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Sondaggi politici, Meloni stabile e Schlein in calo: centrodestra al 42,4% spinto da Cateno De Luca

14 October 2026 at 13:52

I sondaggi politici vedono Fratelli d’Italia stabile al 27,7% mentre il Partito Democratico cala al 20,4% e il Movimento 5 Stelle regge al 12,7%.

Sorpresa sul fronte delle coalizioni: il centrodestra con Sud chiama Nord di Cateno De Luca ma senza Futuro Nazionale raggiunge il 42,4%. Per batterlo, il Campo Largo deve estendersi a Italia Viva e +Europa (43,7%).

Ultimi sondaggi elettorali

Qui di seguito si propone l’ultimo sondaggio effettuato da Swg per il Tg di La7 del direttore Enrico Mentana. La data di pubblicazione è 12 ottobre, mentre fra parentesi si riportano i numeri del 5 ottobre:

  • Fratelli D’Italia – 27,7% (=);
  • Partito Democratico – 20,4% (-0,3%);
  • Movimento 5 Stelle – 12,7% (+0,1%);
  • Futuro Nazionale – 7,6% (-0,2%);
  • Forza Italia – 7,3% (+0,2%);
  • Verdi e Sinistra – 6,6% (=);
  • Lega – 5,4% (+0,2%);
  • Azione – 3,2% (+0,1%);
  • Italia Viva – 2,3% (=);
  • +Europa – 1,7% (+0,1%);
  • Noi Moderati – 1% (=);
  • Sud chiama Nord – 1% (+0,1%);
  • altre liste – 3,1% (-0,3%).

Non si esprime il 28% degli intervistati (-1%).

Nota metodologica: metodo di campionamento stratificato per zona di residenza e quote per età e genere e ponderato successivamente per le variabili di età, genere, zona di residenza, studio e voto alle ultime elezioni europee; consistenza numerica campione intervistati 1.200, 4.273 non rispondenti; campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, partito votato alle ultime elezioni europee con margine di errore +/- 2,8%; sondaggio realizzato con tecnica di rilevazione online CAWI, telefonica CATI e CAMI.

Chi è in vantaggio nei sondaggi: le coalizioni

Ora passiamo alle coalizioni politiche. Prima i freddi numeri, poi le spiegazioni.

Qui lo stato della coalizione conservatrice:

  • centrodestra senza Vannacci – 42,4%;
  • centrodestra con Vannacci – 50%.

Qui lo stato della coalizione progressista:

  • campo largo – 39,7%;
  • campo largo con Renzi e Magi – 43,7%.

Oggi il centrodestra si arricchisce di un nuovo alleato: Sud chiama Nord di Cateno De Luca. Si tratta di una formazione politica nata nel 2022. Il suo leader, nelle cronache definito anche come “Scateno De Luca” per via del suo carattere vulcanico, ha un passato nella Democrazia Cristiana e nei movimenti autonomisti della Sicilia. De Luca ha condotto battaglie contro il centralismo statale. Per il siciliano De Luca l’accordo si intende nazionale, ma non locale. Così ha infatti detto al Corriere della Sera: “L’accordo vale in ambito nazionale ma non per la Regione Siciliana, dove abbiamo mani libere. L’abbiamo chiarito ben bene: il mio progetto per una Sicilia civica, autonomista e progressista va avanti per i fatti suoi”.

Il centrodestra senza Futuro Nazionale riuscirebbe a raggiungere quella soglia del 42% fissata dallo Stabilicum per ottenere il premio di maggioranza. Si tratta di una soglia virtuale, dal momento che ci sono ricorsi pendenti presso la Corte Costituzionale. Per capire se l’assetto della nuova legge elettorale verrà confermato, occorrerà attendere la pronuncia delle toghe.

I numeri odierni rendono meno appetibile la presenza di Vannacci nella compagine di centrodestra. Anche in considerazione del fatto che Matteo Salvini (Lega) e Antonio Tajani (Forza Italia) non gradirebbero l’ingresso in coalizione del generale (i gradi militari in Italia durano a vita, anche durante la pensione).

Nel centrosinistra è aperto il fronte primarie. Bisogna decidere: quando farle, come farle (doppio turno o turno secco) e cosa inserire nel programma condiviso. I due nomi in testa sono quelli di Elly Schlein (Partito Democratico) e Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle).

Il centrosinistra e Silvia Salis

Da più parti a sinistra si tira la giacchetta alla sindaca di Genova Silvia Salis. La quale ha però ribadito che non si candiderà. L’ultimo niet è arrivato nel corso dell’intervista rilasciata a Che tempo che fa di Fabio Fazio lo scorso 11 ottobre 2026. Salis trova le primarie “divisive”, ma si di dice comunque pronta a “dare una mano se richiesto” per la campagna elettorale del centrosinistra. La nota a margine del conduttore, acuto osservatore politico: “Io che penso male, penso che nessuno le chiederà niente”.

Decreto PA convertito, cosa cambia per i dipendenti pubblici dalle assunzioni alle ferie non godute

14 October 2026 at 11:03

Il Decreto PA è diventato legge. Il provvedimento introduce novità che interessano il personale della Pubblica amministrazione, gli Enti locali e diversi comparti pubblici, dalla sanità alla scuola, fino alla giustizia e alla ricostruzione post-calamità.

Con la legge 5 ottobre 2026, n. 174, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 6 ottobre, il Parlamento ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144. La conversione in legge ha inoltre ampliato il testo originario, passato da 26 a 30 articoli, introducendo o modificando disposizioni che riguardano le assunzioni, le graduatorie, gli Enti locali e la gestione delle risorse destinate al personale.

Pagamento delle ferie non godute

Tra le modifiche più rilevanti c’è la possibilità di ottenere il pagamento delle ferie non godute alla cessazione del rapporto di lavoro, superando il precedente divieto di monetizzazione.

Ma attenzione: con la nuova disciplina non si riconosce in automatico un’indennità a tutti i dipendenti pubblici: occorre verificare le circostanze in cui le ferie sono rimaste inutilizzate e gli obblighi rispettati dall’amministrazione.

La disciplina precedente vietava in via generale di trasformare in denaro ferie, riposi e permessi non utilizzati dal personale delle amministrazioni pubbliche. E il divieto permaneva anche in caso di pensionamento, dimissioni, licenziamento o passaggio a un’altra amministrazione. Adesso si cambia: alla cessazione del rapporto di lavoro può essere riconosciuta un’indennità sostitutiva per le ferie maturate e rimaste inutilizzate, indipendentemente dalla causa.

L’indennità può però essere esclusa se l’amministrazione dimostra che il dipendente ha scelto consapevolmente di non utilizzare le ferie, pur avendo avuto la possibilità concreta di farlo. Per escludere il compenso l’ente deve provare di avere invitato formalmente il dipendente a utilizzare le ferie entro un termine adeguato, di averlo informato tempestivamente delle conseguenze della mancata fruizione e di avergli garantito condizioni organizzative che consentissero effettivamente di assentarsi. Se le esigenze di servizio o altri ostacoli organizzativi hanno impedito al dipendente di prendere le ferie, la semplice comunicazione dell’amministrazione non è sufficiente a escludere il diritto all’indennità.

Stabilizzazioni e graduatorie

Tra le altre principali misure del Decreto PA, ora legge, vi sono la stabilizzazione del personale in somministrazione e interventi riguardanti i tirocinanti e i lavoratori socialmente utili.

Andando avanti, per gli Enti interessati dalla disciplina sulla sostenibilità finanziaria prevista dal decreto-legge n. 34/2019, la conversione ha eliminato la verifica del tetto riferito alla media della spesa sostenuta nel triennio 2011-2013. La modifica può consentire agli enti interessati di procedere all’incremento del salario accessorio fisso fino a raggiungere il 48% della spesa per lo stipendio tabellare.

Il provvedimento contiene anche una proroga delle graduatorie del personale dei servizi educativi e scolastici e un aumento a quattro anni della durata delle graduatorie per il personale della Polizia locale.

Province e riscossione

Tra le novità c’è poi il riallineamento delle scadenze dei mandati dei presidenti e dei consigli provinciali. Attraverso proroghe incrociate, le due scadenze vengono fatte coincidere, in attesa di una futura riforma che introduca l’elezione a suffragio universale e diretto dei due organi.

C’è poi un punto sulla riscossione delle entrate locali: la legge prevede l’affidamento ad Amco delle entrate degli Enti locali, che diventa obbligatorio al ricorrere di determinate condizioni.

Campi Flegrei e ricostruzione dopo le calamità

Il testo comprende poi disposizioni sul bradisismo dei Campi Flegrei e sulla ricostruzione nei territori colpiti da eventi calamitosi, compresi i crateri del Centro Italia.

Altro

Sono poi previsti interventi in altri comparti della Pubblica amministrazione tra cui sanità, scuola, università, istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, giustizia e Inps.

Rinnovabili, cosa cambia con il decreto carburanti: impianti anche vicino ai siti Unesco

14 October 2026 at 10:05

La strada per installare nuovi impianti da fonti rinnovabili potrebbe diventare meno complicata in alcune aree oggi sottoposte a vincoli.

Gli emendamenti al decreto carburanti approvati dalla Commissione Ambiente del Senato cambiano infatti il quadro.

Rinnovabili, quali sono le novità

Il cambiamento più immediato riguarda la possibilità di realizzare impianti anche nelle cosiddette buffer zone, le fasce cuscinetto che circondano i siti riconosciuti dall’Unesco, purché siano rispettate precise condizioni.

Gli interventi normativi arrivano mentre le previsioni di Terna e Snam per il sistema energetico e le stime dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) mettono in evidenza come aumentare la capacità di produzione da fonti pulite non basta se le reti, i sistemi di accumulo e le procedure per collegare gli impianti non riescono a tenere il passo.

La principale modifica al Testo unico delle rinnovabili riguarda le aree di protezione dei siti Unesco. Attualmente in queste zone è previsto un divieto di carattere generale per gli impianti interessati dalla disposizione. Con il nuovo emendamento potranno essere ammessi anche progetti soggetti a procedura abilitativa semplificata e ad autorizzazione unica.

Per realizzare gli impianti dovranno essere rispettate due condizioni:

  • il progetto dovrà ricadere interamente nella fascia di protezione del sito Unesco;
  • il terreno dovrà possedere le caratteristiche di idoneità previste dalla normativa statale o regionale.

Anche quando il progetto rispetterà i requisiti richiesti, non potrà beneficiare della disciplina semplificata prevista per le aree idonee. L’iter autorizzativo resterà quello ordinario.

Aree idonee e Regioni

Un secondo emendamento riguarda l’individuazione delle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili. Le Regioni sono chiamate a individuare con legge ulteriori aree nelle quali favorire la realizzazione degli impianti.

Biogas, via libera a nuovi sottoprodotti

Un’altra disposizione riguarda il biogas: gli emendamenti consentono di utilizzare nella digestione anaerobica, come sottoprodotti, anche i residui delle filiere dei biocombustibili, delle biomolecole e dei biomateriali.

Le condizioni sono le stesse già previste per gli scarti dell’industria agroalimentare. In particolare, occorre che:

  • i residui non contengano sostanze pericolose ai sensi del regolamento europeo Reach;
  • il produttore consegni al gestore dell’impianto la documentazione necessaria;
  • il materiale residuo rispetti i limiti stabiliti dalla legge.

Italia, gli scenari di Terna e Snam fino al 2040

Il Documento di Descrizione degli Scenari 2026 elaborato da Terna e Snam sotto la regia di Arera traccia le possibili traiettorie del sistema energetico al 2030, 2035 e 2040.

Secondo lo scenario al 2030, si stima che le energie rinnovabili arrivino a coprire il 63% della generazione elettrica, in linea con il target indicato dal Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). Il raggiungimento di questa quota si accompagnerebbe però a una domanda complessiva inferiore alle attese delle istituzioni, anche per il rallentamento nell’adozione di veicoli elettrici e pompe di calore. La capacità rinnovabile crescerebbe senza il contributo dell’eolico offshore, mentre il gas naturale continuerebbe a mantenere volumi considerevoli. Gli scenari indicano inoltre che i data center potrebbero diventare un fattore importante per la crescita della domanda elettrica, con richieste di connessione concentrate in specifiche aree del Paese. In questo quadro, gli accumuli sarebbero necessari per limitare i tagli alla produzione solare ed eolica.

Ex Ilva, cassa integrazione fino a giugno 2027: sciopero e proteste a Taranto e Genova

14 October 2026 at 09:10

Proseguono gli scioperi e le manifestazioni dei lavoratori dell’ex Ilva. La cassa integrazione per i dipendenti dello stabilimento e dell’indotto è stata prevista fino a giugno 2027, ma il decreto del Governo non ha fermato le mobilitazioni.

Gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure fanno tutti parte di Acciaierie d’Italia, ma dipendono dalla produzione tarantina per l’approvvigionamento di acciaio. Uno stop a Taranto si traduce quindi in uno shock per tutta la filiera.

Ex Ilva fra proteste e scioperi

Il punto di scontro è il futuro industriale dell’acciaieria: i lavoratori chiedono garanzie sulla continuità produttiva, sulla disponibilità delle materie prime e sul rilancio degli impianti.

A Taranto lo sciopero a oltranza è accompagnato dai blocchi stradali, che stanno provocando ripercussioni sui trasporti pubblici e sui rifornimenti di carburante.

A Genova, invece, i dipendenti chiedono di poter continuare a lavorare e di ricevere i rotoli di lamiera necessari ad alimentare le linee produttive.

Ex Ilva, cosa prevede il decreto del Governo

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che attiva la cassa integrazione fino al 30 giugno 2027 per circa 10.000 lavoratori dell’ex Ilva. E la misura riguarda anche migliaia di dipendenti delle aziende dell’indotto.

Acciaierie d’Italia è in amministrazione straordinaria sotto il controllo pubblico e ormai da anni il Governo cerca di venderla.

Oltre agli ammortizzatori sociali, il piano prevede programmi di ricollocamento e riconversione in lavori di pubblica utilità sul territorio.

Sono inoltre contemplati sgravi e contributi fino a 20.000 euro per lavoratore alle aziende che assumeranno a tempo indeterminato dipendenti dell’ex Ilva.

Il costo complessivo del provvedimento ammonta a 187 milioni di euro. Nella cifra è compreso anche un prestito da 40,5 milioni di euro destinato ad Acciaierie d’Italia.

La ministra del Lavoro Marina Calderone ha spiegato che il decreto comprende anche misure per il rilancio dell’azienda e del territorio.

Lavoratori contro la cassa integrazione

Lavoratori e sindacati considerano le misure insufficienti e chiedono una sola cosa, come detto: certezza per il futuro occupazionale. Ma tra le rivendicazioni figurano la decarbonizzazione e l’introduzione dei forni elettrici.

Si chiedono anche misure che consentano il pensionamento anticipato per chi svolge mansioni usuranti o è stato esposto all’amianto e agli agenti inquinanti, oltre a incentivi per l’esodo volontario.

Che succede a Taranto

La protesta a Taranto è arrivata alla terza giornata. I presidi sulle principali vie di accesso alla città, insieme ai blocchi che interessano la raffineria Eni, stanno ostacolando i rifornimenti di carburante. La situazione ha costretto a ridurre il servizio di circolazione degli autobus urbani per mercoledì 14 ottobre. Garantite soltanto le corse scolastiche, nelle fasce orarie dalle 6 alle 9 e dalle 12 alle 15.

Problemi di approvvigionamento anche per Aeroporti di Puglia. Le strade statali interessate dai blocchi risultano chiuse al transito da due giorni.

La situazione a Genova

La crisi coinvolge anche lo stabilimento di Genova Cornigliano, dove i dipendenti hanno trascorso la seconda notte in tenda davanti alla Prefettura. La protesta è entrata nella terza giornata e i lavoratori chiedono impegni scritti.

I dipendenti chiedono che arrivino i coils, i rotoli di lamiera necessari per alimentare le linee produttive, e contestano l’ipotesi di ricorrere alla cassa integrazione mentre lo stabilimento potrebbe continuare a lavorare. La scadenza indicata dalla gestione commissariale per lo stop degli impianti e il ricorso agli ammortizzatori sociali è il 15 novembre.

Il nodo della chiusura di Taranto e l’udienza del 20 ottobre

Tutto, come è evidente, parte dalla situazione di Taranto. Alla fine di luglio, la Corte d’appello di Milano ha stabilito la chiusura entro il 28 ottobre dell’area a caldo, la parte più importante dell’impianto ma anche quella maggiormente inquinante. Acciaierie d’Italia ha presentato due richieste per sospendere la chiusura, ma entrambe sono state respinte. Per il 20 ottobre è fissata l’udienza davanti alla Corte di Cassazione, chiamata a confermare o annullare la decisione della Corte d’appello.

Aumento tabacchi, nuovi prezzi dal 14 ottobre: rincari per sigari, trinciati e prodotti da inalazione

14 October 2026 at 08:03

Scatta un nuovo aumento dei tabacchi: a partire dal 14 ottobre 2026 salgono i prezzi al dettaglio di diverse categorie di prodotti da fumo e da inalazione.

Per una volta le sigarette sono esenti dai rincari. Ad essere rivisti sono invece i listini di alcuni sigari, tabacchi trinciati, tabacchi da inalazione senza combustione e prodotti assimilati. In totale sono 13 le marche (per 28 prodotti) a ritrovarsi con il prezzo di vendita ritoccato.

Prezzo dei tabacchi in aumento

A comunicarlo è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha pubblicato sul proprio portale le determine contenenti i tariffari aggiornati. Nella sezione “Novità” del sito ufficiale (adm.gov.it) è possibile consultare i nuovi listini, che vengono riportati anche nella sezione “I prezzi dei tabacchi”.

Per comodità, si riporta il tutto qui di seguito.

Sigari

  • Verticale Toscano Extravecchio – 14,99985 euro;
  • Attimi Toscano Extra Stagionato – 30 euro.

Trinciati

  • Manila – 10,90 euro;
  • Golden Blend’S Virginia – 10,90 euro;
  • Pueblo Classic – 8,20 euro;
  • Pueblo Burley Blend – 8,20 euro;
  • Pueblo Classic 70 – 18,80 euro;
  • Pueblo Blue – 8,20 euro;
  • Golden Blend’S Virginia 30 – 8,20 euro;
  • Golden Blend’S Virginia Gt – 8,20 euro;
  • Pueblo Blue 70 – 18,80 euro;
  • Ign Il Gusto Nostrano – 8,00 euro;
  • Pueblo Pink – 8,20 euro.

Tabacchi da inalazione senza combustione e prodotti a essi assimilati

  • Bronze Tobacco – 4 euro;
  • Blue Tobacco – 4 euro;
  • Bright Yellow Tobacco – 4 euro;
  • Velvet Copper Tobacco – 4 euro;
  • Warm Amber Tobacco – 4 euro;
  • Flora Pink Tobacco – 4 euro;
  • Bold Magenta Tobacco – 4 euro;
  • Polar Green Tobacco – 4 euro;
  • Isenzia – Forrest Purple Crush – 4 euro;
  • Isenzia – Summer Red Crush – 4 euro;
  • Isenzia – Ice Blue Crush – 4 euro;
  • Isenzia Sunset Coral Crush – 4 euro;
  • Gold Tobacco – 4 euro;
  • Red Tobacco – 4 euro;
  • Silver Tobacco – 4 euro.

I nuovi prezzi sono già operativi presso tutte le tabaccherie e rivendite autorizzate sul territorio nazionale.

I rincari delle sigarette nel 2026

Quest’ultima volta i fumatori di sigarette sono stati “graziati”. Ma si ricorda che nel corso dell’anno il prezzo delle bionde era già stato tirato su da precedenti rincari.

E non è tutto: nel corso del 2027, in conformità alle stime contenute nella relazione tecnica alla legge di Bilancio 2026, è previsto un rincaro delle sigarette attorno ai 25 centesimi a pacchetto. Si tratta di una stima media che, quindi, può oscillare da un minimo a un massimo a seconda del marchio. Nel corso del 2026, invece, il rincaro medio a pacchetto è stato di circa 15 centesimi.

Sigarette e altri tabacchi, come viene determinato il prezzo

Il prezzo di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati è fissato dall’Agenzia Dogane e Monopoli, a partire da quello stabilito dai produttori o importatori. Poi, sui prezzi di vendita al dettaglio si innestano alcune voci:

  • accisa;
  • Iva;
  • aggio;
  • quota al fornitore.

Ma non è tutto: gli importatori di tabacchi lavorati da Paesi extra Ue devono pagare anche un dazio.

I prezzi di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati sono inseriti nelle tabelle di ripartizione del sito ufficiale Adm, divise per tipologia di prodotti, che evidenziano le singole voci di cui si compone il prezzo.

Tutte le categorie sono assoggettate all’Iva nella misura del 22% del prezzo di vendita al pubblico (al netto dell’Iva stessa) e all’aggio spettante al rivenditore al dettaglio, pari al 10% del prezzo di vendita.

Bollette luce, proroga delle tutele graduali fino a dicembre 2027: l’ipotesi e cosa cambierebbe

13 October 2026 at 10:13

Il servizio a tutele graduali per l’energia elettrica potrebbe subire una proroga fino al 31 dicembre 2027.

Questo concederebbe più tempo alle famiglie per scegliere un’offerta sul mercato libero. È questa l’ipotesi allo studio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, mentre l’attuale scadenza del regime è fissata al 31 marzo 2027.

Tutele graduali, cosa prevede la proroga del Mase

Senza proroga, i clienti domestici non vulnerabili che entro il 31 marzo 2027 non avranno scelto un’offerta del mercato libero passeranno automaticamente a un’offerta del proprio venditore del servizio a tutele graduali. La proposta sarà individuata tra quelle disponibili a dicembre 2026, selezionando quella con la spesa annua più bassa.

Arera ha già avviato le comunicazioni ai clienti spiegando cosa accadrà alla scadenza attualmente prevista. Le informazioni riportate nelle bollette riguardano sia il passaggio al mercato libero sia le diverse modalità di tutela previste per i clienti vulnerabili.

In base all’ipotesi allo studio, dal 1° aprile al 31 dicembre 2027, in assenza di una scelta sul mercato libero, il fornitore potrebbe continuare ad applicare ai clienti domestici non vulnerabili le attuali condizioni commerciali oppure, se più vantaggiose, quelle della migliore offerta praticata dallo stesso fornitore a questi clienti.

In caso di passaggio automatico, tutto avverrà senza interruzioni della fornitura elettrica e senza che sia necessario firmare un nuovo contratto. Non cambieranno neppure le modalità di ricezione della bolletta.

Le condizioni economiche dell’offerta applicata dopo il passaggio automatico varranno almeno 12 mesi e il cliente potrà recedere anticipatamente senza costi. L’eventuale proroga potrebbe modificare le modalità e i tempi del passaggio.

Le comunicazioni Arera

Arera ha predisposto un calendario di comunicazioni per informare i clienti serviti dalle tutele graduali sulle conseguenze della scadenza:

  • da settembre a novembre 2026 arriverà una prima comunicazione informativa sul passaggio previsto alla scadenza del servizio;
  • a dicembre 2026 i clienti riceveranno una comunicazione sintetica con le condizioni dell’offerta selezionata, la relativa scheda e l’avviso dell’avvenuto invio;
  • da gennaio a marzo 2027 sarà trasmesso un promemoria contenente il codice dell’offerta, utilizzabile sul portale offerte per simulare la spesa annua e confrontarla con quella delle altre proposte del mercato libero.

La documentazione contrattuale completa potrà essere inviata entro il 31 marzo 2027, salvo che il cliente la richieda prima.

Il codice dell’offerta consentirà di effettuare un confronto tra la proposta individuata dal venditore e le varie tariffe disponibili.

Clienti vulnerabili, cosa cambia dal 1° aprile 2027

Come detto, per i clienti vulnerabili sono previste regole differenti: in assenza di una scelta sul mercato libero, dal 1° aprile 2027 è previsto il passaggio automatico al Servizio di maggior tutela.

Chi possiede i requisiti per essere considerato vulnerabile, ma non è ancora stato identificato come tale dal proprio venditore, può dichiarare questa condizione compilando il modulo allegato alle bollette inviate da settembre 2026.

I clienti già riconosciuti come vulnerabili riceveranno invece un’apposita comunicazione in bolletta.

Come trovare l’offerta luce più conveniente

Per confrontare le tariffe dell’energia elettrica è possibile utilizzare il portale offerte dell’Arera, uno strumento gratuito e indipendente realizzato e gestito da Acquirente Unico sulla base delle direttive dell’Autorità.

Per effettuare una simulazione servono alcuni dati riportati nella bolletta della luce:

  • consumo annuo di energia, espresso in kilowattora (kWh);
  • potenza impegnata, espressa in kilowatt (kW);
  • Comune di riferimento;
  • tipologia di offerta desiderata, a prezzo fisso oppure variabile.

Nato, generale Grynkewich: “Combatteremo”. La Teoria della Vittoria in 3 fasi per fermare Putin

13 October 2026 at 09:17

La Nato prepara la risposta a un eventuale attacco russo con un piano militare in tre fasi: bloccare l’offensiva iniziale, indebolire le forze nemiche e, se necessario, spezzarne la capacità di combattimento.

È la “Teoria della Vittoria” presentata a Varsavia dal generale americano Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze alleate in Europa.

Messaggio per la Russia

Il destinatario del messaggio è soprattutto il Cremlino, anche se la Russia non è stata nominata direttamente nel discorso.

La Nato punta su superiorità tecnologica, intelligence condivisa e forze militari addestrate. L’obiettivo dichiarato non è conquistare territori nemici o infliggere una sconfitta strategica all’avversario, ma impedire che un attacco contro un Paese alleato possa avere successo.

La presentazione arriva proprio durante l’intensificarsi della guerra ibrida russa. Grynkewich ha assicurato che il sostegno degli Stati Uniti all’Alleanza resta confermato, anche se Trump e Putin hanno stretto un patto commerciale relativamente alla compravendita di gasolio. I profitti serviranno a Mosca, fra le altre cose, per finanziare la guerra in Ucraina.

Il discorso del generale Usa arriva a poche settimane dall’allarme della Cia su possibili attacchi russi a Italia, Spagna e Francia con droni leggeri.

Nato, la Teoria della Vittoria in tre fasi

La prima fase, si è detto, consiste nel fermare l’offensiva nel punto in cui si manifesta, impiegando le forze terrestri con il sostegno delle componenti aeree, navali, spaziali e cibernetiche. L’obiettivo è impedire all’avversario di conquistare terreno e di consolidare una posizione favorevole.

La seconda fase prevede di ridurre la capacità del nemico di proseguire l’attacco. Le forze della Nato dovrebbero impedirgli di mantenere l’iniziativa, limitando la possibilità di organizzare nuove offensive e di avanzare sul territorio alleato.

La terza fase entrerebbe in gioco se l’aggressione continuasse. In questo caso, l’obiettivo sarebbe colpire non soltanto le unità impegnate nei combattimenti, ma anche il sistema che le sostiene, le rifornisce e le comanda.

Così ha precisato Grynkewich:

Non cerchiamo di infliggere una sconfitta strategica al nostro avversario, né ne abbiamo bisogno. Cerchiamo solo di fermare qualsiasi attacco sul nascere, negando la possibilità di conquistare e mantenere il nostro territorio. Ottenerlo richiede la sconfitta tattica e operativa delle forze impiegate contro di noi, ma nulla di più.

Così ha aggiunto riferendosi al vantaggio della Nato:

La nostra Alleanza ha un vantaggio essenziale: noi sorvegliamo il territorio circostante con un sofisticato sistema di intelligence che ci consente di gestire un’enorme massa di dati con gli algoritmi. Difficilmente possiamo essere colti di sorpresa. Saremo, quindi, in grado di bloccare l’attacco iniziale. Se sarà necessario, distruggeremo lo schieramento nemico, mettendo in campo le nostre forze convenzionali: l’esercito, l’aviazione, la marina, ma anche i reparti cibernetici. In questo modo non consentiremo al nemico di occupare neanche una piccola porzione del nostro suolo.

Grynkewich ha sottolineato che il piano è condiviso dai 32 partner, ma che una guerra contro la Russia non è imminente:

Vogliamo essere pronti per ciò che è possibile, non solo per ciò che è probabile.

Trump e l’articolo 5

Uno dei punti più delicati riguarda il ruolo degli Stati Uniti. Sul punto, Grynkewich ha rassicurato:

Lo scorso luglio c’ero anch’io nelle riunioni tra i leader al vertice Nato di Ankara. Il presidente Trump non ha mai messo in dubbio l’applicazione dell’articolo 5.

L’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico stabilisce il principio della difesa collettiva: un attacco armato contro un alleato viene considerato un attacco contro tutti.

Esercitazione nucleare Nato in Italia

Intanto ha preso il via l’esercitazione nucleare della Nato in Italia, con il nome in codice “Steadfast Noon” (“Mezzogiorno risoluto”)

Martedì 13 ottobre e per una decina di giorni lo spazio aereo italiano sarà attraversato da aerei militari di 17 Paesi Nato in una esercitazione nucleare (ma senza armi nucleari).

Coinvolte le basi aeree di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia) ed altre località nel Nord del Paese. Fra i Paesi aderenti c’è anche la Turchia, ma non la Francia.

Manovra fra cedolare secca al 5%, Irpef fino a 60mila euro e flat tax: tutte le ipotesi

13 October 2026 at 08:00

Che Manovra sarà dipenderà in larga parte dal braccio di ferro fra Italia e Unione europea. Ne ha dato conferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo il quale il testo definitivo della Legge di Bilancio 2027 potrà essere delineato solo dopo la fine delle procedure europee relative alla clausola di salvaguardia e alle richieste di flessibilità sui conti pubblici.

Il Governo sconta anche la mancata uscita dalla procedura d’infrazione Ue per il deficit rimasto sopra il 3%. Oggi l’Italia ha sforato per appena un decimale (0,1%). Nel frattempo, però, emergono i primi orientamenti in merito alle misure considerate dal Governo.

Cedolare secca al 5%

Il Governo punta a dare una prima risposta all’emergenza casa con una cedolare secca al 5% per gli affitti lunghi e a canone concordato.

Per gli affitti lunghi, attualmente l’aliquota ordinaria della cedolare secca è al 21%. Che cala al 10% per i contratti a canone concordato nel rispetto dei requisiti di legge. Una eventuale aliquota agevolata al 5% potrebbe rappresentare una agevolazione contro il caro casa, soprattutto in quei comuni in cui l’emergenza abitativa è particolarmente forte.

Si ricorda che il canone concordato non conviene solo all’inquilino: i proprietari possono beneficiare di sconti sull’Irpef e sulle imposte.

Lavoro per i giovani

C’è poi il capitolo giovani: Giorgetti ha annunciato già da tempo l’idea di una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio per i lavoratori dipendenti fino a 35 anni.

La misura dovrebbe costare attorno ai 350 milioni di euro. Ma il ministro ha invocato anche “la collaborazione dei datori di lavoro”.

E poi dovrebbe essere replicata la flat tax sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e festivo e sui premi di produttività.

Ma l’universo “flat tax” riguarda anche un’altra categoria: le partite Iva. Attualmente la soglia è stata portata da 65.000 euro a 85.000 euro. Ora il Governo starebbe puntando a quota 100.000 euro. Ma serve aprire un tavolo con l’Ue, dal momento che per farlo sarebbe necessario andare a ritoccare anche la normativa sull’Iva. A spingere forte su questo punto è in particolare la Lega.

Irpef

C’è poi il capitolo Irpef, con una carezza rivolta al ceto medio. L’ipotesi è quella di estendere l’aliquota Irpef al 33% fino ai 60.000 euro lordi l’anno. Ora il limite è fissato a 50.000 euro. Una misura del genere costerebbe sui 2,6 miliardi.

Nell’ultimo intervento, l’aliquota Irpef scese dal 35% al 33% sui redditi compresi tra 28.000 euro e 50.000 euro.

Bollo auto

“Bollo ciao!”, ha cantato la premier Giorgia Meloni alla kermesse Fenix 2026. Nell’anno in corso il bollo auto è stato tolto a tutte le moto e ai veicoli di bassa cilindrata. Si tratta, però, di una misura relativa solo all’anno 2027, costata 2,3 miliardi da fondi Pnrr.

Energia e difesa

Lo scostamento di Bilancio di 28,8 miliardi di euro per le spese destinate a energia e difesa, previste dalla clausola di salvaguardia, è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 ottobre. Ci sarà un nuovo voto in Parlamento, nella giornata del 13 ottobre, per dare l’ok all’extradeficit.

Per l’energia viene prevista una spesa di 7,2 miliardi l’anno per il biennio 2027-2028. Prevista un’identica cifra per la difesa e la sicurezza.

Riscaldamento, gli obblighi di controllo fra manutenzione ordinaria e prova dei fumi

13 October 2026 at 06:58

Con l’arrivo della stagione fredda, torna l’attenzione sulla manutenzione degli impianti di riscaldamento. Controllare la caldaia non è soltanto una questione di efficienza e consumi: per gli impianti termici sono previsti obblighi di manutenzione e verifiche periodiche, il cui mancato rispetto può comportare sanzioni amministrative fino a 3.000 euro.

La normativa di riferimento è il D.P.R. 74/2013, che disciplina i controlli e la manutenzione degli impianti termici.

Manutenzione ordinaria e controllo dei fumi, le differenze

Il primo intervento è la manutenzione ordinaria, che comprende la verifica dei parametri di funzionamento, le regolazioni e la pulizia dell’apparecchio. Il tecnico controlla le componenti più esposte all’usura e verifica che la caldaia funzioni correttamente.

Il controllo dei fumi, invece, è una verifica dell’efficienza energetica e della combustione. Permette di misurare parametri come il tiraggio, la regolazione del bruciatore, la temperatura dei fumi e i valori di monossido di carbonio e anidride carbonica.

La manutenzione ordinaria non ha una periodicità annuale uguale per tutti gli impianti stabilita in via generale dalla normativa nazionale. Bisogna seguire le indicazioni dell’installatore e del produttore riportate nel libretto d’uso e manutenzione. In mancanza di istruzioni, si può fare riferimento alle norme tecniche Uni e Cei.

Ogni quanto bisogna controllare la caldaia

Per il controllo di efficienza energetica, le indicazioni generali sono le seguenti (fermo restando che possono essere previste altre disposizioni regionali):

Tipo di impianto Potenza termica Controllo
combustibile liquido o solido fino a 100 kW ogni 2 anni
gas metano o Gpl fino a 100 kW ogni 4 anni
combustibile liquido o solido oltre 100 kW ogni anno
gas metano o Gpl oltre 100 kW ogni 2 anni

Quanto costa la revisione della caldaia

La spesa dipende dal tipo di intervento. Le cifre, indicativamente:

  • manutenzione ordinaria – da 90 a 140 euro;
  • controllo dei fumi – da 60 a 90 euro;
  • bollino blu – 13 euro per gli impianti con potenza inferiore a 35 kW.

Bollino blu e verde

Al termine dei controlli, il tecnico abilitato compila i documenti e registra gli interventi sul libretto dell’impianto. Il rapporto di controllo attesta le verifiche effettuate e, quando previsto, viene accompagnato dal bollino.

Il bollino blu è indicato per gli impianti termici con potenza inferiore a 35 kW. Il bollino verde riguarda i generatori di calore con potenza compresa tra 35 e 350 kW. Il contrassegno riporta un codice identificativo e viene utilizzato nella documentazione relativa al controllo.

Chi paga i controlli se la casa è in affitto

In un’abitazione in affitto, le responsabilità economiche sono ripartite tra proprietario e inquilino. In base alle indicazioni richiamate dall’articolo 1576 del Codice civile, il locatore deve sostenere le riparazioni necessarie per mantenere l’immobile idoneo all’uso, compresa la sostituzione della caldaia o dei componenti diventati inefficienti a causa dell’usura.

All’inquilino spettano invece, salvo diverso accordo, le spese relative alla manutenzione ordinaria e al controllo dei fumi. Negli edifici con riscaldamento centralizzato, la gestione della manutenzione dell’impianto compete all’amministratore di condominio.

Caldaia non controllata, multe salate

Chi non effettua i controlli obbligatori sulla caldaia rischia una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro. Inoltre le verifiche possono far emergere irregolarità nella documentazione o nel libretto dell’impianto, che andranno sanate.

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