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Più carceri minorili dopo le violenze? La studio: la detenzione può aggravare i problemi, compromette la salute mentale e aumenta il rischio di recidiva

23 October 2026 at 09:30

Il governo vuole ampliare le carceri minorili per rispondere all’ondata di violenze che ha attraversato Milano e altre città italiane. Ma la detenzione degli adolescenti può aggravare i problemi che dovrebbe risolvere, compromettendone la salute mentale e aumentando il rischio di recidiva. È la tesi sostenuta da un gruppo internazionale di medici e ricercatori in un articolo pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health, che mette sotto accusa la svolta repressiva della giustizia minorile europea, con particolare attenzione all’Italia. Dove, tra il 2023 e il 2024, i detenuti negli istituti minorili sono aumentati dell’80% e il consumo di psicofarmaci nelle principali strutture è cresciuto mediamente del 41%. Dopo i disordini dei giorni scorsi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato l’intenzione di aumentare i posti disponibili negli istituti penali per minorenni. “Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti”, ha dichiarato il 22 ottobre a Sky Tg24. Il sistema penitenziario minorile, ha aggiunto, è “in sofferenza”. Per questo il ministero valuta di “ampliare la capienza delle carceri giovanili” e destinare ai minorenni alcuni settori degli istituti per adulti. Il Guardasigilli non esclude in linea teorica neppure di abbassare l’età dell’imputabilità sotto i 14 anni, precisando però che il governo non intende farlo nell’immediato.

Una prospettiva opposta a quella delineata nell’articolo The pathogenic illusion of youth incarceration: a call for abolition medicine in Europe, pubblicato il 10 settembre 2026 e firmato da Nicola Cocco, Emma Plugge, Edoardo Corsi Decenti, Fadi Meroueh, Lara Tavoschi, Michele Umbrello e altri ricercatori. Non si tratta di uno studio sperimentale, ma di un contributo scientifico che richiama dieci pubblicazioni e documenti per sostenere che gli ambienti carcerari sono “intrinsecamente patogeni e strutturalmente incompatibili con uno sviluppo neurologico positivo degli adolescenti”. Gli autori denunciano una tendenza europea a sostituire la protezione dei minori con misure punitive. Citano la Svezia, che ha previsto il trasferimento di quindicenni in strutture gestite dall’amministrazione penitenziaria per adulti, la Francia e l’Italia, dove il decreto Caivano del 2023 ha ampliato il ricorso alla custodia cautelare. Tra il 2023 e il 2024, riferisce la pubblicazione, i detenuti negli istituti minorili sono aumentati dell’80% in Italia, del 50% in Germania e di quasi il 20% in Francia. Il problema, secondo i ricercatori, è che il carcere concentra adolescenti già vulnerabili, spesso con disturbi psichiatrici, dipendenze o precedenti esperienze traumatiche. Sovraffollamento, violenze, isolamento e contenzioni possono aggravare queste condizioni, aumentando il rischio di depressione grave, disturbo post-traumatico da stress e abuso di sostanze. Viene citato il caso dell’istituto minorile Cesare Beccaria di Milano, dove tredici agenti sono stati arrestati per presunti abusi sistematici.

Particolarmente significativo il dato sugli psicofarmaci: nei principali istituti penali minorili italiani, nel 2024, la loro somministrazione è aumentata mediamente del 41%, misurata in dosi giornaliere definite. Gli autori distinguono le terapie necessarie dall’impiego di sedativi per mantenere l’ordine, denunciando il rischio che la sofferenza prodotta dalla detenzione venga trattata farmacologicamente anziché affrontata nelle sue cause. Richiamano anche il suicidio del diciassettenne Danilo Rihai nel carcere minorile di Treviso. Un capitolo riguarda i minori stranieri non accompagnati, esposti in misura sproporzionata alla detenzione anche per la carenza di strutture di accoglienza. I ricercatori criticano inoltre gli accertamenti dell’età fondati su radiografie del polso e dati biometrici, considerati soggetti a elevati margini d’errore. La conclusione mette in discussione l’efficacia stessa della risposta carceraria. “Lungi dal fungere da deterrente”, scrivono gli autori, la detenzione favorisce il coinvolgimento nel sistema penale anche in età adulta, con tassi di recidiva superiori rispetto ai programmi alternativi territoriali. La proposta è quella dell’abolition medicine: trasferire le risorse destinate all’espansione delle carceri verso servizi di salute mentale, istruzione, assistenza sociale e percorsi educativi. Fino a chiedere la chiusura degli istituti penali minorili europei. Perché, concludono i ricercatori, “incarcerare i bambini non è un antidoto ai mali sociali, ma la loro manifestazione più estrema e patogena”.

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Received — 21 October 2026 ⏭ Il Fatto Quotidiano

Mattarella sfida i magnati del tech: “Il controllo dei monopoli è libertà”. E cita Einaudi che li definiva “origine dei mali sociali”

21 October 2026 at 17:45

“Il controllo dei monopoli è libertà”. Sergio Mattarella richiama la battaglia del liberale Luigi Einaudi per lanciare un monito contro la concentrazione del potere economico e le pretese dei grandi magnati delle nuove tecnologie. E indica nell’Unione europea la dimensione indispensabile per raccogliere una sfida che non è soltanto economica, ma anche democratica. In una stagione segnata dall’ascesa dei sovranisti e dalle proteste dei giovani preoccupati per un futuro di diseguaglianze, Mattarella chiarisce la posta in gioco e indica una direzione.

Parlando al Quirinale durante la cerimonia per i Cavalieri del Lavoro, il capo dello Stato denuncia le “pretese neo-monopoliste” e punta il dito, senza il bisogno di fare nomi, contro i “cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”. Con particolare attenzione alle “tecnologie satellitari e l’intelligenza artificiale“, visto “il peso crescente che hanno assunto nella nostra vita quotidiana”. Perché nessuno sottovaluti i pericoli che corriamo, Mattarella si rifà a una battaglia del 1947, quella di Einaudi, futuro presidente della Repubblica, che all’Assemblea Costituente propose di stabilire che la legge non potesse essere “strumento di formazione di monopoli economici; ed ove questi esistano li sottopone a pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta”. Una proposta avanzata, sottolinea Mattarella, “proprio perché liberale“. Nei monopoli Einaudi individuava “l’origine più profonda e vera dei mali sociali”, collegandoli alla disoccupazione e alle disuguaglianze. La Costituzione avrebbe comunque previsto limiti all’iniziativa economica e la possibilità di riservare o trasferire determinate imprese alla proprietà pubblica, ma l’emendamento di Einaudi non entrò nella Carta. Ottant’anni dopo, Sergio Mattarella raccoglie e rilancia quella sfida, per affrontare problemi che i Costituenti non potevano immaginare.

Cos’è un monopolio? Una sola impresa che controlla l’offerta di un prodotto o servizio sul mercato. Ma i rischi ci sono anche se a dominare i mercati sono pochi grandi operatori. Il problema nasce quando la concentrazione del potere limita la concorrenza riuscendo a imporre prezzi e comportamenti. Se poi riguarda infrastrutture indispensabili la concentrazione economica può trasformarsi in potere politico. E se le decisioni private incidono sull’accesso a servizi essenziali, la questione non riguarda più solo l’economia di mercato, ma la capacità delle istituzioni democratiche di governare processi che coinvolgono milioni di persone e una dimensione globale difficile da affrontare con le sole politiche nazionali. Per questo Mattarella dice che “la prospettiva, anche quanto a dimensioni, è quella europea”. L’Europa dispone già di norme antitrust e del Digital Markets Act, quello che impone precisi obblighi alle grandi piattaforme digitali per garantire la concorrenza. Ma la velocità con cui si stanno sviluppando i nuovi mercati tecnologici e il loro valore su quelli finanziari pone sfide inedite. “È la crescente integrazione dell’Unione europea la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati”.

La sfida è concreta. Nelle comunicazioni satellitari, la dipendenza da operatori come Starlink, del gruppo SpaceX di Elon Musk, interroga l’autonomia europea in un settore strategico anche per la sicurezza e la difesa del vecchio continente, come sanno bene gli ucraini che al momento non hanno un’alternativa europea equivalente. L’Ue rincorre anche sul fronte dei semiconduttori e dei servizi cloud. Quanto all’intelligenza artificiale, tutto sembra ruotare intorno agli immensi data center. Infrastrutture costose ed energivore, nelle mani di pochi grandi operatori, per la maggior parte statunitensi. Il controllo di queste tecnologie condizionerà l’accesso al mercato di migliaia di imprese, compreso il piccolo commerciante. In Europa, dunque, la sfida è doppia: impedire che queste posizioni di forza soffochino mercato e concorrenza e liberarsi dalla dipendenza tecnologica verso aziende estere. Sullo sfondo, il rischio denunciato da Mattarella che le “pretese neo-monopoliste” si riflettano “sulle stesse libertà del nostro modello di vita”.

Per questo non basta affidarsi ai controlli delle autorità di Bruxelles. Serve una risposta politica comune ed è qui che il discorso del Capo dello Stato diventa politico: “Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa”, avverte. Un messaggio che parla anche alle nuove generazioni. Il presidente denuncia il malessere, l’insicurezza per il futuro e la fuga dei talenti, mentre richiama le fragilità dell’economia italiana, dai bassi salari alla scarsa produttività. “La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione“, ammonisce. E ricorda che “l’inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo”. Alla cerimonia per i Cavalieri del Lavoro, il filo che lega le parole e le preoccupazioni di Mattarella a quelle di Einaudi è la libertà. Anche quella di lavorare, fare impresa, costruire il proprio futuro senza subire il potere di pochi.

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