorire la realizzazione degli impianti.

Biogas, via libera a nuovi sottoprodotti

Un’altra disposizione riguarda il biogas: gli emendamenti consentono di utilizzare nella digestione anaerobica, come sottoprodotti, anche i residui delle filiere dei biocombustibili, delle biomolecole e dei biomateriali.

Le condizioni sono le stesse già previste per gli scarti dell’industria agroalimentare. In particolare, occorre che:

  • i residui non contengano sostanze pericolose ai sensi del regolamento europeo Reach;
  • il produttore consegni al gestore dell’impianto la documentazione necessaria;
  • il materiale residuo rispetti i limiti stabiliti dalla legge.

Italia, gli scenari di Terna e Snam fino al 2040

Il Documento di Descrizione degli Scenari 2026 elaborato da Terna e Snam sotto la regia di Arera traccia le possibili traiettorie del sistema energetico al 2030, 2035 e 2040.

Secondo lo scenario al 2030, si stima che le energie rinnovabili arrivino a coprire il 63% della generazione elettrica, in linea con il target indicato dal Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). Il raggiungimento di questa quota si accompagnerebbe però a una domanda complessiva inferiore alle attese delle istituzioni, anche per il rallentamento nell’adozione di veicoli elettrici e pompe di calore. La capacità rinnovabile crescerebbe senza il contributo dell’eolico offshore, mentre il gas naturale continuerebbe a mantenere volumi considerevoli. Gli scenari indicano inoltre che i data center potrebbero diventare un fattore importante per la crescita della domanda elettrica, con richieste di connessione concentrate in specifiche aree del Paese. In questo quadro, gli accumuli sarebbero necessari per limitare i tagli alla produzione solare ed eolica.

Ex Ilva, cassa integrazione fino a giugno 2027: sciopero e proteste a Taranto e Genova

14 October 2026 at 09:10

Proseguono gli scioperi e le manifestazioni dei lavoratori dell’ex Ilva. La cassa integrazione per i dipendenti dello stabilimento e dell’indotto è stata prevista fino a giugno 2027, ma il decreto del Governo non ha fermato le mobilitazioni.

Gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure fanno tutti parte di Acciaierie d’Italia, ma dipendono dalla produzione tarantina per l’approvvigionamento di acciaio. Uno stop a Taranto si traduce quindi in uno shock per tutta la filiera.

Ex Ilva fra proteste e scioperi

Il punto di scontro è il futuro industriale dell’acciaieria: i lavoratori chiedono garanzie sulla continuità produttiva, sulla disponibilità delle materie prime e sul rilancio degli impianti.

A Taranto lo sciopero a oltranza è accompagnato dai blocchi stradali, che stanno provocando ripercussioni sui trasporti pubblici e sui rifornimenti di carburante.

A Genova, invece, i dipendenti chiedono di poter continuare a lavorare e di ricevere i rotoli di lamiera necessari ad alimentare le linee produttive.

Ex Ilva, cosa prevede il decreto del Governo

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che attiva la cassa integrazione fino al 30 giugno 2027 per circa 10.000 lavoratori dell’ex Ilva. E la misura riguarda anche migliaia di dipendenti delle aziende dell’indotto.

Acciaierie d’Italia è in amministrazione straordinaria sotto il controllo pubblico e ormai da anni il Governo cerca di venderla.

Oltre agli ammortizzatori sociali, il piano prevede programmi di ricollocamento e riconversione in lavori di pubblica utilità sul territorio.

Sono inoltre contemplati sgravi e contributi fino a 20.000 euro per lavoratore alle aziende che assumeranno a tempo indeterminato dipendenti dell’ex Ilva.

Il costo complessivo del provvedimento ammonta a 187 milioni di euro. Nella cifra è compreso anche un prestito da 40,5 milioni di euro destinato ad Acciaierie d’Italia.

La ministra del Lavoro Marina Calderone ha spiegato che il decreto comprende anche misure per il rilancio dell’azienda e del territorio.

Lavoratori contro la cassa integrazione

Lavoratori e sindacati considerano le misure insufficienti e chiedono una sola cosa, come detto: certezza per il futuro occupazionale. Ma tra le rivendicazioni figurano la decarbonizzazione e l’introduzione dei forni elettrici.

Si chiedono anche misure che consentano il pensionamento anticipato per chi svolge mansioni usuranti o è stato esposto all’amianto e agli agenti inquinanti, oltre a incentivi per l’esodo volontario.

Che succede a Taranto

La protesta a Taranto è arrivata alla terza giornata. I presidi sulle principali vie di accesso alla città, insieme ai blocchi che interessano la raffineria Eni, stanno ostacolando i rifornimenti di carburante. La situazione ha costretto a ridurre il servizio di circolazione degli autobus urbani per mercoledì 14 ottobre. Garantite soltanto le corse scolastiche, nelle fasce orarie dalle 6 alle 9 e dalle 12 alle 15.

Problemi di approvvigionamento anche per Aeroporti di Puglia. Le strade statali interessate dai blocchi risultano chiuse al transito da due giorni.

La situazione a Genova

La crisi coinvolge anche lo stabilimento di Genova Cornigliano, dove i dipendenti hanno trascorso la seconda notte in tenda davanti alla Prefettura. La protesta è entrata nella terza giornata e i lavoratori chiedono impegni scritti.

I dipendenti chiedono che arrivino i coils, i rotoli di lamiera necessari per alimentare le linee produttive, e contestano l’ipotesi di ricorrere alla cassa integrazione mentre lo stabilimento potrebbe continuare a lavorare. La scadenza indicata dalla gestione commissariale per lo stop degli impianti e il ricorso agli ammortizzatori sociali è il 15 novembre.

Il nodo della chiusura di Taranto e l’udienza del 20 ottobre

Tutto, come è evidente, parte dalla situazione di Taranto. Alla fine di luglio, la Corte d’appello di Milano ha stabilito la chiusura entro il 28 ottobre dell’area a caldo, la parte più importante dell’impianto ma anche quella maggiormente inquinante. Acciaierie d’Italia ha presentato due richieste per sospendere la chiusura, ma entrambe sono state respinte. Per il 20 ottobre è fissata l’udienza davanti alla Corte di Cassazione, chiamata a confermare o annullare la decisione della Corte d’appello.

Collaboratori trasformati in dipendenti, l’Inps chiede tutti i contributi: la sentenza

14 October 2026 at 08:53

Quando un rapporto di collaborazione viene riqualificato come lavoro dipendente, i contributi già versati alla Gestione separata Inps non possono essere sottratti da quelli dovuti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti. L’impresa deve, quindi, versare integralmente la contribuzione prevista per il lavoro subordinato, senza compensare il debito con quanto già pagato per la collaborazione. Per recuperare le somme versate alla gestione previdenziale sbagliata, deve invece avviare un’apposita procedura di restituzione.

Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza 24752/2026, che ha accolto il ricorso dell’ente previdenziale contro una sentenza della Corte d’Appello di Genova.

Il caso dei contratti a progetto nei call center

La disputa giudiziaria riguarda una Srl in liquidazione che aveva stipulato contratti di lavoro a progetto con collaboratrici impiegate nel settore dei call center outbound, ossia nelle attività di vendita telefonica e di contatto dei potenziali clienti.

L’Inps aveva contestato l’inquadramento previdenziale di una parte dei rapporti e richiesto il pagamento dei contributi dovuti per il lavoro subordinato. La questione era delicata perché occorreva distinguere i contratti conclusi prima e dopo l’entrata in vigore delle modifiche introdotte dal DL 83/2012, convertito dalla legge 134/2012.

Questo in sintesi lo scenario:

  • per i contratti stipulati dopo l’entrata in vigore delle modifiche del 2012, il Tribunale aveva accertato, attraverso l’esame delle prove, l’effettiva autonomia delle lavoratrici. In questi casi, l’eventuale carenza di specificità del progetto non determinava, da sola, la conversione del rapporto in lavoro subordinato. Occorreva infatti verificare in concreto la sussistenza degli elementi tipici della subordinazione;
  • per i contratti anteriori alle modifiche, invece, la mancanza di un progetto specifico comportava la conversione del rapporto a tempo indeterminato sin dall’origine, senza necessità di questo accertamento.

La Corte d’appello di Genova aveva quindi accolto solo parzialmente le richieste dell’ente previdenziale, condannando la società a versare quasi 300mila euro a titolo di contributi, oltre alle sanzioni. Nel calcolare l’importo, tuttavia, aveva consentito all’impresa di detrarre quanto già versato alla Gestione separata per le stesse lavoratrici.

L’impugnazione della sentenza d’appello da parte di Inps

Proprio questa detrazione costituisce il fulcro della controversia arrivata in Cassazione. L’Inps ha contestato la pronuncia sostenendo che i contributi dovuti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti non potessero essere compensati con quelli già versati alla Gestione separata.

L’impresa sarebbe stata tenuta a un ulteriore esborso perché – secondo l’Istituto – le due gestioni previdenziali sono caratterizzate da regole, modalità e tempi di adempimento distinti, e questo impedirebbe di trattare le rispettive obbligazioni contributive come poste liberamente compensabili.

Perché i contributi già versati non possono essere compensati

Nella vicenda (a differenza ad esempio del riscatto laurea senza scadenze) la Cassazione ha avvalorato la tesi e il ragionamento dell’istituto di previdenza, richiamando peraltro la disciplina civilistica sulla compensazione delle obbligazioni.

In particolare, la Corte ha chiarito che eventuali eccedenze derivanti da versamenti contributivi — effettuati dal datore a diverso titolo e presso gestioni differenti — possono eventualmente generare un credito da recuperare, ma non consentono di creare una posta contabile da utilizzare “autonomamente” per ridurre il debito contributivo dovuto all’altra gestione.

Il problema non riguarda soltanto il fatto che i contributi siano stati versati per le stesse lavoratrici o per gli stessi periodi. Ciò che conta è la diversità delle obbligazioni previdenziali coinvolte.

La contribuzione destinata al Fondo pensioni lavoratori dipendenti e quella versata alla Gestione separata rispondono infatti a normative e logiche differenti. Non è, quindi, possibile considerare automaticamente intercambiabili gli importi confluiti nelle due gestioni, neppure quando il rapporto originariamente qualificato come collaborazione viene successivamente riconosciuto come lavoro subordinato.

Rapporto trilaterale, disomogeneità contributiva e divieto di estinzione reciproca dei debiti

La Corte richiama, in questo senso, la natura trilaterale del rapporto previdenziale, che coinvolge Inps, datore di lavoro e lavoratore. I contributi non rappresentano semplicemente una somma dovuta dall’impresa all’Istituto, ma concorrono al finanziamento della tutela previdenziale secondo le specifiche regole della gestione competente.

A impedire la compensazione in caso di riqualificazione del contratto è quella che la Corte definisce “disomogeneità contributiva”: le somme versate alle diverse gestioni non possono essere considerate equivalenti ai fini dell’estinzione reciproca dei debiti.

In casi come questo non sono quindi applicabili le regole sulla compensazione impropria o atecnica, di cui agli articoli 1241 e seguenti del Codice Civile. A riguardo c’è una costante giurisprudenza e la Cassazione ne ribadisce la linea.

In che modo l’azienda può recuperare i contributi pagati alla Gestione separata

Tuttavia l’impossibilità di compensare le somme non significa che l’impresa perda necessariamente i contributi già versati per le collaborazioni. La Corte chiarisce che gli eventuali importi indebitamente corrisposti alla Gestione separata possono essere oggetto di un’autonoma azione di ripetizione – ossia di una richiesta di restituzione rivolta all’Inps – purché ne sussistano i presupposti.

Il recupero dell’indebito, però, dovrà seguire un percorso autonomo rispetto al pagamento della contribuzione per la pensione, dovuta al Fondo pensioni lavoratori dipendenti. E anch’esso non è automatico.

È chiaro che la distinzione può avere conseguenze economiche considerevoli: l’azienda potrebbe essere chiamata a sostenere inizialmente un maggior esborso, in attesa dell’eventuale rimborso dei contributi indebiti.

La decisione finale della Suprema Corte

Con la sentenza 24752/2026 la Cassazione ha sostanzialmente accolto il ricorso dell’Inps e annullato la sentenza impugnata rispetto alla compensazione contributiva.

La causa è stata così rinviata alla Corte d’appello di Genova che, in diversa composizione, dovrà riesaminare la controversia nel merito attenendosi ai principi di diritto indicati nella pronuncia.

Al giudice del rinvio spetterà anche decidere sulle spese del giudizio di legittimità, oltre che sulla questione dell’esclusione delle sanzioni civili previste dalla legge, precedentemente disposta dalla Corte d’appello in conseguenza della compensazione. La Cassazione non le ha infatti escluse né confermate direttamente, perché il motivo di ricorso presupponeva la legittimità della compensazione stessa.

Che cosa cambia

La materia della previdenza è assai delicata, come confermato recentemente da alcuni chiarimenti Inps sui contributi mancanti. Sul piano giurisprudenziale, la sentenza 24752/2026 della Cassazione tutela la posizione assicurativa dei lavoratori e il loro futuro trattamento pensionistico. È una pronuncia di rilievo specialmente per settori in cui non sempre i contratti “brillano” per trasparenza, come il telemarketing, le pulizie o la logistica.

Al contempo offre un’indicazione pratica importante per le imprese che affrontano la riqualificazione previdenziale di collaborazioni autonome: come visto il versamento dei contributi a una gestione diversa da quella corretta non permette di ridurre direttamente il debito contributivo accertato.

Non c’è alcun automatismo e l’eventuale restituzione delle somme pagate in precedenza dovrà essere perseguita separatamente, senza confondere operazioni e obbligazioni previdenziali distinte. Il datore dovrà comunque corrispondere integralmente quanto dovuto alla gestione corretta, esponendosi evidentemente a un esborso previdenziale anche molto gravoso. In conclusione, è una pronuncia che suggerisce una gestione previdenziale pulita e accorta in azienda, per evitare rischi di riqualificazioni dolorose sul fronte delle spese.

Campi Flegrei, decreto da oltre un miliardo: commissario per 10 anni e mutui sospesi

14 October 2026 at 08:28

Il Consiglio dei ministri ha approvato martedì 13 ottobre 2026 un nuovo decreto-legge sui Campi Flegrei. Il provvedimento introduce una struttura commissariale dedicata alla gestione degli interventi legati al fenomeno bradisismico e stanzia oltre un miliardo di euro nell’arco di dieci anni. Ad annunciare il via libera è stato il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha collegato il decreto alle interlocuzioni istituzionali portate avanti nelle scorse settimane con il governo. La misura punta a definire un quadro più stabile per coordinare interventi, programmazione e procedure a tutela dei cittadini e degli edifici dell’area flegrea.

Campi Flegrei, il decreto istituisce commissario di 10 anni

La principale novità è l’istituzione di una struttura commissariale della durata di dieci anni. La guida sarà affidata al presidente della Regione Campania. La struttura avrà il compito di coordinare gli interventi sugli immobili danneggiati e sulle attività di riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato.

Il modello indicato prende come riferimento l’esperienza della ricostruzione del Centro Italia, considerata utile per organizzare le procedure di riparazione e messa in sicurezza degli edifici. L’obiettivo è rendere più ordinata la gestione delle risorse e degli interventi necessari in un territorio interessato da continue criticità legate al bradisismo.

Contributi per case e sospensione mutui

Il decreto prevede contributi fino a 30mila euro per gli interventi di pronto ripristino. Sono previsti anche contributi fino al 100% per la riduzione della vulnerabilità degli edifici. L’accesso sarà modulato in base all’Isee, quindi tenendo conto della situazione economica dei nuclei interessati.Le misure riguardano sia gli immobili privati sia il patrimonio pubblico, con l’obiettivo di intervenire sulle strutture danneggiate e ridurre i rischi per le abitazioni.

Tra le misure annunciate rientra anche la sospensione di alcuni adempimenti fiscali. Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha spiegato: “Abbiamo previsto anche la sospensione dei tributi e dei contributi dal 31 luglio al 30 novembre del 2026, la sospensione dei mutui dal 31 luglio 2026 al 31 dicembre 2027”. Secondo il ministro, si tratta di alcune delle richieste emerse dal territorio durante il confronto istituzionale, anche in prefettura a Napoli. Musumeci ha aggiunto che altre richieste potranno rientrare nei poteri del commissario, che potrà adottare iniziative autonome nei limiti previsti.

Proroga dei contratti di locazione

Il decreto interviene anche sui contratti di affitto delle famiglie coinvolte. Musumeci ha indicato “un dato importante: la proroga di due anni dei contratti di locazione a uso abitativo”. La proroga riguarda i contratti in scadenza tra ottobre 2026 e ottobre 2027, in favore delle famiglie con reddito inferiore a 28mila euro, purché non sia presente un titolo esecutivo. Per i nuclei interessati, la misura punta a garantire una maggiore stabilità abitativa durante la fase di gestione degli interventi e delle criticità collegate al bradisismo.

Le parole di Roberto Fico

Roberto Fico ha sottolineato che il decreto nasce anche dal lavoro istituzionale svolto nelle scorse settimane e ha aggiunto: “Si lavorerà per migliorare e rendere nel tempo progressivamente più rapide ed efficaci le procedure necessarie alle opere di pronto ripristino e di riparazione”. Sui contributi alle imprese, il ministro Musumeci ha spiegato che saranno valutati di volta in volta dal commissario con provvedimenti autonomi, nei limiti delle disponibilità finanziarie. Il presidente della Regione Campania ha chiuso con un impegno rivolto ai residenti dell’area: “Non lasceremo mai soli i cittadini dei Campi Flegrei”.

Spread in calo a 107 punti dopo l’asta dei Btp: il Tesoro ha raccolto 7 miliardi, i rendimenti

By: matrun
14 October 2026 at 08:16

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha mostrato un calo all’apertura dei mercati finanziari il 14 ottobre. Il differenziale è calato a 107 punti base, per la prima volta sotto la soglia psicologica dei 110 punti da giorni in apertura. I rendimenti sono rimasti fermi a 4,53%, mentre quelli tedeschi sono cresciuti.

Ieri si è conclusa l’asta dei titoli a medio e lungo termine dei Btp, che ha portato 7 miliardi di euro nelle casse dello Stato. I rendimenti sono stati piuttosto alti, anche oltre 4,8% per i titoli a scadenza più lunga. Nonostante questo, la domanda è stata sostenuta.

Lo spread è in calo, ma non i rendimenti

La riduzione dello spread verificatasi in apertura il 14 ottobre è stata causata soprattutto da un aumento dei rendimenti dei Bund tedeschi, non da un calo di quelli dei Btp, che sono rimasti al 4,53%. Questa quota è piuttosto stabile ormai da alcuni giorni e potrebbe essere un nuovo punto di equilibrio per i titoli italiani dopo la volatilità delle scorse settimane.

La crisi de debito in pausa

Tutti i principali elementi della crisi del debito mondiale non hanno presentato nuovi sviluppi questa settimana. Treasury e obbligazioni delle grandi aziende sono rimasti ai livelli precedenti e soltanto il debito francese continua a mostrare le conseguenze della pressione, soprattutto a causa dell’instabilità politica del Paese, con il governo che avrà grosse difficoltà ad approvare una nuova legge di bilancio.

Come è andata l’asta dei Btp del 13 ottobre

Ieri si è conclusa l’asta dei Btp a medio e lungo termine, la seconda emissione di titoli di Stato del mese di ottobre. Il Tesoro ha raccolto la cifra massima prevista, 7 miliardi di euro, divisi in:

  • 2,5 miliardi di euro del Btp 3% 3 anni scadenza 15 settembre 2029;
  • 3 miliardi di euro del Btp 3,35% 7 anni scadenza 15 settembre 2033;
  • 1,5 miliardi di euro del Btp 3,95% 15 anni scadenza primo ottobre 2041.

I rendimenti sono stati piuttosto alti, in particolare quelli dei titoli a 15 anni:

  • il Btp 3% 3 anni scadenza 15 settembre 2029 ha avuto un rendimento del 3,69%, 27 punti base sopra l’ultima tranche;
  • il Btp 3,35% 7 anni scadenza 15 settembre 2033 ha avuto un rendimento del 4,24%, 26 punti base sopra l’ultima tranche;
  • il Btp 3,95% 15 anni scadenza primo ottobre 2041 ha avuto un rendimento del 4,84%, 61 punti base sopra l’ultima tranche.

Le prossime aste si terranno:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Gli spread europei

Sostanziale stabilità per gli spread europei, con la Spagna che rimane poco sopra 60 punti base di differenziale e con la Francia che rientra a 137 dopo il picco di ieri, confermandosi però il grande Paese con i titoli di Stato più volatili in Europa in questo momento.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 13 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,46% –
Btp italiani 4,53% 107
Oat francesi 4,80% 136
Bonos spagnoli 4,07% 61

 

Aumento tabacchi, nuovi prezzi dal 14 ottobre: rincari per sigari, trinciati e prodotti da inalazione

14 October 2026 at 08:03

Scatta un nuovo aumento dei tabacchi: a partire dal 14 ottobre 2026 salgono i prezzi al dettaglio di diverse categorie di prodotti da fumo e da inalazione.

Per una volta le sigarette sono esenti dai rincari. Ad essere rivisti sono invece i listini di alcuni sigari, tabacchi trinciati, tabacchi da inalazione senza combustione e prodotti assimilati. In totale sono 13 le marche (per 28 prodotti) a ritrovarsi con il prezzo di vendita ritoccato.

Prezzo dei tabacchi in aumento

A comunicarlo è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha pubblicato sul proprio portale le determine contenenti i tariffari aggiornati. Nella sezione “Novità” del sito ufficiale (adm.gov.it) è possibile consultare i nuovi listini, che vengono riportati anche nella sezione “I prezzi dei tabacchi”.

Per comodità, si riporta il tutto qui di seguito.

Sigari

  • Verticale Toscano Extravecchio – 14,99985 euro;
  • Attimi Toscano Extra Stagionato – 30 euro.

Trinciati

  • Manila – 10,90 euro;
  • Golden Blend’S Virginia – 10,90 euro;
  • Pueblo Classic – 8,20 euro;
  • Pueblo Burley Blend – 8,20 euro;
  • Pueblo Classic 70 – 18,80 euro;
  • Pueblo Blue – 8,20 euro;
  • Golden Blend’S Virginia 30 – 8,20 euro;
  • Golden Blend’S Virginia Gt – 8,20 euro;
  • Pueblo Blue 70 – 18,80 euro;
  • Ign Il Gusto Nostrano – 8,00 euro;
  • Pueblo Pink – 8,20 euro.

Tabacchi da inalazione senza combustione e prodotti a essi assimilati

  • Bronze Tobacco – 4 euro;
  • Blue Tobacco – 4 euro;
  • Bright Yellow Tobacco – 4 euro;
  • Velvet Copper Tobacco – 4 euro;
  • Warm Amber Tobacco – 4 euro;
  • Flora Pink Tobacco – 4 euro;
  • Bold Magenta Tobacco – 4 euro;
  • Polar Green Tobacco – 4 euro;
  • Isenzia – Forrest Purple Crush – 4 euro;
  • Isenzia – Summer Red Crush – 4 euro;
  • Isenzia – Ice Blue Crush – 4 euro;
  • Isenzia Sunset Coral Crush – 4 euro;
  • Gold Tobacco – 4 euro;
  • Red Tobacco – 4 euro;
  • Silver Tobacco – 4 euro.

I nuovi prezzi sono già operativi presso tutte le tabaccherie e rivendite autorizzate sul territorio nazionale.

I rincari delle sigarette nel 2026

Quest’ultima volta i fumatori di sigarette sono stati “graziati”. Ma si ricorda che nel corso dell’anno il prezzo delle bionde era già stato tirato su da precedenti rincari.

E non è tutto: nel corso del 2027, in conformità alle stime contenute nella relazione tecnica alla legge di Bilancio 2026, è previsto un rincaro delle sigarette attorno ai 25 centesimi a pacchetto. Si tratta di una stima media che, quindi, può oscillare da un minimo a un massimo a seconda del marchio. Nel corso del 2026, invece, il rincaro medio a pacchetto è stato di circa 15 centesimi.

Sigarette e altri tabacchi, come viene determinato il prezzo

Il prezzo di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati è fissato dall’Agenzia Dogane e Monopoli, a partire da quello stabilito dai produttori o importatori. Poi, sui prezzi di vendita al dettaglio si innestano alcune voci:

  • accisa;
  • Iva;
  • aggio;
  • quota al fornitore.

Ma non è tutto: gli importatori di tabacchi lavorati da Paesi extra Ue devono pagare anche un dazio.

I prezzi di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati sono inseriti nelle tabelle di ripartizione del sito ufficiale Adm, divise per tipologia di prodotti, che evidenziano le singole voci di cui si compone il prezzo.

Tutte le categorie sono assoggettate all’Iva nella misura del 22% del prezzo di vendita al pubblico (al netto dell’Iva stessa) e all’aggio spettante al rivenditore al dettaglio, pari al 10% del prezzo di vendita.

Nuovo Codice della Strada cosa cambia a multe e regole e quando entra in vigore

14 October 2026 at 07:46

Il nuovo Codice della Strada 2026 approvato in Consiglio dei Ministri introduce una serie di modifiche su multe, controlli, assicurazioni e documenti di guida. La riforma, secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, punta a rendere le sanzioni meno gravose nei casi ordinari, ma più severe per i comportamenti considerati più pericolosi. Tra le principali novità ci sono la riduzione di alcuni importi, il blocco dell’adeguamento automatico biennale all’inflazione e l’arrotondamento al ribasso delle cifre.

Nuovo Codice della Strada 2026, multe ridotte e sanzioni riorganizzate

La riforma prevede una riorganizzazione generale delle sanzioni principali. Le fasce sanzionatorie vengono ridotte da 82 a 21. La prima fascia prevede, in linea generale, un minimo di 25 euro e un massimo di 100 euro, mentre l’ultima arriva da 10.000 a 40.000 euro.

Il principio indicato dal Mit è quello di mantenere una funzione deterrente, evitando però importi considerati eccessivamente penalizzanti nei casi meno gravi. Allo stesso tempo, il testo introduce un inasprimento per le condotte più rischiose, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza stradale. I minimi edittali da 26 e 42 euro scendono rispettivamente a 25 e 40 euro. Le multe da 83 e 87 euro vengono invece ridotte a 80 euro.

Stretta su chi guida senza assicurazione

Una delle misure più rilevanti riguarda la circolazione senza copertura assicurativa. Per chi viaggia senza assicurazione è previsto il divieto di marcia a tempo indeterminato. Il provvedimento interviene anche sui veicoli con targa straniera: chi circola in Italia per più di 30 giorni dovrà avere un’assicurazione conforme alle regole italiane. È previsto inoltre un meccanismo di recupero delle somme non pagate dagli utenti stranieri, così da rendere più efficace la riscossione delle multe.

Le novità per autovelox, patente e libretto cartacei

Cambiano anche i tempi di notifica delle sanzioni quando l’infrazione viene accertata da remoto, senza contestazione immediata. Il termine scende da 90 a 45 giorni. La novità riguarda, ad esempio, i verbali legati a rilevazioni effettuate tramite dispositivi automatici.

La riforma prevede anche che ogni procedura di riscossione coattiva sia preceduta da un avviso bonario, per consentire al cittadino un confronto prima dell’attivazione del recupero forzoso.

Il nuovo Codice supera l’obbligo di portare con sé i documenti fisici di guida e circolazione. Patente e carta di circolazione non saranno più documenti da esibire necessariamente su carta. In caso di controllo, le forze dell’ordine potranno verificare i dati tramite l’accesso alle banche dati digitali nazionali. Anche il verbale potrà essere redatto in formato digitale e notificato in via telematica attraverso il servizio delle notifiche digitali della Pubblica amministrazione.

Novità per disabili, moto e monopattini

La riforma semplifica le procedure relative al Contrassegno Unificato Disabili Europeo, il CUDE. Tutti i Comuni dovranno aderire alla piattaforma nazionale, così da garantire il riconoscimento del contrassegno su tutto il territorio italiano.

Per i motociclisti viene introdotta la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza in autostrada in caso di sinistri o rallentamenti, fermo restando l’obbligo di lasciare spazio ai mezzi di soccorso e di polizia.

Per i monopattini elettrici è previsto il divieto di circolazione quando rappresentano un intralcio o un pericolo per i pedoni. I Comuni potranno inoltre individuare aree di sosta sui marciapiedi, purché resti garantito il passaggio sicuro dei pedoni e delle persone con disabilità.

Trasporto professionale fino a 70 anni

Il nuovo Codice della Strada 2026 interviene anche sulle patenti del gruppo 2, cioè quelle per autotrasporto e autobus. Il limite di età viene innalzato da 68 a 70 anni, con verifiche mediche periodiche. La misura riguarda le patenti C1, C1E, C, CE, D1, D1E, D e DE. Per alcune categorie sono previste limitazioni specifiche dopo i 70 anni, soprattutto per l’autotrasporto professionale per conto terzi e per la guida di veicoli destinati al trasporto persone.

Drenaggio fiscale da 35,4 miliardi: cosa cambia per stipendi e pensioni

14 October 2026 at 07:19

L’inflazione torna a pesare sui conti pubblici e sulle tasse. Da un lato aumenta alcune voci di spesa dello Stato, come pensioni, assegno unico, acquisti della Pubblica amministrazione e interessi sul debito. Dall’altro lato spinge le entrate fiscali, soprattutto attraverso Iva e Irpef. Nel caso dell’Irpef il meccanismo si chiama fiscal drag, o drenaggio fiscale. Si verifica quando i redditi nominali aumentano per rincorrere l’inflazione, ma gli scaglioni e le soglie fiscali non vengono adeguati allo stesso ritmo. Il risultato è che il contribuente può pagare più imposte anche senza un reale aumento del potere d’acquisto.

L’ipotesi taglio Irpef al ceto medio

Il tema entra nel confronto sulla prossima manovra e si lega alla proposta di tagliare l’Irpef per il ceto medio. L’ipotesi discussa prevede di alzare da 50mila a 60mila euro la soglia di reddito a cui si applica l’aliquota del 33%.

La misura è sostenuta da una parte della maggioranza, ma presenta un costo rilevante: circa 2,7 miliardi di euro all’anno. Una cifra importante, soprattutto in una manovra che, al netto dell’extradeficit da clausola, potrebbe valere complessivamente tra 7 e 8 miliardi di euro, coperture permettendo.

In merito all’ipotesi taglio Irpef, il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato: “Sul nuovo taglio Irpef bisogna assolutamente procedere”. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha invece precisato: “Non è stata presa ancora alcuna decisione”.

Più gettito, ma non più coperture

Il gettito prodotto dal fiscal drag non può essere considerato automaticamente una nuova copertura per finanziare altre spese. L’Irpef aggiuntiva generata dall’aumento nominale dei redditi è già inserita nei tendenziali di finanza pubblica, cioè nelle previsioni su deficit e debito a legislazione vigente.

Una parte dell’aumento del gettito atteso dalle imposte dirette tra quest’anno e il 2029 deriva proprio da questo effetto. La crescita prevista è pari al 9,3%. Il drenaggio fiscale contribuisce quindi alla traiettoria dei conti pubblici concordata con l’Unione europea, ma non libera automaticamente margini per interventi aggiuntivi.

I numeri del drenaggio fiscale

Secondo le stime del ministero dell’Economia, il fiscal drag dovrebbe produrre 4,4 miliardi di euro quest’anno. Nel 2027 sono attesi altri 3,4 miliardi, nel 2028 2,4 miliardi e nel 2029 2,8 miliardi. Il meccanismo però ha effetti che si sommano nel tempo. Il gettito generato in un anno si ripete anche negli anni successivi. Per questo, in termini cumulati, il drenaggio fiscale potrebbe portare 35,4 miliardi di euro in quattro anni.

Il fiscal drag nasce dall’effetto combinato tra aumento dei redditi nominali e struttura progressiva dell’Irpef. Quando stipendi e pensioni salgono per compensare il caro prezzi, una parte di questi aumenti può finire in scaglioni fiscali più alti o ridurre il peso relativo di detrazioni e soglie.

In pratica, il reddito cresce sulla carta, ma spesso serve solo a compensare l’inflazione. Se il sistema fiscale non viene aggiornato, il prelievo aumenta. Per questo il drenaggio fiscale può generare più gettito per lo Stato, ma non corrisponde necessariamente a una maggiore ricchezza reale per famiglie e lavoratori.

Perché l’effetto del drenaggio fiscale può pesare sui redditi

Il Documento programmatico di finanza pubblica si basa sull’inflazione registrata fino ad agosto dall’indice Foi, riferito alle famiglie di operai e impiegati. Se l’inflazione dovesse restare elevata più a lungo, l’effetto del fiscal drag potrebbe diventare ancora più significativo. Negli anni recenti l’Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato che tra il 2021 e il 2023 l’inflazione abbia generato un gettito extra da 25 miliardi l’anno.

Le riforme Irpef hanno compensato integralmente l’effetto per i redditi fino a 32mila euro annui, ma senza indicizzazione degli scaglioni il drenaggio fiscale tende a ripresentarsi. Senza nuovi interventi, l’effetto può riguardare sia le fasce più basse sia il ceto medio, soprattutto quando gli aumenti nominali dei redditi non si traducono in un reale aumento del potere d’acquisto.

Bonus Natale 2026 per i pensionati, quando arriva e a chi spetta

14 October 2026 at 06:45

Per dicembre è previsto un assegno più alto per alcune categorie di pensionati grazie al Bonus Natale 2026. Si tratta di un importo aggiuntivo una tantum pari a 154,94 euro da non confondere con la tredicesima. Questo contributo è stato introdotto dalla Legge finanziaria 2001 e viene riconosciuto solo in presenza di determinati requisiti economici. L’accredito avviene in automatico con il cedolino di dicembre per chi rispetta le condizioni previste. Non serve quindi presentare domanda, salvo il caso in cui il pensionato risulti escluso ma ritenga di avere diritto al beneficio.

Bonus Natale 2026 per i pensionati, a chi spetta

Il bonus da 154,94 euro spetta ai titolari di pensioni dell’Assicurazione Generale Obbligatoria e di forme sostitutive o integrative gestite dall’Inps o da enti previdenziali privatizzati. Il contributo non va confuso con la quattordicesima, che segue regole diverse, né con altri bonus riconosciuti ai lavoratori dipendenti. Per stabilire chi ha diritto al beneficio, l’Inps considera il valore del trattamento minimo annuo di pensione.

Per il 2026 il trattamento minimo annuo è pari a 7.954,05 euro, corrispondente a 611,85 euro per 13 mensilità. Il bonus pieno viene riconosciuto ai pensionati che, sommando i trattamenti percepiti, non superano questa soglia. Chi riceve una pensione annua compresa tra 7.954,05 euro e 8.108,99 euro può ottenere il contributo in forma ridotta. In questo caso l’importo viene calcolato in modo da raggiungere la soglia massima prevista.

I requisiti e chi resta escluso dal Bonus Natale 2026

Oltre al valore della pensione, conta anche il reddito complessivo personale. Per il 2026 il reddito personale deve essere entro il limite di 11.931,08 euro. Per chi è sposato o unito civilmente, il reddito complessivo della coppia non deve superare 23.862,15 euro annui. Resta comunque valido anche il limite del reddito personale.

Nel caso di coniugi legalmente separati, il reddito dell’altra persona non viene considerato. Per ricevere il bonus Natale non è previsto un requisito anagrafico. Non viene considerato nemmeno l’Isee. Ai fini del riconoscimento del contributo contano soltanto i redditi soggetti a Irpef, compresa la pensione. Questo significa che un pensionato con trattamento annuo sotto la soglia può comunque non ricevere il bonus se dispone di altri redditi oltre il limite ammesso.

Non rientrano tra i beneficiari i titolari di trattamenti assistenziali, come l’assegno sociale e le prestazioni per invalidità civile. Sono escluse anche alcune categorie specifiche, tra cui le pensioni di dipendenti di enti creditizi e quelle dei dirigenti d’azienda. Il bonus viene riconosciuto solo se tutti i requisiti previsti risultano correttamente aggiornati negli archivi Inps.

Come arriva il pagamento

Il pagamento avviene in automatico con il cedolino di dicembre. Se il pensionato rispetta i requisiti, l’Inps accredita il contributo d’ufficio, senza necessità di presentare una richiesta. Chi non riceve il bonus ma ritiene di averne diritto può presentare un’istanza di ricostituzione attraverso il sito dell’Inps, chiedendo il riesame del trattamento.

L’Inps effettua controlli sui requisiti economici. Se dopo le verifiche emerge che il bonus è stato pagato senza averne diritto, l’istituto può chiedere la restituzione delle somme. In questi casi il recupero può avvenire tramite trattenute sulla pensione, distribuite in dodici rate mensili. Le soglie cambiano ogni anno perché sono collegate agli importi del trattamento minimo e ai limiti di reddito aggiornati.

Dpfp, Renzi duro con il Governo “piagnone”: cosa non torna dello scostamento di bilancio

By: matrun
14 October 2026 at 06:30

La Camera ha approvato lo scostamento di bilancio previsto nel Documento programmatico di finanza pubblica, il Dpfp, dopo che il ministro dell’Economia Giorgetti ha presentato a un’aula praticamente vuota la sua relazione.

Durante il passaggio al Senato, che ha poi ratificato lo stesso testo, il segretario di Italia Viva Matteo Renzi ha duramente attaccato il Governo, utilizzano i dati del Dpfp stesso.

Dpfp, scostamento di bilancio, di cosa stiamo parlando

L’avvicinamento alla discussione e all’approvazione della legge di bilancio è caratterizzato da diversi passaggi, che determinano in parte come sarà strutturata la Manovra finanziaria stessa.

Cosa sono il Dpfp e lo scostamento di bilancio

Il Dpfp è quello che pochi anni fa si chiamava Nadef, nota di aggiornamento del documento di economia e finanza. Si tratta di una raccolta di dati sull’economia italiana, data dal Governo in modo da poter dare un contesto alle misure della Manovra finanziaria. È importante perché da questi dati si può capire quanti soldi ha l’Esecutivo da spendere.

Lo scostamento di bilancio, a differenza del Dpfp, non è un passaggio obbligato. Avviene quando un governo prevede di fare più debito di quanto previsto. Nel 2027 (e nel 2028) questo succederà attraverso la NEC, la clausola di salvaguardia nazionale. L’Ue, in sostanza, permetterà all’Italia di fare deficit fuori dalle proprie regole, in due ambiti:

  • la difesa, con circa 14 miliardi di euro in due anni;
  • l’energia, con 14,4 miliardi di euro in due anni.

Renzi attacca Giorgetti: “piagnoni”

Matteo Renzi ha duramente criticato il Dpfp. Nel suo intervento al Senato ha dichiarato:

I piagnoni erano i grandi sostenitori di fra’ Girolamo Savonarola… si lamentavano di tutto, avevano quest’aria sofferente. Ecco, questo è Giancarlo Giorgetti: si piazza lì e ci fa il solito discorsino su “quelli di prima”. Ma quello di prima eri tu, caro piagnone!

Ha poi proseguito a elencare alcuni dati che il Governo stesso ha presentato nel Dpfp:

  • il potere d’acquisto diminuirà nel 2028, quando un’inflazione stimata del 3% eroderà gli stipendi, che cresceranno del 2,3%;
  • nel 2027 il rapporto debito/Pil aumenterà, arrivando al 138,5%;
  • la pressione fiscale rimarrà alta, al 43%.

Cosa non torna nel Dpfp

All’interno del Dpfp dovrebbe esserci anche un’indicazione di come saranno spese le risorse che verranno ricavate durante la legge di bilancio. Non si tratta di un testo normativo, quindi non dovrebbe essere specifico, ma gli interventi più generali dovrebbero essere spiegati. In diversi punti, hanno notato alcuni parlamentari, il Dpfp del 2026 è molto vago.

Come verrà usato lo scostamento di bilancio

Il punto più vago è proprio l’utilizzo dei fondi dello scostamento di bilancio. Per la difesa, Giorgetti ha parlato di:

interventi che riguarderanno sia la componente corrente, con riferimento in particolare al personale, all’esercizio e alle esigenze operative, sia la componente in conto capitale, finalizzata alla realizzazione e al rifinanziamento di programmi di investimento pluriennali.

Per l’energia, invece, c’è ancora meno chiarezza. L’unica indicazione è la frase “Misure in favore di famiglie, studenti, imprese, pubbliche amministrazioni e al settore delle infrastrutture”.

Il Governo, di fatto, non sa ancora cosa farà con quei quasi 29 miliardi di euro, perché non ha ancora ultimato le trattative con l’Ue a riguardo. Bruxelles è stata chiara: i fondi per l’energia servono per investimenti strutturali, non per bonus estemporanei. Il Governo però vorrebbe usarli per abbassare bollette e accise. Con una formulazione vaga si è quindi lasciate aperte tutte le possibili vie.

La questione del fiscal drag

Infine, c’è un’altra questione che il Dpfp si rifiuta di affrontare: il fiscal drag. Lo ha fatto notare la senatrice del Pd Maria Cecilia Guerra. Questo fenomeno avviene quando c’è molta inflazione e, di conseguenza, gli stipendi aumentano senza però che chi li riceve si arricchisca, perché i maggiori introiti servono solo a compensare l’aumento dei prezzi.

L’Irpef funziona a scaglioni. Quando uno stipendio aumenta oltre un certo livello, sulla parte eccedente si pagano più tasse. Quando c’è forte inflazione e un aumento degli stipendi senza guadagno di potere d’acquisto, alcuni lavoratori rischiano di pagare più tasse di prima senza effettivamente essersi arricchiti.

Questo conviene allo Stato, che di fatto aumenta le tasse senza dover fare nulla. E la crescita delle imposte non è trascurabile:

  • 4,4 miliardi di euro nel 2026;
  • 3,4 miliardi di euro nel 2027;
  • 2,4 miliardi di euro nel 2028;
  • 2,8 miliardi di euro nel 2029.

Anche negli anni passati il Governo ha affrontato questo fenomeno, ma lo ha sempre compensato con misure apposite. Il sospetto dell’opposizione è che il Dpfp non ne parli per permettere all’esecutivo di utilizzare le risorse aggiuntive in altri modi, di fatto aumentando l’Irpef ad alcuni lavoratori.

Riscaldare casa in modo economico, quale costa di meno tra pellet e gas: confronto prezzi

14 October 2026 at 06:00

L’inizio dell’inverno 2026 mette gli italiani di fronte alla domanda su come riscaldare le proprie abitazioni nella maniera più economica ed efficiente possibile. Dopotutto il riscaldamento della casa causa un enorme impatto sul consumo di energia e quindi sui costi in bolletta, soprattutto se si utilizzano sistemi vecchi da aggiornare. Qual è quindi il sistema di riscaldamento più economico?

Qual è il riscaldamento più economico oggi?

Un’alternativa più economica alla caldaia a gas è la stufa a legna o a pellet, quindi una caldaia a biomassa. La convenienza dipende soprattutto dal costo delle materie prime che sono facilmente reperibili, soprattutto se si possiede una casa in montagna. Lo svantaggio in molti casi è la manutenzione, che ha un costo più elevato.

Quali sono le biomasse?

Quali sono gli altri combustibili da biomassa? Facciamo riferimento alle fitomasse, ovvero le biomasse provenienti da piante come:

  • legna;
  • pellet;
  • cippato;
  • noccioline;
  • sansa;
  • segatura.

Ma dentro si trovano anche sottoprodotti agricoli come paglia e ramaglie, oppure i residui dell’industria alimentare locale come la vinaccia, la sansa e l’agri-pellet.

Ognuna di queste ha caratteristiche specifiche, che vanno dall’efficienza al basso costo, fino alla semplificazione dello stoccaggio o all’assenza di impurità.

Riscaldare l’abitazione con le biomasse può essere più o meno vantaggioso a seconda di quale si utilizza, dal cippato di legno alla legna da ardere, fino al pellet. La soluzione più economica, grazie a una filiera corta e alla disponibilità locale che riduce i costi di trasporto o approvvigionamento, è il cippato di legno a 32 euro al megawattora, la metà della legna da ardere che invece si stabilizza a 67 euro circa al megawattora.

Quanto si risparmia con il pellet rispetto al gas?

Le tensioni geopolitiche internazionali hanno spinto in alto i prezzi dell’energia e le biomasse legnose per il riscaldamento si confermano per il 2026-2027 le soluzioni più stabili, economiche e sostenibili.

Anche se da gennaio 2026 il pellet sta registrando una crescita del 27% rispetto all’anno precedente, resta ancora il più competitivo se messo a confronto con il costo dell’energia per megawattora. Mettendo a confronto i dati ARERA e i prezzi del pellet certificato ENplus A1:

Combustibile Unità di Misura Costo Medio (Ottobre 2026) Costo Termico (€/MWh) Risparmio stimato vs Metano
Legna da Ardere Ton / Quintale ~18 – 22 € / q.le 60 – 67 € fino al 45%
Pellet (ENplus A1) Sacco 15 kg ~7,10 – 7,30 € / sacco 96 – 99 € fino al 18%
Gas Metano Smc ~1,05 – 1,15 € / Smc 110 – 115 € Riferimento
GPL Litro ~1,15 – 1,25 € / Litro 135 – 145 € Più caro del Metano (+20%)
Gasolio Riscaldamento Litro ~1,40 – 1,50 € / Litro 140 – 150 € Più caro del Metano (+30%)

Quale consuma di più: la stufa a pellet o il condizionatore?

Con lo stesso principio si può rispondere alla domanda su quale consumi di più tra stufa a pellet e condizionatore. Da una parte abbiamo l’utilizzo di un elettrodomestico a energia elettrica, che subisce gli effetti della vulnerabilità internazionale rispetto agli aumenti di prezzo dati dall’instabilità in Medio Oriente; dall’altra abbiamo il prezzo delle biomasse, piuttosto stabile nel tempo, che utilizza risorse locali e quindi è indipendente dalle importazioni.

I dati dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali ci raccontano che l’Italia dispone di un grande patrimonio forestale, di oltre 11 milioni di ettari su circa il 40% del territorio. Si tratta di un potenziale definito “poco sfruttato” perché utilizzato tra il 18% e il 37% rispetto a una media europea del 73%.

Con le biomasse si risparmia sul gas e si toglie la propria abitazione dal sistema di dipendenza energetica. A ricordarlo è il presidente dell’associazione, Marco Bussone.

Quale scegliere?

È difficile dare una risposta univoca, perché per diversi tipi di impianti di riscaldamento serve un investimento iniziale piuttosto elevato. Certo, si può rientrare dalla spesa nel corso del tempo, ma questo non risponde direttamente a cosa convenga per l’inverno 2026-2027 che ormai è alle porte. Per esempio, un primo modo per risparmiare sul riscaldamento è passare da una vecchia caldaia a gasolio a una a metano. Si può poi puntare sulle pompe di calore, ma senza fotovoltaico non portano a risparmiare così tanto.

Il riscaldamento domestico sta andando verso un’integrazione tra tecnologie, in particolare in un edificio efficiente, ovvero con cappotto termico e adeguatamente isolato, al quale si aggiunge l’energia elettrica prodotta da pannelli fotovoltaici e una pompa di calore per costruire un unico sistema.

Per ottenere questo risultato ci sono dei bonus da poter utilizzare, come il “Conto Termico“, cioè il contributo diretto erogato dal Gestore dei Servizi Energetici per chi sostituisce un vecchio impianto di riscaldamento con un moderno impianto a pellet o legna. Oppure si può guardare agli interventi di riqualificazione energetica o ristrutturazione edilizia con Ecobonus e Bonus Casa.

❌