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Normal view

ADL is working with AI companies to suppress alleged ‘antisemitism’

Video of Jonatan Greenblatt saying they’ve been working with OpenAI, Anthropic, Alphabet, the company that runs Gemini, Google, Meta, who runs Muse, and others, X, who run Grok... "We've had excellent collaboration"'

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“Trump was looking for any opportunity to undermine our defense capabilities,” top Ukrainian volunteer, who supplied 291,502 FPV drones to front, says of sudden Starlink limit

14 October 2026 at 16:22

Elon Musk: “Starlink will never turn off for Ukraine”

One of Ukraine’s most prominent drone volunteers, Serhii Sternenko, says that Starlink terminals have been restricted overnight, with connectivity beginning to drop out at speeds exceeding 160 km/h. As a result, several critical missions were disrupted.

Sternenko heads a charitable foundation that has purchased 291,502 FPV drones, which have helped the Ukrainian military shoot down more than 12,954 aerial targets. He has also served as an adviser within the team of former Defense Minister Mykhailo Fedorov.

Sternenko suggests that SpaceX may have introduced the restrictions at the request of the Trump administration. He adds that Ukraine had refrained from striking Russian oil refineries and energy infrastructure in recent days, as Trump had requested.

“But Trump was looking for any opportunity to undermine our defense capabilities, and he did so despite the fact that we had complied with his demands,” Sternenko says.

The limit landed the same night Russian ballistic missiles struck Kyiv’s Desnianskyi district, killing three women and injuring 24, including a seven-year-old girl.

Rescuers evacuated people covered in blood

The strike on a nine-story residential building set it ablaze, burning out apartments from the first floor to the ninth, with rescuers pulling bloodied residents from the flames and leaving survivors without power, water, or gas, according to Suspilne.

During the night’s first ballistic launches, partners did not alert Ukraine, but for the three later waves the warnings did come through, Air Force communications chief Yurii Ihnat says. The cause of the first lapse is still being established, per Radio Free Europe/Radio Liberty.

The early warnings help Ukrainian civilians quickly find a place to hide from such strikes, leaving up to 3 minutes to do so. Without it, people are left entirely helpless in the face of the aggression.

Further Starlink restrictions have reportedly been introduced

Later, Sternenko wrote that reports were "coming in from military personnel that restrictions on the use of Starlink satellite communications terminals for our operations have just been tightened.

"The speed at which the connection starts dropping out is now 60–70 km/h,” he added.

In 25 anni i prezzi di spesa e utenze sono raddoppiati, fino a +120% per le famiglie

14 October 2026 at 15:04

Negli ultimi 25 anni i beni e i servizi primari sono aumentati, costano il doppio. E i dati, secondo l’analisi del Codacons, sono destinati a peggiorare nel 2026. Alla base dell’analisi ci sono i numeri dell’Istat del report “Storie di dati” che racconta le trasformazioni dell’Italia, l’inflazione, il ruolo delle crisi energetiche, ma anche l’evoluzione dei prezzi tra i prodotti e l’Italia nel contesto europeo. Quello che ne emerge è che i prezzi sono cresciuti a un ritmo molto più sostenuto rispetto all’inflazione media.

I numeri dell’Istat confermerebbero i numerosi allarmi lanciati negli ultimi anni dal Codacons circa l’andamento dei listini al dettaglio in Italia. Come spiega l’associazione, prezzi e tariffe crescono di anno in anno, ma le voci indispensabili per le famiglie subiscono gli aumenti maggiori e in alcuni casi beni e servizi costano il doppio rispetto a 25 anni fa. È il caso dell’abitazione, delle utenze, degli alimenti, tutte spese alle quali una famiglia non può rinunciare trattandosi di beni primari.

Prezzi +63% tra il 2000 e il 2025

Si esce dal supermercato con la metà delle buste di un tempo e l’Istat ci conferma questa sensazione individuale. I numeri infatti mostrano l’andamento collettivo di un’Italia che tra il 2000 e il 2025 ha visto i prezzi in media aumentare del 63%. In alcuni casi i prezzi sono cresciuti di oltre il 100%, come quelli legati a case, utenze, alcolici, tabacchi e servizi finanziari.

Il report “Storie di dati” dell’Istat fotografa un periodo molto più lungo degli ultimi 25 anni, addirittura risale ai primi anni dall’Unità d’Italia. Quello che interessa a noi oggi però sono i prezzi di beni e servizi dal 2000 in poi.

Cosa è aumentato?

Mentre la crescita generale dell’indice dei prezzi al consumo tocca il 63%, ci sono voci di spesa che vedono un aumento anche superiore al 100%, per esempio è il caso del dato aggregato di abitazione e utenze; altre voci invece aumentano, ma rimangono inferiori al 30% come per i servizi di istruzione e sanità.

Alcuni dati:

  • abitazione e utenze domestiche +120%;
  • alimentari +90%.

Quasi un secolo di aumenti

Il racconto che fa l’Istat è quello di un andamento dei prezzi che nel breve e nel lungo periodo mostra differenze significative in termini di intensità e persistenza. I prezzi dei beni sono cresciuti di meno perché rispetto ai servizi c’è stato un progresso nella produttività del lavoro e nell’esposizione alla concorrenza internazionale.

Infatti, dalla metà degli anni ’50 i prezzi dei beni sono aumentati di circa 30 volte, mentre quelli dei servizi di circa 60. Come racconta l’Istat, questo aumento diversificato si può spiegare con lo sviluppo dell’industria, dove i beni possono essere prodotti impiegando meno lavoro o sprecando meno risorse, mentre per quanto riguarda i servizi la componente lavorativa continua ad avere un peso maggiore.

Negli anni ’70 e poi negli anni ’80 i prezzi hanno subito una forte accelerazione in corrispondenza degli shock petroliferi e delle tensioni inflazionistiche dei due decenni. Solo a partire dalla metà degli anni ’80 i prezzi hanno iniziato a rallentare, ma dagli anni 2000 fino ai giorni nostri, per effetto della crescita più contenuta dei prezzi dei beni, la differenza tra prodotti e servizi è tornata ad aumentare.

C’è poi lo shock energetico del 2022 che ha determinato l’impennata dei prezzi dei beni anche fino a oltre il 100% e, nell’ultimo triennio, la situazione di instabilità ha mantenuto i prezzi più o meno stabili (quindi alti). All’inizio del 2026, con il conflitto nel Golfo Persico, ci si trova ad aspettare una nuova impennata dei prezzi.

L’aumento dei prezzi dell’energia

In particolare, il focus è sull’aumento dei prezzi dell’energia registrato sia dopo l’invasione russa dell’Ucraina, sia quello attuale dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Andrea De Panizza, economista e dirigente di ricerca dell’Istat, ha spiegato che:

La crescita dei prezzi al consumo di energia nel 2022 è stata addirittura superiore rispetto alle fiammate inflazionistiche degli anni ’60.

Eppure l’impatto è risultato più contenuto per la diversa durata degli aumenti e le condizioni economiche. De Panizza aggiunge anche che, nelle crisi petrolifere del passato, i rincari si erano protratti a lungo e si attivava un meccanismo di indicizzazione salariale che oggi è assente.

Spain Logs Record 5,807 Heat Deaths in Summer 2026

13 October 2026 at 22:49
The number of deaths, attributable to high temperatures, has surpassed the figures for the two deadliest summers since 2015. Photo: EFE.

Spain recorded 5,807 heat-related deaths during the summer of 2026, the highest figure in a decade, according to the national mortality monitoring system (MoMo).


The estimate, reported on Tuesday, is based on final data collected between May 15 and September 30, the period covered by the National Plan for Preventive Actions against the Effects of Excess Temperature on Health.

The toll surpasses the two deadliest summers since the series started: 2022, with 4,789 deaths, and 2025, with 3,832.

RELATED: France Records 53 Days of Heat Waves This Summer

It is more than 51% above last year’s figure and 188.61% of the 2024 total, when 2,012 deaths were estimated. Even so, it remains well below the summer of 2003, when around 13,000 people died in Spain because of heat, a catastrophe that led the Health Ministry to design a national prevention plan.

🌡️ September 2026 was the 2nd warmest globally & 3rd warmest in Europe on record.

🇪🇺 Western Europe saw exceptional heat, with parts of France, Portugal, Spain & Italy 4–6°C above average.

🛰️ #CopernicusEU tracks climate extremes.

🔗 https://t.co/uMOM5xYwWm#ImageOfTheDay pic.twitter.com/u6R6WS1VNK

— Copernicus EU (@CopernicusEU) October 12, 2026

August Deadliest Month

August produced the most fatalities, with 2,162 deaths. July followed with 2,026, then June with 938, September with 559 and May with 123.

Compared with last year, the 2026 toll stands more than 51% higher. Measured against 2024, the increase reaches 188.61%, a year in which the system calculated 2,012 deaths.

The number has not reached the historic summer of 2003, when roughly 13,000 people died in Spain as a result of high temperatures. That catastrophe prompted the health ministry to design and launch a prevention plan for the effects of heat on health.

The elderly again bore the heaviest burden. Some 97% of estimated deaths attributable to heat occurred among people aged 65 or older, and 62% among those over 85.

Women were disproportionately affected, accounting for 3,486 deaths, or 60% of the total. Men accounted for 2,321. The impact was not uniform across the country, with the highest mortality rates recorded in the north and northeast of the peninsula.

A Year of Extreme Weather

The team coordinating MoMo at the National Epidemiology Center attributes the impact to an exceptional climatic context. It described this summer as the warmest in recent history, with four heat waves identified by the State Meteorological Agency, plus an additional one in early September.

A persistent drought, large wildfires and an intense marine heat wave in the western Mediterranean compounded the situation. Those conditions combined to push mortality to levels not seen in the decade of MoMo records.

The Carlos III Health Institute said the data reinforce the importance of continuous epidemiological surveillance and stronger prevention and adaptation measures against extreme heat. The warning carries weight as climate patterns grow more volatile.

Scientists have linked the exceptional summer to broader climatic shifts, including the Super El Niño phenomenon. Studies suggest that phenomenon could cause heat-related deaths of 451,000 people worldwide over the coming six months.

King of Spain in Ceuta: ‘Sovereignty and territorial integrity are not negotiable, and faced with any risk, our duty is their defense’

13 October 2026 at 20:57
Felipe VI and Queen Letizia in the streets of Ceuta on Tuesday.

In a remarkably forceful address, Felipe VI of Spain on Tuesday asserted Ceuta’s ‘sovereignty’ and ‘territorial integrity,’ two and a half months after more than 80,000 people crossed illegally from Morocco in an unprecedented mass incursion into the Spanish exclave city in northern Africa.

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No contact with command, a comrade maimed by a mine. A former TV director fought—and halted the Russians

13 October 2026 at 19:13

Senior Sergeant Dmytro, call sign Berezen (“March”).

A Ukrainian drone sergeant who volunteered for the infantry held a frontline position for six months, ArmyInform reported. He saved three soldiers in that time, and in one fight he stopped a Russian advance after contact with command was lost. The agency did not say where or when.

Senior Sergeant Dmytro, call sign Berezen “March”, spent 20 years as a television director before the invasion. In the 152nd Separate Jaeger Brigade, he served as chief sergeant of a drone platoon, worked with three crews, and trained soldiers. When the need arose to reinforce the infantry, he volunteered to switch. ArmyInform did not say what created that need.

“I didn’t come here to a sanatorium. I’m in my third year of fighting, I know what this is. It was my choice,” Dmytro said

Two wounded, one firefight

One comrade was hit by a mine and lost a leg. As Dmytro treated him, Russian troops began moving toward the position. Another wounded soldier was trying to reach them, and contact with command was lost. He killed two Russian soldiers and halted their advance, ArmyInform reported. He said he barely thought about himself, because a breakthrough could have hurt the soldiers holding positions behind him.

Not everyone could be saved. One wounded comrade was about 200 meters away. Dmytro heard his voice on the radio but could not leave his position mid-fight. Over the six months, he saved three soldiers. Two left the position with him, and the third was evacuated wounded. No money, he said, is worth blood.

Serve una spiegazione delle correzioni al Pil

13 October 2026 at 09:15

Le prime stime dell’attività economica sono spesso diverse dal risultato finale. Non è una questione solo italiana e le revisioni sono sempre al rialzo. Capire perché accade diventa cruciale e gli istituti di statistica dovrebbero chiarirne le cause.

L'articolo Serve una spiegazione delle correzioni al Pil proviene da Lavoce.info.

Worüber Putin und Trump in ihrem Telefonat gesprochen haben

10 October 2026 at 04:00
Am Freitagabend fand wieder ein Telefonat zwischen den Präsidenten Trump und Putin statt, das das anderthalb Stunden gedauert hat. Präsident Trump sprach danach in einem Post auf TruthSocial von einem sehr „erfolgreichen Gespräch“. Später teilte er noch mit, er habe sich mit Putin auf Diesellieferungen in die USA geeinigt. Das sei ein großer Deal, der […]

Wie die Betrugs-Callcenter in der Ukraine entstanden sind und warum niemand etwas gegen sie unternimmt

9 October 2026 at 14:58
Während der Anti-Spiegel schon seit Anfang 2026 darüber berichtet, dass auf Betrug spezialisierte ukrainische Callcenter in Europa ihr Unwesen treiben und dass dieses Mafia-Geschäft auch schon zu Bombenattentaten in Europa geführt hat, haben westliche Medien das Thema komplett verschwiegen. Erst jetzt, also mit vielen Monaten Verspätung, gab es darüber Anfang Oktober einen Artikel in der […]

Drone attack forces Yandex to shut down its data center on the grounds of a sanctioned Russian machine-tool plant

8 October 2026 at 13:28

Smoke over Salavat following an attack on the night of October 8.

A drone attack overnight on 8 October caused a fire that hit part of Yandex's data center in Sasovo, Ryazan Oblast, about 580 km from Ukraine, and the site is fully stopped, the Russian tech company told Russian media. The data center sits on the grounds of Sasta, a sanctioned machine-tool plant, Russian outlet Astra said, citing Wikimapia data. Astra's OSINT analyst found from eyewitness footage that the fire hit the plant.

Since late September, Russia has been striking data centers in Kyiv that keep Ukraine's internet and online services running. Now a drone attack has stopped one of the data centers that Russia's largest tech company relies on.

Fires reported at a refinery in Salavat and a machine-tool plant in Sasovo after overnight attacks on 8 October 2026.
Fires reported at a refinery in Salavat and a machine-tool plant in Sasovo after overnight attacks on 8 October 2026. Map: Euromaidan Press

Yandex counts the damage

Yandex warned that some services may be unavailable, while its core services kept running and no one was hurt. Ryazan Oblast Governor Pavel Malkov claimed two drones were downed, a roof caught fire at an enterprise in the Sasovo district, and windows were blown out in several homes.

The power failure took down a wide range of Yandex Cloud infrastructure, including computing capacity, networks, data storage, databases, Kubernetes, cloud services, AI, and security and monitoring systems, Ukrainian outlet ZN.ua reported, citing Exilenova+.

Ukrainian monitoring channel Exilenova+ reported that the plant was hit, without naming an attacker. The channel said Sasta, which claims a place on Russia's register of defense-industry companies, makes computer-controlled machine tools, including five-axis machining centers, and previously supplied the Tactical Missiles Corporation (KTRV) and Roscosmos. The plant's value to the arms industry lies in machines that cut precision parts, not in finished weapons, the channel said.

Citing Exilenova+, Militarnyi reported that Ukraine's Defense Forces hit the plant. It also linked Sasta to Iskander missile supply chains. No source has said whether the plant or the data center was the target, and no Ukrainian official has claimed the Sasovo strike. Sasta has been under US sanctions since November 2023, UK sanctions since February 2024, and Ukrainian sanctions since April 2025, a sanctions database shows.

Salavat: Kyiv reports a hit

Ukrainian forces hit the Gazprom Neftekhim Salavat complex in Bashkortostan, about 1,380 km from the front line, causing a fire, Ukraine's General Staff said. It said the complex processes up to 10 million metric tons of hydrocarbons a year and serves Russia's armed forces. Its key unit, the ELOU-AVT-6 primary oil refining unit launched in 2012, can process 6 million metric tons a year, Militarnyi reported. Astra's analyst placed the fire a few kilometers outside Salavat, possibly near the refinery.

Salavat oil refinery moment of attack pic.twitter.com/bUxuRshSK1

— Exilenova+ (@Exilenova_plus) October 8, 2026

Salavat Mayor Marat Zagidullin claimed that debris from several drones fell in the industrial zone that morning and started a fire.

"The enterprise continues to work," he said.

Astra noted earlier hits on the complex on 24 September 2025, on 14 July 2026, when refining fully stopped, and on 13 August 2026.

Russia's strikes on Ukraine's data centers

Russia has repeatedly hit data centers in Kyiv since 23 September. Strikes hit the COSMONOVA data center twice, the second time knocking it out, and the Parkovyi data center stopped working completely on 1 October after a series of strikes. In early October, Russia destroyed the dline.ua data center in Kyiv.

Ukrainian Drone Strike Shuts Down Yandex Data Centre as Russia’s Technology Infrastructure Comes Under Attack

8 October 2026 at 11:01

A reported Ukrainian drone strike has interrupted operations at a Yandex data centre in Russia’s Ryazan region, while another attack was reported at a Gazprom-owned refinery.

A Ukrainian drone attack has reportedly forced the closure of a Yandex data centre in Russia’s Ryazan region, causing a fire and disrupting part of the company’s infrastructure. Shares in the Russian technology group fell by more than three per cent in early Moscow trading on Thursday, 8 October.

The installation in Sasovo was affected during overnight strikes on Russian territory. Yandex said it was working to restore affected infrastructure, while its principal consumer services remained operational. The incident has raised questions about the vulnerability of Russia’s digital economy to Ukraine’s long-range strike campaign.

Fire at Sasovo technology facility

The affected data centre began operating in 2014 in buildings formerly occupied by the Sasta machine-tool manufacturing plant. Yandex subsequently connected the installation to Moscow by fibre-optic communications links as part of its wider computing infrastructure.

Ryazan regional governor Pavel Malkov said Russian air defences intercepted two drones over the region. He reported a fire on the roof of an industrial building in the Sasovo district and damage to windows in nearby private homes. No casualties were reported.

According to a statement on the incident, the situation had been brought under control while work to restore infrastructure continued. Yandex said its main consumer services remained operational.

The company’s cloud division also reported an electricity supply problem affecting an availability zone known as ru-central1-b. Clients were advised to use alternative zones where necessary to maintain service continuity.

Yandex shares decline

Yandex shares dropped by approximately 3.4 per cent to 3,568.5 roubles in early trading on the Moscow Exchange. The decline followed news of the fire, although a single trading session cannot establish the long-term financial cost of the disruption.

Yandex operates search, advertising, navigation, artificial intelligence and cloud computing services. Its infrastructure therefore supports commercial users as well as the company’s own applications. The duration of the interruption, the extent of physical damage and the cost of repairs will determine the wider impact.

Investors can follow the company’s quoted share price as further details emerge.

Gazprom refinery also reportedly targeted

In a separate development, explosions and a fire were reported on Thursday near the Gazprom Neftekhim Salavat refining and petrochemical complex in Russia’s Republic of Bashkortostan, around 1,400 kilometres from the Ukrainian border. The precise location of the fire and the extent of damage had not been independently established.

The Gazprom-owned complex processes hydrocarbon feedstock and produces petrol, diesel, fuel oil and petrochemicals. It has previously been targeted by Ukrainian drones. The latest reported incident comes amid repeated attacks on Russian refining and fuel infrastructure.

Russia’s technology sector faces new risks

Ukraine’s long-range economic campaign has focused heavily on oil refineries, fuel stores, military production plants and transport infrastructure. A strike affecting a major data centre introduces another category of vulnerability: the computing equipment and supporting utilities used by the digital economy.

Such sites serve businesses, financial institutions and industrial enterprises, and can also support defence-related activities. However, no publicly verified evidence establishes that the Sasovo data centre was directly involved in Russian military operations.

Damage to power supplies, cooling systems and network connections can interrupt services without necessarily destroying servers. Operators with geographically distributed facilities may be able to shift workloads to unaffected locations. The suspension of one centre therefore does not mean that Russia’s internet infrastructure has ceased functioning.

Economic pressure on Moscow

The attacks coincide with Russia’s plans for substantial military expenditure in 2027. The draft federal budget envisages considerable government spending and borrowing as Moscow continues its war against Ukraine.

Ukraine’s strikes on economic infrastructure are intended to increase the cost of maintaining Russia’s invasion. Disruption to energy facilities can affect fuel production and revenue, while attacks on technology and industrial sites may interrupt wider commercial and logistical operations.

The cumulative effect depends on the severity and duration of the damage. Neither the reported temporary closure of the Yandex facility nor preliminary accounts of the Salavat fire establish the scale of lasting losses.

The incidents nonetheless illustrate the exposure of Russian industrial and technology assets far beyond the Ukrainian border, as Kyiv increasingly targets infrastructure that supports the country’s economy.

Sea drone vs. air drone: Ukraine’s Sargan-3000 turns anti-aircraft gunner

8 October 2026 at 09:54

Russian drone seen through the camera of the RWS Protector module on the Ukrainian Sargan-3000 naval drone, October 2026.

A Ukrainian Sargan-3000 sea drone shot down a Russian Shahed flying on a mesh radio network, Ukraine's Navy reported on 7 October. Ukrainian sea drones have downed Russian aircraft before, but with missiles. This one used a machine gun.

Russia has been hitting Odesa with air attacks that come in waves with short gaps between them. Guarding the sky over water is harder than over land. Since fall 2025, Russia has also used mesh radio networks to reroute Shaheds mid-flight and dodge Ukrainian air defenses. That leaves Ukraine needing more ways to meet these drones out at sea, before they reach its ports and coast.

A Shahed steered by radio

A mesh-network drone passes its control signals along a chain of radio relays, drone to drone and on to ground antennas. That lets a Russian operator steer it in flight.

In May, Serhii "Flash" Beskrestnov, then a Defense Ministry adviser, said only about 5% of Shaheds had got through in a recent Russian strike, and predicted that Russia would answer with jet-powered versions and strikes near the border. By July, Ukraine was testing jamming against mesh-controlled jet Shaheds, he said.

Protector RWS turret on the Ukrainian Sargan-3000 naval drone, October 2026
Protector RWS turret on the Ukrainian Sargan-3000 naval drone, October 2026. Screenshot from a video by the Ukrainian Navy

The Sargan-3000 fired its Protector remote weapon station, Militarnyi reported. The station is a remotely operated 12.7-mm (50-caliber) machine gun with electro-optical sights. The outlet added that the Sargan-3000 is designed for combat missions far from Ukraine's coast.

Built for the open sea

Ukraine's Navy took the Sargan-3000 into service in April 2026, according to Militarnyi. The drone boat has a combat radius of up to 1,600 km. It moves at 40–55 knots and carries up to 450 kg of payload.

In September, a Sargan-3000 sank a Russian uncrewed boat with machine-gun fire. Militarnyi called it the first battle between uncrewed sea platforms in history. Analyst H.I. Sutton wrote that the boat carried a Protector made by Norway's Kongsberg. That is the same weapon station named in the October shootdown. Sutton added that Russian attack sea drones work closely with Shaheds, which can relay the boats' mesh radio signals.

Bit by bit, the Taliban is losing control of Afghanistan

8 October 2026 at 06:46

Five years after seizing Kabul, the Taliban’s strongest argument for international acceptance rests on control. The Taliban governs every provincial capital and faces no conventional army capable of marching on Kabul. It repeatedly cites improved security as proof that Afghanistan’s post-2021 order is settled. But armed resistance is becoming more geographically dispersed, more organizationally diverse […]

The post Bit by bit, the Taliban is losing control of Afghanistan appeared first on Asia Times.

Ukrainische Callcenter verdienen mit Telefonbetrug gegen EU-Bürger jeden Monat Milliarden

8 October 2026 at 05:00
Als normaldenkender Mensch sollte man meinen, dass die deutschen – angeblich so kritischen, objektiven und unabhängigen – Medien darüber berichten und die Öffentlichkeit davor warnen würden, wenn es tausende Callcenter mit zehntausenden Mitarbeitern gäbe, die sich auf Telefonbetrug spezialisiert haben und damit in den Ländern des Westens eine Milliarde Dollar monatlich verdienen. Wie wir gleich […]

Les préfets servent-ils toujours la République ?

Pour bien des manifestants, la figure du préfet évoque la répression qu'ils subissent dans la rue — alors même que la fonction est censée garantir l'intérêt général et l'égalité de tous devant la loi, au nom de la République. À mesure que les réformes affaiblissent l'institution préfectorale, ou la politisent, ses missions s'éloignent des préoccupations de la population.

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Pejac. — « Triptyque », 2016
pejac.es

« Des manquements graves et persistants des services. » En février 2024, un collectif d'associations écrivait au préfet d'Indre-et-Loire pour lui reprocher la mise au rebut sans justification de plus de cinq cents demandes de titre de séjour au cours des dix-huit mois précédents. De son côté, la préfecture niait toute « pratique administrative abusive envers les usagers étrangers ». Dans un communiqué daté d'avril, elle plaidait un simple allongement des délais de traitement (1). Pourtant, à Tours comme ailleurs, la maltraitance des étrangers s'institutionnalise. Par la volonté politique de limiter l'immigration, mais également à la suite d'importantes restructurations qui dégradent l'exercice de l'État.

Longtemps, des files d'individus contraints d'attendre dans la nuit l'ouverture matinale des guichets ont symbolisé l'encombrement des services destinés aux immigrés (2). Depuis 2021, la dématérialisation des procédures doit les décharger. Le portail de l'administration numérique pour les étrangers en France (ANEF) a vocation à traiter leurs demandes. Mais, en pratique, les dysfonctionnements se multiplient. « Modules de prise de rendez-vous en ligne saturés (…), téléservices mis en place hors de tout cadre légal et réglementaire, déploiement de l'ANEF assorti de nombreux bugs… » : en juin 2024, un rapport de la défenseure des droits dénonçait une inégalité d'accès aux services publics et recommandait d'accroître les effectifs des préfectures les moins diligentes (3).

Au sein de cette administration territoriale, seuls les services des étrangers restent ouverts au public. Le plan « Préfecture nouvelle génération » (PPNG) de 2016 a dématérialisé puis externalisé la délivrance des titres d'identité et des cartes grises. Désormais, les particuliers doivent accomplir toutes les démarches sur des plates-formes. Des conseillers des espaces France services, ouverts dans les mairies — voire des sociétés privées contre rétribution —, peuvent les accompagner. Mais « le service de proximité que constituaient les préfectures, c'est fini, constate un peu amère une ancienne préfète. Ce sera difficile d'y revenir car les effectifs ont fondu depuis quinze ans ».

Dès lors que « les préfectures sont privées de contacts avec les citoyens, plus personne ne connaît leurs missions », regrette l'ancien préfet du Loir-et-Cher Yves Rousset. Plus personne, ou presque. Car nombre de sans-papiers mais aussi de « gilets jaunes » ou de manifestants contre la réforme des retraites, d'agriculteurs ou d'écologistes savent l'implication des préfets dans le maintien de l'ordre public, voire social. Pourquoi, si souvent, l'exercice de l'État au niveau local paraît n'être plus que l'exercice de la force, ou du passage en force, de Sainte-Soline au chantier de l'A69 ?

« Je veux que les Français datent leur bonheur de l'institution préfectorale. » Le 28 pluviôse an VIII (17 février 1800), Napoléon Bonaparte, alors premier consul, fait adopter la loi qui crée la fonction de préfet — du latin praefectus : « homme qui est la tête d'une chose ; gouverneur, intendant, administrateur, chef » (selon le dictionnaire Gaffiot) — nommé par lui et chargé d'administrer un département, assisté dans chaque arrondissement par un sous-préfet. Une fois couronné, Bonaparte considère ces « empereurs aux petits pieds » comme de véritables courroies de transmission de son pouvoir sur l'ensemble du territoire national. Ils assurent la conscription, la perception des impôts et le maintien de l'ordre. Sous le Second Empire, leur pouvoir est renforcé par un décret du 25 mars 1852. « On peut gouverner de loin mais on n'administre que de près », affirment ses attendus. Les préfets se voient chargés de missions comme l'urbanisme avec, à Paris, les figures de Georges-Eugène Haussmann (1853-1870) ou, sous la IIIe République, d'Eugène Poubelle (1883-1896).

Serviteurs de l'État, les préfets doivent obéissance au gouvernement. Sans toujours échapper aux cas de conscience. Nombre d'entre eux et de leurs agents exécutent les ordres de Vichy, qui étatise la police — jusqu'alors municipale — en 1941. Le secrétaire général de la préfecture de Gironde Maurice Papon organise les rafles de citoyens juifs. Mais trente-neuf préfets et sous-préfets meurent au combat, fusillés ou en déportation. Jean Moulin, préfet d'Eure-et-Loir, tient tête à la Wehrmacht lorsqu'elle arrive à Chartres, en juin 1940 (4). À la Libération, la formation et le recrutement des hauts fonctionnaires — en particulier de ceux de la préfectorale — sont néanmoins érigés en « priorité absolue » dans l'exposé des motifs de l'ordonnance du 9 octobre 1945 tant « le procès [des] administrations publiques est ouvert depuis nombre d'années ».

Ce texte est à l'origine de la création de l'École nationale de l'administration (ENA) qui va former une large part des préfets et sous-préfets. En 1950, un décret instaure un statut du corps préfectoral. Ses membres sont placés sous l'autorité directe du ministre de l'intérieur, nommés et révoqués par le président de la République. « Dans les collectivités territoriales de la République, affirme la Constitution de 1958 à son article 72, le représentant de l'État, représentant chacun des membres du gouvernement, a la charge des intérêts nationaux, du contrôle administratif et du respect des lois. » Pendant plusieurs décennies, l'institution donne satisfaction au pouvoir. « Ce qui tient bon dans les coups durs, assure le général de Gaulle à Alain Peyrefitte, c'est le réseau des préfets et des sous-préfets. C'est l'État (5)… »

En janvier 1981, sous l'influence de la « deuxième gauche » représentée par Michel Rocard — et du socialisme municipal (6) —, le congrès extraordinaire du Parti socialiste (PS) réuni à Créteil retient, parmi ses « 110 propositions pour la France », la priorité donnée à la décentralisation : « La fonction d'autorité des préfets sur l'administration des collectivités locales sera supprimée. » Comme le rappelle le juriste Vincent Malapert, depuis la loi dite « municipale » de 1884, « le représentant de l'État [exerçait] une tutelle à la fois sur le maire et sur les actes de la commune. Cette tutelle, élargie aux départements et aux régions, se traduisait par un contrôle a priori : le préfet [était] libre, en opportunité, de contrôler la légalité des actes des collectivités avant que ceux-ci ne soient exécutoires. Il s'agissait de la principale entrave à la libre administration des collectivités (7) ».

Des dizaines de milliers d'agents

De nombreux élus locaux militaient contre cette emprise, notamment Gaston Defferre, maire de Marseille depuis 1953. Nommé au ministère de l'intérieur après l'élection de François Mitterrand en 1981, il fait voter les lois de décentralisation. L'article 2 de celle du 2 mars 1982 dispose que « les délibérations, arrêtés et actes des autorités communales ainsi que les conventions qu'elles passent sont exécutoires de plein droit ». Dès lors, explique Malapert, si le préfet reste le principal garant de l'ordre public, avec autorité sur les forces de police et de gendarmerie, il « se voit dépossédé de son principal instrument de domination sur les collectivités : il ne sera plus en charge [que] du contrôle de légalité exercé a posteriori ». En outre, seul le juge administratif a le pouvoir d'annuler une décision des collectivités locales.

Le premier acte de la décentralisation s'accompagne d'une réforme de l'État au niveau local. Un décret du 10 mai 1982 prévoit que son représentant dans le département porte désormais « le titre de commissaire de la République. (…) Il est le représentant direct du premier ministre et de chacun des ministres. Il dirige sous leur autorité les services des administrations civiles de l'État ». Pour le gouvernement, le changement de titre ne relève pas que du symbole. Le transfert de compétences aux collectivités doit s'accompagner d'un renforcement de l'État sur le « terrain » : les directions départementales — de l'agriculture et des forêts (DDAF), des affaires sanitaires et sociales (DDASS), de l'équipement (DDE), de la jeunesse et des sports (DDJS)… — se voient placées sous la « direction » d'un commissaire de la République — quand le préfet jusqu'alors, aux termes d'un décret de 1964, se contentait de « coordonner » leurs actions décidées par chaque ministère compétent, depuis Paris.

Dans les années 1980 et 1990, la gauche au pouvoir peine cependant à préciser les contours exacts de ce qu'on appelle dès lors la « déconcentration » et, surtout, à doter celle-ci de moyens à la hauteur de son ambition politique, qu'il s'agisse des ressources en crédits et en effectifs ou des prérogatives accordées au préfet (l'intitulé revient en 1988) pour asseoir sa tutelle sur les autres services territoriaux de l'État. Dans les années 2000, la droite accélère la décentralisation. Son « acte II » attribue de nouvelles compétences aux collectivités et leur transfère des dizaines de milliers d'agents. Puis les gouvernements de M. Nicolas Sarkozy affaiblissent les administrations déconcentrées en les fusionnant, pour réaliser des économies.

La manie de tout regrouper caractérise la période. Désormais, le préfet de département doit non seulement composer avec l'ascendant du préfet de région (décret du 29 avril 2004, au titre de la régionalisation de l'action de l'État) mais aussi, à la suite des réformes engagées sous le quinquennat de M. François Hollande, avec le poids politique des élus à la tête de métropoles ou de grandes régions (8). L'ancien préfet de Haute-Loire Yves Rousset raconte dans La préfecture est en feu (Abatos, 2021) l'incessante hostilité du président d'Auvergne-Rhône-Alpes Laurent Wauquiez de 2017 à 2019.

« Comment peut-on être à la fois le représentant neutre de l'État et le serviteur d'un gouvernement ? C'est toute la complexité de notre métier, nous signalait en 2024 M. Christophe Mirmand, alors préfet de la région Provence-Alpes-Côte d'Azur et président de l'Association du corps préfectoral et des hauts fonctionnaires du ministère de l'intérieur (ACPHFMI). L'administration préfectorale a dû s'adapter aux vagues de déconcentration successives et à la nouvelle organisation territoriale… » En pratique, le préfet tend surtout à devenir une sorte de « conciliateur », selon l'expression de l'historien François Burdeau (9). Hors son rôle de garant de l'ordre public et son autorité sur les forces de police et de gendarmerie, il ne peut, pour le reste, que recourir au dialogue ou à la contractualisation afin d'influencer des politiques publiques dont l'initiative lui échappe : contrats de ville, de plan État-région (CPER), de développement territorial (CDT), de relance et de transition écologique (CRTE)…

« À la recherche de l'État dans les territoires » : sous ce titre, en 2022, un rapport du Sénat dressait un bilan très critique de ces évolutions. « Les réformes s'empilent sans tentative d'en dégager de manière objective et documentée des enseignements pour la prochaine étape ni encore moins d'en estimer les conséquences (10). » Dans un avis portant sur le projet de loi de finances pour 2019, la commission des lois de cette même institution critiquait vertement le plan « Préfecture nouvelle génération » (PPNG) : « 1 300 emplois ont ainsi été supprimés et 700 réaffectés à quatre missions prioritaires : sécurité et ordre public, coordination des politiques publiques, contrôle de la légalité et lutte contre la fraude documentaire. À l'usage, on constate que les besoins techniques et en termes de relations avec les usagers ont été largement sous-évalués, d'où des dysfonctionnements majeurs (11). »

Ils affectent en particulier le contrôle de légalité des dizaines de milliers d'actes adoptés par les collectivités territoriales. « Cette mission contribue à faire de la France un État unitaire. Or elle n'est plus exercée dans de bonnes conditions, observe le professeur de droit Olivier Renaudie. À cause de moyens en personnel insuffisants — qui conduisent certaines préfectures à tirer au sort les actes à contrôler — et d'un manque d'expertise : le contrôle porte sur des actes complexes, notamment dans le domaine de l'urbanisme et de l'environnement, et les agents des préfectures ne sont pas toujours suffisamment formés. » Tandis qu'en 2012, déjà, un rapport parlementaire décrivait les services préfectoraux comme « une véritable passoire » (12), un préfet à la retraite évoque « les grandes métropoles ou les grandes régions, qui ont désormais à leurs services des cabinets juridiques puissants. En cas de contentieux, les préfectures n'ont plus la capacité de faire face ».

Revigorer un corps affaibli

La Cour des comptes observe une diminution des effectifs dans l'ensemble des préfectures et des sous-préfectures entre 2010 et 2020 de l'ordre de 14 %, de près de 28 000 à moins de 24 000, avec une contribution importante des sous-préfectures (- 24 % au cours de la même période) (13). En 2020, selon ce rapport, les sous-préfectures de La Châtre (Indre) ou Nérac-Marmande (Lot-et-Garonne) comptaient ainsi moins de quatre agents (en équivalent temps plein), sous-préfet inclus, « ce qui rend ces structures très fragiles en cas de vacance de poste prolongée ». Alors qu'elles doivent contribuer au contrôle de légalité ou au conseil aux collectivités, plusieurs sous-préfectures ont connu des suppressions (par exemple, Guebwiller et Ribeauvillé dans le Haut-Rhin), des fusions (Ancenis et Châteaubriant en Loire-Atlantique) ou des jumelages. Et le ministère de l'intérieur peut confier la direction de certains arrondissements à un cadre administratif plutôt qu'à un sous-préfet issu de la haute fonction publique.

L'exercice de ces mêmes fonctions tend aussi à se féminiser (35 % de sous-préfètes en 2021), tout comme celles de préfet (38 femmes sur 132, soit 29 %) — la première sous-préfète n'a été nommée qu'en 1974 et la première préfète en 1981 (14). Ces dernières années, les gouvernements successifs ont aussi entendu rajeunir le corps et même, en 2022, rouvrir certaines sous-préfectures — Clamecy (Nièvre), Château-Gontier (Mayenne)… Mais cela ne saurait suffire à revigorer un corps « affaibli », selon l'expression de l'ancienne préfète des Pays de la Loire Nicole Klein lors d'un colloque en 2022 : « Quand le citoyen passe devant la préfecture, surtout dans une grande ville, il ne voit que des migrants qui viennent demander l'asile, ce qui amplifie ce phénomène plus qu'il ne le mérite. (…) Les préfets sont cantonnés depuis plusieurs années à des missions d'ordre public (les “gilets jaunes”, le Covid…). Leur mission consiste à signer des arrêtés pour interdire aux gens de se réunir et de danser dans les bals populaires (là où ils existent encore) (15)… »

Nombre de préfets ou de sous-préfets déplorent la dégradation de l'exercice de leurs fonctions. Elle conduit certains d'entre eux à se rapprocher de l'extrême droite, par exemple au sein du club Les Horaces (16). En 2011, déjà, Mme Marine Le Pen écrivait dans un courrier à la corporation : « Vos éminentes fonctions vous placent directement face aux ravages d'une politique d'amoindrissement de l'État, de découragement de ses personnels et d'inefficacité de sa gouvernance (17). » En mai 2021, dans une autre lettre, c'est aux sept mille plus éminents cadres de l'État que la présidente du Rassemblement national (RN) promettait de revenir sur la réforme de la haute fonction publique supprimant l'ENA ainsi que les corps diplomatique et préfectoral (18).

À la sortie de l'Institut national du service public (INSP), qui remplace l'ENA, les élèves intègrent en effet un corps unique, celui des administrateurs de l'État. Tandis que le corps préfectoral est mis en extinction, M. Emmanuel Macron entend nommer dans les préfectures et les arrondissements des administrateurs d'autres fonctions publiques — territoriale et hospitalière —, mais aussi des cadres d'entreprises. « C'est une réforme de management public qui repose sur la croyance que les pratiques de la fonction publique doivent désormais reposer sur la notion de mission, commente Renaudie. La préfectorale ne sera plus qu'une simple étape dans la carrière d'un cadre parmi d'autres fonctions dans le public ou dans le secteur privé. Certains préfets craignent que ne soient nommés à des postes importants de décision des personnes totalement inexpérimentées. La fonction pourrait être alors menacée par un manque de professionnalisme. »

« Je ne vois pas l'utilité de cette réforme, avoue M. Jean-François Carenco, ancien préfet de la région Île-de-France. Il faut faire attention à ne pas nommer des personnes sans expérience préalable, sans carrure, et qui n'auront pas assez d'indépendance d'esprit par rapport au gouvernement ou aux puissantes collectivités locales. Être préfet, cela ne s'improvise pas. Le danger, c'est que le pouvoir choisisse des amis ou des utilitaires. » Pour apaiser ces craintes, l'ACPHFMI a négocié des garanties. Un décret du 6 avril 2022 relatif aux emplois de préfet et de sous-préfet prévoit, entre autres, que les deux tiers des emplois soient occupés par des hauts fonctionnaires ayant cinq années d'expérience dans les services territoriaux de l'État. Le même texte précise néanmoins qu'un tiers des préfets et des sous-préfets pourront bien être recrutés en dehors de ces critères.

La culture du résultat doit désormais prévaloir. Le 12 mars 2024, le président de la République convoquait sept cents hauts cadres de la fonction publique à une convention managériale pour leur reprocher leur manque de célérité dans la conduite des politiques publiques. « Bien qu'il ait fait un stage en préfecture durant sa scolarité à l'ENA, M. Macron n'a pas de culture administrative, souligne M. Laurent Bigot, ancien sous-préfet devenu “gilet jaune”. Les préfets et les hauts fonctionnaires en général sont payés pour donner leur point de vue et éventuellement mettre en garde en amont d'une décision politique. Ensuite, ils exécutent les ordres. M. Macron ne comprend pas cela. Il pense que les préfets lui résistent, et il ne le supporte pas. » « Les préfets avaient jusqu'à présent une logique de corps avec une idée de la défense des intérêts de l'État qui n'étaient pas forcément ceux du gouvernement, rappelle le professeur de droit Serge Slama. Aujourd'hui, on ne leur demande plus d'être fidèles à l'État et au gouvernement, mais d'être fidèles au prince. »

Son collègue Olivier Cahn s'inquiète : « Ne va-t-on pas se retrouver avec un spoil system comme aux États-Unis, où les hauts fonctionnaires sont remplacés à chaque alternance ? » Si, jusqu'à présent, M. Macron continue à puiser surtout dans l'ancien corps les préfets et les sous-préfets, d'ores et déjà quelques nominations symbolisent la diversification du recrutement. En juillet 2020, la directrice commerciale de Suez Salima Saa devient préfète de la Corrèze. En mars 2021, Mme Régine Engström, ancienne responsable des partenariats stratégiques chez le promoteur Nexity, prend le poste de préfète de région, en Centre-Val de Loire. En août 2023, M. Thibault Lanxade, ancien vice-président du Mouvement des entreprises de France (Medef), est nommé à Châteauroux, dans l'Indre.

Le rapport sénatorial de 2022 insistait sur la « nécessité impérieuse de préserver les préfets d'une politisation qui nuirait à leur crédit dans leur circonscription et, partant, à l'efficacité de l'action de l'État ». Au cours de son histoire, l'institution préfectorale a conquis une forme d'autonomie relative : son autorité (rationnelle-légale) pouvait contrebalancer la légitimité, locale ou nationale, tirée des élections. Il paraît loin le temps où les préfets avaient vocation à les truquer sur ordre du gouvernement, comme dans Lucien Leuwen de Stendhal. Mais, fin 2022, le ministre de l'intérieur a démis Mme Marie Lajus de ses fonctions de préfète d'Indre-et-Loire après qu'elle s'était opposée à la création d'une pépinière de start-up en zone protégée que portaient des élus locaux proches du pouvoir macroniste. Dans la Vienne, de 2022 à 2024, le préfet Jean-Marie Girier — directeur de la première campagne présidentielle de M. Macron — n'a, lui, cessé de contester les décisions de la maire écologiste de Poitiers Léonore Moncond'huy — l'attribution d'une subvention à l'association Alternatiba, l'entrée de la ville au capital d'une coopérative ou encore la nomination d'une directrice générale des services…

La nostalgie d'une administration puissante, sur laquelle l'extrême droite tente de capitaliser, n'empêche pas le corps préfectoral — ou ce qu'il en reste — de concourir à l'exercice managérialisé de l'État. Quand bien même il revêt des formes toujours plus autoritaires. Comme l'explique la politiste Vanessa Codaccioni, avec le renforcement du « paradigme antiterroriste » depuis 2015, les préfectures obtiennent « des pouvoirs renforcés et des prérogatives exorbitantes du droit commun », notamment « faire procéder à des visites domiciliaires, décider de périmètres de sécurité ou prendre des arrêtés d'expulsion », faisant advenir « une justice administrative et policière dont l'objectif est de punir par des voies extrajudiciaires » toute forme d'activisme oppositionnel (19).

Voire par des voies extralégales. « Les manifestations propalestiniennes, parce qu'elles sont susceptibles de générer des troubles à l'ordre public, doivent être interdites. » Le 12 octobre 2023, M. Gérald Darmanin adresse dans un télégramme ces mots aux préfets. La plupart d'entre eux obéissent. « Le ministre de l'intérieur leur demandait pourtant de violer le droit, observe Cahn, car la liberté de manifester est consacrée par le Conseil constitutionnel. » Le plus souvent, les tribunaux administratifs (TA) suspendent d'ailleurs les arrêtés d'interdiction. Le 18 octobre, le Conseil d'État saisi par le comité Action Palestine rappelle qu'il appartient aux seuls préfets d'apprécier s'il y a lieu d'interdire une manifestation localement, et qu'aucune manifestation ne peut être interdite du seul fait de son soutien au peuple palestinien. Mais le préfet des Alpes-Maritimes Hugues Moutouh s'acharne à interdire chaque manifestation hebdomadaire en défense de Gaza, quand bien même à chaque fois le TA de Nice le désavoue. Il n'y renoncera que début janvier 2024.

« Conscient de l'illégalité de ses arrêtés »

« Certains préfets font du zèle et se retrouvent en contradiction avec les lois de la République, se désole M. Slama. Le problème c'est qu'ils sont couverts par leur ministre et qu'ils ne risquent aucune sanction. » En mars 2023, M. Laurent Nuñez, préfet de police (20) à Paris, avait pris l'habitude de publier tous les soirs des arrêtés d'interdiction des manifestations spontanées contre l'utilisation du « 49-3 » pour l'adoption de la réforme des retraites. Ces décisions intervenaient la veille du rassemblement ou le jour même alors qu'ils doivent l'être au moins quarante-huit heures avant, pour permettre un recours. « Le préfet neutralisait ainsi l'action du juge, ce qui suggère qu'il était bien conscient de l'illégalité de ses propres arrêtés, constate Henri Bouillon, maître de conférences en droit public. Celui qui était censé faire respecter la loi prenait des libertés avec elle. »

Le 24 septembre dernier, à peine nommé Place Beauvau, M. Bruno Retailleau annonçait sur TF1 la convocation des dix préfets des départements où « il y a le plus de désordre migratoire pour leur demander d'expulser plus et régulariser moins ». Toutefois, comment appliquer cet ordre ? « Les préfets passent leur temps à prendre des arrêtés de reconduite à la frontière, mais, le problème, c'est qu'il faut des accords avec les pays de provenance qui doivent délivrer des laissez-passer consulaires, et beaucoup refusent, remarque un ancien préfet. Donner l'ordre d'expulser, cela n'a pas de sens. C'est de la pure communication. » Afin de complaire au pouvoir politique ou de satisfaire aux impératifs de performance, les préfets devront-ils désormais se positionner systématiquement à la frontière du droit et passer en force ? La recherche de nouvelles économies a en tout cas amené le premier ministre François Bayrou à proclamer le 8 juillet dernier un renforcement de leurs prérogatives sur ce qu'il reste des services de l'État dans chaque département. À cette occasion, il a aussi annoncé l'extension de leur pouvoir de dérogation aux normes — sociales, environnementales… —, présentées par M. Bayrou comme « stupides ».

Voir en ligne : /2025/09/BAQUE/68718

(2) Lire Alexis Spire, « La vie de l'immigré débute au guichet », Manière de voir, no 122, « Où se cachent les pouvoirs ? », avril-mai 2012 ; lire aussi Simon Arambourou, « Les déshumanisateurs », Le Monde diplomatique, avril 2024.

(4) Jean Moulin, Premier Combat, Minuit, Paris, 1947.

(5) Alain Peyrefitte, C'était de Gaulle, Gallimard, Paris, 1994.

(6) Lire Fabien Desage et David Guéranger, « Rendez-vous manqué de la gauche et de la politique locale », Le Monde diplomatique, janvier 2014.

(7) Cité par Vincent Malapert, « Décentralisation, déconcentration : le renouveau du préfet depuis les lois Defferre », mémoire de master, Sciences Po, Paris, mai 2020, dans ses développements sur les effets de décentralisation sur l'institution préfectorale.

(8) Lire Benoît Bréville, « “Vos régions, on n'en veut pas !” », Le Monde diplomatique, juillet 2021.

(9) François Burdeau, Histoire de l'administration française. Du 18e au 20e siècle, Montchrestien, Paris, 1998.

(10) Agnès Canayer et Éric Kerrouche, « À la recherche de l'État dans les territoires », rapport d'information fait au nom de la délégation aux collectivités territoriales, Sénat, Paris, 29 septembre 2022.

(11) Pierre-Yves Collombat, « Projet de loi de finances pour 2019 : Administration générale et territoriale de l'État », avis no 153, Sénat, Paris, 22 novembre 2018.

(12) Jacques Mézard, rapport d'information fait au nom de la délégation aux collectivités territoriales et à la décentralisation des contrôles de l'État sur les collectivités territoriales, Sénat, Paris, 25 janvier 2012.

(13) « Les effectifs de l'administration territoriale de l'État », Cour des comptes, Paris, 31 mai 2022.

(14) Benoît Floc'h, « La laborieuse féminisation de la préfectorale », Le Monde, 4 août 2021.

(15) Nicole Klein, « Un préfet donc un État affaiblis » dans La République et ses régions, Fondation Res Publica, cahiers imprimés des colloques, no 145, Paris, 2023.

(16) Lire François Denord et Paul Lagneau-Ymonet, « L'élite de l'extrême droite », Le Monde diplomatique, juillet 2024.

(17) Cité par Patrick Roger, « L'opération séduction de Marine Le Pen auprès du corps préfectoral », Le Monde, 20 avril 2011.

(18) Lire Simon Arambourou et Grégory Rzepski, « La réforme dévore ses enfants », Le Monde diplomatique, décembre 2022.

(19) Vanessa Codaccioni, Comment les États répriment. Une courte histoire du pouvoir de punir, Éditions Divergences, Quimperlé, 2025.

(20) La sécurité de l'agglomération parisienne relève d'un préfet, du fait des singularités de la capitale. Il a le titre de préfet de police.

Lire aussi le courrier des lecteurs dans notre édition d'octobre 2025.

Permis de construire : la mairie peut désormais vous refuser pour une pièce manquante sans vous l’avoir demandée

Le Conseil d'État a jugé le 3 août 2026 qu'une mairie peut rejeter une demande de permis pour dossier incomplet sans avoir réclamé la moindre pièce. Le demandeur doit désormais deviner ce que l'administration attend, et recommencer s'il se trompe.

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La France où l’on ne construit plus rien vient de gagner un étage dans la bureaucratie. Et Bastiat aurait probablement résumé l’affaire ainsi : produire du refus avec de l’argent public.

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Une pièce manquante peut désormais suffire au refus

Dans sa décision du 3 août 2026, rendue sous le numéro 497092 et commentée le 5 octobre, le Conseil d’État a tranché un litige portant sur une société qui souhaitait construire trois bâtiments. Le tribunal administratif de Lyon avait considéré que l’administration ne pouvait refuser le permis au seul motif que certaines pièces n’avaient pas été fournies sans avoir demandé au préalable au pétitionnaire de compléter son dossier.

Le refus de permis peut sanctionner un dossier incomplet sans demande préalable - LE MONDE DU DROIT - Le magazine des professionnels du droit
L’administration peut refuser un permis de construire pour dossier incomplet sans demander préalablement les pièces manquantes, si leur absence empêche d’apprécier la conformité du projet.

Le Conseil d’État écarte cette lecture. L’absence de pièces peut justifier directement le refus lorsque ces documents sont nécessaires et que leur absence « empêche ou fausse l’appréciation de la conformité du projet ». Autrement dit, le demandeur ne pourra plus simplement répondre : on ne m’a jamais demandé cette pièce. La nuance juridique est importante : toutes les pièces manquantes ne permettent pas automatiquement un refus. Encore faut-il que leur absence empêche réellement l’administration d’apprécier la conformité du projet.

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Construire devient aussi un exercice de devinette

Pour le propriétaire, l’entrepreneur ou le promoteur, le changement est moins théorique qu’il n’y paraît. Dans une procédure déjà entourée de plans, formulaires, études et prescriptions, il faudra désormais anticiper ce que l’administration considère comme indispensable à son appréciation.

Première reculade des partis sur l’abattement de 10 % pour les retraités
Abattement de 10 % des retraités : RN, LR et Horizons promettent l’effort en milliards et refusent en commission une mesure à 25 euros par mois et par foyer.

L’administration dispose de l’expertise juridique et technique ; le demandeur, lui, engage des frais d’architecte, d’études, de financement et parfois d’acquisition avant même de savoir si son projet pourra aboutir. La décision du Conseil d’État ne crée pas une liberté générale pour les mairies de refuser à leur convenance. En exonérant les services instructeurs de toute obligation de dialogue ou de régularisation, l'appareil technocratique verrouille un peu plus l'accès au foncier.

Fraude sociale : comment le juge anti-business Charles Prats a pipeauté la droite patriote
Un numéro de sécurité sociale n’ouvre aucun droit. Les 14, 30 et 50 milliards de fraude avancés par Charles Prats reposent sur la confusion des deux.

La question devient alors simple : combien de projets seront retardés parce qu’une pièce jugée déterminante n’aura pas été produite au bon moment ? On demande aux Français de construire davantage, mais il faut désormais deviner, avant même que l’administration ne le réclame, tout ce qu’elle pourrait considérer comme nécessaire.

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Russia’s jet drones fly near 600 km/h now. Ukraine is building simulators for the 900 km/h ones it expects next

7 October 2026 at 12:46

Russian "Knyaz Veshchiy Oleg" reconnaissance drone as seen from a Ukrainian "General Cherry AIR" interceptor drone, just before strike. Screenshot from video: General Cherry

Russia's jet-powered attack drones could eventually reach 800–900 km/h, and intercepting them will demand new piloting skills—so Ukraine has asked the makers of its interceptor drones to build simulators to train the crews, a senior Air Force officer told a parliamentary commission on 6 October, Suspilne reported.

Russia keeps modifying its jet Shaheds faster than Ukraine can field the drones meant to catch them, and Kyiv is now preparing crews for speeds its interceptors have never faced—a sign the air war is shifting from a contest of volume to one of raw speed.

The speed Russia hasn't reached yet

Colonel Yurii Cherevashenko, deputy commander of Ukraine's Air Force, told the commission that Russia's jet drones fly at around 600 km/h today but could eventually reach 800–900 km/h—speeds he said have not been recorded so far. That range sits near the cruising speed of a commercial airliner.

A Ukrainian interceptor drone chases a Russian Geran-5 jet-powered drone. September 2026.
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Ukraine just caught a Geran-5 at 425 km/h—the jet drone that has often outrun Ukrainian interceptor drones since January

Intercepting such targets will take specific piloting skills, Cherevashenko said. When an interceptor and its target move at roughly the same speed, he noted, the pilot barely perceives the difference in their speeds. To train for that, Ukrainian interceptor-drone makers have been tasked with building simulators where crews can practice against high-speed targets.

Where Ukraine stands now

Ukraine already downs 85% to 90% of Russia's slower, propeller-driven drones, Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy has said, but the jet models remain a tougher problem—Ukrainian interceptors scored their reportedly first kill of a jet-powered Shahed in November 2025. In a 28 September evening address, Zelenskyy put the jet-drone interception rate at about 57%, lower than required. Days later, he said Ukraine is testing five interceptor-drone models and could be producing about 400 of one of them by the end of October. Asked when jet-drone interceptors would arrive at the scale needed, Cherevashenko answered: "Not before the end of November."

Il termometro-Istat non ha colpe

6 October 2026 at 08:50

Il deficit 2025 confermato dall’Istat al 3,1 per cento del Pil ha riacceso il dubbio che le prime stime sottovalutino l’economia. Ma le revisioni del Pil spostano il rapporto deficit/Pil di centesimi, non di decimi. E il problema non è chi fa i calcoli.

L'articolo Il termometro-Istat non ha colpe proviene da Lavoce.info.

Spain’s snap elections: Let the voters have their say

5 October 2026 at 13:20
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There are moments in the life of democracies when parliament, because of its divisions and deadlocks, is unable to respond to the urgent needs of a country — and when that happens, it means it is time to give citizens a voice. Spain is living through one of those moments.

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