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Manager/ Chi è Claudio Descalzi, la storia dell’ingegnere che ha trasformato Eni

24 October 2026 at 08:18

Eni vola con una trimestrale da record: così la visione di Descalzi premia azionisti e mercati

I mercati finanziari festeggiano l’ultima rendicontazione di Eni: l’azienda di San Donato Milanese ha svelato i dati gestionali relativi al terzo trimestre e ai primi nove mesi del 2026, spingendo la proprietà a varare una remunerazione straordinaria per l’azionariato e a potenziare il piano di riacquisto di azioni proprie.

Il quadro di bilancio riflette una robustezza straordinaria: l’utile netto rettificato sfiora i 2,8 miliardi di euro, facendo registrare un incremento su base annua superiore al 125% e superando del 13% le proiezioni degli analisti e del consensus. L’Ebit proforma adjusted raggiunge i 6 miliardi di euro, doppiando le rilevazioni dello stesso arco temporale del 2025. Un cash flow operativo primario pari a 4,29 miliardi di euro ha permesso di coprire agevolmente 1,3 miliardi di interventi d’investimento e di redistribuire agli investitori circa 1,9 miliardi tra dividendi (800 milioni) e buyback (1,1 miliardi). Il tutto mantenendo l’esposizione debitoria netta a 6,7 miliardi, con un livello di indebitamento (gearing) sceso ai minimi storici del 9%.

In virtù di questi equilibri patrimoniali, il gruppo ha disposto un dividendo straordinario di 0,46 euro per quota (1,3 miliardi complessivi, in erogazione a dicembre), innalzando contemporaneamente il programma di riacquisto titoli a 3,8 miliardi (+12% sul target precedente e quasi il triplo rispetto alle stime di partenza). Confermato anche il cedolino ordinario 2026 a 1,10 euro per azione (+5%).

Sul fronte operativo, Eni rivede al rialzo gli obiettivi per l’anno in corso: la produzione estrettiva crescerà tra il 6% e il 7%, mentre l’Ebit proforma della divisione Ggp salirà a 1,5 miliardi (+50% rispetto ai target iniziali) e l’Ebitda di Enilive toccherà 1,4 miliardi (+30%). Grazie alle quotazioni favorevoli delle materie prime — con il barile di Brent a 95 dollari e il gas Ttf a 55 euro/MWh — la stima del flusso di cassa operativo per il 2026 viene elevata a 16,5 miliardi di euro. L’insieme di questi fattori ha scatenato la reazione entusiasta di Piazza Affari, dove il titolo dell’azienda ha guadagnato oltre il 4,5%, posizionandosi in cima al listino principale.

L’uomo della svolta: profilo e visione del Ceo che ha trasformato il gigante dell’energia

Di fronte a traguardi economici di questa portata, appare evidente come i numeri non siano il frutto del caso, ma la diretta conseguenza della leadership di Claudio Descalzi. Alla guida del cane a sei zampe dal maggio del 2014, il manager milanese rappresenta una figura rara nel panorama industriale internazionale: quella del vertice aziendale cresciuto integralmente all’interno della società che oggi dirige.

Laureatosi in Fisica all’Università degli Studi di Milano nel 1979, Descalzi fa il suo ingresso nel gruppo nel 1981 in qualità di ingegnere di giacimento. Da quell’inizio tecnico parte una scalata quarantennale vissuta in prima linea nei luoghi chiave dell’approvvigionamento globale: gestisce progetti di sviluppo strategici nel Mare del Nord, in Libia,Nigeria e Congo, assumendo ruoli di responsabilità crescente fino a diventare Direttore Operativo della divisione Exploration & Production nel 2008. È sul campo, a contatto con le complessità geopolitiche e geologiche dell’Africa e del Medio Oriente, che matura la profonda conoscenza del settore estrativo che ancora oggi costituisce il core business e il motore di cassa dell’azienda.

Sotto la sua gestione da Amministratore Delegato, Eni ha vissuto una trasformazione profonda ed epocale. Descalzi ha saputo coniugare la forza tradizionale dell’upstream — testimoniata dalla straordinaria capacità di esplorazione, con oltre 1,2 miliardi di barili di risorse rinvenute solo quest’anno e l’avvio rapido di giacimenti in Messico, Norvegia e Africa — con una visione anticipatrice della transizione energetica. Sua è l’intuizione di valorizzare rami d’azienda innovativi e a forte potenziale di autonomia, come Enilive per la mobilità sostenibile e i biocarburanti o Plenitude per le rinnovabili,creando valore diffuso e attraendo capitali esteri senza appesantire la struttura finanziaria della capogruppo.

Questa duplice capacità di garantire la sicurezza energetica del Paese e di tracciare la rotta verso la decarbonizzazione entro il 2050 gli è valsa un altissimo riconoscimento istituzionale e accademico. Tra i fondatori della Oil and Gas Climate Initiative, dal 2025 ricopre la carica di Co-Chair della Oil and Gas Governors Community presso il World Economic Forum ed è membro dello Steering Committee della European Round Table for Industry.

Nel corso della sua carriera è stato insignito di premi prestigiosi, come la Charles F. Rand Memorial Gold Medal (primo europeo a riceverla) e il Distinguished Business Leadership Award conferitogli dall’Atlantic Council nel 2022. Negli ultimi mesi il valore del suo operato è stato consacrato anche a livello nazionale: nominato Cavaliere del Lavoro nel 2025 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha ricevuto nell’aprile del 2026 il Premio Leonardo, a testimonianza di una figura capace di proiettare l’eccellenza industriale italiana sui vertici dei mercati mondiali.

I risultati record presentati non rappresentano dunque un punto d’arrivo, ma la conferma della bontà di un modello operativo solido, guidato da chi l’energia non si è limitato a gestirla, ma ha saputo reinterpretarla per le sfide del futuro.

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Proteste tir e scorte a rischio, Meloni: “Non firmo per dare un miliardo ai magistrati”

19 October 2026 at 07:55

Supermercati con scaffali sempre meno riforniti, prodotti freschi che iniziano a scarseggiare e rischio di nuovi aumenti dei prezzi della spesa. La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti sta provocando difficoltà nella distribuzione delle merci, soprattutto nel Sud Italia. Il blocco dei camion interessa Sicilia, Calabria e Puglia, con conseguenze sulle forniture alimentari e sui rifornimenti di carburante. In questo scenario la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato di non voler firmare il decreto per gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati, dal costo stimato di quasi un miliardo di euro. La premier ha spiegato di considerare prioritario trovare le risorse necessarie per sostenere l’autotrasporto ed evitare il blocco delle consegne in tutta Italia.

Supermercati con scaffali vuoti, quali prodotti rischiano di mancare

Le proteste degli autotrasportatori stanno rallentando la distribuzione delle merci, con le prime conseguenze visibili nei supermercati delle regioni maggiormente interessate dai presidi. Le difficoltà riguardano soprattutto frutta, verdura, latte e carne, prodotti che richiedono consegne frequenti e tempi di trasporto contenuti per garantirne la conservazione.

In Sicilia, alcune attività della grande distribuzione hanno segnalato una riduzione delle scorte disponibili. Se il fermo dovesse proseguire, le difficoltà potrebbero estendersi ad altri punti vendita. I problemi non riguardano soltanto i supermercati. Anche le aziende agricole rischiano di subire perdite economiche a causa delle consegne bloccate. I prodotti deperibili possono deteriorarsi prima di arrivare ai mercati e ai consumatori.

Non risultano, al momento, assalti generalizzati ai supermercati, mentre aumenta la preoccupazione per la disponibilità dei beni essenziali.

Rischio aumento dei prezzi della spesa per il caro gasolio

Oltre alla disponibilità dei prodotti, un altro problema riguarda il possibile aumento dei prezzi al consumo. Il costo del gasolio si è avvicinato a 2,30 euro al litro, con un incremento stimato dal Codacons vicino al 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il carburante rappresenta una voce importante nei costi delle imprese di autotrasporto. Quando il prezzo aumenta, le aziende devono sostenere spese maggiori per consegnare alimenti e altri beni ai punti vendita. Una parte di questi costi potrebbe essere trasferita lungo la filiera commerciale, fino a raggiungere il consumatore finale.

Per le famiglie, questo potrebbe tradursi in una maggiore spesa per l’acquisto dei prodotti alimentari, soprattutto se le difficoltà nei trasporti dovessero prolungarsi. Non sono però disponibili stime precise su quanto potrebbero aumentare i prezzi nei supermercati a causa dell’attuale protesta. Il rischio riguarda anche la riduzione dell’offerta di determinati alimenti freschi. Se le consegne diminuiscono e la disponibilità dei prodotti si restringe, potrebbero verificarsi ulteriori pressioni sui prezzi.

Meloni: “Non posso mettere la mia firma su un Dpcm da quasi un miliardo”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha collegato la crisi dell’autotrasporto alla necessità di individuare risorse economiche per fronteggiare le difficoltà delle imprese. Intervistata telefonicamente dall’Adnkronos, la premier ha annunciato di non voler sottoscrivere il decreto sugli adeguamenti degli stipendi dei magistrati.

“Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Ma in coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia”.

Secondo le stime riportate, per sostenere il settore dell’autotrasporto servirebbero almeno 100 milioni di euro.

Aumenti stipendi magistrati, perché la cifra è così alta

L’aumento degli stipendi ai magistrati nasce da alcune sentenze della giustizia amministrativa che hanno riconosciuto la necessità di rivedere il metodo di calcolo degli adeguamenti retributivi dei magistrati. A differenza di altre categorie professionali, gli stipendi dei magistrati vengono aggiornati periodicamente attraverso un meccanismo previsto dalla legge, che tiene conto dell’andamento delle retribuzioni nel pubblico impiego.

Con il precedente sistema di calcolo erano stati determinati aumenti del 4,85% per il triennio 2018-2020 e del 6,69% per il periodo 2021-2023. Dopo i ricorsi presentati dalle associazioni della magistratura, i nuovi valori sono stati rideterminati rispettivamente al 6,22% e al 12,32%. Secondo le stime circolate, l’applicazione del nuovo metodo comporterebbe per lo Stato una spesa complessiva di circa 979 milioni di euro, comprendendo anche gli arretrati. Le associazioni dei magistrati contestano però le cifre diffuse e ricordano che gli adeguamenti derivano da disposizioni di legge e da sentenze della giustizia amministrativa.

Spesa alimentare, la crisi costringe a comprare meno: a cosa stanno rinunciando le famiglie

18 October 2026 at 06:00

La crisi del costo della vita continua a pesare sulle abitudini di acquisto degli italiani e il carrello della spesa diventa sempre più vuoto. Eppure, oggi, le famiglie italiane spendono più soldi al supermercato. Il budget destinato all’acquisto di alimenti e bevande è aumentato, per via dei rincari e dell’inflazione galoppante degli ultimi anni, così per riuscire a contenere le uscite si riducono le quantità e si rinuncia, sempre più spesso, alla qualità dei prodotti.

Come è cambiata la spesa delle famiglie italiane

Nel 2025, secondo i dati Istat pubblicati a ottobre 2026:

  • la spesa mensile per alimentari e bevande analcoliche è passata da 533 a 552 euro;
  • mentre la quota del bilancio familiare destinata a questa voce è salita dal 19,3% al 19,8%.

Quasi un quinto della spesa complessiva è stato quindi assorbito dall’acquisto di beni di prima necessità. A causa dell’aumento dei prezzi, nello stesso periodo risulta che tra le famiglie italiane:

  • il 29,4% ha dichiarato di aver limitato la spesa per il cibo, riducendo le quantità acquistate oppure scegliendo prodotti di qualità inferiore;
  • il 33,8% ha ridotto la quota della spesa destinata alle bevande.

I rincari hanno reso più difficile mantenere le stesse abitudini di consumo, obbligando molti nuclei a riorganizzare il budget della spesa, valutando attentamente quali prodotti acquistare, in quali quantità e con quale frequenza. Per questo motivo, secondo Assoutenti, gli ulteriori aumenti dei prezzi registrati nel 2026 rischiano di aggravare la situazione.

A cosa rinunciano le famiglie quando fanno la spesa

Quando la capacità di acquistare cibo a sufficienza diventa più importante di scegliere liberamente cosa portare in tavola, il modo in cui il prezzo condiziona le proprie abitudini si configura come il primo segnale di povertà alimentare.

Un’analisi pubblicata da ActionAid in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione evidenzia proprio questo fenomeno. La difficoltà economica può riguardare sia la disponibilità materiale di cibo sia l’accesso a un’alimentazione adeguata e la possibilità di vivere i pasti come un momento di condivisione.

Quando una famiglia deve risparmiare, infatti, il cibo può diventare una delle voci sulle quali intervenire più facilmente rispetto ad altre spese difficilmente comprimibili, come il canone di affitto, il mutuo o le bollette sempre più care. E il risultato è un progressivo impoverimento delle possibilità di scelta. Non necessariamente si smette di acquistare alimenti, ma diventa più difficile mantenere la stessa qualità e varietà.

Quante sono le persone in difficoltà in Italia

ActionAid ha individuato oltre 6,4 milioni di persone in difficoltà in Italia nel 2024, pari al 12,7% della popolazione (di questi, circa 2,2 milioni sono risultati essere a rischio di povertà assoluta o relativa). Il dato è stato elaborato attraverso l’indice Dams, che prende in considerazione la possibilità economica di permettersi almeno una volta ogni due giorni un pasto con carne, pollo o pesce (oppure un equivalente vegetariano), e quella di incontrarsi con amici o familiari per mangiare o bere qualcosa almeno una volta al mese.

Al di là del proprio reddito, qualcuno può avere problemi economici anche quando non rientra formalmente nelle fasce a rischio di povertà, soprattutto se una parte consistente delle sue entrate – come già detto – viene assorbita da spese obbligatorie. Inoltre, l’andamento della deprivazione alimentare è andato sempre più peggiorando dopo il miglioramento registrato negli anni immediatamente successivi alla pandemia. L’incidenza era passata dal 14,1% nel 2019 al 10,5% nel 2022, per poi risalire all’11,8% nel 2023 e al 12,7% nel 2024. Rispetto all’anno precedente, le persone coinvolte sono aumentate di quasi 470mila unità.

Le categorie più a rischio

Le conseguenze della povertà alimentare si manifestano in modo diverso a seconda della composizione del nucleo familiare, della disponibilità economica e delle spese da sostenere. Tra i gruppi più esposti figurano:

  • le famiglie numerose;
  • i genitori soli;
  • le persone che devono destinare una parte consistente del reddito all’abitazione.

Da quello che è emerso dal rapporto di ActionAid, inoltre, nel 2024:

  • circa 430mila minori di 16 anni risultavano in condizione di deprivazione alimentare materiale o sociale, oppure entrambe. Le difficoltà sono aumentate soprattutto nella fascia tra i 6 e gli 11 anni. In questo gruppo, la deprivazione materiale è passata dal 2% del 2021 al 2,8% del 2024, mentre quella sociale è salita dal 3,8% al 6,8% (quest’ultimo indicatore comprende anche la possibilità di invitare amici a casa per giocare o mangiare insieme);
  • la deprivazione alimentare nello stesso periodo ha raggiunto anche gli affittuari, per la precisione il 22,6% tra chi viveva in un’abitazione in affitto agevolato e il 20,9% tra chi pagava un canone a prezzo di mercato.

La casa rappresenta una delle principali voci di spesa e lascia poco spazio di manovra quando il costo della vita aumenta. Tuttavia, a confermare che il fenomeno si stesse estendendo è soprattutto il dato su chi invece una casa ce l’ha. Tra i proprietari senza mutuo, infatti, la deprivazione alimentare è cresciuta, passando dall’8,9% al 10,8%.

Richiamo alimentare, albume d’uovo ritirato per salmonella: il lotto da evitare

16 October 2026 at 14:33

I supermercati Conad hanno segnalato il richiamo precauzionale di un lotto di albume d’uovo da allevamento a terra a marchio Conad Piacersi. Il provvedimento si è reso necessario a seguito dell’esito non conforme emerso durante i consueti controlli sulla filiera.

Nel lotto interessato è stata infatti riscontrata la presenza di Salmonella spp., elemento microbiologico non conforme agli standard normativi, che ha fatto scattare il blocco immediato della distribuzione e l’avviso ai clienti.

Dati del richiamo e indicazioni per i consumatori

Il ritiro riguarda un lotto specifico di albume venduto nelle confezioni trasparenti/cartonato da mezzo chilo. Di seguito si riportano tutte le informazioni utili per identificare il prodotto:

  • Denominazione di vendita: Albume d’uovo da allevamento a terra 500g Conad Piacersi
  • Marchio del prodotto: Conad Piacersi
  • Lotto di produzione: K657113
  • Data di scadenza: 29/10/2026
  • Codice EAN: 8003170102415
  • Formato: confezione da 500 g
  • Produttore: Cooperativa Produttori Romagnoli Avicoli – CO.P.R.A. (Gruppo Eurovo S.r.l.)
  • Sede dello stabilimento: via Cavecchia, frazione Calisese 75, Cesena (FC)
  • Marchio di identificazione dello stabilimento: IT 39 OV UE

albume d'uovo conad ritirato

Conad invita i clienti in possesso delle confezioni appartenenti al lotto indicato a non consumarle e a riportarle presso qualsiasi punto vendita della catena, dove si provvederà al rimborso o alla sostituzione. La nota precisa inoltre che, come indicato in etichetta, la cottura completa dell’alimento contribuisce all’inattivazione del microrganismo.

Cos’è la Salmonella e quali sono i rischi della salmonellosi

La salmonellosi è una delle infezioni alimentari più diffuse nell’uomo e viene causata da batteri del genere Salmonella, appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae. Questi microrganismi colonizzano principalmente il tratto intestinale dei volatili da cortile e possono contaminare uova, carne di pollame e derivati sia all’origine sia durante le fasi di lavorazione e confezionamento.

L’infezione si manifesta solitamente tra le 6 e le 72 ore dall’ingestione dell’alimento contaminato, presentandosi sotto forma di gastroenterite acuta con nausea, vomito, crampi addominali, diarrea e febbre.

Nella maggior parte degli individui sani i sintomi tendono a risolversi spontaneamente in pochi giorni. Tuttavia nei soggetti fragili, come bambini piccoli, anziani, donne in gravidanza e persone immunocompromesse, l’infezione può evolvere verso forme sistemiche o invasive più severe (come la setticemia), che richiedono un tempestivo intervento medico e ricovero ospedaliero.

Dove nasce la crisi della casa in Spagna

12 October 2026 at 10:09

La crisi della casa ha fatto cadere il governo spagnolo e portato il paese al voto. Ma il problema nasce a monte: la popolazione cresce più rapidamente dello stock abitativo. La risposta non è nei tetti agli affitti, ma in un aumento dell’offerta.

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La filiera dell’auto vista da dentro *

25 September 2026 at 09:20

La filiera automobilistica italiana va ben oltre le case produttrici e i fornitori diretti. I legami indiretti sono altrettanto importanti. E la catena di fornitura comprende molti più settori di quelli tradizionalmente associati all’automotive.

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Se cambi la vacanza, cambi anche la spiaggia

3 September 2026 at 08:55

Gli stabilimenti balneari meno affollati non indicano necessariamente una crisi del turismo. Suggeriscono invece un cambiamento nel modo di viaggiare e di vivere le vacanze. Adeguarsi richiede di dare più spazio alle spiagge libere e allungare la stagione.

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Perché l’Inghilterra gioca un altro sport

4 August 2026 at 07:33

Tutto il sistema inglese, non solo la Premier League, ha squadre di gran lunga più ricche delle altre leghe. Il mercato mondiale è organizzato in sistemi nazionali molto distanti fra loro, mentre le differenze al loro interno sono relativamente contenute.

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Sopra la panca il turismo campa. Ma sotto?

29 July 2026 at 09:34

Sono buoni i dati sul turismo in Italia, soprattutto per quanto riguarda immagine e arrivi dall’estero. Il settore è anche competitivo rispetto ad altri paesi europei. Con il fondato sospetto che la competitività si basi su lavoratori sottopagati.

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