Più agenti e più militari per presidiare Milano. Attraverso il programma Strade Sicure, come chiesto a più riprese dal vicepremier leghista Matteo Salvini. È questa una delle risposte a cui il governo sta pensando dopo il week end di proteste e violenze nelle strade del centro di Milano. Se ne discuterà lunedì mattina alle 12 a Palazzo Chigi in un vertice di governo a cui parteciperanno la premier GiorgiaMeloni, i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini (collegato) e i ministri interessati. Oltre a un decreto e a misure che rendano possibile fermare i minorenni, il governo sta pensando a un aumento del presidio delle forze armate nella città di Milano. Non è ancora chiaro quale sarà il numero di agenti in più che saranno inviati e in queste ore sono in corso riflessioni ai vertici dell’esecutivo.
L’invio di ulteriori uomini rappresenta comunque una scelta non senza rischi. In primis perché il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte criticato la proposta del collega di governo Salvini di inviare i militari nelle strade delle grandi città perchè, in un contesto di guerre in giro per il mondo, le forze armate servono soprattutto per presidiare i nostri territori all’estero. In secondo luogo, inviare militari nella città di Milano sarebbe un riconoscimento delle ragioni del sindaco Beppe Sala che, nelle ultime ore, ha criticato il governo spiegando che nelle strade del centro c’erano pochi agenti delle forze dell’ordine. Una questione che si intreccia con le elezioni comunali del 2027 su cui la maggioranza non ha ancora trovato l’accordo per un candidato unitario.
Per il momento sembra accantonata l’idea, avanzata da Tajani, di un Consiglio dei ministri nella città di Milano per dare un segnale di vicinanza alla città. Prima il governo vuole intervenire con una risposta legislativa chiara e con un aumento di forze dell’ordine e militari impiegati nelle strade.
Le proteste del settore trasporti non accennano a rientrare, trascinando nella mobilitazione diversi altri comparti produttivi del Paese. Ai blocchi degli autotrasportatori e alle rivendicazioni degli agricoltori si sono uniti in modo compatto anche i panificatori artigianali. Nato inizialmente come un fermo di 48 ore, il blocco è stato esteso fino al 20 ottobre, spingendo il Governo ad anticipare i tavoli di confronto con le categorie in protesta.
La situazione rischia di paralizzare l’approvvigionamento di un bene primario come il pane, con la filiera dell’arte bianca stretta tra l’esplosione dei costi di gestione e la difficoltà nel reperire le materie prime.
Perché anche i fornai hanno incrociato le braccia
A spingere i panificatori a spegnere i forni sono molteplici fattori ormai insostenibili. I costi dell’energia elettrica e del gas necessari per alimentarli sono arrivati a livelli critici, mentre il fermo del trasporto merci iniziato il 16 ottobre, in coincidenza con la Giornata mondiale del pane fresco, sta bloccando le consegne di grano e farine dai mulini ai laboratori.
A gravare sui bilanci dei piccoli artigiani si aggiungono le spese di confezionamento, aumentate fino al 50%, il rincaro del gasolio per le consegne e le storture imposte dalla Grande distribuzione organizzata, come le trattenute sui rincari al dettaglio e l’obbligo di farsi carico del pane invenduto. In queste condizioni, per molti panifici proseguire la produzione significa lavorare in perdita.
Dal 1° novembre aumentano i prezzi delle farine
Oltre ai disagi immediati, all’orizzonte si profila un’ulteriore stangata per le famiglie. I principali impianti di macinazione hanno infatti già inviato i nuovi listini delle farine alimentari, che prevedono aumenti di circa 10 euro al quintale ed entreranno in vigore a partire dal prossimo 1° novembre.
L’impatto economico si farà sentire in modo particolare sul pane di prima fascia e sulla grande distribuzione, dove la tariffa base passerà da circa 3,00 a 3,80 euro al chilo, fino a ripercuotersi su tutti i prodotti derivati da forno: dai biscotti ai grissini, fino alle fette biscottate, alle pizze e agli impasti surgelati.
Mettendo a confronto le stime con i dati ufficiali Istat del 2025, che certificavano un prezzo medio nazionale di 3,90 euro al kg con oscillazioni tra i 3,00 euro kg della Gdo e i 5,00 euro dei panifici del Nord, l’effetto degli aumenti sarà diversificato a seconda del canale d’acquisto:
Canale d’acquisto
Media 2025
Stima dal 1° novembre
Variazione annua
Gdo
3,00 euro al kg
3,80 euro al kg
+26,67% (+0,80 euro)
Media nazionale generale (Istat)
3,90 euro al kg
3,80 €/kg
-2,56% (-0,10 euro)
Corsa alle scorte nei supermercati
L’annuncio del prolungamento dello sciopero fino al 20 ottobre e la prospettiva dei rincari imminenti hanno scatenato la corsa agli acquisti. Nelle regioni del Mezzogiorno, dove i blocchi e i presidi autostradali proseguono ormai da quattro giorni consecutivi, si registrano lunghe code presso i panifici di quartiere, mentre nei supermercati si segnalano i primi scaffali vuoti nei reparti dedicati a farina, lievito e prodotti da forno a lunga conservazione.
Senza interventi strutturali sul costo dell’energia, dei carburanti e sul contrasto alle pratiche commerciali sleali lungo la filiera, le associazioni di categoria avvertono che il rischio di nuove mobilitazioni resta concreto.
Nonostante il mancato rinnovo dello sconto sulle accise, le difficoltà di approvvigionamento e i blocchi dovuti agli scioperi, trovare distributori di carburante con prezzi inferiori alla media è ancora possibile.
Facile.it ha elaborato i dati del Mimit offrendo una fotografia dettagliata del panorama nazionale. In ogni caso, le medie generali restano ormai stabilmente sopra la soglia dei 2 euro al litro.
In quali Regioni la benzina costa meno di 2 euro
In tutta Italia, oltre la metà dei distributori analizzati — circa 10.223 impianti — vende la benzina al self-service a un prezzo inferiore alla soglia dei 2 euro al litro.
Regione
Impianti sotto i 2 euro al litro
Valle d’Aosta
62%
Sicilia
60%
Marche
60%
Lazio
58%
Lombardia
56%
Piemonte
55%
Toscana
54%
Abruzzo
52%
Liguria
52%
Emilia-Romagna
51%
Veneto
51%
Friuli-Venezia Giulia
50%
Puglia
49%
Sardegna
49%
Umbria
49%
Trentino-Alto Adige
45%
Molise
44%
Calabria
42%
Campania
37%
Basilicata
36%
In quali Regioni il gasolio costa di più
Sul fronte del gasolio la situazione è decisamente più grave. A livello nazionale, soltanto il 26% dei distributori (circa 5.030 impianti su oltre 19.500 monitorati) vende il diesel a meno di 2,20 euro al litro.
Regione
Impianti sotto i 2,20 euro al litro
Marche
38%
Abruzzo
36%
Lazio
31%
Umbria
31%
Friuli-Venezia Giulia
30%
Liguria
30%
Valle d’Aosta
30%
Piemonte
27%
Toscana
27%
Trentino-Alto Adige
27%
Emilia-Romagna
26%
Molise
26%
Sardegna
26%
Sicilia
26%
Veneto
25%
Lombardia
24%
Puglia
24%
Calabria
19%
Basilicata
16%
Campania
14%
Medie nazionali e l’azione del Governo
Nonostante la presenza di stazioni virtuose, le rilevazioni mostrano che le medie nazionali restano molto elevate. Sulla rete ordinaria si spendono in media 2,034 euro al litro per la benzina e 2,256 euro per il diesel, mentre in autostrada i listini salgono rispettivamente a 2,048 e 2,278 euro al litro.
Sulla questione è intervenuto il ministro Adolfo Urso, confermando l’attenzione del Mimit e il costante monitoraggio della rete in stretta sintesi con il Ministero dei Trasporti, che ha già avviato i tavoli di confronto con le categorie dell’autotrasporto per arginare l’impatto dei rincari sull’economia reale.
Scioperi al Sud: perché i prezzi si sono alzati prima
Il mancato adeguamento dei prezzi alle pompe da parte dei distributori del Mezzogiorno non è riconducibile solo a manovre speculative, ma è la conseguenza diretta di una grave paralisi logistica e dell’effetto corsa al pieno.
Già nelle ore precedenti l’inizio effettivo dello sciopero, l’annuncio delle mobilitazioni degli autotrasportatori e i blocchi delle forniture presso i cancelli dell’area industriale di Taranto e delle raffinerie Eni hanno scatenato la psicosi del rifornimento.
La corsa anticipata delle famiglie per riempire i serbatoi ha prosciugato le cisterne degli impianti in Campania, Calabria e Basilicata prima ancora che i conducenti dei camion incrociassero le braccia. Molti gestori hanno così ritoccato per eccesso i listini già prima del blocco, in modo da razionare le ultime giacenze e coprire l’incertezza sui tempi di riapprovvigionamento con un profitto preventivo.
L’inflazione in Italia sale al 4,2% a settembre, ai massimi da tre anni. A spingerla sono soprattutto i rincari dell’energia e degli alimentari freschi. L’Istat conferma così la sua stima preliminare, con l’indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dello 0,7% rispetto ad agosto, mentre su base annua la crescita sale dal 3,3% al 4,2%. Ad essere colpite sono soprattutto le famiglie con minori disponibilità: nel terzo trimestre 2026 i prezzi sono aumentati del 4,4% per i nuclei con bassi livelli di spesa, contro il 2,9% di quelli con i livelli più alti.
I prezzi dei beni energetici, principali responsabili dell’impennata, salgono del 22,6% su base annua, contro il 17,1% di agosto. Ancora più marcati gli aumenti degli energetici regolamentati, come luce e gas quando a stabilire il prezzo è un’autorità pubblica e non il mercato, passati dal 18,6% al 25,8%, mentre quelli non regolamentati accelerano dal 17% al 22,5%. Su base mensile i rincari sono rispettivamente del 5,8% e del 4,6%. La dinamica investe anche gli alimentari, con una crescita annua che passa dall’1% all’1,7%, interamente dovuta ai prodotti non lavorati, saliti dal 3,8% al 5,5%. Il cosiddetto “carrello della spesa” accelera dallo 0,9% all’1,5%, mentre i prodotti acquistati più frequentemente registrano rincari del 5,2%, contro il 4,3% di agosto. Aumentano anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+2,9%) e quelli relativi ai trasporti (+1,6%).
Particolarmente pesanti i rincari di frutta e verdura. Secondo le elaborazioni di Adusbef, su base annua i carciofi aumentano del 28%, le fragole del 27,2%, i pomodori del 19,3%, cavolfiori e broccoli del 18,7%. L’Unione Nazionale Consumatori segnala che, nel solo mese di settembre, i pomodori sono rincarati del 21,1%, le zucchine del 16,7% e i cetrioli del 14,8%. Per le associazioni, a pesare sono i maggiori costi dell’energia, dei carburanti e dei trasporti, oltre ai fattori climatici. Le associazioni dei consumatori parlano di “una batosta per i consumatori”, secondo il Codacons, che stima una maggiore spesa di 1.389 euro a famiglia, mentre per l’Unione Nazionale Consumatori si tratta di 1.116 euro. Per il presidente Massimiliano Dona “siamo solo all’inizio”, avvertendo del rischio di ulteriori rincari con l’arrivo delle bollette invernali.
Negli ultimi 25 anni i beni e i servizi primari sono aumentati, costano il doppio. E i dati, secondo l’analisi del Codacons, sono destinati a peggiorare nel 2026. Alla base dell’analisi ci sono i numeri dell’Istat del report “Storie di dati” che racconta le trasformazioni dell’Italia, l’inflazione, il ruolo delle crisi energetiche, ma anche l’evoluzione dei prezzi tra i prodotti e l’Italia nel contesto europeo. Quello che ne emerge è che i prezzi sono cresciuti a un ritmo molto più sostenuto rispetto all’inflazione media.
I numeri dell’Istat confermerebbero i numerosi allarmi lanciati negli ultimi anni dal Codacons circa l’andamento dei listini al dettaglio in Italia. Come spiega l’associazione, prezzi e tariffe crescono di anno in anno, ma le voci indispensabili per le famiglie subiscono gli aumenti maggiori e in alcuni casi beni e servizi costano il doppio rispetto a 25 anni fa. È il caso dell’abitazione, delle utenze, degli alimenti, tutte spese alle quali una famiglia non può rinunciare trattandosi di beni primari.
Prezzi +63% tra il 2000 e il 2025
Si esce dal supermercato con la metà delle buste di un tempo e l’Istat ci conferma questa sensazione individuale. I numeri infatti mostrano l’andamento collettivo di un’Italia che tra il 2000 e il 2025 ha visto i prezzi in media aumentare del 63%. In alcuni casi i prezzi sono cresciuti di oltre il 100%, come quelli legati a case, utenze, alcolici, tabacchi e servizi finanziari.
Il report “Storie di dati” dell’Istat fotografa un periodo molto più lungo degli ultimi 25 anni, addirittura risale ai primi anni dall’Unità d’Italia. Quello che interessa a noi oggi però sono i prezzi di beni e servizi dal 2000 in poi.
Cosa è aumentato?
Mentre la crescita generale dell’indice dei prezzi al consumo tocca il 63%, ci sono voci di spesa che vedono un aumento anche superiore al 100%, per esempio è il caso del dato aggregato di abitazione e utenze; altre voci invece aumentano, ma rimangono inferiori al 30% come per i servizi di istruzione e sanità.
Alcuni dati:
abitazione e utenze domestiche +120%;
alimentari +90%.
Quasi un secolo di aumenti
Il racconto che fa l’Istat è quello di un andamento dei prezzi che nel breve e nel lungo periodo mostra differenze significative in termini di intensità e persistenza. I prezzi dei beni sono cresciuti di meno perché rispetto ai servizi c’è stato un progresso nella produttività del lavoro e nell’esposizione alla concorrenza internazionale.
Infatti, dalla metà degli anni ’50 i prezzi dei beni sono aumentati di circa 30 volte, mentre quelli dei servizi di circa 60. Come racconta l’Istat, questo aumento diversificato si può spiegare con lo sviluppo dell’industria, dove i beni possono essere prodotti impiegando meno lavoro o sprecando meno risorse, mentre per quanto riguarda i servizi la componente lavorativa continua ad avere un peso maggiore.
Negli anni ’70 e poi negli anni ’80 i prezzi hanno subito una forte accelerazione in corrispondenza degli shock petroliferi e delle tensioni inflazionistiche dei due decenni. Solo a partire dalla metà degli anni ’80 i prezzi hanno iniziato a rallentare, ma dagli anni 2000 fino ai giorni nostri, per effetto della crescita più contenuta dei prezzi dei beni, la differenza tra prodotti e servizi è tornata ad aumentare.
C’è poi lo shock energetico del 2022 che ha determinato l’impennata dei prezzi dei beni anche fino a oltre il 100% e, nell’ultimo triennio, la situazione di instabilità ha mantenuto i prezzi più o meno stabili (quindi alti). All’inizio del 2026, con il conflitto nel Golfo Persico, ci si trova ad aspettare una nuova impennata dei prezzi.
L’aumento dei prezzi dell’energia
In particolare, il focus è sull’aumento dei prezzi dell’energia registrato sia dopo l’invasione russa dell’Ucraina, sia quello attuale dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Andrea De Panizza, economista e dirigente di ricerca dell’Istat, ha spiegato che:
La crescita dei prezzi al consumo di energia nel 2022 è stata addirittura superiore rispetto alle fiammate inflazionistiche degli anni ’60.
Eppure l’impatto è risultato più contenuto per la diversa durata degli aumenti e le condizioni economiche. De Panizza aggiunge anche che, nelle crisi petrolifere del passato, i rincari si erano protratti a lungo e si attivava un meccanismo di indicizzazione salariale che oggi è assente.
Scatta un nuovo aumento dei tabacchi: a partire dal 14 ottobre 2026 salgono i prezzi al dettaglio di diverse categorie di prodotti da fumo e da inalazione.
Per una volta le sigarette sono esenti dai rincari. Ad essere rivisti sono invece i listini di alcuni sigari, tabacchi trinciati, tabacchi da inalazionesenza combustione e prodotti assimilati. In totale sono 13 le marche (per 28 prodotti) a ritrovarsi con il prezzo di vendita ritoccato.
Prezzo dei tabacchi in aumento
A comunicarlo è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha pubblicato sul proprio portale le determine contenenti i tariffari aggiornati. Nella sezione “Novità” del sito ufficiale (adm.gov.it) è possibile consultare i nuovi listini, che vengono riportati anche nella sezione “I prezzi dei tabacchi”.
Per comodità, si riporta il tutto qui di seguito.
Sigari
Verticale Toscano Extravecchio – 14,99985 euro;
Attimi Toscano Extra Stagionato – 30 euro.
Trinciati
Manila – 10,90 euro;
Golden Blend’S Virginia – 10,90 euro;
Pueblo Classic – 8,20 euro;
Pueblo Burley Blend – 8,20 euro;
Pueblo Classic 70 – 18,80 euro;
Pueblo Blue – 8,20 euro;
Golden Blend’S Virginia 30 – 8,20 euro;
Golden Blend’S Virginia Gt – 8,20 euro;
Pueblo Blue 70 – 18,80 euro;
Ign Il Gusto Nostrano – 8,00 euro;
Pueblo Pink – 8,20 euro.
Tabacchi da inalazione senza combustione e prodotti a essi assimilati
Bronze Tobacco – 4 euro;
Blue Tobacco – 4 euro;
Bright Yellow Tobacco – 4 euro;
Velvet Copper Tobacco – 4 euro;
Warm Amber Tobacco – 4 euro;
Flora Pink Tobacco – 4 euro;
Bold Magenta Tobacco – 4 euro;
Polar Green Tobacco – 4 euro;
Isenzia – Forrest Purple Crush – 4 euro;
Isenzia – Summer Red Crush – 4 euro;
Isenzia – Ice Blue Crush – 4 euro;
Isenzia Sunset Coral Crush – 4 euro;
Gold Tobacco – 4 euro;
Red Tobacco – 4 euro;
Silver Tobacco – 4 euro.
I nuovi prezzi sono già operativi presso tutte le tabaccherie e rivendite autorizzate sul territorio nazionale.
I rincari delle sigarette nel 2026
Quest’ultima volta i fumatori di sigarette sono stati “graziati”. Ma si ricorda che nel corso dell’anno il prezzo delle bionde era già stato tirato su da precedenti rincari.
E non è tutto: nel corso del 2027, in conformità alle stime contenute nella relazione tecnica alla legge di Bilancio 2026, è previsto un rincaro delle sigarette attorno ai 25 centesimi a pacchetto. Si tratta di una stima media che, quindi, può oscillare da un minimo a un massimo a seconda del marchio. Nel corso del 2026, invece, il rincaro medio a pacchetto è stato di circa 15 centesimi.
Sigarette e altri tabacchi, come viene determinato il prezzo
Il prezzo di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati è fissato dall’Agenzia Dogane e Monopoli, a partire da quello stabilito dai produttori o importatori. Poi, sui prezzi di vendita al dettaglio si innestano alcune voci:
accisa;
Iva;
aggio;
quota al fornitore.
Ma non è tutto: gli importatori di tabacchi lavorati da Paesi extra Ue devono pagare anche un dazio.
I prezzi di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati sono inseriti nelle tabelle di ripartizione del sito ufficiale Adm, divise per tipologia di prodotti, che evidenziano le singole voci di cui si compone il prezzo.
Tutte le categorie sono assoggettate all’Iva nella misura del 22% del prezzo di vendita al pubblico (al netto dell’Iva stessa) e all’aggio spettante al rivenditore al dettaglio, pari al 10% del prezzo di vendita.
É Giunta una proposta da parte di Faib Confesercenti e Fegica, che sono le sigle dei gestori degli impianti di rifornimento del carburante. Si chiede un tetto massimo al prezzo di benzine gasolio, che sia uguale per l’intera rete e calcolato con una formula resa pubblica.
Idea presentata al Forum 2026 di Confesercenti, con l’intento evidente di dare una risposta agli aumenti degli ultimi mesi. Non sarebbe la prima risposta, in realtà, ma in questo caso si chiedono regole chiare e valide per tutti i distributori. Dinanzi a ciò si attende ora la risposta del Governo.
La proposta dei benzinai
Tra il 27 febbraio e il 24 novembre il prezzo in modalità self è salito di circa 49 centesimi al litroper la benzina e 62 centesimi per il gasolio. Ciò al netto del taglio delle accise. Ad agosto, ricordano le sigle, la componente energetica segnava un +17% e l’inflazione il 3,3% (salita poi a oltre il 4% a settembre”.
Proprio dai rincari nasce l’idea di un “price cap” nazionale, ovvero di un tetto massimo pensato come strumenti uguale per tutti e reso pubblico, da introdurre con un intervento normativo per contenere i costi per gli automobilisti. Un’azione dall’alto, dunque, e non dal settore privato.
Il meccanismo proposto avrebbe due livelli. Da un lato il Garante per la sorveglianza dei prezzi accerterebbe la situazione straordinaria. Dall’altro, invece, il Ministro attiverebbe il tetto con un atto motivato. La misura avrebbe una durata di 90 giorni, con una sola proroga di altri 90.
Il tetto sarebbe poi rivisto ogni 15 giorni, al rialzo o al ribasso. Nel caso specifico, il prezzo massimo partirebbe dal prezzo industriale del 27 febbraio, cui si sommerebbero le variazioni delle componenti di costo e un margine di salvaguardia per le scorte.
“Nessuno vuole introdurre il prezzo amministrato”, ha spiegato il presidente di Fegica, Roberto Di Vincenzo. Ha poi sottolineato come il meccanismo sia costruito “sulla scorta di atti amministrativi nazionali e europei”.
Il margine di raffinazione
C’è un punto delicato in questa vicenda ed è il margine di raffinazione che, secondo le sigle, risulta superiore alla media del 2025 di circa 21 centesimi sulla benzina e di 39 centesimi sul gasolio.
La quota di questo margine da riconoscere sarebbe una scelta politica, affidata a un parametro chiamato alfa:
con alfa a 0,25 il tetto si attesterebbe a 2,04 euro al litro per la benzina e 2,02 per il gasolio;
con alfa a 0,5 il tetto salirebbe a 2,10 euro al litro per la benzina e 2,14 per il gasolio.
Le sigle precisano che il calcolo non prova una speculazione, ma indica un’area di indagine, con un margine di incertezza di 1-2 centesimi. Il tetto resterebbe comunque un massimo, con la possibilità di vendere a prezzi inferiori, e in caso di rischi per l’approvvigionamento è prevista la sospensione come ultima istanza, a tutela del rifornimento.
Le sigle attendono ora un incontro con il Ministro Adolfo Urso. Il presidente di Faib Confesercenti, Giuseppe Sperduto, ha spiegato come il contatto con il Mimit sia costante. Ha infatti ricordato i tre anni di lavoro comune sul disegno di legge di settore, “che speriamo venga approvato al più presto”.
La sgrammatura si ha quando viene venduta una quantità inferiore di prodotto in una confezione simile e allo stesso prezzo di prima. Nuove regole disciplinano ora il fenomeno. Dovrebbero aumentare la trasparenza e tutelare i consumatori. Saranno efficaci?
Il 22 Ottobre 2026 il prezzo medio del gas al PSV è pari a 91,54 euro/MWh, che corrisponde a circa 0,979 euro/Smc applicando il fattore di conversione indicato. Il dato è in aumento dello 0,41% rispetto al giorno precedente.
Nel periodo osservato il PSV ha seguito una tendenza complessivamente rialzista: dal valore di 75,01 euro/MWh del 1 Ottobre è salito a 91,54 euro/MWh il 22 Ottobre, con un incremento di circa il 22,0%. Dopo una fase di crescita graduale, negli ultimi giorni le quotazioni si sono mosse su livelli più elevati, pur alternando rialzi e brevi arretramenti. Il dato del 20 Ottobre, pari a 93,11 euro/MWh, resta il massimo della serie fornita.
Andamento giornaliero del PSV
Giorno
Valore medio nel giorno
Variazione percentuale
22/10/2026
0,979 euro/Smc
+0,41%
21/10/2026
0,975 euro/Smc
-2,09%
20/10/2026
0,995 euro/Smc
+2,04%
19/10/2026
0,976 euro/Smc
+2,41%
18/10/2026
0,953 euro/Smc
-0,07%
17/10/2026
0,953 euro/Smc
+1,31%
16/10/2026
0,941 euro/Smc
-0,45%
15/10/2026
0,945 euro/Smc
-0,62%
14/10/2026
0,951 euro/Smc
+2,89%
13/10/2026
0,924 euro/Smc
+1,59%
12/10/2026
0,910 euro/Smc
+3,92%
11/10/2026
0,875 euro/Smc
-0,51%
10/10/2026
0,880 euro/Smc
-0,02%
09/10/2026
0,880 euro/Smc
+1,52%
08/10/2026
0,867 euro/Smc
+1,83%
07/10/2026
0,851 euro/Smc
+2,63%
06/10/2026
0,830 euro/Smc
+0,06%
05/10/2026
0,829 euro/Smc
+5,05%
04/10/2026
0,790 euro/Smc
-0,03%
03/10/2026
0,790 euro/Smc
-2,65%
02/10/2026
0,811 euro/Smc
+1,13%
01/10/2026
0,802 euro/Smc
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Il PSV, acronimo di Punto di Scambio Virtuale, è il mercato all’ingrosso italiano in cui gli operatori scambiano gas naturale. Le sue quotazioni sono un riferimento per il mercato nazionale e possono incidere, secondo le condizioni contrattuali, sul prezzo delle forniture indicizzate. Il valore convertito in euro/Smc è una semplice equivalenza energetica e non coincide necessariamente con il prezzo finale in bolletta, che comprende anche altre componenti.
Andamento del Future TTF del gas
Il TTF, acronimo di Title Transfer Facility, è il principale hub virtuale per il commercio del gas naturale nei Paesi Bassi e costituisce un riferimento molto seguito per il mercato europeo. I dati più recenti disponibili nella serie fornita si fermano al 21 Ottobre 2026; i valori sono convertiti da euro/MWh a euro/Smc.
La quotazione TTF del 21 Ottobre è di 88,274 euro/MWh, pari a circa 0,944 euro/Smc, in calo dello 0,78% rispetto al 20 Ottobre. Nel complesso, la serie mostra una ripresa marcata dai minimi di fine Settembre e inizio Ottobre: dal 1 Ottobre, quando il prezzo era 72,501 euro/MWh, al 21 Ottobre è aumentato di circa il 21,8%. Dopo il rialzo, il mercato ha registrato alcune oscillazioni e una lieve flessione negli ultimi due giorni rilevati. Il confronto tra TTF e PSV va letto tenendo presente che si tratta di mercati e riferimenti distinti.
Quanto costa oggi un metro cubo di gas? Il prezzo aggiornato quotidianamente del mercato all’ingrosso può influenzare le offerte indicizzate e, nel tempo, la spesa in bolletta. Il costo finale dipende però anche dai consumi, dalle condizioni contrattuali e dalle altre voci applicate.
Nel mercato tutelato, il prezzo della sola materia prima gas disponibile oggi, 22 Ottobre 2026, è quello fissato da ARERA per settembre 2026: 0,843182 €/Smc. Il valore non viene aggiornato ogni giorno: l’ultimo dato mensile disponibile è aumentato del 22,8% rispetto ad agosto. A questo si aggiungono costi di trasporto, oneri e imposte, che variano in base ai consumi e alle caratteristiche dell’utenza. Nel mercato libero, invece, il prezzo della materia gas è stabilito dalle singole società.
Prezzo della materia prima in €/Smc Tutelato: prezzo definito mensilmente da ARERA. Libero: varia da fornitore a fornitore, spesso è legato al PSV oppure è fissato per 12 o 24 mesi.
Il costo del gas per i clienti del servizio di tutela della vulnerabilità
Per i clienti vulnerabili serviti nel regime di tutela, ARERA ha fissato per settembre 2026 la componente di approvvigionamento della materia prima a 0,843182 €/Smc. È un prezzo espresso per standard metro cubo e riferito alla sola componente indicata: non coincide quindi con il costo complessivo del gas in bolletta. Il PSV, invece, è un indice del mercato all’ingrosso e non è il prezzo applicato direttamente a tutti i clienti.
Il 22 Ottobre 2026 il PSV si attesta a 91,54 €/MWh, in rialzo dello 0,4% rispetto al giorno precedente e del 9,3% rispetto alla media degli ultimi 30 giorni. Il dato è vicino al massimo degli ultimi 30 giorni, pari a 93,11 €/MWh. Questo andamento può riflettersi sulle offerte indicizzate, secondo le condizioni previste dai singoli contratti, ma non determina un aggiornamento giornaliero del prezzo tutelato.
Il costo del gas nel mercato libero
Nel mercato libero il prezzo della materia prima dipende dall’offerta sottoscritta e può essere:
Fisso: resta invariato per il periodo stabilito dal contratto, spesso 12 o 24 mesi, salvo le componenti che possono variare secondo le condizioni contrattuali.
Indicizzato: segue un indice, spesso il PSV, con l’eventuale aggiunta di un contributo commerciale del fornitore. Le variazioni dell’indice possono quindi incidere sul prezzo applicato.
Le offerte cambiano da un operatore all’altro e possono includere sconti, bonus o servizi aggiuntivi. Per confrontarle è utile verificare il prezzo della materia gas, gli eventuali corrispettivi fissi e la durata delle condizioni economiche.
Come si compone il prezzo in bolletta
La bolletta comprende diverse voci: materia prima, trasporto e gestione del contatore, oneri di sistema e imposte. Il peso di ciascuna componente dipende anche dai consumi e dalle caratteristiche della fornitura.
Nel servizio di tutela della vulnerabilità i valori delle componenti sono regolati secondo le disposizioni applicabili. Nel mercato libero, trasporto, oneri e imposte seguono le regole vigenti, mentre la componente della materia gas è definita dal fornitore in base all’offerta sottoscritta.
Quanto spenderai in bolletta
La tabella propone una stima indicativa della sola componente materia prima, applicando a consumi esemplificativi il valore ARERA di settembre 2026, pari a 0,843182 €/Smc. Poiché il numero di componenti del nucleo familiare non determina da solo i consumi, sono riportate ipotesi annue illustrative: 500 Smc per due persone, 700 Smc per tre e 900 Smc per quattro. Gli importi non includono trasporto, oneri, imposte né quote fisse e non rappresentano il totale della bolletta.
Nucleo familiare
Consumo annuo ipotizzato
Tutelato: materia prima stimata
Mercato libero
2 persone
500 Smc
421,59 €
Dipende dall’offerta attiva
3 persone
700 Smc
590,23 €
Dipende dall’offerta attiva
4 persone
900 Smc
758,86 €
Dipende dall’offerta attiva
Nel tutelato il calcolo della componente materia prima è semplice perché si applica il valore mensile ARERA ai consumi, ma la spesa complessiva richiede di aggiungere tutte le altre voci. Nel mercato libero, il risultato varia in base al prezzo e alle condizioni dell’offerta sottoscritta: le cifre sono quindi indicative e vanno confrontate con i dati effettivi della propria bolletta.
PUN (Prezzo Unico Nazionale) – prezzo base all’ingrosso
Il PUN del 22 Ottobre 2026 si attesta a 225,37 €/MWh, pari a 0,225 €/kWh. Il prezzo è sceso del 10,7% rispetto al giorno precedente, quando era pari a 252,40 €/MWh (0,252 €/kWh). La flessione giornaliera, tuttavia, non cancella il quadro delle ultime settimane: il valore odierno è superiore del 4,5% alla media degli ultimi 30 giorni, pari a 215,71 €/MWh (0,216 €/kWh).
Rispetto alla media degli ultimi sette giorni, pari a 241,68 €/MWh (0,242 €/kWh), il PUN di oggi è invece più basso del 6,7%. Nell’ultimo mese i prezzi hanno oscillato tra 172,77 €/MWh (0,173 €/kWh) e 262,63 €/MWh (0,263 €/kWh): il valore odierno non è vicino né al massimo né al minimo del periodo.
Arera – Tariffa tutelata: Monoraria e Bioraria (F1 / F2–F3)
I prezzi ARERA disponibili per il servizio di maggior tutela si riferiscono a Settembre 2026. La tariffa monoraria F0 è pari a 204,82 €/MWh, cioè 0,205 €/kWh. Per la tariffa bioraria, il prezzo in fascia F1 è di 242 €/MWh (0,242 €/kWh), mentre quello per le fasce F2 e F3 è rispettivamente di 174 €/MWh (0,174 €/kWh) e 304 €/MWh (0,304 €/kWh). Si tratta di valori riferiti al mese indicato e non del PUN giornaliero di oggi.
Riferimento
Prezzo €/MWh
Prezzo €/kWh
PUN del 22 Ottobre 2026
225,37
0,225
ARERA F0 – Settembre 2026
204,82
0,205
ARERA F1 – Settembre 2026
242
0,242
ARERA F2 – Settembre 2026
174
0,174
ARERA F3 – Settembre 2026
304
0,304
Costo energia elettrica nel mercato libero
Nel mercato libero il costo della componente energia può essere indicizzato al PUN oppure definito da un prezzo fisso, secondo le condizioni contrattuali. Il PUN è un riferimento all’ingrosso: non coincide con il costo finale in bolletta. Al prezzo dell’energia possono aggiungersi, tra le altre voci, perdite di rete, commercializzazione, trasporto, gestione del contatore, oneri di sistema, imposte e IVA. Per questo, dai dati disponibili non è possibile ricavare un prezzo completo al kWh valido per tutte le famiglie: occorre consultare le condizioni economiche della propria offerta e la bolletta.
Cosa significa per le famiglie
Sintesi: il PUN di oggi è 0,225 €/kWh, ma non rappresenta un costo completo comprensivo di tasse e oneri. Il valore effettivo pagato dipende dal contratto e dalle altre voci della bolletta.
Considerando una famiglia tipo che consuma 2.700 kWh all’anno, il consumo medio è di circa 225 kWh al mese. Applicando soltanto il PUN odierno, il costo teorico della sola energia sarebbe di circa 50,71 € al mese (225 kWh × 0,225 €/kWh), oppure circa 608,50 € su base annua. Non è una stima della bolletta completa: non include imposte, oneri, tariffe di rete né eventuali componenti previste dall’offerta.
Cartello riassuntivo: 22 Ottobre 2026 | PUN 0,225 €/kWh | -10,7% rispetto a ieri | media 30 giorni 0,216 €/kWh | consumo esemplificativo 2.700 kWh/anno: circa 50,71 € al mese per la sola componente al prezzo PUN odierno, esclusi oneri e tasse.
Andamento storico dei prezzi dell’energia
La serie fornita mostra un andamento crescente nel periodo considerato, con una fase iniziale su livelli più contenuti e un aumento marcato nel corso dell’estate e dell’autunno 2026. Il PUN è passato da 128,01 €/MWh (0,128 €/kWh) il 22 Ottobre 2025 a 225,37 €/MWh (0,225 €/kWh) il 22 Ottobre 2026. Dopo il massimo recente di 262,63 €/MWh (0,263 €/kWh) registrato il 19 Ottobre 2026, il prezzo è diminuito per tre giorni consecutivi, fino al valore odierno. La flessione segnala un arretramento rispetto ai picchi immediati, mentre il confronto con la media mensile indica che il prezzo resta su livelli relativamente elevati.
Il PUN medio del 22 Ottobre 2026 è pari a 0,225366 €/kWh. Per la giornata precedente non sono disponibili dati orari; nell’ultimo giorno di osservazione, il 22 Ottobre, il prezzo orario è oscillato tra un minimo di 0,165192 €/kWh alle ore 14 e un massimo di 0,291840 €/kWh alle ore 8. Tra le fasce più convenienti si segnalano anche le ore 13 e 5; i prezzi più elevati si sono registrati, oltre che alle 8, alle ore 9, 20 e 19.
Andamento giornaliero del PUN
Giorno
Valore medio nel giorno (€/kWh)
Variazione rispetto al giorno precedente
22/10/2026
0,225366
-10,71%
21/10/2026
0,252400
-2,51%
20/10/2026
0,258892
-1,42%
19/10/2026
0,262630
+16,69%
18/10/2026
0,225071
-3,15%
17/10/2026
0,232398
-1,10%
16/10/2026
0,234977
+2,43%
15/10/2026
0,229399
+8,79%
14/10/2026
0,210850
-0,28%
13/10/2026
0,211438
-9,00%
12/10/2026
0,232343
+27,43%
11/10/2026
0,182310
-16,86%
10/10/2026
0,219274
-5,89%
09/10/2026
0,232991
+6,47%
08/10/2026
0,218835
-0,65%
07/10/2026
0,220273
-5,57%
06/10/2026
0,233267
+11,03%
05/10/2026
0,210091
+9,45%
04/10/2026
0,191943
+5,99%
03/10/2026
0,181097
-16,23%
02/10/2026
0,216173
+2,96%
01/10/2026
0,209949
+3,96%
30/09/2026
0,201961
-0,52%
29/09/2026
0,203022
-0,26%
28/09/2026
0,203553
+17,82%
27/09/2026
0,172775
-3,26%
26/09/2026
0,178599
-12,54%
25/09/2026
0,204193
-2,44%
24/09/2026
0,209303
+1,64%
23/09/2026
0,205915
-4,34%
Andamento mensile del PUN
Mese
Valore medio nel mese (€/kWh)
Ottobre 2026
0,222362
Settembre 2026
0,207542
Agosto 2026
0,179999
Luglio 2026
0,157038
Giugno 2026
0,132505
Maggio 2026
0,119351
Aprile 2026
0,119466
Marzo 2026
0,143400
Febbraio 2026
0,114405
Gennaio 2026
0,132665
Dicembre 2025
0,115490
Novembre 2025
0,117085
Ottobre 2025
0,109387
Andamento del PUN
Nel breve periodo il prezzo mostra una volatilità marcata: dopo il rialzo del 19 Ottobre, il valore medio giornaliero è sceso per tre giorni consecutivi, con una flessione più netta il 22 Ottobre. Nell’ultimo mese, tuttavia, i prezzi restano su livelli elevati e le oscillazioni giornaliere sono ampie, come evidenziano i rialzi e i ribassi a doppia cifra registrati in alcune date.
La tendenza di più lungo periodo è di crescita. Il valore mensile è passato da 0,109387 €/kWh nell’Ottobre 2025 a 0,207542 €/kWh nel Settembre 2026. Il dato di Ottobre 2026, pari a 0,222362 €/kWh, è parziale e si riferisce ai dati disponibili fino al 22 Ottobre: il confronto con i mesi completi va quindi considerato con cautela.
Cos’è il PUN
Il PUN, o Prezzo Unico Nazionale, è il riferimento all’ingrosso per l’energia elettrica scambiata sul mercato italiano. Esprime il prezzo dell’energia e può variare nel corso della giornata in funzione dell’equilibrio tra domanda e offerta. I valori riportati sono convertiti da €/MWh a €/kWh e non rappresentano, da soli, il costo complessivo in bolletta, che comprende anche altre componenti.
Impatto su offerte indicizzate. Nelle offerte a prezzo variabile, la componente energia segue in genere l’andamento del PUN secondo le condizioni previste dal contratto. Un aumento del prezzo all’ingrosso può quindi riflettersi sulla spesa, mentre un calo può ridurla; occorre verificare eventuali spread e le altre voci applicate dal fornitore.
Implicazioni per la gestione della domanda. Quando è possibile spostare i consumi, concentrare l’uso degli elettrodomestici nelle ore con prezzi inferiori può aiutare chi ha un’offerta indicizzata e una tariffa che valorizza le fasce orarie. I dati orari mostrano differenze rilevanti anche nella stessa giornata: per pianificare i consumi conviene comunque controllare i prezzi aggiornati e le fasce previste dal proprio contratto.
Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, QuiFinanza vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 2.029 per la benzina, 2.260 per il diesel, 0.797 per il gpl, 1.977 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Abruzzo
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Abruzzo.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.253
Benzina
SELF
2.032
GPL
SERVITO
0.781
Metano
SERVITO
1.927
Basilicata
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Basilicata.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.311
Benzina
SELF
2.073
GPL
SERVITO
0.774
Metano
SERVITO
1.881
Bolzano
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.267
Benzina
SELF
2.043
GPL
SERVITO
0.868
Metano
SERVITO
1.961
Calabria
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Calabria.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.292
Benzina
SELF
2.054
GPL
SERVITO
0.820
Metano
SERVITO
1.947
Campania
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Campania.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.290
Benzina
SELF
2.062
GPL
SERVITO
0.748
Metano
SERVITO
1.855
Emilia Romagna
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Emilia Romagna.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.252
Benzina
SELF
2.020
GPL
SERVITO
0.769
Metano
SERVITO
1.960
Friuli Venezia Giulia
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.260
Benzina
SELF
2.024
GPL
SERVITO
0.765
Metano
SERVITO
2.067
Lazio
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Lazio.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.244
Benzina
SELF
2.018
GPL
SERVITO
0.764
Metano
SERVITO
1.986
Liguria
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Liguria.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.239
Benzina
SELF
2.007
GPL
SERVITO
0.863
Metano
SERVITO
1.973
Lombardia
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Lombardia.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.247
Benzina
SELF
2.011
GPL
SERVITO
0.764
Metano
SERVITO
1.904
Marche
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Marche.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.241
Benzina
SELF
2.018
GPL
SERVITO
0.795
Metano
SERVITO
1.996
Molise
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Molise.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.274
Benzina
SELF
2.040
GPL
SERVITO
0.807
Metano
SERVITO
1.947
Piemonte
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Piemonte.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.250
Benzina
SELF
2.014
GPL
SERVITO
0.759
Metano
SERVITO
1.939
Puglia
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Puglia.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.275
Benzina
SELF
2.043
GPL
SERVITO
0.761
Metano
SERVITO
1.941
Sardegna
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Sardegna.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.253
Benzina
SELF
2.025
GPL
SERVITO
0.863
Sicilia
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Sicilia.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.271
Benzina
SELF
2.037
GPL
SERVITO
0.812
Metano
SERVITO
2.113
Toscana
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Toscana.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.249
Benzina
SELF
2.022
GPL
SERVITO
0.779
Metano
SERVITO
2.048
Trento
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella provincia autonoma di Trento.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.248
Benzina
SELF
2.025
GPL
SERVITO
0.806
Metano
SERVITO
2.130
Umbria
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Umbria.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.243
Benzina
SELF
2.021
GPL
SERVITO
0.791
Metano
SERVITO
2.015
Valle d’Aosta
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Valle d’Aosta.
TIPOLOGIA
EROGAZIONE
PREZZO MEDIO
Gasolio
SELF
2.256
Benzina
SELF
2.013
GPL
SERVITO
0.869
Veneto
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Veneto.