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Le proteste francesi e i saccheggi di Milano: cosa hanno in comune e quale svolta potrebbe arrivare

20 October 2026 at 12:21

Quanto è accaduto in questi giorni a Milano mette l’Italia di fronte a riflessioni importanti, che potrebbero annunciare delle novità per i prossimi anni. Gruppi di giovani, in molti casi minorenni, si assembrano coprendosi il volto per saccheggiare negozi, per lo più grandi catene della distribuzione tecnologica, del vestiario o di articoli sportivi.

Il primo elemento che colpisce è il carattere di fatto transnazionale dell’appello alle mobilitazioni, circostanza quasi senza precedenti. Sugli account social italiani compaiono riferimenti espliciti alla Francia, ed è comune la corrispondenza con manifestazioni studentesche o contro il carovita. In queste mobilitazioni, alla presenza in Italia di cori in francese (“Tout le monde déteste la police!”, ovvero: tutti odiano la polizia) corrispondono quelli in italiano intonati in tutte le piazze francesi (“Siamo tutti antifascisti!”). Contrariamente a quanto dichiarato in questi giorni da rappresentanti istituzionali, partiti e sindacati di polizia, non soltanto le manifestazioni pacifiche ma anche quelle dirette contro i negozi o la polizia sono azioni collettive dotate di una loro politicità. Quando formulate in maniera organizzata, e quand’anche illegali, tanto la rivendicazione dell’accesso immediato a beni che sarebbero acquistabili regolarmente con un reddito più alto quanto l’ostilità alle forze dell’ordine costituiscono potenziali vettori politici di mobilitazione sociale.

Accanto a questi elementi se ne possono ipotizzare altri: la percezione di una discriminazione sistemica fondata su linee di frattura connesse al colore della pelle e alle procedure di accesso a diritti e cittadinanza; quella di una stigmatizzazione pubblica di gruppi linguistici, nazionali e religiosi (ai quali in molti casi, anche se non in tutti, si appartiene); le violenze di cui viene accusata la polizia; quella che viene giudicata come una reticenza sulla storia coloniale nella comunicazione pubblica, nella politica e negli istituti di formazione; la distruzione della Palestina ad opera di un alleato dell’Unione Europea.

Questi elementi, che sono presenti da anni nel linguaggio di molti studenti e adolescenti, non fanno pensare a soggettività mosse da una puntualmente teorizzata irrazionalità; né il fatto che delle persone si approprino “egoisticamente” di beni durante una rivolta ha mai significato, nella storia, che non coltivassero rappresentazioni del mondo e non agissero in ottemperanza a valori, magari in parte distanti da quelli di chi esprime la loro condanna.

Un ulteriore elemento che sta emergendo è il rapporto con i gruppi politici organizzati, che sembra cambiare. Nonostante la politicità di queste azioni collettive, esse appaiono almeno in parte organizzate in modo esterno rispetto ai circuiti strutturati tradizionali, ossia i collettivi autonomi, anarchici o similari, o gruppi organizzati del tifo sportivo. Non si deve interpretare questa circostanza necessariamente come espressione di una distanza politica o ostilità. Possono esistere molteplici forme di contatto, fino all’amicizia tra questi due mondi. Ciò che sembra trasparire è semmai una tendenziale autonomia organizzativa e dei codici di comunicazione e azione degli uni rispetto agli altri.

Tale autonomia può costituire una novità importante per l’Italia, dove la sinistra sociale radicale è sempre stata caratterizzata da un ceto politico frammentato ma ben presente e strutturato, puntualmente in grado di porre sotto il proprio controllo l’accesso a pratiche illegali di piazza, per lo più, anche se è poco noto, per disinnescarle. Benché i centri sociali siano considerati da gran parte dell’opinione pubblica e dalla destra come fucine di illegalità e violenza, la tendenza prevalente in essi, dalla metà degli anni Novanta, è stata quella di scongiurare sistematicamente lo scontro con gli apparati di sicurezza, per non parlare delle attività di danneggiamento urbano o saccheggio.

I disordini dello scorso gennaio a Torino dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna dimostrano che vi sono eccezioni, ma confermano anche la diversità – che non significa incompatibilità – tra quel tipo di rapporto con l’ordine pubblico e quello milanese degli ultimi giorni. Nel primo caso un “fronte” piuttosto compatto di manifestanti si contrappose alle forze dell’ordine con il difficile obiettivo di raggiungere un luogo politicamente connotato, secondo una logica di concentrazione simbolica a difesa di un’eredità politica. Nel secondo aggregazioni variabili non disdegnano il confronto con la polizia, ma lo associano a quella che sembrano comprendere come la riappropriazione contingente ma metodica di una ricchezza che sarebbe stata loro ingiustamente sottratta, lasciando prevalere una logica decentrata e una stratificazione delle rivendicazioni in parte implicita.

Questi caratteri ci riportano alla transnazionalità seminale ma decisiva di questi eventi. Quello appena descritto è il modo in cui i processi di mobilitazione francesi sono evoluti in questo secolo: frequente compresenza di manifestazioni pacifiche, resistenza collettiva alle forze dell’ordine e dispersione urbana di gruppi interessati ad eludere gli spostamenti tanto dei cortei quanto della polizia al fine di porre in essere comportamenti banditi dalla legge, e trattare tanto la distribuzione commerciale quanto una parte del decoro urbano come espressioni di una violenza sociale, coloniale e di classe percepita come infinitamente più grande e letale, sistematica e strutturale.

Ciò che mi ha colpito partecipando alle manifestazioni parigine di questi giorni è quanto poco i manifestanti che non hanno preso parte ai disordini sembrassero trovare urgente esprimere una condanna dei saccheggi dei supermercati. Ho visto folle di giovani (e meno) applaudire queste iniziative o ridere di esse, talvolta proferendo commenti sorprendenti. Una signora sulla sessantina ha detto: “La polizia picchia e mutila ragazzini in tutta la Francia, e ancora pensano di dare lezioni di diritti umani ad altri paesi. Io non dimentico cosa accadde qui il 17 ottobre del 1961” (centinaia di manifestanti pacifici per l’indipendenza dell’Algeria furono uccisi e gettati nella Senna).

I movimenti sono anche terreno di condensazione e trasmissione di memorie che le istituzioni pubbliche faticano a prendere adeguatamente in considerazione. Sul piano etico-politico emergono per questo da profonde faglie accumulate intorno alla comprensione di cosa e chi sia “morale”. Il fatto che governi che armano le istituzioni che stanno commettendo un genocidio in Palestina parlino di “violenza” appare spregevole o ridicolo a una parte consistente dell’opinione pubblica, soprattutto giovane e non soltanto di sinistra. Gaza ha a che fare con le proteste anche in questo senso, scavando un fossato nella percezione sociale della legittimità presso strati importanti delle popolazioni europee, non bianche ma anche bianche.

L’Italia è un paese diverso dalla Francia; ma le perturbazioni di Milano e la corrispondenza d’intenti con il movimento francese potrebbero annunciare mutamenti significativi per il nostro futuro.

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I prodotti rubati nelle boutique di lusso durante le proteste in Francia finiscono su Vinted ed eBay: cosmetici a 10 euro, capi ancora con l’antitaccheggio e annunci con scritto “rubato durante le proteste”

20 October 2026 at 10:11

Le immagini hanno fatto il giro del web in una manciata di ore durante il drammatico fine settimana di proteste: un gruppo di manifestanti — stretti in felpe nere, con il cappuccio issato e il volto celato dai passamontagna — che assalta a colpi di transenne una scintillante boutique di Celine nel cuore di Parigi, per poi uscirne stringendo al petto e abbracciando dozzine di borse e beni di lusso. Una scena di brutale foga predatoria che oggi, a pochi giorni di distanza, trova la sua naturale e illecita evoluzione digitale.

Parte di quel bottino milionario è infatti già riemerso sulle bacheche delle principali piattaforme di compravendita second hand. Rintracciarlo non è certo un’impresa da poco: la merce saccheggiata annega nel mare magnum dell’immenso mercato di prodotti disponibili online, mescolandosi sapientemente con i cosiddetti dupe — le imitazioni e i falsi immessi in rete da truffatori seriali pronti a sfruttare l’onda mediatica per ingannare chi va a caccia dell’originale a prezzo di saldo. Eppure, dietro l’apparente brivido dell’affare digitale a basso costo, si nasconde un fatto ineludibile che non bisogna mai dimenticare: vendere o acquistare questi articoli significa alimentare e rispondere in prima persona dei reati penali di furto e ricettazione.

Di fronte a una simile ondata di ricettazione alla luce del sole, la ministra per il Digitale francese, Anne Le Henanff, ha convocato d’urgenza i rappresentanti di Vinted, Amazon, eBay, Leboncoin, Meta e TikTok. “Gli oggetti rubati durante questo fine settimana vengono offerti in vendita su alcune piattaforme“, ha tuonato la ministra. “Ci aspettiamo che rimuovano gli annunci in questione senza indugio. Sarà inoltre richiesto loro di collaborare strettamente con le autorità statali affinché coloro che rivendono beni rubati possano essere perseguiti”.

L’assalto ai simboli della ricchezza: “Spazzati via anni di lavoro”

A sei mesi dalle elezioni per la successione a Emmanuel Macron, la Francia è stata scossa da una delle ondate di violenza urbana più devastanti degli ultimi anni. Nati per denunciare il carovita e il declino dei servizi pubblici, i cortei del 17 ottobre si sono trasformati in una guerriglia che ha terrorizzato il Paese, lasciando sul campo un morto per arresto cardiaco, mille agenti feriti e 2.400 arrestati.

A pagare il prezzo più alto è stato il settore del commercio e del lusso. Le autorità segnalano danni a quasi 3.000 attività. Solo a Parigi, come sottolineato da Dominique Restino della Camera di Commercio, sono stati vandalizzati tra i 300 e i 400 negozi. Nella blindatissima Place Vendôme, la porta di una boutique Dior è stata sfondata, mentre le vetrine di Rolex, Louis Vuitton, Ralph Lauren e Gucci sono andate in frantumi. A Marsiglia, i ladri hanno completamente ripulito i negozi di Hermès e Louis Vuitton, oltre allo store ufficiale della squadra di calcio dell’Olympique. La furia si è abbattuta anche su 50 supermercati Carrefour (20 dei quali saccheggiati), 20 filiali Sephora, negozi Apple, concessionari Tesla e piccole attività indipendenti, come un negozio di riparazione smartphone il cui proprietario è rimasto intrappolato e terrorizzato per quindici minuti mentre un centinaio di giovani cercava di sfondare la vetrina.

Le perdite assicurate minacciano di superare gli 1,2 miliardi di euro, scatenando le preoccupazioni degli investitori internazionali verso un governo già fragile e alle prese con l’approvazione di una cruciale manovra di bilancio. Il dramma umano ed economico è stato condensato nelle parole di Thierry Guibert, CEO di Lacoste, in un post su Instagram: “Quando i nostri negozi Lacoste e Aigle vengono saccheggiati, come tante altre aziende in tutta la Francia, non sono solo le vetrine a essere distrutte. Sono i posti di lavoro, anni di lavoro, le competenze e l’impegno di migliaia di donne e uomini a essere messi a repentaglio. Come leader, non posso sopportare di vedere distrutto in questo modo ciò che abbiamo collettivamente costruito”. La situazione è così grave che il Primo Ministro Sebastien Lecornu ha dovuto annunciare l’immediata attivazione della cassa integrazione per le attività devastate.

Il discount illegale su Vinted ed eBay: sfrontatezza senza limiti

Il cortocircuito più inquietante, tuttavia, si è consumato nelle ore successive, quando i saccheggiatori hanno iniziato a monetizzare il caos. Sulle bacheche di app come Vinted (gigante lituano del second hand valutato 8 miliardi di euro) sono spuntati sfacciatamente i frutti delle razzie. L’arroganza criminale ha raggiunto livelli inauditi: molti articoli di moda, come maglie da calcio e scarpe di lusso, sono stati fotografati e messi in vendita con le placche antitaccheggio ancora attaccate. In alcune inserzioni, un maglione veniva candidamente descritto come “rubato durante le proteste”, mentre altri venditori indicavano la data del “17 ottobre” o la provenienza esatta da una “protesta a Lione”.

I prezzi, ovviamente, erano stracciati: borse traboccanti di cosmetici Sephora offerte a 10 euro, lotti di sei lucidalabbra (dal valore di 78 euro) piazzati a 15 euro, profumi Christian Dior a 250 euro. L’ondata anomala ha riguardato anche il collezionismo e lo sport: su Vinted sono apparse centinaia di carte Pokémon sottratte al negozio “Le Coin des Barons” di Lille (con i codici a barre originali), mentre su eBay è stato messo all’asta per 1.250 euro il trofeo d’argento StarLadder, rubato alla sede parigina del club di e-sport Team Vitality, fotografato contro un muro imbrattato e intitolato sfacciatamente “STOLEN RARE VITALITY CS2 TROPHÉE”.

La stretta del governo e l’ombra sulle piazze italiane

Le piattaforme hanno assicurato massima allerta, consapevoli che i microchip integrati e i numeri di serie dei beni di lusso faciliteranno il tracciamento della merce. Un portavoce di Vinted ha garantito al Daily Mail: “La vendita di beni rubati, o la loro richiesta, è severamente vietata su Vinted, e abbiamo una tolleranza zero al riguardo. Da questo fine settimana, i nostri team hanno agito immediatamente per identificare e rimuovere gli annunci legati ai saccheggi […]. Quando le nostre regole vengono violate, agiamo contro gli account coinvolti, fino a bandirli permanentemente”. Sulla stessa linea eBay, che ha confermato l’impiego di “strumenti tecnologici proattivi” per bloccare l’attività criminale. Ma il problema non è confinato Oltralpe, perché l’Italia, e in particolar modo Milano (che insieme a Francia e Regno Unito rappresenta uno dei mercati principali di Vinted), ha vissuto nel weekend le stesse identiche scene di guerriglia: vetrine infrante, cariche della polizia e assalti alle vie dello shopping. È perciò altamente probabile, se non già una silente realtà operativa, che anche i beni trafugati dai negozi meneghini stiano finendo sulle medesime piattaforme di rivendita per essere monetizzati in fretta.

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