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Guerra nuclear e IA podem extinguir humanidade até 2100

12 October 2026 at 19:30
Estudo da The Lancet apresentado na Cimeira Mundial de Saúde, em Berlim, identifica 17 grandes riscos globais — dois deles com potencial de extinção.

© Getty Images/iStockphoto

"Estamos a partir da premissa de que, para um decisor político, seja no nível multilateral global ou a nível nacional, estas são as ameaças potenciais que podem ser enfrentadas, e esta é a magnitude pela qual [o decisor político] pode realmente fazer a diferença", afirmou Ibrahim Abubakar, membro da comissão.

CIP quer empresas portuguesas nos 10 mil milhões em defesa

12 October 2026 at 19:26
Confederação Empresarial de Portugal defende uma maior articulação entre Governo e empresas nacionais, garantindo a participação destas nos grandes investimentos do setor da defesa.

© DIOGO VENTURA/OBSERVADOR

A CIP lembrou que o setor da defesa representa atualmente em Portugal 40 mil postos de trabalho

Tecnologie, industria e nuove minacce. Come preparare la difesa del futuro

12 October 2026 at 16:13

La necessità di rafforzare le capacità militari europee, l’evoluzione della difesa aerea e missilistica e il ruolo dell’industria nello sviluppo dei sistemi di nuova generazione. Sono i temi affrontati nel primo panel della sessione dedicata al futuro del potere aerospaziale, nell’ambito del convegno “Facciamo Sistema”, promosso dall’Aeronautica militare a Palazzo Aeronautica, in cui sono intervenuti anche il ministro della Difesa Guido Crosetto e del capo di Stato maggiore Antonio Conserva. A moderare il confronto Alessandro Marrone, responsabile del programma Difesa, sicurezza e spazio dello Iai.

Una deterrenza europea più autonoma

Il possibile ridimensionamento del contributo americano alla Nato richiede agli alleati europei maggiori capacità e una pianificazione più coerente. Per Andrea Gilli, docente alla University of St Andrews, “se vengono meno gli enablers dobbiamo avere più massa”, ma costruire nuove capacità richiede risorse e tempo. Una difficoltà aggravata dalla lentezza dei processi decisionali e di acquisizione, che rischiano di vanificare gli sforzi dell’industria per accelerare lo sviluppo tecnologico.

Il tema delle capacità riguarda anche il rapporto tra difesa e offesa. Il generale Mauro Lunardi ha richiamato la necessità di costruire una difesa multilivello, capace di contrastare tanto i missili ipersonici quanto i droni a basso costo. “Oltre alla qualità è fondamentale la quantità”, soprattutto in termini di scorte e disponibilità operativa. Alla protezione dello spazio aereo devono però affiancarsi capacità offensive, proiezione logistica e strumenti per operare nei domini cyber e spaziale.

Dall’integrazione alla cooperazione industriale

Per rispondere a minacce differenti occorre collegare efficacemente piattaforme, sensori e sistemi decisionali. Una “superiorità sistemica”, secondo Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, che trova applicazione anche nel progetto Michelangelo Dome. Centrale il rapporto tra cooperazione e autonomia tecnologica. “Non possiamo pensare di avere uno scudo senza avere un minimo di sovranità sulla parte che riguarda la fusione dati, l’elaborazione e il decision making”, ha precisato.

Una prospettiva condivisa da Enzo Tosini, direttore generale di MBDA Italia, secondo cui la cooperazione industriale sarà “non solo auspicabile, ma probabilmente indispensabile”. L’azienda punta a rafforzare la produzione missilistica, sviluppare soluzioni economicamente sostenibili e contribuire alle architetture di difesa aerea integrata, combinando sistemi avanzati e nuove tecnologie.

Droni e tecnologie di nuova generazione

La rapidità con cui evolvono i droni impone di ripensare gli strumenti di contrasto, anche sul piano della sostenibilità economica. Alessandro Ercolani, ceo di Rheinmetall Italia, ha portato l’esempio ucraino, dove alcuni modelli hanno triplicato la velocità in poco più di un anno, riducendo i tempi di reazione delle difese. La risposta richiede sistemi mobili e l’integrazione di sensori radar, ottici e acustici con informazioni satellitari, capaci di individuare minacce sempre più difficili da intercettare.

Un’evoluzione che coinvolge anche lo spettro elettromagnetico, sempre più rilevante per la protezione delle piattaforme e la superiorità informativa. Domitilla Benigni, ceo di ELT Group, ha sottolineato la necessità di integrare guerra elettronica, cyber e intelligenza artificiale, superando una concezione della superiorità militare basata esclusivamente sulle prestazioni delle singole piattaforme. La capacità di raccogliere, proteggere ed elaborare le informazioni diventa così parte integrante della risposta alle minacce, comprese quelle asimmetriche e a basso costo.

L’innovazione riguarda anche i sistemi più avanzati, a partire dalla propulsione dei caccia di sesta generazione. Riccardo Procacci, ceo di Avio Aero, ha spiegato come i nuovi motori dovranno conciliare esigenze spesso contrastanti. Maggiore efficienza e autonomia richiedono temperature elevate e dimensioni più grandi, mentre la bassa osservabilità impone soluzioni compatte e una ridotta impronta termica. A questo si aggiunge la crescente richiesta di energia elettrica per i sistemi di bordo, che rende indispensabile progettare motore e velivolo come un unico sistema. Un percorso che richiede investimenti nella ricerca, coinvolgimento della filiera nazionale e partnership internazionali. Per Procacci, infatti, “la collaborazione internazionale non è in nessun modo antitesi alla sovranità”, purché ciascun partner contribuisca con tecnologie e competenze proprie.

Fultoin Sheen su Satana

12 October 2026 at 17:43
Ritratto ad acquerello di Fulton (immagine generata con IA di ChatGPT)

I fiori recisi fioriscono solo per poco tempo. Splendido libro di Fulton Sheen

Di Sabino Paciolla|Ottobre 12th, 2026|Categorie: Editor’s Picks, News|Tag: Cristo, diavolo, Fulton Sheen, menzogna|0 Commenti

Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto ed un approfondimento culturale, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto dal vescovo Rob Mutsaerts, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione automatica, non ufficiale.

Ritratto ad acquerello di Fulton (immagine generata con IA di ChatGPT)

Ritratto ad acquerello di Fulton (immagine generata con IA di ChatGPT)

On the Demonic non è, a rigor di termini, un libro di padre Dave Tomaszycki, ma un libro di Fulton J. Sheen da lui curato e redatto. Tomaszycki ha setacciato per anni gli archivi, i discorsi, gli articoli e i testi inediti di Sheen e da essi ha ricostruito il libro, quasi interamente con le parole dello stesso Sheen. L’interesse di Sheen per il demoniaco è notevolmente sobrio. Il diavolo non lo interessa come curiosità, ma come realtà. Egli cerca di comprendere cosa fa il male alla verità, alla libertà, all’umanità e, in ultima analisi, al rapporto tra l’uomo e Dio. Ciò rende On the Demonic molto più interessante di un semplice libro sui demoni. In realtà è un libro sull’uomo moderno.

Caricatura del diavolo

Per Sheen il diavolo non è tanto il creatore di un mondo alternativo quanto piuttosto una caricatura del mondo di Dio. Prende ciò che è buono e lo perverte. L’amore diventa desiderio. La libertà diventa arbitrarietà. L’uguaglianza diventa uniformità. L’autorità diventa potere. La sessualità diventa consumo. La religione diventa ideologia. E persino la compassione può essere slegata dalla verità. Questa è una delle intuizioni centrali del libro: il demoniaco raramente si manifesta come male palese. Spesso si presenta come un bene pervertito. Il bene viene capovolto, pervertito.

Ecco perché Sheen dedica tanta attenzione alle tentazioni di Gesù nel deserto. Egli non vi vede solo tre episodi all’inizio della vita pubblica di Gesù. Secondo lui, esse racchiudono l’intero programma del demoniaco. Il diavolo offre ogni volta a Cristo un cristianesimo senza croce. Trasforma le pietre in pane. Gettati dal tempio e dimostra, con un miracolo spettacolare, chi sei. Adorami e riceverai i regni del mondo. In altre parole: concedi all’uomo prosperità senza conversione, miracoli senza fede e potere senza sacrificio. Il Vangelo afferma che la salvezza viene dalla verità, dalla conversione, dal sacrificio e dall’amore. La tentazione dice: si può fare anche senza.

Ogni tentativo di rendere attraente il cristianesimo eliminando la croce, secondo Sheen, porta in sé, in ultima analisi, qualcosa di quella seduzione originaria. Una Chiesa che vuole Cristo senza il Golgota, la misericordia senza la verità, la risurrezione senza il Venerdì Santo e il discepolato senza abnegazione, alla fine non ha molto più che un sentimento religioso.

Nudità, violenza e schizofrenia

Secondo Sheen, una cultura può assumere tratti demoniaci quando capovolge sistematicamente – perverte – ciò che è umano. Per questo motivo, On the Demonic tratta tre fenomeni salienti che egli considera segni di influenza demoniaca: 1. un’ossessione per la nudità, 2. la violenza e ciò che egli definisce 3. una «mentalità schizofrenica».

1- Con il primo – l’ossessione per la nudità – Sheen intende qualcosa di più della semplice immoralità. Per lui la nudità simboleggia la scomparsa del senso di vergogna. Il corpo umano non è più visto come qualcosa che partecipa alla dignità della persona, ma diventa un oggetto che può essere guardato, commercializzato e consumato. Una cultura può parlare continuamente di autonomia corporea e allo stesso tempo commercializzare sempre più il corpo. Può promettere la liberazione sessuale e allo stesso tempo separare la sessualità dalla fedeltà, dal matrimonio, dalla fertilità e dalla responsabilità. Sheen non vedrebbe in questo una liberazione, ma una frammentazione. Il corpo viene separato dalla persona. Il sesso viene separato dall’amore. L’amore viene separato dal sacrificio. E alla fine la libertà viene separata dalla verità.

2- Con il secondo concetto – la violenza – Sheen non pensa esclusivamente alla criminalità o alla guerra. Secondo lui, la violenza nasce quando l’uomo smette di vedere l’altro come persona. Quando Dio scompare dal quadro, alla fine scompare anche il fondamento più profondo della dignità umana. L’uomo viene allora più facilmente ridotto a unità economica, organismo biologico, orientamento sessuale, membro di una classe o rappresentante di una razza. Il XX secolo ha fornito a Sheen abbondante materiale per questa analisi: comunismo, nazionalsocialismo, guerre mondiali e Stati totalitari. Ma il suo pensiero va oltre. Non appena le persone iniziano a considerare le categorie più importanti delle persone, sorge la possibilità della disumanizzazione. (C.S. Lewis ne aveva già parlato in precedenza nel suo libro «The Abolition of Man»). L’altro non è più qualcuno da amare o da convincere, ma qualcuno che è d’intralcio. Per questo Sheen vede un legame intrinseco tra menzogna e violenza. Chi non riesce più a convincere la realtà, alla fine cerca di costringerla.

3- Sheen utilizza il termine «mentalità schizofrenica» non principalmente come diagnosi psichiatrica, ma come metafora culturale. Secondo Sheen, l’uomo moderno è diviso dentro di sé. Vuole la libertà senza responsabilità; la sessualità senza conseguenze; i diritti senza doveri; il benessere senza sacrifici; la moralità senza verità oggettiva e il cristianesimo senza croce. Da ciò deriva una singolare situazione spirituale. L’uomo vuole contemporaneamente due cose opposte e rifiuta di riconoscere che esse sono in conflitto tra loro. Vuole essere completamente autonomo e allo stesso tempo desidera che gli altri confermino le sue scelte. Afferma che la verità è relativa, ma esprime giudizi morali con grande certezza assoluta. Nega l’esistenza di una natura umana oggettiva, ma invoca costantemente la dignità umana. In ciò Sheen vede qualcosa di demoniaco, poiché secondo la Scrittura il diavolo è fin dall’inizio il grande divisore – diabolos. Il demoniaco, quindi, non crea solo conflitti tra le persone, ma divide anche l’uomo dentro di sé.

Cristianesimo senza Cristo

Una parte consistente del libro tratta dell’Anticristo e della fine dei tempi. L’Anticristo non apparirà come qualcuno che dichiara apertamente: «Sono contro Cristo». Sarebbe troppo semplice. Il demoniaco imita. Per questo il male si presenterà nel linguaggio del bene. Parlerà di pace, umanità, fratellanza e forse persino di religione — ma ne eliminerà Cristo. Questo è l’avvertimento principale di Sheen. La tentazione finale del mondo cristiano non sarà necessariamente l’ateismo. Potrebbe anche essere un cristianesimo senza Cristo. Una religione di fratellanza senza Padre. Una morale senza verità. Una pace senza conversione. Un Regno senza Re.

Una delle grandi qualità di Sheen come apologeta è che comprende che le persone non scelgono quasi mai il male perché è male. Scegliamo il male perché in esso si nasconde qualcosa di buono. Nessuno desidera la dipendenza per la dipendenza stessa; si desidera il piacere. Nessuno desidera la menzogna per la menzogna stessa; si desidera un vantaggio, una reputazione o una protezione. Nessuno desidera la tirannia in quanto tale; si desidera l’ordine, la sicurezza o l’uguaglianza. Secondo Sheen, Satana ha quindi sempre bisogno della verità. Non perché ami la verità, ma perché una menzogna diventa credibile solo quando contiene una dose sufficiente di verità. Una banconota viene contraffatta perché le banconote autentiche hanno valore. Nessuno contraffa una banconota da 12 euro perché non esiste una banconota autentica da 12 euro. Così funziona anche il male. Imita ciò che è veramente prezioso. Ecco perché il discernimento è così importante. La lotta cristiana non consiste solo nella scelta tra qualcosa che è chiaramente buono e qualcosa che è chiaramente orribile. La scelta è spesso tra il bene e qualcosa che sembra buono.

Le tre grandi armi

Con questo arriviamo alla parte più sorprendente del libro. Dopo aver parlato a lungo del male, Sheen non fornisce tecniche complicate per la guerra spirituale. Al contrario, ritorna al centro della fede cristiana. Le tre grandi armi che menziona sono: il nome di Gesù, il sangue di Cristo e Maria.

Seguono poi capitoli sulla croce e sull’Ora Santa, l’ora di adorazione che lo stesso Sheen ha osservato quotidianamente per decenni. È così che il libro acquista la giusta prospettiva. La figura centrale di On the Demonic, in definitiva, non è Satana. È Cristo.

Di conseguenza, On the Demonic si rivela, in definitiva, ben poco un libro su strani fenomeni soprannaturali. È un libro sul rifiuto umano di essere creature – si pensi al rifiuto di Adamo ed Eva. Satana può conservare le parole cristiane e cambiarne il significato: misericordia senza conversione; carità senza verità. Salvezza senza croce. Questi non sono semplicemente errori. Per Sheen, esse fanno parte di uno schema spirituale fondamentale: si vogliono conservare i frutti del cristianesimo dopo averne reciso le radici. Ma i fiori recisi non continuano a fiorire in eterno.

Il suo messaggio è, in definitiva, quasi classicamente benedettino: resta vicino a Cristo, vivi secondo i sacramenti, prega, venera l’Eucaristia, prendi su di te la croce, non temere i sacrifici e confida in Maria. Ecco perché il pensiero di Sheen sul demoniaco termina proprio dove in realtà termina tutto il suo pensiero: presso la croce e l’Eucaristia.

Dave Tomaszycki. Arcivescovo Fulton J. Sheen: Sul demoniaco Da non perdere!!

+Rob Mutsaerts

Vescovo ausiliare della diocesi di ’s‑Hertogenbosch (in italiano, Boscoducale / Den Bosch), nei Paesi Bassi.

Scritto da: Sabino Paciolla
Sabino Paciolla si è laureato con lode presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli studi di Bari (Italia), corso di laurea in Scienze statistiche ed economiche. Ha conseguito un Master in Corporate and Investment Banking presso la SDA Bocconi di Milano (Italia). Ha lavorato presso un istituto bancario di livello internazionale nell’ambito del corporate e restructuring, in qualità di senior relationship corporate manager. Cultore di materie economiche e finanziarie, segue con attenzione l’andamento dell’economia, dei mercati finanziari e delle politiche monetarie delle Banche centrali. Segue anche il panorama culturale e politico attuale. Sposato, con quattro figli.

L'articolo Fultoin Sheen su Satana proviene da Blondet & Friends.

Orizzonte 2040, l’Aeronautica militare chiama a raccolta il Sistema Paese

12 October 2026 at 14:09

L’Aeronautica militare chiama a raccolta i protagonisti dell’industria e della ricerca nazionale con l’obiettivo di fare sistema nel Paese tra istituzioni, Forze armate e industria, per essere pronti ad affrontare le sfide di oggi e di domani. Al centro del convegno “Facciamo Sistema”, organizzato presso Palazzo Aeronautica, un orizzonte temporale che guarda al 2040 e la necessità di programmare oggi le capacità che serviranno alle Forze armate in uno scenario internazionale sempre più caratterizzato da crisi, competizione tecnologica e minacce in rapida evoluzione. I temi oggetto del confronto hanno spaziato dalla formazione del personale alla disponibilità dei sistemi d’arma, dalla deterrenza convenzionale allo spazio, fino al dominio cyber, all’intelligenza artificiale e alla resilienza energetica.

Autonomia strategica, ma senza isolamento

Il tema dell’autonomia tecnologica attraversa il confronto. Per Crosetto, la possibilità di disporre di capacità industriali e tecnologiche nazionali è una componente della sicurezza, soprattutto quando le dipendenze esterne riguardano sistemi essenziali per la difesa. Questo non significa, tuttavia, puntare all’autosufficienza in ogni settore. “L’autonomia non significa solitudine, significa avere la possibilità di scegliere”, ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, indicando nelle alleanze e nelle partnership europee e internazionali la via da seguire. La stessa impostazione riguarda il rapporto tra Forze armate e imprese. Per Crosetto, la sicurezza nazionale non può essere ricondotta alle responsabilità di una singola amministrazione o di un solo comparto. “La sicurezza nazionale non appartiene a una sola amministrazione, a una sola Forza armata, a un solo ministero, a una sola industria”. Fare sistema, in questa prospettiva, significa dunque costruire una capacità nazionale che non si esaurisca nelle singole iniziative, ma che consenta di coordinare le scelte pubbliche, le esigenze operative e le competenze industriali con un orizzonte definito e una visione ampia. 

La programmazione di lungo periodo

Per il generale Antonio Conserva, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e primo promotore dell’iniziativa, il convegno nasce come un’occasione per consolidare il dialogo con il mondo industriale, militare e accademico, individuando le tecnologie sulle quali investire e valutando i tempi necessari per portarle a maturità. Il punto, ha sottolineato il generale, non è soltanto sviluppare nuove soluzioni, ma farlo quando possono ancora produrre un vantaggio operativo. L’alternativa, avverte, è rischiare di trovarsi impreparati.

In questo contesto, fenomeni come l’evoluzione dei droni e la prospettiva di sistemi sempre più autonomi stanno dimostrando quanto rapidamente possano cambiare le esigenze militari. Per questo, spiega Conserva, “il dialogo continuo con il mondo accademico, con il mondo industriale serve ad adeguare i nostri programmi, valutando le prospettive di sviluppo tecnologico e cercando di cogliere ciò che si propone in maniera emergente e devastante”.

Anche per Gian Piero Cutillo, condirettore generale di Leonardo, il rapporto tra industria e Difesa deve cominciare dalle fasi iniziali dello sviluppo dei sistemi. La possibilità di intervenire sulla progettazione, anziché limitarsi a gestire successivamente i problemi, è parte di un cambiamento strutturale che richiede investimenti e programmazione. “Se vogliamo avere un cambiamento strutturale dobbiamo cominciare anche a disegnare i nostri sistemi”, ha spiegato. Il riferimento è sia alle tecnologie da sviluppare sia alle competenze critiche da preservare, per poter modificare e adattare i sistemi quando cambiano le condizioni operative. “La nostra ricetta è quella di avere delle alleanze, non delle dipendenze ma se possibile delle interdipendenze positive e costruttive dove si mettono insieme delle competenze con altre aziende, anche tra le istituzioni, tra le Forze armate e l’industria”. Un modello che, nelle parole di Cutillo, richiede una programmazione di medio e lungo termine e una capacità di investimento capace di sostenere la collaborazione tra i diversi attori.

Dalla disponibilità dei sistemi alla deterrenza

La capacità operativa non dipende soltanto dal numero di sistemi d’arma disponibili, ma anche dalla possibilità di mantenerli efficienti e pronti all’impiego. “Bisogna parlare di disponibilità, di gestione della capacità operativa”, ha evidenziato Cutillo, indicando la necessità di trasformare le informazioni raccolte attraverso le tecnologie in strumenti utili per la gestione e il sostegno dei sistemi. Il rapporto con l’industria, in questo senso, non può limitarsi alla fornitura, ma dovrà contribuire a garantire nel tempo la funzionalità delle capacità acquisite.

Il tema è strettamente legato anche al tema della deterrenza, per lo meno convenzionale. Lo stesso Conserva ha richiamato le difficoltà di un contesto internazionale nel quale le crisi possono evolvere rapidamente e nel quale la disponibilità di strumenti militari credibili deve accompagnarsi alla capacità di impiegarli. La deterrenza convenzionale, segnala il generale, rimane un elemento fondamentale per impedire che un avversario possa sfruttare un vantaggio tecnologico o militare per imporre uno scenario fait accomplì. 

Spazio, cyber e capitale umano

L’orizzonte del 2040 comprende ambiti che incidono direttamente sulla capacità operativa delle Forze armate. Il dominio spaziale, in particolare, non è più soltanto un settore della ricerca scientifica, ma un ambiente nel quale si sta sviluppando una competizione strategica sempre più serrata. La disponibilità dei servizi satellitari, delle comunicazioni e delle capacità di accesso allo spazio può influire sulla continuità delle operazioni. Di conseguenza, la possibilità di compensare rapidamente la perdita o l’indisponibilità di servizi essenziali si configura essa stessa come parte della resilienza nazionale.

Un ragionamento analogo riguarda il cyber e lo spettro elettromagnetico, insieme alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, dei sensori quantistici e del supercalcolo. Sono ambiti nei quali la capacità di elaborare dati, proteggere le proprie reti e limitare la libertà d’azione dell’avversario assume un peso crescente.

Da ultimo, accanto agli investimenti e alle capacità industriali, resta centrale anche la formazione. Lo stesso Crosetto ha richiamato il ruolo del capitale umano nella costruzione di una forza armata moderna, mentre il generale Conserva ha individuato nella formazione specialistica uno dei temi sui quali confrontarsi con il mondo accademico e industriale. La tecnologia, infatti, amplierà anche le possibilità operative, ma richiede competenze in grado di svilupparla, gestirla e adattarla alle esigenze della Difesa. Il percorso verso il 2040 comprenderà quindi anche la capacità di formare professionisti preparati a operare in un ambiente ormai dominato da sistemi autonomi, grandi masse di dati e nuove tecnologie.

Da Pio XI a Leone XIV. Come è cambiato il racconto della salute dei Papi

12 October 2026 at 12:09

Il Pontificato di Papa Leone XIV sarà lungo e condotto in buona salute, secondo migliori parametri dell’età. Sono ottimisti gli oncologi e i chirurghi di patologie oncologiche dell’Ospedale Gemelli di Roma dove all’inizio di settimana al 71enne Robert Francis Prevost sarà asportato il nodulo allo stato iniziale e ben localizzato individuato in un polmone. Scoperto con la Tac nel corso di un normale esame generale periodico, il nodulo riscontrato al Papa é stato successivamente focalizzato dalla PET, la Tomografia a Emissione di Positroni, in grado di offrire un quadro diagnostico estremamente preciso e dettagliato, individuare i tessuti alterati e stadiare il sospetto tumore.

L’equipe chirurgica che si accinge ad operare Leone XIV dispone già dei parametri della densità, della forma e dei margini del nodulo, dell’eventuale progressività, dell’eventuale confronto con esami precedenti. In attesa degli esami istologici, l’ottimismo dei chirurghi deriva dalla constatazione che il nodulo é allo stadio iniziale ed ha i margini circoscritti. Durante l’intervento viene asportata soltanto la parte di polmone interessata dalla lesione. Vengono inoltre prelevati alcuni linfonodi, per sottoporli a un esame istologico e verificare l’eventuale presenza di cellule tumorali. Se i linfonodi risultano negativi, nella maggior parte dei casi l’intervento é risolutivo. Se, invece, vengono individuate cellule tumorali, può essere indicata una chemioterapia aggiuntiva. La diagnosi precoce è fondamentale. Le tecniche chirurgiche mininvasive consentono, inoltre, di ridurre i tempi di degenza.

Concluso l’intervento Papa Leone sarà trasferito nell’ala al decimo piano del Gemelli riservata ai Pontefici. Un mini appartamento, con annessa cappella, allestito per Giovanni Paolo II, quando fu ferito da Ali Ağca in piazza San Pietro il 13 maggio 1981, ed utilizzato da Wojtyla per ben sette fra ricoveri e degenze. Appartamento clinico che ha ospitato successivamente Papa Francesco. Dal Novecento la salute dei Pontefici é passata molto gradualmente dalla riservatezza degli appartamenti vaticani alla comunicazione pubblica di diagnosi, interventi chirurgici e ricoveri ospedalieri. Per lungo tempo però, le condizioni fisiche dei Papi furono trattate come un vero e proprio segreto di Stato. Solo quando morì, 10 febbraio 1939 all’età di 81 anni, si scoprì che Pio XI aveva avuto un progressivo peggioramento delle condizioni di salute. Tanto che la sua morte alimentò sospetti e ricostruzioni controverse, anche in relazione ai rapporti sempre più tesi con il regime fascista.

Eugenio Pacelli, Pio XII, morì il 9 ottobre 1958 a Castel Gandolfo, dopo una lunga fase di declino fisico mai resa pubblica. Papa Giovanni XXXIII, Angelo Giuseppe Roncalli, eletto nel 1958, soffriva di un tumore allo stomaco che venne diagnosticato quando era ormai in fase avanzata. Le condizioni del Pontefice peggiorarono progressivamente, ma nonostante la gravità della situazione, il Papa del Concilio senza far trapelare nulla continuò a svolgere i suoi impegni fino a quando crollò, il 3 giugno 1963, all’età di 81 anni. La sua malattia mise in evidenza le difficoltà diagnostiche e terapeutiche di un’epoca nella quale le possibilità di cura dei tumori erano ancora limitate.

Successivamente il segreto non resse alle circostanze in cui Giovanni Battista Montini, Paolo VI, fu sottoposto il 4 novembre 1967 ad un intervento alla prostata. L’operazione venne eseguita in una sala chirurgica appositamente allestita negli appartamenti pontifici, senza trasferire il Papa in ospedale. Montini si spense poi ad 81 anni il 6 agosto 1978, a Castel Gandolfo. Albino Luciani, Giovanni Paolo I, cardiopatico, fu eletto nel Conclave del 26 agosto 1978 e morì improvvisamente il 28 settembre, dopo appena 33 giorni di pontificato. La causa della morte fu generalmente attribuita a un infarto, ma l’assenza di un’autopsia e le incertezze iniziali nella comunicazione ufficiale alimentarono dubbi e ricostruzioni alternative.

Il culmine della segretezza si raggiunse tuttavia nel 2012, quando sei mesi prima delle sue inedite e clamorose dimissioni, Papa Benedetto XVI si sottopose all’istallazione di pacemaker rasentando la clandestinità. Ratzinger infatti non volle essere ricoverato al Policlinico Gemelli e scelse una clinica privata di Roma, imponendo il segreto al cardiochirurgo che lo operò, il prof. Luigi Chiariello, che solo ora ha rivelato il retroscena. Discrezione, segreti, pudori vaticani spazzati via dalla serena semplicità di Papa Leone XIV che a conclusione dell’Angelus ha salutato i fedeli con un sorriso, annunciando che a giorni si sarebbe sottoposto ad un’operazione chirurgica per un nodulo ai polmoni. Vescovo di Roma, Vicario di Cristo, ma pur sempre uomo fra gli uomini.

Pyongyang lança "projétil não identificado" no mar do Japão

12 October 2026 at 08:34
Ação surge na sequência do teste de lançamento, realizado por Seul na quinta-feira, de um veículo planador hipersónico, a primeira arma sul-coreana deste tipo fabricada no território nacional.

© JEON HEON-KYUN/EPA

No final de setembro, eclodiu um novo diferendo diplomático entre os dois vizinhos, que tecnicamente ainda se encontram em guerra

La Russia porta la guerra ibrida fin dentro l’industria europea della difesa

12 October 2026 at 03:45

Recruits attend an oath-taking ceremony of the German army at the Defence Ministry in Berlin, Germany, Monday, July 20, 2026. (AP Photo/Ebrahim Noroozi) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

La Russia sta intensificando i tentativi di colpire i vertici delle aziende europee della difesa, fino a pianificare attentati contro la loro vita. È l’allarme lanciato da cinque agenzie d’intelligence europee al Financial Times, secondo cui il Cremlino sta ampliando le operazioni di sabotaggio e di guerra ibrida in Europa per indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina. Tra i bersagli ci sono soprattutto gli amministratori delegati e i dirigenti delle società che producono armamenti, ma anche le aziende più piccole impegnate nella fabbricazione di droni e componenti.

La nuova fase arriva mentre il conflitto in Ucraina resta bloccato sul campo di battaglia e l’economia russa attraversa difficoltà. Secondo le fonti dell’intelligence citate dal quotidiano britannico, gli omicidi di obiettivi civili europei, considerati in passato un limite anche per i servizi segreti russi, stanno assumendo un peso crescente nei piani di Mosca. «Il livello di minaccia in Europa è aumentato. Nei confronti delle proprietà, ma anche delle persone», ha dichiarato un alto funzionario dell’intelligence europea.

In Germania, il servizio di intelligence interno (BfV) ha intensificato i contatti con i dipendenti e i dirigenti delle aziende della difesa, raccomandando anche di ricorrere a squadre di protezione personale private. «La Russia sta pianificando deliberatamente atti di violenza contro individui attraverso soggetti statali o controllati dallo Stato», ha avvertito lunedì il capo del BfV, Sinan Selen. Secondo il funzionario, si sta ampliando anche il ricorso a strutture della criminalità organizzata.

La responsabilità di queste operazioni, definite nel gergo dei servizi russi «lavori sporchi», ricadrebbe soprattutto sul Gru, l’intelligence militare di Mosca. Le modalità operative starebbero cambiando: gli ufficiali russi collaborano sempre più con gruppi criminali, utilizzano reti di agenti che attraversano le frontiere e distribuiscono le diverse fasi dei complotti – dalla sorveglianza alla logistica, fino all’esecuzione – tra cellule e individui distinti. Non più soltanto singoli esecutori reclutati online in cambio di denaro.

Alcuni piani sono già stati scoperti e sventati. In altri casi gli investigatori hanno rilevato attività sospette di sorveglianza sistematica delle potenziali vittime, nelle loro abitazioni e nei luoghi di lavoro. Ma, secondo le fonti citate dal Financial Times, l’obiettivo russo non è necessariamente portare a termine gli attentati: basta alimentare la percezione di essere nel mirino per ottenere un effetto sulle scelte delle aziende. «L’obiettivo principale, dal punto di vista russo, resta psicologico», ha spiegato un funzionario. «Facendo semplicemente credere alle persone di poter diventare un bersaglio, ottengono già il loro effetto. Vogliono che gli individui ci pensino due volte prima di fare affari con l’Ucraina».

Le conseguenze sono già visibili nelle misure di sicurezza. Diversi dirigenti della difesa hanno rafforzato la propria protezione negli ultimi sei mesi su indicazione delle autorità, mentre alcune imprese stanno valutando anche il trasferimento degli stabilimenti. Ad agosto, in Svezia, due giovani turisti russi erano stati arrestati dopo aver piantato una tenda nei pressi della proprietà di Micael Johansson, amministratore delegato del gruppo della difesa Saab. Sono stati rilasciati poco dopo, senza che questo episodio dimostri di per sé l’esistenza di un complotto.

L’allerta è alta almeno dall’inizio del 2024, quando i servizi segreti statunitensi e tedeschi scoprirono un piano russo contro Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, uno dei principali produttori europei di armi e sostenitore della fornitura di armamenti a Kiev. Papperger ha dichiarato di essere ora protetto ventiquattr’ore su ventiquattro da guardie private e polizia. Il costo di queste misure, insieme a quello della protezione degli impianti, rischia di diventare un onere significativo soprattutto per le imprese più piccole, proprio mentre l’industria europea della difesa è chiamata ad aumentare la produzione per sostenere l’Ucraina.

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Vídeo: Apoiadores de Lula ocupam Praça Universitária em defesa da democracia

12 October 2026 at 02:00

A Praça Universitária, em Goiânia, foi palco de uma mobilização em favor da reeleição do presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e da defesa da democracia. O ato ocorreu na tarde de domingo (11/10) e reuniu manifestantes com bandeiras do Brasil, de legendas partidárias e de movimentos sociais.

Além do apoio à candidatura petista, os participantes defenderam mudanças nas relações de trabalho, com destaque para o fim da escala 6×1. O modelo prevê seis dias consecutivos de atividade profissional para um dia de folga, enquanto a proposta de alteração busca ampliar o tempo de descanso dos trabalhadores.

A organização da manifestação teve início após uma plenária na quarta-feira (07/10), com a participação de estudantes de universidades de Goiânia e de outros municípios de Goiás. A partir desse encontro, os articuladores definiram iniciativas para ampliar o diálogo com os eleitores antes da votação presidencial, prevista para 25 de outubro.

Os manifestantes ocuparam diferentes áreas da praça ao longo do encontro. Entre as imagens registradas, uma criança com um exemplar da Constituição Federal chamou a atenção, em meio à mobilização que associou o apoio eleitoral à defesa dos direitos sociais e das instituições democráticas.

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Una mail non letta. Così Pechino è riuscita ad avere accesso agli F-35

10 October 2026 at 15:58

Altro che James Bond. I componenti dell’F-35 finiti il mese scorso in mano cinese sono arrivati a Hong Kong perché un agente di Ups non ha visto una mail. A ricostruirlo è Bloomberg, che aggiunge un tassello decisivo a una vicenda su cui Washington fatica ancora a dare risposte.

Le parti, tra cui il tettuccio della cabina di pilotaggio e un portello della stiva armi, viaggiavano dall’Australia verso gli Stati Uniti, dove dovevano essere riparate o smaltite. L’itinerario prevedeva due scali, in Corea del Sud e a Taiwan, prima dell’arrivo a San Francisco. Entrambi i Paesi sono autorizzati dall’International Traffic in Arms Regulations (Itar), la normativa americana che regola il trasferimento di materiale militare sensibile e vieta il passaggio attraverso Stati considerati a rischio. La spedizione è arrivata in Corea del Sud come previsto, ma poiché era partita dall’Australia in ritardo, per accorciare i tempi è stata fatta proseguire via Hong Kong, che nella lista Itar figura tra le destinazioni escluse. Da lì le autorità cinesi ne hanno preso possesso e i componenti non sono più tornati indietro.

A monte c’era stato il tentativo di evitare questa contingenza, in accordo con le procedure. Il freight forwarder Dsv aveva infatti avvertito per iscritto che il carico non poteva transitare in alcuni Paesi, citando espressamente i vincoli Itar.  Ma quell’avviso, stando alla ricostruzione di Bloomberg, non è mai arrivato sotto gli occhi dell’agente Ups che ha deciso il cambio di rotta. Una fonte sentita dall’agenzia ipotizza che Dsv abbia usato un sistema informatico diverso da quello in uso al corriere. Se l’avviso fosse stato letto, il carico difficilmente sarebbe passato da Hong Kong.

Lockheed Martin e il Pentagono hanno provato fin dall’inizio a minimizzare, facendo notare che i pezzi erano danneggiati e che il loro valore per un’intelligence straniera sarebbe limitato. Il problema però non è la struttura in sé, ma il rivestimento radar-assorbente che la copre, cioè uno degli elementi su cui si regge la bassa osservabilità del velivolo. È probabile che i tecnici cinesi lo studino a fondo, sia per migliorare i propri aerei sia per capire come individuare l’F-35. Pechino non conferma nulla. Il ministero degli Esteri ha fatto capire di non sapere nemmeno di quali parti si stia parlando, una versione a cui nessuno crede ma che non stupisce: se a finire per sbaglio negli Stati Uniti fossero stati i componenti di un J-20, la risposta del dipartimento di Stato sarebbe stata con ogni probabilità la stessa.

Negli Stati Uniti sono partite le indagini e al Congresso è stata chiesta una revisione della catena di approvvigionamento del programma. La questione riguarda da vicino anche gli alleati. L’F-35 è costruito e mantenuto da una rete di Paesi partner, Italia compresa, e i componenti si spostano di continuo da un continente all’altro, spesso affidati a operatori logistici privati.

Non è la prima volta che succede qualcosa del genere. Nel 2008 il Pentagono ammise che due anni prima a Taiwan erano state spedite per errore quattro ogive per missili balistici, prive di componenti nucleari, al posto delle batterie per elicotteri che Taipei aveva ordinato tramite il programma Foreign Military Sales. Nel 2024, in Polonia, un carico di mine anticarro viaggiava su un treno ed è finito in un magazzino Ikea. Se ne sono accorti solo quando un dipendente ha chiamato il ministero della Difesa per chiedere quando qualcuno sarebbe passato a riprenderle.

 

La pena di morte è una sconfitta della civiltà. Mons. Paglia rilancia l’appello di papa Leone

10 October 2026 at 15:07

La giustizia non può trasformarsi in vendetta, né la sicurezza collettiva diventare il pretesto per cancellare ogni possibilità di redenzione. È il confine su cui si misura la civiltà di una società, soprattutto quando la pena capitale torna a essere invocata come risposta al male. Le parole di Papa Leone, che definisce la pena di morte inammissibile perché lesiva dell’inviolabilità e della dignità della persona, riaprono una questione che riguarda il diritto, la cultura e la responsabilità della politica. Per monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, il richiamo del Pontefice è molto più di un’indicazione morale: è una direzione spirituale e culturale per un mondo che sembra avere smarrito il senso della fraternità.

Monsignor Paglia, il Papa ha ribadito che la pena di morte è inammissibile e che la tutela del bene comune può essere garantita senza ricorrere alla pena capitale. Che cosa ci dicono queste parole?

Sono parole sante, che disarmano dall’inutilità della vendetta e restituiscono la forza di difendere sempre la vita umana, anche quando è stata ferita e offesa. Il messaggio del Pontefice ci ricorda che la dignità della persona non può essere cancellata neppure dal crimine più grave. La giustizia deve certamente proteggere la società e tutelare le vittime, ma non può rinunciare alla propria umanità. Una società si difende davvero quando non replica alla violenza con un’altra violenza, ma sa affermare il valore della vita anche nelle situazioni più difficili.

Lei parla di inutilità della vendetta. Eppure, in molti Paesi, la pena capitale continua a essere presentata come una risposta efficace alla criminalità.

La vera legittima difesa della società è l’abolizione della pena di morte, come tanti hanno ormai compreso. Continuare a perseguirla e, peggio ancora, trasformarla in uno spettacolo è un segno di inciviltà barbarica. La giustizia non può diventare una rappresentazione pubblica della punizione, nella quale il dolore e la morte vengono esibiti per soddisfare la richiesta di una vendetta collettiva. Il compito delle istituzioni è proteggere i cittadini, impedire che i responsabili di reati gravi possano nuocere ancora e garantire la certezza della pena. Tutto questo è possibile senza sottrarre definitivamente a un essere umano ogni possibilità di redenzione.

Come spiega il ritorno di una simile richiesta di punizione estrema, spesso accompagnata da una forte esposizione mediatica?

Credo che questa sorta di impazzimento crudele del mondo derivi da un arretramento culturale e da un indebolimento della sensibilità umanistica. Prevale un individualismo che porta a credere che eliminare l’altro significhi salvare se stessi. È una convinzione profondamente sbagliata, perché ci fa dimenticare che siamo legati gli uni agli altri. L’altro non è semplicemente qualcuno da cui difendersi o un ostacolo da rimuovere: è una persona con cui condividiamo la stessa umanità. Dobbiamo riscoprire insieme l’indispensabilità della fraternità.

Lei cita anche la scienza, parlando dei legami che uniscono gli esseri umani. Che cosa intende?

La fisica quantistica ci ha abituato a riflettere su una realtà nella quale le relazioni hanno un’importanza fondamentale. Naturalmente, non si tratta di trasformare una teoria scientifica in una dimostrazione automatica di un principio morale. Ma quella riflessione può aiutarci a comprendere quanto sia illusoria l’idea di individui completamente separati gli uni dagli altri. La fraternità deve diventare una scelta politica, spirituale e religiosa. Non possiamo limitarci a riconoscere a parole che siamo legati: dobbiamo tradurre questa consapevolezza nelle istituzioni, nelle leggi e nei comportamenti. L’eliminazione dell’altro è, in fondo, un suicidio anche di se stessi, perché ferisce il tessuto umano sul quale si regge la convivenza.

La spettacolarizzazione della pena capitale rende ancora più grave questa deriva?

Certamente. L’eliminazione dell’altro è un’assoluta insensatezza, che diventa colpa e raddoppia la propria colpa quando viene trasformata in spettacolo. C’è una differenza profonda tra amministrare la giustizia e mettere in scena la morte. Nel secondo caso, la sofferenza viene utilizzata per alimentare emozioni collettive, anziché interrogare le coscienze. Si finisce così per smarrire anche il senso della responsabilità. Una comunità non diventa più sicura perché impara a desiderare la morte di chi ha commesso un delitto; diventa più fragile quando perde la capacità di distinguere la giustizia dalla vendetta.

Il monito del Papa sembra rivolgersi anche alla politica, oltre che alle coscienze individuali. Lei che idea si è fatto?

Assolutamente. Si stanno offuscando verità che un tempo apparivano persino elementari. Viviamo un tempo senza visioni, nel quale l’unica attenzione sembra essere rivolta a se stessi e alla difesa del proprio spazio individuale. In questo contesto, le parole del Papa indicano una direzione spirituale, culturale e anche politica. Non riguardano soltanto i credenti, ma tutti coloro che hanno a cuore la dignità umana e il futuro delle nostre società. La fraternità non è un sentimento astratto: è il fondamento di una convivenza nella quale nessuno può essere considerato definitivamente perduto. È questa la sfida che abbiamo davanti: ricostruire una cultura capace di difendere la vita senza eccezioni e di non confondere mai la forza della giustizia con la crudeltà della vendetta.

Pentágono Urbano pede ajuda para enfrentar crise do têxtil

9 October 2026 at 23:33
Em Barcelos, o presidente do Pentágono Urbano, Mário Constantino Lopes, sublinhou que a região do Minho representa quase 50% dos setores têxtil, do vestuário e do calçado a nível nacional.

© Bloomberg via Getty Images

O Pentágono Urbano é uma associação de municípios que junta Barcelos, Braga, Guimarães, Vila Nova de Famalicão e Viana do Castelo

Gcap, inaugurata a Torino la prima sede della joint venture Edgewing

9 October 2026 at 12:22

Edgewing, la joint venture partecipata da Leonardo, Bae Systems e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co., ha inaugurato a Torino la propria sede italiana. La struttura entra così a far parte dell’organizzazione incaricata della progettazione e dello sviluppo del sistema aereo del Global combat air programme (Gcap), che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone nella realizzazione della futura capacità aerea da combattimento di sesta generazione.

Il primo hub nazionale della joint venture

Quella di Torino è la prima sede nazionale aperta da Edgewing dopo l’avvio delle attività del quartier generale nel Regno Unito. Nei prossimi mesi la società aprirà strutture analoghe negli altri due Paesi partner, con l’obiettivo di creare una rete di centri ingegneristici collegati alla gestione del programma. Il sito italiano è stato realizzato a ridosso delle attività aeronautiche già presenti nel capoluogo piemontese e costituirà il punto di riferimento nazionale per le attività di progettazione e sviluppo affidate a Edgewing. 

Intervenendo in occasione dell’inaugurazione, l’amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, Lorenzo Mariani, ha richiamato il contributo atteso dall’industria italiana: “Il Gcap garantirà la sovranità tecnologica per le generazioni future; per me è motivo di orgoglio sapere che centinaia di ingegneri qui a Torino, e migliaia di altri in tutto il Paese, contribuiranno al suo successo”.

Per l’amministratore delegato della società, Marco Zoff, l’apertura della sede rappresenta una tappa nel percorso di consolidamento dell’organizzazione. “La nostra nuova sede in Italia rappresenta l’ultimo passo nella rapida crescita di Edgewing come organizzazione, mentre espandiamo l’azienda nei tre Paesi partner”.

Ingegneri da Italia, Regno Unito e Giappone

La struttura ospiterà personale proveniente dai tre Paesi coinvolti nel Gcap. In una prima fase saranno impiegati professionisti distaccati dalle aziende partner della joint venture, chiamati a lavorare in team integrati sulle attività di sviluppo del programma.

Le competenze presenti nel centro riguarderanno diversi settori dell’ingegneria aeronautica, dalla progettazione digitale all’integrazione dei sistemi, fino alle attività legate all’aeronavigabilità e alla certificazione.

“Il Gcap rappresenta la prossima generazione tecnologica e questa nuova sede offre a molti l’opportunità di unirsi a Edgewing e lavorare a progetti di ingegneria digitale tra i più avanzati al mondo”, ha affermato il direttore generale di Edgewing Italia, Giuseppe Lupoli. “Sono entusiasta di accogliere a Torino i colleghi provenienti dalle tre nazioni partner, mentre intraprendiamo insieme questo percorso”.

Il ruolo di Edgewing 

Costituita nel 2025, Edgewing è la società incaricata della progettazione e dello sviluppo del sistema aereo del Gcap. La joint venture è controllata in quote paritetiche da Leonardo, BAE Systems e Jaiec e opera come autorità di progettazione per il velivolo sviluppato congiuntamente dai tre Paesi.

Il programma punta alla realizzazione di una piattaforma aerea di nuova generazione destinata a operare in connessione con assetti distribuiti nei domini aria, terra, mare, spazio e cyber. Il progetto comprende inoltre l’integrazione di sensori avanzati, sistemi basati sull’intelligenza artificiale e capacità di cooperazione tra piattaforme con equipaggio e senza equipaggio. Nel corso della cerimonia inaugurale, Zoff ha sottolineato anche l’approccio adottato dalla società per lo sviluppo del programma: “Pronti a rivoluzionare il settore della difesa realizzando il progetto con tempistiche significativamente più ridotte rispetto ai programmi delle generazioni precedenti, puntiamo sull’innovazione e sull’energia che troviamo qui a Torino per sostenere la nostra accelerazione”.

Le attività previste in Italia

Edgewing Italia fungerà da riferimento nazionale della joint venture e contribuirà alle attività della design authority condivisa tra i partner del programma. A regime, la società prevede di raggiungere circa mille addetti nel nostro Paese. A questi si aggiungeranno ulteriori risorse di Leonardo impegnate nelle attività collegate al Gcap.

Il drone gregario di Shield AI si avvicina al primo volo. Il calendario di X-Bat

9 October 2026 at 11:45

Il progetto di Collaborative Combat Aircraft di Shield AI sembra essere sempre più concreto. L’azienda mira infatti a presentare entro fine ottobre il primo prototipo a grandezza reale di X-Bat, il loyal wingman a reazione progettato per decollare e atterrare in verticale partendo da una posizione “seduta” sulla coda, con i voli di prova che dovrebbero prendere il via prima della fine dell’anno. Un ritmo rapido, dunque, che pare essere condiviso anche dalla Marina statunitense, la quale ha addirittura prefigurato una capacità operativa iniziale già nel 2029, nell’ambito del programma Runway Independent Maritime Expeditionary Strike (Rimes). La  tempistica di queste dichiarazioni non è affatto casuale, poiché arrivano alla vigilia dell’annuncio di un nuovo finanziamento del Pentagono da 150 milioni di dollari, erogato tramite la Marina, verso Shield AI. La cifra si aggiunge ai 50 milioni stanziati quest’anno con la Defense Innovation Unit, e ai 200 milioni investiti nel progetto dall’azienda stessa, portando il totale di fondi disponibili a 400 milioni.

Il drone, spinto dallo stesso motore F110 che equipaggia F-15 e F-16, dovrebbe costare circa 27 milioni di dollari a esemplare. È meno di un caccia con pilota, ma più degli altri Cca sul mercato. Ed è proprio in questa fascia intermedia che si colloca la scommessa della Marina.

I test si svolgeranno in Kansas e procederanno per gradi. Prima il motore verrà acceso in orizzontale e poi in verticale sul veicolo di lancio e recupero. Seguiranno le prove con il drone sospeso a una gru e infine i voli liberi. Il veicolo di lancio, ora semovente, è il cuore del concetto operativo. Il drone non se ne separa mai, nemmeno durante la manutenzione, e ne eredita la mobilità, sul modello dei lanciatori missilistici mobili. A terra questo consente di disperdere i velivoli lontano dalle piste, che sono il bersaglio privilegiato di missili e droni.

In mare la logica è altrettanto dirompente. Secondo Armor Harris, responsabile della divisione velivoli di Shield AI, i droni Cca imbarcati sulle portaerei sono vincolati allo spazio del ponte. Ogni posto sottratto a un caccia con pilota deve quindi garantire un valore superiore. X-Bat punta invece a operare da navi d’assalto anfibio e basi marittime di spedizione. In questo modo moltiplicherebbe gli stormi imbarcati senza intaccare quelli delle portaerei. Sulla futura flotta Harris parla di numeri “dalle centinaia alle poche migliaia”. Il posizionamento del drone resta però fluido. J.J. Cummings, responsabile delle soluzioni dell’azienda per la Marina, ha infatti insistito sull’integrazione con lo stormo delle portaerei. L’obiettivo, ha spiegato, è aggiungere potenza di combattimento “senza compromettere le operazioni esistenti”.

Le incognite però restano molte. Il decollo verticale in posizione di coda è stato tentato più volte in passato senza successo, e la sua validità è ancora da dimostrare. E l’obiettivo di arrivare ad avere un velivolo completo nel 2028, e di avviarne poi la produzione in serie nel 2029 appare estremamente ambizioso.

WSense porta le comunicazioni subacquee nel polo di Fincantieri

8 October 2026 at 15:26

A luglio Fincantieri aveva annunciato accordi per acquisire la maggioranza di Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm, con un esborso iniziale di circa 600 milioni di euro. Il progetto punta a riunire otto società e circa 1.500 professionisti in un polo integrato della subacquea, con ricavi pro-forma attesi oltre 1,1 miliardi nel 2026.

A tre mesi di distanza, WSense dà per avvenuto l’ingresso di Fincantieri come azionista di maggioranza. La scale-up, nata dalla ricerca della Sapienza Università di Roma, mantiene autonomia e continuità manageriale e porta nel gruppo tecnologie proprietarie per le comunicazioni wireless subacquee e l’Internet of Underwater Things.

Il ruolo di WSense nel polo underwater

La società utilizza onde acustiche multifrequenza e tecnologie ottiche wireless per collegare sensori e mezzi robotici sott’acqua. Conta oltre 80 ingegneri e ricercatori e ha uffici in Italia, Norvegia e Regno Unito.

Chiara Petrioli, ceo e co-founder di WSense, lega l’operazione alla costruzione del nuovo perimetro industriale. “L’ingresso di Fincantieri apre per WSense una nuova fase, ma soprattutto rende concreto un modello di polo industriale underwater basato sull’integrazione verticale e sulla collaborazione tra realtà che mantengono autonomia, competenze e identità imprenditoriale”.

Per Fincantieri, WSense aggiunge le comunicazioni subacquee a un’offerta che il piano di luglio vuole estendere dai mezzi unmanned ai servizi offshore. Pierroberto Folgiero, amministratore delegato del gruppo, ha collegato l’operazione all’obiettivo di “favorire l’incontro tra tecnologia e mercato e contribuire alla costruzione di una filiera underwater d’eccellenza”.

Dalla Sapienza alla scala industriale

Prima dell’ingresso di Fincantieri, WSense era cresciuta con investitori italiani e internazionali, con CDP Venture Capital tra i soggetti che ne hanno sostenuto lo sviluppo.

Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza, ha richiamato il percorso della società. “Sei anni fa parlavamo del potenziale dell’università e della possibilità di trasformare la ricerca in innovazione e impresa. Oggi la storia di WSense dimostra concretamente che questo può accadere: quando l’ecosistema universitario viene correttamente stimolato e sostenuto, la ricerca può trasformarsi in un’impresa capace di crescere e competere a livello internazionale”.

Con Fincantieri azionista di maggioranza, WSense dovrà ora integrare le proprie tecnologie nel polo underwater del gruppo mantenendo l’autonomia operativa prevista dall’operazione.

Vi racconto la strategia italiana sull’Artico. L’analisi del gen. Di Somma

8 October 2026 at 13:44

Il libro bianco sull’Artico del Cnr è una bellissima iniziativa e sarà una buona premessa per la seconda Conferenza che la sottosegretaria alla Difesa Rauti terrà il 29 ottobre. Li, in quell’occasione, il tema geopolitico sarà centrale: ovvero analizzare in maniera unitaria gli ambienti polari e, quindi, mettere nero su bianco una strategia più ampia e più unitaria su questi ambienti. Lo dice a Formiche.net il generale Carlo Di Somma, presidente del Comitato di Indirizzo Interforze per gli ambienti Artico, Sub-Artico e Antartide, a margine della Conferenza Nazionale Polare ideata e coordinata dal Cnr in collaborazione con Enea, Ingv e Ogs. Una tre giorni di analisi e riflessioni, per raccontare come l’Italia sia perfettamente consapevole di quanto questa regione del mondo rappresenti un quadrante strategico negli equilibri e come l’azione del governo sia intrecciata alle buone prassi dei soggetti coinvolti.

Generale Carlo Di Somma

Artico, nuove rotte, scienza: come questi tre elementi si intersecano con gli obiettivi geopolitici italiani?

L’Italia è da sempre presente in loco, già con le antiche esplorazioni di fine ‘800 del Duca degli Abruzzi, poi con Umberto Nobile e le due missioni: il nord e dirigibile Italia. Fu una iniziativa importante dove parteciparono tutte le forze armate insieme alla ricerca scientifica. Per cui siamo presenti in quelle regioni in modo costante e sviluppiamo un’attività di osservazione e di ricerca che per la difesa è strategica. Conoscere vuol dire poter pianificare, quindi anche in un momento in cui non c’erano tensioni geostrategiche l’Italia ha potuto mantenere la consapevolezza di una conoscenza e di una preparazione delle proprie forze armate per poter operare in quelle regioni.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha più volte ribadito che la questione va affrontata nell’ambito Nato. Per cui come procedere oggi, dove l’attenzione e la conflittualità geostrategica stanno aumentando?

Diciamo che ci sentiamo di dover puntare ulteriormente la nostra attenzione su questo scenario, sempre in collaborazione con i partner europei e con la Nato. Le forze armate italiane partecipano a tutte le operazioni di deterrenza e insieme alla comunità agli alti dicasteri cerca di mantenere una presenza importante. Come giustamente lei diceva, le rotte sono diventate un tema primario, dopo l’arretramento dei ghiacci: per cui chiaramente cambieranno gli equilibri rispetto al passato e per noi è importante capire cosa succederà per organizzarci e per poter pianificare al meglio le nostre possibilità di intervento.

Materie critiche e cyber sicurezza: che cosa stiamo facendo e soprattutto che cosa potremo fare di più in Artico?

Sono temi centrali insieme all’altro dominio, quello cognitivo, perché vanno di pari passo e proprio l’attuale competizione geostrategica in quell’ambiente vede questi due domini particolarmente centrali. A quelle latitudini si avverte il rumore di fondo di cose che accadono nell’ombra, come gli attacchi alle strutture sottomarine: essi determinano la necessità di poter organizzarci al meglio per affrontare questo tipo di minacce. Ricordo che la difesa italiana, con l’iniziativa del Polo nazionale subacqueo, è molto all’avanguardia e questo punto di vista stiamo cercando di coprire quel gap tecnologico che al momento ci vede in difficoltà nell’intervenire tempestivamente e fare deterrenza per difendere le infrastrutture subacquee critiche. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, lo ha annunciato nel disegno di legge ad hoc: stiamo cercando di trovare delle strutture di governance che ci aiutino ancora di più ad essere efficaci a livello interforze ed Inter dicasteri, perché in quegli ambienti, con scenari altamente complessi, non si fa nulla da soli: o si collabora con il sistema Paese o non si riesce a gestire il tipo di minaccia.

Il libro bianco sull’Artico presentato dal Cnr in che maniera potrà inserirsi nell’azione del governo?

Il libro bianco è un documento operativo che darà attuazione a quella che è la politica nazionale in Artico quella che è stata presentata lo scorso gennaio dai ministri Crosetto, Tajani e Bernini, ampliandola nella parte dedicata all’Antartide e al cosiddetto terzo polo con una visione anche più estesa. Esiste un’idea molto sentita anche da parte nostra, di vedere la complessità in una maniera unitaria, anche se la situazione geostrategica è molto differente, ma per gli aspetti climatici di sicurezza e anche di cooperazione internazionale, di ricerca scientifica e tecnologica questi tre ambienti sono tutti fortemente collegati. Quindi il libro bianco del Cnr è una bellissima iniziativa e sarà una buona premessa per la seconda Conferenza che la sottosegretaria alla Difesa la senatrice Isabella Rauti terrà il 29 ottobre. Lì, in quell’occasione, il tema geopolitico sarà centrale: ovvero analizzare in maniera unitaria gli ambienti polari e, quindi, mettere nero su bianco una strategia più ampia e più unitaria su questi ambienti.

AI is changing Russia’s drone war on Ukrainian cities, deputy air defense commander says

7 October 2026 at 23:46

geran-5

Russian forces appear to use AI to plan air attacks and recognize targets amid raids on Ukrainian cities. This may include recent air attacks on Odesa that have come in waves with short gaps, Deputy Air Force Commander for Air Defense Colonel Yurii Cherevashenko says, Ukrinform reports.

Russia has already equipped its jet-powered Geran-4 drones with machine vision, allowing them to recognize and track targets on their own in the final seconds of flight. Recently, a single jet drone hit a locomotive in Odesa Oblast in late September and killed two railway workers.

The scale of Russia's AI use is hard to measure, Cherevashenko continues, but Ukrainian specialists already see its elements in how attacks are organized. The long, wave-by-wave strikes on Odesa would be far harder to plan and coordinate without it, he believes.

"Russian forces use AI to lay out attack routes and to recognize targets," Cherevashenko says, framing it as his own assessment rather than a confirmed fact.

The sea is harder to defend than land

Odesa Oblast is home to the biggest port in Ukraine, "Southern". Protecting it is a challenging task as guarding the airspace over water is tougher than over land, Cherevashenko says. Some air defense assets do not perform as well at sea, and in some cases, crews can intercept a target only as it approaches.

Weather adds to the problem, with storms and fog, while the open sea gives Russia more freedom to choose drone routes and launch points. To protect ports and the coast, Ukraine uses drone motherships, platforms that carry other drones aloft to extend their flight time and keep watch over set areas.

Ukraine answers AI with AI

Ukraine is also building its own AI for air defense. Automated turrets using machine vision now help counter Russian drones. According to Army Media, the Air Force says such turrets have scored their first shoot-downs, including of Geran-5 jet drones, with one soldier saying 50 rounds were enough to bring down a Geran.

Ukraine's Defense Ministry is going further. In late September, it unveiled an AI system called SPECTR, built by its A1 Artificial Intelligence Center and already in testing with several combat units, to analyze battlefield data, predict Russian moves, and suggest options to commanders.

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