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“Il potere deve assicurare il benessere dell’intera società e il lavoro è veicolo di democrazia”: le parole di Mattarella

“Vi è una considerazione che appare ineludibile. Il potere si organizza in istituzioni condivise e democratiche per assicurare il benessere dell’intera società. Ecco perché il lavoro è veicolo di democrazia, contribuisce alla qualità della coesione di una società civile“. In un ampio discorso alla cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro per l’anno 2026 al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proprio nei giorni in cui le condizioni salariali e il tenore di vita di alcune fasce della popolazione sono tornati al centro del dibattito pubblico, sottolinea il ruolo che le Istituzioni democratiche hanno nello sviluppo del Paese e nella promozione del lavoro come mezzo di integrazione e partecipazione alla vita politica. “Il lavoro, la sua cultura, la sua etica genera idee, pluralità, diffonde benessere, costruisce relazioni, dunque comunità” prosegue il Presidente, indicando nelle persone in procinto di ricevere l’onorificenza la puntuale dimostrazione di quanto da lui appena detto.

Il Presidente, poi, si sofferma sul rapporto tra lavoro e libertà. “La ipotizzata fine del lavoro -proposta come superamento da chi lo considera erroneamente una forma di alienazione- è visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società. Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro” afferma Mattarella facendo riferimento a alla parabola evangelica in cui Lazzaro, povero mendicante, chiede al ricco Epulone di potersi sfamare con i resti del suo banchetto. In questo scenario l’Europa deve avere un ruolo da protagonista, chiamata a difendere i “valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale” che concepisce il salario come corrispettivo della dignità del lavoratore. “Il lavoro: luogo simbolo della dignità della persona, dove ognuno afferma il proprio talento, la propria professionalità, nessuno può essere asservito e ciascuno, con le proprie capacità, contribuisce al bene comune, della propria famiglia e della propria comunità” ha ribadito la massima carica dello Stato.

La coesione sociale, più volte menzionata da Mattarella, torna nel discorso del Presidente quando viene messa in relazione alla sicurezza delle persone, un tema quanto mai attuale a seguito degli scontri avvenuti a Milano nello scorso weekend: “Una società coesa è una società che dà forma e sostanza alla propria sicurezza. La coesione favorisce la partecipazione, induce ad avvertire il bene comune come proprio. Aiuta la stessa economia e le istituzioni”. E proprio ai più giovani ha voluto rivolgere un pensiero, andando forse in controtendenza con i toni accusatori che negli ultimi giorni si sono registrati nel dibattito pubblico: “Ai nostri giovani va data fiducia, ampiamente e concretamente” ha affermato Mattarella.

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Mattarella sfida i magnati del tech: “Il controllo dei monopoli è libertà”. E cita Einaudi che li definiva “origine dei mali sociali”

“Il controllo dei monopoli è libertà”. Sergio Mattarella richiama la battaglia del liberale Luigi Einaudi per lanciare un monito contro la concentrazione del potere economico e le pretese dei grandi magnati delle nuove tecnologie. E indica nell’Unione europea la dimensione indispensabile per raccogliere una sfida che non è soltanto economica, ma anche democratica. In una stagione segnata dall’ascesa dei sovranisti e dalle proteste dei giovani preoccupati per un futuro di diseguaglianze, Mattarella chiarisce la posta in gioco e indica una direzione.

Parlando al Quirinale durante la cerimonia per i Cavalieri del Lavoro, il capo dello Stato denuncia le “pretese neo-monopoliste” e punta il dito, senza il bisogno di fare nomi, contro i “cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”. Con particolare attenzione alle “tecnologie satellitari e l’intelligenza artificiale“, visto “il peso crescente che hanno assunto nella nostra vita quotidiana”. Perché nessuno sottovaluti i pericoli che corriamo, Mattarella si rifà a una battaglia del 1947, quella di Einaudi, futuro presidente della Repubblica, che all’Assemblea Costituente propose di stabilire che la legge non potesse essere “strumento di formazione di monopoli economici; ed ove questi esistano li sottopone a pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta”. Una proposta avanzata, sottolinea Mattarella, “proprio perché liberale“. Nei monopoli Einaudi individuava “l’origine più profonda e vera dei mali sociali”, collegandoli alla disoccupazione e alle disuguaglianze. La Costituzione avrebbe comunque previsto limiti all’iniziativa economica e la possibilità di riservare o trasferire determinate imprese alla proprietà pubblica, ma l’emendamento di Einaudi non entrò nella Carta. Ottant’anni dopo, Sergio Mattarella raccoglie e rilancia quella sfida, per affrontare problemi che i Costituenti non potevano immaginare.

Cos’è un monopolio? Una sola impresa che controlla l’offerta di un prodotto o servizio sul mercato. Ma i rischi ci sono anche se a dominare i mercati sono pochi grandi operatori. Il problema nasce quando la concentrazione del potere limita la concorrenza riuscendo a imporre prezzi e comportamenti. Se poi riguarda infrastrutture indispensabili la concentrazione economica può trasformarsi in potere politico. E se le decisioni private incidono sull’accesso a servizi essenziali, la questione non riguarda più solo l’economia di mercato, ma la capacità delle istituzioni democratiche di governare processi che coinvolgono milioni di persone e una dimensione globale difficile da affrontare con le sole politiche nazionali. Per questo Mattarella dice che “la prospettiva, anche quanto a dimensioni, è quella europea”. L’Europa dispone già di norme antitrust e del Digital Markets Act, quello che impone precisi obblighi alle grandi piattaforme digitali per garantire la concorrenza. Ma la velocità con cui si stanno sviluppando i nuovi mercati tecnologici e il loro valore su quelli finanziari pone sfide inedite. “È la crescente integrazione dell’Unione europea la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati”.

La sfida è concreta. Nelle comunicazioni satellitari, la dipendenza da operatori come Starlink, del gruppo SpaceX di Elon Musk, interroga l’autonomia europea in un settore strategico anche per la sicurezza e la difesa del vecchio continente, come sanno bene gli ucraini che al momento non hanno un’alternativa europea equivalente. L’Ue rincorre anche sul fronte dei semiconduttori e dei servizi cloud. Quanto all’intelligenza artificiale, tutto sembra ruotare intorno agli immensi data center. Infrastrutture costose ed energivore, nelle mani di pochi grandi operatori, per la maggior parte statunitensi. Il controllo di queste tecnologie condizionerà l’accesso al mercato di migliaia di imprese, compreso il piccolo commerciante. In Europa, dunque, la sfida è doppia: impedire che queste posizioni di forza soffochino mercato e concorrenza e liberarsi dalla dipendenza tecnologica verso aziende estere. Sullo sfondo, il rischio denunciato da Mattarella che le “pretese neo-monopoliste” si riflettano “sulle stesse libertà del nostro modello di vita”.

Per questo non basta affidarsi ai controlli delle autorità di Bruxelles. Serve una risposta politica comune ed è qui che il discorso del Capo dello Stato diventa politico: “Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa”, avverte. Un messaggio che parla anche alle nuove generazioni. Il presidente denuncia il malessere, l’insicurezza per il futuro e la fuga dei talenti, mentre richiama le fragilità dell’economia italiana, dai bassi salari alla scarsa produttività. “La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione“, ammonisce. E ricorda che “l’inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo”. Alla cerimonia per i Cavalieri del Lavoro, il filo che lega le parole e le preoccupazioni di Mattarella a quelle di Einaudi è la libertà. Anche quella di lavorare, fare impresa, costruire il proprio futuro senza subire il potere di pochi.

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Mattarella: “Non si guardi ai giovani con indifferenza o meschina sottovalutazione. Cruciali per la società e la nostra economia”

“La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione”. Nel corso della cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito del Lavoro”, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affrontato anche il tema delle generazioni più giovani, anche alla luce degli scontri che si sono verificati a Milano lo scorso fine settimana. “Le prospettive dei ragazzi sono, com’è evidente, cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita. Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell’impegno a progettare il futuro. In questo percorso rappresenta, per il nostro Paese, un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili“.

“Molti giovani rientrerebbero volentieri – ha aggiunto il capo dello Stato – se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare. È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società”. Serve “un opportuno e coinvolgente incontro tra generazioni, in una stagione in cui squilibrio demografico e accelerazioni tecnologiche rendono più problematica questa alleanza. I valori del lavoro sono, del resto, posti alla base della Repubblica così come i valori dell’educazione e dell’istruzione. Diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme. È nella coesione che una società cresce meglio e di più”, ha dichiarato ancora Mattarella.

Il presidente della Repubblica ha proseguito allargando lo sguardo al mondo del lavoro. “Le imprese generano valore ma non fanno tutto da sole – ha detto -. Hanno bisogno di un terreno fertile nel quale far maturare i progetti. E centrale è il capitale umano, costituito da persone poste nelle condizioni di esprimersi al meglio e di essere libere dal bisogno. Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti”.

Infine, il capo dello Stato ha commentato lo scenario internazionale. “Insensate guerre di aggressione, delegittimazione del diritto internazionale, barriere protezionistiche, politiche neo-imperialistiche, l’insicurezza delle rotte marittime, rincari dell’energia che ne sono derivati e che alimentano l’inflazione, pretese neo-monopoliste: tutti questi dissennati fenomeni stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse libertà del nostro modello di vita, con cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”.

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Milano, Mattarella: “Violenze inaccettabili, serve un’analisi approfondita”. Il Governo prepara la stretta: 500 militari in più in città

Le violenze che nel fine settimana hanno sconvolto il centro di Milano arrivano sul tavolo del Governo e provocano l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Mentre Palazzo Chigi prepara un nuovo decreto sicurezza, con misure più severe contro i responsabili dei disordini e l’ipotesi di inviare altri 500 militari nel capoluogo lombardo, il capo dello Stato invita a non fermarsi alla sola risposta repressiva, ma ad approfondire le caratteristiche di un fenomeno che presenta elementi di novità rispetto al passato.

“Ogni violenza è inaccettabile”, ha affermato Mattarella, esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine e sottolineando la necessità di “un’analisi intelligente e approfondita” di quanto accaduto. Il presidente ha richiamato l’attenzione sulle violenze che sembrano esplodere in maniera inattesa per mano di “soggetti inediti”, una circostanza che pone interrogativi sui quali, ha osservato, occorre riflettere sotto diversi profili.

Mattarella e gli scontri di Milano: “Soggetti inediti, bisogna riflettere”

Il riferimento è soprattutto alla composizione dei gruppi che hanno preso parte ai saccheggi e alle devastazioni di Milano, dove tra i protagonisti delle violenze sono emersi numerosi giovanissimi, anche minorenni, non necessariamente riconducibili alle tradizionali organizzazioni politiche antagoniste. Un elemento che distingue quanto accaduto nel weekend del 17 e 18 ottobre dalle manifestazioni violente del passato e che, secondo il Quirinale, richiede strumenti di interpretazione nuovi, oltre a un rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo.

Le parole di Mattarella arrivano mentre sono in corso interlocuzioni tra Palazzo Chigi e il Colle sul decreto che l’esecutivo intende portare in Consiglio dei ministri martedì 20 ottobre. Il provvedimento è ancora al vaglio degli uffici legislativi, anche per valutare eventuali criticità di natura costituzionale.

Il Governo prepara il decreto sicurezza: fermo preventivo fino a 24 ore

La linea dell’esecutivo, emersa dal vertice sull’ordine pubblico presieduto dalla premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, è quella di una risposta immediata. “Lo Stato darà una risposta ferma” è il messaggio che sarebbe arrivato dalla riunione, alla quale hanno partecipato rappresentanti del Governo, vertici delle forze di polizia e dell’intelligence. Tra le misure allo studio figura l’estensione del fermo preventivo anche ai minorenni, con la possibilità di portarne la durata dalle attuali 12 ore fino a 24. Si valuta inoltre il ricorso all’arresto in flagranza differita per i responsabili di danneggiamenti commessi in gruppo e l’introduzione di ulteriori strumenti di prevenzione nei confronti delle persone considerate pericolose per l’ordine pubblico. Alcune delle disposizioni potrebbero essere recuperate dal disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso luglio e attualmente all’esame del Senato.

A rivendicare la stretta è soprattutto la Lega. Il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di una “vittoria della Lega”, mentre i sottosegretari Nicola Molteni e Andrea Ostellari hanno anticipato altri possibili contenuti del decreto: dal rafforzamento dell’avviso orale del questore all’introduzione del danneggiamento aggravato, fino all’arresto obbligatorio per i reati di devastazione durante le manifestazioni, con possibilità di arresto differito entro 48 ore. Su questi ultimi aspetti, tuttavia, sarà necessario verificare la formulazione definitiva delle norme, dal momento che alcuni degli strumenti annunciati sono già previsti dall’ordinamento.

Milano, in arrivo altri 500 militari. Crosetto: “Poteri di polizia per tre mesi”

Per Milano la principale novità potrebbe essere rappresentata dal rafforzamento dell’operazione Strade Sicure, con l’invio di ulteriori 500 militari a supporto delle forze dell’ordine. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che il Governo sta lavorando anche a una modifica temporanea delle attribuzioni del personale impiegato sul territorio. “Abbiamo necessità che domani il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia, solo nel tempo necessario per dare supporto a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza (cioè 3 mesi), di fronte a fenomeni come quelli cui abbiamo assistito”, ha scritto il ministro su X nella serata di lunedì. Non si tratterebbe dunque soltanto di aumentare la presenza dei militari nelle strade, ma di consentire loro, per un periodo limitato, di svolgere ulteriori funzioni operative a sostegno delle attività di sicurezza.

Nella definizione delle misure dedicate a Milano emerge anche il ruolo del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, uno dei nomi al centro delle valutazioni del centrodestra per la candidatura a sindaco alle elezioni comunali del 2027. È stato lo stesso Crosetto a ringraziarlo pubblicamente per il lavoro svolto: “Il sottosegretario Perego da alcuni giorni sta lavorando con gli uffici legislativi del Ministero per consentire di poter aumentare i militari a supporto delle forze di polizia a Milano”. Un coinvolgimento che colloca Perego al centro di uno dei dossier più delicati per il capoluogo lombardo, proprio mentre la sicurezza torna a imporsi come tema prioritario del confronto politico cittadino.

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