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Dette : la France au pied du mur ?

La France peut-elle équilibrer ses comptes ? C'est ce que réclament le FMI et la BCE. Pour la directrice générale du FMI Kristalina Georgieva : "Il faudra du temps à la France pour ramener les déficits et la dette à des niveaux susceptibles d’inspirer confiance à la population et aux investisseurs". Christine Lagarde, patronne de la BCE, estime que la solution se trouve au niveau de la politique budgétaire. Comment en est-on arrivé là ? Quels sont les risques ? Le budget 2027 peut-il rassurer ?

PSD diz que adiamento de reunião com ministra foi “oportunidade perdida de diálogo”

15 October 2026 at 18:07

VTM

A Comissão Política Distrital do PSD de Vila Real lamenta o adiamento da reunião entre a ministra da Saúde e a Comunidade Intermunicipal do Alto Tâmega e Barroso (CIMAT), agendada para quarta-feira, para discutir a organização dos cuidados de saúde na região e a criação de uma Unidade Local de Saúde (ULS) própria.

Em comunicado divulgado esta quinta-feira, os social-democratas explicam que a ministra não pôde comparecer por motivos de saúde pessoal, mas que o secretário de Estado da Gestão da Saúde estava presente e disponível para realizar a reunião. Também o Conselho de Administração da Unidade Local de Saúde de Trás-os-Montes e Alto Douro tinha sido convocado.

Segundo o PSD, o encontro pretendia esclarecer os autarcas sobre a situação da Unidade Hospitalar de Chaves e os procedimentos necessários à criação da futura ULS do Alto Tâmega e Barroso. Estava igualmente prevista a discussão do plano de negócios e do perfil assistencial da nova entidade.

A estrutura distrital do PSD considera que os autarcas presentes recusaram realizar a reunião apenas devido à ausência da ministra, optando pelo adiamento dos trabalhos. Na sua perspetiva, a decisão representou “uma oportunidade perdida de diálogo, de esclarecimento e de construção de soluções” para a organização dos cuidados de saúde na região.

“Num assunto tão importante como a saúde, o que se exige é diálogo institucional, capacidade de entendimento e disponibilidade para encontrar soluções”, defende o PSD, que considera que o diálogo não deve ser substituído pelo confronto político quando está em causa a resposta às necessidades das populações.

No comunicado, rejeitam ainda que o adiamento possa ser transformado numa acusação política de desconsideração pelo Alto Tâmega e Barroso. Afirmam que o Governo respeita a região e os seus autarcas, mas sublinham que a disponibilidade para o diálogo institucional “não pode significar aceitar ultimatos políticos”.

O PSD de Vila Real espera que a próxima reunião, apontada para a terceira semana de novembro, permita retomar a discussão e encontrar soluções para os cuidados de saúde na região, em vez de alimentar polémicas político-partidárias.

Os deputados eleitos pelo PSD no círculo eleitoral de Vila Real reafirmam, por sua vez, o compromisso de continuar a defender a valorização dos recursos humanos e dos cuidados de saúde prestados na Unidade Hospitalar de Chaves, bem como a criação da ULS do Alto Tâmega e Barroso, tanto na Assembleia da República como junto do Governo.

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Davanti ai dati sulla povertà assoluta, credo sia il momento di cambiare rotta

15 October 2026 at 13:45

Chi ci governa dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ammettere che dei problemi del nostro paese non gli interessa niente.

In un paese serio e civile chi è alla guida dovrebbe garantire a tutti gli strumenti perché ogni persona possa sviluppare le proprie potenzialità, solo così un paese può realmente crescere e ogni persona diventare protagonista e parte integrante della società e anche chi ha delle difficoltà non sentirsi discriminato, ma valorizzato; perché non visto solo e unicamente per il suo limite, ma considerato una risorsa e non uno scarto o un peso per il paese.

Riporto alcuni dati: “Oltre 2,1 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. È la situazione dell’Italia nel 2025, secondo l’Istat. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta – ovvero la condizione in cui si trovano chi non ha la capacità economica per coprire i costi minimi essenziali per condurre una vita dignitosa ed evitare gravi forme di esclusione sociale – tra le famiglie è pari all’8,0%, in lieve calo rispetto al 2024 (8,4%), e al 9,3% tra le persone (9,8% nel 2024)”. Credo sia arrivato il momento di cambiare rotta, altrimenti il paese non riuscirà più a risollevarsi e le famiglie si sentiranno sempre più sole.

I soldi ci sono, perché altrimenti non si potrebbe neanche comprare nessun tipo di arma, o sbaglio? Dipende se chi ci governa vuole realmente il bene del paese e dei cittadini o pensa solo al profitto e alla propria affermazione politica, anche se vorrei ricordare che le carriere politiche finiscono, ma i problemi irrisolti legati alla politica reale e alla vita quotidiana del popolo aumentano.

Ovviamente, nei limiti del possibile, bisogna sempre cercare di non arrendersi e soprattutto dobbiamo sempre lottare contro le ingiustizie e far sentire sempre la nostra voce.

Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it

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Povertà in Italia, oltre 5,4 milioni di persone in difficoltà: i dati Istat del 2025

15 October 2026 at 10:22

In Italia oltre 5,4 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. È quanto emerge dalle stime Istat relative al 2025, che fotografano una situazione sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Le famiglie in povertà assoluta sono più di 2,1 milioni, pari all’8% del totale, mentre l’incidenza tra gli individui raggiunge il 9,3%. Resta stabile anche la povertà relativa, che coinvolge oltre 2,8 milioni di famiglie, per un totale di quasi 8,7 milioni di persone. L’incidenza è pari al 10,8% tra le famiglie e al 14,8% tra gli individui.

Povertà in Italia, dove è più presente

Il Mezzogiorno continua a registrare l’incidenza più elevata di povertà assoluta tra le famiglie, pari al 9,6%, con circa 813mila nuclei coinvolti. Seguono il Nord-ovest, con il 7,7% e 568mila famiglie, e il Nord-est, dove l’incidenza è del 7,4%, pari a 386mila famiglie. Il Centro presenta il valore più contenuto, con il 6,3% e circa 338mila nuclei in difficoltà.

Considerando la distribuzione nazionale delle famiglie in povertà assoluta, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno, il 45,3% al Nord e il 16,1% al Centro. L’intensità della povertà, che misura quanto la spesa delle famiglie povere sia inferiore alla soglia necessaria per soddisfare i bisogni essenziali, si attesta al 18,5% a livello nazionale. Nel Mezzogiorno sale al 19%, dal 18,5% del 2024.

Oltre un milione di minori in povertà assoluta

La condizione economica delle famiglie con figli rappresenta uno degli aspetti più rilevanti del rapporto. Nel 2025 sono 1 milione e 136mila i minori in povertà assoluta, pari al 12,5% dei bambini e ragazzi residenti in Italia. La percentuale raggiunge il 15,2% nel Mezzogiorno, mentre al Centro si attesta al 10,7%.

Tra i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni, l’incidenza è pari al 12,1%, per quasi 1,2 milioni di persone. La diffusione della povertà diminuisce nelle fasce d’età successive: riguarda l’8,9% delle persone tra 35 e 64 anni e il 6,1% degli ultrasessantacinquenni. Rispetto al 2024 emergono segnali di miglioramento tra i bambini e ragazzi di 7-13 anni, con un’incidenza scesa dal 14,9% al 12,1%.

Famiglie numerose e genitori soli più esposti

La povertà assoluta aumenta con il numero dei componenti del nucleo familiare. Tra le famiglie con cinque o più persone, l’incidenza arriva al 19,2%, mentre scende al 10,5% per quelle di quattro componenti e all’8,4% per quelle di tre.

Tra le coppie con almeno tre figli, quasi una su sei è in povertà assoluta: la percentuale raggiunge il 16,9%. Anche le famiglie monogenitore registrano valori superiori alla media nazionale, con un’incidenza dell’11,5%.

Considerando soltanto i nuclei con figli minorenni, il rischio economico aumenta al crescere del numero dei bambini. La povertà riguarda il 7,8% delle coppie con un figlio minore, il 10% di quelle con due e il 17,7% delle coppie con almeno tre figli minorenni.

Lavorare non basta sempre a evitare la povertà

La situazione occupazionale della persona di riferimento del nucleo familiare incide sulla diffusione della povertà. Tra le famiglie in cui questa persona è un lavoratore dipendente, l’incidenza è pari all’8,5%.

La percentuale sale al 14,3% quando la persona di riferimento è un operaio o svolge un’attività assimilata. Il valore raggiunge il 20,7% tra le famiglie in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione.

Il titolo di studio rappresenta un altro elemento di differenziazione. La povertà assoluta interessa il 4,4% delle famiglie in cui la persona di riferimento possiede almeno un diploma di scuola superiore. La quota sale all’11,9% quando il titolo massimo è la licenza media e al 12,3% quando non supera la licenza elementare.

Le differenze tra famiglie italiane e straniere

I dati Istat evidenziano differenze anche in base alla cittadinanza dei componenti del nucleo familiare. Tra le famiglie composte esclusivamente da cittadini italiani, l’incidenza della povertà assoluta è pari al 5,9%.

La percentuale sale al 26,7% nelle famiglie con almeno un componente straniero e raggiunge il 29,4% tra quelle formate soltanto da cittadini stranieri. La differenza si registra anche nelle famiglie con minori.

In questo caso la povertà assoluta riguarda il 7,8% dei nuclei composti esclusivamente da italiani e il 31,4% di quelli costituiti soltanto da stranieri. Rispetto al 2024, tuttavia, si osserva una riduzione dell’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con minori in cui sono presenti cittadini stranieri.

Povertà nei piccoli Comuni e nelle grandi città

Nel 2025 si registrano alcuni miglioramenti nei Comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alle periferie delle aree metropolitane. In questi territori l’incidenza della povertà assoluta scende dal 8,9% del 2024 al 7,4%.

Nei Comuni periferici delle aree metropolitane e negli altri Comuni sopra i 50mila abitanti, invece, la percentuale si attesta all’8,9%. Nei centri delle aree metropolitane il valore nazionale è pari all’8,1%, ma con differenze territoriali. Al Nord l’incidenza diminuisce dall’8,2% al 5%, mentre al Centro sale dal 4,1% all’8,3%. Per le famiglie con minori, infine, i valori più elevati si registrano proprio nei Comuni centro delle aree metropolitane, dove l’incidenza raggiunge il 13,4%.

EU General Court Backs Brussels in Landmark Digital Services Act Dispute Over Platform User Numbers

15 October 2026 at 09:19

The EU General Court has upheld the European Commission’s decision to classify Stripchat as a very large online platform, establishing important limits on how technology companies can challenge the calculation of their European user numbers.

The European Union’s General Court has rejected a legal challenge to the European Commission’s classification of adult entertainment platform Stripchat under the Digital Services Act, strengthening Brussels’ authority to determine which online services must comply with the legislation’s most demanding obligations.

In its judgment delivered on 14th October, the Luxembourg-based court dismissed the action brought by Technius Ltd, the company operating Stripchat, against its designation as a very large online platform.

The dispute centred on how the Commission calculated the platform’s average monthly active users in the European Union, which determines whether additional regulatory obligations apply.

Under the Digital Services Act, platforms exceeding 45 million monthly active recipients in the EU are subject to enhanced supervision, including requirements concerning systemic risks, transparency, content moderation and independent auditing.

The judgment addresses a fundamental question for European digital regulation: whether companies can exclude particular categories of website visits when calculating the number of people using their services.

How Brussels challenged the platform’s figures

In February 2023, Technius reported that Stripchat had approximately 31.8 million average monthly active recipients in the EU, placing it below the threshold for very large online platforms.

The company relied on information provided by Similarweb, a commercial service measuring website traffic and user behaviour.

However, the Commission questioned the methodology used to reach that figure. Technius had discounted certain visits on the grounds that users entered the website but departed without engaging with its content.

Such visits are commonly described as bounced visits and frequently appear in commercial website analytics.

The Commission concluded that the company’s deductions had significantly underestimated its audience because the original Similarweb calculation of unique visitors already incorporated a filtering process excluding many bounced visits.

On that basis, Brussels calculated that Stripchat had more than 62 million monthly unique visitors in the EU, well above the statutory threshold.

The Commission consequently designated the platform as a very large online service on 20th December 2023. Technius challenged the decision, arguing that the figures were unreliable and that the absence of a prescribed calculation methodology undermined legal certainty.

The EU General Court rejected both arguments.

Court rejects challenge to calculation methodology

According to the court’s official explanation, the Commission had adequately explained its calculation and was entitled to rely on the data available when the designation decision was adopted.

The judges found that Technius had effectively applied deductions to figures from which relevant traffic had already been filtered, producing an artificially reduced estimate of active recipients.

The judgment also addressed a potentially significant complication.

After the Commission adopted its decision, Similarweb revised its methodology. Using the corrected method, Stripchat’s estimated monthly active audience for the relevant period was approximately 37.3 million.

That figure was below the threshold for classification as a very large online platform. Nevertheless, the court held that the subsequent correction did not invalidate the original designation.

The judges determined that the Commission’s decision had to be assessed according to the facts, applicable law and permissible evidence available when the decision was taken.

The ruling therefore does not establish that Stripchat currently exceeds 45 million monthly users. It confirms that the later recalculation was insufficient to annul the Commission’s December 2023 decision.

A significant precedent for digital regulation

The consequences extend beyond one adult entertainment website.

The Digital Services Act covers online intermediaries operating in the European market, including social networks, marketplaces, hosting services and other platforms.

Its obligations increase according to the size and nature of a company’s operations. Very large online platforms must assess systemic risks associated with their services, introduce appropriate mitigation measures and submit to independent audits.

The Commission is responsible for supervising their additional obligations and can impose substantial financial penalties for established infringements.

The distinction between the two categories can therefore have considerable financial and operational consequences.

Companies falling below the 45 million threshold remain subject to relevant DSA obligations but do not face the same additional requirements imposed on the largest platforms.

The General Court’s ruling confirms that companies cannot escape designation by applying an unreliable interpretation of website traffic data.

At the same time, the Commission’s published supervisory framework allows a designation to be revoked when a platform remains below the threshold for a full year.

European technology enforcement faces growing scrutiny

The judgment comes as the Commission faces multiple legal challenges to its enforcement of Europe’s digital legislation.

As EU Today previously reported, Washington has sought to intervene in proceedings concerning the Commission’s €120 million Digital Services Act fine against X, introducing an additional diplomatic dimension to European regulatory disputes.

The Commission is also pursuing separate investigations into whether major platforms comply with obligations concerning the protection of minors, advertising transparency and the management of illegal content.

In another case examined by EU Today, Brussels reached preliminary findings concerning TikTok’s default privacy settings for children, illustrating the practical consequences of the stricter duties imposed on very large online platforms.

The Stripchat judgment concerns designation rather than a finding that the company breached any substantive safety obligation. Its immediate consequence is to preserve the Commission’s original classification decision.

Technius may still appeal to the Court of Justice of the European Union on points of law within two months and ten days of notification of the judgment.

For European regulators, the decision provides judicial support for using established commercial analytics when assessing the reach of online platforms, provided that the methodology is adequately explained and the underlying evidence is reliable.

For technology companies, it confirms that the legal assessment of user numbers extends beyond the figures they choose to report to Brussels. The Commission can scrutinise those calculations and reject methods that fail to provide a reliable estimate of an online service’s European audience.

Oltre 5 milioni di italiani in povertà assoluta, a rischio minori e famiglie numerose

15 October 2026 at 09:59

Oltre 2,1 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. E’ la situazione dell’Italia nel 2025, secondo l’Istat. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta – ovvero la condizione in cui si trovano chi non ha la capacità economica per coprire i costi minimi essenziali per condurre una vita dignitosa ed evitare gravi forme di esclusione sociale – tra le famiglie è pari all’8,0%, in lieve calo rispetto al 2024 (8,4%), e al 9,3% tra le persone (9,8% nel 2024).

In termini assoluti nel 2025 i nuclei in questa condizione erano 2 milioni 105mila, circa 119mila in meno rispetto a un anno prima. Emerge dalle tabelle Istat sulla povertà assoluta nel 2025. Gli individui in povertà assoluta nel 2025 erano 5 milioni 435mila, in calo di 309mila unità rispetto a un anno prima. L’incidenza della povertà assoluta per i nuclei composti solamente da italiani è pari al 5,9%, sale al 26,7% tra quelle con almeno un membro straniero e raggiunge il 29,4% tra quelle composte esclusivamente da stranieri.

Le soglie di povertà assoluta rappresentano i valori rispetto ai quali si confronta la spesa per consumi di una famiglia al fine di classificarla assolutamente povera o non povera. Ad esempio, per un adulto (di 30-59 anni) che vive solo se risiede in un comune centro dell’area metropolitana in Piemonte, la soglia di povertà è pari a 933,04 euro mensili; in Sicilia è pari a 773,25 euro mensili; se risiede in comune centro dell’area metropolitana della Lombardia, a 1.256,37 euro; mentre se risiede in un piccolo comune della Puglia tale soglia è pari a 728,87 euro.

Tra gli operai povertà assoluta doppia rispetto alla media. Il 14,3% degli operai pur lavorando risulta in povertà assoluta: il dato del 2025 è in calo rispetto al 15,6% registrato nel 2024. Nel complesso degli occupati la povertà scende dal 7,9% al 7,7% mentre tra i dipendenti cala dall’8,7% all’8,5% mentre per dirigenti, quadri e impiegati sale dal 2,9% al 3,6%. Per gli indipendenti la povertà assoluta resta stabile al 5,2% mentre per le persone in cerca di occupazione cala dal 21,3% al 20,7%. Per i ritirati dal lavoro l’incidenza della povertà assoluta diminuisce dal 5,8% al 5,2%.

Nel Mezzogiorno 813mila famiglie povere. L’incidenza della povertà assoluta si riduce in modo significativo nel Mezzogiorno, dove passa dal 10,5% al 9,6%, ma cala in tutte le ripartizioni con il Centro che registra la percentuale più bassa (dal 6,5% scende al 6,3%). Nel Mezzogiorno le famiglie povere sono 813mila, seguite dal Nord-ovest (568mila famiglie, 7,7%) e dal Nord-est (386mila famiglie, 7,4%); il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più bassi (338mila famiglie, 6,3%). Tra le famiglie assolutamente povere, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno (39,8% nel 2024), il 45,3% al Nord (44,5% nel 2024) e il restante 16,1% al Centro (15,7% nel 2024).

Un milione 136mila minori inpovertà assoluta. La povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1 milione 136mila), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (quasi 1 milione 198mila), all’8,9% per i 35-64enni e al 6,1% fra gli over 65 (oltre 891mila). La sua intensità, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà (cioè “quanto poveri sono i poveri”), si conferma stabile a livello nazionale (18,5%), nel Nord (18,2%, con valori pari al 18,5% nel Nord-ovest e 17,8% nel Nord-est) e nel Centro (18,2%), mentre nel Mezzogiorno si segnala un lieve incremento: le stime salgono al 19,0%, dal 18,5% del 2024.

A rischio le famiglie numerose. L’incidenza si conferma più alta tra le famiglie con un elevato numero di componenti: raggiunge il 19,2% tra quelle che ne hanno cinque o più e il 10,5% tra quelle con quattro, mentre scende all’8,4%, un valore comunque superiore alla media, tra le famiglie di tre componenti. Superiori alla media i valori dell’incidenza per le famiglie monogenitore tra le quali più di una su 10 (11,5%) è in povertà assoluta.

L’incidenza diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, l’incidenza è pari al 4,4%; è oltre due volte più elevata (11,9%) se la persona di riferimento ha al massimo la licenza di scuola media e aumenta ulteriormente, salendo al 12,3%, per le famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare.

L’incidenza della povertà relativa – ovvero la disuguaglianza economica che indica l’impossibilità di raggiungere lo standard di vita medio e accettabile all’interno di una società – tra le famiglie si attesta al 10,8%, dal 10,9% del 2024, e tra gli individui al 14,8% (dal 14,9%). Sono oltre 2,8 milioni le famiglie che si trovano in questa condizione, per un totale di quasi 8,7 milioni di individui.

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