Il tetto ai prezzi dei carburanti deciso da Eni e da altre compagnie abbassa il conto alla pompa ma spiazza i distributori indipendenti, che comprano a prezzo pieno. Il rischio è che il mercato esca dalla crisi solo più concentrato, ma non più efficiente.
Nonostante il mancato rinnovo dello sconto sulle accise, le difficoltà di approvvigionamento e i blocchi dovuti agli scioperi, trovare distributori di carburante con prezzi inferiori alla media è ancora possibile.
Facile.it ha elaborato i dati del Mimit offrendo una fotografia dettagliata del panorama nazionale. In ogni caso, le medie generali restano ormai stabilmente sopra la soglia dei 2 euro al litro.
In quali Regioni la benzina costa meno di 2 euro
In tutta Italia, oltre la metà dei distributori analizzati — circa 10.223 impianti — vende la benzina al self-service a un prezzo inferiore alla soglia dei 2 euro al litro.
Regione
Impianti sotto i 2 euro al litro
Valle d’Aosta
62%
Sicilia
60%
Marche
60%
Lazio
58%
Lombardia
56%
Piemonte
55%
Toscana
54%
Abruzzo
52%
Liguria
52%
Emilia-Romagna
51%
Veneto
51%
Friuli-Venezia Giulia
50%
Puglia
49%
Sardegna
49%
Umbria
49%
Trentino-Alto Adige
45%
Molise
44%
Calabria
42%
Campania
37%
Basilicata
36%
In quali Regioni il gasolio costa di più
Sul fronte del gasolio la situazione è decisamente più grave. A livello nazionale, soltanto il 26% dei distributori (circa 5.030 impianti su oltre 19.500 monitorati) vende il diesel a meno di 2,20 euro al litro.
Regione
Impianti sotto i 2,20 euro al litro
Marche
38%
Abruzzo
36%
Lazio
31%
Umbria
31%
Friuli-Venezia Giulia
30%
Liguria
30%
Valle d’Aosta
30%
Piemonte
27%
Toscana
27%
Trentino-Alto Adige
27%
Emilia-Romagna
26%
Molise
26%
Sardegna
26%
Sicilia
26%
Veneto
25%
Lombardia
24%
Puglia
24%
Calabria
19%
Basilicata
16%
Campania
14%
Medie nazionali e l’azione del Governo
Nonostante la presenza di stazioni virtuose, le rilevazioni mostrano che le medie nazionali restano molto elevate. Sulla rete ordinaria si spendono in media 2,034 euro al litro per la benzina e 2,256 euro per il diesel, mentre in autostrada i listini salgono rispettivamente a 2,048 e 2,278 euro al litro.
Sulla questione è intervenuto il ministro Adolfo Urso, confermando l’attenzione del Mimit e il costante monitoraggio della rete in stretta sintesi con il Ministero dei Trasporti, che ha già avviato i tavoli di confronto con le categorie dell’autotrasporto per arginare l’impatto dei rincari sull’economia reale.
Scioperi al Sud: perché i prezzi si sono alzati prima
Il mancato adeguamento dei prezzi alle pompe da parte dei distributori del Mezzogiorno non è riconducibile solo a manovre speculative, ma è la conseguenza diretta di una grave paralisi logistica e dell’effetto corsa al pieno.
Già nelle ore precedenti l’inizio effettivo dello sciopero, l’annuncio delle mobilitazioni degli autotrasportatori e i blocchi delle forniture presso i cancelli dell’area industriale di Taranto e delle raffinerie Eni hanno scatenato la psicosi del rifornimento.
La corsa anticipata delle famiglie per riempire i serbatoi ha prosciugato le cisterne degli impianti in Campania, Calabria e Basilicata prima ancora che i conducenti dei camion incrociassero le braccia. Molti gestori hanno così ritoccato per eccesso i listini già prima del blocco, in modo da razionare le ultime giacenze e coprire l’incertezza sui tempi di riapprovvigionamento con un profitto preventivo.
L’Europa si prepara all’inverno con le scorte di gas più basse degli ultimi 15 anni, mentre l’Italia guarda in faccia l’appuntamento in una posizione decisamente più solida. Secondo i dati più recenti, gli stoccaggi europei viaggiano intorno al 72-73%, contro l’88% del nostro Paese, ormai a un passo dall’obiettivo fissato dall’Arera.
Un quadro che intreccia prezzi, forniture dalla Russia e scelte politiche che si giocano anche a Washington. Ecco qual è il quadro generale, perché Roma è così avanti, il ruolo di Trump e soprattutto un po’ di dettagli sull’annoso nodo russo.
Le scorte di gas in Europa
I depositi europei sono pieni al 72%, contro l’83% di un anno fa, stando al rapporto invernale di Entsog, l’associazione dei gestori delle reti. I dati di Gas Infrastructure Europe, al 6 ottobre, indicano un livello di poco inferiore al 73%, pari a 826,3 TWh, contro i 945,86 TWh dello stesso periodo del 2025.
In particolare la situazione più critica riguarda i grandi mercati del Nord, con Germania e Paesi Bassi sono sotto il 60% con la Germania ferma a 146,68 TWh, contro gli oltre 190 dell’anno scorso. All’origine di tutto c’è chiaramente la crisi nel Golfo, che ha bloccato la rotta da cui passa circa un quinto del gas naturale liquefatto mondiale, facendo salire i prezzi e rendendo poco conveniente riempire i depositi durante l’estate.
Perché l’Italia sta meglio
Il quadro italiano è molto diverso. Secondo Gas Infrastructure Europe, al 6 ottobre, gli stoccaggi nazionali hanno superato l’88%, con una riserva complessiva di 179,45 TWh. Un progresso costante nel corso dei mesi, considerando un livello vicino all’80% ad agosto e all’84,8% a settembre.
Lieve flessione rispetto al 2025, quando le scorte al 6 ottobre erano a 188,85 TWh, che però non inficia il risultato positivo. A fine ottobre scorso si era arrivati al 94,7% ma ora non si esclude un netto avvicinamento a quella soglia. Detto ciò, restiamo comunque a un livello tra i più alti d’Europa. Abbastanza per coprire una quota significativa della domanda invernale.
Un vantaggio che ha diverse ragioni. Una spinta decisiva è arrivata dal premio di giacenza riconosciuto agli operatori, che ha reso conveniente riempire i depositi anche quando il mercato non lo consentiva. A questo si aggiunge una rete di forniture diversificata, con i gasdotti da:
Algeria;
Azerbaigian;
Libia.
A ciò si aggiungono i rigassificatori di:
Panigaglia;
Cavarzere;
Piombino.
Ultimo elemento da segnalare, poi, è una capacità di stoccaggio elevata rispetto ai consumi. Sul fronte alleanze, poi, è stato importante il viaggio di Giorgia Meloni a Oslo. Un momento chiave, perché si è trattato della prima visita di un presidente del Consiglio italiano in circa 15 anni. Il tutto con il tema della sicurezza energetica al centro.
Al netto di tutto ciò, siamo a un passo dall’obiettivo fissato dall’Arera: riempire gli stoccaggi al 90% entro il 31 ottobre. Con i depositi oltre l’88% al 6 ottobre, mancano dunque circa due punti percentuali. Un traguardo che appare alla portata entro la fine della stagione di stoccaggio.
Il gas russo
Con l’Europa che ha scorte basse, ogni carico in arrivo conta, compresi quelli dalla Russia. Secondo l’Ong tedesca Urgewald, nei primi nove mesi del 2026 i porti europei hanno ricevuto circa 16 miliardi di metri cubi di gas liquefatto russo.
Si parla di record, per un valore stimato di quasi 8 miliardi di euro. In pratica un carico su sette è russo, quasi tutto proveniente dall’impianto artico di Yamal. Inevitabilmente tutto questo fa scattare il dibattito. È vero che il gas di Mosca aiuta a riempire i depositi, ma l’Ue ha deciso di chiudere gradualmente il rubinetto.
I contratti brevi sono già vietati, mentre quelli di lunga durata lo saranno dal 1° gennaio 2027. Sostituire quei volumi, però, ha chiaramente un costo. Secondo l’istituto Ieefa, compensare le minori scorte con nuove importazioni costerebbe circa 3 miliardi di euro, il 12% in più di un anno fa, con il prezzo di riferimento europeo che si è mosso intorno ai 63-64 euro al megawattora sui mercati.
Rischi per l’inverno?
Rispondendo subito ai dubbi, il gas non dovrebbe mancare in inverno. I margini però sono stretti. Con poche scorte, infatti, sarà più difficile reggere un’eventuale ondata di freddo a fine inverno. Il gas liquefatto copre il 40% delle forniture europee e, per arrivare a primavera con una riserva di sicurezza, ne servirebbero quasi 100 miliardi di metri cubi in sei mesi.
Non si può soltanto guardare all’immediato, anzi. Sommando il calo delle scorte e lo stop al gas russo da gennaio, secondo Ieefa l’Europa potrebbe dover ridurre i consumi invernali del 7%, pari a 14 miliardi di metri cubi. Si spiega così l’agitazione di vari governi:
i Paesi Bassi hanno stanziato fino a un miliardo per riempire i depositi;
la Germania ha chiesto alla società pubblica Sefe di comprare altro metano;
l’Italia, con stoccaggi elevati, parte da una posizione più tranquilla rispetto ai consumi previsti.
Dipendenza da Trump
Sullo sfondo c’è però un elemento politico che si muove e può cambiare gli equilibri. A settembre infatti il Congresso americano ha approvato il Lindsey Graham Act. Ciò obbliga il presidente USA a valutare una lista di soggetti russi da sanzionare, tra cui Novatek, la società che controlla l’impianto di Yamal. Il primo termine scade il 18 ottobre.
Di fatto se Trump decidesse di colpire Novatek, banche, assicuratori e armatori sarebbero costretti a lasciare Yamal e il gas russo smetterebbe di arrivare in Europa con circa 2 mesi d’anticipo. La legge però consente anche di rinunciare alle sanzioni, motivando la scelta al Congresso. L’ipotesi per ora è descritta come “non improbabile”.
Il tutto però andrebbe a intrecciarsi con interessi d’affari, stando ad alcune ricostruzioni. Letture ancora da verificare, che però sottolineano come una parte della stabilità energetica europea passi anche per le scelte della Casa Bianca.
Il 15 e 16 ottobre è in calendario la riunione del Consiglio europeo e la linea di Giorgia Meloni è manifesta: “Agire subito in modo coordinato”, in primis per calmierare i costi dell’energia al fine di dare ossigeno a famiglie e imprese.
In vista dell’appuntamento cruciale, la presidente del Consiglio aveva già parlato al Senato e alla Camera puntando su competitività dell’Unione europea, sul caro energia e sull’accordo sul gas Trump-Putin.
La piattaforma comune europea
Anche l’Italia lavora alla creazione di una piattaforma comune con gli Amici della Coesione, finalizzata ad affrontare il negoziato sul bilancio pluriennale dell’Ue.
I 17 Amici della Coesione sono i capi di Stato e di governo di un gruppo di Paesi Ue uniti per difendere i finanziamenti destinati alla Politica di coesione e all’Agricoltura nel prossimo bilancio pluriennale.
Nella piattaforma sono inseriti i punti cruciali dell’accordo: nessun nuovo taglio al bilancio, sostegno alla Pac, sostegno alla Coesione (e non solo nei finanziamenti ma anche nelle regole di applicazione) no ai rebates, inserimento di risorse proprie ed equilibrate.
Il piano di Meloni per il Consiglio europeo
Così ha scritto su X la premier Meloni, in vista del Consiglio europeo, citando nell’incipit del suo messaggio il presidente della Romania:
Insieme a Nicușor Dan ho riunito i Capi di Stato e di Governo del gruppo degli Amici della Coesione in vista dell’#EUCO. Abbiamo deciso di restare uniti nel negoziato sul prossimo bilancio UE attorno a quattro priorità:
Questi i quattro punti citati:
risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni;
salvaguardare Coesione e Agricoltura sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento;
contribuzioni eque da parte degli Stati membri;
no agli sconti sui contributi nazionali.
La conclusione:
Continueremo a lavorare insieme perché queste priorità siano riflesse nell’accordo finale!
Costo dell’energia e competitività
Il giorno precedente, il primo tema affrontato da Giorgia Meloni nella comunicazione al Senato in vista del Consiglio Europeo era stato quello del costo dell’energia e del suo peso sull’economia.
Aveva spiegato che:
La questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese è il costo dell’energia. Nessuno può rispondere efficacemente da solo e per questo serve una risposta coordinata e rapida.
L’annuncio:
proposte per correggere il sistema ETS, perché il prezzo della CO2 rifletta l’economia reale e non le logiche della finanza;
rinvio dell’ETS2, che dal 2028 scaricherebbe nuovi costi su famiglie e imprese;
un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica;
semplificazione normativa e meno oneri amministrativi con l’Agenda “One Europe, One Market”.
Sul bilancio Ue, ovvero il prossimo Quadro finanziario pluriennale, Meloni aveva annunciato che non firmerà l’accordo per rispettare una data, ma “quando sarà giusto per l’Italia”.
I paletti:
no a un bilancio che ridimensioni la PAC;
ragionare su un rimborso graduale per il Next Generation EU;
più margine per misure come il taglio dell’Irpef.
Ucraina e Russia
Su Ucraina e Russia, la premier aveva criticato l’Europa:
Offre un’immagine di sé infantile ed è l’unico vero regalo che possiamo fare a Mosca, e di regali a Mosca di questi tempi ne abbiamo fatti abbastanza.
Per “regali” potrebbe però intendere il precedentemente citato accordo stipulato da Donald Trump con Vladimir Putin, che consente alla Russia di esportare più gasolio per far abbassare i prezzi. L’aveva definita una mossa “rischiosa” e una “legittimazione per Mosca”.
Sulla pace, aveva detto:
Il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile […], nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace.
Difesa e sicurezza
Si è poi toccato il tema della difesa e della sicurezza. Sul punto, Meloni aveva dichiarato che una maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Aveva quindi ribadito che:
Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro.
Meloni aveva richiamato l’attenzione su:
minacce ibride;
droni;
danneggiamento dei cavi sottomarini;
sabotaggi delle reti ferroviarie.
Al Consiglio si discuterà anche della situazione in Iran, puntando alla libertà di navigazione. Così aveva detto Meloni in Aula:
Per questo credo che l’Europa debba impegnarsi in prima persona, a partire dal rafforzamento dell’operazione Aspides nel Mar Rosso, che l’Italia oggi guida e che si regge in larga parte sul contributo di pochissime Nazioni. Servono più navi, e servono ora.
Gaza, Libano e Israele
Restando a Est, tra i temi c’è stata la sicurezza dello Stato di Israele, ma anche la preoccupazione per le azioni del Paese in Libano e in Cisgiordania. Meloni punta, con l’avvio del nuovo governo israeliano, ad aprire un nuovo percorso di pace.
Proporranno di:
riavviare il dialogo;
trasferire le entrate fiscali all’Autorità Palestinese;
bloccare gli insediamenti.
La Presidente del Consiglio aveva ribadito la necessità di inviare aiuti alla popolazione di Gaza e di compiere un primo passo (franco-italiano) per una pace duratura tra Israele e Libano.
Stato della migrazione
Per quanto riguarda i dati relativi al tema migrazione, la premier aveva rivendicato il calo di oltre il 50% in due anni degli ingressi irregolari. Come confermano i dati di Frontex:
gli attraversamenti irregolari in ingresso sono passati da circa 381 mila nel 2023 a poco meno di 178 mila nel 2025.
Il Consiglio Europeo discuterà dei flussi migratori, anche alla luce degli eventi di Ceuta. Meloni sottolinea la regolarità della scelta di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna.
Focus anche sulla richiesta di maggior spazio nel prossimo bilancio europeo per:
il Piano Mattei;
i return hub nei Paesi terzi.
Allargamento Ue
Sul tema dell’allargamento, l’Italia porterà al Consiglio Europeo il sostegno al processo di adesione basato sul principio del merito. Aveva dichiarato:
All’Unione, però, spetta riconoscere, senza ritardi, quei risultati con avanzamenti concreti.
Da qui la priorità è l’avanzamento di Montenegro e Albania.
Il caro energia torna al centro dell’agenda economica del Governo. Giorgia Meloni ha infatti indicato nel costo dell’energia “la questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese”.
Lo ha fatto nel corso delle comunicazioni rese al Senato, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Ha spiegato la necessità di “una risposta coordinata e rapida” su scala continentale, perché “nessuno può rispondere efficacemente da solo”.
Accanto al dossier energia, la premier ha toccato altri due nodi economici molto delicati:
trattativa sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea;
calendario dei rimborsi del debito legato al Next Generation Eu (strumento da cui dipende anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza).
Stretta sul metano: rinvio di un anno
Parlando di regole energetiche, la premier ha voluto rivendicate esplicitamente un traguardo raggiunto in campo europeo:
Ci sono sviluppi anche sul regolamento Ue sul metano. (…) Le nuove prescrizioni previste per gli importatori rischierebbero di restringere ulteriormente l’offerta disponibile e re nuove pressioni sui prezzi. Per questo abbiamo chiesto una sospensione temporanea di alcuni obblighi.
Meloni ha rivendicato il risultato come un successo italiano, ricordando quanto sembrasse difficile far avanzare la proposta. Ora però gli scenari sono diversi e “la Commissione europea ha deciso di rinviare di un anno l’entrata in vigore del regolamento”.
Di fatto da Bruxelles hanno annunciato la volontà di far slittare dal 2027 al 2028 gli obblighi legati alle importazioni di gas, petrolio e carbone, così da “evitare ulteriori pressioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento”. Il provvedimento, però, non è ancora definitivo. La proposta dovrà essere approvata formalmente dal Parlamento europeo e dagli Stati membri.
Caro energia, le richieste dell’Italia
C’è una chiara necessità di rivedere delle regole europee, ha spiegato Meloni. Sono state infatti pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale, ha ribadito. Se mantenute così come sono, rischiano “di aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando”.
Sul fronte economico il discorso è stato molto chiaro:
Le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti.
La richiesta portata al tavolo del Consiglio è quindi duplice:
intervento comune sui prezzi dell’energia;
semplificazione normativa che non penalizzi il sistema produttivo europeo.
Bilancio europeo, l’Italia non firma
Il passaggio più netto del suo intervento riguarda però il bilancio europeo, ovvero il prossimo Quadro finanziario pluriennale:
La presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Noi non siamo contrari per principio. (…) Non firmeremo però un accordo non vantaggioso per rispettare una data.
Di fatto l’intesa ci sarà, ma solo “quando sarà giusto per l’Italia”. Tracciati due confini ben chiari. Da un lato l’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione. Dall’altro, invece, sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione il Governo ha “diverse riserve”. Si punta ad “alleggerire per quanto possibile il peso sui bilanci nazionali, senza nuove tasse”.
Pnrr e Next Generation Eu: rimborsi più graduali
Sul fronte debito comune, la premier ha chiesto di “ragionare anche su un rimborso più graduale” del Next Generation Eu (lo strumento che ha finanziato il Pnrr). È fondamentale evitare che i rimborso “comprimano le altre politiche” europee, “proprio quando serve investire di più”.
Di fatto la proposta italiana è quella di diluire nel tempo la restituzione per non sottrarre spazio agli investimenti nazionali. Meloni si è inoltre detta aperta alle discussioni in merito, senza chiudere le porte a nuove forme di finanziamento comune, purché non si traducano in un peso ulteriore sui conti italiani.
Extra gettito Iva
Sul fronte meramente interno, Meloni ha indicato nell’extra gettito Iva una leva da destinare a famiglie e imprese. Un passaggio ponte che collega il suo lungo discorso europeo alla legge di Bilancio in lavorazione.
Di fatto le risorse disponibili per misure come il taglio dell’Irpef dipenderanno anche dai margini negoziati a Bruxelles, oltre che dall’andamento delle entrate. Tutto ciò viene sottolineato in una fase cruciale, con l’esecutivo alle prese con coperture limitate e un quadro macroeconomico che resta sotto osservazione.
L’inizio dell’inverno 2026 mette gli italiani di fronte alla domanda su come riscaldare le proprie abitazioni nella maniera più economica ed efficiente possibile. Dopotutto il riscaldamento della casa causa un enorme impatto sul consumo di energia e quindi sui costi in bolletta, soprattutto se si utilizzano sistemi vecchi da aggiornare. Qual è quindi il sistema di riscaldamento più economico?
Qual è il riscaldamento più economico oggi?
Un’alternativa più economica alla caldaia a gas è la stufa a legna o a pellet, quindi una caldaia a biomassa. La convenienza dipende soprattutto dal costo delle materie prime che sono facilmente reperibili, soprattutto se si possiede una casa in montagna. Lo svantaggio in molti casi è la manutenzione, che ha un costo più elevato.
Quali sono le biomasse?
Quali sono gli altri combustibili da biomassa? Facciamo riferimento alle fitomasse, ovvero le biomasse provenienti da piante come:
legna;
pellet;
cippato;
noccioline;
sansa;
segatura.
Ma dentro si trovano anche sottoprodotti agricoli come paglia e ramaglie, oppure i residui dell’industria alimentare locale come la vinaccia, la sansa e l’agri-pellet.
Ognuna di queste ha caratteristiche specifiche, che vanno dall’efficienza al basso costo, fino alla semplificazione dello stoccaggio o all’assenza di impurità.
Riscaldare l’abitazione con le biomasse può essere più o meno vantaggioso a seconda di quale si utilizza, dal cippato di legno alla legna da ardere, fino al pellet. La soluzione più economica, grazie a una filiera corta e alla disponibilità locale che riduce i costi di trasporto o approvvigionamento, è il cippato di legno a 32 euro al megawattora, la metà della legna da ardere che invece si stabilizza a 67 euro circa al megawattora.
Quanto si risparmia con il pellet rispetto al gas?
Le tensioni geopolitiche internazionali hanno spinto in alto i prezzi dell’energia e le biomasse legnose per il riscaldamento si confermano per il 2026-2027 le soluzioni più stabili, economiche e sostenibili.
Anche se da gennaio 2026 il pellet sta registrando una crescita del 27% rispetto all’anno precedente, resta ancora il più competitivo se messo a confronto con il costo dell’energia per megawattora. Mettendo a confronto i dati ARERA e i prezzi del pellet certificato ENplus A1:
Combustibile
Unità di Misura
Costo Medio (Ottobre 2026)
Costo Termico (€/MWh)
Risparmio stimato vs Metano
Legna da Ardere
Ton / Quintale
~18 – 22 € / q.le
60 – 67 €
fino al 45%
Pellet (ENplus A1)
Sacco 15 kg
~7,10 – 7,30 € / sacco
96 – 99 €
fino al 18%
Gas Metano
Smc
~1,05 – 1,15 € / Smc
110 – 115 €
Riferimento
GPL
Litro
~1,15 – 1,25 € / Litro
135 – 145 €
Più caro del Metano (+20%)
Gasolio Riscaldamento
Litro
~1,40 – 1,50 € / Litro
140 – 150 €
Più caro del Metano (+30%)
Quale consuma di più: la stufa a pellet o il condizionatore?
Con lo stesso principio si può rispondere alla domanda su quale consumi di più tra stufa a pellet e condizionatore. Da una parte abbiamo l’utilizzo di un elettrodomestico a energia elettrica, che subisce gli effetti della vulnerabilità internazionale rispetto agli aumenti di prezzo dati dall’instabilità in Medio Oriente; dall’altra abbiamo il prezzo delle biomasse, piuttosto stabile nel tempo, che utilizza risorse locali e quindi è indipendente dalle importazioni.
I dati dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali ci raccontano che l’Italia dispone di un grande patrimonio forestale, di oltre 11 milioni di ettari su circa il 40% del territorio. Si tratta di un potenziale definito “poco sfruttato” perché utilizzato tra il 18% e il 37% rispetto a una media europea del 73%.
Con le biomasse si risparmia sul gas e si toglie la propria abitazione dal sistema di dipendenza energetica. A ricordarlo è il presidente dell’associazione, Marco Bussone.
Quale scegliere?
È difficile dare una risposta univoca, perché per diversi tipi di impianti di riscaldamento serve un investimento iniziale piuttosto elevato. Certo, si può rientrare dalla spesa nel corso del tempo, ma questo non risponde direttamente a cosa convenga per l’inverno 2026-2027 che ormai è alle porte. Per esempio, un primo modo per risparmiare sul riscaldamento è passare da una vecchia caldaia a gasolio a una a metano. Si può poi puntare sulle pompe di calore, ma senza fotovoltaico non portano a risparmiare così tanto.
Il riscaldamento domestico sta andando verso un’integrazione tra tecnologie, in particolare in un edificio efficiente, ovvero con cappotto termico e adeguatamente isolato, al quale si aggiunge l’energia elettrica prodotta da pannelli fotovoltaici e una pompa di calore per costruire un unico sistema.
Per ottenere questo risultato ci sono dei bonus da poter utilizzare, come il “Conto Termico“, cioè il contributo diretto erogato dal Gestore dei Servizi Energetici per chi sostituisce un vecchio impianto di riscaldamento con un moderno impianto a pellet o legna. Oppure si può guardare agli interventi di riqualificazione energetica o ristrutturazione edilizia con Ecobonus e Bonus Casa.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa il Governo avrebbe deciso di rimandare l’attivazione delle accise mobili sui carburanti, dopo che le compagnie petrolifere hanno deciso, venerdì 9 ottobre, di reintrodurre il price cap a 2,19 euro al litro per il diesel.
Una scelta che permette all’esecutivo di accumulare ancora più extragettito dall’Iva che si applica in percentuale sul costo, molto alto, dei carburanti. In questo modo il Governo dovrebbe avere circa 170 milioni di euro da utilizzare per interventi straordinari dopo il 31 ottobre, quando il price cap dovrebbe terminare.
Niente accise mobili, per ora
Il Governo aveva ipotizzato di attivare le cosiddette accise mobili dopo che, lo scorso 5 ottobre, erano tornate in vigore tutte le tasse sui carburanti. Le accise mobili sono un sistema di sconto che si basa su un meccanismo della tassazione dei carburanti:
le accise sono fisse, calcolate in un certo numero di euro al litro;
l’Iva, l’altra tassa che grava sui carburanti, è percentuale, quindi aumenta all’aumentare del prezzo.
Questo significa che, quando i prezzi dei carburanti crescono, cresce anche il gettito di tasse che viene pagato allo Stato dai distributori. Le accise mobili sono l’idea di utilizzare questo gettito in eccesso per abbassare le accise.
Perché il price cap era aumentato
Negli scorsi giorni le aziende petrolifere che avevano aderito all’iniziativa del price cap, limitando i prezzi massimi del diesel a 2,19 euro al litro e della benzina a 1,99 euro al litro, avevano aumentato i prezzi di circa 7 centesimi.
Questo era accaduto perché lo scorso 5 ottobre era scaduto anche l’ultimo sconto sulle accise previsto nei mesi scorsi per contrastare l’aumento dei prezzi del diesel. Le società del settore, visto l’aumento delle tasse, avevano scaricato questo costo extra sui clienti. Il 9 ottobre, però, è stato annunciato che i prezzi del price cap torneranno quelli precedenti.
L’extragettito per novembre
La scelta di non attivare le accise mobili ha due conseguenze:
i prezzi dei carburanti rimarranno alti, per il momento;
lo Stato potrà accantonare l’extragettito dell’Iva sui carburanti.
Questo potrebbe permettere al Governo di intervenire in futuro in maniera più decisa sulle accise, in particolare a partire dal 31 ottobre, la data in cui l’iniziativa del price cap dovrebbe scadere. A quel punto lo Stato dovrebbe aver accumulato tra i 160 e i 170 milioni di euro, che potrebbe utilizzare nel caso in cui i prezzi siano ancora troppo alti.
Quanto costano i carburanti in Italia
Il prezzo dei carburanti in Italia sta calando negli ultimi giorni. Il costo medio attuale è di:
2,038 euro al litro per la benzina;
2,260 euro al litro per il diesel;
0,790 euro al litro per il gpl;
1,926 euro al litro per il metano.
Il calo è dovuto principalmente al fatto che il traffico nello Stretto di Hormuz sta tornando ai livelli precedenti alla guerra. Hanno avuto poco effetto invece sia l’annuncio del rilascio delle riserve strategiche dei Paesi del G7, sia l’accordo tra Trump e Putin sulle esportazioni russe. Quest’ultimo è particolarmente insignificante, visto che la Russia sarà autorizzata a esportare in totale nei prossimi 4 mesi una quantità di diesel che il mondo consuma in meno di 12 ore.
L’esenzione dal pagamento del bollo di circolazione può compensare temporaneamente il caro carburanti senza passare dal prezzo alla pompa. Ma favorisce chi usa poco l’auto. E le economie sul Pnrr, ancora da accertare, possono coprire un solo anno.
Lo sconto sul diesel costa ed è poco selettivo. Ma aiuti basati sul solo reddito delle persone non garantirebbero più equità. Perché, a parità di risorse disponibili, la necessità di usare l’auto e quindi consumare carburante può essere molto diversa.
Il governo ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto sul gasolio, spendendo altri 105,6 milioni. Ma il taglio fiscale non si trasferisce automaticamente alla pompa. Un’imposta sugli extraprofitti può finanziare gli aiuti, non correggere il prezzo: più coerente studiare in sede europea un tetto dinamico agli spread eccezionali, con salvaguardie per le importazioni.
Le accise non sono solo una fonte di gettito, sono strumenti per orientare i comportamenti dei cittadini. Vale per il tabacco come per i carburanti. Serve dunque coerenza tra le misure introdotte e gli obiettivi che la politica pubblica dichiara di perseguire.
Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, QuiFinanza vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 2.028 per la benzina, 2.261 per il diesel, 0.797 per il gpl, 1.989 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Abruzzo
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Abruzzo.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.253
Benzina
SELF
2.031
GPL
SERVITO
0.782
Metano
SERVITO
1.938
Basilicata
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Basilicata.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.311
Benzina
SELF
2.070
GPL
SERVITO
0.776
Metano
SERVITO
1.897
Bolzano
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.268
Benzina
SELF
2.042
GPL
SERVITO
0.868
Metano
SERVITO
1.963
Calabria
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Calabria.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.291
Benzina
SELF
2.051
GPL
SERVITO
0.820
Metano
SERVITO
1.966
Campania
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Campania.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.300
Benzina
SELF
2.068
GPL
SERVITO
0.753
Metano
SERVITO
1.868
Emilia Romagna
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Emilia Romagna.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.252
Benzina
SELF
2.017
GPL
SERVITO
0.770
Metano
SERVITO
1.974
Friuli Venezia Giulia
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.260
Benzina
SELF
2.022
GPL
SERVITO
0.766
Metano
SERVITO
2.103
Lazio
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Lazio.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.247
Benzina
SELF
2.018
GPL
SERVITO
0.764
Metano
SERVITO
1.993
Liguria
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Liguria.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.239
Benzina
SELF
2.006
GPL
SERVITO
0.863
Metano
SERVITO
1.973
Lombardia
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Lombardia.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.247
Benzina
SELF
2.009
GPL
SERVITO
0.765
Metano
SERVITO
1.916
Marche
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Marche.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.241
Benzina
SELF
2.016
GPL
SERVITO
0.795
Metano
SERVITO
2.023
Molise
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Molise.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.275
Benzina
SELF
2.040
GPL
SERVITO
0.807
Metano
SERVITO
1.960
Piemonte
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Piemonte.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.251
Benzina
SELF
2.011
GPL
SERVITO
0.760
Metano
SERVITO
1.940
Puglia
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Puglia.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.273
Benzina
SELF
2.039
GPL
SERVITO
0.762
Metano
SERVITO
1.947
Sardegna
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Sardegna.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.253
Benzina
SELF
2.023
GPL
SERVITO
0.863
Sicilia
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Sicilia.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.275
Benzina
SELF
2.036
GPL
SERVITO
0.813
Metano
SERVITO
2.116
Toscana
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Toscana.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.249
Benzina
SELF
2.020
GPL
SERVITO
0.780
Metano
SERVITO
2.058
Trento
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella provincia autonoma di Trento.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.252
Benzina
SELF
2.022
GPL
SERVITO
0.809
Metano
SERVITO
2.130
Umbria
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Umbria.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.242
Benzina
SELF
2.020
GPL
SERVITO
0.792
Metano
SERVITO
2.039
Valle d’Aosta
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Valle d’Aosta.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.254
Benzina
SELF
2.013
GPL
SERVITO
0.869
Veneto
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 23 ottobre 2026 nella regione Veneto.