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En imágenes: reclamo popular planta cara a la brutalidad policial en Francia
Descubren en Córcega una casa romana tallada en la roca con su propio puerto de los últimos siglos del Imperio

Policía francesa reprime a manifestantes que exigen mejores condiciones educativas
Francia se prepara para una jornada de protestas en más de 80 ciudades
La Francia torna in piazza contro il caro vita: oltre 500 blocchi e asse Gilet Gialli-studenti. Governo: “Ci aspettiamo disordini”
Sul sito 17octobregiletjaune.net una mappa raccoglie tutte le azioni previste oggi in Francia per la giornata di mobilitazione contro il caro vita: “Gilet gialli, Generazione Z, Indignati, agricoltori, vigili del fuoco, operai, insegnanti, operatori sanitari, militanti ecologisti, pensionati – si legge sul sito -: sabato 17 ottobre, ovunque, le nostre lotte si organizzano, le nostre rivendicazioni si esprimono e la nostra solidarietà si rafforza”. Sul sito figurano più di 500 azioni, cortei, blocchi di autostrade, rotonde, depositi di carburante, stazioni di servizio. Ma le autorità si aspettano anche a centinaia di raduni e manifestazioni spontanei. Alcuni appelli sono stati lanciati da alcune figure storiche dei Gilet gialli, come Jérôme Rodrigues e Éric Drouet, protagonisti del movimento contro l’aumento delle tasse sui carburanti del 2018 e 2019. Attorno alla mobilitazione si ritrovano anche sindacati, militanti della sinistra radicale e poi ci saranno gli studenti, che da metà settembre protestano per rivendicare condizioni di studio più degne e uguali per tutti.
L’appello è nato sui social in sordina e si è intensificato nelle ultime settimane trainato proprio dai blocchi dei licei, a cui si sono aggiunte le università. I motivi per unirsi sono diversi, l’invito è a far convergere i malcontenti diversi. Difficile prevedere quale sarà la portata reale della protesta. Gli studenti in ogni caso ci saranno. Dalla riunione di oggi con il ministro dell’Educazione, Edouard Geffray, non è emerso nulla di concreto. L’Unione sindacale dei liceali ha pure annunciato che boicotterà la prossima riunione già fissata per lunedì 19. Il governo insiste che la mobilitazione è in calo, ma anche oggi numerosi licei erano bloccati. È rimasta chiusa anche l’HEC, la prestigiosa Scuola di studi commerciali di Parigi.
Al liceo Paul-Éluard di Saint-Denis, che è stato tra i primi a mobilitarsi un mese fa, insegnanti e studenti hanno denunciato la “violenza” con cui alcuni poliziotti in borghese sono intervenuti per fermare uno studente. Secondo le prime ricostruzioni, gli agenti sono stati circondati da una cinquantina di persone, tra insegnanti e personale scolastico, che cercavano di impedire loro di portare via il ragazzo. I poliziotti alla fine lo hanno lasciato andare.
Dall’inizio del movimento, 36 inchieste interne sono state aperte dall’Ispettorato di polizia. I metodi utilizzati dalle forze dell’ordine contro i ragazzi sono sotto accusa da settimane. A questo proposito, è diventata virale sui social, una foto – che in realtà è un foto montaggio – una foto della Pantera rosa che fugge dai cannoni ad acqua. Contro i black bloc il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha autorizzato l’uso di tutte le controverse armi non letali, dette intermedie, utilizzate dalle forze dell’ordine, comprese e pistole LBD che sparano proiettili di gomma, e le pistole a impulsi elettrici taser, e anche le granate stordenti, il cui uso era stato sospeso in via precauzionale durante le proteste dei liceali, dopo che a Lens un quindicenne aveva perso una mano in seguito all’esplosione di uno di questi ordigno. Il via libera alle armi intermedie riapre il dibattito sulla gestione delle manifestazioni e sulla proporzionalità degli interventi delle forze dell’ordine.
A Parigi le organizzazioni sindacali dei giovani si uniscono alla protesta dei gilet gialli. Nella capitale si attendono due cortei, accanto ai gilet gialli ci sarà sicuramente la Cgt. “Il governo deve prendere i soldi dove ci sono”, ha detto la segretaria generale del sindacato, Sophie Binet, chiedendo che il peso delle misure economiche previste dalla nuova legge di Bilancio per il 2027 non ricadano solo sui lavoratori e sui pensionati. In strada ci sono anche i militanti di La France Insoumise, che sostengono sin dall’inizio le rivendicazioni degli studenti. Contro Jean-Luc Mélenchon si è scagliato Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national, che ha accusato il leader LFI di strumentalizzare la manifestazione, “un’occasione per la Francia del caos – ha detto – di riunirsi dietro Mélenchon”.
Anche Nuñez punta il dito contro la sinistra radicale. Il ministro si aspetta “disordini, in particolare nei cortei parigini e nelle grandi città, che i movimento di estrema sinistra cercheranno probabilmente di far degenerare con le consuete azioni di aggressione alle forze dell’ordine e tentativi di violenze lungo i percorsi”, ha riferito alla stampa francese una fonte vicina al ministro dell’Interno. Le azioni di blocco su arterie stradali strategiche e su infrastrutture di grande rilevanza “non saranno tollerate”.
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Francia, ¿al borde de una crisis de deuda?
Mientras las calles de Francia se llenan de protestas exigiendo mayor gasto público, los intereses que exige el mercado para comprar los bonos franceses a diez años rozan el 5% y su prima de riesgo supera los 100 puntos básicos, un nivel que no se veía desde la crisis del euro de 2012.
Francia se encuentra bajo la lupa de los mercados. Y no es para menos. Su deuda pública pasará del 115% sobre el PIB en 2025 al 120% al cierre de 2026 y el déficit sigue sin corregirse. Además, con un crecimiento previsto de apenas el 0,5% y una factura anual por los intereses de la deuda que ronda los 90.000 millones de euros, el Ejecutivo francés tiene cada vez menos margen para cuadrar sus cuentas.
Pero no es solo un problema económico, la política incrementa la desconfianza de los inversores. A las puertas de las elecciones presidenciales de 2027, las propuestas económicas de la candidata de extrema derecha, Marine Le Pen, y del candidato de extrema izquierda, Jean-Luc Mélenchon, añaden incertidumbre sobre la credibilidad financiera del país.
Y, mientras los mercados ponen en entredicho la capacidad de Francia para corregir sus desequilibrios, queda otra incógnita: ¿hasta dónde estaría dispuesto a llegar el Banco Central Europeo realmente para frenar una eventual crisis de deuda francesa?
“Se i ragazzi tornano a vivere con i genitori significa che non trovano lavoro e non hanno abbastanza soldi per l’affitto. Mi dispiace lasciare ai miei figli un mondo in questo stato”: così Sophie Marceau
Ha scelto di tornare a quel personaggio, anche se non considera Il tempo di Anne un vero sequel de Il tempo dell’amore, film del 2008. Sophie Marceau, che compirà 60 anni a novembre, torna al cinema nei panni di una madre alle prese con figli ormai adulti, nuove relazioni e una vita sentimentale che passa anche attraverso social e app di dating.
A Vanity Fair spiega: “Se avessimo voluto fare un sequel ci avremmo pensato a distanza di pochi anni, tanto più che era stato un successo. E credo che riprendere quel personaggio dopo una pausa così lunga sia più interessante perché ti permette di raccontare un vero cambiamento. I figli di Anne hanno ormai quasi 30 anni, sono in quella fase che segna il passaggio all’età adulta vera e propria”.
Il film finisce inevitabilmente per incrociare anche la sua vita privata. Nel racconto, la figlia della protagonista torna a casa: come reagirebbe Marceau se accadesse lo stesso con i suoi figli, Vincent, 32 anni, e Juliette, 24? La risposta tiene insieme due sentimenti diversi. Da una parte “fa sempre piacere essere un punto di riferimento. La famiglia dovrebbe rappresentare un rifugio, un posto dove puoi tornare quando le cose non vanno bene”. Dall’altra, però, “se le ragazze e i ragazzi tornano a vivere con i genitori, significa che non riescono a trovare un lavoro e che non hanno abbastanza soldi per pagare l’affitto. Non è un buon segnale”.
Ed è proprio da qui che il discorso si allarga alle difficoltà delle nuove generazioni e alle proteste che hanno portato migliaia di ragazzi in piazza in Francia. Per Marceau non si tratta soltanto di una questione francese, ma di un clima più generale, segnato dal disincanto e dalla sensazione che il futuro sia diventato più incerto. “È evidente che non andrà bene per niente. Un tempo era più facile trovare un lavoro, avere abbastanza soldi per vivere e, in un certo senso, c’era molta più libertà. E anche più ignoranza. Voglio dire, più informazioni ricevi più diventi ansioso e più ti senti in colpa per non essere in grado di fare nulla“.
Poi il pensiero va direttamente ai suoi figli e a ciò che la sua generazione lascia a quella successiva: “Io ormai sono una vecchia ragazza e mi dico: ‘La mia vita appartiene più al passato che al futuro’, ma mi dispiace lasciare ai giovani, ai miei figli, un mondo in questo stato. Non voglio sembrare troppo pessimista, però. Ho fiducia nelle nuove generazioni”.
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Francia, l’economista Piketty lancia il referendum sulla “tassa per i super-ricchi”
Tassare i super-ricchi per favorire la ridistribuzione delle ricchezze e recuperare risorse per finanziare gli investimenti pubblici. Il celebre economista Thomas Piketty propone un referendum per introdurre una “tassa di solidarietà nazionale” in due misure: la prima è un contributo straordinario del 50% sull’incremento di patrimonio accumulato nell’ultimo decennio; la seconda è un’imposta permanente del 10% l’anno sui patrimoni che superano i 100 milioni di euro. Questa la prima soglia. Piketty non esclude però ulteriori interventi: “A questo stadio bisogna cominciare dai patrimoni superiori a 100 milioni di euro. In seguito, si potrebbe discutere se partire da 10 milioni, applicando aliquote più basse”. Non si tratta quindi di “vietare” i miliardari, ma di farli contribuire in proporzione alla propria ricchezza: “Quando c’erano meno miliardari e la concentrazione della ricchezza era inferiore, abbiamo avuto più prosperità, crescita e produttività -, ha dichiarato l’economista intervenendo stamattina su BFM Tv -. La Francia non è mai stata così ricca in termini di ricchezza prodotta, ma il problema è la sua distribuzione”.
Secondo i dati citati da Piketty, tra il 2017 e il 2026 il patrimonio complessivo dei più ricchi sarebbe passato da 200 a 1.000 miliardi di euro, quintuplicando in dieci anni. Le entrate della nuova tassa potrebbero contribuire inoltre alla creazione di un “fondo sovrano” destinato a “finanziare gli investimenti e a rafforzare il controllo della Francia sulle proprie scelte economiche”. Per evitare che i grandi patrimoni si sottraggano al prelievo trasferendosi all’estero, Piketty propone inoltre di mantenere una tassazione anche dopo il trasferimento di residenza: “Quando ci si è arricchiti utilizzando le strutture della Francia – afferma -, si deve pagare la tassa, che si vada all’estero oppure no”.
La tassazione dei più ricchi è anche al centro del programma economico presentato ieri da Jean-Luc Mélenchon, che dice di voler “rimettere ordine nei conti pubblici”. Il candidato della France insoumise all’Eliseo – che negli ultimi sondaggi ottiene fino al 18% delle intenzioni di voto al primo turno del 18 aprile 2027, qualificandosi al ballottaggio contro Marine Le Pen (in testa col 34-35%) – punta a raccogliere oltre 106 miliardi di euro di entrate aggiuntive, destinandone 81,7 a nuove spese e circa 25 alla riduzione del deficit. “I governi da Sarkozy in poi – ha accusato Mélenchon – hanno organizzato l’impoverimento metodico e organizzato dello Stato”. Tra le sue principali misure figura la tassa Zucman, sostenuta anche da Piketty – che prevede un’imposta minima annua del 2% sui super ricchi con capitali superiori ai 100 milioni di euro. Secondo Mélenchon permetterebbe di fare entrare nelle casse dello Stato fino a 15 miliardi di euro. Altri 10 miliardi arriverebbero dall’introduzione di “tassa climatica” e 9 miliardi dalla soppressione della flat tax sui redditi da capitale. Mélenchon propone inoltre l’abrogazione della riforma delle pensioni, che costerebbe circa 9 miliardi di euro: l’età pensionabile scenderebbe in un primo tempo a 62 anni, poi a 60.
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Francia: más de 7.900 detenidos en protestas estudiantiles
Da Torino a Roma e Napoli: le prime scuole occupate in Italia. Venerdì 16 sciopero nazionale e cortei
Il vento della protesta che tira dalla Francia inizia lentamente a sentirsi anche in Italia. Mentre Oltralpe gli studenti organizzano cortei e manifestazioni, qui sono iniziate le prime occupazioni studentesche. Le prime a essere interessate sono le città più grandi: Napoli, Roma, Bologna, Milano e Torino (scrivi a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it per segnalare anche la tua scuola). Una mobilitazione che venerdì 16, con lo sciopero nazionale indetto dal sindacato Sisa (Sindacato indipendente scuola e ambiente) potrebbe creare molti disagi. Dai licei all’Università tutti sono pronti a rivendicare e ad alzare la voce contro il decreto Scuola, i finanziamenti per il riarmo a discapito dell’Istruzione e il diritto alla casa.
Una battaglia lanciata anche dal “Fatto Quotidiano” che ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” organizzando una petizione per chiedere che gli stipendi dei professori siano adeguati alle medie europee.
A Napoli la mobilitazione coinvolge una decina di scuole superiori, intrecciandosi con le proteste degli universitari contro il caro affitti davanti alla Federico II. Tra le scuole occupate o mobilitate figurano i licei “Tito Lucrezio Caro”, l’“Umberto Primo”, il “Sannazaro”, il “Mercalli”, il “Genovesi”, il “Mazzini”, il “Margherita di Savoia”, il “Serra”, l’“Alberti”, il “Giordani”, il “Diaz” e il “Panzini”. Inoltre davanti alla sede centrale della Federico II sono tornate le tende. Tra i temi della protesta, oltre a quelli già citati, c’è anche il progetto di realizzazione di un Cpr a Castel Volturno. Un clima di tensione che in queste ore è stato registrato soprattutto al “Mazzini” dove sono intervenute le forze dell’ordine e all’ “Alberti” dove alcuni professori hanno tentato di impedire l’ingresso a ragazzi con il volto coperto.
Anche nella Capitale la protesta si sta iniziando ad allargare. Tra i primi istituti a essere stati occupati e coinvolti nella mobilitazione si segnalano il liceo “Cavour” e gli istituti “Lattanzio” e Levi Civita” e successivamente altri otto. A Genova, gli studenti hanno occupato il “Gobetti” e il “Calvino” contro i tagli all’Istruzione. A Bologna è scattata la prima occupazione ufficiale dell’anno scolastico 2026-2027 al liceo “Laura Bassi” . A Torino si contano almeno dodici scuole coinvolte. In alcuni istituti si sono registrati forti momenti di tensione e danni causati da infiltrazioni di gruppi esterni, che hanno portato alla sospensione temporanea delle lezioni. Tra le scuole citate nelle proteste ci sono il liceo “Cattaneo”, gli istituti “Boselli”, “Peano”, “Copernico”, “Luxemburg”, “Santorre di Santarosa”, “Passoni” e “D’Azeglio” oltre al liceo “Regina Margherita” e l’istituto “Giulio”. Nei giorni scorsi oltre duecento studenti si sono riuniti davanti alla Città Metropolitana per chiedere interventi edilizi. Piano piano è iniziato l’autunno delle occupazioni.
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La Francia ha perso il fronte repubblicano che per vent’anni ha fermato i Le Pen

La buona notizia per la sinistra francese è che Raphaël Glucksmann ha vinto le primarie per le presidenziali col sessantasei per cento dei voti (Ségolène Royal ha riscosso un umiliante sette per cento), ma la cattiva notizia, che dice tutto sullo stato di salute della gauche francese, è che al voto hanno partecipato solo centoventimila elettori, mentre alle primarie del 2011 che designarono la candidatura di François Hollande parteciparono 2.844.000 elettori. Un declino netto, che lascia ben poche probabilità che sia lui a vincere, al secondo turno, la sfida della sinistra contro Marine Le Pen, perché i sondaggi gli attribuiscono solo tra l’undici e il quattordici per cento dei voti. Di conseguenza, sempre stando ai sondaggi, a contendersi invece l’accesso al ballottaggio con Marine Le Pen saranno Jean-Luc Mélenchon e il centrista Édouard Philippe, leader del partito Horizons, dal 2017 indispensabile alleato di Emmanuel Macron, entrambi accreditati oggi di percentuali comprese tra il quattordici e il diciannove per cento, con un sensibile vantaggio per il primo.
Non solo, sulla candidatura di Raphaël Glucksmann – che non è iscritto al Partito Socialista ed è a capo di un suo movimento, Place Publique – incombe anche la minaccia di una candidatura in solitaria di François Hollande al primo turno, in preda a una senile ambizione di rivincita dopo una presidenza tanto disastrosa da indurlo a non ricandidarsi nel 2017, caso unico nella storia delle presidenziali francesi, per un secondo mandato consecutivo.
Dunque, mentre Marine Le Pen si consolida largamente al primo turno con una cifra tra il trentuno e il trentacinque per cento dei voti previsti dai sondaggi, lo sfidante verrà scelto dall’esito del confronto tra il candidato dell’estrema sinistra e il candidato centrista. E qui si misura il peso decisivo della decisione difficilmente comprensibile di Emmanuel Macron di non designare un suo erede. Infatti, la tenzone al primo turno tra due suoi ex primi ministri, Édouard Philippe, appunto, e Gabriel Attal rischia di rivelarsi fatale e di favorire nettamente l’ipergauchista Jean-Luc Mélenchon. Attal, che è stato primo ministro per soli nove mesi nel 2024 e che è stato travolto dall’improvvida decisione di Macron di indire elezioni politiche anticipate dopo un disastroso voto popolare alle europee, è accreditato al primo turno solo tra il cinque e l’otto per cento dei voti. Ma sono tutti suffragi centristi tolti a Édouard Philippe, che è stato premier per tre anni e che, a seguito di questa concorrenza nella sua area, rischia appunto di essere superato da Jean-Luc Mélenchon. Invece, se Attal non avesse deciso per questa candidatura suicida, che alcuni sospettano essere solo funzionale, appunto, a “impallinare” Philippe, tutti i sondaggi indicano che la sfida al secondo turno all’estrema destra sarebbe condotta dal candidato centrista, che batterebbe nettamente il leader dell’estrema sinistra. Philippe avrebbe infatti non poche chances di contrastare la Le Pen, tanto che oggi, a sette mesi dal voto, viene sì dato come perdente dai sondaggi, ma con un margine risicato che va dal quarantasei addirittura al quarantanove per cento dei voti. Una distanza che potrebbe essere colmata da una buona campagna elettorale.
Dunque, a oggi, due sole sono le certezze sulle prossime presidenziali, oltre a quella di una più che possibile vittoria di una Marine Le Pen favorita da una frammentazione dei suoi avversari che ricorda e supera quella del Campo Largo nostrano. La prima certezza, notevole, è che si è dissolto il Front Républicain, quel voto e quella mobilitazione corale di tutto l’elettorato francese contro l’estrema destra che il 5 maggio 2002 portò Chirac all’82,21 per cento contro Jean-Marie Le Pen. Si è infatti dissolto negli anni quel fronte antilepenista che ha poi funzionato contro Marine Le Pen nelle presidenziali del 2017, in quelle del 2022 e anche nel secondo turno delle legislative anticipate del luglio 2024.
Duplice la ragione dello sbriciolamento di questo argine all’estrema destra. Innanzitutto, un deciso riposizionamento centrista e addirittura neogollista della Le Pen, che ha addirittura espulso suo padre dal Front National nel 2015, che ha cambiato nome al movimento, che ha preso nette posizioni filo israeliane, condannando nettamente l’antisemitismo non tanto sotto traccia di Jean-Marie Le Pen, che ha virato su una posizione antirussa e a favore dell’Ucraina — ma con aiuti a Kyjiv, anche militari, calibrati pesantemente sulle difficoltà economiche della Francia — e che, soprattutto, nel 2022 ha sconfessato quel referendum che ancora nel 2017 aveva proposto per uscire dall’euro e dall’Unione europea.
Oggi, abbandonata ogni ipotesi di Frexit, il suo Rassemblement National non parla assolutamente più di uscita dall’euro, propone una riforma delle regole di Bruxelles dall’interno, in difesa delle prerogative nazionali — innanzitutto contro la prevalenza del diritto europeo su quello nazionale e contro le regole del patto di stabilità — e si presenta all’elettorato con un programma economico moderato. È suo un progetto di taglio della spesa pubblica di centoquaranta miliardi nel quinquennio, finalizzato non solo a contrastare l’aumento del costo della vita — prima motivazione del voto popolare — ma anche a ottenere l’appoggio fondamentale dei poteri economici, con una diminuzione del debito pubblico al centododici per cento del Pil (Macron l’ha portato al centodiciannove per cento) e una diminuzione del deficit sotto il tre per cento (sotto la presidenza Macron ha sfondato il cinque per cento).
La seconda certezza sulle presidenziali è che la rivolta degli studenti, fortemente intrecciata con quella dei giovani di seconda e terza generazione delle banlieues, non avrà un sensibile sbocco politico sulle presidenziali. I pronostici per Jean-Luc Mélenchon non hanno infatti subito una variazione verso l’alto dopo l’ondata di manifestazioni giovanili e resta solo confermato un dato già presente nelle rilevazioni da mesi di un suo consenso pari al quaranta per cento dell’elettorato giovanile.
Anche in Francia si assiste così a un probabile, se non certo, passaggio del governo alla destra, stranamente ma nettamente favorito dall’incapacità del centro e della sinistra riformista di fare fronte comune sul piano politico e programmatico per contrastarlo.
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Glucksmann vuole riunire la sinistra francese senza passare da Mélenchon

Raphaël Glucksmann ha vinto al primo turno le primarie della sinistra socialdemocratica francese, diventando il candidato sostenuto dal Partito socialista e dai suoi alleati alle presidenziali del 2027. Il fondatore di Place Publique ha ottenuto il 66,13 per cento dei voti, staccando nettamente il segretario socialista Olivier Faure, fermo al 14,48 per cento. Terza Ségolène Royal, candidata socialista alle presidenziali del 2007, con il 7,62 per cento. Gli altri due candidati, Emmanuel Maurel e Jérôme Guedj, hanno raccolto poco meno del sei per cento ciascuno. Alla consultazione hanno partecipato oltre centoventimila elettori.
«Questa sera abbiamo vinto insieme queste primarie. Questo risultato dice qualcosa di forte: una sinistra fedele ai propri valori può unirsi, governare e vincere. Può parlare di giustizia, ambiente e Repubblica senza rinunciare a nulla», ha scritto Glucksmann su X. Nel discorso della vittoria a Parigi, l’eurodeputato ha promesso di essere «il candidato della sinistra democratica (…) capace di battere l’estrema destra». Faure ha riconosciuto il risultato e invitato la sinistra a fare fronte comune: «Abbiamo un candidato, ora dobbiamo costruire insieme uno spirito di vittoria». Royal, delusa dal proprio piazzamento, ha assicurato che sosterrà il vincitore.
La sfida di Glucksmann, scrive Le Monde, è riunire il centrosinistra senza consegnarne la guida a Jean-Luc Mélenchon, il leader di La France insoumise, escluso dalle primarie. L’obiettivo è costruire un’alternativa tanto alla sinistra radicale quanto al Rassemblement National di Marine Le Pen, da tempo in testa nei sondaggi. Glucksmann vuole inoltre presentarsi come una terza via rispetto al macronismo, in una competizione in cui il centrodestra e l’estrema destra stanno già lavorando alle proprie candidature. «Non siamo qui per vincere una disputa a sinistra. Siamo qui per vincere le elezioni presidenziali: voltare pagina rispetto al macronismo, fermare l’estrema destra e cambiare la vita», ha dichiarato.
Quarantasei anni, europarlamentare dal 2019, Glucksmann ha già guidato la campagna dei socialisti alle elezioni europee del 2024, quando la lista alleata di Place Publique raggiunse il 13,8 per cento, arrivando terza. La sua linea è europeista e favorevole al sostegno all’Ucraina, oltre che attenta alle politiche ambientali. La vittoria alle primarie gli consegna ora una candidatura forte dentro l’area socialdemocratica, ma non risolve il problema della frammentazione della sinistra francese. La partecipazione al voto e la disponibilità degli altri partiti a convergere saranno decisive per capire se il risultato interno potrà trasformarsi in un’alternativa competitiva alle presidenziali del 2027.
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Encuentran un gran taller de cerámica de la Galia romana que funcionó durante tres siglos junto a una calzada y documenta todo el proceso de fabricación

Bajo un hospital de París aparece un muro quemado que podría ser la muralla de la Lutecia gala descrita por César

Più responsabilità agli infermieri francesi. E agli italiani?
Una riforma della professione riconosce agli infermieri di Francia competenze e possibilità di prescrivere alcuni farmaci. Diversi paesi europei hanno già ampliato l’autonomia decisionale di questi professionisti. Si potrebbe farlo anche in Italia.
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