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Sui saccheggi a Milano c’è chi parla di esproprio proletario: un termine del tutto fuori luogo

21 October 2026 at 15:26

Sul proprio profilo Instragram, il neonato ‘Movimento 17 ottobre’ (scorso) posta un video in cui alcuni giovani responsabili dei recenti saccheggi a Milano consegnano un po’ della merce rubata a un ignaro senzatetto. Titolo: ‘Esproprio proletario a Milano’. Un termine del tutto fuori luogo: l’esproprio proletario, infatti, ha tutt’altra storia.

Quei ragazzini, presi a calci nel sedere dai genitori – alcuni non solo metaforicamente – che li attendevano davanti alla Questura dove sono stati portati dopo il fermo di polizia, non possono comprendere cos’è l’esproprio proletario, quello storico, se non altro per motivi anagrafici, a meno che qualche (cattivo) maestro glielo avesse insegnato. La locuzione nasce, infatti, nel 1965, coniata dal movimento uruguaiano dei Tupamaros e viene ripresa, a fine anni ’60, dai militanti della Rote Armee Fraktion (Baader-Meinhof). Era un modo per finanziare la propria attività terroristica.

Lo aveva teorizzato, nel suo Piccolo manuale della guerriglia urbana, Carlos Marighella (1911-1969), guerrigliero brasiliano dall’aria distinta (per un paio d’anni, deputato federale) poi ucciso dalla polizia al soldo della dittatura militare. L’esproprio proletario nasce dunque con logiche squisitamente politiche e, soprattutto, organizzate: elementi che i fatti violenti di questi giorni ignorano completamente e che, se mai, potrebbero portare alla mente per esempio (se non fosse per la giovane età dei saccheggiatori d’oggi) le devastazioni made in Usa del ’71 prodotte dai tagli sociali di allora alla povera gente.

“Nel giro di pochi minuti – scriveva Leo Essen il primo gennaio del ’79 sulla rivista Magazzino – la notte fu illuminata dagli incendi, le strade furono invase da saccheggiatori che spaccavano le vetrine e portavano via di tutto al grido di ‘abbiamo intenzione di prendere ciò che vogliamo: e vogliamo ciò di cui abbiamo bisogno, e anche di più’.” Furono assalti, è vero, come quelli milanesi, “senza collegamento fra loro, ma con un comportamento omogeneo e determinato, squadre ben organizzate di giovani e giovanissimi abbatterono saracinesche e vetrine di grandi magazzini e supermercati” attraverso saccheggi “ad Est e Central Harlem, South Bronx, Bushwick, Bedford-Stuyvesant, Brooklyn, Jamaica Queens, residenze di neri, portoricani, immigrati legali e illegali dell’America centrale, ispanoamericani”.

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Diversa, ovviamente, la portata sociale e materiale dei furti: “Nel Bronx, in un salone della Pontiac – proseguiva Essen- i saccheggiatori abbatterono il portone d’acciaio e portarono via 50 auto nuove valutate 250 mila dollari”.

In Italia l’esproprio proletario coincise, negli anni 70, con le lotte di gruppi della sinistra extraparlamentare che teorizzavano, la “riappropriazione” operaia. Dunque negozi e librerie (le immagini della devastazione dei giorni scorsi alla Feltrinelli di Torino non mostrano neppure un ragazzino che si porta via un libro, attratti invece dai giubbotti firmati e le scarpe griffate dei negozi chic di via Torino, a Milano). Probabilmente un libro non lo avranno hanno mai letto… e non lo scrivo con supponenza, ma su basi fattuali di ciò che avviene, salvo rare eccezioni, nelle periferie urbane.

E poi, negli anni 70, nessuno avrebbe mai assalito la Feltrinelli, notoriamente un’editrice di sinistra… ma i ragazzini di oggi neppure questo sanno. Allora i redditi erano bassi e anche oggi, secondo i dati di Eurostat e Banca Centrale Europea, riportati dal Corriere della Sera, “la quota di patrimoni finanziari e immobiliari nelle mani del 5% più ricco delle famiglie italiane è salita, negli ultimi 15 anni, da meno del 40% a più della metà della ricchezza totale”, mentre i poveri aumentano e pure i ceti medi se la passano male.

Anche i movimenti del ’77 puntarono su espropri proletari (e autoriduzioni). Negli espropri proletari di supermercati o negozi la merce sottratta veniva, però (spesso) redistribuita nei quartieri più poveri. Ad esempio, l’esproprio del 6 novembre 2004 a Roma da parte dei centri sociali (e i cosiddetti ‘disobbedienti’) puntò a una “spesa proletaria” al centro commerciale Panorama di Pietralata e alla libreria Feltrinelli di Largo Argentina. Si trattò, però, in effetti, di una “autoriduzione”, “per sensibilizzare, con tanto di stampa convocata, l’opinione pubblica sul mancato controllo dei prezzi arrivati alle stelle”, scriveva il manifesto del 23 gennaio 2007. Tanto che tutti vennero poi assolti. E allora i libri li presero, eccome, perché li leggevano.

Visionando le immagini delle recenti devastazioni in via Torino, a Milano, dove incredibilmente non si è visto un poliziotto per quasi 20 minuti di libere scorrerie (i contingenti erano nella vicina piazza Duomo), si può assistere a uno spacca-spacca generale, a ruota libera. Fra i ragazzini che uscivano dal supermercato Carrefour imbracciando tutto ciò che non potevano permettersi a casa loro, ho notato anche un vecchietto che, barcollando nella fuga, s’era mischiato ai devastatori con due bottiglie di liquore. Mentre un pullman rosso City Sightseeing, quelli a due piani che portano in giro i turisti mostrando le bellezze della città, transitava poco lontano, inquadrato dalle telecamere: chissà cosa avrà detto al microfono la guida…

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Decreto sicurezza dopo Milano, molte norme sono già in vigore: la stretta del governo introduce poche vere novità

21 October 2026 at 12:33

Il copione si ripete: dopo gli scontri, il governo annuncia una nuova stretta sulla sicurezza, moltiplica le fattispecie penali e presenta il decreto come la risposta necessaria a quanto accaduto. Questa volta il fatto di cronaca è rappresentato dalle violenze durante gli scontri di Milano del 17 e 18 ottobre con saccheggi e devastazioni. Due giorni dopo, il 20 ottobre, il Consiglio dei ministri presieduto da Giorgia Meloni ha approvato un nuovo decreto-legge in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile. Ma, al di là dell’annuncio politico, quanto c’è davvero di nuovo? Otto articoli, nuove fattispecie penali, estensione delle misure preventive e cinquecento militari in più nel capoluogo lombardo. Di fatto si ampliano strumenti esistenti e interviene su misure che erano già all’esame del Parlamento. Vengono ripresi strumenti già introdotti dai precedenti decreti Caivano, Sicurezza e dalla stretta del febbraio 2026 e che – cronaca dimostra – non sono serviti a molto.

Violenza organizzata

Quella che appare l’unica novità sul fronte delle manifestazioni è il delitto di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche“. La norma riguarda chi, durante una protesta, partecipa a un gruppo di almeno cinque persone che agisce in modo organizzato, anche occasionalmente, e utilizza o lancia oggetti atti a offendere o artifici pericolosi, creando un concreto pericolo per l’incolumità delle persone. Ma esiste già comunque il reato di associazione a delinquere che può essere finalizzato alla commissione di un reato. Per questa “nuova” condotta sono previste pene da due a cinque anni e una multa fino a 20mila euro. Le sanzioni aumentano in presenza di determinate circostanze, tra cui il volto coperto o il danneggiamento di infrastrutture e servizi di pubblica utilità.

Per chi organizza o promuove gruppi destinati a dar vita a manifestazioni violente, anche attraverso strumenti informatici o telematici, la pena indicata arriva da quattro a dodici anni. È una nuova fattispecie penale, ma non nasce in un vuoto normativo e comunque la pena massima sembra sproporzionata. L’ordinamento già punisce, a seconda delle condotte, il porto di oggetti atti a offendere, l’impiego di esplosivi, il danneggiamento, la devastazione e il saccheggio, oltre all’istigazione a delinquere e al concorso nei reati commessi da più persone. La questione è dunque se la nuova norma colmi una lacuna effettiva o finisca per sovrapporsi, almeno in parte, a reati già esistenti. Il decreto introduce inoltre un’aggravante specifica per il danneggiamento commesso da un gruppo organizzato di almeno cinque persone e aumenta le pene per alcune ipotesi di devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità durante le manifestazioni.

Flagranza differita e i minori

Anche l’arresto in flagranza differita – che consente alle forze dell’ordine di arrestare i responsabili di reati violenti commessi durante o a causa di manifestazioni sportive entro un limite di tempo – viene esteso. Il meccanismo consente, a determinate condizioni e sulla base di elementi documentali, di procedere all’arresto dopo il momento in cui il fatto è stato commesso. Era già previsto in ambiti specifici, appunto quello dello sport e in particolare del calcio, ed era stato ampliato dai precedenti interventi in materia di sicurezza proprio per casi di cronaca. Il nuovo decreto ne allarga ulteriormente l’applicazione ai delitti individuati dal provvedimento e ai minorenni. Per i danneggiamenti di gruppo c’è la possibilità di arresto in flagranza differita.

Il capitolo dei minori contiene una delle modifiche più incisive. Per chi ha compiuto 14 anni viene introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, superabile con prova contraria. Il comunicato del Consiglio dei ministri non limita questa previsione alla fascia tra i quattordici e i sedici anni: parla dei minori che hanno compiuto quattordici anni. La norma cambia quindi il punto di partenza dell’accertamento dell’imputabilità. Oggi, per i ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni, la capacità di intendere e di volere deve essere accertata dal giudice; con la nuova disciplina viene presunta, salvo prova contraria. Resta ferma, secondo Palazzo Chigi, la diminuzione di pena prevista per i minori imputabili.

Non significa che ogni 14enne diventi automaticamente colpevole o condannabile: imputabilità e responsabilità per il singolo fatto restano questioni distinte. La modifica, tuttavia, interviene su un principio centrale dell’articolo 98 del codice penale e solleva interrogativi sulle garanzie della giustizia minorile e sulla compatibilità della nuova impostazione con i principi costituzionali. La stretta riguarda anche il cosiddetto fermo preventivo. L’accompagnamento e il trattenimento negli uffici di polizia vengono estesi dalle manifestazioni alle specifiche operazioni svolte in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone, quando vi siano elementi concreti per ritenere che un soggetto possa tenere condotte concretamente pericolose per la sicurezza. La misura potrà riguardare appunto anche i minorenni. Il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri parla di un massimo di dodici ore.

I giudici da applicare

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in conferenza stampa martedì ha spiegato che per quanto riguarda la “carenza di magistrati in circostanze occasionali … abbiamo previsto che al fine di consentire la procedura di convalida, vi sia la possibilità con effetto immediato e senza seguire le procedure ordinarie la possibilità di applicare dei giudici”. Per esempio ha spiegato il Guardasigiilli “se si hanno 30-40-50 arresti nell’arco limitato” “di una manifestazione in un pomeriggio, per avere la convalida dell’arresto occorre l’intervento del pubblico ministero e soprattutto del gip” e “può accadere che in certe città non ci sia sufficienza di giudici in grado di intervenire nei termini di legge per la convalida del fermo” e per questo . Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in conferenza stampa post Cdm. “Il presidente del tribunale può chiedere al presidente della Corte di appello l’applicazione di un giudice bypassando le procedure ordinarie e ottenendo una applicazione immediata”, ha spiegato ancora il ministro.

Divieto di raduno

Il questore potrà inoltre vietare, per un periodo non superiore a un anno, a determinate persone di radunarsi con soggetti specifici in luoghi individuati. La misura potrà riguardare anche ragazzi dai quattordici anni che abbiano tenuto comportamenti intimidatori o violenti in gruppo e siano già stati destinatari di provvedimenti di prevenzione o condannati per delitti contro la persona o il patrimonio nei cinque anni precedenti. Anche in questo caso il decreto amplia strumenti preventivi già presenti nell’ordinamento, compresi quelli sviluppati attraverso la legislazione sulla sicurezza urbana e il decreto Caivano del 2023.

Sul fronte della responsabilità dei genitori, il governo introduce sanzioni amministrative quando un minore, anche non imputabile, partecipa a determinati reati. I genitori possono evitare la sanzione dimostrando di non aver potuto impedire il fatto. Le multe saranno comprese tra 500 e 1.000 euro, con possibilità di raddoppio in caso di reiterazione. Il decreto prevede inoltre procedure più rapide per ottenere il risarcimento: per i danni ai beni pubblici potrà intervenire direttamente il prefetto, mentre i privati danneggiati potranno ottenere più rapidamente un decreto ingiuntivo. Anche qui non si parte da zero.

“Il prefetto – ha spiega il ministro del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – quando irroga la sanzione può disporre una sorta di anticipazione del risarcimento del danno al genitore il pagamento di una somma a titolo di risarcimento dei danni cagionati in conseguenza dei fatti compiuti, qualora questi siano danni cagionata a beni appartenenti allo Stato, alla Regione agli enti locali, quindi a enti pubblici, danni di carattere pubblico”. Quando invece sono commessi danni in danno di privati il soggetto interessato “il prefetto può ricorrere ad un procedimento semplificato, per ottenere un riconoscimento veloce dei danni che gli sono stati cagionati dai fatti commessi

Il decreto-legge 23 del 2026 aveva già introdotto sanzioni amministrative per i genitori in relazione a specifici reati commessi dai figli minorenni, in particolare nell’ambito del porto di armi o strumenti atti a offendere. Il nuovo provvedimento amplia il campo d’intervento. La novità sta quindi nell’estensione delle condotte per le quali può scattare la sanzione, non nell’invenzione della responsabilità amministrativa dei genitori. Il decreto rende inoltre procedibili d’ufficio le lesioni personali lievi cagionate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle proprie funzioni.

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Scontri a Milano, Sala teme nuove violenze sabato: “C’è parecchia preoccupazione”

21 October 2026 at 09:32

Dopo due giorni di violenze e saccheggi nel centro di Milano, l’attenzione delle istituzioni è già rivolta al prossimo fine settimana. A preoccupare è soprattutto sabato 24 ottobre, quando sui social sono state annunciate nuove mobilitazioni. A lanciare l’allarme è il sindaco Giuseppe Sala, che nelle scorse ore ha riferito dei timori condivisi dalle autorità di pubblica sicurezza per il rischio di ulteriori disordini.

“Noi abbiamo una preoccupazione su sabato, in particolare”, ha spiegato Sala a margine di un evento. Il sindaco ha però sottolineato come la natura stessa delle mobilitazioni renda difficile prevedere tempi e luoghi di eventuali nuove proteste. “Questo è quello che sappiamo oggi. Però è chiaro che siccome questi si autoconvocano potrebbe essere in qualunque momento. Certamente, ovviamente, da quello che mi dice prefettura e questura, ad oggi, rispetto alla giornata di sabato, c’è parecchia preoccupazione”.

Piantedosi a Milano, vertice in Prefettura sulla sicurezza

Proprio per fare il punto sulla situazione e definire le contromisure, oggi, mercoledì 21 ottobre, alle 11 è in programma una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata dal prefetto Claudio Sgaraglia. Al tavolo parteciperà anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

L’obiettivo è mettere a punto una strategia per prevenire nuovi episodi di violenza, dopo quanto accaduto tra piazza Duomo, via Torino, Cordusio e le altre strade del centro cittadino. “Sarà predisposto un piano di azione che sarà adottato dall’autorità di pubblica sicurezza e quello è il contesto in cui si definiranno e si vedranno le modalità di impiego dei militari”, ha anticipato Piantedosi. Il ministro ha inoltre parlato della possibilità di individuare forme di impiego più flessibili rispetto a quelle tradizionali, per garantire “una maggiore dinamicità e una maggiore attinenza ai fenomeni a cui abbiamo assistito nella città di Milano”.

Nuovo decreto sicurezza, 500 militari in arrivo a Milano

La risposta del governo passa anche attraverso il decreto-legge approvato nelle scorse ore, che introduce nuovi strumenti per contrastare le violenze durante le manifestazioni. Tra le misure annunciate figurano l’arrivo di 500 militari aggiuntivi a Milano, l’introduzione di nuove fattispecie di reato e il rafforzamento delle possibilità di intervento delle forze dell’ordine, anche attraverso l’arresto in flagranza differita entro 48 ore per determinati reati commessi nel corso delle manifestazioni.

Previsti inoltre l’estensione del fermo preventivo fino a 24 ore e il rafforzamento di alcune misure di prevenzione, tra cui l’avviso orale del questore. Il vertice di oggi servirà dunque a definire come tradurre le nuove disposizioni in un piano operativo per Milano. La priorità immediata resta sabato 24 ottobre, ma le parole di Sala evidenziano una preoccupazione più ampia: quella di dover fronteggiare mobilitazioni che, organizzandosi rapidamente attraverso i social network, potrebbero ripresentarsi anche senza un preavviso preciso.

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