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Francia, ¿al borde de una crisis de deuda?

15 October 2026 at 23:06
Un manifestante devuelve un bote de gas lacrimógeno durante un enfrentamiento con la policía en una manifestación contra las condiciones en el ámbito educativo, París (Francia) a 6 de octubre de 2026.

Mientras las calles de Francia se llenan de protestas exigiendo mayor gasto público, los intereses que exige el mercado para comprar los bonos franceses a diez años rozan el 5% y su prima de riesgo supera los 100 puntos básicos, un nivel que no se veía desde la crisis del euro de 2012.

Francia se encuentra bajo la lupa de los mercados. Y no es para menos. Su deuda pública pasará del 115% sobre el PIB en 2025 al 120% al cierre de 2026 y el déficit sigue sin corregirse. Además, con un crecimiento previsto de apenas el 0,5% y una factura anual por los intereses de la deuda que ronda los 90.000 millones de euros, el Ejecutivo francés tiene cada vez menos margen para cuadrar sus cuentas.

Pero no es solo un problema económico, la política incrementa la desconfianza de los inversores. A las puertas de las elecciones presidenciales de 2027, las propuestas económicas de la candidata de extrema derecha, Marine Le Pen, y del candidato de extrema izquierda, Jean-Luc Mélenchon, añaden incertidumbre sobre la credibilidad financiera del país.

Y, mientras los mercados ponen en entredicho la capacidad de Francia para corregir sus desequilibrios, queda otra incógnita: ¿hasta dónde estaría dispuesto a llegar el Banco Central Europeo realmente para frenar una eventual crisis de deuda francesa?

Scontro al Consiglio Ue sul sistema delle quote di emissione. Poi il compromesso: “Valutare gli impatti dell’applicazione a edifici e trasporti”

16 October 2026 at 09:15

Dopo una giornata di stallo e scontri, nella notte i Ventisette leader della Ue hanno trovato un compromesso sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), ma senza accogliere la richiesta di rinviare il nuovo mercato del carbonio per edifici e trasporti. Nelle conclusioni del Consiglio europeo entra, su pressione dell’Italia e dei Paesi del gruppo Visegrad, l’invito alla Commissione a rivalutare tutti gli impatti dell’Ets2, con particolare attenzione alla struttura del sistema e alle misure di salvaguardia. Un risultato politico per Giorgia Meloni, che però non cambia la tabella di marcia: l’allargamento del meccanismo a case e trasporti resta previsto dal 2028. La partita, del resto, va oltre il mercato delle emissioni. Al centro c’è il conflitto tra la richiesta di alleggerire i costi della transizione per famiglie e imprese e la difesa di una politica climatica che una parte dei governi considera indispensabile anche per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili.

La mediazione raggiunta nella notte mostra tutti i limiti della strategia italiana. Roma ha fatto asse con i Paesi del gruppo Visegrad per chiedere correttivi al sistema, ma non ha trovato una sponda sufficiente per ottenere il rinvio dell’Ets2 che farà pagare un prezzo alle emissioni di anidride carbonica generate dai combustibili utilizzati per riscaldare gli edifici e alimentare i trasporti. Il nuovo sistema dovrebbe partire nel 2028.

Il testo delle conclusioni chiede un mercato del carbonio più trasparente e prevedibile, una riduzione della volatilità dei prezzi e misure per attenuare le ricadute sulle bollette elettriche. Ma ribadisce anche il ruolo dell’Ets nella transizione energetica e climatica, attraverso un prezzo delle emissioni capace di orientare investimenti e innovazione. La revisione, dunque, non mette in discussione il principio del sistema, ma apre alla possibilità di intervenire sul suo funzionamento. “Il Consiglio europeo invita la Commissione Ue ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’Ets2, in particolare per quanto riguarda la sua struttura e le sue misure di salvaguardia”, si legge. Il testo “ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e di mitigarne l’impatto sui prezzi dell’energia elettrica, preservando al contempo il ruolo essenziale dell’Ets”.

La richiesta italiana di correggere gli effetti delle politiche climatiche si scontra con i governi nordici, contrari a indebolire la transizione, e con la posizione di Commissione, Germania e Francia. Proprio Berlino e Parigi stanno cercando una convergenza sul futuro dell’industria automobilistica europea, un dossier destinato a pesare sulle prossime decisioni comunitarie. Per Meloni, la strada potrebbe essere quella di chiedere deroghe temporanee nazionali, sul modello dell’eccezione concessa nel 2023 a Spagna e Portogallo per contenere il prezzo dell’elettricità. Ma per ora è un’ipotesi, non un risultato del Consiglio.

Meloni ha portato al vertice anche il tema della flessibilità delle regole fiscali di fronte al caro energia, chiedendo di considerare l’aumento dei prezzi come un fattore esterno determinante. Su questo punto, il sostegno è stato limitato: soltanto la Grecia si è schierata apertamente con Roma. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito la necessità di prudenza sui conti pubblici, indicando nella possibile proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica una delle poche leve disponibili nel brevissimo periodo.

L'articolo Scontro al Consiglio Ue sul sistema delle quote di emissione. Poi il compromesso: “Valutare gli impatti dell’applicazione a edifici e trasporti” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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