❌

Normal view

Bufera su Tebas: attacca il Real Madrid paragonandolo al nazismo. La furia del club: “Dimissioni immediate”

16 October 2026 at 16:36

Il Real Madrid ha chiesto le “dimissioni immediate” del presidente della Liga Javier Tebas dopo che quest’ultimo ha paragonato le strategie comunicative della dirigenza madridista a quelle di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda della Germania nazista. In una lunga nota ufficiale, il Real Madrid ha definito le dichiarazioni di Tebas “profondamente offensive” e “moralmente ripugnanti“, sostenendo che il suo comportamento sia incompatibile con gli incarichi istituzionali che ricopre. La società ha quindi invitato il dirigente a lasciare sia la presidenza della Liga sia la vicepresidenza della Federazione calcistica spagnola.

“La condotta ripetuta di Javier Tebas dimostra una mancanza di neutralità, rispetto e imparzialità incompatibile con le sue responsabilità istituzionali”, si legge nel comunicato del club. “I suoi continui attacchi al Real Madrid e a coloro che chiedono trasparenza e riforme costituiscono, a nostro avviso, una vera piaga per il calcio spagnolo“. La polemica è esplosa venerdì, quando Tebas ha pubblicato un lungo messaggio su X nel quale ha criticato duramente il modo in cui il Real Madrid comunica le proprie posizioni, chiamando in causa anche il canale televisivo ufficiale del club.

“La dirigenza del Real Madrid dirige un’orchestra di portavoce e Real Madrid TV ne dirige il coro“, ha scritto il presidente della Liga. Secondo Tebas, il club seguirebbe una strategia comunicativa basata sulla ripetizione delle proprie accuse, sull’alimentazione dei sospetti e sull’individuazione di avversari contro cui indirizzare le critiche. “Questo metodo richiama i meccanismi di propaganda sfruttati da Goebbels, ministro della propaganda della Germania nazista: ripetizione sistematica, costruzione di un nemico e subordinazione dei fatti alla narrazione”, ha aggiunto.

Il dirigente ha poi precisato che il paragone riguardava esclusivamente le tecniche di comunicazione, non l’ideologia nazista. Una precisazione che, tuttavia, non è bastata a placare la reazione del Real Madrid. Nella propria risposta, il club ha sostenuto che il chiarimento fornito da Tebas non fosse sufficiente a ridimensionare la gravità delle sue parole, definite incompatibili con il ruolo istituzionale del presidente della Liga. “Il Real Madrid ritiene che le ripetute dichiarazioni e il comportamento di Javier Tebas sarebbero inaccettabili in qualsiasi istituzione sportiva europea governata da principi di rispetto, neutralità e integrità, e che lo squalifichino istituzionalmente dal continuare a ricoprire le posizioni che occupa”, si legge ancora nella nota.

Il comunicato si inserisce in una contrapposizione che va avanti da anni. Il mese scorso, Tebas aveva accusato il Real Madrid di alimentare una “cospirazione permanente” dopo le ripetute proteste del club contro alcune decisioni arbitrali nelle partite di campionato. In quell’occasione, la società aveva replicato definendo le parole del presidente della Liga “intollerabili, inappropriate e irresponsabili“, sostenendo che il campionato avesse bisogno di una guida in grado di gestirlo con maggiore equilibrio. Le tensioni erano aumentate anche dopo la sconfitta per 2-1 contro l’Atletico Madrid, quando l’allenatore del Real, José Mourinho, si era presentato in conferenza stampa mostrando alcune immagini di interventi dei propri giocatori che, a suo giudizio, avrebbero meritato un cartellino rosso.

Le divergenze tra Tebas e Florentino Pérez, presidente del Real Madrid, non riguardano soltanto l’arbitraggio. I due si sono scontrati ripetutamente su diversi temi centrali per il futuro del calcio spagnolo ed europeo. Il Real Madrid si è opposto al progetto della Liga di disputare una partita di campionato ogni anno negli Stati Uniti, mentre Tebas è stato uno dei principali oppositori della Superlega europea promossa da Pérez. Le loro posizioni sono risultate distanti anche sulle questioni relative ai diritti televisivi e alla gestione commerciale del campionato. L’ultimo episodio ha quindi riacceso una rivalità che coinvolge da tempo i vertici del calcio spagnolo.

L'articolo Bufera su Tebas: attacca il Real Madrid paragonandolo al nazismo. La furia del club: “Dimissioni immediate” proviene da Il Fatto Quotidiano.

La furia di Sarri: “Calendario assurdo, illogico e i giocatori si fanno male. Fate un esposto”. Cairo risponde: “Se pensiamo al tennis…”

16 October 2026 at 15:19

“Fate un esposto alla Uefa e alla Fifa, ci sono troppe partite per tutti, non solo per noi“. Con queste parole – al termine di Atalanta–Pafos, dopo l’infortunio di Giacomo Raspadori – l’allenatore dei bergamaschi Maurizio Sarri ha rivolto critiche alle istituzioni calcistiche, puntando il dito contro un calendario sempre più fitto di impegni e difficile da sostenere per i giocatori. “I giocatori sono sottoposti a un calendario assurdo, illogico, e ne pagano tutti le conseguenze: ho letto di diverse situazioni in questi tre giorni europei. È un rischio che purtroppo si corre, e quando si torna dalle nazionali è un rischio in più”, ha tuonato Sarri, che per l’ennesima volta ha denunciato un calendario molto fitto. “Scalvini si è fatto male appena rientrato dalla nazionale, e anche Raspadori era appena tornato dalla nazionale. Questo è il calendario. La cosa che mi meraviglia di più è che l’associazione calciatori non dica niente su questa storia”.

A distanza di qualche ora è arrivata la replica del presidente del Torino Urbano Cairo. “Si gioca troppo? Se pensiamo al tennis… Guardate voi”, ha spiegato il numero 1 del Torino a margine dell’assemblea odierna riferendosi alle polemiche per un calendario che non lascia tregua ai calciatori. Spazio anche alla due giorni negativa delle italiane in Champions: “È stata una giornata un po’ difficile. La Roma stava per vincere, anche bene, purtroppo ha perso. È un percorso lungo, c’è ancora tempo per recuperare”. Sul calo di ascolti della Serie A: “Sono scesi ma nemmeno di molto, direi lievemente, sono numeri piccolissimi. C’è un calcio molto più divertente, le partite durano di più, un solo 0-0, secondo me recupereremo. Malagó? Quando ero in assemblea io non ne abbiamo parlato mai”, ha concluso.

L'articolo La furia di Sarri: “Calendario assurdo, illogico e i giocatori si fanno male. Fate un esposto”. Cairo risponde: “Se pensiamo al tennis…” proviene da Il Fatto Quotidiano.

“C’era sangue a terra, fumo e tutti urlavano. Dopo lo scoppio delle bombe ci fu un boato assurdo”: Merino racconta l’attentato a Dortmund del 2017

16 October 2026 at 14:34

Mikel Merino, centrocampista dell’Arsenal, è tornato a raccontare uno degli episodi più drammatici della sua vita, quando nel 2017 vestiva la maglia del Borussia Dortmund. Un attentato contro il pullman della squadra, diretto allo stadio per una partita di Champions League, avrebbe potuto avere conseguenze ben più tragiche. A distanza di anni, il calciatore è tornato su quell’episodio. “Credo di avere un angelo custode. In fondo, sono fortunato a essere ancora vivo”, ha raccontato Merino in un’intervista pubblicata su The Players’ Tribune, ripercorrendo quei momenti di paura.

Era il 2017 e il Borussia Dortmund stava raggiungendo il Westfalenstadion per disputare l’andata dei quarti di finale di Champions League. Durante il tragitto, tre ordigni esplosivi artigianali esplodono accanto al pullman della squadra, mandando in frantumi i finestrini e facendo perdere stabilità al mezzo, che rischiò di ribaltarsi. Nell’attacco rimase ferito il difensore Marc Bartra, che riportò una profonda lesione al polso e dovette essere trasportato in ospedale.

Merino, che all’epoca aveva appena vent’anni, ricorda ancora con lucidità la violenza dell’esplosione e il caos che seguì. “Giocavo nel Borussia Dortmund quando tre bombe artigianali esplosero proprio accanto al nostro autobus, mentre stavamo andando a una partita di Champions League. Forse oggi molti ragazzi più giovani non immaginano nemmeno quanto sia stato grave quello che è successo, ma quell’esperienza ha lasciato un segno profondo in tutti noi”.

Il centrocampista ha descritto quei momenti come una sequenza di immagini difficili da dimenticare. “Ci fu un boato assordante, poi ricordo che il pullman quasi si ribaltò. Mi voltai e vidi del sangue sul pavimento. C’erano fumo e urla ovunque“. Quella stessa notte, Merino si ritrovò in ospedale in attesa di notizie sulle condizioni di Bartra, preoccupato per il compagno di squadra. Fu proprio dopo l’attentato che il calciatore venne a conoscenza di un dettaglio che lo colpì profondamente. Un grosso frammento di scheggia si era conficcato nel poggiatesta del sedile accanto a quello occupato da Bartra, proprio il posto in cui Merino era solito sedersi durante gli spostamenti della squadra.

Quel giorno, però, aveva deciso di cambiare posto. “Il mio solito sedile era libero, ma avevo le gambe un po’ indolenzite e i sedili davanti si potevano reclinare. Per questo mi sistemai in un altro posto. Forse è stata proprio quella scelta a salvarmi la vita. Per questo sono convinto che le cose accadano per una ragione“, ha concluso il centrocampista dell’Arsenal.

L'articolo “C’era sangue a terra, fumo e tutti urlavano. Dopo lo scoppio delle bombe ci fu un boato assurdo”: Merino racconta l’attentato a Dortmund del 2017 proviene da Il Fatto Quotidiano.

La Juve vince, ma Conceiçao impazzisce: pugni alla panchina. Spalletti lo gela: “Si arrabbi con sé stesso”

16 October 2026 at 10:48

La luce è il risultato: vincere di rimonta e con i gol dei suoi due attaccanti è un segnale perfetto per Luciano Spalletti. Che dopo la vittoria a Vigo contro il Celta era sicuramente contento, l’ha detto ai suoi giocatori e alla stampa. Ma le luci di quel 2-1 non riescono a nascondere le ombre che ancora attanagliano questa Juventus che resta under construction. Gli errori difensivi, le difficoltà di Koopmeiners e soprattutto la furia di Conceiçao, uscito dal campo tirando pugni alla panchina.

Però gli aspetti positivi ci sono ed è giusto sottolinearli. Il primo: i bianconeri sono riusciti a vincere in rimonta dopo la doccia gelata di una rete subita per una serie di errori difensivi troppo brutti per essere veri. E non era facile. Il secondo: la rete del pareggio arriva con un gol di rapina, vecchia maniera, di Woltemade, che si fa trovare al posto giusto al momento giusto, sfruttando anche lui un errore di un avversario. Era l’osservato speciale, il tedesco, dopo un avvio di campionato veramente troppo sottotono. Segnare così dà fiducia a lui e a Spalletti, che si aspettava un segnale dall’attaccante arrivato a fine mercato per riempire quella casella lasciata vuota da Vlahovic. Il terzo: la rete della rimonta è arrivata con Kolo Muani, che a Cagliari ha segnato all’81’ mentre in Spagna ha dovuto aspettare il 91’. Ma non importa: la rete, di testa, indica che il francese c’è e si sta riprendendo la Juventus. E che le due punte, insieme, funzionano.

Non funzionano invece altre cose. La catena difensiva, per esempio, che ha commesso una serie di errori piuttosto marchiani nel gol del vantaggio del Celta. Ma anche i singoli. Koopmeiners ancora non ha inciso, Spalletti l’ha difeso nel post partita ma è stato chiaro: “Pensavo che in Europa League, lontano, potesse fare bene. Non ci è riuscito”, ha ammesso candidamente.

Mentre su Conceiçao, uscito dal campo particolarmente irritato, è stato anche più secco. Preambolo: il portoghese è stato sostituito da Nico Gonzalez, è andato in panchina, ha preso a pugni una poltrona ed è subito andato negli spogliatoi a cambiarsi. È ritornato poco dopo, con la testa bassa. “Fa meglio a essere arrabbiato con sé stesso” ha chiosato Spalletti. “Con me, comunque, non ha litigato”. Come a dire: problemi suoi.

Ma i problemi, in questo caso, sono anche della Juve, che aspetta ancora che emerga l’esterno portoghese, così come molti altri singoli. Alajbegovic è in potenza molto forte, ma ancora non incisivo; Boga deve ritrovare la forma e sarà presto a disposizione; Nico Gonzalez è, come McKennie, il giocatore multifunzione che però deve ancora trovare la giusta continuità.

Spalletti ha chiaro il quadro. Sorride, ma tra le rughe della fronte riflette anche. La sua Juventus in Europa League vince la seconda partita su due e si proietta oltre la League Phase. Ma deve essere più convincente e concreta. Ancora non lo è.

L'articolo La Juve vince, ma Conceiçao impazzisce: pugni alla panchina. Spalletti lo gela: “Si arrabbi con sé stesso” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il difensore del Livorno Samuele Regazzetti operato per un tumore, l’annuncio dopo i commenti beceri: “Perché lo abbiamo comprato?”

16 October 2026 at 10:10

Samuele Regazzetti “è stato operato lunedì scorso in day-hospital, sta bene e martedì era già al campo per salutare il resto del gruppo”. Con queste parole martedì sera il ds del Livorno, Alessandro Lucarelli, ha spiegato che il giovane difensore è stato sottoposto a un intervento perché gli è stato diagnosticato un tumore al testicolo.

Una conferenza stampa, quella convocata dal direttore sportivo alla vigilia del derby di Serie C con il Grosseto (in programma questa sera), resa necessaria per via delle conseguenze del comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi proprio su Regazzetti. Alcuni tifosi, infatti, leggendo solamente di un “intervento chirurgico programmato”, avevano commentato senza pietà, accusando il club di aver comprato un giocatore “rotto, infortunato”. E ancora: “Sapevano che si sarebbe operato a ottobre e l’hanno preso comunque”.

Messaggi beceri apparsi sulla pagina Facebook del Livorno calcio, a cui Alessandro Lucarelli ha voluto rispondere in prima persona: “A volte bisognerebbe collegare il cervello, soprattutto quando non sappiamo le cose“. Chiaramente, i tifosi non sapevano della diagnosi di un tumore per Regazzetti, ma non hanno esitato a scatenarsi con critiche e commenti durissimi pur senza conoscere le condizioni di salute del terzino destro.

Anche su questo punto, Alessandro Lucarelli ha voluto fare chiarezza: “Samuele ha scoperto di avere il tumore quindici giorni fa. Nonostante una diagnosi del genere, ha deciso comunque di allenarsi e ha giocato due partite prima di sottoporsi all’intervento per la rimozione”. Il difensore 22enne è arrivato a Livorno quest’estate e ha già giocato 9 partite fra Serie C e Coppa Italia di categoria.

Il club amaranto resta ovviamente al fianco di Regazzetti, auspicando un suo ritorno in campo: “Speriamo al 99% di aver risolto il problema. Naturalmente i tempi di recupero passano in ultimo piano, oggi conta solo che guarisca. Noi siamo e saremo qui ad aspettarlo”, ha concluso Alessandro Lucarelli.

L'articolo Il difensore del Livorno Samuele Regazzetti operato per un tumore, l’annuncio dopo i commenti beceri: “Perché lo abbiamo comprato?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ti ricordi… Mehmet Scholl, genio irriverente del Bayern: “Ho paura solo della guerra e di Oliver Kahn”

16 October 2026 at 06:33

Irriverente, coi piedi e con la parola. Irriverente come un pallonetto tentato in una finale di Champions, che se non si fosse stampato sulla traversa avrebbe conteso a Zidane la palma di gol più bello. O come un’intervista politica rimasta memorabile per gli effetti tragicomici prodotti. Irriverente come Mehmet Scholl, nato Mehmet Yuksel esattamente 56 anni fa a Karlsruhe. Papà turco, mamma tedesca: le differenze negli anni 70 si fanno sentire, la coppia naufraga, e il padre di Mehmet torna in Turchia quando il bambino ha solo cinque anni.

La mamma conosce Herman Scholl e si rifà una vita, Mehmet gli si affeziona e ne prende il cognome. È proprio Herman ad accorgersi del talento del ragazzino vedendolo sui campetti della città: a tredici anni lo segnala al Karlsruher che lo tessera. A 15 anni si rompe un ginocchio, la prima persona che incontra in clinica è il medico che lo informa: “L’intervento è andato bene, ma non potrai più giocare a calcio”. Non andrà così: il Ksc lo aspetta e lo fa esordire tra i professionisti, all’87esimo in una gara contro il Colonia, il primo pallone toccato da Mehmet in Bundesliga vale il gol del 5 a 0. Intanto però Mehmet coltiva anche un’altra passione che mette sullo stesso piano del calcio: lo Sportkegeln (una variante tradizionale tedesca del bowling a 9 birilli) in cui diventa vice campione tedesco giovanile.

Nella stagione successiva diventa titolare: complici anche le strigliate di mister Schafer e di un altro prodotto delle giovanili, Oliver Khan, si fa ammirare per giocate e talento. Schafer lo riprende spesso per la sua indolenza in campo, ma non arriva dove riesce ad arrivare Khan, tant’è che Mehmet più in là dirà: “Ho paura solo di due cose nella mia vita: della guerra e di Oliver Khan”.

Nel 1992 Mehmet passa al Bayern Monaco. È il salto nel calcio grande, quello dove il talento da solo non basta più e servono le spalle larghe per sopravvivere a un ambiente spietato, una trincea di ego e copertine patinate comunemente nota come FC Hollywood. Tra spogliatoi pesanti e la pressione schiacciante della Baviera, Mehmet non perde mai il suo vizio peggiore e migliore: dire esattamente ciò che gli passa per la testa, con la stessa naturalezza con cui nasconde il pallone agli avversari. Quando la società distribuisce i soliti questionari di inizio stagione per l’annuario ufficiale e chiede ai calciatori di esprimere un pensiero politico, Scholl piazza una bomba ad orologeria: “Appendete i Verdi finché ci sono ancora alberi”. La sparata gli costa una denuncia per istigazione all’omicidio da parte di un deputato ecologista. La reazione del trequartista? Un capolavoro di spudoratezza: “Per chi voterò? Per i Verdi, ovviamente. Mica posso deluderli”.

In campo, intanto, la classe è cristallina. Vince otto campionati tedeschi – record condiviso proprio con l’incubo della sua giovinezza, Oliver Kahn – ma la maglia della Germania gli regala gioie dolcissime e beffe atroci. Nella finale di Euro 1996 a Wembley parte titolare, ricama calcio fino al 69′ e poi lascia il posto a Oliver Bierhoff: sarà proprio il centravanti a firmare la doppietta e il Golden Goal che incoronerà la Germania campione d’Europa. Due anni dopo, il destino gli presenta un conto nerissimo: durante un contrasto di gioco in campionato con Jens Jeremies, allora mediano del Monaco 1860, Scholl si procura la rottura del legamento crociato. Addio Mondiale di Francia ’98. Ma la beffa suprema, intrisa di quella tipica ironia tragica che ha segnato la sua carriera, arriva quando l’allora ct Berti Vogts decide di convocare per la spedizione iridata proprio il suo “carnefice”, Jeremies.

E poi c’è quella maledetta notte del 26 maggio 1999 al Camp Nou. Finale di Champions League contro il Manchester United, Bayern in vantaggio 1-0. Mehmet riceve palla al limite, vede Schmeichel fuori dai pali e inventa un pallonetto di un’eleganza celestiale: la sfera supera il portiere danese, vola morbida, ma invece di insaccarsi batte clamorosamente contro la traversa. Fosse entrata, sarebbe stato il 2-0 della sicurezza e un capolavoro da contendere per bellezza alla volee di Zidane. Invece la palla schizza via e nei tre minuti di recupero lo United ribalta il mondo. La ferita è enorme, ma Mehmet e il Bayern sapranno rimarginarla due anni dopo, a San Siro contro il Valencia, alzando finalmente al cielo la Coppa dalle grandi orecchie.

Rifiuta un’offerta dal Barcellona perché a Monaco sta troppo bene e perché considera folle scambiare la propria serenità per qualche milione in più. Segue i precetti del Buddismo, gioca a bowling, ascolta musica indie e vive il pallone per quello che è: un gioco bellissimo, ma pur sempre un gioco. Nel novembre del 1997, il destino gli presenta un conto lasciato in sospeso da vent’anni. Il Bayern vola a Istanbul per sfidare il Beşiktaş. Nella hall dell’hotel c’è un uomo che aspetta nell’ombra: è Ergin Yüksel, il padre biologico partito per la Turchia quando Mehmet aveva appena cinque anni. Dopo diciannove anni di silenzio, i due si ritrovano, si abbracciano e si spiegano. Ergin gli confessa di non essersi fatto vivo per non disturbare la sua crescita e la sua carriera. Mehmet non porta rancore: sorride, lo presenta orgoglioso alle telecamere tedesche e turche, e riannoda il filo spezzato dell’infanzia.

Un corpo troppo fragile continua però a tormentarlo. Alla viglia dei Mondiali casalinghi del 2006, oltre centomila tifosi firmano una petizione popolare dal titolo “Mehmet für Deutschland”. Chiedono a Jürgen Klinsmann di convocarlo, di regalare un ultimo ballo al poeta ferito. Klinsmann dirà di no, ma quel gesto vale più di una medaglia. L’ultimo atto va in scena il 15 agosto 2007 contro il Barcellona. Mehmet gioca con la solita grazia, regalando gli ultimi sprazzi di classe prima di avviarsi verso la panchina per la sua ultima sostituzione. Mentre il pubblico dell’Allianz Arena si alza in piedi per un applauso interminabile, a rilevare la sua maglia numero 7 entra Franck Ribéry.

È il passaggio di consegne definitivo. Scholl sfila i parastinchi, saluta il suo popolo e si congeda da un calcio che, da quel momento in poi, sarà indubbiamente più ordinato, più atletico e maledettamente più noioso. Perché di calciatori capaci di spiazzare un portiere con un tocco sotto ne trovi sempre; di uomini capaci di spiazzare il mondo con un sorriso e una battuta fuori dagli schemi molti meno.

L'articolo Ti ricordi… Mehmet Scholl, genio irriverente del Bayern: “Ho paura solo della guerra e di Oliver Kahn” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Chi è Alphadjo Cisse, il più giovane italiano a segnare una tripletta in Europa. Amorim disse di lui: “È già maturo”

15 October 2026 at 19:44

Ad agosto Alphadjo Cisse aveva conquistato il Milan di Ruben Amorim con il gol all’esordio da titolare contro il Torino. Oggi, 15 ottobre 2026, si è preso anche la scena europea con una tripletta contro il Salisburgo. Il più giovane italiano di sempre a farlo in una competizione europea. A Salisburgo arriva la consacrazione europea di Alphadjo Cisse. Il diciannovenne del Milan firma una tripletta contro gli austriaci e si prende una serata da protagonista assoluto, confermando le impressioni lasciate nei primi mesi in rossonero. E se ad agosto Amorim aveva raccontato di essere rimasto stregato dalle sue qualità, adesso il campo sta dando ragione all’allenatore portoghese.

Prima un colpo di testa che non lascia scampo al portiere del Salisburgo. Poi due gol da bomber vero, da rapace d’area di rigore su assist di Bartesaghi prima e di Rabiot poi. Per capire però quanto sia cambiato il percorso di Cisse negli ultimi mesi bisogna tornare all’estate. Il Milan lo aveva acquistato dall’Hellas Verona nel febbraio 2026, lasciandolo in prestito al Catanzaro fino al termine della stagione. In Calabria il trequartista aveva mostrato le proprie qualità, collezionando sei reti in 22 presenze, prima che un infortunio agli adduttori lo costringesse a fermarsi per diversi mesi.

Il rientro in rossonero ha rappresentato una nuova occasione. Durante il precampionato Cisse ha conquistato progressivamente la fiducia di Amorim, che non ha mai nascosto la propria ammirazione per il ragazzo. “Adoro Cisse“, aveva dichiarato il tecnico portoghese, lasciando intendere quanto credesse nelle sue potenzialità. “Di Cisse ho notato alcuni dettagli a Milanello. È molto furbo e sta perdendo peso, dopo esser stato fuori per qualche mese. È orgoglioso di essere tornato e sono felice per lui. Già nel primo tempo ha fatto molto bene, dimostrando di essere quasi il più maturo dei giocatori in campo”, aveva dichiarato dopo l’esordio con gol contro il Torino.

L'articolo Chi è Alphadjo Cisse, il più giovane italiano a segnare una tripletta in Europa. Amorim disse di lui: “È già maturo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Ho dormito con mia mamma per 15-20 giorni, ho pianto tutte le sere. Come sono atterrato a Pisa, non ho mai più pianto”: parla Christian Vieri

15 October 2026 at 14:28

Dietro ai gol, ai successi, alla fama e al denaro, spesso ci sono storie di grandi sacrifici adolescenziali. Lo ricorda la vita di Christian Vieri, uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio italiano, che per diventare un giocatore ha dovuto rinunciare a tutto quando aveva appena 14 anni: in primis, all’affetto dei suoi genitori. Bobo lo ha ricordato nell’ultima puntata del podcast Passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli, dove ha raccontato con precisione inedita i momenti che lo hanno portato a lasciare l’Australia e tornare in Italia per inseguire il sogno del pallone.

Vieri infatti è nato a Bologna, figlio di un ex calciatore – Roberto “Bob” Vieri, da cui il soprannome Bobo – e di Christiane Nathalie Rivaux. La coppia si trasferisce in Australia quando il piccolo Christian ha appena 4 anni. Anche dall’altra parte del mondo, però, Vieri si innamora del calcio. E da ragazzo, pur di inseguire l’obiettivo di diventare un calciatore, compie una scelta drastica: “Mi son detto, ‘se vuoi diventare un calciatore devi tornare in Italia‘, sennò non avrai mai più la possibilità”. Il padre ha acconsentito. “Mio papà è stato bravo, mi ha detto ‘la vita è tua‘”. Ma ha aggiunto anche una frase eloquente: “Noi non abbiamo i soldi per farti il biglietto. Se vuoi chiamo tuo nonno“.

Il nonno di Christian Vieri infatti viveva ancora in Italia e decise di accogliere il nipote, pagando anche il volo da Sidney fino all’Italia. Padre Bob disse al figlio: “Guarda, il biglietto c’è, tra 15-20 giorni, ti hanno fatto solo andata, decidi tu, non c’è ritorno”. Vieri era convinto del suo sogno e rispose di sì. Ma racconta: “Da quella sera lì ho dormito con mia mamma per 15-20 giorni, ho pianto tutte le sere, per 15-20 giorni, perché sapevo che non sarei più tornato. Il giorno della della partenza non ti dico: ho pianto da Sydney fino a Pisa”.

Una volta arrivato in Italia, però, Vieri spiega di essere tornato concentrato sul suo obiettivo, senza più rimpianti: “Come sono atterrato a Pisa ho smesso e non ho mai più pianto”. La nostalgia però è sempre tornata a farsi sentire: “Non avevamo soldi per chiamare, quindi sentivo i miei genitori ogni 15 giorni, gli scrivevo le lettere. Mia mamma ancora le lettere nel portafoglio”. E l’ex bomber svela anche un altro modo per mantenere vivo il rapporto con la mamma: “C’erano le radio, le cassette. Io prendevo la cassetta, pigiavo record e parlavo, poi gliela mandavo. E lei faceva così con me; mentre cucinava mi parlava“. Il racconto di un grande sacrificio, da cui è nata la carriera di uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano.

L'articolo “Ho dormito con mia mamma per 15-20 giorni, ho pianto tutte le sere. Come sono atterrato a Pisa, non ho mai più pianto”: parla Christian Vieri proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Complimenti all’Italia per Calciopoli. In Spagna c’è il più grande scandalo di sempre e nessuno fa nulla”: Mourinho contro il Barcellona

15 October 2026 at 13:32

“L’Italia è l’unico Paese nel quale Calciopoli è stato Calciopoli, l’unico”. Sono parole – quelle pronunciate da José Mourinho prima di Roma–Real Madrid (terminata 3-4 per i madrileni) – che stanno facendo tanto discutere in Spagna. Il riferimento è al “Caso Negreira“, l’ex vicepresidente del Comitato tecnico spagnolo degli arbitri a cui il Barcellona – secondo un’indagine del 2023 – ha dato 8.4 milioni di euro tra il 2011 e il 2018, tramite società riconducibili allo stesso Negreira. Il club catalano si è sempre difeso spiegando che quelle somme servivano per pagare consulenze e relazioni tecniche sugli arbitri.

Una vicenda che in passato aveva attivato la giustizia ordinaria spagnola, ma anche il Real Madrid che tramite Florentino Perez aveva subito promesso battaglia per fare chiarezza. Al momento il Barcellona non è stato definitivamente condannato per aver “comprato” gli arbitri, ma neppure è stato assolto in via definitiva dall’intera vicenda. Il procedimento è ancora aperto e l’esito giudiziario è ancora da determinare.

Il Real Madrid però ha mantenuto la promessa: perché i Blancos hanno inviato 50mila documenti per indagare sul caso, con il rischio di sanzioni pesanti per il Barcellona qualora le accuse venissero confermate. “Quello che è successo in Spagna – e tutti sanno quello che è successo – sembra che ancora non si percepisca molto bene e fino adesso non è successo niente, non è successo niente”, ha tuonato Mourinho riferendosi al caso Negreira.

Poi il tecnico madrileno ha concluso: “Se non succede qualcosa, è il più grande scandalo di corruzione nell’arbitraggio mondiale. Non c’è altro da dire”. La Uefa – dal canto suo. i primi di ottobre (dopo l’offensiva del Real Madrid) – aveva detto: “Confermiamo di aver ricevuto dal Real Madrid una enorme quantità di documenti relativi all’indagine in corso sul Barcellona in merito alla vicenda che coinvolge José María Enríquez Negreira, ex vicepresidente del Comitato Tecnico degli Arbitri della Federazione Calcio Spagnola”. Un tema sul quale Ceferin ha sempre posto massima attenzione, al punto da affidarlo alla commissione disciplinare Uefa per indagare e capire così se effettivamente il club bluagrana può ritenersi colpevole.

L'articolo “Complimenti all’Italia per Calciopoli. In Spagna c’è il più grande scandalo di sempre e nessuno fa nulla”: Mourinho contro il Barcellona proviene da Il Fatto Quotidiano.

The Bold Champions | Gasp non azzecca i cambi, Fabregas sbaglia tutto con Nico Paz. Le responsabilità di Chivu e la pericolosa anarchia del Napoli: i voti al disastro italiano

15 October 2026 at 13:21

Calcio italiano bocciato su tutta la linea in Champions: en plein di sconfitte, quattro su quattro, non era mai accaduto. Una catastrofe, anche se con modalità diverse: la Roma è andata vicina alla grande impresa contro il Real Madrid, ma i tre gol in otto minuti della squadra spagnola hanno prodotto un incredibile ribaltone: 3-4. Diavolo di un Mourinho. Ben diversi Inter (3-4 con il Bruges), Napoli (1-3 in casa del Villarreal) e Como (2-3, affogato nella “vasca” del Feyenoord): difese inguardabili, campioni anarchici (De Bruyne), allenatori che fanno esperimenti rischiosi (Fabregas).

Una certezza assoluta: le nostre squadre non sanno più proteggersi in modo adeguato, 14 reti al passivo sono una sentenza. “Difendere sembra diventata una cosa di cui vergognarsi”, urla Max Allegri. Ha ragione. Attenzione, questo non giustifica la restaurazione del catenaccio, ma semplicemente invita a curare in modo adeguato una delle due fasi dei giochi di squadra. Basket e pallavolo, per dire, non fanno distinzioni di merito tra aggredire e difendere: sono le due facce della luna. Altra certezza: in Europa è vietato sbagliare. Al primo errore, l’avversario ti punisce. È la Champions, bellezze. Numeri: 78 gol in diciotto gare.

IN

9 TRESOLDI – Tripletta e traversa, il centravanti milanista del Bruges, che il nostro calcio si è lasciato sfuggire di mano, affonda l’Inter in una serata da sogno. Il futuro del ragazzo balla tra Germania dove è sbocciato e l’Italia, che non ha creduto in lui, ma resta sempre casa. Veloce, essenziale, con l’innato senso della porta: bravissimo.

8,5 PSG – Lezione di calcio dei campioni in carica in casa del Manchester City, a punteggio pieno in Premier, sotto gli occhi di Pep Guardiola. Il primo tempo dei parigini è spaziale, poi nella ripresa Haaland bussa due volte e il City colpisce legni in quantità industriale, ma Donnarumma evita il quinto gol parando un rigore. Luis Enrique ha in testa il tris: il Psg è il favorito numero uno.

7,5 MOURINHO – È il re dell’Olimpico. Il popolo romanista lo accoglie con affetto sconfinato e lui rimane senza fiato, ma quando dopo i 75 minuti dominanti della Roma piazza i cambi, ribalta il copione. È vero che può contare su una panchina di altissima qualità, ma lui azzecca tutto, analisi post-partita compresa: “La Roma ci ha ammazzato per settantacinque minuti perché ha giocato a un’intensità pazzesca, ma poi sono morti loro e noi abbiamo vinto”. Le partite durano 90’ e anche oltre: José, vecchio pirata, lo ha capito da un pezzo.

7 LAMINE YAMAL & KANE – Yamal è l’anima del 4-1 del Barcellona in casa del Galatasaray. Dopo un mondiale in penombra, è ripartito cento all’ora. Irresistibile con la nazionale, decisivo con i blaugrana. Harry Kane è già a quota 8 gol con il Bayern in nove presenze. In nazionale, 6 centri in 4 match. La scorsa stagione, 61 reti in 51 partite con i tedeschi e altri 12 con l’Inghilterra: merita il Pallone d’Oro.

OUT

5 ROMA – Fa male dare l’insufficienza a una squadra che ha giocato per 75 minuti un calcio spettacolare, ma quando incassi tre gol in otto minuti e sempre su corner, non hai attenuanti. La stanchezza è la prima causa del crollo (quando hai i muscoli di piombo perdi reattività anche nel gioco da fermo), poi ancora una volta i cambi di Gasp che non convincono. Perché non tenere ancora dieci minuti Soulé e inserire eventualmente al suo posto un giocatore di gamba (Rensch o Lulli) e non Pellegrini? Perché Koulierakis appena recuperato e non Ghilardi? Peccato, perché la Roma non meritava una batosta del genere, ma è andato tutto male, compresi gli infortuni di Koné e Dybala.

5 COMO – L’invenzione di Nico Paz falso nove inceppa il meccanismo di gioco del Como. Fabregas si assume la responsabilità della sconfitta e fa bene, perché la scelta di cambiare la posizione del talento argentino si rivela sbagliata, ma ricordiamo sempre che il Como tre anni fa giocava in B. La Champions è la gioiosa esplorazione di un mondo sconosciuto.

4 INTER – Tresoldi è scatenato, ma la difesa dell’Inter è da brividi. Il portiere (Martinez) è un problema, Akanji è fuori registro, Bisseck ha limiti evidenti, ma, in generale è il copione di gioco da rivedere. Chivu è il primo responsabile: sette sconfitte nelle ultime otto gare europee dell’Inter sono fatti, non opinioni.

4 NAPOLI – Il retropassaggio sballato di Politano avvia la riscossa del Villarreal, ma la cosa più brutta della serata è De Bruyne che ignora platealmente le indicazioni di Allegri. Quando in una squadra l’anarchia prende il sopravvento, non si va lontano.

L'articolo The Bold Champions | Gasp non azzecca i cambi, Fabregas sbaglia tutto con Nico Paz. Le responsabilità di Chivu e la pericolosa anarchia del Napoli: i voti al disastro italiano proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Non so se la gente sa che ti ho allenato. Io ci credevo e ora lo stai dimostrando”: Thierry Henry celebra Doué. La sua risposta commuove anche Beckham

15 October 2026 at 12:46

Désiré Doué è stata la stella più luminosa nel big match di Champions League vinto dal Psg per 4 a 2 contro il Manchester City. Il talento francese ha gelato l’Etihad con una doppia sensazionale giocata racchiusa in 100 secondi: prima il gol che ha sbloccato la gara, poi lo splendido assist per Dembelé. Se i parigini si sono subito trovati avanti 2 a 0, gran parte del merito è stato proprio di Doué. Che nel post-partita è stato celebrato da Thierry Henry nel corso della nota trasmissione UCL Today su CBS Sports Golazo.

L’ex calciatore francese ha esordito così: “”Devo dire qualcosa, non so se la gente sa che ti ho allenato“. Il riferimento di Herny è al periodo in cui è stato ct della Francia Under 21 e poi ha guidato la Nazionale olimpica alla conquista dell’argento ai Giochi di Parigi 2024. Doué faceva parte di quella squadra. Henry però spiega: “Devo dire che il Désiré Doué che ho visto due anni fa e ora è completamente diverso. Il modo in cui sei, il tuo comportamento, il modo in cui affronti il gioco specialmente quando vuoi essere Désiré Doué e non qualcun altro”.

La serie di complimenti di Herny si conclude così: “Sei inarrestabile, io ci credevo e ora lo stai dimostrando“. Parole che ovviamente hanno scosso Doué, visibilmente felice: “Grazie coach, sì lavoro ogni giorno e penso di avere molte qualità, devo mostrarle in ogni partita ed essere costante nel mio calcio”. Nell’incipit di questa risposta c’è chi ha notato qualcosa di particolare: David Beckham. “Thank you coach the ultimate respect”, ha commentato l’ex calciatore inglese che vive negli Usa ed è stato spesso ospite della trasmissione. Quel “grazie coach” pronunciato da Doué lo ha evidentemente commosso, perché ci ha visto un segno di grande rispetto. E lo stesso Doué ha poi commentato il video sui social con un eloquente “Coach” seguito da un cuore.

L'articolo “Non so se la gente sa che ti ho allenato. Io ci credevo e ora lo stai dimostrando”: Thierry Henry celebra Doué. La sua risposta commuove anche Beckham proviene da Il Fatto Quotidiano.

Inter, Lautaro Martinez finisce ko: tornerà solo dopo la sosta. Per Chivu è il momento peggiore: ecco quali partite salta

15 October 2026 at 11:36

Un mese di stop. Non poco se si pensa che in questo arco di tempo si giocheranno ben sette partite. L’Inter perde Lautaro Martinez nel primo vero momento importante della stagione, perché i nerazzurri – che in campionato viaggiano a ritmi altissimi – dovranno rinunciare al suo capitano dopo la brutta sconfitta in Champions League contro il Brugge, in un momento in cui si giocherà ogni 3 giorni fino alla sosta di novembre.

Per lui un risentimento muscolare ai flessori della coscia sinistra, come comunicato dall’Inter con una nota in mattinata: “Lautaro Martinez si è sottoposto oggi a esami clinici e strumentali presso l’Istituto Humanitas di Rozzano. Gli esami hanno evidenziato un risentimento muscolare ai flessori della coscia sinistra”, si legge nella nota, dove non sono specificati i tempi di recupero. Lautaro Martinez – come riportato da Sky Sport – torna dopo la sosta e salta sette partite: Bologna, Fiorentina, Venezia, Milan e Como in campionato. Shakhtar e Feyenoord in Champions League, in due partite già decisive per il cammino dell’Inter, reduce da due sconfitte consecutive nelle prime due contro Real Madrid e Brugge appunto. Chivu dovrà così rinunciare a Lautaro Martinez anche nel derby contro il Milan e nella delicata sfida contro il Como.

Per l’allenatore nerazzurro è il momento peggiore, visto che si gioca praticamente il futuro in Europa e in campionato sono previsti due scontri diretti importantissimi. Non mancano le alternative: con Thuram – considerato l’altro titolare insieme a Lautaro Martinez – giocherà uno tra Bonny e Pio Esposito, due che già in questa prima parte di stagione hanno avuto diverso spazio. Il rientro è previsto quindi per il 22 novembre, nel match contro l’Atalanta in campionato, mentre in Champions League tornerebbe tre giorni dopo, contro lo Stoccarda, il 25 novembre. Anche per queste due sfide, però, è ovviamente da considerarsi in dubbio.

Fin qui Lautaro Martinez aveva saltato una sola partita in questo inizio di stagione: quella contro l’Udinese del 14 settembre, alla quarta giornata, dove è rimasto in panchina per tutti i 90 minuti nel 5-2 finale. Poi in Serie A ha sempre giocato titolare, tranne nell’ultima sfida di campionato: quella vinta sabato a San Siro contro il Parma, quando è entrato al 61esimo al posto di Thuram. Quattro inoltre le reti segnate in campionato: doppietta al Napoli il 5 settembre a San Siro e doppietta alla Roma il 19 settembre all’Olimpico. E doppietta anche in Champions nel match perso martedì sera in casa contro il Brugge, poi risultata inutile.

L'articolo Inter, Lautaro Martinez finisce ko: tornerà solo dopo la sosta. Per Chivu è il momento peggiore: ecco quali partite salta proviene da Il Fatto Quotidiano.

Tensione Mourinho-Gasperini: “I giocatori della Roma erano morti”. “Ma se li abbiamo surclassati in tutto”

15 October 2026 at 10:34

Una clamorosa rimonta del Real Madrid vale per i blancos il successo all’Olimpico, dopo essersi trovati sotto per 3-1. E proprio la dinamica del match – terminato 3-4 – diventa motivo di tensione nel post partita tra i due allenatori, José Mourinho e Gianpiero Gasperini. Il tecnico portoghese ha ammesso la superiorità dei giallorossi nel primo tempo, ma ha sentenziato: “Sul 3-1, per tutti la partita era morta, ma quelli che erano morti erano i giocatori della Roma“. Secca e piccata la replica di Gasp: “Mourinho dice che eravamo stanchi? Se qualcuno non ne poteva più erano loro. Potevamo fare tanti altri gol, sono stati surclassati in tutto”.

La cronaca del match parla di una Roma meritatamente in vantaggio al 20esimo con una botta da fuori di De Roon. Il pareggio del Real 5 minuti più tardi è un fulmine a ciel sereno: un tiro da fuori di Mbappè deviato da Mancini beffa Gollini. Nella ripresa però i giallorossi capitalizzando una migliore gestione della gara: Malen scatenato segna una doppietta, al 57esimo la Roma è avanti 3 a 1. Nel finale il Real si trasforma anche grazie ai cambi di Mourinho. Succede tutto in sette minuti con tre disattenzioni su calcio d’angolo: all’83′ Espi accorcia le distanze su una ribattuta, mentre all’85 Endrik batte a rete, ancora sugli sviluppi di un corner. Al 90′ il gol dell’ex di Rüdiger ancora da calcio d’angolo.

Mourinho commenta la pazzesca rimonta così: “Una prima parte in cui la Roma è stata superiore sotto tutti gli aspetti, tutti. E poi venti minuti in cui è stato impossibile fermare il Real. Due fasi completamente distinte. Loro ci hanno sorpreso all’inizio con Soulé sulla fascia, una soluzione che ci ha messo in difficoltà. Nel secondo tempo, quando eravamo più organizzati per affrontare questa situazione, abbiamo preso un secondo gol ridicolo, che non si può prendere a questo livello”. Poi la frase che ha fatto arrabbiare Gasperini. Secondo Mou, i giocatori della Roma erano “morti” perché “è molto difficile mantenere quella intensità“. Dopo i cambi, conclude il portoghese, “sono stati loro a non avere più la capacità tattica e fisica di reagire“.

Gasperini dissente totalmente con l’analisi del collega e risponde duramente e aggiunge: “Poi per carità i loro gol da calcio d’angolo valgono, ma il Real non è stato certo alla nostra altezza”. Secondo il tecnico non c’erano difficoltà fisiche: “Non stavamo soffrendo, invece nel finale ci siamo come paralizzati“. E ancora: “Sui calci d’angolo del Real siamo stati passivi. Abbiamo perso una gara che avevamo condotto in maniera notevole. Ora dobbiamo analizzare psicologicamente e mentalmente“. Secondo Gasperini, insomma, si è trattato soprattutto di un calo di tensione o di una certa paura quando il traguardo era ormai vicino: “Le partite vanno portate in fondo anche se hai un doppio vantaggio”, sottolinea il tecnico.

L'articolo Tensione Mourinho-Gasperini: “I giocatori della Roma erano morti”. “Ma se li abbiamo surclassati in tutto” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Perché l’Inghilterra gioca un altro sport

4 August 2026 at 07:33

Tutto il sistema inglese, non solo la Premier League, ha squadre di gran lunga più ricche delle altre leghe. Il mercato mondiale è organizzato in sistemi nazionali molto distanti fra loro, mentre le differenze al loro interno sono relativamente contenute.

L'articolo Perché l’Inghilterra gioca un altro sport proviene da Lavoce.info.

❌