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CHEGA leader announces emergency legislative package for housing

He may not know the difference between a citizen and a hamburger, but André Ventura and his right wing party CHEGA are winning with the Portuguese electorate. Image: Miguel A Lopes/ Lusa

With Portugal’s housing crisis now taking centre stage, President of CHEGA, André Ventura, has announced that his party will present an “emergency legislative package” for housing – accepting that it

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News from occupied Ukraine: 11 Ukrainians, including 96-year-old woman, evacuated from Russian occupation

This weekly update from the Kyiv Independent aims to shed light on the situation facing Ukrainians living under Russian occupation and the ever-tightening control of information imposed by the Kremlin.

Key news as of Oct. 17:

  • Eleven Ukrainians, including 96-year-old woman, return from Russian-occupied territories, ombudsman says
  • Russia sends terrorism

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Why are people protesting across Europe?

School conditions, unaffordable housing and the cost of living have brought demonstrators on to the streets in several countries

Young people have been taking to the streets across Europe, including in Spain, France and Portugal, to protest over their unhappiness at the state of schools and the wider cost of living crisis.

In France, high school pupils have clashed with police in often violent protests over long hours, missing teachers, dilapidated classrooms and an opaque university admissions system. Pupils routinely miss months of teaching due to unfilled staff absences.

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© Photograph: Benoît Tessier/Reuters

© Photograph: Benoît Tessier/Reuters

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Housing protesters camp out in Lisbon and Porto as living costs fuel anger

Protesters demanding affordable homes remained camped in central Lisbon and Porto today after yesterday’s demonstrations against rising living costs, with some already planning how to combine their working week with

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‘We are suffocating’: protests spread to Lisbon and Milan as housing and living cost tensions intensify

Hundreds at Lisbon tent camp demand action, as Giorgia Meloni says march in Italy was exploited by ‘hooligans’

The angry protests that have convulsed Spain and France in recent weeks have spilled over to Italy and Portugal, with rioters clashing with police and setting property on fire in Milan, and a tent encampment springing up in Lisbon over the weekend.

A march in central Milan on Saturday to protest against rising living costs began peacefully but ended with masked rioters throwing stones, paving blocks and other objects at riot police and setting fire to barricades made from bar tables.

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© Photograph: Piero Cruciatti/AFP/Getty Images

© Photograph: Piero Cruciatti/AFP/Getty Images

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Il Mezzogiorno in strada con le ultime gocce di carburante

Dalle strade del Sud arriva una domanda che riguarda tutto il Paese: chi decide quanto costa produrre in Italia, e chi ne paga il prezzo quando la decisione viene presa altrove.

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Una mappa che segue l’energia

A metà ottobre, per un camionista siciliano, tenere il mezzo fermo nel piazzale costa meno che metterlo in strada. Con il gasolio intorno ai 2,40 euro al litro sull’isola, il Comitato autotrasportatori siciliani stima fra 700 e 900 euro di perdita al giorno per ogni camion. Il coordinatore Salvatore Bella l’ha detto senza giri di parole: «Oggi lavorare in perdita con il gasolio a 2,40 al litro non è più possibile». Ne è nato il fermo che va dalla mezzanotte del 16 ottobre al 20, senza cortei: i tir restano nelle aziende, i semirimorchi non vengono ritirati dai porti. In Calabria Fedralog ha fermato i mezzi negli stessi giorni, mentre la sezione trasporti di Confindustria Catania ha deliberato all’unanimità uno stop fino al 22.

Il fermo arriva dopo settimane di mobilitazione. Il 1° ottobre agricoltori e autotrasportatori hanno bloccato lo svincolo di Pizzo sulla A2; il 12 i trattori hanno presidiato le portinerie del polo industriale tra Augusta e Melilli, rallentando il carico delle autobotti, per iniziativa degli stessi produttori e senza sigle sindacali alle spalle. In Puglia i blocchi hanno impedito l’accesso delle autocisterne alla raffineria Eni di Taranto, a ridosso dell’ex Ilva, i cui lavoratori sono in sciopero dal 12 ottobre. Gli olivicoltori sommano al caro carburante il calo del prezzo dell’olio. Il 22 toccherà ai pescatori: giornata di sciopero nazionale e cento pescherecci a chiudere simbolicamente lo Stretto di Messina.

La geografia dei presìdi dice qualcosa che i comunicati non dicono. Raffinerie, porti, svincoli autostradali, lo Stretto: chi protesta va a colpire i nodi da cui passa l’energia, come se sapesse bene dove nasce il problema. E c’è un paradosso evidente. Il Sud ospita Augusta, Priolo, Taranto, cioè una parte rilevante della capacità di raffinazione del Paese, ma i produttori che vivono a pochi chilometri da quegli impianti non riescono più a pagarne il prodotto.

La guerra arriva alla pompa

Queste proteste sono la coda italiana di una crisi aperta lontano. I rincari sono partiti con la guerra in Iran e con le difficoltà di approvvigionamento dal Golfo: già a fine marzo, nel Siracusano, il gasolio agricolo era salito da 0,88 a 1,45 euro al litro.  A settembre la media nazionale del gasolio superava i 2,16 euro, 35 centesimi più di febbraio; il 12 ottobre il self costava in media 2,252 euro. La crisi di Hormuz, che finora abbiamo letto soprattutto come stress test per le petromonarchie e per i flussi finanziari del Golfo, ha anche una trasmissione verso il basso. Lungo la catena, ogni anello scarica il costo su quello successivo, finché arriva a chi non ha nessuno a valle: il piccolo autotrasportatore che non può ritoccare le tariffe, l’agricoltore che vende a prezzi fissati dalla grande distribuzione.

Le isole pagano due volte. Al carburante si sommano i noli marittimi, appesantiti dalle nuove regole ambientali sul trasporto navale, e i ritardi del Sea Modal Shift, l’ex Marebonus che dovrebbe compensare il costo del passaggio via mare da e per la Sicilia e la cui prima annualità non è stata pagata entro giugno. Le risposte arrivate finora agiscono sul prezzo alla pompa (tagli temporanei delle accise, il tetto annunciato da Eni sulla propria rete dal 28 settembre) e quasi mai sulla struttura dei costi. Per un trattore che brucia 300 euro di gasolio a mattina, uno sconto di 15 centesimi non cambia i conti.

Letta con gli strumenti dell’analisi dei sistemi-mondo, la vicenda ha una forma riconoscibile: gli shock esterni attraversano il centro e si depositano sulla periferia, che ha meno margini per assorbirli. Il Mezzogiorno funziona da periferia interna dell’Europa. Importa energia a prezzi di mercato globale, esporta prodotti agricoli in competizione con importazioni soggette a standard diversi, dipende da una logistica strada-mare che nessun incentivo pagato in ritardo riesce a rendere sostenibile. Su questo si innestano fragilità di lungo periodo come il credito difficile, lo spopolamento e l’arretramento dei servizi, che l’autonomia differenziata rischia di accentuare.

La copertura nazionale ha registrato i blocchi come cronaca del traffico più che come fatto politico. È una scelta che pesa: una protesta trattata come disagio stradale non obbliga nessuno a rispondere sul merito. Eppure il merito è chiaro. Un Paese che importa gli effetti delle guerre altrui senza strumenti propri per governare il costo dell’energia finisce per trasferirli sui territori e sulle categorie più deboli.

Per le prossime settimane gli indicatori da seguire sono pochi e osservabili: un intervento specifico sul gasolio agricolo e da autotrazione, il pagamento del Sea Modal Shift, l’eventuale proroga dei fermi oltre il 20 e il 22, la saldatura con lo sciopero dei pescatori. In assenza di misure, gli stessi promotori siciliani hanno già prospettato di proseguire. Se accadrà, sarà difficile continuare a chiamarla una vertenza di categoria.

Dalle strade del Sud arriva una domanda che riguarda tutto il Paese: chi decide quanto costa produrre in Italia, e chi ne paga il prezzo quando la decisione viene presa altrove.

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Global Trade and Economic Fragmentation: Geopolitical Risks and Challenges of 2026

The global economy, because of the conflict in the Middle East in 2026, has faced an unprecedented combination of geopolitical and economic challenges. The Middle East conflict, which began in late February 2026, became a catalyst for profound structural changes in the global trading system, which was already under pressure from rising protectionism and economic […]
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Arrests over France protests rise to 1,800, with whole streets in Paris ‘devastated’ – Europe live

Interior minister says ‘the Republic will not yield’ to France’s worst protests in years

A dispatch here from Sam Jones, our reporter in Madrid, as protests have spread to Italy and Portugal

The angry protests that have convulsed Spain and France in recent weeks have spilled over to Italy and Portugal, with rioters clashing with police and setting property on fire in Milan, and a tent encampment springing up in Lisbon over the weekend.

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© Photograph: Jérôme Gilles/NurPhoto/Shutterstock

© Photograph: Jérôme Gilles/NurPhoto/Shutterstock

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‘If we burn, you burn’: hundreds arrested at protests across France – in pictures

Tens of thousands of people have taken to the streets across the country to demonstrate against rising fuel prices and the cost of living

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© Photograph: Jeff Pachoud/AFP/Getty Images

© Photograph: Jeff Pachoud/AFP/Getty Images

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President joins calls to fix country’s desperate housing crisis

At a point where “a sea of people” has converged in central Porto to kick off today’s protests against the rising cost of living and the country’s desperate housing crisis,

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Anger over Kyiv's winter preparations fuels calls for Mayor Klitschko to resign

Local residents gathered on Oct. 17 in front of the city council to demand that Kyiv Mayor Vitali Klitschko step down from the post he has occupied for over 12 years.

"Kyiv without Klitschko," hundreds of protesters chanted as they took to the streets in central Kyiv, according

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Portugal PM denounces threats against his home and family at housing protest

Prime Minister Luis Montenegro speaks during a final press conference at the second day of a European Council Summit in Brussels, Belgium, on October 16, 2026 - Photo: EPA/Olivier Hoslet

Prime Minister Luís Montenegro has condemned what he described as “direct threats” against his home and family after a video emerged showing a protest speaker calling for his address to

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Mexico Keeps Rain Alert as Hurricane Trudy Downgrades to Category 1

Photo: EFE.

Hurricane Trudy weakened to Category 1 on Friday off Mexico’s Pacific coast, after data gathered by a hurricane-hunter aircraft, but the country’s National Meteorological Service (SMN) kept its alert for intense rain in the south and west of the country.


The downgrade came hours after the storm reached Category 3 in the early morning hours and registered Category 2 around midday, the National Meteorological Service (SMN) said in an update.

At noon local time, the center of the cyclone was located about 370 kilometers southwest of Acapulco, in Guerrero state, and 515 kilometers south-southeast of Manzanillo, in Colima state, but it was moving north-northwest at seven kilometers per hour.

RELATED: 5 Dead in Mexico as Storm Rachel, Hurricane Simon Hit Pacific Coast

The adjustment followed a warning earlier in the day from National Meteorological Service’s coordinator Fabián Vázquez Romaña, who told the presidential news conference about the storm’s rapid intensification and a forecast that it could reach Category 4 before approaching the coasts of Colima and Jalisco on Sunday.

Hurricane #Trudy is nearing the coast of #Mexico, which is expected to see MAJOR IMPACTS in the form of flooding as over 400mm of rain could fall! A #Hurricane Warning is in effect. Will have a stream up tonight to answer your questions! pic.twitter.com/GY9V47IK5O

— Hurricane Chaser Chase (@hurricane_chase) October 16, 2026

Alerts and Rain Forecast

Mexican President Claudia Sheinbaum urged residents of the regions under alert to follow official civil protection notices and to go to temporary shelters if they are in risk zones or near riverbeds.

The National Meteorological Service said the storm’s circulation will bring intense rainfall to the states of Guerrero, Oaxaca, Colima and Michoacán. Mexican authorities, working with the U.S. National Hurricane Center, maintain a hurricane-wind watch zone from Manzanillo, Colima, to Playa Pérula, Jalisco.

The agency warned that the rain could cause landslides, rising rivers and streams, overflows and flooding in low-lying areas of the affected states, and urged the public to follow civil protection recommendations.

Double trouble in the eastern Pacific! 🌀🌀 Tropical Storm Simon is threatening Mexico's west-central coast with ongoing torrential rain and dangerous seas, while nearby Hurricane Trudy could rapidly intensify into a major hurricane in the coming days. https://t.co/DepkchVHhZ pic.twitter.com/NjcysAgoDU

— AccuWeather (@accuweather) October 15, 2026

Tropical Storm Simón Nearby

A second system is also churning in the Pacific. Tropical Storm Simon was located 220 kilometers south of Cabo San Lucas in Baja California Sur and 445 kilometers west of Cabo Corrientes in Jalisco.

Simon carries winds of 65 kilometers per hour and drifts northwest at 15 kilometers per hour. It will generate very heavy rains, wind gusts reaching 50 kilometers per hour and swells of two to three meters along the southern portion of Baja California Sur.

The presence of two active systems on the same coastline complicates the response. Emergency planners must track the slow-moving Trudy as it threatens Guerrero, Colima and Jalisco while Simon feeds moisture into Baja California Sur hundreds of kilometers to the north.

Trudy’s sudden weakening does not remove the danger. Forecasters stress that the downgrade reflects current wind speeds, not the rainfall threat, which remains substantial and stretches well beyond the storm’s center.

The storm’s seven-kilometer-per-hour drift means it will linger over the region longer, unloading rain on the same watersheds hour after hour. That pattern, rather than wind alone, drives the risk of flash floods and mudslides in mountainous terrain.

Mexico has strengthened its early warning systems in recent years, and the morning presidential briefing reflected an effort to keep the public informed before the storm’s most dangerous phase arrives. President Sheinbaum’s appeal to use temporary shelters framed the government’s priority as protecting lives ahead of property.

The coming days will test that preparation. Trudy may regain strength if conditions over the Pacific shift, and the projected approach to Colima and Jalisco on Sunday keeps coastal communities on edge.

For now, the alerts remain in place and the message from authorities is consistent: the storm has weakened, but the rain has not, and the hours of greatest risk still lie ahead.

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Ukraine war latest: Drone attack sparks fire at industrial facility in Russia's Surgut district

Key developments on Oct. 16:

  • Drone attack sparks fire at industrial facility in Russia's Surgut district, governor says
  • Pope Leo urges Putin to allow humanitarian aid, evacuations from Russian-occupied Oleshky
  • Ukrainian military strikes million-dollar Russian radar in Krasnodar Krai, General Staff claim
  • Zelensky's ask: 300 Patriot

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Kiev Burns Russian Refineries: Why Is the Rest of the World Paying for It?

The consequences of Kiev’s campaign against Russian refining infrastructure had travelled considerably further than the drones themselves. Months of attacks had damaged refineries, reduced fuel production and contributed to shortages inside Russia. Much of the discussion surrounding the campaign focused on the damage inflicted on Moscow: how many facilities had been hit, how much refining […]
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Canadá: un «Estado de malestar» encubierto en fachada de primer mundo

Hoy Canadá es un Estado rumbo al totalitarismo, desde la pantalla de una democracia liberal, es un patrocinador del nazismo, paga asistencia en eutanasia a los pobres y, además, no deja que los ciudadanos se expresen sin fuertes retaliaciones.

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Continuar dependiendo de la asistencia induce a una desintegración espiritual y moral fundamentalmente destructiva para la fibra nacional. Dar asistencia de esta manera es administrar un narcótico, un sutil destructor del espíritu humano.

Franklin D. Roosevelt

El trabajo es la condición inevitable de la vida humana, la verdadera fuente del bienestar humano. Ahora comprendo que mi bienestar solo es posible si reconozco mi unidad con todos los pueblos del mundo sin excepción.

Leo Tolstói

El Estado de malestar

Como excolonia británica, y miembro de la Commonwealth de manera ‘voluntaria’ dicen, Canadá se jacta de su orden y políticas migratorias claras y atractivas, así como de tener un país con un sólido Estado de Bienestar, yo diría, de malestar. Muy en la línea de la frase de Roosevelt con la que inicio este artículo.

Creer en algún tipo de bienestar puede ser cierto para los migrantes en su mayoría latinos, que son recluidos en zonas distantes de los centros urbanos y asimilados durante cinco años de arduo trabajo llamado permiso de trabajo cerrado (employer-specific – closed work permit) Permiso de trabajo restringido/específico para empleadores. Estos trabajadores ‘agradecen’ ser explotados, consideran que es mejor la promesa de la vida ‘civilizada y marginal’ a la de sus países -colonias éstos de empresas canadienses- y asumen formas de vasallaje y esclavitud.

Al respecto, tras más de cinco años de uso intensivo y varias décadas de existencia del programa de empleo se llegó a unos acuerdos entre defensores de derechos de migrantes y Amnistía Internacional, de lo cual extraigo parte del informe del relator especial de la ONU sobre formas contemporáneas de esclavitud, titulado ‘Canada has destroyed me’: Labour exploitation of migrant workers in Canada, (Canadá me ha destruido»: Explotación laboral de trabajadores migrantes en Canadá), publicado el 30 de enero de 2025:

El sistema genera una relación de poder extremadamente desigual.

El empleador no solo controla el trabajo, sino también el estatus migratorio del trabajador.

Perder el empleo puede significar perder el derecho a trabajar y, potencialmente, enfrentar la salida del país. Eso crea un miedo constante que dificulta mucho:

Denunciar abusos (horas excesivas, salarios por debajo de lo prometido, condiciones inseguras, acoso, vivienda precaria, etc.).

Negociar mejores condiciones.

Dejar un trabajo tóxico sin arriesgar todo.

Amnistía Internacional y el relator de la ONU han llegado a describir el estado de bajos salarios del TFWP como un “caldo de cultivo” o “breeding ground” [Centro de reproducción] de formas contemporáneas de esclavitud.

No es una exageración retórica: hay múltiples reportes documentados de explotación sistemática, especialmente en agricultura, cuidado, procesamiento de alimentos, construcción y hostelería.

Por otro lado, el suicidio implica una de las situaciones de salud pública más graves del país norteamericano. Aproximadamente 4500 a 4750 suicidios al año que equivalen a unos 12-13 suicidios diarios. Es la segunda causa de muerte en personas entre los 15 y los 34 años. Los hombres cometen el acto de quitarse la vida 3 veces por cada mujer y son los del rango de edad entre 45 y 64 años quienes más lo culminan.

Pero Canadá tenía una solución. Han ‘avanzado’ en la ‘misericordia’ de la eutanasia para pobres. Así como se oye.

Esto está documentado por Associated Press: (El comité que revisa la eutanasia en Canadá concluye que algunas muertes están motivadas por el temor a quedarse sin hogar y por el aislamiento.); The Global and Mail: (Las tasas de asistencia médica para morir por enfermedades no terminales en Ontario son más altas en los barrios más pobres, según informes.), The conversation: (La asistencia médica para morir y las personas marginadas: informes del forense arrojan luz sobre la muerte asistida en Ontario) y el Comité de Revisión de Muertes del Forense, Jefe de Ontario (2024), son los que detallan casos específicos, como la mujer con sensibilidad química múltiple que no encontraba vivienda adecuada, o personas con aislamiento y pobreza.

Aunque se insistiera en señalar que son casos aislados, lo cierto es que no se trata sólo de una política sanitaria mal enfocada. Casos documentados como los señalados permiten ver algo que debería ser impensable en un auto denominado país del primer mundo: facilitar la muerte a alguien por su condición de precariedad económica y material es la clara expresión del FRACASO de su Estado de bienestar.

Es clave y doloroso cuando “afirmó el Dr. Trouton (en artículo de Associated Press): Es trágico que la calidad de vida de las personas sea tan deficiente que deseen explorar la MAID [asistencia médica para morir]”

En la publicación oficial Maytree se aprecia que:

En 2025, el 98 % de los hogares de ejemplo en asistencia social vivían por debajo de la línea oficial de pobreza, y el 71-72 % en “pobreza profunda” (menos del 75 % de esa línea). Los ingresos reales cayeron para muchos por inflación y la eliminación de rebates del carbon tax [reembolsos del impuesto al carbono]. Los beneficios de vivienda (shelter) son extremadamente bajos y no cubren costos reales; las personas sin hogar reciben menos apoyo.

A lo anterior se suma la crisis de vivienda, semejante a la de Estados Unidos, en donde al menos hace veinte años no se construye vivienda de interés social, lo que mantiene elevados los precios de renta y de compra; y, además se favorecen los desmanes de los que toman en arriendo propiedades. Ni siquiera en la política de inclusión a las comunidades indígenas maltratadas y esterilizadas para evitar su procreación, les cumplen con el tema habitacional. El tema de los ‘sintecho’ tiende a acrecentarse.

Hay otras formas de atentar contra sus propios ciudadanos, por ejemplo, a los propietarios les obligan a pagar multas y demandas inverosímiles si un inquilino hace ruido a los vecinos o daños, el que rentó de buena fe debe pagar. A ello se suma que para pedir el inmueble es necesario una suma de piruetas legales y justificar, no que rentará a alguien más, sino que se irá a vivir a su propio inmueble.

Alrededor de 6,5 millones de canadienses se encuentran sin médico de familia, o sea el 16% de su población total, 41,8 millones. Además, los tiempos de espera en horas en urgencias, es elevado; a menudo 8-16 horas o más, pues manejan la anticuada y tercermundista medida del Triage, inventado para las prioridades de tiempos de emergencia en la Primera Guerra Mundial.

Los ciudadanos deben esperar semanas y hasta meses para tener consultas con especialistas y hay estimaciones documentadas de decenas de miles de muertes anuales mientras esperan cirugía o diagnósticos. En cuanto a médicos y enfermeras, se encuentra Canadá por debajo del promedio de la OCDE, con retrasos en licenciar profesionales.

En cuanto a políticas para protección de la infancia, las tarifas de apoyo económico para quienes consiguen plaza bajaron, pero se generaron listas de espera masivas y en algunos lugares se triplicaron. Se tiene así una brecha de inequidad en donde algunas familias pagan muy poco y otras a veces de bajos ingresos, quedan fuera o pagan mucho más, mientras financian el sistema con impuestos. Tampoco se crearon suficientes espacios ni se atendió la falta de profesores.

Esto parece una historia del mundo subdesarrollado, haitiana, colombiana o etíope, pero pasa en Canadá. Ya no les basta con explotar a los países periféricos, sus propios ciudadanos financian a los ricos de su país cada vez de manera más próxima a la letalidad.

En cuanto a reducción de la pobreza y seguridad alimentaria, Canadá cayó al puesto 27.º luego de ocupar el 5° puesto entre países OCDE en protección del derecho a la alimentación, ubicándose en la categorización de ‘inseguridad alimentaria moderada/severa’.

Además, hay un creciente uso de bancos de alimentos, lo que se traduce en una política paliativa para contener lo que no logra una política integral de impuestos a ricos y de creación de puestos de empleo, espacio en donde, por el contrario, se ha agudizado el trabajo precario y, por ende, asumir el costo de vida.

En este tema de empleo – ingresos para la subsistencia, Canadá tiene un programa de renta básica, que lamentablemente es insuficiente. Evelyn L. Forget es una economista de renombre en Canadá, estudia la economía detrás de la propuesta de ingreso básico. Se recomienda su estudio, Basic Income for Canadians. From the Covid-19 Emergency to Financial Security for All. Toronto, (Ingreso básico para los canadienses. De la emergencia de la Covid-19 a la seguridad financiera para todos. Toronto) Libro de James Lorimer & Company Ltd., Publishers, 2020.

Sólo para dejar la curiosidad de los lectores, Forget dice, citando a otros autores:

«El empleo precario representa una proporción cada vez mayor del empleo total en Canadá y está fuertemente asociado a un peor estado de salud de los trabajadores».

Existe una «relación estrecha entre los ingresos y los resultados de salud. Las disparidades son profundas: unos ingresos más bajos se asocian a una menor esperanza de vida, así como a tasas más elevadas de autolesiones y de enfermedades crónicas».

«El estrés crónico se ha vinculado a diversos cambios hormonales y neurológicos que repercuten negativamente en la salud. Deteriora la memoria, aumenta el riesgo de depresión, reduce la respuesta inmunitaria y eleva la presión arterial y el riesgo de enfermedades cardiovasculares».

Se encuentra además la creciente crisis de opioides, con una cantidad alarmante de más de 38.000 a 50.000 muertes desde 2016. Esto ha llevado al desarrollo de algunos debates sobre el fracaso o efectos secundarios de “safe supply” (suministro seguro) y la criminalización en algunas provincias, cuando de un Estado primermundista se esperaría una percepción correcta no criminalizando a los consumidores sino comprendiéndolos en un contexto de atención de la salud pública e integral.

Así, todas las crisis de vivienda y demás bienes y servicios que mencioné con anterioridad, reciben más presión ante los altos niveles de inmigración temporal y de refugiados.

Los asuntos internacionales como problema nacional

El Estado de Bienestar es en mi concepto la expresión más clara del escenario de la lucha ideológica de la posguerra mundial; justo en ese momento en que Inglaterra, Estados Unidos y toda Europa decidió que el ‘aliado soviético’ era un loco comunista, dejando atrás las alabanzas a aquel pueblo ruso trabajador plasmadas en discursos, caricaturas y cine.

El comunismo como una fiebre que acabaría con la libertad, aniquilador de la posibilidad de ser y de tener dentro del inmenso ‘arsenal de mercancías’ restringido a la finitud de cada bolsillo, en el capitalismo, debía ser contestado. Ya no eran Hitler ni Mussolini ni Franco, -aunque éste fue un fascista solitario- los enemigos del ‘mundo libre’, lo era el Estado socialista soviético y sus aliados.

Pero el terreno más claro de la disputa se daba allí donde se gana la atención de las masas: en los derechos adquiridos, en la capacidad de sentirse orgulloso de ser un ciudadano de su país por esas mismas ganancias que le daba su Estado de Bienestar, como decía J. Habermas. Es en efecto lo que busca todo migrante además de todo ciudadano: hacerse a una ciudadanía que le dé garantías en consecuencia a su trabajo.

De esta forma, tanto Europa como EE.UU. se vieron obligados a otorgar a sus ciudadanos garantías similares a las conquistadas por la Revolución rusa de 1917, también de manera vanguardista para mujeres e infancia. El Plan Marshal de reconstrucción europea no es otra cosa que atemperar los ánimos de los ciudadanos dolidos por la guerra y volcarlos al boom de la procreación bajo el amparo de un sólido Estado de Bienestar capitalista que les impidiera mirar hacia el régimen socialista soviético y universal. Éste se explica en la frase de Tolstói con la que inicio este artículo, inherente a una concepción universal del hacer para todos, anterior a las guerras del siglo XX.

Se acabó el sistema soviético hace treinta y seis años, pero los nazis sólo dormitaban. Inició la guerra en Ucrania en 2022 y los parlamentos europeos y occidentales comenzaron a recibir a los nazis, esos mismos que fueron enemigos en apariencia. Canadá los recibió y los homenajeó (Yaroslav Hunka a sus 92 años era buscado por asesinatos en Polonia).

Canadá los apoya y ya con un pálido Estado de Bienestar que es más de malestar, apoya a los mismos sujetos del Batallón Azov y a todos quienes asesinan el bienestar cada día en Ucrania mediante: reclutamiento forzoso (busificación), incluso a personas con discapacidad o ancianos, maltrato a las mujeres, alistamiento y entrenamiento de jóvenes colegiales en el campo militar, corrupción que niega salud, empleo y vivienda,  -todo excusado en la guerra-, venta de tierras fértiles a poderosos extranjeros y nacionales etc.; pues aunque dicen que es prohibido, BlackRock ya compró tierras fértiles.

Canadá es la expresión de un régimen totalitario que en cualquier momento puede ascender a fascista, en tanto lleva nazis al parlamento y los premia, envía armas y partes de drones a Ucrania, les da dinero y desarrolla actividades anti rusas, entre ellas intentar robar reservas de dinero.

También privilegia a la población ucraniana en suelo canadiense – Ley CUAET, donde se otorga un régimen de emergencia humanitario de entrada fácil, permisos de trabajo abiertos, extensiones, pausa de deportaciones, aunque éstas pueden reactivarse si Zelensky solicita deportaciones para su busificación. Todas estas garantías no se las dan a los propios canadienses, ni a rusos ni ruso-canadienses.

No le basta con ello. Desarrolló una ley de Prohibición de “dealings” -operaciones- y suministro de servicios (SEMA) donde no permite negociar, prestar servicios o recibir pagos de entidades listadas en: Special Economic Measures Act (artículo 8 sobre penas) dicho artículo señala que:

Toda persona que infrinja o incumpla deliberadamente una orden o un reglamento dictado en virtud de la sección 4: (a) comete una infracción punible mediante procedimiento sumario y está sujeta a una multa no superior a veinticinco mil dólares o a una pena de prisión no superior a un año, o a ambas penas; o (b) comete un delito grave (*indictable offence*) y está sujeta a una pena de prisión no superior a cinco años.

Sección 3 – Transacciones y actividades prohibidas: Se prohíbe a toda persona en Canadá y a todo canadiense fuera de Canadá: (a) realizar operaciones con cualquier bien, independientemente de dónde se encuentre, que sea propiedad de, esté en posesión de o esté controlado por —o en nombre de— una persona cuyo nombre figure en el Anexo 1; (b) celebrar o facilitar, directa o indirectamente, cualquier transacción relacionada con una operación mencionada en el apartado (a); (c) prestar servicios financieros o de otra índole conexos en relación con una operación mencionada en el apartado (a); (d) poner bienes a disposición de una persona que figure en el Anexo 1 o de una persona que actúe en su nombre, independientemente de dónde se encuentren dichos bienes;…

Esta ley está dirigida en contra de la libertad de expresión al poner a las entidades que desee incluir el acta, también las norcoreanas, iraníes o cubanas y principalmente las rusas para la cual fue creada la ley. Esto evita que se hable de los desaciertos de sus políticas, la mala gestión de su política de bienestar y el desastre de su libertad de expresión, mientras critican a Corea del Norte o Irán como regímenes totalitarios, pero Canadá lo es más porque dice regirse por una concepción moderna y liberal, pero hace todo lo contrario.

Ellos lucharon contra los nazis cuando ya los soviéticos avanzaban hacia Berlín. Pero siempre mantuvieron simpatías con el nazismo. Una vez acabó la URSS y los motivos por los cuales disputar con un Estado de Bienestar lleno de derechos, volvieron a la privatización y la mala calidad de la gestión pública, poco a poco durante 36 años.

Hoy Canadá es un Estado rumbo al totalitarismo, desde la pantalla de una democracia liberal, es un patrocinador del nazismo, paga asistencia en eutanasia a los pobres y, además, no deja que los ciudadanos se expresen sin fuertes retaliaciones. En síntesis, como todo occidente, es una fachada primermundista, -que señalé en artículo titulado: André Gunder Frank: «El subdesarrollo del desarrollo» avanza en Occidente– con entrañas fascistas y un tercermundismo ciudadano que hoy sale a protestar a las calles en Europa.

Es lamentable que las personas quieran ir a un país así, en donde son desechables en tanto pobres, explotados como mano de obra barata y marginados sin derecho a expresarse. Canadá es la fachada que encubre la miseria y el totalitarismo.

* Todas las imágenes de la ciudad de Toronto.

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Italy: 13-year-old Tunisian sets sleeping homeless man on fire to steal his backpack, not criminally liable due to age

On the night between Oct 7-8, 2026, in the Porto Vecchio area of Sanremo, a 13-year-old boy of Tunisian origin poured gasoline on a sleeping homeless man and set him on fire in an attempt to steal his backpack.

The incident took place in Piazzale Vesco. According to reports based on surveillance footage, the boy first filled a bottle with gasoline at a nearby pump, approached the man while he slept, poured the fuel on him — primarily on the legs, according to multiple accounts — and ignited it with a match. The goal was reportedly to take the backpack containing the victim’s belongings.

The man’s screams alerted personnel from the Coast Guard. Carabinieri and emergency medical services also responded. The victim, described in reports as a foreign man of approximately 40 years of age, with one account referring to a French man in his sixties, sustained burns to his legs. He was hospitalized for two days at Sanremo’s Ospedale Hospital before being discharged, according to Il Giornale media outlet.

Surveillance cameras operated by the Capitaneria and the Municipality of Sanremo recorded much of the incident. 

Investigators identified the 13-year-old, who had initially fled the scene. He was located in a community facility where he lives with his mother.

Under Italian law, anyone under the age of 14 is subject to an absolute presumption of non-imputability. This means the boy cannot be held criminally responsible or subjected to ordinary criminal punishment, regardless of the severity of the act. The juvenile prosecutor’s office in Genoa is handling the case and can consider protective or rehabilitative measures focused on the minor’s situation.

Some coverage has described the migrant youth having prior contact with authorities in Sanremo, though details remain limited as the matter falls under juvenile proceedings.

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Germany: Migrant mob beats German student outside his school and films the attack

German Police are investigating ten suspects ages 13 to 15, including suspects from Syria and Chechnya, in connection with a violent assault and robbery of a student outside a secondary school Wednesday, according to the Eastern Police Directorate.

Videos of the attack has been posted to social media, which shows the beating from two different angles.

JUST IN: A German youth was severely beaten by a mob of migrant youths just outside a school in Frankfurt (Oder). The incident happened in front of the Heinrich-von-Kleist School. The suspects released the video with a gangster rap soundtrack. Follow: @RMXnews https://t.co/UeRGRnEeMW

— Remix News & Views (@RMXnews) October 16, 2026

🇩🇪🔴 A young German youth is completely surrounded by a mob of migrants and ruthlessly beaten. This same image has been broadcast time after time across Western Europe. Follow: @rmxnews https://t.co/BtGuEYuVz8

— Remix News & Views (@RMXnews) October 16, 2026

The attack occurred in front of the Heinrich von Kleist High School. A video that police consider authentic shows roughly ten youths surrounding the student. One appears to demand something from him; he shows his empty pockets. Moments later, he is punched in the face.

Other members of the group then punch and kick him, including kicks to the head, and continue the assault after he falls to the ground and is defenseless. The victim sustained facial injuries and reported the incident to police the same day, authorities said.

🇩🇪JUST IN: Young German students were reportedly hunted and beaten by a group of foreigners in the state of Saxony-Anhalt. On Tuesday, attackers at a train station in Jessen beat a number of German students in random assaults, with the victims stating that they do not know why they were targeted. The German media outlet Mitteldeutsche Zeitung reported on the incident, noting that police have so far been unable to locate the perpetrators. Since the initial reports, a video has been published on social media showing the moment the German youths were attacked. Follow: @RMXnews

— Remix News & Views (@RMXnews) July 3, 2026

The ten suspects are Syrians, Chechens, Polish, Russian, Syrian, and German nationals, the Eastern Police Directorate told local broadcaster Oderwelle. They face charges of aggravated assault and robbery. Investigators have secured the circulating video and received numerous tips from the public.

On Thursday, officers conducted an operation at the Ulrich von Hutten High School, that police linked to the case. Several youths were questioned and searched. Sören Schunke, headmaster of the Heinrich von Kleist school, said the attackers were not students at his institution. It remains unclear whether any of the suspects attend the Hutten school.

Frankfurt (Oder) Mayor Axel Strasser, an independent, expressed outrage in a video message.

“What was done to a young person here in Frankfurt (Oder) leaves me speechless. It hurts to have to witness such violence. And it makes me angry that a youth has to experience something like this,” he said. 

He added that violence has no place in the city and offered condolences to the student and his family. Strasser said he had spoken by phone with Brandenburg Interior Minister Jan Redmann of the CDU and that security talks involving police, school authorities and other partners would be held to address youth violence.

The Frankfurt (Oder) case comes amid a series of recent youth-group attacks in Potsdam that Redmann has described as predominantly migrant-linked, including suspects of Syrian nationality. On Sept. 25, roughly 20 people — mostly migrants, according to the minister — entered a private party uninvited and attacked guests. The following day, three youths were assaulted by a group of about 25 and injured, which Remix News reported on.

🇩🇪🔴 “Unbridled and massive violence.” Witnesses report that up to 20 people with an “Arab migration background” viciously beat three high school students from the Catholic Marien School in Babelsberg with “massive violence.” The two 17-year-olds and an 18-year-old were beaten with punches and kicks in the Wannsee district of Berlin last Saturday evening.  One of the 17-year-olds lost consciousness. During the assault, the 18-year-old hit his head against a parked car, which required treatment at the hospital. “For me, this is attempted murder,” said one witness who spoke with the German news outlet Tagesspiegel. The perpetrators fled into the forest and police continue to search for them. The suspects are believed to come from Potsdam, where robberies by youth gangs have become more frequent recently. Follow: @RMXnews

— Remix News & Views (@RMXnews) October 3, 2026

Additional attacks in early October left victims with head injuries requiring hospital treatment. Authorities are monitoring a group of roughly 25 mostly migrant suspects in connection with the Potsdam incidents. Currently, two alleged ringleaders are in pretrial detention and police presence has been increased. 

Redmann has said foreign perpetrators, particularly Syrians whose protection status can be revoked, could face deportation. “Whoever comes to Germany and simply has no respect for Germany, we will not tolerate that,” he told the state parliament. “The rule of law has the final say.” 

As Remix News has reported in the past, 40 percent of cases of school violence involve foreigners in Germany.

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