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Ministero Giustizia, concorso da 450 posti per Viceispettori Penitenziari: requisiti e scadenze

Il Ministero della Giustizia, nella fattispecie il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha indetto un concorso pubblico, per esami, finalizzato al reclutamento di 450 Allievi Viceispettori da inserire a tempo pieno e indeterminato nel Corpo di Polizia Penitenziaria.

La selezione rappresenta un’occasione per diplomati universitari e laureati che desiderano accedere al ruolo degli ispettori, assumendo funzioni di carattere operativo e di coordinamento negli istituti penitenziari di tutta Italia. Per garantire una copertura più rapida dei posti in organico, la procedura concorsuale è stata semplificata attraverso l’eliminazione della prova pre-selettiva.

Riserve di posti e categorie tutelate

Della dote complessiva di 450 posti messi a bando, una quota pari a un sesto (75 posti) è riservata al personale già appartenente ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria con almeno tre anni di effettivo servizio, per il quale si prescinde dal limite di età anagrafica.

All’interno dei posti concorsuali sono inoltre previste le seguenti riserve di legge:

  • 22 posti in favore del coniuge, dei figli superstiti o dei parenti in linea collaterale di secondo grado del personale appartenente alle Forze di polizia o alle Forze armate deceduto in servizio e per causa di servizio;
  • 9 posti riservati agli Ufficiali che hanno completato senza demerito la ferma biennale nelle Forze armate;
  • 1 posto riservato ai candidati in possesso dell’attestato di bilinguismo per l’assegnazione agli istituti penitenziari della provincia di Bolzano.

I posti riservati che non dovessero essere coperti per assenza di vincitori saranno riassegnati agli altri candidati idonei secondo l’ordine della graduatoria finale di merito.

Quali sono i requisiti di partecipazione

Per essere ammessi al concorso per Allievi Viceispettori è necessario possedere i seguenti requisiti generali e specifici alla data di scadenza del bando:

  • cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici;
  • età non superiore ai 32 anni non compiuti, limite elevabile fino a un massimo di tre anni in relazione al servizio militare svolto;
  • possesso del diploma di laurea triennale o di livello superiore idoneo a garantire i crediti per le lauree magistrali di ambito giuridico-economico o delle scienze politiche e sociali;
  • possesso delle qualità morali e di condotta previste per l’accesso ai ruoli delle Forze di polizia;
  • idoneità fisica, psichica e attitudinale allo svolgimento delle mansioni.

Si sottolinea che il titolo di studio universitario richiesto può essere conseguito anche entro la data di svolgimento della prima prova d’esame.

Come si svolge l’iter selettivo

La procedura di selezione si articola in diverse fasi successive:

  • una prova scritta, che consisterà nella somministrazione di un questionario con quesiti a risposta multipla vertenti su elementi di diritto penale, diritto processuale penale e diritto penitenziario, che si intenderà superata con una votazione minima di 7 su 10;
  • i candidati ammessi sosterranno i test di efficienza fisica;
  • chi avrà superato la prova fisica, sarà sottoposto ad accertamenti sanitari e psico-attitudinali;
  • colloquio sulle materie della prova scritta integrato da elementi di ordinamento dell’amministrazione penitenziaria, diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto civile e lingua straniera.

Modalità di candidatura e scadenze

La domanda di partecipazione deve essere compilata e inviata esclusivamente online tramite il portale del reclutamento inPA oppure dal sito istituzionale del Ministero della Giustizia.

Per l’accesso alla procedura telematica è necessario disporre di un’identità digitale a scelta tra Spid, Cie o Cns e di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata intestato al candidato.

Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre il 29 ottobre alle ore 23:59. Al termine dell’invio, la piattaforma rilascerà la ricevuta dotata di codice identificativo che il candidato dovrà stampare ed esibire il giorno della prova scritta.

Altri concorsi attivi

Nel mese di ottobre ci sono anche altre opportunità di carriera nelle Forze Armate. Sono attualmente aperte le candidature per diverse procedure di reclutamento nel comparto difesa e sicurezza. Si consiglia di consultare con regolarità la piattaforma inPA per rimanere aggiornati sui bandi in scadenza e sulle relative date delle prove.

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Corte Ue su truffe e phishing: ora sono le banche a dover pagare i correntisti

Le tutele per i correntisti vittime di truffe informatiche e phishing si arricchiscono di un tassello fondamentale, destinato a cambiare la gestione dei rimborsi bancari. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli istituti di credito hanno l’obbligo di restituire immediatamente le somme sottratte attraverso operazioni non autorizzate, anche nei casi in cui si ipotizzi che il cittadino abbia agito con grave negligenza o disattenzione.

La pronuncia dei giudici europei ribalta una prassi consolidata anche in Italia, dove le banche tendono a negare il riaccredito preventivo trattenendo il denaro e scaricando sul cliente l’onere di avviare complessi ricorsi.

Cosa prevede la sentenza della Corte Ue

I giudici europei hanno chiarito che, a fronte della segnalazione tempestiva di una transazione sospetta, il prestatore dei servizi di pagamento deve restituire l’intero importo sottratto entro e non oltre la fine del primo giorno lavorativo successivo alla notifica.

L’unica eccezione che consente all’istituto di sospendere il riaccredito immediato si verifica in presenza di un fondato e motivato sospetto di una frode commessa dallo stesso correntista, circostanza che la banca deve comunque segnalare formalmente e per iscritto alla Banca d’Italia.

Perché cambia la gestione dei rimborsi per i correntisti

La vera svolta della sentenza risiede nell’inversione della procedura d’indagine. Fino ad oggi, la tendenza prevalente delle banche era quella di trattenere le cifre sottratte sostenendo che la vittima avesse consegnato incautamente i propri codici di accesso ai criminali informatici che glieli chiedevano per messaggio.

La Corte Ue ha stabilito che questo meccanismo di blocco preventivo non è legittimo:

  • l’istituto ha il dovere primario di restituire subito le somme rubate sul conto corrente;
  • se la banca ritiene che il cliente abbia agito con dolo o colpa grave, non può trattenere il denaro d’autorità, ma deve avviare una procedura separata per dimostrare la negligenza dell’utente e chiederne la restituzione

In questo modo si evita che sia il cittadino a dover anticipare le spese legali o attendere i tempi dell’Arbitro Bancario Finanziario per rientrare in possesso del proprio denaro.

Come comportarsi in caso di addebito non autorizzato

Se si scopre di essere stati vittime di una transazione fraudolenta o di un prelievo non autorizzato, la regola fondamentale è sempre una: segnalare tempestivamente l’accaduto per attivare le tutele previste. Ecco quali sono i passi da fare se si sospetta di essere vittime di truffa:

  • contattare immediatamente i numeri verdi ufficiali dell’istituto per bloccare le carte e le credenziali di home banking;
  • sporgere formale denuncia dell’accaduto presso le autorità di Polizia Postale;
  • inviare un reclamo formale via Pec o raccomandata alla propria banca chiedendo il riaccredito immediato delle somme entro il giorno lavorativo successivo, richiamando espressamente la sentenza C-70/25 della Corte di Giustizia Ue.

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Pensioni 2027, con i nuovi coefficienti gli assegni sono più bassi del 2026

Chi deciderà di andare in pensione a partire dal 1° gennaio 2027 rischia di percepire un trattamento mensile più leggero rispetto a chi lascia l’attività entro la fine del 2026, a parità di età anagrafica e di anzianità contributiva.

A determinare la contrazione dei futuri cedolini è l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione pubblicato dal Ministero del Lavoro, che ricalcola il rendimento del capitale accumulato sulla base del nuovo incremento dell’aspettativa di vita.

Cosa sono i coefficienti di trasformazione e perché cambiano

Nel sistema contributivo, ormai applicato alla quasi totalità dei lavoratori prossimi al riposo, l’importo della prestazione si ottiene moltiplicando le somme accantonate durante la carriera (il cosiddetto montante contributivo) per una percentuale denominata coefficiente di trasformazione.

Il valore di questo moltiplicatore cresce con l’avanzare dell’età di uscita, garantendo un rendimento annuo più elevato a chi lavora più a lungo. Tuttavia, i parametri vengono aggiornati a cadenza biennale per adeguarsi all’evoluzione demografica. Poiché la speranza di vita media continua a salire, le tabelle per il biennio 2027-2028 subiranno una revisione al ribasso: la medesima riserva finanziaria dovrà infatti garantire la copertura di un periodo di erogazione stimato più esteso.

Le simulazioni sugli assegni

Dalle stime elaborate, la riduzione lorda varia in proporzione diretta all’età del pensionato e all’entità del capitale maturato. Di seguito la comparazione omogenea dell’impatto atteso per diverse fasce di contribuenti nel 2027 rispetto al 2026:

Profilo di uscita Capitale accumulato Assegno mensile lordo stima (2027) Taglio mensile lordo Taglio annuale lordo (13 mensilità)
Pensione di vecchiaia (63 anni) 250.000 euro ~ 935 euro al mese -19 euro al mese -247 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 250.000 euro ~ 1.060 euro al mese -18 euro al mese -234 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 300.000 euro ~ 1.272 euro al mese -22 euro al mese -286 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 500.000 euro ~ 2.120 euro al mese -36 euro al mese -468 euro l’anno

Perché un mese di lavoro in più non basta a evitare il taglio

L’aggiornamento dei parametri si inserisce in un contesto segnato dal riavvio degli automatismi di adeguamento dei requisiti alla speranza di vita. Dal 1° gennaio 2027, la soglia minima per accedere alla pensione di vecchiaia salirà di 30 giorni, attestandosi a 67 anni e 1 mese, mentre per la prestazione anticipata contributiva occorreranno 64 anni e 1 mese.

Tuttavia, un’ulteriore contribuzione versata in un solo mese apporterebbe un beneficio marginale al capitale complessivo: per neutralizzare l’effetto delle nuove tabelle occorrerebbero tra i 5 e i 7 mesi di attività in più. Di conseguenza, chi maturerà i requisiti nel 2027 percepirà dall’Inps un importo strutturalmente inferiore rispetto a chi ha lasciato la professione l’anno precedente a parità di percorso.

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Manovra 2027, fringe benefit in busta paga: quando rischia di essere tassato

In vista della prossima Manovra finanziaria, si delinea con maggiore chiarezza il quadro dei bonus e delle agevolazioni che i lavoratori dipendenti vedranno direttamente in busta paga.

Al centro delle misure confermate per il triennio ci sono due strumenti chiave: i fringe benefit e i premi di produttività legati ai risultati aziendali. L’obiettivo del Governo è sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, riducendo il carico di tasse e contributi sugli incentivi erogati dalle imprese.

Cosa sono i Fringe Benefit e quali sono i limiti esentasse

I fringe benefit rappresentano una forma di retribuzione non monetaria o di rimborso che il datore di lavoro riconosce al dipendente. Tra le forme più comuni rientrano i buoni spesa e carburante, il rimborso delle bollette di luce, gas e acqua, l’uso dell’auto aziendale e i dispositivi elettronici.

Per il 2027 restano confermati i limiti di esenzione fiscale entro i quali questi benefici non vengono tassati e non concorrono alla formazione dello stipendio imponibile:

  • 1.000 euro all’anno per la generalità dei lavoratori dipendenti senza figli a carico;
  • 2.000 euro all’anno per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico.

Premi di produttività: tassa ridotta all’1% fino a 5.000 euro

Una delle misure più favorevoli per chi riceve premi di risultato riguarda la tassazione agevolata. Per il biennio 2026-2027, la quota versata come premio di produttività viene tassata con un’imposta sostitutiva ridotta all’1% entro il tetto massimo di 5.000 euro lordi.

Inoltre, se il lavoratore sceglie di convertire il premio di risultato in servizi di welfare aziendale, come versamenti alla previdenza complementare o fondi di assistenza sanitaria, la somma resta interamente esentasse. Questa agevolazione viaggia su un binario separato e non va ad intaccare i tetti ordinari dei fringe benefit.

Cosa succede se si supera la soglia esentasse

Sui fringe benefit c’è una regola fondamentale da tenere a mente per non avere brutte sorprese: i tetti di 1.000 e 2.000 euro funzionano come un dentro o fuori. Questo significa che la soglia non è una franchigia.

Se durante l’anno il totale dei benefit ricevuti supera il limite anche solo di un euro, si perde completamente l’agevolazione. Di conseguenza, Irpef e contributi non si pagheranno solo su quell’euro in più, ma sull’intera somma erogata dall’azienda.

Quali sono le scadenze e come funziona la data limite

Per capire a quale anno appartengono i benefit o i rimborsi ricevuti dall’azienda, la legge prevede una finestra temporale extra chiamata principio di cassa allargato. In parole semplici:

  • tutti i rimborsi e i benefit che il datore di lavoro eroga entro il 12 gennaio 2027 vengono attribuiti al calcolo delle tasse dell’anno precedente;
  • tutti i pagamenti e i servizi riconosciuti a partire dal 13 gennaio 2027 entrano invece nel conteggio del nuovo anno fiscale.

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Milano, 1 milione di euro di danni per le manifestazioni: quali sono le tutele per i commercianti

L’ondata di proteste e gli scontri che hanno interessato soprattutto il centro di Milano per il caro vita hanno aperto il dibattito sui costi economici delle manifestazioni.

Tra vetrine infrante, arredi urbani danneggiati e giornate di chiusura precauzionale, le stime provvisorie delle associazioni di categoria parlano di danni diretti e indiretti che superano il milione di euro.

La geografia dei danni

A essere state prese di mira sono state soprattutto le vetrine e le serrande delle vie dello shopping e del Quadrilatero della moda di Milano. Un perimetro urbano caratterizzato da una forte concentrazione di boutique del lusso, flagship store di grandi maison e catene in franchising ad alto fatturato, dove i blocchi della circolazione e i disordini impattano su volumi d’affari e flussi turistici danarosi particolarmente elevati.

La reazione della politica

I disordini hanno innescato un acceso scontro politico sulla gestione dell’ordine pubblico nelle grandi città. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è intervenuto con toni perentori definendo le scene di Milano inaccettabili e invocando la necessità di limitare l’uso delle piazze simbolo alle manifestazioni, chiedendo apertamente di blindare piazza Duomo per i cortei a rischio.

Sul fronte legislativo ed economico, il leader della Lega e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno ribadito la necessità di applicare con fermezza il principio chi rompe paga:

Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Chi rompe paga, e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori.

L’obiettivo del disegno di legge è far ricadere la responsabilità civile e finanziaria dei danneggiamenti direttamente sugli autori dei reati o sulle organizzazioni dei cortei non autorizzati. Una linea che punterebbe ad accelerare le procedure di rivalsa economica, visto il reale funzionamento dei meccanismi assicurativi, ma lascia comunque aperto il problema dell’identificazione e della reale capacità finanziaria di chi è già stato individuato come responsabile.

Le prime risposte del Governo

A margine degli eventi del capoluogo lombardo, l’Esecutivo ha approvato in Consiglio dei Ministri il nuovo Decreto Sicurezza, introducendo misure stringenti e un focus specifico sul coinvolgimento dei giovanissimi nei disordini di piazza, un fenomeno commentato dalla stessa Meloni con preoccupazione:

Il più piccolo dei fermati a Milano ha 11 anni. Fa male e fa paura. Faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto diventi la normalità.

Tra le principali novità contenute nel testo figurano:

  • il reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche;
  • l’estensione della durata del fermo preventivo fino a 24 ore, applicabile anche ai soggetti minorenni fermati con oggetti atti a offendere o travisati;
  • l’estensione della presunzione d’imputabilità alla fascia d’età compresa tra i 14 e i 16 anni;
  • l’introduzione di sanzioni amministrative da 500 a 1.000 euro a carico dei genitori dei minorenni comprovati autori di atti vandalici.

Chi risponde dei danni materiali e dei mancati guadagni

La copertura economica per i punti vendita e le catene retail si articola oggi su due binari principali:

  • i contratti stipulati dai grandi marchi internazionali con le polizze assicurative includono generalmente clausole per atti vandalici, sommosse e fermo d’attività (Business Interruption), la cui effettiva liquidazione dipende dalle franchigie e dalle perizie sui mancati incassi contabili;
  • l’azione di rivalsa diretta a individuare la responsabilità civile e penale dei manifestanti fermati richiede tempi processuali lunghi e presenta tassi di recupero effettivo tradizionalmente contenuti.

Proprio perché i tempi della giustizia sono quelli che sono, le associazioni di categoria stanno sollecitando l’intervento delle istituzioni locali e nazionali per valutare misure straordinarie a tutela del proprio indotto e dell’immagine commerciale della città.

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Sciopero dei tir, in Sicilia il Comitato revoca la protesta: sbloccati 480 milioni per il gasolio

La paralisi dei trasporti nell’isola è stata sventata in extremis. In Sicilia le associazioni di categoria hanno disposto la revoca del fermo dei tir, mettendo in salvo la catena della distribuzione alimentare e l’approvvigionamento dei carburanti.

La svolta è arrivata al termine di un serrato confronto con le istituzioni, culminato con lo sblocco di risorse finanziarie decisive per il comparto logistico della regione.

Perché i tir ricominciano a circolare in Sicilia

A disinnescare la protesta è stato il via libera definitivo ai fondi di compensazione. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha confermato l’immediata disponibilità di 480 milioni di euro destinati ad abbattere i costi di insularità e a mitigare l’impatto dei rincari sulla movimentazione delle merci.

Preso atto dell’accoglimento di quasi tutte le istanze presentate nella piattaforma rivendicativa, il Comitato trasportatori siciliani ha sospeso il blocco dei camion per dare un segnale di apertura al ministro Matteo Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione fino all’attuazione completa delle misure.

A stretto giro è arrivata anche la fermata del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha promesso di affiancare alle risorse nazionali ulteriori interventi regionali a tutela della continuità territoriale e della competitività delle imprese locali.

La protesta del caro carburante continua nel resto del Sud

Se in Sicilia si evita il peggio, nel resto del Mezzogiorno la morsa della protesta non accenna a flettere. La combinazione tra l’esplosione dei costi del gasolio e i ritardi negli interventi statali sta spingendo autotrasportatori e agricoltori a bloccare i principali snodi viari del Sud:

  • in Campania la mobilitazione ha congelato la viabilità con presidi a oltranza e blocchi notturni ai caselli di Nola sulla A30, Avellino Est e lungo gli svincoli della A2 nel Vallo di Diano;
  • in Puglia i cortei di tir e trattori hanno invaso la viabilità ordinaria tra Bari e Bitonto, paralizzando il traffico per denunciare margini di profitto ormai azzerati;
  • in Molise i presidi dei camionisti stanno già provocando i primi ritardi nelle consegne dei prodotti freschi e rallentamenti nelle catene di produzione industriale.

Dopo i fornai anche i pescherecci pronti al blocco nazionale

A rendere il quadro ancora più critico è l’effetto contagio che sta travolgendo gli altri settori energivori. Dopo i fornai, anche le marinerie italiane sono pronte a spegnere i motori e a incrociare le braccia contro i rincari energetici innescati dalle tensioni geopolitiche internazionali.

In prima fila c’è la flotta del Molise: gli armatori della marineria di Termoli hanno confermato che i motopesca resteranno ormeggiati nei porti. Tra le richieste urgenti indirizzate al Governo spiccano la proroga del credito d’imposta sul carburante fino al 31 dicembre, il saldo dei ristori arretrati e un’immediata sburocratizzazione per il comparto della blue economy.

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Classifica città smart d’Italia: Bologna si conferma prima ma cresce il divario col Sud

Bologna si conferma la città più smart d’Italia per il secondo anno consecutivo. A completare il podio della settima edizione del City Vision Score 2026-27 ci sono Pordenone, che compie un salto in avanti passando dall’ottavo al secondo posto, e Casalecchio di Reno, comune alle porte del capoluogo emiliano.

Il verdetto della graduatoria, presentata a Padova durante gli Stati generali delle città intelligenti, incorona nuovamente il Nord e traccia una mappa dell’innovazione nei territori italiani che riflette le croniche condizioni territoriali.

Cos’è City Vision Score

L’indice, curato dalle società Blum e Prokalos, misura il grado di intelligenza dei comuni italiani analizzando la totalità delle 7.896 realtà amministrative presenti sul territorio nazionale.

I tre centri urbani che guidano la graduatoria hanno ottenuto punteggi ai vertici della scala di valutazione (da 10 a 100): Bologna ha conquistato il punteggio pieno di 100 punti, seguita a brevissima distanza da Pordenone con 99,96 punti e da Casalecchio di Reno a quota 99.

I sei criteri di valutazione

La misurazione del livello di digitalizzazione e innovazione si basa su 30 indicatori analitici, ripartiti su sei dimensioni cardine della trasformazione urbana:

  • l’efficienza amministrativa, la digitalizzazione dei servizi pubblici e la trasparenza;
  • la vitalità del tessuto imprenditoriale, l’innovazione e la capacità di attrarre investimenti;
  • sostenibilità ambientale, gestione dei rifiuti e politiche energetiche;
  • qualità della vita, sicurezza, offerta culturale e inclusione sociale;
  • infrastrutture di trasporto sostenibile, mobilità elettrica e connessioni stradali;
  • competenze digitali dei cittadini, istruzione e capitale umano.

La top 10 delle città più smart d’Italia

Nove dei primi dieci comuni appartengono al Nord Italia, evidenziando una marcata concentrazione geografica dei centri ad alta tecnologia. Di seguito la classifica dei primi dieci comuni italiani:

  • Bologna, con 100 punti;
  • Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, con 99,96 punti;
  • Casalecchio di Reno, in Emilia-Romagna, con 99,00 punti;
  • Bergamo (Lombardia);
  • Brescia (Lombardia);
  • Rovereto (Trentino-Alto Adige);
  • Agrate Brianza (Lombardia);
  • Firenze;
  • Milano (Lombardia);
  • Udine (Friuli-Venezia Giulia).

Le città del Centro e del Sud Italia dove sono?

Dietro i successi dei primi dieci centri emerge una verità ormai cronica: il Centro e il Mezzogiorno restano completamente esclusi da qualsiasi caratterizzazione delle smart city. Nelle prime cento posizioni figurano 91 comuni del Nord e 9 del Centro, nessun comune del Sud o delle Isole.

Per trovare la prima realtà meridionale occorre scendere fino alla 301esima posizione, occupata da Pescara, che risulta anche l’unico comune di tutto il Sud a rientrare tra i primi 500. Per trovare la prima città insulare si deve arrivare all’865esimo posto con Cagliari, seguita da Bari al 1.456esimo posto, Avellino al 1.671esimo e Lecce al 1.688esimo.

Un’Italia a due velocità

Anche la media dei punteggi evidenzia la spaccatura. Mentre il Nord viaggia a una media di 63,2 punti, con il Nord-Est in vetta a 67,7, e le città del Centro si attestano a 57,1, il Sud si ferma a 37,8 punti.

L’Italia continua ad andare a due velocità, e senza un rafforzamento della capacità amministrativa e investimenti mirati al Mezzogiorno, i progetti di transizione digitale, energetica e ambientale rischiano di essere una realtà solo per una parte del Paese.

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Voli low cost a rischio nel 2027, Ryanair avverte: in arrivo aumenti fino al 20%

L’era dei voli low cost potrebbe essere finita. Nel 2027 le tariffe aeree in Europa potrebbero registrare rincari record fino al 20%, mettendo a segno uno degli aumenti più marcati della loro storia recente.

A lanciare l’allarme è Michael O’Leary, ceo di Ryanair, secondo cui le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il conseguente caro-petrolio rischiano di travolgere i margini operativi di tutto il comparto.

Le dichiarazioni del ceo di Ryanair

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Bruxelles nella giornata di oggi, il numero uno del primo vettore low cost europeo ha tracciato uno scenario di forte rincaro per i prossimi dodici mesi:

vedremo, a mio avviso, il più grande aumento delle tariffe aeree mai registrato in Europa

ha dichiarato O’Leary, sottolineando come neanche un incremento così marcato dei prezzi dei biglietti e degli eventuali supplementi carburante possa bastare a compensare la violenta impennata dei costi energetici.

Perché le compagnie aeree low cost rischiano perdite

Il fattore di maggiore vulnerabilità per le compagnie risiede nella gestione delle coperture finanziarie contro le oscillazioni del carburante. Ryanair e tutti gli altri vettori europei che finora hanno permesso a una generazione intera di volare a prezzi contenuti si trovano ad affrontare questo periodo ampiamente scoperti rispetto al rincaro del greggio.

O’Leary ha spiegato che Ryanair è coperta soltanto per il 15% del fabbisogno del prossimo anno. Questo significa che l‘85% del carburante necessario per garantire il servizio resta esposto alle oscillazioni del mercato.

A complicare il quadro c’è anche il cambio delle abitudini dei viaggiatori, che tendono a posticipare sempre di più l’acquisto dei biglietti, rendendo complessa e imprevedibile la pianificazione operativa dei voli.

La combinazione tra caro-carburante e pressione fiscale porterà il vettore a ridurre la propria presenza in Francia e Belgio in risposta all’aumento delle imposte locali, mentre sul fronte industriale si attende per gennaio la consegna del primo Boeing 737 Max 10 (con altri 16 aeromobili previsti entro aprile) per cercare di efficientare i consumi.

Il tramonto del low cost

I titoli del settore riflettono già la gravità della crisi: Ryanair ha ceduto fino al 2,1% in borsa, con una flessione del 25% da inizio anno che rischia di rendere il 2026 l’anno peggiore per il titolo dal 2018.

Secondo O’Leary, questa morsa tra caro-petrolio, fisco e vincoli operativi ridisegnerà il mercato, spingendo fuori le compagnie più fragili.

Il settore mostra già i primi segnali di riassestamento. Vettori come Air Baltic e la spagnola Volotea sono impegnati in complessi processi di ristrutturazione aziendale. Lufthansa ha superato Air France-Klm nell’acquisizione di una quota della portoghese Tap, mentre il fondo Apollo Global Management valuta il rilevamento di EasyJet.

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Concorso Agenzia delle Entrate da 622 posti, bando riaperto agli stranieri: nuove scadenze

Nuovo sviluppo per la selezione pubblica indetta dall’Agenzia delle Entrate per la copertura a tempo indeterminato di 622 posti per Assistente Gestionale, riservata alle persone con disabilità iscritte al collocamento mirato (Legge 68/1999).

A seguito dell’accoglimento del ricorso da parte del Tribunale di Milano, che ha dichiarato discriminatoria la clausola della sola cittadinanza italiana con la sentenza n. 4273/2026, l’Agenzia ha disposto l’atto di modifica del bando con la riapertura dei termini di candidatura per i cittadini comunitari ed extra-Ue.

Chi può candidarsi con la riapertura dei termini

La nuova finestra temporale per l’invio delle domande è rivolta esclusivamente ai soggetti precedentemente esclusi dalla clausola sulla cittadinanza, purché in possesso di tutti gli altri requisiti previsti dal bando originario:

  • cittadini di uno Stato membro dell’Unione Europea;
  • familiari di cittadini Ue titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • cittadini di Paesi terzi titolari del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo;
  • cittadini di Paesi terzi titolari dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria.

Per i candidati stranieri che non sono rifugiati né titolari di protezione sussidiaria, il godimento dei diritti civili e politici si riferisce al Paese di cittadinanza.

Requisiti generali e collocamento mirato

I candidati che presentano domanda tramite la riapertura dei termini dovevano possedere i seguenti requisiti già il 17 giugno 2026:

  • iscrizione negli elenchi del collocamento mirato (art. 8, Legge 68/1999) della provincia per cui si concorre e stato di disoccupazione;
  • diploma di scuola secondaria di secondo grado o titolo equipollente;
  • età non inferiore ai 18 anni e posizione regolare nei confronti degli obblighi di leva (se dovuti);
  • idoneità fisica allo svolgimento delle mansioni proprie della famiglia professionale di destinazione, compatibilmente con la disabilità posseduta.

Ciascun candidato può presentare domanda per una sola provincia, corrispondente a quella del servizio di collocamento mirato presso cui risulta iscritto.

Prove d’esame e nuove date per le istruzioni

L’iter selettivo prevede un’unica prova scritta della durata di 60 minuti, consistente in 50 quesiti a risposta multipla su elementi di diritto amministrativo, fini istituzionali dell’Agenzia delle Entrate, normativa sul pubblico impiego, informatica e lingua inglese. La prova si intende superata con una votazione minima di 18 su 30.

L’Agenzia delle Entrate ha comunicato che le indicazioni di dettaglio relative alla data, le sedi e la modalità di svolgimento della prova scritta saranno pubblicate sul sito istituzionale e sul Portale inPA il 15 dicembre 2026.

Modalità e nuova scadenza per le domande

Le nuove istanze di partecipazione devono essere inviate esclusivamente online attraverso il Portale unico del reclutamento inPA, autenticandosi tramite Spid, Cie, Cns o eIDAS e indicando un indirizzo di Posta Elettronica Certificata intestato al candidato.

La finestra temporale si chiude inderogabilmente alle ore 23:59 del 18 novembre 2026.

Altri concorsi attivi

Per chi è interessato alle opportunità d’inserimento nel settore pubblico a tempo pieno e indeterminato, resta aperta la possibilità di partecipare a diversi concorsi in scadenza ad ottobre, tra cui si menziona quello in Marina Militare.

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Nuovo bonus mamme 2026 Inps: via alle domande, come fare e requisiti

L’Inps ha aperto da oggi il canale telematizzato per l’invio delle domande relative al Nuovo bonus mamme 2026.

Con la pubblicazione del messaggio numero 3343, l’Istituto dà ufficialmente il via alle richieste per accedere al contributo economico erogato in un’unica soluzione con la mensilità di dicembre 2026.

Come fare domanda sul portale Inps passo dopo passo

La procedura per richiedere l’assegno si svolge interamente online sul sito dell’Istituto tramite i seguenti passaggi:

  • accedere al portale ufficiale Inps autenticandosi con Spid di livello 2, Carta d’identità elettronica, Carta nazionale dei servizi o eIdas;
  • entrare nella sezione dedicata alle prestazioni a sostegno del reddito e selezionare il punto d’accesso per le prestazioni non pensionistiche;
  • spuntare l’opzione del Nuovo bonus mamme 2026 e compilare il modulo con i dati del rapporto di lavoro e i codici fiscali dei figli;
  • verificare la correttezza dei dati inseriti, inoltrare la richiesta e scaricare la ricevuta con il numero di protocollo.

Sarà possibile consultare lo stato di avanzamento dell’istanza direttamente dall’area riservata MyInps o rivolgendosi a un patronato.

Entro quando si può fare richiesta

Le lavoratrici interessate hanno tempo fino al 31 dicembre 2026 per trasmettere la domanda. Il termine slitta al 31 gennaio 2027 solo per chi perfeziona i requisiti d’accesso nel corso del mese di dicembre 2026.

Le differenze con il precedente Bonus mamme

Il nuovo incentivo presenta modifiche sostanziali rispetto al vecchio Bonus mamme. Mentre il vecchio strumento si configurava come uno sgravio del 100% dei contributi previdenziali Ivs a carico della lavoratrice, la misura attuale consiste in un contributo economico diretto erogato dall’Inps.

Con la decontribuzione si poteva cumulare un beneficio di 3.000 euro l’anno, percepiti durante l’anno in busta paga. Il nuovo bonus accredita un importo fisso di 60 euro al mese, per un tetto massimo di 720 euro annui, che viene liquidato in un’unica soluzione a fine anno.

In passato il diritto spettava esclusivamente alle lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato. La nuova disciplina estende invece l’accesso alla prestazione sia alle lavoratrici dipendenti sia alle lavoratrici autonome e alle libere professioniste.

Infine, se con il vecchio beneficio fiscale non era prevista alcuna soglia Isee o reddituale, la nuova misura introduce un tetto al reddito annuo individuale da lavoro, fissato entro il limite massimo di 40.000 euro.

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Concorso da 41 posti per Oss in Nord Italia: per candidarsi basta la terza media

Due aziende pubbliche che offrono servizi dedicati all’assistenza e alla cura della persona hanno indetto concorsi pubblici per soli esami, finalizzati alla copertura a tempo indeterminato di 41 posti complessivi per Operatore Socio-Sanitario.

Le selezioni rappresentano un’importante occasione per chi possiede la qualifica professionale e desidera inserirsi in modo permanente nelle strutture socio-assistenziali del servizio pubblico.

Dove e come sono suddivisi i 41 posti a concorso

I bandi pubblicati fanno riferimento a due distinte procedure concorsuali gestite da enti del territorio emiliano:

  • 26 posti presso A.S.P. di Piacenza, che prevede l’assunzione a tempo indeterminato di 26 unità di personale, di cui 19 con contratto a tempo pieno e 7 a tempo parziale per un totale di 30 ore settimanali;
  • 15 posti presso l’Azienda Sociale Sud-Est, in provincia di Parma, che seleziona 15 operatori a tempo pieno e indeterminato da assegnare alla Casa Residenza Anziani “Val Parma” o al Centro Socio-Riabilitativo Residenziale “La Casetta” di Langhirano.

Per entrambe le selezioni sono previste le riserve di legge in favore dei volontari delle Forze Armate e di chi ha svolto il Servizio Civile Universale senza demerito.

Quali sono i requisiti di partecipazione

Per poter presentare la domanda di candidatura è necessario possedere, oltre ai requisiti generali quali la cittadinanza italiana o europea, la maggiore età e l’idoneità fisica alla presa di servizio, l’aver conseguito le seguenti certificazioni entro i termini di scadenza previsti dai bandi:

  • diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media) o assolvimento dell’obbligo scolastico (se conseguito all’estero è richiesta l’equipollenza);
  • attestato di qualifica di Operatore Socio-Sanitario rilasciato da enti accreditati.

Svolgimento delle selezioni e prove d’esame

Entrambe le procedure si articolano per soli esami e non prevedono la valutazione iniziale dei titoli di servizio o di studio, fermo restando il controllo del possesso dei requisiti di ammissione.

L’iter selettivo prevede per entrambi i concorsi due prove valutate in trentesimi, superabili con un punteggio minimo di 21 su 30:

  • un test a risposta multipla o sintetica vertente sulle tecniche di assistenza, igiene e cura dell’ospite, piani individualizzati, prevenzione dei rischi, sicurezza sul lavoro e legislazione sanitaria regionale;
  • un colloquio individuale sulle materie d’esame, integrato dall’accertamento della conoscenza della lingua straniera (inglese o francese) e dell’uso delle apparecchiature e applicazioni informatiche più diffuse.

Come ed entro quando candidarsi

Le istanze di candidatura devono essere inoltrate esclusivamente online tramite il portale unico del reclutamento inPA, accedendo con credenziali digitali Spid, Cie o Cns. Per entrambe le procedure è richiesto il pagamento di un contributo di partecipazione.

I termini perentori per l’invio delle domande sono chiaramente distinti per ciascun bando.

Per chi intende presentare la propria istanza d’interesse per l’A.S.P. di Piacenza, il termine scade alle ore 14:30 del 24 ottobre 2026. La prima prova è già calendarizzata per il 5 novembre.

Per quanto riguarda l’Azienda Sociale Sud-Est, si può inviare la propria candidatura entro e non oltre le ore 12:00 del 28 ottobre 2026. L’esame scritto si svolgerà il 3 novembre.

Altri concorsi attivi

Per chi è interessato alle opportunità d’inserimento nel settore pubblico, sono tanti i concorsi calendarizzati per il mese di ottobre. Si consiglia di monitorare periodicamente il portale di reclutamento ufficiale per consultare il calendario sempre aggiornato dei concorsi in scadenza.

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Clima, Bankitalia: dopo l’obbligo di polizza serve prevenzione. Panetta: “Non è un rischio futuro”

Aumentano i costi diretti degli eventi estremi derivati dal cambiamento climatico. Lo dice Fabio Panetta, governatore di Bankitalia alla Green Swan Conference di Manila. L’impatto economico non è più qualcosa di demandabile alle generazioni future perché rappresenta uno shock già in atto.

Confrontando la fotografia del tessuto produttivo e finanziario scattata dall’Istituto di via Nazionale dello scorso anno con quella del report fonte degli avvertimenti lanciati dal Governatore, emerge chiaramente come la gestione del rischio climatico nel nostro Paese stia evolvendo da tema teorico a priorità di stabilità di bilancio.

Le imprese hanno sottovalutato il rischio fisico

I dati emersi dalle previsioni di Bankitalia sul campione delle imprese italiane sono stati confermati dal report di quest’anno ed evidenziano una spaccatura tra la percezione del rischio e la realtà della propria vulnerabilità climatica:

  • circa il 70% delle imprese dichiarava di ritenere la propria esposizione a eventi estremi bassa o nulla, mentre i dati cartografici e le mappe di Ispra localizzavano almeno un terzo di queste aziende in aree a rischio idrogeologico o climatico medio-alto;
  • le imprese mostravano una consapevolezza sui rischi di transizione dal punto di vista ecologico e legale, ma solo un terzo riservava risorse specifiche all’analisi del rischio fisico;
  • tra le ragioni del mancato monitoraggio delle emissioni o della gestione del rischio, la maggioranza delle imprese citava costi non convenienti, mancanza di competenze dedicate o la convinzione errata che il tema non fosse rilevante per il proprio settore;
  • una fetta considerevole delle piccole realtà aziendali ha deciso di rimanere priva di adeguate coperture assicurative, al netto di perdite aziendali considerevoli, causate da eventi avversi. Il tutto stimabile in media in centinaia di migliaia di euro e fino a potenziali contrazioni della capacità produttiva.

La fotografia mondiale del 2026

Fabio Panetta ha esposto i dati del quadro globale aggiornato dal punto di vista strettamente economico:

  • i danni mondiali causati da eventi climatici estremi sono raddoppiati rispetto ai primi anni 2000, raggiungendo la cifra di 200 miliardi di dollari;
  • una quota maggioritaria delle perdite economiche da catastrofi naturali rimane non assicurata, esponendo da un lato famiglie e imprese al fallimento, e costringendo dall’altro gli Stati a intervenire ex-post con ingenti spese a carico dei bilanci pubblici.

Si rende sempre più necessario quindi introdurre polizze catastrofali per obbligo di legge, con il fine di colmare il divario strutturale di protezione. Panetta auspica una sinergia tra coperture private, riassicuratori, garanzie pubbliche di ultima istanza e strumenti dei mercati dei capitali.

Confronto di sintesi: cos’è cambiato tra il 2025 e il 2026

Dimensione di analisi Ivass Indagine Bankitalia 2025 Quadro Globale 2026
Danni e impatto economico Raccolta premi per rischi catastrofali a 3,1 miliardi di euro (+13%). Perdite medie per le imprese colpite da eventi avversi pari a 380.000 euro (mediana 50.000 euro) con impatti fino al 19% della capacità produttiva. Danni diretti mondiali da eventi climatici estremi raddoppiati rispetto ai primi anni 2000, raggiungendo i 200 miliardi di dollari.
Percezione del rischio fisico L’84,7% delle compagnie assicurative considera materiali i rischi fisici all’interno dei propri modelli di gestione del rischio. Il 70% delle imprese valuta la propria esposizione al rischio fisico come bassa o nulla; solo il 33% destina risorse dedicate al rischio fisico. Il rischio fisico viene riconosciuto come uno shock sistemico diretto su attività economica, inflazione e stabilità del sistema creditizio.
Copertura e Protection Gap Forte divario di protezione: solo il 5,1% delle abitazioni residenziali è assicurato contro le alluvioni e il 5,6% contro i terremoti. Adesione spontanea contenuta, soprattutto tra le Pmi, rendendo necessario l’intervento con l’obbligo di legge sulle polizze aziendali. Ampia quota delle perdite mondiali priva di copertura. Necessità di adottare schemi integrati tra pubblico, assicuratori e riassicuratori.
Governance e Politiche ESG L’89% delle compagnie ha integrato i fattori Esg nella governance, mentre l’82,5% adotta politiche d’investimento sostenibili. Il 79% delle aziende dispone di un sistema di monitoraggio dei rischi, ma più della metà non produce report di sostenibilità o non traccia le emissioni. La responsabilità delle politiche spetta ai governi; gli interventi devono essere praticabili per garantire il consenso e sostenere gli investimenti privati.

Le conclusioni per il sistema finanziario

Se il 2025 aveva mostrato un’Italia imprenditoriale ancora lenta nel misurare le impronte carboniche e incline a ignorare i rischi fisici del proprio territorio, il 2026 sembra segnare il passaggio alla fase dell’emergenza pragmatica, sebbene sollecitata da obblighi di legge.

Le parole di Panetta confermano che per preservare la tenuta del sistema finanziario non si può più fare affidamento sui soli interventi statali a posteriori: serve una strategia d’impatto basata su prevenzione, pianificazione e condivisione sistemica del rischio.

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Sciopero trasporti e forni spenti fino al 20 ottobre: da novembre prezzi su di pane e farina

Le proteste del settore trasporti non accennano a rientrare, trascinando nella mobilitazione diversi altri comparti produttivi del Paese. Ai blocchi degli autotrasportatori e alle rivendicazioni degli agricoltori si sono uniti in modo compatto anche i panificatori artigianali. Nato inizialmente come un fermo di 48 ore, il blocco è stato esteso fino al 20 ottobre, spingendo il Governo ad anticipare i tavoli di confronto con le categorie in protesta.

La situazione rischia di paralizzare l’approvvigionamento di un bene primario come il pane, con la filiera dell’arte bianca stretta tra l’esplosione dei costi di gestione e la difficoltà nel reperire le materie prime.

Perché anche i fornai hanno incrociato le braccia

A spingere i panificatori a spegnere i forni sono molteplici fattori ormai insostenibili. I costi dell’energia elettrica e del gas necessari per alimentarli sono arrivati a livelli critici, mentre il fermo del trasporto merci iniziato il 16 ottobre, in coincidenza con la Giornata mondiale del pane fresco, sta bloccando le consegne di grano e farine dai mulini ai laboratori.

A gravare sui bilanci dei piccoli artigiani si aggiungono le spese di confezionamento, aumentate fino al 50%, il rincaro del gasolio per le consegne e le storture imposte dalla Grande distribuzione organizzata, come le trattenute sui rincari al dettaglio e l’obbligo di farsi carico del pane invenduto. In queste condizioni, per molti panifici proseguire la produzione significa lavorare in perdita.

Dal 1° novembre aumentano i prezzi delle farine

Oltre ai disagi immediati, all’orizzonte si profila un’ulteriore stangata per le famiglie. I principali impianti di macinazione hanno infatti già inviato i nuovi listini delle farine alimentari, che prevedono aumenti di circa 10 euro al quintale ed entreranno in vigore a partire dal prossimo 1° novembre.

L’impatto economico si farà sentire in modo particolare sul pane di prima fascia e sulla grande distribuzione, dove la tariffa base passerà da circa 3,00 a 3,80 euro al chilo, fino a ripercuotersi su tutti i prodotti derivati da forno: dai biscotti ai grissini, fino alle fette biscottate, alle pizze e agli impasti surgelati.

Mettendo a confronto le stime con i dati ufficiali Istat del 2025, che certificavano un prezzo medio nazionale di 3,90 euro al kg con oscillazioni tra i 3,00 euro kg della Gdo e i 5,00 euro dei panifici del Nord, l’effetto degli aumenti sarà diversificato a seconda del canale d’acquisto:

Canale d’acquisto Media 2025 Stima dal 1° novembre Variazione annua
Gdo 3,00 euro al kg 3,80 euro al kg +26,67% (+0,80 euro)
Media nazionale generale (Istat) 3,90 euro al kg 3,80 €/kg -2,56% (-0,10 euro)

Corsa alle scorte nei supermercati

L’annuncio del prolungamento dello sciopero fino al 20 ottobre e la prospettiva dei rincari imminenti hanno scatenato la corsa agli acquisti. Nelle regioni del Mezzogiorno, dove i blocchi e i presidi autostradali proseguono ormai da quattro giorni consecutivi, si registrano lunghe code presso i panifici di quartiere, mentre nei supermercati si segnalano i primi scaffali vuoti nei reparti dedicati a farina, lievito e prodotti da forno a lunga conservazione.

Senza interventi strutturali sul costo dell’energia, dei carburanti e sul contrasto alle pratiche commerciali sleali lungo la filiera, le associazioni di categoria avvertono che il rischio di nuove mobilitazioni resta concreto.

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Manovra 2027, oggi il vertice di maggioranza: si discute ancora su banche, tasse e pensioni

Nella giornata di oggi, la maggioranza si riunisce in vertice per discutere alcuni punti di dubbio sulla Legge di Bilancio, in arrivo entro fine 2026.

A causa dei margini piuttosto stretti, c’è assoluta necessità che le divergenze tra il Mef e i leader di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi Moderati vengano risolte.

Quanto può spendere il Governo

Il margine di spesa del Governo Meloni non è molto ampio. Dei 23,5 miliardi di euro previsti, solo 10 derivano dal bilancio dello Stato, mentre i restanti sono legati a misure in deficit o all’approvazione della clausola di salvaguardia nazionale.

Ecco come saranno distribuite le risorse principali:

  • 5 miliardi alle politiche per le famiglie;
  • 4,6 miliardi per la Difesa;
  • 2,4 miliardi per la Sanità.

La discussione sugli extra-profitti delle banche

Il motivo di maggiore tensione in maggioranza è dato dalla possibilità di tassare, in via straordinaria, gli extra-profitti degli istituti di credito. Secondo Matteo Salvini, leader della Lega, dovrebbe essere il Governo a stabilire una cifra, di almeno 5 miliardi di euro, definendolo un “intervento di assoluto buonsenso”.

Secondo il vice premier Antonio Tajani, invece, sarebbe più saggio richiedere un contributo volontario, per evitare che un prelievo troppo alto abbia come effetto non voluto e collaterale un aumento delle spese per i correntisti.

Il caro energia e la trattativa con Bruxelles

A pesare sulla decisione di mettere in bilancio bonus energetici per far fronte al caro bollette è anche la voce di Bruxelles. L’Italia infatti ha richiesto alla Commissione e all’Unione maggiore flessibilità per quanto riguarda il prezzo del gas, visto l’arrivo dell’inverno, e ne è uscita con la possibilità reale di tagliare del 25% i costi per imprese e famiglie.

Tuttavia, l’impiego dei margini di flessibilità di bilancio principalmente per calmierare i prezzi dell’energia richiede una valutazione attenta degli impatti a lungo termine. Il percorso verso l’indipendenza energetica comporta infatti investimenti strutturali che, per come è strutturata la fiscalità italiana, incidono sui costi generali di sistema, aumentando i rischi di futuri rincari sulle bollette elettriche.

La linea del Mef

Per far fronte alle richieste dei partiti di maggioranza sarebbe necessaria una manovra più ampia. Detassare giovani e ceto medio, immaginare una flat tax fino a 100.000 euro e garantire l’uscita dal mondo del lavoro a 64 anni sono spese complesse da sostenere con gli attuali margini di bilancio, che il ministro Giorgetti commenta così:

Si può decidere di fare interventi per quanto riguarda le retribuzioni dei giovani, piuttosto che interventi focalizzati sugli anziani, piuttosto che interventi generalizzati sull’Irpef. Dato un ammontare disponibile di risorse, sono interventi anche alternativi.

Insomma, la linea del Ministro sembra sia programmaticamente rivolta a consolidare la “credibilità rinnovata della finanza pubblica, della sostenibilità e del debito” italiani.

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Assegno Unico 2027, in arrivo gli aumenti per l’inflazione: i nuovi importi e le fasce Isee

L’aggettivo caro, nella sua declinazione economica, continuerà ad accompagnare qualsiasi aspetto della vita degli italiani. Con l’inflazione che continua a erodere la capacità di spesa, si prevedono adeguamenti generali degli stipendi, ma anche delle misure previdenziali legate all’assistenza alla natalità, come l’Assegno Unico.

Si stima una rivalutazione del bonus intorno al 2,9%, con il conseguente adeguamento dei criteri di accesso per nucleo familiare. Le prime erogazioni con i valori aggiornati avverranno a partire dai mesi di febbraio e marzo del prossimo anno.

Rivalutazione Isee e nuovi importi per i figli

L’adeguamento non riguarda solo le somme erogate, ma anche le fasce Isee di riferimento. La soglia per accedere all’importo massimo salirà a circa 17.975,10 euro, rispetto ai 17.468,51 euro del 2026, mentre il limite oltre il quale viene corrisposta la quota minima passerà a oltre 47.933,61 euro. Una misura che risponde alla necessità di venire incontro al ceto medio, che soffre maggiormente la pressione fiscale.

Per un figlio minorenne, l’assegno base potrà raggiungere i 209,70 euro al mese, contro i 203,80 euro attuali, con un incremento di 5,90 euro mensili. Per chi si trova a cavallo tra due scaglioni, il ricalcolo combinato delle tabelle e la nuova soglia Isee potrà generare un beneficio complessivo superiore ai 100 euro su base annua.

Tipologia di quota o maggiorazione Importo 2026 Stima 2027 Aumento mensile
Massimo per figli minorenni (Isee base) 203,80 euro 209,70 euro 5,90 euro
Minimo per figli minorenni (Isee alto) 58,30 euro 60,00 euro 1,70 euro
Massimo figli maggiorenni (18-20 anni) 99,10 euro 102,00 euro 2,90 euro
Maggiorazione dal terzo figlio in poi 99,10 euro 102,00 euro 2,90 euro
Maggiorazione genitore secondo percettore 34,90 euro 35,90 euro 1,00 euro

Qual è l’impatto sulle famiglie numerose

L’effetto dell’adeguamento risulterà più evidente per i nuclei familiari con più figli a carico, che beneficeranno non solo dell’incremento dell’importo base per l’Assegno Unico, ma anche del ricalcolo delle singole quote aggiuntive.

Proviamo a fare due conti. Un nucleo con tre figli minorenni collocato in prima fascia Isee potrà contare su un incremento di 17,70 euro al mese per la quota base, 5,90 euro per ciascun figlio, a cui si aggiungerà l’aumento di 2,90 euro per il terzo nato, che sale da 99,10 a 102 euro mensili.

Complessivamente, per questa tipologia di famiglia l’aumento sarà di 20,60 euro al mese, che si traducono in circa 247 euro in più spalmati nell’arco dell’anno. In ogni caso, bisognerà attendere la pubblicazione delle circolari ufficiali dell’Inps per la conferma dei coefficienti definitivi e il calendario di erogazione dei conguagli.

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Marriott assume laureati senza esperienza per il Voyage Program: requisiti e scadenze

Marriott International, uno dei principali gruppi dell’ospitalità globale con oltre 10.000 strutture ricettive in 148 Paesi, ha aperto le selezioni in Italia per il Voyage Global Leadership Development Program 2027. L’iniziativa offre a neolaureati e laureandi l’opportunità di avviare una carriera manageriale nel settore alberghiero all’interno di prestigiosi hotel situati in Lombardia, Lazio, Veneto e Toscana.

Il programma si fonda sull’apprendimento diretto sul campo e forma i futuri quadri operativi del gruppo attraverso un percorso di sviluppo intensivo.

Caratteristiche del percorso formativo e retribuzione

Il Voyage Program prevede un impegno a tempo pieno della durata variabile tra 12 e 18 mesi a seconda della sede aziendale e degli obiettivi professionali individuati.

I partecipanti vengono integrati nell’operatività quotidiana degli hotel affiancando la pratica sul campo alla formazione tecnica, con brevi rotazioni nei reparti con affiancamento per aiutare i tirocinanti a sviluppare capacità d’innovazione personale.

La Retribuzione Annua Lorda varia a seconda della struttura di inserimento:

  • la sede del The Westin Palace di Milano offre un trattamento retributivo annuo di 23.892,26 euro;
  • gli alberghi di Roma e di Forte dei Marmi prevedono una retribuzione di 25.316 euro lordi;
  • gli hotel di Venezia riconoscono un compenso che va dai 26.057,92 ai 33.000 euro lordi annui;
  • la struttura Bvlgari Hotel di Milano offre una retribuzione compresa tra 25.000 euro e 33.000 euro lordi.

Aree d’inserimento e requisiti richiesti

Le selezioni per il programma 2027 si articolano su quattro differenti ambiti operativi: Room Operations (gestione camere e accoglienza), Food & Beverage (ristorazione e bar), Culinary (cucina) ed Engineering (manutenzione tecnica e impianti).

Per accedere alle selezioni occorre possedere i seguenti requisiti obbligatori:

  • aver conseguito la laurea triennale o magistrale da marzo 2025 in poi in qualsiasi indirizzo di studio, oppure prevedere di conseguire il titolo entro 12 mesi dalla candidatura;
  • per la sola area Culinary, possedere un Associate degree o titolo terziario equivalente;
  • non è richiesta alcuna esperienza lavorativa antecedente nel settore alberghiero;
  • possedere spiccate capacità analitiche, orientamento alle relazioni, spirito d’iniziativa e autorizzazione al lavoro in Italia.

Per la copertura dei ruoli può essere richiesta la conoscenza fluente della lingua italiana e della lingua inglese.

Dove avvengono gli inserimenti

Le opportunità d’inserimento per il Voyage Program 2027 sono distribuite nelle seguenti strutture e città italiane:

Città Struttura alberghiera Aree di inserimento disponibili
Milano The Westin Palace Milan Room Operations, Food e Beverage
Milano Bvlgari Hotel Milano Room Operations
Roma The Westin Excelsior Rome Food e Beverage
Roma The St. Regis Rome Room Operations
Venezia The St. Regis Venice Room Operations
Venezia JW Marriott Venice Resort e Spa Room Operations
Venezia The Gritti Palace Venice Food e Beverage
Forte dei Marmi Principessa Forte dei Marmi Room Operations, Food e Beverage, Culinary, Engineering

Come ed entro quando candidarsi

Per inoltrare la propria richiesta occorre collegarsi al portale delle carriere del gruppo ed accedere alla sezione dedicata alle selezioni. Dalla pagina principale è possibile selezionare la sede d’interesse e compilare il modulo elettronico allegando il Curriculum Vitae aggiornato.

Le candidature per l’edizione con partenza a marzo 2027 devono essere inviate entro il 1° dicembre 2026. L’iter selettivo comprende un video colloquio, una valutazione manageriale, un primo colloquio con il recruiter e l’intervista finale presso l’hotel.

Altri annunci di lavoro attivi

Le opportunità offerte da Marriott International si inseriscono tra i diversi programmi d’inserimento dedicati ai giovani sul territorio nazionale. Si segnalano anche le selezioni promosse da Poste Italiane per portalettere e sportellisti, i reclutamenti curati da Aruba Group per profili tecnici e di compliance e le offerte di lavoro firmate da Lexroom.ai nel campo dell’intelligenza artificiale.

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Concorso da 2.500 posti in Marina Militare, tra i requisiti la terza media: non c’è quiz d’ingresso

Il Ministero della Difesa ha indetto il concorso pubblico per l’arruolamento in Marina Militare di 2.500 Volontari in Ferma Prefissata Iniziale, offrendo un canale d’accesso fondamentale sia nei ruoli operativi di bordo sia nelle componenti specialistiche d’élite e nel Corpo delle Capitanerie di Porto.

La ferma prefissata iniziale rappresenta il primo gradino per chi intende costruirsi un futuro nelle Forze Armate, garantendo un percorso formativo di base e tecnico-operativo e la possibilità di accedere successivamente ai concorsi per la Ferma Triennale e per il servizio permanente.

Come sono suddivisi i posti

I 2.500 posti messi a concorso dal bando sono suddivisi tra le due anime principali della Forza Armata:

  • 2.000 posti per il Corpo Equipaggi Militari Marittimi, di cui 1.750 destinati al settore d’impiego navale e 250 assegnati alle Forze Speciali e alle componenti specialistiche (anfibi, incursori, palombari, sommergibilisti ed elicotteristi);
  • 500 posti per il Corpo delle Capitanerie di Porto (Guardia Costiera), di cui 460 per i settori d’impiego ordinari e 40 riservati alle specializzazioni di bordo e di terra (componente aeromobili, soccorritori marittimi e sommozzatori).

Il reclutamento si articolerà su due blocchi distinti di domande.

Il 1° Blocco mette a concorso 1.680 posti con scaglioni di incorporamento previsti tra giugno 2027 e marzo 2028.

Il 2° Blocco assegna i restanti 820 posti, distribuiti su tre incorporamenti tra novembre 2027 e marzo 2028.

È inoltre prevista una quota di riserva del 10% per i diplomati delle Scuole Militari, i figli di militari deceduti in servizio e gli assistiti dalle opere di previdenza delle Forze Armate.

Quali sono i requisiti di partecipazione

Per presentare la candidatura alla selezione è necessario possedere i requisiti generali richiesti per la partecipazione a qualsiasi concorso, quali:

  • la cittadinanza italiana;
  • il godimento dei diritti civili e politici;
  • condotta incensurabile, assenza di condanne o procedimenti penali per delitti non colposi;
  • idoneità psico-fisica e attitudinale al servizio.

Ci sono delle restrizioni anagrafiche: possono presentare istanza soltanto gli interessati di età compresa tra i 18 e i 24 anni non compiuti al momento dell’iscrizione.

Per quanto riguarda i titoli di studio, è sufficiente la terza media per tutti i ruoli, fatta eccezione per le componenti aeromobili, che richiedono invece il diploma di scuola superiore valido per l’iscrizione all’università.

Quali sono le prove da sostenere

La selezione non prevede una prova scritta a quiz, ma si basa su un’articolata prima fase di valutazione dei titoli di merito.

La commissione stilerà le graduatorie provvisorie sommando i punteggi relativi al voto del titolo di studio, alle patenti di guida civili, ai brevetti subacquei o di salvamento, alla conoscenza certificata della lingua inglese e di altre lingue straniere, fino ai titoli sportivi e alle cinture nelle arti marziali per le Forze Speciali.

I candidati collocati in posizione utile verranno poi convocati presso la Caserma Castrogiovanni di Taranto per sostenere gli accertamenti psico-fisici e attitudinali.

Per i concorrenti orientati ai settori specialistici (incursori, anfibi, subacquei, soccorritori e aeromobili) sono previste visite mediche mirate presso le infermerie di La Spezia, Taranto o l’Istituto di Medicina Aerospaziale, integrate dal superamento obbligatorio delle prove di efficienza fisica (nuoto 25 metri, piegamenti sulle braccia, addominali, trazioni alla sbarra ed eventuale corsa di 3.000 metri).

Come ed entro quando candidarsi

La candidatura deve essere presentata esclusivamente online attraverso il portale dei concorsi del Ministero della Difesa, raggiungibile anche dal portale inPA. Per accedere alla piattaforma è necessario disporre di un’identità digitale riconosciuta a scelta tra Spid, Cie o Cns.

Le finestre temporali per l’invio delle istanze sono così suddivise in base al blocco di interesse.

I candidati del 1° Blocco, riservato ai nati tra il 24 ottobre 2002 e il 24 ottobre 2008, hanno tempo per presentare domanda dal 25 settembre al 24 ottobre 2026.

I candidati del 2° Blocco, riservato ai nati tra il 30 giugno 2003 e il 30 giugno 2009, avranno la propria finestra riservata di candidatura dal 1° giugno 2027 al 30 giugno 2027.

Altri concorsi attivi

Per chi è interessato alle opportunità nelle Forze Armate e nei Corpi armati dello Stato, è di prossima pubblicazione il bando per il reclutamento in Guardia di Finanza. In generale, la PA nel mese di ottobre prevede altri concorsi in scadenza, per cui si fa riferimento a un calendario piuttosto fitto.

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Quota 100, la Cassazione frena l’Inps sui “lavoretti”: stop alla restituzione di tutta la pensione

Integrare la pensione con un piccolo lavoretto non farà più perdere un intero anno di assegno. Con la sentenza n. 26864, la Corte di Cassazione ha stravolto la propria linea guida su Quota 100, sbarrando la strada alle richieste di restituzione integrale avanzate dall’Inps.

Il divieto di cumulo tra reddito da lavoro e pensione anticipata resta in vigore, ma la decurtazione applicata dall’Istituto di previdenza dovrà essere limitata esclusivamente alle somme incassate tramite l’attività lavorativa.

Dalla contestazione di Bari alla svolta in Cassazione

La vicenda giudiziaria che ha portato a questo cambio di rotta riguarda un ex lavoratore pugliese che nel 2020 aveva svolto alcune collaborazioni per un compenso complessivo inferiore a 5.000 euro. Il contribuente riteneva che le prestazioni rientrassero nel lavoro autonomo occasionale, l’unica eccezione ammissibile sotto tale soglia per chi è andato in pensione con Quota 100.

L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha invece riqualificato quei contratti come collaborazioni coordinate e continuative, esigendo la restituzione dell’intero anno di assegni.

Dopo le pronunce favorevoli all’Inps in primo e secondo grado presso il Tribunale e la Corte d’Appello di Bari, la Cassazione ha parzialmente ribaltato la situazione: pur confermando l’illegittimità del cumulo per le co.co.co., gli ermellini hanno stabilito che la trattenuta deve limitarsi all’importo effettivamente guadagnato, rinviando la causa ai giudici pugliesi per ricalcolare la cifra corretta.

Cosa cambia per i pensionati che vogliono arrotondare

I giudici hanno fatto valere un chiaro principio di proporzionalità. Ora l’Ente di previdenza non potrà più pretendere la restituzione dell’intera annualità a fronte di guadagni minimi, ma solo la cifra corrispondente al compenso percepito.

La decisione frena i maxi-recuperi dell’Inps, garantendo una tutela fondamentale per chi ha svolto brevi prestazioni senza intenzione di eludere le norme sul pensionamento anticipato. Resta tuttavia fermo il vincolo normativo: per non incorrere nel divieto di cumulo, qualsiasi attività lavorativa svolta prima dei requisiti della pensione di vecchiaia deve mantenere un carattere rigorosamente occasionale e rientrare entro il tetto dei 5.000 euro annui.

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Caro carburanti e scioperi, le Regioni in cui si paga ancora meno di 2 euro: dove risparmiare

Nonostante il mancato rinnovo dello sconto sulle accise, le difficoltà di approvvigionamento e i blocchi dovuti agli scioperi, trovare distributori di carburante con prezzi inferiori alla media è ancora possibile.

Facile.it ha elaborato i dati del Mimit offrendo una fotografia dettagliata del panorama nazionale. In ogni caso, le medie generali restano ormai stabilmente sopra la soglia dei 2 euro al litro.

In quali Regioni la benzina costa meno di 2 euro

In tutta Italia, oltre la metà dei distributori analizzati — circa 10.223 impianti — vende la benzina al self-service a un prezzo inferiore alla soglia dei 2 euro al litro.

Regione Impianti sotto i 2 euro al litro
Valle d’Aosta 62%
Sicilia 60%
Marche 60%
Lazio 58%
Lombardia 56%
Piemonte 55%
Toscana 54%
Abruzzo 52%
Liguria 52%
Emilia-Romagna 51%
Veneto 51%
Friuli-Venezia Giulia 50%
Puglia 49%
Sardegna 49%
Umbria 49%
Trentino-Alto Adige 45%
Molise 44%
Calabria 42%
Campania 37%
Basilicata 36%

In quali Regioni il gasolio costa di più

Sul fronte del gasolio la situazione è decisamente più grave. A livello nazionale, soltanto il 26% dei distributori (circa 5.030 impianti su oltre 19.500 monitorati) vende il diesel a meno di 2,20 euro al litro.

Regione Impianti sotto i 2,20 euro al litro
Marche 38%
Abruzzo 36%
Lazio 31%
Umbria 31%
Friuli-Venezia Giulia 30%
Liguria 30%
Valle d’Aosta 30%
Piemonte 27%
Toscana 27%
Trentino-Alto Adige 27%
Emilia-Romagna 26%
Molise 26%
Sardegna 26%
Sicilia 26%
Veneto 25%
Lombardia 24%
Puglia 24%
Calabria 19%
Basilicata 16%
Campania 14%

Medie nazionali e l’azione del Governo

Nonostante la presenza di stazioni virtuose, le rilevazioni mostrano che le medie nazionali restano molto elevate. Sulla rete ordinaria si spendono in media 2,034 euro al litro per la benzina e 2,256 euro per il diesel, mentre in autostrada i listini salgono rispettivamente a 2,048 e 2,278 euro al litro.

Sulla questione è intervenuto il ministro Adolfo Urso, confermando l’attenzione del Mimit e il costante monitoraggio della rete in stretta sintesi con il Ministero dei Trasporti, che ha già avviato i tavoli di confronto con le categorie dell’autotrasporto per arginare l’impatto dei rincari sull’economia reale.

Scioperi al Sud: perché i prezzi si sono alzati prima

Il mancato adeguamento dei prezzi alle pompe da parte dei distributori del Mezzogiorno non è riconducibile solo a manovre speculative, ma è la conseguenza diretta di una grave paralisi logistica e dell’effetto corsa al pieno.

Già nelle ore precedenti l’inizio effettivo dello sciopero, l’annuncio delle mobilitazioni degli autotrasportatori e i blocchi delle forniture presso i cancelli dell’area industriale di Taranto e delle raffinerie Eni hanno scatenato la psicosi del rifornimento.

La corsa anticipata delle famiglie per riempire i serbatoi ha prosciugato le cisterne degli impianti in Campania, Calabria e Basilicata prima ancora che i conducenti dei camion incrociassero le braccia. Molti gestori hanno così ritoccato per eccesso i listini già prima del blocco, in modo da razionare le ultime giacenze e coprire l’incertezza sui tempi di riapprovvigionamento con un profitto preventivo.

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RC auto, arriva la riforma: stop ai rincari al Sud per gli automobilisti a basso profilo di rischio

Il proverbiale sovrapprezzo sulle polizze auto per i conducenti privati del Sud Italia potrebbe trovare la sua fine. Lo ha annunciato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, con una riforma del sistema RC auto inserita nel Ddl Concorrenza.

L’obiettivo è superare la penalizzazione legata alla residenza geografica. L’annuncio è arrivato venerdì 16 ottobre a Napoli, durante una conferenza stampa organizzata dal gruppo regionale di Fratelli d’Italia.

Le parole del Ministro

Durante l’incontro al Consiglio regionale della Campania, Urso ha sottolineato la necessità di un cambio di passo strutturale:

«L’obiettivo è ridurre il costo delle assicurazioni per gli automobilisti virtuosi del Mezzogiorno, legando le tariffe ai comportamenti dei singoli guidatori e riducendo il peso, oggi sproporzionato, del fattore territoriale».

Pregiudizio o verità?

Le parole del ministro riflettono un’anomalia storica del mercato assicurativo italiano. In province come Napoli e Caserta, un automobilista in prima classe di merito e senza alcun sinistro a carico arriva a pagare una polizza fino al doppio rispetto a un guidatore con lo stesso profilo residente in Lombardia.

La riforma punta a spezzare questo meccanismo che da decenni scarica sui cittadini onesti le inefficienze e l’alto tasso di frodi locali. Le più recenti rilevazioni Ivass confermano infatti che in Campania oltre il 20% delle denunce di sinistro presenta indicatori di anomalia, contro una media nazionale dell’8%. Inoltre, i contenziosi legali della Regione rappresentano da soli oltre un terzo del totale italiano nel settore delle polizze.

In cosa consiste la riforma dell’RC Auto

L’intervento normativo, che intende diventare operativo entro l’inizio del 2027 tramite i decreti attuativi della legge sulla concorrenza, si basa su tre pilastri principali:

  • superamento del vincolo del CAP e della residenza anagrafica come parametro prevalente
  • uso centrale della telematica e della scatola nera per monitorare lo stile di guida reale
  • premialità e sconti significativi per i guidatori virtuosi a prescindere dalla provincia di residenza

I prezzi delle assicurazioni scenderanno davvero?

La domanda che tutti gli automobilisti del Mezzogiorno si pongono è se questa riforma porterà a un reale risparmio. La risposta dipende però dall’equilibrio tra la disponibilità degli automobilisti e le strategie di profitto delle compagnie assicurative.

Da un lato, i guidatori del Sud hanno già dimostrato una forte propensione alla tracciabilità. In Campania quasi il 40% delle auto monta la scatola nera, contro il 21% della media nazionale. Insomma, sono molti i cittadini che accettano un monitoraggio telematico e costante pur di abbattere i costi.

Dall’altro lato, resta un’incognita legata ai bilanci delle imprese assicuratrici. Per non intaccare i propri profitti a fronte dei tagli applicati al Mezzogiorno, le compagnie potrebbero ricalibrare gli algoritmi alzando le tariffe a chi rifiuta la black box o semplicemente ai profili ritenuti a rischio. La reale efficacia del provvedimento dipenderà quindi dai vincoli che i decreti attuativi riusciranno a imporre al mercato.

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