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11 cráneos encontrados en una necrópolis picena de la Edad del Hierro tienen la nuca aplanada

Cualquier pediatra ha visto alguna vez a un bebé que pasa tantas horas tumbado sobre la espalda que acaba con la parte de atrás de la cabeza aplanada de un lado. Se llama plagiocefalia deformacional, un término que viene del griego plagios («oblicuo») y kephalé («cabeza»), y se debe a una presión externa y sostenida […]

Schifani ha trovato il metodo perfetto per restare al potere in Sicilia

10 October 2026 at 03:45

Non è vero che non ha fatto nulla. Che vi pare? Anzi, è come in quella canzone di Fabrizio De André: «Si costerna, si indigna, si impegna». Poi fa finta di gettare la spugna. E infine, rieccolo qua. Renato Schifani, l’uomo-sfinge, imperturbabile a tutto, che in questi quattro anni tutti gli scandali ha vissuto, subito, attraversato: la crema degli uomini che sostengono, consigliano o orbitano attorno al suo governo in qualche caso arrestata, in altri indagata o imputata per corruzione et similia.

L’ultimo è Gaetano Armao, l’avvocatone, già vicepresidente della Regione, presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali e, fino all’altro ieri, consigliere giuridico di Schifani. Per lui la Procura di Palermo ha chiesto l’arresto. Secondo l’accusa, le telecamere della polizia lo avrebbero ripreso mentre riceveva denaro in auto e poi nascondeva buste e mazzette dietro un orologio a pendolo. Armao contesta tutto e promette di dimostrare l’infondatezza delle accuse. E quel pendolo sembrava suonare finalmente l’ora per Schifani. Troppo grave quest’ultimo scandalo. Persino Forza Italia ha detto basta: a tutto c’è un limite, e soprattutto a tutto c’è un congresso, una successione e qualcuno che nel frattempo ha già cominciato a misurare le tende di Palazzo d’Orléans.

Il commissario regionale Nino Minardo ha chiesto una «proposta politica completamente nuova». Traduzione simultanea dal politichese: «Caro Renato, grazie di tutto, per il bis vedremo, ma possibilmente non vedremo te». Schifani l’ha presa bene. Cioè malissimo. Ha annunciato di stare «valutando le decisioni da assumere», ha fatto sapere di essersi sentito tradito, ha avuto una telefonata ad alta temperatura con Antonio Tajani. E ha lasciato filtrare l’arma atomica: le dimissioni immediate, la caduta dell’Assemblea regionale, elezioni già a dicembre, niente Finanziaria e soprattutto niente pensione per i deputati al primo mandato, ai quali mancavano ancora alcuni mesi per raggiungere la mitica soglia dei quattro anni, sei mesi e un giorno. In Sicilia le coalizioni possono litigare su tutto, ma davanti al requisito previdenziale ritrovano immediatamente la Costituzione materiale.

Il Parlamento regionale ama definirsi il più antico d’Europa e certamente non è il più economico. Minacciare di mandarlo a casa prima della maturazione delle pensioni è l’equivalente siciliano del mettere un cerino vicino a un deposito di benzina: improvvisamente tutti diventano ragionevoli, responsabili, istituzionali. Persino affettuosi.

Schifani si sente assediato, circondato da traditori e cortigiani. Parte il penultimatum. Riunioni, telefonate, luci accese a Palazzo nelle ore piccole come negli stati di crisi. Il presidente si scervella, si asciuga la fronte, tace, convoca la Giunta con all’ordine del giorno i «provvedimenti più urgenti».

La Sicilia trattiene il fiato. Dimissioni? Azzeramento? Voto anticipato? La fine della legislatura? L’Armageddon con granita? E infine arriva il grande annuncio. Ma quali dimissioni? Quale azzeramento? Quale voto? La Giunta degli assessori sotto processo – il governo che ha avuto come azionisti politici Salvatore «Totò» Cuffaro e come consulente Armao – se ne esce con l’ennesimo provvedimento anticorruzione. Insomma, non siamo più dalle parti della politica. Siamo entrati nella leggenda.

Ricorda molto il falso storico più celebre della storia di Napoli, il presunto ordine della Marina borbonica noto come «Facite ammuina»: All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora; chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio, passann’ tutti p’o stesso pertuso; chi nun tene nient’ a ffà, s’aremeni a cca e a llà. Nota bene: da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno. A Palazzo d’Orléans funziona allo stesso modo: chi può convochi una Giunta, chi non può organizzi una commemorazione antimafia, qualcun altro inventi un protocollo, tutti pronuncino un severo «mai più». Nota bene: da utilizzare in occasione di indagini di qualche Procura.

Per carità, il disegno di legge approvato dalla Giunta è persino sensato. Prevede un Registro pubblico dei rappresentanti di interessi, un’Agenda degli incontri, l’obbligo di indicare partecipanti, finalità e procedimenti amministrativi interessati. Dovranno essere tracciati anche i contatti sull’ordine di trattazione delle pratiche, sui tempi, sull’assegnazione dei fascicoli, sulla scelta degli istruttori e sulle valutazioni tecniche. Gli obblighi riguarderanno presidente, assessori, consulenti, dirigenti e organismi con funzioni istruttorie o consultive. Praticamente la Giunta ha preso il decreto di perquisizione dell’inchiesta Armao e lo ha trasformato in un programma di governo.

Nelle accuse rivolte all’ex presidente della Cts si parla infatti proprio di rapporti con imprenditori, indicazione di funzionari, corsie preferenziali, informazioni anticipate, tempi delle pratiche e incontri informali. La risposta del governo è: «D’ora in poi scriviamo tutto nell’agenda». Un’ottima idea. Come installare l’allarme antincendio quando il salotto è già pieno di fumo e i pompieri stanno chiedendo dove sia il contatore del gas.

Schifani ha dichiarato che «il risanamento morale delle istituzioni è una responsabilità che la politica deve assumersi». Parole impeccabili. Il problema di Schifani è proprio questo: le parole gli vengono benissimo. Sono i nomi che gli creano qualche difficoltà. Il provvedimento, precisa la Regione, era allo studio da tempo. E può anche essere vero. Ma in politica il calendario conta quasi quanto il contenuto. Se approvi la legge sulla trasparenza il giorno in cui tutti aspettano le tue dimissioni per una sequenza di scandali, stai eseguendo un numero da prestigiatore. La mano destra mostra il Registro dei lobbisti. La sinistra nasconde le dimissioni. Applausi.

Naturalmente vale la presunzione di innocenza. È sacrosanta. Armao non è stato condannato; la misura chiesta dalla Procura deve ancora essere valutata dal giudice e le sue responsabilità sono tutte da accertare. Ma non deve stabilire la colpevolezza penale; deve valutare responsabilità, opportunità, credibilità, permanenza negli incarichi. Il catalogo, del resto, è impressionante.

Il presidente dell’Assemblea regionale, Gaetano Galvagno, è a processo per corruzione, peculato, falso e truffa. L’assessora al Turismo Elvira Amata è imputata per corruzione e continua a sedere in Giunta, respingendo le accuse. Sono entrambi esponenti di Fratelli d’Italia. Il vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura Luca Sammartino è a processo per due presunti casi di corruzione nell’inchiesta Pandora. Nel 2024 si dimise dopo la sospensione dalle funzioni pubbliche; terminata l’interdizione, Schifani lo ha richiamato in Giunta. Roberto Di Mauro, già assessore all’Energia, è coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per la rete idrica di Agrigento. Le indagini sono state chiuse e la Procura si preparava a chiedere il processo.

Cuffaro non faceva formalmente parte della Giunta, ma la sua Democrazia Cristiana ne occupava due caselle e il suo peso sulla maggioranza era tutt’altro che metafisico. Nel maggio scorso ha patteggiato tre anni per corruzione e traffico di influenze in una vicenda riguardante sanità e appalti. E poi Armao: ex vicepresidente, ex assessore, ex presidente della Cts e, fino alle perquisizioni, consigliere giuridico di Schifani. Non sono situazioni giuridicamente uguali. Alcuni sono indagati, altri imputati, uno ha patteggiato. È bene distinguere. Ma è proprio la somma politica a impressionare. Per tutti vale la presunzione di innocenza. Comincia invece a essere difficile difendere la presunzione di normalità.

Schifani ha elaborato negli anni una dottrina costituzionale tutta sua: qualunque cosa accada alle persone che ha nominato, confermato o avuto accanto non riguarda mai il governo. L’assessore sotto processo? È una vicenda personale. Il consulente accusato di vendere accessi e favori negli uffici regionali? Non riguarda l’attività dell’esecutivo. Il presidente della commissione che avrebbe interferito sull’assegnazione delle pratiche? La commissione era collegiale. Il partito alleato travolto da un’inchiesta? La responsabilità penale è individuale. Tutto vero, preso singolarmente. Ma quando le vicende personali cominciano a riempire la Giunta, l’Ars, gli assessorati, gli uffici di consulenza e le segreterie politiche, smettono di essere una collezione di coincidenze e assumono un nome antico: classe dirigente.

Il governo Schifani somiglia a un albergo nel quale ogni stanza brucia per ragioni strettamente private. Il proprietario, dalla reception, assicura che l’incendio non riguarda la struttura. E poi distribuisce il regolamento antincendio. Alla fine Schifani non si è dimesso. Non ha azzerato la Giunta. Non ha sciolto nulla. Ha approvato le nomine, gli aiuti contro il caro carburante e il disegno di legge sulla trasparenza. La crisi con Forza Italia è stata rinviata al vertice romano con Tajani e Minardo. Non risolta: rinviata. Che è l’attività amministrativa nella quale la Regione Siciliana vanta la maggiore esperienza.

Schifani, in realtà, ha scoperto una forma estrema di potere: non la capacità di vincere, ma quella di far perdere tutti. Se si dimette, cadono i deputati, salta la manovra, si vota in fretta, si interrompono carriere, incarichi e soprattutto conteggi previdenziali. Se resta, costringe il suo partito a negoziare con un presidente che non vuole più ricandidare ma che non può accompagnare serenamente all’uscita. È la deterrenza nucleare applicata a Palazzo d’Orléans: «Io non sopravvivo, ma voi venite con me». E così il governatore che sembrava finito è ancora lì. Ferito, delegittimato, forse senza prospettiva per il 2027, ma ancora presidente. Ha agitato le dimissioni non per andarsene, ma per ricordare agli altri quanto costerebbe mandarlo via.

Il pendolo, dunque, non segnava l’ora dell’addio. Nello studio di Armao, secondo l’accusa, nascondeva le buste. A Palazzo d’Orléans nasconde la decisione. Oscilla da «sto valutando» a «andiamo avanti», dalle dimissioni alla trasparenza, dalla crisi al comunicato stampa. È il tempo dell’ammuina: tutti cambiano posto, così nessuno deve cambiare mestiere.

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Eurocidade Guadiana / Festival Overtime – Macerata (Italia)

9 October 2026 at 17:34

A Eurociudad del Guadiana projeta o seu modelo desportivo e transfronteiriço nos ACES Video Awards 2026 de Macerata. A Eurocidade do Guadiana está a participar de forma destacada nos ACES Video Awards 2026, um encontro celebrado na cidade italiana de Macerata no âmbito do festival Overtime, evento internacional dedicado à cultura, à ética e à […]

Campioni del mondo di leggi elettorali

9 October 2026 at 12:02

L’Italia ha una nuova legge elettorale che, salvo interventi rapidi da parte della Consulta, si applicherà già a partire dalle elezioni politiche del 2027. È la quinta in venticinque anni, quasi un record mondiale. Diverse le novità e numerose le criticità.

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Il governo perde la partita del riassetto bancario, vinta brillantemente da Intesa

9 October 2026 at 03:45

La grande partita per il riassetto bancario italiano, iniziata proprio due anni fa, si avvia alla conclusione. Salvo colpi di scena, l’ultima mossa si dovrebbe rivelare decisiva: con il rilancio annunciato da Intesa Sanpaolo, che ha aumentato di ottocento milioni la parte cash dell’offerta lanciata sul Monte dei Paschi di Siena (salita così da tre a 3,8 miliardi, a cui si aggiungono i 27,6 miliardi di azioni Intesa), per la banca toscana diventa difficile trovare alternative.

Anche perché Carlo Messina, il banchiere romano grande capo di Intesa, ha trasformato la sua operazione in una sorta di referendum per i soci di Mps: il rilancio, e dunque l’intera offerta, vale solo a condizione che nessuna delle tre contromosse proposte dal potentino Luigi Lovaglio, numero uno di Siena, venga approvata nell’assemblea (convocata il 29 ottobre).

Lovaglio aveva proposto ai suoi tre operazioni: il matrimonio con Bpm, l’acquisizione di Banca Generali e la distribuzione di un dividendo straordinario dalla cessione del 4,5 per cento delle Generali, parte del pacchetto del 13,3 per cento che il Monte detiene tramite Mediobanca. Ebbene, dice Messina ai soci Mps, dovete scegliere: o me o Lovaglio. Se votate le sue operazioni, l’offerta di Intesa decade. E due grandi azionisti privati di Mps, Delfin e Caltagirone, hanno già fatto sapere che al referendum voteranno Messina.

Fin qui la sostanza finanziaria. Ma quella politica? Il punto di caduta del cosiddetto risiko è un riassetto del sistema bancario e finanziario nazionale che disegna una nuova mappa del potere per le sorti del risparmio delle famiglie e del credito alle imprese. Per questo motivo il governo attuale, con la sua maggioranza, così determinato a scalfire le vere o presunte secolari egemonie di potere di ogni tipo, considerate ad esso estranee, non poteva restare a guardare. E così sembrava in principio: due anni fa Mps era ancora controllato dal Mef.

Non a caso l’intero riassetto del sistema si è messo in moto quando il governo ha venduto una parte del capitale di Siena a Caltagirone, Delfin (gli eredi Del Vecchio) e Bpm. I primi due sembravano perfetti nel ruolo di guida del nuovo capitalismo finanziario a trazione romana e con la guida a destra; mentre Bpm, per il suo radicamento territoriale lombardo-veneto, è considerata vicina agli interessi delle piccole e medie imprese nei territori della Lega. Il nuovo polo avrebbe poi puntato su Mediobanca e, tramite il pacchetto del 13,3 per cento che ha in pancia, su Generali, contando su un azionariato molto simile: sia Caltagirone sia Delfin sono grandi soci di Piazzetta Cuccia e Trieste da anni.

Obiettivo finale: un terzo polo bancario (Bpm-Mps) con un presidio fenomenale del risparmio nazionale (Generali). Il tutto all’insegna del sovranismo più spinto. Ma finanza e mercati non sono facilmente governabili. Tanto meno dalla politica. Così, all’alba della scorsa primavera, in vista dell’assemblea per il rinnovo dei vertici di Mps, Delfin e Caltagirone si mettono uno contro l’altro (pro e contro la conferma di Lovaglio) e il giocattolo si rompe, anche perché il governo non può e non vuole schierarsi, rimasto ormai con una piccola quota, il 4,8 per cento, di Mps. La premier, in un’intervista a Bloomberg, dichiara che il ruolo del governo in Mps «è finito».

Il risultato è che, a metà dell’opera, i soci di Mps si trovano spaccati e più deboli perché privi della copertura governativa. Così, chi fino a quel momento era rimasto a guardare la fine di Mediobanca e il conseguente passaggio di mano del pacchettone Generali, anche per non creare dissapori con l’esecutivo, scende in campo. Arriva Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana che, per poter digerire Mps, si allea con Unipol: a quest’ultima andranno 635 sportelli di Mps, destinati alla controllante Bper. Ed è così che sembra che andranno a finire le cose. In aperto contrasto con quanto la premier ha dichiarato a Ferragosto in un’intervista a Mf, quando si è auspicata che Mps non finisse come uno spezzatino.

Quindi, per tornare alla chiave politica, il governo che era partito per far nascere sotto il segno di Meloni-Giorgetti un conglomerato di azionisti, banche, assicurazioni che se la sarebbe giocata con Intesa da un lato e Unicredit dall’altro, si trova un esito ben diverso. Nel ruolo di king maker assoluto, Intesa Sanpaolo, primo gruppo bancario del Paese, assume ancora più potere di prima, compreso il 13,3 per cento delle Generali, fino a ieri custodito dai rivali di Mediobanca.

Un contrappeso storico negli equilibri finanziari nazionali viene così a cadere, con Generali destinata alla stessa orbita del gruppo Intesa. Inoltre, quello che doveva diventare il terzo polo del credito, Mps-Bpm, viene sostituito da Bper-Mps, cioè dal gruppo delle cooperative rosse che controllano Unipol. Mentre per quanto riguarda Bpm, che doveva essere il perno nordista-leghista dell’operazione, il rischio concreto è che finisca proprio dove Meloni non la voleva vedere: ai francesi del Credit Agricole.

Completano il quadro due mosse che il governo ha effettuato intorno al riassetto del capitalismo finanziario di casa nostra e rivelatesi fallimentari. La prima è la legge Capitali, laddove ha regolamentato negli statuti delle società il cervellotico meccanismo per il voto di lista: è stato questo l’aspetto tecnico che ha generato la disastrosa governance del Monte Paschi. La seconda è stata l’utilizzo dissennato del golden power, applicato non contro una banca straniera, ma per fermare le mire di Unicredit su Bpm solo per non ostacolare il progetto di Mps.

Mossa controproducente: Unicredit-Bpm poteva essere il terzo polo italiano, politicamente plasmabile e a quello si poteva poi pensare di collegare le Generali. Invece, per preservare Bpm per le nozze con Mps, il governo sovranista ha perso la grande partita del riassetto bancario italiano. 

 

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Esparta fundó una sola colonia en toda su historia y envió para poblarla a los “hijos de las vírgenes”

Cuando hablamos de colonización griega solemos pensar en Atenas, en Corinto o en las ciudades de Eubea, que salpicaron de colonias el Mediterráneo y el mar Negro. Esparta, en cambio, apenas miró al exterior. Fundó una sola colonia, a unos 700 kilómetros en línea recta de casa, al otro lado del mar Jónico, y lo […]

En una cueva de Trieste se ha descubierto un campamento de cazadores con una rara hacha de cuerno justo bajo los estratos de los primeros agricultores

Cerca de la cima del monte Lanaro/Volnik, en el municipio de Sgonico/Zgonik, hay una cueva llamada Tina Jama. Estamos en el Carso triestino, la meseta caliza que se levanta detrás de Trieste, pegada a la frontera con Eslovenia. El monte está protegido como reserva natural de unas 285 hectáreas, incluida en la red Natura 2000. […]

Priorità e prospettive in Artico. La strategia italiana e il libro bianco del Cnr

7 October 2026 at 15:41

Scienza, spazio e geopolitica trovano una sintesi nell’Artico e l’Italia si approccia, come meglio non poteva fare, all’international artic year 2032. Lo spunto viene dalla Conferenza Nazionale Polare ideata e coordinata dal Cnr in collaborazione con Enea, Ingv e Ogs, con il patrocinio dei mnisteri della Difesa e dell’Università e della Ricerca. Per la prima volta la comunità scientifica italiana impegnata nelle regioni polari si è incontrata per confrontarsi sugli ultimi dati e avanzamenti della ricerca e per definire priorità e prospettive.

Una tre giorni con più di 200 partecipanti per dare fiato a proposte e priorità che confluiranno in un White Paper. Il documento costituirà uno strumento strategico per orientare le future politiche italiane dedicate all’Artico, all’Antartide e al Terzo Polo (Himalaya, Karakorum e Altopiano del Tibet), territori sempre più cruciali per comprendere le dinamiche del clima globale. Punto di partenza la consapevolezza che il tema polare è non solo strategico, ma parte integrante della visione politica di ogni paese, Italia compresa. Numerosi i progetti a cui l’Italia prende parte con successo, come Boomerang, Apegaia, Epica, Stazione Concordia assieme alla Francia, o Ice Memory che conserva carote di ghiaccio di tutto il mondo e ha il sigillo Unesco che le attribuisce il respiro internazionale.

In questo senso trova applicazione il Piano nazionale Artico del Governo che, come più volte osservato dal presidente del consiglio Giorgia Meloni, intende occuparsi a fondo di questa area del mondo. Non a caso il ministero degli Esteri ha presentato da tempo la strategia italiana sull’Artico, con l’obiettivo di preservare l’area artica come zona di pace e cooperazione, contribuire alla sicurezza della regione, sostenere le imprese che volessero investire lì e favorire la ricerca.

Un passaggio ribadito dall’ambasciatore Agostino Pinna, Inviato Speciale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per l’Artico, secondo cui la tradizione scientifica italiana è un elemento che consente all’Italia di essere soggetto autorevole e credibile. A breve verrà diffusa anche la strategia Ue sull’Artico, connessa alla questione securitaria legata alle minacce ibride. Molte cose che accadono in Artico infatti hanno poi riflesso in Ue, come le materie prime, lo spazio, le rotte, l’energia. Ma anche la pace, visto che lì operano assieme Russia e Usa, nonostante i venti di guerra in Ucraina e Iran. “Il lavoro di questi tre giorni segna un passo importante verso una visione condivisa della ricerca pubblica italiana nelle regioni polari”, ha dichiarato il Presidente del Cnr, Andrea Lenzi. “L’impegno del Cnr nelle scienze polari affonda le proprie radici in decenni di ricerca, dati e conoscenze, sviluppati nell’ambito dei Programmi per l’Artico e per l’Antartide sostenuti dal ministero dell’Università e della Ricerca. Un patrimonio costruito sulla collaborazione, sul dialogo con le comunità indigene e sulla responsabilità di offrire risposte solide alle sfide ambientali e climatiche del presente e del futuro”.

“I profondi cambiamenti che stanno interessando l’Artico, l’Antartide e il cosiddetto Terzo Polo himalayano – la più vasta riserva di ghiaccio del pianeta al di fuori delle regioni polari – hanno ripercussioni sempre più rilevanti sugli equilibri climatici, sugli ecosistemi e sulla società a livello globale”, ha commentato la Presidente Enea, Francesca Mariotti. “In questo scenario, la ricerca svolta dall’Italia e dall’Enea negli ambienti più estremi della Terra assume un ruolo cruciale. Un’attività di questo tipo richiede competenze scientifiche, come quelle che mettiamo in campo in Artico, ma nulla sarebbe possibile senza le infrastrutture e il supporto logistico che Enea garantisce, con un’efficiente macchina organizzativa, da oltre 40 anni in Antartide”.

Encuentran una espada de la Edad del Bronce de hace más de 3.000 años en el fondo de un lago italiano y todavía conserva el filo

Una espada de bronce que llevaba más de tres mil años en el fondo de un lago ha salido a la superficie con el filo todavía cortante. La han recuperado los arqueólogos subacuáticos de la Soprintendenza de Viterbo en el lago di Mezzano, un pequeño lago de origen volcánico del Lacio, la región italiana donde […]

Due secoli e mezzo di cultura sfrattati: l'Antico Caffè Greco chiede allo Stato di far valere il vincolo

Chiuso, sfrattato, svuotato della sua sede storica. E nel frattempo le istituzioni tacciono. L’Antico Caffè Greco, che da oltre due secoli e mezzo è un simbolo della vita culturale romana, frequentato da artisti e scrittori di tutto il mondo, vive uno dei momenti più difficili della sua storia. La società titolare della licenza di esercizio, con i suoi arredi e le sue attrezzature, denuncia quella che definisce una vera e propria sopraffazione priva qualsivoglia legittimità.

 

Un locale vincolato, ma chiuso

Il Caffè è stato fatto chiudere dopo lo sfratto per finita locazione dai locali di Via dei Condotti. Eppure l’attività è tutelata da vincolo ministeriale espresso con ben cinque Decreti ministeriali, il primo del 1953, che ne riconosce l’interesse storico e culturale. L’ultimo decreto, emesso nel 2025 ribadisce in forma inequivocabile, qualora ce ne fosse bisogno, che la tutela, già posta sin dal 1953, fu motivata dall’essere il Caffè Greco un Cenacolo Culturale, creatosi a motivo della: “...ininterrotta consuetudine da parte di artisti di ogni paese di frequentare le sue ospitali e raccolte salette, avendo rappresentato in Roma per circa 200 anni (ndr oggi 266) un centro di vita artistica universalmente noto”. Il vincolo riguarda l’azienda nel suo insieme, cioè la licenza storica, già intestata a Federico Gubinelli, gli arredi e le attrezzature, e non solo le mura che la ospitano. Secondo l'azienda e i suoi legali, uno sfratto che ne comporta la chiusura e smembra l’unitarietà svuota di significato quella tutela. Il timore è che dietro l'esecuzione si nasconda un disegno più ampio. L’azienda riferisce che è addirittura documentata l’intenzione, da parte della proprietà delle mura, di impossessarsi dei beni che costituiscono il patrimonio mobiliare storico del Caffè.

Il silenzio delle istituzioni

Per questo l’Antico Caffè Greco ha inviato diffide al Ministero della Cultura, alla Regione Lazio e a Roma Capitale, chiedendo i provvedimenti necessari a proteggere l’azienda storica e la licenza. A marzo e a luglio 2026 non è arrivata alcuna risposta. Da qui il ricorso al Tar Lazio contro il silenzio, davanti al quale gli avvocati Giuliano Lemme, Antonella Anselmo e Pierpaolo Carbone sostengono le ragioni dell’azienda. Una prima risposta, però, è arrivata. Con una nota del 24 settembre 2026, Roma Capitale ha prorogato di altri 180 giorni l'efficacia della licenza commerciale. È una boccata d’ossigeno, ma non risolve il problema, perché resta aperto il nodo della continuità: il locale è chiuso e nessuna soluzione alternativa è stata indicata. Il Ministero, intanto, continua a tacere.

 

Le prossime tappe, in parole semplici

Le prossime settimane saranno decisive, con più fronti giudiziari aperti in parallelo. Il 6 ottobre era fissata davanti al Tar Lazio l’udienza sull’istanza cautelare, cioè sulla richiesta di una misura urgente per proteggere la licenza storica. Dopo la proroga ottenuta dal Comune, l’azienda ha rinunciato alla richiesta, che sarà cancellata dal ruolo. Il ricorso sul silenzio delle istituzioni, invece, va avanti: se ne discuterà il 3 novembre, quando si capirà finalmente perché il Ministero non abbia risposto.

Oggi, 7 ottobre, davanti al Tribunale civile di Roma, sezione esecuzioni mobiliari, si tiene l’udienza sull’opposizione all’esecuzione promossa dall’Antico Caffè Greco contro l’Ospedale Israelitico. Questa volta si entra nel merito: la giudice Messina dovrà valutare le ragioni con cui l’azienda contesta un’esecuzione di sfratto dell’azienda storica tutelata, eseguita senza alcuna autorizzazione o prescrizione del Ministero. Il 30 ottobre, innanzi al Tribunale Civile di Roma, risulta fissata la data dell’udienza per l’accertamento tecnico preventivo sull'immobile di Via dei Condotti, chiesto dall’azienda. Si tratta di una verifica tecnica, per fotografare lo stato dei luoghi, la loro adeguatezza e sicurezza, e, soprattutto per verificare lo stato di conservazione dei beni culturali ancora presenti di proprietà Antico Caffè Greco. 

Un bene che appartiene a tutti

Dietro le carte bollate c'è una questione che va oltre il singolo contenzioso. I vincoli, allo stato attuale, impediscono di fatto all’azienda tutelata – e sfrattata - di continuare l’attività in altri locali. Dunque, lo sfratto eseguito dal proprietario privato delle mura, ha fatto venir meno l’unitarietà del bene culturale. Il  silenzio delle Istituzioni che non hanno impedito lo smembramento né hanno indicato soluzioni alternative, ha determinato la chiusura dell’Antico Caffè Greco e la sua sottrazione al pubblico. Se un'azienda che lo Stato ha riconosciuto di interesse culturale può essere chiusa, senza che nessuno intervenga, a rischiare non è solo un'impresa privata. Rischia un pezzo dell'identità di Roma. L'Antico Caffè Greco chiede che il vincolo sia applicato per quello che dovrebbe garantire: la continuità di un luogo che è patrimonio di tutti.

Descubren en Aquinum un cipo con la imagen del sacrificio más solemne de Roma, un altar dedicado por un seviro augustal y un rayo enterrado

Un buey, un carnero y un cerdo, rodeados de guirnaldas, festones y cráneos de buey esculpidos, comparten una misma piedra que acabó sirviendo de pavimento en uno de los cruces principales de la antigua Aquinum. Es una de las dos piezas que los arqueólogos de la Universidad del Salento han sacado a la luz en […]

La filiera dell’auto vista da dentro *

25 September 2026 at 09:20

La filiera automobilistica italiana va ben oltre le case produttrici e i fornitori diretti. I legami indiretti sono altrettanto importanti. E la catena di fornitura comprende molti più settori di quelli tradizionalmente associati all’automotive.

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Encuentran cerámica ática, armas y una rara “calzatura” femenina de finales del siglo VII a.C. en el interior de una monumental tumba etrusca en Vulci

En 1889, un equipo de la École française de Rome llegó hasta un montículo circular de unos 30 metros de diámetro en la necrópolis de la Polledrara, al sur de la antigua Vulci. Lo identificaron, le dieron nombre —Tumulo Gsell, por el arqueólogo francés Stéphane Gsell— y lo dejaron ahí. Nunca lo excavaron por completo. […]

Descubren una gran estructura circular y un cuerno de plomo en un santuario nurágico de hace 3.000 años en Cerdeña

En el interior montañoso de Cerdeña, donde el Gennargentu empieza a ceder terreno a los valles del Flumendosa, hay un yacimiento que lleva más de cuarenta años sorprendiendo a los arqueólogos que lo excavan. Se llama S’Arcu ‘e is Forros, un nombre en sardo que significa aproximadamente «el paso de los hornos», y el 18 […]

Descubren una roca grabada con casas, huellas y hachas que nadie había visto en 70 años en Naquane, el yacimiento italiano con más de 300.000 grabados prehistóricos

A unos 90 kilómetros de Brescia y 120 de Milán, en los Alpes lombardos, el bosque de Naquane sigue guardando sorpresas después de setenta años de excavaciones. La última campaña arqueológica, retomada el 31 de agosto de 2026, ha sacado a la luz una superficie rocosa que nadie había registrado hasta ahora: un panel con […]

Hallan el rostro de Uni, la gran diosa etrusca, en el templo que un magistrado le dedicó hace 2.500 años

Hay hallazgos que impresionan por su tamaño o su valor y otros que lo hacen por el lugar exacto donde aparecen. El que ha anunciado la Universidad de Roma La Sapienza pertenece al segundo grupo. En el yacimiento de Pyrgi, en la costa del Lacio, los arqueólogos han encontrado un fragmento de antefija con el […]

Più responsabilità agli infermieri francesi. E agli italiani?

21 September 2026 at 09:02

Una riforma della professione riconosce agli infermieri di Francia competenze e possibilità di prescrivere alcuni farmaci. Diversi paesi europei hanno già ampliato l’autonomia decisionale di questi professionisti. Si potrebbe farlo anche in Italia.

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El cobre y el plomo de la Cerdeña nurágica ya llegaban hasta Escandinavia y las Islas Británicas 500 años antes de los comerciantes fenicios

Un lingote de cobre fabricado en el interior de Cerdeña durante la Edad del Bronce podía terminar, siglos después de fundirse, en una tumba escocesa o en un poblado del sur de Suecia, a casi 2.000 kilómetros de donde se extrajo el mineral. Esa es la conclusión central de un artículo firmado por Serena Sabatini, […]

L’AfD, lo “scisma” tedesco e il conformismo editoriale: appunti critici su un’intervista a senso unico

18 September 2026 at 17:08
Ho recentemente letto un articolo a firma di Mattia Ferraresi Germania. La condanna dei vescovi non ferma il voto ad AfD, pubblicato nella rubrica Tracce di CLONLINE, che ha come ...

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