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Mulheres alcançam maior participação já registrada nas eleições de 2026

As mulheres representaram 34,88% das candidaturas nas Eleições Gerais de 2026, o maior percentual já registrado no país. Segundo dados do Tribunal Superior Eleitoral (TSE), foram 7.188 candidatas, diante de 13.419 homens que disputaram cargos no pleito de 4 de outubro.

O índice representa crescimento de 1,1 ponto percentual em relação às eleições de 2022. Apesar do avanço, a presença feminina ainda está distante de uma divisão equilibrada nas disputas eleitorais e nos espaços de poder.

A legislação eleitoral determina que os partidos e federações reservem pelo menos 30% das candidaturas para mulheres. Para o Movimento Mulheres Municipalistas (MMM), o resultado de 2026 mostra que a ampliação da participação feminina precisa ser acompanhada por mecanismos que garantam condições efetivas para que essas candidaturas se convertam em mandatos.

“A cada eleição, é observado o aumento do número de mulheres eleitas, quebrando recordes e possibilitando, de fato, representação feminina nos espaços de tomada de decisão. Nossa esperança é que um Congresso mais feminino reflita em mais políticas e orçamento para as mulheres”, afirmou a presidente do MMM, Tania Ziulkoski.

Senado registra maior número de mulheres desde a redemocratização

O Senado também registrou um novo patamar de participação feminina. Das 319 candidaturas apresentadas para a Casa, 70 foram de mulheres. Ao fim da eleição, 12 foram eleitas.

Com as novas eleitas, o Senado terá 18 mulheres a partir de janeiro de 2027. A Casa possui 81 cadeiras. Atualmente, 15 mulheres exercem mandato, sendo que seis delas permanecem no cargo pelos próximos quatro anos.

Na Câmara dos Deputados, 109 mulheres foram eleitas em 2026. O número supera as 91 deputadas escolhidas em 2022 e as 77 eleitas em 2018.

O crescimento no número de eleitas ocorre mesmo com uma redução na quantidade de candidaturas femininas para deputado federal. Foram 2.820 mulheres na disputa em 2026, contra 3.717 quatro anos antes. A participação proporcional, entretanto, subiu de 35% para 36,7% entre os candidatos ao cargo.

Mulheres ainda têm participação menor nos governos estaduais

A disputa pelos governos estaduais mostra que a ampliação da presença feminina ocorre de maneira desigual. Em sete unidades da Federação não houve candidatas ao cargo de governadora: Amapá, Rondônia, Mato Grosso do Sul, Espírito Santo, Ceará, Maranhão e Paraíba.

Das 195 candidaturas registradas para os governos estaduais em 2026, 32 foram encabeçadas por mulheres.

No primeiro turno, Raquel Lyra foi a única mulher eleita governadora, ao conquistar a reeleição em Pernambuco. Outras quatro candidatas chegaram ao segundo turno: Mailza Assis, no Acre, Celina Leão, no Distrito Federal, Professora Dorinha, no Tocantins, e Professora Maria do Carmo, no Amazonas.

A presença feminina também cresceu nas vice-governadorias. Nove mulheres foram eleitas para o cargo em 2026: Gabriella Aguiar, no Ceará, Luciana Gurgel, no Amapá, Elaine Carneiro, no Maranhão, Célia Rocha, em Alagoas, Gisela Simona, em Mato Grosso, Lígia Feliciano, na Paraíba, Priscila Krause, em Pernambuco, Elayne D’Almeida, no Pará, e Silvana Covatti, no Rio Grande do Sul.

O número supera as seis mulheres eleitas para vice-governadora em 2022.

Os resultados mostram que a participação feminina avançou em diferentes áreas da política brasileira, principalmente no Legislativo. Ao mesmo tempo, os números das candidaturas e dos cargos do Executivo estadual indicam que a presença das mulheres ainda é menor nas disputas pelas posições de maior poder.

Conforme o MMM, o próximo desafio é fazer com que o crescimento da participação eleitoral feminina seja acompanhado por maior presença efetiva nas decisões políticas, na formulação de políticas públicas e na definição dos orçamentos.

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Francia e Spagna, due crisi parallele

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, dicevano gli irresistibili Blue Brothers . Così sta capitando in Francia e Spagna, solo che i duri – chi governa il sistema – tirano i fili senza entrare direttamente in campo.  Nei due paesi sono in corso prove tecniche di rivolta preventiva della sinistra radicale, aizzata dai padroni del progressismo internazionale ( Soros in testa), contro la probabile vittoria elettorale di forze politiche nazionaliste e liberalconservatrici ora all’opposizione. In Francia si eleggerà in aprile il nuovo presidente e la favorita è Marine Le Pen. In Spagna il governo Frankenstein di socialisti e sinistra radicale, appoggiato da tutte le forze separatiste di destra, centro e sinistra, è a fine corsa tra scandali, corruzione, impopolarità, incapacità di bloccare l’invasione di immigrati nell’exclave di Ceuta, fomentata dal Marocco. Pedro Sànchez, idolo appannato dei progressisti nostrani, ha dovuto anticipare il voto al 29 novembre prossimo.

L’oligarchia dominante non gradisce governi definiti di destra, benché riesca poi a controllarli agevolmente, come dimostra il caso italiano. Tuttavia abbandona senza rimpianti i suoi referenti progressisti quando hanno esaurito il loro compito, ovvero- è il caso di Francia e Spagna – nel momento in cui l’impopolarità è troppo evidente. In Francia tenteranno forse di lanciare in extremis nella corsa presidenziale un diverso Macron al posto dello spremuto marito di Madame Brigitte. In Spagna riusciranno a infiltrare senza difficoltà il probabile governo di centrodestra. Nel frattempo soffiano sul fuoco delle piazze. In Francia è in corso una rivolta delle scuole, i cui protagonisti sono prevalentemente giovani di origine immigrata. Gli incidenti, come è tradizione transalpina, sono pesanti: centinaia di scuole occupate o bruciate, un numero incalcolabile di insegnanti picchiati, qualcuno ferito con acidi o lanciafiamme artigianali, violenze di strada. Il tutto senza che il governo sappia (o voglia) risolvere la questione. Il partito di ultrasinistra La France Insoumise dell’ex ministro socialista Mélenchon getta benzina sul fuoco , cercando di estendere la rivolta al diffuso scontento sociale e tentando la saldatura con il tessuto islamista delle periferie e con le comunità immigrate. Probabilmente neppure i capi religiosi sono in grado di tenere a bada orde di giovani nordafricani animati da un mix di nichilismo distruttivo e dal desiderio selvaggio di saccheggio consumista.

La bomba sociale avverte preventivamente Marine Le Pen e il suo delfino Jordan Bardella: se vincerete le elezioni, vi aspetta il peggio. Intanto la macchina del fango sistemica è al lavoro; accusa di antisemitismo non le orde magrebine, ma Bardella.  La sensazione è che non sia più contenibile il malessere, l’odio dei “nuovi francesi” per la république che non hanno scelto, che non li sa più assimilare ( sono troppi)  e li respinge nei fatti nonostante le magniloquenti promesse. Sarà essenziale la scelta di campo di vari poteri forti: l’ apparato pubblico, l’alta borghesia industriale e finanziaria, la numerosa, potente comunità israelitica, la massoneria che storicamente ha espresso tutti i presidenti tranne il generale De Gaulle.  Per ora, sono aizzati i risentiti, i rivendicativi, le minoranze sociali violente.

Il caso spagnolo è ancora più rivelatore, intriso di cinico sfruttamento di problemi reali.  Il governo e il suo capo sono circondati dal discredito, sepolti dai fischi, inseguiti da inchieste che hanno portato in carcere vari ex ministri, distrutto la reputazione del padre nobile Zapatero, mentre è in attesa di processo la moglie del premier.  Il cambio di governo è nell’aria, specie dopo l’indecorosa gestione dell’invasione della città di Ceuta. La carta disperata scelta per uscire dall’angolo- Sànchez è un abile equilibrista – è il “caso Maricarmen”. L’anziana Marìa del Carmen Abascal è stata sfrattata dalla casa in cui viveva da oltre cinquant’anni. Una vicenda triste, certamente, ma la signora occupava un alloggio di centoquaranta metri quadrati nel centralissimo quartiere madrileno del Retiro, pagando solo cinquecento euro al mese. Immediata è stata la reazione demagogica del governo, che ha scatenato la folla contro i “fondi avvoltoio”. Peccato che Maricarmen beneficiasse della cessione di un vecchio contratto di locazione a canone calmierato del 1956 in base a una legge del regime di Franco ( che costruì centinaia di migliaia di alloggi) e che sia stata sfrattata in applicazione di una norma sugli affitti approvata da un governo socialista.

Proprietario dell’appartamento non è un fondo avvoltoio, ma una piccola società titolare di quell’unico immobile. La menzogna e la demagogia hanno vinto, producendo un gran numero di manifestazioni gestite dalla sinistra estrema e da ambienti socialisti contro la penuria di alloggi, i canoni d’affitto e le grandi società immobiliari, che nel caso specifico non avevano alcun ruolo. La piazza Puerta del Sol è occupata da una folla di radicali eccitati, i risentiti e rivendicativi che costituiscono uno dei tre campi in cui è divisa la società odierna. Rapidissimo, il governo ha presentato due leggi su affitti e sfratti punitive verso i proprietari , di impianto comunista. Il parlamento li ha bocciati poiché un alleato del governo, il partito indipendentista catalano Junts – di centrodestra – ha votato contro. Adesso il calcolatore Sànchez – la cui ascesa politica fu finanziata dal suocero proprietario di bordelli e saune omosex-  può affrontare le elezioni con l’aura di chi è stato cacciato dagli amici dei padroni di immobili. Perderà, ma salverà la faccia e avrà un’arma potente da futuro capo dell’opposizione.  Insomma, a Parigi come a Madrid, nulla è come appare, le grandi manovre sono in atto e impazza il lavoro sporco.

La questione degli alloggi, tuttavia, merita una riflessione, come il tentativo di creare una nuova classe antagonista tra estrema sinistra , immigrati e nuovi cittadini. Il risentimento e l’invidia sociale tornano ad essere il motore della polarizzazione politica. Si tratta di un carburante che la società di massa genera alimentando il malcontento tra masse disgregate, disadattate e alienate, incoraggiate a perseguire diritti soggettivi quasi sempre irraggiungibili, fonti di invidia e risentimento. L’uomo massa è senza radici, nutrito da una vuota retorica di autoaffermazione che si rivela chimerica. Il  doloroso contrasto tra aspirazioni esorbitanti proclamate diritti e incapacità di realizzarle diventa ferita purulenta.

In una comunità sana, le persone desiderano un lavoro che le leghi alla propria terra e una casa dove costruire le proprie famiglie. In una società di massa, gli individui sradicati aspirano unicamente a una “soluzione abitativa”, rassegnati a un’esistenza errante, senza una casa propria e senza legami. Nasce così nell’uomo massa il desiderio di una vita a nolo, aspirazione residuale di schiavi che si disputano le briciole. E’ inevitabile il risentimento. Consapevole dei meccanismi psicologici che lo diffondono, Sánchez alimenta l’illusione degli alloggi in affitto, la soluzione flessibile gradita al regime plutocratico, bisognoso di masse sradicate per sottoporle alle sue condizioni di lavoro (impieghi temporanei o instabili, salari miseri, mobilità). Gli affitti sull’ asse sinistra-masse metropolitane alienate– immigrati (i rivendicativi e risentiti, il Quarto Stato postmoderno) sono l’offerta di sradicamento strutturale indispensabile al funzionamento del meccanismo del mercato globalizzato. I cattivi maestri, incaricati di guidare la massa sradicata alienata e risentita verso gli interessi della plutocrazia, stavolta hanno estratto dal cilindro un problema vero- la difficoltà a trovare casa nelle aree metropolitane- per fomentare il risentimento.

In concreto, a New York come a Berlino, adesso a Madrid e nelle periferie francesi, la soluzione prospettata è propaganda che getta proprietari e inquilini nella più totale insicurezza giuridica in cui vincerà il più forte, ossia i fondi immobiliari che si vogliono giustamente combattere. Simone Weil scrisse che il radicamento è il bisogno più importante e meno conosciuto dell’anima umana. Una delle forme di radicamento è possedere una casa. In una società non controllata dalla plutocrazia, l’affitto sarebbe una realtà marginale. Il lavoratore medio desidera una casa di proprietà da godere e trasmettere alla famiglia. Un ceto politico attento al bene comune annuncerebbe un piano per la costruzione di alloggi sociali da immettere sul mercato a riscatto o a prezzi ragionevoli. Oltre a garantire una vita dignitosa, darebbe impulso all’economia, libererebbe reddito e incoraggerebbe i consumi. Parte dell’investimento tornerebbe attraverso le tasse. Anche i canoni di locazione diminuirebbero. Ma l’obiettivo non è risolvere un problema, bensì estendere il risentimento. Capiremo presto chi il regno plutocratico avrà individuato in Francia e Spagna per amministrare pro tempore le masse. Quando può scegliere i suoi lacchè, predilige sempre chi garantisce la pace sociale degli alienati e dei risentiti.

L'articolo Francia e Spagna, due crisi parallele proviene da Blondet & Friends.

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O tempo das bets e a hora da luta: a perda familiar que não está em jogo no STF

Esta reportagem é parte de uma investigação especial da Agência Pública financiada pelos nossos Aliados, sem nenhum dinheiro de bet. Apoie mais reportagens como essa clicando aqui.

O tempo é uma das ferramentas mais poderosas de perspectiva. Em apenas um segundo, as plataformas de apostas online ganharam mais dinheiro do que 33 milhões de brasileiros fizeram em um mês no ano passado. Literalmente. Por cada segundo de 2025, as famílias brasileiras perderam para as bets R$ 1.982, mais do que o salário mínimo atual, de R$ 1.621 – uma realidade, por exemplo, de três a cada cinco trabalhadores no Maranhão. 

Os dados são do Comitê Nacional de Secretários de Fazenda dos Estados e do Distrito Federal (Comsefaz), que, em agosto deste ano, estimou o esvaziamento do orçamento das famílias em R$ 62,5 bilhões em 2025 – um mercado cuja hora de “trabalho” ficou acima dos R$ 7 milhões. Na política, é justamente o tempo que muitas vezes dita urgência, relativização ou esquecimento.

Por quase uma hora, uma mulher se mantinha encolhida em um sofá na sala do apartamento da família em Uberlândia (MG). Era 25 de setembro. Em silêncio absoluto, cortado apenas por um respiro ansiosamente pesado. O som da TV preenchia o ambiente embalando a mulher, seu marido e sua filha mais velha. Evitavam falar, talvez até se mexer. As próprias vidas em suspenso.

O relógio marcava exatamente 19h07 quando um misto de riso, lágrimas e alívio tomou conta de seu semblante. Na tela, o presidente da República assinava a Medida Provisória (MP) 1.394/25, que proibia não apenas a propaganda, mas o funcionamento das plataformas de apostas em todo o território nacional. 

Ao longo dos sete minutos seguintes, viu Luiz Inácio Lula da Silva, com quem havia se encontrado dias antes em Brasília, endossar o discurso que ela ajudou a popularizar, ao comparar a jogatina ao crack, e classificar a ludopatia por jogos online como um risco ainda mais invasivo. “O país trouxe o jogo para dentro de casa. O cassino está na sala, o cassino está na cozinha”, disse antes de citá-la “eu conversei com a ‘mãe que perdeu o filho de 26 anos’”. E ela sorriu, sem se incomodar com a alcunha.

“Foi uma sensação de dever cumprido”, resumiu a professora Vânia Borges do Amaral, de 54 anos, emocionada, ao ver sentido em compartilhar o luto de seu filho, Rafael Borges do Amaral, que tirou a própria vida após perder todas as economias acumuladas para as bets. É o mais recente marco na linha do tempo interrompida pela última aposta que o rapaz fez, à 1h48 de 23 de março de 2024 – um novo capítulo de sua história, agora provido de sentido.

Professora Vânia segura a foto de seu filho Rafael
Professora Vânia segura a foto de seu filho Rafael

A MP das bets determinou o fim da oferta dos jogos online, tanto em ambientes físicos quanto virtuais, abrangendo concessões federais e estaduais. Loterias tradicionais não foram atingidas pela mudança. Na prática, os sites e aplicativos das empresas devem ser retirados do ar nesta terça-feira (6) e as publicidades, mesmo em outdoors e outros meios físicos devem ser removidos. As multas pelo descumprimento da regra podem chegar a R$ 2 bilhões.

Não há previsão de indenização para as empresas detentoras das 85 outorgas para explorar a atividade legalmente desde 2023 no país. Cada outorga custou cerca de R$ 30 milhões, o que significa um investimento de R$ 2,55 bilhões por parte das companhias para ofertar plataformas reguladas no Brasil – valor quase 25 vezes inferior ao montante gasto pelas famílias em bets apenas em 2025. Estudo da Universidade de São Paulo (USP) estima que as plataformas retiraram R$ 141 bilhões do Produto Interno Bruto (PIB) nacional, enquanto renderam R$ 9,9 bilhões em tributos em contrapartida.

“Eu não imaginava que chegaria a esse ponto, porque quando eu comecei essa luta, eu fui recebida com muito descaso. Primeiro pela Polícia Civil, depois pelo Ministério Público. Eu dei entrada, mas tudo foi demorando tanto… e eu sempre buscando uma resposta que nunca vinha. Eu vi ser instaurada a CPI das Bets e acabar naquela farra. Me gerou muita frustração, muita tristeza. Eu tive a impressão de estar abandonada”, pontuou Vânia sobre testemunhar a proibição, com a qual vinha sonhando há meses. “Eu me senti ouvida”, resumiu.

A história de Vânia e Rafael foi apresentada originalmente pela Agência Pública, que identificou uma carta que ela enviou ao Senado durante a CPI das Bets, em que narra a tragédia familiar. Os impactos da reportagem noticiados até fora do Brasil fizeram parte do especial Jogo Perigoso: O Brasil das Bets, publicado entre maio e julho de 2026 e incluíram dois projetos de lei protocolados na Câmara dos Deputados e o convite da presidência da República para que ela fosse ouvida sobre sua experiência familiar com as apostas online.

A MP 1.394 deve ser apreciada no Congresso Nacional dentro de 120 dias. Enquanto isso, o cronograma previsto na publicação se impõe para as empresas – e para um a cada três brasileiros que faziam apostas regulares nas plataformas. Às 23h59 desta segunda-feira (5), se encerra o prazo para que apostadores retirem os saldos mantidos em suas contas em todos os sites de bets, que saem do ar à meia-noite. Ainda não há certeza se o fim das apostas online será definitivo ou temporário. O futuro, mais uma vez, o tempo há de dizer.

Vânia e seu esposo durante encontro com o presidente Lula
Em setembro, Vânia pediu diretamente ao presidente Lula, em Brasília, a proibição total das apostas online no país

Clandestinidade e Justiça: os desafios além da canetada

Mais de mil plataformas ilegais foram detectadas desde o dia 21 de setembro pela plataforma bet legal, a partir do momento em que a possibilidade de proibição das bets formais ganhou força na imprensa – mais de 700 desde a assinatura da MP 1.394. Mas o campo da ilegalidade, que até então movimentava metade da fatia financeira desse mercado no Brasil, não é o único grande entrave para uma realidade sem apostas online no país.

No Supremo Tribunal Federal (STF) uma grande frente de defesa da atividade de apostas online se formou rapidamente após a proibição das bets pelo governo federal. A Associação Nacional de Jogos e Loterias (CNJL) e o Instituto Brasileiro de Jogo Responsável (IBJR), que representam a maioria das empresas que detinham 85 concessões legais para operar no Brasil, entraram com pedido de suspensão da medida ainda no dia 28 de setembro. Dois dias depois, a Associação de Emissoras de Rádio e Televisão (Abert) fez o mesmo, alegando entre os argumentos “perdas de receita”. 

As associações receberam um reforço massivo. Ao menos 20 clubes de futebol entraram unidos para tentar influenciar a decisão do STF. Flamengo e Botafogo pediram para integrar o processo como amicus curiae, uma espécie de consultoria para auxiliar as decisões da Corte com informações e perspectivas a serem consideradas, o que, no caso do Flamengo, já foi aceito. 

São Paulo, Guarani, Ponte Preta, Portuguesa e Vitória, por sua vez, pedem um prazo de transição de pelo menos um ano para que a suspensão tenha validade em território nacional, citando a possibilidade de inviabilidade da continuação do Campeonato Brasileiro – cujo nome oficial após acordo de naming rights atualmente é “Brasileirão Betano”, em menção a uma das maiores plataformas de apostas online até então em atividade, o que foi deixado de fora da peça judicial. 

Por fim, em outro processo, América, Athletic Club, Atletico Goianiense, Botafogo, Ceará, Chapeconse, Criciúma, CRB, Cruzeiro, Fluminense, Goiás, Juventude, Mirassol, Grêmio e Vila Nova pedem para que a suspensão da MP requerida pelas associações seja deferida e também solicitam que sejam ouvidos no processo. Os clubes brasileiros já haviam emitido publicação conjunta antes da publicação da MP decretando o possível “fim do futebol” em caso de proibição das apostas online.

Segundo levantamento da Bites publicado por O Globo, a publicação conjunta dos clubes provocou uma rejeição de cerca de 90% do público, incluindo de seus torcedores. De acordo com a CNN, os patrocínios dos clubes da Série A variam de R$ 12 milhões a R$ 268,5 milhões. À luz da polêmica, o Senado Federal abriu consulta popular em seu site e até o início desta segunda-feira, 85% dos votantes concordavam com a MP (481 mil votos contra 80,6 mil).

Reunião entre clubes de futebol na sede da CBF
Ao menos 20 clubes ingressaram com processos no STF pedindo a suspensão da MP que proíbe as bets ou prazo de adequação do setor

A judicialização do caso das bets está sob relatoria do ministro do STF Luiz Fux, que já tratava do Marco Regulatório das Apostas de Quota Fixa. Por isso, as ações diretas de inconstitucionalidade movidas pelas partes interessadas na volta das bets coube ao magistrado. Caberá a ele não apenas julgar a MP, mas também se havia urgência suficiente para que uma medida provisória fosse editada, já que há prazos e cenários previstos em lei para o uso desse tipo de recurso. No sábado (3), o magistrado deu um prazo de 72 horas para que o governo federal justifique a necessidade da MP.

Ministro Luiz Fux durante julgamento do plano de golpe no STF
Ficou a cargo do ministro do STF Luiz Fux decidir sobre as ações de inconstitucionalidade propostas pelas empresas de apostas online e times de futebol 

O ministro Luiz Fux já tem um histórico de posicionamentos quanto às questões dos jogos. Foi ele, por exemplo, que, em dezembro de 2025, mandou suspender parte da norma do Ministério da Fazenda que proibia que beneficiários do Bolsa Família apostassem nas plataformas das bets – o que apenas posteriormente foi confirmado para todos os benefícios sociais. Por outro lado, em agosto deste ano, também foi o ministro que votou para manter os demais jogos de azar como contravenção penal, como a legislação prevê com base em texto legal de 1941 – na ocasião, inclusive, correlacionando as perdas nesses jogos a episódios recorrentes de violência doméstica.

Em uma frente contrária à tentativa de intervenção judicial, que só deve entrar na pauta do Congresso Nacional após o período eleitoral, deve entrar em pauta o Projeto de Lei 5.477/26, proposta pelo governo federal logo após a publicação da medida provisória. O PL criminaliza as atividades de apostas online prevendo multa e de 2 a 4 anos de reclusão para divulgação, oferta de meios de pagamento, captação de usuários e até o desenvolvimento de aplicativos para as bets, além de 4 a 6 anos de reclusão para quem de fato explore as apostas de quota fixa no país. 

As penas ainda podem ser agravadas em caso de uso por crianças e adolescentes ou quando o usuário conseguir burlar mecanismos de verificação de idade ou localização. O projeto será avaliado na Câmara e tem que passar pelo Senado antes de ser sancionado.

Rafael faleceu em 2024 aos 26 anos e inspirou projeto de lei na Câmara dos Deputados

“Naquela mesa tá faltando ele”

“Você tá ganhando quanto para fazer tudo isso?”, perguntou uma colega à professora Vânia Borges do Amaral, na semana da publicação da medida provisória que suspendeu as bets. A pergunta foi recebida como uma pancada. “Eu defendo uma causa”, conseguiu responder, sem se alongar. 

“Uma colega bolsonarista, né?”, diz Vânia em entrevista à Pública. “Acho que ficou ofendida porque Lula subiu nas pesquisas depois disso [anúncio da MP]”, brinca, ainda magoada. Questionada se não se incomodava em estar sendo usada politicamente, já que sua história foi parar até no guia eleitoral do presidente petista, é categórica: “Eu provavelmente faria o mesmo. Mas tenho confiança de que ele vai ser coerente [e continuar lutando pela proibição]”. O petista avançou para o segundo turno das eleições, marcado para 25 de outubro, em busca de um quarto mandato frente à Presidência da República. 

Para lidar com as culpabilizações e ataques nas redes sociais que passou a sofrer desde que sua história ficou conhecida no Brasil e fora dele – e foram muitos –, Vânia teve que reaprender a lógica da audição seletiva, agora do outro lado da equação. Ao longo de três décadas de ensino, a professora enfrentou greves nas redes municipal e estadual de ensino, em Uberlândia, e, longe do papel de protagonismo, convivia com ganhos eventuais e uma tradicional surdez de agentes políticos. Não ser “ouvida” não seria exatamente uma novidade. Colher frutos em escala nacional, isso sim, foge de qualquer histórico.

“A gente nota a diferença, né? Mais confiante, mais positiva…”, comenta a filha, a nutricionista Aline Borges Amaral, 33. “Repercutiu muito a história da minha mãe, então a luta dela não está sendo em vão. Fico muito feliz de ver ela indo à luta, procurando, não abaixando a cabeça, porque a gente sabe que não vai ser fácil essa medida se tornar definitiva”, pontua. A segunda filha, Amanda Borges Amaral, 31, completa: “A Vânia que a gente conhece desde criança é extremamente protetora, não foge de nada e direciona, abre caminhos. E depois de tudo que aconteceu, ela foi perdendo a vontade de viver. E ela foi se recuperando, né?”

As duas irmãs de Rafael fazem aniversário no dia 23 de março, o mesmo dia em que ele faleceu. E esse é um lembrete que não passa batido na longa lista de perdas que a família contabiliza desde 2024. 

Eu carrego essa dor, e vou carregar para o resto da minha vida. Aqui, nós fazemos as reuniões aos domingos, sempre fomos uma família muito unida, e sempre que a gente se reúne aqui, talvez eu nem fale isso, mas olho na mesa e ‘falta um, tem uma cadeira vazia’. É dia das mães, outra comemoração… O aniversário das minhas duas filhas é uma data que a gente não comemora mais. Então, é algo difícil de descrever. Por isso, acho que essas pessoas, empresários, influenciadores, elas têm que ser punidas
Vânia Borges do Amaral
Mãe do Rafael

Rafael, segundo a família, não deixou dívidas para os parentes. O caçula vendeu uma moto de R$ 8 mil, se desfez de todas as economias e, nos seus últimos meses, saiu de casa para fugir das tentativas da mãe de salvá-lo, o que incluíam alertas e cobranças recorrentes, “chatices” daquelas que todo jovem rejeita por “saber mais que os pais”. Vânia insistiu o quanto pôde, conjugando todas as vozes e tempos de quem é mãe.

Família vem lidando com ataques digitais desde que a história se tornou pública, mas diz que não irá se calar até que setor de apostas online seja proibido

E fez-se verbo

A professora Vânia é formada em direito e advogou por muitos anos, antes de se dedicar a ensinar português. A luta que encampa vai além da proibição do setor. “Eu tenho provas concretas do porquê Rafael fez isso, tenho gravação, áudio, testemunha, cópias de email, tenho tudo que comprova que ele cometeu suicídio por causa das bets, eu não vou deixar isso assim. Quero que quem provocou essa morte seja responsabilizado”, pontua, devagar, com a calma de quem se acostumou a esperar. 

Ela lembra que muitos enriqueceram com o lucrativo negócio que a fez perder o filho, de políticos a influenciadores. “Isso tudo foi construído à custa do sangue de muito inocente”, conclui, a professora e advogada, que promete brigar para levar o caso à esfera criminal e buscar reparação cível pelos danos causados à sua família, uma realidade que os números provam que passam longe de isolada. 

O Ministério da Saúde reconhece um crescimento dos atendimentos relacionados a jogo patológico da ordem de 140% entre 2018 e 2025 e estimava que a marca seguisse crescendo mais 104% até 2028, caso a proibição não fosse feita. Segundo o Instituto de Estados para Política de Saúde, os custos anuais associados aos jogos são de R$ 38,8 bilhões, dos quais R$ 30,6 bilhões são apenas para gastos com saúde, incluindo suicídios e tratamentos de depressão.

Até agosto de 2026, 5 milhões de brasileiros estavam impedidos de acessar as plataformas de apostas online, 1,2 milhão por iniciativa própria na plataforma de autoexclusão, 800 mil por renegociarem dívidas no programa Desenrola, que tem uma edição 3.0 para lidar com as consequências das bets a partir da proibição, e outros 3 milhões por receberem benefícios sociais.

No horizonte da família de Vânia, há planos de transformar a luta num livro sobre a morte e vida de Rafael. “Falar sobre um caso assim poderia gerar ataques, chacotas pela situação… a gente sabia disso, porque a pessoa com vício é vista como uma pessoa fraca e não como uma pessoa doente, né?”, resume a filha Amanda. 

“A gente falou: ‘mãe, o nosso Rafael infelizmente não volta, mas existem outros Rafaéis’. Não dá pra se calar, né? É um dever com a sociedade que a gente abra a boca e que mostre o grande problema que está todo mundo vivendo e ao mesmo tempo todo mundo com vergonha, pelo julgamento”, completou.

Falar sobre o caso abriu as comportas para uma avalanche de mensagens à família com relatos diários de dificuldades semelhantes enfrentadas em lares brasileiros. Mães, parceiras, irmãs, que se inspiram na luta da professora de Uberlândia para tentar encontrar desfechos outros. E, sem querer, Vânia virou verbo: não se calar para proteger até quem nem se conhece. Vaniemos.

Precisa de ajuda ou conhece quem precisa?

O Centro de Valorização da Vida (CVV) oferece apoio emocional e prevenção ao suicídio. O serviço é voluntário e gratuito, disponível 24h pelo número 188 e todos os dias também por chat ou email. O sigilo é garantido.

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I modelli di scarpe con tacco indispensabili nel guardaroba femminile

Ogni guardaroba femminile dovrebbe includere una selezione curata di calzature capaci di completare un outfit in poche mosse e adattarsi a occasioni diverse. Tra queste, le scarpe con tacco occupano da sempre un posto speciale: slanciano la figura, valorizzano anche gli abbinamenti più semplici e aggiungono un tocco di eleganza immediato.

La scelta, però, non dovrebbe dipendere soltanto dall’estetica. Puntare su modelli versatili e ben costruiti permette infatti di conciliare stile e comfort, evitando acquisti destinati a rimanere inutilizzati. Dalle silhouette più classiche alle proposte contemporanee, alcuni modelli si rivelano particolarmente utili per affrontare con sicurezza impegni professionali, occasioni informali ed eventi speciali.

​1. La décolleté classica: intramontabile del guardaroba

​Se esiste una scarpa capace di attraversare le stagioni senza mai passare di moda, è la décolleté. Perfetta per un contesto professionale o per una cena formale, la silhouette affusolata allunga la figura e dona un tocco sofisticato anche al più semplice dei completi giacca-pantalone. ​Per la massima versatilità, i toni neutri come il nero, il nude e il beige sono scelte passepartout, ideali per essere riutilizzate in molteplici contesti.

​2. I sandali gioiello: punti luce per la sera e le cerimonie

​Quando le occasioni richiedono un codice di abbigliamento più ricercato, i sandali con listini sottili e dettagli luminosi diventano i veri protagonisti del look. Che si tratti di un matrimonio o di una serata speciale, questa tipologia di calzatura dona freschezza e slancio. ​Per chi desidera completare un abito da cerimonia o un look da sera, Albano scarpe propone modelli dalle linee eleganti e dai dettagli ricercati.

​3. Le slingback: eleganza e comfort per la quotidianità

Le calzature aperte con tacco basso e cinturino posteriore, note come slingback, si confermano una soluzione ideale per chi desidera un’eleganza discreta senza rinunciare alla comodità. Grazie ai tacchi di altezza media o a rocchetto, queste scarpe accompagnano le giornate più dinamiche, dall’ufficio all’aperitivo, abbinandosi perfettamente sia alle gonne a ruota sia ai jeans a sigaretta. La loro linea essenziale le rende inoltre facili da indossare in ogni stagione, trasformandole in un vero passepartout del guardaroba.

​4. Scarpe con tacco largo: la scelta per chi è sempre in movimento

​Per chi rifiuta il compromesso tra altezza e stabilità, i modelli con tacco largo o blocco rappresentano la risposta di tendenza più amata. La superficie d’appoggio più ampia distribuisce il peso in modo omogeneo, riducendo l’affaticamento della pianta del piede anche dopo molte ore in piedi. ​

Questo design dona un tocco contemporaneo e grintoso, ideale per completare outfit metropolitani come pantaloni a palazzo o abiti midi in maglia.

​Come scegliere il modello giusto

​Per investire nelle calzature ideali, è utile valutare tre aspetti fondamentali:

  • L’altezza del tacco: da calibrare in base alle ore di utilizzo previste.
  • ​I materiali della tomaia: la pelle morbida e il camoscio garantiscono la migliore adattabilità alla forma del piede.
  • ​La palette cromatica: i colori neutri offrono maggiore riutilizzo, mentre le tonalità metallizzate o accese servono a spezzare outfit monocromatici.

​Puntare su modelli ben strutturati e dal design pulito permette di costruire un guardaroba funzionale, raffinato e sempre pronto ad affrontare qualsiasi evento a calendario.

Le basi di un guardaroba ben costruito

Non serve avere molte paia di scarpe con tacco per creare abbinamenti eleganti e sempre diversi. È sufficiente puntare su pochi modelli versatili, scelti in base al proprio stile e alle occasioni più frequenti. Dalla décolleté classica al sandalo da sera, passando per le slingback e i modelli con tacco largo, ogni calzatura può diventare un alleato prezioso per completare il look con naturalezza. Materiali di qualità, una calzata stabile e colori facili da abbinare aiutano inoltre a scegliere scarpe confortevoli e destinate a durare nel tempo.

Con una selezione ben studiata, diventa così più semplice affrontare ogni occasione con eleganza, senza rinunciare alla comodità e alla propria personalità.

L'articolo I modelli di scarpe con tacco indispensabili nel guardaroba femminile su Vanilla Magazine scritto da Antonio Pinza

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Virada de Flávio no 1º turno: escândalos podem ter favorecido desejo antissistema

Investigamos o que importa para os brasileiros além do que passa na campanha eleitoral. Leia mais reportagens como essa clicando aqui.

Ao contrário do que apontavam a maioria das pesquisas eleitorais, o primeiro turno das eleições presidenciais terminou com vantagem do senador Flávio Bolsonaro (PL) sobre o presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) por 47% a 45% – uma diferença de cerca de 2,3 milhões de votos. Especialistas ouvidos pela Agência Pública afirmam que o resultado se deve a uma oposição pragmática e organizada, que soube capitalizar o discurso antissistema. Além disso, o resultado pode revelar, ainda que de forma contraditória, um desejo do eleitorado por mudança e o cansaço da política – que passou a ser vista como um poço de escândalos, ainda que a maioria não atinja diretamente o governo.

Para eles, o Partido dos Trabalhadores e o lulismo passaram a ser percebidos por parte dos eleitores como o próprio “sistema”, enquanto a direita seria a “renovação” – apesar de Flávio ter sido deputado estadual por quatro mandatos, ser filho de um ex-presidente e representá-lo politicamente. É um processo parecido com o de 2018, quando Jair Bolsonaro se associou a uma candidatura supostamente “antissistema”, apesar de ter exercido cargos políticos nas três décadas anteriores.

“O PT se tornou dominante na presidência ao longo dos últimos 20 anos e, para as últimas gerações, especialmente para quem não presta tanta atenção à política, ele representa a ordem, a institucionalidade e o establishment”, afirma Alex Hochuli, analista político e mestre em sociologia e relações internacionais.

Essa visão explicaria por que os escândalos ligados majoritariamente à direita, como o caso do banco Master, impactaram pouco o resultado das urnas para esse espectro. Como os escândalos geralmente são vistos como falhas do sistema, eles acabam prejudicando o governo também, e de forma mais pesada.

Além disso, o excesso de escândalos também pode ter tirado sensibilidade do público. Em um período de manchetes escandalosas seguidas, as pessoas têm dificuldade para entender o que cada uma delas significa em termos de importância e tende a colocar todos no mesmo saco.

“São tantas novas notícias que ninguém entende o que está acontecendo de verdade. Isso acaba gerando a sensação de que todo mundo é corrupto do mesmo jeito. É uma sensação antissistema que favorece o bolsonarismo, que opera justamente com essa linguagem antissistêmica”, diz Daniela Costanzo, cientista política e pesquisadora do Núcleo Direito e Democracia do Centro Brasileiro de Análise e Planejamento (Cebrap).

Hochuli argumenta que o Brasil vive um contexto de “escandalização permanente” que é despolitizante e reforça o discurso conservador anti-Estado – e isso fere principalmente a esquerda. “Nos últimos 10 anos, o Brasil se tornou o país do escândalo”, afirma.

“Isso faz com que o brasileiro esteja de saco cheio desse tipo de forma de fazer política. A direita diz: ‘vamos esquecer a política, vamos deslegitimar o Estado, vamos diminuir o tamanho do Estado e torná-lo simplesmente uma força de segurança. Vamos apoiar as forças policiais e nada mais do que isso”, ele continua.

Sessão Eleitoral no Distrito Federal neste domingo, 4 de outubro
Sessão Eleitoral no Distrito Federal neste domingo, 4 de outubro

O fardo “PT vs oposição” e a estratégia digital da direita

Nos últimos anos também se consolidou a noção de que as eleições brasileiras são decididas entre o PT e um partido, ou grupo, de oposição a ele – por algum tempo foi o PSDB e, mais recentemente, o bolsonarismo. Com isso, o embate passou a ser visto não mais como de um partido contra o outro, mas sim o PT contra todo o resto. Isso faz com que o peso dos escândalos se torne assimétrico e o partido seja percebido como corresponsável por todos os problemas que afligem o dia a dia do brasileiro.

Soma-se a isso o fato de que o terceiro mandato de Lula foi diferente dos dois primeiros, entre 2002 e 2010. Naquele período, o petista inaugurou programas sociais que se tornaram as suas marcas, como o Bolsa Família e o Prouni. Desta vez, o governo aumentou os já existentes, mas não conseguiu criar outros tão marcantes. Medidas como o fim das bets e as canetas emagrecedoras no SUS teriam chegado atrasadas, e uma pauta que poderia favorecer sua candidatura – o fim da escala 6×1 – não foi aprovada a tempo.

“É evidente que Lula teve mais dificuldades para governar desta vez, com um Congresso mais hostil e num cenário completamente diferente dos anos anteriores”, diz Leandro Torelli, cientista político e coordenador da pós-graduação da Fundação Escola de Sociologia e Política de São Paulo (FESPSP).

O presidente da República, Luiz Inácio Lula da Silva, durante pronunciamento após o 1º turno das eleições, São Paulo
O presidente da República, Luiz Inácio Lula da Silva, durante pronunciamento após o 1º turno das eleições, São Paulo

Costanzo também aponta que houve uma clara organização tática, institucional e digital da direita, especialmente pelas redes sociais. Para ela, a direita se organizou com alto grau de eficácia principalmente em torno da eleição para o Senado, pelo menos desde 2022, com a pauta de promover o impeachment de ministros do Supremo Tribunal Federal (STF). Na Casa, a direita conquistou 80% das vagas que foram renovadas – 43 das 54 cadeiras em disputa.

Por fim, Torelli cita que o resultado eleitoral também é reflexo do fenômeno do voto útil – quando eleitores que votariam em um candidato migram para outro com mais chance de ganhar. Ele avalia que houve uma migração dos votos de eleitores da direita já no primeiro turno – esse movimento costuma ser mais frequente no segundo. Nomes como Augusto Cury (Avante), Renan Santos (Missão), Romeu Zema (Novo) e Ronaldo Caiado (PSD) chegaram a pontuar nas pesquisas, mas “desidrataram e parte de seus votos migraram para a candidatura de Flávio Bolsonaro”.

Também pode ter havido o fenômeno do “voto envergonhado” – quando a pessoa evita se posicionar publicamente ou responder pesquisas com o voto que efetivamente vai dar nas urnas. Porém, os analistas frisam que ainda é cedo para validar as hipóteses.

Crises engoliram debate sobre segurança pública nas urnas

Em uma campanha atípica, em que os candidatos que lideravam as pesquisas não debateram nenhuma vez em rede nacional, as grandes estrelas acabaram sendo as narrativas paralelas. Discutimos as festas e orgias que ajudaram um ex-banqueiro a montar uma pirâmide financeira sem precedentes. Tentamos acompanhar as decisões de um Supremo Tribunal Federal (STF) rachado e envolto em escândalos. Falamos até sobre a Nossa Senhora Aparecida. Mas não sobre propostas de governo.

E nem sobre os problemas do Brasil hoje, que costumavam ser a tônica das discussões eleitorais. Segundo uma pesquisa do Instituto Ipsos do último mês, 52% dos brasileiros colocam crime e violência como os maiores motivos de preocupação atualmente.

É um medo crescente e bem fundamentado. A violência como maior preocupação do país subiu nove pontos percentuais desde setembro de 2025. E 40% dos brasileiros sofreram algum tipo de violência nos últimos meses, de acordo com outra pesquisa, a do Datafolha, divulgada em maio. Os crimes mais frequentes, os golpes virtuais, atingiram 15% da população no período pesquisado, o que representa um contingente de mais de 26 milhões de pessoas.

O assunto da segurança ganhou tração no início da campanha com a adesão de candidaturas ao “modelo Bukele” – em referência à política de segurança do presidente de El Salvador, Nayib Bukele, que levou à prisão um em cada 50 salvadorenhos. Aqui, quase todos os candidatos de direita defenderam o projeto linha-dura.

Flávio Bolsonaro chora na oficialização de sua candidatura em 25 de julho, ao lado da esposa.
Flávio Bolsonaro chora na oficialização de sua candidatura em 25 de julho, ao lado da esposa.

Lula e Flávio também focaram no tema da violência de gênero após a alta alarmante de números de feminicídio que chocaram o Brasil. Esta foi a aposta dos lançamentos das duas candidaturas. Flávio se cercou de mulheres e se emocionou às lágrimas algumas vezes, enquanto dizia ser mais “calmo e moderado” para se diferenciar do pai, Jair, dono de um grande histórico de atos machistas. Já Lula focou em programas voltados às mulheres. “O cara vai ter que escolher: ou ele vota em mim, ou ele bate na mulher. Se bater na mulher, não precisa votar em mim“, ele disse.

Mas os temas acabaram sendo relegados a um lugar lateral no debate público. “Talvez este tenha sido o processo eleitoral da Nova República [pós-redemocratização] em que menos se discutiu qualquer tema relevante para o país”, avalia Leandro Torelli. “A eleição foi esvaziada sobre temas fundamentais, como a forma como o país vai lidar com a nova política externa dos Estados Unidos, as Big Techs ou as mudanças no mundo do trabalho. O caso do Banco Master ofuscou qualquer debate relevante para o futuro”, continua.

O sumiço das propostas de governo é um reflexo de como as campanhas operam hoje, impulsionadas pelo esforço de produzir engajamento a partir de reações emocionais do público, em vez de debater ideias. Isso significa que as campanhas priorizam narrativas que reforçam o seu ponto de vista e têm potencial para viralizar nas redes sociais. Temas como saúde, educação ou segurança até podem engajar, mas provavelmente não tanto quanto um escândalo fresquinho.

Para especialistas ouvidos pela Agência Pública, esse é um processo que vem se enraizando nas últimas eleições e que reforça uma polarização já consolidada. Ao mesmo tempo em que os algoritmos reafirmam as crenças de eleitores convictos, seja à esquerda ou à direita, o espaço para discussões que poderiam fazer uma pessoa ter outras opiniões se torna cada vez menor.

“Quem é de direita fica na bolha da direita, quem é de esquerda fica na bolha da esquerda”, resume o professor e pesquisador de segurança pública Bruno Konder Comparato, da Universidade Federal de São Paulo (Unifesp). “Ninguém vai entrar em um site para olhar programa de governo, comparar propostas. As pessoas, inclusive as próprias equipes de campanha, concentram a propaganda em redes sociais, onde todo debate é fragmentado”, aponta.

Costanzo concorda que dificilmente as discussões saem das bolhas – a não ser para atacar o outro lado. Mas, para ela, mesmo que os métodos antigos de debate continuassem acontecendo, pouca coisa seria diferente na prática.

“Não mudou praticamente nada de 2022 para cá. Se acompanharmos as pesquisas ao longo do tempo, pouca gente que votou no Bolsonaro aprovou o governo Lula, e vice-versa. O eleitorado em disputa é muito pequeno, e isso foi se cristalizando ao longo do tempo. Começa em 2018 e chega em 2026 de um jeito muito definido”, afirma.

Além das posições políticas praticamente gravadas em pedra, há um outro fator que colabora com o quadro geral: a fragmentação da atenção. Em um período de escândalos seguidos, o público tem dificuldade para entender o que cada um deles significa em termos de importância, explica Costanzo.

Segurança: medidas de Flávio não funcionam, às de Lula, falta detalhamento

Quando a segurança pública furou a bolha das redes e apareceu nas campanhas de Lula e Flávio Bolsonaro, foi de maneira superficial ou ancorada no apelo punitivista, analisam os especialistas. Para eles, as medidas de modo geral carecem de dados qualificados e não apontam soluções claras aos problemas pelos quais os eleitores perdem o sono.

Para Gabriel Sampaio, diretor de Litigância e Incidência da Conectas, ONG de direitos humanos, Lula trouxe uma apresentação mais estratégica para o assunto, abordando a área de forma sistêmica e com foco em medidas preventivas e de cidadania, mais do que na punição do crime em si.

Ele ressalta, porém, que as iniciativas foram apresentadas sem aprofundamento. Ele cita como exemplo uma das principais propostas do candidato petista, de criação do Ministério da Segurança Pública. “Ele propõe uma estratégia de integração de dados com foco em inteligência que é muito interessante, mas não dá mais elementos para entender como essa estratégia se operacionaliza”.

Já no caso de Flávio, o tema foi tratado estritamente pela ótica da repressão: mais policiamento, endurecimento das leis e diminuição da maioridade penal, entre outras medidas alinhadas ao “modelo Bukele”, além de se aproximar dos Estados Unidos ao propor a classificação de PCC e do Comando Vermelho como organizações terroristas.

“O ponto central da política de segurança de Flávio é o retrocesso na garantia de direitos das pessoas acusadas ou condenadas”, afirma Sampaio. “São formulações punitivistas genéricas que já se comprovaram ineficazes. O Brasil tem uma trajetória de aumento de pena e de redução de direitos ascendentes, e mesmo assim as preocupações da sociedade não se alteraram.”

Flávio Bolsonaro em formatura do curso de formação de praças da Polícia Militar do Rio de Janeiro, em setembro deste ano
Flávio Bolsonaro em formatura do curso de formação de praças da Polícia Militar do Rio de Janeiro, em setembro deste ano

O Brasil já tem uma das maiores populações carcerárias do mundo. Desde 2000, o número de pessoas presas aumentou 314,5%, segundo o Fórum de Segurança Pública, e deve chegar a 1 milhão de detentos no ano que vem. No entanto, a ressocialização é falha – ao menos um em cada quatro ex-presidiários voltou a cometer crimes, de acordo com o Instituto de Pesquisa Econômica Aplicada (Ipea) – e há pouco investimento em investigações – apenas 36% dos homicídios no país esclarecidos, segundo o Instituto Sou da Paz.

Comparato aponta que liberar armas e aumentar o encarceramento também podem ter efeito rebote. A primeira abre espaço para mais homicídios e violência em geral, enquanto a segunda aumenta o número de pessoas em contato com facções criminosas, que dominam os presídios.

Torelli avalia que o tipo de discurso utilizado por Flávio, apesar de “ser bem visto pela população”, tampouco tem o poder de estrangular o crime organizado. “Ele não fala sobre as relações da polícia com o crime organizado, o financiamento e a lavagem de dinheiro, que são pontos fundamentais”, afirma.

Nas duas candidaturas, os especialistas alertam que ainda não foram endereçados de modo substancial problemas como o combate ao crime organizado dentro de estruturas institucionais e a alta da letalidade policial. “As mortes provocadas pelo Estado, por agentes públicos, estão num pico histórico. São mais de 6 mil no último ano. Nós estamos falando em 80% no fator racial contra pessoas negras”, diz Sampaio.

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Quando o trabalho impede o voto

Investigamos o que importa para os brasileiros além do que passa na campanha eleitoral. Leia mais reportagens como essa clicando aqui.

Duas empresas ligadas ao grupo privado listado com a maior quantidade de funcionários terceirizados do Brasil vão precisar ajustar as suas condutas nestas eleições. A Rudder Segurança e Top Service Serviços e Sistemas, ambas do grupo Grupo GPS – que tem mais de 185 mil trabalhadores – foram obrigadas pelo Ministério Público do Trabalho (MPT) do Rio Grande do Sul a garantir que os empregados tenham tempo de votar neste domingo, 4 de outubro.

Isso porque, segundo investigação do MPT, essas empresas colocaram seus trabalhadores em escalas que impediram ou dificultaram de votar nas eleições de 2022 e 2024. De acordo com a ação, os funcionários tiveram jornadas das 7h às 19h nos dias de votação, sem tempo para conseguirem ir para as zonas eleitorais.

O grupo GPS é gigante, com faturamento de mais de R$ 17 bilhões. Em entrevista, o vice-presidente de operações, Gustavo Otto, estimou que a companhia tem cerca de 9 mil colaboradores trabalhando na escala 6×1.

A decisão do MPT também prevê uma multa de R$ 5 mil por trabalhador que seja prejudicado nestas eleições.

O Código Eleitoral proíbe que qualquer pessoa “impeça ou embarace” o exercício do voto. Mas na prática, muitos brasileiros passam o dia das eleições “embaraçados” pelo trabalho.

“O que o MPT defende é que o trabalhador em serviço no dia da eleição tem direito de se ausentar pelo tempo necessário para exercer o voto. Esse período tem que contemplar o deslocamento, eventual espera na fila, votação, retorno ao trabalho. Não existe um tempo fixado em minutos ou horas”, explica a procuradora Tatiana Amormino, do MPT.

A procuradora afirma que o órgão recebe um aumento de denúncias relacionadas às eleições nas semanas que antecedem o pleito. “São situações em que jornadas, escalas, determinações empresariais podem dificultar ou inviabilizar esse acesso ao voto”, conta.

“O artigo 60 da Resolução TSE nº 23.759/2026 assegura a quem precisa trabalhar no dia da eleição o direito de se ausentar pelo tempo necessário para votar. Não existe um número geral de horas fixado: devem ser considerados o deslocamento, a fila e a votação. A empresa pode organizar essa saída previamente, desde que garanta uma oportunidade efetiva de votar”, afirma o advogado Marcel Zangiácomo, especialista em Direito e Processo do Trabalho, sócio do escritório Galvão Villani, Navarro, Zangiácomo e Bardella Advogados.

O advogado avalia também que o trabalho no dia da eleição deve seguir as escalas e regras que são aplicáveis pela empresa aos domingos e feriados, com tempo suficiente para votar, sem que haja descontos.

“A empresa precisa organizar o expediente para permitir o voto. O tempo necessário para isso não deve gerar desconto salarial, débito no banco de horas, redução de folga ou obrigação de compensação”, afirma.

Dilema: voto X salário

“Eu sempre votei, mas hoje os caras [os dirigentes da empresa de ônibus] precisam de gente pra fazer hora extra lá e eu falei: ‘ah, dá dinheiro’”, contou o motorista de ônibus Paulo*, de 42 anos. Ele, que trabalha há 15 nessa função, e a cobradora Eliane*, de 36 anos, não votaram neste domingo, porque passaram o dia transportando passageiros para os seus locais de votação, entre o Centro da capital paulista e a Zona Norte. A Prefeitura de São Paulo aumentou em 40% a circulação da frota para um domingo, em virtude do primeiro turno das eleições, o que levou os trabalhadores do setor a entrarem em um esquema de plantão diferenciado.

A jornada da dupla começou às 7h e só terminou às 18h, uma hora após o encerramento das votações. Quando a Agência Pública os abordou pela primeira vez, no início da tarde, eles estavam na sua vigésima viagem do dia e mais de seis horas trabalhando. A empresa para qual eles trabalham (cujo nome não será revelado pela segurança dos entrevistados) optou por colocar 100% da frota em circulação.

Paulo, motorista de ônibus, e Elaine, cobradora, preferiram trabalhar horas extras a votar neste domingo

No caso deles, foi oferecida uma escala que daria um intervalo de duas horas para que pudessem ir até os seus locais de votação e retornar ao posto de trabalho. Entretanto, eles preferiram trabalhar o plantão completo – cerca de 12 horas – para que pudessem receber pelas horas extras. Além do dinheiro, pesou para Paulo que o tempo até o seu local de votação, na Região Metropolitana de São Paulo, poderia não ser suficiente.

“Eu quero a hora extra”, afirmou Eliane ao ser questionada do porquê escolheu trabalhar e não votar. Mãe solo, ela é a pessoa que mantém a família financeiramente. Questionada sobre o que a empresa havia oferecido como benefício pelo dia trabalhado, ela respondeu: “teve opção: a folga no outro dia ou a hora extra”, completou.

As dúvidas sobre a escala 6×1

A cobradora Eliane disse que, se fosse possível, votaria em Renan Santos, do recém criado Missão – partido originado de integrantes do Movimento Brasil Livre (MBL). Ela e o motorista Paulo pensam em votar em um eventual segundo turno em Flávio Bolsonaro (PL). “No segundo turno tem que fazer a diferença, no segundo turno, se precisar, eu vou votar”, afirmou Paulo.

Trabalhadores da escala 6 por 1, a dupla disse que pouco tem acompanhado sobre as discussões da proposta no Legislativo brasileiro. “Eu ouvi um comentário aí. Mas será que para nós do ‘busão’ afetaria? Porque aqui nós somos horistas (quem ganha por hora)”, questionou Paulo.

Como a Pública mostrou, há brechas no projeto aprovado pela Câmara para que algumas categorias não sejam beneficiadas pelo fim da escala 6 por 1, ou para que sejam feitos acordos individuais, embora não exista previsão de que essa situação se aplique a motoristas e cobradores de ônibus. Já as empresas de transporte, por sua vez, têm criticado o projeto.

Enquanto Lula se posicionou publicamente a favor da redução da jornada de trabalho para 40 horas, transformando o fim da escala 6×1 em bandeira de campanha, Flávio defende a remuneração por hora trabalhada e a flexibilização da jornada de trabalho, com negociado falando mais alto que a legislação. Já Renan chegou a afirmar que o fim da 6×1 é uma “maluquice”, que enterraria a proposta, e que a Justiça do Trabalho precisa acabar, disse em agosto deste ano.

Fim da escala 6×1 é pauta de campanha de Lula, enquanto Flávio Bolsonaro defende flexibilização de regras trabalhistas

Eliane folga aos domingos, quando consegue descansar e passar mais tempo com a filha. Afinal, durante a semana, ela a vê apenas à noite, quando chega do trabalho depois de uma jornada que passa das 10 horas diárias, em virtude das horas extras a qual ela se submete para ganhar mais. Apesar da rotina difícil, ela diz ter medo que o fim da escala 6 por 1 a impossibilite de fazer horas extras, o que reduziria seu salário.

Zangiácomo explica que a escala 6×1 não deveria impedir o direito de votar, mesmo que a folga semanal seja em dia diferente da votação. No entanto, “deve ser garantido tempo suficiente no domingo da eleição. Isso não significa, automaticamente, uma folga integral adicional. A liberação para votar e o tratamento remuneratório do trabalho no dia da eleição são questões distintas; este último exige análise do regime de jornada, das normas coletivas e das regras aplicáveis ao feriado eleitoral”, detalha.

“Em uma democracia, em um Estado democrático de direito, trabalhar no dia da eleição é perfeitamente possível. O que não é possível é transformar o trabalho em um obstáculo ao exercício do voto”, afirma a procuradora Amormino.

Faltam dados para entender impacto do trabalho na abstenção

Não existe um número oficial que mostre quanto das abstenções nas eleições brasileiras acontece por trabalhadores que não conseguem liberação no trabalho para votar, ou que preferem se dedicar a horas extras. A abstenção de uma forma geral, tem aumentado ano após ano no Brasil, desde 2006.

Nas últimas eleições para presidente, o número chegou a 32,7 milhões de eleitores ausentes, um a cada cinco dos aptos a votar.

Levantamento do Congresso em Foco mostrou que, dentre os perfis dos eleitores que não votaram, o acesso à educação foi um dos principais diferenciais: em 2022, no primeiro turno, a abstenção entre eleitores declarados analfabetos — para os quais o voto é facultativo — chegou a 52,08%, contra 11,85% dos com ensino superior completo.

A abstenção também é ligeiramente maior entre os homens que entre as mulheres: 21,86% para eles, contra 19,8% para elas.

Jornada de trabalho pode dificultar o direito ao voto

Por outro lado, para os idosos, a abstenção diminuiu desde 2014. Neste ano, há inclusive a expectativa de maior comparecimento de idosos devido à decisão do INSS de que o voto serve como prova de vida para beneficiários, válida desde 2022. A prova é obrigatória para 13 milhões de segurados com situação pendente, número que inclui aposentados.

Já levantamento do Estadão mostrou que a abstenção foi maior em cidades com maior porcentagem de moradores vivendo distantes da zona eleitoral, em especial em áreas rurais.

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La supercazzola «istituto di diritto pubblico». Asimmetrie dogmatiche, opacità funzionale e deficit di accountability della Banca d’Italia

Abstract

Da un lato la pubblicità dell’ente viene invocata per fondare vigilanza, sanzione e una tutela assimilabile a quella delle funzioni statali. Dall’altro la struttura delle quote, detenute da banche, assicurazioni, fondazioni ed enti di previdenza, e il radicamento nel Sistema europeo di banche centrali vengono invocati per declinare la trasparenza amministrativa ordinaria, il controllo politico-parlamentare e la giurisdizione contabile piena.

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Il deposito irregolare. Genealogia giuridico-contabile della moneta bancaria

2026

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La storia della moneta è millenaria. Già gli antichi commerciavano scambiando valori che fungevano da mezzo di scambio standardizzato. I romani coniarono le monete su supporti metallici. Solo più recentemente la storia ha partorito le banche centrali con la finalità di presidiare la produzione della base monetaria e controllare i meccanismi di politica monetaria. Il lavoro offre una panoramica storica della moneta fino ai giorni nostri.

Moneta e democrazia – Academia.docx

In questo lavoro si indaga sulla natura della moneta, cercando di risalire alla genesi del suo valore, alla luce di quanto osservato da Aristotele ed analizzando la relazione, sotto il profilo logico, tra le tre funzioni universalmente riconosciute alla moneta, ossia unità di conto, mezzo di scambio e riserva di valore. Si indaga sul rapporto tra moneta merce (da cui scaturisce la necessità della convertibilità delle banconote) e moneta segno (da cui scaturisce il concetto di moneta fiat), evidenziando le differenze tra valori creditizi e valore monetari. Si verificano i profitti rinvenienti dall’emissione di moneta e si osserva il modo in cui le banche, centrali e commerciali, contabilizzano tali profitti. Si definisce il corso legale precisandone la distinzione dal corso forzoso ed evidenziando la mutazione di fattispecie giuridica – da titolo di credito a carta-moneta – che si è verificata con il venir meno della convertibilità della moneta cartacea in metalli preziosi. Si passa poi a definire la cosiddetta moneta bancaria (o moneta scritturale) analizzandone il rapporto con la moneta a corso legale. Si verifica la capacità liberatoria dei pagamenti in moneta bancaria, alla luce di quanto statuito dalla Giurisprudenza nonché di quanto osservato dalla Banca Centrale Europea, soffermandosi su alcune questioni giuridiche che emergono dall’imposizione di limiti all’utilizzo del contante. Si appura se gli Stati dell’eurozona hanno margini giuridici, alla luce della normativa europea, per adottare una propria moneta parallela, considerando le fattispecie della moneta a corso libero (incluso la moneta fiscale) e dei biglietti di Stato e non sorvolando sui rischi che l’eventuale adozione di una seconda moneta potrebbe comportare. Si verificano i benefici, anche in termini di democrazia, che il pieno esercizio della sovranità monetaria potrebbe comportare. Si passa quindi ad analizzare il fondamento economico-monetario del cosiddetto reddito di cittadinanza, alla luce degli studi presenti in letteratura nonché delle diverse esperienze concrete già realizzate. Si valuta l’ipotesi del riconoscimento di un reddito di cittadinanza limitato ad un dato territorio (reddito locale), analizzandone i benefici unitamente all’adozione di una moneta locale complementare alla moneta a corso legale. Si analizza la fattispecie della rarefazione monetaria alla luce delle politiche monetarie di alcune tra le principali banche centrali occidentali a partire dalla crisi del 2008 e si verificano le conseguenze per le banche commerciali, per i correntisti e, in generale, per l’economia derivanti dalla soppressione del Glass-Steagall Act e delle normative nazionali da esso derivate.

Italia, svegliati! La più grande truffa del secolo

2012

La crisi finanziaria scoppiata nell’autunno 2008 ha sancito il successo di coloro che ne sono stati gli artefici. In Italia e Grecia sono andati al potere tecnocrati e banchieri, gli stessi che, fino al giorno prima, hanno lavorato per le istituzioni responsabili del crollo dell’economia. Ai vertici dei governi europei, delle istituzioni internazionali, dell’Unione europea (un «super Leviatano»), siedono i referenti delle banche e della finanza, nelle mani dei quali una classe politica incapace e inadeguata ha affidato le speranze di ripresa. Essi continuano a perseguire le politiche di impoverimento di 720 milioni di europei, con l’unico scòpo di trasformare il Vecchio Continente in un immenso lager di schiavi moderni: tagli, flessibilità, liberalizzazioni, privatizzazioni, queste le «ricette» per raggiungere falsi obiettivi: la riduzione del deficit ed il pareggio di bilancio (tecnicamente impossibile). Con la «privatizzazione» (svendita) delle ultime società pubbliche completeranno il disegno, raggiungendo l’obiettivo di distruzione degli Stati e della privazione dei più elementari diritti di cittadinanza. Sono politici, banchieri, economisti, editori, controllano i media, e attraverso essi ci tranquillizzano. Non possiamo illuderci che, coloro che hanno appiccato l’incendio, si trasformino improvvisamente in pompieri. Guardando i dati, viene spontaneo domandarsi come sia possibile che in soli tre anni dall’autunno 2008, il debito pubblico di alcuni Stati (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda) sia sensibilmente peggiorato. La risposta è semplice: la colpa è delle misure anti-crisi legate alle operazioni di sostegno al sistema bancario. Con i soldi dati alle banche a interessi irrisori (1.200 miliardi in Europa, e altrettanti negli Usa), queste non fanno altro che rifinanziare le loro obbligazioni o acquistare a loro volta il debito degli Stati, che è divenuto nel frattempo più oneroso da sostenere perchè è aumentato, e il rating è peggiorato. Le banche, quindi, chiedono interessi più alti agli Stati, e la voragine del debito pubblico aumenta in una spirale infinita. In tutto questo giro, chi ci guadagna, ancora una volta, sono proprio le banche. Ma come siamo arrivati fino a qui? Quali sono i sottili meccanismi che hanno privato gli Stati della loro sovranità? L’Ue, la Bce, l’euro, il Trattato di Lisbona, Basilea II, il Fmi, le agenzie di rating, sono tutti strumenti nelle mani della finanza, che ha piazzato i suoi uomini al vertice delle istituzioni nazionali e sovranazionali. Il potere, scippato da tecnocrati e banchieri, con la complicità di politici incapaci e corrotti, deve tornare nelle mani del popolo sovrano.

Il ruolo della Banca d’Italia tra Sebc, Bce ed istituzioni politiche nazionali

Non sono soltanto ragioni economiche ma soprattutto ragioni politiche che portano a considerare assetti decentralizzati o centralizzati di direzione della politica monetaria e della vigilanza. Certo è che gli shock sono più facilmente gestibili laddove esista un singolo sistema monetano e un singolo mercato finanziario, in quanto meccanismi naturali di difesa possono intervenire a riequilibrare le asimmetrie dei mercati. Si consideri, ad esempio, che cosa accadrebbe se uno dei Paesi dell’Unione monetaria europea si sentisse svantaggiato dalla combinazione di una politica monetaria metastatale e dalla conduzione di politiche fiscali nazionali vincolate; oppure se il mercato finanziario di uno degli Stati membri fosse scosso da gravi scandali finanziari. Gravi crisi economiche «regionali» potrebbero comprometterebbe seriamente la tenuta dell’attuale assetto istituzionale e provocherebbero una sorta di «revanscismo» nazionalista che paradossalmente solo le Bcn possono evitare.

Le monete locali come strumenti giuridici per l’attuazione del principio di democraticità

2018

all’economia reale. Tali strumenti sono concepiti, segnatamente, come un mezzo di scambio parallelo, all’interno di un progetto realizzato dai membri di una comunità con l’obiettivo di sostenere le transazioni, il credito e la fiducia reciproca 1 , in ambiti geografici, solitamente, circoscritti. La fiducia assume, in essi, un valore ancora diverso -e forse più pregnante -trattandosi di valute che non hanno corso legale, ma che sono accettate solo su base volontaria.

Dispensa.Commerciale

CAPITOLO 1 L’imprenditore-Il sistema legislativo Nel nostro sistema giuridico la disciplina delle attività economiche ruota intorno alla figura dell’imprenditore, del quale il legislatore dà una definizione generale nell’articolo 2082 c.c. Il codice civile distingue però diversi tipi di imprese e di imprenditori in base a tre criteri: 1. l’oggetto dell’impresa, che determina la distinzione fra imprenditore agricolo e imprenditore commerciale; 2. la dimensione dell’impresa, in base alla quale è individuato il piccolo imprenditore e di riflesso l’imprenditore medio-grande; 3. la natura del soggetto che esercita l’impresa, che determina la tripartizione legislativa fra impresa individuale, impresa costituita in forma di società ed impresa pubblica. Tutti gli imprenditori sono assoggettati ad una disciplina comune: lo statuto generale dell’imprenditore che comprende anche parte della disciplina dell’azienda e dei segni distintivi, la disciplina della concorrenza e dei consorzi. Chi è imprenditore commerciale non piccolo è poi assoggettato anche ad un ulteriore statuto: lo statuto tipico dell’imprenditore commerciale. Rientrano in questo statuto azioni quali l’iscrizione nel registro delle imprese, la disciplina della rappresentanza commerciale, le scritture contabili, il fallimento e le altre procedure concorsuali. Poche sono invece le disposizioni del codice civile applicabili esclusivamente all’imprenditore agricolo ed al piccolo imprenditore. In particolare, quest’ultimo ad esempio non fallisce anche se esercita attività commerciale. Tuttavia, l’iscrizione nel registro delle imprese, originariamente esclusa, è stata oggi estesa anche a tali imprenditori, sia pure con rilievo diverso. Il sistema così disegnato dal legislatore nel 1942 certamente non brilla per linearità e chiarezza. Un punto è tuttavia certo: non si può essere imprenditori commerciale se non si è imprenditori in senso lato. La nozione generale di imprenditore “E’ imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. È questa la nozione generale di imprenditore data dall’articolo 2082 c.c. Tale articolo fissa quindi i requisiti minimi che devono ricorrere perché un dato soggetto sia esposto all’applicazione delle norme del codice civile dettate per l’impresa e per l’imprenditore. E dall’articolo 2082 si ricava che l’impresa è attività (serie coordinata di atti) caratterizzata sia da uno specifico scopo (produzione o scambio di beni e servizi) sia da specifiche modalità di svolgimento (organizzazione, economicità, professionalità). Si discute, tuttavia, se ciò sia sufficiente, se siano necessari altri requisiti perché si abbia attività di impresa ed acquisto della qualifica di imprenditore. In particolare è controverso se siano indispensabili: • la liceità dell’attività svolta • l’intento dell’imprenditore di ricavare un profitto (ossia lo scopo di lucro) • la destinazione al mercato dei beni o servizi prodotti. È possibile rispondere a questi interrogativi analizzando i requisiti sicuramente necessari. L’attività produttiva L’impresa è attività finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi. È, in breve, attività produttiva di nuova ricchezza. Tale è anche l’attività di scambio che incrementa l’utilità dei beni spostandoli nel tempo e/o nello spazio. Irrilevante è invece la natura dei beni o servizi prodotti o scambiati ed il tipo di bisogno che essi sono destinati a soddisfare. È irrilevante inoltre che l’attività produttiva costituisca anche godimento di beni preesistenti. Ovviamente non è impresa l’attività di mero godimento: l’attività cioè che non dà luogo alla produzione di nuovi beni o servizi. Classico è l’esempio del proprietario di immobili che ne gode i frutti concedendoli in locazione: egli non è imprenditore perché non produce nuove utilità economiche ma si limita a godere i frutti dei propri beni. Un’attività però può costituire allo stesso tempo godimento di beni preesistenti e produzione di nuovi beni o servizi, ed in tal caso fa acquistare la qualità di imprenditore. Ad esempio, è attività di godimento e produttiva l’attività del proprietario di un immobile che adibisca lo stesso ad albergo o pensione. In tal caso le prestazioni locative sono accompagnate dall’erogazione di servizi collaterali (pulizia locali, cambio biancheria, etc) che eccedono il mero godimento del bene. Allo stesso modo è godimento e attività di produzione l’impiego di proprio denaro nella compravendita di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di Stato) con scopo di investimento e speculazione quando siano coordinati con gli ulteriori requisiti dell’organizzaizone e della professionalità. Così, ad esempio, sono certamente commerciali le società finanziarie che erogano credito con mezzi propri o comunque non raccolti fra il pubblico e che per tale motivo non possono essere considerate società bancarie. È infine opinione ormai decisamente prevalente che la qualità di imprenditore deve essere riconosciuta anche quando l’attività produttiva svolta è illecita, cioè contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume. E ciò vale sia nei casi meno gravi in cui sono violate norme imperative che subordinano l’esercizio dell’attività di impresa ad autorizzazioni amministrative (ad esempio attività bancaria senza la prescritta autorizzazione governativa) sia nei casi più gravi in cui illecito sia l’oggetto stesso dell’attività (ad esempio commercio di droga). Vero è soltanto che chi svolge attività di impresa violando la legge non potrà avvalersi delle norme che tutelano l’imprenditore nei confronti dei terzi: ciò in applicazione del principio che da un comportamento illecito non possono mai derivare effetti favorevoli per il suo autore. Del resto, non si è mai visto uno spacciatore che si rivolge al tribunale per regolare un contenzioso con un terzo.

DISPENSA DI DIRITTO COMMERCIALE

Un consiglio: imparate tutto, senza saltare nemmeno un rigo.

L'articolo La supercazzola «istituto di diritto pubblico». Asimmetrie dogmatiche, opacità funzionale e deficit di accountability della Banca d’Italia proviene da Blondet & Friends.

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GNR apreende cerca de 1,5 milhões de doses de cocaína em Loulé

A droga foi localizada numa habitação. A investigação prossegue para identificar e localizar os responsáveis.

A GNR apreendeu, no dia 2 de outubro, uma quantidade de cocaína correspondente a cerca de 1,5 milhões de doses, numa habitação no concelho de Loulé. A operação foi conduzida pelo Núcleo de Investigação Criminal de Loulé, do Comando Territorial de Faro.

Segundo a Guarda, a apreensão ocorreu na sequência de diligências de investigação que levaram os militares à habitação, onde localizaram o produto estupefaciente.

Durante a ação, foram também apreendidas duas máquinas de embalagem e diverso material relacionado com o acondicionamento e armazenamento da droga.

A GNR mantém em curso diligências para apurar integralmente os factos e identificar e localizar os responsáveis.

A operação contou com o reforço do Núcleo de Apoio Técnico, do Posto Territorial de Vilamoura e do Destacamento de Intervenção de Faro.

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Loulé Festival Animal: Evento traz um mês de outubro dedicado à causa animal

Durante todo o mês de outubro, o Município de Loulé coloca a causa animal no centro da agenda local com o lançamento do evento Loulé Festival Animal.

Esta iniciativa, integrada na política municipal para o Bem-Estar Animal, apresenta um programa diversificado repleto de atividades presenciais e digitais focadas na sensibilização, adoção responsável e proteção da biodiversidade.

O festival arranca a 1 de outubro, com a comemoração do Dia do Cão Idoso. Neste dia será conhecido o vencedor do concurso digital, que decorreu nas últimas semanas, para encontrar o canídeo mais idoso do concelho. Uma iniciativa que pretende conscientizar sobre as necessidades especiais dos cães em idade avançada.

No Centro Autárquico de Quarteira inaugra a exposição fotográfica da autoria de Carlos Filipe, “À espera de um lar”. Ao longo de todo o mês vai ser possível visitar esta mostra, que conta com fotografias exibindo histórias de cães e gatos para adoção na Associação Animal Rescue Algarve (ARA).

No dia 3, das 10h às 15h, a Cerca do Convento do Espírito Santo, em Loulé, recebe a Feira do Bem-Estar Animal. No recinto estarão presentes diversos expositores, associações locais, cuidadores, sessões de desenho e contos infantis. Pretende-se que esta seja uma montra do trabalho que é realizado em todo o território concelhio ao nível da causa animal.

O Dia da Adoção Animal assinala-se a 4 de outubro e para marcar a data,  a Praça do Mar, em Quarteira, recebe algumas iniciativas para uma adoção responsável, sob o mote . “Adop.Don’t shop!”. O acolhimento será feito pela ARA, estando ainda prevista uma Cãominhada e um sorteio de prémios. Quem quiser adotar o animal poderá fazê-lo aqui.

A 10 de outubro, o festival agrega uma iniciativa inovadora: sessões de Kitty Yoga/Pilates dirigidas a gatos. A atividade acontece no Gatil do Canil de São Francisco de Assis, assinalando o Dia Mundial da Saúde Mental.

Também neste dia celebra-se o Dia Mundial das Aves Migratórias e para alertar para o crime que constitui a captura de aves selvagens, irá realizar-se uma atividade de informação e divulgação nas redes sociais, numa ação que tem como parceiro a Associação Almargem.

Nos dias 13, 14 e 15, no Mar Shopping Algarve, o Município dá a conhecer o Kit de Emergência PET. No Dia Internacional para a Redução do Risco de Desastres, este ano subordinado ao tema “A resiliência começa em casa”, pretende-se informar sobre o conjunto de bens essenciais fundamentais para garantir a segurança e a autonomia do animal durante pelo menos 72 horas, em situações de crise, tais como catástrofes naturais (sismos, incêndios, cheias), falhas prolongadas de energia ou evacuações de emergência. 

Ainda neste âmbito, irá realizar-se uma formação de “Primeiros-Socorros” a animais.

O Dia Internacional do Bicho-Preguiça acontece a 17 de outubro. O  Loulé Festival Animal vai dar a conhecer a necessidade de preservação desses animais e promover a importância de viver de forma mais lenta e consciente, através da iniciativa “Estórias para famílias”, que acontece na Biblioteca Municipal de Loulé. No mesmo local, no dia 24, entre as 10h00 e as 12h00, as famílias podem participar numa oficina de dedoches, “Animais na ponta do dedo”.

Antes, no dia 21, pelas 11h, o executivo municipal e a equipa do Bem-Estar Animal visitam as instalações da Cimpor tendo em vista a criação da primeira colónia de gatos empresarial.

Finalmente, no encerramento do mês, dia 31 de outubro, no Mar Shopping Algarve, tem lugar o Algarve Coolest Dog, um evento lúdico que irá premiar os cães em diversas categorias como “o melhor apanhador de biscoitos”, “o mais barulhento”, “o mais pachorrento”, “o melhor truque” ou “o mais feliz”.

No ano do seu lançamento, o Loulé Festival Animal prolonga-se no tempo. O encerramento oficial está agendado para o dia 10 de janeiro de 2027, data em que se celebrará a 1ª Missa de Bênção do Animal em Loulé. Esta celebração religiosa e comunitária também irá assinalar formalmente o encerramento das comemorações do Ano Jubilar da Morte de São Francisco de Assis, o padroeiro dos animais e da ecologia.

Com a aposta na realização deste festival, a Câmara Municipal de Loulé reforça o seu compromisso contínuo na sensibilização da comunidade para o respeito, dignidade e proteção de todos os animais de companhia e vida selvagem.

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Homem em prisão preventiva após roubos com arma branca em Albufeira

Um homem de 33 anos ficou em prisão preventiva depois de ter sido detido pela GNR, no dia 28 de setembro, por suspeitas de roubo com recurso a arma branca, no concelho de Albufeira. Três pessoas sofreram ferimentos ligeiros numa das ocorrências.

Segundo o Comando Territorial de Faro, a intervenção começou após um roubo num estabelecimento comercial, onde o suspeito terá ameaçado com uma arma branca e levado uma caixa registadora.

Durante as diligências para o localizar, o homem terá entrado noutro estabelecimento comercial e tentado apoderar-se de uma segunda caixa registadora, novamente sob ameaça com arma branca. Foi nesta ocorrência que três pessoas ficaram ligeiramente feridas.

Os militares do Destacamento Territorial de Albufeira deslocaram-se ao local, onde intercetaram e detiveram o suspeito. A arma branca alegadamente utilizada foi apreendida.

Após ser presente a primeiro interrogatório judicial, foi-lhe aplicada a medida de coação de prisão preventiva.

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Turismo do Algarve lança plataforma Make In Algarve com 50 experiências de turismo cultural e criativo

TnewsO Turismo do Algarve anunciou o lançamento da plataforma digital Make In Algarve, criada para aproximar residentes e visitantes da oferta de experiências de turismo cultural e criativo disponível na região. A plataforma reúne, numa primeira fase, cerca de 50 experiências, como visitas guiadas, oficinas, workshops, provas e degustações, nas áreas da gastronomia, artes e ofícios, história e cultura, entre outras.
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ANAV propõe 10 medidas para o OE2027 com impacto estimado de 1,1 mil milhões no turismo

Miguel Quintas, presidente da ANAVA ANAV apresentou ao Governo e aos partidos com assento parlamentar um conjunto de 10 propostas para o Orçamento do Estado para 2027 (OE2027), que, segundo estimativas da própria associação, poderá gerar 1,115 mil milhões de euros de volume de negócios em três anos e criar ou proteger 3.671 postos de trabalho.
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Flávio Bolsonaro, os hospitais federais e a pandemia de Covid no Rio de Janeiro

Investigamos o que importa para os brasileiros além do que passa na campanha eleitoral. Leia mais reportagens como essa clicando aqui.

Atual candidato à presidência da República, o senador Flávio Bolsonaro (PL-RJ) não tinha cargo no governo de seu pai, mas exerceu forte influência política nos hospitais federais do Rio de Janeiro entre 2019 e 2022, de acordo com gestores e ex-gestores hospitalares, parlamentares, funcionários dos órgãos de controle da União e servidores públicos entrevistados pela Agência Pública. 

Publicamente, dois políticos se pronunciaram neste ano sobre o controle dos hospitais federais por Flávio durante o governo do pai. Em março de 2026, o deputado federal Otoni de Paula (PSD-RJ), um pastor evangélico de direita, acusou o senador de ter liderado um esquema de corrupção nos hospitais federais do Rio. “Toda a estrutura de poder e de indicação política, e as empresas que participariam de licitações, que ganhariam ou perderiam, tudo isso estava dentro do grupo cuja cabeça era o senador Flávio Bolsonaro”, afirmou. Otoni tem defendido o voto em Lula, adversário de Flávio. 

Dois meses depois, em maio, durante a inauguração de um novo centro na Fiocruz, o ministro da Saúde, Alexandre Padilha (PT-SP), chamou Flávio de “o poderoso chefão” dos hospitais federais no governo de seu pai, e voltou a utilizar o termo em entrevista à Agência Pública em setembro. “Era, de fato, o poderoso chefão dos hospitais federais. Passava por ele a indicação de quem seria diretor e todas as decisões relacionadas a hospitais e contratos. Ele montou um esquema de rachadinha política com a ocupação dos cargos e provocou um desmonte. Todos os contratos de terceirizados tinham funcionários fantasmas. Um contrato de limpeza falava em 200 postos de trabalho, quando a gente olhou só havia 50 pessoas trabalhando”, disse o ministro. 

Com orçamento superior a 3 bilhões de reais para os quatro anos, período em que o país enfrentou a pandemia de Covid, documentos e depoimentos obtidos pela Pública revelam que a precariedade no funcionamento dos seis hospitais federais do Rio convivia com contratos superfaturados e concentração de recursos em custeio de despesas, comandadas pelos administradores locais, que seriam indicados pelo grupo político de Flávio Bolsonaro. 

Enquanto isso, de acordo com o relatório final da CPI da Covid, que dedica um capítulo inteiro ao Rio de Janeiro, 30% dos leitos clínicos e de UTI nos hospitais e institutos federais na capital fluminense “estavam e permaneceram fechados durante a pandemia, embora pudessem ter sido disponibilizados aos pacientes nesse período, evitando, inclusive gastos com abertura de hospitais de campanha. A maior parte estava fechada por falta de profissionais de saúde. No fim de dezembro de 2020, 3,5 mil contratos foram encerrados nos hospitais federais do Rio de Janeiro. Posteriormente, a Medida Provisória nº 1.022, de 31 de dezembro de 2020, prorrogou apenas 1,4 mil contratos por sessenta dias. Esse quadro foi decisivo para agravar o atendimento à população do Rio de Janeiro ante o recrudescimento da pandemia”, conclui o relatório. 

O Estado do Rio de Janeiro registrou mais de 2,8 milhões de casos confirmados de Covid e 77.166 mortes, sendo que mais da metade delas – 38,8 mil – ocorreram na capital. 

A atuação de políticos nos bastidores dos seis hospitais federais do Rio – Hospital do Andaraí, Hospital Geral de Bonsucesso, Hospital Cardoso Fontes, Hospital de Ipanema, Hospital da Lagoa e Hospital dos Servidores – durante a pandemia, já desastrosa em nível federal, pode ser contada também pelas marcas que deixou nas unidades que fazem parte da rede de assistência do SUS. A bagunça foi tão grande que a milícia chegou a ocupar um terreno do Hospital Cardoso Fontes para extorquir funcionários e familiares de pacientes com a cobrança de estacionamento, segundo inquérito aberto na Polícia Civil. 

Em abril de 2023, a pedido do deputado e médico sanitarista Daniel Soranz (PSD-RJ), a Comissão de Fiscalização Financeira e Controle da Câmara visitou a rede federal do Rio e encontrou 735 leitos inoperantes ou bloqueados, andares inteiros vazios, alas trancadas com correntes e cadeados, obras paralisadas e equipamentos sem uso. 

No Hospital do Bonsucesso, onde, em plena pandemia, um incêndio que começou no almoxarifado matou quatro pacientes – todos internados com Covid-19 –, a emergência estava fechada, embora reformada, por falta de pessoal; 126 dos 411 leitos estavam impedidos, e diálise, cardiologia e pós-operatório estavam parados. No Andaraí, a falta de médicos era tão grande que até para declarar a morte de pacientes a demora chegava a duas horas. A cozinha inacabada obrigava o hospital a gastar R$ 1,6 milhão por mês transportando comida. No Cardoso Fontes, pacientes esperavam em pé e em macas improvisadas nos corredores. 

“É ainda mais grave que isso tudo tenha ocorrido durante a pandemia”, afirma Soranz, que é doutor em saúde pública pela Fundação Oswaldo Cruz e um dos principais nomes da saúde pública do Rio nos últimos anos, quando foi secretário municipal da área em três períodos diferentes, sempre em gestões do ex-prefeito Eduardo Paes, também do PSD. Segundo ele, “Flávio [Bolsonaro] teve uma influência nefasta para os hospitais federais, foi algo terrível”, disse à Agência Pública. 

Contratos superfaturados 

Um diagnóstico de 235 páginas feito pelo Ministério da Saúde em fevereiro de 2023, ao qual a Pública teve acesso, mostra que 72% dos recursos dos seis hospitais – R$ 50,3 milhões por mês – eram consumidos em custeio, ou seja, com contratos administrativos, como limpeza, vigilância e rouparia. No Hospital do Bonsucesso, onde a fatia chegava a quase 80%, os contratos de apoio administrativo com a empresa Nova Rio Serviços Gerais tinham margens de lucro até 561% maiores do que o acordado e custos indiretos até 581% superiores aos acertos equivalentes do ministério. O hospital pagou mais de R$ 2 milhões em plano de saúde privado para funcionários da empresa terceirizada e adicional de insalubridade, sem laudo, para secretárias e almoxarifes. 

Aliados de Flávio Bolsonaro também aparecem nesses contratos como a família do deputado federal Altineu Côrtes, presidente do PL no Rio de Janeiro. A lavanderia Max Clean, fundada pelo pai de Altineu e registrada em nome de uma tia, multiplicou por oito seu faturamento durante esses anos. Segundo informações do Portal da Transparência, a empresa já recebeu R$ 81,5 milhões do Ministério da Saúde em centenas de contratos – e continua recebendo até hoje. “A Max Clean atendia todos os hospitais. Hoje, continua no Hospital dos Servidores e no Lagoa, é difícil tirá-los. Os fiscais do ministério que analisam esse contrato já pediram para deixar a função. É muita pressão”, revela uma servidora, que preferiu não se identificar. “Em época de pregão, o Seu Altineu, pai do deputado, chegava armado nos hospitais com uma sacola cheia de chocolates, distribuindo doces pra gente. Nossa esperança é tirar eles em abril, quando o contrato vence, e que eles não ganhem a próxima licitação.”

O mesmo diagnóstico do Ministério da Saúde explica como os contratos emergenciais se multiplicavam. “Não raro a troca de diretor ou de coordenador de Administração coincidia com a proximidade do término de um contrato, e quando um novo diretor era nomeado não tinha tempo hábil para iniciar processos regulares, e um novo contrato emergencial era efetuado”, registra o documento, que lembra que esse tipo de contrato “geralmente tem um valor acima do licitado”. Entre 2019 e 2022, o Hospital do Bonsucesso teve cinco diretores. O relatório também recomendou auditar a pesagem da roupa suja e o faturamento da lavanderia, onde as peças eram levadas “sem controle de saída”.

Não há um cálculo do sobrepreço total nos contratos de 2019 a 2022, mas a Pública obteve 13 relatórios do Tribunal de Contas da União (TCU) e outros cinco da Controladoria Geral da União (CGU) que indicam valores muito acima do mercado e foram localizados em auditorias preventivas, evitando que fossem assinados. Em uma delas – que analisou o Edital do Pregão Eletrônico nº 05/2022 para a compra de 120,9 milhões em insumos para cirurgia vascular para o Hospital dos Servidores, a auditoria identificou “falhas na estimativa de preços que resultaram na adoção de valores superdimensionados em aproximadamente R$ 69 milhões”, ou seja, sobrepreço de 57%. 

Em outro caso, no mesmo hospital, a análise do Pregão Eletrônico nº 20/2021, que autorizou a compra de medicamentos para pacientes com câncer no valor de R$ 31,3 milhões, identificou sobrepreço de R$ 18,1 milhões, ou seja, novamente de 57%. Houve ainda uma tentativa de compra de stents heparinados para cirurgia vascular por R$ 7,5 milhões. Em licitações públicas regulares no Brasil, eles são comprados por valores que não costumam passar de R$ 30 mil. O Hospital dos Servidores pagaria R$ 42 mil em cada uma das 180 unidades.

Fachada do Hospital Federal do Andaraí
Hospitais federais do Rio enfrentaram sucateamento e problemas de gestão durante o governo Bolsonaro

Um “feudo” dominado por políticos 

“Em todo o país, só o Rio de Janeiro tem hospitais federais pelo fato de ter sido a capital até 1960”, lembra o médico João Marcelo Ramalho Alves, diretor do Hospital dos Servidores Federais, que era conhecido como “hospital dos presidentes”. Inaugurado em 1947, tendo Getúlio Vargas como matrícula número 01, o hospital atendeu a cúpula do poder por décadas, e foi pioneiro em diversas áreas, como a introdução da residência médica e a realização de cirurgias inéditas e transplantes. Com o tempo e a mudança da capital para Brasília, os hospitais ficaram suscetíveis a políticos do Rio, que já teve outros parlamentares como figuras centrais como Roberto Jefferson. 

“Um hospital só perde em complexidade para controle de tráfego aéreo. São contratos de vários tipos, mais de 5 mil itens a comprar. Para quem quer fazer esquema, sempre foi uma área fácil”, diz Ramalho Alves, que também dirige o Hospital Universitário Gaffrée e Guinle e foi diretor do Departamento de Gestão Hospitalar do Ministério da Saúde no Rio em 2014.

Isso poderia explicar o interesse de Flávio Bolsonaro pelo “feudo”, que se manifestou ainda na primeira gestão do Ministério da Saúde do governo do pai, embora ele jamais tenha tido atuação relevante na área da saúde, nem no Senado nem na Assembleia Legislativa do Estado do Rio, onde exerceu quatro mandatos consecutivos como deputado estadual. Em 31 de julho de 2019, Flávio manifestou publicamente sua oposição ao indicado pelo então ministro Luiz Mandetta para o Hospital Geral do Bonsucesso, o médico Paulo Cotrim, efetivado depois de seis meses como interino. O hospital é a maior unidade de saúde do Rio em volume de atendimentos e com 4,5 mil funcionários.

Cotrim substituiu Luana Camargo, depois que a ex-diretora promoveu uma festa de aniversário do hospital que custou mais de 150 mil reais, segundo ela pagos por fornecedores. Revoltados com a patuscada em uma unidade sem ar-condicionado, superlotada, com postos de trabalho ocupados por pessoas sem experiência e onde os próprios pacientes tinham que comprar seus remédios, os servidores invadiram a festa e enviaram uma carta ao ministro Mandetta.  À época, o então ministro da Secretaria-Geral da Presidência, Gustavo Bebianno, declarou ter “fortes indícios e depoimentos” de que o hospital estava dominado por uma milícia.

A decisão de afastar Luana fez uma equipe da pasta ser ameaçada durante vistoria à unidade, mas Mandetta efetivou o servidor, o que desagradou Flávio Bolsonaro, que criticou o ministro nas redes sociais ao ter seu nome marcado em um post que enaltecia o novo diretor. “Esclareço que não tenho NENHUMA participação/responsabilidade na nomeação do Sr. Paulo Cotrim. Se tivesse sido consultado, diria para não nomeá-lo”, afirmou, dizendo que o médico já havia ocupado “cargos importantes em gestões passadas nessa unidade, que possui um histórico sombrio de má gestão e indicações políticas”. Menos de um mês depois, Cotrim foi exonerado.

Em seu lugar entrou Cristiane Jourdan, defensora do uso de hidroxicloroquina para tratamento da Covid-19, e depois escolhida por Jair Bolsonaro para a diretoria da Anvisa. Reportagem do Jota na época afirmou que, ao dirigir o Hospital de Bonsucesso, ela “acabou vinculando sua imagem ao senador Flávio Bolsonaro, responsável por orquestrar algumas mudanças na gestão hospitalar do estado”. Durante a gestão de Jourdan, como consta no relatório final da CPI da Pandemia, o hospital chegou a fechar as portas após ser anunciado como unidade de referência para a Covid-19. “No entanto, a maior parte dos leitos não foi utilizada, mesmo tendo sido fechados 28 serviços especializados de média e alta complexidade”, diz o relatório da CPI. “Dos 240 leitos existentes, apenas 18 pacientes estavam internados por Covid-19 e 17 estavam na emergência. Ou seja, na prática, o hospital de Bonsucesso não foi referência na pandemia e tampouco atendeu à população nos demais serviços, impactando a assistência à saúde”.

A partir do episódio Luana/Cotrim, as indicações começaram a passar pelo filho mais velho de Bolsonaro. Já havia sido escolha dele, em fevereiro daquele ano, o nome do médico Marcelo Muniz Lamberti para assumir o Departamento de Gestão Hospitalar (DGH) do Ministério da Saúde no Rio, chefiando diretamente os hospitais. Lamberti ascendeu rapidamente ao posto de Superintendente do Ministério da Saúde no Rio e, em junho de 2019, tornou-se Diretor de Programa da pasta, posição vinculada ao gabinete do ministro.

Duas semanas antes de Lamberti ser alçado a diretor, Flávio Bolsonaro participou de uma reunião em Brasília com o ministro Mandetta, o próprio Lamberti e o então secretário de Atenção Especializada à Saúde (Saes), Francisco de Assis Figueiredo. O encontro entrou na agenda oficial do ministro: foi dia 28 de maio de 2019.

Assim que assumiu o cargo, Lamberti teria promovido  uma “caça às bruxas”, nas palavras de um servidor concursado, demitindo aqueles do campo político oposto ao governo. A Pública também teve acesso à gravação de uma reunião, realizada no dia 6 de março de 2020, com 3h11m de duração. Nela, além de ameaçar demitir terceirizados e servidores temporários, Lamberti afirma que é ele quem manda no ministério da Saúde no Rio de Janeiro e que, se fosse preciso, rasgaria a Constituição para fazer valer sua vontade. 

Pressão sobre Nísia Trindade e descentralização dos hospitais

Primeira mulher a assumir o ministério da Saúde no início do novo governo, em 2023, a ex-presidente da Fundação Oswaldo Cruz, Nísia Trindade acertou com o presidente Luiz Inácio Lula da Silva que teria autonomia total para escolher os diretores dos hospitais “exatamente por causa do que todo mundo sabia existir”, conta em entrevista à Agência Pública. “Um descalabro absoluto, era um problema crônico do Rio”, comenta. 

Nísia admite ter sofrido “muita pressão” dos que queriam controlar o “feudo”, sobretudo de políticos do Centrão, ela diz, citando o ex-presidente da Câmara dos Deputados, Arthur Lira (PP-AL). “Ele questionava o fato do orçamento de R$ 240 bilhões do ministério ser gerido por mim”, lembra. Outro parlamentar que trabalhou para tirar Nísia da pasta foi o Doutor Luizinho (PP-RJ), que sonhava – e ainda sonha – ser ministro da Saúde e comandar o terceiro maior orçamento da Esplanada do Ministério, que só perde para Previdência Social e Desenvolvimento e Assistência Social. Ex-secretário de saúde no Rio, o Dr. Luizinho se tornou nacionalmente conhecido por seu envolvimento com transplantes de órgãos infectados pelo vírus HIV.

Nísia afirma que “havia muita resistência” a qualquer mudança. A solução encontrada pelo novo governo foi tirar os hospitais da administração direta do ministério e reestruturar a gestão. Não foi tarefa fácil. Em outubro de 2024, o Bonsucesso passou ao Grupo Hospitalar Conceição, empresa pública federal ligada ao Ministério da Saúde e sediada em Porto Alegre. O hospital ficou cinco dias ocupado por manifestantes e os novos administradores só conseguiram entrar depois de uma decisão de reintegração de posse e acompanhados pela Polícia Federal. Ainda assim, o Ministério da Saúde teve que pedir uma escolta armada para a nova diretora da unidade, Elaine López. Dois meses depois, os hospitais de Andaraí e Cardoso Fontes foram entregues à prefeitura do Rio. 

Brasília (DF), 16/07/2024 - A ex-ministra da Saúde, Nísia Trindade durante entrevista coletiva
Nísia Trindade assumiu o Ministério da Saúde em 2023 e iniciou a reestruturação dos hospitais federais

Em março de 2025, Nísia foi substituída no ministério por Alexandre Padilha, mas o processo de reestruturação dos hospitais federais no Rio continuou. Em dezembro, o Hospital dos Servidores foi incorporado à UNIRIO, sob gestão da Ebserh, rebatizada em março como HU Brasil – outra empresa pública federal criada em 2011 para gerir hospitais universitários –, e atravessou um processo de fusão com o Hospital Universitário Gaffrée e Guinle. O Hospital da Lagoa passou à Fundação Oswaldo Cruz em 2026. Só o Hospital de Ipanema continua sob gestão direta do ministério.

Com a reestruturação, o orçamento total dos seis hospitais passou de aproximadamente R$ 800 milhões para R$ 2 bilhões anuais. Segundo o ministério, já houve aumento de 30% no número de cirurgias (foram 21.869 em 2025) e 28% a mais de internações (42.516 em 2025). Houve também reabertura de 335 leitos somando todas as unidades (27% a mais do que antes) e 16 salas de cirurgia reativadas.

O deputado Daniel Soranz, da Comissão de Fiscalização Financeira e Controle da Câmara, elaborou um relatório, ao qual a Pública teve acesso, comparando a situação dos hospitais federais no Rio em dois períodos diferentes: abril de 2023, logo no início do novo governo, e o segundo semestre de 2026. A ideia era avaliar os avanços do plano de reestruturação em relação aos anos Bolsonaro. No Bonsucesso, os leitos em funcionamento passaram de 215 para 423 e a emergência foi reaberta em janeiro de 2025. As internações cresceram 46,6%, as cirurgias 55,9% e os exames, 45,4%. Os profissionais aumentaram 73,4%, de 3.150 para 5.462, e o investimento, que ficou entre R$ 3,3 milhões e R$ 5,6 milhões por ano entre 2020 e 2023, chegou a R$ 36,7 milhões em 2024, segundo o relatório. 

No Andaraí, a emergência, fechada havia dez anos, voltou a funcionar e ganhou estrutura definitiva, e em 2026 foi inaugurado o novo prédio de Trauma. A cozinha foi concluída, o que acabou com o gasto mensal milionário com transporte de comida. A radioterapia foi inaugurada, o centro de queimados foi ampliado e o centro cirúrgico passou de três para 12 salas. O hospital ganhou 23 leitos de UTI, um tomógrafo e um ambulatório com 21 salas. Os leitos em funcionamento subiram de 165 para 351, com ocupação entre 96% e 99%, as cirurgias cresceram 36% e os profissionais cadastrados passaram de cerca de 2,6 mil para 5.114. 

No Cardoso Fontes, todos os leitos foram reabertos, as internações aumentaram 72%, de 4.084 para 7.034, e o quadro de pessoal cresceu 41,7%. A equipe da prefeitura, que cuida da regulação de vagas nos hospitais do SUS, antes impedida de atuar, segundo o relatório da Câmara, passou a trabalhar dentro da unidade. Em Ipanema, a fila de cirurgias caiu 38%, as internações passaram de 4.853 para 5.594, as cirurgias chegaram a 12.378 no ano, recorde da série, e o quadro de pessoal cresceu 23,1%. No Lagoa, as internações subiram 11,9%, e nos primeiros meses da nova gestão cresceram 21,7%, com alta de 20,9% nas cirurgias. A melhora, porém, é desigual. Em Ipanema, as três salas cirúrgicas fechadas em 2023 continuam sem uso e as consultas ambulatoriais caíram de 118 mil para 112,8 mil. No Lagoa, a produção ambulatorial caiu de 1,08 milhão de procedimentos em 2023 para 606 mil em 2025, e os servidores efetivos diminuíram de 850 para 734, enquanto os temporários passaram de 525 para 764. 

O médico João Marcelo Ramalho Alves, que dirige o Hospital dos Servidores e o Gaffrée e Guinle, que já resultou na contratação de 1.258 profissionais por concurso depois da fusão, também apoia a reestruturação. “O caminho é esse. O Ministério da Saúde existe para criar e gerir políticas públicas, não para administrar hospitais”, diz Alves, que lembra que ainda há muito a ser feito para recuperar os hospitais do Rio. Apesar dos avanços, a fila de pessoas à espera de cirurgia aumentou de 18 mil pacientes para 21 mil desde 2024, segundo informações do portal que contabiliza esses dados. 

Biópsias em potes de sorvete e pedidos de investigação

Em 2025, a Defensoria Pública da União encontrou biópsias acumuladas por meses no Bonsucesso, guardadas no formol em potes de sorvete e paçoca por falta de médicos patologistas – um problema sobretudo para pessoas com câncer que, por lei, devem iniciar o tratamento no SUS até 60 dias após o diagnóstico. “Se não tem diagnóstico, não tem tratamento. Tivemos que entrar com uma Ação Civil Pública, que segue tramitando, para pedir um novo plano de trabalho dos hospitais federais como um todo. A mudança de gestão foi mal recepcionada por servidores e o déficit de médicos ainda é grande”, afirma Taísa Bittencourt Leal Queiroz, Defensora Regional de Direitos Humanos da Defensoria Pública da União. “Quando a saúde é invadida pela política, ela se deteriora de um jeito absurdo. Quem sofre com isso é a população que depende do SUS”, diz a defensora. 

No fim de agosto, o deputado federal Lindbergh Farias (PT-RJ) pediu ao Supremo Tribunal Federal que investigue Flávio por suspeitas envolvendo o controle político dos hospitais federais. Ele citou no documento as auditorias do TCU e da CGU que identificaram os sobrepreços nos contratos. A notícia do fato foi encaminhada ao ministro Flávio Dino e pede que uma investigação, já em andamento no STF, seja ampliada para apurar a conduta do senador, e se ele teve participação nas irregularidades constatadas. Lindbergh citou no documento o depoimento na CPI da Pandemia, em 16 de junho de 2021, do ex-governador do Rio Wilson Witzel, que afirmou que os hospitais federais tinham dono. “Tem um dono, e esta CPI pode descobrir quem é o dono”, disse diante de Flávio Bolsonaro e dos demais presentes. Em seguida, confirmou a parlamentares que se referia a Flávio, mas negou a declaração ao ser processado pelo senador. 

Integrantes da CPI disseram à Pública que faltou tempo e recursos para investigar a denúncia de Witzel. A comissão apontou quatro pessoas como responsáveis pelas irregularidades constatadas. Além de Marcelo Lamberti, foram citados o coronel da reserva George Divério, que também foi superintendente do Ministério da Saúde durante a presidência de Bolsonaro, Jonas Roza, que trabalhava com Lamberti no DGH, e o advogado Joabe Antonio de Oliveira, servidor concursado que foi coordenador administrativo da Superintendência do ministério no Rio e diretor administrativo do Hospital de Bonsucesso. Divério foi nomeado em 2020 e exonerado em 26 de maio de 2021 após denúncias de contratações sem licitação – em um período de dois dias, ele autorizou dois contratos que somavam R$ 28,8 milhões. Joabe aprovou contratações sem licitação com valor superior a R$ 14 milhões no Bonsucesso.     

Senador Flávio Bolsonaro (PL-RJ) em discurso à tribuna.
Flávio Bolsonaro é alvo de pedido de investigação sobre sua atuação nos hospitais federais do Rio

Procurado pela Pública, Flávio não respondeu aos pedidos de entrevista feitos ao seu assessor. Marcelo Lamberti respondeu por mensagem. Garantiu que “os atos da gestão estão disponíveis no SEI (Sistema Eletrônico de Informações, plataforma oficial do governo federal para gestão de documentos e processos administrativos), corroborando as ações verídicas e documentadas procedidas, incluindo as de correição junto aos órgãos federais de controle para apurar irregularidades”. Segundo Lamberti, “quanto a narrativas e ilações de opositores a essas correições procedidas no SEI, nada tenho a falar pela falta de conteúdo técnico”. O médico também afirma que, após se desligar das atividades exercidas no ministério, não responde a processos pela sua gestão. Perguntado sobre sua relação com Flávio Bolsonaro, se eles já se conheciam antes do senador indicá-lo ao cargo e como Flávio exercia influência nos hospitais federais, Lamberti se disse um “servidor técnico”, e que “nomeações e exonerações de servidores estão a cargo do escalão superior da pasta”. 

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Empresa de ex-secretário de Esportes de Mogi recebeu dinheiro de emenda Pix de Mario Frias

A Pulsa Uniformes que recebeu R$ 457 mil vindos de uma Emenda Parlamentar Individual, conhecida como Emenda Pix, do deputado federal candidato à reeleição Mario Frias (PL/SP), tem entre seus sócios o ex-jogador da seleção brasileira de basquete dos anos 1980 Nilo Guimarães. Ele foi secretário de esportes de Mogi da Cruzes, na região metropolitana de São Paulo, por 12 anos (2009-2020). 

O cargo foi ocupado por dois mandatos do prefeito Marco Bertaiolli que se elegeu pela primeira vez pelo DEM e depois migrou para o PSD (2009-2016) e seguiu durante a gestão de Marcus Melo do PSDB, de 2017 até 2020. Guimarães também presidiu a Liga Nacional de Basquete em 2020, cujo torneio conta com a presença do Mogi Basquete, time em que Guimarães foi dirigente.  

A Pulsa Uniformes é uma confecção sediada no bairro Jardim Camila, em Mogi das Cruzes (SP). A quantia recebida em 26 de maio seria para quimonos, tatames e outros 14 itens para um projeto social de lutas marciais para crianças, mas não há comprovação de que o material foi entregue. Segundo a Controladoria Geral da União, “a execução física do projeto não foi integralmente comprovada”.  

A casa cinza, mais à esquerda da imagem, é a sede da Pulsa Uniforme em Mogi das Cruzes e não apresenta placa de identificação
A casa cinza, mais à esquerda da imagem, é a sede da Pulsa Uniforme em Mogi das Cruzes e não apresenta placa de identificação

O dinheiro foi pago à Pulsa, à vista, pelo Instituto Conhecer Brasil, de Karina Gama, que recebeu o dinheiro da emenda. Karina Gama é a produtora executiva da cinebiografia de Jair Bolsonaro Dark Horse. Já o deputado Mario Frias foi Ministro da Cultura do governo Jair Bolsonaro e é roteirista do filme. O material esportivo teria como destino o projeto social Lutando pela Vida, em Pirassununga (SP). 

A Polícia Federal (PF) e a Controladoria Geral da União (CGU) investigam a real destinação de emendas dos deputados Mario Frias, Marcos Pollon (PL/MS) e Bia Kicis (PL/DF) para as organizações de Karina Gama. O caso está sob a relatoria do ministro Flavio Dino, no STF, uma vez que há deputados federais envolvidos. Pollon e Kicis, por exemplo, sequer poderiam destinar recursos para emendas fora de suas bases eleitorais. 

A investigação da PF que tramita no STF apura 10 crimes, entre eles peculato (desvio ou má aplicação de dinheiro público), fraude em licitação, falsificação, advocacia administrativa, lavagem de dinheiro e organização criminosa. 

A Pulsa tem foco na venda de uniformes de times de basquete, vôlei, handebol e futsal. Apesar de ter recebido à vista o pagamento pelos uniformes de artes marciais e 120 placas de tatame, a Pulsa informou à CGU em julho deste ano que ainda não havia entregado nenhum material previsto para o projeto Lutando pela Vida e disse que os itens estavam “em fabricação”. Em abril, aponta o relatório, o ICB teria comprado os tatames de outro fornecedor por R$ 58 mil com recursos de outro contrato. O material teria sido entregue ao projeto em Pirassununga, em maio, segundo o instituto de Karina da Gama afirmou à CGU. 

“Essa cliente é do Luiz”

Na quinta-feira, 24 de setembro, a reportagem da Agência Pública foi até a sede da Pulsa, que ocupa uma casa de dois andares, em Mogi das Cruzes. No imóvel, pintado de cinza na frente e preto na lateral, não há placas ou qualquer outro sinal mais ostensivo de que uma empresa funciona ali.  

Na entrada lateral, há um escritório com um show-room dos produtos da marca. Uma gerente atendeu a reportagem na calçada e informou que somente o sócio-gestor, Luiz Fernando da Silva, que estaria no Rio de Janeiro, poderia falar sobre o contrato com o ICB. “Essa cliente é do Luiz”, disse a funcionária. 

Por mensagem no WhatsApp, o sócio-diretor afirmou que os itens foram entregues, mas alegou que não tinha como confirmar se já teria sido uma entrega total ou parcial, pois estava viajando. “Se precisar de algo mais detalhado, eu te peço e te mando. Prezamos pela transparência”, escreveu em uma mensagem de WhatsApp quando também elogiou o trabalho realizado pela CGU. 

As mensagens não foram mais respondidas por Silva depois que a reportagem pediu que ele informasse a data da entrega e fornecesse alguma comprovação, como recibos ou fotos. Ele também não informou, ao ser questionado, qual foi o pedido completo do ICB à Pulsa, com as quantidades que deveriam ser fornecidas de cada item.

Nilo Guimarães também foi procurado, mas não respondeu o contato. O espaço segue aberto e será atualizado em caso de manifestação.

O projeto Lutando pela Vida é uma ação de ensino de lutas marciais para 500 crianças cuja vigência começou em 31 de dezembro de 2024 e termina em 28 de agosto de 2027. Dos R$ 1,5 milhão da emenda de Frias foram liberados R$ 1 milhão pelo Ministério dos Esportes para o ICB de Karina Gama, para “Implementação e Desenvolvimento do Projeto Lutando Pela Vida no Estado de São Paulo/SP”, conforme o termo de fomento publicado em 14 de janeiro de 2025. 

Até julho crianças estavam sem quimonos

A partir daquele momento, o ICB já poderia iniciar a execução do projeto, mas a CGU constatou que até 12 de junho a emenda não havia sido completamente executada. Até o final de julho, dos R$ 521 mil gastos no projeto administrado pelo ICB a maior despesa foi com a Pulsa: R$ 427 mil. 

Ainda assim, o Instagram do projeto Lutando pela Vida exibe vídeos e fotos, publicados em julho, que mostram crianças sem quimono numa academia de lutas. Para a CGU, nem mesmo essas publicações podem ser consideradas como prova conclusiva, uma vez que não são georreferenciadas e foram feitas em um local fechado, o que impede a Controladoria de aferir se são mesmo da academia que recebe o projeto. 

Dos recursos pagos pelo ICB, os R$ 94,5 mil restantes foram usados para pagar instrutores, monitores e outros profissionais envolvidos com as aulas de lutas para crianças. Segundo a CGU, as planilhas de frequência das crianças foram preenchidas pela equipe do projeto, mas não têm assinatura dos responsáveis pelos menores, o que não atende às determinações do Ministério dos Esportes para comprovar a frequência em projetos dessa natureza. 

Doador de campanha virou professor

Aliado político de Mario Frias, Rudyge Alex Scatolini Boldrini, doou R$ 4 mil para a campanha do ex-ator de Malhação à deputado federal em 2022 e em 2026 foi contratado para o projeto. Boldrini abriu este ano uma MEI para receber o dinheiro e emitiu uma nota fiscal para o ICB em 9 de março, antes mesmo de assinar com o instituto, o que só ocorreu no dia seguinte. Até o momento, ele recebeu R$ 13,7 mil. Uma das monitoras do projeto, aponta a CGU, era recepcionista contratada via CLT pela prefeitura de Pirassununga. A íntegra do relatório de apuração 2007711, que analisa o projeto Lutando pela Vida, citado pelo STF, segue sob segredo de Justiça, segundo informações da CGU enviadas à Pública. 

O pagamento de R$ 427 mil da ICB à Pulsa não é o único da empresa de uniformes sob o escrutínio da CGU, conforme se verifica na plataforma e-CGU.Outros dois projetos financiados com emendas parlamentares, o Circuito Suzano de Esportes e Lazer, realizado pela Associação Cultural Quântica, e o Circuito Cultural e de Lazer, realizado pelo Instituto Mogiano de Pesquisa, Educação e Cultura, ambos realizados em Suzano (SP), foram analisados pela CGU entre 2024 e 2025 no âmbito da investigação sobre a constitucionalidade das Emendas Pix. 

Em ambos os casos, a Pulsa forneceu material esportivo, recebendo R$ 112.800 no primeiro e R$ 2.710 no segundo circuito. Nas fiscalizações de ambos os projetos, a CGU verificou “inconformidades”, “impropriedades” e “irregularidades”. 

A investigação em torno das emendas que favoreceram organizações de Karina Gama e que podem ter sido desviadas para o esquema que supostamente financiaria o filme Dark Horse ganhou dois novos capítulos, nos dias 10 e 12 de setembro. 

No dia 10, a PF realizou a operação Make Up em endereços ligados a Mario Frias e Karina Gama. O celular do deputado foi apreendido. No dia 12, o ministro Dino determinou a quebra do sigilo de todo o material apreendido nas investigações até então conduzidas pela Polícia Civil de São Paulo sobre o contrato do ICB com a prefeitura de São Paulo para fornecimento de wifi. O material está sob análise da Polícia Federal e novas perícias estão sendo realizadas. 

O que dizem Mario Frias e Karina Gama

O deputado Mario Frias não foi localizado em seu gabinete na Câmara dos Deputados. A reportagem ligou para lá várias vezes nos últimos dois dias e não obteve resposta. A comunicação do Partido Liberal também não conseguiu encaminhar os questionamentos ao deputado e informou que os contatos eram apenas os do gabinete. Quando a PF realizou busca e apreensão em endereços ligados à ele, Frias negou irregularidades e disse que a operação era uma “cortina de fumaça” em meio a eleição.  

O advogado Ricardo Sayeg, que defende Karina Gama, não respondeu aos questionamentos da Pública enviados por e-mail e aplicativos de mensagem. Em nota à imprensa no dia 13 de setembro, o defensor disse que a produtora nega atos ilícitos, que ela está colaborando com as autoridades, tendo apresentado mais de 20 mil páginas de documentos. A defesa ressaltou que “investigação não é acusação, muito menos, condenação” e que a repercussão política do caso não pode substituir o devido processo legal. O espaço segue aberto e a reportagem será atualizada em caso de manifestação.

Como funciona uma emenda parlamentar? 

As emendas parlamentares são recursos do orçamento federal que deputados e senadores indicam para financiar obras, projetos e serviços nos estados que os elegeram. Atualmente, as emendas consomem 22% do orçamento discricionário (verbas para custeio e investimentos) do Governo Federal. 

Depois que o orçamento da União é aprovado pelo Congresso, deputados e senadores apresentam propostas para incluir ou modificar os gastos. 

As emendas dos deputados e senadores são impositivas. Uma vez aprovado o orçamento, o ministério a que cabe o tipo de investimento libera o recurso conforme determinado pelo parlamentar. Em 2026, as emendas do orçamento consumiram R$ 61 bilhões. 

No caso tratado nessa reportagem, o deputado federal Mario Frias (PL/SP) aprovou a emenda 202444230014 , no valor total de R$ 1.499.949, dos quais R$ 1 milhão foram destinados ao projeto Lutando pela Vida, cuja gestão é do Instituto Conhecer Brasil (ICB). Como era um projeto de iniciação esportiva, a emenda foi para o Ministério dos Esportes que firmou com o ICB um termo de fomento e encaminhou o recurso à ONG. A partir de então, os pagamentos e contratações foram feitas pelo ICB. 

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Loulé acolhe IX Encontro de História

O Cineteatro Louletano recebe, nos dias 2 e 3 de outubro, o IX Encontro de História de Loulé.

O encontro reúne investigadores, académicos e a comunidade local para debater o passado, a identidade e o património do concelho, através de uma perspetiva científica e multidisciplinar.

A sessão de abertura está marcada para a manhã de sexta-feira, dia 2, às 9h30, seguindo-se a conferência inaugural proferida pelo prestigiado professor universitário, arqueólo e historiador, José d’Encarnação, sob o tema “Inscrições para a História de Loulé”.

Ao longo dos dois dias, o programa organiza-se em sete painéis temáticos que abordarão a evolução histórica do concelho sob diversos ângulos. No primeiro dia, o primeiro debate irá focar-se sobre “Arqueologia e Património”, apresentando os resultados preliminares das escavações nas obras do Centro Histórico de Loulé (2ª fase) e os vestígios arqueológicos pré-históricos da Praia do Forte Novo, em Quarteira. Seguem-se os painéis sobre o “Ensino e o Património Arquivístico”, “Sociedade e Minorias” (com enfoque na comunidade judaica em Loulé nos finais do século XV) e “Homens e Guerra”. O dia encerrará com o lançamento do Caderno do Arquivo nº 21, agendado para as 17h00.

No sábado, dia 3 de outubro, os trabalhos recomeçam às 9h00, com painéis dedicados à “Arquitetura Civil e Religiosa”, à “Estigmatização Social e Divergências”, encerrando com “Personalidades – Vida e Obra”, onde será prestada homenagem a figuras marcantes para a cultura local e nacional, como José da Costa Mealha, Maria Aliete Galhoz e Joaquim Romero Magalhães.

A tarde de sábado será reservada a visitas culturais pelo património do concelho, a partir das 14h30, e ao lançamento oficial das “Atas do VIII Encontro de História de Loulé”, programado para as 16h30, imediatamente antes da sessão de encerramento.

O IX Encontro de História de Loulé é uma organização da Câmara Municipal de Loulé e do Arquivo Municipal Joaquim Romero Magalhães, contando com o apoio científico e institucional da Universidade do Algarve (UAlg), do Centro de Estudos em Arqueologia, Artes e Ciências do Património, da Universidade de Coimbra, e do CIDEHUS – Centro Interdisciplinar de História, Culturas e Sociedades, da Universidade de Évora.

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Na Amazônia Legal, 9 em cada 10 vítimas de feminicídio em 2025 não tinham medida protetiva

Cíntia Tatiele Pereira perdeu a prima, a servidora pública Priscila Pereira, vítima de feminicídio, em Porto Velho (RO). Priscila foi assassinada em 2020 com um tiro na cabeça pelo marido, o sargento da Polícia Militar Edmundo do Amaral, que tirou a própria vida em seguida. 

Antes do crime, Priscila visitou Cintia, que, à época, morava em São Paulo. Durante sua estadia, chamou a sua atenção o comportamento “demasiadamente apegado à esposa” de Edmundo. Cíntia lembra ter tido poucas oportunidades de ficar a sós com a irmã. Em uma ida à escola para deixar a filha, as duas conseguiram conversar e Priscila revelou que, há meses, era agredida psicológica e fisicamente pelo marido. “Em uma briga, ele apontou a arma para ela, que o denunciou. Ele foi submetido a diligências internas, mas nunca ficou preso”, rememora. 

Um dia, Priscila foi à casa de uma amiga cutilar as unhas e fazer um trabalho acadêmico. O sargento pediu a chave do carro dela para levar pizza para os filhos e ela se negou a entregar. Travou-se uma discussão, eles foram para o banheiro, quando dois disparos foram ouvidos. Para a prima, foi um assassinato premeditado: “Tanto que ele ligou para a ex-mulher pedindo que cuidasse dos filhos que ele iria fazer uma besteira”, afirma Cíntia, que também foi vitima de violência em um dos relacionamentos e se tornou diretora da Coordenadoria de Políticas para as Mulheres de Porto Velho. 

Priscila Pereira foi assassinada com um tiro na cabeça, aos 29 anos, em Porto Velho
Priscila Pereira foi assassinada com um tiro na cabeça, aos 29 anos, em Porto Velho

Apesar de ter feito denúncia contra o marido, no momento da morte, Priscila não tinha nenhuma medida protetiva. Ela não é a única. Em 2025, oito dos nove estados da Amazônia Legal registraram 200 feminicídios – 90% das vítimas não tinham qualquer medida de proteção ativa na hora do óbito, segundo dados inéditos obtidos pela Agência Pública. Rondônia, estado de origem de Priscila, registrou 25 mortes, mas em todos os casos a mulher não possuía medida cautelar. No Brasil, foram 1.568 mulheres vítimas de feminicídio em 2025 – mais de quatro por dia –, aumento de 4,7% em relação a 2024.

Seis dos dez estados com as maiores taxas de feminicídio do país estão na Amazônia Legal. O Acre, por exemplo, é o campeão brasileiro com a maior taxa do crime em 2025, com 3,2 mortes por 100 mil mulheres, segundo o Fórum Brasileiro de Segurança Pública. O número é mais do que o dobro da taxa média brasileira de 1,4. Rondônia (com 2,9), Mato Grosso (2,7) e Tocantins (2,5) completam o ranking das maiores taxas de feminicídio do Brasil. 

Os dados foram pedidos pela Agência Pública à Secretaria de Segurança Pública (SSP) de todos os estados da Amazônia Legal – só o Pará não respondeu. No entanto, o estado é o que teve a menor taxa de feminicídio por cem mil mulheres na Amazônia. 

A medida protetiva no caso da violência de gênero é uma ordem judicial destinada à proteger a mulher, impedindo que o agressor se aproxime da vítima. Em alguns casos, o abusador pode ficar sob monitoramento eletrônico e a medida pode vir acompanhada de acolhimento para a mulher e os filhos, caso não tenha condições financeiras ou rede de apoio segura. 

A violência contra a mulher possui etapas que escalam de agressões verbais à físicas. Quanto antes a denúncia for realizada, mais rápido esse ciclo pode ser interrompido. Todavia, em muitos casos as agressões avançam silenciosamente, incólumes aos olhos do Estado. Para se ter uma ideia, apenas 10 das 25 vítimas de feminicídio em Rondônia tinham registros de denúncias anteriores, de acordo com a SSP.

No segundo estado com a maior taxa de feminicídio do Brasil, o crime virou promessa de campanha dos principais candidatos ao governo. Marcos Rogério (PL), líder da intenção de voto em Rondônia, propõe que “os serviços de saúde estejam preparados para identificar situações de violência, que haja ampliação da Lei Maria da Penha e fortalecimento das delegacias da mulher”. Já o segundo nas intenções de voto, Adailton Furia (PSD), fala em “implantar unidades especializadas nas principais regiões do estado e ampliar a Patrulha Maria da Penha”.

Já no Acre, campeão no ranking de taxa de feminicídio, a candidata à reeleição Mailza Silva (PP), propõe “a interiorização dos serviços, ampliação dos canais de denúncia e maior rigor no monitoramento de agressores”. O candidato Alan Rick (Republicanos), segundo colocado nas pesquisas, defende o “reforço na corporação das delegacias da mulher e autonomia para reduzir a dependência econômica das mulheres de homens abusivos”. 

A concentração de serviços nas capitais

As altas taxas de feminicídios em alguns estados da Amazônia Legal pode ser explicada, entre outros fatores, pela “concentração dos serviços nas capitais”, analisa a professora da faculdade de Direito da Universidade Federal do Pará (UFPA) e coordenadora da Clínica de Atenção à Mulher em Situação de Violência, Luanna Thomaz.

Luanna Thomaz, pesquisadora e professora da Faculdade de Direito da Universidade Federal do Pará
Luanna Thomaz, pesquisadora e professora da Faculdade de Direito da Universidade Federal do Pará

A pesquisadora observa que “o feminicídio não é algo homogêneo”, ou seja, “fatores culturais, religiosos e geográficos influenciam na forma como ele é registrado, processado e julgado”. No caso das cidades amazônidas, prossegue a especialista, os serviços de combate estão concentrados nas capitais, enquanto as cidades do interior não possuem infraestrutura adequada da rede de proteção.

Isso faz com que, muitas vezes, essas mulheres dos interiores se sintam desprotegidas”.
Luanna Thomaz
Pesquisadora e professora da Faculdade de Direito da Universidade Federal do Pará

Não é por acaso que a taxa de feminicídio é mais alta em cidades de até 50 mil habitantes do que em capitais ou municípios maiores, segundo estudo do Fórum Brasileiro de Segurança Pública.

Outro desafio destacado por Thomaz é que “muitas mulheres têm dificuldade não só de buscar uma medida protetiva por não ter acesso a uma delegacia da mulher ou qualquer delegacia perto, mas também de fazer com que essa medida protetiva seja realidade a ponto de ela não ser morta”. 

Em Rondônia, três mulheres assassinadas em 2025 tiveram medida protetiva em algum momento do ciclo de violência. “Uma medida foi revogada e duas foram extintas antes da ocorrência do feminicídio”, disse à Pública a Secretaria de Estado de Comunicação.

O relatório Sócio-Econômico da Mulher 2026, elaborado pelo Observatório da Igualdade de Gênero e o Ministério das Mulheres, retrata em números a insuficiência de equipamentos da rede de proteção às vítimas de violência. Os sete estados da região Norte representam 45% do território nacional e têm área superior à da Índia. Esses estados possuem 66 delegacias especializadas em violência contra a mulher, 19 juizados e varas especializadas, dez núcleos de Defesa nas Defensorias Públicas, 17 casas abrigo e só 13 Patrulhas Maria da Penha. Esta última iniciativa consiste em rondas por bairros onde há mulheres com medidas protetivas ativas para evitar o descumprimento. 

A realidade no interior

Era mais um dia comum no interior do Amazonas. Na quarta-feira, 20 de agosto, Lene Tavares levou a irmã, Ana Tavares, 20 anos, de moto à escola onde ela trabalhava. Naquela mesma noite, o aplicativo de troca de mensagens sinalizou que Ana ficara online até às 19h45. No dia seguinte, como ela não foi trabalhar, colegas de trabalho foram à sua residência, um quarto na Pousada Flor da Mata, em Barcelos (400 km) de Manaus, após ligarem insistentemente para o celular sem que ela atendesse.

Ana Tavares foi morta por asfixia, aos 20 anos; suspeito é um jovem que “nutria um sentimento/interesse pela vítima.”
Ana Tavares foi morta por asfixia, aos 20 anos; suspeito é um jovem que “nutria um sentimento/interesse pela vítima.”

Chegando ao local, encontraram Ana Tavares morta, enrolada em um lençol, cheia de hematomas e cercada por cápsulas de medicamentos. A irmã, em choque, conta que não conseguia imaginar o que poderia ter acontecido. “Ela estava com a mesma farda que usava quando eu a deixei na escola”, lembra.

Lene explica que Ana namorava um policial que, na noite da sua morte, estava de plantão no quartel de Barcelos. Antes de morrer, a jovem relatou a outra irmã “que procurou um jovem chamado Alex para colocar um piercing e que teria sido assediada e passou a temê-lo”, relembra.

Ao lado de familiares, Lene pediu as imagens das câmeras de segurança da pousada. Os vídeos mostram um jovem de camisa vermelha entrar no quarto da vítima segurando uma sacola. Alguns minutos depois, ele sai da pousada e retorna sem a sacola nas mãos. A irmã levou as imagens à polícia. Quando a reportagem da Pública entrevistou Lene, em 15 de setembro, faltavam poucos dias para completar um mês da morte da irmã. Ela expressava angústia com a falta de respostas. 

Entramos em contato com a Promotoria de Justiça de Barcelos, que disse que “a Polícia Civil concluiu as investigações do inquérito e que o Ministério Público do Estado do Amazonas já ofereceu denúncia formal contra o suspeito, que já evoluiu para Ação Penal e está em fase de citação do acusado”, diz a nota. 

Ainda segundo o órgão, “os exames comprovaram que a vítima foi morta por asfixia” E que, além disso, a perícia apontou que a cena do crime foi alterada para simular um suicídio – com a alteração da posição do corpo e a inserção de medicamentos controlados ao lado da vítima. O acusado, ainda de acordo com o Ministério Público, “nutria um sentimento/interesse pela vítima, embora não tivesse formalmente estabelecido um relacionamento amoroso público entre eles”. Por fim, o órgão conta que “manifestou-se pela prisão preventiva do acusado”, porém,  o Poder Judiciário “indeferiu aplicando medidas cautelares diversas da prisão”, concluiu.

Familiares de Ana Tavares e moradores de Barcelos fazem protesto em busca de justiça pela morte da jovem de 20 anos
Familiares de Ana Tavares e moradores de Barcelos fazem protesto em busca de justiça pela morte da jovem de 20 anos

Para mulheres como Ana Tavares, que vivem no interior, além de indígenas e ribeirinhas, que residem em territórios dentro da floresta, a violência de gênero ganha um aliado: o isolamento. Luanna Thomaz, da UFPA, frisa que os municípios amazônicos possuem distâncias de aldeias, comunidades e municípios que “não são calculadas por quilômetros, mas, sim, por horas de avião, barco e caminhadas”, destaca. “A região ainda têm dificuldade de atender mulheres ribeirinhas”, completa.

A diretora de Pesquisa do Instituto Igarapé, Melina Risso, diz que o órgão monitorou, entre os anos de 2017 e  2022, os casos de violência contra a mulher na Amazônia brasileira, colombiana e peruana. Com base nesse estudo, ela avalia que “o enfrentamento à violência nessa região ainda é muito inicial”. E que há fatores culturais e ambientais que intensificam o problema. “Há culturas indígenas que são bem patriarcais e percebemos também que defensoras ambientais passaram a sofrer violência de gênero com maior intensidade, à medida em que assumiram a liderança na defesa dos seus territórios”, explica.

Diretora de Pesquisa do Instituto Igarapé, Melina Risso, afirma que “é preciso interiorizar serviços de proteção às mulheres.”
Diretora de Pesquisa do Instituto Igarapé, Melina Risso, afirma que “é preciso interiorizar serviços de proteção às mulheres.”

Para pedir uma medida protetiva, as mulheres precisam se dirigir a uma delegacia especializada ou a uma delegacia comum e, caso não tenha acesso a nenhum desses equipamentos, pode ir direto à Justiça. Para uma mulher que vive na Terra Indígena Yanomami, por exemplo, o acesso físico a um desses equipamentos é uma operação de grande porte. E, ao chegar ao local, ainda há a barreira do idioma. “Em muitos desses locais, sequer há intérprete para auxiliar na comunicação entre a vítima e o delegado”, acrescenta.

Imagine que uma mulher indígena ou ribeirinha alvo de violência, que mora na Reserva Extrativista Riozinho do Anfrísio, na Terra do Meio, terá que andar três dias de barco até Altamira, no Pará, para realizar uma denúncia ou pedir uma medida protetiva. Nessas regiões,  a morte pode chegar antes do Estado.

Ingridy estava grávida quando recebeu um tiro na cabeça enquanto dormia, o autor do disparo, o então namorado, foi capturado um ano depois e cumpre pena de 27 anos
Ingridy estava grávida quando recebeu um tiro na cabeça enquanto dormia, o autor do disparo, o então namorado, foi capturado um ano depois e cumpre pena de 27 anos

Cárcere privado, uma fuga, um descuido e a morte

“Nunca mais eu fui a mesma desde que ela foi embora”. É com essa frase que a diarista Ivonete Silva, 55 anos, que mora em Macapá, resume os últimos seis anos da vida sem a filha Ingridy Cordeiro. A jovem foi assinada pelo então namorado em 2020, enquanto dormia no apartamento dele.

A diarista soube que a filha se relacionava com o que viria a ser o seu algoz através de uma postagem nas redes sociais. Procurou as amigas de Ingridy e logo soube que Edigelson “tinha histórico de práticas de violência contra outras mulheres. “Certa vez, perguntei sobre ele à Ingridy e ela disse ‘não é nada importante, mãe, fique tranquila’”, explicou Ivanete.

O tempo passou e Ivonete percebeu a filha mudar de comportamento. “Ela passava dias sem vir em casa, sem ver as filhas. Mudou muito o jeito de agir com a família”. Novamente, a mãe se informa com as amigas e afirma ter descoberto que “ele batia nela, deixava ela em cárcere privado. Ela era muito simpática, muito alegre, se dava bem com todo mundo, o rapaz não gostava dessa simpatia e ficava batendo nela”, detalha.

Ivonete compara a dor da perda da filha a “uma ferida aberta”, hoje, faz diária três vezes por semana para complementar a renda e sustentar as netas, órfãs do feminicídio
Ivonete compara a dor da perda da filha a “uma ferida aberta”, hoje, faz diária três vezes por semana para complementar a renda e sustentar as netas, órfãs do feminicídio

Em outubro de 2020, Ingridy revelou à mãe tudo o que estava passando. Elas decidiram passar uma temporada em Belém, no Pará. No mês seguinte, Ingridy informa à mãe que iria retornar à Macapá para receber um dinheiro de uma colega. De volta à cidade, Ivonete conta que o rapaz, tão logo soube do seu retorno, a atraiu ao apartamento. “Só tive notícias dela quando ele deu um tiro na cabeça dela, sem chance de defesa”, explica.

Edigelson foi preso um ano depois do crime, em uma igreja, na Vila Cabanos, em Barcarena, interior do Pará, condenado à 27 anos de prisão.  Durante o julgamento, o Ministério Público do Amapá descobriu que ele fora condenado anteriormente por furto e tráfico de drogas, com trânsito em julgado”.

Ivonete passou a cuidar das netas, filhas de um relacionamento anterior de Ingridy. Realiza faxina às segundas, quartas e sextas para garantir o sustento da família, pois a pensão do falecido marido e o Benefício de Prestação Continuada de uma das netas, diagnosticada com autismo, não são suficientes para manter a família. “A minha vida mudou muito depois que ela foi embora. Peço a Deus para me dar muita saúde”, explica. “Peço justiça para que punam essas pessoas. Elas acabam a vida da gente”.

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Pesquisa: Vídeo de Porchat sobre Master “fura bolha” mas campanha de Lula falha nas redes

O vídeo “Grandes Igrejas, Master Negócios, publicado pelo ator e comediante Fábio Porchat, na semana passada conseguiu dois feitos almejados pela campanha eleitoral do presidente Luiz Inácio Lula da Silva, candidato à reeleição. O primeiro foi “furar a bolha” dos grupos já alinhados com as pautas de esquerda, e o segundo foi explicitar o elo entre o maior escândalo financeiro do país, o caso Master, e o grupo político ligado ao principal adversário de Lula na corrida presidencial, senador Flávio Bolsonaro (PL-RJ). A conclusão é do cientista político e diretor executivo da Ipse Global, Leonardo Magalhães. 

“O Flávio Bolsonaro aparece como o segundo nome mais citado em um caso que nem é diretamente sobre ele, mas o envolve como um potencial beneficiário ou agente envolvido. Depois vêm o André Valadão com 11,6%, e o Nicolas Ferreira com 2,9%.”

O vídeo de Porchat foi alvo de um relatório da Ipse Global que realiza monitoramentos dos temas que movimentam a esfera pública digital para o desenvolvimento de estratégias de marketing político e eleitoral. Em entrevista à Agência Pública, Magalhães não aponta apenas pontos positivos sobre a campanha do presidente candidato à reeleição. 

Magalhães explica que o acesso ao vídeo do Porchat para fora da “bolha” de Lula não significa conversão em voto. “O material circulou mais fora do campo que o produziu do que dentro dele, o que é um caso raro. Mas o alcance não é [necessariamente] adesão. Nós medimos a exposição”, explica. 

Além disso, o cientista político afirma que o marketing eleitoral dos dois principais candidatos à Presidência da República estão perdendo oportunidades de obter resultados melhores nas redes sociais. O motivo seria a adoção de estratégias rígidas, ou como Magalhães nomeou: “receitas de bolo”. Para o diretor, o sucesso do filho do ex-presidente Jair Bolsonaro tem ocorrido nas frentes digitais da corrida eleitoral “mais por lacunas deixadas pela campanha do Lula do que por outra coisa.”  

O diretor executivo também faz um alerta, vindo das pesquisas qualitativas realizadas pela Ipse Global. A falta de confiança do eleitor nas instituições e no futuro segue crescendo, o que mantém um forte sentimento anti-sistema. 

“Quem vem com uma proposta de resetar o sistema, uma coisa muito forte em 2018, fabricada pelo [Jair] Bolsonaro, acaba mantendo um eleitorado cativo. E quem sugere uma mudança no sistema, segura esse eleitorado”, argumenta.

Segundo Magalhães, isso é um desafio para o presidente que está no poder e, para o eleitor, mantém e representa esse mesmo sistema. “A campanha do Lula não entendeu que precisa dar esperança, que as pessoas precisam de caminho. [Falta dizer] ‘olha, nós também estamos insatisfeitos, se nós pudéssemos, teríamos feito mais, não tivemos oportunidade, mas, a gente quer fazer mais’”, conclui. 

Leia os principais trechos da entrevista de Leonardo Magalhães à Pública: 

Cientista político e diretor executivo da Ipse Global, Leonardo Magalhães
Cientista político e diretor executivo da Ipse Global, Leonardo Magalhães

No relatório sobre as reações ao vídeo do ator Fábio Porchat, os dados mostram que o engajamento diário saltou de 1,15% para 5,78% em uma semana. Esse vídeo conseguiu furar a bolha e chegar aos eleitores indecisos?

Chegou a quem não tem lado fixo, mas não há evidência matemática de que tenha convertido alguém. Na análise de mídias sociais, você não consegue cravar a conversão de voto a menos que tenha uma massa histórica de dados muito explícita. O que o dado preciso nos mostra é que o engajamento quintuplicou em uma semana, e o pico não aconteceu no dia do lançamento do vídeo, mas no dia da remoção do perfil do ator pelas plataformas.

Foram duas pautas que se somaram: a denúncia original e a pauta da censura. Essa segunda acabou se sobrepondo, o que atraiu muito o público que consome teorias de conspiração e polêmicas. Entre os perfis sem posicionamento definido, uma em cada quatro publicações nomeava o vídeo ou o Porchat. Na bolha de esquerda, era apenas uma em cada oito. O material circulou mais fora do campo que o produziu do que dentro dele, o que é um caso raro. Mas o alcance não é [necessariamente] adesão. Nós medimos a exposição. 

Entre os nomes citados no caso, Daniel Vorcaro concentra o maior desgaste, seguido por Flávio Bolsonaro; instituições como a Igreja Batista da Lagoinha lideram o engajamento. É possível concluir que o episódio conseguiu ‘colar’ o escândalo do Banco Master ao campo bolsonarista?

Sim, eu diria que sim, os nomes citados e a forma como eles são citados também evidenciam isso. O Flávio Bolsonaro aparece como o segundo nome mais citado em um caso que nem é diretamente sobre ele, mas o envolve como um potencial beneficiário ou agente envolvido. Depois vêm o André Valadão com 11,6%, e o Nicolas Ferreira com 2,9%.

O dado mais forte é que a associação da Igreja da Lagoinha com o caso, que lidera com 49% do engajamento, não foi construída por um argumento lógico-racional, mas, sim, por cenas e imagens que circularam massivamente. O caso produziu uma quantidade enorme de registros visuais e testemunhos, o que fixa a denúncia no imaginário de forma muito mais profunda do que um texto escrito. 

A campanha de Lula tenta explorar esses episódios de corrupção do adversário, mas sem o mesmo sucesso digital. Por que o vídeo do Porchat funcionou e a comunicação oficial do governo não funciona?

Porque o emissor faz parte da mensagem. No caso do Banco Master, os influenciadores respondem por 38,5% do engajamento e os políticos por apenas 21,2%. No debate digital sobre o presidente Lula na ONU, por exemplo, a proporção se inverte: 55,3% da indignação da oposição é produzida diretamente por agentes políticos e não por influenciadores.

[Essa] denúncia feita por um político é imediatamente lida pelo eleitor como peça de campanha. Ela ativa o modo de defesa do campo adversário na mesma hora. Já a denúncia feita por alguém de fora do sistema partidário é lida como apuração independente ou como uma resposta legítima da sociedade. 

O adversário fica sem saber como responder, porque ele não pode atacar a sociedade civil diretamente, a menos que tente rotular aquele emissor como militante. Esse caminho de usar influenciadores, a campanha pode estimular na informalidade, mas não pode assinar, porque no momento que assina, que isso faz parte da campanha, o efeito [positivo] acaba sendo desfeito.

O campo bolsonarista optou pelo silêncio estratégico sobre o vídeo do Porchat. Essa tática de não responder foi positiva para eles nas redes?

Para eles foi, na verdade, a melhor opção que tinham à disposição. E, claramente, foi bem mais deliberado do que parece. Na bolha de direita, não localizamos publicações de destaque mencionando o Porchat ou o vídeo. Eles falam do “caso Master”, mas ignoram a peça que os acusa.

Na lógica das plataformas, responder equivale a distribuir. Cada refutação que eles tentassem fazer entregaria ao denunciante uma audiência que ele não teria sozinho, transformando uma acusação de terceiros em uma conversa entre pares. 

Por outro lado, o silêncio custa caro para o Flávio Bolsonaro: quem não responde, não enquadra o assunto. Eles perderam a chance de definir o significado do caso, aceitaram o enquadramento do adversário e deixaram o tema livre para ser reciclado no futuro. 

O que a força desses escândalos e a fragilidade do debate eleitoral formal revelam sobre quem pauta uma campanha digital hoje?

Não existe uma resposta única e isso fica evidente na diferença entre os casos [analisados]. O escândalo [do Master] é pautado por quem está fora da política institucional, ou na oposição. Já a disputa eleitoral, propriamente dita, continua nas mãos dos políticos. 

No debate sobre o presidente Lula na ONU, 55,3% [do engajamento] foi gerado por políticos da oposição e 38,2% [gerado por políticos aliados] de apoio. [A soma é de 93% do engajamento total]. 

A imprensa é minoritária em engajamento nos dois casos citados: Master ou campanha eleitoral. […] A gente está vendo também um desarranjo muito grande do sistema de mídia, que é um sistema híbrido [tradicional e redes sociais]. 

A gente tem uma pauta que está ocupando a agenda inteira [caso Master]. A campanha está muito morna, não se fala praticamente de campanha, não se sente um clima de campanha. Isso de alguma maneira está gerando um prejuízo para a campanha do Lula, que é quem deveria, ou poderia, estar falando dos feitos deste último governo, de qual direção quer para o futuro, e não estão conseguindo. Está falando basicamente [do caso Master]. 

A própria mídia ajuda muito nisso e eu entendo. É interessante falar e explorar o caso Master por uma questão de audiência. Se não fizer isso, vai perder a audiência para outro que vai fazer. É o caso mais interessante e ficar falando de proposta acaba não sendo tão palatável, pensando na lógica da economia da atenção.

Pensando em Lula e Flávio Bolsonaro, alguma campanha está vencendo o debate sobre o caso Master?   

Não acredito que o campo da oposição, dos bolsonaristas, tenha entendido como usar melhor o caso. Acredito que a campanha do Lula está comendo algumas bolas, [vejo] oportunidades perdidas. Talvez por não entender como utilizar o marketing político, porque ele está cheio de “receita de bolo”. Por mais que a gente fale de profissionalização e modernização das campanhas eleitorais, e de uso maior de dados segmentados, que é como a Cambridge Analytica, que ficou famosa há anos atrás.

Na minha visão, ambas as campanhas estão usando essas “receitas de bolo” para ganhar vantagem em cima do adversário. A do Flávio Bolsonaro está usando uma estratégia mais de contenção e está se dando bem mais por lacunas deixadas pela campanha do Lula do que por outra coisa.

A campanha do Lula aplicou uma regra que tende a funcionar em eleições genéricas que é a da campanha negativa, para desidratar um adversário. Principalmente, quando o adversário está tão associado, de forma tão óbvia, com provas, com imagens, a um caso de corrupção grande como é o caso Master. 

Só que eles [da campanha de Lula] estão esquecendo de analisar o presente, como as coisas estão funcionando de fato, com uma mentalidade mais pragmática, não o que normalmente funciona. Na questão do Banco Master, tudo aquilo que envolve corrupção, as pessoas [que votam em Flávio] já colocaram na conta. 

A campanha de Lula não entendeu [isso], apesar de todo o barulho que vários atores estão fazendo, imprensa, influenciadores, a própria campanha, toda a esfera política aliada ao Lula, e nem isso está desidratando o Flávio. 

Como o governo poderia quebrar essa dinâmica?

A oposição não tem como lutar no terreno da entrega material, campo no qual o governo teria vantagem, mas, por algum motivo, está ignorando isso. Acredito que seja porque [Lula optou por] aplicar uma “receita de bolo” na campanha eleitoral. 

O que a oposição faz é lutar num terreno mais favorável e o próprio campo governista está contribuindo. Em qualquer outra eleição, com qualquer outro candidato, em qualquer outra circunstância, um candidato com as suspeitas que recaem sobre o Flávio Bolsonaro não teria a menor chance de vencer. Não alcançaria nem 5% [dos votos]. Mas, evidentemente, tem alguma coisa ligada ao antipetismo [ou] ao bolsonarismo, que faz a oposição lutar em um terreno mais favorável.

Para reverter isso [é preciso] atuar com mais informação. [A campanha de Lula] tem que dar uma forma narrativa ao que já foi entregue [pelo governo]. Com rosto, emoção, lugar, conflito, mostrar um antes e um depois, indicar para onde quer ir.

Isso que o governo deveria fazer, enriquecer essa narrativa para se diferenciar do adversário, ele pode fazer isso. Mas tem que entregar de uma maneira mais sistêmica essa narrativa. Não é colocar todas as fichas em cima de falar sobre os defeitos do adversário, quando isso não está funcionando e talvez não funcione também no segundo turno. 

O vídeo [do Porchat] é um modelo de formato. Ele conta uma história que funciona, com personagens, não é um balanço de governo. Como campanha negativa, [porém], não é a resposta ideal para a campanha do Lula porque continua jogando exclusivamente nesse campo [de abordar o escândalo do Master] que é um campo menos pior para o adversário [Flávio Bolsonaro].  

O relatório aponta que o enquadramento de “corrupção moral” responde por 67,2% dos debates do caso Master. Já os sentimentos de indignação e desprezo geram 85% de reações relacionadas a ele. Por que a pauta moral engaja tanto mais do que os debates sobre economia e entregas sociais?

A razão disso é mais econômica, no sentido de custo [pessoal]. A acusação moral não exige que o eleitor verifique nada, é o suficiente. [O eleitor] precisa apenas reconhecer uma cena. Já a entrega material exige que o eleitor identifique um benefício na própria vida, ou na vida de quem ele reconhece como família, ou, de maneira um pouco mais ampliada, como comunidade. E esse processo é bem mais lento e menos compartilhável.

O que as pesquisas qualitativas estão identificando e como isso afeta o comportamento eleitoral brasileiro?

O que a gente vê é uma falta de confiança enorme, crescente, nas instituições, no futuro, no outro. E também uma insatisfação muito grande com o sistema. Como se, após várias décadas de promessas de que haveria crescimento na qualidade de vida, isso não se sustentasse mais.

As pessoas estão insatisfeitas, têm que colocar a culpa em alguém. Então, quem vem com uma proposta de resetar o sistema, uma coisa muito forte em 2018, fabricada pelo [Jair] Bolsonaro, acaba mantendo um eleitorado cativo. E quem sugere uma mudança no sistema, segura esse eleitorado.

A campanha do Lula não entendeu que precisa dar esperança, que as pessoas precisam de caminho. [Falta dizer] ‘olha, nós também estamos insatisfeitos, se nós pudéssemos, teríamos feito mais, não tivemos oportunidade, mas, a gente quer fazer mais’. 

A resposta que [o governo Lula] deu nos últimos anos é muito baseada na defesa do sistema, em fazer certos acordos, e não em combater o bolsonarismo. Apesar de ser mais neoliberal, mais pró-sistema do que o governo Lula, [o bolsonarismo] habilmente monopolizou a rebelião antissistema.

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Loulé festival animal: evento traz um mês de outubro dedicado à causa animal

Durante todo o mês de outubro, o Município de Loulé coloca a causa animal no centro da agenda local com o lançamento do evento Loulé Festival Animal. Esta iniciativa, integrada na política municipal para o Bem-Estar Animal, apresenta um programa diversificado repleto de atividades presenciais e digitais focadas na sensibilização, adoção responsável e proteção da biodiversidade.

O festival arranca a 1 de outubro, com a comemoração do Dia do Cão Idoso. Neste dia será conhecido o vencedor do concurso digital, que decorreu nas últimas semanas, para encontrar o canídeo mais idoso do concelho. Uma iniciativa que pretende conscientizar sobre as necessidades especiais dos cães em idade avançada.

No Centro Autárquico de Quarteira inaugra a exposição fotográfica da autoria de Carlos Filipe, “À espera de um lar”. Ao longo de todo o mês vai ser possível visitar esta mostra, que conta com fotografias exibindo histórias de cães e gatos para adoção na Associação Animal Rescue Algarve (ARA).

No dia 3, das 10h às 15h, a Cerca do Convento do Espírito Santo, em Loulé, recebe a Feira do Bem-Estar Animal. No recinto estarão presentes diversos expositores, associações locais, cuidadores, sessões de desenho e contos infantis. Pretende-se que esta seja uma montra do trabalho que é realizado em todo o território concelhio ao nível da causa animal.

O Dia da Adoção Animal assinala-se a 4 de outubro e para marcar a data,  a Praça do Mar, em Quarteira, recebe algumas iniciativas para uma adoção responsável, sob o mote . “Adop.Don’t shop!”. O acolhimento será feito pela ARA, estando ainda prevista uma Cãominhada e um sorteio de prémios. Quem quiser adotar o animal poderá fazê-lo aqui.

A 10 de outubro, o festival agrega uma iniciativa inovadora: sessões de Kitty Yoga/Pilates dirigidas a gatos. A atividade acontece no Gatil do Canil de São Francisco de Assis, assinalando o Dia Mundial da Saúde Mental.

Também neste dia celebra-se o Dia Mundial das Aves Migratórias e para alertar para o crime que constitui a captura de aves selvagens, irá realizar-se uma atividade de informação e divulgação nas redes sociais, numa ação que tem como parceiro a Associação Almargem.

Nos dias 13, 14 e 15, no Mar Shopping Algarve, o Município dá a conhecer o Kit de Emergência PET. No Dia Internacional para a Redução do Risco de Desastres, este ano subordinado ao tema “A resiliência começa em casa”, pretende-se informar sobre o conjunto de bens essenciais fundamentais para garantir a segurança e a autonomia do animal durante pelo menos 72 horas, em situações de crise, tais como catástrofes naturais (sismos, incêndios, cheias), falhas prolongadas de energia ou evacuações de emergência.

Ainda neste âmbito, irá realizar-se uma formação de “Primeiros-Socorros” a animais.

O Dia Internacional do Bicho-Preguiça acontece a 17 de outubro. O  Loulé Festival Animal vai dar a conhecer a necessidade de preservação desses animais e promover a importância de viver de forma mais lenta e consciente, através da iniciativa “Estórias para famílias”, que acontece na Biblioteca Municipal de Loulé. No mesmo local, no dia 24, entre as 10h00 e as 12h00, as famílias podem participar numa oficina de dedoches, “Animais na ponta do dedo”.

Antes, no dia 21, pelas 11h, o executivo municipal e a equipa do Bem-Estar Animal visitam as instalações da Cimpor tendo em vista a criação da primeira colónia de gatos empresarial.

Finalmente, no encerramento do mês, dia 31 de outubro, no Mar Shopping Algarve, tem lugar o Algarve Coolest Dog, um evento lúdico que irá premiar os cães em diversas categorias como “o melhor apanhador de biscoitos”, “o mais barulhento”, “o mais pachorrento”, “o melhor truque” ou “o mais feliz”.

No ano do seu lançamento, o Loulé Festival Animal prolonga-se no tempo. O encerramento oficial está agendado para o dia 10 de janeiro de 2027, data em que se celebrará a 1ª Missa de Bênção do Animal em Loulé. Esta celebração religiosa e comunitária também irá assinalar formalmente o encerramento das comemorações do Ano Jubilar da Morte de São Francisco de Assis, o padroeiro dos animais e da ecologia.

Com a aposta na realização deste festival, a Câmara Municipal de Loulé reforça o seu compromisso contínuo na sensibilização da comunidade para o respeito, dignidade e proteção de todos os animais de companhia e vida selvagem.

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Família de condenado por garimpo na terra Yanomami bancou vida de Ramagem nos EUA

“Oii Pri, boa noite. Você tem como me enviar uma conta do apartamento de vocês no nome do meu pai? Água, luz, telefone, internet… Vamos tentar tirar a driver license do Alexandre amanhã no DMV”, diz a primeira mensagem. E a seguir: “Fiz o contrato aqui também para ele levar como se tivesse alugado o quarto. Vamos ver como vai ser”.

Essas mensagens de WhatsApp fazem parte da investigação da Polícia Federal (PF) sobre a fuga de Alexandre Ramagem para os Estados Unidos em setembro do ano passado. Elas foram enviadas por Celso Rodrigo de Mello, filho de Rodrigo Martins de Mello, conhecido como Rodrigo Cataratas, para a esposa de seu pai em 15 de setembro de 2025. Cataratas foi condenado em fevereiro deste ano a mais de 16 anos de prisão por liderar uma organização criminosa responsável pela mineração ilegal de cassiterita e ouro dentro da Terra Indígena Yanomami. Em resposta, Priscila Freitas de Melo diz apenas “Oi 🙋‍♀️ Deixa eu ver aqui”. DMV é o departamento estadual de trânsito da Flórida.

As mensagens fazem parte de uma série de diálogos, fotos e notas recuperados do celular de Priscila aos quais a Agência Pública teve acesso. Elas comprovam que a família de Rodrigo Cataratas ciceroneou, forneceu auxílio material e hospedou Ramagem logo na sua chegada à Flórida, foragido do Brasil. A apuração foi feita com apoio do ICIJ, Consórcio Internacional de Jornalistas Investigativos.

Diretor da Abin (Agência Brasileira de Inteligência) durante o governo Bolsonaro, Ramagem foi condenado pelo Supremo Tribunal Federal (STF) em 11 de setembro de 2025 a 16 anos de prisão pela tentativa de golpe de Estado. Os ministros consideraram que ele utilizou a estrutura da Abin para monitorar adversários e apoiar a trama golpista do ex-presidente Jair Bolsonaro. Na ocasião, ele também perdeu o seu mandato como deputado federal (PL-RR) e o cargo que tinha na Polícia Federal. Desde 21 de novembro, antes da condenação, o STF já havia decretado sua prisão preventiva por suspeita de fuga. Ele segue foragido da Justiça brasileira.

A família de Cataratas, incluindo Priscila e Celso, é investigada por ter ajudado a fuga de Ramagem do Brasil através do município de Bonfim, em Roraima, que faz fronteira com a cidade de Lethem, na Guiana, em 9 de setembro de 2025. Da Guiana, Ramagem pegou um avião para os Estados Unidos, onde teria chegado no dia 11 de setembro, segundo a PF. Ramagem estava proibido de sair do Brasil desde junho de 2025 por medida cautelar determinada por Moraes, que também o obrigou a entregar todos os seus passaportes.

O ex-diretor da Abin chegou a ser detido pelo ICE, serviço de imigração dos Estados Unidos, motivado por uma infração de trânsito. Entretanto, ele foi liberado dois dias depois com ajuda direta da Casa Branca. Ele teria feito um pedido de asilo aos EUA “por perseguição política” e o ICE disse à época que ele poderia esperar os trâmites em liberdade.

A reportagem não encontrou Alexandre Ramagem, Rodrigo Cataratas e Celso de Mello para comentar. O espaço permanece aberto.

“Nosso amigo Ramagem”

Segundo as mensagens analisadas, Priscila era o principal elo de ligação entre a família e a administração do Condomínio Sole Mia, residencial de luxo no norte de Miami onde Ramagem ficou hospedado durante três meses. Foi ela a encarregada, em 17 de setembro, de enviar uma mensagem pedindo um “cartão de acesso” ao estacionamento. A mensagem, assinada por Priscila e dirigida à administradora do condomínio, se referia a Ramagem como um “amigo nosso” – dela e do então marido, Rodrigo Cataratas.

“Estou escrevendo para te pedir gentilmente um cartão de acesso para o portão, já que infelizmente perdemos o originalmente designado para nosso apartamento. Como estamos viajando, não vamos conseguir retirá-lo. Portanto, autorizamos um amigo nosso, Alexandre Rodrigues Ramagem, a coletar o novo cartão em nosso nome”.

O pedido pretendia resolver um problema que Ramagem enfrentou assim que chegou nos EUA. O filho Celso estava contestando duas multas que o “amigo” teria tomado no Sole Mia por estacionar na vaga errada.

O Sole Mia é um residencial de luxo mesmo para os padrões de Miami. Os moradores e hóspedes podem usufruir de uma piscina e um lago artificial de 28 mil metros quadrados, com areia e coqueiros plantados ao redor, além de campo de futebol, quadras esportivas, playground, pista de cooper, trilhas para caminhadas e spa. O apartamento de Cataratas tem 96 m², dois quartos e dois banheiros, uma enorme varanda com vista para o majestoso lago, além de cozinha montada com pia, fogão e geladeira em aço inoxidável. O valor do aluguel começa em cerca de 20 mil reais por mês (3,7 mil dólares).

  • O condomínio Sole Mia, em Miami, onde a família de Cataratas hospedou Ramagem, tem apartamentos que custam mais de R$ 20 mil por mês
  • O condomínio Sole Mia, em Miami, onde a família de Cataratas hospedou Ramagem, tem apartamentos que custam mais de R$ 20 mil por mês
  • O condomínio Sole Mia, em Miami, onde a família de Cataratas hospedou Ramagem, tem apartamentos que custam mais de R$ 20 mil por mês
  • O condomínio Sole Mia, em Miami, onde a família de Cataratas hospedou Ramagem, tem apartamentos que custam mais de R$ 20 mil por mês
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  • O condomínio Sole Mia, em Miami, onde a família de Cataratas hospedou Ramagem, tem apartamentos que custam mais de R$ 20 mil por mês

Em 17 de novembro, a esposa de Ramagem e as filhas chegaram a Miami, onde também ficaram no apartamento dos Martins de Mello. Antes disso, Rebeca Ramagem, que hoje concorre a uma vaga de deputada federal (PL-RJ), chegou a ser parada pela PF no aeroporto do Galeão, no Rio de Janeiro, e teve o celular e computadores apreendidos, mas conseguiu seguir viagem.

Para a PF, Cataratas, Priscila e Celso desempenharam “papel de protagonismo na manutenção clandestina de Alexandre Ramagem em Miami/EUA, porquanto estão viabilizando a sua moradia em condomínio luxo, além de estarem auxiliando o foragido a ludibriar as autoridades americanas com documentos falsos a fim de obter a chamada driver license (carteira de motorista)”.

A revelação complica ainda mais o grupo ligado a Eduardo Bolsonaro nos Estados Unidos que atua em lobby na construção de ataques ao STF e contra a investigação sobre o 8 de janeiro de 2023. Desde que chegou aos EUA, Alexandre Ramagem tem apresentado o programa da Revista Timeline no Youtube, ao lado de Allan dos Santos, onde Eduardo é convidado frequente. Ramagem também tem participado de eventos com a extrema direita norte-americana junto com o filho 02 de Jair Bolsonaro.

O financiamento de Eduardo nos EUA tem sido investigado desde a revelação que ele teria orientado a captação e uso de recursos do filme Dark Horse, financiado por doação do ex-banqueiro Daniel Vorcaro através de uma empresa acusada de lavagem de dinheiro, a Entre Investimentos. 

Agora, a manutenção dos Ramagem na Flórida passa a estar associada a pessoa ligada a outro grupo criminoso, investigado por uma série de crimes ambientais.

Crimes contra os Yanomami e a Amazônia

Rodrigo Martins de Mello foi condenado em fevereiro deste ano a 16 anos e sete meses de prisão por liderar uma organização criminosa responsável pela mineração ilegal de cassiterita e ouro dentro da Terra Indígena Yanomami. Rodrigo Cataratas era responsável pela logística, com uma frota de helicópteros adulterados que faziam o trânsito do pessoal, de combustível e dos minerais. Seu filho Celso também foi condenado a oito anos de prisão por atuar na gestão financeira e logística do grupo. Ambos estão recorrendo em liberdade.

Cataratas foi também denunciado por financiar a destruição de uma caminhonete Hillux pertencente ao Ibama e por patrocinar a invasão da superintendência de Roraima na tentativa de queimar um helicóptero do órgão como retaliação a operações de combate ao garimpo em 2021. Além disso, ele também foi denunciado criminalmente e responde a uma ação civil pública que pede reparação de danos e multa, dentro da Operação Forja de Efestos, por conta da extração e comercialização de cassiterita proveniente de terra indígena.

Cataratas, Celso e Priscila também são investigados pelo STF por terem dado apoio à fuga de Ramagem para a Guiana. Celso chegou a ser preso em Manaus em dezembro do ano passado, mas hoje responde em liberdade, com uma tornozeleira eletrônica. Procurado, o STF afirmou que o caso está sob sigilo e não poderia passar mais detalhes. 

“O garimpo geralmente é uma organização criminosa que, em regra, trabalha com os familiares. O Cataratas trabalha também nesse sentido: os filhos trabalham junto”, explica o procurador Alisson Marugal, do Ministério Público Federal (MPF) de Roraima.

Foto de perfil de Cataratas em rede social mostra o empresário ao lado do ex-presidente Jair Bolsonaro

Ele detalha que a atuação da família Martins de Mello na exploração da terra Yanomami levou não apenas à destruição de grandes partes da floresta, mas também à deterioração da vida e da saúde dos indígenas. Aquelas cenas que o mundo todo acompanhou na TV, de crianças desnutridas sendo hospitalizadas em situação de emergência circularam pelo mundo. Este foi o fruto mais visível do garimpo ilegal, que inclui corrupção, aliciamento de indígenas, violação sexual de adolescentes e mulheres e a transmissão de doenças. Na época, reportagem do site Sumaúma mostrou que 570 crianças indígenas morreram por doenças evitáveis entre 2018 e 2022.

“O garimpo alcança pontos mais distantes do território, nessas comunidades ainda mais sensíveis, mais desprotegidas, de recente contato, mais vulneráveis do ponto de vista epidemiológico, e toma conta do território muito rápido”, explica Marugal. Para a exploração de cassiterita, na qual se especializaram os Martins de Mello, o garimpo desvia água dos rios e destroi suas encostas. “O garimpeiro, quando chega na terra indígena, paga para deixar que eles instalem o garimpo. E aí vem uma dependência também dos indígenas, que passam a trabalhar nos garimpos de cassiterita e deixam de cultivar a sua roça’’, diz.

“Destruíram todos os rios, corromperam os indígenas, fecharam postos de saúde. A situação de segurança pública se deteriora rapidamente, os profissionais de saúde não vão mais às comunidades. As crianças começam a ficar doentes… foi o caos nesse período entre 2021 e 2022”, lembra o procurador.

Atualmente, o MPF em Roraima investiga um potencial genocídio do povo indígena Yanomami a partir da invasão deliberada de suas terras e a ação do garimpo entre 2021 e 2022. Ao menos 23 aeronaves foram empregadas no esquema de extração ilegal de ouro e cassiterita no território.

Meses antes de ser condenado, Rodrigo Cataratas, que chegou a anunciar que concorreria ao Senado (PRD-RR), mudou-se para a Guiana, onde segue operando no garimpo. Na época, ele pagou um publieditorial no jornal Folha de Boa Vista anunciando que, “com coragem e ação”, estava levando sua retroescavadeira para o país vizinho. Segundo a Repórter Brasil, ele chegou a anunciar um projeto em parceria com o país, com investimento de 10 milhões de dólares, levando a um alerta da organização local Rede Anticorrupção na Guiana. Seu Instagram tem como foto de perfil uma imagem abraçado a Jair Bolsonaro com a mensagem “anistia já”. 

Apagando os rastros

Tanto Alexandre Ramagem quanto Rodrigo Martins de Mello admitem que se conhecem. Eles estiveram juntos em 31 de março de 2025, ocasião em que Cataratas postou uma imagem nas redes: “Tive a honra de receber em Boa Vista o deputado federal Alexandre Ramagem, grande aliado do presidente Jair Bolsonaro e defensor incansável da liberdade e da soberania nacional”, escreveu Cataratas.

Post de 31 de março de 2025 em que Cataratas (à direita) celebra encontro com Ramagem em Boa Vista

Ele negou, entretanto, que a família tenha auxiliado na fuga. “Nos últimos dias, meu nome apareceu ligado ao caso do deputado Alexandre Ramagem”, escreveu em novembro do ano passado nas redes sociais, atribuindo a notícia à “perseguição” à direita. “Quando o Ramagem esteve comigo, ele não tinha qualquer condenação ou impedimento legal que o proibisse de sair do Brasil.”

Por sua vez, em vídeo postado no Instagram depois da prisão de Celso por facilitar a fuga, Ramagem afirmou que não conhecia “uma tal de” Priscila e nem Celso. “Prenderam um jovem, um rapaz, que só me conheceu quando eu já estava nos EUA. Eu não conhecia no Brasil. Inclusive esse rapaz é americano”.

Uma foto obtida pela Pública, que segundo investigadores estava no celular da Priscila, desmente a versão de Ramagem sobre não conhecer os familiares de Rodrigo Cataratas. Trata-se de uma imagem sua, sorridente, em um prédio público na Guiana em 10 de setembro de 2025, provavelmente em um posto de imigração. A foto foi tirada um dia depois de Ramagem chegar à Guiana e um dia antes de partir para os EUA, e segundo a PF teria sido tirada por Rodrigo Cataratas.

Celso de Mello tem cidadania dos Estados Unidos e tem, inclusive, registro de eleitor. Por conta disso, a família “notificou” o consulado dos EUA, segundo Rodrigo publicou em suas redes.

Foto de Ramagem que, segundo os investigadores, estava no celular da filha de Cataratas

Ramagem e sua família tiveram que sair às pressas do apartamento de luxo da família de Cataratas em Miami no final de novembro de 2025. No dia 19 daquele mês, Rebeca e Alexandre foram flagrados pela coluna do jornalista Guilherme Amado caminhando tranquilamente no condomínio sob o sol da Flórida, trajando roupas esportivas.

Foto publicada no site PlatôBR mostra Ramagem, foragido, e sua mulher Rebeca no condomínio em Miami

Dois dias depois, em 21 de novembro, Priscila teria enviado uma nova mensagem à gerente do La Sole Mia, desta vez tentando dissociar o nome do seu marido da família Ramagem. A anotação sobre a carta foi encontrada no bloco de notas do celular de Priscila.

“No meu apartamento localizado no Sole Mia, tem atualmente um visitante, Sr Alexandre Ramagem. No entanto, eu descobri através da imprensa que este indivíduo não tem permissão de deixar o Brasil por causa de questões judiciais. Não consegui contato com ele para pedir que ele saia do apartamento. Portanto, para evitar quaisquer problemas para o condomínio ou para mim mesmo, eu peço que o Condomínio notifique-o IMEDIATAMENTE da minha determinação de que ele deixe minha propriedade. Sinceramente, Rodrigo Martins de Mello”.

Desta vez, a carta foi assinada pelo próprio Rodrigo. As duas comunicações ao Sole Mia, contraditórias entre si, revelam um cuidado de Rodrigo Cataratas em relação ao condomínio e às autoridades norte-americanas. Afinal, pelos diálogos fica claro que seu filho Celso tinha acesso direto à Ramagem.

Para a PF, Rodrigo e Priscila redigiram o texto após a imprensa nacional vincular o seu apartamento à fuga de Ramagem como medida de precaução.

A vida da família de Cataratas na Flórida

Conforme apurou a Agência Pública, a família de Rodrigo Martins de Mello está frequentemente na Flórida.

Na época em que Alexandre Ramagem chegou nos Estados Unidos, seu filho Celso e a esposa Mariana Poerschke de Mello estavam morando em Coral Bay, subúrbio a menos de uma hora de Miami. A mulher, que é influenciadora digital, chegou a promover eventos de consultoria em marketing nos EUA e conquistou o status de cidadã legal em fevereiro de 2025. 

A realidade mudou no final de 2025 – depois do apoio aos Ramagem. Em novembro, Rodrigo Cataratas anunciou que seu filho estava de volta ao Brasil. No mês seguinte, em 15 de dezembro, Celso foi preso em Manaus por facilitar a fuga do ex-diretor da Abin. Questionado, o STF não pode compartilhar informações sobre o pedido de prisão e o andamento das investigações, pois o inquérito está em sigilo.

Poucos dias antes, Mariana já havia anunciado a seus seguidores que a família estava se mudando de volta para o Brasil em uma publicação em parceria com uma consultoria de transporte internacional de animais de estimação, responsável pelo transporte do cachorro do casal, um pit bull caramelo, à Boa Vista.

Post da mulher de Celso, em dezembro, anuncia transporte do cachorro dos EUA para o Brasil

Até meados deste ano, no entanto, ficaram entre Miami e Boa Vista, segundo apurou a Pública. A casa em que ambos moravam foi vendida por 519 mil dólares em maio (aproximadamente R$ 2,6 milhões na cotação da época), segundo classificados de imóveis.

Hoje grávida do segundo filho, a influenciadora vive em uma mansão recém-reformada em Boa Vista enquanto o marido cumpre medidas cautelares – nas postagens no Instagram é possível ver fotos de Celso usando uma tornozeleira eletrônica.

Durante chá revelação da gravidez de sua esposa em Boa Vista, Celso de Mello aparece com tornozeleira eletrônica

Nos EUA, Ramagem segue fazendo política com Bolsonaros

Mais do que fugir da lei brasileira, a ida de Alexandre Ramagem aos EUA representa a continuidade de seus atos contra a democracia do Brasil.

Condenado a 16 anos de prisão por tentativa de golpe de Estado, o ex-diretor da Abin segue disseminando desinformação sobre as eleições e ataques a instituições brasileiras do território americano.

Desde dezembro do ano passado, ele apresenta o programa Conversa TimeLine ao lado do também foragido Allan dos Santos. Nele, frequentemente Ramagem nega que tenha havido tentativa de golpe de estado no Brasil e afirma que o país vive em uma “ditadura da toga”.

A ofensiva não se limita a publicações nas redes sociais. Desde que chegou aos EUA, em setembro de 2025, Ramagem já se encontrou ao menos quatro vezes com Eduardo Bolsonaro e Paulo Figueiredo, neto do ditador João Figueiredo e ex-apresentador da Jovem Pan que tem liderado ao lado de Eduardo Bolsonaro o lobby por retaliações da Casa Branca contra o Brasil.

Em março, ele participou de evento fechado organizado pela think tank de extrema direita Heritage Foundation. O Miami Security Forum contou com a presença de políticos republicanos como a deputada Maria Elvira Salazar, aliada de Figueiredo e Eduardo – Figueiredo chegou a fazer doação para sua campanha, segundo revelou a Pública.

Na ocasião, o empresário participou de uma mesa intitulada “Realinhamento político das Américas: implicações para o futuro da segurança hemisférica”, ao lado de congressistas do Chile, Colômbia e Honduras. “Falamos de PCC, CV, narcoterrorismo e até Foro de São Paulo”, revelou em post no X. O evento influenciou a política externa de Donald Trump para países latino-americanos que levou à inclusão das facções brasileiras no rol de organizações terroristas.

No mesmo mês, Ramagem e Allan fizeram uma cobertura ao vivo do CPAC, sigla em inglês para Conferência de Ação Política Conservadora, evento que reuniu líderes da extrema direita mundial em Dallas, no Texas. O cadastro garantiu acesso dos influenciadores a palestrantes e organizadores do evento, entre eles o Eduardo Bolsonaro e o candidato à presidência Flávio Bolsonaro.

Em abril, depois de ser detido pelo ICE, serviço de imigração dos Estados Unidos, Alexandre Ramagem recebeu mais uma visita de Eduardo Bolsonaro em Miami. A detenção de Ramagem, que durou dois dias, foi motivada por uma infração de trânsito e foi revertida com ajuda direta da Casa Branca.

Depois disso, Rebeca Ramagem foi anunciada como candidata a deputada federal pelo PL no Rio de Janeiro. Sua campanha tem como mote a anistia aos condenados pela tentativa de golpe de estado de 8 de janeiro, em especial, seu marido. No lançamento da candidatura de Flávio Bolsonaro à Presidência, na praia de Copacabana, a candidata enviou totens de papelão dela e do marido em tamanho real – exibidos pela esposa de Flávio Bolsonaro – e fez camisetas estampadas com a frase “Tragam a família Ramagem de volta, façam Justiça”, exibida pelo próprio candidato à Presidência.

Flávio Bolsonaro mostra camiseta com a estampa "Tragam a família Ramagem de volta, façam justiça!"
Flávio Bolsonaro mostra camiseta com a estampa “Tragam a família Ramagem de volta, façam justiça!”
Mulher de Flávio Bolsonaro posa com totens da candidata Rebeca Ramagem e do marido
Mulher de Flávio Bolsonaro posa com totens da candidata Rebeca Ramagem e do marido

A campanha, que recebeu R$ 1,5 milhão do fundo partidário do PL, usou recursos para contratar associados de Alexandre Ramagem, entre eles ex-funcionários de seu gabinete na Câmara dos Deputados que foram desligados após a cassação de seu mandato, e a irmã do influenciador Allan dos Santos, seu parceiro de bancada no canal Revista TimeLine.

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