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El ‘todo vaquero’ de Pedro Sánchez en ‘La Revuelta’: diseccionamos el polémico atuendo del presidente

23 October 2026 at 12:01

La aparición de Pedro Sánchez en La Revuelta dio anoche a Broncano el récord de su historia, con más de 33% de share de audiencias, y también un par de lecciones básicas de semiótica que no por antiguas dejan de ser interesantes. Frente a la crispación, que el político sonría y se muestre relajado, que incluso haga chistes o se meta en temas en los que nunca veríamos a un presidente, como la vida sexual o una celebración de sus propios memes. Y, confirmando el cliché político de que, en principio, la derecha es más dada al traje y la corbata para mostrar cierto orden de despacho, que Sánchez apareciera con vaqueros pitillo y camisa remangada del mismo material. El full denim (doble vaquero) no es nuevo en él: ha tirado de estilismos parecidos en su visita a La Palma o en otros programas como El Hormiguero, en 2023, donde acudió con una camisa vaquera que, si no era la misma que la de anoche, era exactamente igual. Durante esa misma campaña, eso sí, acudió a Ana Rosa con americana y camisa blanca sin corbata: por aquel entonces El Hormiguero era todavía un programa en el que el invitado venía a divertirse y al de Ana Rosa, no tanto.

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Pedro Sánchez en su entrevista en 'La Revuelta'.

Leire Díez se querella contra el PP por el vídeo con IA que le atribuye "haber contratado a matones" para "quitar" a una juez

23 October 2026 at 10:53
Envía un escrito a la Audiencia Nacional pidiendo la retirada cautelar del vídeo por presuntos delitos de calumnias con publicidad, contra la integridad moral y suplantación de identidad digital Leer

Envía un escrito a la Audiencia Nacional pidiendo la retirada cautelar del vídeo por presuntos delitos de calumnias con publicidad, contra la integridad moral y suplantación de identidad digital

El futuro del programa, las preguntas clásicas, Candela Peña... Cinco momentos de Pedro Sánchez en ‘La revuelta’

23 October 2026 at 10:26

La charla de David Broncano con el presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, en La revuelta este jueves dejó muchos momentos curiosos. El presentador aprovechó para sacar asuntos espinosos como la gestión de Ceuta, el problema de la vivienda, los casos de corrupción en el PSOE o los procesos judiciales en los que están envueltos familiares del presidente. Pero también hubo momentos de esparcimiento, dado el programa de humor y entretenimiento donde se encontraban.

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Pedro Sánchez sostiene uno de sus regalos para David Broncano en 'La revuelta'.

Última hora de la actualidad política, en directo | Pedro Sánchez responde a Feijóo: “Criarse entre mujeres no te hace feminista. Defender sus derechos, sí”

23 October 2026 at 12:56

El líder del PP, Alberto Núñez Feijóo, ha asegurado en una entrevista en Cadena SER que es feminista porque “se ha criado en una casa con más mujeres que hombres”. El presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, le ha contestado con un mensaje en X: “Feijóo es tan feminista que propone cargarse el Ministerio de Igualdad y recortar el derecho de las mujeres a decidir sobre su propio cuerpo. Criarse entre mujeres no te hace feminista. Defender sus derechos, sí”. También el ministro para la Transformación Digital, Óscar López, ha respondido a las declaraciones del líder popular, en este caso sobre el salario mínimo, que los populares proponen negociar con la patronal. “En este país, en los últimos ocho años se ha subido ocho veces el salario mínimo; de las ocho, solo una ha contado con el apoyo de la patronal, es decir, si lo dejáramos en la mano de la patronal, no subiría el salario mínimo”, ha recordado López. El líder popular también ha asegurado en Cadena SER que su objetivo es echar a Pedro Sánchez del Gobierno porque le considera “un personaje tóxico y conflictivo”. Feijóo ha añadido que intentará gobernar aunque el PP no sea la lista más votada y ha confirmado que, si lo necesita, pactará el Gobierno con Vox, como ha hecho en varias comunidades autónomas.

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© Borja Puig de la Bellacasa (EFE)

El presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, anoche en La Revuelta.

Anche in Spagna la sinistra fa fatica a stare insieme: come si stanno organizzando i partiti alleati di Sànchez per il (difficile) voto di novembre

23 October 2026 at 07:04

Il Frente Amplio che prova a riunire la sinistra spagnola alla sinistra dei socialisti, ha perso una delle sue figure più riconoscibili tre giorni dopo la presentazione. Martedì la ministra della Salute Mónica García, medico anestesista e leader di Más Madrid (la forza progressista della capitale), ha annunciato che non sarà candidata alle elezioni del 29 novembre. Il posto di numero due nella lista di Madrid andrà a una compagna di partito, la deputata Tesh Sidi, mentre lei si concentrerà sulle regionali di Madrid di maggio 2027, dove vuole togliere la presidenza della Comunità a Isabel Díaz Ayuso, la leader dei popolari (PP, centrodestra) che governa la regione.

La spiegazione ufficiale è una “profonda riflessione” e la volontà di mettere “il bene comune” prima dell’interesse personale. Il capolista di Madrid Emilio Delgado (vicecapogruppo di Más Madrid nell’Assemblea regionale) ha assicurato che García “starà dove vuole stare” e che avrà il suo sostegno. Perché una scelta così, a poche settimane dal voto? I motivi reali non li ha spiegati nessuno, ma le letture possibili sono due. La prima è che García preferisca preservare il proprio capitale politico per la sfida con Ayuso, evitando di legare il suo nome a un risultato che i sondaggi descrivono molto difficile: Sigma Dos, uno dei principali istituti privati, stima che il cartello perderebbe seggi anche a Madrid rispetto al 2023. La seconda, sostenuta soprattutto dai media di destra come Libertad Digital, è che sia stata scavalcata da Ada Colau, l’ex sindaca di Barcellona, diventata la candidata di tutta la coalizione.

Sabato scorso, in un auditorium all’aperto sulle rive del Manzanares (il fiume di Madrid), il Frente Amplio aveva aperto la sua campagna elettorale. Sul palco sette volti, alle spalle un grande striscione rosso e giallo. Doveva essere la fotografia dell’unità, ma lo scatto più eloquente era quello di chi non c’era. Il giorno prima, scaduti i termini per registrare le coalizioni, l’accordo con Podemos era definitivamente saltato.

Anche in Spagna la sinistra fa fatica a stare insieme: ecco perché

Il Frente Amplio riunisce quattro sigle. C’è Sumar, la piattaforma dell’ex vicepremier Yolanda Díaz, che fino a oggi ha governato con il Psoe (i socialisti del premier Pedro Sánchez). C’è Izquierda Unida, erede dei comunisti spagnoli. C’è Más Madrid, forza ecologista e progressista della capitale, nata in parte da una scissione di Podemos. E ci sono i Comuns, la formazione barcellonese di Ada Colau, oggi leader dell’intera coalizione e capolista a Barcellona.

Dall’altra parte c’è Podemos, il partito nato dagli indignados del 2014 e oggi molto ridimensionato, guidato da Ione Belarra e con Irene Montero, ex ministra dell’Uguaglianza ed eurodeputata, come candidata. Poi c’è Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), la sinistra indipendentista catalana, il cui volto più noto a Madrid è Gabriel Rufián, portavoce del partito al Congresso.

Fu proprio Rufián a lanciare l’idea di un fronte ampio, capace di rimettere insieme ciò che Sumar aveva lasciato in frantumi. Per mesi è stato il principale promotore del progetto, che sulla carta sembrava interessante, soprattutto considerando le frizioni tra i partiti alla sinistra del Psoe. Poi la svolta: lui e Montero hanno aperto un canale diretto tra Erc e i viola. Da lì le trattative con il Frente Amplio non sono più ripartite.

L’argomento più plausibile è che, quando è comparso il nome di Colau, Erc abbia deciso di sbarrare la strada a qualsiasi intesa. Il motivo è una ferita barcellonese. Nel 2019 Esquerra vinse le elezioni comunali con Ernest Maragall, ma Colau fu rieletta sindaca grazie ai voti della destra di Manuel Valls (ex premier francese, candidato a Barcellona), con l’obiettivo dichiarato di impedire agli indipendentisti di governare la città. Per Erc non è mai stata archiviata. Rufián, che parla di una “telenovela nefasta” e ammette il proprio fallimento, ha scelto il suo campo: sarà capolista di Erc in Catalogna, con Podemos come unico alleato. L’intesa è ormai operativa. Podemos non si presenta in Catalogna e sostiene Erc, che inserisce alcuni esponenti viola come indipendenti nelle sue liste. Rufián e Montero faranno campagna insieme in tutta la Spagna: il primo appuntamento è sabato 24 a Barcellona, nel quartiere popolare di Nou Barris, con lo slogan “Casa, Vida, Futur“.

Poche ore prima della scadenza il Frente Amplio ha messo nero su bianco l’ultima proposta: un capolista a Madrid e uno in Catalogna per Podemos, la portavoce al Congresso, risorse divise in modo equo. Diario Red, il media diretto dal fondatore di Podemos Pablo Iglesias, l’ha liquidata come una “trappola“, perché un seggio catalano ai viola avrebbe imposto di rompere con Erc. In cambio Podemos chiedeva a Izquierda Unida di fare un passo indietro nelle province più a rischio, ma i dirigenti territoriali hanno chiuso la porta, come aveva già annunciato il coordinatore Antonio Maíllo: niente accordi a pezzi. Montero e Belarra hanno poi sostenuto che le divergenze erano politiche e non di poltrone, rimproverando al Frente Amplio la vicinanza al Psoe. Un riferimento alla lista comune che le due forze presenteranno al Senato, con il nome “Senado de Progreso“.

Dal palco di Manzanares, Colau ha chiuso la questione: “Se qualcuno non vuole sedersi a un tavolo, non si può obbligarlo”. Poi ha ringraziato le 15 organizzazioni della coalizione e assicurato di aver dato “tutto”. Delgado ha scelto l’ironia: basta drammi, non siamo qui per contarci le ferite.

Perché Podemos non ha voluto l’accordo? La risposta più convincente guarda oltre il 29 novembre. I sondaggi sembrano anticipare un governo di PP e Vox (la destra radicale di Santiago Abascal), e Podemos sembra già posizionarsi sui quattro anni successivi. Presentarsi da sola, con una campagna centrata sulla critica al governo uscente, significa farsi trovare pronta a raccogliere la mobilitazione che un governo di destra produrrà quasi da sé. Il prezzo lo pagherà l’intera sinistra. L’unità si è fatta solo dove esiste un terzo attore forte. Nel País Valencià, storicamente terra di destra, Compromís (la sinistra valenciana), Podemos, Izquierda Unida ed Esquerra Republicana hanno firmato una lista unica, “Compromís-Front Valencià”, a poche ore dal limite. Alle Canarie nasce Unidad del Pueblo Canario, con Podemos; in Aragona, CHA-Frente Amplio, senza Podemos.

Cosa dicono i sondaggi: com’è messa la sinistra

Il Congresso ha 350 seggi e la maggioranza assoluta è a 176. La media degli otto principali sondaggi privati di ottobre dà il Pp al 31,9%, il Psoe al 26,5% e Vox al 18,7%: PP e Vox sommati sono in media a 201 seggi e superano la maggioranza in tutte le rilevazioni. Fa eccezione il Cis, l’istituto statistico pubblico, che a inizio ottobre (prima della rottura tra Frente Amplio e Podemos) vedeva il Psoe al 34%, il Pp al 22,2% e Vox al 17,1%.

Per la sinistra radicale le stime sono più basse di quelle che l’accordo avrebbe potuto produrre. Il Cis attribuisce al Frente Amplio il 6,1% e a Podemos il 3,1%. Sigma Dos per El Mundo lo dà al 7,2%, con 9-10 seggi: tra Frente Amplio, Podemos e alleanza valenciana si arriverebbe a 13 seggi, contro i 31 che Sumar aveva ottenuto nel 2023. Nei vari istituti l’area oscilla tra 5 e 17 seggi.

Programmi e fragilità degli alleati a sinistra di Sànchez

Sommati, Frente Amplio e Podemos metterebbero insieme il 9,2% secondo l’istituto Cis, ma divisi restano entrambi sotto soglia in gran parte delle province. La Spagna non vota in un collegio unico: sono 52 elezioni provinciali, con il sistema d’Hondt (proporzionale, ma che premia chi arriva primo). Nel 2023 il seggio più economico di Sumar costò il 9,6% (a Murcia). Dove il collegio è piccolo l’effetto diventa paradossale: a Girona, Lleida e Tarragona, con 6, 4 e 6 seggi, solo i socialisti o Erc hanno speranze realistiche di ottenerne uno a sinistra. Ogni voto dato al Frente Amplio o a Podemos non produce deputati e finisce per favorire i partiti più forti, destra compresa. E superare il 10% non basta: in Navarra e nell’Araba (Álava, nei Paesi Baschi), con oltre il 12% nel 2023, non è scattato nessun seggio. Una coalizione nata per essere «ampia» si presenta, in questo momento, come una forza di nicchia.

Il discorso del Frente Amplio punta tutto sulla casa. Colau ha ricordato il suo passato da attivista contro gli sfratti e da sindaca, rivendicando più di 1.600 abitazioni espropriate e oltre mille costruite in cessione d’uso, e ha chiesto più coraggio al Psoe. L’ex ministro Ernest Urtasun ha evocato il governo di PP e Vox come una copia del “programma della motosega” di Javier Milei, il presidente argentino. L’ex ministro Pablo Bustinduy ha promesso lo stop agli affitti turistici. A convincere dovrà essere quel 21,8% di ex elettori di Sumar che a inizio ottobre non aveva ancora deciso, mentre sullo sfondo cresce il richiamo del voto utile al Psoe. Con l’addio di García e la campagna parallela di Montero e Rufián, il Frente Amplio ha poco tempo per dimostrare di essere qualcosa di più di una somma di sigle.

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Tranquilas, que pasará

23 October 2026 at 04:30

“No puedo más, te lo juro”. Esta frase o una muy parecida lleva mucho tiempo ahí, instalada y escuchada a diario en el aire que respiramos. Insistimos en que no podemos más con la polarización, la pelea y el ruido; repetiremos y nos repetirán. Como si fueran otros y no nosotros los que pisamos de vez en cuando lo fregado de la vida diaria. Pero tranquilas, que pasará.

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© Comunidad de Madrid (EFE)

Isabel Díaz Ayuso saluda a Javier Milei en las instalaciones del Canal de Isabel II de Madrid.

Repsol frena en los tribunales el pago de más de 270 millones del gravamen que impuso Sánchez a las energéticas

23 October 2026 at 04:15

La batalla jurídica librada por Repsol contra la arquitectura fiscal extraordinaria que el Gobierno adoptó por la crisis energética desatada desde la invasión de Ucrania ha registrado dos victorias clave para la compañía en la Audiencia Nacional. A través de dos resoluciones dictadas por distintas secciones de la Sala de lo Contencioso-Administrativo, la justicia ha suspendido el carácter ejecutivo de las liquidaciones realizadas por la Agencia Tributaria en concepto del Gravamen Temporal Energético de dos ejercicios, cuyo importe acumulado supera los 272,7 millones de euros.

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© ZIPI ARAGON (EFE)

El presidente de Repsol, Antonio Brufau (d) y el consejero delegado, Josu Jon Imaz (i) durante la junta general de accionistas de Repsol en 2026.

Melancolías del sanchismo

22 October 2026 at 23:00
"No me entristece la discrepancia ideológica, sino la impresión de que han renunciado a ciertas exigencias intelectuales que antes compartíamos" Leer

"No me entristece la discrepancia ideológica, sino la impresión de que han renunciado a ciertas exigencias intelectuales que antes compartíamos"

Sánchez con Broncano: sesión de control del buen rollito

23 October 2026 at 12:03

“El presidente del Gobierno, Ricardo [Castella]. ¡Por poco tiempo!”, soltó Broncano con pin de la bandera de España en la solapa cuando presentaba a Sánchez, si bien aclaró que el CIS le daba mayoría absoluta. “Luego dicen que esta televisión es mía. Qué recibimiento, David”.

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© RTVE

Pedro Sánchez, presidente del Gobierno, en 'La Revuelta', con David Broncano.

De las facturas del PSOE a la 'oposición' interna a Feijóo

22 October 2026 at 19:08
La precampaña adquiere un tono surreal entre la selva judicial del socialismo y el desenfreno de Ayuso con Milei Leer

La precampaña adquiere un tono surreal entre la selva judicial del socialismo y el desenfreno de Ayuso con Milei

La Junta Electoral Central avisa a Sánchez de que sus palabras en el último Consejo Europeo están "al límite" de lo aceptable

22 October 2026 at 15:28
El presidente ya fue sancionado con una multa de 2.200 euros antes de las generales del 23-J por publicitar sus propios logros y arremeter contra la oposición desde una tribuna institucional Leer

El presidente ya fue sancionado con una multa de 2.200 euros antes de las generales del 23-J por publicitar sus propios logros y arremeter contra la oposición desde una tribuna institucional

Felipe González cree que Sánchez tiene opciones en los comicios generales “si Milei visita España 15 veces más”

22 October 2026 at 14:33

El expresidente del Gobierno Felipe González ha entrado en la precampaña, pero no para apoyar al PSOE, el partido del que fue secretario general durante 23 años. Preguntado durante un acto en el Círculo Empresarial de Málaga sobre cuál va a ser su preferencia electoral en las elecciones generales del 29 de noviembre, ha justificado por qué va a votar en blanco: “Si me siento representado, voto por alguien que me represente. Si no, voto en blanco. Es un voto positivo, no es una abstención. Explica lo que siento, la carencia de representación”.

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© EPV

El expresidente del Gobierno Felipe González interviene este jueves en el Círculo Empresarial de Málaga.

España e Italia acuerdan poner fin a los controles fronterizos impuestos tras la crisis en Ceuta

22 October 2026 at 09:36
España e Italia levantan los controles fronterizos

Los gobiernos de España e Italia han acordado poner fin a los controles recíprocos en las fronteras interiores que estaban en vigor desde que el Ejecutivo de Georgia Meloni decidió imponer esta medida como respuesta a la crisis en Ceuta por la entrada irregular de miles de migrantes procedentes de Marruecos a finales de julio.

La decisión de no prorrogar los controles fronterizos, "tomada tras un minucioso análisis de la situación", según ha informado el Ministerio del Interior, "irá acompañada de un refuerzo del intercambio de información para garantizar la plena seguridad del espacio común de Schengen".

El acuerdo ha venido precedido de una conversación telefónica mantenida por los ministros del Interior de España e Italia, Fernando Grande-Marlaska y Matteo Piantedosi, programada a raíz de la reunión celebrada al margen del Consejo Europeo entre los presidentes del gobierno de ambos países, Pedro Sánchez y Giorgia Meloni.

Durante la última cumbre de líderes europeos en Bruselas, Sánchez y Meloni acercaron posturas para la supresión de los controles Schengen que Italia introdujo a principios de agosto, días después de la entrada de más de 70.000 personas a la ciudad autónoma.

Ambos jefes de Gobierno encargaron el pasado viernes, 16 de octubre, a sus ministros que materializaran este encargo durante los próximos siete días. Mientras esto ocurría, Italia decidió prorrogar por una semana más los controles en puertos y aeropuertos a los pasajeros procedentes de España, con la correspondiente contramedida aprobada por el Gobierno de Pedro Sánchez para los pasajeros procedentes de Italia.

En respuesta a Italia, el Gobierno español venía de forma periódica prorrogando el restablecimiento temporal de los controles en las fronteras interiores aéreas y marítimas españolas con respecto a los vuelos y enlaces marítimos de pasajeros procedentes de la República Italiana.

Fuentes italianas consultadas por Europa Press explicaron que los ministros del Interior de los dos países iban a trabajar para "valorar juntos medidas de cooperación sustitutivas", mientras que por parte española se precisó que se trabajaría para "proceder a la eliminación" de los controles.

Aunque la reintroducción de controles fronterizos ente Estados miembro es una medida prevista por el Código Schengen, la Comisión Europea siempre ha defendido que debe ser una opción "de último recurso" e instado a los gobiernos a buscar medidas alternativas para reforzar la vigilancia sin suspender la libre circulación.

Entre las medidas sustitutivas que Bruselas ha planteado en el pasado a otros países que mantienen de manera sistemática controles que deberían ser puntuales, como Alemania, Austria o Francia, figuran el refuerzo de la actuación policial conjunta para controles no sistemáticos, el intercambio de información y un mejor uso de la tecnología, por ejemplo con sistemas móviles de identificación biométrica o el seguimiento de vehículos.

Qué oculta la letra de 'Fanático', la canción de Lali Espósito con la que Pedro Sánchez ha respondido al ataque de Milei

22 October 2026 at 09:13
Pedro Sánchez con el lema "zurdas y orgullosas"

Pedro Sánchez ha elegido un mensaje breve, irónico y musical para responder a Javier Milei tras las duras críticas que el presidente argentino le dedicó durante su visita a Madrid. En lugar de entrar en un cruce frontal, el presidente del Gobierno español compartió en X que escuchaba Fanático, el tema de Lali Espósito nacido de su enfrentamiento público con Milei.

La elección no fue casual. La canción, publicada en septiembre de 2024, se ha convertido en un símbolo del choque entre la cantante argentina y el líder de La Libertad Avanza, y su letra juega con la idea de una persona que dice ignorar a otra mientras demuestra una obsesión evidente por ella.

El gesto de Sánchez a Milei

El episodio se produjo este miércoles, 21 de octubre, durante la séptima visita de Milei a España desde que llegó a la Presidencia. En el Nueva Economía Forum de Madrid, el mandatario argentino calificó a Sánchez de "impresentable dictador", "corrupto" y "ladrón", además de pedir a los españoles que "saquen a los socialistas a patadas" del poder.

Poco después, Sánchez publicó una captura de Spotify en la que se veía reproduciendo Fanático. "Aprovechando que voy en el coche, camino de Burgos, para escuchar este temazo argentino. ¡Me encanta!", escribió, en una respuesta cargada de ironía y dirigida a un adversario que conoce perfectamente el significado de la canción.

El gesto llegó después de que el presidente español difundiera un vídeo reivindicando su condición de "zurdo", el término que Milei utiliza de forma despectiva contra la izquierda. Sánchez convirtió el insulto en lema de campaña: "Soy zurdo y a mucha honra".

Aprovechando que voy en el coche, camino de Burgos, para escuchar este temazo argentino.

¡Me encanta!https://t.co/9cSwKtlIyz pic.twitter.com/1hLDty7FUF

— Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) October 21, 2026

El origen del enfrentamiento

La relación entre Lali Espósito y Javier Milei se tensó en agosto de 2023, cuando la artista reaccionó al triunfo del libertario en las elecciones primarias argentinas con un mensaje en X: "Qué peligroso, qué triste". Desde entonces, la cantante denunció una ola de ataques, calumnias y burlas impulsada desde sectores cercanos al entonces candidato.

Milei llegó a llamarla "Lali Depósito", en alusión a supuestos cobros públicos que nunca fueron acreditados, y amplificó críticas y memes contra ella. La cantante explicó posteriormente que se sintió convertida en "el centro del odio" del presidente argentino.

La respuesta de Lali no llegó desde la política, sino desde el pop y el rock. En septiembre de 2024 lanzó Fanático, un adelanto de su álbum No vayas a atender cuando el demonio llama, publicado en abril de 2025. La propia artista confirmó en La Revuelta que el tema estaba inspirado en sus cruces públicos con Milei.

Qué esconde la letra

La canción construye el retrato de un admirador obsesivo que finge no conocer a la artista, pero que la sigue, escucha su música y le dedica una atención desproporcionada. Esa contradicción entre el desprecio declarado y la fijación real es el corazón del mensaje.

Frases como "se compró mi perfume para ponerse mi olor" o "su mayor fantasía es un día ser yo" refuerzan esa lectura. En el videoclip, además, aparece un hombre de patillas prominentes, chaqueta de cuero negra y gestos reconocibles que evocan la imagen pública de Milei, aunque la cantante no lo nombró de forma explícita en la canción.

El estribillo habla de alguien que "viene a buscarme", "se come mis sobras" y "parece mi sombra". La letra convierte así el hostigamiento en material artístico. Lali no responde con una arenga política, sino con una parodia del fanatismo, la envidia y la obsesión.

Un dardo político calculado

Al compartir el tema, Sánchez no solo respondió a los insultos de Milei, también recurrió a un símbolo cultural que el presidente argentino conoce bien. El mensaje sugiere, con sorna, que quien ataca tanto a otro acaba revelando una obsesión con él.

La jugada encaja en la estrategia del PSOE para capitalizar la visita de Milei en plena precampaña hacia las elecciones generales del 29 de noviembre. La sede socialista de Ferraz exhibió una lona de bienvenida a los "zurdos y las zurdas", mientras Sánchez reivindicaba políticas sociales como el aumento del salario mínimo, las pensiones o el derecho al aborto.

El PSOE celebra la 'campaña' de Milei en España: "Nos ha venido Dios a ver", "que se quede un mes"

21 October 2026 at 23:06
El secretario general del PSOE y presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, muestra la camiseta con la leyenda 'Orgullo zurdo' por la visita de Javier Milei a España a su llegada al mitin en Burgos de este 21 de octubre de 2026.

Ya en los últimos días el partido había ido calentando por la banda. Colocando el recordatorio, por si había algún despistado, de que el miércoles 21 de octubre ya estaría el presidente argentino en España. Javier Milei, el león, que así se hace llamar él mismo. El que empuña orgulloso la motosierra de los recortes. Los socialistas ya habían aprovechado los insultos dirigidos a Pedro Sánchez y a su mujer, Begoña Gómez, en mayo de 2024, a las puertas de las europeas, y ya entonces se habían apropiado de uno de sus calificativos hacia la izquierda, los zurdos. Y les fue bien en aquella campaña: se quedaron a solo 4,02 puntos y dos escaños del PP cuando semanas antes la diferencia, según las encuestas, era muchísimo más amplia. Ahora, el objetivo era repetir estrategia. Y, visto cómo discurrían las horas este miércoles, con nuevos insultos a granel contra Sánchez (y la prensa), vídeos con Santiago Abascal y fotos con Isabel Díaz Ayuso, la satisfacción era evidente en el sanedrín del presidente del Gobierno y candidato socialista. "Nos ha venido Dios a ver", convenían varios dirigentes consultados.

Y es que Milei irrumpió directamente en la campaña de las generales del 29 de noviembre. Como un huracán. Y eso que PP y Vox habían buscado un perfil más bajo: Abascal no iba a recibirlo por razones de agenda —tenía actos en A Coruña— y no estaba claro que Ayuso fuera a reunirse con él, aunque el Gobierno argentino había avanzado que sí.

A primera hora de la mañana, Ferraz, en una estrategia calculada, desplegaba una lona con la que daba la "bienvenida" a Milei y lanzaba un vídeo de Sánchez: "Soy zurdo y a mucha honra"

Ferraz buscó adelantarse, provocar la reacción del dirigente libertario. A primera hora de la mañana, desplegó una lona en la fachada de su sede federal, en la calle de Ferraz, 70 de Madrid. Letras gigantes blancas sobre fondo rojo PSOE: "Hola, Milei —con esa segunda i con forma de motosierra en vertical—. Los zurdos y las zurdas te dan la bienvenida a España, el país que más crece de Europa". Un hashtag para buscar la viralización en redes: #ZurdosYOrgullosos. Y un vídeo del propio Sánchez: "Hay quienes creen que nos insultan llamándonos zurdos o zurdas. Pues mirad, os voy a decir una cosa. Si subir las pensiones es ser zurdo, yo soy zurdo". Y si también lo es dar "más tiempo" a padres y madres para estar con sus hijos, o subir el salario mínimo, o defender el derecho al aborto, o combatir la guerra, entonces él es "zurdo". "Así que sí, soy zurdo y a mucha honra". De inmediato, su perfil en redes sociales, también el del PSOE y de varios compañeros, cambió: Zurdos y orgullosos (o Zurdas y orgullosas), en letras blancas sobre fondo rojo. Campaña lanzada.

Milei llama "impresentable dictador" a Pedro Sánchez en su primer acto en Madridhttps://t.co/m6uilja9w8 pic.twitter.com/OGZAqe23eg

— Europa Press TV (@europapress_tv) October 21, 2026

Ferraz calculaba que Milei entraría al trapo. Pero no tanto. El presidente argentino encadenó varios actos y declaraciones desde el desayuno informativo en el Casino de Madrid de la mañana. No paró de dar titulares gruesos. Cuando a la entrada del acto le preguntaron si había visto el recibimiento de los socialistas, contestó con una ristra de adjetivos: "No pierdo el tiempo en estúpidos, incompetentes, zurdos y empobrecedores". Luego, dentro del salón, insultó a Sánchez llamándole "impresentable dictador" y "delincuente ladrón", aconsejó a los electores sacar a los socialistas "a patadas", que para eso España, adujo, es la "cuna del liberalismo". Y se declaró "amigo" de Abascal y de Ayuso, y dijo tener una "excelente relación" con el Rey. De paso, faltó el respeto a una periodista de la SER, Julia Molina, cuando le preguntó si creía que su visita podía incomodar a PP y Vox: "Es una visión de gente corta intelectualmente y de miserables políticos. Quizá vale para tu caso".

El calibre de la andanada fue tan grueso que Exteriores lanzó un comunicado de "enérgica condena a los insultos y calumnias". Es "indigno" que un jefe de Estado de una "nación hermana" visite España y "fomente" aquí la "polarización"

El calibre de la andanada fue tan importante que el Ministerio de Exteriores lanzó un comunicado durísimo en el que expresó su "más enérgica condena ante los insultos y calumnias" dirigidos por Milei a Sánchez, "a España y a los españoles". España, subrayó la nota, "es una nación soberana que no acepta injerencias externas, ni ataques e injurias a su presidente y a sus instituciones elegidas, libre, democrática y soberanamente, ni tolera que nadie enturbie nuestra convivencia pacífica y democrática". Para Exteriores, es "indigno" que un jefe de Estado de una "nación hermana" realice "visitas a nuestro país con el único objetivo de intentar fomentar un clima de polarización y violencia entre españoles y entre naciones hermanas como son la española y la argentina".

Milei se reúne con Ayuso en el cierre de su viaje en el que llamó "dictador" a Pedro Sánchez https://t.co/Y7zmqBWf0y pic.twitter.com/7j1zTRCqC5

— Europa Press TV (@europapress_tv) October 21, 2026

Milei también fue a dar una conferencia en la Universidad Rey Juan Carlos —cientos de estudiantes protestaron con pancartas, cacerolas, silbatos y banderas rojas y palestinas en el campus—; se reunió con el secretario general de Vox, Ignacio Garriga, en la Fundación Disenso; mantuvo un encuentro posterior con Ayuso en su nuevo despacho, "complementario" al de la Puerta del Sol, en las oficinas del Canal de Isabel II, en Chamberí. Una cita de casi dos horas y en la que la presidenta madrileña le recibió con "enorme alegría" y le pidió que acuda a la Cumbre Iberoamericana que se celebrará en Madrid el 3 y el 4 de noviembre, y a la que obviamente ya había sido invitado por el Gobierno de Sánchez. No hubo medios que grabaran el encuentro entre los dos, pero la Comunidad y el PP de Madrid y ella misma sí difundieron imágenes de ambos en la sede del Canal, también dándose un caluroso abrazo. Ayuso ya le había concedido la medalla internacional en junio de 2024 y había viajado a Argentina a principios de 2026, cuando se hizo una foto con una motosierra, la de los recortes, en primer plano.

Nos llaman zurdos, pues lo somos", subraya Bolaños. Y Puente califica de "delirante" el discurso de Milei tras llamar "dictador" a Sánchez: "No hay medicación para tratar lo que padece"

"Nos llaman zurdos, pues lo somos", respondió en un vídeo el ministro de la Presidencia, Justicia y Relaciones con las Cortes, Félix Bolaños. "El discurso es tan delirante que reconoce que cientos de miles de argentinos han huido de las consecuencias del socialismo del siglo XXI en Argentina para refugiarse en la dictadura socialista de Pedro Sánchez. No hay medicación para tratar lo que este señor padece", escribió en X el titular de Transportes, Óscar Puente. Y Sánchez tiró de ironía: contó en la antigua Twitter que, de camino a su mitin de la tarde en Burgos, estaba escuchando un "temazo argentino": Fanático, de Lali, actriz y cantante que se ha convertido en la némesis y gran obsesión de Milei.

"El demonio nos ha venido a ver"

Ferraz sentía que había metido un gol. "Conociéndole, ya sabíamos que iba a entrar al trapo. Pero vamos, que nos ha salido perfecto", comentaban en el cuartel general. "El demonio nos ha venido a ver", reía una integrante del comité electoral. Y otra, de la ejecutiva, lo decía de forma más clásica: "Nos ha venido Dios a ver, sí. Amén".

Claro que nos viene bien. Aunque hay que recordar que para que nos voten los indecisos no basta con señalar lo malos que son los de la derecha. Tenemos que darles más razones", avisan en la cúpula

"Milei siempre supera expectativas. Y Ayuso también. Sin filtro, sin complejos, sin escrúpulos. Claro que nos viene bien. Aunque hay que recordar que para que nos voten los indecisos no basta con señalar lo malos que son los de la derecha. Tenemos que darles más razones", indicaban desde Ferraz, apuntando al paso que se dará dentro de unos días, aunque aún no hay fecha anunciada: la presentación del programa electoral. Emoción y razón. "Nos ha venido de cine, es verdad", sostenía un responsable de Organización de una federación muy potente.

Las motosierras no construyen nada, destruyen. No unen, dividen y fragmentan. No hacen que crezca nuestra economía, la hunden.

Si hay una lección clara de la visita de Milei, es que si gobiernan Feijóo y Abascal, harán con España lo que desgraciadamente Milei está haciendo con… pic.twitter.com/2RbkuyOmXR

— Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) October 21, 2026

Y para otro jefe de un aparato regional, la visita de Milei —ya va por la séptima a España desde que es presidente de Argentina, ninguna con carácter oficial— es otro disparo en el pie que se da la derecha, como el hablar de "sacrificios" o dudar del sistema público de pensiones porque puede "petar": "Se le está haciendo larga la campaña a la derecha. Esto es una cura de realidad de la deriva de la derecha en el mundo: [Donald] Trump, Milei, [Giorgia] Meloni, [Marine] Le Pen, el dúo de Abascal y [Alberto Núñez] Feijóo. La gente, la mayoría social, despertará, esperemos, antes del 29-N. Yo creo que esto sí tiene efecto en nuestros votantes. En la mayoría de la gente con sentido común yo diría que sí". "Esto ayuda, sí, moviliza y da pavor a nuestra base electoral", opina otro veterano. "Maravilla —contesta eufórica una dirigente territorial nada alineada con Ferraz—. ¡Que se quede Milei un mes!".

En Burgos, los asistentes agitan carteles con el lema 'Zurdos y orgullosos'. El presidente se pone la camiseta 'Orgullo zurdo' mientras suena 'People have the power' de la icónica Patti Smith, que este viernes recibe el Princesa de Asturias

En su mitin en Burgos, Sánchez fue recibido con carteles de Zurdos y orgullosos entre los asistentes —1.400, según los datos de la organización—. De la camiseta con el rótulo La fuerza de la gente, el lema de precampaña, se pasó a otra, Orgullo zurdo. Blanca con letras rojas. El presidente se la plantó a su llegada mientras sonaba otro himno, People have the power, de una icónica Patti Smith que lleva varios días en Oviedo porque este viernes, a sus casi 80 años, será galardonada con el Premio Princesa de Asturias de las Artes.

Feijóo y Abascal han invitado a Milei y ahora tienen un problema. Les han dicho que no hablen de recortes hasta el #29N y ahora no saben ni dónde meterse ni dónde meterlo.

¿A quién pretendéis engañar? Sois parte de la misma peña, la de los recortes, tijeretazos y motosierras. pic.twitter.com/b6uohU2WjT

— Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) October 21, 2026

La pizza de Feijóo

Milei "ha venido por aquí y les ha creado un problema a Feijóo y Abascal" con su visita a España en plena precampaña electoral, "le invitaron y ahora no saben qué hacer con él: no saben dónde meterse, ni dónde meterlo", ironizó Sánchez cuando subió al escenario, ya sin la camiseta blanca de Orgullo zurdo pero sí con una chapita de Zurdo en el pecho. Ninguno de los dos líderes de la derecha estuvo con el presidente argentino este miércoles. El jefe del PP se fue a un acto en Sevilla a hablar de vivienda y dejó una frase que fue automáticamente carne de meme para el PSOE: "Hay propietarios con miedo. ¿Por qué? Porque si un okupa entra en tu casa con un papel de haber pedido una pizza, ya nadie le puede sacar hasta dentro de varios años". "Hoy que se habla tanto de pizzas quiero recordar este tuit memorable…", replicó desde X el propio Sánchez, reposteando un mensaje suyo de 2010, cuando no era ni líder del PSOE, muy citado estos años: "Con mis colegas en el restaurante Luna Rossa, comiendo una pizza cojonuda".

¿Pero a quién pretendéis engañar, Santiago y Alberto? ¡Si os tenemos muy calados! Formáis la misma peña, Milei, Feijóo y Abascal, la de los recortes, los tijeretazos y la motosierra", clama

Y Abascal mantuvo una videollamada con el mandatario argentino, dado que no habían podido verse. El líder de Vox, que continuaba viaje por el norte de España, le agradeció su discurso de este miércoles, incluidos los insultos a Sánchez: "Para mí sabes que es un placer. No hay nada más divertido que patear culos zurdos". Abascal contó que la prensa le había preguntado por esos insultos al presidente: no los hay, dijo, se acercan "demasiado a la realidad" y él mismo se ha referido a él como "dictador", "autócrata" y "tirano". "Claro, es un problema de realidad extrema", contestaba Milei entre risotadas. "Le dije ladrón también", continuó ufano. "Todo muy bien dicho", le felicitó el jefe de la ultraderecha española.

Hoy que se habla tanto de pizzas quiero recordar este tuit memorable… https://t.co/KeRHbxynTn

— Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) October 21, 2026

Así que "Feijóo hablando de pizzas y pisos y Abascal diciendo 'hagamos un Zoom', que estoy fuera de Madrid", se burló Sánchez desde Burgos. "¿Pero a quién pretendéis engañar, Santiago y Alberto? ¡Si os tenemos muy calados! Formáis la misma peña, Milei, Feijóo y Abascal, la de los recortes, los tijeretazos y la motosierra. ¡Os vamos a llevar al aserradero!", arengó, pidiendo a los suyos que sientan el "orgullo de ser zurdos". Porque si en Argentina el salario mínimo ha bajado un 40%, en España ha crecido un 66%, y si en el país latinoamericano 11 millones de trabajadores están en la economía sumergida, aquí hay 22,6 millones de afiliados a la Seguridad Social.

Una "victoria que va a resonar en el mundo entero"

Milei, por tanto, servía a Sánchez como el espantajo a agitar, como el referente en el que se mirarían PP y Vox si llegaran al Gobierno. Si ambos logran el poder, avisó, "van a hacer con España lo que Milei está haciendo con Argentina". El dirigente libertario, por tanto, le estaba poniendo las cosas fáciles al presidente y candidato socialista. Bastaba con señalar: "Las motosierras y las tijeras no construyen nada, sino que destruyen", y además "dividen y fragmentan" hasta "hundir la economía", sancionó, para rechazar las "lecciones" que pueda querer dar Milei a España.

Sánchez alerta de que PP y Vox harían en el Gobierno "lo que Milei está haciendo con Argentina". "Las motosierras y las tijeras no construyen nada y hunden la economía", sigue

El líder socialista llamó a los electores progresistas a movilizarse, para que no ocurra aquí lo que sucede en Argentina, para apuntarse "una victoria que va a resonar en el mundo entero", más aún en un contexto de auge de las derechas. El reto, reiteró, es "ganar y seguir gobernando cuatro años más". Sánchez pidió a los suyos no escuchar los cantos de sirena: PP y Vox "juegan a desmovilizar" a la izquierda para luego "recortar" pasado el 29-N. Esa es, dijo, su hoja de ruta, por lo que la tarea de los votantes progresistas es movilizarse, ir a las urnas para "proteger lo logrado".

¡Que me ocupa el despacho... ! 😂 pic.twitter.com/qxkZS3NvTZ

— Santiago Abascal 🇪🇸 (@Santi_ABASCAL) October 21, 2026

Milei opera para los socialistas como un potente acicate, o eso defienden, como un acelerador del voto, por ese "pavor" que sus insultos y sus recortes drásticos pueden infundir en su base de votantes. El miedo como agente electoral. Justo lo que no pretendía remover la derecha al intentar aparcar al presidente argentino en su visita a España. Pero su lenguaje, su sarta de descalificaciones, su encuentro con Ayuso y la videollamada con Abascal no hacían más que volver a situarle en el mapa. A distancia de los comicios, cierto, pero ya algo más cerca. Queda poco más de un mes. "Ha venido Dios a traernos una pizza", remachaban con sorna desde Ferraz. Uniendo Milei y el tique de pizza de Feijóo.

Última hora de la actualidad política, en directo | Sánchez, en ‘La Revuelta’: “Los casos de corrupción en mi partido han sido una decepción doble”

22 October 2026 at 21:54

El presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, es entrevistado este jueves por David Broncano en La Revuelta, de La 1. El líder socialista ha reconocido que el caso Ábalos ha sido uno de los mayores golpes que ha tenido que encarar durante esta legislatura. “Los casos de corrupción en mi partido han sido una decepción doble”, ha respondido a Broncano, quien le había preguntado por los errores más relevantes de su Gobierno. “Crees conocer a la gente y de repente se desvela una cara que te deja helado”, ha añadido en relación con el exministro de Transportes José Luis Ábalos. Mientras tanto, el PSOE ha aceptado repetir un debate cara a cara en la televisión privada y otro a cuatro en RTVE para las próximas elecciones generales, tal y como se hizo antes de los comicios de 2023. Las fechas propuestas son el 16 de noviembre para el cara a cara y el 26 de noviembre para el debate a cuatro, pero el PP insiste en que este se celebre en Atresmedia. Por otro lado, la Junta Electoral Central ha estimado una denuncia del PSOE contra el portavoz oficial del PP y candidato, Borja Sémper, por pedir el voto para su formación en una entrevista radiofónica en Onda Cero entre la convocatoria de elecciones y el inicio de la campaña electoral. Por otra parte, la JEC también ha aceptado parcialmente otra denuncia del PP, en este caso contra el CIS que preside José Félix Tezanos por vulnerar una serie de instrucciones de la propia Junta en relación a estudios y barómetros preelectorales.

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El presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, en el programa 'La Revuelta' de RTVE, este jueves.

Não vos dão casa. Dão-vos uma pátria

22 October 2026 at 13:06

VTM

Aposta na crise habitacional para se manter no poder. Como tantas vezes acontece na história, esta crise ficou condensada num caso, o despejo de Maricarmen, de 87 anos, que morreu duas semanas depois, no hospital, sem chegar a voltar a casa. Tinha sido alcançado um acordo para regressar, pendente apenas da alta médica.

A crise habitacional é para a direita o que a imigração é para a esquerda, o calcanhar de Aquiles que, por razões identitárias e ideológicas específicas, nenhuma das duas consegue fundamentalmente resolver. Apesar de tudo, o desgaste de Sánchez e dos seus aliados é tal que dificilmente algo os poderá salvar, e o PP, aliado ao Vox, vai ficar com o poder. Mas até ao lavar dos cestos é vindima.

Importa, por isso, expor as linhas vermelhas que Santiago Abascal, o espúrio líder do Vox, impõe ao PP (o provável vencedor das eleições) para realizar a coligação que permitirá a sua chegada ao poder. São três: a desregulação da economia, a famosa remigração e a prioridade nacional. Vou dizer-lhes o que penso de cada uma.

A desregulação económica é uma bajulação ao poder económico. Hoje, como no passado, o que se pretende é aliciá-lo para depois o subordinar. Prometem-se cortes de impostos, privatizações e o fim de regulações para depois impor a sua lei. Assim faz Trump, com as tarifas, a golden share na US Steel, a participação no capital da Intel, a pressão sobre escritórios de advogados e universidades ou o uso das empresas de IA como instrumento para dominar e subordinar o resto do mundo.

A remigração é o termo que se apoderou do imaginário de muitos europeus nesta vaga de regeneração identitária, e cuja versão máxima inclui a expulsão de cidadãos de origem estrangeira para, por milagre, tudo resolver. Sobre a prioridade nacional, o que dizer? O nativismo é para a direita radical europeia o que o nacionalismo foi para o fascismo, a sublimação de todos os problemas com uma esmola que preenche a alma. Quem pertence a uma nação histórica e heroica é maior do que ele próprio. Mesmo pobre e em dificuldades, pode sentir-se superior. É a troca do humanismo universal pela pertença à nação. É o salário psicológico da “europitude”.

A crise material entrou na nova política europeia pela via da identidade. Em Espanha, ainda não será o Vox a ganhar, mas sim o PP de Feijóo, um partido da direita tradicional em desconstrução. Na Extremadura e em Aragão já assinou com o Vox a prioridade nacional, ainda que a tente disfarçar de “arraigo”. Em Portugal, segundo as sondagens, a direita radical já disputa o primeiro lugar com o PS. Estamos todos a observar Espanha, porque em breve também nós teremos de decidir. E se o Partido Socialista quer voltar a governar, terá de mudar muito, a começar pela forma como escolhe os seus candidatos à Assembleia da República. Primárias abertas, que entreguem aos eleitores a escolha e voltem a galvanizar quem há muito deixou de se sentir representado.

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Italia e Spagna sospendono i controlli alle frontiere dopo le tensioni per i fatti di Ceuta

22 October 2026 at 11:15

Finirà, dopo quasi tre mesi, lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna iniziato il 1 agosto scorso con la decisione del governo Meloni di sospendere gli accordi di Schengen con la Spagna ripristinando i controlli alle frontiere in risposta al massiccio afflusso di migranti irregolari nell’exclave nordafricana di Ceuta. Al termine di una telefonata tra i ministri dell’Interno dei due Paesi, Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska, che segue l’incontro tra Giorgia Meloni e Pedro Sanchez all’ultimo Consiglio europeo, i due esponenti hanno concordato di mettere fine alle ritorsioni reciproche e di riaprire le frontiere insieme a un potenziamento dello scambio informativo per garantire la piena sicurezza dello spazio comune.

“Il governo spagnolo ha deciso di non prorogare i controlli alle frontiere ripristinati lo scorso mese di agosto per i voli e i collegamenti marittimi provenienti dall’Italia, Paese che anche porrà fine ai suoi”, ha comunicato il ministero dell’Interno iberico in una nota. L’ultima proroga decisa da Madrid scadeva il 22 ottobre e, quindi, è da considerarsi non più in vigore. Così come quella italiana, dato che Roma lo scorso 16 ottobre aveva deciso di prorogare le restrizioni.

La possibilità, come detto, era stata discussa a Bruxelles dalla presidente del Consiglio e dal presidente del governo spagnolo. Prevedeva, da parte dei ministri dell’Interno dei due Paesi, la valutazione di strumenti alternativi di collaborazione in materia di sicurezza e gestione dei flussi migratori alle frontiere.

La crisi era esplosa tra il 30 e il 31 luglio, quando fra le 70mila e le 80mila persone erano entrate a Ceuta. Il primo agosto Roma aveva ripristinati i controlli temporanei sui passeggeri provenienti dalla Spagna invocando i rischi per la sicurezza interna e possibili infiltrazioni terroristiche. Madrid aveva risposto l’8 agosto con verifiche analoghe sui viaggiatori in arrivo dall’Italia, motivandole con la pressione migratoria che interessa il Paese.

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