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CHEGA leader announces emergency legislative package for housing

18 October 2026 at 20:00
He may not know the difference between a citizen and a hamburger, but André Ventura and his right wing party CHEGA are winning with the Portuguese electorate. Image: Miguel A Lopes/ Lusa

With Portugal’s housing crisis now taking centre stage, President of CHEGA, André Ventura, has announced that his party will present an “emergency legislative package” for housing – accepting that it

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News from occupied Ukraine: 11 Ukrainians, including 96-year-old woman, evacuated from Russian occupation

18 October 2026 at 17:44

This weekly update from the Kyiv Independent aims to shed light on the situation facing Ukrainians living under Russian occupation and the ever-tightening control of information imposed by the Kremlin.

Key news as of Oct. 17:

  • Eleven Ukrainians, including 96-year-old woman, return from Russian-occupied territories, ombudsman says
  • Russia sends terrorism

Why are people protesting across Europe?

School conditions, unaffordable housing and the cost of living have brought demonstrators on to the streets in several countries

Young people have been taking to the streets across Europe, including in Spain, France and Portugal, to protest over their unhappiness at the state of schools and the wider cost of living crisis.

In France, high school pupils have clashed with police in often violent protests over long hours, missing teachers, dilapidated classrooms and an opaque university admissions system. Pupils routinely miss months of teaching due to unfilled staff absences.

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© Photograph: Benoît Tessier/Reuters

© Photograph: Benoît Tessier/Reuters

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Housing protesters camp out in Lisbon and Porto as living costs fuel anger

18 October 2026 at 13:05

Protesters demanding affordable homes remained camped in central Lisbon and Porto today after yesterday’s demonstrations against rising living costs, with some already planning how to combine their working week with

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‘We are suffocating’: protests spread to Lisbon and Milan as housing and living cost tensions intensify

Hundreds at Lisbon tent camp demand action, as Giorgia Meloni says march in Italy was exploited by ‘hooligans’

The angry protests that have convulsed Spain and France in recent weeks have spilled over to Italy and Portugal, with rioters clashing with police and setting property on fire in Milan, and a tent encampment springing up in Lisbon over the weekend.

A march in central Milan on Saturday to protest against rising living costs began peacefully but ended with masked rioters throwing stones, paving blocks and other objects at riot police and setting fire to barricades made from bar tables.

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© Photograph: Piero Cruciatti/AFP/Getty Images

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‘We are suffocating’: protests spread to Lisbon and Milan as housing and living cost tensions intensify

Hundreds at Lisbon tent camp demand action, as Giorgia Meloni says march in Italy was exploited by ‘hooligans’

The angry protests that have convulsed Spain and France in recent weeks have spilled over to Italy and Portugal, with rioters clashing with police and setting property on fire in Milan, and a tent encampment springing up in Lisbon over the weekend.

A march in central Milan on Saturday to protest against rising living costs began peacefully but ended with masked rioters throwing stones, paving blocks and other objects at riot police and setting fire to barricades made from bar tables.

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© Photograph: Piero Cruciatti/AFP/Getty Images

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Il Mezzogiorno in strada con le ultime gocce di carburante

By: A A
18 October 2026 at 10:30

Dalle strade del Sud arriva una domanda che riguarda tutto il Paese: chi decide quanto costa produrre in Italia, e chi ne paga il prezzo quando la decisione viene presa altrove.

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Una mappa che segue l’energia

A metà ottobre, per un camionista siciliano, tenere il mezzo fermo nel piazzale costa meno che metterlo in strada. Con il gasolio intorno ai 2,40 euro al litro sull’isola, il Comitato autotrasportatori siciliani stima fra 700 e 900 euro di perdita al giorno per ogni camion. Il coordinatore Salvatore Bella l’ha detto senza giri di parole: «Oggi lavorare in perdita con il gasolio a 2,40 al litro non è più possibile». Ne è nato il fermo che va dalla mezzanotte del 16 ottobre al 20, senza cortei: i tir restano nelle aziende, i semirimorchi non vengono ritirati dai porti. In Calabria Fedralog ha fermato i mezzi negli stessi giorni, mentre la sezione trasporti di Confindustria Catania ha deliberato all’unanimità uno stop fino al 22.

Il fermo arriva dopo settimane di mobilitazione. Il 1° ottobre agricoltori e autotrasportatori hanno bloccato lo svincolo di Pizzo sulla A2; il 12 i trattori hanno presidiato le portinerie del polo industriale tra Augusta e Melilli, rallentando il carico delle autobotti, per iniziativa degli stessi produttori e senza sigle sindacali alle spalle. In Puglia i blocchi hanno impedito l’accesso delle autocisterne alla raffineria Eni di Taranto, a ridosso dell’ex Ilva, i cui lavoratori sono in sciopero dal 12 ottobre. Gli olivicoltori sommano al caro carburante il calo del prezzo dell’olio. Il 22 toccherà ai pescatori: giornata di sciopero nazionale e cento pescherecci a chiudere simbolicamente lo Stretto di Messina.

La geografia dei presìdi dice qualcosa che i comunicati non dicono. Raffinerie, porti, svincoli autostradali, lo Stretto: chi protesta va a colpire i nodi da cui passa l’energia, come se sapesse bene dove nasce il problema. E c’è un paradosso evidente. Il Sud ospita Augusta, Priolo, Taranto, cioè una parte rilevante della capacità di raffinazione del Paese, ma i produttori che vivono a pochi chilometri da quegli impianti non riescono più a pagarne il prodotto.

La guerra arriva alla pompa

Queste proteste sono la coda italiana di una crisi aperta lontano. I rincari sono partiti con la guerra in Iran e con le difficoltà di approvvigionamento dal Golfo: già a fine marzo, nel Siracusano, il gasolio agricolo era salito da 0,88 a 1,45 euro al litro.  A settembre la media nazionale del gasolio superava i 2,16 euro, 35 centesimi più di febbraio; il 12 ottobre il self costava in media 2,252 euro. La crisi di Hormuz, che finora abbiamo letto soprattutto come stress test per le petromonarchie e per i flussi finanziari del Golfo, ha anche una trasmissione verso il basso. Lungo la catena, ogni anello scarica il costo su quello successivo, finché arriva a chi non ha nessuno a valle: il piccolo autotrasportatore che non può ritoccare le tariffe, l’agricoltore che vende a prezzi fissati dalla grande distribuzione.

Le isole pagano due volte. Al carburante si sommano i noli marittimi, appesantiti dalle nuove regole ambientali sul trasporto navale, e i ritardi del Sea Modal Shift, l’ex Marebonus che dovrebbe compensare il costo del passaggio via mare da e per la Sicilia e la cui prima annualità non è stata pagata entro giugno. Le risposte arrivate finora agiscono sul prezzo alla pompa (tagli temporanei delle accise, il tetto annunciato da Eni sulla propria rete dal 28 settembre) e quasi mai sulla struttura dei costi. Per un trattore che brucia 300 euro di gasolio a mattina, uno sconto di 15 centesimi non cambia i conti.

Letta con gli strumenti dell’analisi dei sistemi-mondo, la vicenda ha una forma riconoscibile: gli shock esterni attraversano il centro e si depositano sulla periferia, che ha meno margini per assorbirli. Il Mezzogiorno funziona da periferia interna dell’Europa. Importa energia a prezzi di mercato globale, esporta prodotti agricoli in competizione con importazioni soggette a standard diversi, dipende da una logistica strada-mare che nessun incentivo pagato in ritardo riesce a rendere sostenibile. Su questo si innestano fragilità di lungo periodo come il credito difficile, lo spopolamento e l’arretramento dei servizi, che l’autonomia differenziata rischia di accentuare.

La copertura nazionale ha registrato i blocchi come cronaca del traffico più che come fatto politico. È una scelta che pesa: una protesta trattata come disagio stradale non obbliga nessuno a rispondere sul merito. Eppure il merito è chiaro. Un Paese che importa gli effetti delle guerre altrui senza strumenti propri per governare il costo dell’energia finisce per trasferirli sui territori e sulle categorie più deboli.

Per le prossime settimane gli indicatori da seguire sono pochi e osservabili: un intervento specifico sul gasolio agricolo e da autotrazione, il pagamento del Sea Modal Shift, l’eventuale proroga dei fermi oltre il 20 e il 22, la saldatura con lo sciopero dei pescatori. In assenza di misure, gli stessi promotori siciliani hanno già prospettato di proseguire. Se accadrà, sarà difficile continuare a chiamarla una vertenza di categoria.

Dalle strade del Sud arriva una domanda che riguarda tutto il Paese: chi decide quanto costa produrre in Italia, e chi ne paga il prezzo quando la decisione viene presa altrove.

Global Trade and Economic Fragmentation: Geopolitical Risks and Challenges of 2026

The global economy, because of the conflict in the Middle East in 2026, has faced an unprecedented combination of geopolitical and economic challenges. The Middle East conflict, which began in late February 2026, became a catalyst for profound structural changes in the global trading system, which was already under pressure from rising protectionism and economic […]

Arrests over France protests rise to 1,800, with whole streets in Paris ‘devastated’ – Europe live

Interior minister says ‘the Republic will not yield’ to France’s worst protests in years

A dispatch here from Sam Jones, our reporter in Madrid, as protests have spread to Italy and Portugal

The angry protests that have convulsed Spain and France in recent weeks have spilled over to Italy and Portugal, with rioters clashing with police and setting property on fire in Milan, and a tent encampment springing up in Lisbon over the weekend.

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© Photograph: Jérôme Gilles/NurPhoto/Shutterstock

© Photograph: Jérôme Gilles/NurPhoto/Shutterstock

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Arrests over France protests rise to 1,800, with whole streets in Paris ‘devastated’ – Europe live

Interior minister says ‘the Republic will not yield’ to France’s worst protests in years

A dispatch here from Sam Jones, our reporter in Madrid, as protests have spread to Italy and Portugal

The angry protests that have convulsed Spain and France in recent weeks have spilled over to Italy and Portugal, with rioters clashing with police and setting property on fire in Milan, and a tent encampment springing up in Lisbon over the weekend.

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© Photograph: Jérôme Gilles/NurPhoto/Shutterstock

© Photograph: Jérôme Gilles/NurPhoto/Shutterstock

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Arizona joins Nevada to fight proposed cuts to their shares of Colorado River

18 October 2026 at 00:40

Move comes after Trump administration announced restrictions that could slash water supplies

Arizona has joined Nevada in its legal battle against the Trump administration’s proposed cuts to their shares of the shrinking Colorado River.

The move comes after the interior department announced restrictions this summer that could slash the water supplied to lower basin states – Arizona, California and Nevada – over the next two years depending on the river’s condition.

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© Photograph: George Frey/Getty Images

© Photograph: George Frey/Getty Images

© Photograph: George Frey/Getty Images

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