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Chiamate dall’estero mascherate da italiane: Agcom sanziona due società per 822.500 euro

12 October 2026 at 15:52

La telefonata arriva dall’estero, ma sul display compare un numero italiano, studiato apposta per convincerci a rispondere. Ecco spiegato in modo semplice il meccanismo dello spoofing, dietro il quale si nascondono generalmente chiamate commerciali irregolari (quando non vere e proprie truffe).

A tutela degli utenti, l’Agcom ha presentato il conto a due società: Retelit Digital Services e Tekmind. Le sanzioni, sommate, raggiungono gli 822.500 euro. Il motivo? Non aver attuato i controlli previsti sull’uso delle numerazioni telefoniche. Un passo importante nella battaglia contro questa pratica.

La multa dell’Agcom

Le sanzioni sono state adottate il 23 settembre e ammontano nel dettaglio a 700mila euro per Retelit Digital Services e a 122.500 euro per Tekmind. L’Agcom contesta alle due società di non aver messo in pratica delle misure di controllo sull’uso delle numerazioni.

I provvedimenti arrivano dopo un’attività di vigilanza avviata nel novembre 2025 sulla base di numerose segnalazioni. Al centro ci sono gli obblighi degli assegnatari dei numeri telefonici:

  • verificare la correttezza delle numerazioni usate dai call center;
  • verificare l’eventuale generazione tramite spoofing;
  • gestire con diligenza le numerazioni assegnate, a presidio dell’intera filiera.

I numeri del blocco

Per riuscire a contrastare il fenomeno, fastidioso e pericoloso, l’Agcom ha imposto agli operatori dei filtri sulle chiamate internazionali, che si presentano con numerazioni italiane. I risultati sono stati di fatto consistenti.

Nei primi 8 mesi del 2026, infatti, sono state bloccate circa 191 milioni di chiamate dall’estero con numero italiano contraffatto o non conforme agli standard. Si parla di quasi 790mila al giorno, ovvero il 7,2% del traffico internazionale.

La fetta più importante riguarda i cellulari, con 148 milioni di chiamate fermate, il 49% di quelle dall’estero con numero mobile italiano. Altre 38 milioni mostravano un fisso nazionale e 4,6 milioni numerazioni irregolari. Il dato più netto emerge però dal confronto con il periodo precedente all’estensione del blocco ai numeri mobili, scattata il 19 novembre 2025.

Le chiamate dall’estero con cellulare italiano sono calate del 95%, da 26,8 a 1,2 milioni al giorno, mentre l’intero traffico internazionale è sceso da 34 a 11 milioni di chiamate quotidiane. Un risultato utile anche soltanto per il risparmio di tempo di milioni di cittadini.

La replica di Retelit

In una nota ufficiale, Retelit ha spiegato la propria posizione:

Si tratta di un provvedimento inatteso, nell’esito e nell’entità, su cui l’azienda si riserva le opportune valutazioni», si legge. La società precisa inoltre «di non svolgere né commissionare alcuna attività di telemarketing via call center per la vendita dei propri servizi.

Si spiega inoltre che, in qualità di operatore di telecomunicazioni, l’attività “si limita alla sola cessione in uso ad altri operatori telefonici autorizzati di numerazioni telefoniche”. Tutto ciò lascia ovviamente la strada aperta a eventuali ricorsi.

Prezzi dei carburanti, i benzinai chiedono un price cap uguale per tutti

12 October 2026 at 15:08

É Giunta una proposta da parte di Faib Confesercenti e Fegica, che sono le sigle dei gestori degli impianti di rifornimento del carburante. Si chiede un tetto massimo al prezzo di benzine gasolio, che sia uguale per l’intera rete e calcolato con una formula resa pubblica.

Idea presentata al Forum 2026 di Confesercenti, con l’intento evidente di dare una risposta agli aumenti degli ultimi mesi. Non sarebbe la prima risposta, in realtà, ma in questo caso si chiedono regole chiare e valide per tutti i distributori. Dinanzi a ciò si attende ora la risposta del Governo.

La proposta dei benzinai

Tra il 27 febbraio e il 24 novembre il prezzo in modalità self è salito di circa 49 centesimi al litro per la benzina e 62 centesimi per il gasolio. Ciò al netto del taglio delle accise. Ad agosto, ricordano le sigle, la componente energetica segnava un +17% e l’inflazione il 3,3% (salita poi a oltre il 4% a settembre”.

Proprio dai rincari nasce l’idea di un “price cap” nazionale, ovvero di un tetto massimo pensato come strumenti uguale per tutti e reso pubblico, da introdurre con un intervento normativo per contenere i costi per gli automobilisti. Un’azione dall’alto, dunque, e non dal settore privato.

Il meccanismo proposto avrebbe due livelli. Da un lato il Garante per la sorveglianza dei prezzi accerterebbe la situazione straordinaria. Dall’altro, invece, il Ministro attiverebbe il tetto con un atto motivato. La misura avrebbe una durata di 90 giorni, con una sola proroga di altri 90.

Il tetto sarebbe poi rivisto ogni 15 giorni, al rialzo o al ribasso. Nel caso specifico, il prezzo massimo partirebbe dal prezzo industriale del 27 febbraio, cui si sommerebbero le variazioni delle componenti di costo e un margine di salvaguardia per le scorte.

“Nessuno vuole introdurre il prezzo amministrato”, ha spiegato il presidente di Fegica, Roberto Di Vincenzo. Ha poi sottolineato come il meccanismo sia costruito “sulla scorta di atti amministrativi nazionali e europei”.

Il margine di raffinazione

C’è un punto delicato in questa vicenda ed è il margine di raffinazione che, secondo le sigle, risulta superiore alla media del 2025 di circa 21 centesimi sulla benzina e di 39 centesimi sul gasolio.

La quota di questo margine da riconoscere sarebbe una scelta politica, affidata a un parametro chiamato alfa:

  • con alfa a 0,25 il tetto si attesterebbe a 2,04 euro al litro per la benzina e 2,02 per il gasolio;
  • con alfa a 0,5 il tetto salirebbe a 2,10 euro al litro per la benzina e 2,14 per il gasolio.

Le sigle precisano che il calcolo non prova una speculazione, ma indica un’area di indagine, con un margine di incertezza di 1-2 centesimi. Il tetto resterebbe comunque un massimo, con la possibilità di vendere a prezzi inferiori, e in caso di rischi per l’approvvigionamento è prevista la sospensione come ultima istanza, a tutela del rifornimento.

Le sigle attendono ora un incontro con il Ministro Adolfo Urso. Il presidente di Faib Confesercenti, Giuseppe Sperduto, ha spiegato come il contatto con il Mimit sia costante. Ha infatti ricordato i tre anni di lavoro comune sul disegno di legge di settore, “che speriamo venga approvato al più presto”.

Ortopedia, allarme in Italia: carenza di specialisti, lunghe liste d’attesa e fuga nel privato

12 October 2026 at 14:04

Sempre meno specialisti nella sanità pubblica. È questo il principale grido d’allarme che emerge dal Trauma Meeting di Otodi, la società scientifica degli ortopedici e traumatologi ospedalieri, che ha riunito a Riccione oltre 2500 persone.
Lo ha ribadito Marco Mugnaini, presidente di Otodi e primario del reparto di Ortopedia e traumatologia dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze, che ha recentemente ricordato in un’intervista a LaSalute di LaPresse come il nodo principale dell’assistenza sia rappresentato dalla crescente difficoltà ad attrarre i giovani specialisti verso il Servizio sanitario nazionale.

Insomma: si fa fatica a reperire ortopedici per gli ospedali, con un lavoro che appare sempre meno attrattivo per i giovani. Ed allora? Allora bisogna cercare di risolvere questa ed altre “fratture complesse” della sanità.

In cerca di specialisti

Una delle fratture complesse, forse la più importante, è quello della carenza del capitale umano.

“Da tempo abbiamo già evidenziato fortemente questo problema. ANAAO ASSOMED lo ha ribadito recentemente: per la prima volta il numero dei camici bianchi in fuga del SSN è superiore a quello di chi va in pensione. Dato ancora più evidente per la categoria degli ortopedici incentivata per vari motivi a lasciare gli ospedali pubblici per scegliere le strutture private convenzionate”

commenta Mugnaini.

A detta degli specialisti, questo è il principale problema da affrontare per tentare di trovare qualche possibilità di soluzione, magari partendo proprio dall’immissione di nuove risorse nel Sistema Sanitario Nazionale come elemento di base, in presenza però di un disegno programmatico su come investirle.
In questo senso, a detta del presidente Mugnaini, occorre anche snellire molte pratiche burocratiche che richiedono tempo allo specialista.

“Come ortopedici parliamo spesso di sintesi e riduzione: dalle fratture puntiamo a farlo anche sul fattore tempo. Purtroppo, gran parte del nostro tempo viene assorbito per attività amministrative e burocratiche sicuramente importanti ma mai quanto quelle mediche, cliniche e chirurgiche che partono dall’ascolto del paziente alla prima visita. Questo si traduce in utilizzo non profittevole delle risorse umane già insufficienti”

segnala Mugnaini.

Proposta operativa? Dagli esperti emerge la necessità di “parlare un linguaggio unico” tra i vari sistemi di gestione dati degli ospedali: stiamo studiando un applicativo con intelligenza artificiale capace di ridurre notevolmente il tempo non clinico, aumentando le performance di interi reparti.

Liste d’attesa e organizzazione

La traumatologia è un focus importante della professione degli specialisti riuniti a Riccione. Ma nella pratica, all’interno delle corsie ospedaliere, il modello organizzativo rischia di farsi farraginoso per la necessità di trattare pazienti ortopedici in elezione. Ad esempio pensate in questo senso a chi programma un intervento di protesi per una patologia degenerativa dell’anca del ginocchio o della spalla.

“Capita purtroppo spesso che interventi preordinati di protesi vengano posticipati per l’arrivo di casi di trauma da trattare in urgenza. Questo si traduce inevitabilmente in allungamento delle liste di attesa ed in diverse regioni italiane in fuga dei pazienti in altre regioni nel privato, (convenzionato e non), con aumento della mobilità passiva. Sappiamo bene che nessuno al momento ha la bacchetta magica ma ci proponiamo come interlocutori con il decisore politico per raccontare ed attuare soluzioni strategiche che già abbiamo “in pancia” nella nostra società scientifica”

fa notare Mugnaini.

Simeone, l’impero immobiliare da 40 milioni: oltre 180 case a Madrid

12 October 2026 at 13:51

Non tutti conoscono la carriera parallela a quella calcistica di Diego Simeone. Lo storico allenatore dell’Atletico Madrid è infatti diventato nel tempo un imprenditore immobiliare di primo piano nella capitale spagnola.

I numeri parlano per lui ed è arrivato a possedere oltre 180 immobili. Un patrimonio imponente, costruito insieme alla sua compagna Carla Pereyra. Ha messo nettamente radici a Madrid, dunque, ma nonostante ciò non cambia idea sul proprio futuro. Dopo l’addio alla seconda avventura sportiva, quella da tecnico, non approfitterà di nessuna delle case messe a reddito in Spagna. Volerà a casa, in Argentina.

L’allenatore-imprenditore

Simeone non è di certo il primo sportivo a darsi all’imprenditoria. Basti pensare ad Antonio Conte in Italia o a Cristiano Ronaldo, che ha costruito un impero. Per quanto non sia al vertice in questo settore, è innegabile però che raggiungere il suo status sia alquanto difficile.

Oltre 180 immobili residenziali a Madrid, come detto, per un valore complessivo stimato intorno ai 40 milioni di euro. Il tutto gestito tramite la società Carpersim, il cui nome unisce quelli del tecnico e della sua compagna Carla Pereyra.

Una gestione molto oculata, la loro, che ha portato quello che era un piccolo progetto a diventare una realtà ben strutturata. Il loro business si è infatti spostato dal semplice acquisto di appartamenti da mettere a reddito a progetti più ambiziosi, arrivando a comprendere anche residenze per studenti e un’agenzia di affitti.

Considerando i pressanti impegni di Simeone, è innegabile che a gestire l’impresa di famiglia sia prevalentemente Carla Pereyra. Proveniente da una famiglia di architetti, ha ampia esperienza lavorativa nel settore. Il tecnico non poteva trovare partner migliore nella vita e in affari.

La villa di Madrid

Tra tanti immobili, uno è quello di famiglia. Simeone vive in una zona residenziale esclusiva di Madrid. Ha scelto per sé e i suoi cari una villa di circa 1.900 metri quadrati, edificati su un terreno di quasi 3.000 mq. La proprietà vanta:

  • giardino;
  • piscina;
  • palestra;
  • ampi spazi esterni.

Stile minimalista, con materiali naturali, grandi vetrate e opere d’arte moderna, oltre a un camino e arredi ricercati. Nonostante questo scenario magnifico, però, resta vivo il sogno di tornare a casa: “Se mi chiedessero dove andrò a vivere quando smetterò di allenare, logicamente risponderei in Argentina. Dove, se no? È il mio Paese”.

Volkswagen, la strategia per l’Europa: auto prodotte nel continente e nuovi modelli elettrici

12 October 2026 at 12:21

Il Gruppo Volkswagen rilancia la sua strategia europea con l’iniziativa For Europe, presentata a margine del Salone di Parigi. Il messaggio del gruppo tedesco è quello di rafforzare la produzione, la tecnologia e la filiera dell’auto nel continente, puntando su prodotti costruiti in Europa e pensati per il mercato europeo. Il Ceo Oliver Blume ha sintetizzato la linea del gruppo con una frase centrale: “L’Europa per noi non è un mercato, è la nostra casa, la nostra culla”. La strategia arriva in una fase complessa per Volkswagen, impegnata in una trasformazione industriale che riguarda elettrico, software, riduzione dei costi e concorrenza internazionale.

For Europe, la strategia Volkswagen per l’Europa: cosa cambia

Con l’iniziativa For Europe, Volkswagen punta a valorizzare l’Europa come sede industriale e tecnologica del futuro. Il gruppo intende ridurre la complessità interna, semplificando prodotti, processi e strutture. L’obiettivo è accelerare le decisioni e concentrare gli investimenti sulle tecnologie e sui segmenti considerati più rilevanti per i clienti e per l’azienda.

La strategia prevede anche un rapporto più stretto con i decisori politici europei. Volkswagen chiede un quadro normativo capace di sostenere la mobilità elettrica, tutelare la produzione europea e garantire una concorrenza internazionale più equilibrata.

Per Volkswagen non si tratta solo di un’etichetta commerciale. Il gruppo punta a rafforzare la presenza europea lungo tutta la catena del valore dell’automotive. Questo significa investire in ricerca, sviluppo, software, soluzioni meccaniche ed elettriche, con l’obiettivo di realizzare prodotti affidabili, competitivi e progettati per le esigenze del mercato europeo. Il tema è legato anche alla concorrenza cinese, sempre più forte nel settore dell’auto elettrica. Per Volkswagen, la risposta passa dal rafforzamento della sovranità tecnologica e industriale europea.

Il possibile fronte comune dell’auto europea

Con For Europe, Volkswagen apre anche alla collaborazione tra i grandi costruttori del continente. Il gruppo tedesco punta a un approccio più coordinato tra imprese europee, in una fase in cui l’industria dell’auto deve affrontare la transizione elettrica, la pressione sui costi e la competizione dei produttori asiatici.

Il tema richiama l’idea di una maggiore integrazione industriale europea nel settore automotive, con possibili sinergie tra gruppi come Volkswagen, Stellantis e Renault. L’obiettivo indicato è evitare dispersioni, ridurre duplicazioni e rafforzare la capacità del settore europeo di competere su tecnologie, piattaforme e produzione.

La nuova famiglia elettrica urbana di Volkswagen

A Parigi Volkswagen ha presentato anche i dettagli della nuova Electric Urban Car Family, una gamma di city car elettriche sviluppate da più marchi del gruppo. Il progetto comprende quattro modelli: Volkswagen ID. Polo, Volkswagen ID. Cross, CUPRA Raval e Škoda Epiq.

Tutte le vetture nasceranno su una piattaforma tecnologica comune e condivideranno oltre l’80% dei componenti. La standardizzazione riguarderà soprattutto le parti non visibili o non caratterizzanti dei veicoli, mentre i singoli marchi manterranno una propria identità stilistica e commerciale. La condivisione di piattaforme e componenti è uno degli elementi principali della nuova strategia industriale.

Secondo le stime indicate, questa impostazione consentirà risparmi per circa 600 milioni di euro lungo l’intero processo di sviluppo. Volkswagen punta così a rendere più efficiente la produzione delle auto elettriche urbane, contenendo i costi senza rinunciare alla differenziazione tra i marchi.

Dai video su TikTok a Lagos alla passerella di Chanel, l’ascesa di Rachel Ojuromi

12 October 2026 at 12:00

In prima battuta sembrerebbe una di quelle storie da favola, ma è successo davvero. Tacchi vertiginosi, stampe animalier e gonne colorate. Intorno, le bancarelle di un mercato, il traffico di Lagos e la vita quotidiana di una metropoli nigeriana. Rachel Ojuromi non aveva bisogno di un front row per sentirsi nel posto giusto: le bastava camminare davanti a una telecamera, con la sicurezza di chi ha già deciso dove vuole arrivare. Oggi, a 22 anni, quella falcata l’ha portata fino alla passerella di Chanel.

Al Grand Palais di Parigi, Ojuromi ha debuttato con la collezione SS2027 della maison, firmata da Matthieu Blazy. Un salto che sembra scritto per il cinema, ma che nasce da un progetto creativo costruito passo dopo passo, lontano dai circuiti tradizionali della moda.

La sua è anche la fotografia di un cambiamento più ampio. Negli ultimi anni i social hanno spostato il baricentro dello scouting: non sono più soltanto le grandi agenzie o i casting director a decidere chi merita una passerella, ma anche un pubblico globale che premia talento e originalità.

E lo fa sempre più spesso lontano dalle capitali storiche della moda, in città come Lagos, oggi fucina di una scena creativa vivace e riconosciuta a livello internazionale.

Il mercato diventa un set

Rachel Ojuromi posa tra due risciò gialli in una strada di Lagos, con reggiseno ricamato, gonna a frange fucsia e sandali con tacco
Rachel Ojuromi
Le strade di Lagos diventano un set: styling audace e riferimenti alle top model degli anni Novanta

Nata e cresciuta a Lagos, Rachel ha trasformato le strade della sua città in uno scenario per i suoi video di moda, realizzati insieme alla migliore amica, la stylist e designer Debby Fasingha, e al fotografo Odey Ikpä. Il risultato è un mix di styling audace, riferimenti alle supermodelle degli anni Novanta e abiti capaci di attirare lo sguardo anche nel caos urbano. La spesa al mercato? Un’occasione per sfoggiare un look. Una commissione quotidiana? Il pretesto perfetto per una sfilata improvvisata.

Il punto non è fingere di essere altrove, ma portare la moda dentro la propria realtà. Anche recuperando capi nei mercati locali e reinterpretando le collezioni dei grandi marchi con creatività e personalità. È così che i suoi contenuti hanno iniziato a circolare sui social, fino a raggiungere il pubblico giusto.

Da un video alla passerella di Chanel

Rachel Ojuromi in passerella con camicia in tweed giallo e grigio, gonna midi gialla sfrangiata e borsa bordeaux in mano
Rachel Ojuromi
Camicia e gonna midi in tweed: i codici della maison indossati senza rinunciare alla propria identità

La svolta è arrivata con un video ispirato alla collezione Chanel Métiers d’Art 2026, ricreata per le strade di Lagos. La clip è diventata virale, superando i due milioni di visualizzazioni, e ha attirato l’attenzione dello stesso Blazy, che ha mostrato pubblicamente il proprio apprezzamento. Da lì è arrivato l’invito a sfilare a Parigi.

In passerella Rachel ha indossato un completo in tweed giallo e grigio, composto da camicia e gonna midi. Un look che racconta bene il suo approccio: rispettare i codici della maison senza cancellare la propria identità.

Il suo percorso dimostra che i social possono aprire porte, ma non sostituiscono visione, lavoro e determinazione. Rachel, del resto, non ha aspettato che qualcuno le costruisse una passerella. Se l’è inventata da sola, un passo alla volta, tra le strade di Lagos. E quando Chanel ha guardato nella sua direzione, lei era già pronta a camminare.

Giorgia Meloni sul Pil dell’Italia: “La crescita per il 2026 può arrivare all’ +1%”

12 October 2026 at 11:35

La crescita dell’Italia nel 2026 “può arrivare a +1%”, in linea con le principali economie europee e sopra le previsioni. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo all’assemblea di Assolombarda. Secondo la premier, “sono risultati che ci devono incoraggiare” perché rappresentano un “segnale che non va sminuito”. Meloni ha poi precisato che “la crescita in Italia è ancora troppo debole”, ma ha sottolineato che “la nostra economia ha retto l’onda d’urto di scenari complessi”.

Giorgia Meloni e il ringraziamento alle imprese

Nel suo intervento, la presidente del Consiglio si è rivolta direttamente agli imprenditori presenti all’assemblea. “Voglio ringraziarvi a nome della nazione per il vostro contributo”, ha detto. La premier ha poi aggiunto: “Se l’Italia è forte, autorevole e ammirata nel mondo, il merito è soprattutto delle imprese e dei loro lavoratori, è di chi cerca di non accontentarsi perché in un mondo che corre sempre più rischia di non esserci spazio per chi indietreggia e per chi tentenna”. Giorgia Meloni ha collegato la tenuta dell’economia italiana al ruolo del sistema produttivo e alla capacità delle imprese di affrontare un contesto internazionale instabile.

“Lo Stato è alleato” dell’industria

“Lo Stato è alleato” dell’industria e “non la considera un soggetto da tassare”, ha affermato Giorgia Meloni durante il suo intervento. La presidente del Consiglio ha poi spiegato: “Un’industria che vuole creare ha certamente bisogno di volontà, ma ha anche bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e che non la consideri un mero soggetto da tassare quando non direttamente da controllare o addirittura da ostacolare”.

La Premier ha ribadito anche il ruolo delle imprese nella reputazione internazionale del Paese: “Se l’Italia è autorevole e ammirata nel mondo il merito è soprattutto delle sue imprese e dei suoi lavoratori”. Poi ha aggiunto: “Il merito è di chi sa trasformare l’incertezza in decisione, l’ambizione in traguardo, la crisi in opportunità, e di chi non si accontenta”.

Meloni su intelligenza artificiale e investimenti

La premier ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e ritiene “urgente una governance dell’intelligenza artificiale”, ma il tema “va affrontata a livello globale”. La presidente del Consiglio ha ricordato che l’Italia ha portato il tema al centro della presidenza del G7, “chiamando a parlarne Papa Francesco”.

Sul piano delle misure economiche, ha richiamato la legge nazionale sull’intelligenza artificiale: “La legge nazionale sull’IA ha messo a disposizione 1 miliardo di euro di investimenti per le imprese che sviluppano Intelligenza artificiale, cybersicurezza e tecnologie abilitanti”.

Nel suo intervento, Meloni ha annunciato anche un lavoro in corso con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Un primo segnale per dire che l’Italia non rimanga indietro ed al quale ora ne vogliamo aggiungere un altro”, ha detto.

Giorgia Meloni ha poi aggiunto: “Considero di buon senso trovare il modo di promuovere anche gli investimenti in software utilizzati tramite i contratti di cloud”. Da qui l’annuncio: “Voglio annunciare che con il ministro Giorgetti stiamo lavorando per introdurre nella legge di bilancio una misura di carattere fiscale per agevolare gli investimenti per questa tipologia di beni”.

Caro energia, le risposte strutturali

Non poteva mancare anche un passaggio sul caro energia, Giorgia Meloni durante l’intervento ad Assolombarda ha spiegato servono interventi non limitati all’emergenza. “Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza”, ha detto la premier. Il riferimento è alla necessità di rendere il sistema produttivo meno esposto agli shock energetici e più competitivo rispetto agli altri Paesi europei.

Il Premio Nobel per l’Economia agli americani Robert E. Hall e Michael Woodford

12 October 2026 at 11:21

Il premio Nobel per l’Economia 2026 va agli economisti statunitensi Robert E. Hall e Michael Woodford. Il Nobel è stato assegnato per il loro lavoro sulle “fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica”, ha dichiarato l’Accademia Reale Svedese delle Scienze di Stoccolma.

I due ricercatori sono stati premiati sia per il significato scientifico dei loro contributi alla comprensione dei fenomeni economici, sia per l’influenza che tali contributi hanno avuto sulle politiche pubbliche globali.

Entrambi sono docenti di Economia: Hall è nato nel 1943 in California e insegna all’università di Stanford; Woodford è nato in Massachusetts nel 1955 e insegna alla Columbia di New York. Entrambi hanno studiato al MIT, il Massachusetts Institute of Technology, la più prestigiosa università al mondo per gli studi scientifici.

Le motivazioni del Premio

L’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha spiegato che l’economia è caratterizzata da alternanze di fasi di recessione e di espansione. Da quando l’economista John Maynard Keynes ha lanciato le sue teorie quasi un secolo fa, le politiche di stabilizzazione sono state importanti per affrontare queste fluttuazioni. Durante le recessioni, l’economia viene stimolata riducendo i tassi di interesse e aumentando il deficit di bilancio, mentre si dovrebbe agire in senso opposto per rallentare un’economia in forte espansione.

Tuttavia, durante le crisi petrolifere degli anni ’70, sembrò che i modelli keynesiani che regolano quando e come le misure debbano essere implementate non funzionassero più. Non ridussero la disoccupazione, ma portarono invece a un’inflazione incontrollata. Molti ritenevano che la politica di stabilizzazione avesse causato più danni che benefici e che dovesse essere abbandonata

Robert E. Hall e Michael Woodford hanno ricevuto il Premio Nobel per le scienze economiche per aver dimostrato come i modelli economici possano essere ricostruiti per rivitalizzare le politiche di stabilizzazione. Invece di basare i modelli su legami statistici tra variabili macroeconomiche, come inflazione, produzione e consumo, hanno scelto di costruirli su una base microeconomica. Ciò implica comprendere in che modo l’insieme delle singole famiglie e imprese influenzi l’economia attraverso le proprie azioni.

Un elemento centrale di questi modelli è che famiglie e imprese guardano al futuro quando prendono decisioni in merito a risparmi o prezzi dei prodotti. Quando governi e banche centrali comunicano i loro piani di politica economica, possono influenzare questa visione del futuro e indirizzare l’economia nella giusta direzione. I nuovi modelli si sono rivelati estremamente utili per affrontare le recessioni economiche che ci hanno colpito.

“Il lavoro dei premiati ci ha fornito una solida base teorica per i modelli oggi utilizzati da banche centrali e governi di tutto il mondo. Grazie a essi, siamo meglio attrezzati per gestire gli shock economici, come le crisi energetiche o le improvvise variazioni nei consumi delle famiglie”

ha detto John Hassler, presidente del Comitato per il Premio in Scienze Economiche.

Quanto vale il Premio Nobel

Il Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche non è tecnicamente un Nobel come gli altri, ma un premio della Banca di Svezia per le scienze economiche dedicato alla memoria di Alfred Nobel. L’anno scorso è stato assegnato al francese Philippe Aghion, al canadese Peter Howitt e all’americano-israeliano Joel Mokyr per il loro lavoro sull’impatto dell’innovazione sulla crescita economica.

Come gli altri premi Nobel, quello per l’economia consiste in un diploma, una medaglia d’oro e un assegno di 12 milioni di corone svedesi pari a circa 1,06 milioni di euro. I vincitori riceveranno i loro premi durante cerimonie ufficiali il 10 dicembre, anniversario della morte di Alfred Nobel, a Stoccolma, ad eccezione del Nobel per la Pace che viene consegnato a Oslo.

Gas russo, Orsini riapre tema energia: “Non ci può essere ideologia, serve competitività”

12 October 2026 at 11:17

Il tema del gas russo torna nel dibattito economico italiano dopo le parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. A margine dell’assemblea di Assolombarda a Milano, Orsini ha evitato di entrare direttamente nel merito di un eventuale ritorno delle forniture russe, ma ha posto una questione più ampia: il costo dell’energia per le imprese. “Io non entro nel tema gas russo o non gas russo, non è di mia competenza”, ha detto. Poi ha aggiunto che sull’energia “non ci può essere ideologia”. Per Confindustria, la competitività del sistema produttivo è centrale. Orsini ha indicato in particolare settori come ceramica, carta e vetro, colpiti dall’impatto dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione.

L’accordo tra Trump e Putin sul diesel russo

Negli Stati Uniti, Donald Trump ha annunciato un’intesa con Vladimir Putin per la fornitura di gasolio russo ai mercati americano e globale, con una sospensione temporanea delle sanzioni Usa sul diesel russo. L’accordo prevede, secondo quanto dichiarato da Trump, forniture iniziali per oltre 300mila tonnellate, seguite da ulteriori quantità nei mesi successivi.

La scelta è stata presentata dalla Casa Bianca come un modo per ridurre i prezzi dell’energia. Diversi analisti citati dalla fonte, però, hanno espresso dubbi sull’effetto concreto dell’operazione sui prezzi del diesel, definendo i volumi annunciati limitati rispetto ai consumi statunitensi e al mercato globale.

L’intesa ha anche un impatto politico. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha criticato la decisione, definendola un vantaggio per Mosca. Secondo alcune ricostruzioni, l’accordo sarebbe maturato anche dopo le tensioni sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che avrebbero contribuito ad aumentare la pressione sui prezzi energetici.

Cosa pensa l’Italia dell’ipotesi gas russo

Per l’Italia, il ritorno diretto al gas o ai prodotti energetici russi resta un tema politicamente e diplomaticamente complesso. Sul piano europeo, i Paesi Ue non hanno rimosso le sanzioni sull’import dei prodotti petroliferi russi. Per questo le forniture promesse da Mosca agli Stati Uniti non avrebbero un effetto diretto sui prezzi del diesel in Italia. Un eventuale impatto potrebbe arrivare solo in modo indiretto, attraverso le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.

Nel governo italiano il tema divide le sensibilità politiche. La Lega di Matteo Salvini spinge da tempo per una riapertura dei canali commerciali con Mosca, sostenendo che l’acquisto diretto di gas e petrolio russo potrebbe ridurre i costi per famiglie e imprese.

Fratelli d’Italia, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha finora mantenuto una linea atlantista e di sostegno all’Ucraina, cercando al tempo stesso di evitare posizioni più estreme nel dibattito europeo. Forza Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, resta invece ancorata alla linea europea sulle sanzioni e sul sostegno a Kiev.

Cosa cambia per le imprese

La questione energetica incide direttamente sui costi di produzione, sulle bollette e sulla competitività delle imprese. Per Confindustria, la priorità è ridurre il divario con gli altri Paesi, soprattutto nei settori più energivori. Da qui la richiesta di intervenire sull’Ets e di proseguire con misure capaci di sostenere gli investimenti.

Orsini ha ricordato anche il ruolo dell’iperammortamento, misura che secondo il presidente di Confindustria ha contribuito alla crescita degli investimenti e del Pil. Il punto politico ed economico resta quindi aperto: da una parte la necessità di mantenere coerenza con la linea europea sulle sanzioni, dall’altra il bisogno di contenere il costo dell’energia per industria, famiglie e sistema produttivo.

Congedo parentale 2027, possibile aumento della soglia di reddito per l’indennità

12 October 2026 at 10:31

Nel 2027 potrebbe ampliarsi la platea dei genitori che hanno diritto all’indennità per alcuni periodi di congedo parentale. Il possibile cambiamento dipende dalla rivalutazione del trattamento minimo delle pensioni, valore a cui è collegata una soglia reddituale prevista dalla normativa su maternità e paternità. L’ipotesi considerata è una perequazione del 2,9% dal prossimo gennaio. Se confermata, il limite di reddito individuale per accedere all’indennità relativa ai periodi aggiuntivi di congedo salirebbe dagli attuali 19.885,13 euro a circa 20.461,79 euro annui. Si tratta al momento di una simulazione e non di un importo ufficiale per il 2027.

Congedo parentale 2027, come funziona la soglia di reddito

La regola è prevista dall’articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 151 del 2001. Per alcuni periodi di congedo parentale ulteriori rispetto a quelli ordinariamente indennizzabili, il lavoratore dipendente può ricevere un’indennità pari al 30% della retribuzione. Il diritto è riconosciuto se il reddito individuale del genitore è inferiore a due volte e mezzo il trattamento minimo annuo di pensione. La soglia non riguarda quindi il diritto generale al congedo parentale, ma solo l’indennità per periodi aggiuntivi rispetto a quelli già coperti dalle regole ordinarie.

Nel 2026 il trattamento minimo annuo provvisorio è pari a 7.954,05 euro. Moltiplicando questo importo per 2,5, il limite di reddito individuale è pari a 19.885,13 euro annui. Con una rivalutazione ipotetica del 2,9%, il trattamento minimo annuo salirebbe a circa 8.184,72 euro. Applicando lo stesso moltiplicatore, la soglia per il congedo parentale arriverebbe a circa 20.461,79 euro. La differenza rispetto al limite 2026 sarebbe di circa 576,66 euro l’anno.

Chi potrebbe rientrare nel 2027

Un tetto più alto potrebbe consentire l’accesso all’indennità ad alcuni genitori che oggi superano la soglia, ma che nel 2027 potrebbero restare sotto il nuovo limite. La platea potenzialmente interessata riguarda soprattutto i lavoratori dipendenti con reddito individuale compreso tra circa 19.885 euro e 20.462 euro annui. Non è possibile stabilire in anticipo quanti saranno i nuovi beneficiari, perché il dato dipende dalla distribuzione dei redditi dei genitori interessati.

Gli altri requisiti richiesti

Il rispetto della soglia reddituale non è l’unica condizione richiesta. Per ottenere il pagamento devono essere soddisfatti anche gli altri requisiti previsti per la fruizione dei periodi aggiuntivi di congedo parentale. Questi periodi possono essere indennizzati fino al dodicesimo anno di vita del figlio, oppure dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento. La rivalutazione, se confermata, allargherebbe quindi la platea potenziale dei beneficiari, ma non modificherebbe la percentuale dell’indennità, che resta pari al 30% della retribuzione.

Master manageriali, l’Italia nella top 5: Escp Torino quinta al mondo

12 October 2026 at 10:15

Il Financial Times ha pubblicato la classifica annuale dedicata agli Executive Master in Business Administration (Emba). In questo scenario la formazione manageriale italiana si è particolarmente distinta, con la sede torinese della Escp Business School che ha conquistato il quinto posto assoluto.

La top five globale rappresenta un risultato di rilievo per chi valuta un investimento importante sulla propria carriera, che vede il nostro Paese presente con 3 programmi tra i 100 migliori al mondo. Vediamo chi guida la graduatoria.

La classifica del Financial Times

Il quotidiano britannico pubblica questa graduatoria dei migliori master post-laurea in economia e gestione d’azienda ogni anno. Parliamo degli Executive Mba, rivolti a chi ha già esperienza professionale.

In vetta alla classifica si piazza l’Emba Kellogg-HKUST, nato dalla collaborazione tra l’americana Kellogg School of Management e l’asiatica HKUST Business School. Tra i 100 programmi migliori al mondo compaiono tre proposte italiane, a conferma della competitività di alcune business school del nostro Paese su scala internazionale.

Escp Torino, quinta al mondo

L’Italia è trainata dall’Executive Mba della Escp Business School. È un’istituzione fondata a Parigi ma ormai diffusa su scala internazionale con 7 campus, tra i quali spicca quello di Torino. Il programma si è aggiudicato il quinto posto nel mondo, risultando primo tra gli italiani e terzo tra gli europei.

Ha inoltre conquistato la medaglia d’argento per esperienza internazionale, con una quota di partecipanti e docenti stranieri superiore al 90%. Ecco le parole di Alberta Di Giuli, Dean di Escp Torino:

Sono particolarmente orgogliosa del contributo che il team e la faculty del Campus di Torino apportano a questo risultato. (…) La nostra è un’offerta formativa rigorosa, aggiornata e capace di generare valore concreto per i partecipanti.

Bocconi e Politecnico

Le altre due italiane richiedono di scorrere un po’ di più la classifica. L’Emba della Sda Bocconi School of Management si colloca al quarantesimo posto. Un salto indietro di 15 posizioni rispetto al 2025.

Più indietro c’è la Polimi School of Management del Politecnico di Milano, all’ottantanovesimo posto. Anche in questo caso si registra un peggioramento, considerando il 77esimo gradino precedente.

I criteri della graduatoria

Per stilare questa particolare classifica, il Financial Times non guarda a un singolo parametro, ma combina più criteri per misurare il valore reale di un Executive Mba. Tra gli elementi considerati ci sono:

  • lo stipendio attuale degli ex studenti;
  • i progressi compiuti dagli ex studenti nella loro carriera dopo il diploma;
  • componente internazionale dei corsi (apertura verso docenti, studenti ed esperienze all’estero).

Di fatto si va a premiare la qualità della didattica ma anche l’impatto concreto del percorso sul reddito e la crescita professionale.

Isola delle Maldive in vendita: quanto costa l’atollo circondato dalla barriera corallina

12 October 2026 at 10:01

Continua la saga del real estate per paperoni, con un’interessante spin off nell’Oceano Indiano, dove è stata messa in vendita un’intera isola privata appartenente al complesso Baccarat Hotel & Residences Maldives.

L’atollo di ultra-lusso immerso nella natura ospita quattro ville indipendenti, spiagge private con affaccio su una barriera corallina.

Un complesso tra riservatezza, architettura e natura

La proprietà comprende quattro residenze completamente arredate, ciascuna dotata di quattro camere da letto. Ogni villa dispone di una piscina privata lunga circa venti metri, un’area fitness e ampie terrazze panoramiche con vista mozzafiato sull’Oceano Indiano.

L’isola in vendita è collegata al resto dell’arcipelago da una strada sopraelevata, per garantire sicurezza e assistenza dedicate 24 ore su 24. L’insieme delle strutture è stato concepito come un rifugio di rappresentanza in cui l’architettura di pregio è immersa nell’ecosistema marino circostante.

Come può essere acquistata l’isola

Per una transazione di questi livelli non ci si può di certo aspettare un normale bonifico o un mutuo. La vendita sarà gestita in esclusiva da Corn, un club privato per investitori digitali, consentendo l’acquisto tramite Usdc, una stablecoin ancorata al dollaro statunitense.

L’iniziativa permette di trasferire capitali di grande entità senza la preventiva conversione in valuta tradizionale. L’accettazione degli asset digitali per immobili di questa fascia conferma la progressiva apertura del real estate di extra-lusso verso modalità di pagamento alternative dedicate a grandi patrimoni internazionali.

Quanto vale la proprietà

Il valore dell’isola è stato stimato per 72 milioni di dollari, pari a circa 18 milioni di dollari per singola villa. Per gli acquirenti interessati a tagli differenti, il progetto di Baccarat Hotel & Residences mette a disposizione altre proprietà, sempre fronte mare con prezzi decisamente più modesti, compresi tra 7,3 e 11,6 milioni di dollari, acquistabili anch’esse in valuta digitale.

Il contesto delle isole private alle Maldive

L’offerta si inserisce in un segmento di mercato altamente circoscritto ma in forte espansione, come abbiamo visto anche per alcune isole dell’arcipelago veneziano. Piattaforme internazionali del lusso come JamesEdition collezionano diversi annunci dedicati alle Maldive, con cifre che variano dai 7,5 milioni fino ai 120 milioni di dollari richiesti per un’isola nell’atollo di Kaafu.

Le quotazioni riflettono la rarità del bene e i relativi diritti d’uso concessi dalla normativa locale. Nel caso dell’isola Baccarat, l’operazione combina l’esclusività della posizione con un nuovo modello di transazione finanziaria destinato a fare scuola.

Bonus caldaie 2026: cosa è cambiato e quali impianti sono ancora agevolati

12 October 2026 at 09:20

Sono cambiate le regole rispetto al passato per poter cambiare la caldaia o il sistema di riscaldamento. Non esiste un “bonus caldaia” di per sé, ma non mancano le detrazioni fiscali e il Conto Termico per aiutare a sostenere le spese.

La novità più importante, chiarita dall’Agenzia delle Entrate, è che le caldaie alimentate solo a combustibili fossili non sono più agevolate. Ecco quali sono gli incentivi validi oggi e che importi e requisiti occorre considerare.

Novità bonus caldaie 2026

La caldaia a gas classica non rientra più né nell’Ecobonus né nel Bonus Casa. Questa è la prima cosa da chiarire e tenere a mente se si intende risparmiare. Sono invece ancora agevolabili gli interventi più efficienti:

sistemi ibridi costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione;

  • scaldacqua a pompa di calore;
  • generatori a biomassa;
  • pompe di calore ad alta efficienza.

Di fatto l’incentivo va a premiare la transizione verso delle tecnologie a basse emissioni.

Ecobonus e Bonus ristrutturazioni

Per quanto riguarda le detrazioni, l’Agenzia delle Entrate indica due strade. Sfruttando l’Ecobonus, le spese sostenute nel 2026 prevedono detrazione IRPEF o IRES del 36%. La percentuale sale al 50% nel caso in cui i lavori riguardino l’abitazione principale (del proprietario o del titolare di un diritto reale). Una somma che si recupera in 10 rate annuali di pari importo.

Le aliquote non cambiano per il Bonus ristrutturazioni, con 50% per l’abitazione principale e il 36% negli altri casi. Il limite di spesa è fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, ma è importante tener conto del calendario. Dal 2027 infatti le percentuali scenderanno, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate. Si arriverà al 36% per l’abitazione principale e al 30% negli altri casi. Di fatto il 2026 è l’ultimo anno davvero vantaggioso per procedere a un rinnovo dell’impianto.

Conto Termico 3.0

L’alternativa alle detrazioni è il Conto Termico 3.0, ovvero l’incentivo pubblico promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e gestito dal Gestore dei Servizi Energetici. Si tratta di un contributo a fondo perduto, che per i privati può arrivare fino al 65% della spesa.

Un vantaggio notevole, che viene erogato in un’unica soluzione e in tempi rapidi se l’importo non supera i 15.000 euro (non è richiesta capienza fiscale). Per i privati residenziali l’incentivo è pensato soprattutto per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con sistemi a fonti rinnovabili, come le pompe di calore.

Come fare domanda

La procedura è diversa a seconda dello strumento scelto. Per le detrazioni fiscali servono, tra le altre cose:

  • l’asseverazione di un tecnico abilitato;
  • l’Attestato di Prestazione Energetica;
  • pagamento tramite bonifico “parlante”.

È inoltre necessario trasmettere all’ENEA i dati dell’intervento, in genere entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Per il Conto Termico 3.0, invece, la domanda va presentata al Gestore dei Servizi Energetici, sfruttando l’apposito portale dedicato.

Ex Ilva Taranto, stop produzione anche agli stabilimenti di Genova e Novi Ligure: lavoratori in sciopero

12 October 2026 at 09:08

Dopo aver appreso la notizia del possibile blocco della produzione nello stabilimento di Cornigliano e Novi Ligure a metà novembre, i lavoratori dell’ex Ilva sono scesi in sciopero, fermando la produzione per 24 ore. L’ingresso agli impianti è attualmente ostruito con mezzi pesanti. Anche a Taranto sono in corso mobilitazioni.

Secondo le dichiarazioni di Acciaierie d’Italia, che ha in gestione temporanea e straordinaria i centri dell’ex Ilva, la decisione non sarebbe altro che l’effetto di vincoli giudiziari e degli intoppi dell’approvvigionamento di materie prime alla casa madre di Taranto, da cui dipende la produzione degli altri due siti.

La lettera della Sindaca Salis al Ministro Urso

La mobilitazione, proclamata dalle rappresentanze sindacali unitarie (Fiom, Fim e Uilm) a seguito del tavolo a Palazzo Chigi, ha trovato l’immediata solidarietà anche della Sindaca Silvia Salis.

Si acquisti materiale sul mercato [internazionale] per garantire la produzione.

Secondo l’Amministratrice di Genova, che dovrebbe essere scesa in piazza in solidarietà ai lavoratori di Cornigliano, è inaccettabile lo stop della produzione di un asset strategico dello Stato, che registrerebbe un rialzo della domanda.

Nel frattempo a Taranto

Contemporaneamente all’assemblea di due ore nel parcheggio della direzione, un gruppo di lavoratori ha occupato un tratto della statale 106 verso la raffineria Eni. Non sono esclusi altri blocchi stradali e le iniziative di protesta potrebbero proseguire nei prossimi giorni

Gli operai chiedono al Governo garanzie diverse dalla prosecuzione della cassa integrazione. I sindacati chiedono:

  • un piano industriale di decarbonizzazione che riguardi tutti i siti;
  • un piano sociale che tuteli i lavoratori diretti e in appalto:
  • un piano di risarcimento per danni alla salute;
  • la presenza continua dello Stato come garante della transizione e della tutela occupazionale.

La cronologia dei provvedimenti Ex Ilva

La catena dei provvedimenti che ha condotto alla paralisi produttiva origina dal decreto del 27 luglio emesso dal Tribunale di Milano, seguito dalle prescrizioni della Corte d’Appello che hanno fissato in 90 giorni il termine ultimo per fermare l’area a caldo a Taranto.

L’11 settembre la Corte d’Appello di Milano respinge il primo ricorso presentato da Acciaierie d’Italia per ottenere una dilazione dei tempi. Le disposizioni imponevano il taglio delle emissioni di polveri sottili e la rimozione dell’amianto dalle coperture degli altiforni. Le prescrizioni sono state giudicate irrealizzabili dall’azienda, almeno nei tempi previsti dall’ordinanza, con la presentazione da parte del Mimit di un progetto di conversione green della fabbrica.

Il 5 ottobre i giudici milanesi negano anche la seconda istanza del ricorso, che chiedeva di mantenere gli altiforni almeno in fase di pre-riscaldo fino al verdetto della Suprema Corte.

Il 20 ottobre, infatti, è fissata l’udienza in Cassazione sui ricorsi straordinari per scongiurare lo spegnimento.

La replica di AdI alla Sindaca Salis

Oltre alle scadenze imposte dai giudici, Acciaierie d’Italia ha motivato il blocco anticipato delle strutture di Taranto con precise ragioni di tutela contabile. L’acquisto di nuove scorte da impiegare oltre il limite del 25 ottobre avrebbe infatti danneggiato i creditori per avere come unico risultato la conservazione di materiale inutilizzato nei magazzini.

Inoltre, la strada suggerita dalla Sindaca Salis è stata giudicata inagibile. I tempi d’attesa per le materie prime necessarie sono lunghi e comunque non è semplice reperire sul mercato internazionale semilavorati rispondenti ai requisiti tecnici richiesti dalla clientela.

Tutti gli occhi del settore industriale sono ora puntati sull’appuntamento di martedì 20 ottobre in Cassazione: il parere favorevole della

Iva non dichiarata, partono 1.400 lettere del Fisco: 60 giorni per pagare

12 October 2026 at 08:58

Entra nel vivo la nuova stretta sul recupero dell’Iva non dichiarata. L’Agenzia delle Entrate sta inviando le prime 1.400 comunicazioni ai contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione annuale Iva pur avendo emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici. La procedura nasce dalle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e consente al Fisco di calcolare l’imposta dovuta utilizzando i dati già presenti nei propri archivi. Una volta ricevuta la comunicazione, il contribuente ha 60 giorni per pagare le somme indicate o presentare chiarimenti all’ufficio competente.

Iva non dichiarata, come funziona il recupero

La novità riguarda l’utilizzo diretto delle informazioni già disponibili nei database dell’amministrazione finanziaria. L’Agenzia delle Entrate può incrociare fatture elettroniche, corrispettivi telematici, comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva e versamenti già effettuati. In questo modo può ricostruire l’imposta dovuta anche in assenza della dichiarazione annuale e avviare una procedura più rapida rispetto ai tradizionali accertamenti. Il meccanismo è stato introdotto con la modifica dell’articolo 54-bis.1 del decreto Iva, il Dpr 633/1972.

Prime lettere per l’Iva 2022

Le prime comunicazioni riguardano i contribuenti che nel 2022 hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici, ma non hanno presentato la dichiarazione annuale tramite il modello Iva 2023.

Nel messaggio, l’Agenzia informa il contribuente della mancata dichiarazione e indica l’importo calcolato come dovuto. Non si tratta di semplici lettere di compliance. L’avviso ha infatti effetti più stringenti, perché in caso di mancata risposta o mancato pagamento può portare all’iscrizione diretta a ruolo.

Cosa deve fare il contribuente

Dopo aver ricevuto la comunicazione, il contribuente ha due possibilità. Se ritiene corretti i dati indicati, può sanare la propria posizione pagando l’importo dovuto entro 60 giorni. Il versamento deve essere effettuato con il modello F24 allegato alla comunicazione.

Se invece ritiene che ci siano errori o elementi mancanti, può chiedere chiarimenti all’ufficio indicato nella lettera. La richiesta può essere inviata tramite il servizio “Consegna documenti e istanze” disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. La somma richiesta comprende l’Iva dovuta, gli interessi e la sanzione per omessa presentazione della dichiarazione.

La sanzione viene ridotta di un terzo. Tutte le voci sono riportate nel Prospetto delle somme dovute allegato alla comunicazione. Il pagamento deve essere effettuato in un’unica soluzione. Non sono previste agevolazioni come la compensazione o la rateizzazione.

Se il contribuente non paga e non presenta chiarimenti entro 60 giorni, scatta l’iscrizione diretta a ruolo. A quel punto entra in campo la riscossione vera e propria, con l’attivazione degli strumenti ordinari di recupero dei crediti fiscali. Tra questi possono rientrare fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti.

Quanto può recuperare il Fisco

La nuova procedura potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 646 milioni di euro sia per l’anno in corso sia per il prossimo. Entro il 2030, il recupero legato alla mancata presentazione della dichiarazione Iva potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro l’anno. La misura punta quindi a rafforzare il contrasto all’evasione usando i dati digitali già trasmessi al Fisco da imprese, professionisti e operatori economici.

Spread stabile a 110 punti base, domani l’asta dei Btp: le cedole

By: matrun
12 October 2026 at 08:16

Nei primi minuti dall’apertura dei mercati il 12 ottobre lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è rimasto sostanzialmente stabile rispetto alla chiusura di venerdì. Il differenziale è ancora a 110 punti base, con i rendimenti dei titoli di Stato decennali al 4,56%.

Una stabilità poco comune nelle ultime settimane, caratterizzate da una forte volatilità del mercato obbligazionario internazionale. Martedì 13 ottobre si terrà l’asta dei Btp a medio e lungo termine, che darà un riscontro reale su quanto questa instabilità stia condizionando le raccolte del Tesoro.

Lo spread rimane stabile ed è una novità

Potrebbe non durare, ma almeno per l’apertura del 12 ottobre lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è rimasto stabile. Il differenziale si è assestato su 110 punti base, gli stessi dello scorso venerdì in chiusura. Dopo le oscillazioni, anche estreme, delle ultime settimane, si tratta di un risultato inatteso.

Cosa ha stabilizzato lo spread

Non si tratta tanto di una situazione di calma sui mercati obbligazionari, quanto di una di stallo. La situazione in Medio Oriente non sta avanzando, nonostante i recenti attacchi degli Houthi sull’aeroporto di Riad. I Treasury Bond sono leggermente sotto la soglia del 5,25%, ma soltanto di alcuni millesimi di punto. Il prezzo del petrolio sta calando grazie alla ripresa del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.

I rendimenti sono ancora alti

A dimostrazione del fatto che i problemi del mercato obbligazionario internazionale non sono stati risolti ci sono in rendimenti. I Btp decennali benchmark sono ancora quotati a più del 4,50%, livelli molto più alti di quelli di fine estate e tra i più alti dell’ultimo decennio. Una spesa in più per lo Stato, che sta per emettere tre diversi buoni del Tesoro.

L’asta del 13 ottobre

Il prossimo 13 ottobre si terrà un’asta di Btp a medio e lungo termine che darà conto della pressione dei mercati internazionali sulla raccolta di fondi del Tesoro. I titoli a disposizione saranno:

  • un Btp con scadenza nel 2029, quindi a 3 anni e cedola del 3%;
  • un Btp con scadenza nel 2033, quindi a 7 anni e cedola del 3,35%;
  • un Btp con scadenza nel 2041, quindi a 15 anni e cedola del 3,95%.

I rendimenti saranno però molto più alti, anche oltre il 4% lordo, una previsione fattibile perché tutte queste emissioni sono tranche avanzate di titoli già sul mercato, e quindi già prezzati.

Le prossime aste saranno:

  • martedì 13 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine;
  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Gli altri spread europei

Anche gli altri spread europei sono rimasti sostanzialmente stabili in apertura. I Bonos spagnoli hanno fatto segnare un differenziale di 61 punti.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 12 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,46% –
Btp italiani 4,56% 110
Oat francesi 4,83% 137
Bonos spagnoli 4,07% 61

Sempre alti i rendimenti degli Oat francesi, anche loro però stabili. Lo spread è rimasto infatti a 137 punti base.

Terremoto a Panama di magnitudo 7,7: i danni al Canale e i rischi per l’economia globale

12 October 2026 at 07:21

Venerdì 9 ottobre, verso l’ora di pranzo, una violenta scossa di terremoto di magnitudo 7,7 ha colpito la Repubblica di Panama, provocando danni materiali, crollo di strutture e momenti di forte panico tra la popolazione.

L’epicentro del sisma è stato localizzato a circa 10 chilometri di profondità nei pressi di Pitaloza Arriba, nella provincia di Herrera, interessando in modo particolare la regione centro-meridionale del Paese.

Quante sono le vittime del terremoto

Nonostante la scossa principale sia stata molto violenta ed è stata seguita da un secondo movimento sismico di assestamento di magnitudo 6.0, fortunatamente le autorità di soccorso locali per ora non hanno segnalato vittime.

Il Presidente panamense José Raúl Mulino ha parlato di un grave disastro sul piano materiale, disponendo l’immediata attivazione della Protezione Civile per verificare la stabilità degli stabili e gestire l’emergenza negli impianti essenziali, tra cui il principale depuratore dell’acqua di Panama City, la cui capacità operativa è crollata dell’80%.

Quali sono le conseguenze dei possibili danni al Canale di Panama

I crolli e le lesioni più gravi si sono registrati nella provincia di Coclè e nella cittadina di Penonomé, dove decine di abitazioni private, strutture alberghiere ed edifici storici hanno riportato danni strutturali rilevanti. Non ci sono ancora stime economiche ufficiali dei danni. La priorità degli enti tecnici del Paese si sta concentrando sul monitoraggio delle grandi infrastrutture strategiche del Paese.

L’attenzione degli analisti e dei mercati globali è rivolta in particolare al Canale di Panama, cruciale per il commercio marittimo mondiale. Le potenziali criticità per la via d’acqua e la rete logistica nazionale riguardano:

  • la tenuta strutturale delle chiuse e dei bacini, per cui esperti interverranno con ispezioni straordinarie su argini e impianti di sollevamento idrico per escludere micro-lesioni invisibili causate dalle scosse sismiche;
  • la stabilità di tutte le infrastrutture di raccordo, che comprendono ponti di collegamento e terminal portuali, per scongiurare colli di bottiglia o intoppi nel trasporto merci.

Il rischio principale è legato ai possibili rallentamenti operativi. L’adozione di protocolli di sicurezza straordinari, i controlli tecnici sulle chiuse o l’imposizione di limiti precauzionali al pescaggio e al numero di navi in transito rischiano di creare lunghe code all’ingresso del Canale. Un blocco o un ritardo nel passaggio delle merci si tradurrebbe immediatamente in un aumento delle tariffe per l’affitto di navi cargo e container, facendo impennare i costi di spedizione a carico delle imprese e provocando un effetto domino sui prezzi dei prodotti lungo l’intera catena di approvvigionamento globale.

Lo stato del Canale di Panama e i trasporti

Le ultime rilevazioni delle autorità locali e dei report internazionali, in particolare Usg e Unicef, confermano che il Canale di Panama non ha riportato danni strutturali diretti, proseguendo le proprie operazioni di transito.

L’epicentro del sisma, situato a circa 200 chilometri a sud-ovest dalla capitale, ha evitato l’impatto diretto sulle principali chiuse della via d’acqua. I problemi maggiori alla rete dei trasporti si sono concentrati all’Aeroporto Internazionale di Tocumen, il principale hub aereo del Paese, dove i voli sono stati temporaneamente sospesi per consentire le ispezioni di sicurezza sulle piste e sulle strutture dei terminal.

Ravvedimento operoso Imu, in caso di ritardo come calcolare le sanzioni e compilare l’F24

12 October 2026 at 06:00

Il mancato o insufficiente versamento dell’Imu (Imposta Municipale Propria) entro le scadenze ordinarie rappresenta una delle contestazioni più frequenti in ambito tributario locale. Tuttavia, l’ordinamento fiscale italiano mette a disposizione del contribuente uno strumento fondamentale per sanare spontaneamente l’irregolarità a costi contenuti: il ravvedimento operoso.

Attraverso questo istituto, chi non ha versato l’acconto o il saldo dell’Imu può regolarizzare la propria posizione prima che il Comune notifichi dei formali atti di accertamento, beneficiando di una consistente riduzione delle sanzioni amministrative e applicando gli interessi legali calcolati sugli effettivi giorni di ritardo. Per applicare correttamente la procedura, è indispensabile conoscere la complessa stratificazione di norme che la disciplina, con particolare attenzione alle riforme più recenti che ne hanno ridefinito percentuali, condizioni e limiti.

Imu e ravvedimento operoso, il quadro normativo di riferimento

La disciplina del ravvedimento operoso applicabile all’Imu non risiede in un’unica legge, ma nasce dalla combinazione di diversi testi normativi e decreti di riforma approvati nel corso degli anni.

La norma istitutiva

La pietra angolare del ravvedimento operoso è rappresentata dall’articolo 13 del Decreto Legislativo n. 472 del 18 dicembre 1997. Questo articolo stabilisce il principio generale secondo cui la sanzione base viene ridotta in misura proporzionale al tempo intercorso tra la scadenza originaria dell’obbligo fiscale e la data in cui il contribuente effettua spontaneamente il pagamento correttivo. La norma definisce gli scaglioni temporali associando a ciascuno una specifica frazione di abbattimento della sanzione.

L’estensione ai tributi locali

Storicamente, le forme di ravvedimento esteso oltre l’anno dalla violazione erano riservate ai soli tributi erariali gestiti dall’Agenzia delle Entrate. Con la Legge n. 160 del 27 dicembre 2019 (articolo 1, commi 738 e seguenti), che ha ridisegnato la disciplina della nuova Imu, è stata definitivamente confermata la piena estensione di tutte le tipologie di ravvedimento operoso anche ai tributi degli enti locali. I contribuenti possono quindi sanare l’Imu omessa anche a distanza di anni, purché il Comune non abbia ancora notificato un avviso di accertamento esecutivo.

La riforma delle sanzioni tributarie

Il quadro sanzionatorio ha subito una fondamentale revisione con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 87 del 14 giugno 2024, attuativo della delega per la riforma fiscale. Per tutte le violazioni commesse a partire dal 1° settembre 2024, il decreto ha ridotto la sanzione edittale base per l’omesso o tardivo versamento dei tributi dal 30% al 25%. Parallelamente, per i ritardi contenuti entro i primi 90 giorni, la sanzione ordinaria è stata abbassata dal 15% al 12,5%. Questa riduzione della sanzione edittale si riflette direttamente sul calcolo delle quote ridotte dovute con il ravvedimento operoso.

Controlli comunali e fattispecie ostative

Il Decreto Legislativo n. 147/2026 (articolo 12, comma 3) è intervenuto per chiarire e armonizzare gli effetti delle attività di verifica svolte dagli enti locali. La norma stabilisce che l’invio da parte del Comune di meri questionari, inviti a comparire o richieste di chiarimenti non preclude, di per sé, l’accesso al ravvedimento operoso per l’Imu. La possibilità di avvalersi della regolarizzazione spontanea viene meno in modo definitivo soltanto con la notifica formale dell’atto di accertamento impositivo o dell’atto di contestazione delle sanzioni.

Le aliquote delle sanzioni ridotte

A seguito dell’entrata in vigore della riforma sanzionatoria (D.Lgs. 87/2024), il calcolo della sanzione ridotta per l’Imu varia in base al momento in cui viene eseguito il versamento:

  • con il ravvedimento sprint (da 1 a 14 giorni di ritardo) la sanzione è pari allo 0,0833% per ogni singolo giorno di ritardo, risultato della riduzione a un decimo della sanzione giornaliera ridotta dello 0,833%;
  • con il ravvedimento breve (dal 15° al 30° giorno) la sanzione fissa è pari all’1,25% dell’imposta non versata, ossia un decimo della sanzione base del 12,5%;
  • con il ravvedimento medio o intermedio (dal 31° al 90° giorno) la sanzione fissa è pari all’1,39% dell’importo dovuto, pari a un nono della sanzione base del 12,5%;
  • con il ravvedimento lungo o ordinario (dal 91° giorno ed entro 1 anno) la sanzione fissa sale al 3,125% dell’imposta, corrispondente a un ottavo della sanzione base ordinaria del 25%;
  • con il ravvedimento ultrannuale (oltre 1 anno ed entro 2 anni) la sanzione fissa è pari al 3,57%, cioè un settimo della sanzione del 25%.

Nell’ipotesi di versamento parziale, la percentuale di sanzione si applica esclusivamente sulla quota di Imu residua e non sull’intero ammontare originariamente dovuto.

Il calcolo degli interessi legali

Oltre alla sanzione ridotta, il ravvedimento operoso impone il pagamento degli interessi legali per ogni giorno di ritardo. La maturazione degli interessi è disciplinata dall’articolo 1284 del Codice Civile: gli interessi decorrono a partire dal giorno immediatamente successivo alla scadenza naturale del versamento Imu e si calcolano fino al giorno in cui viene effettuato il saldo effettivo.

Dal punto di vista pratico, il conteggio degli interessi si basa sul principio dell’interesse semplice rapportato ai giorni dell’anno solare. L’operazione consiste nel moltiplicare l’importo dell’Imu non versata per il tasso di interesse legale vigente e per il numero esatto di giorni di ritardo, dividendo poi il risultato per 36.500 (valore che deriva dal prodotto tra i 365 giorni dell’anno e il parametro 100 necessario per trasformare il tasso percentuale in numero decimale). Negli anni bisestili, come il 2024, il divisore teorico diventa 36.600 in ragione dei 366 giorni annuali.

Poiché il saggio di interesse legale viene aggiornato annualmente con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, qualora il ritardo si protragga a cavallo di più anni solari, occorre frazionare il calcolo in più quote, applicando a ciascun periodo il relativo tasso:

  • anno 2024, tasso legale del 2,50%;
  • anno 2025, tasso legale del 2,00%;
  • anno 2026, tasso legale del 1,60%.

Modalità operative di compilazione del Modello F24

La gestione pratica del ravvedimento operoso per l’Imu presenta una caratteristica operativa fondamentale che la differenzia dalle imposte statali come Irpef o Iva. Mentre per i tributi erariali si utilizzano codici tributo distinti per versare la quota capitale, la sanzione e gli interessi, nel caso dell’Imu la sanzione ridotta e gli interessi maturati non vanno separati, ma si sommano direttamente all’imposta dovuta, andando a formare un unico importo totale per ciascun rigo dell’F24.

All’interno della Sezione Imu e altri tributi locali del modello F24, la compilazione deve seguire queste precise regole:

  • casella Ravv. Deve essere obbligatoriamente barrata per segnalare al Comune che il versamento costituisce una regolarizzazione spontanea tramite ravvedimento operoso;
  • Codice Ente/Codice Comune. Occorre inserire il codice catastale di quattro caratteri del Comune in cui si trovano gli immobili oggetto del versamento (ad esempio H501 per Roma o F205 per Milano);
  • numero immobili. Si indica la quantità di fabbricati, terreni o aree fabbricabili a cui si riferisce il ravvedimento;
  • caselle Acc o Saldo. Si barra la casella Acc se si regolarizza l’acconto di giugno, oppure Saldo se si sanano le somme dovute a dicembre. Qualora si debbano sanare entrambe le rate, occorrerà compilare due righi distinti;
  • codice tributo Imu. Si utilizza il codice idoneo alla tipologia di immobile, tra cui il codice 3912 per l’abitazione principale e pertinenze (laddove soggette a imposta, come le categorie di lusso A/1, A/8 e A/9), il codice 3918 per gli altri fabbricati comprese le seconde case e i negozi, il codice 3914 per i terreni agricoli, il codice 3916 per le aree fabbricabili e il codice 3930 per gli immobili ad uso produttivo del gruppo catastale D;
  • anno di riferimento. È un elemento essenziale e indica l’anno d’imposta in cui si è verificata la violazione originaria, e mai l’anno solare in cui si sta eseguendo il pagamento correttivo;
  • importo a debito versato. Si inserisce la somma complessiva risultante dalla somma dell’Imu omessa, della sanzione ridotta calcolata in base ai giorni di ritardo e degli interessi legali maturati.

Conclusioni

Il ravvedimento operoso si conferma un meccanismo indispensabile di pacificazione fiscale tra il contribuente e l’amministrazione comunale. La possibilità di regolarizzare l’Imu in modo spontaneo garantisce un risparmio notevole rispetto alle sanzioni piene applicate in sede di accertamento d’ufficio.

Tuttavia, data la complessità determinata dalle modifiche apportate dal D.Lgs. 87/2024 e dal D.Lgs. 147/2026, si raccomanda di prestare la massima attenzione all’individuazione dei giorni di ritardo, all’applicazione dei tassi di interesse legali corretti e alla corretta somma finale da riportare all’interno del modello F24.

Carne scaduta per i clienti del pub: sequestro della Polizia e maxisanzioni da 6.000 euro

12 October 2026 at 05:53

A Civitanova Marche, i controlli portati avanti dalla Squadra Amministrativa della Questura di Macerata e dagli agenti della Polizia locale hanno portato alla luce irregolarità all’interno di due esercizi commerciali, con l’avvio di procedimenti sanzionatori e il blocco delle merci non conformi.

L’ispezione, svolta nell’ambito delle attività di prevenzione sul territorio, ha messo in evidenza importanti lacune nella conservazione degli alimenti e nel rispetto dei presidi di sicurezza previsti dalla legge per le attività di somministrazione e intrattenimento.

Igiene alimentare: le verifiche sulle etichette delle carni

L’attenzione della Polizia di Stato e delle autorità sanitarie locali si attesta ai massimi livelli per garantire la sicurezza alimentare e la tutela della salute pubblica nei luoghi della movida.

Nel primo locale ispezionato, un pub situato nel centro cittadino, gli agenti si sono concentrati sulle celle frigorifere e sui locali adibiti alla preparazione dei cibi. L’esame diretto delle etichette apposte sulle confezioni ha rivelato che la merce destinata al servizio era ampiamente oltre il termine minimo di conservazione.

I controlli svolti dalle forze dell’ordine hanno portato a riscontrare le seguenti anomalie:

  • presenza di 27 chilogrammi di carne di vario taglio con date di scadenza già superate;
  • scatto immediato del sequestro amministrativo dei prodotti alimentari per impedirne la somministrazione al pubblico;
  • mancata esposizione dei cartelli obbligatori indicanti gli orari ufficiali di apertura e chiusura dell’esercizio.

Tutta la documentazione è stata trasmessa agli uffici competenti dell’Azienda Sanitaria e agli enti preposti per le valutazioni di natura igienico-sanitaria e l’eventuale applicazione di ulteriori sanzioni o prescrizioni operative.

Controlli sul lungomare sud e sanzioni amministrative

Il secondo filone delle verifiche ha riguardato un locale notturno della fascia costiera sul lungomare sud della cittadina. Durante il sopralluogo, gli agenti della Squadra Amministrativa hanno identificato 25 avventori e rilevato irregolarità legate al rispetto delle normative sulla sicurezza e sul contrasto all’abuso di alcol.

Nello specifico, l’accertamento ha portato all’emissione di 5 contestazioni amministrative per un importo complessivo che sfiora i 6.000 euro, a causa di:

  • documentazione non conforme inerente all’impatto acustico e alle emissioni sonore;
  • assenza delle informative obbligatorie previste dalla legge per la presenza di impianti di videosorveglianza;
  • mancanza delle apparecchiature e dei presidi obbligatori per la prevenzione e la misurazione del tasso alcolemico dei clienti.

I controlli di prevenzione disposti dalla Questura proseguiranno anche nei prossimi giorni per garantire il rispetto delle norme sul commercio e la tutela della sicurezza dei consumatori nei locali di maggior affluenza.

Btp all’asta il 13 ottobre, cedole al 3,95%: i rendimenti e le scadenze

By: matrun
12 October 2026 at 05:58

Domani 13 ottobre saranno messi all’asta tre tranche di Btp, con scadenze a 3, 7 e 15 anni. Si tratta di una regolare asta dei titoli di Stato italiani, ma il momento è particolarmente favorevole per gli investitori. I rendimenti sui mercati sono infatti molto alti e quindi gli investimenti nel debito pubblico italiano sono più convenienti anche solo rispetto a prima dell’estate.

Le cedole di tutti questi prodotti sono sopra il 3%, ma i loro rendimenti raggiungono anche il 4%, se li si confronta con le altre tranche già sul mercato. Il Tesoro immetterà fino a 7 miliardi di euro di Btp sul mercato in questa occasione a seconda della domanda degli operatori. Per tutti i Btp all’asta la prenotazione da parte del pubblico avverrà entro oggi 12 ottobre, la prenotazione delle domande entro le 11 di domani, la prenotazione all’asta supplementare entro le 15:30 del 14 ottobre e il regolamento avverrà entro il 15 ottobre.

Il Btp a 3 anni con scadenza a settembre 2029

Il primo titolo, Il Btp a 3 anni con scadenza a settembre 2029, ha le seguenti caratteristiche:

  • codice Isin, IT0005716839;
  • tranche, settima;
  • emissione il 15/6/2026;
  • scadenza il 15/9/2029;
  • cedola annuale del 3%;
  • data del primo pagamento della cedola 15/3/2027;
  • importo massimo offerto 2,5 miliardi di euro più 500 milioni supplementari.

Confrontandolo con le altre tranche già sul mercato, il rendimento lordo di questo titolo potrebbe aggirarsi attorno al 3,70%, portando quello netto al 3,24%.

Il Btp a 7 anni con scadenza a settembre 2033

Il Btp a 7 anni, con una scadenza quindi un po’ più lunga, punta a investitori che cercano strumenti per il medio termine. Le sue caratteristiche sono:

  • codice Isin, IT0005722845;
  • tranche, quinta;
  • emissione il 15/7/2026;
  • scadenza il 15/9/2033;
  • cedola annuale del 3,35%;
  • data del primo pagamento della cedola 15/3/2027;
  • importo massimo offerto 3 miliardi di euro più 600 milioni supplementari.

Anche in questo caso si possono paragonare i rendimenti della tranche già sul mercato, deducendo che il rendimento potrebbe avvicinarsi al 4% lordo, cioè il 3,6% netto.

Il Btp a 15 anni con scadenza a settembre 2041

Per il lungo termine sarà invece presentato un Btp a 15 anni con scadenza a settembre 2041. Le sue caratteristiche sono:

  • codice Isin, IT0005694630;
  • tranche, sesta;
  • emissione il 10/02/2026;
  • scadenza il 01/10/2041;
  • cedola annuale del 3,95%;
  • data del primo pagamento della cedola 01/04/2027;
  • importo massimo offerto 1,5 miliardi di euro più 300 milioni supplementari.

I rendimenti di questo Btp sono particolarmente alti sul mercato, pari al 4,58% lordo, più del 4% netto.

Come acquistare i Btp all’asta

I Btp non possono essere acquistati all’asta direttamente dai privati. Le aste sono riservate ai cosiddetti specialisti, per lo più banche e investitori istituzionali, che però possono fare da intermediario per i propri clienti.

Per chiedere alla propria banca di acquistare per sé un Btp all’asta basta avere un conto corrente e un deposito titoli presso quell’istituto. Attraverso l’home banking, si può poi fare richiesta, con importo minimo di 1.000 euro.

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