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Incidente per Gianni Careri: ha perso quattro dita del piede. L’ex portiere: “Devo rimettermi, i miei ragazzi mi aspettano”

Venti giorni di ricovero, due delicati interventi chirurgici e una lunga riabilitazione da affrontare. È il percorso che attende Gianni Careri, ex portiere del Pordenone e oggi preparatore dei giovani numeri uno della Lunigiana Pontremolese, rimasto vittima di un grave incidente lo scorso 3 ottobre nel Parco delle Cinque Terre. Bolognese di nascita e ligure d’adozione, Careri, classe 1982, stava raggiungendo alcuni amici e familiari a bordo di un trenino monorotaia che lui stesso stava guidando. Durante il tragitto, una manovra azzardata ha provocato l’incastro del piede destro nella rotaia, causando lesioni molto gravi.

Le condizioni dell’ex calciatore sono apparse subito serie, rendendo necessario il trasferimento d’urgenza in ospedale a Genova. Qui è rimasto ricoverato per venti giorni, sottoponendosi a due interventi chirurgici particolarmente importanti. La diagnosi finale ha confermato la perdita di quattro dita del piede destro. L’alluce, fondamentale per la deambulazione, è invece rimasto integro. Dopo aver affrontato anche un intervento di chirurgia plastica ricostruttiva, Careri ha iniziato il percorso di riabilitazione, che si preannuncia lungo. L’obiettivo è recuperare le condizioni fisiche necessarie per tornare alla propria attività di preparatore dei portieri.

“Farò di tutto per rimettermi in forma e ricominciare ad allenare i ragazzi della Lunigiana Pontremolese. Mi stanno aspettando, devo rimettermi in fretta“, ha raccontato l’ex portiere, mostrando determinazione nonostante le conseguenze dell’incidente. Careri ha ricordato anche l’infortunio subito durante la sua esperienza a Pordenone, sottolineando quanto la mentalità sportiva lo stia aiutando ad affrontare questa nuova difficoltà. “Comunque nulla è compromesso, l’importante è reagire positivamente come accaduto quando mi infortunai a Pordenone. Noi sportivi siamo preparati a questo tipo di “traumi”. Considero quanto mi è accaduto una prova in più da superare“.

La vicenda è stata resa pubblica dallo stesso Careri attraverso i suoi profili social. Insieme al racconto di quanto accaduto, l’ex calciatore ha promosso una raccolta fondi destinata al reparto di Ortopedia pediatrica dell’ospedale di Genova, con l’intento di sostenere la ricerca. “L’intento è raccogliere dei fondi a favore della ricerca, partendo ovviamente da una mia offerta personale”, ha spiegato. Nel frattempo, per Careri è iniziata la fase della riabilitazione, con la prospettiva di tornare gradualmente alla normalità e riprendere il lavoro con i giovani portieri. “In tutto questo avere la cultura sportiva mi sta aiutando ad affrontare la vicenda nella maniera giusta“, ha concluso.

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Antonio Conte sul suo futuro: “Il mio nome accostato a tanti club. Leggo di richieste economiche, pieni poteri e di riserve per il mio carattere ‘forte’. Sono supposizioni”

“Alla luce delle indiscrezioni pubblicate negli ultimi giorni da diversi organi di informazione, in Italia e all’estero, ritengo opportuno intervenire per fare chiarezza. Il mio nome è stato accostato a numerosi club, ma al momento non vi è alcuna trattativa in fase avanzata“. Comincia così il messaggio di Antonio Conte nelle sue storie Instagram in cui fa chiarezza sul suo futuro. Il tecnico leccese – che nelle settimane precedenti aveva strizzato l’occhio a club “blasonati”, che “hanno perso di vista la propria storia” – ha deciso di uscire allo scoperto dopo che nelle ultime settimane il suo nome è stato accostato a diversi club italiani e stranieri, tra cui Juventus e Manchester United tra le tante, dove le panchine di Spalletti e Carrick non sono più al sicuro dopo gli ultimi deludenti risultati.

“Dopo una splendida e vincente esperienza alla guida del Napoli, mi prenderò il tempo necessario per valutare come e quando tornare ad allenare. Sarà una scelta ponderata, che farò quando riterrò che vi siano le condizioni giuste“, scrive Conte, che poi entra più nello specifico: “Ho letto di presunte richieste economiche e di pieni poteri che avrei già avanzato alle società citate, così come di riserve legate a quello che viene definito il mio un ‘carattere forte‘”.

Nessuna trattativa avanzata con la Juventus e nessuna con il Manchester United, così come con tutti gli altri club a cui Conte è stato accostato nell’ultimo mese: “Si tratta di ricostruzioni prive di fondamento poiché, allo stato attuale, non esistono elementi concreti sui quali basare simili valutazioni. Qualora si presentasse un’opportunità concreta, sarà il momento di confrontarsi con il club interessato e valutare insieme le condizioni di un eventuale accordo, nel rispetto delle reciproche esigenze e delle caratteristiche che contraddistinguono il mio lavoro di allenatore. Fino ad allora, ogni ipotesi sulle mie richieste e sul mio futuro professionale resta una supposizione e non può essere considerata come un fatto”, ha concluso nel lungo messaggio pubblicato anche in inglese.

Nonostante la smentita, però, dall’Inghilterra insistono: se nel prossimo weekend – domenica alle 17:30 contro il Bournemouth – il Manchester United non dovesse vincere, Carrick verrebbe esonerato e il club andrebbe forte su Antonio Conte. E la sua ombra, inevitabilmente, è anche dietro Luciano Spalletti, visto che la sua Juventus non riesce a trovare continuità.

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Federica Brignone, il documentario e l’annuncio: “Non sono più disposta a sciare con il dolore”

“Non sono più disposta e a sciare con il dolore“. In poche parole Federica Brignone chiarisce la sua posizione, aprendo anche all’ipotesi del ritiro. La campionessa di sci, vincitrice di due medaglie d’oro alle ultime Olimpiadi di Milano-Cortina, non sarà al via della stagione di Coppa del Mondo a Soelden. È ancora alle prese con la riabilitazione e il ritorno in pista in questo momento resta un punto interrogativo. Ieri, mercoledì 21 ottobre, era sul red carpet della Festa del Cinema di Roma, insieme al fidanzato James Mbaye (nella foto, ndr) per presentare il documentario “Federica – L’ultima Olimpiade“.

Un film per raccontare l’impresa di Brignone, riuscita miracolosamente a rientrare per i Giochi in casa e poi a vincere due ori. I dolori dovuti all’infortunio però non sono mai passati: “Non sono più disposta e a sciare con il dolore, cioè a dover combattere contro il mio corpo, contro i segnali che mi dà il mio corpo, combattere tutti i giorni anche solo per appoggiarti a una gamba”, ha dichiarato in un’intervista a Francesca Marsaglia per Eurosport. “Quindi – ha chiarito Brignone – o starò bene o per me la mia vita da sciatrice può anche finire qua“.

Una dichiarazione forte, che chiarisce però quanto sia stato grave l’infortunio e difficile il recupero. “Sto ancora cercando qualche senso. Probabilmente avevo bisogno di una sfida nuova, ancora più impossibile, perché avevo raggiunto o passato tutte le sfide che avevo in testa. Però così è stato un po’ ‘too much‘, nel senso così grave. Non ho ancora capito il perché e non so se lo capirò mai”, ha detto Brignone all’Ansa. La speranza di vederla di nuovo in pista è ancora presente, ma non è l’unica ipotesi possibile.

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Trump attacca LeBron James: “Non vale nulla, è una vergogna totale. Dovrebbe chiedere scusa”. Che cosa è successo

Donald Trump torna ad attaccare LeBron James. Il rapporto tra il presidente Usa e la star della Nba è sempre stato a dir poco teso. Questa volta Trump ha criticato James sul suo social Truth: “È una vergogna. Dovrebbe chiedere scusa”. Il motivo? Il comportamento del cestista durante l’inno nazionale americano suonato prima del match al Madison Square Garden tra i New York Knicks e Philadelphia 76ers, poi vinta dai Sixers 106 a 100, con James che ha messo a segno 14 punti.

Un video mostra LeBron James che durante l’inno prima sembra mimare con le mani il gesto del golf e poi un tiro a canestro. Trump ha subito colto l’occasione per attaccarlo: “Mentre ascolta il nostro inno nazionale, LeBron James manca di rispetto al nostro Paese”, ha scritto. Per poi insultare: “L’ho detto fin dall’inizio: non vale nulla, è una vergogna totale. LeBron James dovrebbe chiedere scusa a tutti quei grandi guerrieri ed eroi americani che sono morti per la bandiera americana e per tutto ciò che il nostro Paese rappresenta”.

LeBron James già dieci anni fa fu tra le prime star dello sport americano a criticare Trump, durante la campagna elettorale, in particolare per le sue frasi sulle donne e poi per aver fatto tornare “di moda” l’odio in America. Nel 2017 difese la scelta di Stephen Curry di rifiutare l’invito di Trump, scrivendo: “Andare alla Casa Bianca era un grande onore finché non sei arrivato tu”. Nel 2018 arrivò il primo affondo di Trump, che dopo un’intervista di James commentò: “”Lo hanno fatto sembrare intelligente, non facile”. L’ostilità è proseguita anche nel secondo mandato: il 24 luglio scorso, rispondendo a una domanda sul confronto tra James e Jordan, Trump ha definito LeBron “razzista“.

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Marta Bassino, un anno dopo l’infortunio e 10 anni dopo il primo podio: dall’amicizia con Pirovano al ritorno in pista. “Non so bene cosa aspettarmi”

Il 22 ottobre è una data speciale per Marta Bassino. Esattamente un anno fa, la caduta e l’infortunio al ginocchio sinistro che ha compromesso l’intera stagione, comprese le Olimpiadi di Milano-Cortina. Esattamente 10 anni fa, però, nello stesso giorno otteneva il suo primo podio in Coppa del Mondo, a Soelden. Il destino che si intreccia, perché ora proprio da Soelden riparte la carriera di Bassino, dopo un anno di stop forzato. Solo in questi giorni ha sciolto le riserve, confermando la sua presenza: “Non so bene cosa aspettarmi. Voglio prenderla come viene“, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport. L’Italsci la aspetta, perché oggi Bassino è un punto di riferimento (viste le assenze di Brignone e Goggia) insieme alla sua amica Laura Pirovano, con cui sta condividendo questo avvicinamento al debutto stagionale, come testimoniato sui social.

“A ognuno il suo stile”, ha scritto Pirovano, pubblicando il video di un tuffo in piscina insieme a Bassino. Vale anche sulla pista: una discesista, l’altra amante soprattutto del gigante. La trentina viene da un’annata magica, in cui ha trovato la prima vittoria e ha poi conquistato la Coppa del Mondo di discesa libera grazie a tre successi complessivi. Bassino ha dovuto soffrire da casa, senza mai smettere di tifare per la collega: “Sono molto contenta per lei. In realtà siamo sempre state amiche, anche prima dei suoi risultati dell’anno scorso. Siamo state in vacanza insieme e siamo anche in camera insieme“, ha raccontato Bassino.

Con Pirovano ha vissuto anche questi ” giorni particolari” prima del ritorno in pista: “Sono un po’ turbata -ha confessato sempre alla Gazzetta – ricorre un anno dall’infortunio e sono qui, in Val Senales, dove mi sono fatta male“. Il rientro sulle nevi dell’Austria servirà quindi soprattutto a rompere il ghiaccio: “Ritrovare l’aria delle gare, mettere il pettorale e rivivere quelle sensazioni sarà già qualcosa di nuovo. Voglio affrontarlo con serenità“.

Bassino, giustamente, non vuole pressioni. Anche se vuole recuperare quello che l’infortunio le ha tolto, lei che vanta 7 vittorie e 30 podi in Coppa del Mondo, oltre alla Sfera di Cristallo di slalom gigante conquista nel 2021. Da quel primo podio di un decennio fa è cambiato tutto: “Se penso a dieci anni fa, mi vedo piccolissima, con molta meno consapevolezza. Ho fatto tante esperienze, ho viaggiato, sono cresciuta. Oggi affronto le cose in modo diverso”. Oggi è anche una veterana del gruppo azzurro, pronta a fare da guida: “Se penso ad Anna Trocker, classe 2008, e alla mia prima volta a Soelden, nel 2014, mi rendo conto di quanto tempo sia passato. Quando io ero al debutto, Anna aveva sei anni! Sono contenta che arrivino ragazze giovani. C’è bisogno di nuove generazioni e di ricambio: è giusto che sia così“. Intanto, però, Bassino ha ancora molto da dare.

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Carrick in bilico: Conte bussa alla porta del Manchester United, ma per la stampa inglese non è il primo nome della lista

La batosta di Como potrebbe avere conseguenze pesanti a Manchester, sponda United. All’indomani dello storico 4-1 in Champions League, la stampa inglese ha massacrato i Red Devils, definiti dal quotidiano The Times un club “malato, che puzza a partire dalla testa”. Il destino di Michael Carrick pare ormai segnato, a meno di una clamorosa ripresa: il grande ex calciatore che aveva riportato lo United al terzo posto della Premier e a giocare la Champions, ora vive una crisi profonda. In questo caso, i numeri raccontano tutto: appena due vittorie in undici gare disputate tra tutte le competizioni. L’ultimo successo è stato proprio in Europa, al debutto contro il Sabah, modesto club azero. Da lì in poi, una serie di sette partite senza vittorie.

Il match contro la squadra di Fabregas però è stato un tremendo bagno di realtà. Sono arrivate le critiche del capitano Bruno Fernandes, sono arrivate le reazioni esterrefatte dei grandi ex del Manchester United, da Rio Ferdinand a Roy Keane, che non si riconoscono più in questa squadra. Insomma, Carrick pare avere le ore contate: l’ultima spiaggia potrebbe essere la partita contro il Bournemouth in programma domenica. Nel frattempo, la stampa inglese già si interroga sul possibile sostituto: l’ennesimo allenatore da infilare nel tritacarne United.

In Italia il pensiero va subito ad Antonio Conte, ancora libero dopo l’addio al Napoli. “Mi piacerebbe andare in una di quelle società che hanno un po’ perso di vista la propria storia per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere“, ha detto il tecnico in una recente intervista a The Athletic. L’identikit calza a pennello con la Juventus, ma anche con il Manchester United. Secondo la Gazzetta dello Sport, l’entourage di Conte avrebbe effettivamente bussato alle porte di Old Trafford, per sondare il terreno. La dirigenza dei Red Devils, seppure senza scartare l’ipotesi, al momento però starebbe dando la priorità ad altre piste, sempre in base a quel che si legge Oltremanica.

Una in particolare porta a Julian Nagelsmann. Secondo quanto riporta il The Telegraph, il tecnico tedesco è oggi il candidato principale per l’eventuale successione e avrebbe aperto all’ipotesi di andare ad allenare i Red Devils a stagione in corso, interessato all’idea di fare un’esperienza in Premier League. Al momento però, stando al quotidiano inglese, non ci sarebbe stato alcun contatto formale tra le parti. Altre strade? Si fa il nome di Fabian Hürzeler, il 33enne che sta magnificamente guidando il Brighton. Nel caso, lo United dovrebbe pagare per liberarlo.

Conte dunque aspetta una chiamata per valutare una eventuale proposta. Una cosa è certa: vista la situazione disperata dei Red Devils, che si trascina ormai dalla fine dell’era Ferguson, solo un tecnico del suo calibro potrebbe riuscire a risolvere la situazione. Altri esperimenti più affascinanti, da Amorim a Ten Hag, hanno tutti portato al fallimento. E Nagelsmann, basta vedere la sua ultima esperienza con la Nazionale tedesca, sembra corrispondere più a questa seconda categoria.

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Il Tour de France stupisce ancora, ecco il percorso 2027: 71 km di crono, partenza dalla Scozia e finale sui Pirenei. “In questa edizione troveremo le salite del futuro”

Il Tour de France 2027 partirà il 2 luglio da Edimburgo: mai la Grande Boucle aveva preso il via così a nord. Il percorso, presentato al Palais des Congrès di Parigi, conta 21 tappe per 3.479 chilometri e un dislivello record di 53.450 metri. Non sono le uniche novità di un percorso capace di stupire ancora, tra l’assenza di molte salite epiche e il finale sui Pirenei. Tre le giornate iniziali nel Regno Unito, dalla Scozia all’Inghilterra fino al debutto in Galles. “Il Galles è come la Liegi-Bastogne-Liegi. I primi dieci giorni sono pensati per favorire un continuo cambio di maglie”, spiega il direttore Christian Prudhomme.

Le cronometro individuali saranno due, per un totale di 71 chilometri: non erano così tanti dal 2012. La prima, alla settima tappa, collegherà Blois a Chambord. “È la crono dei castelli: magnifica, 38 chilometri completamente pianeggianti”, afferma Prudhomme. La seconda è in programma a Tolosa, alla sedicesima tappa: 33 chilometri che comprendono la ripida salita di Pech David, una delle scoperte recenti degli organizzatori.

L’alta montagna comincerà alla nona tappa, con l’arrivo sul Grand Colombier. Seguiranno due frazioni alpine, con la doppia scalata di Domancy e il traguardo a Les Saisies. Mancano Galibier, Izoard e Alpe d’Huez: gli organizzatori hanno scelto di dare spazio anche a salite meno note. “Se si vogliono scoprire altri valichi, bisogna accettare il fatto che non ci siano sempre i più celebri”, sostiene Prudhomme. “In questa edizione troveremo le salite del futuro, altrettanto temibili. E ci sarà il Tourmalet”.

Ai Pirenei è affidata infatti la fase decisiva per la maglia gialla. La diciottesima tappa prevede 5.400 metri di dislivello, con il Col du Soulor, il Tourmalet e la Hourquette d’Ancizan prima dell’arrivo al Col du Portet, sopra Saint-Lary-Soulan: a 2.215 metri sarà il punto più alto di questa edizione. La penultima frazione, verso Libourne, offrirà un’occasione ai velocisti. Chiusura il 25 luglio sugli Champs-Élysées a Parigi, con il passaggio da Montmartre confermato per il terzo anno consecutivo.

Tutte le tappe del Tour de France 2027

  1. Venerdì 2 luglio – prima tappa: Edimburgo-Carlisle, 185 km
  2. Sabato 3 luglio – seconda tappa: Keswick-Liverpool, 223 km
  3. Domenica 4 luglio – terza tappa: Welshpool-Cardiff, 223 km
  4. Martedì 6 luglio – quarta tappa: Cherbourg en Cotentin-Cherbourg en Cotentin, 171 km
  5. Mercoledì 7 luglio – quinta tappa: Pontorson-Plumelec, 178 km
  6. Giovedì 8 luglio – sesta tappa: Vannes-Angers, 193 km
  7. Venerdì 9 luglio – settima tappa: Blois-Chambord, 38 km (crono individuale)
  8. Sabato 10 luglio – ottava tappa: Bourges-Le Creusot, 224 km
  9. Domenica 11 luglio – nona tappa: Villars les Dombes – Grand Colombier, 162 km
  10. Martedì 13 luglio – decima tappa: Annecy-Sallanches, 171 km
  11. Mercoledì 14 luglio – undicesima tappa: Cluses-Les Saises, 150 km
  12. Giovedì 15 luglio – dodicesima tappa: Chambery-Valence, 162 km
  13. Venerdì 16 luglio – tredicesima tappa: Aubenas-Montpellier, 164 km
  14. Sabato 17 luglio – quattordicesima tappa: Montpellier-Mende, 199 km
  15. Domenica 18 luglio – quindicesima tappa: Rodez-Albi, 169 km
  16. Martedì 20 luglio – sedicesima tappa: Tolosa-Tolosa, 33 km (crono inviduale)
  17. Mercoledì 21 luglio – diciassettesima tappa: Muret-Pau, 186 km
  18. Giovedì 22 luglio – diciottesima tappa: Pau-Col du Portet, 174 km
  19. Venerdì 23 luglio – diciannovesima tappa, Hasparren-Laruns, 160 km
  20. Sabato 24 luglio – ventesima tappa, Maubourguet-Libourne, 198 km
  21. Domenica 25 luglio – ventunesima tappa, Saint Quentin en Yvelines-Parigi Campi Elisi, 116 km

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“Napoli è stata finora la mia peggiore esperienza in Europa”: il giornalista norvegese demolisce il Maradona e stila la sua classifica degli stadi

“Napoli è stato il mio ventesimo stadio in Europa col Bodo/Glimt e anche la peggiore esperienza finora”. Ha fatto molto discutere il post pubblicato su X da Benjamin Solas, giornalista norvegese dell’emittente Radio 3 Bodo che segue il club in tutte le sue trasferte. Solas nella sua recensione ha demolito lo stadio Maradona, dopo aver assistito alla sfida di Champions tra Napoli e Bodo giocata martedì sera. L’impianto partenopeo è finito all’ultimo posto nella classifica stilata dal giornalista. Le sue critiche però riguardano solo lo stadio e i collegamenti cittadini, non di certo i tifosi napoletani, sui quali dici: “Solo vibrazioni positive e un’atmosfera piacevole“.

Le critiche di Solas di fatto diventano un assist per Aurelio De Laurentiis, che da tempo brama di mollare l’impianto di Fuorigrotta per costruire un nuovo stadio. Il Maradona, nel frattempo, è stato inserito tra gli stadi candidati a ospitare alcuni match degli Europei 2032, con il progetto di una ristrutturazione da circa 200 milioni. Il piano è ambizioso, perché trasfigurerebbe l’attuale impianto, togliendo la pista d’atletica per aumentare la capienza e rifare di fatto tutte le tribune.

Solas evidenzia tutte le lacune dell’attuale Maradona: “Credo che anche i tifosi presenti condividano la mia impressione di una brutta esperienza. Strutture scadenti, ospitalità pessima, confusione, difficoltà di accesso e di uscita, solo per citarne alcune”. E in un altro tweet si legge: “Mancavano una sala stampa e un servizio di catering, la connessione internet era scadente, la disposizione degli spazi risultava confusa, l’accesso allo stadio era difficoltoso e il personale, che parlava a stento l’inglese, si è rivelato di scarso aiuto. Anche per i tifosi l’esperienza è stata negativa”.

Il giornalista norvegese però ammette che la situazione non è stata molto diversa negli altri due stadi italiani visitati. L’Olimpico infatti si piazza al 18esimo posto nella sua classifica, solo due posizioni sopra il Napoli. Mentre San Siro si guadagna la nona posizione solo grazie alla sua storia: “Ho pensato che abbia guadagnato qualche punto per il suo status iconico, per me. Non è stato un problema andare e tornare dallo stadio”. Ma “San Siro dovrebbe essere un po’ più in basso in questa classifica. L’Italia in generale ha standard terribili per la stampa”.

Nella sua classifica al primo posto c’è l’Emirates Stadium dell’Arsenal, seguito dall’Hotspur Stadium del Tottenham e a sorpresa dall’Eden Arena dello Slavia Praga, stadio costruito nel 2008. Stranamente, il vecchio Old Trafford è stato valutato meglio dell’Allianz Arena di Monaco, mentre è finito molto in basso anche lo storico Celtic Park.

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Champions, il Como travolgente e l’Inter sofferente ma vincente: tutti i risultati e la nuova classifica

Il Como travolge il Manchester United per 4-1 al Sinigaglia e conquista la seconda vittoria in tre partite di Champions League. La squadra di Cesc Fabregas sblocca il risultato dopo appena due minuti con Nico Paz, poi dilaga nella ripresa. Al 49′ arriva il raddoppio di Douvikas, mentre al 57′ è ancora Nico Paz a trovare la rete, firmando la doppietta personale. Al 76′ Ramon segna il quarto gol dei lariani, prima della rete di Zirkzee al 91′ che fissa il risultato sul 4-1. Il Como sale così a 6 punti in classifica, mentre il Manchester United resta fermo a quota 3.

Vittoria anche per l’Inter, che supera 1-0 lo Shakhtar Donetsk e conquista i primi tre punti nella fase campionato dopo due sconfitte consecutive. La squadra di Cristian Chivu fatica a trovare spazi contro gli ucraini e al 68′ resta anche in inferiorità numerica per l’espulsione folle di Bastoni. Nonostante l’uomo in meno, i nerazzurri riescono a sbloccare il risultato al 77′ grazie a Carlos Augusto. L’Inter sale così a 3 punti, mentre lo Shakhtar resta a quota 4.

La terza giornata di Champions League si completa con le vittorie di Real Madrid, Aston Villa, Galatasaray, Club Brugge, Betis e LASK, mentre Bayern Monaco e Arsenal pareggiano 2-2. Dopo i successi di Roma e Napoli di martedì, le quattro squadre italiane chiudono quindi il turno con altrettante vittorie. La quarta giornata è in programma martedì 3 e mercoledì 4 novembre: il Como sarà impegnato sul campo del Lens, mentre l’Inter farà visita al Feyenoord. Il Napoli giocherà in trasferta contro il Porto, mentre la Roma affronterà il Manchester United.

Champions League, tutti i risultati di mercoledì 21 ottobre

– Lille-Galatasaray 2-4
– Como-Manchester United 4-1
– Sporting-LASK 2-3
– Aston Villa-Viking 3-1
– Inter-Shakhtar Donetsk 1-0
– Betis-Feyenoord 1-0
– Real Madrid-RB Lipsia 4-1
– Bayern Monaco-Arsenal 2-2
– Club Brugge-Lens 3-0

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Dramma nel rugby, Cléa Menier morta per un violento colpo alla testa durante una partita: aveva 17 anni

La Francia del rugby è sconvolta: la giocatrice Cléa Ménier, di soli 17 anni, è morta a seguito di un incidente avvenuto durante una partita lo scorso sabato. Secondo le ricostruzioni dei media locali, Menier è stata vittima di un brutto fallo durante il match tra la sua squadra, l’Union du Bassin Marmandais, e i rivali dell’Agen. La 17enne ha subito un violento colpo alla testa, probabilmente seguito da un arresto cardiorespiratorio. Dopo giorni di apprensione, mercoledì è arrivo il tragico annuncio del suo decesso.

“Siamo sotto choc” e viviamo “una profonda tristezza”, ha scritto il suo club in un lungo messaggio sui social. “I nostri primi pensieri vanno alla sua famiglia, ai suoi genitori Cécile e Johann, a suo fratello Clément e a sua sorella Coline, anche lei giocatrice del nostro club. Questa è una terribile prova per il nostro club. La affronteremo insieme, uniti e solidali, prendendoci cura gli uni degli altri”, si legge nel comunicato, che ringrazia anche “tutte le squadre di soccorso e gli operatori sanitari che si sono alternati nella cura di Cléa, dai vigili del fuoco e dallo SMUR alle équipe di pronto soccorso e di terapia intensiva chirurgica dell’ospedale Pellegrin di Bordeaux“.

La 17enne infatti era stata trasferita d’urgenza all’ospedale Pellegrin di Bordeaux, dove è poi morta a causa delle conseguenze del colpo subito. Al momento la Federazione di rugby francese non ha fornito ulteriori chiarimenti sulla dinamica dell’incidente: “Sarà fatto tutto il possibile per comprendere le circostanze di quanto accaduto e sarà attivato un servizio di supporto psicologico per sostenere tutte le persone colpite da questa tragedia e accompagnarle in questi momenti particolarmente dolorosi”, si legge in una nota della FFR.

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Il rigore horror: 16 irritantissimi secondi per tirare una ciabattata indegna. Merita il “recinto dei giocatori” | Domeniche Bestiali

Pochi fronzoli, pochi lustrini, niente abiti eleganti: le Domeniche Bestiali ci piacciono perché sono così, rustiche e spartane. Niente abiti eleganti, già, ma ciò non vuol dire che bisogna travalicare il concetto e tradurlo in niente abiti e basta, perché forse è troppo pure per le domeniche bestiali, che non possono diventare tout court una fedelissima e troppo letterale riproduzione del nome. Meglio tornare alle cose di campo dunque, per quanto antiestetiche o addirittura ispirate al mondo dei cartoni animati.

SEI TU HUTTON?

Dici Hutton e pensi inevitabilmente a Holly, e se arrivato a questo punto non hai idea di cosa si stia parlando meriti la visione integrale in loop dell’episodio chiave di questa rubrica che sarà riportato qualche rigo più sotto. Abbiamo divagato: Holly in una delle prime puntate del cartone lancia una sfida all’altro protagonista della serie, il portiere Benji. Come? Lanciando un pallone con un messaggio scritto sopra, calciandolo da una collina e facendolo arrivare a Price. Nulla di che in un mondo di catapulte infernali, gente che si arrampica sulle traverse altrui, campi chilometrici e deliri psicotici nel bel mezzo delle azioni, ma a questo episodio deve essersi ispirato il tizio che da un tetto ha calciato un pallone (da rugby peraltro) facendolo arrivare nel campo dove si giocava Brentford–Liverpool. È stato denunciato. Non si sa se ci fossero messaggi sul pallone. Nessuna traversa è stata maltrattata.

BUO-NA-SEEE-RA

Ricordate la celebre pubblicità? Chissà che non abbia detto davvero così Mattia Caironi, dirigente della Polisportiva Berbenno (I Categoria Lombardia) quando entrando nello spogliatoio dell’arbitro si è beccato una squalifica fino al 9 dicembre. Le motivazioni sono tutte da gustare…forse non proprio tutte suvvia: “Al termine della gara, entrava nello spogliatoio del direttore di gara per le adempienze di fine gara, privo di indumenti, tenendo nel contempo un atteggiamento provocatorio“. Tale comportamento “ritenuto indecoroso” per non avere “osservato i principi della lealtà, della correttezza e della probità, in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva”.

DOMENICHE BESTIALI

Già, quando quindici anni or sono qualcuno ha battezzato così questa sciagurata e longeva rubrica probabilmente intendeva parafrasare Concato più che dare un’interpretazione troppo letterale alla bestialità. Via via però si è sempre più discostata dal cantautore avvicinandosi sempre più all’etologia. Come dimostrano ormai anche i giudici sportivi nel comminare multe e squalifiche, tipo quella da 50 euro per il Palestro Calcio: “Per avere permesso ad un individuo non presente in distinta di entrare nel recinto dei giocatori tenendo un comportamento irriguardoso nei confronti dell’arbitro”. Il recinto dei giocatori dunque: ormai è così.

16 SECONDS

Esiste un horror, si chiama Balcony, che ha vinto diversi premi e dura esattamente 16 secondi. Non sarà horror però quanto i sedici secondi che ci ha messo Trayvone Reid, attaccante del Mount Pleasant, per tirare il suo rigore in Caribbean Cup. Nella gara contro il Club Sando, all’Ato Boldon Stadium in Trinidad e Tobago, il giamaicano con la squadra in vantaggio per uno a zero ha avuto il rigore per raddoppiare, si è avvicinato a passettini lentissimi sul pallone: 16 irritantissimi secondi per tirare una ciabattata indegna in bocca al portiere. Portiere che peraltro si chiama Ragoo, e che dunque nelle Domeniche Bestiali ci sta a pennello.

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Il Borussia Dortmund si rifiuta di fare la doccia nello stadio di Baku: “Non sono così lussuose”. Per i giocatori riservata l’area spa dell’hotel

I giocatori del Borussia Dortmund hanno lasciato lo stadio olimpico di Baku senza fare la doccia dopo la vittoria per 2-1 sul Sabah FK, martedì sera in Champions League. Secondo il quotidiano tedesco Bild, il club ha agito per precauzione, temendo la possibile presenza di Legionella nell’impianto idrico. Le preoccupazioni sarebbero legate all’utilizzo saltuario dello stadio e al passaggio irregolare d’acqua nelle tubature.

Però, finora non sono mai stati segnalati casi di contaminazione. E di fronte a una richiesta di spiegazioni, il direttore sportivo Ole Book ha dichiarato: “Credo che in hotel le docce fossero un po’ più accoglienti. Per questo cerchiamo di far arrivare lì i giocatori più rapidamente“. Poi ha aggiunto: “Potete immaginarvelo. Qui le docce non sono così lussuose“. Il Dortmund aveva riservato alla squadra l’area spa dell’hotel per il recupero dopo la partita.

Non sembra però che la decisione sia stata presa dai giocatori stessi. “Anche ieri, dopo l’allenamento, non abbiamo fatto la doccia qui. Ci è stato detto di non fare la doccia qui, ma in hotel: per questo siamo tornati rapidamente in albergo”, ha spiegato il tecnico Niko Kovac. La decisione però non è stata molto apprezzata dai rivali del Sabah. Il calciatore Sabah Joy-Lance Mickels ha detto a Sky: “Non so quale fosse il problema. Non voglio insinuare nulla sul BVB. Abbiamo fatto la doccia lì appena la scorsa settimana, prima della partita contro lo Slavia Praga. Le docce sono ottime e l’acqua non è fredda“.

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Vale Rossi celebra Antonelli: “Ha tutto sotto controllo. Lo conosco da quando era piccolo, giravamo insieme col kart”

L’Italia del motorsport, ma non solo, è pronta ad esplodere di gioia per Kimi Antonelli. Dopo 73 anni di attesa, un pilota italiano è pronto a diventare campione del mondo di Formula 1. Potrà succedere già questa domenica ad Austin, più verosimilmente tra una decina di giorni nel Gp del Messico. In ogni caso, è partito il conto alla rovescia. Un’attesa ben descritta da Valentino Rossi: “Per i tifosi italiani di motori è un sogno, perché non abbiamo mai avuto in Formula 1 un pilota italiano così forte”, ha dichiarato ai microfoni di Sky.

C’è un filo rosso che collega Rossi e Antonelli. La leggenda delle moto, capace di incollare alla tv milioni di italiani per seguire la MotoGp, e il ragazzo prodigio che porta l’Italia sul trono della F1, al posto della Ferrari. L’origine è comune, in quella terra dei motori che va proprio da Bologna a Pesaro. Infatti, Valentino Rossi racconta di aver conosciuto Antonelli quando era ancora bambino: “Lo conosco da quando era piccolo piccolo, giravamo insieme con il kart, e quindi vederlo che può vincere è una grande soddisfazione“, ha raccontato a Vera Spadini.

Rossi celebra colui che in qualche modo ne sta raccogliendo l’eredità, almeno nell’immaginario collettivo. E spiega: “Penso che, per come è andata quest’anno, abbia la situazione sotto controllo“. Domenica, nella serata italiana, arriverà il primo match point per il titolo: “Lo sentirò, lo sentirò. Sì, però non penso che abbia bisogno dei miei consigli“, scherza Rossi. Che incita anche Marco Bezzecchi, nonostante per il pilota Aprilia ora il sogno mondiale sia più lontano, visti i 46 punti di distacco dalla vetta della classifica: “È difficile, però, perché no? Ci sono tante gare. Secondo me Bez quest’anno ha dimostrato di essere il più veloce. 46 punti sono tanti, anche perché i piloti davanti sono due, quindi è difficile, però bisogna provare a vincere”.

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Terremoto nel basket greco: arrestato il presidente della federazione, sequestrato oltre mezzo milione di euro. L’inchiesta sui match truccati

Una bufera senza precedenti travolge la pallacanestro in Grecia. Nella giornata di oggi, le forze dell’ordine greche hanno arrestato Vangelis Liolios, presidente della Federazione di basket greca (EOK), dopo una vasta operazione giudiziaria che ha portato all’arresto di alti dirigenti della federazione e figure chiave del movimento cestistico nazionale. A darne notizia e a ricostruire i dettagli dell’inchiesta è la testata CNN Grecia, che parla apertamente di un vero e proprio “Basket Gate“.

Secondo quanto riferito da CNN Grecia, le perquisizioni condotte dagli agenti di polizia e dalla Sezione Reati Finanziari nelle abitazioni, negli uffici privati e nelle sedi istituzionali legate ai soggetti coinvolti hanno portato alla luce grosse somme di denaro liquido, che arriva dall’attività illecita. In particolare, durante l’ispezione nella residenza di uno dei principali indagati, le autorità hanno rinvenuto e sequestrato una cifra superiore al mezzo milione di euro in contanti (oltre 500mila euro), accuratamente nascosta. Grandi somme di denaro non giustificato, fascicoli contabili paralleli e dispositivi informatici sono stati trovati anche nelle disponibilità di altri dirigenti dell’EOK e figure arbitrali finite nel mirino della magistratura.

Le indagini, che andavano avanti in gran segreto da diversi mesi sotto il coordinamento della Procura dello Sport, delineano un sistema ramificato ed esteso di match–fixing (scommesse e partite truccate). La rete illegale non si limitava ai massimi livelli del campionato nazionale (la A1), dove gli interessi economici e i volumi delle scommesse sono tradizionalmente più alti, ma partiva fin dai tornei giovanili e juniores (i campionati “Efibika”).

Questo elemento rivela un condizionamento profondo dell’intero ecosistema della pallacanestro greca: venivano truccati anche alcuni mercati di nicchia delle scommesse clandestine (come gli scarti punti, i punteggi dei singoli quarti e le statistiche individuali dei giovani atleti). Il meccanismo, estremamente capillare, vede coinvolti in una fitta rete di complicità dirigenti federali, intermediari, arbitri e tesserati, tutti funzionali ad alterare gli eventi sul campo per alimentare un giro d’affari milionario legato al betting e al conseguente riciclaggio di denaro sporco.

L’arresto di Vangelis Liolios e la contestuale caduta dei vertici federali rappresentano un punto di non ritorno per la gestione del basket in Grecia. Lo shock istituzionale rischia ora di travolgere anche la regolarità dei campionati in corso. Intanto sono arrivate anche le prime reazioni dei proprietari dei club, a partire da Dimitris Giannakopoulos, patron del Panathinaikos, che attraverso alcune storie pubblicate sul proprio profilo Instagram ha commentato gli sviluppi giudiziari con dichiarazioni particolarmente dure, prendendosi una “rivincita”. “Volevate anche una guerra contro di me. Pensavate di vincere. Non vi siete informati? Una sconfitta, e anche quella, se voglio, oggi alle 14:00 la ribalto, ma lasciamola pure lì dov’è. Un bacino a tutti voi”, ha dichiarato il numero uno del club ateniese.

Il proprietario del Panathinaikos ha successivamente pubblicato un secondo intervento, chiamando in causa coloro che negli anni avrebbero messo in discussione i successi sportivi della sua società: “Aspetto di vedere la posizione delle persone che per tutti questi anni, senza che nessuno fosse mai stato accusato, senza che nessuno fosse mai stato condannato dalle autorità, hanno diffamato e sminuito le nostre vittorie, i nostri campionati, arrivando ad abbandonare il campo durante partite e campionati. Voglio vedere in che modo condanneranno ciò che è emerso oggi e che continua a emergere…”, ha concluso.

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“Sarò poca roba, ma quando avrò 75 anni non sparerò a zero sullo spogliatoio del Napoli”: Di Lorenzo esplode contro l’ex capitano Bruscolotti

La vittoria contro il Bodo Glimt ha palcato un po’ di malumori in casa Napoli, sebbene i primi tre punti in Champions League siano arrivati con troppe sofferenze e altri tre gol subiti. La squadra di Max Allegri però finora non sta convincendo molti tifosi, tra chi accusa il tecnico e chi invece se la prende con i giocatori. In questo clima, sono arrivate perfino le parole dell’ex capitano azzurro, Giuseppe Bruscolotti, che a SpazioNapoli ha sparato a zero: “La partenza di Lukaku non ci voleva, era l’unico uomo di carisma. De Bruyne è uno dei tanti, non gliene frega niente. Lo stesso capitano, è bravo sul campo ma per il resto poca roba“.

Parole pesanti, soprattutto contro Giovanni Di Lorenzo. Che questa volta ha deciso di rispondere duramente, con un commento su Instagram: “Una cosa è certa: sarò poca roba, ma quando avrò 75 anni da ex capitano non mi metterò di certo a sparare a zero sullo spogliatoio del Napoli non sapendo niente dall’esterno ed alimentando critiche inutili. Ti ricordavo diverso al nostro incontro alla festa del Centenario. Un abbraccio caro Bruscolotti“. Parole nette, decise, che però aiutano a compattare la squadra proprio nel momento in cui c’è la necessità di uscire da un momento difficile.

Bruscolotti, tra l’altro, non è nuovo ad attacchi a Di Lorenzo. Nell’estate 2024, quando si rincorrevano i rumors su un possibile addio al Napoli del difensore, l’ex capitano aveva scritto sui social: “Se vuoi andare, tira fuori le p…e. Ti voglio ricordare che è andato via Diego, quindi con tutto il rispetto non ce ne frega un c…“. Oggi Di Lorenzo ha deciso di rispondere, forte del suo status e del suo posto nella storia del Napoli: ha alzato al cielo due scudetti da capitano.

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Ralf Schumacher contro Hamilton: “Deve smetterla con questo atteggiamento, vuole fare il capo”

Lewis Hamilton “vuole fare il capo mettendo tutti in ombra” e “deve smetterla“. In estrema sintesi è questo il pensiero di Ralf Schumacher – fratello di Michael – sul rapporto tra la Ferrari e il campione britannico. Il riferimento è soprattutto all’ultima gara a Singapore, quando Hamilton non ha seguito la strategia della scuderia, ha fatto di testa propria e ha sbagliato, perdendo diverse posizioni e chiudendo la gara al sesto posto, nonostante avesse possibilità di podio. Hamilton ha poi chiesto scusa alla scuderia, ammettendo l’errore.

Di ciò ha parlato l’ex pilota di F1, Ralf Schumacher, che nella trasmissione Backstage Pit Lane di Sky Sport Germania ha analizzato il momento tra la scuderia di Maranello e il pilota, non condividendo l’atteggiamento di Hamilton: “Hamilton deve smetterla con questo atteggiamento e deve integrarsi con la squadra. Al momento ho la sensazione che tra Lewis e il team ci sia un po’ di attrito“. Il punto, nella lettura del tedesco, riguarda proprio la volontà di emergere all’interno del box. “Lewis cerca di mettere tutti in ombra e di fare il capo“, ha infatti proseguito Schumacher.

Nelle ultime settimane, tra i temi discussi in casa Ferrari c’è quello di Frédéric Vasseur, team principal la cui posizione è stata messa in dubbio dopo gli ultimi negativi risultati. “Ho anche l’impressione che con Vasseur le cose non stiano filando lisce“, ha spiegato, aggiungendo un dubbio ancora più significativo: “Non so nemmeno se stia direttamente parlando con gli altri delle cose che vorrebbe cambiare“. Il sospetto, quindi, è che il confronto non sia diretto e che Hamilton provi ad andare un po’ di testa sua, soprattutto nelle ultime settimane. “Al momento la situazione non è del tutto armoniosa“, ha terminato Schumacher, mettendo in evidenza le difficoltà in casa Ferrari.

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