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Caro carburanti, la protesta degli autotrasportatori in Sicilia: camion fermi per cinque giorni e stop allo scarico delle merci dalle navi

15 October 2026 at 16:57

A partire dalla mezzanotte del 16 ottobre e fino al 20 ottobre in Sicilia i mezzi pesanti rimarranno fermi nei rispettivi piazzali e le navi con i prodotti ortofrutticoli per i supermercati non li scaricheranno. La serrata decisa dal Comitato trasporto siciliano serve a protestare contro l’aumento del costo dei carburanti. “Dobbiamo fermare l’effetto domino che si va a innescare: l’impennata del carrello della spesa e il rincaro di tutte le materie prime che trasportiamo finiscono per abbattersi direttamente sull’utente finale, ovvero il cittadino” ha spiegato Salvatore Bella, rappresentante del Comitato trasporto siciliano.

Lo sciopero era stato annunciato qualche giorno fa da Confindustria Catania, che riportava il malcontento del settore degli autotrasporti per “una condizione economica divenuta insostenibile“. I numeri indicano un prezzo medio mensile del gasolio per autotrazione cresciuto di 0,35 euro al litro rispetto a febbraio, superando i 2,16 euro al litro il mese scorso: ciò si traduce in un aumento della spesa per il carburante di oltre 8mila euro in otto mesi per un veicolo che percorre 100mila chilometri l’anno.

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Encuentran en Agrigento un barrio sepultado por el asedio cartaginés del 406 a.C. y evidencias del gigantesco lago artificial donde criaban peces

Entre los templos dóricos que han hecho famosa a Agrigento hay una vaguada estrecha, con naranjos y olivos, donde un equipo internacional lleva tres años cavando. La tercera campaña en la Kolymbethra y en la meseta de Case Montana termina el 24 de octubre. Según el Parque Arqueológico y Paisajístico del Valle de los Templos, […]

La Sicilia di Santa Tresa e Cortese

15 October 2026 at 03:45

Azienda Agricola Cortese

C’è un orango sull’etichetta del vino più interessante del pranzo: il vino si chiama Orange-utan e lo produce l’Azienda Agricola Cortese, costa dodici euro in enoteca. Arriva con il fritto misto e un tortino di baccalà in salsa pil-pil ed è un bianco macerato – quindi vinificato a contatto con le bucce – con una qualità che nella discussione sulla categoria finisce spesso in secondo piano: si può bere, non ha solo l’etichetta simpatica. Ha anche l’etichetta simpatica.

L’occasione è un pranzo alla Locanda Cuoco di Bordo, a Milano, con Stefano Girelli, proprietario insieme alla sorella Marina di Santa Tresa e Cortese. Trentini, con una lunga storia familiare nel settore, i Girelli lavorano con due aziende separate da otto chilometri, nell’area di Vittoria, nel Ragusano. Santa Tresa conta trentanove ettari vitati; Cortese, acquisita nel 2016, ne ha quattordici.

Foto di Gabriele Ferraresi
Foto di Gabriele Ferraresi

Il biologico è il punto di partenza comune, ma Girelli torna spesso anche sui conti: «Noi lavoriamo molto con l’esportazione. Dobbiamo avere sempre un rapporto qualità-prezzo molto interessante» e sui macerati parte con una provocazione: «Su dieci orange wine, otto sono ossidati, ma due sono pazzeschi». È il suo giudizio su una categoria che lo affascina e di cui ha cercato una lettura personale, anche perché «era il vino che faceva mia nonna», ricorda – il contatto fra mosto e bucce infatti apparteneva alla pratica domestica ben prima di diventare una voce nelle carte dei vini.

L’Orange-utan nasce da ottanta per cento Inzolia e venti per cento Zibibbo, vinificati separatamente, ed è un vino assolutamente facile, qualcuno direbbe «un vino senza menate», ma che finisce in bottiglia dopo un lavoro molto preciso: «L’obiettivo è stato quello di trovare prima di tutto la tecnica giusta», spiega Girelli, che racconta di aver cominciato a sperimentare con le brevi macerazioni del Vanedda, altro bianco di Cortese. Girelli racconta poi anche le resistenze di chi diffida dei macerati e quelle, opposte, di chi nei macerati cerca caratteristiche che lui considera difetti. «Abbiamo deciso di fare un vino che possa essere apprezzato, che sia stabile nel tempo».

Foto di Gabriele Ferraresi
Foto di Gabriele Ferraresi

Il Rina Russa 2025, cento per cento Frappato vinificato e affinato in acciaio, accompagna invece i calamari con asparagi, pomodorini arrosto e chimichurri: niente di strano, il rosso sul pesce appartiene alla consuetudine di Vittoria, in questo caso alla bottiglia il prezzo indicativo è dodici euro. La novità aziendale è invece l’Etna Bianco 2025 di Santa Tresa: prima annata, ottomila bottiglie, 15,50 euro dichiarati in enoteca. Carricante in purezza del versante sud-orientale del vulcano, nasce da uve biologiche e vinificazione e imbottigliamento avvengono sull’Etna, in una cantina ospitante. «Non usiamo legno: cento per cento acciaio», precisa Girelli, che sull’evoluzione si espone: «Io non vedo il futuro, però ha tutto il Dna per essere un vino che fra due anni esplode».

Girelli vorrebbe produrre anche un Etna Rosso, ma per ora aspetta. «Non siamo ancora riusciti a trovare la formula giusta. È inutile fare una mezza ciofeca. Non siamo della zona: se facciamo qualcosa dobbiamo farla bene». La franchezza torna quando si passa al riscaldamento globale e ai suoi effetti sulle vigne: «La vigna soffre sempre di più e produce di meno, non meglio».

Stefano Girelli, foto di Gabriele Ferraresi
Stefano Girelli, foto di Gabriele Ferraresi

Nella sua esperienza, il calo delle rese riduce il margine di chi coltiva senza portare automaticamente maggiore qualità:«La prima cosa da fare è concentrarsi sulla vigna. Perché se perdiamo la matrice che ci dà il frutto siamo fregati: ma ci vuole tempo, perché di tutte le cose che facciamo, vediamo il risultato una volta all’anno», alla vendemmia.

Una menzione finale la merita però anche la Locanda Cuoco di Bordo, in via Gluck, dietro la Stazione Centrale: a pochi passi da dove Celentano rimpiangeva l’erba ci si consola piuttosto bene con il pesce. Fritto misto, zuppa di cozze, carpacci: una cucina di mare solida, riconoscibile, che ricorda quanto possa essere piacevole ordinare sapendo che cosa arriverà. È una tradizione ben radicata nella Milano settentrionale, dall’A’Riccione di via Taramelli ai San Glicerio della famiglia Arcieri, fra l’omonima strada e viale Fulvio Testi. Insegne con storie diverse, ma appartenenti a una città gastronomica che si frequenta anche per ritrovare qualcosa di sicuro: e quando ingredienti, cotture e servizio sono all’altezza, l’assenza di sorprese è un buon motivo per tornare.

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Frescos romanos del siglo I a.C. aparecen junto al lugar donde votaban los griegos de Agrigento

Hace unos veintidós siglos, el sitio donde hoy se excava en el Valle de los Templos era el lugar donde los ciudadanos libres de Akragas, el nombre griego de Agrigento, se reunían para decidir los asuntos de su ciudad. Ese edificio, un graderío semicircular que los arqueólogos llaman ekklesiasterion (de ekklesía, «asamblea» en griego), es […]

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