❌

Reading view

Eurallumina, 4 operai protestano a 60 metri d’altezza. Sul forno di calcinazione per chiedere risposte

“Basta rinvii, ora ognuno si assuma le proprie responsabilità“. Quattro operai dell’Eurallumina di Portovesme, nel Sulcis, in Sardegna, sono saliti in cima al forno di calcinazione statico numero 1, a oltre 60 metri d’altezza. La decisione è arrivata durante durante il sit-in e l’assemblea organizzati stamani davanti allo stabilimento, indetti dalle segreterie territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. La protesta arriva alla vigilia del vertice convocato per domani al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).

I lavoratori di Eurallumina tornano sul forno di calcinazione, a oltre 60 metri d’altezza, per chiedere risposte sul futuro dello stabilimento di Portoscuso. Una delegazione ha occupato la sommità del forno statico numero 1 mentre ai cancelli si svolgevano il sit-in e l’assemblea dei dipendenti. La mobilitazione arriva alla vigilia dell’incontro convocato per domani, 23 ottobre, al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).

Gli operai chiedono al tavolo ministeriale almeno lo stanziamento immediato delle risorse necessarie a mantenere operativo l’impianto fino alla fine dell’anno e, se necessario, per tutto il tempo utile a individuare una soluzione strutturale. “Ritrovarci quassù quasi un anno dopo è la prova più evidente di quanto poco sia cambiato”, si legge nel comunicato della protesta. I colleghi rimasti in presidio ai cancelli sostengono l’iniziativa, diretta al Governo, ai ministeri, alla Regione e agli enti locali.

L'articolo Eurallumina, 4 operai protestano a 60 metri d’altezza. Sul forno di calcinazione per chiedere risposte proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Hormuz, superpetroliera colpita da una mina: incendio a bordo. L’allarme dei Pasdaran

Iran, il Wsj: intelligence e addestramento agli Houthi per colpire l’Arabia Saudita

Una superpetroliera sarebbe stata investita dall’esplosione di una mina nello Stretto di Hormuz. La notizia è stata diffusa dai media iraniani, che citano informazioni dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran. A bordo della nave sarebbe divampato un incendio. Stando alle ricostruzioni, l’imbarcazione trasportava oltre due milioni di barili di greggio. Secondo i Pasdaran, avrebbe tentato di attraversare lo Stretto lungo una rotta non autorizzata, con il sostegno delle forze statunitensi. Al momento, tuttavia, non sono disponibili conferme indipendenti di questa versione.

Nuova segnalazione anche da parte di Ukmto (United Kingdom Maritime Trade Operations) per un episodio avvenuto al largo delle coste saudite. In un avviso pubblicato su X, l’organizzazione riferisce di aver ricevuto notizia di un “incidente” verificatosi ieri a 78 miglia nautiche a nord-est di Al Jubayl, in Arabia Saudita. Il comandante di una petroliera avrebbe segnalato un attacco condotto con “un Rpg”, lanciato da una “piccola” unità navale, che avrebbe provocato danni all’imbarcazione. L’equipaggio, secondo quanto riferito, è rimasto illeso.

Wsj: sostegno Iran per attacchi sofisticati Houthi contro Arabia Saudita

Nel frattempo, secondo il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza di informazioni di intelligence saudite e yemenite, il sostegno dell’Iran ha aiutato gli Houthi dello Yemen, da anni accusati di ricevere appoggio dalla Repubblica islamica, a sferrare attacchi sofisticati – sinora i più potenti – contro l’Arabia Saudita e le forze yemenite alleate della monarchia del Golfo. Teheran avrebbe fornito informazioni di intelligence, indicazioni tattiche e addestramento.

“A livello operativo il legame è molto, molto forte“, ha dichiarato al quotidiano Danny Citrinowicz, ex responsabile della sezione Iran dell’intelligence israeliana. “L’Iran ha grande interesse nel successo degli Houthi. Danneggia l’Arabia Saudita, fa salire i prezzi del petrolio – ha osservato – Si tratta di un interesse strategico condiviso”. Citrinowicz ha quindi definito il rapporto una forma di “cooperazione strategica”.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ESTERI

L'articolo Hormuz, superpetroliera colpita da una mina: incendio a bordo. L’allarme dei Pasdaran proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Green deal e allanze, in Ue a dare le carte sarà ancora il Ppe. Le previsioni di Cattaneo

Sta cambiando rapidamente il quadro: politico interno, internazionale, economico. Per questa ragione Manfred Weber ha riunito in queste ore il Ppe a Taormina per fare il punto della situazione, tra progetti da implementare (green, energia, difesa) e obiettivi (come la prossima commissione europea e le elezioni in Francia e Spagna). Non a caso al meeting siciliano sono presenti anche Ursula von der Leyen e Roberta Metsola. Formiche.net ne ha parlato con il deputato di Forza Italia Alessandro Cattaneo, reduce dalla tre giorni di lavoro a Milano promossa da Antonio Tajani.

ALESSANDRO CATTANEO

In vista del vertice di Taormina, ma soprattutto del 2029 come nuovo orizzonte per la Commissione europea di domani, quali sono le strategie del Ppe alla luce del mutevole scenario politico e geopolitico?

Il Ppe si candida autorevolmente, non da oggi, ad essere il baricentro concreto e pragmatico che tuteli i valori europei, rappresenti il ceto medio e quello produttivo, tenendo insieme la coesione europea all’interno di tutta la nostra area. Dico pragmatismo e concretezza perché, nelle ultime legislature europee, si è dovuta fare una mediazione continua con le altre forze, soprattutto socialiste e non di rado le posizioni sono state molto distanti, penso soprattutto all’epoca di Timmermans. Grazie al Ppe però sono state edulcorate, a mio avviso molto in meglio, alcune politiche. C’è ancora tanto da fare, però, penso a un ambientalismo che non abbia una visione fanatica ma che sia pragmatico e in cui le aziende siano alleate per trovare le soluzioni. Penso anche a interpretare i valori europei nella maniera più moderna e migliore possibile: insomma, sta a noi fare tutto ciò.

A proposito di ambientalismo, la data del 2034 verrà spostata in avanti? Quale l’idea del Ppe su questo elemento che sta portando tante preoccupazioni, soprattutto alle aziende dell’automotive?

Io credo che soprattutto sui temi dell’ambiente, la sinistra ha rischiato di farci deragliare secondo una visione che ha mortificato e mette ancor oggi in pericolo molte aziende che invece determinano il progresso della nostra Europea: questo va assolutamente modificato. Noi vogliamo che le tematiche ambientali siano al centro perché tutti sappiamo che il cambiamento climatico è una realtà e dobbiamo quindi ridurre le emissioni di CO2. Questo, ça va sans dire, è assolutamente il tema ed è una priorità anche per il Ppe. Però tutto ciò si si può perseguire sempre consapevoli che l’area europea emette circa il 7% degli inquinanti del mondo. Quindi noi dobbiamo fare la nostra parte ma, ahimè, non siamo determinanti.

Come procedere?

Dobbiamo insieme alle aziende lavorare sull’innovazione del prodotto e su cicli industriali che sappiano risparmiare energia utilizzarne di più verde. È un percorso che assolutamente stiamo facendo però dialogando con le imprese e coi lavoratori si vede che gli obiettivi sono troppo ambiziosi: io sono un ingegnere e so che in queste sfide di innovazione si possono avere accelerazioni o viceversa bisogna avere più pazienza per raggiungere certi obiettivi. Ma insomma l’area europea sta percorrendo tutto questo tragitto di evoluzione. Pensiamo al grande sviluppo delle rinnovabili: dobbiamo andare avanti ma aggiornare passo passo, senza fanatismi e soprattutto tutelando il nostro sistema industriale e difenderci dai grandi competitor come la Cina.

Un esempio di cooperazione positiva?

Il nuovo Regolamento Ue 2025/40 sugli imballaggi, l’esempio del packaging, dimostra che è stato fatto un grande lavoro anche da Forza Italia: significa che con applicazione e metodo siamo riusciti a modificare una legge che avrebbe condannato a morte una filiera italiana di grande valore.

La prossima sfida?

Le case green. La casa è storica priorità di Forza Italia: il parco case italiano ha delle specificità che gli altri Paesi non hanno. C’è una piccola proprietà molto più diffusa, quindi serve una difesa di una logica rispettosa dell’ambiente ma anche che in qualche modo possa incentivare un approccio non punitivo. Infatti stiamo pensando ai fondi messi a disposizione sul comparto energia che ci permetteranno di sforare di circa 7 miliardi di euro nella prossima manovra al fine di indirizzarli sul tema casa magari, con una nuova stagione più sostenibile ed equilibrata sugli ecobonus in edilizia.

Gli ultimi sondaggi dicono che se si votasse oggi sia in Spagna che in Francia, il centrodestra vincerebbe a mani basse. Il prossimo anno si voterà anche in Italia. Sta cambiando la cartina politica dei Paesi membri? E quale il ruolo del Ppe?

Ogni nazione ha dei suoi percorsi, uno diverso dall’altro. Noi come Forza Italia rivendichiamo la nascita del centrodestra ad opera di Berlusconi che ebbe tale intuizione nel 1994, inserendo il bipolarismo in Italia che non c’era. Da allora questa alleanza funziona perché non è un cartello elettorale, ma una squadra con identità simili che riescono a trovare una sintesi, anche alla luce della cultura di governo dei singoli partiti. Noi abbiamo anche provato nelle ultime elezioni europee ad allargare questa esperienza all’Europa: la Germania invece ha un altro tipo di esperienza con un baricentro al centro, però lì si sta consumando proprio in questi mesi la crisi di quell’impostazione. Io penso che possa essere invece un assetto capace di prendere sempre più il sopravvento. Ma in Italia abbiamo già provato i populismi a Palazzo Chigi con il Movimento Cinque Stelle. E gli italiani hanno visto che con quei populisti al governo i problemi non si risolvono ma si aggravano. E che sono delle illusioni quelle che vengono declamate in campagna elettorale rispetto poi a una incapacità di governare, con anche una logica dissennata sui conti pubblici: un’assistenza che diventa assistenzialismo, una visione di Paese che è populista ma direi anche qualunquista. Ed è quanto di più lontano dall’idea di PPe, di Forza Italia e del centrodestra.

  •  

Opositores à mina fazem hoje bloqueio aos trabalhos

VTM

O presidente da associação Unidos em Defesa de Covas do Barroso (UDCB), Nélson Gomes, disse à agência Lusa que o bloqueio visa a interrupção dos trabalhos numa das áreas da servidão administrativa e admite que se trata de uma necessidade de “escalar a resistência” perante a falta de respostas e da “inflexibilidade do Governo em escutar” as reivindicações da população.

Numa entrevista por telefone, disse que cerca de 30 populares se juntaram esta manhã para impedir que a Savannah Resources prossiga com os trabalhos e frisou que os “terrenos, quer baldios, quer particulares, são da população”.

Bloqueio minas Covas vtm
©DR

Em maio, o Ministério do Ambiente autorizou uma segunda servidão administrativa, que permite à Savannah entrar em terrenos comunitários e privados para trabalhos de geotecnia, a qual foi contestada em tribunal através de uma providência cautelar interposta pelo Conselho Diretivo dos Baldios da Freguesia de Covas do Barroso, que levou à suspensão das prospeções por cerca de 20 dias.

Nélson Gomes afirmou que é “preciso fazer resistência ao projeto” e lembrou que a luta contra a exploração mineira se faz há praticamente 10 anos, com “muito prejuízo” para a vida de quem se opõe à mina.

“Mas nós sempre dissemos que não vamos desistir, a luta continua e cada vez a escalar mais, porque quando as entidades não nos respondem, não querem saber de nós, quando o Governo ignora completamente as preocupações da população, a vontade da população, não faz sentido”, sublinhou.

Acrescentando que este é um projeto “que põe em risco a qualidade de vida das pessoas, o meio ambiente, as águas.

“Portanto, este projeto tem tudo para dar errado. Nós não concordamos, não concordamos, não aceitamos”, garantiu.

O presidente da UDCB apontou à Direção-Geral de Energia e Geologia (DGEG) e à Agência Portuguesa do Ambiente (APA), “entidades que deviam fiscalizar o projeto e que não respondem às questões” que têm sido feitas, nomeadamente da desmatação que ocorreu fora o período autorizados e a retirada de água dos ribeiros.

Isto, frisou, “numa altura em que a água é escassa” e que até já há ribeiros que secaram.

“O Governo não se manifesta, está caladinho (…). Portanto, nós estamos a ser ignorados completamente. É um Governo que está a passar por cima da população, não faz sentido, nós somos portugueses como os outros, temos os mesmos direitos, portanto temos o direito de defender aquilo que é nosso”, sublinhou, realçando que esta é uma região classificada como Património Agrícola Mundial e que “agora estão a permitir que a Savannah venha a destruir esta zona”.

E apontou ainda aos “cerca de 10 projetos mineiros e pedidos de prospeção só na região do Barroso”.

O projeto mineiro em Covas do Barroso foi viabilizado pela Agência Portuguesa do Ambiente (APA), com a emissão de uma DIA favorável condicionada em 2023.

A empresa Savannah Resources pretende iniciar a construção em 2027 e alcançar a primeira produção em 2028.

The post Opositores à mina fazem hoje bloqueio aos trabalhos appeared first on A Voz de Trás-os-Montes.

  •  

Two dead, nine injured from the wildfire in Salamina island near Athens

Two people have died and at least nine suffered burn injuries during the wildfire that broke on the island of Salamina close to Athens in the early afternoon on Sunday, August 16, 2016. The fire allegedly broke out in two fronts in Peristeria and Selinia within 15 minutes. According to initial information, the first fire […]

The post Two dead, nine injured from the wildfire in Salamina island near Athens appeared first on Keep Talking Greece.

  •  
❌