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Associação Desportiva Flaviense celebrou meio século de história

VTM

Em declarações à VTM, o presidente da associação, José Gonçalves, destacou a importância de reunir pessoas que contribuíram para o crescimento do clube ao longo de cinco décadas e que partilharam experiências marcantes. “Este jantar tem como objetivo reunir muitas pessoas que representaram o Flaviense ao longo destes anos e celebrar os momentos bonitos que todos viveram neste clube”.

José Gonçalves, que assumiu a presidência há cerca de dois anos, recordou também a sua ligação pessoal à instituição, na qual foi atleta. O dirigente considera que o clube teve um papel importante na sua formação pessoal, ensinando-lhe valores que o acompanharam ao longo da vida. “Sinto uma enorme alegria neste momento, aqui a celebrar 50 anos de um clube no qual também fui atleta e que me ensinou a ser homem”.

Atualmente, a Associação Desportiva Flaviense conta com cerca de 300 atletas, distribuídos pelas modalidades de futebol, futsal e basquetebol, fazendo uma aposta forte na formação. Só no futebol, o clube conta com cerca de 200 atletas, desde os quatro anos até aos sub-16. Quanto ao basquetebol, esta modalidade encontra-se ainda numa fase de desenvolvimento, com a realização de captações para a formação de equipas, referiu José Gonçalves.

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Encontro promoveu ciência e saúde mais próximas da comunidade

VTM

Numa parceria entre o município de Chaves e a Universidade do Minho, Nuno Vaz, presidente da câmara municipal, destacou a importância deste encontro como espaço de aproximação entre ciência, comunidade e território.

“O objetivo passa por valorizar os nossos recursos humanos e qualificar os nossos ativos, sejam empresas, sejam pessoas ou instituições, através do conhecimento”, num evento que de uma forma próxima e informal “permite colocar em diálogo investigadores, professores, jornalistas e outros profissionais”.

O autarca sublinhou que esta partilha é importante para criar novas formas de pensar e encontrar soluções para os desafios atuais. “Conhecimento é errar, mas errar é acrescentar e evoluir naquilo que possam ser novas soluções e novas formas”, sustentou, adiantando que a presença de personalidades reconhecidas do mundo científico e académico representa “qualidade, valor e diversidade” para transmitir conhecimento à comunidade.

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Quando la potenza di calcolo e l’AI diventano bersagli della guerra cinetica. L’analisi di Mele

Tra l’8 e l’11 ottobre, tre attacchi ucraini condotti attraverso l’utilizzo di droni hanno colpito altrettanti data center di Yandex in territorio russo. Il primo ha raggiunto il polo di Sasovo, nella regione di Ryazan, dove l’impatto ha provocato un incendio e costretto la società a sospendere tutte le operazioni. Il giorno successivo, una nuova incursione – probabilmente con droni d’attacco monodirezionali FP-1 – ha danneggiato il data center di Kaluga, mettendone fuori servizio una parte. L’11 ottobre, infine, un ulteriore altro attacco sempre per mezzo di droni ha danneggiato l’infrastruttura del sito di Vladimir, determinandone la completa chiusura. In quattro giorni, in sostanza, sono stati colpiti tre dei cinque principali data center di una tra le principali e più rilevanti imprese tecnologiche russe.

Il sito di Sasovo, in particolare, ospita decine di migliaia di server e, secondo informazioni rese pubbliche in passato proprio da Yandex, anche due dei tre supercomputer utilizzati dalla società per sviluppare i propri modelli di intelligenza artificiale.

Seppure, almeno allo stato attuale, non sia possibile stabilire se quei sistemi siano stati danneggiati, né se la loro presenza abbia influito sulla scelta del bersaglio, non si può sottrarsi dall’analizzare come, in un arco temporale molto breve, questi attacchi abbiano interessato una parte consistente dell’infrastruttura fisica sulla quale poggiano il cloud di Yandex, numerosi suoi servizi digitali e alcune delle più importanti capacità russe nel campo dell’intelligenza artificiale.

Appare evidente, allora, come la capacità di calcolo di una nazione in guerra sia oggigiorno esposta in modo diretto alla dimensione cinetica di un conflitto armato.

Gli attacchi contro Yandex, peraltro, si inseriscono nella sequenza di azioni e reazioni iniziata a metà settembre scorso con la campagna russa contro le infrastrutture digitali ucraine sempre contro data center e infrastrutture tecnologiche di Kyivstar, Vodafone Ukraine, Datagroup, Cosmonova, Omega Telecom, Ukrtelecom e altri operatori. Il 27 settembre, ad esempio, sono stati danneggiati dieci data center a Kyiv e uno a Dnipro. Cosmonova ha comunicato che il proprio impianto non sarebbe più tornato operativo, mentre Omega Telecom ha riferito la distruzione delle apparecchiature del suo principale nodo tecnico.

Il ministero della Difesa russo ha sostenuto che alcune delle infrastrutture colpite fornissero capacità di comunicazione, elaborazione e conservazione dei dati alle forze armate ucraine, ma gli elementi accessibili al pubblico non permettono di verificare questa affermazione con riferimento ai singoli impianti. Ciò che appare evidente, invece, è come nella grammatica moderna di un conflitto armato sia ormai saldamente presente la volontà di colpire e incidere il più possibile su quei sistemi dai quali dipendono, allo stesso tempo, comunicazioni militari, servizi pubblici, attività economiche, pagamenti e meccanismi di allerta contro missili e droni. Peraltro, quando il presidente Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina avrebbe risposto in modo speculare agli attacchi russi e ha ricondotto a questa logica anche l’azione contro Kaluga, ha reso esplicito il significato di quella campagna, ovvero come le infrastrutture digitali private siano ormai entrate nella logica dell’azione e della risposta militare, attraverso attacchi fisici capaci di produrre sulle reti, sui sistemi informativi e sui servizi informatici effetti estesi e tempi di ripristino ben più lunghi di quelli generalmente associati a molte operazioni cibernetiche.

Le imprese tecnologiche tra proiezione di potenza e scelta del bersaglio

Un precedente altrettanto rilevante si è verificato già nel marzo 2026, quando droni iraniani hanno colpito direttamente due strutture di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti, mentre un impianto in Bahrein ha subito danni per l’esplosione di un drone nelle vicinanze. UNIDIR ha qualificato quegli episodi come il primo caso documentato di attacco deliberato contro data center commerciali. Teheran, inoltre, ha apertamente incluso AWS, Microsoft, Google, IBM, Oracle e altre imprese tecnologiche tra i possibili obiettivi della propria ritorsione, sebbene non siano emerse pubblicamente prove dell’impiego militare delle aziende colpite.

Anche la scelta iraniana riflette una valutazione politica più ampia e da non sottovalutare nei conflitti armati moderni, secondo la quale le grandi imprese tecnologiche partecipano alla proiezione di potenza del Paese di origine anche quando operano nel territorio di uno Stato terzo.

Gli attacchi contro AWS, la campagna russa in Ucraina e la recente risposta di quest’ultima su Yandex indicano come questa postura tattico-operativa non sia più una mera ipotesi eccezionale. L’Iran ha cercato di esercitare pressione sugli Stati Uniti e sui loro partner tecnologici regionali, la Russia ha tentato di degradare i servizi sui quali poggiano la società e la difesa dell’Ucraina, mentre Kyiv ha rivolto la propria risposta contro l’impresa che concentra in Russia servizi cloud, applicazioni digitali e capacità di sviluppo dell’intelligenza artificiale. Pur nella diversità delle finalità, appare evidente come la scelta del bersaglio risenta – in tutti e tre i casi – della funzione attribuita all’impresa all’interno della potenza nazionale, anche quando la proprietà sia privata e gli utenti siano prevalentemente civili.

Occorre considerare, per di più, come il rapporto tra infrastrutture tecnologiche private e funzioni strategiche possa assumere forme diverse. Negli Stati Uniti, dove il contratto Joint Warfighting Cloud Capability consente al Dipartimento della Difesa di acquistare da Amazon, Google, Microsoft e Oracle servizi cloud destinati a ogni livello di classificazione e utilizzabili anche nel cosiddetto tactical edge, l’integrazione tra capacità tecnologiche commerciali e apparato militare risulta esplicita e formalizzata. Nel conflitto armato tra Russia e Ucraina, invece, la medesima integrazione si manifesta su entrambi i fronti in forme meno trasparenti e più difficili da ricostruire, poiché le infrastrutture private continuano a servire la popolazione civile, le imprese e le amministrazioni pubbliche, ma possono sostenere contemporaneamente comunicazioni, capacità di elaborazione e sistemi di conservazione dei dati rilevanti per lo Stato e per le forze armate. Questa sovrapposizione, infatti, riguarda tanto gli operatori ucraini colpiti dalla Russia quanto i data center di Yandex attaccati dall’Ucraina, che ospitano servizi cloud, applicazioni utilizzate da milioni di persone e risorse avanzate per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, senza che le informazioni pubblicamente disponibili consentano di accertare con sufficiente precisione il contributo concretamente fornito da ciascuna infrastruttura alle operazioni militari della rispettiva parte.

Considerati nel loro insieme, questi esempi mostrano come la proprietà privata e l’impiego prevalentemente civile non impediscano a una determinata infrastruttura di assumere rilevanza strategica o di concorrere, in circostanze specifiche, all’azione militare. Questo assunto, tuttavia, impone al contempo di dover evitare il ragionamento inverso, ovvero quello secondo cui il rapporto contrattuale con la difesa o l’importanza dell’impresa per l’economia nazionale siano elementi da soli sufficienti ad attribuire la medesima funzione a tutti i beni di cui si compone. La natura strategica o militare non può, in sostanza, essere estesa indistintamente all’intera organizzazione, ma deve essere accertata con riferimento alla funzione concretamente svolta da ciascun edificio, server o componente della rete.

La geografia fisica del cloud

È proprio la possibile compresenza di funzioni civili e militari nella medesima infrastruttura a rendere necessario considerare, come ulteriore approfondimento, la dimensione materiale del cloud e dell’intelligenza artificiale, troppo spesso nascosti dietro le semplificazioni giornalistiche e l’immagine di servizi accessibili ovunque. Il cloud, ad esempio, non elimina la dipendenza da luoghi e componenti fisici, ma organizza e distribuisce attraverso la rete risorse che continuano a essere concentrate in edifici identificabili e a dipendere da una catena composta da alimentazione elettrica, sistemi di raffreddamento, collegamenti in fibra, apparati di rete, forniture idriche e personale specializzato. Questa concentrazione è ancora più marcata nel campo dell’intelligenza artificiale, dove l’addestramento e l’esecuzione dei modelli più avanzati richiedono grandi quantità di energia e cluster composti da processori ad alte prestazioni (soprattutto GPU) collegati tra loro, la cui sostituzione o riallocazione non può avvenire rapidamente a causa della scarsità dei componenti, della complessità delle configurazioni e delle capacità infrastrutturali necessarie a sostenerli. La distribuzione logica dei dati e dei carichi di lavoro, quindi, può accrescere la resilienza del sistema, ma non elimina i punti di concentrazione materiale dai quali dipende la continuità delle sue funzioni.

Da questo stato di cose deriva una conseguenza operativa altrettanto rilevante: per ridurre o interrompere la capacità di calcolo dell’avversario non è sempre necessario distruggere in maniera mirata tutti i server e le infrastrutture che la producono. Il punto più vulnerabile può coincidere con il luogo che ospita gli apparati, con la sottostazione elettrica che ne garantisce l’alimentazione, con l’impianto di raffreddamento senza il quale le macchine non possono operare, così come con il collegamento in fibra o lo snodo di rete attraverso cui transita il traffico, sicché il danneggiamento di una singola dipendenza può compromettere un insieme di servizi molto più ampio rispetto all’area materialmente colpita.

La possibilità di produrre conseguenze così estese rende questi “nodi” particolarmente rilevanti per la pianificazione delle operazioni, senza che la loro utilità strategica ne determini automaticamente la qualificazione come obiettivi militari. Ciò spiega, al contempo, perché la protezione della capacità di calcolo di determinate infrastrutture tecnologiche non possa ormai essere più affidata soltanto alle misure di sicurezza informatica e di continuità operativa predisposte dalle imprese, ma richieda necessariamente il coinvolgimento dello Stato nel cui territorio esse sono situate.

Quando un data center diventa un obiettivo militare

Volendo analizzare brevemente i principali aspetti sul piano giuridico, la rilevanza attribuita a un’infrastruttura nella pianificazione delle operazioni militari o la sua importanza complessiva per il sistema tecnologico di una delle parti all’interno del conflitto non bastano da sole a qualificarla come obiettivo militare ai sensi del diritto internazionale umanitario. L’articolo 52, paragrafo 2, del I Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra richiede che, affinché un bene possa essere qualificato come obiettivo militare, devono concorrere due condizioni cumulative. Esso, infatti, deve offrire, per natura, ubicazione, destinazione o impiego, un contributo effettivo all’azione militare e la sua distruzione totale o parziale, cattura o neutralizzazione deve procurare, nelle circostanze esistenti in quel momento, un vantaggio militare preciso. La valutazione, quindi, deve riguardare ciascuna infrastruttura nella sua concreta configurazione e nel momento in cui l’attacco viene pianificato, senza poter essere estesa automaticamente all’intera infrastruttura tecnologica, rete o servizio informatico, così come men che meno all’intera impresa che la gestisce. Peraltro, trattandosi di infrastrutture normalmente destinate anche a usi civili, dovrebbe trovare altresì applicazione la presunzione prevista dall’articolo 52, paragrafo 3, secondo la quale, in caso di dubbio circa il loro impiego a sostegno dell’azione militare, esse devono essere considerate come non utilizzate a tale scopo.

Per di più, la reciprocità dell’attacco armato non modifica gli obblighi derivanti dal diritto internazionale umanitario, ove l’articolo 52, paragrafo 1, del I Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra vieta espressamente di fare dei beni di carattere civile oggetto di attacchi o rappresaglie, con la conseguenza che, ad esempio, l’eventuale illegittimità degli attacchi russi contro le infrastrutture civili ucraine non renderebbe lecito colpire, a titolo di rappresaglia, un data center civile in Russia.

Infine, anche qualora uno dei siti soddisfacesse i requisiti necessari per essere qualificato come obiettivo militare, ciò non renderebbe automaticamente lecito l’attacco, che dovrebbe rispettare comunque e sempre il principio di proporzionalità e gli obblighi di precauzione. L’articolo 51, paragrafo 5, lettera b), del I Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra vieta gli attacchi armati dai quali possano prevedersi perdite incidentali di vite civili, lesioni ai civili o danni a beni di carattere civile eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto atteso, mentre il successivo articolo 57 impone a chi pianifica o decide l’operazione di compiere tutto quanto sia concretamente possibile per verificare la natura militare del bersaglio, scegliere mezzi e metodi capaci di evitare o ridurre il danno incidentale e sospendere l’attacco qualora emerga che l’obiettivo non è militare o che le conseguenze previste sarebbero sproporzionate.

La capacità di calcolo come questione di sicurezza nazionale

Ad avviso di chi scrive, gli attacchi recenti contro i data center in Medio Oriente, Ucraina e Russia dimostrano che la protezione delle infrastrutture strategiche non può più essere organizzata meramente sulla base della loro titolarità pubblica o privata. Ciò, in quanto capacità essenziali per il funzionamento dello Stato, dell’economia e della difesa possono essere concentrate in beni appartenenti a operatori commerciali e, in alcuni casi, possono essere situate anche nel territorio di altri Paesi. Per comprendere quali infrastrutture debbano essere protette con maggiore priorità, lo Stato, quindi, non può più limitarsi a individuare gli operatori formalmente qualificati come critici, ma deve conoscere le funzioni concretamente sostenute da ciascun impianto, le sue dipendenze energetiche e di connettività, i punti nei quali si concentra la capacità di calcolo e le conseguenze che potrebbero derivare dalla perdita simultanea di più componenti. Soltanto una ricostruzione di questo tipo consente di stabilire quali siti debbano beneficiare di sistemi di allerta, sorveglianza fisica o protezione contro i droni, quali carichi di lavoro possano essere trasferiti in caso di attacco e quali comunicazioni debbano essere ripristinate per prime. Le imprese possiedono le informazioni tecniche indispensabili e possono rafforzare la resilienza dei propri sistemi, ma non dispongono degli strumenti militari necessari a proteggerli, né della legittimazione per bilanciare autonomamente la continuità dei servizi civili, le esigenze della difesa e i rapporti con gli Stati nei cui territori si trovano le infrastrutture. Decisioni, queste, che richiedono inevitabilmente una responsabilità pubblica chiaramente definita e meccanismi strutturati di condivisione delle informazioni.

Per l’Europa, gli attacchi contro queste infrastrutture spostano il problema oltre i termini nei quali è stato prevalentemente affrontato il tema della sovranità digitale, finora concentrato sul controllo dei dati e sulla dipendenza tecnologica dagli hyperscaler statunitensi. La questione riguarda ormai anche la protezione fisica della capacità di calcolo (così come di molto altro) e diventa particolarmente complessa quando l’impresa proprietaria, i soggetti che utilizzano i servizi e lo Stato nel cui territorio si trova l’infrastruttura appartengono a ordinamenti differenti.

La direttiva NIS 2, il regolamento DORA per il settore finanziario e la direttiva CER rafforzano, su piani differenti, la gestione dei rischi di cibersicurezza, la resilienza operativa digitale e la resilienza delle entità critiche anche rispetto a minacce ibride o di origine dolosa, ma non sono state concepite per stabilire quali impianti privati debbano beneficiare di protezione militare, come debbano essere assegnate le limitate capacità di difesa aerea e antidrone, oppure quando sia necessario separare i carichi civili da quelli militari per ridurre il rischio trasferito sulla popolazione. Non si tratta di una lacuna regolatoria in senso stretto, ma del punto nel quale la resilienza affidata agli operatori incontra la responsabilità degli Stati per la sicurezza nazionale e la difesa, rendendo necessari meccanismi di coordinamento che coinvolgano anche il Paese nel quale l’infrastruttura è materialmente localizzata.

Il sabotaggio avvenuto lo scorso 23 settembre contro una stazione terrestre Starlink nella Polonia centrale rende concreta questa esigenza, in quanto l’incendio ha colpito il sistema di alimentazione e il generatore di emergenza dell’impianto nel tentativo, secondo le autorità polacche, di interrompere servizi di connettività utilizzati anche dalle forze armate ucraine. Sebbene la responsabilità dell’azione non sia stata pubblicamente attribuita, l’episodio dimostra che la medesima funzione strategica può essere aggredita persino al di fuori del territorio nel quale si svolgono le operazioni militari, colpendo mediante strumenti clandestini non necessariamente l’infrastruttura digitale principale, ma una delle dipendenze fisiche dalle quali deriva il suo funzionamento. Il confine tra protezione delle infrastrutture critiche, contrasto al sabotaggio, risposta alle minacce ibride e difesa militare diventa così sempre meno netto, mentre resta indispensabile evitare che l’incertezza sull’autore o sulla natura dell’operazione conduca ad attribuzioni non sufficientemente dimostrate.

L’odierna vicenda Yandex conferma, in definitiva, che la dimensione fisica del potere digitale è entrata stabilmente nella guerra contemporanea. Server, sistemi di raffreddamento, collegamenti in fibra, stazioni terrestri e processori ad alte prestazioni, come le GPU, utilizzati per addestrare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale non costituiscono soltanto componenti dell’economia tecnologica, ma sostengono ormai servizi essenziali, funzioni pubbliche e capacità operative dalle quali dipende la sicurezza degli Stati. La loro protezione, quindi, non può essere affidata esclusivamente alla cibersicurezza e agli obblighi di resilienza imposti alle imprese, ma deve essere integrata nella pianificazione della difesa attraverso attività di intelligence, sistemi di allerta, protezione fisica, capacità di difesa antidrone e cooperazione con gli Stati che ospitano quelle infrastrutture.

Questa crescente rilevanza strategica non consente, tuttavia, di qualificare automaticamente come obiettivo militare ogni bene appartenente a un fornitore tecnologico, poiché la funzione concretamente svolta dal singolo impianto deve continuare a essere distinta dall’importanza complessiva dell’impresa o dal suo generico contributo alla potenza nazionale. La questione posta ai governi dagli attacchi degli ultimi mesi consiste, pertanto, nel proteggere la capacità di calcolo come risorsa essenziale per la sicurezza nazionale, preservando al tempo stesso una distinzione giuridica e operativa credibile tra le funzioni militari e i servizi civili che condividono le medesime infrastrutture.

Dalla capacità di compiere questa distinzione dipenderanno tanto la continuità dei servizi essenziali quanto la possibilità di sostenere le operazioni militari senza trasferirne in misura ancora maggiore i rischi sulla popolazione civile.

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Fairford, per 32 Paesi Teheran è responsabile. C’è anche l’Italia

C’è anche l’Italia tra i Paesi che hanno deciso di schierarsi al fianco di Londra nell’attribuzione dell’incidente avvenuto il 27 settembre a RAF Fairford all’Iran. La dichiarazione pubblicata lunedì dal governo britannico porta la firma di 32 ministri degli Esteri, dagli Stati Uniti alla Germania, dalla Francia all’Australia.

L’attribuzione

I firmatari dichiarano infatti di riconoscere formalmente la valutazione del Regno Unito sul coinvolgimento iraniano nell’episodio che ha interessato la base britannica. Secondo Londra, il caso Fairford mostra ancora una volta la disponibilità dei Guardiani della Rivoluzione islamica, l’Irgc, a condurre attività ostili all’estero servendosi di “covert networks and proxy actors”, reti clandestine e intermediari.

È questo il cuore politico della dichiarazione. Non una generica denuncia delle attività iraniane, ma l’adesione di un gruppo ampio di alleati alla lettura fornita dall’intelligence britannica di un episodio avvenuto sul territorio del Regno Unito.

Da Fairford ai Guardiani della Rivoluzione

Il premier britannico Andy Burnham, intervenendo alla Camera dei Comuni, è andato ancora più avanti. Secondo la valutazione del governo, quanto accaduto a Fairford sarebbe stato con “alta probabilità” coordinato in Iran e “quasi certamente” diretto dai Guardiani della Rivoluzione.

Londra ha quindi promesso nuove misure per ridurre la capacità dell’Iran e dell’Irgc di condurre operazioni nel Regno Unito e ha annunciato un giro di vite sull’utilizzo delle reti criminali da parte di Teheran. È da tempo che i servizi occidentali osservano il ricorso iraniano a soggetti esterni agli apparati formali dello Stato: intermediari, gruppi criminali e attori locali che permettono di mantenere una distanza tra il committente e l’azione materiale. Una modalità che complica l’attribuzione, riduce l’esposizione diretta e rende più difficile stabilire dove finisca la criminalità comune e dove inizi un’operazione di Stato.

Nello stesso giorno il Foreign Office ha convocato l’ambasciatore iraniano e sanzionato due cittadini iraniani. Uno è Ruhollah Bazghandi, indicato da Londra come responsabile delle operazioni di controspionaggio dell’Irgc. L’altro è Shahram Ali Reza Tamarzadeh Jakki, descritto dal governo britannico come facilitatore della rete criminale Zindashti e coinvolto in diversi complotti contro dissidenti iraniani.

Il dossier

A giugno, 24 Paesi – compresa l’Italia – avevano firmato una dichiarazione sulle minacce riconducibili agli apparati di sicurezza iraniani. Il documento citava espressamente l’organizzazione di intelligence dei Guardiani della Rivoluzione, la Forza Quds e il ministero dell’Intelligence, accusandoli di aver promosso complotti e altre operazioni contro dissidenti iraniani, giornalisti e comunità ebraiche e israeliane in Europa, Nord America e Australia. Un passaggio sottolineava in particolare i rapporti, definiti di lunga data, tra i servizi iraniani e gruppi criminali locali e internazionali.

C’è poi il capitolo HAYI, Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya, noto nel Regno Unito anche come Islamic Movement of Companions of the Right. Il gruppo ha rivendicato una serie di attacchi in Europa contro obiettivi legati alle comunità ebraiche, ai media iraniani e agli interessi statunitensi. Londra lo ha sanzionato a luglio, ricordando le sette azioni che l’organizzazione aveva pubblicamente rivendicato nel Regno Unito.

La dichiarazione del 12 ottobre inserisce esplicitamente anche questa campagna nel quadro delle attività che i governi occidentali stanno osservando: assassinii, incendi dolosi, sabotaggi, attacchi informatici e altre operazioni ibride. È un modello che gli apparati di sicurezza europei incontrano sempre più spesso. Cambiano gli attori e cambiano gli obiettivi, ma il principio resta quello di operare sotto la soglia di un confronto diretto, sfruttando intermediari che rendano più opaca la catena di comando. E Fairford, nella valutazione britannica oggi condivisa anche dall’Italia, appartiene esattamente a questa zona grigia.

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Dove nasce la crisi della casa in Spagna

La crisi della casa ha fatto cadere il governo spagnolo e portato il paese al voto. Ma il problema nasce a monte: la popolazione cresce più rapidamente dello stock abitativo. La risposta non è nei tetti agli affitti, ma in un aumento dell’offerta.

L'articolo Dove nasce la crisi della casa in Spagna proviene da Lavoce.info.

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Iva non dichiarata, partono 1.400 lettere del Fisco: 60 giorni per pagare

Entra nel vivo la nuova stretta sul recupero dell’Iva non dichiarata. L’Agenzia delle Entrate sta inviando le prime 1.400 comunicazioni ai contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione annuale Iva pur avendo emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici. La procedura nasce dalle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e consente al Fisco di calcolare l’imposta dovuta utilizzando i dati già presenti nei propri archivi. Una volta ricevuta la comunicazione, il contribuente ha 60 giorni per pagare le somme indicate o presentare chiarimenti all’ufficio competente.

Iva non dichiarata, come funziona il recupero

La novità riguarda l’utilizzo diretto delle informazioni già disponibili nei database dell’amministrazione finanziaria. L’Agenzia delle Entrate può incrociare fatture elettroniche, corrispettivi telematici, comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva e versamenti già effettuati. In questo modo può ricostruire l’imposta dovuta anche in assenza della dichiarazione annuale e avviare una procedura più rapida rispetto ai tradizionali accertamenti. Il meccanismo è stato introdotto con la modifica dell’articolo 54-bis.1 del decreto Iva, il Dpr 633/1972.

Prime lettere per l’Iva 2022

Le prime comunicazioni riguardano i contribuenti che nel 2022 hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici, ma non hanno presentato la dichiarazione annuale tramite il modello Iva 2023.

Nel messaggio, l’Agenzia informa il contribuente della mancata dichiarazione e indica l’importo calcolato come dovuto. Non si tratta di semplici lettere di compliance. L’avviso ha infatti effetti più stringenti, perché in caso di mancata risposta o mancato pagamento può portare all’iscrizione diretta a ruolo.

Cosa deve fare il contribuente

Dopo aver ricevuto la comunicazione, il contribuente ha due possibilità. Se ritiene corretti i dati indicati, può sanare la propria posizione pagando l’importo dovuto entro 60 giorni. Il versamento deve essere effettuato con il modello F24 allegato alla comunicazione.

Se invece ritiene che ci siano errori o elementi mancanti, può chiedere chiarimenti all’ufficio indicato nella lettera. La richiesta può essere inviata tramite il servizio “Consegna documenti e istanze” disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. La somma richiesta comprende l’Iva dovuta, gli interessi e la sanzione per omessa presentazione della dichiarazione.

La sanzione viene ridotta di un terzo. Tutte le voci sono riportate nel Prospetto delle somme dovute allegato alla comunicazione. Il pagamento deve essere effettuato in un’unica soluzione. Non sono previste agevolazioni come la compensazione o la rateizzazione.

Se il contribuente non paga e non presenta chiarimenti entro 60 giorni, scatta l’iscrizione diretta a ruolo. A quel punto entra in campo la riscossione vera e propria, con l’attivazione degli strumenti ordinari di recupero dei crediti fiscali. Tra questi possono rientrare fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti.

Quanto può recuperare il Fisco

La nuova procedura potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 646 milioni di euro sia per l’anno in corso sia per il prossimo. Entro il 2030, il recupero legato alla mancata presentazione della dichiarazione Iva potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro l’anno. La misura punta quindi a rafforzare il contrasto all’evasione usando i dati digitali già trasmessi al Fisco da imprese, professionisti e operatori economici.

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Salir recebe a 3.ª Prova de Duatlo a 17 de outubro

A freguesia de Salir será palco, no próximo dia 17 de outubro, sábado, da 3.ª Prova de Duatlo de Salir, integrada no Campeonato Regional do Algarve e Baixo Alentejo.

Organizada pela Junta de Freguesia de Salir, com o apoio da Federação de Triatlo de Portugal e do Município de Loulé, a iniciativa reúne atletismo e BTT numa prova que desafia a resistência, a preparação física e a determinação dos atletas.

A competição compreende três segmentos: 5 quilómetros de atletismo, 20 quilómetros de BTT e, por fim, 2,5 quilómetros de atletismo, num percurso que promete momentos de exigência e superação.

Para além da componente competitiva, esta iniciativa pretende promover a prática desportiva e os hábitos de vida saudáveis, contribuindo igualmente para a dinamização da freguesia e para a valorização do território através do desporto.

As inscrições e as informações relativas aos horários podem ser consultadas no sítio oficial da Federação de Triatlo de Portugal, em www.federacao-triatlo.com, ou solicitadas junto da Junta de Freguesia de Salir, através do telefone 289 489 119 ou do endereço de correio eletrónico secretaria@salir.pt.

A 3.ª Prova de Duatlo de Salir convida atletas e público a associarem-se a mais uma jornada dedicada ao desporto, à competição e ao espírito de superação, reforçando o papel destas iniciativas na promoção de um estilo de vida ativo e na dinamização da comunidade local.

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Exposição coletiva Arte em Movimento está de regresso a Ferragudo

Iniciativa com vertente solidária a favor da Associação Caminhos do Meio

A Casa do Real Compromisso Marítimo, em Ferragudo, recebe de 9 de novembro a 16 de dezembro de 2026, uma nova edição de Arte em Movimento, uma exposição coletiva organizada pela ACAM – Associação Caminhos do Meio, com o apoio da Junta de Freguesia de Ferragudo.

Arte em Movimento é um projeto cultural itinerante criado para levar a arte a diferentes espaços e comunidades do Algarve, aproximando artistas e público e tornando a criação artística mais acessível a todos.

O projeto reúne artistas locais residentes no Algarve, de diferentes nacionalidades, origens e percursos, refletindo o carácter multicultural da região. Artistas emergentes e outros com percursos já consolidados apresentam trabalhos desenvolvidos através de diferentes técnicas e meios, da pintura à escultura, passando pelas técnicas mistas, arte tridimensional e outras formas de expressão contemporânea.

Mais do que uma exposição coletiva, Arte em Movimento procura criar uma ligação entre arte, território e comunidade, dando maior visibilidade à riqueza e à diversidade artística existente no Algarve e levando o trabalho dos artistas a diferentes públicos e localidades da região.

A iniciativa tem também uma importante vertente solidária. 25% dos lucros obtidos com a venda das obras revertem a favor da ACAM – Associação Caminhos do Meio, uma associação sem fins lucrativos que apoia crianças e famílias através de diferentes projetos e terapias nas áreas da saúde e do bem-estar físico, emocional e mental.

O trabalho da ACAM inclui ainda projetos desenvolvidos em contexto escolar, nomeadamente na área da consciência e gestão das emoções, bem como outras terapias e ações de apoio e acompanhamento dirigidas a crianças e famílias.

A exposição convida residentes, visitantes e amantes de arte a descobrir o trabalho de artistas que escolheram o Algarve como lugar para viver e criar e, simultaneamente, a contribuir para uma importante causa local.

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Niente accise mobili, il Governo frena sugli sconti dopo il ritorno del price cap

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa il Governo avrebbe deciso di rimandare l’attivazione delle accise mobili sui carburanti, dopo che le compagnie petrolifere hanno deciso, venerdì 9 ottobre, di reintrodurre il price cap a 2,19 euro al litro per il diesel.

Una scelta che permette all’esecutivo di accumulare ancora più extragettito dall’Iva che si applica in percentuale sul costo, molto alto, dei carburanti. In questo modo il Governo dovrebbe avere circa 170 milioni di euro da utilizzare per interventi straordinari dopo il 31 ottobre, quando il price cap dovrebbe terminare.

Niente accise mobili, per ora

Il Governo aveva ipotizzato di attivare le cosiddette accise mobili dopo che, lo scorso 5 ottobre, erano tornate in vigore tutte le tasse sui carburanti. Le accise mobili sono un sistema di sconto che si basa su un meccanismo della tassazione dei carburanti:

  • le accise sono fisse, calcolate in un certo numero di euro al litro;
  • l’Iva, l’altra tassa che grava sui carburanti, è percentuale, quindi aumenta all’aumentare del prezzo.

Questo significa che, quando i prezzi dei carburanti crescono, cresce anche il gettito di tasse che viene pagato allo Stato dai distributori. Le accise mobili sono l’idea di utilizzare questo gettito in eccesso per abbassare le accise.

Perché il price cap era aumentato

Negli scorsi giorni le aziende petrolifere che avevano aderito all’iniziativa del price cap, limitando i prezzi massimi del diesel a 2,19 euro al litro e della benzina a 1,99 euro al litro, avevano aumentato i prezzi di circa 7 centesimi.

Questo era accaduto perché lo scorso 5 ottobre era scaduto anche l’ultimo sconto sulle accise previsto nei mesi scorsi per contrastare l’aumento dei prezzi del diesel. Le società del settore, visto l’aumento delle tasse, avevano scaricato questo costo extra sui clienti. Il 9 ottobre, però, è stato annunciato che i prezzi del price cap torneranno quelli precedenti.

L’extragettito per novembre

La scelta di non attivare le accise mobili ha due conseguenze:

  • i prezzi dei carburanti rimarranno alti, per il momento;
  • lo Stato potrà accantonare l’extragettito dell’Iva sui carburanti.

Questo potrebbe permettere al Governo di intervenire in futuro in maniera più decisa sulle accise, in particolare a partire dal 31 ottobre, la data in cui l’iniziativa del price cap dovrebbe scadere. A quel punto lo Stato dovrebbe aver accumulato tra i 160 e i 170 milioni di euro, che potrebbe utilizzare nel caso in cui i prezzi siano ancora troppo alti.

Quanto costano i carburanti in Italia

Il prezzo dei carburanti in Italia sta calando negli ultimi giorni. Il costo medio attuale è di:

  • 2,038 euro al litro per la benzina;
  • 2,260 euro al litro per il diesel;
  • 0,790 euro al litro per il gpl;
  • 1,926 euro al litro per il metano.

Il calo è dovuto principalmente al fatto che il traffico nello Stretto di Hormuz sta tornando ai livelli precedenti alla guerra. Hanno avuto poco effetto invece sia l’annuncio del rilascio delle riserve strategiche dei Paesi del G7, sia l’accordo tra Trump e Putin sulle esportazioni russe. Quest’ultimo è particolarmente insignificante, visto che la Russia sarà autorizzata a esportare in totale nei prossimi 4 mesi una quantità di diesel che il mondo consuma in meno di 12 ore.

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Scadenze fiscali dal 12 ottobre al 18 ottobre 2026, pioggia di pagamenti in arrivo: tutte le date

Il calendario degli adempimenti fiscali, nella settimana che va dal 12 al 18 ottobre, concentra nella giornata di venerdì 16 ottobre una serie di versamenti che interessano categorie diverse di contribuenti. Si tratta di una serie di appuntamenti che riguardano il pagamento di imposte, ritenute, rateizzazioni e altri tributi che coinvolgono titolari di partita Iva, sostituti d’imposta, enti pubblici e intermediari finanziari.

Imposte da dichiarazione e versamenti: chi deve pagare il 16 ottobre

Il 16 ottobre scade il termine per il versamento della quinta rata delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi 2026. La scadenza riguarda chi ha scelto il pagamento rateale e ha effettuato il primo versamento entro il 1° luglio 2026, ovvero le persone fisiche, le società di persone e le attività equiparate.

La scadenza di ottobre rappresenta dunque una tappa intermedia di un percorso iniziato nei mesi estivi. Infatti, i contribuenti coinvolti dovranno versare l’importo della rata, ma anche gli eventuali interessi collegati alla rateizzazione.

Partite Iva e Isa: il 16 ottobre la terza rata per chi si è adeguato

Sempre il 16 ottobre è prevista una scadenza specifica per i soggetti che si sono adeguati alle risultanze degli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa). In particolare, devono provvedere al versamento della terza rata dell’Iva relativa ai maggiori ricavi o compensi derivanti dall’adeguamento alle risultanze degli Isa nella dichiarazione dei redditi, nella dichiarazione Irap e nella dichiarazione Iva.

La scadenza va però distinta da quella dell’Iva annuale ordinaria, che invece segue le tempistiche e le regole standard di saldo o rateizzazione stabilite per la dichiarazione annuale (con saldo entro il 16 marzo o rateizzato a partire da quella data).

Il 16 ottobre 2026 in pagamento l’ottava rata Iva 2025

Il 16 ottobre è previsto anche il versamento della ottava rata dell’Iva relativa al 2025, risultante dalla dichiarazione annuale presentata dai contribuenti soggetti all’imposta. Il pagamento deve essere effettuato con la maggiorazione prevista a titolo di interesse corrispettivo, indicata nello scadenzario dell’Agenzia delle Entrate nella misura del +2,31% mensile.

Il mancato pagamento di una rata può trasformare questo ordinario appuntamento fiscale in una posizione da regolarizzare.

Sostituti d’imposta, ritenute e conguagli il 16 ottobre

Il 16 ottobre 2026:

  • i sostituti d’imposta sono tenuti a versare le ritenute operate nel mese di settembre sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, sui redditi di lavoro autonomo, sulle provvigioni, sui redditi di capitale e sui redditi diversi. In questa categoria rientrano i datori di lavoro o i committenti che hanno operato trattenute sui compensi e sugli stipendi pagati a dipendenti, collaboratori, professionisti o risparmiatori nel mese di settembre (es. la classica Irpef sullo stipendio mensile o la ritenuta d’acconto sulla fattura di un lavoratore autonomo);
  • i datori di lavoro ed enti pensionistici che hanno gestito i risultati del modello 730 per dipendenti e pensionati devono versare le somme trattenute nel mese di settembre. Si tratta dei conguagli (a saldo o in acconto) dovuti all’Irpef emersa dalle dichiarazioni dei redditi, recuperati direttamente dalla busta paga o dal cedolino della pensione.

Il pagamento avviene tramite modello F24 con modalità telematiche.

Premi di produttività, entro il 16 ottobre l’imposta sostitutiva sulle somme pagate a settembre

I sostituti d’imposta, entro il 16 ottobre 2026, sono tenuti a versare anche l’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali sulle somme corrisposte:

  • nel mese di settembre ai dipendenti del settore privato;
  • in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione.

Enti pubblici e amministrazioni: ritenute, Irap e altri versamenti del 16 ottobre

Il calendario del 16 ottobre coinvolge poi il settore pubblico. Infatti, le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti e gli organismi pubblici devono effettuare diversi versamenti, tra cui:

  • le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati e sui redditi di lavoro autonomo, oltre a quelle relative ai pignoramenti presso terzi;
  • l’acconto mensile Irap e le addizionali, secondo quanto previsto per questa categoria di soggetti.

Sempre gli enti e gli organismi pubblici, insieme alle amministrazioni centrali dello Stato che effettuano le operazioni di conguaglio dell’assistenza fiscale, devono versare le somme dovute tramite modello F24EP, con modalità telematiche.

Split payment il 16 ottobre 2026

Tra gli appuntamenti del 16 ottobre 2026 rientra anche il versamento legato allo split payment, la scissione dei pagamenti dell’Iva. L’obbligo riguarda le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici che acquistano beni o servizi.

Con questo sistema, quando un fornitore emette fattura alla pubblica amministrazione, l’Iva non viene pagata al fornitore stesso, ma viene trattenuta dall’ente e versata direttamente allo Stato. La data del 16 ottobre rappresenta quindi la scadenza entro cui trasferire all’Erario l’imposta incassata.

Entro il 16 ottobre il versamento per le locazioni brevi

Nella giornata del 16 ottobre devono versare allo Stato le ritenute operate sui canoni per le locazioni brevi, incassati per conto dei proprietari degli immobili i soggetti che mettono in contatto chi offre e chi cerca case, ovvero:

  • gli intermediari immobiliari;
  • i portali online.

Le piattaforme (come Airbnb o Booking) e le agenzie immobiliari applicano e versano una ritenuta a titolo di cedolare secca sull’importo dell’affitto incassato per conto del proprietario, che poi sono tenuti a trasferire all’Erario.

Tobin tax il 16 ottobre

Tra le scadenze del 16 ottobre c’è inoltre quella relativa all’imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax.

Il versamento interessa:

  • banche;
  • società fiduciarie;
  • imprese di investimento abilitate all’esercizio professionale nei confronti degli utenti dei servizi e delle attività di investimento;
  • altri soggetti che intervengono nell’esecuzione di transazioni finanziarie, compresi gli intermediari non residenti nel territorio dello Stato.

Attività di intrattenimento svolte a settembre, il 16 ottobre si paga

Il 16 ottobre devono versare l’imposta relativa alle attività di intrattenimento svolte con carattere di continuità nel mese di settembre i soggetti che esercitano attività di intrattenimento. Il pagamento deve essere effettuato tramite modello F24 con modalità telematiche, direttamente oppure attraverso un intermediario abilitato.

L’imposta dovuta viene determinata in relazione alle attività realizzate nel mese precedente.

Versamento delle imposte per conto dei pensionati

Infine, il calendario del 16 ottobre comprende un appuntamento specifico per gli enti pensionistici. In particolare, devono versare la rata delle imposte dovute in sede di assistenza fiscale i soggetti che corrispondono redditi di pensione di importo non superiore a 18.000 euro annui, compresi gli enti e gli organismi pubblici e le Amministrazioni centrali dello Stato.

Anche in questo caso, si tratta di un ulteriore passaggio con cui l’ente pensionistico trasferisce allo Stato le somme già recuperate sui cedolini, completando la gestione delle imposte per questa fascia di reddito.

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Dark Clark, fronti fittizi e firme inesistenti. La nuova grammatica dell’IA nella guerra cognitiva

C’è un dettaglio, nel rapporto che OpenAI ha pubblicato l’8 ottobre, che vale più di molte previsioni sul futuro della guerra cognitiva . Gli operatori russi dell’operazione battezzata “Dark Clark” non usavano ChatGPT soprattutto per fabbricare propaganda, ma per scrivere i rapporti destinati ai propri superiori. E in quei rapporti si attribuivano meriti che non avevano: rivendicavano come frutto del proprio lavoro argomenti che Buenos Aires sostiene da decenni sulle Malvinas, o servizi della stampa brasiliana che si limitavano a citare il video di un prigioniero. Un’operazione d’influenza rivolta, prima ancora che al pubblico latinoamericano, ai propri committenti a Mosca.

L’aneddoto non è folclore burocratico. Racconta con precisione che cosa sia oggi l’intelligenza artificiale (IA) nelle mani degli apparati che conducono la guerra ibrida: non un’arma nuova, ma un acceleratore di processi antichi. Lo scrive la stessa OpenAI: queste operazioni assomigliano in modo impressionante alle campagne complesse dell’era pre-IA, con la differenza che l’IA rende più agevoli alcuni passaggi del lavoro. Chi si aspettava la rivoluzione degli eserciti di bot onniscienti deve prendere atto che la vera innovazione è un’altra, ed è più insidiosa.

Dalla quantità alla credibilità

Il dato strategico più rilevante del rapporto non riguarda la tecnologia, ma la distribuzione. Analizzando le trenta operazioni d’influenza smascherate negli ultimi due anni e mezzo, OpenAI osserva che quelle affidate soltanto ai social network non superano la terza categoria della Breakout Scale, mentre quelle che riescono a collocare i propri contenuti in testate reali raggiungono la quarta e la quinta. «Dark Clark» è la prima operazione di categoria 5 mai interrotta dall’azienda; l’iraniana «Bogus Bylines» si è fermata alla quarta.

È la conferma di un passaggio d’epoca. La stagione di Doppelgänger, con i cloni dei siti di Le Monde e Der Spiegel e le campagne a pagamento per spingerli, puntava sul volume. La nuova stagione punta sulla facciata: un’entità credibile, un nome, una firma, un istituto, che possa bussare alla porta di una redazione o di una scuola e ottenere ciò che nessun bot può comprare, cioè la fiducia di un intermediario umano. È la logica delle «misure attive» sovietiche, aggiornata ai costi marginali quasi nulli della produzione testuale.

Tre architetture della finzione

La prima è il think tank con personale ignaro. Gli operatori russi controllavano il Social Research Center, una piattaforma di ricerca latinoamericana dedicata alla diaspora indiana e ai rapporti tra l’India e la regione, attraverso una persona fittizia, «Mia Clark». I dipendenti sul campo, a quanto risulta, non sapevano per chi lavorassero: intervistavano esperti e redigevano studi in buona fede, oltre sessanta articoli in gran parte originali. Intorno a questa facciata ruotavano i colpi veri. A maggio, una falsa e-mail della Direzione regionale dell’educazione di Lima ha invitato le scuole a celebrare l’Ucraina citando Stepan Bandera; alcune hanno risposto inviando le foto. La vicenda è rimbalzata sulla stampa peruviana e polacca, fino a provocare la proposta di un eurodeputato polacco di dichiarare persona non grata chi manifesta «antipolonismo». In Ecuador, un’altra e-mail falsa ha spinto alcune scuole a un giuramento di fedeltà al presidente Noboa e a Erik Prince, costringendo la ministra dell’Istruzione a una smentita pubblica. In Bolivia, nel pieno delle proteste, un falso audio attribuito a un dipendente dell’azienda idrica annunciava il taglio dell’acqua a La Paz. La filiera rimanda a «Politology», la struttura che diverse inchieste indicano come erede della galassia di Prigozhin, e il modello ricalca PeaceData, il falso giornale che nel 2020 reclutava reporter inconsapevoli.

La seconda architettura è il giornalista inesistente. «Bogus Bylines» ha gestito sette firme di presunti freelance occidentali, che dal luglio 2025 hanno collocato quasi cento articoli su oltre una dozzina di testate di politica internazionale, con un’impennata dopo lo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Iran. ChatGPT serviva a confrontare le bozze con i criteri editoriali di ciascuna testata e a scrivere le e-mail di proposta ai direttori. Una delle testate contava quasi due milioni di follower su Facebook. È la versione industriale di Alice Donovan, la finta giornalista dietro cui operava l’intelligence militare russa nel 2016-17. Il dettaglio più istruttivo è che i commenti generati in serie sui social non hanno prodotto quasi nulla, mentre gli articoli firmati sono entrati nel circuito dell’informazione: la credibilità rende, il rumore no.

La terza è il think tank di cartapesta. L’International Burke Institute, smascherato ad agosto , si presentava come comunità di esperti con sede in Israele, esibiva un «indice di sovranità» che collocava la Russia davanti alle democrazie occidentali e annoverava tra i propri autori, a loro insaputa, nomi come Fukuyama e Chomsky. Qui l’IA serviva soprattutto alla promozione, mentre i contenuti erano in larga parte plagiati. Eppure ancora a settembre una testata online trattava quell’indice come uno strumento serio: il riciclaggio informativo funziona anche quando la facciata è fragile.

Che cosa fa davvero l’IA

Se si scompone il lavoro di queste reti, il contributo dell’intelligenza artificiale è riconoscibile e circoscritto. Offre fluidità linguistica, perché un operatore a Mosca può chiedere di tradurre un testo in spagnolo ecuadoriano o di imitare lo stile di un ufficio pubblico peruviano. Offre conformità editoriale, perché un pezzo può essere tagliato su misura per le linee guida di ogni redazione. Offre scala, perché una piccola cellula può mantenere vive più identità contemporaneamente. E offre una burocrazia a basso costo: rendiconti, presentazioni, metriche gonfiate per chi paga.

Il vantaggio è un’asimmetria di costi. Produrre una facciata credibile costa sempre meno, mentre verificarla costa sempre di più a redazioni sottodimensionate, scuole, amministrazioni e piattaforme. Ma il punto vulnerabile non è tecnologico. È istituzionale: la fiducia con cui un preside esegue una circolare, la disponibilità di una piccola testata a pubblicare un collaboratore gratuito, l’assenza di qualsiasi controllo sull’identità di chi propone un articolo. La guerra cognitiva contemporanea non attacca le menti una per una; attacca i protocolli di fiducia attraverso cui le società si informano. E la frontiera successiva è già visibile: la rete «Pravda», inondando il web di contenuti pensati più per i crawler che per i lettori, ha mostrato come il bersaglio del riciclaggio informativo possa diventare la macchina stessa, il chatbot che poi restituisce quei contenuti come fatti .

La lezione per chi difende

La prima lezione è che l’esposizione pubblica funziona. Alice Donovan e PeaceData cessarono le attività dopo essere state smascherate, perché un’operazione fondata sulla copertura non sopravvive alla perdita della copertura. L’attribuzione tempestiva e documentata è un deterrente, a condizione che governi, piattaforme, aziende di IA e ricercatori condividano le informazioni invece di custodirle ciascuno nel proprio silo.

La seconda è che la difesa va spostata sugli intermediari. Servono procedure minime di verifica dell’identità dei collaboratori esterni nelle redazioni, sistemi di autenticazione della posta elettronica nelle amministrazioni e nelle scuole, canali rapidi di smentita istituzionale. Sono misure poco spettacolari, ma colpiscono proprio il punto in cui queste operazioni trasformano una falsità in un fatto pubblico.
La terza riguarda chi analizza. Gli operatori gonfiano il proprio impatto per compiacere i superiori: l’analista che prende per buone quelle rivendicazioni, o che descrive ogni campagna come un successo devastante, completa il lavoro dell’avversario. L’obiettivo di fondo della guerra cognitiva è la sfiducia generalizzata, l’idea che nulla sia credibile. Sopravvalutare il nemico serve quella causa quanto sottovalutarlo.

Resta un paradosso che merita attenzione. Affidando ai modelli linguistici la propria contabilità interna, gli operatori hanno aperto una finestra sul loro back office: il rapporto scritto per il capo è stato letto anche da chi li osservava. L’intelligenza artificiale moltiplica la capacità offensiva, ma lascia tracce. Per i servizi e per le democrazie la sfida dei prossimi anni sarà imparare a leggerle prima che una falsa circolare arrivi in una scuola italiana.

Per approfondire:

Dietro le quinte della guerra cognitiva. Come Mosca istruisce i suoi narratori italiani

Contro la guerra cognitiva russa serve una contro-narrativa. L’analisi di Pagani

L’Ombra del Cremlino. Anatomia della guerra cognitiva russa dall’Italia all’Europa

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Vídeo: Radialista relata agressão durante cobertura de jogo entre São Luís e Goianésia

O radialista Vinícius de Paula relatou, durante entrevista concedida na manhã desta quinta-feira (8) à Rádio Difusora Goiânia, como ocorreu a agressão sofrida após a partida entre São Luís e Goianésia, pela Divisão de Acesso do Campeonato Goiano. O relato será publicado em vídeo pelo Diário da Manhã.

Leia também

Vinícius fazia a cobertura da partida quando começou uma discussão entre jogadores do São Luís e torcedores, após a derrota da equipe da casa por 3 a 1. O episódio aconteceu nas proximidades do vestiário do estádio Jutair Neto, em São Luís de Montes Belos.

Enquanto registrava a movimentação, o radialista foi atingido no rosto por uma laranja arremessada pelo jogador identificado como Dávila. O impacto provocou fraturas no nariz e também problemas na região dos olhos. Segundo as informações iniciais sobre o atendimento médico, há possibilidade de lesões que podem comprometer a visão.

Na entrevista, Vinícius detalhou os momentos que antecederam a agressão e contou como foi atingido enquanto exercia a atividade profissional de cobertura esportiva.

O caso gerou manifestações de solidariedade de emissoras de rádio e repercutiu entre profissionais da imprensa esportiva. O São Luís Atlético Clube divulgou nota de repúdio e afirmou que não compactua com a atitude do jogador. A diretoria também informou que deverá adotar medidas disciplinares.

As rádios Vale FM e Líder FM, onde Vinícius atua na cobertura esportiva, também condenaram o episódio e manifestaram apoio ao profissional.

A ocorrência segue em apuração pela polícia. A Federação Goiana de Futebol (FGF) também ainda não se manifestou sobre o episódio. O espaço permanece aberto para que a entidade apresente seu posicionamento.

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Prisão preventiva para médico detido em Albufeira por violar paciente em consulta

Vítima de 52 anos foi sujeita à prática de atos sexuais de relevo.

O médico que foi detido, em Albufeira, por violar uma paciente durante uma consulta, ficou esta quarta-feira em prisão preventiva, após ter sido presente a juiz no Tribunal de Portimão.

Em notícia avançada pelo CM, é referido que o clínico tem 61 anos, é de nacionalidade estrangeira, mas já reside em Portugal há muito tempo. Foi detido em Albufeira quando estava a dar consultas num outro estabelecimento de saúde.

O crime terá ocorrido no passado mês de junho, segundo a Polícia Jiudiciária, “em ambiente totalmente controlado pelo arguido”, tendo a vítima, de 52 anos, sido sujeita à prática de atos sexuais de relevo, com a introdução de dedos na vagina, quando o médico lhe dizia que estava a fazer o diagnóstico para as dores que sentia.

A Judiciária confirma que o detido “já possui antecedentes policiais e criminais, tendo sido condenado por crimes contra autodeterminação sexual, ocorridos em diferentes unidades hospitalares privadas na região do Algarve”.

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Funcionários de restaurante ameaçados com arma branca. Suspeito “resistiu violentamente à intervenção policial”

A PSP deteve um homem, de 31 anos, suspeito de ameaçar funcionários de um restaurante com uma arma branca e que resistiu violentamente à intervenção policial, em Faro.

O conteúdo Funcionários de restaurante ameaçados com arma branca. Suspeito “resistiu violentamente à intervenção policial” aparece primeiro em Algarve Marafado.

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Salari italiani: se cambia la misura il problema resta

È vero che minimo contrattuale e salario effettivamente percepito non sono la stessa cosa. Ma qualunque misura si utilizzi, l’Italia ha subito una forte perdita di salario reale rispetto agli altri grandi paesi. Chiamando in causa la contrattazione collettiva.

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Lagos: PSP detém homem suspeito de agressão com faca e ameaças de morte na via pública

A PSP deteve, na madrugada de 29 de setembro, um homem de 43 anos, suspeito de ter agredido um cidadão com uma arma branca e de ter dirigido ameaças de morte a outras pessoas, no centro da cidade de Lagos.

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Algarvio Tiago Guadalupe publica novo livro sobre liderança e o percurso de João Matos em Loulé

Durante o Portugal Football Summit foi divulgado o novo livro do algarvio Tiago Guadalupe, funcionário da Câmara Municipal de Loulé e colonista no jornal A Bola.

“Capitão João Matos – Liderar, vencer e inspirar” é a mais recente obra de Tiago Guadalupe e será apresentada a 9 de outubro, na Cidade do Futebol, numa iniciativa da Federação Portuguesa de Futebol. 

Com a chancela Portugal Legends, a obra nasce de um projeto desenvolvido pela editora 21Books e pela agência whynote.pt, em parceria oficial com a Decathlon e a União das Freguesias de Carnaxide e Queijas.

Mais do que uma biografia desportiva, o livro parte do percurso de João Matos para propor uma reflexão sobre liderança pelo exemplo, disciplina, consistência, resiliência, comunicação, gestão de equipas, egos e conflitos, tomada de decisão, capacidade de adaptação, inovação, equilíbrio pessoal e legado, procurando transportar as experiências e aprendizagens construídas no desporto de alto rendimento para outros contextos da vida pessoal e profissional.

Ao longo de mais de duas décadas ao mais alto nível, João Matos construiu uma carreira marcada pela longevidade, consistência e liderança. Mais de 40 títulos, mais de 200 internacionalizações, um Campeonato do Mundo e dois Campeonatos da Europa ao serviço de Portugal, além de três títulos europeus pelo Sporting CP, fazem parte de um percurso que o tornou uma referência do futsal português e internacional.

Contudo, são sobretudo as experiências e aprendizagens construídas ao longo desse caminho que constituem o centro da obra. O objetivo passa por transportar princípios provenientes do desporto de alto rendimento para outros contextos, tornando o livro relevante para atletas e treinadores, mas também para gestores, professores, estudantes, empreendedores, dirigentes e líderes de equipas.

“Capitão João Matos – Liderar, vencer e inspirar” reúne ainda diferentes perspetivas sobre o jogador e capitão. Pedro Proença assina a introdução, Frederico Varandas o prefácio e Jorge Braz o posfácio, juntando-se ao livro contributos e reflexões de personalidades como Nuno Dias, Sebastián Coates, Nani, Rui Miguel Nabeiro e Pedro Dias, entre outras.

Frederico Varandas resume uma das ideias centrais da obra ao afirmar que «o seu legado não se mede apenas no que conquistou, mas sobretudo no que inspirou». Pedro Proença considera que João Matos deixa «o Futsal muito melhor do que aquele que encontrou», enquanto Jorge Braz reconhece: «O João ajudou-me a ser melhor treinador.»

O livro inclui igualmente o capítulo “Cocriar para inspirar”, com Tiago Valadas, Diretor de Marketing da Decathlon Portugal, dedicado à relação entre João Matos e a marca e à evolução dessa ligação para um processo de cocriação.

As reflexões reunidas na obra procuram mostrar que muitas das questões enfrentadas no desporto são comuns a organizações e equipas de diferentes áreas: como construir uma cultura vencedora, liderar sem depender de um cargo, reagir ao erro, gerir conflitos, manter a exigência depois do sucesso e preparar o final de um ciclo.

Para Tiago Guadalupe, é precisamente na influência exercida sobre os outros que se encontra uma das principais mensagens do livro:

«Os grandes atletas deixam resultados. Os grandes capitães deixam uma cultura. Os grandes líderes deixam pessoas melhores.»

“Capitão João Matos – Liderar, vencer e inspirar” já está disponível para venda através da editora 21Books: https://www.21books.pt/livros-1/p/capito-joo-matos 

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Quanto ci costano le leggi scritte male?

Le leggi scritte male sono un costo per il nostro paese. Con Luigi Guiso parliamo di come impattano sulla crescita economica, qual è il legame che hanno con l’instabilità politica e quali sono gli strumenti che potrebbero alleviare il problema. Tutto in mezz'ora.

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Loulé vai falar de Saúde Hormonal de Homens e Mulheres

O Ciclo de Conversas “Semear Hoje…Colher o Amanhã…” está de regresso à Biblioteca Municipal Sophia de Mello Breyner Andresen, no dia 25 de setembro, pelas 18h30, sob o tema “Saúde Hormonal: o que os homens e as mulheres precisam saber”.

A vida hormonal é um dos pilares fundamentais da saúde humana, influenciando o crescimento, a reprodução, o metabolismo, o humor, o sono e os níveis de energia ao longo de toda a vida. 

Embora homens e mulheres possuam muitas das mesmas hormonas, as suas concentrações e padrões de variação diferem, o que explica muitas das diferenças biológicas e algumas particularidades na saúde de cada sexo.

Tanto nos homens como nas mulheres, as hormonas exercem uma influência significativa sobre a saúde mental e emocional. O equilíbrio hormonal está intimamente ligado ao funcionamento do cérebro, podendo afetar a capacidade de concentração, a memória, a motivação e o estado de espírito. Alterações hormonais podem contribuir para sintomas de ansiedade, irritabilidade, tristeza ou perturbações do sono, sendo por isso importante considerar a saúde hormonal como parte integrante do bem-estar global.

Compreender a vida hormonal dos homens e das mulheres permite reconhecer que muitas transformações físicas e emocionais fazem parte dos processos naturais do organismo. O conhecimento destas alterações favorece uma melhor adaptação às diferentes fases da vida e incentiva a procura de apoio profissional sempre que necessário. Afinal, cuidar da saúde hormonal é cuidar da saúde como um todo, promovendo qualidade de vida, equilíbrio e bem-estar em todas as idades.

A sessão do mês de setembro será dinamizada por Bernardo Pessoa, médico especialista em Medicina Geral e Familiar e Medicina Desportiva.

Levado a efeito mensalmente, esta iniciativa desafia a população em geral a participar, refletir, partilhar e debater sobre variados temas, com o objetivo de contribuir para a capacitação de cada um e das famílias, na promoção da sua saúde e bem-estar.

À semelhança do que tem vindo a realizar-se nas sessões anteriores, durante a iniciativa os participantes poderão proporcionar aos seus filhos, com idade igual ou superior a 3 anos de idade, uma atividade dedicada à promoção do livro e da leitura, dinamizada pelos profissionais da biblioteca, mediante inscrição prévia.

A participação é gratuita, mas sujeita a inscrição através do seguinte link: https://forms.gle/HY9YH66sfbnsnUwt9

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