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“A Milano rischio violenze neofasciste”, “Piazza unita anche con i neri”: i collettivi studenteschi contestano gli apolitici di Telegram. “Usate chat segrete e messaggi cifrati”

20 October 2026 at 17:51

Le locandine sono pronte, in vista delle proteste di sabato 24 ottobre, a Milano e nelle principali città del centro e del nord Italia. “Diffondiamo ovunque, facciamo girare e stampiamo e attacchiamo ovunque in città”, è l’invito lanciato alle 9 del mattino nel gruppo Telegram Movimento 17 ottobre. La chat conta oltre 3.500 iscritti e 1.600 messaggi, raccolti in poco più di 24 ore. Gli anonimi contestatori sono divisi, a giudicare dalle conversazioni di queste ore. Una corrente invoca un’organizzazione in vecchio stile, con lo striscione in testa al corteo e servizio d’ordine per gestire infiltrati e provocatori violenti, additati come neofascisti o agenti in borghese. La linea tradizionale è sostenuta dai collettivi studenteschi milanesi, di sinistra. Propongono l’esclusione dell’estrema destra dalle manifestazione. Ma in chat molti non sono d’accordo e rilanciano l’unità della piazza, rifiutando etichette politiche e includendo i “neri”: “O ma parlate tutti di fascisti che non volete, ma stiamo facendo una protesta per una rivoluzione? O contro i fascisti, si deve scendere tutti insieme se volete qualcosa”, scrive un utente. “Dobbiamo avere un indirizzo politico chiaro”, ribatte il nickname Nuel.

La frattura tra collettivi studenteschi di sinistra e gli apolitici di Instagram e Telegram

La frattura non si esprime solo in chat. I rappresentanti delle due anime si sono riunite in assemblea alla vigilia delle proteste, per valutare la possibilità di unirsi in piazza. Da una parte gli studenti dei collettivi. Dall’altra, gli organizzatori della pagina Instagram Italiainpiazza17, detonatore social delle contestazioni di sabato. I primi hanno risposto picche, per due ragioni. La prima: “Possibile presenza di realtà neofasciste all’interno del corteo”. La seconda: “Mancanza di una linea politica chiara e l’eccessiva vaghezza del messaggio della manifestazione”. Così le strade si sono divise, come illustra il verbale della riunione, in possesso de ilfattoquotidiano.it. Il timore di violenze da parte dell’estrema a destra, a Milano, riecheggia forte anche nel gruppo Telegram.

“Neofascisti a Milano. Occupiamo il Comune per depistare militari a piazza Duomo”

“Qualcuno ha notizie sulla presunta presenza di neofascisti violenti?”, scriveva in chat SoraKH, ieri. “Sono arrivate voci che si stanno organizzando per il 24, 1700 persone armate ma dubito fortemente”, l’immediata risposta del profilo Giulio Andreotti. “Facciamo ronde antifa”, propone Sivallettoh. “Rimaniamo compatti e cerchiamo comunque di fare qualcosa”, rimbecca “Andreotti” invitando all’unità. Non solo i gli estremisti di destra. In chat, la frangia “politica” teme devastazioni indiscriminate, senza escludere azioni non violente contro i palazzi istituzionali.

Poco dopo la mezzanotte, un messaggio ammoniva sui militari a Milano, suggerendo di ingannare agenti e provocatori per manifestare in sicurezza: “Stanno mobilitando l’esercito per sabato in Duomo state attenti, cambiare zona in anonimato, senza farlo sapere create gruppi chiusi con controlli su chi entra. E organizziamo. Una cosa fatta bene così la celere si scontrerà con i mong… che vanno a distruggere, e noi dall’altra parte potremo fare qualcosa di serio!”. E ancora: “Depisterei gli sbirri facendogli credere che scendiamo al Duomo, e invece si va altrove, questo di sicuro non fermerà la celere nell’esercito ma ci potrebbe far guadagnare tempo..”. L’utente, con nickname M, propone un nuovo obiettivo della protesta: “Andiamo a Loreto davanti al Comune e occupiamolo”. “Vanno fermati tutti gli edifici che impattano sul sistema”. Vengono citate citate Inps e banche.

“Esercito in piazza? No paranoia, propaganda di Meloni”

Molti in chat temono il pugno duro del governo contro la piazza. Il profilo Movimento 17 Ottobre condivide il lancio di agenzia con l’annuncio del vicepremier Tajani: “Cinquecento militari in più a Milano”. Anche in Toscana qualcuno è preoccupato: “A Firenze come pensate di fare che è pieno di militari?”. “Noi siamo pirati”, la risposta accompagnata da un’illustrazione ad hoc firmata dall’Intelligenza artificiale. A chi invoca rassicurazioni giungono risposte spavalde: centinaia di militari “in una città come Milano non fanno un cazzo. Solo propaganda” di Meloni, “una mossa di Giogggggia per farsi dire brava, sta facendo qualcosa questo governo”. I prudenti sottolineano che “avranno diritto di arrestare” e “chi è maggiorenne, cosa rischia?”. La risposta elenca “il fermo, devastazione e saccheggio (c.p 419), resistenza a pubblico ufficiale (c.p 337) nei casi peggiori pluriaggravata. Ma è sempre stato così, non fatevi prendere dalla paranoia”, incoraggia Demetrius. Molti non sono convinti. Il “principe Sayan” dice di vivere a Catania e punta il dito contro le priorità del governo: “Al sud ci sono i supermercati vuoti e questi il massimo che fanno è schierare 500 militari”.

24 ottobre, la mappa delle proteste: Bologna, Torino, Roma, Bari, Padova, Genova

Il gruppo Telegram, oltre alla chat generale con migliaia di messaggi, è divisa in canali di comunicazione locali. Bologna, Torino, Roma, Bari, Padova, Genova: ciascuna città ha la sua chat separata per consentire l’organizzazione sul posto. Ogni sottogruppo ha condiviso la locandina per l’appuntamento del 24 ottobre. E in “zona Marche niente?”, chiede Kknote. “Ad Ancona non si fa niente di serio”, dice sconfortato. Al Sud “Irma Bandiera” – che prende il nome da un’eroica partigiana di Bologna – tratteggia il dipinto della decadenza: “Gli agricoltori e i fornai stanno protestano per il caro carburante e mancanza di materie prime, noi giovani non riusciamo a vedere un futuro, salari bassi e lavori precari, mentre le nostre famiglie faticano a curarsi per i costi e le liste d’attesa, mentre le scuole cadono a pezzi”.

Chat segrete per organizzarsi: Signal Bitchat, Briar. E GrapheneOS per cancellare i dati

Quello che è emerso in questi giorni, cioè che si tratta di gruppi di contestatori così diversi, divisi per geografia e idee politiche, piomba anche sulle chat dei social. L’ala movimentista, nata sui social con il fortino su Telegram, rifiuta capi, gerarchie e disciplina: “Il nostro obiettivo è decentralizzare il più possibile questa rete, così che sia difficile per lo Stato reprimerci. Più siamo diffuse e diffusi, più siamo forti”, mette in chiaro il post fissato all’inizio della chat. Si prediligono i messaggi cifrati in chat per dare il via alle proteste locali: “L’organizzazione spetta a ogni città, in autonomia: di persona, nelle piazze, e su gruppi Signal creati da chi partecipa, in modo anonimo. Questi gruppi vanno aperti solo per la giornata di piazza e cancellati subito dopo”. Non solo Signal, dice un utente, ma anche “Bitchat durante le manifestazioni, che non usa dati cellulare”. Così “possiamo depistare i puffi”, ovvero gli agenti, “perché lavora solo bluetooth”. Anche Briar è consigliata, oltre a GrapheneOS per cancellare all’occorrenza ogni dato sullo smartphone.

“C’è qualche maggiorenne qui?”

La cosiddetta “decentralizzazione”, che appare come un “caposaldo” dei fondatori del gruppo Telegram, viene contestata. “Il Moicano” invoca soluzioni vecchio stampo, come quelle dei partiti di sinistra negli anni della contestazioni: “Ma come è strutturata la manifestazione?? Parlo di ruoli, perché secondo il mio umile parere bisogna avere una prima linea, un servizio di ordine (per arginare eventuali “infiltrazioni di stato” chiamiamole così) Poi bisogna avere chi mostra gli striscioni che prevalentemente dovrebbero essere anziani e donne, cosa contraria per la prima fila…”. Dice di avere 37 anni. Molti in chat sono più giovani, forse anche minorenni. “C’è qualche altro ragazzo maggiorenne qui?”, domanda un utente. Ma arriva l’alt del nickname Movimento 17 ottobre: “Non date informazioni personali. Molti sbirri fanno questo tipo di domande. Stiamo attenti”. Syrex insiste: “Quanti anni avete voi raga?”. Nessuna risposta. Ma giunge l’appello per sgli studenti delle scuole superiori: “Per tutti i liceali qua dentro: organizzatevi con i vostri collettivi, perché “di persona in una scuola siete intoccabili”.

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“Spaccare tutto giova a Meloni e Vannacci”, “meglio, così cresce la rabbia”: ecco la chat di chi protesta in piazza

20 October 2026 at 11:13

Una corrente dice: violenze e devastazioni in piazza giovano al governo Meloni e mettono le ali a Vannacci. La fazione avversa sostiene: saccheggi e vetrine rotte sono la via della rivoluzione, destra e sinistra uguali sono e se la premier rivince le elezioni, tanto peggio tanto meglio, in attesa che l’Europa ci porti in guerra. La chat del neonato gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre”, all’indomani degli scontri in piazza durante le manifestazioni contro il carovita, è volata a più di 3mila iscritti superando 3.200 messaggi. Numeri in continua crescita. Uno avanza il dubbio sullo zampino delle autorità nella nascita del rifugio virtuale: “Dove sono i vertici” del Movimento 17 ottobre? “Chi sono? Il governo ha la possibilità di creare gruppi antisistema funzionali, ricordiamocelo”.

“Violenze in piazza? Propaganda per Futuro nazionale e premier oltre il 50 per cento”. “Se rivince, succederà un casino”

La discussione evoca un confronto tra massimalisti e riformisti da socialismo novecentesco. Ma volti e nomi reali lasciano il pasto a nickname come Antikorpo, Zankiklat, Giassssss, citazioni da Prima Repubblica come Umberto Bossi e Giulio Andreotti, fino all’anarchico Gaetano Bresci. Le analisi, nel breve spazio di un post, sono fulminee, tra sfottò, sporadiche bestemmie e qualche insulto, citazioni storiche e previsioni sociali, evocazioni di Marx e della Rivoluzione francese. Un flusso di coscienza politico-digitale difficile da tracciare in una mappa. La slavina di messaggi è anonima e senza indizi sull’età dei mittenti. Ma il tono suggerisce temperamenti lungi dall’età matura. “Più spacchi, più Meloni arriva al 50 per cento”, dice uno. “Meglio”, risponde un altro illustrando la sua teoria algebrica: “Se rivince succederà un casino della madonna, e la gente si incattivisce ancora e ancora. E’ matematica”. Ma così diventiamo “strumento di propaganda per Futuro Nazionale”, dice un fautore della linea legalitaria. “Hai dimenticato di correre nei prati prendendosi per mano”, ironizza un sostenitore degli scontri in piazza. Gaetano Bresci prende in giro la cautela dei riformisti: “Ora cosa volete dire: ‘fate il gioco delle destre’ e ‘ragazzi, calma, ne parliamo in Parlamento?’”. Qualcuno insiste sulle violenze utili alla propaganda della maggioranza, perché “il governo dice: avete visto? Sono teppisti”. “Assolutamente no”, risponde chi tifa scontri, opponendo il discrimine tra i bersagli delle violenze: “La distruzione deve esserci ma metodica, banche e instituti (sic) di credito”. Però “massacrare la commessa più disperata di me spinge la gente a destra”, prosegue il confronto. Dunque a che servono le violenze contro le sedi delle finanza? “Così non paghi il mutuo”, chiude il discorso l’utente chiamato PermAerus.

“Saccheggiare e imbrattare è lotta di classe? Arriveranno cecchini sui tetti”. “Tanto l’Europa ci porterà in guerra”

Tanti contestano i saccheggi e gli imbrattamenti in piazza. La risposta di un massimalista offre uno sgangherato parallelo tra i giacobini e le piazze italiane: “Durante la Rivoluzione francese hanno ghigliottinato e raso suolo paesi interi, questo è niente”. Un altro sale in cattedra tra Marx e le scienze dure: “Se hai studiato la storia sai benissimo che sfasciare le città è un risultato della lotta di classe. Nessuno dice che è giusto, ma è matematico”. Però alimentando i saccheggi ci ritroveremo “con i cecchini sui tetti stile Koreani anni 90”, dice un altro paventando la deriva securitaria. E del resto, “saccheggiare e imbrattare me la chiami lotta di classe”? Rincara un riformista con l’emoticon della risata. Un altro marxista predica calma in attesa di tempi maturi: “Il tanto peggio tanto meglio non funziona, è necessario il processo storico che porti alla rivoluzione”. E nel frattempo? “Con il campo largo stessa situazione, uno o due anni di governo, zero riforme, e così la destra cresce”, la pessimista profezia sulla sinistra di Conte e Schlein. Intanto, “L’Europa ci porterà in guerra”, la fosca previsione di altro. Sui partiti l’ottimismo non è di casa: “I giovani ancora si iscrivono alle sezioni giovanili, non comprendono che li preparano a diventare parassiti come loro. Non bisogna distinguere destra e sinistra, ma agire bloccando il Paese”, esorta un campione delle linea dura. E il sud Italia? Domanda uno. “Sono di Foggia, la situazione è grave ma qui la gente dorme”, la risposta sconfortata. A protestare in piazza “dovrebbe esserci mezza provincia con gli agricoltori e invece…”, aggiunge un altro.

“Comunicazioni segrete? Nessun rifugio tecnologico, basta rispettare la legge”. “E se ci fossero infiltrati in chat?”

Qualcuno discute sugli strumenti di comunicazione migliori per mettersi al riparo dall’orecchio delle forze dell’ordine, pianificando gesti contro la legge: “Signal, Session, SimpleX”. E parte la ramanzina: invece di complottare “basterebbe non incitare all’odio e alla violenza e condividere idee costruttive che stanno a cuore alle persone”. Dunque “nessun rifugio tecnologico, per non temere le telecamere con l’Intelligenza artificiale basta non compiere atti illegali”. La risposta è scettica: “Se crediate davvero che marciare cambi le cose, in bocca al lupo”. I messaggi si susseguono all’infinito tra timori di agenti della Postale infiltrati nella discussione virtuale e richieste di garanzie sull’identità dei capi. “Assicuratevi verso chi condividete il gruppo”, ammonisce uno. “Tanto gli sbirri e la Digos entreranno lo stesso ahahahahaha”, risponde un altro. Nel mistero, procede l’altalena tra battute e toni seriosi, allarmi sulla propaganda israeliana e bot russi indistinguibili dagli umani. Nel 900 i massimalisti e riformisti si scontravano al Congresso del Partito socialista, mettendoci la faccia e carte alla mano. Ora le idee sulle proteste sociali annegano in un profluvio di parole anonime su Telegram.

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“Violenza è il manganello dello sbirro, in piazza ogni sabato”: il gruppo Telegram, le istruzioni ai novizi e le “ricette per il caos”

19 October 2026 at 11:51

La prima regola del gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre” è l’anonimato, assoluto. Il secondo comandamento è seguire le istruzioni, in caso di fermo e arresto, perché le “Ricette per il caos” possono condurre nelle mani degli agenti. Ad esempio, per bersagliare le multinazionali, si “possono mettere a segno una serie di tattiche diverse contro un determinato obiettivo in un giorno in cui ferve lo shopping”, dice il “manuale di resistenza urbana” pubblicato nel 2004, tra i primi documenti condivisi.

Le città mobilitate e il racconto dei saccheggi in stile Robin Hood

Dopo le violenze e le guerriglie urbane durante le manifestazioni contro il carovita, l’annuncio pubblicato sulla piattaforma tecnologica è chiaro e minaccioso per Giorgia Meloni: “Mobilitazione permanente ogni sabato. Fino alla caduta di questo governo ladro”. L’appuntamento nel fine settimana è alle 15, dopo la chiusura delle scuole a partire da Milano, in piazza Duomo. Ma anche piazza Nettuno a Bologna, piazza Castello a Torino, Circo Massimo a Roma, piazza Santa Maria Novella a Firenze, piazza Mazzini a Padova, piazza Umberto I a Bari e piazza De Ferrari a Genova.

Il biglietto da visita è consegnato alle forze dell’ordine: “Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l’unica violenza nel manganello degli sbirri”, dice la descrizione della neonata pagina Instagram, invitando a unirsi al gruppo Telegram. Gli iscritti sono circa 250, sulla piattaforma di Pavel Durov, proprietario e fondatore inquisito in Francia. Almeno 30 sono online da stamattina, per scrivere post e ricevere istruzioni. E’ un gruppo privato, invisibile durante la ricerca su Telegram. Si accede solo con un link d’invito. Da fuori, ogni contenuto è blindato. Varcata la soglia d’ingresso, il messaggio arriva dritto al sodo: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”, si legge in un post. I gestori della pagina aggiungono: “Rigettiamo tutte le accuse al mittente. Violento è questo sistema che ci uccide”. Tra i pochi post campeggia un video. Si vedono alcuni ragazzi donare a un senzatetto il bottino del saccheggio nei negozi al centro di Milano. Il romanzo di un fuorilegge in versione Robin Hood, con venature marxiste: “Esproprio proletario”, la dicitura della clip.

“Filma la polizia e resta zitto”

Una sezione del gruppo è dedicata ai “materiali per lo studio”. Un manuale delle istruzioni per catechizzare i novizi in caso di fermo a arresto. Primo: “Non dire niente alla polizia”. Secondo: “Filma la polizia durante l’arresto e il loro comportamento durante il fermo”. Qualora un sodale di lotta finisca tra le mani degli agenti, “puoi tentare di liberarlo, passargli il contatto di un avvocato, o chiedere di gridare il suo nome e cognome per segnalarlo ad un legal team (se ne hai uno)”. In caso di ferimento, “chiedi assistenza medica (meglio se in piazza, che in commissariato, i medici della polizia non sono tuoi amici)”. Tacere è la regola d’oro: “Se ti arrestano, usa il tuo diritto a rimanere in silenzio e chiedi immediatamente l’assistenza legale. Non dire niente alla polizia, anche se loro ti dicono ‘è nel tuo interesse’, ogni cosa che dici può diventare una prova, non ci sono conversazioni amichevoli”. Il consiglio è stare zitti, con le forze dell’ordine, “molto meglio che rispondere selettivamente alle domande”. Dunque “non parlare e non firmare nulla prima di aver parlato con un avvocato”. Il monito è “non cadere nelle loro trappole psicologiche (hanno un addestramento apposito)”, sfruttando il “classico” salvagente: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. La raccomandazione è “evitare di alzare il livello di tensione, cerca di mostrarti tranquillo”. L’invito è proseguire la battaglia anche dopo la piazza, restando vicino ai compagni detenuti: “Partecipa ad un sit-in di fronte ai luoghi della loro carcerazione. La solidarietà con le persone arrestate è parte della lotta. Non limitarti alla manifestazione”.

Le “regole di sicurezza” si fondano sull’anonimato online assoluto. Perché i gruppi sulla piattaforma sono privi della segretezza garantita dalla cifratura end-to-end. Dunque, “i messaggi stanno sui server di Telegram, che dal 2024 dichiara di poter fornire IP e numero di telefono alle autorità su richiesta legale”. Per restare nell’ombra, il gruppo esorta “subito” a cambiare le impostazioni della privacy, con una guida molto dettagliata: certo, sostituire il nome vero con uno “user name”. Ma anche molto altro.

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“Italia in Piazza”, la rete Telegram ribolle dopo gli scontri a Milano: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo” 

19 October 2026 at 10:06

Chi c’è dietro “Italia in Piazza“, il movimento nato sui social al quale sono state associate le manifestazioni sfociate in due giorni di guerriglia urbana nel centro di Milano? Una realtà comparsa appena tredici giorni prima degli scontri, cresciuta rapidamente attraverso una rete di profili nazionali e territoriali e capace di mobilitare migliaia di giovanissimi. Ma anche un contenitore eterogeneo, attraversato da posizioni molto diverse, nel quale la maggioranza degli interventi pubblicati su Telegram prende le distanze dalle devastazioni del fine settimana. È il quadro che emerge incrociando la ricostruzione pubblicata da Il Giornale con un’analisi delle conversazioni online riportata dall’AGI.

Italia in Piazza, il movimento nato il 4 ottobre e i collegamenti con gli attivisti

Secondo quanto ricostruito da Il Giornale, tutto comincia il 4 ottobre, quando su Instagram compare un account dedicato alla mobilitazione nazionale del 17 ottobre. Il movimento si presenta come espressione spontanea del malcontento giovanile, richiamandosi apertamente alle proteste che negli ultimi mesi hanno attraversato diversi Paesi europei. “Unendoci al clima di insoddisfazione e coraggio che sembra respirarsi ormai in tutta Europa, tra Francia, Spagna, Belgio, Germania, anche l’Italia è pronta“, si legge in uno dei messaggi diffusi prima della manifestazione. Nei contenuti pubblicati compaiono immagini di cortei, fumogeni, incendi e proteste internazionali, accompagnate dall’invito a trasformare il malcontento individuale in una mobilitazione collettiva. La rete si sviluppa rapidamente attraverso pagine territoriali dedicate a diverse città italiane, tra cui Milano, Roma, Torino e Brescia. Gli organizzatori rivendicano un’identità estranea alle tradizionali appartenenze politiche, sintetizzata nello slogan “No a partiti, no a sindacati“. Sempre secondo Il Giornale, i contenuti vengono diffusi anche in collaborazione con Erick Jara, Capodittaglia e Nuovi Italiani, movimento riconducibile allo stesso Jara, già candidato nella lista civica Milano Libera. La ricostruzione segnala inoltre iniziative condivise con il Fronte rivoluzionario italiano, evidenziando collegamenti con ambienti dell’attivismo politico. Una rete di relazioni che, secondo il quotidiano, suggerirebbe un’organizzazione più strutturata di quanto lasci intendere la presentazione del movimento come iniziativa spontanea. Resta tuttavia da distinguere l’attività di promozione delle manifestazioni dalle responsabilità per le violenze: i collegamenti social e politici non dimostrano, di per sé, un coinvolgimento nell’organizzazione degli assalti.

Le chat Telegram di Italia in Piazza: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo”

A offrire un quadro più articolato del movimento sono però le conversazioni nella chat Telegram di “Italia in Piazza”, analizzate dall’AGI. Tra gli oltre 14mila messaggi presenti nel gruppo, la maggior parte degli interventi esaminati dall’agenzia esprime una netta contrarietà alle violenze che hanno devastato Milano. “Se vai alle manifestazioni per andare a spaccare in piazza non ci andare proprio“, scrive un partecipante. Un altro è ancora più esplicito: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo senza possibilità di replica“. Le discussioni restituiscono l’immagine di una mobilitazione nella quale convivono istanze di protesta sociale, rabbia verso le condizioni economiche e posizioni radicali, ma anche la volontà di dissociarsi dai saccheggi. “Tu stai là per altro, non per rubare ai negozi, bisogna pensare a organizzare altre manifestazioni e a fare più rumore”, osserva un utente. Altri sottolineano come le devastazioni abbiano colpito non soltanto le grandi catene commerciali, ma anche le piccole attività: “Non hanno colpito solo le multinazionali ma anche i piccoli negozietti”.

Dal caro vita al disagio sociale: le ragioni della protesta e chi giustifica il caos

Dall’analisi delle conversazioni emerge che tra i temi più discussi ci sono il caro vita, le difficoltà economiche, la situazione delle regioni meridionali e i problemi del mondo agricolo. Questioni che sembrano rappresentare il terreno comune di una protesta priva di un’identità politica unitaria. Non mancano tuttavia posizioni che giustificano le violenze, soprattutto quando rivolte contro le grandi multinazionali. In un messaggio vocale, un giovane rivendica gli attacchi alle grandi catene commerciali, criticando invece i danneggiamenti ai piccoli negozi. Altri partecipanti si richiamano esplicitamente alle rivolte francesi. “Sono tutti ragazzini arrabbiati guidati dal riscatto sociale. Ben venga il caos, l’ordine sociale non ha funzionato“, sostiene un utente. Tra i messaggi compaiono anche proposte apertamente violente, come quella di organizzare gruppi incaricati di aggredire gli immigrati per impedire ulteriori disordini. Dichiarazioni che testimoniano la presenza, all’interno della stessa chat, di orientamenti anche profondamente contraddittori.

La guerriglia a Milano e il ruolo dei social: una protesta senza una regia unica?

Il 17 ottobre la mobilitazione annunciata online si traduce in una manifestazione che degenera rapidamente in guerriglia urbana. Gruppi di giovanissimi, molti con il volto coperto, si scontrano con le forze dell’ordine nell’area tra piazza Duomo e Cordusio, lanciando bombe carta, pietre e transenne e assaltando diverse attività commerciali. Il giorno successivo, domenica 18 ottobre, le violenze si ripetono dopo la diffusione sui social di un nuovo appello a ritrovarsi in piazza Duomo. Gli scontri si estendono a via Torino, largo Cairoli e corso Garibaldi. Oltre 200 giovani vengono accompagnati in Questura per l’identificazione, quasi l’80% dei quali minorenni. Il ruolo dei social network appare dunque centrale sia nella diffusione degli appuntamenti sia nella capacità di aggregare rapidamente migliaia di ragazzi. Meno chiaro è invece il rapporto tra chi promuove le manifestazioni e chi partecipa materialmente alle devastazioni. La stessa ricostruzione del Giornale evidenzia infatti come, durante gli scontri, i gruppi abbiano agito in modo frammentato, senza un’unica regia riconoscibile. È proprio questa la questione che resta aperta: “Italia in Piazza” è il movimento che ha organizzato la protesta, ma quanto controllo aveva sui gruppi che l’hanno trasformata in guerriglia? Le conversazioni su Telegram, con le numerose prese di distanza dai saccheggi, suggeriscono che non si possa sovrapporre automaticamente l’intera mobilitazione ai protagonisti delle violenze.

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Data centers in the line of fire of Ukraine war

19 October 2026 at 04:49

In recent days, a Ukrainian drone strike hit Russia’s largest data center, owned by bank and technology company Sberbank. The strike came after Ukraine hit three data centers belonging to the tech giant Yandex, which is often referred to as “Russia’s Google.” After those attacks, Yandex’s traffic dropped 94%. Its users experienced heavy disruption to […]

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Ukraine detains a gas station worker and a Telegram commenter suspected of scouting targets for Russian strikes

15 October 2026 at 14:07

bomb-maker working russia's military intelligence zaporizhzhia loses freedom 15 years · post security service ukraine officers during operation sbu news ukrainian reports

Ukraine’s Security Service (SBU) detained two men suspected of scouting targets for Russian strikes on Sloviansk and Dnipro, the agency reported on 14 October. Catching both early let it secure Ukrainian reserve command posts and the gas stations the alleged agents had been hunting, the agency added.

Sloviansk anchors the northern end of the Fortress Belt, the chain of fortified cities that has held Ukraine’s defense of Donetsk Oblast since 2014. Russia is pushing to seize them, and its aircraft bombed a residential area of Sloviansk on 11 October. Where Ukrainian convoys stop and troops gather is exactly what Russian handlers allegedly asked these suspects to supply.

A gas station worker suspected of filming convoys

The first suspect worked at a gas station complex in Sloviansk, Donetsk Oblast. Russian intelligence allegedly reached him through a former classmate who left for Russia after the full-scale invasion and now works for its special services, the SBU said. He then allegedly used his phone to secretly film Ukrainian army convoys at or near gas stations. He was allegedly supposed to send the photos and videos to Russia to help it prepare a targeted strike. He also allegedly drove his own car around other gas stations and bridges that the Defense Forces use for logistics.

Spotted through Telegram comments

The second suspect, a former Pokrovsk resident, moved to Dnipro in 2024 and settled in a dormitory. Russian intelligence noticed him through pro-Kremlin comments he posted in Telegram chats, investigators say. A female handler in Russia allegedly tasked him with guiding missile and drone attacks on places in the city where Ukrainian troops and equipment were concentrated. He allegedly scouted on foot or took public transport to reach outlying districts.

An example of a fake summons
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Ukrainians think their own security service is calling—it’s Russia recruiting saboteurs

Officers seized computers and smartphones containing evidence of the men’s alleged work for Russia. Both are suspected of treason under martial law and of unauthorized dissemination of information on Ukrainian troop movements or deployment, under Articles 111(2) and 114-2(2) of the Criminal Code. They remain in custody without bail and face up to life imprisonment with confiscation of property. The SBU’s office for Donetsk and Luhansk oblasts ran the operation under the Donetsk Oblast Prosecutor’s Office.

Students recruited via Telegram, amateur saboteurs and hitmen: How Russia outsources its operations in Europe

11 October 2026 at 05:00

On the night of March 20, 2024, unusually humid and mild in London, three people in their twenties pulled up at an industrial estate in the east of the city in a cherry-red Kia Picanto. They went inside, set fire to a warehouse, and filmed the blaze on a cellphone. The video of the flames consuming the premises ended up in the hands of another 20-year-old, Dylan Earl, who was reached via the Telegram messaging app by the Russian paramilitary organization Wagner, linked to the Kremlin, which had in turn recruited others to do the dirty work. One of the burned units contained humanitarian aid and Starlink satellite equipment destined for Ukraine. According to the British investigation, the three young men who lit the fuse did not know they were actually working for Russia.

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© Jens Schlueter (Getty Images)

German police on August 5 after the failed attack on Leipzig airport.
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