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Gesù, il pane, i pesci e l’idiota collettivo

Talvolta le vignette raccontano il nostro tempo meglio di intere biblioteche.

Gira un disegno a fumetti, probabilmente realizzato con l’Intelligenza Artificiale, con didascalie in perfetto latino, in cui Gesù Cristo mostra a una piccola folla pane e pesci, evocazione del famoso miracolo della moltiplicazione.

Abbigliati con indumenti d’epoca, i presenti, con aria perplessa, non mostrano particolare interesse per il Redentore.

Un uomo chiede se il pane contenga glutine.

Un altro, con fiero cipiglio, afferma di non voler mangiare pesce: veganus sum.

Una donna sospettosa domanda: il pesce non conterrà mercurio?

La vignetta – involontario apologo della postmodernità – ha più chiavi di lettura.

Viene alla mente lo straordinario racconto del Grande Inquisitore ne I fratelli Karamazov di Dostoevskij. Ivan, il più tormentato, narra ad Alioscia un sogno febbrile: Gesù torna sulla terra nella Siviglia dell’Inquisizione.

Senza che si sveli, tutti lo riconoscono, implorando miracoli e salvezza. Un vegliardo cardinale, l’Inquisitore, lo fa arrestare dopo avergli rimproverato di aver portato la libertà al popolo incapace di usufruirne. Dopo la sua venuta sulla terra, spiega, è stata la Chiesa a farsi carico di rendere felici gli uomini. Il suo ritorno turba l’ordine faticosamente raggiunto.

La domanda dell’Inquisitore è glaciale: perché sei venuto a infastidirci?

La persona di Gesù, la sua predicazione, i suoi precetti interrogano l’umanità di ogni tempo. O meglio, la interrogavano.

Oggi viviamo un’epoca non solo post religiosa, ma post umana. Gesù infastidisce come ogni domanda di senso, ma ormai non è più riconosciuto, nella vignetta e nella realtà.

Fu profetico egli stesso, ponendo la domanda decisiva nel Vangelo di Luca (18,8): quando tornerà, il figlio dell’uomo troverà la fede sulla terra?

La risposta è negativa, almeno nello spicchio di mondo chiamato Occidente, altezzosamente chiuso nella superstizione scientista, che considera superstizione, sciocca credenza, primitivismo, tutto quanto eccede la dimensione materiale dell’esistenza.

Così come l’Inquisitore accusa Gesù redivivo di turbare l’ordine costituito, la vignetta lo sospetta di offrire un cibo spirituale avariato, simboleggiato da beni materiali come il pane e i pesci.

Soprattutto, colpisce l’indifferenza di chi vede e ascolta Cristo. La folla, antica ma modernissima, appare insensibile, disinteressata a chi sia l’uomo barbuto dinanzi a lei; finisce per porre domande ed esprimere valori privi di consistenza.

È l’idiota collettivo postmoderno cresciuto a pubblicità, consumo, ideuzze, piaceri volgari, novità assunte quasi religiosamente, sostitute del Verbo.

E tutti, gattopardi, sciacalli e pecore, continuano a credersi il sale della terra, come disse il disincantato Principe di Salina all’inviato dei Savoia, rifiutandone le promesse.

Sale della terra: una citazione evangelica, ma quanti la riconoscono come tale, nel deserto degli analfabeti funzionali muniti di titolo di studio?

Il povero Gesù, forse scambiato per venditore maldestro o predicatore con vassoio per le offerte, non viene rifiutato: peggio, è ignorato.

Le domande dei postmoderni in abiti antichi sono quelle di chi non vuole capire. Generazioni di signorini soddisfatti guardiamo il dito che indica la luna senza mai elevare lo sguardo.

Liberati dal bisogno immediato, aderiamo a mode sostitute della morale e siamo preda dei timori più vari, rappresentati nella vignetta dalla richiesta di cibo senza glutine e di pesci che non accumulino mercurio come in natura.

Fragile salutismo indotto dal circo del consumo, unito all’ecologismo d’accatto e alle idiosincrasie alimentate da giganteschi interessi la cui portata sfugge ai superficiali che abboccano a qualunque novità, spacciata per cultura, fuoriuscita dall’ignoranza di ieri per entrare nel luccicante regno delle magnifiche sorti e progressive.

Diventiamo civili, colti e razionali se non mangiamo carni e prodotti di origine animale per non sfruttare altre creature, ma non battiamo ciglio sullo sfruttamento vecchio e nuovo dell’uomo.

Gusti indotti scambiati per avanzata civiltà, dimentichi che la natura ignora le ubbie moralistiche dei popoli in declino.

Prestiamo fede a qualsiasi narrazione provenga dal baccano orchestrato dal potere senza vedere l’essenziale, “invisibile agli occhi” (Il piccolo principe) ma non all’anima.

Anima? Che cosa significa, che rappresenta?

Nulla, agli occhi dell’omuncolo postmoderno. Non si può compravendere, toccare o pesare, non ha codice QR. Quindi, non esiste. Chi vi fa appello, come Gesù, non è creduto né riconosciuto. Tutt’al più è un breve intermezzo nella corsa quotidiana, soggetto alla derisione, all’incredulità.

Che ne dice la Scienza, sempre con la maiuscola? Se tace o nega, meglio abbandonarlo al suo destino o smascherarlo – noi astuti, scafati, emancipati- con futili domande. Gli abbiamo già dedicato fin troppo del nostro preziosissimo tempo.

Eppure- non stiamo meglio di quando credevamo in Dio. Non è che manchi la fede: è stata sostituita dai Diritti, dal Progresso, dalla Scienza, dalla Ragione. Potenza di calcolo, mancanza di senso. In mezzo egoismo, disumanità, vuoto interiore.

Una vita senza glutine, ossia senza ciò che unisce. L’Inquisitore che lo arrestava perché pericoloso aveva più rispetto per Gesù della folla postmoderna che lo rifiuta (non posso mangiare il tuo pane: sono vegano!) o gli pone condizioni (il pesce senza mercurio).

Un prodotto tra gli altri sullo scaffale del supermercato. A che cosa serve, pensa l’Idiota Collettivo?

L'articolo Gesù, il pane, i pesci e l’idiota collettivo proviene da Blondet & Friends.

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NGOs call on Vantara to end all wild animal imports permanently

A coalition of 27 global wildlife conservation and animal welfare organizations urged Vantara to permanently end all wild animal imports. The billionaire-run zoo in India, funded by the philanthropic arm of Reliance Industries, the country’s largest corporation, has been under for fire for questionable acquisitions of its animals. In an open letter dated Sep. 22, 2026, and addressed to Mr. Amit Aggarwal, president of regulatory affairs at Vantara, the NGOs offer Vantara “suggestions for strengthening your practices and improving outcomes.” The letter came in response to a press statement from Vantara on Aug. 19, 2026, where it announced “voluntary commitments” including a 12-month moratorium on all animal imports, backdated to June 5, 2026. It said it has withdrawn all pending import applications and will not make any fresh applications. The statement also included a letter addressed to India’s CITES Management Authority, which oversees international commerce in endangered plants and animals listed under CITES, a global wildlife trade treaty. After the one-year moratorium expires, Vantara said it would import animals only from “a recognised and accredited zoological facility,” a “CITES registered facility” or for “a conservation breeding programme undertaken in cooperation with a range State.” It also announced an “independent” governing council headed by John Scanlon AO, the former CITES Secretary General, and a “mandatory three-stage review” will oversee any future animal acquisition. Vantara has acquired Tapanuli orangutans, one of the rarest apes in the world. Image by Tim Laman via Wikimedia Commons (CC BY 4.0). Vantara’s announcement came after investigations…This article was originally published on Mongabay

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To tackle environmental crime, track profits through the whole supply chain (commentary)

The world has spent a decade trying to put a price on nature. Forests have become carbon sinks, while wetlands are increasingly described as natural infrastructure. Biodiversity is also being drawn into financial markets. Governments and investors have poured billions into carbon markets and conservation finance, including green bonds. Around them, a financial system is emerging on the assumption that intact ecosystems can generate enough economic value to protect them. A more destructive economy has been putting a price on nature for much longer. It makes money by extracting and selling it. Land grabbing, illegal logging, illicit gold mining and wildlife trafficking are usually treated as environmental offenses, so responsibility falls to park rangers, customs officials and specialized police. That view badly underestimates what is happening. In a new paper for the Brookings Institution, we argue that environmental crimes are a serious drag on both sustainable development and climate action. They damage ecosystems and weaken the institutions charged with governing them. They also drain revenue from legitimate companies and public coffers. Enforcement alone will not solve a problem that runs through trade, finance and local political economies. An IBAMA agent participates in a raid on an illegal logging and mining operation within an Indigenous reserve. Image courtesy of IBAMA. Global criminal economy No one knows exactly how large this economy has become. A widely cited estimate puts annual proceeds at between $110 billion and $281 billion, but the true figure is probably far higher, perhaps in the trillions. What makes the business…This article was originally published on Mongabay

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Análise da Abin aponta extrema-direita no Brasil como “facilitadora” de ofensiva de Trump

Sentado, de mãos cruzadas e com olhar sério para a câmera, o embaixador dos Estados Unidos no Panamá, Kevin Cabrera, anuncia, em vídeo publicado no canal do Departamento de Estado no YouTube em 13 de agosto de 2026: “Agora, a América tem a oportunidade de estabelecer uma nova ordem”. A frase ecoa a Doutrina Monroe, do princípio do século 19, que tratava o continente americano como área de influência dos EUA. O presidente Donald Trump a resgatou para justificar interferências políticas, militares e econômicas em outros países. Um dos alvos é o Brasil, em pleno ano eleitoral. A Agência Pública apurou que a Agência Brasileira de Inteligência (Abin) tem monitorado a situação por meio de relatórios internos que classificam os discursos de figuras da extrema-direita no Brasil como “facilitadores” de ataques à soberania nacional.

Recentemente, num relatório entregue ao Tribunal Superior Eleitoral (TSE) e à Polícia Federal (PF), a Abin classificou como “crítico” o risco de interferência e influência dos EUA nas eleições brasileiras. O conteúdo do documento foi revelado pela jornalista Mônica Bergamo, da Folha de S.Paulo. A Pública apurou que relatórios semelhantes vêm sendo produzidos desde novembro de 2025, quando a gestão de Trump passou a ampliar o plano de hegemonia na América Latina. 

Parte da extrema-direita no Brasil tem visões ideológicas alinhadas à gestão trumpista. Essa ala extremista é observada, nas análises da Abin, como colaboradora dos interesses americanos no país. Os países latino-americanos já foram definidos como “quintal” de Washington pelo Secretário de Defesa dos Estados Unidos, Peter Hegseth, em entrevista à Fox News no ano passado. A ascensão desta narrativa trumpista foi rebatida pelo presidente Lula em seu último discurso, na abertura da Assembleia Geral da ONU, na última terça-feira, 22 de setembro. “O Brasil não cabe no quintal de ninguém”, declarou o presidente, que também é candidato à reeleição. 

Fontes da Abin contaram à reportagem, sob reserva, que o cerne do interesse dos EUA estaria na extração de terras raras — mais de 20% das reservas mundiais de terras raras estão no solo brasileiro. A Pública mostrou que, no início do mandato, Trump assinou um decreto para acelerar a produção de minerais críticos e reduzir a dependência do governo chinês. “(…) Minerais críticos são essenciais para a prontidão militar americana, já que eles são componentes-chave de jatos, satélites, submarinos, bombas e sistemas de mísseis guiados”, registra um trecho do decreto.

A Pública também apurou que a embaixada dos EUA no Brasil procurou o líder do PL na Câmara dos Deputados, Sóstenes Cavalcanti (RJ), para que ele recebesse dois enviados do Departamento de Estado. Segundo a apuração, a missão da dupla era lançar dúvidas sobre as urnas eletrônicas. O Itamaraty negou os vistos a Riley Bernes e Samuel Samson.

Em meio à tensão diplomática, o Ministério das Relações Exteriores ainda não deu aval à indicação de Donald Trump para a embaixada dos EUA no Brasil. O indicado foi o representante da Flórida  — equivalente a um deputado estadual —, Daniel Perez, cujo nome foi aprovado pelo Senado americano em 7 de agosto. Contudo, ele não pode assumir o cargo sem o agrément — norma da Convenção de Viena sobre Relações Diplomáticas, de 1961. O agrément é a aceitação do país que vai receber o indicado e vem antes da indicação, o que não ocorreu no caso brasileiro. 

O parlamentar é fiel ao movimento nacionalista Make America Great Again (MAGA), amigo pessoal e integrante do mesmo grupo político de Marco Rubio. A Pública mostrou que Perez é peça importante no projeto expansionista de Trump e que seria uma figura relevante na tentativa de interferência no Brasil, inclusive no auxílio à formulação de leis no Congresso Nacional.

Discursos intervencionistas no radar da Abin

O monitoramento da Abin abrange ainda discursos intervencionistas que possam “causar impacto nas instituições” e obter apoio popular e político para uma interferência americana. O acompanhamento dos agentes de inteligência é constante e poderia incluir políticos com mandatos e posicionamentos radicais, bem como pessoas com poder de mobilização, como influenciadores digitais de extrema-direita.

“As eleições brasileiras não têm, como há quatro anos, um cenário de abolição do Estado Democrático de Direito. Agora é um cenário de interferência externa em que o governo dos EUA tem preferência pelo campo opositor e vê nesse campo um facilitador de seus interesses unicamente americanos”, frisou uma fonte da Abin, sob condição de anonimato. 

Ações para estimular o apoio à interferência americana foram intensificadas em 2026. Entre elas, a protagonizada por Marco Rubio em 16 de julho, quando convocou 66 países a se unirem a um projeto de combate ao que classificou como “terrorismo de extrema esquerda”. Sem provas, Rubio — filho de cubanos conservadores e integrante de uma elite econômica estabelecida na Flórida — acusou Cuba de espionagem e de infiltração no território americano. 

Dois meses depois, em 22 de setembro, os 14 países da América Latina, membros do “Escudo das Américas” — aliança bélica criada por Donald Trump — assinaram um acordo para impor sanções às facções criminosas Primeiro Comando da Capital (PCC) e Comando Vermelho (CV), a exemplo do congelamento de bens e de restrições à imigração e a vistos. 

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Le monde ou rien

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Marcus Jansen, « History of an Imperialist » (Histoire d'un impérialiste), 2022.

Quel est le point commun entre Augusto Pinochet, Frédéric Encel et Le Monde diplomatique ? Le premier a enseigné la géopolitique à l'université militaire de Santiago et publié un traité intitulé Geopolítica cinq ans avant son coup d'État au Chili, en 1973. Le deuxième compte au nombre des experts les plus fréquemment invités dans les médias, où il savoure avec un sourire faraud l'énoncé de sa qualité : « docteur en géopolitique ». Le troisième a conçu le manuel que vous avez sous les yeux pour interroger les visions du monde portées par les deux premiers : pour l'un, la compétition entre États pensés comme des organismes voués à la conquête de leur espace vital ; pour l'autre, l'idée que la politique internationale se réduit à l'affrontement entre démocraties libérales et régimes autoritaires, au nom de valeurs que l'Occident aurait vocation à défendre et, au besoin, à diffuser.

Si la vieille géopolitique allemande dont s'inspirait Pinochet a été reléguée aux livres d'histoire, la croisade morale que mènent les éditorialistes connaît, avec le conflit russo-ukrainien et les massacres israéliens à Gaza, un moment de consécration en même temps qu'une mise à l'épreuve. Désorientés par le lâchage de leur tuteur américain, les dirigeants européens et leurs relais médiatiques tiennent simultanément deux discours incompatibles : l'agresseur russe menace les démocraties ouvertes, lesquelles soutiennent l'Ukraine qui se « bat pour nos valeurs » ; mais l'agresseur israélien, qui bombarde ses voisins et multiplie les crimes contre l'humanité, ne fait qu'exercer son « droit de se défendre ».

La supériorité morale de l'Occident, fondement de la politique étrangère

Une telle contradiction, sur des sujets qui engagent la sécurité du continent, serait relevée sans relâche si l'univers des commentateurs internationaux n'était pas aussi étroitement quadrillé. Le statut convoité d'invité permanent suppose de cocher plusieurs cases : atlantiste, pro-européen, adepte d'un idéalisme qui fait de la supériorité morale de l'Occident le fondement de la politique étrangère. Ainsi sélectionnés, analystes et stratèges semblent reprendre le flambeau des néoconservateurs américains, discrédités au mitan des années 2000 par l'aventurisme de George W. Bush.

Leur passion de la démocratie ne supporte pas la contradiction : en France, les voix dissidentes en matière de politique étrangère sont si rarement sollicitées par la presse dominante que chacune des interventions de Dominique de Villepin, Emmanuel Todd, Pascal Boniface ou John Mearsheimer suscite un vif succès d'audience. Le raidissement occidentaliste des commentateurs exprime, faute de mieux, la réaction d'un Vieux Continent déclinant face à une puissance américaine toujours dominante et à l'essor de la Chine. Le contretemps est manifeste : après la crise financière de 2008, historiens, intellectuels publics et journalistes exhortaient leur public à « décentrer le regard » pour penser « un monde multipolaire ». Presque vingt ans plus tard, il reste impossible, à écouter le clergé géopolitique, de se faire une idée de la manière dont les puissances émergentes voient le monde, nous perçoivent, se projettent.

Cette incapacité à regarder ailleurs tient aussi au petit monde qui fabrique le savoir géopolitique. À cheval entre universités, chancelleries et groupes de réflexion, ce milieu fonctionne en vase clos. Il élabore des récits globaux qui s'imposent moins par la force des arguments que par leur répétition. La matière peut paraître rébarbative, réservée à un milieu d'initiés dont les représentants rappellent le jugement d'Étienne Bonnot de Condillac sur ses adversaires philosophiques : « Ils doivent leur réputation à l'importance des sujets dont ils s'occupent plutôt qu'à la manière dont ils les traitent. » (1) L'introduction de la géopolitique dans certaines filières de l'enseignement secondaire n'a pas encore suffi à combler le fossé entre l'importance des enjeux internationaux pour quiconque participe à la vie publique et leur confiscation par un cercle restreint de spécialistes.

La politique étrangère engage en effet la guerre et la paix, la sécurité de populations entières. Pourtant, les choix militaires et les grandes orientations stratégiques restent largement soustraits à la discussion publique. Au cours des deux dernières décennies, la France a engagé des opérations en Afghanistan, en Côte d'Ivoire, en Libye, au Mali et dans le Sahel, en République centrafricaine, en Irak et en Syrie sans que leurs objectifs, leurs résultats ou leurs conséquences fassent l'objet d'un véritable examen démocratique ; ces interventions extérieures sont d'ailleurs restées largement absentes des campagnes présidentielles. Aujourd'hui, l'explosion des budgets de défense et la militarisation de la politique étrangère européenne, qui servent de palliatif à sa marginalisation diplomatique, s'imposent, elles aussi, sans débat. D'autres choix stratégiques, d'autres priorités diplomatiques seraient pourtant nécessaires quand les interdépendances, le dérèglement climatique, les pandémies, les bouleversements technologiques ou les risques liés à la prolifération nucléaire appellent de nouvelles formes de coopération internationale.

Ce Manuel d'autodéfense intellectuelle entend donner à chacun les outils pour se forger une opinion éclairée sur les conflits et la situation internationale. Appuyé sur les acquis de la recherche, il passe au crible les grandes idées reçues qui façonnent les représentations du monde depuis la fin de la guerre froide. Son appareil cartographique explore les rapports entre espace et puissance — dont le contrôle du détroit d'Ormuz illustre l'importance. Car, si le XXIe siècle offre à la géographie sa revanche sur la Terre prétendument plate et sans histoire de la mondialisation, se réapproprier la géopolitique ouvre un possible nécessaire : contester aux dirigeants le monopole des affaires du monde.


(1) Cité par Olivier Zajec, Nicholas John Spykman, l'invention de la géopolitique américaine, Sorbonne Université Presses, Paris, 2016.

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Lula Delivers a Powerful Message at the Opening of the UN General Assembly

As Trump chose the path of barbarism, threatening to annihilate the Islamic Republic and dismantling international institutions, Lula took the UN pulpit to defend another path: diplomacy, dialogue and civilisation, and questioned a foundational idea of International Relations. The main international politics and geopolitical messages in Lula’s UN General Assembly speech can be summarised as […]
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Fazendas de IA inflam pauta da extrema direita com 255 perfis e mais de mil posts

Uma rede de fazendas de conteúdo gerado por inteligência artificial promove, a partir de 255 perfis identificados com pautas da extrema direita no Instagram, ataques ao STF (Supremo Tribunal Federal), desinformação eleitoral e violência política de gênero.

Um levantamento do Instituto Democracia em Xeque obtido pelo Aos Fatos mostrou que as contas publicaram ou coassinaram 1.204 posts em uma estrutura que utiliza posts colaborativos para distribuir conteúdo identificado com o bolsonarismo e compartilhar audiência entre os perfis.

Juntas, as publicações produzidas pela fazenda acumularam 58 milhões de visualizações e 5 milhões de curtidas e comentários entre 15 de agosto e 15 de setembro.

alt="O gráfico apresenta uma rede de perfis organizada em seis núcleos, identificados como N1 a N6. Na legenda, os pontos azuis representam perfis da lista IA do DX, os pontos laranja representam políticos ou candidatos identificados na planilha do DX, os pontos verdes representam perfis com nome de político e os pontos cinza correspondem a outros perfis. O tamanho dos pontos indica o nível de engajamento, com referências de 10 mil, 100 mil e 500 mil. No núcleo N1 aparecem, entre outros, os perfis @ronaldo_machado7, @attadolphcomph, @urizer88, @kaiqueribeirotv, @leonardobolsonaro, @narrativascuriosastv e @davijackson. O núcleo N2 reúne perfis como @narrativascuriosastv3.0, @marcos.vno, @marcos.neris.69, @bananil..., @margem.direitaa e @zejumencio, além do perfil @delegadofeliciolaterca, representado em laranja. No N3 aparecem @casernadireitab, @mestreghost, @flaviobolsonaro_go, @anondarkwitch, @iamemevideos, @cantadireita e @jrluz.a. O N4 inclui @antunes.isaac, @delegadomartinez e @sargentolopes, enquanto o N5 reúne @braziljusticeleague, @josecaldeiraoficial e @memesfabulosos. Já o N6 apresenta o perfil @ranallipf. Linhas finas conectam os diferentes perfis, indicando as relações existentes na rede. Na parte inferior, a fonte é identificada como 'insta_data', com posts de 15/08 a 15/09/2026. A legenda informa que cada um dos 39 pontos da lista do DX participa como dono ou coautor, que N1 a N6 correspondem aos núcleos detectados pelo algoritmo de Louvain e que o tamanho dos pontos representa o engajamento dos posts dos quais o perfil participou. Também é informado que cinco perfis publicaram sozinhos ou em dupla uma isolada no app como fazendas do IA."
Cada ligação do gráfico representa um post publicado em conjunto entre os perfis

Na semana passada, Aos Fatos revelou que uma rede de perfis no Instagram simulava apoio popular espontâneo ao ministro André Mendonça a partir de uma estratégia de engajamento artificial chamada astroturfing. Mapeados inicialmente por Aos Fatos, os perfis também realizaram publicações em conjunto às contas analisadas pelo instituto.

O levantamento confirma que as páginas pró-Mendonça não atuavam isoladamente e estavam inseridas em uma estrutura mais complexa de produção e amplificação de conteúdo com IA voltada à promoção de figuras do campo bolsonarista e baseada em mecanismos semelhantes de atuação. Os perfis foram derrubados pelo Instagram após reportagem do Aos Fatos.

Content farms, ou fazendas de conteúdo, são estruturas voltadas à produção rápida e em grande volume de publicações, muitas vezes de maneira automatizada e com foco em atrair audiência e engajamento, não na qualidade da informação.

No caso analisado pelo Democracia em Xeque, similar à identificada anteriormente por Aos Fatos, a distribuição ocorre em rede: diferentes perfis publicam juntos e compartilham suas audiências por meio do recurso de collabs do Instagram.

Quase metade dos posts (586) identificados pelo instituto foi publicado em colaboração com outras contas, e essas peças concentraram 63% de todo o engajamento do período. Em alguns casos, um mesmo conteúdo apareceu simultaneamente em até seis perfis.

A rede foi dividida pelo instituto em seis núcleos principais formados entre perfis que se compartilham. O maior deles concentra 60 perfis em torno da @narrativascuriosastv, uma página de memes e vídeos curtos que deixou de publicar no início de setembro. O grupo foi responsável por 617 posts, pouco mais da metade de todas as publicações analisadas, e por 54% do engajamento registrado.

Perfis marcados em verde inflaram onda pró-Mendonça no Instagram, conforme reportagem do Aos Fatos

Léo Índio e cursos de IA

Entre as contas que integram o principal núcleo está a @leoindiobolsonaro, administrada por Leonardo Rodrigues de Jesus, o Léo Índio, primo de Flávio, Eduardo e Carlos Bolsonaro. Alvo do inquérito que investiga a tentativa de golpe de Estado de 2023, ele teve a prisão decretada em 2025 e atualmente está foragido na Argentina.

O perfil participou de 111 publicações da rede — em 15 delas como autor principal —, acumulando 754 mil interações e quase 6 milhões de visualizações. O levantamento identificou conteúdos com ataques políticos e violência de gênero, todos gerados por IA.

A relação de Léo Índio com o principal núcleo da ‘fazenda de IA’ também passa pela divulgação de ferramentas para produção de conteúdos políticos com uso de inteligência artificial. Em fevereiro, o Observatório IA nas Eleições registrou que publicações transfóbicas feitas por ele contra a deputada Érika Hilton (PSOL-SP) eram usadas para divulgar um curso de produção de conteúdo sintético.

"A imagem é uma captura de tela de uma publicação no Instagram,onde há fazendas de IA. À esquerda, aparece o pastor Sargento Isidório, um homem de cabelos grisalhos, usando terno azul-claro, camisa branca e gravata vermelha, falando ao microfone em um ambiente que parece ser o plenário de uma casa legislativa. Em primeiro plano, sobreposto à imagem, há o rosto de Erika Hilton com os olhos arregalados, expressão de espanto e lágrimas no rosto, também diante de um microfone. À direita, aparecem a publicação e os comentários. A legenda contém a frase 'A verdade que o Felipão detesta ouvir. Recebaaaaaa' acompanhada de emojis, seguida de marcações para os perfis @narrativascuriosastv, @leonardobolsonaro, @gianzin...deb...chado, @gianzin...dobechado e @leodaverdade. Entre os comentários visíveis estão frases como 'Congresso que virou escolinha do prof. Raimundo..', 'Deus abençoe esse homem corajoso', 'Felipão, surtou kkkk' e 'arrasou!!!!'."

O mesmo treinamento também era promovido pela @narrativascuriosastv e outros perfis da fazenda. Divulgado como apartidário, o curso é vendido por R$ 167 e possui mais de 90 módulos, dentre eles “Criando Vídeos Virais com o Bolsonaro e o Lula” e dicas de como remover a marca d’água de conteúdos artificiais. Em algumas aulas, o perfil era utilizado como exemplo de produção das peças.

A Kiwify, responsável por hospedar o curso, disse que os módulos considerados problemáticos haviam sido removidos por violarem as regras da plataforma. Aos Fatos não conseguiu acesso ao curso para verificar a alegação.

Poucos posts, milhões de interações

Apesar do alto volume de publicações, a audiência da fazenda se concentra em poucos conteúdos. Os 25 posts de maior engajamento, equivalentes a 2,1% da amostra, reuniram mais da metade (53%) de todas as curtidas e comentários contabilizados pelo instituto.

A publicação mais popular foi um vídeo publicado pelo perfil @imperio_patriotico em 16 de agosto que associa a premiação de uma adolescente de 14 anos em uma olimpíada de matemática a uma crítica ao governo. A peça acumulou 651 mil interações (13%) e ainda pedia que os seguidores passassem a seguir outro usuário.

"A imagem é uma captura de tela de uma publicação no Instagram descrita como uma fazenda de IA. À esquerda, aparece um homem usando boné e óculos, em primeiro plano, com o dedo indicador levantado. Ao fundo, há a imagem em preto e branco de um menino segurando uma folha de papel, com a palavra 'CENSURADO' sobre o rosto. No alto da imagem, está escrito 'ELES NÃO VÃO ME PARAR', acompanhado de emojis. À direita, aparece a publicação do perfil @imperio_patriotico. A legenda afirma que, se o filho do usuário 'ganhou por mais de uma vez as olimpíadas de matemática', o governo estaria atrapalhando, e menciona uma adolescente de 14 anos. A publicação também marca o perfil @orichard.bryan e utiliza as hashtags #paravoce, #brasil, #noticias, #direita e #politica. A captura mostra ainda comentários de usuários, incluindo um que elogia a linguagem e o vocabulário do jovem. Na parte inferior, aparecem as métricas de 56 mil curtidas e 74,5 mil compartilhamentos."

A @imperio_patriotico também está entre as contas de maior repercussão, com 1,1 milhão de interações e 8,3 milhões de visualizações no período. A líder é a @narrativascuriosastv, com 1,5 milhão de interações e 17,2 milhões de visualizações.

Todas adotam a mesma prática identificada anteriormente pelo Aos Fatos entre os perfis ligados a Mendonça: direcionar seguidores para outras contas que integram a rede da fazenda. Em 30 de agosto, uma publicação da @narrativascuriosastv que acumulou 129 mil interações pediu que o público acompanhasse um “novo perfil” porque o atual “pode cair a qualquer momento”.

Três dias depois, o perfil deixou de publicar na base analisada. Na mesma data, uma conta alternativa (@narrativascuriosastv3.0) começou a publicar conteúdo próprio. O Democracia em Xeque considera a sequência um indício de preparação para eventual perda da outra página.

A conta original foi bloqueada em resposta a uma liminar da Justiça Eleitoral. Já o perfil ‘reserva’, com 10,6 mil seguidores, segue ativo e perpetuando o mesmo padrão de publicações, uso de colaborações e aceno à religiosidade.

A imagem mostra uma grade com seis publicações de conteúdo político descrita como fazenda de IA. No canto superior esquerdo, um homem aparece em frente a um estabelecimento com uma placa escrita 'SUPREMO BORDEL', acompanhado de um cachorro no chão. No centro superior, Lula aparece segurando um cartaz com os dizeres 'para um Brasil melhor vote no Flávio', em referência a Flávio Bolsonaro. No canto superior direito, uma montagem traz o texto 'BOLSONARISTA RASGA BANDEIRA DO LULA E PT?' acompanhada de imagens de cães, uma bandeira vermelha com a inscrição 'LULA' e um jovem diante de um computador. No canto inferior esquerdo, uma caricatura de Viviane Barci de Moraes e Alexandre de Moraes mostra o casal sentado em um avião, segurando taças de bebida. No centro inferior, aparece uma montagem em estilo de animação com um burro diante de uma televisão que exibe a imagem de Lula usando uma camisa vermelha com uma estrela. No canto inferior direito, há uma arte com o texto 'CATÓLICO PODE VOTAR EM COMUNISTA?', seguida da frase '1949 e 1959, Roma respondeu: NÃO', além de símbolos associados ao comunismo e elementos religiosos."

Ao tratar da derrubada sem mencionar possíveis violações às regras da plataforma, as publicações sugerem uma ideia de “perseguição” contra contas bolsonaristas.

Não há menções à decisão da Justiça nem à possibilidade de os perfis se enquadrarem nas diretrizes da Meta sobre comportamento inautêntico coordenado, que proíbem redes de contas falsas ou automatizadas que atuem em conjunto para manipular o engajamento ou ampliar conteúdos artificialmente.

STF, violência de gênero e família Bolsonaro

Humor e paródia aparecem como os temas de maior engajamento, somando 34% das interações. Conteúdos relacionados a Lula, ao PT e à primeira-dama Rosângela da Silva, a Janja, representam outros 16%; STF, Alexandre de Moraes e André Mendonça, 10%; e publicações de promoção da família Bolsonaro, do PL e do número 22, 7%.

Parte das publicações utiliza inteligência artificial para produzir ataques misóginos. O instituto identificou, por exemplo, montagens hipersexualizadas de Janja, ataques contra parlamentares e uma imagem sintética que sexualizava a estátua da Justiça na Praça dos Três Poderes.

"A imagem mostra uma publicação em formato de montagem descrita como um dos esquemas da fazendas de IA. À esquerda, há uma representação de Janja como uma figura antropomórfica com corpo de galinha, usando óculos, batom vermelho e uma espécie de gravata borboleta, diante de uma mesa com várias caixas de ovos. Ao lado dela aparece uma figura com o rosto de Lula usando uma regata vermelha com as letras 'CV', sentada diante de equipamentos de DJ. No canto inferior da montagem, há a marca d'água '@IAMEMESVIDEOS'. À direita, aparece a interface de uma publicação em rede social, cujo texto diz 'Lula manda o povo comer ovo?' e inclui hashtags como '#gianzinhodebochado', '#flowpodcastofc', '#reels' e '#meme'. Nos comentários, usuários discutem o conteúdo e fazem referências à inteligência artificial."

No conteúdo sobre o Supremo, o relatório identifica uma divisão entre as representações dos ministros. Moraes aparece como adversário das páginas, enquanto Mendonça é glorificado e retratado como contraponto ao colega. Entre os exemplos citados, estão publicações com frases como “Mendonça pode prender Alexandre de Moraes” e “Mendonça Shad é o terror do STF”.

"A imagem é uma montagem descrita como imagem de fazendas de IA dividida em duas partes. À esquerda está o ministro André Mendonça, um homem usando uma toga preta e gravata, diante da bandeira do Brasil. Na parte inferior, em letras grandes amarelas e brancas, está escrito 'BRASIL', seguido das frases 'VAMOS LEVANTAR E LIBERTAR O BRASIL DA INJUSTIÇA!' e 'QUEM ESTÁ COMIGO, COMENTE!'. Abaixo, aparece o nome de usuário '@flaviobolsonaro_go' acompanhado de um ícone do Instagram. À direita está Alexandre de Moraes, um homem careca, vestido com uma toga preta, olhando para baixo em direção a um celular. Sobre a imagem, há três mensagens em balões verdes, semelhantes aos de uma conversa no WhatsApp: 'Boa noite seu Jair', 'É o Xandinho' e 'Aquela vaga de vice ainda tá valendo?', todas marcadas com o horário 21:43."

Políticos na fazenda

As contas também direcionam publicações a políticos. Flávio Bolsonaro (PL-RJ) é a figura mais marcada nas legendas, citado por seu perfil oficial em 34 posts. Leandro de Jesus (PL-BA), Bia Kicis (PL-DF) e a ex-primeira dama Michelle Bolsonaro também aparecem entre os nomes mais mencionados. As hashtags recorrentes incluem #direita, #lula, #bolsonaro e #stf.

O caminho inverso é menos frequente, mas existe. No período analisado, sete perfis classificados como políticos ou candidatos foram autores ou coautores de publicações junto à rede.

Entre eles estão o deputado estadual Leandro de Jesus (PL-BA), que aparece no mesmo núcleo de @narrativascuriosastv e @leoindiobolsonaro, e o vereador Rafael Policial (PL-MT), que integra outro agrupamento no qual também aparece Léo Índio.

"A imagem é uma captura de tela de uma publicação no Instagram descrita dentro do esquema de fazendas de IA, com uma janela central intitulada 'Colaboradores'. A janela lista cinco perfis, todos acompanhados de um botão roxo 'Seguir': @ranallipf, identificado como Rafael Ranalli; @andersonvlog; @patriotabrasil26; @nacaoconservadorabr; e @zero65news. Na parte superior direita, ao fundo, aparece o perfil @ranallipf, com a localização 'Mato Grosso' e hashtags como '#Garis', '#Discurso', '#ministeriodotrabalho' e '#polêmica'. No lado esquerdo da imagem, parcialmente encoberto pela janela de colaboradores, aparece um homem diante de uma parede com uma imagem de Jair Bolsonaro ao fundo. Na parte inferior da publicação, vê-se parcialmente a frase 'PASSANDO PRA'. Ao fundo, também aparece um símbolo do Partido Liberal."

O perfil nacional do PL (Partido Liberal) também fez uma publicação em colaboração com uma das páginas da rede. As relações demonstram coautorias, marcações e compartilhamento de audiência entre as páginas e contas políticas, mas não atribui aos políticos ou partidos a administração ou a coordenação da fazenda.

Sem rótulos

Outro achado do relatório é a baixa presença da identificação de conteúdo sintético oferecida pelo Instagram. Apenas 155 dos 1.204 posts (12,9%) apresentavam alguma identificação de uso de inteligência artificial. Em 134 casos, o próprio autor declarou ter usado a tecnologia; nos demais, a identificação veio de metadados incorporados aos arquivos.

Mesmo minoritários, as publicações em que o uso de IA foi declarado pelo autor concentraram 44% de todo o engajamento da rede.

Ao todo, 71% das publicações não contavam com qualquer registro de uso de IA. O instituto ressalta, contudo, que isso não significa que não houve uso da tecnologia, já que as contas foram incluídas no monitoramento pelo conteúdo que publicam, e não pela existência do rótulo.

Rede de Mendonça aparece em análise paralela

Em uma análise paralela feita a pedido do Aos Fatos, o instituto identificou que páginas reveladas pela reportagem de 16 de setembro sobre a fabricação de apoio popular a André Mendonça estavam conectadas a outras fazendas de conteúdo gerado por IA.

A rede atua de forma independente da fazenda descrita no relatório, mas possui ligações com os perfis encontrados pelo Democracia em Xeque e o mesmo padrão de atuação.

A reportagem havia identificado 24 perfis dedicados ao ministro e mostrou que contas bolsonaristas com audiências já consolidadas utilizavam collabs, reproduziam peças idênticas e convocavam seus seguidores a acompanhar essas páginas.

Metade deles existia anteriormente com outras identidades e foram convertidas em páginas de apoio ao magistrado no início de setembro, quando a crise no STF se intensificou.

A análise do Democracia em Xeque ampliou essa rede. Foram identificados 20 perfis que usavam nomes ou apelidos de políticos ou de Mendonça acompanhados de termos como “apoio” e “presidente” ou de sufixos numéricos. Nenhum deles era uma conta oficial. 

Quatro estavam na lista de páginas classificadas pelo instituto como fazendas de conteúdo com IA; os demais se conectam a elas principalmente por meio de publicações em colaboração.

Esse grupo formava um núcleo de 28 perfis que publicou 84 conteúdos e somou 2,9 milhões de interações no período analisado. Faziam parte dele páginas com variações dos nomes de Flávio e Michelle Bolsonaro, Nikolas Ferreira, Eduardo Bolsonaro, Tarcísio de Freitas e André Mendonça.

Entre as contas classificadas pelo instituto como produtoras de conteúdo com IA estava a @andremendoncas3, já identificada pelo Aos Fatos como uma das páginas usadas para fabricar a percepção de apoio espontâneo ao magistrado. No período, ela participou de cinco publicações, que somaram cerca de 367 mil interações e 3,1 milhões de visualizações.

A @andremendoncas2, maior perfil identificado na investigação anterior do Aos Fatos, não publicou nem coassinou posts capturados diretamente pela base no período. Mesmo assim, apareceu no levantamento porque era marcada repetidamente por páginas que usam os nomes de Nikolas, Michelle e Flávio Bolsonaro. Políticos e candidatos também citaram a conta em publicações.

O padrão coincide com o que a reportagem anterior havia identificado manualmente: a @nikolasferreiradms3, por exemplo, convocou sua audiência a seguir a @andremendoncas2, enquanto diferentes páginas bolsonaristas distribuíram peças iguais para promover perfis do ministro.

A análise inicial chegou a reunir esse núcleo e a fazenda de conteúdo descrita no relatório em uma única visualização. O Democracia em Xeque, porém, decidiu separá-los após realizar novas buscas por relações entre as contas e concluir que se tratavam de redes distintas.

Apesar disso, o levantamento mostra que as páginas reveladas pelo Aos Fatos não atuavam isoladamente e estavam inseridas em outras estruturas de produção e amplificação de conteúdo voltadas à promoção de figuras do campo bolsonarista.

As páginas citadas pelo Aos Fatos já não estão mais no ar. Quando as contas ainda estavam ativas, a reportagem procurou a Meta para saber se elas violavam as diretrizes da plataforma sobre comportamento coordenado, mas não obteve resposta.

O caminho da apuração

Aos Fatos analisou o relatório “Produção em escala: fazendas de conteúdo com IA no Instagram nas eleições de 2026”, do Instituto Democracia em Xeque. A reportagem também solicitou ao instituto uma análise específica sobre os perfis identificados anteriormente pelo Aos Fatos em uma rede que simulava apoio popular espontâneo ao ministro André Mendonça.

Por fim, Aos Fatos comparou os dados do instituto com a apuração anterior sobre essas contas, verificando mudanças de nome, publicações compartilhadas e chamadas para transferência de seguidores entre perfis.

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Antes de mensagens vazadas, PF pediu sigilosamente para AGU conter Mendonça

Às 10h50 de 23 de julho de 2026, o diretor-geral da Polícia Federal (PF), Andrei Rodrigues, enviou um ofício sigiloso ao advogado-geral da União, Jorge Messias. No documento, obtido com exclusividade pela Agência Pública, pedia-se que a Advocacia-Geral da União (AGU) analisasse e tomasse “as eventuais providências cabíveis” contra uma decisão do ministro André Mendonça, então relator do caso Master no Supremo Tribunal Federal (STF). A resposta, registrada em nota jurídica também sigilosa, foi negativa: segundo a AGU, não havia nenhuma medida judicial possível.

O pedido precedeu a fase mais aguda da crise que, em setembro, pôs ministros do Supremo em confronto e levou ao afastamento de Andrei do cargo, em decisão de André Mendonça — posteriormente revertida por Flávio Dino e mantida por Edson Fachin. Segundo integrantes do alto escalão do governo, ouvidos sob reserva pela reportagem, a negativa da AGU ao ofício teria tido o aval também da cúpula jurídica do governo e foi emitida antes da divulgação das mensagens atribuídas ao ex-banqueiro Daniel Vorcaro e ao ministro Alexandre de Moraes, que se tornaram públicas em 8 de setembro, quando Mendonça retirou o sigilo de parte das investigações do Banco Master.

Fontes do alto escalão disseram à Pública que a cúpula da AGU teria se sentido pressionada por Rodrigues com o envio do ofício e que a história teria chegado até a presidência da República. Uma reportagem da Folha de S. Paulo, publicada em 2 de setembro, relatou que a PF via uma “omissão” da AGU em relação à crise envolvendo o ministro André Mendonça. 

A Pública apurou que o Advogado-geral da União, Jorge Messias, e o ministro da Justiça e Segurança Pública, Wellington César Lima e Silva, se encontraram com André Mendonça, fora da agenda, após tomarem conhecimento do pedido da PF. No encontro entre os três, os representantes do governo buscaram uma “interlocução” para resolver o embate, mas a exposição das conversas direcionadas a Moraes, que vieram depois do encontro, afastou os governistas do caso para evitar uma associação pública do governo à crise no Supremo. 

O ministro da Advocacia-Geral da União (AGU), Jorge Messias, dá entrevista ao programa Bom Dia, Ministro.
Messias, da AGU, recebeu o pedido sigiloso da PF para analisar decisão de André Mendonça

Nesta quarta-feira, 23 de setembro, reportagem de Marcela Mattos no UOL informa que Messias e Andrei trocaram xingamentos diante de Lula: ‘Está me espionando?’. Segundo o UOL, pessoas que ouviram relatos do episódio disseram que a conversa, acompanhada a todo momento por Lula, foi “dura”, “tensa” e “ríspida”. A cobrança foi considerada a gota d’água de uma série de divergências que vinham se arrastando nos bastidores das investigações sobre o Banco Master.

Procurada, a AGU informou a Pública que “as informações apresentadas na matéria do UOL não são precisas. Divergências são naturais, evidentemente, mas nada se sobrepõe ao respeito e à consideração que o advogado-geral da União, Jorge Messias, tem pelo diretor-geral da Polícia Federal, Andrei Rodrigues, tanto no âmbito pessoal quanto institucional”

Procurada, a Polícia Federal não deu retorno até a publicação. O espaço segue aberto para manifestação.

Uma disputa que começou em fevereiro

André Mendonça herdou o caso Master de Dias Toffoli em fevereiro deste ano. Nas primeiras decisões como relator, em 19 de fevereiro, o ministro determinou que apenas os policiais diretamente envolvidos na investigação tivessem acesso às informações, com sigilo “inclusive em relação aos superiores hierárquicos”, o que incluiria Andrei Rodrigues. Seria um movimento para limitar a influência do diretor-geral na apuração, vista com desconfiança pela ala de André Mendonça. Nos bastidores, teria pesado a percepção de Mendonça de que informações sensíveis chegavam antes ao comando da PF, o que passou a causar “um certo desconforto”, segundo uma fonte do STF, até mesmo entre os juízes lotados no gabinete do ministro.

O diretor geral da PF, Andrei Rodrigues
Andrei Rodrigues, diretor-geral da PF, enviou ofício à AGU em 23 de julho de 2026

Em 22 de maio, na investigação sobre fraudes no INSS (Operação Sem Desconto), da qual Mendonça também era o relator, o ministro teria reagido a uma mudança na chefia do caso e exigido ser avisado de qualquer nova alteração na equipe. Em 15 de maio, na semana anterior à exigência de Mendonça, o comando da PF trocou a área responsável pelos inquéritos do INSS: o caso foi transferido da Divisão de Repressão a Crimes Previdenciários (DPrev) para a Coordenação de Inquéritos em Tribunais Superiores (Cinq). Simultaneamente, o delegado que chefiava a operação, Guilherme da Silva, solicitou transferência para Minas Gerais, estado natal dele. À época, a PF não revelou o nome do novo chefe da operação e justificou que a mudança assegurava “maior eficiência e continuidade das investigações”.

Em 13 de julho, Mendonça repetiu a ordem no caso Master (Operação Compliance Zero): a equipe de investigadores deveria ser mantida e qualquer troca deveria ser comunicada a ele previamente; as informações também deveriam ficar restritas às coordenações responsáveis, e o material bruto extraído de celulares e computadores apreendidos deveria ser enviado ao seu gabinete.

Ministro André Mendonça na sessão da Segunda Turma do STF.
Mendonça impôs restrições ao acesso às informações da investigação do Master

Dez dias depois, em 23 de julho, Andrei oficiou à AGU com direcionamento a Jorge Messias, conforme o documento obtido pela Pública. O documento da PF registra que não há “qualquer indício de irregularidade” nas investigações e classifica como “desarrazoada” uma decisão que limitasse as atribuições administrativas da PF. O documento registra, ainda, que o controle externo da polícia cabe ao Ministério Público Federal. No pedido, foi citada a decisão de Mendonça de maio como “de conteúdo semelhante”, na qual se fundamentou na lei que permite à AGU defender, na Justiça, agentes públicos por atos praticados no exercício do cargo. 

A análise sigilosa da AGU 

O ofício foi enviado à Secretaria-Geral de Contencioso, braço da AGU que representa a União no STF. Em 24 de julho, uma reunião no gabinete do advogado-geral substituto apontou os primeiros problemas do pedido: a repercussão na imprensa sobre o incômodo da PF, no dia anterior, tratava da decisão de maio, não da de julho; faltavam documentos; e a AGU nem sequer tinha acesso aos processos em sigilo, apenas às cópias das decisões.

A nota registra ainda que, segundo a própria PF, informou à AGU em 27 de julho que o material bruto relacionado a Vorcaro já havia sido entregue ao gabinete do relator na semana anterior. 

A Nota Jurídica enumera os motivos da recusa ao pedido da PF. Primeiro, diz que não se tratava de defender um agente público. Segundo, registrou que a AGU não atua em investigação criminal, tarefa do Ministério Público. Terceiro, avaliou que a PF não demonstrou “prejuízo concreto” decorrente da exigência de avisar sobre trocas na equipe. E, quarto, a PF perdeu o prazo: as regras já estavam na decisão de maio, e a de sigilo interno vinha desde o início do caso, sem que a PF recorresse. A nota menciona “inércia prolongada da autoridade policial” e afirma que uma nova decisão não reabriria o prazo já vencido. Por fim, como o material já havia sido entregue, não haveria o que suspender.

Na resposta à PF, a AGU sugeriu dois caminhos: conversar diretamente com o relator ou levar o caso ao Ministério Público Federal. As páginas obtidas pela reportagem não mostram a data de assinatura da nota.

Fachada da Advocacia Geral da União (AGU)
Sede da Advocacia-Geral da União, que analisou e recusou o pedido feito pela Polícia Federal

Afastamento e volta em 24 horas

Segundo a Folha de S.Paulo, Mendonça teria dito ao presidente do STF, Edson Fachin, no início de agosto, que suspeitava de viés político de Andrei Rodrigues para blindar a campanha de Lula; Andrei teria relatado a Fachin a suspeita inversa, de que o ministro prejudicava a esquerda e aliviava aliados de Flávio Bolsonaro (PL). 

No início de setembro, Mendonça levantou o sigilo do relatório que continha mensagens enviadas por Vorcaro a um interlocutor identificado como “Alexandre de Moraes Brasília”. A maior parte das mensagens foi enviada em visualização única e aponta para a troca de informações sobre uma possível operação contra o ex-banqueiro. Em 15 de novembro, dois dias antes de ser preso, Vorcaro perguntou a Moraes: “Acha que na segunda já tenho que estar fora?”.

Os investigadores também encontraram registros digitais e metadados que indicam que Moraes atuou na edição de um contrato de R$ 130 milhões firmado entre Vorcaro e o escritório de advocacia da esposa do ministro, Viviane Barci de Moraes. Após a revelação do acordo, o escritório Barci de Moraes divulgou uma nota negando a existência de impedimentos legais à contratação. 

A partir de então, a crise no STF escalou, como a Pública mostrou ao longo de sua cobertura do caso. A sessão do STF para julgamento das suspeitas contra Alexandre de Moraes foi iniciada em 15 de setembro e marcada por bate-bocas e trocas de acusações entre os magistrados. A deliberação foi adiada após o ministro Flávio Dino pedir vistas do processo. Ou seja, mais tempo para analisar o caso, que segue sem definição. 

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Thomas Chatterton Williams on how Covid-19, George Floyd protests affected US social justice

An acclaimed American author has spoken to FRANCE 24 about his theories on how American society's opinion and ideas of social justice have changed since the presidency of Barack Obama. Thomas Chatterton Williams says the left became disillusioned during Obama's second term, and in later years amid the George Floyd protests and Covid-19 pandemic the discourse shifted – initially for the left, but this also impacted the right. The ripples of those times are still resonating today. His latest book is entitled "Summer of Our Discontent: The Age of Certainty and the Demise of Discourse".

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L’algoritmo faustiano (parte II)

L’intelligenza artificiale si erge come compimento della tecno civiltà faustiana occidentale, nel frattempo minacciata dall’irruzione fulminea dell’oriente cinese. Più che una forza di vero rinnovamento, l’automazione algoritmica rappresenta la mummificazione della nostra società. Delegando all’apparato elettronico, alla mente artificiale la creazione artistica, la scrittura, l’analisi giuridica, la decisione, il pensiero critico , l’apprendimento, abdichiamo  alla vitalità organica. I suoi modelli linguistici (LLM) non generano nuovi simboli viventi; si limitano a elaborare e ricombinare statisticamente i detriti del nostro passato culturale. Il genio creativo è sostituito dall’efficienza dell’elaborazione dei dati, un’intelligenza insensibile emersa con forza travolgente quando il cuore spirituale della cultura ha cessato di battere. Per Jacquel Ellul, sociologo ma anche teologo, la tecnica è il rischio del secolo, la modalità attraverso cui il moloch tecnologico abbatte ogni ostacolo in nome dell’utilità e dell’efficienza.

Uno dei nodi tragici consiste in quello che Spengler definì il tradimento della tecnologia moderna, creata dall’ umanità occidentale con l’inequivocabile scopo di sottomettere la natura. La storia insegna che lo strumento finisce invariabilmente per schiavizzare il suo inventore. Il paradosso potrebbe manifestarsi nelle reti neurali artificiali che mutano, apprendono e assumono decisioni autonome a velocità misurabili in millisecondi, una scala temporale neppure pensabile dal cervello biologico. Abbiamo costruito un ambiente di flussi globali tanto complesso che la mente umana non è più in grado di gestirlo senza il supporto dell’intelligenza artificiale. Ci troviamo al punto di non ritorno in cui il sistema, gli Stati, i mercati, le grandi infrastrutture, dipendono totalmente da questa trama artificiale impossibile da disattivare senza causare l’immediato collasso dell’intero sistema.

Il patto faustiano si consuma con la rinuncia all’autonomia umana in cambio della capacità di calcolo, la volontà di potenza postmoderna. Il fenomeno ha una dimensione geopolitica destabilizzante. Spengler in Anni della decisione, spiega che l’Occidente ha commesso l’errore di esportare la propria tecnologia in altre civiltà in nome del profitto a breve termine e di una provvisoria egemonia. Globalizzandosi verso oriente, la tecnologia si è resa indipendente dai suoi ideatori. Gli strumenti di dominio creati dall’anima faustiana sono passati nelle mani di culture che non condividono la struttura psichica e gli imperativi etici dell’Occidente, ma che hanno imparato a usarli con notevole efficacia.

L’attuale corsa per la supremazia tecnologica tra Usa e Cina si inserisce nel conflitto di fine civiltà. Il risultato della pulsione universalista non è l’armonia planetaria o un ordine strutturato; il mondo è più frammentato che mai sotto la patina tecnologica, immerso in lotte di potere, ribelle all’egemonia declinante della civiltà che l’ha plasmata. La degradazione della democrazia formale apre le porte a ciò che Spengler chiamava cesarismo: l’ascesa di figure autoritarie, amorali, che governano con la forza o con la manipolazione dell’opinione pubblica. Questo è evidente nel neo confucianesimo cinese, ma avanza nel potere immenso di figure quali Elon Musk, Bill Gates, Peter Thiel, Alex Karp, Sam Altman, i signori di Silicon Valley e dell’Intelligenza Artificiale. Costoro stanno elaborando una specifica ideologia, l’ accelerazionismo o illuminismo oscuro che travolge la territorialità, gli Stati, le procedure della democrazia e le regole giuridiche. Si tratta del traguardo finale che oltrepassa la fase tecnocratica per diventare giustificazione tautologica del potere.

Uno dei suoi strumenti sono le cosiddette “iperstizioni” (Nick Land) , finzioni o idee  che si autoavverano attraverso le azioni che ispirano, Diffuse dall’alto per mezzo dei mezzi digitali, del marketing e dalle nuove culture, trasformano la narrazione in fatto incontrovertibile e rendono la virtualità non più distinguibile dalla realtà, capovolgendo credenze e comportamenti. L’intelligenza artificiale e la progettazione algoritmica sono gli strumenti di controllo sociale più perfetti mai immaginati: producono un livello di monitoraggio, controllo personalizzato e mutazione delle condotte senza precedenti, unito, come dicevamo, alla confusione dolosa tra reale e virtuale, uni-verso e meta-verso. Attraverso gli algoritmi, le piattaforme digitali e la proliferazione di simulazioni che dissolvono la verità fattuale, la realtà è atomizzata, resa malleabile, plastica. Le popolazioni vengono disarmate intellettualmente in un mare di stimolazioni istantanee (frames) promosse dai tecnocrati sulla strada di diventare autocrati. La sovranità è sostituita dalla docilità dell’utente riformattato.

Nella sua fase terminale, la cultura occidentale esaurisce le possibilità creative, raggiunge la dimensione planetaria e si libera delle tensioni metafisiche. L’ intera umanità rischia di trasformarsi in folla informe di fellah, la parola araba che Spengler  usa per designare la massa senza volto che si adatta e sopravvive da una civiltà all’altra senza appartenere ad alcuna, inconsapevole, estranea ai movimenti della storia, preoccupata solo della sopravvivenza e del benessere materiale. È l’avvento degli ultimi uomini descritti con disprezzo da Nietzsche, manipolati dalla tecnostruttura e presto direttamente dalla macchina. In questa gabbia digitale globalizzata, l’esistenza si riduce alla dimensione zoologica vissuta in un ambiente artificiale dove l’intrattenimento automatizzato guidato da algoritmi “di ricompensa” esaurisce gli orizzonti della vita.

Le persone diventano appendici biologiche di un ecosistema tecnico che decide che cosa consumare, che cosa pensare e in che cosa credere. Di fronte al vuoto lasciato dal declino delle religioni e dall’esaurimento del razionalismo, emerge uno spurio supermercato dello spirito. La fede di un tempo si dissolve in eclettiche pratiche pseudo spirituali, sincretismi, surrogati di credenze liquidi, transitori. I guru tecnologici si comportano da profeti, o sommi sacerdoti, immaginando l’avvento di una Singolarità informatica potente come il giudizio finale (Ray Kurzweil) , o sono ossessionati dalla figura dell’Anticristo e del Kathechon, “ciò che trattiene”, la tecnica considerata liberatoria (Peter Thiel). Lucida follia del mondo al contrario. Una tecno fede cieca, irrazionale, sintomo di decadenza poiché si aspetta che la tecnologia ci salvi miracolosamente dalle crisi esistenziali, ecologiche ed economiche causate dalla sua stessa ipertrofia.

Il pericolo apocalittico dell’algoritmo faustiano sta nel fatto che non è presentato come un’opzione tra le altre: diventa determinismo inevitabile creduto per l’omogeneizzazione delle menti, la distruzione delle condizioni organiche e la polverizzazione delle radici locali che storicamente hanno permesso la nascita di nuove culture. La Terra è trasformata in immensa fabbrica automatizzata dove tutto ciò che non è quantificabile è condannato all’irrilevanza. Fedele alla sua visione tragica e ciclica della storia, Spengler non credeva che la megamacchina sarebbe durata in eterno in un progresso indefinito. Al contrario, ne profetizzò il collasso a causa della mancanza di rinnovamento vitale.

La sua fine contiene la probabilità di una drammatica collisione. Una minoranza prometeica conduce una guerra contro l’ordine biologico per imporre la propria volontà di potenza, ma la natura è, alla fine, infinitamente più forte. La scarsità di risorse materiali, la legge dell’entropia, la radicale disconnessione dalle strutture organiche della vita, unite all’ inaridimento spirituale, conducono alla catastrofe. Quando la macchina faustiana crollerà per l’ esaurimento psicologico delle élite o di guerre di annientamento, ciò che rimarrà non sarà un territorio vergine per un nuovo inizio. Ciò che  attende i superstiti potrebbe essere il deserto. Una volta distrutto il tessuto organico e delegata la capacità di pensare ai freddi circuiti algoritmici, la post umanità potrebbe aver dimenticato come vivere umanamente.

Stiamo forse assistendo al penultimo atto del dramma, in cui l’umanità osserva affascinata il tremolio di uno schermo che illumina la propria eclissi? Poiché la civiltà faustiana ha portata globale, il suo declino trascinerebbe il mondo in un’era di sterilità, poiché la morte della cultura implica la fine della storia. Le strutture globali (organizzazioni internazionali, mercati finanziari) potrebbero persistere per inerzia come gusci vuoti ancora a lungo, ma l’umanità sopravvivrebbe gestendo le rovine tecnologiche senza la capacità – né il desiderio – di generare una nuova cultura. Distopia, suggestione, timore, o realistica prudenza, la nostra ? Più necessaria, crediamo, allorché gli stessi banditori mettono in guardia dai rischi, che peraltro non chiariscono, a parte l’accertata autonoma violazione di sistemi informatici complessi. Certo non regge più l’ottimismo a senso unico, l’ eudemonismo con il paraocchi, avvolti nell’ “andrà tutto bene” obbligato dei pifferai.

I mandarini della tecnocrazia ci devono molte spiegazioni, a partire dal rischio della disoccupazione di massa e dalla massificazione integrale delle menti, all’incapacità del diritto di stabilire regole, limiti, determinare responsabilità nell’uso di potentissimi apparati artificiali, dai robot alla sterminata gamma di utilizzazioni dell’I.A, sino alla possibilità che davvero la macchina prenda il sopravvento su chi l’ha inventata e potrebbe non riuscire più a controllarla, neppure per i suoi scopi contrari al resto dell’umanità.

Gli psicologi avvertono che un numero sempre maggiore di persone, specie giovani, non sa più prendere decisioni- anche elementari- senza consultare la voce non umana della chatbox alimentata dall’ I.A. L’apparato artificiale sostituisce il libero arbitrio. E non è che la punta dell’iceberg. I grandi capi dell’ Intelligenza Artificiale invocano una moratoria:  perché, al di là di manovre finanziarie o interessi indicibili ? Se la ragione fosse più grave di quanto fanno trapelare ? Se anche così non fosse, noi, semplici esseri umani, abbiamo diritto di sapere, capire, decidere, scegliere. Chi dipende da altri uomini è un servo e uno schiavo. Ma è ancora un uomo chi è determinato, agito, sorvegliato, orientato, occupato, comandato da una macchina?  “Uomini siate, e non pecore matte”.

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