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Italiaonline in controtendenza segna un +10% di traffico sui Verticali nel primo semestre 2026

19 October 2026 at 20:37

In un momento storico in cui l’editoria digitale globale si trova a dover affrontare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale generativa sulle ricerche online – e la conseguente contrazione generalizzata dei volumi di traffico da search – Italiaonline dimostra nei fatti la straordinaria resilienza del proprio ecosistema editoriale e della relativa offerta adv.

I dati di traffico del primo semestre 2026 evidenziano per i verticali del gruppo (SiViaggia, QuiFinanza e DiLei) un incremento medio del +10% anno su anno (YoY), trend che prosegue con picchi di sessioni che hanno raggiunto il +28,5% nei mesi di gennaio e di maggio. Una dinamica che trova conferma anche analizzando le home page dei portali storici Libero e Virgilio, il cui traffico diretto registra un’immutata centralità nelle abitudini informative degli italiani.

Il confronto analizza e mette a paragone la fruizione dei contenuti del periodo pre-AI Overviews con la fase successiva all’introduzione massiva delle risposte generate dall’AI nei motori di ricerca. Si tratta, pertanto, di una crescita di rilevanza strategica fondamentale, in particolare per un gruppo che investe sulla qualità dei contenuti e delle soluzioni di adv realizzate dalle proprie persone.

A rafforzare ancora di più la resilienza dell’ecosistema Italiaonline gli oltre 10M di account attivi sulle mail Libero e Virgilio che quest’anno hanno visto un completo rinnovamento dell’esperienza utente con una interfaccia più moderna e funzionale.

Il fattore umano al centro: la qualità premia

Nel nuovo scenario informativo dominato da contenuti sintetici e automatizzati, le property di Italiaonline sono state premiate dagli utenti e dai motori di ricerca per una scelta di campo precisa: l’investimento sulle persone, sulla qualità delle firme e sull’autorevolezza del giornalismo verticale.

L’algoritmo premia l’esperienza reale, la trasparenza delle fonti e la profondità dell’analisi umana. L’approccio di Italiaonline risponde esattamente a questa esigenza, offrendo verticali tematici capaci di posizionarsi come punti di riferimento credibili nei settori dell’economia personale, dei viaggi, dell’automotive e dei trend femminili con uno sviluppo strategico ormai consolidato che si rivolge non solo ai responsabili di acquisito ma anche alle generazioni più giovani.

Gen Z: l’espansione dei brand “DiLei Girlz”, “QuiFinanza Green” e “Virgilio Scuola”

A supportare la crescita è anche la capacità di intercettare e coinvolgere un pubblico sempre più giovane, attento ai valori di sostenibilità, inclusività e nuova imprenditorialità, a cui Italiaonline si rivolge soprattutto con tre dei suoi magazine:

  • DiLei Girlz: estensione nativa del brand DiLei, creata per parlare direttamente alla Gen Z. Con un linguaggio fresco, visivo e orientato ai social, affronta temi legati all’empowerment giovanile, alla cultura pop, alle relazioni e alle nuove tendenze, creando una community altamente interessata.
  • QuiFinanza Green: la costola di QuiFinanza incentrata su transizione ecologica, economia circolare e carriere del futuro legate ai criteri ESG. Un canale che risponde alla richiesta di un’informazione economica chiara, responsabile e vicina alle sensibilità delle nuove generazioni.
  • Virgilio Scuola: l’hub educational di Italiaonline all’interno di Virgilio Sapere, un portale gratuito di contenuti didattici pensato per studenti, genitori e insegnanti, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, con risorse anche per l’orientamento universitario.

Il ruolo di iOL Advertising

La capacità di Italiaonline di presidiare la relazione con gli utenti e di costruire contenuti di qualità per ogni target, unita al patrimonio di dati di prima parte fornito soprattutto dagli oltre 10 milioni di account mail attivi, permette alla concessionaria proprietaria iOL Advertising di costruire e proporre un’offerta pubblicitaria sempre più innovativa e aderente alle esigenze del mercato e dei clienti. Per rispondere agli obiettivi di business e di comunicazione degli inserzionisti, iOL Advertising aggiorna costantemente la propria offerta con soluzioni evolute, in grado di intercettare il consumatore in ogni fase del percorso d’acquisto. Un’offerta cross-platform che si traduce in una vera consulenza strategica, al fianco delle aziende nella definizione delle azioni di marketing e comunicazione online più efficaci.

Umberto Poschi, Chief Media & Tech Officer
Ufficio Stampa Italiaonline
Umberto Poschi, Chief Media & Tech Officer

“L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le persone cercano le informazioni, ma non il loro bisogno di fonti affidabili. La crescita dei nostri verticali dimostra che qualità editoriale e fiducia degli utenti restano un asset decisivo, per i lettori e per le aziende che ci scelgono, sapendo di poter pianificare pubblicità in contesti di valore – commenta Umberto Poschi, Chief Media & Tech Officer di Italiaonline – L’AI è per noi essenziale in molte nostre soluzioni, e al contempo è uno stimolo a fare meglio ciò che sappiamo fare: informare con competenza e costruire relazioni durature con il nostro pubblico. Continueremo a investire su contenuti di qualità, nuovi target come la Gen Z e soluzioni pubblicitarie sempre più evolute, per offrire a utenti e inserzionisti un ecosistema digitale autorevole e sicuro”.

Guida ai riscaldamenti 2026-2027: quando si accendono e come evitare sprechi in casa

19 October 2026 at 16:25

L’autunno è ormai arrivato e, con il graduale calo delle temperature esterne, si avvicina il momento di riaccendere i riscaldamenti. Per le abitazioni e gli uffici dotati di impianti centralizzati l’accensione dei termosifoni è regolata da norme precise legate dislocazione geografica.

Con i prezzi dell’energia sempre al centro dell’attenzione, efficientare l’impianto domestico rappresenta la prima vera scelta green ed economica per affrontare i mesi freddi.

Come funzionano le zone climatiche in Italia

L’Italia presenta climi diversi, dalle zone costiere del Sud alle cime alpine. Per questo motivo, la normativa nazionale suddivide i quasi 8.000 comuni italiani in sei zone climatiche, identificate dalle lettere dalla A alla F.

L’assegnazione di un comune a una determinata zona si basa sui Gradi Giorno (GG), l’unità di misura del fabbisogno termico locale: più il clima è rigido, maggiore è il numero di Gradi Giorno e, di conseguenza, più esteso è il periodo d’accensione consentito.

  • Zona A: clima molto mite (fino a 600 GG)
  • Zona B: clima mite (da 601 a 1.000 GG)
  • Zona C: clima temperato (da 1.001 a 1.400 GG)
  • Zona D: clima temperato freddo (da 1.401 a 2.100 GG)
  • Zona E: clima freddo (da 2.101 a 3.000 GG)
  • Zona F: clima molto rigido (oltre 3.000 GG)

Calendario accensione riscaldamenti 2026: le date per zona

Ogni zona climatica prevede una data di inizio e fine esercizio, oltre a un tetto massimo di ore giornaliere di funzionamento:

Zona A
Periodo: dal 1° dicembre al 15 marzo
Ore massime giornaliere: 6 ore

Zona B
Periodo: dal 1° dicembre al 31 marzo
Ore massime giornaliere: 8 ore

Zona C
Periodo: dal 15 novembre al 31 marzo
Ore massime giornaliere: 10 ore

Zona D
Periodo: dal 1° novembre al 15 aprile
Ore massime giornaliere: 12 ore

Zona E
Periodo: dal 15 ottobre al 15 aprile
Ore massime giornaliere: 14 ore

Zona F
Periodo: nessuna limitazione di data
Ore massime giornaliere: nessuna limitazione di ore

I Sindaci hanno la facoltà di modificare (ampliando o riducendo) le date e i tempi di accensione tramite apposita ordinanza comunale in caso di condizioni meteo straordinarie.

Consigli green per risparmiare in bolletta

Oltre al rispetto del calendario, adottare comportamenti virtuosi permette di tagliare i consumi in bolletta.

  • Attenzione alla temperatura del termostato
    Alzare troppo la temperatura non scalda la casa più velocemente ma alza i consumi in bolletta. Secondo le stime dell’ENEA, abbassare il termostato di solo 1 °C permette di ridurre i consumi dal 7% al 10%. La temperatura ottimale negli ambienti interni è compresa tra i 19°C e i 20°C.
  • Sfrutta le valvole termostatiche
    Obbligatorie nei condomini con impianto centralizzato, le valvole termostatiche consentono di regolare il calore stanza per stanza (solitamente su una scala da 1 a 5). Impostale su valori più alti nei locali frequentati, come la zona giorno, e riducile nelle stanze meno usate per evitare sprechi.

Checklist pratica prima dell’accensione

Prima dell’arrivo del freddo intenso, una corretta manutenzione dell’impianto garantisce efficienza e sicurezza. Cosa fare?

  1. Effettuare lo sfiato dell’aria: l’aria accumulata nei tubi durante i mesi estivi impedisce la corretta circolazione dell’acqua calda. Aprire la valvola di sfiato di ogni radiatore lasciando uscire le bolle d’aria fino al deflusso regolare d’acqua può essere molto utile.
  2. Controllare la pressione della caldaia: dopo lo sfiato, è necessario verificare il manometro. A impianto freddo, la pressione ideale deve attestarsi tra 1,2 e 1,5 bar. Se necessario, si può ripristinare il livello agendo sul rubinetto di carico.
  3. Pulire i radiatori: polvere e residui sui termosifoni creano una barriera e peggiorano la qualità dell’aria respirata. Pulirli accuratamente prima di accendere l’impianto è una buona idea.

Bonus affitto per genitori in scadenza, escluse le coppie mai sposate: c’è ancora tempo

19 October 2026 at 16:07

Sta per scadere il termine ultimo per inviare le domande per il bonus affitto 2026 dedicato ai genitori separati o divorziati. La piattaforma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti accoglierà le domande fino alle 12:00 del 28 ottobre 2026.

Chi invierà la domanda rispettando i requisiti richiesti otterrà un contributo fino a 500 euro al mese, per un massimo di 6.000 euro l’anno, che copre il 50% del canone di locazione.

Cos’è il bonus affitto per genitori separati

Il bonus affitto per i genitori separati è stato previsto dalla legge di Bilancio 2026 e si tratta di un fondo per il sostegno abitativo dedicato ai genitori separati o divorziati non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà.

La misura prevede complessivamente 60 milioni di euro in tre anni e una platea di almeno 5.000 beneficiari. Le risorse saranno ripartite tra le varie regioni, tenendo conto del numero dei genitori separati e divorziati e del livello di tensione abitativa.

Chi ha diritto al bonus affitto 2026

I requisiti per ottenere il bonus devono valere al momento dell’invio della domanda, che per il 2026 è entro il 28 ottobre alle ore 12:00.

Il richiedente deve:

  • essere un genitore separato o divorziato;
  • essere in possesso del provvedimento di separazione o divorzio;
  • non essere assegnatario dell’abitazione familiare di proprietà;
  • avere almeno un figlio di età inferiore a 21 anni;
  • essere in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli.

Ma soprattutto, trattandosi di un bonus affitto, deve avere intestato un contratto di locazione regolarmente registrato.

Chi è escluso?

Restano esclusi i richiedenti che hanno un reddito individuale che supera i 35.000 euro o che sono proprietari di immobili a uso residenziale nello stesso comune dell’abitazione familiare o nei comuni limitrofi.

Non possono fare domanda neanche i richiedenti che sono già beneficiari di altri sussidi pubblici, statali o di altri enti destinati al sostegno abitativo.

Genitori non sposati

Una categoria esclusa è quella dei genitori mai sposati. Il Ministero ha infatti sottolineato come il bonus possa essere richiesto solo da genitori separati o divorziati.

Quindi, anche se si tratta della conclusione di una convivenza lunga dalla quale sono nati dei figli, con tanto di provvedimento di affidamento, collocamento o mantenimento, la normativa non li tiene in considerazione.

Quanto vale il bonus?

Si parla di un bonus fino a 500 euro, ma in realtà il contributo è pari al 50% del canone di locazione sostenuto. Esiste però un tetto, che è pari a 6.000 euro annui.

Se si riesce a ottenere la somma massima, l’importo su base mensile corrisponde a 500 euro. Non si tratta però di un’erogazione mensile, ma di un’unica erogazione annuale.

Per raggiungere il tetto massimo serve un canone di almeno 1.000 euro al mese. Quindi:

nel caso di un affitto di 700 euro mensili, il bonus copre sempre il 50% del contratto, quindi 350 euro al mese per un massimo di 4.200 euro l’anno.

Come e quando presentare la domanda

Per presentare la domanda bisogna accedere con la propria identità digitale alla piattaforma dedicata del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Verrà chiesto di confermare i requisiti obbligatori per l’accesso al bonus e compilare tutti i dati richiesti, tra i quali reddito, informazioni sui figli e dati catastali.

Per quanto riguarda i tempi, la finestra resta aperta ancora per poco: fino alle ore 12:00 del 28 ottobre 2026.

Attenzione: presentare la domanda non significa ottenere il bonus. Sarà infatti stilata una graduatoria elaborata automaticamente dalla piattaforma e separatamente per ciascuna regione. Il contributo viene pagato fino a esaurimento delle risorse.

Bonus busta paga, confermate esenzioni per fringe benefit: importo ed erogazione

19 October 2026 at 15:02

C’è da aspettarsi diversi bonus in busta paga per il 2027. Sul calcolo delle buste paga infatti, a partire dal prossimo anno, ci sono alcune certezze e una di queste è il potenziamento delle agevolazioni su fringe benefit e premi di produttività. Certezza dovuta sia al fatto che la maggioranza punta a rendere strutturale per il prossimo anno la detassazione dei fringe benefit, sia perché questi sono già stati confermati con una deroga.

Ma cosa sono i fringe benefit e a chi spettano? Anche se non è stata ancora approvata la manovra 2027, si può parlare di quanto già confermato.

Cosa sono?

Facciamo un piccolo passo indietro e capiamo che cosa sono i fringe benefit e perché sono tra i temi al centro della Manovra 2027. Si tratta di benefici previsti dal contratto o concessi volontariamente dal datore di lavoro. Sono benefici accessori che possono tradursi in beni o servizi, ma anche in somme erogate o rimborsate.

Fringe benefit confermati per il 2027

Non sappiamo cosa ci sarà esattamente nella Manovra 2027, ma si dovrà discutere anche di fringe benefit. Non tanto per il 2027, perché quelli sono già stati confermati, ma per il prossimo triennio.

Infatti la legge di bilancio 2025 ha dettato le linee guida per il 2025-2027. Tra queste, le soglie che non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente:

  • 1000 euro all’anno per tutti i dipendenti;
  • 2000 euro all’anno per i dipendenti con figli fiscalmente a carico.

Cosa succede se si supera il limite?

Se il valore complessivo dei fringe benefit supera il limite applicabile al dipendente, magari per via di diverse somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro, l’importo diventa imponibile.

Attenzione: se il valore supera il limite, l’intero importo diventa imponibile, non soltanto la quota che eccede la soglia.

Può accadere soprattutto quando è il datore di lavoro che riconosce benefici e servizi. Si possono infatti attribuire ad personam, quindi anche a un singolo dipendente. Per questo bisogna fare attenzione al peso dei fringe benefit nei piani di welfare aziendale.

Quali sono i fringe benefit?

Quali sono i fringe benefit? Nella categoria dei beni accessori rientrano tanto le auto aziendali quanto le utenze domestiche.

Una breve lista potrebbe essere la seguente:

  • l’auto aziendale a uso promiscuo;
  • lo smartphone e il computer concessi a uso promiscuo;
  • i buoni acquisto e i buoni carburante;
  • i prestiti ai dipendenti;
  • i fabbricati in uso ai dipendenti;
  • utenze domestiche: rimborso per le spese di acqua, luce e gas;
  • polizze assicurative.

Quando arrivano i fringe benefit: tempi di erogazione

I tempi di erogazione possono variare. Secondo l’art. 51 del TUIR, le somme e i valori corrisposti dal datore di lavoro entro il 12 gennaio successivo sono considerati fiscalmente percepiti nell’anno precedente.

Quindi i fringe benefit riferiti al 2026 possono anche essere messi a disposizione del dipendente entro il 12 gennaio 2027 e concorrere al calcolo delle soglie relative al 2026.

Dal 13 gennaio invece il benefit rientra nel nuovo periodo d’imposta e sarà quindi considerato ai fini delle soglie applicabili al 2027.

Concorso da 41 posti per Oss in Nord Italia: per candidarsi basta la terza media

19 October 2026 at 14:23

Due aziende pubbliche che offrono servizi dedicati all’assistenza e alla cura della persona hanno indetto concorsi pubblici per soli esami, finalizzati alla copertura a tempo indeterminato di 41 posti complessivi per Operatore Socio-Sanitario.

Le selezioni rappresentano un’importante occasione per chi possiede la qualifica professionale e desidera inserirsi in modo permanente nelle strutture socio-assistenziali del servizio pubblico.

Dove e come sono suddivisi i 41 posti a concorso

I bandi pubblicati fanno riferimento a due distinte procedure concorsuali gestite da enti del territorio emiliano:

  • 26 posti presso A.S.P. di Piacenza, che prevede l’assunzione a tempo indeterminato di 26 unità di personale, di cui 19 con contratto a tempo pieno e 7 a tempo parziale per un totale di 30 ore settimanali;
  • 15 posti presso l’Azienda Sociale Sud-Est, in provincia di Parma, che seleziona 15 operatori a tempo pieno e indeterminato da assegnare alla Casa Residenza Anziani “Val Parma” o al Centro Socio-Riabilitativo Residenziale “La Casetta” di Langhirano.

Per entrambe le selezioni sono previste le riserve di legge in favore dei volontari delle Forze Armate e di chi ha svolto il Servizio Civile Universale senza demerito.

Quali sono i requisiti di partecipazione

Per poter presentare la domanda di candidatura è necessario possedere, oltre ai requisiti generali quali la cittadinanza italiana o europea, la maggiore età e l’idoneità fisica alla presa di servizio, l’aver conseguito le seguenti certificazioni entro i termini di scadenza previsti dai bandi:

  • diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media) o assolvimento dell’obbligo scolastico (se conseguito all’estero è richiesta l’equipollenza);
  • attestato di qualifica di Operatore Socio-Sanitario rilasciato da enti accreditati.

Svolgimento delle selezioni e prove d’esame

Entrambe le procedure si articolano per soli esami e non prevedono la valutazione iniziale dei titoli di servizio o di studio, fermo restando il controllo del possesso dei requisiti di ammissione.

L’iter selettivo prevede per entrambi i concorsi due prove valutate in trentesimi, superabili con un punteggio minimo di 21 su 30:

  • un test a risposta multipla o sintetica vertente sulle tecniche di assistenza, igiene e cura dell’ospite, piani individualizzati, prevenzione dei rischi, sicurezza sul lavoro e legislazione sanitaria regionale;
  • un colloquio individuale sulle materie d’esame, integrato dall’accertamento della conoscenza della lingua straniera (inglese o francese) e dell’uso delle apparecchiature e applicazioni informatiche più diffuse.

Come ed entro quando candidarsi

Le istanze di candidatura devono essere inoltrate esclusivamente online tramite il portale unico del reclutamento inPA, accedendo con credenziali digitali Spid, Cie o Cns. Per entrambe le procedure è richiesto il pagamento di un contributo di partecipazione.

I termini perentori per l’invio delle domande sono chiaramente distinti per ciascun bando.

Per chi intende presentare la propria istanza d’interesse per l’A.S.P. di Piacenza, il termine scade alle ore 14:30 del 24 ottobre 2026. La prima prova è già calendarizzata per il 5 novembre.

Per quanto riguarda l’Azienda Sociale Sud-Est, si può inviare la propria candidatura entro e non oltre le ore 12:00 del 28 ottobre 2026. L’esame scritto si svolgerà il 3 novembre.

Altri concorsi attivi

Per chi è interessato alle opportunità d’inserimento nel settore pubblico, sono tanti i concorsi calendarizzati per il mese di ottobre. Si consiglia di monitorare periodicamente il portale di reclutamento ufficiale per consultare il calendario sempre aggiornato dei concorsi in scadenza.

Carta Dedicata a Te 2026, 500 euro dal 4 novembre: chi li riceve e la scadenza da rispettare

19 October 2026 at 12:49

Torna la Carta Dedicata a Te 2026, il contributo economico da 500 euro destinato alle famiglie con redditi più bassi per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità. La nuova ricarica sarà disponibile a partire dal 4 novembre 2026 sulle carte prepagate distribuite da Poste Italiane. Il sostegno è stato confermato anche per il 2027, con un ulteriore accredito di 500 euro previsto dal mese di aprile. Complessivamente, le famiglie beneficiarie potranno quindi ricevere 1.000 euro nel biennio, a condizione di rispettare i requisiti previsti.

Carta Dedicata a Te 2026, chi riceve i 500 euro e i requisiti Isee

Il contributo è riservato alle famiglie residenti in Italia che rispettano specifiche condizioni economiche e anagrafiche. La misura interesserà 1.177.597 nuclei familiari. Tra le agevolazioni è previsto anche uno sconto aggiuntivo del 15% nei supermercati convenzionati, cumulabile con le promozioni già applicate nei punti vendita.

Per accedere alla Carta Dedicata a Te è necessario avere un Isee ordinario non superiore a 15mila euro e tutti i componenti del nucleo familiare iscritti all’Anagrafe della popolazione residente. Nell’assegnazione delle risorse viene data priorità alle famiglie composte da almeno tre persone, con particolare attenzione alla presenza di figli minorenni e ai nuclei con Isee più basso.

La disponibilità della carta non dipende soltanto dal rispetto della soglia economica, ma anche dai criteri di selezione e dalle risorse assegnate ai singoli Comuni. Sono esclusi dal contributo i nuclei che già percepiscono alcune misure di sostegno economico, tra cui l’Assegno di inclusione, la Carta acquisti, la NASpI, la DIS-COLL e la Cassa integrazione.

Quando arriva la Carta Dedicata a Te 2026

L’Inps ha confermato che le ricariche da 500 euro partiranno il 4 novembre 2026. Chi ha già ricevuto la Carta Dedicata a Te nelle precedenti edizioni e risulta nuovamente beneficiario potrà utilizzare la stessa tessera, senza doverne richiedere una nuova.

Le famiglie che ottengono il contributo per la prima volta dovranno invece ritirare la carta presso un ufficio postale, seguendo le indicazioni ricevute dal proprio Comune. È prevista una scadenza importante: il primo acquisto deve essere effettuato entro il 16 dicembre 2026. Se la carta non viene utilizzata entro questa data, il beneficiario perde il contributo relativo all’annualità. La successiva ricarica da 500 euro, riferita al 2027, sarà disponibile a partire dal mese di aprile dello stesso anno.

Come ottenere la Carta Dedicata a Te senza presentare domanda

Per ricevere il contributo non è necessario presentare alcuna richiesta all’Inps o al Comune. I beneficiari vengono individuati automaticamente attraverso l’incrocio dei dati disponibili nelle banche dati pubbliche, sulla base dei requisiti previsti dalla normativa.

È quindi importante disporre di un’attestazione Isee aggiornata e valida. I Comuni si occupano della verifica degli elenchi e della comunicazione dell’assegnazione alle famiglie selezionate. Chi riceve la carta per la prima volta dovrà presentarsi all’ufficio postale con la comunicazione del Comune, un documento d’identità valido e il codice fiscale.

Sconto del 15% nei supermercati, dove si può utilizzare

I beneficiari della Carta Dedicata a Te possono ottenere un ulteriore sconto del 15% sugli acquisti alimentari nei punti vendita aderenti alle convenzioni stipulate dal ministero dell’Agricoltura. Le intese coinvolgono Federdistribuzione, ANCC Coop, ANCD Conad e Lidl, oltre agli altri operatori che aderiscono alle convenzioni ministeriali.

La riduzione è cumulabile con le promozioni già disponibili nei supermercati, consentendo alle famiglie di utilizzare il contributo anche per prodotti in offerta. Ad esempio, su una spesa alimentare ammissibile di 100 euro, uno sconto del 15% porta l’importo da pagare a 85 euro. Il risparmio effettivo dipende comunque dai prodotti acquistati e dalle condizioni applicate dal punto vendita.

Cosa si può comprare con la Carta Dedicata a Te 2026

I 500 euro possono essere utilizzati per acquistare esclusivamente prodotti alimentari di prima necessità. Tra gli articoli ammessi rientrano carne, pesce fresco, latte, formaggi, uova, pasta, riso, farine, pane, frutta e verdura. Sono compresi anche legumi, prodotti surgelati, conserve alimentari, olio, miele, zucchero, cioccolato, caffè, tè e camomilla. La carta può essere utilizzata inoltre per acquistare alimenti destinati ai bambini e alla prima infanzia, compreso il latte artificiale. Tra i prodotti ammessi figurano anche quelli certificati DOP e IGP, per sostenere le produzioni agroalimentari di qualità.

Bonus nido 2026, quanto si recupera sulle rette e quali errori bloccano il rimborso

19 October 2026 at 12:09

Il bonus asilo nido 2026 permette alle famiglie di recuperare fino a 3.600 euro all’anno sulle rette pagate per la frequenza dei figli. L’importo riconosciuto dall’Inps dipende dall’Isee e dalla data di nascita del bambino, mentre il pagamento avviene dopo la presentazione della documentazione che dimostra le spese sostenute. Per ottenere il contributo è necessario rispettare alcune condizioni e prestare attenzione alla compilazione della domanda. Ricevute incomplete, pagamenti non documentati e dati errati della struttura educativa possono impedire il riconoscimento del rimborso o rallentare i tempi di lavorazione. Dal 2026 la procedura è stata semplificata: la domanda rimane valida fino ad agosto dell’anno in cui il bambino compie tre anni, ma le famiglie devono aggiornare annualmente le mensilità richieste.

Bonus nido 2026, quanto si recupera sulle rette in base all’Isee

Il contributo è destinato ai genitori di bambini con meno di tre anni che frequentano strutture educative autorizzate. L’importo massimo varia in base all’Isee e all’anno di nascita. Per i bambini nati dal 1° gennaio 2024, sono previsti:

  • 3.600 euro annui, con Isee fino a 40mila euro;
  • 1.500 euro annui, con Isee superiore a 40mila euro oppure in assenza di un indicatore valido.

Per i bambini nati prima del 1° gennaio 2024, gli importi sono differenti:

  • 3.000 euro annui con Isee fino a 25mila euro circa;
  • 2.500 euro annui con Isee superiore a 25mila e fino a 40mila euro;
  • 1.500 euro annui con Isee superiore a 40mila euro oppure non disponibile.

Il rimborso viene riconosciuto per un massimo di undici mensilità e non può superare l’importo effettivamente pagato per la retta.

Dal 2026, ai fini del calcolo, viene utilizzato l’Isee per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, neutralizzando gli importi dell’Assegno unico secondo le regole previste dall’Inps.

Quanto rimborsa l’Inps su una retta da 300 o 400 euro

Per comprendere il funzionamento del bonus si possono considerare due esempi pratici. Una famiglia con un bambino nato nel 2025 e un Isee di 25mila euro può ottenere fino a 3.600 euro annui, suddivisi in undici rate, generalmente da 327,27 euro. Se la retta mensile è di 400 euro, il rimborso può arrivare a 327,27 euro, lasciando a carico della famiglia circa 72,73 euro.

Con una retta di 300 euro mensili, invece, il contributo copre l’intera spesa documentata, perché il rimborso non può essere superiore a quanto effettivamente pagato. Per un bambino nato prima del 2024, con un Isee di 30mila euro, il limite annuale è invece di 2.500 euro, corrispondente a rate di circa 227,27 euro. Gli importi effettivi dipendono dalle mensilità ammesse, dalle spese documentate e dai requisiti posseduti.

È comunque obbligatorio indicare annualmente le mensilità per le quali si richiede il rimborso. Per le rette riferite al 2026, i documenti di spesa devono essere caricati entro il 30 aprile 2027. L’Inps indica un termine ordinario di 30 giorni per la lavorazione, che decorre dalla disponibilità della documentazione completa. Per i singoli rimborsi mensili, il termine decorre dal caricamento dei relativi giustificativi, una volta accolta la domanda.

Quali errori possono bloccare il rimborso del bonus nido

Uno degli aspetti principali riguarda la documentazione delle spese. L’Inps richiede, per ogni mensilità, una fattura oppure una ricevuta o un avviso di pagamento nei casi consentiti, accompagnati dalla prova del versamento effettuato con strumenti tracciabili. Tra gli errori che possono compromettere o ritardare il pagamento rientrano:

  • Mancanza della ricevuta o della fattura relativa alla mensilità richiesta;
  • Assenza della prova del pagamento tracciabile, necessaria per dimostrare che la retta è stata effettivamente versata;
  • Indicazione errata della struttura educativa o mancata verifica della sua autorizzazione;
  • Isee assente o difforme, che può comportare il riconoscimento dell’importo minimo;
  • Mancato aggiornamento delle mensilità richieste per l’anno di riferimento.

Un ulteriore elemento riguarda il soggetto che presenta la domanda: deve essere il genitore che sostiene effettivamente il pagamento della retta. L’Inps verifica anche che il nido possieda il titolo abilitativo richiesto dalla normativa regionale. Se la struttura non risulta autorizzata, il contributo non può essere riconosciuto.

Truffa della Tessera Sanitaria, il Ministero della Salute lancia l’allarme: attenzione ad una mail

19 October 2026 at 11:19

Una nuova truffa online utilizza il nome del Ministero della Salute per sottrarre dati personali e sensibili ai cittadini. L’allarme arriva direttamente dal dicastero, che ha segnalato la circolazione di false email con cui viene richiesto di procedere alla sostituzione della Tessera Sanitaria. I messaggi, apparentemente inviati da un ente istituzionale, invitano i destinatari a cliccare su un collegamento per completare il rinnovo del documento. In realtà, il link conduce a un sito contraffatto progettato per raccogliere informazioni personali. Il Ministero ha chiarito che si tratta di un “tentativo di phishing per sottrarre dati personali”, invitando i cittadini a non seguire le istruzioni contenute nelle comunicazioni sospette.

Come funziona la truffa della Tessera Sanitaria

Il meccanismo utilizzato dai truffatori parte dall’invio di un’email che riproduce il nome del Ministero della Salute e richiama la necessità di sostituire la Tessera Sanitaria. All’interno del messaggio è presente un link che rimanda a una pagina web graficamente simile a quelle delle amministrazioni pubbliche. Una volta aperto il sito, l’utente viene invitato a compilare un modulo inserendo diversi dati personali e sensibili.

Le informazioni raccolte possono essere successivamente utilizzate per attività illecite, tra cui il furto d’identità, la clonazione di documenti e la rivendita dei dati. La presenza del nome del Ministero o di elementi grafici istituzionali non garantisce quindi l’autenticità della comunicazione.

Il Ministero della Salute ricorda che il rinnovo della Tessera Sanitaria avviene normalmente in modo automatico. Alla scadenza del documento, la nuova tessera viene inviata al cittadino senza che sia necessario compilare moduli ricevuti tramite email.

Il dicastero precisa inoltre che non invia comunicazioni per richiedere l’inserimento di dati personali attraverso siti non istituzionali. Per verificare informazioni relative al documento o richiedere assistenza, è necessario utilizzare esclusivamente i canali ufficiali delle amministrazioni competenti.

Cosa fare se arriva la falsa email del Ministero

Per evitare di cadere nella truffa, il Ministero della Salute invita i cittadini a seguire alcune precauzioni:

  • Non cliccare sui link presenti nelle email sospette che richiedono il rinnovo della Tessera Sanitaria;
  • Non inserire dati personali, documenti o informazioni bancarie nei moduli collegati al messaggio;
  • Cancellare la comunicazione fraudolenta e consultare i siti istituzionali per eventuali verifiche.

Se sono già state comunicate informazioni personali o bancarie, è opportuno contattare tempestivamente gli intermediari interessati e segnalare l’accaduto alla Polizia Postale.

Il precedente delle false comunicazioni sul Fascicolo sanitario elettronico

Un episodio simile era già stato segnalato dal Ministero della Salute nell’aprile 2026.

In quella circostanza, i truffatori inviavano false email nelle quali chiedevano ai cittadini di aggiornare i dati contenuti nel Fascicolo sanitario elettronico. Il collegamento presente nel messaggio conduceva a un sito contraffatto, dove veniva richiesto di compilare un modulo con informazioni personali, sensibili e bancarie. Anche in quel caso, l’obiettivo era ottenere dati riservati sfruttando l’identità di un’amministrazione pubblica e la necessità apparente di aggiornare un servizio sanitario.

Clima, Bankitalia: dopo l’obbligo di polizza serve prevenzione. Panetta: “Non è un rischio futuro”

19 October 2026 at 10:50

Aumentano i costi diretti degli eventi estremi derivati dal cambiamento climatico. Lo dice Fabio Panetta, governatore di Bankitalia alla Green Swan Conference di Manila. L’impatto economico non è più qualcosa di demandabile alle generazioni future perché rappresenta uno shock già in atto.

Confrontando la fotografia del tessuto produttivo e finanziario scattata dall’Istituto di via Nazionale dello scorso anno con quella del report fonte degli avvertimenti lanciati dal Governatore, emerge chiaramente come la gestione del rischio climatico nel nostro Paese stia evolvendo da tema teorico a priorità di stabilità di bilancio.

Le imprese hanno sottovalutato il rischio fisico

I dati emersi dalle previsioni di Bankitalia sul campione delle imprese italiane sono stati confermati dal report di quest’anno ed evidenziano una spaccatura tra la percezione del rischio e la realtà della propria vulnerabilità climatica:

  • circa il 70% delle imprese dichiarava di ritenere la propria esposizione a eventi estremi bassa o nulla, mentre i dati cartografici e le mappe di Ispra localizzavano almeno un terzo di queste aziende in aree a rischio idrogeologico o climatico medio-alto;
  • le imprese mostravano una consapevolezza sui rischi di transizione dal punto di vista ecologico e legale, ma solo un terzo riservava risorse specifiche all’analisi del rischio fisico;
  • tra le ragioni del mancato monitoraggio delle emissioni o della gestione del rischio, la maggioranza delle imprese citava costi non convenienti, mancanza di competenze dedicate o la convinzione errata che il tema non fosse rilevante per il proprio settore;
  • una fetta considerevole delle piccole realtà aziendali ha deciso di rimanere priva di adeguate coperture assicurative, al netto di perdite aziendali considerevoli, causate da eventi avversi. Il tutto stimabile in media in centinaia di migliaia di euro e fino a potenziali contrazioni della capacità produttiva.

La fotografia mondiale del 2026

Fabio Panetta ha esposto i dati del quadro globale aggiornato dal punto di vista strettamente economico:

  • i danni mondiali causati da eventi climatici estremi sono raddoppiati rispetto ai primi anni 2000, raggiungendo la cifra di 200 miliardi di dollari;
  • una quota maggioritaria delle perdite economiche da catastrofi naturali rimane non assicurata, esponendo da un lato famiglie e imprese al fallimento, e costringendo dall’altro gli Stati a intervenire ex-post con ingenti spese a carico dei bilanci pubblici.

Si rende sempre più necessario quindi introdurre polizze catastrofali per obbligo di legge, con il fine di colmare il divario strutturale di protezione. Panetta auspica una sinergia tra coperture private, riassicuratori, garanzie pubbliche di ultima istanza e strumenti dei mercati dei capitali.

Confronto di sintesi: cos’è cambiato tra il 2025 e il 2026

Dimensione di analisi Ivass Indagine Bankitalia 2025 Quadro Globale 2026
Danni e impatto economico Raccolta premi per rischi catastrofali a 3,1 miliardi di euro (+13%). Perdite medie per le imprese colpite da eventi avversi pari a 380.000 euro (mediana 50.000 euro) con impatti fino al 19% della capacità produttiva. Danni diretti mondiali da eventi climatici estremi raddoppiati rispetto ai primi anni 2000, raggiungendo i 200 miliardi di dollari.
Percezione del rischio fisico L’84,7% delle compagnie assicurative considera materiali i rischi fisici all’interno dei propri modelli di gestione del rischio. Il 70% delle imprese valuta la propria esposizione al rischio fisico come bassa o nulla; solo il 33% destina risorse dedicate al rischio fisico. Il rischio fisico viene riconosciuto come uno shock sistemico diretto su attività economica, inflazione e stabilità del sistema creditizio.
Copertura e Protection Gap Forte divario di protezione: solo il 5,1% delle abitazioni residenziali è assicurato contro le alluvioni e il 5,6% contro i terremoti. Adesione spontanea contenuta, soprattutto tra le Pmi, rendendo necessario l’intervento con l’obbligo di legge sulle polizze aziendali. Ampia quota delle perdite mondiali priva di copertura. Necessità di adottare schemi integrati tra pubblico, assicuratori e riassicuratori.
Governance e Politiche ESG L’89% delle compagnie ha integrato i fattori Esg nella governance, mentre l’82,5% adotta politiche d’investimento sostenibili. Il 79% delle aziende dispone di un sistema di monitoraggio dei rischi, ma più della metà non produce report di sostenibilità o non traccia le emissioni. La responsabilità delle politiche spetta ai governi; gli interventi devono essere praticabili per garantire il consenso e sostenere gli investimenti privati.

Le conclusioni per il sistema finanziario

Se il 2025 aveva mostrato un’Italia imprenditoriale ancora lenta nel misurare le impronte carboniche e incline a ignorare i rischi fisici del proprio territorio, il 2026 sembra segnare il passaggio alla fase dell’emergenza pragmatica, sebbene sollecitata da obblighi di legge.

Le parole di Panetta confermano che per preservare la tenuta del sistema finanziario non si può più fare affidamento sui soli interventi statali a posteriori: serve una strategia d’impatto basata su prevenzione, pianificazione e condivisione sistemica del rischio.

Ictus cerebrale dopo l’emergenza la sfida è la riabilitazione: in Italia cure ancora disuguali

19 October 2026 at 10:36

Negli ultimi trent’anni la medicina ha compiuto enormi progressi nella cura dell’ictus cerebrale. Oggi sempre più persone sopravvivono grazie alla tempestività dei soccorsi, alle Unità Ictus e alle terapie tempo-dipendenti. Ma, per chi supera la fase acuta, il percorso di cura è tutt’altro che concluso: recuperare il movimento, il linguaggio, l’autonomia personale e la possibilità di tornare a una vita il più possibile indipendente rappresenta una sfida che può durare mesi o anni.

Ma cosa accade dopo la fase acuta? A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) segnala come occorra garantire a ogni persona colpita da ictus un percorso riabilitativo appropriato, tempestivo e omogeneo, indipendentemente dal luogo in cui vive. Purtroppo, su questo fronte, ci sono ancora criticità come testimonia il primo Report nazionale sulla riabilitazione ospedaliera, commissionato dalla Fondazione Gianfranco Salvini, elaborato da Luca Giorgio, Ricercatore in Tenure Track in Organizzazione Aziendale dell’Università Europea di Roma e supportato da A.L.I.Ce. Italia Odv. Realizzato analizzando i dati ufficiali del Ministero della Salute, delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), degli Open Data ministeriali e dell’ISTAT, il report analizza l’evoluzione della riabilitazione in Italia nel periodo 2013-2024.

Come funziona la riabilitazione

Il bisogno di riabilitazione ospedaliera non riguarda soltanto le persone colpite da ictus: il Report evidenzia, infatti, il ruolo della riabilitazione nella fase post-acuta anche per i pazienti che, a seguito di eventi traumatici, necessitano di trattamenti finalizzati al recupero funzionale e al reinserimento nelle attività della vita quotidiana, tra questi anche le persone che hanno subito un grave trauma cranico. Si tratta di condizioni diverse, ma accomunate dalla necessità di un percorso riabilitativo intensivo, multidisciplinare e continuativo, capace di accompagnare la persona nel recupero delle proprie funzioni e della propria autonomia.

Stando al rapporto, nel 2024 sono stati effettuati circa 292.000 ricoveri riabilitativi ordinari, per oltre 7,6 milioni di giornate di degenza, con una dotazione di quasi 24.000 posti letto dedicati alla riabilitazione. Questi numeri testimoniano quanto questa fase rappresenti una componente essenziale del percorso di cura dopo un evento acuto come l’ictus. Lo studio evidenzia però anche una criticità importante: il sistema non ha ancora recuperato completamente i livelli precedenti alla pandemia. Rispetto al periodo pre-Covid, infatti, le dimissioni risultano ancora inferiori di circa l’8% e le giornate di degenza del 6,5%, nonostante la disponibilità di posti letto sia ormai tornata pressoché ai livelli del 2019.

Italia a macchia di leopardo

Dopo l’ictus la riabilitazione ospedaliera è la fase che determina, più di ogni altra, le possibilità di recuperare autonomia, relazioni sociali e qualità di vita. Per questo servono reti riabilitative realmente integrate, continuità assistenziale e modelli organizzativi che siano in grado di accompagnare il paziente anche dopo la dimissione.

Ma non è così in tutto il Paese. Il dato che emerge con maggiore forza riguarda le profonde differenze territoriali. Il tasso di ospedalizzazione varia, infatti, da oltre 8 ricoveri ogni mille abitanti in Valle d’Aosta a meno di 2 ricoveri ogni mille abitanti in Toscana, mentre la disponibilità di posti letto riabilitativi presenta differenze ancora più marcate, con alcune Regioni che dispongono di un’offerta oltre quattro volte superiore rispetto ad altre.
Anche la riabilitazione ospedaliera, fondamentale per molti pazienti colpiti da ictus, risulta concentrata in pochi centri altamente specializzati, rendendo l’accesso alle cure particolarmente disomogeneo sul territorio nazionale.

Il report mostra, inoltre, che la mobilità sanitaria continua a rappresentare un indicatore delle disuguaglianze esistenti: alcune Regioni, come la Provincia autonoma di Trento, la Lombardia e l’Emilia-Romagna, attraggono pazienti provenienti da tutta Italia, mentre altre registrano ancora elevati livelli di mobilità passiva.

Per A.L.I.Ce. Italia Odv, tutto questo significa che le opportunità di recupero continuano a dipendere anche dal CAP di residenza.

Come funziona il percorso

Tra i dati del Report ce n’è uno che sintetizza bene il significato della riabilitazione: l’82,9% dei pazienti viene dimesso direttamente al proprio domicilio. È un dato che conferma la funzione della riabilitazione ospedaliera nell’accompagnare la persona verso il ritorno al proprio contesto di vita.

Ovviamente la dimissione non coincide necessariamente con la conclusione del percorso di recupero. Infatti, recuperare il linguaggio, tornare a camminare, riacquistare l’autonomia nelle attività quotidiane, reinserirsi nella vita familiare e lavorativa richiede frequentemente la continuazione del percorso riabilitativo e una continuità assistenziale adeguata ai bisogni della persona. In questa ottica la presa in carico nella fase ospedaliera riesce a garantirne la continuità sul territorio, fino al raggiungimento del massimo recupero possibile.
Lo stesso principio vale per chi deve recuperare dopo un trauma cranico: la conclusione della fase acuta non coincide con la conclusione della cura, bensì apre una fase nella quale il percorso riabilitativo può essere determinante per il recupero funzionale e il ritorno alla vita quotidiana.

Il Report mostra inoltre una pluralità di modalità di dimissione: oltre al domicilio, l’1,7% dei pazienti viene indirizzato verso una struttura residenziale territoriale o RSA, l’1,6% viene dimesso con attivazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata, l’1,2% viene trasferito a un altro istituto di riabilitazione, mentre il 3,4% passa ad altro regime di ricovero o ad altra attività nello stesso istituto. Questi dati evidenziano la presenza di percorsi assistenziali differenti, che devono essere definiti in funzione delle condizioni cliniche e dei bisogni della persona, assicurando quando necessario il raccordo tra i diversi setting di cura.

In questa prospettiva, il rafforzamento della riabilitazione non passa semplicemente dall’aumento dei posti letto, ma dalla capacità di costruire percorsi integrati e appropriati, nei quali ospedale, strutture riabilitative e servizi territoriali possano operare in continuità, ciascuno secondo il proprio ruolo.

Torna l’ora solare, ma in gran parte del mondo non si cambia più: dove e perché

19 October 2026 at 09:56

Torna l’ora solare e, come ogni autunno, Europa e Stati Uniti non si muovono insieme. Lancette che andranno indietro di un’ora in Italia, mentre oltreoceano bisognerà attendere il 1° novembre. Per un po’, dunque, tra Roma e New York ci saranno 5 ore di differenza e non sei, con effetti concreti sugli orari di Wall Street.

Mentre EU e USA continuano a spostare le lancette, però, gran parte del mondo ha già smesso di farlo. Basti pensare a Cina e Giappone, che ormai hanno mutato il proprio sistema.

Quando cambia l’ora in Italia

Da noi il passaggio avverrà alle 3 di notte di domenica 25 ottobre, quando gli orologi torneranno alle 2. Si dormirà, almeno sulla carta, un’ora in più. Torna l’ora solare, dunque, mentre gli Stati Uniti vantano regole diverse, come detto.

Nell’Ue l’ora legale termina l’ultima domenica di ottobre, negli Usa la prima domenica di novembre. Il risultato è che lunedì 26 ottobre Wall Street aprirà alle 14:30 italiane invece delle consuete 15:30 e chiuderà alle 21. Una differenza che non si concretizza solo ora. È lo stesso anche in primavera, con i calendari che non coincidono. Quest’anno infatti gli americani hanno spostato le lancette l’8 marzo, tre settimane prima degli europei, che lo hanno fatto il 29 marzo, con ricadute sugli operatori dei mercati.

Quanto fa risparmiare l’ora legale

L’ora legale è nata per sfruttare meglio la luce naturale e consumare meno energia. Adottata nel 1916 da Germania e Austria-Ungheria e, nello stesso anno, dall’Italia, dov’è diventata stabile dal 1966. Secondo le stime diffuse da Terna nel marzo 2026, nei sette mesi di ora legale l’Italia dovrebbe risparmiare circa 302 milioni di kilowattora, pari al fabbisogno annuo di 115mila famiglie.

Un beneficio economico di circa 80 milioni di euro e 142mila tonnellate di CO2 in meno. Si tratta però di un risparmio stimato, non ancora di un consuntivo. E il peso dell’illuminazione nei consumi è sempre più basso, complici le lampadine a led e una domanda elettrica legata sempre più a climatizzatori e realtà attive a tutte le ore.

Il mondo che non cambia più orario

Anche il Giappone ha sfruttato l’ora legale, introdotta nel 1949 durante l’occupazione americana. È stata però abolita poco dopo, ovvero nel 1952, dopo un sondaggio in cui il 53% degli intervistati ne chiedeva la cancellazione.

La Cina, che dal 1949 usa un’unica ora nazionale, quella di Pechino, ha sperimentato il cambio stagionale tra il 1986 e il 1991, per poi sospenderlo dal 1992. Era risultato evidente, infatti, che i benefici energetici non erano uniformi, considerando un territorio tanto vasto. I disagi, alla fine, superavano i vantaggi.

Secondo Timeanddate, nel 2026 sono 70 i Paesi e territori dove almeno una località cambia l’ora, contro 178 dove non succede. Russia, Turchia, Brasile e gran parte del Messico hanno abbandonato il sistema negli ultimi anni, e perfino negli Usa le Hawaii e buona parte dell’Arizona non lo applicano.

Cambio d’ora e lavoro: i turni del 25 ottobre

Il ritorno all’ora solare richiede attenzione alle imprese con:

  • turni notturni;
  • servizi continuativi;
  • trasporti;
  • attività informatiche programmate.

Nella notte del cambio, infatti, uno stesso orario locale si presenta due volte. Per esempio, un turno dalle 22 di sabato 24 ottobre alle 6 di domenica 25 dura nove ore effettive, un dato rilevante per le presenze e il calcolo delle ore lavorate, fermo restando quanto previsto dal contratto applicato. Per distinguere gli eventi registrati nell’ora ripetuta è utile conservare il riferimento al fuso o all’orario Utc:

Ora locale del 25 ottobre Riferimento Utc
02:30, prima occorrenza (Cest, Utc+2) 00:30 Utc
02:30, seconda occorrenza (Cet, Utc+1) 01:30 Utc
03:30, ora solare (Cet, Utc+1) 02:30 Utc

Le due registrazioni delle 02:30, quindi, corrispondono a momenti diversi, separati da sessanta minuti: verificare timbrature, pianificazioni e registri informatici aiuta a evitare errori nella ricostruzione degli orari.

Btp Valore e Btp Valore Insieme, al via la doppia emissione: cosa sapere

19 October 2026 at 09:24

Parte oggi, lunedì 19 ottobre 2026, la doppia emissione dei Btp Valore e Btp Valore Insieme, i due titoli di Stato riservati ai piccoli risparmiatori. Il collocamento terminerà venerdì 23 ottobre alle ore 13, salvo chiusura anticipata, come comunicato dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Per la prima volta il Tesoro propone contemporaneamente due strumenti con la stessa durata di cinque anni, ma con modalità differenti di pagamento degli interessi. Il Btp Valore prevede cedole trimestrali crescenti, mentre il nuovo Btp Valore Insieme riconosce un’unica cedola alla scadenza. L’investimento minimo è di 1.000 euro e i titoli possono essere acquistati separatamente oppure insieme, senza commissioni durante il periodo di collocamento.

Quanto rende il Btp Valore 2026 e quali sono le cedole

Il Btp Valore tradizionale prevede un rendimento crescente nel corso dei cinque anni, attraverso il meccanismo denominato step-up. Il ministero dell’Economia ha comunicato i tassi cedolari minimi garantiti per la nuova emissione:

  • 3,70% annuo per il primo e il secondo anno;
  • 4,10% annuo per il terzo e il quarto anno;
  • 4,70% annuo per il quinto anno.

Gli interessi vengono corrisposti ogni tre mesi direttamente al risparmiatore. Per un investimento iniziale di 10mila euro, ad esempio, la cedola trimestrale lorda ammonta a 92,50 euro nei primi due anni, sale a 102,50 euro nel terzo e quarto anno e raggiunge 117,50 euro nell’ultimo anno. I tassi annunciati rappresentano il livello minimo garantito. Alla chiusura del collocamento, prevista per il 23 ottobre, il Tesoro potrà confermarli oppure aumentarli in base alle condizioni di mercato.

Btp Valore Insieme, come funziona la cedola unica del 22,25%

La principale novità dell’emissione di ottobre riguarda il Btp Valore Insieme, che non prevede pagamenti periodici degli interessi. Il titolo riconosce una maxi-cedola minima del 22,25% lordo, corrisposta interamente alla scadenza dei cinque anni, insieme al rimborso del capitale investito. Su un investimento di 10mila euro, la cedola finale lorda sarebbe quindi pari a 2.225 euro. Applicando la tassazione agevolata del 12,5%, l’importo netto degli interessi sarebbe di circa 1.946,88 euro, al netto di eventuali altri costi e imposte.

La differenza principale rispetto al Btp Valore tradizionale riguarda quindi il momento in cui vengono incassati gli interessi, non la durata dell’investimento. I due strumenti sono stati strutturati per offrire rendimenti finanziariamente equivalenti all’emissione.

Come acquistare i Btp Valore dal 19 al 23 ottobre

I due titoli possono essere sottoscritti attraverso i canali bancari e postali abilitati. Chi dispone di un conto corrente con servizio di trading online può effettuare l’acquisto direttamente tramite home banking. In alternativa, è possibile rivolgersi alla propria banca oppure a un ufficio postale, purché si disponga anche di un conto deposito titoli.

Durante il collocamento, il prezzo di acquisto è fissato alla pari, cioè al 100% del valore nominale, e non vengono applicate commissioni di sottoscrizione. Entrambi i titoli hanno scadenza il 27 ottobre 2031.

Anche per queste emissioni viene applicata la tassazione agevolata riservata ai titoli di Stato italiani. Gli interessi sono soggetti a un’imposta del 12,5%, inferiore all’aliquota ordinaria del 26% prevista per molti altri strumenti finanziari. Sono inoltre previste l’esenzione dall’imposta di successione e l’esclusione dal calcolo dell’Isee fino a 50mila euro complessivi di titoli di Stato e degli altri prodotti di risparmio pubblico ammessi dalla normativa. Il limite riguarda il valore complessivo degli strumenti agevolati detenuti dal nucleo familiare, non ciascun singolo titolo acquistato.

Rivendita di Btp Valore e Btp Valore Insieme, cosa sapere

I Btp Valore e Btp Valore Insieme possono essere rivenduti anche prima dei cinque anni, senza dover attendere il rimborso previsto nel 2031. Il prezzo potrebbe essere superiore oppure inferiore al capitale inizialmente investito, in base soprattutto all’andamento dei tassi di interesse. Il rimborso integrale del valore nominale è previsto alla scadenza, mentre non è garantito in caso di vendita anticipata.

Chi sottoscrive entrambi i titoli può inoltre decidere di venderli separatamente, in tranche minime da 1.000 euro, mantenendo una parte dell’investimento fino alla scadenza. Per il Btp Valore Insieme, in particolare, chi vende prima dei cinque anni non incassa la maxi-cedola finale prevista per chi mantiene il titolo fino al rimborso. Il valore degli interessi maturati viene invece riflesso nelle condizioni economiche di vendita sul mercato.

Sciopero trasporti e forni spenti fino al 20 ottobre: da novembre prezzi su di pane e farina

19 October 2026 at 09:17

Le proteste del settore trasporti non accennano a rientrare, trascinando nella mobilitazione diversi altri comparti produttivi del Paese. Ai blocchi degli autotrasportatori e alle rivendicazioni degli agricoltori si sono uniti in modo compatto anche i panificatori artigianali. Nato inizialmente come un fermo di 48 ore, il blocco è stato esteso fino al 20 ottobre, spingendo il Governo ad anticipare i tavoli di confronto con le categorie in protesta.

La situazione rischia di paralizzare l’approvvigionamento di un bene primario come il pane, con la filiera dell’arte bianca stretta tra l’esplosione dei costi di gestione e la difficoltà nel reperire le materie prime.

Perché anche i fornai hanno incrociato le braccia

A spingere i panificatori a spegnere i forni sono molteplici fattori ormai insostenibili. I costi dell’energia elettrica e del gas necessari per alimentarli sono arrivati a livelli critici, mentre il fermo del trasporto merci iniziato il 16 ottobre, in coincidenza con la Giornata mondiale del pane fresco, sta bloccando le consegne di grano e farine dai mulini ai laboratori.

A gravare sui bilanci dei piccoli artigiani si aggiungono le spese di confezionamento, aumentate fino al 50%, il rincaro del gasolio per le consegne e le storture imposte dalla Grande distribuzione organizzata, come le trattenute sui rincari al dettaglio e l’obbligo di farsi carico del pane invenduto. In queste condizioni, per molti panifici proseguire la produzione significa lavorare in perdita.

Dal 1° novembre aumentano i prezzi delle farine

Oltre ai disagi immediati, all’orizzonte si profila un’ulteriore stangata per le famiglie. I principali impianti di macinazione hanno infatti già inviato i nuovi listini delle farine alimentari, che prevedono aumenti di circa 10 euro al quintale ed entreranno in vigore a partire dal prossimo 1° novembre.

L’impatto economico si farà sentire in modo particolare sul pane di prima fascia e sulla grande distribuzione, dove la tariffa base passerà da circa 3,00 a 3,80 euro al chilo, fino a ripercuotersi su tutti i prodotti derivati da forno: dai biscotti ai grissini, fino alle fette biscottate, alle pizze e agli impasti surgelati.

Mettendo a confronto le stime con i dati ufficiali Istat del 2025, che certificavano un prezzo medio nazionale di 3,90 euro al kg con oscillazioni tra i 3,00 euro kg della Gdo e i 5,00 euro dei panifici del Nord, l’effetto degli aumenti sarà diversificato a seconda del canale d’acquisto:

Canale d’acquisto Media 2025 Stima dal 1° novembre Variazione annua
Gdo 3,00 euro al kg 3,80 euro al kg +26,67% (+0,80 euro)
Media nazionale generale (Istat) 3,90 euro al kg 3,80 €/kg -2,56% (-0,10 euro)

Corsa alle scorte nei supermercati

L’annuncio del prolungamento dello sciopero fino al 20 ottobre e la prospettiva dei rincari imminenti hanno scatenato la corsa agli acquisti. Nelle regioni del Mezzogiorno, dove i blocchi e i presidi autostradali proseguono ormai da quattro giorni consecutivi, si registrano lunghe code presso i panifici di quartiere, mentre nei supermercati si segnalano i primi scaffali vuoti nei reparti dedicati a farina, lievito e prodotti da forno a lunga conservazione.

Senza interventi strutturali sul costo dell’energia, dei carburanti e sul contrasto alle pratiche commerciali sleali lungo la filiera, le associazioni di categoria avvertono che il rischio di nuove mobilitazioni resta concreto.

Lo Spread torna a crescere sull’aumento del prezzo del petrolio, 111 punti e 4,52% di rendimento

By: matrun
19 October 2026 at 08:26

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato a crescere. L’aumento del prezzo del petrolio ha vanificato i progressi della scorsa settimana e ha riportato i rendimenti oltre il 4,50% e il differenziale a più di 111 punti base.

Nella giornata di oggi inizieranno le emissioni dei Btp Valore, con due diverse opzioni, una a cedole frequenti e l’altra a cedola unica. Si tratta di titoli dedicati agi privati.

Perché lo spread è aumentato ancora

È stata un’altra apertura deludente per lo spread e per i titoli di Stato italiani, che non sembrano in grado di trovare una stabilità. Dopo i cali della scorsa settimana, è bastato un aumento del prezzo del petrolio per riportare il differenziale oltre i 110 punti base e i rendimenti al di sopra del 4,50%.

Le cause della volatilità sono resistenti

Il motivo per cui i Btp non riescono a stabilizzarsi né a tornare ai livelli estivi è complesso e, per una volta, non ha molto a che fare con il debito italiano. Il passivo enorme dello Stato rimane un fattore di rischio, che ad esempio determina i 50 punti base di differenza tra i Bonos spagnoli e i titoli italiani, ma non ha alcun ruolo in queste variazioni.

Tutti i fattori che alimentano questa instabilità sono internazionali e hanno a che fare con la guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran all’inizio di marzo. La conseguente crisi energetica ha fatto aumentare nuovamente l’inflazione. Di conseguenza ci si aspetta che la Bce faccia crescere i tassi di interesse e che le economie europee rallentino. Tutti fattori che portano all’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato.

Continua l’instabilità anche per gli spread europei

A sostegno di questa tesi ci sono i dati degli spread degli altri principali Paesi europei. In Spagna i Bonos sono tornati a 62 punti base dai Bund, con rendimenti oltre il 4%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 19 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,41% –
Btp italiani 4,52% 111
Oat francesi 4,85% 144
Bonos spagnoli 4,03% 62

La Francia è sempre il Paese più in difficoltà, scosso da proteste e destinato a una corsa per la presidenza che sembra una partita tra estrema destra ed estrema sinistra. I mercati non si fidano di nessuna delle due prospettive, e pressano il debito francese portando lo spread a 144 punti base.

Oggi inizia l’emissione dei Btp Valore

In attesa delle prossime aste dei titoli di Stato, oggi 19 ottobre inizierà l’emissione dei Btp Valore. Si tratta di titoli dedicati agli investitori retail, quindi ai privati, che offrono un rendimento più alto rispetto ad altri e due formule diverse:

  • una a cedole frequenti, ogni tre mesi;
  • una a cedola unica alla scadenza del titolo.

Le aste regolari, invece, si terranno negli ultimi giorni del mese:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Manovra 2027, oggi il vertice di maggioranza: si discute ancora su banche, tasse e pensioni

19 October 2026 at 08:10

Nella giornata di oggi, la maggioranza si riunisce in vertice per discutere alcuni punti di dubbio sulla Legge di Bilancio, in arrivo entro fine 2026.

A causa dei margini piuttosto stretti, c’è assoluta necessità che le divergenze tra il Mef e i leader di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi Moderati vengano risolte.

Quanto può spendere il Governo

Il margine di spesa del Governo Meloni non è molto ampio. Dei 23,5 miliardi di euro previsti, solo 10 derivano dal bilancio dello Stato, mentre i restanti sono legati a misure in deficit o all’approvazione della clausola di salvaguardia nazionale.

Ecco come saranno distribuite le risorse principali:

  • 5 miliardi alle politiche per le famiglie;
  • 4,6 miliardi per la Difesa;
  • 2,4 miliardi per la Sanità.

La discussione sugli extra-profitti delle banche

Il motivo di maggiore tensione in maggioranza è dato dalla possibilità di tassare, in via straordinaria, gli extra-profitti degli istituti di credito. Secondo Matteo Salvini, leader della Lega, dovrebbe essere il Governo a stabilire una cifra, di almeno 5 miliardi di euro, definendolo un “intervento di assoluto buonsenso”.

Secondo il vice premier Antonio Tajani, invece, sarebbe più saggio richiedere un contributo volontario, per evitare che un prelievo troppo alto abbia come effetto non voluto e collaterale un aumento delle spese per i correntisti.

Il caro energia e la trattativa con Bruxelles

A pesare sulla decisione di mettere in bilancio bonus energetici per far fronte al caro bollette è anche la voce di Bruxelles. L’Italia infatti ha richiesto alla Commissione e all’Unione maggiore flessibilità per quanto riguarda il prezzo del gas, visto l’arrivo dell’inverno, e ne è uscita con la possibilità reale di tagliare del 25% i costi per imprese e famiglie.

Tuttavia, l’impiego dei margini di flessibilità di bilancio principalmente per calmierare i prezzi dell’energia richiede una valutazione attenta degli impatti a lungo termine. Il percorso verso l’indipendenza energetica comporta infatti investimenti strutturali che, per come è strutturata la fiscalità italiana, incidono sui costi generali di sistema, aumentando i rischi di futuri rincari sulle bollette elettriche.

La linea del Mef

Per far fronte alle richieste dei partiti di maggioranza sarebbe necessaria una manovra più ampia. Detassare giovani e ceto medio, immaginare una flat tax fino a 100.000 euro e garantire l’uscita dal mondo del lavoro a 64 anni sono spese complesse da sostenere con gli attuali margini di bilancio, che il ministro Giorgetti commenta così:

Si può decidere di fare interventi per quanto riguarda le retribuzioni dei giovani, piuttosto che interventi focalizzati sugli anziani, piuttosto che interventi generalizzati sull’Irpef. Dato un ammontare disponibile di risorse, sono interventi anche alternativi.

Insomma, la linea del Ministro sembra sia programmaticamente rivolta a consolidare la “credibilità rinnovata della finanza pubblica, della sostenibilità e del debito” italiani.

Proteste tir e scorte a rischio, Meloni: “Non firmo per dare un miliardo ai magistrati”

19 October 2026 at 07:55

Supermercati con scaffali sempre meno riforniti, prodotti freschi che iniziano a scarseggiare e rischio di nuovi aumenti dei prezzi della spesa. La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti sta provocando difficoltà nella distribuzione delle merci, soprattutto nel Sud Italia. Il blocco dei camion interessa Sicilia, Calabria e Puglia, con conseguenze sulle forniture alimentari e sui rifornimenti di carburante. In questo scenario la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato di non voler firmare il decreto per gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati, dal costo stimato di quasi un miliardo di euro. La premier ha spiegato di considerare prioritario trovare le risorse necessarie per sostenere l’autotrasporto ed evitare il blocco delle consegne in tutta Italia.

Supermercati con scaffali vuoti, quali prodotti rischiano di mancare

Le proteste degli autotrasportatori stanno rallentando la distribuzione delle merci, con le prime conseguenze visibili nei supermercati delle regioni maggiormente interessate dai presidi. Le difficoltà riguardano soprattutto frutta, verdura, latte e carne, prodotti che richiedono consegne frequenti e tempi di trasporto contenuti per garantirne la conservazione.

In Sicilia, alcune attività della grande distribuzione hanno segnalato una riduzione delle scorte disponibili. Se il fermo dovesse proseguire, le difficoltà potrebbero estendersi ad altri punti vendita. I problemi non riguardano soltanto i supermercati. Anche le aziende agricole rischiano di subire perdite economiche a causa delle consegne bloccate. I prodotti deperibili possono deteriorarsi prima di arrivare ai mercati e ai consumatori.

Non risultano, al momento, assalti generalizzati ai supermercati, mentre aumenta la preoccupazione per la disponibilità dei beni essenziali.

Rischio aumento dei prezzi della spesa per il caro gasolio

Oltre alla disponibilità dei prodotti, un altro problema riguarda il possibile aumento dei prezzi al consumo. Il costo del gasolio si è avvicinato a 2,30 euro al litro, con un incremento stimato dal Codacons vicino al 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il carburante rappresenta una voce importante nei costi delle imprese di autotrasporto. Quando il prezzo aumenta, le aziende devono sostenere spese maggiori per consegnare alimenti e altri beni ai punti vendita. Una parte di questi costi potrebbe essere trasferita lungo la filiera commerciale, fino a raggiungere il consumatore finale.

Per le famiglie, questo potrebbe tradursi in una maggiore spesa per l’acquisto dei prodotti alimentari, soprattutto se le difficoltà nei trasporti dovessero prolungarsi. Non sono però disponibili stime precise su quanto potrebbero aumentare i prezzi nei supermercati a causa dell’attuale protesta. Il rischio riguarda anche la riduzione dell’offerta di determinati alimenti freschi. Se le consegne diminuiscono e la disponibilità dei prodotti si restringe, potrebbero verificarsi ulteriori pressioni sui prezzi.

Meloni: “Non posso mettere la mia firma su un Dpcm da quasi un miliardo”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha collegato la crisi dell’autotrasporto alla necessità di individuare risorse economiche per fronteggiare le difficoltà delle imprese. Intervistata telefonicamente dall’Adnkronos, la premier ha annunciato di non voler sottoscrivere il decreto sugli adeguamenti degli stipendi dei magistrati.

“Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Ma in coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia”.

Secondo le stime riportate, per sostenere il settore dell’autotrasporto servirebbero almeno 100 milioni di euro.

Aumenti stipendi magistrati, perché la cifra è così alta

L’aumento degli stipendi ai magistrati nasce da alcune sentenze della giustizia amministrativa che hanno riconosciuto la necessità di rivedere il metodo di calcolo degli adeguamenti retributivi dei magistrati. A differenza di altre categorie professionali, gli stipendi dei magistrati vengono aggiornati periodicamente attraverso un meccanismo previsto dalla legge, che tiene conto dell’andamento delle retribuzioni nel pubblico impiego.

Con il precedente sistema di calcolo erano stati determinati aumenti del 4,85% per il triennio 2018-2020 e del 6,69% per il periodo 2021-2023. Dopo i ricorsi presentati dalle associazioni della magistratura, i nuovi valori sono stati rideterminati rispettivamente al 6,22% e al 12,32%. Secondo le stime circolate, l’applicazione del nuovo metodo comporterebbe per lo Stato una spesa complessiva di circa 979 milioni di euro, comprendendo anche gli arretrati. Le associazioni dei magistrati contestano però le cifre diffuse e ricordano che gli adeguamenti derivano da disposizioni di legge e da sentenze della giustizia amministrativa.

Assegno Unico 2027, in arrivo gli aumenti per l’inflazione: i nuovi importi e le fasce Isee

19 October 2026 at 06:56

L’aggettivo caro, nella sua declinazione economica, continuerà ad accompagnare qualsiasi aspetto della vita degli italiani. Con l’inflazione che continua a erodere la capacità di spesa, si prevedono adeguamenti generali degli stipendi, ma anche delle misure previdenziali legate all’assistenza alla natalità, come l’Assegno Unico.

Si stima una rivalutazione del bonus intorno al 2,9%, con il conseguente adeguamento dei criteri di accesso per nucleo familiare. Le prime erogazioni con i valori aggiornati avverranno a partire dai mesi di febbraio e marzo del prossimo anno.

Rivalutazione Isee e nuovi importi per i figli

L’adeguamento non riguarda solo le somme erogate, ma anche le fasce Isee di riferimento. La soglia per accedere all’importo massimo salirà a circa 17.975,10 euro, rispetto ai 17.468,51 euro del 2026, mentre il limite oltre il quale viene corrisposta la quota minima passerà a oltre 47.933,61 euro. Una misura che risponde alla necessità di venire incontro al ceto medio, che soffre maggiormente la pressione fiscale.

Per un figlio minorenne, l’assegno base potrà raggiungere i 209,70 euro al mese, contro i 203,80 euro attuali, con un incremento di 5,90 euro mensili. Per chi si trova a cavallo tra due scaglioni, il ricalcolo combinato delle tabelle e la nuova soglia Isee potrà generare un beneficio complessivo superiore ai 100 euro su base annua.

Tipologia di quota o maggiorazione Importo 2026 Stima 2027 Aumento mensile
Massimo per figli minorenni (Isee base) 203,80 euro 209,70 euro 5,90 euro
Minimo per figli minorenni (Isee alto) 58,30 euro 60,00 euro 1,70 euro
Massimo figli maggiorenni (18-20 anni) 99,10 euro 102,00 euro 2,90 euro
Maggiorazione dal terzo figlio in poi 99,10 euro 102,00 euro 2,90 euro
Maggiorazione genitore secondo percettore 34,90 euro 35,90 euro 1,00 euro

Qual è l’impatto sulle famiglie numerose

L’effetto dell’adeguamento risulterà più evidente per i nuclei familiari con più figli a carico, che beneficeranno non solo dell’incremento dell’importo base per l’Assegno Unico, ma anche del ricalcolo delle singole quote aggiuntive.

Proviamo a fare due conti. Un nucleo con tre figli minorenni collocato in prima fascia Isee potrà contare su un incremento di 17,70 euro al mese per la quota base, 5,90 euro per ciascun figlio, a cui si aggiungerà l’aumento di 2,90 euro per il terzo nato, che sale da 99,10 a 102 euro mensili.

Complessivamente, per questa tipologia di famiglia l’aumento sarà di 20,60 euro al mese, che si traducono in circa 247 euro in più spalmati nell’arco dell’anno. In ogni caso, bisognerà attendere la pubblicazione delle circolari ufficiali dell’Inps per la conferma dei coefficienti definitivi e il calendario di erogazione dei conguagli.

Vermetal, intervista a Marco e Mauro Salvadori: verniciatura, qualità e innovazione

19 October 2026 at 06:13

Da un’attività familiare avviata nel 1991 a fornitore di alcuni dei marchi più esigenti al mondo: stiamo parlando di Vermetal, l’azienda di Castegnero (in provincia di Vicenza) specializzata in trattamenti superficiali. Un vero e proprio colosso la cui storia è esemplare, ma non priva di sfide.

Oggi, Vermetal è guidata da Marco e Mauro Salvadori, che hanno raccolto l’eredità del padre Carlo dopo la sua scomparsa, nel 1995. Li abbiamo intervistati per farci raccontare la storia, i numeri, le occasioni e complessità di un settore che si gioca sempre più sul filo della qualità e dell’innovazione.

Una storia trentennale, sempre in evoluzione

Vermetal nasce nel 1991, fondata da vostro padre. Cosa significa per voi aver preso in mano l’azienda di famiglia ancora molto giovani, nel 1995?

«È stata una responsabilità arrivata presto e in circostanze difficili, ma anche una spinta enorme a non fermarci. Quando abbiamo iniziato eravamo due persone in tutto. Oggi siamo oltre 250 collaboratori, distribuiti tra la sede storica di Castegnero e lo stabilimento che abbiamo aperto in Romania. Ogni fase di crescita è stata anche un modo per onorare quello che nostro padre aveva avviato, portandolo dove lui aveva immaginato potesse arrivare».

Come si è evoluta l’offerta di Vermetal nel corso degli anni?

«Siamo nati come realtà dedicata alla semplice verniciatura, ma nel tempo abbiamo costantemente aggiornato i nostri processi e ampliato la gamma di lavorazioni. Oggi offriamo verniciatura a polvere e a liquido, smaltatura, ossidazione anodica, sabbiatura, verniciatura per cataforesi, tampografia e serigrafia, stampaggio e verniciatura del carbonio, stampa 3D e prototipazione, lavorazioni meccaniche di precisione, oltre ai servizi di assemblaggio e logistica. L’obiettivo non è solo verniciare un pezzo, ma offrire al cliente una soluzione completa, dalla consulenza tecnica iniziale fino al prodotto pronto per la consegna».

Tra i vostri committenti figurano marchi del calibro di Apple, Ferrari, Rolls-Royce, Lamborghini e il gruppo LVMH. Cosa richiede lavorare con clienti di questo livello?

«Lavorare con realtà così esigenti richiede innanzitutto costanza: non basta un lotto perfetto, serve garantire lo stesso standard su ogni lotto, ogni volta. Per questo abbiamo investito molto su impianti automatizzati di ultima generazione e su un sistema di controllo qualità molto rigoroso, certificato ISO 9001:2015.

Ogni lotto di produzione viene sottoposto a verifiche estetiche, fisiche e chimiche: dal controllo colore in cabina luce standard ai test di resistenza alla corrosione, fino alle determinazioni dinamometriche su campioni che archiviamo per ogni commessa».

Le due sedi e la sostenibilità

Con due sedi produttive e una struttura così ampia, come riuscite a gestire al tempo stesso grandi volumi e piccole produzioni su misura?

«È una delle caratteristiche che ci contraddistingue di più: la nostra struttura è pensata per elaborare e fornire ogni soluzione di finitura superficiale anche per grandi lotti, ma ci consente allo stesso tempo di gestire quantitativi più contenuti senza abbassare gli standard qualitativi.

Vermetal, sede

Operiamo in settori molto diversi tra loro (automotive, moda, sport, design, agricoltura, elettrodomestici, infrastrutture, medicale) e ognuno ha esigenze specifiche che richiedono flessibilità, non solo capacità produttiva».

Quanto conta oggi la sostenibilità nelle scelte dei vostri clienti, e cosa state facendo concretamente su questo fronte?

«È un tema che negli anni è passato da “elemento accessorio” a vero criterio di selezione del fornitore. Da parte nostra utilizziamo impianti di pirolisi che riducono in modo significativo le emissioni durante i processi di verniciatura, e promuoviamo l’uso di vernici all’acqua, che limitano il ricorso ai solventi chimici. Continuiamo inoltre a valutare l’acquisizione di ulteriori certificazioni, come la ISO 45001 per la salute e la sicurezza sul lavoro, perché un ambiente di lavoro sicuro per le persone è la prima condizione per garantire qualità nel tempo».

Il futuro e e l’importanza della consulenza

Guardando ai prossimi anni, qual è l’ambizione di Vermetal?

«Vogliamo consolidare la nostra presenza come punto di riferimento nel settore della verniciatura industriale e delle finiture speciali, continuando a investire in innovazione tecnologica e nella riduzione dell’impatto ambientale dei nostri processi. Negli ultimi quattro anni il nostro fatturato è raddoppiato, arrivando a 25 milioni di euro nel 2023, e siamo convinti che i margini di crescita siano ancora ampiamente da esplorare, soprattutto continuando a posizionarci come partner strategico e non come semplice fornitore.»

Un’ultima domanda: che consiglio dareste a un’azienda che deve scegliere un partner per la finitura superficiale dei propri prodotti?

«Di non guardare solo al prezzo del singolo lotto, ma alla capacità del fornitore di affiancarli davvero nelle scelte tecniche: il materiale giusto, il ciclo di lavorazione più adatto, gli obiettivi estetici e prestazionali del prodotto finito. Siamo consulenti prima ancora che verniciatori: è questo approccio, insieme a oltre 30 anni di esperienza, che ci ha permesso di crescere insieme ai nostri clienti, anche i più esigenti.»

Hai perso reddito durante l’anno, quando conviene aggiornare l’ISEE

19 October 2026 at 06:00

Sta per chiudersi il 2026, ma nel corso dell’anno tante cose possono essere cambiate nel reddito. Lo stipendio potrebbe essere calato, si potrebbe perdere il lavoro o chiudere la partita Iva. In ogni caso l’ISEE potrebbe non essere aggiornato. L’indicatore fatto a inizio anno racconta la situazione economica di due anni fa e questo può penalizzare il beneficiario di un bonus, la riduzione delle rette universitarie per un figlio o portare a un importo più basso di un assegno.

Per far fronte a questo, esiste uno strumento che corregge durante l’anno la propria situazione. Si chiama ISEE corrente. Vediamo come si può chiedere e quando conviene.

Differenza tra Isee ordinario e Isee corrente

All’inizio del 2026 gli italiani hanno ottenuto l’ISEE calcolato sui propri redditi, che fa riferimento a due anni prima, ovvero al 2024. Se nel corso del 2025 o durante il 2026 è cambiata la propria situazione, per esempio una delle persone del nucleo familiare perde il lavoro o chiude la partita Iva o per qualche motivo vede il proprio stipendio ridursi, l’ISEE non è più “veritiero”.

Questo è il paradosso dell’ISEE ordinario, che fotografa una situazione passata che potrebbe non esistere più nel presente. Infatti, l’ISEE ordinario si basa sui redditi del secondo anno precedente alla presentazione della DSU. Nel 2026 significa i redditi del 2024 e il patrimonio al 31 dicembre 2024.

Cos’è l’ISEE corrente e a chi serve

L’ISEE corrente è, quindi, l’aggiornamento sulla base dei redditi e dei trattamenti degli ultimi 12 mesi. Possono richiederlo solo i nuclei familiari che sono già in possesso di un ISEE ordinario valido.

L’ISEE corrente è utile quando redditi e patrimonio peggiorano e quindi si ha la necessità di chiedere prestazioni assistenziali, bonus, sussidi eccetera. Con l’ISEE ordinario questo non accade, perché fa riferimento alla situazione economica migliore.

Chi può richiedere l’ISEE corrente?

Dal 2021 l’ISEE corrente può essere richiesto quando c’è:

  • una variazione dell’attività di lavoro autonomo o dipendente (o di trattamenti assistenziali, previdenziali o indennitari, anche esenti IRPEF);
  • una variazione del reddito complessivo del nucleo familiare superiore al 25%;
  • una diminuzione del patrimonio (mobiliare e/o immobiliare) del nucleo familiare di oltre il 20% rispetto a quello indicato nell’Isee ordinario (di 2 anni prima).

Come si richiede

Per richiedere l’ISEE corrente serve la Dichiarazione Sostitutiva Unica. Il dichiarante infatti può integrare la DSU con una domanda di ISEE corrente. Per farlo va compilato il modulo MS:

  • quadro S1, indicare il codice fiscale (deve essere lo stesso del dichiarante dell’Isee ordinario);
  • quadro S2, indicare i componenti del nucleo familiare per i quali si è registrata una variazione della situazione lavorativa o reddituale;
  • quadro S3, indicare tutti i redditi; solo nel caso di interruzioni di lavoro o riduzione dell’attività lavorativa si possono indicare i redditi percepiti negli ultimi 2 mesi, che saranno moltiplicati per 6;
  • quadro S4, indicare la certificazione della variazione (es: lettera di licenziamento);
  • quadro S5, indicare una variazione di tipo patrimoniale.

Come ha specificato l’Inps nel messaggio 3155 del 21 settembre 2021, l’ISEE corrente aggiornato ha validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo della DSU.

Attenzione: se viene presentata una nuova DSU per modificare i redditi o i patrimoni, dopo un precedente aggiornamento di una sola componente, non sarà più possibile considerarle separatamente e vanno aggiornate entrambe.

Marriott assume laureati senza esperienza per il Voyage Program: requisiti e scadenze

19 October 2026 at 06:00

Marriott International, uno dei principali gruppi dell’ospitalità globale con oltre 10.000 strutture ricettive in 148 Paesi, ha aperto le selezioni in Italia per il Voyage Global Leadership Development Program 2027. L’iniziativa offre a neolaureati e laureandi l’opportunità di avviare una carriera manageriale nel settore alberghiero all’interno di prestigiosi hotel situati in Lombardia, Lazio, Veneto e Toscana.

Il programma si fonda sull’apprendimento diretto sul campo e forma i futuri quadri operativi del gruppo attraverso un percorso di sviluppo intensivo.

Caratteristiche del percorso formativo e retribuzione

Il Voyage Program prevede un impegno a tempo pieno della durata variabile tra 12 e 18 mesi a seconda della sede aziendale e degli obiettivi professionali individuati.

I partecipanti vengono integrati nell’operatività quotidiana degli hotel affiancando la pratica sul campo alla formazione tecnica, con brevi rotazioni nei reparti con affiancamento per aiutare i tirocinanti a sviluppare capacità d’innovazione personale.

La Retribuzione Annua Lorda varia a seconda della struttura di inserimento:

  • la sede del The Westin Palace di Milano offre un trattamento retributivo annuo di 23.892,26 euro;
  • gli alberghi di Roma e di Forte dei Marmi prevedono una retribuzione di 25.316 euro lordi;
  • gli hotel di Venezia riconoscono un compenso che va dai 26.057,92 ai 33.000 euro lordi annui;
  • la struttura Bvlgari Hotel di Milano offre una retribuzione compresa tra 25.000 euro e 33.000 euro lordi.

Aree d’inserimento e requisiti richiesti

Le selezioni per il programma 2027 si articolano su quattro differenti ambiti operativi: Room Operations (gestione camere e accoglienza), Food & Beverage (ristorazione e bar), Culinary (cucina) ed Engineering (manutenzione tecnica e impianti).

Per accedere alle selezioni occorre possedere i seguenti requisiti obbligatori:

  • aver conseguito la laurea triennale o magistrale da marzo 2025 in poi in qualsiasi indirizzo di studio, oppure prevedere di conseguire il titolo entro 12 mesi dalla candidatura;
  • per la sola area Culinary, possedere un Associate degree o titolo terziario equivalente;
  • non è richiesta alcuna esperienza lavorativa antecedente nel settore alberghiero;
  • possedere spiccate capacità analitiche, orientamento alle relazioni, spirito d’iniziativa e autorizzazione al lavoro in Italia.

Per la copertura dei ruoli può essere richiesta la conoscenza fluente della lingua italiana e della lingua inglese.

Dove avvengono gli inserimenti

Le opportunità d’inserimento per il Voyage Program 2027 sono distribuite nelle seguenti strutture e città italiane:

Città Struttura alberghiera Aree di inserimento disponibili
Milano The Westin Palace Milan Room Operations, Food e Beverage
Milano Bvlgari Hotel Milano Room Operations
Roma The Westin Excelsior Rome Food e Beverage
Roma The St. Regis Rome Room Operations
Venezia The St. Regis Venice Room Operations
Venezia JW Marriott Venice Resort e Spa Room Operations
Venezia The Gritti Palace Venice Food e Beverage
Forte dei Marmi Principessa Forte dei Marmi Room Operations, Food e Beverage, Culinary, Engineering

Come ed entro quando candidarsi

Per inoltrare la propria richiesta occorre collegarsi al portale delle carriere del gruppo ed accedere alla sezione dedicata alle selezioni. Dalla pagina principale è possibile selezionare la sede d’interesse e compilare il modulo elettronico allegando il Curriculum Vitae aggiornato.

Le candidature per l’edizione con partenza a marzo 2027 devono essere inviate entro il 1° dicembre 2026. L’iter selettivo comprende un video colloquio, una valutazione manageriale, un primo colloquio con il recruiter e l’intervista finale presso l’hotel.

Altri annunci di lavoro attivi

Le opportunità offerte da Marriott International si inseriscono tra i diversi programmi d’inserimento dedicati ai giovani sul territorio nazionale. Si segnalano anche le selezioni promosse da Poste Italiane per portalettere e sportellisti, i reclutamenti curati da Aruba Group per profili tecnici e di compliance e le offerte di lavoro firmate da Lexroom.ai nel campo dell’intelligenza artificiale.

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