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A Ferrara nasce il “Nucleo anti maranza”: la proposta del sindaco leghista per rispondere ai disordini delle proteste

22 October 2026 at 19:20

Il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri, questa volta non si è limitato al solito messaggio di condanna sui disordini che hanno colpito Milano e Bologna durante le manifestazioni, ma è andato oltre. A Ferrara nasce “il Nam, il Nucleo Anti Maranza, una task force voluta dal Comune della città emiliana per contrastare il fenomeno, che sarà al contempo anche un primo esperimento a livello nazionale”, ha annunciato il primo cittadino. Le funzioni del Nam saranno di “prevenzione, controllo e repressione” e per questo il Comune di Ferrara coinvolgerà avvocati, psicologi, assistenti sociali, polizia locale ed esperti di sicurezza.

Il nucleo sarà attivo già dalle prossime settimane e il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato con entusiasmo l’iniziativa del sindaco ferrarese. “Ferrara risponde, con i fatti, alle richieste di aiuto e sostegno di tanti genitori, famiglie e commercianti, impauriti dalla situazione di insicurezza crescente”, ha spiegato Fabbri. Fabio Anselmo, lo sfidante di centrosinistra alle scorse elezioni, ha parlato di “mera propaganda” e di “spreco di denaro pubblico”.

“Approcciare così il tema, oltretutto con questa terminologia ghettizzante, stigmatizzante, e anche direi razzista, è indice di questi tempi bui. I giovani sono altra cosa, i problemi dei giovani sono altri”, ha affermato il consigliere d’opposizione. “Gli psicologi, certo, servono: servono occasioni di lavoro, di realizzazione, spazi per fare comunità”, ma “la task force anti maranza, con a capo Nicola Lodi (l’arcinoto Naomo, ex vicesindaco e assessore), si commenta da sé”, prosegue Anselmo, riferendosi all’ipotesi, al momento non confermata ufficialmente dal Comune, che alla guida della struttura venga chiamato l’ex vicesindaco leghista, in precedenza sospeso per la legge Severino. Il richiamo alle parole del Presidente della Repubblica è inevitabile, e per questo Anselmo sottolinea che per i giovani di Ferrara sia necessario investire in qualcosa di più che una task force, che altro non fa che “generare odio“.

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Scontro tra Sommi e Friedman su La7. “Attento a dare del filoputiniano, poi le querele si pagano”. “Mi minacci, signor avvocatino cafone?”

22 October 2026 at 19:11

Scintille in diretta a Omnibus, su La7, tra Luca Sommi, giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di Accordi & Disaccordi, e il giornalista economico Alan Friedman. Casus belli: le proteste giovanili di Milano e il ruolo delle presunte interferenze russe nell’alimentare le tensioni sociali in Europa.
Tutto comincia dall’analisi di Sommi sugli scontri di Milano. Il giornalista del Fatto respinge l’idea che dietro la rabbia dei ragazzi ci sia la regia di Mosca e richiama invece le disuguaglianze economiche, l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Sommi insiste soprattutto su un punto: attribuire il disagio giovanile alle infiltrazioni russe significa distogliere lo sguardo dalle condizioni materiali in cui vivono milioni di persone.
“Mi viene da sorridere al pensiero che il disagio giovanile in Italia e in Europa sia colpa delle infiltrazioni di Putin – osserva – Non riesco a rimanere serio su questa cosa, perché in realtà parliamo di un problema strutturale”.
Poi richiama la condizione sociale di tanti manifestanti, spesso figli di immigrati di seconda generazione o delle fasce più povere della popolazione italiana: “Qui ci sono dei ragazzi che non ce la fanno più. A 11 anni vai in piazza a manifestare. Questo è un termometro di una sperequazione sociale esasperata. Se tu togli 300 euro di reddito di cittadinanza magari al papà, che temporaneamente era in difficoltà, e non hai il coraggio di tassare le multinazionali e i super ricchi, allora accadono queste cose”.

A intervenire successivamente è Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3, che introduce una distinzione tra le origini delle proteste e il loro sfruttamento politico da parte del Cremlino: “È chiaro che il fuoco degli scontri non viene acceso dalla Russia o da qualche misterioso manovratore. Ma apertamente gli esponenti del governo Putin usano le tensioni europee come prova della crisi dell’Occidente“.
Di Bella cita anche Aleksandr Dugin, ideologo nazionalista russo e rbadisce che non c’è nessuna “manina misteriosa” ma una strumentalizzazione alla luce del sole: “È evidente che chi manifesta e gli scontri non sono creati da fuori, ma sono alimentati e sfruttati da fuori”.
Dal collegamento Friedman applaude e mostra il gesto dell’ok con la mano. E commenta: “Antonio Di Bella ha detto perfettamente. Poi che qualche filoputiniano difenda Putin non è una sorpresa, che sia un giornalista per un giornale di propaganda del Cremlino, che sia un politico di destra…”.
Sommi interviene: “Friedman, attenzione a dare dei filoputiniani perché si beccano le querele e poi le si pagano”.
Il giornalista americano ribatte immediatamente: “Mi stai minacciando?”..
“No – replica Sommi – Ti invito alla cautela a usare certi termini perché li hanno già usati a lungo anche sul Corriere della Sera e poi hanno pagato copiosamente per aver dato dei filoputiniani a chi si interroga sulle questioni invece di chi liscia da una parte. Te lo dico così, per rinfrescarti le idee”.

Il riferimento è alla vicenda giudiziaria di Alessandro Orsini, sociologo e professore associato alla Luiss Guido Carli di Roma. Il 5 giugno 2022 il Corriere della Sera pubblicò un articolo firmato da Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, intitolato “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia” e dedicato a una presunta rete di opinionisti e influencer che rilanciavano la propaganda del Cremlino, con riferimenti alle attività del Copasir e dei servizi di intelligence. Tra i nomi compariva quello di Orsini, accompagnato dalla sua fotografia. Il professore ha promosso una causa civile contro Rcs, il direttore Luciano Fontana e le due giornaliste. Il Tribunale di Milano, in primo grado, ha condannato i convenuti a risarcirlo con 27.500 euro per danni e circa 5mila euro per spese processuali.

Friedman sbotta: “Questo è talmente da cafone che neanche ti rispondo. Io non sono qui per litigare e non credo di aver nominato nessun giornale. Attenzione, signor avvocatino“.
Sommi non arretra e gli fa notare la sequenza degli interventi: “Hai parlato di “giornalisti filoputiniani” subito dopo che ho detto che un conto è esultare perché l’Europa va male, visto che c’è una guerra, un conto è avere l’intromissione di Putin nei social»”.
Friedman rivendica di non aver indicato alcuna testata né alcuna persona specifica: “Ho fatto il nome di qualche giornale? Mi querela per non aver fatto nessun nome e aver parlato genericamente? Ma va’! Io volo alto e non scendo a questi livelli bassi, ok?”.
Sommi ride e ribadisce: “Hai appena detto dei giornalisti filoputiniani”.
“Ho parlato genericamente dei putiniani in Italia senza nominare nessuno, signorino“, rilancia Friedman.
Greco, visibilmente spazientito, cerca di chiudere il battibecco: “No, no, non ha nominato nessuno, benissimo”.
Ma Friedman continua a interrompere, ripetendo “Signorino!” e poi “Piccolo signore!“, mentre Sommi reagisce divertito e il conduttore è costretto ad arrendersi con una battuta: “Siamo alla frutta, come dicono in Calabria“.

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“Ennesimo traffico di armi nel porto di Livorno”: bloccata una nave diretta alla base militare di Sigonella

22 October 2026 at 17:51

Attivisti della Global sumud flotilla Italia, insieme a lavoratori del sindacato Usb e del Gap, hanno bloccato l’accesso a porto di Livorno alla nave Sunaid X, che garantisce i rifornimenti alla base americana di Sigonella. Diverse barche della Flotilla Italia hanno fatto delle operazioni di disturbo in mare, mentre attivisti e lavoratori si sono radunati all’ingresso del Terminal Darsena Toscana per protestare. “Non appena le operazioni di carico verranno avviate sarà proclamato sciopero in tutte le ditte coinvolte” comunicano. “La DLA – scrive l’Usb in un comunicato – l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta maggiormente specificata nelle informazioni in nostro possesso”.

Il sindacato denuncia il coinvolgimento di Sigonella “nelle operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in generale in Medio Oriente. Ufficiale anche la presenza di velivoli militari dell’esercito israeliano nel settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. La base di Sigonella è la prova del coinvolgimento del nostro Paese nei recenti conflitti bellici e del genocidio Palestinese. Da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra Ue sono transitate nel nostro porto. Vogliamo sapere – è la richiesta dell’Usb di Livorno – dove finiscono queste armi e chi si assume la responsabilità di farle transitare dalla nostra città”.

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Sospesa la cancellazione dei carnet smart di Trenitalia. Salvini: “Prima un tavolo con le associazioni dei consumatori”

22 October 2026 at 16:05

Trenitalia sospende la cancellazione dei “carnet smart” su richiesta del ministro dei trasporti Matteo Salvini: “Ho chiesto a Trenitalia di sospendere qualsiasi tipo di novità prima di un tavolo da me convocato con le associazioni dei consumatori al ministero dei Trasporti. E hanno risposto di sì”, ha dichiarato il vicepremier in prefettura a Milano. Il “carnet smart” è un pacchetto di 10 corse su un’unica tratta sui treni Frecciarossa e Frecciargento in classe standard: è uno degli strumenti più utilizzati dai pendolari, lavoratori o studenti. A metà ottobre Trenitalia ha annunciato che a partire dal 1º novembre questa soluzione sarà eliminata: era stata pensata per lo smart working del periodo Covid e, sostiene la società, fin da subito si sapeva che il fenomeno si sarebbe ridimensionato. Esistono ancora molti lavoratori da remoto però che, con questa scelta di Trenitalia, arriveranno a spendere fino a 1.400 euro in più all’anno per i costi di trasporto.

“Il carnet smart rappresentava un essenziale cuscinetto di flessibilità e calmierazione dei costi per le nuove formule di lavoro ibrido. Toglierlo significa scaricare sui pendolari rincari pesantissimi proprio in un momento di diffusa difficoltà economica. L’impatto economico della rimodulazione tariffaria e dell’introduzione dei costi accessori penalizza duramente le tratte più frequentate. Chiediamo a Trenitalia un immediato passo indietro sul Carnet Smart e l’apertura di un tavolo di confronto per istituire tariffe agevolate stabili che tengano conto delle reali modalità di mobilità del Paese”, ha affermato in una nota Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori).

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Napoli, rubati 822mila euro di farmaci oncologici al Pascale: arrestato l’Arsenio Lupin dei medicinali salvavita

22 October 2026 at 16:01

Fra i due arrestati per il furto di medicinali oncologici all’ospedale Pascale di Napoli, del valore di circa 822mila euro, ci sarebbe un ladro seriale di questo tipo di farmaci. Si chiama Ciro Sacchettino, classe 1981, l’Arsenio Lupin dei medicinali salvavita. Ha precedenti per furti simili all’ospedale di Trieste e al Sant’Orsola di Bologna. Nel 2019 era stato arrestato a Cremona per associazione a delinquere finalizzata al traffico di farmaci chemioterapici e antivirali.

A marzo Ciro Sacchettino risultava tra i 17 indagati della Procura di Napoli – procuratore Nicola Gratteri, pm Maurizio De Marco – per un traffico di farmaci antitumorali trafugati tra l’Asl Napoli 1 e l’azienda ospedaliera Federico II, del valore di circa 4 milioni e mezzo di euro. Messo ai domiciliari, liberato dal Riesame, non risulta tra i rinviati a giudizio. Ma nel frattempo le nuove indagini del pm De Marco e dei carabinieri del nucleo operativo del Vomero di Napoli hanno stretto il cerchio su di lui per quest’ultimo furto, per il quale la giudice per le indagini preliminari Rossella Grassi ne ha ordinato l’incarcerazione.

Il colpo si è compiuto il 17 settembre 2025 al Pascale e anche stavolta – come in altri casi relativi ad altri furti in altri presidi ospedalieri – determinante sarebbe stata la complicità di guardie giurate. E in particolare di chi, premendo un pulsante, ha disattivato l’allarme per una mezz’oretta, dalle 19 alle 19.30 circa. L’impianto di videosorveglianza, però, ha regolarmente funzionato e ha ritratto l’ingresso e il passeggiare di un uomo in tenuta scura, cappellino da baseball, guanti, zaino “sprayground” e attrezzi da scasso, che a un certo punto indossa una mascherina chirurgica per camuffarsi ulteriormente.

Gli investigatori ne sono convinti: è Ciro Sacchettino, accompagnato da un complice. Viene tracciata la Panda Nera entrata poco prima e utilizzata per il trasporto dei farmaci rubati, dopo che è stata forzata la sala frigorifera dove erano custoditi a temperatura controllata. La targa della Panda è clonata. Corrisponde a quella di un camper. È una delle prove che i furti vengono compiuti con metodi criminali scientifici. Il secondo arrestato è il vigilante Salvatore Abruzzo, va ai domiciliari. Inchiodato dalle telecamere che lo riprendono nel gabbiotto, mentre è da solo, negli orari di disattivazione e riattivazione dell’allarme.

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Blocchi degli autotrasportatori: la spaccatura interna e i cittadini che appoggiano i presìdi (nonostante disagi e perdite) e chiedono di resistere

22 October 2026 at 14:10

Gli studenti hanno raggiunto i blocchi, i ristoratori hanno regalato alimenti, le mamme sono arrivate con la busta della spesa. I disagi ci sono e sono pure tanti, a iniziare dai supermercati vuoti, ma c’è una fetta di popolazione che chiede agli autotrasportatori di non fermare i blocchi, di non perdere questa occasione storica. Nonostante tutto, nonostante gli evidenti danni che stanno subendo alcuni settori. C’è chi ha continuato anche nelle ultime ore ad appoggiare i presidi. Perché oggi gli autotrasportatori potrebbero avere un potere contrattuale senza precedenti, almeno negli ultimi decenni. Oggi che è il loro “se non ora, quando”. Lo mostrano i gesti di solidarietà dei cittadini che negli ultimi giorni hanno portato da mangiare ai blocchi e gli studenti delle scuole di Campania, Puglia e Calabria che hanno raggiunto i presidi, in alcuni casi rischiando anche delle conseguenze. Alcune mamme, che non hanno trovato i prodotti al supermercato, quello che sono riuscite ad acquistare l’hanno portato ai camionisti in protesta da giorni. Ma lo mostrano anche episodi che raccontano ancora di più la tensione e la spaccatura che c’è in queste ore all’interno del settore. Ieri sera, un camionista ha minacciato di darsi fuoco al casello di Avellino Est con una tanica di carburante. Evidentemente lo scenario che si vede all’orizzonte e che il Governo Meloni prepara in queste ore per mettere fine alla protesta non convince. Il noto conduttore televisivo calabrese Lino Polimeni, che per quattro mesi ha raccontato il dramma degli autotrasportatori calabresi, ha pubblicato ieri sui social lo scontro avuto con i dirigenti di Federalog Calabria durante il quale sono volate parole grosse.I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi degli autotrasportatori a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni per esprimere la solidarietà delle amministrazioni comunali a chi protesta da giorni

Lo scontro tra il conduttore Polimeni e la Federalog

“Siete venduti al sistema politica che ve lo mette in quel posto. Vergognatevi! Non lo capite che vi stanno ammazzando?” urlava a chi ha trattato con il ministro leghista dei Trasporti. È avvenuto dopo che Matteo Salvini ha detto di “aver sbloccato” risorse per un miliardo, di cui 480 milioni di pagamenti immediati dei crediti d’imposta maturati da maggio ad agosto. Solo che, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, le risorse nuove che dovrebbero arrivare via decreto legge si fermano a poco più di 160 milioni. E i pagamenti in arrivo non sono altro che aiuti già attesi da almeno sette mesi. Ne sono consapevoli i campioni che, evidentemente, i conti li sanno fare ed è anche per questo che, nonostante le trattative, le promesse e l’attesa di queste ore, non tutti i blocchi sono stati rimossi. La spaccatura interna c’è e, forse, c’è sempre stata, ma ora c’è da scoprire le carte e capire chi vuole cosa. Da qui la rabbia di Polimeni: “Dove sono le risposte concrete? Dove sono gli impegni? Cosa avete portato a casa? Per Polimeni, dall’incontro con Salvini non è arrivato nulla di concreto, “soltanto un pugno di mosche”.

Le minacce ‘istituzionali’

Nel frattempo, i supermercati hanno continuato a svuotarsi, i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, parlando di “città paralizzate e sommerse dai rifiuti”, hanno chiesto al ministro Matteo Salvini di anticipare il confronto al Mit, gli industriali denunciano che ci sono imprese al “collasso” in Campania e Puglia e anche il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop lancia l’allarme sul blocco della produzione. Il governo sceglie ‘la linea dura’, con identificazioni e denunce per blocco stradale. Pure il Codacons minaccia di chiamare i singoli autotrasportatori e le organizzazioni che stanno sostenendo le proteste a rispondere dei danni prodotti alla collettività e dei reati di blocco stradale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.

La solidarietà dei cittadini, nonostante tutto

Eppure gli autotrasportatori hanno trovato la solidarietà dei cittadini. Mamme, padre di famiglia, li hanno raggiunti manifestando la loro vicinanza. A Casoria, sono scesi in campo, insieme ad alcuni ristoratori locali, portando pasta e bibite nei pressi dei blocchi. Anche ad Avellino e Caserta (per esempio all’Interporto di Maddaloni), residenti e intere famiglie hanno portato pizze e pasti caldi ai camionisti fermi ai blocchi. Rosanna Freddo, nota sui social come ‘La figlia del Pizzaiolo’ e titolare della pizzeria Tèmpora a San Marco Evangelista (Caserta), ha donato un furgone carico di pizze. Ma non si tratta dell’unico caso. I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni, partecipando ai sit-in nei due comuni. Insomma, parte della popolazione legittima la protesta e, anzi, incita a resistere. Perché le difficoltà degli autotrasportatori potrebbero essere, e un po’ lo sono, quelle di molte categorie. E poi ci sono i volontari e gli studenti. A Santa Maria Capua Vetere, solo per fare un esempio, il gruppo di volontari dell’associazione “Ciò che vedo in città” ha raggiunto i camionisti nei presidi consegnando caffè, dolci per la colazione e generi di prima necessità. A Eboli, in provincia di Salerno, sono partiti da sette scuole per raggiungere autotrasportatori e agricoltori, che protestavano contro il caro carburante. Lo hanno fatto anche a Maddaloni (Caserta), in Calabria, per esempio a Lamezia Terme e in Puglia. Tanto che a Canosa, al liceo di Scienze umane e Scientifico “Fermi-Einaudi”, dopo l’assenza collettiva del 17 ottobre, è arrivata una comunicazione del dirigente scolastico, con un richiamo alla frequenza. Pena “possibili ricadute sul voto di comportamento”.

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“Sotto la corazza degli adolescenti c’è il desiderio di essere amati”. Le parole di Papa Leone XIV ai giovani

22 October 2026 at 10:58

“Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati”. Accolto dal lungo applauso dei 1200 partecipanti provenienti da 60 Paesi nel mondo al Congresso Internazionale sulla Pastorale Scolastica e Universitaria, Papa Leone XIV ha parlato dei giovani, lanciando un appello a non dimenticare il “disagio esistenziale” che vivono. Un’intervento che arriva a pochi giorni dal week end di scontri avvenuto a Milano e della stretta securitaria messa in atto dal governo Meloni come risposta.

”Quanti studenti – ha detto il Pontefice – vivono anche condizioni di disagio esistenziale. Famiglie ferite, solitudini digitali, sentimento di inadeguatezza o di timore davanti a un futuro che appare incerto”. Un malessere vissuto anche nelle aule di scuola. “Molti – ha aggiunto – attraversano i corridoi dei nostri istituti e delle nostre università e forse si sentono anonimi”.

Il Papa, ancora convalescente dopo l’intervento al Gemelli per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare, ha ricevuto in udienza i partecipanti al Congresso sulla Pastorale Scolastica e Universitaria e ha invitato gli istituti cattolici a non lasciare gli studenti a loro stessi. Ha chiesto di aiutarli “a essere protagonisti di un modo nuovo di abitare il mondo, costruttori di fraternità, di una società più giusta”. Il coraggio, ha evidenziato Leone, “nasce da un patto di fiducia: dall’esperienza di qualcuno che crede in te prima che tu creda in te stesso”.

Oggi “falsi maestri e messaggi ingannevoli promettono di rispondere rapidamente alle domande dei giovani. Voi – ha detto il Pontefice rivolto a coloro che si occupano della pastorale scolastica e universitaria -, invece, avete scelto di fare qualcosa di più grande: camminare con loro lungo la strada, finché scoprano i doni che Dio ha già deposto in loro”. Per Leone è fondamentale che le scuole e le università cattoliche diventino un “luogo familiare dove si è attesi”.

Un passaggio lo ha poi dedicato al concetto di meritocrazia e alle possibili ripercussioni psicologiche sui ragazzi. “Non pochi giovani, oggi, sono come paralizzati dalla paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di essere malintesi, di non corrispondere alle aspettative. Viviamo in una cultura della prestazione che mette continuamente a confronto e classifica in modo a volte spietato. Una meritocrazia male intesa finisce per non rispettare le persone. Per questo molti finiscono per rinunciare prima ancora di provare”.

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“A rischio ambulanze e assistenza domiciliare”, l’allarme dei medici a Napoli per il blocco dei Tir

22 October 2026 at 10:36

La carenza di carburante legata alla protesta degli autotrasportatori rischia di compromettere l’assistenza sanitaria a Napoli e in provincia. Medici impossibilitati a raggiungere ospedali e ambulatori, difficoltà negli spostamenti per le visite domiciliari e ambulanze del 118 alle prese con problemi di rifornimento: è l’allarme lanciato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia, che chiede interventi immediati per evitare ripercussioni sulla continuità delle cure.

Le criticità riguardano medici e odontoiatri, ostacolati dalla difficoltà di reperire benzina e gasolio per raggiungere le sedi di lavoro e garantire l’assistenza sul territorio. A rischiare le conseguenze più pesanti sono soprattutto le persone fragili, gli anziani e i pazienti che necessitano di cure a domicilio. Particolarmente delicata è la situazione dei mezzi di soccorso. Già nella giornata di ieri, riferisce l’Ordine, si sono registrate enormi difficoltà nell’approvvigionamento di carburante per le ambulanze del 118. Senza rifornimenti regolari, nei prossimi giorni potrebbe diventare difficile assicurare gli spostamenti dei mezzi di emergenza.

Da qui l’appello del presidente dell’Ordine, Bruno Zuccarelli, che riconosce le ragioni della protesta ma chiede di salvaguardare i servizi sanitari essenziali. “Comprendiamo le difficoltà degli autotrasportatori e le preoccupazioni di chi vede minacciato il proprio lavoro. Le loro ragioni meritano ascolto e risposte concrete. Chiediamo però che la protesta si svolga con responsabilità, salvaguardando l’assistenza sanitaria”, dichiara Zuccarelli.

“Un’ambulanza deve poter raggiungere chi chiede aiuto e un medico deve poter arrivare in ospedale, in ambulatorio o a casa di un paziente. La mancanza di carburante sta rendendo difficili anche queste attività essenziali”, aggiunge il presidente, rivolgendosi sia ai trasportatori sia alle istituzioni. Ai primi chiede di garantire il passaggio dei rifornimenti indispensabili alla sanità, mentre alle seconde sollecita soluzioni tempestive per assicurare la mobilità dei mezzi di soccorso e del personale sanitario.

L’Ordine chiede inoltre un coordinamento urgente tra Prefettura, autorità sanitarie e soggetti coinvolti nella distribuzione del carburante. L’obiettivo è garantire rifornimenti e accessi prioritari ai mezzi di emergenza, individuando modalità che consentano ai professionisti della sanità di continuare a svolgere la propria attività. “La tutela della salute deve essere un impegno condiviso da tutti”, conclude Zuccarelli, richiamando la necessità di evitare che le difficoltà legate alla protesta si traducano in ostacoli all’assistenza e al soccorso dei cittadini.

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Si riprende mentre avvelena vasetti di marmellata per ricattare l’azienda: a processo triestino per tentata estorsione

22 October 2026 at 10:26

Si filmava nell’atto di avvelenare i vasetti di marmellata della Zuegg, minacciando poi di lasciarli sugli scaffali se l’azienda non gli avesse corrisposto 100mila euro. Un tentativo andato malissimo per un triestino di 51 anni come riportano i quotidiani locali.

È finito sotto processo per tentata estorsione perpetuata ai danni anche di altre società che vendono prodotti differenti. L’azienda specializzata nella lavorazione di frutta per la produzione di marmellata con sede a Verona in un primo momento aveva scelto di ignorare le minacce contenute nelle email; tuttavia, quando alle semplici minacce sono seguiti i video in cui l’uomo inseriva del solfato di tallio in un barattolo in un punto vendita Conad della Val di Fassa, l’allarme è scattato davvero.

La Zuegg, nella prima udienza del processo, ha lamentato anche un importante ritiro dagli scaffali di almeno un supermercato con conseguente danno patrimoniale per l’azienda.

L’imputato, inoltre, in passato aveva minacciato un’altra azienda, la società Martinelli di Villafranca, sostenendo di aver avvelenato con del topicida alcune bottiglie di birra che avrebbe distribuito in un supermercato se non avesse ricevuto 30mila euro. Le lettere di minaccia sono state segnalate alle forze dell’ordine. Prima ancora di colpire le aziende, secondo l’accusa, l’uomo aveva tentato l’estorsione anche nei confronti del proprietario di un maneggio nel triestino: aveva minacciato di avvelenare i suoi cavalli se non avesse ricevuto del denaro.

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“A queste condizioni non ce la facciamo”, pescherecci fermi ad Ancona per il caro gasolio

22 October 2026 at 10:19

Non solo gli autotrasportatori in sciopero e blocco. Per i pescatori, con gli attuali prezzi del gasolio, uscire in mare “è diventato proibitivo“. Da qui la decisione di fermare le imbarcazioni e chiedere risposte concrete al Governo e alla Regione Marche. A spiegare la portata della mobilitazione è Apollinare Lazzari, della Cooperativa produttori di Ancona: “Ormai quasi tutte le marinerie italiane, ad eccezione di qualche barca, oggi sono ferme per il caro gasolio, quasi tutte hanno aderito al documento, anche gran parte delle imbarcazioni di Civitanova”.

Il problema riguarda l’intero settore, alle prese con costi del carburante che rendono sempre più difficile garantire la sostenibilità economica delle attività di pesca. Per la marineria di Ancona, che acquista direttamente il gasolio in raffineria, il prezzo si aggira attualmente tra 1,15 e 1,20 euro al litro. Una cifra già elevata, ma comunque inferiore alla media italiana, che secondo Lazzari si attesta intorno a 1,30 euro al litro.

A pesare è soprattutto il confronto con il passato recente. “Un anno fa il gasolio lo pagavamo circa 0,65 euro al litro, da allora è quasi raddoppiato. A queste condizioni non ce la facciamo”, denuncia un armatore, collegando l’impennata dei prezzi al conflitto nel Golfo. Un aumento che incide direttamente sui costi di gestione delle imbarcazioni e riduce i margini delle imprese, fino a mettere in discussione la possibilità stessa di continuare a lavorare.

Le conseguenze non si fermano ai bilanci delle aziende, ma rischiano di coinvolgere anche i lavoratori. L’armatore porta come esempio la propria attività, nella quale sono impiegate otto persone: “Nella mia imbarcazione lavorano otto persone, se va avanti questa situazione sarò costretto a licenziare due pescatori”. A rendere ancora più difficile il quadro è l’assenza di strumenti di sostegno immediatamente disponibili per chi rischia di perdere il lavoro. “Ancora non c’è la cassa integrazione e le persone rischiano di rimanere senza lavoro”, aggiunge.

È proprio il rischio di una crisi occupazionale a rendere più urgente la richiesta di interventi da parte delle istituzioni. Il comparto chiede che gli aiuti promessi arrivino in tempi rapidi e che le misure previste vengano adeguate alla durata dell’emergenza. Tra le principali richieste c’è lo sblocco dei contributi previsti dalla legge 568, che dovrebbero essere erogati in due tranche. Secondo quanto riferito da Lazzari, il Ministero avrebbe assicurato che i primi pagamenti potrebbero arrivare già a novembre.

Un altro punto centrale riguarda il credito d’imposta, per il quale le marinerie chiedono un’estensione temporale. “Tra le richieste anche il credito d’imposta fino a fine anno, invece che solo fino a fine maggio”, spiega Lazzari. L’obiettivo è ottenere un sostegno che tenga conto del protrarsi dei rincari e consenta alle imprese di affrontare i costi del carburante senza essere costrette a ridurre l’attività o il personale.

Accanto alle richieste rivolte al Governo, la marineria di Ancona ha sollecitato anche un confronto con la Regione Marche, chiamata a svolgere un ruolo decisivo nell’erogazione delle risorse. “Abbiamo chiesto un incontro alla Regione Marche che è quella che paga gli aiuti che arrivano dal Ministero”, precisa Lazzari.

Il presidente della Cooperativa produttori di Ancona ricorda inoltre le rassicurazioni ricevute durante l’incontro di martedì 20 ottobre al Masaf. In quella sede, riferisce, sarebbe stato confermato che la Regione Marche dovrebbe iniziare entro metà novembre a pagare una parte dei contributi destinati al settore attraverso i fondi Feampa, nell’ambito degli interventi previsti dalla legge 568 per fronteggiare il caro gasolio. Le imprese attendono però anche altre risorse già richieste, a partire da quelle relative al fermo biologico dello scorso anno. “Il settore è ancora in attesa del pagamento del fermo biologico del 2025, che il Ministero ci ha detto che dovrebbe arrivare presto”, ricorda Lazzari. Un ulteriore ritardo che alimenta le preoccupazioni degli operatori, già costretti a fare i conti con una spesa per il carburante quasi raddoppiata rispetto a un anno fa.

La protesta al porto di Ancona diventa così il segnale di una difficoltà che coinvolge le marinerie italiane e che, in assenza di risposte, rischia di trasformarsi in una crisi più ampia. Il settore chiede tempi certi per i pagamenti, sostegni adeguati e misure capaci di compensare almeno in parte l’aumento dei costi. Per gli armatori, infatti, continuare a lavorare con il gasolio ai prezzi attuali significa sostenere spese sempre più difficili da assorbire, con conseguenze dirette sulla continuità delle attività e sull’occupazione. Le prospettive, secondo Lazzari, restano limitate nel tempo. “Se il prezzo del carburante continua a restare sui livelli attuali riusciremo ad andare avanti ancora per qualche mese, al massimo fino a gennaio-febbraio 2027”, avverte. Dopo quella scadenza, senza un calo dei prezzi o l’arrivo degli aiuti attesi, le imprese potrebbero essere costrette a decisioni drastiche.

“Ma se il prezzo del gasolio non si abbassa e gli aiuti non arrivano, saremo costretti ad iniziare a licenziare parte del personale”, conclude Lazzari. Un allarme che riassume le preoccupazioni della marineria: senza interventi tempestivi, il caro carburante rischia di compromettere non soltanto la sostenibilità economica della pesca, ma anche il lavoro di chi ogni giorno vive del mare.

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“Non è necessaria alcuna ulteriore terapia”: gli esami istologici di Papa Leone XIV confermano l’adenocarcinoma polmonare ma escludono ulteriori trattamenti

22 October 2026 at 09:23

“Non è necessaria alcuna ulteriore terapia“. Lo hanno annunciato mercoledì sera Luigi Carbone, medico personale del Papa, e Stefano Margaritora, il chirurgo che pochi giorni fa ha guidato l’équipe che gli ha asportato un tumore ai polmoni, dopo l’esame dei referti istologici definitivi e delle indagini di biologia molecolare sul materiale asportato chirurgicamente. Confermata la diagnosi finora ipotizzata: si tratta di un adenocarcinoma polmonare, fortunatamente localizzato, per il quale non è necessaria alcuna ulteriore terapia.

Una buona notizia che dimostra come quel cauto ottimismo che era trapelato nel corso della degenza in ospedale del pontefice fosse più che motivato. Un sospiro di sollievo per tutta la comunità cristiana che arriva alla fine di una giornata che aveva visto il Santo Padre sorridente e di nuovo in piazza in mezzo ai fedeli, con un giro di saluti in papamobile – per l’occasione munita di tettuccio trasparente per proteggerlo dall’acqua. “La prima cosa che vorrei dirvi è grazie! Grazie per il sostegno delle vostre preghiere” le parole del Papa alle oltre 30mila persone presenti per la catechesi settimanale.

Il tema che tiene banco adesso è il tanto desiderato viaggio in Sudamerica tra Uruguay, Argentina e soprattutto il suo amato Perù dove Prevost ha vissuto per oltre vent’anni: se durante il ricovero ospedaliero la Sala stampa vaticana e i vari cardinali intervistati avevano predicato una certa cautela, sottolineando la complessità di un impegno del genere, adesso la partenza – prevista per il 6 novembre – diventa più probabile. Lo stesso Margaritora, all’indomani dell’operazione e visto il rapido recupero del Papa, aveva detto che “non ci sono motivi per cui il viaggio non venga fatto”.

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Caro carburanti, il blocco dei tir in Campania prosegue. La Doria mette in ferie 600 dipendenti. Federdistribuzione: “Già buttati quintali di pesce”

22 October 2026 at 08:25

Il caro carburanti continua ad alimentare la protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia, con conseguenze che si estendono dalla circolazione stradale alla produzione industriale e alla distribuzione delle merci. In Campania i presidi restano attivi, in Sicilia e Calabria arriva la svolta con la revoca dei blocchi da parte dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), dopo giorni di tensioni e un confronto in prefettura a Catania. Tra Napoli e provincia comunque sono state effettuate 515 attività di scorta per i mezzi che trasportavano carburanti, soda e cloruro e tir carichi di derrate alimentari.

Campania, presidi e disagi sulla rete autostradale

In Campania la mobilitazione prosegue, anche se il numero dei camion presenti ai presidi si è ridotto tra mercoledì sera e la notte, dopo un’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’identificazione di oltre mille autotrasportatori. Restano le ripercussioni sulla viabilità. Sulla A30 Caserta-Salerno è ancora segnalata la chiusura, in entrambe le direzioni, dell’uscita di Nocera-Pagani, al chilometro 40. Lo svincolo è interessato dalle manifestazioni dal 19 ottobre, mentre l’avviso di chiusura al traffico risale al pomeriggio del 20 ottobre, secondo l’aggiornamento di Autostrade per l’Italia.

Nel Casertano, intanto, il centro della protesta si è spostato al casello di Caianello, sull’A1 Milano-Napoli. Qui, ieri sera, un autotrasportatore ha minacciato di darsi fuoco con una tanica di benzina durante l’intervento della polizia. Sul posto era presente l’europarlamentare Fulvio Martusciello, che è riuscito a convincerlo a posare la tanica.

Sicilia, l’Aias revoca i blocchi

Dopo il Comitato trasportatori siciliani, che aveva già revocato il fermo dei tir al termine dell’incontro con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, anche l’Aias ha dato il via libera alla ripartenza dei camion. La decisione è arrivata intorno alle 23, al termine di un lungo confronto in prefettura a Catania con istituzioni e associazioni di categoria. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni sulla nostra presenza ai tavoli nazionali sul tema dell’autotrasporto”, ha spiegato il leader dell’associazione, Giuseppe Richichi, che ancora ieri aveva annunciato una protesta a oltranza.

Le organizzazioni hanno richiamato “il buonsenso, la responsabilità e la consapevolezza che soltanto attraverso il dialogo e la cooperazione sia possibile affrontare e superare anche le situazioni più complesse”. La revoca dei blocchi dovrebbe consentire la graduale ripresa delle attività logistiche e il ritorno alla regolarità delle forniture ai negozi e alle attività commerciali dell’Isola, dopo giorni di difficoltà che hanno messo a rischio gli approvvigionamenti e la distribuzione dei beni di prima necessità.

La Doria ferma sette stabilimenti, allarme per gli scaffali

Le conseguenze della protesta pesano anche sull’industria alimentare. “Da ieri, i nostri sette stabilimenti del Sud sono completamente bloccati”, ha dichiarato Antonio Ferraioli, presidente e amministratore delegato di La Doria, in un’intervista a la Repubblica. I siti produttivi, cinque nel Salernitano, uno nel Casertano e uno in provincia di Potenza, avevano già ridotto la produzione da lunedì, a causa del blocco degli arrivi e delle partenze e della conseguente interruzione degli approvvigionamenti di materie prime.

L’azienda è stata costretta a mettere temporaneamente in ferie circa 600-700 dipendenti, metà della forza lavoro complessiva. Ferraioli teme che il protrarsi della protesta possa tradursi in una perdita duratura di quote di mercato: i prodotti del Sud, avverte, potrebbero essere sostituiti sugli scaffali da merci estere o provenienti da altre zone d’Italia.

Federdistribuzione: merci deperibili a rischio

A denunciare le ricadute sulla distribuzione è anche Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, che al Corriere della Sera parla di merci ferme, scaffali vuoti e prodotti alimentari a rischio deterioramento. Frutta, verdura, latte e carne richiedono consegne quotidiane, mentre quintali di pesce, riferisce, sono già stati buttati. Bloccate anche le consegne al terzo settore.

“Il diritto di sciopero va sempre garantito, ma la situazione sta degenerando”, ha dichiarato Buttarelli, chiedendo al ministro dell’Interno di ripristinare la legalità. Pur riconoscendo che il caro carburanti è un problema da affrontare, il presidente di Federdistribuzione contesta le modalità della protesta, che rischia di penalizzare agricoltori, produttori, commercianti e cittadini.

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“Quale razza toy, il mio cane è diventato una pecora”: nelle intercettazioni le truffe della gang dei “barboncini pezzottati” di Napoli

22 October 2026 at 07:25

C’era chi spendeva 2700 euro per un cane di razza. E poi al telefono sbottava col venditore: “Ma hai saputo qualcosa del pedigree? E’ proprio brutto, l’ho portato anche dal veterinario, ‘signora questo cane si sta facendo bruttissimo’… e non è originale, perché devo avere un cane che non mi piace”? Dall’altra parte provavano a rassicurarla: “Signora quello fa la trasformazione tra sei otto mesi, per lo spitz è normale”. E il pedigree? “Ancora mi devono chiamare, appena so qualcosa vi chiamo”. Spesso non arrivava. O era fasullo.

Non si sa se sorridere (per le reazioni dei padroni) o arrabbiarsi per il trattamento dei poveri animali, leggendo le intercettazioni dell’associazione a delinquere accusata di aver lucrato imbrogliando sulla compravendita di cuccioli importati dall’Ungheria, prima che compissero i 60 giorni previsti dalla legge, e truccando le attestazioni sulla loro salute e sul loro status di animali di pregio.

L’indagine condotta dei carabinieri del Citas di Napoli, agli ordini del colonnello Marco Trapuzzano, e coordinata dal pm Giulio Vanacore, fa propendere per l’indignazione. Nei negozi sequestrati tra Napoli e Torre Annunziata i cagnolini arrivano malati e infetti per lo stress del viaggio e la prematura sottrazione alla madre, ammassati negli scatoloni, custoditi in condizioni igieniche precarie, e gonfiati di farmaci per farli apparire vispi e radiosi (chi lo compra un cane triste in vetrina?), sino alla vendita. Per poi morire, spesso, poco tempo dopo la cessione. Nelle intercettazioni, gli indagati la siringa la chiamavano “la bomba”. Un mix di Plasil, Ranitidina, Rocefin. “Il maltese cosa ha fatto”? “Ha fatto un po’ di sangue…”. La soluzione per rimetterlo in piedi? Iniettargli il composto. “La bomba”.

Tra le carte di una enorme ordinanza che ricostruisce querele e truffe risalenti fino al 2014, spunta la storia di un rivenditore che al telefono non nasconde di avere “40 barboncini tutti senza microchip”. E quello che dovrebbe essere un obbligo di legge, trasferire la proprietà di animali da compagnia solo se chippati, diventa un optional. “Vedi di mettere due microchip… te li pago a parte… fammi questa cortesia”. Scrive il Gip Giovanni Vinciguerra che il rivenditore “li inocula solo all’occorrenza e solo se ce n’è bisogno”. E quel bisogno, di solito, scatta soltanto quando c’è qualche controllo dell’Asl e bisogna a mettere a posto le situazioni.

Il giudice ha disposto il carcere per Giuseppe Esposito, Marco Esposito e Giuseppe Gallo, e gli arresti domiciliari per Manuel Esposito e Giovanni Marfella, accogliendo la richiesta cautelare per associazione a delinquere e altri sei dei 45 capi di imputazione relativi a una decina di indagati. Le vittime qualche volta si accorgevano di essere state raggirate perché i loro cani aumentavano di peso oltre le caratteristiche di un cagnolino di pregio. Una signora se ne lamenta di brutto: “Ma quale razza toy, che è diventato cinque volte tanto. È otto chili e mezzo, è diventato una pecora”. Truffata: aveva comprato uno Shi Tzu, esemplare per cui la variante toy non esiste.

Solo una piccola parte delle vendite veniva tracciata. Il resto, in contanti. Per non emettere ricevute. Per non contabilizzare sui registri di carico e scarico. Uno schemino riassume come hanno pagato 54 clienti, di cui alcuni che hanno denunciato. Dei 43.875 euro ricavati, solo 14.855 sono passati attraverso carte di credito o bancomat. La signora M. R. ha pagato il suo cucciolo con 1300 euro in contanti. La signora S. S. 1150 euro in contanti. La signora A. C. la sua bestiola l’ha pagata con 100 euro tracciati e 300 in contanti. Il signor F. A. 1750 euro tutti sull’unghia. Ci sono delle eccezioni: il signor P. C. ha pagato 1500 euro tracciandoli. Ha comunque denunciato. Era convinto di aver comprato un barboncino toy sano. Si è trovato in casa un meticcio con un difetto ereditario.

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“La nostra rabbia al fianco di chi lotta”: così la galassia anarchica milanese punta a saldarsi con i “ragazzi del 17 ottobre” in nome della sommossa

22 October 2026 at 07:02

Se il primo comunicato del Movimento 17 ottobre spiega che “non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli”, il volantino che lancia per il pomeriggio di sabato prossimo a Milano il corteo anarchico annuncia che “è questo il momento di mettersi in mezzo, far sentire le nostre voci, la nostra rabbia, a fianco delle persone che lottano e resistono” perché “se la loro sicurezza è il controllo, la nostra sicurezza è la solidarietà”. È in queste frasi e soprattutto nelle parole, che oggi gli inquirenti leggono il rischio di una pericolosa saldatura tra due mondi solo apparentemente distanti. Da un lato quelle centinaia di ragazzi giovanissimi che tra il 17 e il 18 ottobre hanno saccheggiato e devastato il centro di Milano, dall’altro quell’area diffusa di insurrezionalismo anarchico che da tempo in città si sta allargando e sta conquistando anche parte del mondo antagonista, uscito schiacciato undici anni fa dalla guerriglia del primo maggio, giorno dell’inaugurazione dell’Expo. In questo senso il termine “solidarietà”, contenuto nel volantino pubblicato su Telegram dal gruppo Galipettes e che annuncia il corteo anarchico con ritrovo alle 14:30 in via Alberto Da Giussano, è interpretato proprio come l’inizio di una saldatura che nelle tematiche, e di più nei contatti e nei luoghi, è già ben avviata.

E se la rivolta, da non confondere con rivoluzione, è già un core business dell’anarco-insurrezionalismo, lo stesso giudice, che ieri ha confermato le prime custodie cautelari a carico di chi è sceso in piazza a Milano, descrive il fine settimana appena passato come “una vera e propria sommossa” poi tradotta “in aggressioni armate, devastazioni e saccheggi, messe in atto simultaneamente da migliaia di persone”. La Treccani definisce il termine come “l’atto insurrezionale armato di una popolazione o di una parte di essa contro i poteri dello Stato”. Lo traduce nei fatti lo stesso giudice quando parla, rispetto ai fatti del 17 e 18 ottobre, di “un profilo decisamente violento e insurrezionale”. Insomma se la linea dei recenti scontri è stata tracciata, la stessa è sovrapponibile a quella disegnata da tempo dall’area anarco-insurrezionalista non solo milanese e che si è mostrata nella guerriglia torinese del 16 gennaio contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, o a Milano, quando l’11 febbraio 2023, il corteo in solidarietà dell’anarchico Alfredo Cospito, oggi recluso ancora al 41 bis, è deflagrato in violenti scontri nella zona dei Navigli. La rivolta, dunque, è il pensiero, consapevole o meno, che accomuna queste due realtà.

Uno dei dati rimasti sul tavolo dopo i saccheggi è la fotografia implacabile di una città che negli anni non è stata in grado di affrontare le proprie contraddizioni. Perché dai nuovi grattacieli del recente “sacco urbano” finito negli uffici della Procura, ai check point delle periferie, ci passa il disagio, la rabbia, il senso di abbandono di giovanissimi, italiani o italiani di seconda generazione, la cui presenza nel centro della città è vissuta come una minaccia. Come minacciosa è vissuta dalla collettività la miope definizione di “maranza”. Una casella che tiene dentro tutto e spiega niente. C’è poi un dato che impressiona rispetto alle recenti devastazioni e non sono i saccheggi, ma le aggressioni ai poliziotti. Il bilancio parla di circa 130 agenti feriti. Una enormità. Il volto sanguinante del primo dirigente Angelo De Simone ha fatto il giro d’Italia. Uomini e mezzi distrutti, un camionetta dei carabinieri assaltata in piazza Duomo. Un odio che non si giustifica e che tradisce una totale mancanza di fiducia nei confronti dello Stato. Di recente a Milano sono accaduti due fatti di cronaca che ben lontani dal giustificare possono aiutare a decifrare questo odio. Quello del novembre 2024, quando dopo un inseguimento dei carabinieri muore il giovanissimo Ramy Elgml, al quale ha fatto seguito una notte di guerriglia contro la polizia, e quello del 26 gennaio scorso quando l’agente di polizia Carmelo Cinturrino del Commissariato Mecenate uccide volontariamente (questa l’accusa per la quale è stato chiesto il processo) il giovane marocchino, con precedenti per spaccio, Abderrahim Zack Mansouri. Dal Corvetto ai boschi della droga di Rogoredo, due episodi che la moltitudine di giovani, spesso di terza generazione, spesso fuori da ogni processo di formazione scolastico o lavorativo, ha vissuto come un sopruso nei propri confronti e non solo delle vittime.

Insomma, in piazza, dopo gli scontri, non sono rimasti solo vetri rotti e candelotti di lacrimogeni, ma anche il germe di un movimento che da tempo il mondo anarchico sta tentando di cavalcare. Ci ha provato nel 2021 durante i cortei No Vax, è tornato alla carica durante le manifestazioni per la Palestina, tanto che nel fine settimana nero di Milano, incappucciati o meno, per le “cinque vie” si sono rivisti volti noti dell’anarchismo. Soggetti legati a luoghi come la Panetteria Occupata, Conchetta e Cuore in Gola, personaggi dei collettivi studenteschi e del movimento ProPal. Del resto la saldatura, per come riferito da fonti investigative, non è solo nel senso di rivolta e di insurrezione, ma anche nei luoghi frequentati. Per come emerge dalle prime annotazioni, alcuni dei ragazzi presenti in piazza vivono o frequentano via Gola, cuore dell’area anarchica assieme al centro sociale Conchetta. Altri bazzicano la zona di via Ovada alla Barona. Molti scelgono le panchine del vicino parco Baden Powell o “parco rosso”. E buona parte si porta in tasca precedenti per reati comuni. Un dato che fin dal 2021 e ancora oggi, ha messo in scacco gli investigatori e gli esperti della Digos, che si sono trovati di fronte un gruppo di casseur non identificabili o incasellabili perché senza reati specifici. A questo va aggiunto un indebolimento all’interno delle forze dell’odine di una memoria storica in grado di capire le dinamiche dei movimenti. Ora, dunque, il senso di paura che si sta vivendo in questi giorni a Milano è legato alla possibilità che il mondo anarchico possa definitivamente saltare sulla “tigre” e cavalcarla. Se ci riuscirà non è calcolabile. Di certo ci proverà, così come ha fatto, oltre dieci anni fa, con le nuove Br, e poi ancora con la lotta a favore di Alfredo Cospito. Un lavoro di anni al quale di certo non si rinuncerà.

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Picchiava donne a caso per strada: il terrore di Milano finisce in manette a Roma

22 October 2026 at 06:15

Condannato per una serie di violenze contro passanti nel capoluogo lombardo, il 24enne era irreperibile da luglio. I carabinieri lo hanno individuato in via Giolitti: sconterà la pena a Regina Coeli.

La fuga è finita fra i marciapiedi affollati dell’Esquilino e il via vai di viaggiatori della stazione Termini. È qui che i carabinieri hanno rintracciato A.S., 24 anni, di origine senegalese, ricercato dopo la condanna per una serie di aggressioni ai danni di donne a Milano. Un caso che aveva seminato paura tra Porta Venezia e la Stazione Centrale: sette episodi, vittime scelte apparentemente a caso e violenze senza alcuna richiesta di denaro.

Il controllo in via Giolitti e l’arresto a Roma

Domenica 18 ottobre, intorno alle 8, una pattuglia del nucleo Scalo Termini ha fermato il giovane in via Giolitti per identificarlo. La verifica nelle banche dati ha fatto emergere un ordine di carcerazione emesso l’8 ottobre dalla Procura di Milano. A.S., dichiarato irreperibile a luglio, deve scontare un residuo di un anno, nove mesi e 17 giorni di reclusione. Dopo gli accertamenti è stato trasferito nel carcere romano di Regina Coeli.

Sette donne colpite per strada: il terrore a Milano

Secondo la ricostruzione degli investigatori, fra agosto e ottobre 2025 il giovane prendeva di mira donne che camminavano sole, sorprendendole con calci, pugni e spinte. Nessuna rapina: l’aggressione sembrava essere l’unico scopo.

In via Boscovich una 61enne riportò lesioni con 60 giorni di prognosi. La notte del 5 ottobre, nel giro di mezz’ora, quattro donne furono assalite tra via Tadino e via Castaldi. Una 32enne, colpita al volto mentre era a terra, subì la frattura del setto nasale. Le telecamere di sorveglianza permisero alla polizia milanese di ricostruire gli spostamenti del sospettato, riconoscibile anche per gli abiti vistosi e alcune ciocche bionde. Nell’ottobre 2025 arrivò il primo arresto a Milano.

Undici identità e un precedente alla stazione Termini

Gli accertamenti rivelarono 43 fotosegnalamenti e 11 alias utilizzati dal giovane. Fra i suoi precedenti figurava anche una rapina contestata nel luglio 2025 proprio nell’area di Termini, a Roma. Il Tribunale di Milano lo ha condannato il 1° aprile 2026; la sentenza è diventata definitiva il 18 maggio. Ma quando è arrivato il momento di eseguire la pena, il 24enne non era più reperibile.

La ricerca si è conclusa nel cuore della Capitale, a pochi passi dagli stessi binari già comparsi nella sua storia giudiziaria. Restano da ricostruire i movimenti compiuti durante i mesi di irreperibilità.

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Gli autotrasportatori fermi a Napoli: “Protestiamo contro il caro vita, lottiamo per tutti”

21 October 2026 at 18:46

In Campania prosegue la protesta degli autotrasportatori e aumentano i disagi per i cittadini. Quasi tutti i distributori di benzina nella città di Napoli hanno esaurito le scorte di carburante e fuori le poche stazioni di servizio ancora attive, per tutta la mattinata si sono create code di decine di auto e persone con le taniche in mano per un rifornimento extra. Nei supermercati gli scaffali sono sempre più vuoti e in alcuni punti vendita non è certa la riapertura nei prossimi giorni se dovesse proseguire il blocco dei rifornimenti. “Noi stiamo protestando per tutti – ci spiega uno degli autotrasportatori in presidio a via Brecce, nel blocco davanti al deposito di carburante nei pressi del porto di Napoli – protestiamo contro il caro gasolio e in generale contro il caro vita. E su questi temi non abbiamo avuto ancora nessuna risposta dal governo, non è possibile pagare il gasolio ad oltre 2 euro e 40 a litro, costi che si aggiungono poi all’aumento dei prezzi in generale, ci stanno portando verso la rovina”.

Gli autotrasportatori minacciano di proseguire il blocco fino al 27 ottobre, data del prossimo incontro con il governo e intanto puntano il dito contro l’esecutivo reo di non ascoltare le motivazioni degli autisti che non riescono più a sostenere i costi del carburante. Una contestazione che in Campania ha letteralmente bloccato per tutto il giorno i collegamenti con la rete autostradale. “Facciamo un appello al governo – dicono i manifestanti dal presidio di Casoria, in provincia di Napoli – i circa 400 milioni di cui parlava ieri il ministro Salvini a noi non interessano, così come non interessano gli sgravi fiscali, i risultati li vogliamo vedere davanti al distributore di benzina quando abbasseranno i prezzi, altrimenti da qui non ce ne andiamo. Vogliamo risposte concrete su come poter sostenere il costo del carburante che sta rendendo impossibile per noi lavorare e il costo della vita in generale che ormai è diventato insostenibile per molte famiglie non solo al sud”.

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Caro carburante, la protesta si spacca nel Foggiano: i tir arretrano ma non tutti. E a scuola puniscono gli studenti in piazza

21 October 2026 at 17:07

La pioggia lava l’asfalto, ma non la rabbia. Davanti ai caselli autostradali del Foggiano, dove la protesta contro il caro carburante e il costo della vita è partita tra le prime in Italia, dopo oltre dieci giorni il fronte comincia a mostrare le prime crepe. I presidi di Candela, Poggio Imperiale, Foggia e Cerignola si alleggeriscono, qualcuno viene smontato, altri restano pronti a riaccendersi. Ma la domanda, tra camionisti e agricoltori, è sempre la stessa: quanto si può resistere senza lavorare e senza rimetterci anche i soldi per tornare a farlo? Nicandro Vigilante, portavoce degli autotrasportatori del presidio del Gargano, al casello di Poggio Imperiale, rivendica la scelta di abbassare momentaneamente i toni: “Noi vogliamo dare un segnale tangibile al ministro Salvini, perché abbiamo apprezzato il suo sforzo a riceverci. Ci ha garantito che ci sarà un altro tavolo tecnico il giorno 27 e, come segno di collaborazione, abbiamo pensato di rimuovere i presidi. Ci sono un po’ di focolai che non sono coordinati con noi, ma la maggior parte ha rimosso i presidi”.

Una linea che non convince Vincenzo Pinnelli, portavoce del presidio di Cerignola Est, dove la protesta continua, seppure con un alleggerimento. “Se oggi non si vedono presidi è solo perché piove, ma nessuno sta andando a lavorare. Magari non li vedi in piazza adesso, non li vedi al casello, li vedi più tardi. La gente, pure se non è al presidio, non va comunque a lavorare, bloccando le forniture”. Pinnelli che solo qualche giorno fa aveva contestato anche Gianni Alemanno, non usa giri di parole: “Non è che possiamo andare a lavorare in queste condizioni, non abbiamo i soldi per poterlo fare. Come lo devo spiegare? Per andare a lavorare devo scaricare il gasolio agricolo che oggi è venduto a 1,45 euro. E l’autotrasportatore deve mettere il gasolio a 2,40 euro. È cambiato qualcosa da ieri a oggi? Io non li vedo tutti questi cambiamenti e quindi resto a casa”. Il calendario, adesso, ha una data cerchiata in rosso: il 27 ottobre, quando è atteso un nuovo confronto con il governo.

“I presidi magicamente possono apparire anche da domani. Il caos non è dato dal presidio, ma quando manca il prodotto negli scaffali. Fra un po’ ne mancheranno tanti”, avverte Pinnelli, che invita a “restare uniti e manifestare pacificamente e civilmente per tutelare i nostri diritti”. E aggiunge: “Nel rispetto delle leggi, il diritto a manifestare resta sacrosanto e non intendiamo indietreggiare di un solo millimetro”. Sul versante agricolo, intanto, la mobilitazione rallenta senza spegnersi. Al presidio di Candela, Mauro Di Santo guarda all’incontro previsto per giovedì alle 15.30 al Masaf, con il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra. “Vogliamo certezze sulle tempistiche del gasolio agricolo e sui fertilizzanti, date certe che garantiscano la semina. Altrimenti andassero loro a seminare e il grano se lo possono tranquillamente comprare dal Canada e dalla Turchia, tanto sono già abituati, perché lo fanno ogni anno. Basta vedere i documenti doganali”.

E mentre camionisti e agricoltori cercano di capire se il governo passerà dalle parole ai fatti, la protesta ha coinvolto anche gli studenti. In Puglia ragazzi sono scesi in piazza accanto a trattori e tir, rivendicando il diritto a un futuro meno precario. Ma a Canosa, al liceo di Scienze umane e Scientifico “Fermi-Einaudi”, l’assenza collettiva del 17 ottobre ha avuto un seguito inatteso: una comunicazione del dirigente scolastico pubblicata nella bacheca virtuale, con un richiamo alla frequenza e alle responsabilità educative. La lettera richiama espressamente “le possibili ricadute sul voto di comportamento”, ricordando che la valutazione incide sul percorso scolastico e, nel triennio, sull’attribuzione del credito. Una conseguenza che ha fatto infuriare alcune famiglie. “E cosa insegnano a fare educazione civica a scuola se poi negano i diritti costituzionali? È un enorme controsenso. Ma poi perché continuare a minacciare i ragazzi che rivendicano il loro futuro?”, protesta una mamma. Intanto il ministro Matteo Salvini ha annunciato l’avvio dei pagamenti a 32mila aziende di autotrasporto, duemila al giorno, mentre ha condannato gli atti intimidatori contro i camion.

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“Carovita, università pubblica definanziata e investimenti in armi sono frutto di scelte politiche precise”: a Napoli gli studenti occupano la Federico II

21 October 2026 at 16:08

I focolai della protesta si espandono e si alimentano l’uno con l’altro. Alle mobilitazioni di autotrasportatori e agricoltori, ai presidi degli studenti in decine di scuole in tutta Italia e alle manifestazioni violente nelle piazze milanesi si aggiunge il fronte di Napoli, dove è stata occupata l’università Federico II. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, scrive il Collettivo autorganizzato universitario (Cau), è stata la comunicazione arrivata agli studenti dall’Ateneo, sulla necessità di interrompere la didattica in presenza. “Scaffali vuoti nei supermercati, benzina diventata un bene di lusso, affitti triplicati, pomodori a 10 euro al chilo, trasporti pubblici fermi e oggi la Federico II scrive a tutti che da domani riparte la dad, per ‘mitigare i disagi per la comunità universitaria’”. Disagi che però, sottolineano gli studenti, “non iniziano oggi e non sono il frutto di una situazione straordinaria, ma il prodotto di precise scelte politiche: il definanziamento dell’università pubblica a favore della guerra, con almeno quattro miliardi di euro alle armi nella prossima finanziaria”. Così, proseguono, “il diritto allo studio diventa un privilegio in città mangiate dalla speculazione dei grandi privati. In un Paese dove i salari sono fermi da trent’anni e dove tutto costa sempre di più, persino il pane”.

L’occupazione per il momento coinvolge la sede di porta di Massa della Federico II ed è gestita dal Cau e da Ecologia politica Napoli (Ecopol). Tutte le attività sono state interrotte e all’ingresso è stato esposto lo striscione che dice: “Per una vita degna, per una vita bella: Federico II occupata verso lo sciopero generale del 30 ottobre”. Gli studenti annunciano per domani una conferenza stampa a porta di Massa. “Sappiamo cosa vogliamo, sappiamo come prendercelo e sappiamo chi sono i responsabili – proseguono -. Siamo una generazione che cresce nella mobilitazione ed è sempre più consapevole della propria forza. Mandiamo a casa il governo Meloni: contro il carovita, per una vita degna, per una vita bella, per tutti”.

Poche ore prima era arrivata la comunicazione da parte dell’università: dal 22 ottobre, per limitare eventuali disagi e difficoltà per il raggiungimento delle sedi a causa delle agitazioni e per le difficoltà di approvvigionamento di carburante, la didattica sarà a distanza, per tutte le lezioni e le attività formative. Le attività didattiche proseguiranno online secondo gli orari già previsti dai calendari. Le attività che richiedono necessariamente la presenza, come laboratori, tirocini e altre esercitazioni pratiche, saranno disciplinate dai presidenti delle Scuole in base alle specifiche esigenze dei singoli corsi di studio. Per quanto riguarda gli esami programmati potranno invece svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e la disponibilità dei docenti, e per gli studenti impossibilitati a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte, in tempi rapidi, sedute straordinarie di recupero, con modalità e date che verranno comunicate successivamente. Le sedute di laurea già calendarizzate si svolgeranno regolarmente in presenza. Le misure resteranno in vigore fino a nuove disposizioni. L’Ateneo – in una nota – spiega che continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione “con l’obiettivo di garantire la continuità delle attività universitarie, riducendo al minimo i disagi per studenti e personale”.

Immagine in evidenza d’archivio

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La stretta di TikTok sui video di scontri e danneggiamenti. Social pronto a rimozioni, blocchi e limiti alle Live

21 October 2026 at 15:47

Dalle immagini degli scontri, dei saccheggi e delle violenze a Milano come in altre città ai contenuti che alimentano la tensione. TikTok si trova a fare i conti con il peso della propria piattaforma nella diffusione delle proteste giovanili. I video delle manifestazioni, diventati virali in diversi Paesi, raggiungono in particolare gli utenti più giovani, mentre cresce la necessità di distinguere la documentazione degli eventi dall’incitamento alla violenza. È in questo contesto che il social network annuncia un rafforzamento delle attività di moderazione e l’attivazione di una task force dedicata. Anche se proprio grazie alle immagini diffuse sono stati identificati due minorenni autori di saccheggi di cui uno di appena 11 anni.

La posizione dell’azienda è netta: “La società condanna ogni forma di violenza e non consente contenuti che la incitano o promuovono attività criminali”. TikTok precisa, tuttavia, che non tutti i filmati delle proteste possono essere considerati allo stesso modo. “Distinguiamo tra i contenuti che documentano le proteste e quelli che incitano alla violenza, garantendo l’accesso alle informazioni e il dibattito pubblico, contrastando al contempo l’uso improprio della piattaforma. In risposta ai recenti disordini, abbiamo attivato una task force e rafforzato le attività di moderazione, anche attraverso tecnologie di riconoscimento di immagini e audio”. Proseguiranno inoltre la rimozione dei video che violano le regole, la sospensione delle dirette e il blocco degli account responsabili delle violazioni.

L’attività di monitoraggio coinvolgerà anche partner esterni, tra cui fact-checker indipendenti, chiamati a collaborare nell’identificazione di possibili minacce emergenti. A questo si aggiunge il blocco dei termini di ricerca che rimandano a contenuti di incitamento alla violenza o ad attività criminali, nel tentativo di limitarne la reperibilità all’interno della piattaforma.

Le restrizioni riguardano anche i guadagni generati dai contenuti in diretta. TikTok ha infatti annunciato limitazioni temporanee ad alcune funzionalità di monetizzazione delle Live legate alle proteste, per evitare che gli eventi vengano trasformati in un’occasione di profitto. “Sono state limitate temporaneamente alcune funzionalità di monetizzazione delle dirette relative alle proteste, per prevenire eventuali forme di sfruttamento economico”, ha spiegato l’azienda. La strategia punta dunque a intervenire su più livelli: dalla circolazione dei video alla loro reperibilità, fino agli eventuali vantaggi economici derivanti dalle dirette. Una stretta che mira a contenere la diffusione di contenuti che alimentano la violenza, senza equiparare automaticamente la cronaca delle proteste alla loro promozione.

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