❌

Normal view

Il woke dopo il woke

1 September 2026 at 17:40

Valerio Savioli

Le dichiarazioni agostane di Alexandra Ocasio-Cortez, icona del neoprogressismo radicale statunitense, rilasciate in un’intervista con ABC News, hanno generato un certo dibattito anche alle nostre latitudini, a dimostrazione dell’interdipendenza politico-ideologica, trasversale anche nello spettro “centrodestra/centrosinistra” istituzionali, che, dal dopoguerra, lega stabilmente le due sponde dell’Atlantico e il modo di intendere l’agire, l’intendere politico e le sue categorie.

Della Cortez (AOC), dalle principali testate e opinionisti nostrani, è stato ripreso esclusivamente questo passaggio: “Woke was crazy”, il woke era follia, ponendo poca attenzione al passaggio immediatamente successivo, nel quale AOC, pur riconoscendo l’impraticabilità odierna di certa retorica, sostiene che molte delle discussioni aperte durante quella stagione siano state “molto produttive” (quite fruitful).

La citazione di AOC ha portato a un gran numero di riflessioni, da destra e sinistra, entusiastiche e pensose, il cui dibattito langue impietosamente in una cornice ben definita.

Da destra viene riproposta una lettura e una conseguente condanna prettamente liberali del fenomeno woke, concentrate principalmente sull’insofferenza, in parte condivisibile, di un fenomeno che ha fatto della censura e della sanzione, anche sociale, una delle proprie inappellabili cifre.

A sinistra si leggono approfondimenti pensosi, tipici delle classiche sedute psicanalitiche collettive proprie delle direzioni nazionali nostrane appena uscite da sonore batoste.

Dimostrazione di come ci si possa sentire smarriti quando dalla centrale operativa d’oltreoceano giungono inaspettatamente nuove coordinate.

Lo abbiamo già accennato: entrambi gli schieramenti soffrono di un vincolo esterno ideologico e culturale il cui perno ruota principalmente intorno ai principi liberali comprensivi degli interessi, da intendersi nell’accezione più ampia, “occidentali” ossia statunitensi.

Rispetto a questo atteggiamento avevamo coniato il termine “geopoliticamente corretto”.

La ricezione italiana, quindi, continua ad essere mediata dal paradigma ideologico e strategico liberal-progressista da una parte e liberal- conservatore dall’altra.

Elaborazioni del lutto col coltello tra i denti per i liberal nostrani e sfregamento di soddisfacimento e rivalsa per i conservatori: al vincitore dell’acerrima contesa il premio di sestante in seconda dell’Occidente.

Un dibattito sconsolante, racchiuso in un perimetro entro il quale è difficile dire se a preoccupare sia più la sterilità del confronto o l’incapacità di avvertire la necessità di produrre un punto di vista autenticamente afferente agli interessi europei e italiani.

Occorre quindi uscire, il più rapidamente possibile, da questo recinto per osservare quello che sta accadendo nella politica statunitense.

La battuta di AOC, tra l’altro attribuita al consigliere comunale newyorchese e figura di primo piano di Black Lives Matter Chi Ajani Ossé, più che intonare il de profundis di una stagione politica, pare piuttosto segnalare la mutazione e il conseguente riposizionamento iniziati già da tempo nella sinistra americana.

E la mutazione è per definizione un cambiamento in atto, una trasformazione, un passaggio da uno stato (Woke 1.0) a un altro (Woke 2.0? / New Left 2.0?).

Una trasformazione che non consiste tanto nell’abbandono delle istanze progressiste maturate nell’ultimo quindicennio, quanto nella loro progressiva subordinazione a un linguaggio politico tornato a ruotare attorno alla questione sociale.

Non è una resa ma una strategia che dimostra la vitalità tipica di un organismo vivo e il pragmatismo di una prospettiva politicamente sfruttabile, anche in considerazione della situazione socioeconomica degli Stati Uniti e dell’oggettiva difficoltà del partito Repubblicano.

A che cosa dobbiamo, di grazia, gli articoli scritti al ritmo dei nostrani cin-cin conservatori-liberali (con la i)?

Proviamo ad arretrare almeno fino al 2016.

Altro mondo, qualcuno dirà. Si noti, però, che, ai tempi, a riportare al centro della politica democratica un vocabolario appartenente ad un altro mondo ancora fu Bernie Sanders: classe, sanità (possibilmente universale), salari (infarciti di divario di genere) ruolo dei sindacati e indebitamento delle famiglie americane.

Un conflitto abilmente presentato principalmente in termini verticali: da una parte una minoranza estremamente ricca (gli happy few, i pochi felici), capace di esercitare un’influenza determinante sulle istituzioni; dall’altra il resto degli statunitensi obbligato a vivere alla giornata.

La sinistra americana di oggi che parla di “oligarchi” pesca a piene mani in quella stagione.

Proprio AOC nacque in questo brodo culturale e quindi politico. La sua affermazione nel 2018, con la sorprendente vittoria nelle primarie democratiche contro Joe Crowley, uno degli uomini più potenti dell’apparato del partito Dem, rappresentò una delle prime manifestazioni della capacità del sandersismo di provare a produrre una propria classe politica.

Fu però negli anni immediatamente successivi che quel populismo economico venne a intrecciarsi sempre più strettamente con un secondo movimento, proveniente in larga parte dalle università, dall’attivismo digitale e dai nuovi movimenti identitari.

Quest’ultimo uno strumento di rara efficacia, già portatore delle principali istanze culturali e politiche del cosiddetto Politicamente Corretto e della sua deriva, razziale e intersezionale, nota come woke.

La morte di George Floyd segnò l’apogeo di quella stagione, l’ascesa di Black Lives Matter, le cui rivolte e istanze si erano già manifestate durante la presidenza obamiana, sebbene tenute in disparte dal comparto mediatico progressista, solerte invece nell’ingigantirlo in occasione della prima amministrazione trumpiana.

In quell’epoca fece la sua comparsa anche la parola d’ordine defund the police (togliamo i fondi alla polizia), l’espansione delle categorie intersezionali, le politiche DEI (diversity, equity, inclusion) e una crescente attenzione normativa al linguaggio, che costituirono, con forza e impatto, i riferimenti principali del movimento woke.

Era l’acme della mutazione del conflitto sociale: il politicamente corretto inteso come fusione di istanze progressiste figlie, in buona parte, della Scuola di Francoforte, entusiasticamente sostenute dall’ultima evoluzione del capitalismo finanziario.

A mutare, infatti, per le istanze progressiste, fu la gerarchia delle questioni e, soprattutto, la loro percezione pubblica: una crisi del tradizionale soggetto di classe che, in particolare in Herbert Marcuse, condusse a rivolgere crescente attenzione verso soggetti marginali, minoranze e nuove forme di opposizione sociale.

Dall’homo consumens, in cui si poteva comunque rintracciare ancora un afflato di qualsivoglia appartenenza e identità, all’Uomo Residuo le cui fondamenta, esistenziali e ontologiche, dovevano e devono vertere sulla fluidità intesa come fluidificante di un sistema, finanziario e quindi politico, che non tollera più sassolini nell’ingranaggio: la decostruzione delle appartenenze si è dimostrata efficacemente funzionale alla forma contemporanea del capitalismo finanziario.

Fu quella la stagione nella quale il woke, salendo di livello, cessò di essere “soltanto” un fenomeno circoscritto all’attivismo e penetrò profondamente nel linguaggio delle grandi imprese, delle università, dell’industria culturale, dell’informazione e di parti considerevoli dell’apparato pubblico.

Ed è proprio per questa ragione che sarebbe superficiale confondere l’attuale ridimensionamento della sua retorica con la scomparsa degli effetti prodotti durante quella fase.

Inoltre, il Partito Democratico, a seguito della sconfitta del 2024, fu testimone di una crisi di rappresentanza: continuava a rafforzarsi nell’America urbana e istruita, mentre perdeva terreno tra gli elettori privi di laurea e in ampi segmenti della classe lavoratrice.

Tornare a parlare di salari, sanità, casa e concentrazione della ricchezza diventava quindi non soltanto coerente con la tradizione sandersiana, ma politicamente necessario. È in questo contesto che deve essere letto il successivo riavvicinamento alla questione sociale.

Nel 2025 Sanders lanciò il suo Fighting Oligarchy Tour, al quale Ocasio-Cortez partecipò assumendo progressivamente un ruolo di primo piano.

Il dato interessante, per l’analisi che si dovrebbe fare oggi, non riguardava soltanto i temi economici affrontati, peraltro perfettamente coerenti con la tradizione sandersiana, ma il tentativo esplicito di allargare il perimetro della coalizione progressista.

Fu proprio in uno di quei comizi che AOC si rivolse anche a coloro che avevano votato diversamente, a chi non conosceva “le parole giuste” da utilizzare e persino a chi dissentiva da lei su alcune questioni.

Il discrimine diventava la disponibilità a combattere per altri americani e contro la concentrazione del potere economico, sullo sfondo di una nazione sempre più fratturata al suo interno, incapace di riconoscersi e soprattutto di definirsi: per ironia della sorte, proprio quelli che ora cercano di riposizionare strategicamente il messaggio politico, hanno pesantemente contribuito a quella crisi di identità che così tanto lacera, dall’interno, la nazione americana, sempre più oggetto di una fondamentale domanda: America chi sei?

È proprio su questa frattura che Donald Trump e l’universo politico (e di apparati), culturale ed economico raccoltosi attorno al suo ritorno alla Casa Bianca hanno costruito una parte consistente della propria forza.

Al di là del risultato elettorale contingente, il trumpismo ha saputo intercettare il bisogno, ormai esplicito, di ricomporre una nazione sempre meno capace di riconoscersi e un impero costretto a fare i conti con i limiti della propria sovraestensione, sognando di ribaltare il tavolo delle guerre culturali in patria, proponendo, a loro volta, un Woke a trazione conservatrice: si pensi solo allo psicodramma sull’antisemitismo, combattuto anche – e non è un caso – nei più prestigiosi contesti universitari statunitensi.

Comunque, l’intento trumpiano di un Woke a trazione conservatrice è, al momento, fallito.

Se all’apparato liberal-progressista può essere imputata una parte rilevante della disgregazione culturale culminata nella stagione Woke, il mondo conservatore americano non può dichiararsi estraneo ai processi economici e geopolitici che hanno contribuito alla medesima crisi: dalla globalizzazione alla deindustrializzazione, dalla finanziarizzazione dell’economia alla proiezione imperiale perseguita per decenni da amministrazioni repubblicane e democratiche.

Due percorsi apparentemente opposti che hanno finito per concorrere, ciascuno a proprio modo, all’indebolimento delle appartenenze, delle sicurezze materiali e della stessa capacità degli Stati Uniti di darsi una definizione condivisa.

Tornando ad AOC, il suo passaggio è tutt’altro che secondario. Non siamo di fronte a una sinistra divenuta improvvisamente conservatrice né, tantomeno, a un’abdicazione rispetto alle battaglie identitarie degli anni precedenti. Stiamo assistendo piuttosto a un mutamento della loro funzione politica.

Ciò che fino a pochi anni fa costituiva uno dei principali strumenti di mobilitazione sembra progressivamente retrocedere sullo sfondo, mentre in primo piano tornano il salario, la casa, la sanità, il costo della vita, il potere dei monopoli e la concentrazione della ricchezza.

L’esperimento di Zohran Mamdani a New York, asceso al successo grazie all’affordability (sostenibilità e convenienza) e poi, probabilmente solo come inevitabile esito, alle tematiche afferenti alle guerre culturali di matrice woke, rappresenta probabilmente la manifestazione più compiuta di questa nuova fase, in cui Democratic Socialist of America, organizzazione socialista democratica che opera prevalentemente nello spazio elettorale del Partito Dem, tenta l’OPA sul partito Democratico.

Che si tratti di comunicazione strumentale o meno lo vedremo in futuro, certo è che nel giugno scorso il Rent Guidelines Board di New York (consiglio di regolazione degli affitti) ha approvato il congelamento dei canoni di locazione per circa un milione di appartamenti regolamentati, trasformando una delle principali promesse della campagna di Mamdani in una misura immediatamente percepibile da una parte consistente della popolazione cittadina.

Ma sarebbe riduttivo leggere Mamdani esclusivamente come il prodotto del ritorno della questione sociale. La sua affermazione intercetta anche un’altra trasformazione, forse altrettanto profonda, in corso nella società americana: la già menzionata progressiva erosione, soprattutto tra le generazioni più giovani e nell’elettorato democratico, dello storico consenso bipartisan intorno al sostegno a Israele (tema già affrontato in campagna elettorale).

Mentre sul woke la nuova sinistra sembra arretrare rispetto alla propria avanguardia culturale, su Israele potrebbe essere l’opinione pubblica – soprattutto giovane – ad avvicinarsi alle posizioni che fino a ieri appartenevano all’avanguardia.

È doveroso menzionare Abdul El-Sayed che il 4 agosto scorso ha vinto la candidatura democratica per il Senato in Michigan con un’agenda fortemente incentrata su quello che potremmo definire un populismo economico di sinistra.

Lo stesso El-Sayed nel 2020 si diceva favorevole al defund the police, mentre oggi ha preso le distanze da quelle posizioni, rinnegando di averlo chiesto, nonostante le ampie evidenze mediatiche disponibili.

Anche Democratic Socialists of America (DSA) ha ormai fornito una sistemazione programmatica esplicita a questo orientamento. Il suo nuovo programma nazionale porta un titolo difficilmente equivocabile: Workers Deserve More (i lavoratori meritano di più) in un contesto in cui la società americana viene descritta attraverso il conflitto tra una classe lavoratrice privata del controllo sulla propria vita economica e una “billionaire class” capace di orientare politica e istituzioni.

Ed è qui che l’interpretazione della presunta morte del woke comincia a mostrare tutti i propri limiti. Nello stesso programma continuano infatti a trovare spazio molte delle istanze che ne avevano caratterizzato la precedente stagione: dalle politiche relative all’identità di genere alla critica radicale del sistema carcerario e di polizia, dal Green New Deal alle riparazioni razziali fino al femminismo socialista.

Non vi è, dunque, alcuna evidenza di una conversione culturale. A essere cambiata, come detto, sembra piuttosto la gerarchia. Ed è un cambiamento strategico. Il progressismo identitario non viene necessariamente rinnegato: viene ricollocato.

La questione sociale torna a essere lo strumento attraverso il quale costruire una maggioranza; quella culturale può sopravvivere come parte di un patrimonio ideologico ormai acquisito, senza essere costretta a occupare quotidianamente il centro della scena.

Se così fosse, la domanda da rivolgere ad AOC non sarebbe allora se il woke sia morto. Un paradigma culturale non cessa necessariamente di operare nel momento in cui perde la capacità, o la convenienza, di presentarsi come strumento di mobilitazione politica.

Può accadere l’opposto: che alcune delle categorie introdotte e metabolizzate durante la sua fase espansiva siano penetrate abbastanza profondamente nel linguaggio, nelle istituzioni e nel costume da non avere più bisogno di essere continuamente proclamate ma solamente governate, gestite, solo in parte quindi ridimensionate.

Ciò che ieri necessitava della militanza può oggi sopravvivere nella (nuova) normalità, rispetto alla quale il timoniere pretende di restare lo stesso.

Se il fenomeno woke viene osservato soltanto attraverso le sue manifestazioni più caricaturali e oggettivamente deliranti – il lessico, la censura, le quote, i pronomi, le liturgie identitarie – la loro progressiva marginalizzazione può facilmente essere scambiata per una restaurazione, concentrarsi sugli esiti, spesso (ma non sempre) infausti degli eccessi portati, ad esempio sul grande schermo, godendo dei tonfi economici di certe produzioni hollywoodiane al grido di “Go woke get broke!” (diventa woke e fallisci!) proponendo, come alternativa, soluzioni pensate proprio nelle cucine d’oltreoceano porta solo al reiterarsi delle stesse condizioni di subalternità.

Ma se si considera invece tutto questo come parte di una trasformazione più profonda della concezione dell’uomo, delle appartenenze e del limite, il compimento dello sradicamento di qualsiasi istanza e sostanza afferente alla civiltà europea, la questione cambia radicalmente.

L’Uomo Residuo non coincide infatti con il militante woke: è semmai l’uomo che resta quando la dissoluzione delle appartenenze tradizionali è divenuta condizione ordinaria dell’esistenza.

E non c’è (centro)destra o (centro)sinistra che tenga.

L'articolo Il woke dopo il woke proviene da Blondet & Friends.

Mansões, carros de luxo, viagens: a vida de Eduardo Bolsonaro e Figueiredo nos EUA

31 August 2026 at 08:00

Mansões, carros de luxo, viagens, restaurantes caros. Enquanto fazem lobby para tentar enfraquecer o governo brasileiro e o Supremo Tribunal Federal (STF) junto ao governo de Donald Trump, o ex-deputado federal Eduardo Bolsonaro e o influenciador Paulo Figueiredo mantêm um alto padrão de vida nos Estados Unidos (EUA).

Ambos já afirmaram enfrentar dificuldades financeiras devido ao que chamam de “perseguição política”. No entanto, um levantamento da Agência Pública e do ICL Notícias revela um cenário diferente. Além de viverem em casas milionárias, no último ano os dois adquiriram carros caros, têm frequentado restaurantes sofisticados, mantêm os filhos em escolas particulares e acumularam uma extensa agenda de viagens.

Eduardo Bolsonaro e Paulo Figueiredo foram centrais na articulação para impor tarifas contra o Brasil e retaliações contra ministros do Supremo. Desde 2025, eles participaram de dezenas de reuniões com deputados republicanos e membros do governo dos EUA pedindo intervenções em resposta à condenação do ex-presidente Jair Bolsonaro por tentativa de golpe de Estado em 8 de janeiro de 2023.

Em maio de 2025, três meses após se mudar para o Texas e anunciar que viveria uma espécie de “autoexílio”, Eduardo Bolsonaro comprou um carro novo. Não exatamente um modelo econômico para atravessar tempos difíceis. Ele adquiriu um GMC Acadia Elevation 2025 preto, um SUV de três fileiras de assentos, avaliado em cerca de 43,8 mil dólares nos EUA, o que equivale a aproximadamente R$ 226 mil.

Os registros de gastos associados à família Bolsonaro nos EUA mostram que, desde a mudança para o país, em fevereiro do ano passado, o padrão de vida não parece ter encolhido, nem mesmo após o STF determinar o bloqueio dos bens de Eduardo Bolsonaro e de sua esposa, Heloísa Bolsonaro, em julho de 2025. Eduardo ainda perdeu o salário que recebia como deputado federal em dezembro, quando seu mandato foi cassado por faltas, e, desde 2015, não recebe salário como escrivão da PF, de onde a corporação recomendou sua demissão por abandono do cargo.

Ao chegar aos EUA, o ex-deputado escolheu Arlington, no Texas, onde já havia mantido uma empresa entre 2023 e 2024. A residência alugada estava longe de ter as dimensões de um refúgio improvisado. Tinha pouco mais de 300 metros quadrados, quatro quartos e quatro banheiros, com valor de mercado estimado em 707,7 mil dólares (cerca de R$ 3,6 milhões). O valor da locação anunciado em sites imobiliários, quando eles alugaram a casa, era de 4,5 mil dólares,  aproximadamente R$ 23,3 mil na cotação atual.

Em maio de 2025, Jair Bolsonaro chegou a transferir R$ 2 milhões ao filho. “Botei dinheiro na mão dele, dinheiro limpo, legal, Pix”, afirmou o ex-presidente.

Dias depois, Eduardo chegou a reclamar para o pai, em mensagens trocadas por Whatsapp, que estava “se fodendo” nos EUA. Ao reclamar de uma entrevista em que Jair dizia que o filho era imaturo, Eduardo reclamou que, ao jogar ele para baixo, o ex-presidente o estaria condenando a passar o “resto da vida nessa porra aqui”. “VTNC seu ingrato do caralho!”, escreveu.

A situação parece ter melhorado desde então. Pouco mais de um ano depois, em maio de 2026, a família trocou Arlington por um endereço ainda mais valorizado, em Southlake, uma das cidades mais ricas do Texas, onde a renda familiar média é de 250 mil dólares – três vezes maior do que em Arlington, por exemplo. Eduardo, a esposa e os dois filhos moram atualmente em uma casa que oferece “uma vida de resort”, conforme revelou o The Intercept Brasil.

Avaliada em 1,22 milhão de dólares, cerca de R$ 6 milhões, a mansão foi anunciada para aluguel por aproximadamente 5,9 mil dólares (em torno de R$ 30 mil mensais), segundo anúncios imobiliários que permaneceram ativos até fevereiro deste ano. O imóvel tem 424 metros quadrados de área construída, em um terreno de 1.366 metros quadrados, quatro quartos e piscina, além de acesso a um clube com quadras de tênis e a uma lagoa.

A filha mais velha do casal Bolsonaro, de cinco anos, foi matriculada numa escola cristã a cerca de 15 minutos de casa, com custo anual de 18 mil dólares (R$ 93,4 mil), conforme divulgado no site da escola.

Eduardo nega ter usado parte da verba do filme Dark Horse para custear sua vida nos EUA. O filme foi financiado com cerca de R$ 61 milhões do banqueiro Daniel Vorcaro, por meio do Fundo Havengate. O negócio veio à tona após reportagem do Intercept Brasil. Conforme revelou o portal, Flávio Bolsonaro chegou a pedir o dobro desse valor ao banqueiro, hoje preso por gestão fraudulenta e estelionato, lavagem de dinheiro, corrupção de servidores públicos, organização criminosa e obstrução da Justiça.

“A história de que recebi dinheiro do fundo de investimento não se sustenta e é tosca”, afirmou Eduardo em suas redes sociais. “No meu processo migratório, expliquei às autoridades americanas toda a origem dos meus recursos e não tive qualquer problema”, disse.

Procurado pela reportagem, Eduardo não respondeu como financia seu padrão de vida nos Estados Unidos.

Em outras ocasiões, ele afirmou que se mantém com “renda passiva” e já disse também que recebe dinheiro por meio de cursos que ministra – os cerca de  50 mil dólares que ele disse ter investido no filme Dark Horse, por exemplo, teriam esta origem.

20 viagens em 18 meses

Chama a atenção o volume de dinheiro que Eduardo Bolsonaro vem gastando com viagens dentro e fora dos EUA. Desde fevereiro do ano passado, o ex-deputado federal viajou ao menos 20 vezes, entre compromissos políticos e passeios turísticos.

Para comemorar o primeiro aniversário de Heloísa Bolsonaro após a mudança para os EUA, a família foi para a Disney em junho de 2025. Cinco meses depois, em dezembro, Eduardo Bolsonaro esteve na cidade de Park City, em Utah, destino nas montanhas conhecido internacionalmente por suas estações de esqui. A passagem ocorreu justamente no início da alta temporada de neve na região.

Já em fevereiro deste ano, Eduardo viajou para West Palm Beach, na Flórida, onde o custo diário de acomodação pode ser superior a R$ 1.000. Dali, ele participou do Latin Gala em Mar A Lago, o resort de Trump. Na festa para a comunidade Latina, ele premiou Fernando Cerimedo, marketeiro político responsável por mentiras sobre as urnas brasileiras que está preso na Bolívia por tentativa de assassinar a namorada.

Durante a Copa do Mundo, ele  foi a Miami assistir à partida entre Brasil e Escócia, que ocorreu no dia 24 de junho. Ele ficou hospedado em um hotel de luxo, que cobra diárias de R$ 16 mil e chega a oferecer pacotes de experiência avaliados em um milhão de dólares, conforme revelou a Revista Fórum.

Mas a maior parte dos deslocamentos do ex-deputado, desde que se mudou para os EUA, está ligada à sua atuação política. Ao lado de Paulo Figueiredo, Eduardo tem se mobilizado para pressionar o governo norte-americano a impor sanções ao Brasil e a ministros do STF. Juntos, os dois estiveram pelo menos sete vezes em Washington e fizeram outras três viagens a Mar-a-Lago, na Flórida. Paulo frequenta o resort desde 2019 e parece manter sua primeira impressão: “simplesmente lindo!”

Em meados de maio, Eduardo hospedou-se, junto com Paulo, no histórico hotel Willard Intercontinental Washington, quando se reuniram com Trump na Casa Branca. Eduardo e sua turma alugaram os quartos, que têm preço inicial a partir de R$ 1,5 mil  por noite, mas podem chegar a custar R$ 50 mil por diária. Eles chegaram a receber, no hotel, a visita de Darren Beattie, assessor sênior de política para o Brasil no Departamento de Estado.

A agenda de Eduardo Bolsonaro e Paulo Figueiredo também cruzou as fronteiras norte-americanas, com pelo menos três viagens ao Oriente Médio.

“Pra quem surfa, sabe que isso aqui é o que há de melhor no mundo.” Com uma prancha debaixo do braço, Eduardo Bolsonaro aparece diante da maior piscina de ondas artificiais do mundo, em Abu Dhabi. No vídeo, publicado em 8 de fevereiro, ele também demonstra suas habilidades ao longo de uma sequência de manobras. As imagens foram gravadas no Surf Abu Dhabi, na ilha de Hudayriyat, onde uma sessão de 45 minutos para surfistas de nível intermediário e avançado custa 1,8 mil dirhams dos Emirados Árabes Unidos (AED) $ 953 — cerca de R$ 2,5 mil.

Na ocasião, Eduardo viajava pelo Oriente Médio ao lado do irmão, o senador e então pré-candidato à presidência Flávio Bolsonaro, e de Paulo Figueiredo. O trio divulgou encontros com autoridades no Bahrein e nos Emirados Árabes Unidos como parte de sua agenda política na região. Mas, entre um compromisso e outro, as redes sociais também registraram momentos de lazer.

Figueiredo, por exemplo, compartilhou avaliações de restaurantes em Dubai, como o CZN Burak Dubai, especializado em culinária turca, onde comeu um dos melhores kebabs da sua vida, além de um ensopado de camarão apimentado. “Divino”, “sobremesa perfeita” estão entre os elogios feitos à casa, cujo preço estimado por pessoa é de R$ 140 a R$ 210. Ele também visitou o Clay Dubai, na marina da cidade, onde se paga entre R$ 560 e R$ 630 por pessoa. “Este lugar não é apenas LINDO, mas tudo o que comemos estava delicioso”, escreveu. Em um restaurante de comida japonesa, reclamou de ter comido um sushi de abacate com salmão por 45 dólares. “ATENÇÃO! Este lugar é uma armadilha para turistas!”, escreveu.

Procurado pela reportagem, Paulo Figueiredo dirigiu ironias e agressões contra a Agência Pública antes de afirmar: “Eu me financio através das minhas empresas e não devo satisfação a ninguém”.

Em intervalo de 6 meses, Figueiredo comprou mansão de R$ 6,1 milhões e Cybertruck da Tesla

Os registros levantados pela reportagem indicam que Paulo Figueiredo também elevou seu padrão de vida no último ano. Em novembro de 2025, conforme revelaram a Agência Pública e o ICL Notícias, o influenciador comprou por 1,2 milhão de dólares — cerca de R$ 6,1 milhões — uma mansão em Clermont, na Flórida. Para fechar o negócio, contratou um financiamento imobiliário de 1 milhão de dólares.

A propriedade fica em um terreno de 17,5 mil metros quadrados, o equivalente a cerca de dois campos e meio de futebol, e tem 515 metros quadrados de área construída. São dois andares, seis quartos e cinco banheiros, além de salas de estar e de jantar, cozinha gourmet e sala de jogos. Do lado de fora, há piscina de água salgada, jacuzzi para 12 pessoas, varanda, lareira e até uma casa na árvore.

Seis meses depois, em maio de 2026, Figueiredo ampliou a garagem com um Cybertruck 2026, da Tesla, montadora de Elon Musk. O veículo tem valor de mercado estimado em 83 mil dólares, o que equivale a R$ 427,9 mil. O influenciador também possui, desde 2024, uma BMW Série 6 de 2004, hoje avaliada em cerca de 9 mil dólares (aproximadamente R$ 51 mil).

A compra da mansão ocorreu apenas um mês depois de Figueiredo informar à Justiça dos Estados Unidos que não tinha recursos para contratar um advogado para representar sua empresa, a International Treasure Group, condenada à revelia. A ação contra a companhia faz parte de um processo de falência que visa recuperar transferências supostamente vinculadas ao esquema de fraude atribuído ao magnata chinês Miles Guo.

A International Treasure Group entrou no processo após receber 140 mil dólares — cerca de R$ 670 mil — por serviços prestados à rede social Gettr entre agosto de 2021 e abril de 2022, segundo a defesa de Figueiredo. Fundada pelo ex-assessor de Donald Trump, Jason Miller, a plataforma tinha Guo como financiador oculto.

A mansão em Clermont não é o único imóvel de Figueiredo na Flórida. Ele também possui uma casa em Weston, colocada à venda em junho deste ano por 1,09 milhão de dólares — cerca de R$ 5,5 milhões —, segundo sites imobiliários americanos. Desde 2016, a propriedade estava registrada em nome da Olive-Fig Tree Real Properties LLC, empresa que também pertence ao influenciador.

Em outubro de 2025, porém, o imóvel de Weston foi transferido para o nome de Figueiredo, segundo documentos do estado da Flórida. No mês seguinte, ele adquiriu a mansão de Clermont.

As movimentações contrastam com declarações feitas pelo próprio Figueiredo sobre sua situação financeira. Em 2024, quando já articulava, nos Estados Unidos, possíveis retaliações contra autoridades brasileiras, ele deu seu testemunho em uma audiência no Congresso americano, afirmando ser vítima de perseguição do STF e que estava  “desempregado, sem minhas redes sociais e suas respectivas monetizações, responsável por sustentar minhas duas filhas americanas de 7 e 8 anos”.

Paulo é cidadão americano, assim como suas filhas, e usa este fato para alardear que tem sido censurado pelo STF – o que embasou diversas ações de aliados no governo e no legislativo norte-americano, como a lei “No Censors in Our shores”, proposto pela deputada republicana Maria Elvira Salazar um mês depois dela ter recebido uma doação de campanha de Paulo no maior valor possível na época (R$ 57 mil), conforme revelou a Pública.    

Na Flórida, Paulo frequenta restaurantes renomados e costuma ser bastante crítico quanto à gastronomia. Frequenta restaurantes com estrelas Michelin, mas nem sempre sai satisfeito. Por exemplo, em abril, ele foi ao restaurante de culinária asiática fusion Nami, no hotel Lake Nona Wave, em Orlando, onde também se paga, por pessoa, cerca de 500 reais por refeição. “Fiquei muito decepcionado, ainda mais por se tratar de um restaurante com estrela Michelin. As porções são ridiculamente pequenas, não condizendo com o preço cobrado. Pra ser sincero, este é o primeiro lugar com estrela Michelin onde definitivamente não pretendo voltar”.

Em outros restaurantes, ele reclama dos valores pagos por porções pequenas, o que ele diz ser regra em Miami, “restaurantes muito caros com comida mediana”. 

Não que ele não tope pagar caro. Há cerca de um ano, ele foi com a esposa ao Restaurante MAASS, em Fort Lauderdale, onde pagou “quase 400 dólares” – R$ 2 mil reais – em um menu degustação para duas pessoas. “Mesmo experimentando o menu degustação, nada do que comi foi memorável e me fez querer voltar”, escreveu.

Três militares da GNR feridos em despiste durante perseguição em Esposende

30 August 2026 at 11:53
📷 correio da manhã

Três militares da Guarda Nacional Republicana (GNR) ficaram feridos, na manhã deste domingo, na sequência do despiste da viatura em que seguiam na Rua do Norte, na freguesia de Apúlia, concelho de Esposende, segundo o Correio da Manhã.

O acidente ocorreu durante uma perseguição a um veículo ligeiro, em circunstâncias que estão ainda por apurar. Apesar do aparato do sinistro, os três ocupantes — dois homens, de 25 e 41 anos, e uma mulher, de 26 anos, pertencentes ao Destacamento do Porto da Brigada Fiscal — sofreram apenas ferimentos ligeiros.

Para o local foram mobilizados seis operacionais e três veículos de socorro das corporações de Bombeiros de Fão e de Esposende, com o Chefe Miguel Guerra a assumir o comando das operações de socorro. As vítimas foram assistidas e estabilizadas no local, sendo posteriormente encaminhadas para o Hospital Pedro Hispano, em Matosinhos.

A Brigada de Trânsito de Braga tomou conta da ocorrência e ficou encarregue de apurar os contornos do acidente.

30/08/2026
Por: Dino Frazão

Se ainda não é seguidor da nossa página, siga-nos para ver mais conteúdos e ficar a par de toda a informação!

————————————————–
© 2026 Os Monhacas. Todos os direitos reservados.
Este é um projeto independente de criação de conteúdos.
Se gostou do que leu e ainda não é seguidor, siga a nossa página para ver mais conteúdos!
————————————————–

O conteúdo Três militares da GNR feridos em despiste durante perseguição em Esposende aparece primeiro em OS MONHACAS.

Vila do Bispo – Dez detidos por contrabando de circulação

29 August 2026 at 12:42

O Comando Territorial de Faro, através do Núcleo de Investigação Criminal (NIC) de Portimão, na madrugada do dia 28 de agosto, deteve dez homens, com idades compreendidas entre os 19 e os 46 anos, por contrabando de circulação, no concelho de Vila do Bispo.

Na sequência da deteção de movimentações suspeitas, os militares da Guarda abordaram duas viaturas ligeiras de mercadorias, quando os suspeitos procediam à movimentação de combustível e de diverso material presumivelmente destinado ao abastecimento e apoio logístico de uma embarcação associada ao tráfico de estupefacientes.

No decorrer da ação foi apreendido o seguinte material:

  • Duas viaturas ligeiras de mercadorias;
  • 214 jerricans contendo combustível, com capacidade de 20 litros cada;
  • Dez bidões de óleo para motores de embarcações, com capacidade de cinco litros cada;
  • Uma câmara de videovigilância com painel solar;
  • Uma bomba de água;
  • Dois bidões contendo componentes destinados à manutenção de motores de embarcações;
  • Quatro sacos com géneros alimentares e bebidas.

A ação contou com o reforço do Destacamento de Intervenção (DI) de Faro e da Unidade de Controlo Costeiro e de Fronteiras (UCCF).

Enchentes no Nepal e Tibete mostram que recuperação de desastres anteriores é crucial

29 August 2026 at 08:00

As inundações repentinas na fronteira entre Nepal e Tibete destruíram casas, estradas, pontes e projetos locais de geração de energia hidrelétrica. A inundação do rio Bhote Koshi está afetando 50 mil moradores. Mais de 500 pessoas morreram, e centenas estão desaparecidas, incluindo turistas estrangeiros.

Essa região do Himalaia ainda não havia se recuperado das inundações do rio Bhote Koshi em 2025, que mataram nove pessoas ao arrastar uma “ponte da amizade” que ligava o Nepal à China, interrompendo o comércio e o transporte por meses.

No Sri Lanka, as recentes inundações e deslizamentos de terra atingiram comunidades que ainda estavam se recuperando do ciclone Ditwah, que havia causado danos generalizados há nove meses. Com pouco tempo para se recuperar do ciclone, as comunidades ficaram sem proteção contra novas inundações. Mais de 15 mil pessoas foram diretamente afetadas e 6.800 pessoas foram deslocadas em agosto deste ano.

A gestão do risco de desastres geralmente considera a intensidade da próxima inundação, incêndio florestal, ciclone ou seca. Mas os exemplos do Nepal e do Sri Lanka mostram duas dimensões que costumam ser negligenciadas: quão rapidamente uma comunidade consegue se recuperar e se isso acontecerá antes da chegada do próximo desastre.

Raramente um desastre deixa um lugar exatamente como ele era antes. E quando um segundo desastre acontece, estradas e pontes ainda podem estar danificadas, enquanto famílias já podem ter gastado suas economias. Empresas ainda podem estar em dificuldades. Governos podem continuar financiando a reconstrução, enquanto hospitais e outros serviços públicos permanecem sob pressão.

Se outro evento extremo ocorrer antes que esses sistemas tenham se recuperado, ele não encontrará a mesma comunidade que existia antes do primeiro desastre. Encontrará um lugar com menor resiliência e infraestrutura enfraquecida.

Povoado no centro-norte do Nepal soterrado após inundações na fronteira com o Tibete

Uma maneira útil de compreender esse fenômeno é entender o chamado “intervalo de recuperação” (recovery gap, em inglês): a relação entre o tempo necessário para a recuperação antes de outro desastre capaz de causar danos.

Imagine duas comunidades que passam por inundações semelhantes. Em uma delas, o último grande desastre ocorreu há dez anos. As casas foram reconstruídas, a infraestrutura foi reparada e os recursos de emergência foram repostos.

Na outra, o desastre mais recente aconteceu há seis meses. As estradas continuam em reconstrução, as famílias ainda estão deslocadas ou endividadas, e as autoridades públicas continuam pagando pela reconstrução. A nova inundação pode ser fisicamente semelhante nos dois locais. Suas consequências, porém, podem não ser.

Uma recuperação incompleta pode aumentar substancialmente as perdas no longo prazo. Um estudo de 2025 sobre inundações recorrentes nas Filipinas constatou que as perdas causadas por estas tragédias aumentaram 40% entre 2000 e 2018 devido à recuperação incompleta.

Isso sugere que as perdas provocadas por desastres recorrentes nem sempre são simplesmente cumulativas. O primeiro desastre pode alterar as condições em que o segundo desastre ocorre, fazendo com que os efeitos das tragédias subsequentes sejam muito mais graves.

A recuperação tem tempos diferentes

A recuperação costuma ser descrita como algo binário, como se uma comunidade conseguisse ou não se reerguer. Na realidade, trata-se mais de uma escala gradual.

O fornecimento de eletricidade e água potável pode ser restabelecido em poucos dias. Mas uma estrada danificada pode levar meses para ser reparada. A reconstrução de moradias pode levar anos. Empresas podem reabrir, enquanto ainda carregam dívidas substanciais.

As finanças das famílias, os ecossistemas e o bem-estar psicológico podem se recuperar em escalas de tempo completamente diferentes.

Assim, um lugar pode parecer recuperado de acordo com um indicador, mas continuar altamente vulnerável de acordo com outro.

Foram necessários mais de dez anos para que Nova Orleans, nos Estados Unidos, conseguisse se recuperar significativamente após o furacão Katrina, em 2005. Embora as operações básicas de emergência e o restabelecimento de energia tenham levado de semanas a meses, a reconstrução completa dos bairros, a estabilização da população e grandes melhorias no sistema de proteção contra inundações se estenderam por 15 anos ou mais. E isso em um dos países mais ricos do mundo.

A recuperação também é desigual. Famílias de maior renda podem contar com seguros, poupança e acesso a crédito. Famílias mais pobres frequentemente têm menos recursos para reparar suas casas, substituir seus pertences ou absorver a perda de renda.

No caso do furacão Katrina, muitas famílias de baixa renda que tinham seguro contra furacões tiveram seus pedidos de indenização negados porque os danos foram considerados decorrentes das inundações provocadas pelo rompimento dos diques, e não do furacão. Portanto, não é apenas o intervalo entre os desastres que importa.

Essa questão ganha importância à medida que as mudanças climáticas alteram a frequência ou a intensidade dos eventos extremos. Se a reconstrução exige cinco anos, mas outro evento capaz de causar danos ocorre dois anos depois, o intervalo entre os desastres começa a competir com o tempo necessário para a recuperação. Isso deveria mudar a forma como administramos o risco de desastres.

Medir a recuperação, não apenas os danos

Em geral, os governos são bons em registrar as perdas imediatas: edifícios danificados, pessoas deslocadas, infraestrutura destruída e custos financeiros. Mas também precisam saber o que permanece sem reparos meses ou anos depois.

O monitoramento da recuperação deve incluir moradia, funcionamento da infraestrutura, atividade empresarial, situação financeira das famílias, serviços públicos e deslocamento. Não temos de perguntar apenas o quanto perdemos, mas também o quanto ainda estamos vulneráveis.

Os desastres não são ocorrências isoladas. Inundações, incêndios florestais, secas e tempestades são frequentemente avaliados de forma separada. Essas avaliações são essenciais, mas as comunidades vivenciam esses eventos com a mesma infraestrutura, economia e população.

A estrada danificada por um evento pode ser necessária para uma evacuação durante o próximo. Um sistema elétrico enfraquecido hoje pode estar abastecendo hospitais ou serviços de água amanhã. As avaliações de risco deveriam, portanto, considerar sequências plausíveis de eventos e as condições em que os sistemas críticos podem se encontrar quando outro desastre ocorrer.

Isso não significa prever a ordem exata dos futuros desastres. Significa abandonar a suposição de que cada novo desastre encontra um sistema plenamente recuperado.

A recuperação não deve ser vista apenas como a etapa final do desastre que acabou de acontecer. Ela também é uma preparação para o que vier. Restaurar a infraestrutura, apoiar as famílias e reabrir rapidamente os serviços essenciais pode reduzir a vulnerabilidade para o próximo evento.

Mas reconstruir os mesmos sistemas vulneráveis recria os mesmos riscos. A recuperação deve, portanto, combinar rapidez com adaptação: infraestrutura mais resistente, planejamento de emergência aprimorado e mais apoio a comunidades que, de outra forma, levariam mais tempo para se recuperar.

Ao perguntar “qual a gravidade do próximo desastre?”, também deveríamos perguntar “o quão recuperados estaremos quando ele chegar?”. Porque o próximo desastre não começa do zero. Ele herda o que o anterior deixou para trás.

Com auxílio-reclusão restrito, famílias de encarcerados gastam R$ 4 bi por ano em visitas

27 August 2026 at 08:00

“A gente levanta de madrugada. Chega cansada, enfrenta muita fila. A gente não tem dinheiro para comprar as roupas exigidas para entrar [na penitenciária], e a família que leva tudo para dentro, do chinelo até o necessário”. O relato é de uma mulher de 75 anos, mãe de um detento e uma das 2.706 pessoas entrevistadas pela Pastoral Carcerária Nacional, em todas as regiões do país, entre dezembro de 2025 a abril deste ano, para a construção da “Pesquisa Nacional sobre os Impactos do Cárcere nas Famílias”. 

Elaborado pela entidade, vinculada à Conferência Nacional dos Bispos do Brasil (CNBB), e à Assessoria Popular Maria Felipa, o estudo mostra que as famílias de pessoas encarceradas chegam a gastar mais de R$ 1 mil mensalmente para garantir suas visitas ao sistema penitenciário. Os custos incluem transporte, alimentação, hospedagem, envio de mantimentos e compra de itens de higiene para os parentes.

Com o cálculo dos custos médios e do número estimado de visitantes, a pesquisa aponta um gasto anual superior a R$ 4,3 bilhões. Trata-se, segundo a Pastoral Carcerária, de uma “economia invisível do cárcere”, que revela como o encarceramento em massa pode ser “uma política de redistribuição regressiva de recursos, que transfere custos do Estado para famílias vulnerabilizadas e aprofunda desigualdades de raça, gênero, classe e território”.

Auxílio-Reclusão

Entre as políticas públicas que podem diminuir essa carga financeira das famílias está o auxílio-reclusão. Segundo dados do Levantamento Nacional de Informações Penitenciárias, apontados no relatório da Pastoral, somente 2,47% dos familiares recebem o benefício. Previsto na Lei 8.213/1991, o direito é concedido aos familiares quando a pessoa sentenciada em regime fechado trabalhou com carteira assinada por pelo menos dois anos ou contribuiu com o Instituto Nacional de Seguro Social (INSS) pelo mesmo período.

O benefício, porém, passou a ser vedado em alguns casos após a aprovação da chamada “Lei Antifacção” (Lei nº 15.358/2026), que instituiu em março deste ano o Marco Legal do Combate ao Crime Organizado. De acordo com o texto, “fica vedada a concessão do benefício de auxílio-reclusão, previsto no art. 80 da lei 8.213/1991, aos dependentes do segurado que estiver preso cautelarmente ou cumprindo pena privativa de liberdade em regime fechado ou semiaberto”, quando estes indivíduos pertencerem a organizações criminosas.

Por que isso importa?

  • O Brasil conta com a terceira maior população carcerária do mundo, mais de 964 mil pessoas encarceradas em 2025.
  • O número, apontado pelo Anuário da Segurança Pública representa um aumento de 6% na comparação com o ano anterior.

A matéria, inclusive, foi alvo de questionamentos em audiência pública realizada nesta semana, entre 24 e 25 de agosto, no Supremo Tribunal Federal (STF). Na ocasião, mais de 40 autoridades, especialistas, integrantes do sistema de Justiça e representantes da sociedade civil realizaram exposições sobre os impactos da lei no sistema prisional. A Corte analisa atualmente quatro ações questionando a constitucionalidade de trechos da Lei Antifacção, todas tendo o ministro Alexandre de Moraes como relator.

A coordenadora nacional da Pastoral Carcerária, Irmã Petra Silvia Pfaller, foi uma das presentes. De acordo com ela, extinguir o auxílio-reclusão pode “criminalizar a família, permitindo que mulheres, idosos e crianças sem relação com o delito permaneçam sem qualquer fonte de renda”.

“Deixar de receber um direito essencial para a sua sobrevivência, como o auxílio-reclusão, é condená-los de novo e de novo a condições de miséria, a longas viagens e horas de preparação”, disse Pfaller durante a audiência pública.

Na Câmara dos Deputados, o projeto que deu origem ao Marco Legal do Combate ao Crime Organizado foi relatado pelo deputado Guilherme Derrite (PP-SP), atual candidato ao Senado. Ele deixou o cargo de secretário de Segurança Pública de São Paulo, no governo de Tarcísio de Freitas (Republicanos), em novembro de 2025 para retomar sua cadeira na Câmara e ser relator do projeto.

O deputado federal Guilherme Derrite retornou à Câmara em dezembro de 2025 para ser relator do PL Antifacção

Pesquisa detalha os custos das visitas

A pesquisa desenvolvida pela Pastoral apresenta o detalhamento dos gastos pelos familiares dos encarcerados no Brasil. Segundo o estudo, o custo médio de uma visita semanal é de R$ 189,89. Ao valor soma-se, também, ao gasto com um “kit médio” para a pessoa presa, de R$ 293,52, que contém geralmente itens de higiene pessoal, alimentos não perecíveis, peças íntimas e vestuário (a lista pode variar de acordo com o que é permitido pelo diretor de cada unidade prisional).

No total, considerando quatro visitas e um kit por mês, o encontro de cada família com a pessoa presa pode alcançar R$ 1.053,09. Quando as visitas acontecem duas vezes por mês, a estimativa chega a R$ 624,80 gastos mensalmente. Em instituições prisionais que permitem apenas uma visita mensal o valor gira em torno de R$ 464,45.

Com base no valor do salário mínimo de 2025, o desembolso mensal das visitas semanais representa aproximadamente 69,4% do recurso, enquanto as quinzenais correspondem a 41,2%. “Os dados tornam visível, portanto, uma espécie de segundo orçamento da execução penal: paralelamente ao gasto estatal formal, existe um orçamento familiar compulsório, fragmentado entre centenas de milhares de domicílios e ausente das contas públicas”, afirma o documento da Pastoral Carcerária Nacional.

Quem paga essa conta?

A pesquisa da Pastoral Carcerária revela ainda que quem paga a conta da visita a pessoa encarcerada tem gênero, cor e classe bem definidos. De acordo com o estudo, há uma “profunda feminização e racialização do trabalho de sustentação do cárcere”. Cerca de 94% dos respondentes da pesquisa são mulheres, 65,5% pessoas pretas e pardas e 32,6% têm idade entre 25 e 34 anos.

“Os resultados nacionais demonstram que o encarceramento não apenas seleciona, de forma desproporcional, pessoas negras e socialmente vulnerabilizadas para a privação de liberdade, mas também seleciona quem assumirá, cotidiana e silenciosamente, os custos materiais, emocionais e organizacionais da execução penal”, afirma o relatório.

Nesse quadro de predominância de mulheres majoritariamente negras, cerca 58,9% dos respondentes relataram ter sofrido violência ou constrangimento durante a visita. Mais de 60% afirmaram passar por humilhação e desrespeito verbal.

Outros 32,5% disseram ter sido submetidos à revista íntima, enquanto 39% passaram por revista vexatória. As práticas foram proibidas pelo STF em 2025. De acordo com o órgão, devem ser consideradas ilícitas provas possivelmente encontradas por meio de procedimentos que envolvam a retirada de roupas e a realização de exames que humilham a pessoa.

Prevenção sem repressão: Fóruns populares levam pauta de segurança pública a candidatos

26 August 2026 at 10:00

Investigamos o que importa para os brasileiros além do que passa na campanha eleitoral. Leia mais reportagens como essa clicando aqui.

A violência policial matou 18 pessoas por dia e mais de 40 mil foram vítimas de mortes violentas intencionais em 2025 no país, segundo o Fórum Brasileiro de Segurança Pública. São dados que justificam a preocupação dos fóruns populares de segurança pública em apresentar, em um ano eleitoral, 27 pontos “inegociáves por uma Segurança Pública que Proteja a Vida”. 

 “A segurança no nosso país tem sido discutida e tem sido organizada só com a agenda da repressão qualificada. […] O que o Fórum Popular propõe é dar dois passos para trás e pensar numa segurança que seja sustentável a partir de uma política forte de prevenção à violência”, afirma Edna Jatobá, coordenadora executiva do Gabinete de Assessoria Jurídica às Organizações Populares (Gajob) e articuladora do Fórum Popular de Segurança Pública do Nordeste.

Reunião entre fóruns populares de segurança pública ocorreu em Fortaleza, em agosto

Nas reivindicações reunidas durante a 1ª Conferência Popular de Segurança Pública do Brasil (ConsepBR), realizada em Fortaleza (CE), saem pautas muito discutidas atualmente como aumento de penalidades, diminuição da maioridade penal, mudanças nos códigos penal e processual para entrar garantia de direitos, prevenção, educação, saúde, trabalho e renda, estratégias comunitárias de policiamento, mediação de conflitos e até segurança alimentar. No encontro, ocorrido entre 19 e 21 de agosto, estiveram presentes 300 representantes de fóruns populares e entidades que discutem o tema de 16 estados do Brasil.

Para Gerlane Simões, integrante do Fórum Popular de Segurança Pública do Nordeste e de Pernambuco, fazer a conferência antes das eleições foi importante para “a gente levar para o debate [sobre segurança pública] e colocar o dedo na ferida [dos candidatos e políticos]”. O objetivo agora é apresentar as ideias aos candidatos à Presidência da República e também ao máximo de candidatos aos governos dos estados.

A gente fez uma discussão enorme, várias reuniões, por conta desse timing [das eleições]. A segurança pública é a pauta que está na agenda do dia da extrema direita e a gente faz a disputa dessa narrativa. A ideia é encaminhar para todos os candidatos que a gente conseguir alcançar”, explica Simões.

Prevenção

Jatobá afirma que os pontos formulados mudam a forma como a segurança pública vem sendo discutida. Em vez de tratar sobre a punição aos crimes, abrangem a prevenção da criminalidade. Para ela, a primeira medida necessária é mudar a forma de investir na segurança pública.

“Primeiro é o investimento, a reorientação do investimento para programas de prevenção. Segundo, é entender a segurança como uma política que se vê realizada também em outros direitos, como acesso à moradia, acesso à cidade, acesso à cultura, esporte, lazer, entretenimento, educação, saúde”, afirma.

Para Simões, há uma diferença entre investimento na segurança pública e investimento em armamentos, que recebe investimentos bilionários com a crença de amenizar a violência nos estados. “Segurança pública para a gente não é um investimento bilionário. Por exemplo, aqui em Pernambuco, que se investiu mais de 4,5 bilhões em 2025, investiu-se em mais armamento e mais policiamento, e a violência só aumentou”, afirma.

A coordenadora do Gajob pondera que não se trata de dizer com isso “que não vai ter mais polícia, que não vai ter repressão, que não vai ter prisão. A gente está dizendo que esse caminho já foi percorrido e poucos resultados foram alcançados. O caminho da prevenção foi pouco percorrido e tem condições de dar base a uma mudança social”.

Garantia de direitos

“Segurança pública é garantia de direitos. É um conjunto de políticas públicas que estejam funcionando”, explica Gerlane Simões. Ela conta que em Pernambuco ocorreu uma pré-conferência com crianças e adolescentes. Nela, as crianças diziam que só queriam brincar. “Se isso não está na pauta do que é segurança pública então deveria ser outra coisa, né?” indaga Simões. Para ela, direito ao lazer, à saúde, ao trabalho e à renda, são pautas que devem ser abordadas sempre que o tema for a segurança pública.

“Se a gente tem investimento em prevenção, uma política de segurança articulada com outros direitos sociais, refletida num padrão de formação das forças de segurança, observando a diversidade da nossa população, orientando as forças de segurança para protocolos antimachistas, antirracistas, com respeito a todo credo e religião e à diversidade, a gente pode aí trilhar um caminho diferente”, completa Jatobá.

Guerra às drogas

A carta política dos fóruns populares também traz alternativas à chamada guerra às drogas, que segundo Jatobá “não é uma guerra contra a substância, ela é uma guerra contra as pessoas pobres que consomem drogas”.

Entre as soluções apresentadas está observar a questão das drogas “como um problema estruturalmente de saúde, um problema social”. A dirigente do Gajob ainda afirma que “não se faz guerra às drogas a quem está traficando no alto escalão, [de] colarinho branco”.

“Se tiver que fazer algum enfrentamento com relação ao tráfico de drogas, que comece com o sufocamento das grandes facções, dos grupos criminosos armados, por agir com inteligência e desmantelar esses grupos, tirar essas armas de circulação, sufocar financeiramente como algumas operações realizadas pela Polícia Federal, articulada com polícias estaduais”, aponta Jatobá.

Ela ainda lembra que mesmo nos bairros nobres, a “guerra às drogas” vai vitimar “o menino pobre, preto, morador de periferia, que faz uso de pequena quantidade de droga. Ou [que a droga] serve como trabalho, que é um dos piores trabalhos infantis e dos mais perigosos que existem”.

“A gente entende que uma política de segurança pública deve acabar com esse termo da guerra às drogas, que tem sido um pretexto para praticar o genocídio, o genocídio contra a juventude de pobre, negra e periférica”, finaliza.

Desinformação é intencional

Gerlane Simões acredita que a população brasileira não só está mal informada sobre o que devidamente é a segurança pública, como existe uma intenção em deixá-la desinformada. “A sociedade [brasileira] foi construída a partir de uma colonização, que ainda está em curso, e vai se reformulando. Então, a sociedade está bem formada nesse sentido do que é a segurança pública”.

Já a coordenadora do Gajob entende que há uma grande onda de notícias falsas no campo da segurança pública, “Há uma tentativa de tratar o tema da segurança como palanque eleitoral, prometendo que vai se resolver tudo com polícia, com morte e com prisão, mas sem apresentar alternativas estruturais para resolver o problema”, completa. O resultado da desinformação, para Edna Jatobá, é uma população “que está refém do medo e o medo tem sido um impulsionador para esses projetos fundamentalistas de tratar a segurança como morte”.

“A gente tem uma população que está buscando se informar, mas que ainda precisamos agir sobre esse grande mercado de notícias falsas, de propostas sem futuro e sem fundamento, sem nenhum respaldo de estudo ou de dados, para que as políticas deem certo”, conclui Jatobá.

Veja aqui todos os 27 Pontos Inegáveis para a Segurança Pública que Proteja a Vida.

Meta usa influenciadores para direcionar debate sobre proteção a crianças nas redes

25 August 2026 at 19:50

Uma investigação do Projeto de Transparência em Tecnologia (Tech Transparency Project, TTP, em inglês), centro de informação e pesquisa da organização sem fins lucrativos Campaign for Accountability (CfA), revela como a Meta vem mobilizando influenciadores, grupos de pais, organizações da sociedade civil e especialistas para promover seus próprios mecanismos de proteção infantil e influenciar o debate sobre novas leis de segurança digital em diferentes países, inclusive no Brasil.

Segundo o TTP, a estratégia combina eventos patrocinados, pesquisas de opinião encomendadas pela própria Meta e parcerias pagas com influenciadores e organizações que passam a divulgar mensagens favoráveis às soluções da empresa. O relatório chama atenção para o risco de que essa atuação transfira o debate sobre políticas públicas para campanhas de comunicação conduzidas pela própria plataforma.

O levantamento identificou iniciativas semelhantes na Austrália, Nova Zelândia, Índia, Indonésia, Malásia, Filipinas, Japão, Emirados Árabes Unidos, Reino Unido, Canadá, França e Espanha. Em comum, está a tentativa da empresa de promover ferramentas como o recurso Contas de Adolescente Instagram e os controles parentais como alternativas à adoção de medidas regulatórias mais restritivas, especialmente limites de idade para acesso às redes sociais.

O caso brasileiro

O Brasil é um dos maiores mercados do Instagram e, desde março de 2026, está sob as novas regras do Estatuto Digital da Criança e do Adolescente (ECA Digital), que estabelece obrigações para plataformas digitais relacionadas à proteção de crianças e adolescentes, incluindo mecanismos de aferição de idade, supervisão parental e prevenção de riscos.

De acordo com o TTP, a empresa realizou um evento em junho deste ano semelhante aos chamados Acampamentos de Segurança do Instagram (Instagram Safety Camps em inglês), voltado à promoção das ferramentas de segurança do Instagram, que aqui no Brasil ganhou o nome de “Em Modo Seguro”. O evento contou com a participação do humorista Fábio Porchat e de influenciadores, incluindo Talitah Sampaio. A organização também denuncia uma série de publicações patrocinadas de influenciadores brasileiros promovendo as Contas de Adolescente. Entre os nomes citados estão Fernanda Fabris, Douglas Silva e o casal Maju Mendonça e Arthur Luis Cardoso.

A reportagem tentou contato com todos os influenciadores brasileiros mencionados na investigação para saber os seus posicionamentos sobre as ações da Meta, mas não recebemos retorno até o momento da publicação. O espaço segue aberto para respostas.

  • Publicação de Talitah Sampaio no Instagram sobre o evento da campanha “Em Modo Seguro”, promovido pela Meta, ao lado do apresentador Fábio Porchat
    Publicação de Talitah Sampaio no Instagram sobre o evento da campanha “Em Modo Seguro”, promovido pela Meta, ao lado do apresentador Fábio Porchat
  • Publicação do perfil Mãe Por Amor no Instagram sobre a ferramenta Contas de Adolescente da Meta
    Publicação do perfil Mãe Por Amor no Instagram sobre a ferramenta Contas de Adolescente da Meta
  • Publicação de Douglas Silva no Instagram sobre a ferramenta Contas de Adolescente da Meta
    Publicação de Douglas Silva no Instagram sobre a ferramenta Contas de Adolescente da Meta
  • Publicação de Maju Mendonça no Instagram sobre a ferramenta Contas de Adolescente da Meta
    Publicação de Maju Mendonça no Instagram sobre a ferramenta Contas de Adolescente da Meta

Um dos pontos destacados pelo levantamento é a repetição da mesma mensagem utilizada pela Meta em outros mercados: a ideia de que ferramentas de supervisão parental e contas específicas para adolescentes seriam uma alternativa mais adequada do que restrições amplas de acesso às redes sociais.

O ECA Digital entrou em vigor em março deste ano, com novas responsabilidades para as plataformas, enquanto parlamentares continuam discutindo propostas que podem ampliar as restrições de acesso de crianças e adolescentes às redes sociais, como o Projeto de Lei 94/26 na Câmara dos Deputados, que debate sobre a proibição do acesso de menores de 16 anos a redes sociais. 

A estratégia da Meta não começou agora

A atuação identificada pelo TTP também se insere em um movimento mais amplo de profissionalização do lobby das Big Techs no Brasil. Uma investigação da Agência Pública e do Centro Latino-americano de Investigação Jornalística (CLIP), parte do projeto A Mão Invisível das Big Techs, mapeou 74 profissionais de 16 grandes plataformas que atuam diretamente nas articulações das empresas com os poderes Executivo e Legislativo. Dois em cada três desses profissionais tinham passado anteriormente por órgãos públicos, como ministérios, casas legislativas, Presidência da República ou agências reguladoras, prática conhecida como porta giratória.

A Meta aparece como a empresa com o maior contingente identificado: com 19 profissionais em posições de políticas públicas ou relações governamentais, ela fica à frente do Google, se considerados também os profissionais ligados ao YouTube. A reportagem aponta ainda que Meta e Google tiveram atuação particularmente agressiva contra o PL das Fake News entre 2022 e 2024, com anúncios em jornais, aeroportos e outras ações públicas para pressionar contra o projeto.

Um modus operandi global de lobby

Para André Fernandes, diretor do Instituto de Pesquisa em Direito e Tecnologia do Recife (IP.rec), a estratégia identificada pelo TTP é parte de um modus operandi global das Big Techs. Segundo ele, o uso de influenciadores não é um recurso secundário, mas uma ferramenta já incorporada às estratégias de lobby das grandes empresas de tecnologia: “Os próprios influencers são mapeados como um recurso lobístico a ser utilizado por essas empresas”, afirma.

Fernandes diferencia ainda lobby de advocacy. Enquanto o lobby corresponde à defesa de interesses privados perante tomadores de decisão, o advocacy estaria relacionado à apresentação de informações e evidências para a construção de políticas públicas voltadas à proteção de direitos. 

No caso analisado pelo TTP, porém, ele identifica uma atuação que vai além da interlocução direta com autoridades. “A intenção realmente é uma mobilização pública orquestrada para a defesa da solução que a empresa entende”, afirma.

Para o diretor do IP.rec, essa estratégia ganha ainda mais relevância no Brasil porque o lobby não possui regulamentação capaz de estabelecer, de forma ampla, mecanismos de transparência e controle sobre essas relações. Segundo ele, a ausência de registros sobre reuniões, temas discutidos e atores envolvidos dificulta o escrutínio público das estratégias de influência.

Ele também chama atenção para práticas como eventos patrocinados e reuniões fechadas. Na avaliação de Fernandes, esse tipo de atuação pode produzir “uma falsa percepção da realidade”, especialmente quando estudos produzidos pelas próprias empresas são utilizados para sustentar suas posições.

Para Maria Mello, gerente de Digital do Instituto Alana, as ferramentas anunciadas pela Meta podem representar algum avanço, mas não enfrentam, por si só, problemas estruturais do funcionamento das plataformas. 

O recurso Contas de Adolescentes concentra-se principalmente na restrição de interações, com configurações privadas por padrão, filtros de mensagens e redução do contato com pessoas desconhecidas. O problema é que ainda faltam informações que permitam verificar como a empresa efetivamente modera os conteúdos destinados a esse público: “Precisamos ter acesso aos relatórios de risco”, afirma Mello, defendendo mais transparência sobre a atuação das plataformas e sobre a moderação de conteúdo.

Ela também chama a atenção para uma questão central do ECA Digital: a necessidade de enfrentar mecanismos de design que estimulam o uso prolongado das plataformas. Notificações excessivas, reprodução automática de conteúdos e recompensas relacionadas ao tempo de uso são previstos na regulamentação como exemplos de práticas que podem incentivar um uso excessivo, problemático ou compulsivo.

“Essa é uma ação que isoladamente, sem adoção de mudanças relacionadas ao design, não funciona”, avalia. Para Mello, existe ainda um risco importante na forma como a Meta vem promovendo suas ferramentas: o deslocamento da responsabilidade das plataformas para famílias e adolescentes.

Ao divulgar controles parentais e recursos de segurança por meio de influenciadores, especialistas e campanhas voltadas às famílias, a empresa pode fazer com que a discussão deixe de ser sobre a responsabilidade estrutural das plataformas e passe a ser sobre como pais e adolescentes utilizam esses serviços, critica. “A supervisão parental é parte da política de proteção online à criança e adolescente”, afirma Mello. Mas, segundo ela, “sozinha, ela não vai substituir a responsabilidade das plataformas de construir ambientes seguros e transparentes.

Restrição de idade e o limite da autorregulação

A discussão também envolve uma questão central para o avanço de leis de proteção infantil: até que ponto cabe às próprias plataformas estabelecer os limites de segurança de seus produtos. Para André Fernandes, a sucessão de controvérsias envolvendo as Big Techs enfraqueceu a possibilidade de confiar exclusivamente na autorregulação. Ele resume a questão a partir de uma formulação do filósofo da tecnologia Luciano Floridi: “o tempo da autorregulação acabou.”

Na avaliação de Fernandes, diante de sucessivos episódios de desrespeito a direitos e de estratégias de influência das empresas, medidas como restrição de acesso e verificação etária passam a ser necessárias. “Me parece que é preciso, sim, uma medida mais enérgica da sociedade”, afirma.

Publicidade nas escolas e a disputa pelo discurso

Maria Mello chama atenção ainda para outro episódio relacionado à estratégia de comunicação da Meta no Brasil. Ela menciona como exemplo as recentes denúncias da organização Ctrl Z sobre a promoção de publicidade das Contas de Adolescentes do Instagram na porta de escolas em São Paulo, em uma ação de comunicação mercadológica diretamente direcionada a crianças e adolescentes. Para o Instituto Alana, a prática configura publicidade abusiva e ilegal no país.

A partir disso, Mello questiona o volume de recursos empregados pela empresa na promoção das Contas de Adolescentes. “Eu fico me perguntando se o volume de investimento que a empresa faz para a divulgação dessas contas […] não valeria a pena se usado justamente para fazer as mudanças previstas no ECA Digital”, afirma.

A observação coloca em perspectiva a estratégia global descrita pelo TTP: não se trata apenas de a Meta desenvolver ferramentas de proteção, mas também de como a empresa escolhe comunicar essas ferramentas e ocupar o debate público sobre segurança infantil.

Procurada para comentar a estratégia apontada pelo levantamento, a Meta defendeu as parcerias com pais e criadores de conteúdo como parte de uma atuação de longo prazo para ampliar a conscientização sobre ferramentas de segurança: 

“Trabalhamos com pais e criadores de conteúdo há muitos anos para difundir as ferramentas que ajudam a manter os adolescentes seguros online. Firmar parcerias com criadores de conteúdo para aumentar a conscientização sobre recursos de segurança é uma prática comum em todo o setor, e é uma das formas mais eficazes de garantir que os pais conheçam as proteções disponíveis para eles e suas famílias. Temos orgulho desse trabalho e continuaremos a atuar em conjunto com pais e especialistas nessa área”.

Em 2019, Mark Zuckerberg afirmou que, em sua própria casa, não queria que seus filhos passassem muito tempo diante de uma televisão ou de um computador. “De modo geral, não quero que meus filhos fiquem sentados diante de uma televisão ou de um computador por muito tempo”, disse o CEO da Meta.

Para Mello, a discussão deveria estar centrada em saber se as plataformas são seguras “by design”, ou seja, se seus próprios sistemas, funcionalidades e arquiteturas são construídos para proteger direitos de crianças e adolescentes, e não apenas se famílias e usuários estão utilizando corretamente as ferramentas disponíveis.

Diante do poder econômico e político das Big Techs, André Fernandes aponta ser necessário garantir que a construção e a implementação das regras ocorram em ambientes transparentes e plurais, nos quais o setor privado não seja o único ator capaz de definir os termos do debate.

Ainda sobre a inflação de alimentos no Brasil

25 August 2026 at 16:00

Começo a coluna aproveitando o gancho do meu colega Gustavo Faleiros, que gentilmente me trouxe para conversa ao falar sobre a inflação de alimentos, em sua coluna da semana passada. (Para quem ainda não leu, Gustavo traz uma excelente explicação sobre o impacto das mudanças climáticas no preço dos alimentos.) 

Trago aqui mais algumas camadas desse problema tão complexo, me baseando no relatório “A Inflação de Alimentos No Brasil: Um Fenômeno Estrutural, Específico E Sistêmico”, do economista Valter Palmieri Junior., e nas formulações dos que são, indiscutivelmente, os maiores especialistas no assunto: o Instituto Fome Zero (IFZ).

Como bem colocado pelo Gustavo, a inflação de alimentos se tornou uma preocupação em vários países, especialmente a partir da pandemia do COVID-19. Mas, aqui no Brasil, o fenômeno propriamente dito é mais antigo, e já é percebido há duas décadas. 

A inflação de alimentos acontece quando os preços de alimentos e bebidas crescem mais do que a inflação como um todo. Ou seja, quando o Índice de Preços de Alimentos e Bebidas (IPAB) cresce mais do que o Índice de Preços ao Consumidor Amplo (IPCA) –pelo qual normalmente medimos a inflação no Brasil. 

E isso acontece praticamente todo ano desde 2007. De lá para cá, o preço dos alimentos subiu 1,6 vez mais do que o restante dos preços. Por isso, especialistas vêm alertando para o problema da inflação dos alimentos há bastante tempo. 

Mas, desde a pandemia, uma coisa mudou: o grupo que puxava o crescimento do IPAB até então era, sobretudo, o da alimentação fora do domicílio. Ou seja, preços de comida em bares, lanchonetes e restaurantes. Desde 2020 é o grupo de alimentos consumidos no domicílio quem cresce mais, acumulando uma alta de 65% em apenas seis anos! 

Essa mudança tem efeitos perversos. A despesa com alimentação é incontornável: todos precisam comer. É claro que existem diferenças na alimentação de pessoas com mais e menos dinheiro, mas, no limite, todos gastam com isso. É uma conta que pesa mais para quem ganha menos e precisa destinar uma parcela maior de seu orçamento para a comida. 

Dados do IBGE mostram que a alimentação representava, em 2018, 23,8% dos gastos das famílias que ganhavam até dois salários-mínimos. Já para as que ganhavam mais de 25 salários-mínimos, era apenas 11,5%. Com a escalada dos preços desde então, é bem provável que essa proporção tenha subido, com ainda mais intensidade para os mais pobres. 

Comer fora muitas vezes é um luxo, a base da alimentação da maioria dos brasileiros é de refeições preparadas em casa. Essa opção segue sendo a mais barata, mas seu custo vem crescendo com maior rapidez. 

Aqui, vale destacar: são os alimentos in natura e minimamente processados – aqueles colhidos diretos do pé ou compostos de poucos ingredientes – que recebem a maior alta de preços, o que também é grave do ponto de vista nutricional. 

O preço das frutas cresceu 2,8 vezes mais do que a inflação geral nos últimos vinte anos, e o dos legumes, 1,9 vez mais. 

Em resumo, o biscoito recheado é mais barato que a maçã. Assim, quem tem menos renda também está perdendo, aos poucos, o direito a uma alimentação saudável. 

No relatório, Palmieri Junior. destaca cinco principais fatores que explicam a inflação de alimentos. Um deles, o Gustavo trouxe: as mudanças climáticas. 

Escolho focar em outro: nosso modelo agroexportador. Em especial porque, curiosamente, defensores históricos do agronegócio decidiram ligar, neste período eleitoral, para o custo de vida dos brasileiros. 

Flávio Bolsonaro (PL-RJ) mencionou, em seu discurso de lançamento da campanha, a preocupação das famílias brasileiras com os preços nas prateleiras.

Nikolas Ferreira (PL-MG) lançou um vídeo em que faz compras no mercado e, com preços mentirosamente inflacionados, reclama do custo das coisas. 

No vídeo, o Nikolas acompanha uma mulher fazendo uma compra de cinco alimentos (café, ovo, feijão, leite e picanha), que soma R$255,96. Porém, o jornalista Guga Noblat foi a um supermercado de Brasília (DF) e comprou as mesmas coisas, a fim de fazer uma checagem de preços, e chegou a uma conta de R$137,36 – 86% a menos.

Acontece que é incoerente defender a expansão desenfreada do agronegócio e depois reclamar de uma de suas consequências mais imediatas, como fazem ambos os candidatos mencionados e muitos outros. 

Explico. 

A guinada agro do Brasil levou à redução expressiva dos hectares destinados ao cultivo de alimentos básicos, que foram perdendo espaço, principalmente, para a soja, o milho e a cana de açúcar, mais vendidos no mercado externo, como mostra o gráfica abaixo. 

Infográfico sobre a inflação de alimentos no Brasil
Fonte: Palmieri Junior (2026). A inflação de alimentos no Brasil: um fenômeno estrutural, específico e sistêmico

Isso mudou bastante a dinâmica e os custos de produção agrícola no Brasil, mesmo para alimentos que são mais consumidos internamente do que exportados. O feijão, por exemplo. 

Como explica Palmieri Junior, ao privilegiar as culturas de exportação, recursos fundamentais, como terras, crédito e incentivos fiscais são deslocados para esses cultivos, o que acaba esvaziando a produção dos demais alimentos, que se tornam menos atrativos. 

Também o preço da terra sobe, porque a agricultura se torna uma zona de investimento lucrativo, o que também encarece os alimentos à mesa. 

Ainda que esse deslocamento produtivo não signifique uma escassez literal da comida no supermercado, certamente influencia sua dinâmica de preços, tanto pela falta de incentivos quanto pela redução da oferta.

O modelo agroexportador que prioriza o cultivo de commodities ao de alimentos não é o único fator para a elevação do preço da comida. Mas é um bem importante. 

E em um mundo de instabilidades internacionais, guerra e mudanças climáticas, é um dos poucos sobre os quais a política interna ainda consegue decidir. 

Talvez não possamos controlar totalmente o preço dos combustíveis e fertilizantes ou o tamanho do El-Niño – mesmo que a ação humana contribua para todos esses fatores.  

Mas a forma como produzimos comida ainda é uma escolha política nossa. 

Direcionar incentivos produtivos para alimentos –  como feijão, arroz, mandioca e batata – em vez de commodities, como a soja, retomar os estoques reguladores da CONAB (Companhia Nacional de Abastecimento) e investir na logística de transporte e armazenagem para o mercado interno são políticas públicas importantes, eficazes e, sobretudo, muito possíveis. Mas requerem vontade política. 

Por isso, fica o apelo para que a soberania alimentar seja uma bandeira – atenta, e não demagógica – também nestas eleições. 

Trabalha no turismo e vive do verão? Como conseguir crédito com rendimento sazonal

24 August 2026 at 18:50

O mercado de trabalho algarvio vive em dois ciclos extremos: na preparação da última época alta, o desemprego na região caiu 23,3% num único mês (menos 3.971 inscritos), depois de ter disparado na ordem dos 60% nos meses de inverno, segundo a análise da Randstad com dados do INE, IEFP e Segurança Social. O turismo assegura 74.300 postos de trabalho no Algarve, quase 17% do emprego total da região, entre restauração, hotelaria e atividades ligadas à época. Para dezenas de milhares de pessoas, isto significa uma realidade que os manuais de finanças pessoais ignoram: o rendimento não é igual todos os meses e há meses em que pode nem existir.

É com essa realidade que os bancos são confrontados quando um trabalhador sazonal pede um crédito. E a resposta curta à pergunta que muitos fazem: “será que sequer consigo?”, é sim. Rendimento sazonal não é impedimento para obter crédito. No entanto, a forma de o provar, os documentos que se juntam e até o mês do ano em que o pedido é feito mudam substancialmente as probabilidades e as condições. Este guia responde às perguntas mais comuns.

Como é que os bancos olham para um rendimento que varia?

Pela média e pela consistência; não pelo mês bom. Na avaliação de um pedido de crédito, as instituições analisam tipicamente o rendimento médio dos últimos 12 meses (ou mais), a declaração de IRS e os movimentos bancários, procurando responder a uma pergunta simples: este rendimento, visto ao ano, suporta a prestação com folga? Um recibo de agosto de 1.800€ vale menos do que parece se novembro e dezembro estiverem a zeros; inversamente, três ou quatro épocas consecutivas no mesmo setor, ainda que com contratos a termo, desenham um padrão de fiabilidade que os bancos sabem ler.

O tipo de vínculo pesa: um contrato sem termo é o cenário mais confortável, mas contratos a termo renovados com historial, trabalho a recibos verdes com atividade aberta há mais de dois anos e declarações de IRS consistentes são perfis financiáveis todos os dias. O que as instituições penalizam não é a sazonalidade em si: é a imprevisibilidade sem historial que a comprove. E porque os critérios variam de banco para banco (o que um recusa, outro aceita e é nos perfis menos convencionais que essa variação é maior), a comparação junto de várias instituições, feita diretamente ou através de um intermediário de crédito como a e-loan, vale nos perfis sazonais ainda mais do que nos restantes.

O mês em que pede importa?

Mais do que se imagina. Um pedido feito em outubro ou novembro, com a época alta acabada de documentar, recibos dos meses fortes, extratos com saldos saudáveis, eventualmente o IRS do ano anterior já entregue, apresenta o requerente no seu melhor momento comprovável. O mesmo pedido em março, depois de um inverno de rendimento mínimo e com a conta a refletir a época baixa, conta uma história diferente ao mesmo banco.

Não é por acaso: quem trabalha no turismo e pode escolher o momento do pedido tem no calendário uma vantagem gratuita; quem não pode (porque a necessidade não escolhe o mês) compensa com documentação mais completa.

Que documentos fortalecem o pedido?

A regra de ouro do rendimento irregular: quanto mais história documentada, menor a perceção de risco. O dossier forte inclui as declarações de IRS dos últimos dois anos (a prova de que o rendimento anual se repete), extratos bancários de 6 a 12 meses (mostrando o ciclo completo, não só o verão), o contrato de trabalho ou os recibos verdes, e uma declaração da entidade patronal a confirmar a recorrência do vínculo, nos casos de quem regressa todos os anos ao mesmo empregador.

Montar este processo e apresentá-lo a várias instituições é, de resto, o trabalho de um intermediário de crédito: a figura, registada e supervisionada pelo Banco de Portugal, que faz a ponte entre o consumidor e os bancos. Com um pedido de crédito pessoal através da e-loan, o mesmo dossier é apresentado a várias instituições em simultâneo e as propostas chegam comparadas, com a TAEG (Taxa Anual de Encargos Efetiva Global) e o MTIC (Montante Total Imputado ao Consumidor) de cada uma lado a lado, relevante para qualquer consumidor, mas especialmente para perfis sazonais, em que as condições oferecidas variam mais de banco para banco do que nos perfis de rendimento fixo.

Como se calcula a taxa de esforço quando o rendimento não é igual todos os meses?

Sobre a média anual, nunca sobre o mês bom. A taxa de esforço (a percentagem do rendimento consumida por prestações de crédito, com a referência prudencial nos 35%) só é honesta, num perfil sazonal, se for calculada sobre o rendimento total do ano a dividir por doze. Uma prestação de 300€ pode parecer confortável em agosto e tornar-se impossível em janeiro; a conta pela média anual revela desde o início se ela cabe no ano inteiro.

E há uma segunda regra que os perfis sazonais conhecem melhor do que ninguém: a prestação deve deixar espaço para a almofada de inverno. Se o rendimento de verão tem de financiar os meses baixos, a margem depois da prestação não é conforto, é a condição de sobrevivência do orçamento.

E se os créditos existentes já pesam demasiado na época baixa?

É o cenário clássico da região: prestações assumidas com o otimismo de julho que se tornam sufocantes em fevereiro: várias pequenas, com seguros e comissões duplicados, ou saldos de cartão que rolam ao pagamento mínimo durante o inverno (a modalidade mais cara do mercado, com TAEG máxima legal de 18,5% no trimestre atual). Para estes casos, a consolidação de créditos: juntar tudo numa única prestação, dimensionada para caber na média anual e não no mês de agosto, pode devolver o controlo do orçamento. A e-loan, enquanto intermediária vinculada, compara este tipo de solução junto de várias instituições financeiras, com a análise a considerar o perfil sazonal do rendimento; a comparação deve incluir sempre o MTIC, porque prestação mais baixa com prazo mais longo pode significar custo total maior.

Quando adiar o pedido é a melhor decisão

A honestidade que falta a muitos guias: há momentos em que o melhor crédito é o que não se contrata. Quem está na primeira época no setor, sem historial que comprove a recorrência do rendimento, obterá condições piores do que obterá daqui a um ano, se o pedido puder esperar pela segunda época documentada, deve esperar. Quem teve incumprimentos recentes deve regularizá-los e deixar o registo sarar antes de qualquer pedido. E quem faz as contas pela média anual e chega a uma taxa de esforço no limite não deve contar com o verão seguinte para desempatar, no Algarve, toda a gente conhece alguém a quem uma época má trocou as contas.

Rendimento sazonal exige mais planeamento do que rendimento fixo, mas quem domina o seu ciclo, documenta o seu historial e escolhe o momento certo chega à mesa de negociação em igualdade de circunstâncias. E no Algarve, dominar o ciclo é uma competência regional.

Perguntas frequentes (FAQ)

Consigo obter crédito com um contrato de trabalho sazonal?

Sim. As instituições avaliam sobretudo a média e a consistência do rendimento anual, declarações de IRS, extratos de 6 a 12 meses e historial de épocas consecutivas e não apenas o tipo de contrato. Contratos a termo renovados com historial comprovado são perfis financiáveis; o que penaliza é a ausência de histórico, não a sazonalidade em si.

Trabalho a recibos verdes só no verão. Que documentos preciso?

As declarações de IRS dos últimos dois anos, os recibos emitidos, extratos bancários que mostrem o ciclo anual completo e, idealmente, prova de recorrência (o mesmo cliente ou empregador em épocas consecutivas). Atividade aberta há mais de dois anos com rendimento anual consistente é o perfil que as instituições procuram.

Qual é a melhor altura do ano para pedir crédito com rendimento sazonal?

O outono, imediatamente após a época alta: os recibos dos meses fortes estão frescos, os extratos refletem os melhores saldos do ano e o rendimento da época é comprovável. Um pedido idêntico feito no fim do inverno apresenta o mesmo perfil no seu momento mais fraco.

Posso consolidar créditos tendo rendimento sazonal?

Sim, e é uma solução frequente na região: juntar prestações dispersas numa única, dimensionada para a média anual do rendimento (e não para os meses altos), pode aliviar precisamente os meses de inverno. A comparação deve ser feita com a TAEG e o MTIC de cada proposta, porque o alargamento do prazo pode aumentar o custo total.

Quanto custa recorrer a um intermediário de crédito?

Nada, no modelo de intermediação vinculada: a remuneração é paga pelas instituições financeiras. É o caso da e-loan, intermediário de crédito vinculado registado no Banco de Portugal com o n.º 0001398, que apresenta cada processo a várias instituições em simultâneo e devolve as propostas comparadas, o registo de qualquer intermediário pode ser confirmado na lista pública do Portal do Cliente Bancário.

GNR Setúbal | Alcochete – Apreensão de cerca de 4 200 litros de combustível

22 August 2026 at 10:49
📷GNR

O Comando Territorial de Setúbal, através de militares das várias valências do Destacamento Territorial do Montijo, apreendeu, no dia 21 de agosto, cerca de 4 200 litros de combustível, no interior de um armazém, no concelho de Alcochete, segundo a Guarda Nacional Republicana.

Na sequência de uma denúncia relativa à existência de diversos recipientes com combustível armazenados no local, foram deslocadas patrulhas ao armazém, onde foram identificados três indivíduos que se encontravam no local para proceder à recolha do combustível.

📷GNR

Os indivíduos não conseguiram justificar a posse e a proveniência do combustível, motivo pelo qual o mesmo, bem como os restantes materiais relacionados, foram apreendidos:
– 210 jerricãs de 20 litros cheios;
– 16 jerricãs de 20 litros vazios;
– 6 depósitos de líquidos com capacidade para 1000 litros;
– 2 porta-paletes (manual e hidráulico);
– 1 equipamento porta-cargas;
– 3 lonas de proteção;
– 1 cinta de aperto com roquete;
– 1 saco com diversas tampas plásticas para jerricãs;
– 1 veículo ligeiro.

Os três indivíduos, com idades compreendidas entre os 28 e os 34 anos, foram constituídos arguidos.

A operação contou com o apoio do Destacamento de Intervenção de Setúbal.

Se gostou do que leu e ainda não é seguidor, siga a nossa página para ver mais conteúdos!

————————————————–
© 2026 Os Monhacas. Todos os direitos reservados.
Este é um projeto independente de criação de conteúdos.
Se gostou do que leu e ainda não é seguidor, siga a nossa página para ver mais conteúdos!
————————————————–

Por: Dino Frazão
Data: 22 de agosto de 2026

O conteúdo GNR Setúbal | Alcochete – Apreensão de cerca de 4 200 litros de combustível aparece primeiro em OS MONHACAS.

GNR apreende arma e droga escondidas numa bicicleta elétrica em Quarteira

21 August 2026 at 11:25

A Guarda Nacional Republicana apreendeu um revólver municiado, cerca de 114 gramas de haxixe e 16,6 gramas de cocaína durante uma ação de patrulhamento realizada no dia 19 de agosto, em Quarteira.

Segundo o Comando Territorial de Faro da GNR, os militares do Subdestacamento Territorial de Quarteira receberam, por volta das 18h00, uma informação sobre um homem que estaria a esconder algo no assento de uma bicicleta elétrica.

Os militares iniciaram diligências para localizar o veículo, que foi encontrado poucos minutos depois junto de um grupo de cinco pessoas.

Durante a abordagem e a verificação da bicicleta, a GNR encontrou produto estupefaciente, material alegadamente relacionado com o tráfico de droga e uma arma de fogo municiada.

Como nenhum dos elementos do grupo assumiu a posse da bicicleta elétrica, os cinco suspeitos foram identificados.

A operação resultou na apreensão do veículo, de um revólver municiado, de 113,8 gramas de haxixe e de 16,6 gramas de cocaína.

Cinco dias de música, tradições e fé marcaram as Festas em Honra de Nossa Senhora dos Mártires em Castro Marim

21 August 2026 at 07:01

As Festas em Honra de Nossa Senhora dos Mártires, que decorreram entre os dias 13 e 17 de agosto, ficaram marcadas pela presença de milhares de pessoas e por um programa recheado de iniciativas religiosas, musicais e culturais, sem esquecer as tradições do território.

O primeiro dia, a 13 de agosto, iniciou os festejos com uma missa na Igreja de Nossa Senhora dos Mártires, em Castro Marim, seguida de uma Procissão das Velas pelas várias artérias da vila.

A 14 de agosto iniciaram-se as celebrações na Zona Envolvente à Casa do Sal, com a abertura da Mostra de Artesanato, um baile com Hugo Madeira e Ângelo Correia e ainda um espetáculo do grupo de dança ARUTLA.

O grande destaque desta noite foi um grandioso concerto de Ana Bacalhau, vocalista dos Deolinda, que apresentou um espetáculo em nome próprio, a celebrar a música portuguesa.

O dia principal destas festas assinalou-se a 15 de agosto, começando com o Hastear da Bandeira Nacional no edifício dos Paços do Concelho, com a participação da Banda Musical Castromarinense.

Na tarde desse mesmo dia, decorreu a Recitação do Terço e uma missa solene na Igreja de Castro Marim, seguida do ponto alto das celebrações: a Procissão em Honra de Nossa Senhora dos Mártires, o evento religioso com mais impacto no concelho, que atraiu uma multidão em nome da fé.

Nessa noite, o recinto da Mostra de Artesanato acolheu uma atuação de André Filipe Duo, seguido de um grande espetáculo protagonizado pelos portugueses The Gift, com a icónica Sónia Tavares na voz, que apresentaram os maiores êxitos de uma das bandas com mais sucesso a nível nacional.

A noite terminou com a performance do projeto Time Travel, assinado por Possessivo e DJ Karussa, que utilizando a nostalgia e a sua energia, recordaram grandes músicas do passado e do presente.

O dia 16 de agosto foi dedicado à juventude, com uma tarde repleta de atividades como insufláveis radicais, jogos lúdicos e uma zona de animação, que antecipou o lançamento do Orçamento Participativo Jovem. Para terminar a tarde, decorreu uma Color Party com a atuação do DJ TuXx.

Já na noite de domingo, subiu ao palco a dupla Só Nós Dois, antecedendo a um grande espetáculo do alentejano Buba Espinho. A encerrar, a música eletrónica tomou conta do recinto pelas mãos da DJ Joana Faria.

As Festas em Honra de Nossa Senhora dos Mártires terminaram na segunda-feira, dia 17 de agosto, com o habitual concerto de verão da Banda Musical Castromarinense.

O evento foi organizado pelo Município de Castro Marim, em parceria com a Junta de Freguesia e a Paróquia de São Tiago.

GNR APREENDE 16 VEÍCULOS PESADOS POR ADULTERAÇÃO DO SISTEMA ADBLUE NOS DISTRITOS DE LEIRIA, COIMBRA E CASTELO BRANCO

10 August 2026 at 19:06

A Guarda Nacional Republicana, através do Núcleo de Investigação Criminal de Acidentes de Viação (NICAV) do Destacamento de Trânsito da Guarda, realizou uma grande operação policial no dia 7 de agosto que culminou na apreensão de 16 veículos pesados de mercadorias por adulteração dos sistemas de controlo de emissões poluentes.

Segundo a Guarda Nacional Republicana, a ação resultou de uma investigação que decorria há cerca de um ano e três meses. Durante a operação, os militares deram cumprimento a três mandados de busca em oficinas, escritórios e parques de uma empresa, tendo fiscalizado 71 veículos pesados de mercadorias, dos quais 66 foram submetidos a perícias técnicas.

Nas diligências foram detetadas alterações nos sistemas eletrónicos de 16 pesados, concebidas para inibir a injeção de AdBlue e interferir com o sistema SCR (Redução Catalítica Seletiva). Esta adulteração visava eliminar ou reduzir o consumo do aditivo para baixar os custos de exploração das viaturas, comprometendo os limites de emissões de óxidos de azoto e alterando as características técnicas legais dos veículos.

Da operação resultou a apreensão de:
• 16 veículos pesados de mercadorias;
• 5 computadores;
• 3 equipamentos de diagnóstico;
• Diversos equipamentos utilizados na programação e alteração de sistemas eletrónicos.

De acordo com as estimativas dos peritos técnicos que acompanharam a fiscalização, a vantagem económica associada a estas fraudes nos 16 veículos pode ascender a várias dezenas de milhares de euros.

A operação contou com o apoio dos Comandos Territoriais de Leiria e de Castelo Branco, além da Secção de Investigação Criminal (SIC) do Comando Territorial da Guarda. A GNR relembra que este tipo de adulteração constitui uma alteração ilegal que afeta o ambiente e a concorrência leal no setor dos transportes, garantindo que manterá a fiscalização rigorosa deste ilícito.

Data: 10 de agosto de 2026
Por: Dino Frazão

Se viu esta publicação e ainda não é seguidor, siga a nossa página para ver mais conteúdos!

————————————————–
© 2026 Os Monhacas. Todos os direitos reservados.
Este é um projeto independente de criação de conteúdos.
Se gostou do que leu e ainda não é seguidor, siga a nossa página para ver mais conteúdos!
————————————————–

O conteúdo GNR APREENDE 16 VEÍCULOS PESADOS POR ADULTERAÇÃO DO SISTEMA ADBLUE NOS DISTRITOS DE LEIRIA, COIMBRA E CASTELO BRANCO aparece primeiro em OS MONHACAS.

CHAVES: Despiste mortal de motociclo em Vila Verde de Oura vitima jovem de 29 anos

9 August 2026 at 10:51
📷 Bombeiros Vidago

Um jovem de 29 anos perdeu a vida este sábado na sequência do despiste do motociclo em que seguia, na localidade de Vila Verde, na freguesia de Oura, no concelho de Chaves.

O alerta foi recebido pelas 17h53. À chegada dos meios de emergência ao local, a vítima encontrava-se em paragem cardiorrespiratória, tendo sido iniciadas de imediato as manobras de reanimação pelos operacionais presentes. Apesar de todos os esforços das equipas de socorro, o óbito acabou por ser declarado no local pelo médico da VMER de Chaves.

Segundo a Associação Humanitária dos Bombeiros Voluntários de Vidago, a circulação rodoviária na zona teve de ser condicionada para permitir os trabalhos de socorro e os procedimentos das autoridades.

Nas operações esteve envolvida a Associação Humanitária dos Bombeiros Voluntários de Vidago (com uma ambulância de socorro, um veículo de socorro e assistência tático e 7 elementos), a VMER de Chaves e a GNR dos Destacamentos de Vidago e Chaves (com duas patrulhas, 4 elementos e o Núcleo de Investigação Criminal de Acidentes de Viação – NICAV).

As causas exatas do acidente estão agora sob investigação das autoridades competentes.

À família e amigos enlutados, endereçamos as nossas mais sentidas condolências.


9 de agosto de 2026
Por: Dino Frazão

Se viu esta publicação e ainda não é seguidor, siga a nossa página para ver mais conteúdos!

————————————————–
© 2026 Os Monhacas. Todos os direitos reservados.
Este é um projeto independente de criação de conteúdos.
Se gostou do que leu e ainda não é seguidor, siga a nossa página para ver mais conteúdos!
————————————————–

O conteúdo CHAVES: Despiste mortal de motociclo em Vila Verde de Oura vitima jovem de 29 anos aparece primeiro em OS MONHACAS.

Centro(s) e Periferia(s): Vozes das Independências e o Lugar das Novas Nações

E se experimentar a cidade de Lisboa fosse menos condicionado por mapas coloniais e mais capaz de questionar territórios de poder, subalternidade e resistência? Por via da arte e de debates, agosto convida a deslocamentos entre Arroios, a Quinta do Mocho e a Cova da Moura. No livro O Espaço do Cidadão, Milton Santos sustenta que «o modelo cívico forma-se, entre outros, de dois componentes essenciais: a cultura e o território». Tal enunciado desloca a compreensão da cidadania para além da (…)

- Outros artigos

Perché le scuole al caldo sono un problema da risolvere

7 August 2026 at 09:03

I periodi di caldo si allungano e interessano mesi in cui le scuole sono aperte. Ciò ha conseguenze sugli apprendimenti e sul benessere degli studenti. Ci sono buone ragioni per investire subito in misure di raffrescamento degli edifici scolastici.

L'articolo Perché le scuole al caldo sono un problema da risolvere proviene da Lavoce.info.

Município avança com obra de requalificação do Posto Territorial da GNR de São Brás de Alportel

6 August 2026 at 07:00

O Município de São Brás de Alportel deu início à execução da empreitada de requalificação do Posto Territorial da Guarda Nacional Republicana (GNR), com a assinatura do Ato de Consignação da obra que teve lugar esta segunda-feira, dia 3 de agosto.

A intervenção permitirá melhorar as condições de acessibilidade, segurança e funcionalidade daquela infraestrutura, contribuindo para um serviço público de maior qualidade.

A cerimónia de assinatura do Ato de Consignação, realizada no dia 3 de julho, reuniu representantes do Município, entidades locais, empresa adjudicatária e GNR. O documento foi assinado pela Presidente da Câmara Municipal de São Brás de Alportel, Marlene Guerreiro, e por João Paulo Benedito, representante da empresa J.G. Benedito, adjudicatária da empreitada.

A sessão contou ainda com a presença do Vice-Presidente da Câmara, Pedro Ornelas e da Vereadora Mónica Inácio, do Presidente da Assembleia Municipal, Vítor Guerreiro, do Presidente da Junta de Freguesia de São Brás de Alportel, João Rosa, e do Presidente da Assembleia de Freguesia, Amável de Sousa. Em representação da GNR estiveram presentes o Coronel Marco Henriques, Comandante do Comando Regional;o Capitão Franco, Comandante do Destacamento e João Santos, comandante do Posto de São Brás de Alportel.

Este projeto contempla um conjunto abrangente de trabalhos de reabilitação destinados a modernizar o Posto Territorial da GNR, proporcionando instalações mais dignas, seguras e acessíveis para os profissionais e para os cidadãos que diariamente recorrem aos seus serviços.

Entre as intervenções previstas destacam-se a pintura integral do edifício, interior e exterior, reparações estruturais pontuais, a intervenção na cobertura da garagem, a substituição de portas e janelas por caixilharias mais eficientes e a criação de uma antecâmara envidraçada na entrada principal, contribuindo para um maior conforto na área de atendimento ao público.

A intervenção inclui ainda a criação de dois novos espaços funcionais no primeiro piso, a reabilitação dos balneários e instalações sanitárias, bem como importantes melhorias ao nível da acessibilidade, nomeadamente a execução de rampas, a instalação de um elevador para acesso ao piso superior e a criação de um lugar de estacionamento acessível.

Esta empreitada é concretizada no âmbito do Contrato de Cooperação Interadministrativo celebrado entre o Município de São Brás de Alportel e o Ministério da Administração Interna para a reabilitação do edifício do Posto Territorial da GNR. O contrato de empreitada foi adjudicado pelo valor de 273.994,97 euros, tendo os trabalhos um prazo de execução de 100 dias e conclusão prevista para o final de novembro de 2026.

Com este projeto, o Posto Territorial da GNR de São Brás de Alportel passará a dispor de instalações mais modernas, funcionais e acessíveis, proporcionando melhores condições para o desempenho da missão da GNR e para o atendimento à população. A empreitada representa, assim, a valorização de uma infraestrutura pública essencial ao concelho, reforçando a qualidade do serviço prestado à comunidade.

Em Portimão, a sardinha vai voltar a ser descarregada à moda antiga (com vídeo)

23 July 2026 at 02:01

Em Portimão, a sardinha vai voltar a ser descarregada à moda antiga durante a manhã do próximo dia 4 de agosto.

O movimento começará assim que o barco atracar.

Os pescadores vão deitar mãos à obra para colocar a pescaria em terra, usando apenas a força braçal e muitas canastras.

De imediato, as sardinhas serão colocadas em caixas e vendidas à oferta mais alta.

O passo seguinte caberá às mulheres, que as vão dividir por outras caixas para que sigam viagem.

Pelo meio, haverá ainda o desafio de gerir a azáfama: impedir que as crianças deambulem por ali para roubar peixe e explicar aos curiosos turistas o que está a acontecer.

Esta recriação histórica das descargas de sardinhas à moda antiga decorre a partir das 09h30 no Cais Gil Eanes.

O momento servirá de lançamento perfeito para o Festival da Sardinha, que é inaugurado ao fim da tarde desse mesmo dia.

Com este evento, a sardinha voltará a ser a grande imagem de marca da cidade de Portimão, prometendo arrancar com muita comida, bebida e animação musical.

O evento vai contar com concertos de Matias Damásio (dia 4), Némanus (5 de agosto); Átoa (dia 6), Cuca Roseta (dia 7), Fernando Daniel (dia 8) e Xutos & Pontapés (dia 9).

VÍDEO:

YouTube Video

Leia todas as notícias da região em: www.algarvemarafado.com

Portugueses preparam férias com rigor financeiro, recorrem às poupanças e evitam endividamento

29 July 2026 at 10:28
●      Mais de 99% dos portugueses recusam recorrer a crédito para financiar as férias ●      68,4% elaboram um orçamento dedicado exclusivamente aos meses de verão ●      52% pagam as férias com recurso a poupanças feitas ao longo do ano ●      77,1% controlam ativamente os gastos diários durante a estadia para evitar excessos Um novo estudo conduzido pela aplicação de […]
❌