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Prima del mito, il sogno: la storia di Rocky sul grande schermo. Applausi alla Festa del Cinema di Roma

Applausi scroscianti in ogni sala: I Play Rocky ha conquistato il pubblico della 21ª Festa del Cinema di Roma, dove è presentato nella sezione Grand Public. E certamente, quando uscirà nelle sale italiane il 31 dicembre, sarà il pubblico a decretarne il successo popolare. Perché di questo si tratta: un film che, agganciandosi al mito di Rocky, ne ripercorre la genesi e la trasforma in un’epopea dal sapore vintage, squisitamente divertente.

Tra i titoli finora visti alla kermesse capitolina, I Play Rocky è, insieme a Elsinore e in attesa di The Debut, uno dei film che hanno le carte in regola per affacciarsi all’imminente stagione dei premi, che culminerà con gli Oscar. Difficilmente, infatti, l’Academy resterà indifferente alla superlativa prova di Anthony Ippolito, quasi un clone di Sylvester Stallone, tanto fisicamente quanto nella tenacia. Ma tutto questo appartiene al futuro.

Il dato presente è che, dopo la presentazione al Festival di Toronto, I Play Rocky di Peter Farrelly, questa volta senza il fratello Bobby, è già un piccolo meta-cult. Il film celebra i cinquant’anni dell’iconica pellicola premiata con tre Oscar e ne prolunga il mito senza retorica né enfasi, concentrandosi sugli aspetti più intimi, esistenziali e antropologici della nota vicenda del giovane newyorkese Sylvester Stallone, allora un underdog in cerca della propria occasione.

Partendo dalla brillante sceneggiatura di Peter Gamble e avvalendosi della consulenza dello stesso attore e sceneggiatore, oggi ottantenne, Farrelly riesce a restituire un racconto in sintonia con il leggendario originale per tono e look indipendente, pur adottando un registro comico decisamente diverso dall’epica drammaticità che pervade il film sceneggiato e interpretato da Stallone.

Il fulcro di I Play Rocky è racchiuso proprio nella frase scelta come titolo: “Io recito Rocky”, mentre il titolo italiano previsto per l’uscita sarà Rocky sono io. Una dichiarazione che sottolinea la reale ostinazione di Sylvester Stallone, capace di rifiutare offerte assai generose pur di non cedere il suo magico copione e rinunciare a interpretarlo. Un “gran rifiuto” che sfidava la povertà in cui lui e la moglie Sasha versavano, mentre erano in attesa del loro primo figlio. Eppure fu proprio quella scelta la chiave vincente per entrare nel mito.

In definitiva, poco importa che il pubblico conosca già il lieto fine. Ciò che brilla nel film di Farrelly è il ritmo, insieme alla forza della commedia sociale e umana e a un percorso a ostacoli che parla al presente, in una Hollywood spesso ostile ai sogni fuori dagli schemi. Già, perché I Play Rocky è anche un film sul fare cinema con un budget ridotto, capace di dialogare con la contemporaneità, in cui la crisi sociale e la ferocia dello show business appaiono sempre più evidenti. Ma i sognatori caparbi e tenaci come rocce non smetteranno mai di nascere, esistere e vincere. Del resto, la dedica pronunciata da Stallone agli Oscar del 1977 è rimasta leggendaria e conserva tutta la sua attualità: “A tutti i Rocky del mondo, vi amo!”.

Apparentato a I Play Rocky soltanto per lo spirito di endurance incarnato dal protagonista, il documentario polacco Closure di Michal Marczak, in concorso nella sezione Progressive Cinema, racconta la tenace ricerca di un figlio scomparso da parte di suo padre.

Il regista ha seguito con la videocamera gli eventi successivi alla probabile scomparsa nelle acque della Vistola del sedicenne Krzysztof “Chris” Dymiński, un fatto di cronaca che ha scosso l’intera Polonia. Lirico nel suo farsi elegia funebre e meditazione su una perdita ancora senza risposte, Closure accompagna una famiglia che non ha smesso di cercare Chris e amplia la vicenda fino a farne una riflessione universale sul dolore provocato dalla scomparsa di una persona cara, tanto più insopportabile quando si tratta di un figlio. Un padre che non si dà pace e sperimenta ogni strumento possibile per setacciare il grande fiume, una madre che ogni sera attende il ritorno del figlio: una storia emozionante che, lentamente, trascina lo spettatore dentro il dolore di questi genitori, rendendolo partecipe di un’attesa sospesa tra speranza e disperazione.

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Pomodori, peperoni, melanzane e uva: la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio svuota gli scaffali anche a Roma

Gli effetti della protesta di autotrasportatori e agricoltori del Sud contro il caro carburanti iniziano a farsi sentire anche nei supermercati della Capitale. I blocchi stradali stanno mettendo sotto pressione l’intera filiera ortofrutticola. L’incertezza sui tempi di percorrenza e gli alti costi operativi stanno innescando una reazione a catena che impedisce alle aziende agricole di spedire le merci deperibili e minaccia il regolare arrivo di prodotti freschi sui mercati. Il risultato è che sul mercato romano sono sempre più evidenti le mancate consegne di alimenti cruciali provenienti dal Mezzogiorno, come peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori.

L’allarme è lanciato dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio Car – Centro Agroalimentare Roma, che segnala una crescente criticità negli approvvigionamenti ortofrutticoli destinati alla Capitale. L’emergenza, testimoniata già alcuni giorni in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, si sta ora estendendo anche nel Lazio. Non solo carenze di prodotti, ma anche tensione sui prezzi all’ingrosso, in crescita a causa della scarsità. I pomodori siciliani Ciliegini e Piccadilly vengono venduti a quotazioni superiori a 5 euro/kg, mentre i Datterini rossi raggiungono i 7,50 euro/kg. Per compensare questi vuoti d’offerta, si registra un forte aumento delle importazioni, con pomodori tondi a grappolo dall’Albania venduti intorno ai 2 euro/kg e peperoni dalla Spagna a 3,80 euro/kg, alternative economicamente rilevanti ma che faticano a sostituire pienamente il prodotto a chilometro zero per i consumatori attenti alla filiera italiana.

A contenere parzialmente gli effetti di questo blocco logistico intervengono le produzioni locali di Lazio e Abruzzo con ortaggi a foglia, pomodori, melanzane e zucchine, che continuano a garantire una parte dell’offerta pur con quotazioni già elevate a causa dei danni del caldo estivo. Tuttavia, si legge, un prolungamento delle proteste per il caro carburanti rischia di generare perdite economiche incalcolabili per i produttori del Sud, costretti a perdere i raccolti, e di scaricare ulteriori rincari sulla spesa alimentare dei cittadini romani. La distribuzione si trova oggi di fronte alla complessa sfida di mantenere la continuità delle forniture bilanciando disponibilità, qualità e convenienza economica.

“Tutela dei produttori e dei consumatori restano due obiettivi inseparabili. Dobbiamo salvaguardare l’equilibrio della filiera, garantendo alle aziende agricole la possibilità di vendere i propri prodotti e alle famiglie l’accesso a prodotti freschi e di qualità a prezzi sostenibili”, sottolinea il presidente del Car, Valter Giammaria. “Non possiamo permettere che la crisi logistica e il caro carburanti pesino in modo incontrollato sulle tavole dei romani. Il nostro ruolo oggi è agire da scudo, monitorando i listini per garantire la tenuta degli scambi commerciali e provare ad arginare sul nascere ogni pressione sui prezzi, difendendo la spesa delle famiglie” commenta il direttore generale, Fabio Massimo Pallottini.

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Descubren que un santuario de Deméter escondido en la cantera de un bosque y sellado desde época romana es anterior a los etruscos

En 2006, los carabineros dieron la voz de alarma por unas excavaciones clandestinas en un bosque de robles y castaños del término de Vetralla, en la provincia de Viterbo, al norte de Roma. La Soprintendenza arqueológica de la Etruria meridional intervino con una excavación de urgencia entre mayo y junio y se topó con algo […]

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“Davanti a un lutto non credo nella pace. Non so se ho mostrato troppo, o aperto le porte sul personale ma anche chiuso un cerchio”: così Kasia Smutniak sul docufilm su Pietro Taricone

La perdita di Pietro Taricone che diventa trasformazione per chi resta. Kasia Smutniak la vede così nel suo ultimo film documentario da regista, Mustang, presentato alla Festa di Roma 2026. “Davanti a un lutto non credo nella pace, ma piuttosto nella trasformazione e non penso nemmeno che valga la pena raccontare la mia vita, ma quel pezzo della mia storia potrebbe essere in qualche modo una speranza per tante persone, a cui mi sto aggrappando”, ha spiegato la 47enne attrice e regista di origine polacca al Corriere della Sera.

“Questo, infatti, è un film speranzoso e sulla felicità, non una storia triste: ma di una bellissima trasformazione che unisce tante vite. Il centro di tutto questo è il Mustang”. Luogo della montagna nepalese che nel 2003 la Smutniak e l’allora suo fidanzato Taricone raggiungono per poi ripromettersi di tornare per un aiuto concreto alle popolazioni locali. Solo che Taricone muore improvvisamente in un incidente di paracadutismo nel 2009. Nel 2010 sarà Kasia con sua madre a raggiungere il Mustang ai piedi dell’Himalaya. E ancora nel 2024 sarà la 19enne Sophie, la figlia avuta dall’ex fidanzato nel 2004, a ripercorrere i passi materni e paterni in Nepal. Con lei, la ragazza, si porta la vecchia MiniDV di suo padre e così filma un nuovo viaggio come fece Taricone con la Smutniak nel 2003. Mustang, infine, è il risultato di queste due fonti video tra memoria e contemporaneità che Smutniak ha definitivamente riassemblato.

“Come nel mio primo doc Mur ho raccontato la speranza attraverso l’esperienza di persone che cercavano di salvare migranti nei boschi bielorussi, solo perché ritenevano giusto farlo. Anche qui ho lo stesso spirito: se una sola persona fa una cosa giusta, questo mi dà speranza per l’umanità”. Là, nell’Asia profonda c’è proprio una Fondazione Taricone, grazie alla quale è stata fondata la Ghami Solar School, dove bambini che non avrebbero avuto accesso a un’istruzione tradizionale seguono corsi di studio regolari. Mustang uscirà in sala con Fandango il 26 novembre. “Non so se ho mostrato troppo – chiosa l’attrice – Ma in realtà nel nostro lavoro mostriamo tanto di noi anche quando non sembra. Qui è più riconoscibile perché le emozioni hanno nomi e facce note. Ho aperto le porte sul personale ma anche chiuso un cerchio”.

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Champions, per Napoli, Roma e Inter è già l’ultima spiaggia: Gasp e Allegri oggi non possono sbagliare | Partite e classifica

Siamo già a questo punto: terza giornata di Champions, ultima – o penultima a essere ottimisti – spiaggia per le squadre italiane. I numeri sono catastrofici: quattro punti su ventiquattro conquistati, sei sconfitte in otto gare, solo il Como 12esimo in zona playoff (a quota 3), le altre (Roma 25esima, 1), Inter (29esima, 0) e Napoli (32esima, 0) in questo momento sono eliminate. Tra i cinque campionati maggiori, siamo quelli messi peggio: Inghilterra (24 punti, cinque club), Spagna (24, pure in questo caso 5 formazioni), Germania (16) e Francia (9) ci guardano dall’alto in basso. Anche il Portogallo (6, 2 rappresentanti) ha fatto meglio. Siamo ai livelli di Olanda (4), Ucraina (4) e Norvegia (4) che schierano però un numero di club inferiore. Le italiane giocano tutte in casa: occasione da sfruttare.

ROMA – Bruciata dall’incredibile sconfitta in casa con il Real Madrid (3-1 all’81’ e 3-4 al 90’), la banda di Gasperini ospita l’ultima in classifica, lo Slovan Bratislava guidato da Yaya Touré e sostenuto da duemila tifosi. L’allenatore ivoriano ha detto di avere “sensazioni positive” e ha parlato benissimo del tecnico giallorosso: “Ha grande esperienza, la Roma è un avversario di valore e sono curioso di vedere come si comporterà la mia squadra, noi dovremo dare tutto quello che abbiamo”. Incassata la notizia che il recupero di Dybala per la lesione al polpaccio richiederà venti giorni di stop, Gasp dovrà fare i conti con le assenze di Svilar, Koné e Cristante, ma torna Malen e a gara in corso potrebbe varare la doppia coppia d’attacco: l’olandese e Castro, protagonista del 2-0 sul Genoa. La Champions è una magnifica avventura, ma Gasp ha nel mirino per ovvie ragioni il campionato, dove i giallorossi sono terzi, a – 2 dal duo Inter e Lazio. Sabato, la Roma andrà a giocare a Napoli: uno snodo importante per il cammino in Serie A.

NAPOLI – I due ko contro Villarreal e Venezia hanno lasciato il segno. Il Napoli non è solo conciato male in Europa, ma anche in campionato va male (nono posto). Max Allegri è in difficoltà, la questione-De Bruyne è esplosiva – il belga, sempre più capriccioso, è ai ferri corti con l’allenatore -, la squadra è su con gli anni, i giovani (vedi Lucca) stanno deludendo e il proprietario Aurelio De Laurentiis sta seguendo in silenzio la situazione. Al Maradona sbarcano i norvegesi del Bodo Glimt, che non sono fenomeni, ma hanno già fatto piangere l’Inter e la scorsa edizione hanno raggiungo gli ottavi. Urge sterzata, altrimenti si mette male per tutti, a cominciare da Allegri. Il tecnico livornese si affida ai big, De Bruyne compreso.

COMO – Il Manchester United è uno dei mostri sacri del calcio mondiale. Dopo Real Madrid e Barcellona, è il club con il maggior seguito di tifosi nel pianeta. Ha vinto 68 trofei, è quotato alla Borsa di New York, il suo stadio è meta turistica – anche perché a Manchester c’è poco da vedere -, lo stadio è il “teatro dei sogni”, nel suo passato c’è una galleria di fenomeni tra gli ex campioni – George Best, Bobby Charlton, Eric Cantona tanto per citarne alcuni -, il santone Alex Ferguson è l’allenatore più vincente di tutti i tempi (49 trofei). Eppure il Como, alla terza esibizione in Champions, può giocarsela. I Red Devils sono partiti male in campionato. La spinta emotiva di Michael Carrick – altro ex eccellente -, approdato a metà della scorsa stagione e sulla forza dell’entusiasmo capace di riportare lo United nell’Europa più importante, si è esaurita. Nel Como, a Firenze è stato celebrato finalmente un italiano: Mattia Liberali, classe 2007, cresciuto nelle giovanili del Milan, lanciato in Serie A da Fonseca, ma poi ceduto al Catanzaro in Serie B, dove ha trovato in Alberto Aquilani un tecnico che ha creduto nelle sue capacità. Il Como lo ha arruolato pagando la clausola rescissoria da 6 milioni di euro: un bel colpo. Liberali potrebbe essere confermato contro i Red Devils: storia da seguire.

INTER – Shakhtar o mai più: dopo i ko con Real Madrid e Bruges, per l’Inter non ci sono mezze misure. Urge la vittoria contro la squadra ucraina, simbolo della guerra nel Donbass, guidata dal turco Arda Turan, soprannominato il Mago. Chivu recupera Calhanoglu, potrebbe schierare dall’inizio Bonny – determinante contro il Bologna –, sta sfogliano la margherita Martinez-Provedel per decidere il portiere titolare e si augura che non sia necessario, come sta accadendo troppo spesso, di ritrovarsi in svantaggio per svegliarsi. In Italia si può rimediare, in Europa la leggerezza non è consentita. I numeri inquietano. L’Inter viene da quattro ko di fila al Meazza in Champions (Liverpool, Arsenal, Bodo Glimt e Bruges), nelle ultime otto partite europee ha perso sette volte, ma stavolta non può proprio sbagliare.

P.S. Stasera partitone a Parigi, devastata dagli scontri dei giorni scorsi, Psg-Barcellona: Doué, Vitinha, Kvaratskhelia, Hakimi, Yamal, Rodri, Pedri, Gordon, Cubarsì. Un gruppo di attori straordinari, una finale anticipata.

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Serie A, Lazio da sogno e Juve da incubo: l’Inter va, il Venezia fa lo scherzetto al Napoli. Il punto dopo sette giornate

Inter e Lazio comandano la Serie A a 19 punti, con la Roma a due lunghezze e il Milan quarto. La Juventus crolla in casa contro i biancocelesti, il Napoli perde a Venezia. Frosinone e Como continuano a sorprendere, mentre il Cagliari incassa quattro gol a Monza.

Inter e Lazio prime a 19 punti, la Roma tiene il passo: batoste per Juventus e Napoli

La settima giornata di Serie A conferma Inter e Lazio al comando con 19 punti, entrambe ancora imbattute, e regala qualche risultato clamoroso. Su tutti il 3-0 dei biancocelesti in casa della Juventus, con Gattuso che continua a stupire e firma la miglior partenza della storia laziale. I nerazzurri di Chivu rispondono vincendo in rimonta a Bologna, mentre la Roma di Gasperini resta a due lunghezze dalla vetta grazie al successo contro il Genoa.

Dietro alle prime tre, il Milan torna a vincere, pur rischiando di gettare al vento tre gol di vantaggio contro l’Atalanta, e sale a quota 15. Il Como si prende il quinto posto vincendo a Firenze, mentre il Frosinone continua il suo splendido inizio di campionato, trascinato da un Raimondo in formato capocannoniere.

Il tonfo più sorprendente arriva però da Venezia, dove la squadra di Nicola, ancora senza punti prima del weekend, batte il Napoli di Allegri grazie ad Adams e alle parate di Stankovic. E le sorprese proseguono anche nel Monday Night, con il Monza che rifila quattro gol al Cagliari e il Torino che passeggia a Parma. Un turno senza neppure un pareggio, con dieci vincitrici nelle dieci partite.

Serie A, tutti i risultati della settima giornata

Frosinone-Sassuolo 4-2

Venezia-Napoli 1-0

Bologna-Inter 1-3

Roma-Genoa 2-0

Udinese-Lecce 0-3

Fiorentina-Como 1-3

Milan-Atalanta 3-2

Juventus-Lazio 0-3

Monza-Cagliari 4-0

Parma-Torino 0-3

Frosinone-Sassuolo 4-2, Raimondo fa tripletta e vola in testa ai marcatori: che spettacolo allo Stirpe

Il Frosinone di Alvini continua a sorprendere e trova in Antonio Raimondo il suo nuovo trascinatore. Calò sblocca la partita dopo appena nove minuti, Berardi pareggia al 15′, poi si scatena il centravanti giallazzurro, che approfitta anche di due errori di Muric e segna due volte nel giro di quattro minuti. Thorstvedt riapre la gara prima dell’intervallo, ma nella ripresa Raimondo completa la tripletta e chiude il match sul 4-2. Il Frosinone sale a 13 punti, al sesto posto, mentre Raimondo raggiunge quota 7 gol in altrettante giornate, diventando il capocannoniere solitario della Serie A. Una partenza da sogno per i ciociari.

Venezia-Napoli 1-0, Nicola fa il miracolo all’esordio: Adams segna, Stankovic para anche un rigore a De Bruyne

Il Venezia conquista i primi tre punti stagionali contro il Napoli e regala a Davide Nicola un esordio da ricordare sulla panchina lagunare. A decidere la sfida del Penzo è Akor Adams, che al 49′ batte Meret e porta avanti i padroni di casa. Allegri inserisce De Bruyne, Hojlund e Alisson Santos per cercare la rimonta, ma trova uno Stankovic in versione Superman. Il portiere del Venezia respinge anche un calcio di rigore a De Bruyne e difende il vantaggio fino al triplice fischio. Dopo sei sconfitte consecutive, i lagunari si sbloccano, mentre il Napoli resta a 10 punti, già nove sotto la vetta. Brutta battuta d’arresto per gli azzurri.

Bologna-Inter 1-3, Thuram suona la carica e i cambi di Chivu completano la rimonta

L’Inter soffre a Bologna, va sotto dopo dieci minuti ma ribalta tutto e conquista la sesta vittoria nelle prime sette giornate. Pobega porta avanti i rossoblù sfruttando un errore in uscita di Luis Henrique, ma Thuram trova il pareggio poco prima dell’intervallo. Nella ripresa salgono in cattedra i cambi di Chivu: Carlos Augusto firma il sorpasso al 69′, poi serve a Bonny il pallone del definitivo 3-1. I nerazzurri reagiscono così alla sconfitta europea contro il Bruges e salgono a 19 punti, con 21 gol segnati e il miglior attacco del campionato. Per Palladino è la prima sconfitta da neo allenatore del Bologna.

Roma-Genoa 2-0, magia di Castro e prima gioia per Lulli: Gasperini festeggia le 300 vittorie

La Roma torna al successo dopo due pareggi consecutivi e supera il Genoa di De Rossi grazie a due gol nella ripresa. Nel primo tempo entrambe le squadre colpiscono una traversa, con Balerdi da una parte ed El Shaarawy dall’altra. Al 50′ Santiago Castro inventa uno splendido pallonetto che scavalca Bijlow e sblocca il risultato, poi il giovane Emanuele Lulli, servito da un’azione di Soulé, firma il 2-0 e festeggia il primo gol in Serie A. Gasperini festeggia le 300 vittorie da allenatore nel massimo campionato. I giallorossi salgono a 17 punti, due in meno di Inter e Lazio, e confermano la miglior difesa della Serie A con appena tre reti subite.

Udinese-Lecce 0-3, Gaspar, N’Dri e Siebert affondano i friulani: Runjaic alla quinta sconfitta consecutiva

L’Udinese sprofonda, mentre il Lecce di Di Francesco conquista una netta (e sorprendente) vittoria in trasferta. I salentini indirizzano la partita già nel primo tempo con il colpo di testa di Gaspar all’11’ e il raddoppio di N’Dri al 33′, sugli sviluppi di un altro calcio d’angolo. Nel finale arriva anche la rete di Siebert, che fissa il risultato sul 3-0. Per il Lecce sono 9 punti dopo sette giornate e un successo prezioso per allontanarsi dalla zona retrocessione. Situazione opposta per l’Udinese, ferma a quota 4 e reduce dalla quinta sconfitta consecutiva. Un avvio decisamente da dimenticare per la squadra di Runjaic, con il tecnico sempre più sotto pressione.

Fiorentina-Como 1-3, Liberali e Nico Paz incantano: Fabregas vola, i viola sprofondano

Il Como continua a fare sul serio e passa anche al Franchi, infliggendo alla Fiorentina un’altra sconfitta. A prendersi la scena è Mattia Liberali, che al 32′ realizza il suo primo gol in Serie A. Quattro minuti dopo Nico Paz raddoppia di testa, mentre Pongracic accorcia le distanze per i viola prima dell’intervallo. Nella ripresa Douvikas chiude i conti firmando il definitivo 3-1. La squadra di Fabregas sale a 14 punti e al quinto posto, davanti al Frosinone e al Cagliari. Per la Fiorentina di Vanoli è invece la quinta sconfitta in sette giornate, con appena 4 punti e il terzultimo posto. I viola continuano a deludere e la situazione in classifica comincia a farsi davvero preoccupante.

Milan-Atalanta 3-2, Ramos e Rabiot scatenati ma che brivido nel finale: Maignan salva Amorim

Il Milan torna alla vittoria, ma a San Siro rischia di gettare via una partita dominata per un’ora abbondante. Ramos sblocca su rigore al 24′, Rabiot raddoppia prima dell’intervallo e Gila firma il 3-0 al 57′. Nel mezzo anche un secondo penalty per i rossoneri, ma questa volta Carnesecchi ipnotizza Goncalo Ramos. L’Atalanta non si arrende e riapre tutto con Gaetano e Krstovic, arrivando a sfiorare il clamoroso 3-3 nel finale. A salvare il Milan ci pensa Maignan, decisivo su Zappacosta. Per la squadra di Amorim è il terzo successo in altrettante partite casalinghe che vale il quarto posto con 15 punti. Sarri resta invece a quota 9 e incassa la quarta sconfitta stagionale.

Juventus-Lazio 0-3, Gattuso dà spettacolo allo Stadium: Spalletti travolto, bianconeri nel caos

La Lazio di Gattuso continua la sua marcia da sogno e rifila tre gol alla Juventus a Torino, lasciando i bianconeri sommersi dai fischi dei propri tifosi. Provstgaard sblocca la gara al 37′ con un colpo di testa su cross di Zaccagni, Isaksen raddoppia nella ripresa con un gran sinistro e Dele-Bashiru completa il tris nel finale dopo una cavalcata dalla metà campo. Spalletti, costretto alla tribuna per squalifica, assiste alla seconda sconfitta stagionale della sua Juventus, che resta a 11 punti, otto in meno della vetta. Per Gattuso è invece la sesta vittoria in sette giornate, la miglior partenza di sempre della Lazio in Serie A. E a questo punto i biancocelesti possono davvero sognare in grande.

Monza-Cagliari 4-0, Varela fa impazzire i brianzoli: quattro schiaffi ai sardi di Pisacane

Il Monza travolge il Cagliari nel primo posticipo del lunedì e ridimensiona la squadra rivelazione di questo avvio di campionato. I sardi sprecano alcune occasioni con Nzola e Mendy, poi Kouadio sblocca il risultato al 39′ con il suo primo gol in Serie A. Nella ripresa esplode Gustavo Varela, autore di una doppietta e dell’assist per Robinson. L’attaccante raggiunge quota 6 gol in campionato, uno in meno del capocannoniere Raimondo. Il Monza sale a 7 punti e conquista anche il primo clean sheet stagionale. Per il Cagliari, invece, una batosta inattesa dopo quattro risultati utili consecutivi: 13 punti e settimo posto. La squadra di Pisacane incassa in una sera quattro gol, uno in più di quelli subiti in tutte le precedenti sei giornate.

Parma-Torino 0-3, Simeone si scatena con una doppietta: Abate fa festa, Gilardino affonda

Il Torino chiude la settima giornata con un netto 3-0 al Tardini e sale al decimo posto. Il grande protagonista è Giovanni Simeone, che trova i primi gol del suo campionato. Il Cholito apre dopo appena quattro minuti con una conclusione al volo su assist di Belghali, poi contribuisce al raddoppio di Adams al 24′. Nella ripresa è ancora Simeone a chiudere i conti con un destro potente sotto l’incrocio. Per la squadra di Abate arriva la seconda vittoria consecutiva e quota 10 punti, gli stessi del Napoli. Continua invece il momento negativo del Parma di Gilardino, penultimo con appena 4 punti e cinque sconfitte nelle prime sette giornate.

La Classifica Serie A dopo la 7ª giornata

  1. Inter – 19 punti | GF 21 | GS 9 | DR +12
  2. Lazio – 19 punti | GF 14 | GS 4 | DR +10
  3. Roma – 17 punti | GF 16 | GS 3 | DR +13
  4. Milan – 15 punti | GF 14 | GS 7 | DR +7
  5. Como – 14 punti | GF 12 | GS 7 | DR +5
  6. Frosinone – 13 punti | GF 13 | GS 9 | DR +4
  7. Cagliari – 13 punti | GF 6 | GS 7 | DR -1
  8. Juventus – 11 punti | GF 9 | GS 8 | DR +1
  9. Napoli – 10 punti | GF 10 | GS 7 | DR +3
  10. Torino – 10 punti | GF 10 | GS 9 | DR +1
  11. Atalanta – 9 punti | GF 10 | GS 11 | DR -1
  12. Lecce – 9 punti | GF 9 | GS 12 | DR -3
  13. Sassuolo – 8 punti | GF 12 | GS 14 | DR -2
  14. Monza – 7 punti | GF 13 | GS 15 | DR -2
  15. Bologna – 5 punti | GF 6 | GS 10 | DR -4
  16. Udinese – 4 punti | GF 9 | GS 16 | DR -7
  17. Genoa – 4 punti | GF 5 | GS 13 | DR -8
  18. Fiorentina – 4 punti | GF 8 | GS 17 | DR -9
  19. Parma – 4 punti | GF 4 | GS 13 | DR -9
  20. Venezia – 3 punti | GF 6 | GS 16 | DR -10

Inter e Lazio, prove di fuga? Juventus e Napoli in crisi, il Milan scalda i motori. Como e Frosinone si prendono la scena

Inter e Lazio continuano a viaggiare a braccetto. Dopo sette giornate entrambe hanno raccolto sei vittorie e un pareggio, lasciando la Roma a due punti e il Milan (con una forma e le prestazioni in netta crescita) a quattro. I nerazzurri di Chivu hanno il miglior attacco del campionato con 21 reti segnate, mentre la squadra di Gasperini, terza, continua ad avere la miglior difesa con appena 3 gol subiti. La vera sorpresa tra le big, però, resta la Lazio di Gattuso, che sta riscrivendo i propri record e ha rifilato un pesantissimo 3-0 alla Juventus.

Alle spalle delle prime quattro continuano a farsi notare Como e Frosinone. La squadra di Fabregas sale a 14 punti e conferma di poter stare stabilmente nella parte alta della classifica, mentre quella di Alvini è sesta a quota 13 e può contare sul capocannoniere del torneo. Raimondo guida infatti la classifica marcatori con 7 reti, davanti a Malen e Varela, entrambi a 6. Il Cagliari, invece, dopo un avvio straordinario incassa quattro gol a Monza e scivola al settimo posto. A deludere sono soprattutto Juventus e Napoli. I bianconeri hanno appena 11 punti e sono già a otto lunghezze dalle capolista, mentre gli azzurri di Allegri sono noni a quota 10 dopo la sconfitta con il Venezia. Due squadre costruite per stare decisamente più in alto, che dovranno cambiare passo se vorranno rientrare nella corsa alle prime posizioni. Ancora più indietro l’Atalanta, undicesima con 9 punti dopo quattro sconfitte.

Nella parte bassa, il Monza si rilancia con il poker al Cagliari e sale a 7 punti. Il Lecce aggancia l’Atalanta a quota 9, mentre il Bologna resta fermo a 5. Continua la crisi dell’Udinese, che ha perso cinque partite consecutive, mentre Fiorentina e Parma occupano il terzultimo e penultimo posto con 4 punti. Il Venezia, nonostante la clamorosa vittoria contro il Napoli, resta ultimo a quota 3. Nel prossimo turno gli azzurri ospiteranno la Roma, la Lazio affronterà il Parma e l’Inter riceverà una Fiorentina sempre più in difficoltà.

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“Sono stato l’ultimo a sapere del mio ritiro. Quel 28 maggio sono morto: è stato un addio forzato, che io non volevo”: così Francesco Totti

“Il 28 maggio sono morto sotto un certo punto di vista perché è stato un addio forzato, che io non volevo e non sentivo. Sapevo che ci sarebbe dovuta essere una fine, ma in quel caso è stato doloroso e diverso da come l’avevo pensato io”. A parlare è Francesco Totti, ex capitano della Roma, nel corso della presentazione del suo nuovo libro “Oltre” al Teatro Brancaccio davanti a circa 1600 persone, sull’addio alla Roma nel 2017. “Alla fine penso che sia la normalità del calcio perché quando servi servi sempre, mentre quando non servi non servi più. Sono stato l’ultimo a sapere del mio ritiro, ma ho accettato la decisione della dirigenza e avevo paura di voltare pagina perché non sapevo cosa avrei voluto e trovato. Di cosa ho paura? Della morte, anche se ho tutto e spero di continuare con la stessa passione che ho dentro“, aggiunge Totti.

Tra i temi sempre ricorrenti c’è un suo eventuale ingresso nella Roma da dirigente. Un tema che ogni anno torna ciclicamente. A oggi l’unico impegno sportivo di Totti, però, è quello con la Maxima Roma, neonata società di basket. “Ho altre idee di vita e di lavoro. O le cose si fanno insieme o non si fanno. Se dall’altra parte non c’è il mio stesso pensiero non ha senso andare oltre. Però sono contento che la Roma vada il più lontano possibile, io sto dietro le quinte, ma per la Roma ci sarò sempre“, ha ribadito Totti, come già fatto in altre occasioni, parlando di un eventuale ingresso nella società dei Friedkin.

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La Miel Loca, el veneno más dulce de la Antigüedad que hizo caer a ejércitos griegos y romanos

Habían cruzado media Persia, atravesado montañas nevadas y peleado con pueblos que les tiraban piedras desde los riscos, y lo que estuvo a punto de acabar con ellos a pocos días del mar fue un panal. Ni una emboscada ni un ejército enemigo. Un puñado de colmenas, unos soldados hambrientos y una planta de flores […]

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“Lei lo amava e basta, anche se Salvatore Parolisi a volte era uno str**zo, ma lei non se ne rendeva conto realmente”: Maria Esposito presenta la serie tv “Melania Rea”

È stata presentata alla Festa del Cinema di Roma la nuova serie HBO Original “Melania Rea”, diretta da Stefano Mordini e con protagonisti Maria Esposito nel ruolo di Melania Rea e Daniele Rienzo in quello di Salvatore Parolisi. La serie crime drama in quattro episodi debutterà in esclusiva su HBO Max da venerdì 6 novembre, un nuovo episodio ogni settimana.

Il caso di Melania Rea, la 29enne uccisa nel 2011 con 35 coltellate, è tra i femminicidi che hanno lasciato un segno profondo nella memoria collettiva. Per il delitto è stato condannato il marito, il caporal maggiore dell’esercito Salvatore Parolisi. Originaria di Somma Vesuviana, Melania era madre di una bambina che all’epoca aveva un anno e mezzo. Il rapporto con il marito, sempre più possessivo e segnato da diverse relazioni extraconiugali, è al centro della serie.

“Lei lo amava e basta, anche se lui a volte era uno ‘stronzo’, ma lei non se ne rendeva conto realmente. È stato un perfetto bugiardo e, per quanto mi riguarda, il mio personaggio non lo ha mai odiato”, così l’attrice Maria Esposito a Leggo.

L’attrice ha raccontato poi all’Ansa: “Mia mamma ha seguito tutto il processo. Con l’aiuto di Stefano, Daniele e della sceneggiatura e ho cercato semplicemente di mettere tutto il mio cuore nel raccontare questo personaggio”, aggiungendo di sentire “da sempre una forte responsabilità sapendo che tra chi mi segue ci sono tantissimi giovani”.

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La sfida laziale alla Silicon Valley: nasce Longevity Valley, la cittadella dove si studia come vivere più a lungo

Vivere più a lungo, ma soprattutto vivere meglio. E magari trasformare la lotta all’invecchiamento in un gigantesco motore economico. È la scommessa della Longevity Valley, il progetto internazionale che punta a fare del Lazio una capitale mondiale della ricerca sulla longevità.

L’iniziativa, presentata all’Ambasciata italiana di Washington, prevede la nascita di un campus scientifico e industriale dove intelligenza artificiale, bioingegneria e automazione lavoreranno insieme per sviluppare nuove terapie, tecnologie e strumenti di prevenzione.

Una Silicon Valley per la salute

Promossa dalla Longevity Valley Authority con investitori e imprese internazionali, l’operazione è sostenuta dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, attraverso il Comitato per l’attrazione degli investimenti esteri, e dalla Regione Lazio.

Il campus metterà a disposizione laboratori e infrastrutture condivise, consentendo anche alle piccole aziende biotech e deep tech di utilizzare tecnologie altrimenti proibitive. Tra i partner scientifici figura il prestigioso Buck Institute for Research on Aging, specializzato nello studio dell’invecchiamento. Ma la sfida non riguarda soltanto farmaci e laboratori: alimentazione, mobilità, assistenza sanitaria, ambiente e organizzazione del lavoro diventeranno terreni di sperimentazione per migliorare la qualità della vita.

Rocca e Urso: investimenti e nuovi posti di lavoro

Per il ministro Adolfo Urso, l’obiettivo è trasformare l’Italia in un polo internazionale delle scienze della longevità, capace di generare innovazione e occupazione qualificata.

Il presidente della Regione Francesco Rocca rivendica il primato del Lazio nelle biotecnologie e considera il progetto strategico per attrarre capitali e competenze. La vicepresidente Roberta Angelilli richiama la piattaforma Invest in Lazio, collegata a Invest in Italy, e il supporto del Consorzio Unico Industriale per assistere gli investitori e semplificare le procedure. A spiegare l’ambizione è Gregory Bailey, cofondatore della Longevity Valley Authority: replicare nelle scienze della vita la rivoluzione prodotta dalla Silicon Valley nell’informatica.

La promessa è affascinante: fare dell’invecchiamento non soltanto una sfida sanitaria, ma una nuova frontiera dello sviluppo economico.

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Strage di pedoni, svolta al Campidoglio: il Comune recluta 60 detenuti per la sicurezza stradale

Roma Capitale accelera sul fronte della prevenzione e della sicurezza stradale. Il Comune ha, infatti, siglato un’intesa strategica denominata Ruote ferme, pedoni salvi insieme all’Associazione familiari e vittime della strada. La sinergia istituzionale coinvolge direttamente la Prefettura, la Città metropolitana, la Questura, il Comando provinciale dei carabinieri, il Ministero della Giustizia, il Tribunale di Roma, il Tribunale di sorveglianza, l’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna e l’Ordine degli avvocati di Roma.

Reinserimento sociale e contrasto alle vittime della strada

L’operazione punta a coniugare l’esigenza di tutela dei cittadini con il reinserimento sociale attraverso la messa alla prova per lavori di pubblica utilità a titolo gratuito. Il piano esclude tassativamente le persone recidive o con elementi evidenti di pericolosità sociale. I candidati opereranno come assistenti pedonali affiancando i caschi bianchi nelle aree a scarsa illuminazione o ad alto scorrimento di traffico. L’urgenza dell’intervento è confermata dai dati Aci-Istat: nel corso del 2025 la provincia capitolina ha registrato il triste primato nazionale di 48 pedoni deceduti, nonostante un calo del 26,2 per cento rispetto al periodo precedente. L’iniziativa punta anche a un chiaro valore rieducativo e di promozione della legalità.

Formazione, tecnologia e mappe dei punti critici

L’organizzazione operativa stabilisce l’impiego complessivo di 60 detenuti, divisi in due moduli annuali da 30 partecipanti, formati dalla Polizia locale attraverso lezioni dedicate e un test finale da 15 domande con soglia di idoneità fissata a 10 risposte corrette. Il presidio si concentrerà davanti alle scuole, agli uffici giudiziari, alle palestre, ai locali notturni e nei principali punti di aggregazione. Gli operatori, equipaggiati con pettorina catarifrangente e luce led, non avranno poteri di viabilità né palette di segnalazione. La tracciabilità delle presenze avverrà tramite una piattaforma digitale collegata alla Polizia locale, in un progetto a costo zero per le casse pubbliche della durata di un anno rinnovabile.

L’impiego della popolazione carceraria per servizi alla comunità richiama precedenti esperienze già avviate in passato sul territorio romano. Nel 2017, sotto l’amministrazione guidata da Virginia Raggi, il Campidoglio siglò un’intesa con il Viminale e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria orientata alla tutela dell’ambiente urbano, impiegando le risorse nella manutenzione del verde pubblico e nella pulizia dei parchi cittadini.

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20 ottobre 1902 – 124 anni fa nasceva il Traforo Umberto I: doveva sconfiggere il traffico, ma la Capitale aveva altri programmi

Il 20 ottobre 1902 veniva inaugurato il tunnel sotto il Quirinale, tra bandiere, autorità e tram elettrici. Un’opera rivoluzionaria per collegare due zone della città. Ma già allora il traffico era un problema tutto romano.

A Roma il traffico non è un inconveniente. È una tradizione secolare, praticamente un monumento immateriale. E già nel 1902 qualcuno pensava di aver trovato la soluzione definitiva: scavare una montagna, o meglio, bucare il Quirinale.

Il 20 ottobre 1902 veniva inaugurato il Traforo Umberto I, quasi 350 metri di galleria destinati a collegare via Nazionale con la zona di via del Tritone. Un’opera che prometteva di rivoluzionare la mobilità cittadina, evitando ai romani lunghi percorsi intorno al colle. Naturalmente, nessuno poteva immaginare che, oltre un secolo dopo, la Capitale avrebbe continuato a litigare con gli stessi problemi. Solo con molte più automobili.

Tre tram, un sindaco e una città in festa

L’inaugurazione fu organizzata in grande stile. Alle quattro del pomeriggio, tra bandiere tricolori e cittadini incuriositi, tre tram attraversarono la nuova galleria trasportando il sindaco Prospero Colonna, il prefetto, il questore e una nutrita rappresentanza di autorità.

All’uscita, immancabile buffet e discorsi ufficiali. Perché a Roma si può inaugurare qualsiasi cosa, purché ci siano un nastro da tagliare e qualcosa da mangiare. Il giorno successivo entrarono in servizio otto vetture tranviarie, prese d’assalto dai cittadini entusiasti della novità.

Una galleria sotto il Re e una promessa di modernità

Il traforo attraversava il sottosuolo del Quirinale, proprio sotto i giardini reali, che durante i lavori avevano subito un abbassamento del terreno di circa settanta centimetri. Un piccolo sacrificio della monarchia sull’altare del progresso. La galleria, originariamente rivestita di maioliche bianche, rappresentava una conquista ingegneristica. Permetteva ai tram di superare rapidamente un ostacolo naturale che complicava i collegamenti tra le diverse zone del centro. La Roma umbertina sognava così di diventare una capitale europea moderna, efficiente e veloce.

Oggi il Traforo Umberto I è ancora lì, testimone di una città che cambia continuamente senza riuscire a liberarsi dalla propria eterna maledizione automobilistica. E forse la vera notizia non è che nel 1902 i romani festeggiassero un tunnel per andare più veloci. È che nel 2026 continuino a sperare nella stessa cosa.

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El Macba dedicará una exposición al plan de Narcís Serra y Pasqual Maragall que transformó el Raval

La expectación es máxima en Barcelona y el sector del arte para descubrir los pasos de Valentín Roma como director del Macba, un puesto para el que fue nombrado el pasado junio en sustitución de Elvira Dyangani Ose. Fue hace justo un mes cuando se presentó por primera vez ante la prensa para revelar las líneas principales de su mandato, para el que espera recuperar público y replantear la colección. En ese momento todavía no desveló la programación con la que trabaja, pero ha avanzado a este diario una de las importantes exposiciones que llevará a cabo en 2030, justo cuando se cumplirán 50 años del proyecto Del Liceu al Seminari, el plan con el que Narcís Serra, alcalde de Barcelona entre 1979 y 1982, prendió la mecha de la transformación cultural del Raval, que continuó Pasqual Maragall con el impulso económico de las Olimpiadas de 1992. Con una investigación analítica, un grupo de comisarios revisitará esa iniciativa que transformó el Raval y Barcelona.

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© cedida tusquets

De izquierda a a derecha, Alfonso Guiu, Pep Zazurca,
Angel Orbañanos, Lluís Clotet, Pepita Teixidor y Oscar Tusquets, equipo del proyecto 'Del Liceu al Seminari' de 1980.
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Meloni “nana borgatara”: bufera per il post di un pm di Roma sulla premier. Lui: “Mi hanno hackerato il profilo”

“La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia”. Il poco elegante post è comparso domenica sera sul profilo Facebook di Alessandro Di Cicco, pm della Procura di Roma, subito dopo l’annuncio della premier di Giorgia Meloni di non voler firmare il decreto sull’aumento delle retribuzioni ai magistrati, imposto da una sentenza del Consiglio di Stato. Un’uscita contro cui si è scagliata in coro la destra con i suoi rappresentanti al Consiglio superiore della magistratura. E anche l’Associazione nazionale magistrati ha preso le distanze”con fermezza”: “Il rispetto istituzionale è il prerequisito di ogni interlocuzione fra magistratura e governo. Per questo riteniamo profondamente inappropriate le parole” del sostituto procuratore, ha affermato in una nota la giunta esecutiva del sindaco delle toghe.

Il magistrato, però, ha negato la paternità del post: “Ho appena presentato una denuncia perché il mio profilo Facebook è stato hackerato. Me ne sono accorto nella serata di ieri, quando ho immediatamente cancellato il post, bloccando il mio profilo e segnalando l’accaduto anche a Meta. Una cosa è non condividere le posizioni della premier, altro è insultare”, ha detto alle agenzie di stampa. Il testo della denuncia, presentata al commissariato del palazzo di Giustizia di Roma, è stato riportato dall’AdnKronos: “In data 19 ottobre 2026 alle ore 12 ricevevo sul mio account personale, avente nome “Di Cicco Alessandro”, della piattaforma social Facebook alcune notifiche riconducibili ad attività non compiute da me su tale piattaforma, pertanto mi rendevo conto che ignoti vi avevano fatto accesso a mia insaputa senza essere autorizzato”.

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Taricone e Smutniak, in Mustang la memoria si fa cinema: alla Festa di Roma quattro registe raccontano perdita, amore e desiderio

La memoria, la sparizione, la violenza della natura e quella dell’amore, che può distruggere o creare. Per quanto distinti e distanti per sguardi, generi e formati, hanno motivi di intreccio i film di quattro registe italiane presenti fra la 21esima Festa del cinema di Roma e Alice nella Città. Metterli accanto non svilisce l’importanza di alcuno di loro, anzi.

Al suo secondo documentario, Kasia Smutniak si espone con Mustang (nel concorso Progressive Cinema), mettendo in scena i ricordi di un vissuto personale che sfociano in un’impresa “più grande di noi”, dove per noi intende se stessa, il compianto compagno Pietro Taricone e la loro figlia Sophie. Luogo/personaggio di questo racconto privato e universale è il Mustang, territorio nepalese al confine con il Tibet, dove Kasia e Pietro erano stati insieme agli inizi della loro relazione. Taricone aveva fatto riprese di ogni cosa, “anche della più inutile”. Una volta rientrati, si erano ripromessi di tornare e aiutare le comunità di quei luoghi. Poi la tragedia della morte di Pietro e il ritorno di Smutniak con la figlia di sei anni. Da allora, l’attrice e regista polacca si è recata regolarmente nel Mustang, finché, nel 2013, insieme alla nativa Kunzum, ha avviato, con la Fondazione Pietro Taricone, il progetto di costruzione di una scuola laddove non esisteva nulla per i ragazzi. Ma è solo nel 2018 che ha iniziato a raccogliere i materiali foto-audiovisivi del passato, immaginando di comporre il progetto di un documentario.

“Nel frattempo mia figlia è cresciuta, è andata da sola a 19 anni nel Mustang e ha voluto fare la voce narrante del film”, ha spiegato Smutniak. Insomma, una genesi ad alto tasso di emotività che unisce, tuttavia, la buona causa del sostegno a una comunità remota, i cui tempi restano imparagonabili con quelli occidentali. Ma è lì, con gli abitanti nepalesi e tibetani di quegli scenari mozzafiato, che Kasia e Sophie hanno ritrovato se stesse e, soprattutto, il sorriso. “Ho voluto fare questo film per aggrapparmi ai pochi gesti che accendono un lume di speranza in un momento così buio per l’umanità. Queste persone sono speciali, vivono pensando alla felicità, la studiano, per loro essere felici non è un concetto astratto, è qualcosa di raggiungibile”. Questo film, commovente e insieme mosaico di spazi, tempi e formati, come lo è la sovrapposizione dei materiali montati, è la chiusura di un cerchio nella vita di Smutniak, ma è anche “un manuale per la felicità” donato a tutti coloro che desiderano elaborare un lutto, una perdita, un frammento irrisolto di memoria. Da vedere in sala anche per la sua imponenza visiva, a partire dal 23 novembre.

Connesso a Mustang per il tema della perdita, intesa soprattutto come “sparizione” dal campo visivo per relegarsi in quello della memoria, ma anche per la presenza di una natura imponente, è Idda di Irene Dionisio, collocato in Alice nella Città dopo l’apprezzamento ottenuto al Festival di Toronto. Al suo secondo lungometraggio di finzione, l’artista visiva e cineasta torinese si è cimentata nel racconto di due giovani amiche, Adele “Idda” e Sofia, che si ritrovano a Catania con l’intento di risalire le pendici dell’Etna. L’obiettivo è cercare il leggendario soffio del vulcano-femmina, anch’esso chiamato come una delle due protagoniste, Idda. Rarefatto, dotato di un notevole studio visivo e sonoro, a tratti perturbante, Idda diventa quasi immediatamente un teorema metafisico e metaforico, sia sull’essenza femminea sia sul valore trascendente dell’immagine stampata. Interpretato dalle migliori esponenti della nuovissima generazione di attrici, Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano, il film procede verso un sacro Graal inevitabile, inscritto nella “paura del buio” di cui soffre la vivace e folle Sofia, interpretata da un’appassionata Vergano.

Ed è proprio la giovane interprete romana a fare da cerniera con Desiderio di Michela Cescon, liberamente ispirato al romanzo di Giorgio Montefoschi del 2020, in cui Romana Maggiora Vergano incarna Livia, anima inquieta, bella e ribelle, di cui si innamora perdutamente Matteo, interpretato da un convincente Enrico Borello. Sono giovani e inesperti al loro primo incontro: lui è uno studente universitario di Lettere, lei una nullafacente ricchissima e viziata nella Roma di fine anni Ottanta. Vogliono scoprire insieme un bosco, ma la separazione, dovuta alla partenza della ragazza per Londra (“mia madre mi ha iscritto a una scuola d’arte, parto domani”), si protrae per anni.

Al ritorno della giovane nella Capitale, Matteo è ormai giornalista e sposato, con prole. Quanto accadrà tra loro appartiene all’universo dell’amour fou, del melò letterario e cinematografico a cui tanto ha guardato Cescon per imbastire questo suo secondo, raffinatissimo lungometraggio. Un genere diverso dal noir Occhi blu, con cui aveva esordito alla regia nel 2021, ma altrettanto impegnativo: dalla scrittura densa a otto mani alla cura visiva (il DOP è Luca Bigazzi), fino all’attenzione, ovvia, alle interpretazioni, da cui un’attrice esperta e talentuosa come lei ha voluto il massimo. Il risultato è un buon melò, forse troppo orientato alla perfezione più che alla passione di un “desiderio” che, talvolta, resta immobilizzato fra le parole.

L’amore, invece, sboccia ancor meglio delle rose che profumano il giardino della grande villa di Marrakesh dell’ormai malata terminale Fanny Ardant. Il riferimento è al nuovo lavoro da regista di Ginevra Elkann, Le rose di Marrakesh, un piccolo e delicatissimo romanzo di emancipazione femminile racchiuso fra le mura di un ricco palazzo nella città marocchina. La vita si consuma tra la stanza di Isabelle, la padrona francese, quella di Leila, la sua giovane cameriera marocchina che nasconde un segreto, e il giardino che l’anziana proprietaria desidera ricolmo di verde e fiori rigogliosi. “Un film sulla memoria, e sull’amore che teniamo in silenzio”, spiega Elkann, sottolineando quanto l’elemento evocativo costituisca l’essenza di questo suo film, interamente parlato in francese e marocchino. Un racconto che assomiglia a una favola, una favola che rispecchia la vita, ma, purtroppo, un film «cinematograficamente» troppo esile per rimanere nella memoria.

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Stadio Roma, assolti De Vito, Mezzacapo, Lanzalone, Bardelli e Statuto. Prescrizione per Centemero e Manzoni

La III sezione della Corte d’Appello di Roma ha ribaltato la sentenza di primo grado nel maxi processo sul progetto dello stadio di Roma che sarebbe dovuto sorgere a Tor di Valle. I giudici hanno assolto l’ex presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito, l’avvocato Camillo Mezzacapo e Luca Lanzalone, che in primo grado erano stati condannati rispettivamente a 8 anni e 8 mesi, 9 anni e 3 anni di reclusione.

Assolti anche gli imputati Gianluca Bardelli e Giuseppe Statuto, mentre per l’imprenditore Luca Parnasi la pena è stata ridotta a tre mesi, dai due anni stabiliti in primo grado nell’aprile 2024. Rideterminata anche la condanna per Adriano Palozzi, scesa da un anno e dieci mesi a otto mesi. La Corte ha inoltre dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Giulio Centemero, ex tesoriere della Lega, e di Andrea Manzoni.

L’inchiesta, coordinata dall’allora procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, contestava agli imputati, a seconda delle rispettive posizioni, reati che andavano dalla corruzione al traffico di influenze illecite fino al finanziamento illecito. Diversi imputati erano già stati assolti in primo grado. Tra loro Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd, l’ex assessore regionale Michele Civita, Gianluca Talone, Domenico Petrolo, Fortunato Pititto, Fabio Serini, Claudio Santini, Francesco Prosperetti e Davide Bordoni. Nell’elenco figurano anche Giampaolo Gola, Nabor Zafiri, Paolo Desideri e Vanessa Adabire Aznar.

Al c’erano il progetto dello stadio dell’As Roma avviato dal presidente James Pallotta – poi revocato con l’arrivo del nuovo patron Dan Friedkin – nell’area dell’ex Ippodromo di Tor di Valle e le manovre politiche per far sì che l’amministrazione pentastellata guidata da Virginia Raggi (inizialmente contraria) potesse avallare la realizzazione dell’opera. L’inchiesta deflagrò nel marzo 2019 con gli arresti ordinati dalla Procura di Roma, tra cui quello dell’allora presidente dell’Assemblea capitolina, De Vito, e del “facilitatore” Lanzalone, accusati di aver preso soldi e utilità per oliare i meccanismi e portare il progetto di Parnasi a buon fine.

Le accuse a Centemero riguardavano un finanziamento da 250mila euro erogato dalla Immobiliare Pentapigna srl e finito nelle casse della “Più voci”, onlus di area leghista. I soldi, per i pm, erano arrivati in due tranche: un primo bonifico da 125mila è stato emesso il primo dicembre 2015, un secondo con lo stesso importo è arrivato a febbraio del 2016. Si trattava di contributi “erogati – secondo il capo di imputazione – in assenza di delibera da parte dell’organo sociale competente e senza l’annotazione dell’erogazione nel bilancio di esercizio”. In passato Centemero aveva sempre spiegato che quei versamenti erano regolari e che neanche un centesimo era andato al partito di Matteo Salvini.

Ma la procura era convinta che la “Più Voci” fosse un’associazione “riconducibile alla Lega Nord quale sua diretta emanazione e comunque costituente una sua articolazione”. Per quanto riguarda Bonifazi, i fatti contestati riguardavano 150mila euro pagati dalla Immobiliare Pentapigna Srl, società in passato riconducibile all’imprenditore romano, a cavallo delle elezioni politiche alla Fondazione Eyu il 22 febbraio 2018. Per i pm il pagamento era solo un modo per camuffare il contributo economico, ma il giudice ha assolto Bonifazi sia in primo che secondo grado.

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La foto di Ultimo in Curva Sud diventa un caso: abbraccio con l’ultrà di estrema destra dall’ingombrante passato

Dalle folle oceaniche dei concerti al tifo senza filtri della Curva Sud. Per Ultimo, al secolo Niccolò Moriconi, la passione giallorossa non conosce posti numerati né salottini riservati. Ma stavolta, più della partita, a conquistare la scena è stata una fotografia. E il protagonista involontario di una storia decisamente meno romantica delle sue canzoni.

Sabato sera, durante Roma-Genoa (finita 2-0 per i padroni di casa), il cantautore si è sistemato nel cuore del tifo romanista, tra cori, bandiere e abbracci. Una scelta popolare, perfettamente coerente con la sua immagine di ragazzo della Capitale rimasto legato alle proprie radici. Peccato che uno degli scatti della serata lo ritragga sorridente accanto a Gino Vasselli, soprannominato Ginetto, personaggio assai conosciuto negli ambienti ultras e nelle cronache giudiziarie.

Chi è Ginetto, il capo ultrà con precedenti giudiziari

Vasselli è uno dei volti di Insurrezione Giallorossa, gruppo della Curva Sud riconoscibile dallo striscione con il teschio. Il suo nome è legato soprattutto a San Lorenzo, quartiere romano dove calcio, militanza politica e storie di strada hanno talvolta incrociato percorsi tutt’altro che rassicuranti. Nel febbraio 2021 venne arrestato insieme al fratello durante un’operazione antidroga in un locale di via Tiburtina. Gli investigatori sequestrarono hashish, cocaina e ben 175 bombe carta artigianali. Un arsenale poco compatibile con l’idea dello stadio come luogo di semplice divertimento.

La foto di Ultimo in Curva Sud diventa un caso: abbraccio con l’ultrà di estrema destra dall’ingombrante passato

Dalla Curva Sud all’estrema destra: i legami familiari

Il curriculum delle frequentazioni familiari aggiunge un altro capitolo. Vasselli è infatti cognato di Giuliano Castellino, esponente dell’estrema destra condannato definitivamente per l’assalto alla sede nazionale della Cgil. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il passato di Ginetto comprende anche il coinvolgimento nell’aggressione incendiaria contro un senzatetto a San Lorenzo nel 2004. Una vicenda che riporta alla stagione più violenta dell’estremismo romano.

La foto di Ultimo in Curva Sud diventa un caso: abbraccio con l’ultrà di estrema destra dall’ingombrante passato
In Curva Sud, col cappellino del Palermo

E Ultimo? Qui occorre distinguere la fotografia dalle conclusioni. Un abbraccio allo stadio non costituisce una dichiarazione politica, né dimostra condivisione di idee, comportamenti o precedenti giudiziari. Resta però l’imbarazzo mediatico: il cantante che riempie gli stadi, amatissimo dai giovanissimi, immortalato accanto a un personaggio dalla biografia controversa. Una foto che vale mille commenti, ma certamente non mille prove.

Del resto, in Curva Sud basta un attimo per passare dal coro alla polemica. E questa volta, per Ultimo, il ritornello rischia di essere meno piacevole del previsto…

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Famiglie fuori asse, legami imperfetti e identità in cerca di sé: il cinema tra commedia, disordine affettivo e fiabe oltre i confini del reale

“È andata così”. E comunque “noi, un po’ meglio”. L’importante è che, sebbene assomigliamo ad “alberi erranti”, non diventiamo “solo un’illusione“. Giocare con i titoli fa bene al cinema, soprattutto quando la 21ª Festa del Cinema di Roma celebra la famiglia. E lo fa nelle sue declinazioni più diverse, distanti, folli, tenere e — come si dice ormai da anni — disfunzionali.

Quattro opere contemporanee si cimentano nel raccontarla, tra la Festa del Cinema di Roma e Alice nella Città: dal nuovo, bellissimo film di Daniele Luchetti, Noi, un po’ meglio, con la dolcissima coppia formata da Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, alle prese con il dubbio se intraprendere o meno il percorso dell’adozione, allo spassoso È andata così di Gianni Zanasi, in cui abbondano i figli “naturali”, così come i compagni e i mariti, grazie a una generosa Valentina Lodovini.

Si passa poi all’esplosivo Just an illusion – Una famiglia quasi perfetta dei francesi Olivier Nakache ed Éric Toledano, in cui il figlio preadolescente interpretato da Louis Garrel scompiglia un consesso familiare apparentemente quieto, per arrivare alla fiaba di respiro epico di Salvatore Mereu, che scardina le radici di padri, madri e figli con i suoi Alberi erranti. Insomma, ce n’è per tutti i gusti, soprattutto sul versante del cinema italiano.

Gianni Zanasi, che da sempre osserva la famiglia estraendone gli aspetti più scompigliati, in È andata così ne mette in scena una perfettamente “orizzontale”: una madre, due figli avuti da altrettanti padri e un marito da cui non ha avuto figli. Tutti insieme appassionatamente. O, meglio, almeno fino a quando non si intromettono gli operatori sociali, intenzionati a imporre un ordine là dove a regnare è il più felice dei disordini. E, come spesso accade nel cinema del regista emiliano, ad aggiustare le cose è la metanarrazione, in questo caso affidata al teatro terapeutico.

Molto bene tutti gli attori, tra cui spiccano il solito impeccabile Valerio Mastandrea, un irrequieto Michele Riondino e un serafico Leonardo Lidi, ultimamente presenza sempre più piacevole nel cinema italiano (alla Festa recita anche ne Il ministero dell’amore).

Tutti e tre amano Valentina Lodovini, che dà il meglio di sé nel registro della commedia, non esattamente il più congeniale alla sua cifra interpretativa. Finirà in un’amorevole caciara, come è giusto che sia. Con questa divertente famigliola, sceneggiata da Zanasi e Ciarrapico, il pubblico potrà divertirsi nelle sale a partire dal 26 novembre.

Il divertimento cresce ulteriormente grazie alla formidabile coppia del cinema francese Olivier Nakache ed Éric Toledano — gli autori del fenomeno al botteghino Quasi amici — che, con Just an illusion – Una famiglia quasi perfetta, ci riportano alla metà degli anni Ottanta per raccontare la famiglia Dayan: il classico quartetto composto dai genitori e da due figli. Si tratta, però, di una famiglia che riunisce storie migratorie assai diverse tra loro, quasi contrapposte. La madre, la splendida Camille Cottin, è un’ebrea algerina arrivata in Francia dopo essere stata costretta a lasciare il Paese in seguito alla guerra d’Algeria; il padre, interpretato da un perfetto Louis Garrel, è anch’egli ebreo, ma originario del Marocco, da cui è emigrato Oltralpe insieme alla famiglia.

I due figli, il maggiore Arnaud e il più piccolo Vincent, sono così alle prese con una questione identitaria che li porta a chiedersi ripetutamente se siano ebrei, arabi, africani o francesi. La risposta è che sono una sintesi di tutto questo, proprio come suggeriscono le radici dei due registi. Un concetto che conduce la commedia verso importanti riflessioni identitarie, politiche e culturali, senza mai smarrire la sua preziosa levità narrativa. Il punto di vista è affidato al più piccolo dei Dayan che, alle soglie della pubertà, assapora i primi turbamenti sentimentali mentre osserva le difficoltà di un padre disoccupato e di una madre che prova ad affacciarsi alla modernità imparando a usare i primi computer. Ne emerge un affresco tenero, un romanzo di formazione umana e sociale di notevole qualità per scrittura, regia e interpretazioni. L’uscita è prevista per l’inizio del 2027.

Su toni e registri completamente diversi da quelli della commedia si colloca invece il nuovo, ambizioso e imponente lavoro di Salvatore Mereu, Alberi erranti, nel programma di Alice nella Città. Presentato con successo in concorso all’ultimo Festival di Locarno, il film segna il primo vero distacco narrativo e linguistico di Mereu dalla natìa Sardegna, benché sia stato girato proprio sull’isola.

Della durata di tre ore, il film mette al centro tre personaggi che attraversano l’infanzia e la giovinezza, appartenenti a classi sociali diverse e legati alle rispettive famiglie da rapporti differenti, in particolare con i padri. Ispirato al romanzo Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta (edizioni Il Maestrale), che Mereu definisce “un libro senza appigli” se non quelli legati all’anima, il settimo lungometraggio del cineasta di Dorgali chiede allo spettatore la stessa fiducia che si riserva alle fiabe.

Perché “la favola è la favola”: si accettano così ellissi temporali, nevicate e sparizioni improvvise, osmosi tra natura e mondo animale, innamoramenti folgoranti, luoghi senza nome e geografie incerte, ma anche infinite tracce metafisiche e simboliche disseminate sui volti, sui corpi e nelle parole dei numerosi personaggi. A interpretarli sono, tra gli altri, attori di primo piano come Massimo Popolizio e Alessandro Haber, accanto ai più giovani Romeo Perrone e Giulia Maenza.

Un film radicale, misterioso, raffinatissimo che, pur non essendo privo di qualche caduta e di alcune eccedenze di lunghezza, ha il coraggio e la capacità di spingere lo sguardo oltre i confini del visibile. Il film arriverà nelle sale il 29 ottobre.

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C’è del buono in Danimarca: Provstgaard e Isaksen, gli scudieri di Gattuso

C’è del buono in Danimarca. E se ne giova la Lazio di Rino Gattuso che contro ogni pronostico torna da Torino con tre gol, il primato in classifica in condominio con l’Inter e la certezza di avere le potenzialità per giocarsi un campionato se non di vertice assoluto,  di alto livello. Lo 0 -3 allo Stadium lascia in eredità, oltre a una Juventus chiamata a interrogarsi seriamente, una Lazio che può ambire all’Europa. Anche quella che conta.

Il sacro fuoco danese: i risultati si vedono in campo

C’è del buono in Danimarca: Provstgaard e Isaksen, gli scudieri di Gattuso

l segreto non è poi così segreto: personalità, coraggio e cultura del lavoro. Sono queste le basi su cui Gattuso ha costruito la mentalità del gruppo, trasformando la fiducia in un elemento concreto anche sul campo. I risultati, come raccontano i protagonisti della sfida di Torino, sono il frutto di un ambiente in cui entusiasmo e qualità si alimentano a vicenda. A spiegare cosa si respira nello spogliatoio è Oliver Provstgaard, che sottolinea il valore di un gruppo capace di affrontare ogni avversario senza timori. «Mi godo il calcio e il campo, gli sforzi ripagano e non ho mai vissuto un gruppo come quello che ho trovato”. Sulla stessa linea Gustav Isaksen, che individua nella fiducia uno degli elementi decisivi per affrontare le partite con la giusta mentalità. “Questa squadra ha il fuoco dentro, siamo venuti a Torino con la sensazione di poter vincere. Sentiamo la fiducia, la assorbiamo. Questo ci permette di giocare meglio», spiega il connazionale di Provstgaard.

È la Lazio di Gattuso: numeri da record e un gruppo granitico

C’è del buono in Danimarca: Provstgaard e Isaksen, gli scudieri di Gattuso

Al netto delle prodezze individuali, è evidentemente la Lazio di Gennaro Gattuso. Arrivato fra lo scetticismo, ha numeri da record assoluti. Nessuna Lazio, neanche quella scudettata di Mastrelli del 1974 e di Eriksson del 2000, è partita così forte. La squadra ammirata a Torino non è solo coraggio. Ha identità di gioco, personalità, grinta, organizzazione, lettura della partita. Nonché la capacità di trasformare in energia positiva una situazione quanto mai complessa dal punto di vista ambientale e renderla trascinante per un gruppo diventato granitico. Quanto basta per totalizzare sei vittorie e un pareggio in sette giornate. La vittoria allo Stadium, fra l’altro, toglie anche ogni dubbio sulla capacità di reggere il confronto negli scontri diretti. Una vittoria con la Juventus e un pareggio con il Milan, per una squadra che non ha ambizioni di titolo ma di zona Europa, si traducono in un segnale forte e chiaro al campionato.

Piedi per terra e lavoro: la strada è tracciata

C’è del buono in Danimarca: Provstgaard e Isaksen, gli scudieri di Gattuso
Oliver Provstgaard esulta dopo il gol dello 0-1

La classifica è da stropicciarsi gli occhi,  anche alla luce delle premesse di inizio campionato. La squadra, abbandonata dai tifosi all’Olimpico, dopo l’enorme amarezza di una eliminazione da incubo contro il Mantova in Coppa Italia,  si è rialzata. Gattuso ha ribaltato stagione e prospettive, ma non gli si parli di rivincite. Il tecnico biancoceleste non ne cerca. Vuole semplicemente svolgere il proprio compito impegnandosi al massimo. Ed è evidente che la sua Lazio sia lo specchio dei dettami del tecnico. Coraggiosa, determinata e coesa alla ricerca dell’obiettivo complice una campagna acquisti condotta alla ricerca di elementi di spessore umano prima ancora che tecnico.  Con queste premesse, di partite se ne perdono poche, ma il tecnico è stato chiaro. L’entusiasmo non deve trasformarsi in presunzione. E la sensazione è che il messaggio sia stato recepito. Nessun volo pindarico, la strada è tracciata ed è da percorrere pancia a terra e con l’elmetto. 

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19 ottobre 2007 – La Fontana di Trevi si tinge di rosso. Arte futurista o vandalismo?

Un secchio di colorante trasforma il monumento più famoso di Roma in una gigantesca vasca color sangue. L’autore è Graziano Cecchini, provocatore futurista che scatena uno scandalo internazionale. E dieci anni dopo, non pago, concede il bis.

Il 19 ottobre 2007 Roma si sveglia con la solita Fontana di Trevi e si ritrova, nel pomeriggio, con una versione decisamente meno rassicurante del capolavoro barocco. L’acqua cristallina diventa improvvisamente rossa, di un rosso intenso, quasi cinematografico. Altro che La dolce vita di Fellini: questa volta la fontana sembra uscita da un film di Dario Argento.

Sono circa le 16.30 quando un uomo si avvicina al monumento progettato da Nicola Salvi, rovescia nella vasca un contenitore di liquido colorante e si dilegua tra i turisti. Bastano pochi istanti perché l’acqua cambi completamente aspetto. Macchine fotografiche impazzite, passanti increduli e vigili urbani chiamati a gestire un’emergenza decisamente fuori programma.

Il gesto viene rivendicato dalla sigla Ftm Azione Futurista 2007. Dietro l’operazione c’è Graziano Cecchini, provocatore romano che si richiama all’avanguardia futurista e che soltanto nei giorni successivi ammetterà pubblicamente di essere l’autore del blitz.

Dal futurismo allo scandalo internazionale

Cecchini rivendica il valore artistico e provocatorio della sua iniziativa. Il rosso vuole scuotere una città che considera culturalmente addormentata, trasformando uno dei suoi simboli più conosciuti in un manifesto vivente. Ma la provocazione divide immediatamente l’opinione pubblica. Per alcuni è una spettacolare performance artistica, per altri un gesto vandalico contro un monumento di valore inestimabile. La discussione investe anche la natura del colorante e i possibili danni alla fontana.

L’immagine dell’acqua rossa fa il giro del mondo. Un risultato mediatico che probabilmente supera qualsiasi aspettativa dello stesso autore: Roma, per una volta, non conquista le prime pagine per il traffico o la politica, ma per una fontana trasformata in una gigantesca installazione contemporanea.

Dieci anni dopo, il bis

La storia non finisce nel 2007. Il 26 ottobre 2017, esattamente dieci anni dopo, Cecchini torna alla Fontana di Trevi e ripete la provocazione, versando nuovamente colorante rosso nella vasca. Questa volta viene fermato dagli agenti della Polizia Locale. Il dibattito si riaccende: arte o teppismo? Libertà espressiva o sfregio al patrimonio culturale? Resta un’immagine diventata parte della memoria contemporanea della Capitale: quella della Fontana di Trevi che, per qualche ora, abbandona l’azzurro delle cartoline e si veste di rosso. Perché a Roma anche una fontana, ogni tanto, decide di fare la rivoluzione.

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