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ONU alerta: governos vão “ler mentes” através de interfaces com ondas cerebrais

Guterres avisa para a expansão da neurotecnologia à justiça. Embora a habilidade de “ler pensamentos” ainda não exista, a ONU considera que os avanços tecnológicos poderão tornar esta realidade possível no futuro. A Organização das Nações Unidas (ONU) alertou, na semana passada, para os perigos associados ao rápido desenvolvimento da neurotecnologia, que poderá um dia permitir aos governos aceder à atividade cerebral dos cidadãos e até influenciar os seus pensamentos. Num relatório citado pelo New York Times, a ONU sublinha que estas tecnologias representam uma ameaça potencial aos direitos humanos — especialmente à privacidade, à liberdade de pensamento e à

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Unicef reporta afectaciones a suministro de agua en Yemen

Ginebra, 20 oct (Prensa Latina) El Fondo de las Naciones Unidas para la Infancia (Unicef) reportó hoy que la intensificación de los combates y la escasez de combustible afectan el suministro de agua a más de 1,6 millones de niños en Taiz, Yemen.

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Navi Pillay, premio Nobel de la Paz: “Netanyahu debe ser juzgado por genocidio”

Navi Pillay, premio Nobel de la Paz, en el complejo del Palacio de la Paz, en La Haya, este lunes.

Elocuente y firme, Navanethem Navi Pillay, recién galardonada con el Premio Nobel de la Paz, mantiene a sus 85 años la pasión y la entereza necesarias para seguir adelante con la labor que ha vertebrado su vida: la defensa de los derechos humanos. Nacida en Sudáfrica, creció bajo el régimen de apartheid y se hizo jurista porque quería saber “cuáles son los derechos de las personas”. El Comité noruego del Nobel ha destacado sus esfuerzos para promover el derecho internacional en un momento en que el Tribunal Penal Internacional (TPI), pero también el Tribunal Internacional de Justicia de la ONU (TIJ), afrontan ataques por parte de Estados Unidos y su principal aliado, Israel.

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Navi Pillay, este lunes en La Haya.Navi Pillay, premio Nobel de la Paz, en el complejo del Palacio de la Paz (La Haya), este lunes.
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Cuba denuncia ante la ONU maniobra de EE.UU. para justificar el bloqueo

"Esta farsa es un intento de desviar la atención de un simple hecho: Estados Unidos está actuando como un delincuente internacional, imponiendo un castigo colectivo al pueblo de Cuba. Están infligiendo un inmenso sufrimiento a toda la población de una nación pacífica", manifestó Ernesto Soberón Guzmán.
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Ajuda alimentar cortada a meio milhão de pessoas em Gaza: não há dinheiro

Apoio do PAM reduzido em “cerca de um terço”. Duas em cada três pessoas estão em situação de insegurança alimentar aguda na Faixa de Gaza. Israel diz que estado de fome no enclave é “mentira”. O Programa Alimentar Mundial (PAM) anunciou esta segunda-feira que vai precisar de reduzir as suas operações humanitárias na Faixa de Gaza por falta de recursos, deixando mensalmente 500 mil palestinianos sem ajuda. A organização fez ainda um apelo, através de um comunicado, para que o mundo não “desvie o olhar” do enclave devastado pela guerra. “As famílias (…) vivem em condições humanitárias extremamente difíceis”, apesar

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María Neira, candidata española a dirigir la OMS: “Los nuevos desafíos exigen más ciencia y mejor comunicación”

María Neira, candidata española a dirigir la OMS, el pasado lunes en el World Health Summit en Berlin.

Cada vez que alguien abre un grifo de agua, la Organización Mundial de la Salud (OMS) está detrás de ese gesto: establece las normas que garantizan su calidad. “También está detrás de la definición de qué tiene que llevar una crema para protegerte de los rayos ultravioletas”, asegura María Neira (La Felguera, Asturias, 64 años), la española que aspira a dirigir la OMS, para explicar el impacto en la vida cotidiana de una institución que pasa por horas bajas después de la retirada de la financiación de Estados Unidos y el desplome de su autoridad.

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María Neira, durante la entrevista con este diario, el pasado lunes en el World Health Summit en Berlin.
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Gobierno de Milei se suma a EE.UU. en abstención sobre colonialismo en la ONU

El posicionamiento del Gobierno de Milei sobre el colonialismo en una votación en la ONU choca con su reciente retórica en torno a las islas Malvinas, ocupadas por Gran Bretaña.
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Cuba denuncia maniobras de EE.UU. en la ONU antes de votación contra bloqueo

"Las Naciones Unidas no son una plataforma para la persecución política, la injerencia en los asuntos internos de los Estados ni las campañas destinadas a socavar su soberanía", dijo el representante de Cuba ante una nueva maniobra de EE.UU. para condicionar la votación sobre el bloqueo.
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ONU advierte que nuevo decreto en Colombia podría facilitar el uso de la fuerza policial

La normativa modifica sustancialmente las reglas de actuación de la Fuerza Pública y contiene vacíos que podrían autorizar el uso de la fuerza y disolver manifestaciones de manera discrecional.
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Il World Food Programme rinnova il contratto con Palantir. L’appello delle ong all’Onu: “Stop all’accordo, è coinvolta nel genocidio a Gaza”

Il World Food Programme (WFP), l’agenzia delle Nazioni Unite che porta aiuti alimentari alle popolazioni colpite da guerre e crisi umanitarie, ha rinnovato per altri cinque anni la collaborazione con Palantir, la controversa società statunitense di analisi dei dati fondata da Peter Thiel e Alex Karp. A denunciarlo sono le organizzazioni firmatarie di una lettera aperta indirizzata ai vertici dell’agenzia, tra cui WeMove Europe, che chiede di interrompere l’accordo e rendere pubblici i termini della partnership. La campagna punta ora a coinvolgere i delegati governativi che si riuniranno a Roma il 22 ottobre, con l’obiettivo di interrompere i rapporti con l’azienda statunitense.

La campagna contro Palantir è partita a marzo allo scopo di contrastare i rapporti tra la società statunitense e i governi europei, denunciando il suo coinvolgimento nelle attività di sorveglianza e in ambito militare. Nel tempo si è allargata a una coalizione internazionale e si è concentrata, dopo il rinnovo dell’accordo, anche sul rapporto con il WFP. “Porta aiuti alimentari alle famiglie di Gaza, ma allo stesso tempo utilizza il software di un’azienda accusata di essere coinvolta nel genocidio palestinese. È una contraddizione che vogliamo portare all’attenzione pubblica. Non possiamo accettare che questa collaborazione continui”, spiega a ilfattoquotidiano.it Giulio Carini, responsabile della campagna per WeMove Europe. Il nodo è anche il contesto in cui opera l’agenzia: il WFP interviene in territori dove i conflitti aggravano l’insicurezza alimentare e rendono più difficile distribuire gli aiuti. Per WeMove Europe, affidarsi a una società che fornisce strumenti anche ad apparati militari e di intelligence solleva interrogativi sulla coerenza della missione umanitaria e sulle garanzie necessarie a proteggere dati e informazioni.

La collaborazione tra il WFP e Palantir è iniziata nel 2017 con un progetto pilota. Nel 2019 è stato firmato un accordo quinquennale dal valore stimato di 45 milioni di dollari, presentato come una fornitura gratuita di tecnologia e servizi. A luglio 2026 la partnership è stata rinnovata di ulteriori cinque anni. Nel rapporto Palantir and the World Food Programme: The egregious partnership at the heart of the world’s largest humanitarian supply chain, pubblicato il 16 giugno 2026, Tech for Bad ricostruisce il ruolo assunto dalla tecnologia della società statunitense nella gestione degli aiuti del programma alimentare mondiale. Palantir ha sviluppato per il WFP il sistema DOTS (Digital Operations and Transformation System), basato sulla piattaforma Foundry, che raccoglie e organizza informazioni su acquisti, fornitori, trasporti, magazzini e distribuzione degli aiuti. A questo si affianca Prisma, uno strumento per ottimizzare la catena di approvvigionamento che, secondo il rapporto, è operativo in 46 paesi. Questi sistemi consentono all’agenzia di seguire diverse fasi della propria attività logistica attraverso un’unica infrastruttura digitale. La diffusione di questi strumenti solleva però un problema di dipendenza tecnologica. Più il WFP li integra nelle proprie attività, più diventa difficile sostituirli.

Un audit interno dell’agosto 2025, rivelato dalle testate France 24 e PassBlue, segnalava proprio l’assenza di una strategia definita per uscire dall’accordo, oltre a criticità nella gestione dei rischi e nella tutela della privacy che non erano state affrontate adeguatamente. Il WFP sostiene di non essere vincolato a un unico fornitore, ma senza un piano di uscita restano da chiarire i tempi e i costi necessari per sostituire sistemi ormai integrati nella gestione degli aiuti.

I dubbi riguardano anche le informazioni trattate attraverso queste piattaforme. Il WFP sostiene che Palantir non riceva dati che consentano di identificare direttamente i beneficiari. DOTS è però collegato all’ecosistema digitale in cui opera anche SCOPE, la piattaforma utilizzata dall’agenzia per gestire le informazioni sulle persone assistite. Secondo Tech for Bad, attraverso questo collegamento Palantir potrebbe entrare in contatto anche con dati aggregati relativi ai beneficiari, pur senza conoscere direttamente la loro identità. Il rapporto pone quindi una questione su come queste informazioni possano essere utilizzate dalla società.

Un ulteriore interrogativo riguarda il contratto del 2019: un esperto a conoscenza dell’accordo, rimasto anonimo e citato da France 24, ha richiamato una clausola che consentirebbe a Palantir di utilizzare determinati dati per migliorare le prestazioni dei propri prodotti, con possibili implicazioni anche per l’addestramento degli algoritmi. Tech for Bad segnala inoltre che il know-how maturato nella collaborazione con il WFP potrebbe contribuire allo sviluppo di strumenti destinati ad altri clienti.

A rendere controversa la partnership, secondo le organizzazioni, è anche il profilo della società. Fondata nel 2003 con il sostegno iniziale di In-Q-Tel, fondo d’investimento legato alla Cia, Palantir sviluppa strumenti di analisi dei dati per governi, apparati di intelligence e forze armate. Nel gennaio 2024 ha annunciato una partnership strategica con il ministero della Difesa israeliano.

Nel rapporto From Economy of Occupation to Economy of Genocide, pubblicato nel 2025, la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha indicato l’esistenza di “ragionevoli motivi per ritenere” che Palantir abbia fornito infrastrutture digitali e strumenti di intelligenza artificiale a sostegno delle operazioni militari israeliane, compresi sistemi per integrare informazioni sul campo di battaglia e supportare le decisioni militari. Per WeMove Europe e le altre organizzazioni che contestano l’accordo, il problema è la compatibilità tra la missione umanitaria delle Nazioni Unite e il ricorso a una società che lavora anche per apparati militari, soprattutto in territori di conflitto, dove le informazioni su trasporti, magazzini e distribuzione degli aiuti hanno un valore operativo rilevante.

Anche la formula della fornitura gratuita va ridimensionata. I registri degli acquisti delle Nazioni Unite consultati da France 24 documentano pagamenti a Palantir per oltre 10,5 milioni di dollari tra il 2017 e il 2024. Il WFP ha spiegato che si tratta di spese per servizi cloud, hosting e assistenza tecnica necessari a utilizzare la piattaforma: costi distinti dal valore stimato dell’accordo del 2019, ma che mostrano come mantenere operativi questi sistemi comporti comunque esborsi per l’agenzia.

Il punto, per WeMove Europe e le altre organizzazioni, è che la missione umanitaria non può prescindere da garanzie verificabili sulla gestione dei dati e sulle condizioni di utilizzo delle tecnologie. È su queste criticità che si concentra la lettera aperta indirizzata ai vertici del WFP. Le organizzazioni firmatarie chiedono di interrompere la collaborazione, pubblicare i contratti e gli accordi relativi ai dati e avviare una revisione indipendente dei rischi. Chiedono inoltre un piano di transizione verso sistemi alternativi, interoperabili e orientati all’interesse pubblico, che consenta di ridurre la dipendenza da Palantir senza compromettere la distribuzione degli aiuti. WeMove Europe ha già cercato di portare queste richieste ai vertici dell’agenzia e ai rappresentanti europei coinvolti nella sua governance.

“Abbiamo inviato, insieme ai nostri delegati, oltre duemila email per chiedere un incontro e ottenere risposte sulle condizioni dell’accordo”, spiega Carini. Al momento dell’intervista, riferisce, non era ancora arrivata una risposta.“Non possiamo accettare che un’organizzazione umanitaria come il WFP continui a collaborare con una società come Palantir senza fare piena chiarezza sui dati e sui rischi legati a questa partnership. Chiediamo trasparenza e che l’accordo venga interrotto”, conclude Carini.

L'articolo Il World Food Programme rinnova il contratto con Palantir. L’appello delle ong all’Onu: “Stop all’accordo, è coinvolta nel genocidio a Gaza” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Cuba denuncia «frenético despliegue» de EE.UU. para cambiar voto sobre bloqueo en la ONU

Las presiones de EE.UU. son "la mejor prueba de lo solos y aislados que están ante el mundo en su política contra Cuba, de la falta de apoyo genuino y de cómo la razón está de nuestro lado", dijo Díaz-Canel.
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ONU: inovação para enfrentar crise alimentar é tema de ação no Brasil

Logo Agência Brasil

Nesta sexta-feira (16), no Dia Mundial da Alimentação, uma ação promovida por agências da Organização das Nações Unidas (ONU) vai ocupar a capital do país, com a exibição de vídeos no centro de Brasília e em plataformas digitais.

Como o tema Inovar Hoje para Nutrir o Amanhã, a campanha vai transformar o Conic, mais antigo centro comercial e cultural de Brasília, em um grande painel para a exibição de um vídeo institucional que mostra como a inovação pode tornar os sistemas agroalimentares sustentáveis, inclusivos e resilientes.

Notícias relacionadas:

Segundo o representante da Organização das Nações Unidas para a Alimentação e a Agricultura (FAO), Jorge Meza, o tema inovação deve ser compreendido de forma mais ampla.

“Inovar não é só investir em tecnologia de ponta. Significa também encontrar novas formas de aplicar conhecimentos tradicionais, compartilhar experiências, conectar saberes e construir soluções adaptadas às realidades locais”

O vídeo será exibido às 18 horas e poderá ser assistido de vários pontos da capital federal, como a Esplanada dos Ministérios e a Rodoviária do Plano Piloto, de onde é possível ver o prédio comercial.

Desenho animado

Nas plataformas digitais, a exibição de um desenho animado com o personagem José Totoy, o Comilão e uma campanha com recados do personagem estampados em prédios e placas urbanas são ações voltadas para o público infantil..

Por meio de uma mensagem lúdica e acessível, José Totoy fala sobre os desafios da fome e da má alimentação em uma história divertida e cativante.

O personagem brasileiro de sorriso colorido e que cultiva aquilo que come foi escolhido como Herói da Alimentação e Campeão da FAO. A campanha é fruto de uma parceria com a Totoy Corp, criadora do personagem

Meza explica que a campanha busca aproximar crianças e famílias dos temas relacionados à alimentação, à nutrição e ao desenvolvimento sustentável.

“As crianças são especialmente receptivas ao aprendizado e à construção de valores e serão os futuros tomadores das decisões que moldarão nossos sistemas agroalimentares e o planeta”, reforça.

Alacance

Com conteúdos disponíveis em mais de 30 idiomas em plataformas de streaming e no Youtube, José Totoy conquistou mais de 50 milhões de seguidores em sua rede global de canais em vídeos que vão até 26 bilhões de visualizações.

O criador do personagem e do desenho brasileiro, André Vaz, cofundador da Totoy Corp, destacou a satisfação de fazer parte desse projeto de importância global com o José Totoy.

“Essa parceria reconhece o cuidado que dedicamos às histórias e nos permite contribuir para que a alimentação seja um assunto presente na vida das crianças desde cedo”, diz

O desenho ficará disponível tanto no Youtube da Totoy, quanto em todas as plataformas digitais dos parceiros da campanha FAO, Programa Mundial de Alimentos (WFP), Fundo Internacional de Desenvolvimento Agrícola (FIDA) e Instituto Interamericano de Cooperação para a Agricultura (IICA).

Serão disponibilizadas versões em português, espanhol e inglês com alcance em cerca de 190 países pelo Youtube.

Outras iniciativas

Para mobilizar mais ainda o publico infanto-juvenil, uma animação da FAO também foi disponibilizada no Youtube assim como a versão digital do livro de atividades Os Heróis da Alimentação, que serve como suporte educativo para pais e professores conduzirem crianças nas descobertas sobre inovações nos sistemas agroalimentares e os desafios globais.

Além disso, ficam abertas até o dia 6 de novembro as inscrições do concurso internacional de cartazes do Dia Mundial da Alimentação 2026, para crianças e jovens de 5 a 19 anos de todo o mundo.

Para participar é preciso preencher o formulário de inscrições online e cadastrar o cartaz criado de forma original, sem o uso de Inteligência Artificial, no formato JPEG.

Menores de idade precisam da autorização dos pais ou responsáveis legais para participar. A premiação será oferecida a quatro grupos etários e os vencedores receberão certificado de reconhecimento e uma sacola-surpresa com brindes.

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Marruecos intensifica su presión en la ONU a un mes de la resolución del Consejo de Seguridad sobre el Sáhara

El ministro de Asuntos Exteriores de Marruecos, Nasser Bourita, durante su discurso ante la Asamblea General de la ONU a finales de septiembre

Cuando se acerca la fecha para que el Consejo de Seguridad determine si amplía el mandato de la Misión de la ONU en el Sáhara Occidental (Minurso), Marruecos ha desplegado sus herramientas de presión en el seno de la organización. La delegación de Rabat ha aprovechado los debates de la Cuarta Comisión de la Asamblea para iniciar una campaña de hostigamiento contra las voces saharauis en Naciones Unidas.

Conocida también como la Comisión Política Especial y de Descolonización, es una de las seis comisiones principales de la Asamblea de la ONU. Durante la semana pasada, este órgano se ha reunido para abordar asuntos relativos a la autodeterminación de los pueblos, en los que la cuestión del Sáhara Occidental ocupa un lugar fundamental.

A lo largo de cuatro días, más de un centenar de ponentes han expuesto en la sede de la ONU en Nueva York sus impresiones sobre el conflicto en el Sáhara que es, a ojos del derecho internacional, un territorio pendiente de descolonización, la última colonia de África. Entre los participantes figuraban políticos, periodistas, activistas y representantes de movimientos de solidaridad. Todos ellos se han encontrado con un obstáculo para exponer sus pareceres: la delegación marroquí.

Según han denunciado algunos de los presentes, sus intervenciones "han estado marcadas por las interrupciones de la representante de la misión marroquí". Ahmed Ettanji, presidente de Équipe Média, la agencia de noticias independiente que opera en el territorio saharaui ocupado, ha sido testigo del asedio marroquí contra los ponentes saharauis. "Algunos peticionarios han perdido hasta dos minutos de su tiempo de intervención debido a estas interrupciones sistemáticas", detalla.

Intervenciones frustradas por Rabat

Ettanji ha sido uno de los representantes saharauis que han tomado la palabra en el seno de la ONU para denunciar la ocupación marroquí de su territorio. Allí se ha debatido sobre las violaciones de derechos humanos, el expolio de los recursos naturales, la situación de los campamentos de refugiados y la falta de una solución definitiva al conflicto. En el caso del presidente de Équipe Média, ha tenido la oportunidad de explicar las consecuencias que conlleva ejercer el periodismo en el Sáhara controlado por Marruecos.

En conversación con El Independiente, el periodista saharaui explica cómo la delegación marroquí ha coartado la libertad de expresión de los ponentes saharauis, en sus propias palabras. Ettanji asegura que algunos de los peticionarios han perdido "hasta dos minutos de su tiempo de intervención" debido a las "interrupciones sistemáticas" por parte de la representante marroquí.

Según su relato de los hechos, la contraparte marroquí se ha dedicado a solicitar la palabra "de forma reiterada" durante las intervenciones de los peticionarios para "hacerles perder tiempo". En una ocasión, el presidente de la Comisión pidió a la representante de Rabat "que respetara el orden de las intervenciones y que no interrumpiera de forma repetida", asegura. Y es que, en turnos de palabra de tres minutos, se ha llegado a intervenir hasta en cinco ocasiones para cortar el relato saharaui.

Queja formal ante la ONU

El presidente de Équipe Média ha indicado que las interrupciones marroquíes se han producido al referirse al Sáhara Occidental como una región ocupada: "Especialmente al abordar la situación de los derechos humanos y la explotación de los recursos naturales". Además, desde Rabat han tratado de "imponer" una terminología que menciona al territorio saharaui como si fuese marroquí, denuncia.

Ante esta situación, veintisiete de los peticionarios que han participado en el debate han intentado presentar una queja formal ante la Mesa de la Cuarta Comisión, a la que ha tenido acceso este periódico. "Expresamos nuestra profunda preocupación e indignación ante la actitud reiterada, sistemática y deliberada de la delegación del Reino de Marruecos, la cual interrumpe, altera e interrumpe intencionadamente de manera continua las intervenciones orales de los peticionarios", lamentan los firmantes.

Según denuncian, Rabat se ha valido del "uso abusivo e injustificado" de cuestiones de orden, interjecciones y tácticas dilatorias para "coartar la libertad de expresión" de quienes han comparecido ante la Comisión para denunciar la ocupación del Sáhara Occidental. A su entender, la actitud de los marroquíes viola "las resoluciones de la Asamblea General que garantizan el derecho de la sociedad civil a ser escuchada de manera digna y pacífica".

Los firmantes han pedido que la Mesa emita un llamamiento al orden a la delegación marroquí, aplique los límites en el tiempo de palabra y, sobre todo, que la queja quede registrada en el informe final de la Comisión Política Especial y de Descolonización. Sin embargo, los impulsores de la iniciativa confirman que, hasta el momento, no han recibido acuso de recibo por parte de la ONU, pese a haber enviado la queja en varias ocasiones.

Todas las miradas puestas en el Consejo de Seguridad

Las tácticas de matonismo empleadas por los marroquíes se producen en un contexto de máxima expectación. El Consejo de Seguridad tendrá que emitir una nueva resolución sobre el Sáhara Occidental el 30 de octubre, un día antes de que que finalice el mandato de la Minurso. Nada parece indicar que el órgano de la ONU vaya a poner fin a su misión en el territorio saharaui.

El año pasado, la Resolución 2797 renovó el mandato de la misión de paz, pero también reconoció el plan de autonomía marroquí para el Sáhara "como base" de las negociaciones, considerándolo "una de las soluciones más factibles". Meses después, Marruecos y el Frente Polisario reanudaron las negociaciones directas, aunque las conversaciones no han dado ningún resultado hasta el momento.

En este contexto, ya han comenzado las reuniones a puerta cerrada en el seno del Consejo de Seguridad. Y, de cara a la inminente resolución, el secretario general de la ONU, António Guterres, ya ha presentado su informe anual sobre el Sáhara Occidental. Un documento que podría no ser favorable a los intereses de Marruecos.

El Polisario tampoco está conforme

Aunque la prensa de Rabat se ha empeñado en subrayar que el secretario de la ONU refuerza el plan de autonomía, omiten un dato incómodo para las autoridades alauís. En el documento presentado al Consejo de Seguridad, Guterres pide que cualquier propuesta encaminada a resolver el conflicto –incluido el plan marroquí– se someta a un proceso de consulta con el pueblo saharaui.

Así, los hostigamientos de la representación marroquí durante las reuniones de la Cuarta Comisión se enmarcan en un ambiente de incertidumbre en torno a la Resolución de la ONU. Sin embargo, mientras espera a que el Consejo de Seguridad emita su veredicto, el Polisario también ha mostrado su disconformidad con las conversaciones que están teniendo lugar en Naciones Unidas.

Este lunes, el representante del Polisario ante la ONU ha cuestionado abiertamente la neutralidad de su enviado especial para el Sáhara Occidental, Staffan de Mistura, por sus declaraciones durante las consultas privadas del Consejo del pasado 8 de octubre. La representación saharaui acusa a Mistura de "respaldar abiertamente" la autonomía como la base para futuras conversaciones, "adoptando así una postura que se alinea totalmente con la posición de Marruecos", denuncian.

De hecho, el Polisario ha lanzado una amenaza. Cualquier "desviación repetida" de los principios de neutralidad, imparcialidad e independencia por parte de Mistura les obligaría a "reconsiderar" su cooperación con el enviado de la ONU en el marco del proceso de paz.

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Pandemias: ONU aprova declaração por mais cooperação entre países

Logo Agência Brasil

A Assembleia Geral das Nações Unidas (ONU) aprovou, na última segunda-feira (12), declaração política sobre prevenção, preparação e resposta a pandemias. Apesar de não ter caráter vinculante para os países-membros, o documento apela por maior cooperação no enfrentamento de futuras emergências sanitárias e foi comemorado pela Organização Mundial da Saúde (OMS).

O texto deveria ter sido adotado por consenso em uma reunião de alto nível realizada em 25 de setembro, durante a Assembleia Geral da ONU, o que não foi possível devido a objeções dos Estados Unidos (EUA) e de outros países.

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A declaração política, divulgada nesta semana, contou com 153 votos a favor e apenas três contrários, dos EUA, Israel e Argentina. Nova Zelândia e Paraguai se abstiveram.

Um ponto importante, entretanto, permanece inconcluso: o anexo do Acordo de Pandemias da OMS, que trata de um sistema para que os países compartilhem amostras e dados genéticos, além de vacinas, tratamentos e diagnósticos.

As negociações esbarraram em impasses entre interesses de países em desenvolvimento, dos Estados Unidos e de nações de alta renda da Europa. As conversas devem ser retomadas em maio do próximo ano, na Assembleia Mundial da Saúde.

O diretor-geral da OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ressaltou a importância de finalizar essas negociações, para que o Acordo de Pandemias possa ser aberto à assinatura dos Estados-membros e ratificado como lei internacional.

“O mundo avançou muito desde a covid-19. Convocamos os países a cumprirem agora os compromissos que assumiram”, disse.

Brasil

Como membro da ONU, o Brasil deverá atender ao apelo da organização por maior cooperação no enfrentamento de futuras emergências sanitárias. O país ainda vive as consequências dos graves erros cometidos pelo Poder Público na condução da resposta à pandemia de covid-19.

De acordo com especialistas, o negacionismo do então presidente Jair Bolsonaro e os conflitos com autoridades sanitárias enfraqueceram a consistência das mensagens de prevenção.

O país enfrentou escassez de insumos para testes e limitações laboratoriais no início da crise. A testagem insuficiente dificultou a identificação de cadeias de transmissão e a adoção de medidas precoces. 

O relatório final da CPI da Pandemia apontou a divulgação de tratamentos sem eficácia comprovada e falhas na condução federal.

A CPI também denunciou atrasos e problemas nas negociações de vacinas, além da promoção de medicamentos sem eficácia comprovada contra a covid-19. 

Equidade

A declaração política aprovada nesta semana pelos membros da ONU tem, entre suas prioridades, o aprimoramento dos sistemas de monitoramento, a expansão da capacidade de produção e pesquisa e desenvolvimento local e regional e a garantia de financiamento sustentável.

Os Estados-membros também destacaram a necessidade urgente de concluir as negociações sobre o anexo, como um componente fundamental para que o Acordo de Pandemias da OMS ajude a promover uma resposta global mais equitativa, coordenada e eficaz a futuras ameaças pandêmicas.

Acesso a tratamentos

O sistema de Acesso a Patógenos e Compartilhamento de Benefícios (PABS, na sigla em inglês), previsto no anexo do acordo, prevê que os farmacêuticos participantes disponibilizem à OMS acesso rápido equivalente a 20% de sua produção em tempo real no caso de uma nova pandemia.

Isso inclui vacinas, terapias e diagnósticos seguros, eficazes e de qualidade para o patógeno causador de eventual emergência pandêmica.

A distribuição desses produtos aos países será feita com base no risco e nas necessidades de saúde pública, com especial atenção às necessidades dos países em desenvolvimento.

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Washington sanctionne la Cour pénale internationale. La France y a un juge, et il n'a plus de carte bancaire

Par Thibault de Varenne

Le 9 octobre au matin, le comité Nobel a donné le prix de la paix à Navi Pillay, ancienne juge de la Cour pénale internationale. L'après-midi, Marco Rubio a inscrit la Cour elle-même sur la liste des entités sanctionnées par le Trésor américain. Un juge français y siège. Depuis le 20 août 2025, il n'a plus de carte Visa, plus de compte PayPal, plus de compte Amazon. Paris a « condamné ». C'est tout.

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Le 9 octobre, à Oslo, vers onze heures, le comité Nobel a nommé Navi Pillay, juge sud-africaine qui siégea à la Cour pénale internationale de 2003 à 2008. Le même jour, à Washington, en fin d'après-midi, le secrétaire d'État a désigné la Cour comme entité sanctionnée. Les deux nouvelles ne se répondaient pas officiellement. Elles tiennent dans la même journée.

Marco Rubio a dit la phrase qui compte : « Ou bien la Cour cesse ses menaces, ou bien nous mettrons fin à la Cour. » Il a ajouté « tribunal voyou », et « brique par brique » s'il le faut.

Les États-Unis n'ont jamais adhéré à cette Cour. Ils entendent pourtant décider de sa fin.

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Ce qu'est cette Cour, et ce que fait une sanction

La Cour pénale internationale siège à La Haye. Elle est née d'un traité signé à Rome le 17 juillet 1998, par cent vingt États contre sept ; parmi les sept, les États-Unis, la Chine et Israël. La France l'a ratifié en juin 2000. Cent vingt-cinq États en sont aujourd'hui parties. Ni Washington ni Jérusalem.

Tout le différend tient dans une clause. La Cour se dit compétente pour les crimes commis sur le territoire d'un État partie, quelle que soit la nationalité de l'accusé. C'est ainsi qu'elle a pu enquêter sur des soldats américains en Afghanistan, et délivrer en novembre 2024 des mandats d'arrêt contre Benjamin Netanyahou et Yoav Gallant pour des faits commis à Gaza. Washington répond qu'un traité n'engage pas ceux qui ne l'ont pas signé. Les deux positions se défendent en droit. Elles ne se départagent pas en droit.

Elles se départagent par le dollar. Le 6 février 2025, Donald Trump a signé le décret 14203, fondé sur une loi d'urgence nationale conçue pour l'Iran, la Corée du Nord et Al-Qaïda. Un nom inscrit sur la liste voit ses avoirs gelés aux États-Unis ; toute personne ou entreprise américaine qui traite avec lui commet un délit ; tout étranger qui lui apporte un « soutien matériel » peut être inscrit à son tour. Dix-sept juges et procureurs y figuraient déjà. Depuis vendredi, la Cour entière. Le Trésor a accordé des licences de cent quatre-vingts jours pour que l'institution continue de fonctionner, « afin de laisser aux États parties le temps de présenter une solution ». La loi de 2002 qui autorise le président à employer « tous les moyens nécessaires » pour libérer un Américain détenu à La Haye s'appelle, au Congrès même, le Hague Invasion Act.

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Ce que cela fait à un Français

Nicolas Guillou est né à Vannes en 1975. Magistrat de l'ordre judiciaire, il a été élu juge à la Cour en 2023 sur présentation de la France. Il a siégé dans la chambre qui a délivré les mandats contre Benjamin Netanyahou. Le 20 août 2025, Marco Rubio l'a inscrit sur la liste, avec une Canadienne, une Fidjienne et un Sénégalais.

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