❌

Normal view

Truffa della Tessera Sanitaria, il Ministero della Salute lancia l’allarme: attenzione ad una mail

19 October 2026 at 11:19

Una nuova truffa online utilizza il nome del Ministero della Salute per sottrarre dati personali e sensibili ai cittadini. L’allarme arriva direttamente dal dicastero, che ha segnalato la circolazione di false email con cui viene richiesto di procedere alla sostituzione della Tessera Sanitaria. I messaggi, apparentemente inviati da un ente istituzionale, invitano i destinatari a cliccare su un collegamento per completare il rinnovo del documento. In realtà, il link conduce a un sito contraffatto progettato per raccogliere informazioni personali. Il Ministero ha chiarito che si tratta di un “tentativo di phishing per sottrarre dati personali”, invitando i cittadini a non seguire le istruzioni contenute nelle comunicazioni sospette.

Come funziona la truffa della Tessera Sanitaria

Il meccanismo utilizzato dai truffatori parte dall’invio di un’email che riproduce il nome del Ministero della Salute e richiama la necessità di sostituire la Tessera Sanitaria. All’interno del messaggio è presente un link che rimanda a una pagina web graficamente simile a quelle delle amministrazioni pubbliche. Una volta aperto il sito, l’utente viene invitato a compilare un modulo inserendo diversi dati personali e sensibili.

Le informazioni raccolte possono essere successivamente utilizzate per attività illecite, tra cui il furto d’identità, la clonazione di documenti e la rivendita dei dati. La presenza del nome del Ministero o di elementi grafici istituzionali non garantisce quindi l’autenticità della comunicazione.

Il Ministero della Salute ricorda che il rinnovo della Tessera Sanitaria avviene normalmente in modo automatico. Alla scadenza del documento, la nuova tessera viene inviata al cittadino senza che sia necessario compilare moduli ricevuti tramite email.

Il dicastero precisa inoltre che non invia comunicazioni per richiedere l’inserimento di dati personali attraverso siti non istituzionali. Per verificare informazioni relative al documento o richiedere assistenza, è necessario utilizzare esclusivamente i canali ufficiali delle amministrazioni competenti.

Cosa fare se arriva la falsa email del Ministero

Per evitare di cadere nella truffa, il Ministero della Salute invita i cittadini a seguire alcune precauzioni:

  • Non cliccare sui link presenti nelle email sospette che richiedono il rinnovo della Tessera Sanitaria;
  • Non inserire dati personali, documenti o informazioni bancarie nei moduli collegati al messaggio;
  • Cancellare la comunicazione fraudolenta e consultare i siti istituzionali per eventuali verifiche.

Se sono già state comunicate informazioni personali o bancarie, è opportuno contattare tempestivamente gli intermediari interessati e segnalare l’accaduto alla Polizia Postale.

Il precedente delle false comunicazioni sul Fascicolo sanitario elettronico

Un episodio simile era già stato segnalato dal Ministero della Salute nell’aprile 2026.

In quella circostanza, i truffatori inviavano false email nelle quali chiedevano ai cittadini di aggiornare i dati contenuti nel Fascicolo sanitario elettronico. Il collegamento presente nel messaggio conduceva a un sito contraffatto, dove veniva richiesto di compilare un modulo con informazioni personali, sensibili e bancarie. Anche in quel caso, l’obiettivo era ottenere dati riservati sfruttando l’identità di un’amministrazione pubblica e la necessità apparente di aggiornare un servizio sanitario.

Ictus cerebrale dopo l’emergenza la sfida è la riabilitazione: in Italia cure ancora disuguali

19 October 2026 at 10:36

Negli ultimi trent’anni la medicina ha compiuto enormi progressi nella cura dell’ictus cerebrale. Oggi sempre più persone sopravvivono grazie alla tempestività dei soccorsi, alle Unità Ictus e alle terapie tempo-dipendenti. Ma, per chi supera la fase acuta, il percorso di cura è tutt’altro che concluso: recuperare il movimento, il linguaggio, l’autonomia personale e la possibilità di tornare a una vita il più possibile indipendente rappresenta una sfida che può durare mesi o anni.

Ma cosa accade dopo la fase acuta? A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) segnala come occorra garantire a ogni persona colpita da ictus un percorso riabilitativo appropriato, tempestivo e omogeneo, indipendentemente dal luogo in cui vive. Purtroppo, su questo fronte, ci sono ancora criticità come testimonia il primo Report nazionale sulla riabilitazione ospedaliera, commissionato dalla Fondazione Gianfranco Salvini, elaborato da Luca Giorgio, Ricercatore in Tenure Track in Organizzazione Aziendale dell’Università Europea di Roma e supportato da A.L.I.Ce. Italia Odv. Realizzato analizzando i dati ufficiali del Ministero della Salute, delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), degli Open Data ministeriali e dell’ISTAT, il report analizza l’evoluzione della riabilitazione in Italia nel periodo 2013-2024.

Come funziona la riabilitazione

Il bisogno di riabilitazione ospedaliera non riguarda soltanto le persone colpite da ictus: il Report evidenzia, infatti, il ruolo della riabilitazione nella fase post-acuta anche per i pazienti che, a seguito di eventi traumatici, necessitano di trattamenti finalizzati al recupero funzionale e al reinserimento nelle attività della vita quotidiana, tra questi anche le persone che hanno subito un grave trauma cranico. Si tratta di condizioni diverse, ma accomunate dalla necessità di un percorso riabilitativo intensivo, multidisciplinare e continuativo, capace di accompagnare la persona nel recupero delle proprie funzioni e della propria autonomia.

Stando al rapporto, nel 2024 sono stati effettuati circa 292.000 ricoveri riabilitativi ordinari, per oltre 7,6 milioni di giornate di degenza, con una dotazione di quasi 24.000 posti letto dedicati alla riabilitazione. Questi numeri testimoniano quanto questa fase rappresenti una componente essenziale del percorso di cura dopo un evento acuto come l’ictus. Lo studio evidenzia però anche una criticità importante: il sistema non ha ancora recuperato completamente i livelli precedenti alla pandemia. Rispetto al periodo pre-Covid, infatti, le dimissioni risultano ancora inferiori di circa l’8% e le giornate di degenza del 6,5%, nonostante la disponibilità di posti letto sia ormai tornata pressoché ai livelli del 2019.

Italia a macchia di leopardo

Dopo l’ictus la riabilitazione ospedaliera è la fase che determina, più di ogni altra, le possibilità di recuperare autonomia, relazioni sociali e qualità di vita. Per questo servono reti riabilitative realmente integrate, continuità assistenziale e modelli organizzativi che siano in grado di accompagnare il paziente anche dopo la dimissione.

Ma non è così in tutto il Paese. Il dato che emerge con maggiore forza riguarda le profonde differenze territoriali. Il tasso di ospedalizzazione varia, infatti, da oltre 8 ricoveri ogni mille abitanti in Valle d’Aosta a meno di 2 ricoveri ogni mille abitanti in Toscana, mentre la disponibilità di posti letto riabilitativi presenta differenze ancora più marcate, con alcune Regioni che dispongono di un’offerta oltre quattro volte superiore rispetto ad altre.
Anche la riabilitazione ospedaliera, fondamentale per molti pazienti colpiti da ictus, risulta concentrata in pochi centri altamente specializzati, rendendo l’accesso alle cure particolarmente disomogeneo sul territorio nazionale.

Il report mostra, inoltre, che la mobilità sanitaria continua a rappresentare un indicatore delle disuguaglianze esistenti: alcune Regioni, come la Provincia autonoma di Trento, la Lombardia e l’Emilia-Romagna, attraggono pazienti provenienti da tutta Italia, mentre altre registrano ancora elevati livelli di mobilità passiva.

Per A.L.I.Ce. Italia Odv, tutto questo significa che le opportunità di recupero continuano a dipendere anche dal CAP di residenza.

Come funziona il percorso

Tra i dati del Report ce n’è uno che sintetizza bene il significato della riabilitazione: l’82,9% dei pazienti viene dimesso direttamente al proprio domicilio. È un dato che conferma la funzione della riabilitazione ospedaliera nell’accompagnare la persona verso il ritorno al proprio contesto di vita.

Ovviamente la dimissione non coincide necessariamente con la conclusione del percorso di recupero. Infatti, recuperare il linguaggio, tornare a camminare, riacquistare l’autonomia nelle attività quotidiane, reinserirsi nella vita familiare e lavorativa richiede frequentemente la continuazione del percorso riabilitativo e una continuità assistenziale adeguata ai bisogni della persona. In questa ottica la presa in carico nella fase ospedaliera riesce a garantirne la continuità sul territorio, fino al raggiungimento del massimo recupero possibile.
Lo stesso principio vale per chi deve recuperare dopo un trauma cranico: la conclusione della fase acuta non coincide con la conclusione della cura, bensì apre una fase nella quale il percorso riabilitativo può essere determinante per il recupero funzionale e il ritorno alla vita quotidiana.

Il Report mostra inoltre una pluralità di modalità di dimissione: oltre al domicilio, l’1,7% dei pazienti viene indirizzato verso una struttura residenziale territoriale o RSA, l’1,6% viene dimesso con attivazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata, l’1,2% viene trasferito a un altro istituto di riabilitazione, mentre il 3,4% passa ad altro regime di ricovero o ad altra attività nello stesso istituto. Questi dati evidenziano la presenza di percorsi assistenziali differenti, che devono essere definiti in funzione delle condizioni cliniche e dei bisogni della persona, assicurando quando necessario il raccordo tra i diversi setting di cura.

In questa prospettiva, il rafforzamento della riabilitazione non passa semplicemente dall’aumento dei posti letto, ma dalla capacità di costruire percorsi integrati e appropriati, nei quali ospedale, strutture riabilitative e servizi territoriali possano operare in continuità, ciascuno secondo il proprio ruolo.

La vita sospesa di un malato di cancro. E tanto incide l’attesa per l’accesso alle cure

19 October 2026 at 05:40

La mia prima diagnosi di cancro è del 21 febbraio 2018. L’operazione chirurgica decisa per risolverlo è del 5 aprile 2018. Le ultime analisi di controllo parlano di una probabile ripresa della patologia dopo otto anni di “sopravvivenza libera da malattia”, come si dice tecnicamente. La verifica è programmata per il 4 novembre 2026.

Come tutti i cittadini italiani, specie al Sud, oggi, come vivo i tempi delle liste di attesa? E’ una “vita sospesa”. La “vita sospesa” di un paziente oncologico è quel periodo di limbo emotivo e temporale che intercorre tra la formulazione di una diagnosi (o il forte sospetto di essa) e l’inizio effettivo delle cure (intervento chirurgico, chemioterapia, radioterapia). Non si è più la persona “sana” di prima, ma non si è ancora un paziente “in trattamento”. Il tempo non è più scandito dai progetti futuri, ma solo dai giorni che mancano alla chiamata dell’ospedale.

Anche oggi io vivo l’angoscia dell’attesa che in un paziente con diagnosi di cancro rappresenta una vera e propria crisi psicologica ed esistenziale, caratterizzata da un tempo che sembra bloccato e da una profonda perdita di controllo sul proprio futuro. Mentre per i malati comuni le liste d’attesa amplificano questo calvario, i canali preferenziali (spesso attivati per figure pubbliche, politici o persone influenti) evitano del tutto questa fase di logoramento.

L’attesa nelle liste della sanità pubblica logora la mente e il corpo. Come paziente sento che la malattia sta potenzialmente progredendo ogni giorno che passa, senza poter fare nulla per fermarla. Ogni piccolo dolore, colpo di tosse o linea di febbre viene interpretato come il segno che il tumore si sta diffondendo o sta peggiorando (metastatizzazione). La mente riempie il vuoto di informazioni e di azione con gli scenari peggiori possibili. Il tempo percepito si dilata. Pochi giorni di attesa vengono vissuti come mesi, alimentando insonnia, ansia acuta e sintomi depressivi. Spesso fatico a relazionarmi serenamente con la normalità degli altri (amici, colleghi), poiché la mia intera esistenza è focalizzata sulla malattia incombente.

La frustrazione che si subisce durante questo tempo di “vita sospesa” tocca, quindi, per forza il tema della diseguaglianza nell’accesso alle cure. Il paziente “comune” vive in pieno l’angoscia delle liste d’attesa bloccate da scadenze, carenze di personale e liste bloccate. Ogni settimana aumenta l’angoscia. Il paziente “eccellente” (politici, vip, privilegiati) salta tutta questa angoscia. Ha accesso istantaneo a diagnosi, chirurghi di fama e sale operatorie grazie a relazioni o risorse. Il “paziente comune” è un numero che deve monitorare da solo lo scorrere della lista. Il “paziente vip” ha percorsi personalizzati che azzerano i tempi morti e riducono l’impatto psicologico dell’attesa.

Questa asimmetria non è solo un problema organizzativo, ma un fattore che amplifica la sofferenza psicologica dei cittadini comuni, i quali uniscono all’angoscia della malattia il senso di ingiustizia sociale.

Dall’altra parte. Tre grandi medici raccontano la loro malattia è un libro prezioso pubblicato nel 2006 edito da Rizzoli scritto dal cardiochirurgo Sandro Bartoccioni, dall’oncologo Gianni Bonadonna e dal chirurgo toracico Francesco Sartori. Il volume dimostra che i medici ammalati sono i migliori consulenti per la politica sanitaria perché possiedono la duplice e unica prospettiva di chi conosce i meccanismi tecnici della cura e, contemporaneamente, sperimenta sulla propria pelle i difetti, la burocrazia e la freddezza del sistema sanitario. Questa inversione di ruolo, da curanti a curati, svela dinamiche che i medici sani e i decisori politici non riescono a cogliere.

I grandi clinici ammalati hanno denunciato come la sanità moderna sia spesso intrappolata in un “virtuosismo tecnologico” che allontana il medico dal dolore reale del malato. Essere “dall’altra parte” costringe a ridefinire le priorità della pianificazione politica: non servono solo macchinari all’avanguardia, ma un sistema strutturato per accogliere la persona nella sua interezza.

L’opposizione della Regione Campania e di altre regioni meridionali alla legge sull’autonomia differenziata (legge Calderoli) si basa principalmente sul rischio che la riforma possa ampliare i divari nei servizi essenziali, a partire dalla sanità, tra il Nord e il Sud del Paese. Chi critica la legge sostiene che le regioni con maggiore capacità fiscale (generalmente quelle del Nord) avranno molte più risorse da investire nella sanità rispetto alle regioni del Sud. Questo potrebbe tradursi in una ulteriore disparità nell’accesso alle cure e nella qualità delle strutture ospedaliere.

La scelta di Papa Leone XIV di comunicare in prima persona, in modo trasparente e tempestivo, la diagnosi e l’iter terapeutico del suo adenocarcinoma polmonare ha sollevato un’importante riflessione collettiva e sociale sul sistema sanitario. Se da un lato la trasparenza del Papa promuove la cultura della prevenzione, dall’altro ha spinto l’opinione pubblica a confrontarsi sulle disparità di accesso agli screening radiologici (come la TAC a bassa dose) e sulle liste d’attesa che i comuni cittadini si trovano spesso ad affrontare. Una spinta indiretta a riflettere sulla necessità di rendere la diagnosi precoce un diritto tempestivo e accessibile a tutti.

I tempi del percorso diagnostico e terapeutico di Papa Leone diventano così un riferimento preciso dei tempi ottimali per la diagnosi precoce e per le migliori terapie possibili per tutti. Amen.

L'articolo La vita sospesa di un malato di cancro. E tanto incide l’attesa per l’accesso alle cure proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Senza glutine non significa più digeribile, meno calorico o meno infiammatorio”: la dietologa smonta il mito del gluten free e spiega perché eliminarlo senza necessità non fa bene automaticamente

18 October 2026 at 10:54

In Italia il mercato degli alimenti senza glutine vale oggi circa 400 milioni di euro ed è in crescita del 6% l’anno e secondo i dati riportati dall’Associazione Italiana Celiachia, potrebbe arrivare a 1,6 miliardi di euro entro il 2030. Solo nel 2024 gli italiani hanno acquistato 48 milioni di chili di prodotti gluten free.

Ma questa crescita non è dovuta all’aumento del numero di celiaci. In realtà sono sempre più persone che acquistano prodotti senza glutine pur non avendone bisogno. Il motivo? li considerano più sani, leggeri o digeribili. Ma per chi non è celiaco, eliminare il glutine offre qualche vantaggio? E soprattutto, un prodotto “senza glutine” è davvero più salutare di quello tradizionale? Ne parliamo con la dottoressa Francesca Dominici, medico dietologo.

Partiamo dal punto centrale: per una persona che non è celiaca, eliminare il glutine dalla dieta produce qualche beneficio dimostrato, oppure no?

“Per una persona sana, che non abbia celiachia o altre condizioni specifiche, non abbiamo evidenze che eliminare il glutine porti benefici. Il glutine è un complesso di proteine presente principalmente in frumento, segale e orzo. Nella celiachia, una malattia autoimmune, l’esposizione al glutine provoca una risposta immunitaria che danneggia la mucosa intestinale, in questo caso eliminarlo è una vera terapia. La diagnosi richiede esami specifici, da eseguire mentre si assume ancora glutine. Per tutti gli altri, non abbiamo dimostrato che eliminarlo faccia dimagrire, ‘disinfiammi’ o renda la dieta più salutare”.

“Senza” non significa per forza “più sano”

In effetti molte persone scelgono spontaneamente prodotti gluten free perché li ritengono più leggeri e digeribili. Da dove nasce questa convinzione?

“Credo che nasca in buona parte dalla diet culture, che ci ha abituati ad associare l’efficacia di una dieta alla restrizione: se elimino qualcosa, probabilmente funzionerà meglio. Un’idea che ha influenzato anche parte della comunicazione nutrizionale, premiando talvolta ciò che è più facile da vendere come ‘regola’ rispetto a ciò che è sostenuto dalle evidenze. Poi c’è un altro equivoco: se un alimento è formulato per una patologia, deve essere più sano per tutti. Ma ‘senza glutine’ non significa più digeribile, meno calorico o meno infiammatorio”.

Gli ingredienti più critici

Che cosa dobbiamo guardare davvero nell’etichetta dei prodotti senza glutine per capire se stiamo facendo una buona scelta alimentare?

“Direi di fare una cosa molto semplice, nella lista degli ingredienti e nella tabella nutrizionale osserviamo quali farine sono state utilizzate, quante fibre contiene, la quantità di zuccheri, grassi saturi e sale. Un biscotto resta un biscotto anche se è senza glutine, allo stesso modo, un buon alimento gluten free può avere una composizione nutrizionale assolutamente adeguata”.

Entrando nello specifico, visto che nei prodotti sostitutivi – pane, biscotti, cracker, pasta – l’assenza del glutine può richiedere l’impiego di altri ingredienti per ottenere consistenza e palatabilità, quali criticità dobbiamo considerare?

“Il glutine ha importanti proprietà tecnologiche, dà struttura ed elasticità, soprattutto negli impasti. Quando viene eliminato, queste caratteristiche devono essere ottenute attraverso farine, amidi, fibre, idrocolloidi o altri ingredienti. Alcuni prodotti gluten free possono quindi essere più ricchi di amidi raffinati e più poveri di fibre o proteine rispetto agli equivalenti tradizionali. Non è una regola universale, le formulazioni oggi sono molto diverse tra loro, ma occorre prestare particolare attenzione a questi elementi”.

Un velato desiderio di eliminare tutti i carboidrati

Per concludere, se una persona sana le dicesse “Dottoressa, voglio eliminare il glutine perché penso che faccia bene”, lei che cosa le risponderebbe?

“Le chiederei innanzitutto: perché vuole farlo? Cercherei di capire se dietro il desiderio di eliminare il glutine non ci sia una forma di carbofobia, perché spesso diventa un modo indiretto per eliminare pane, pasta e altri carboidrati. In assenza di un’indicazione clinica non abbiamo benefici dimostrati che giustifichino questa esclusione, rischiamo invece di costruire un’alimentazione inutilmente rigida e restrittiva. Soprattutto, eviterei di trasformare un alimento perfettamente tollerato in qualcosa da temere: se non c’è una ragione clinica per escluderlo, non c’è una ragione scientifica per farlo”.

L'articolo “Senza glutine non significa più digeribile, meno calorico o meno infiammatorio”: la dietologa smonta il mito del gluten free e spiega perché eliminarlo senza necessità non fa bene automaticamente proviene da Il Fatto Quotidiano.

Donazione di rene madre-figlia, storia di Iris e del terzo trapianto ricevuto: “Come sta la mamma?”

18 October 2026 at 10:48

La prima domanda, appena sveglia in terapia intensiva, è stata per la mamma: “Come sta la mamma?”. Iris, 23 anni, aveva appena affrontato un intervento delicato, il trapianto di un rene donato dalla madre Lidia, 49 anni. Eppure, al risveglio, il suo pensiero è andato subito alla donna che le ha appena dato una nuova possibilità. Una storia di malattia, attese e legami familiari che si è compiuta ieri all’ospedale Borgo Trento di Verona, dove madre e figlia si trovano ora entrambe ricoverate in terapia intensiva. Ci resteranno anche nei prossimi giorni.

Iris è affetta da fibrosi cistica e nel corso della sua vita ha già dovuto affrontare due trapianti bipolmonari, nel 2012 e nel 2019, a Padova. Il trapianto renale rappresenta un nuovo passaggio in un percorso sanitario complesso, affrontato insieme alla famiglia e ai professionisti che la seguono da anni.

A raccontare la vicenda è Nicole, sorella di Iris, che sottolinea il significato dell’intervento al di là dell’aspetto clinico: “Racconta non soltanto la complessità di convivere con una malattia cronica e affrontare interventi così delicati, ma anche la forza di una famiglia che non ha mai smesso di lottare e il valore inestimabile della donazione“.

La scelta della madre e l’attesa del trapianto

La famiglia Stan vive a Val Liona, in provincia di Vicenza, ma Iris è seguita fin da piccola all’ospedale Borgo Trento. Nel tempo si è così consolidato un rapporto con la comunità sanitaria veronese, che ha accompagnato la giovane nelle diverse tappe del suo percorso. La decisione di procedere con una donazione da vivente è stata legata anche ai tempi di attesa per un organo compatibile. “La lista dei trapianti può arrivare anche a due anni”, spiega Nicole. In questi mesi entrambi i genitori si sono sottoposti agli esami necessari per verificare la possibilità di donare un rene alla figlia. Alla fine, la scelta è ricaduta sulla madre, risultata leggermente più in salute e più compatibile.

“Mia madre e mio padre hanno fatto tutti gli esami in questi mesi, ma mia madre era leggermente più in salute e più compatibile. E fortunatamente qualche giorno fa ha avuto il via libera”, racconta Nicole. Per Lidia, dunque, la possibilità di donare è arrivata dopo un percorso di verifiche e accertamenti. Per Iris, invece, si è concretizzata l’opportunità di affrontare il trapianto senza dover attendere i tempi, potenzialmente lunghi, della lista.

“Sono doloranti, però è una cosa che aspettavamo da tanto”

Le ore successive all’intervento sono quelle del recupero e dell’assistenza medica. Entrambe sono ricoverate in terapia intensiva e, come riferisce Nicole, sono ancora doloranti. Ma alla sofferenza fisica si accompagna il sollievo per aver finalmente affrontato un’operazione attesa a lungo. “Sono doloranti, però è stata una cosa che aspettavamo da tanto”, racconta la sorella. “I tempi per gli esami sono un po’ lunghi, però sono entrambe molto contente di essere riuscite a fare questo trapianto”.

L’intervento rappresenta anche un traguardo per l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona: è il 106esimo trapianto di rene eseguito nel 2026, dopo il superamento della soglia dei cento interventi all’inizio del mese. Ma per la famiglia Stan il significato di quel numero passa soprattutto attraverso una storia personale, fatta di cure, attese e sostegno reciproco. “Dietro ogni trapianto ci sono persone, famiglie, professionisti sanitari e nuove possibilità di vita”, sottolinea Nicole. Ora madre e figlia affrontano insieme i primi giorni dopo l’intervento. E quella domanda pronunciata da Iris al risveglio, “Come sta la mamma?”, restituisce in poche parole il legame che attraversa tutta la loro storia: anche dopo un’operazione così importante, il primo pensiero della figlia è stato per chi,

L'articolo Donazione di rene madre-figlia, storia di Iris e del terzo trapianto ricevuto: “Come sta la mamma?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Un ottimo segnale per il recupero”, lo pneumologo sulle dimissioni di Papa Leone XIV dopo l’intervento al polmone

17 October 2026 at 15:07

Le dimissioni di Papa Leone XIV dopo cinque giorni di ricovero al Policlinico Gemelli rappresentano un segnale incoraggiante per il recupero dopo l’intervento chirurgico al polmone destro. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Claudio Micheletto, direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia dell’azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), che invita però ad attendere gli esiti degli esami per delineare con maggiore precisione i prossimi passi. Martedì 13 ottobre il Pontefice è stato sottoposto a un intervento per l’asportazione di un adenocarcinoma, un tumore maligno del polmone destro. Il fatto che abbia potuto lasciare l’ospedale dopo pochi giorni è, secondo lo specialista, un elemento positivo. Le dimissioni sono “un ottimo segnale, vuol dire che è andato tutto bene“, sottolinea Micheletto.

Dopo un’operazione di questo tipo, una fase importante del recupero riguarda il ripristino della normale espansione del polmone. “Il polmone deve tornare a espandersi completamente. Durante l’operazione, una parte del polmone collassa. Successivamente, deve riespandersi”, spiega lo pneumologo. A favorire il processo è anche un tubo di drenaggio, utilizzato per rimuovere aria e liquidi dalla cavità toracica. I tempi di recupero non sono uguali per tutti e possono variare da paziente a paziente. La rimozione dei drenaggi, osserva l’esperto, è un passaggio favorevole: “È un ottimo segnale perché i medici hanno rimosso i tubi di drenaggio. Ora dovrà fare alcuni controlli più avanti”.

Anche il movimento contribuisce alla ripresa. Non è necessario pensare soltanto a esercizi specifici di fisioterapia respiratoria: “Anche camminare rappresenta una forma di riabilitazione, perché favorisce il recupero della funzionalità respiratoria”. L’attività fisica, svolta gradualmente, aiuta infatti a recuperare la capacità respiratoria e a riprendere progressivamente le normali abitudini. Tra gli elementi favorevoli indicati da Micheletto c’è inoltre l’assenza, per quanto risulta, di patologie respiratorie croniche. “È che il Santo Padre non risulta affetto da patologie respiratorie croniche come la Bpco”, osserva lo specialista, riferendosi alla broncopneumopatia cronica ostruttiva, una malattia che può compromettere la respirazione e rendere più complesso il recupero.

Per stabilire come proseguirà il percorso clinico sarà però necessario attendere gli esiti dell’esame istologico, effettuato sui tessuti prelevati durante l’intervento. Un’attenzione particolare sarà riservata ai linfonodi, per verificare se siano presenti cellule tumorali. “In particolare, sarà importante conoscere l’esito dell’esame dei linfonodi, per verificare l’eventuale presenza di cellule tumorali”, precisa Micheletto. Il risultato potrà contribuire a definire il quadro e le successive indicazioni mediche. “Se i linfonodi risulteranno negativi, il quadro potrà essere più favorevole. In ogni caso, saranno i medici a stabilire il percorso di sorveglianza più appropriato”. Tra le possibilità per seguire nel tempo le condizioni del Pontefice, lo pneumologo indica controlli radiologici periodici: il “monitoraggio potrebbe prevedere una Tac ogni 3-6 mesi, per controllare nel tempo la situazione clinica e verificare che non compaiano nuovi segni della malattia”. Saranno comunque gli specialisti che hanno in cura il Papa a definire tempi e modalità dei controlli sulla base dei risultati degli esami e dell’evoluzione clinica.

L'articolo “Un ottimo segnale per il recupero”, lo pneumologo sulle dimissioni di Papa Leone XIV dopo l’intervento al polmone proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mangi sano, fai sport ma gambe e fianchi restano sproporzionati? Potrebbe essere lipedema e non semplice grasso: come riconoscere la patologia spesso confusa con la cellulite

17 October 2026 at 14:30

Ci sono donne che seguono un’alimentazione equilibrata, fanno attività fisica e cercano di mantenere il proprio peso sotto controllo, ma continuano ad avere gambe e fianchi sproporzionati rispetto al resto del corpo. In alcuni casi compaiono anche dolore, pesantezza, gonfiore e lividi che si formano con facilità.

Per anni queste caratteristiche possono essere attribuite al sovrappeso, alla cellulite o a una presunta predisposizione a ingrassare. Ma dietro quella distribuzione del tessuto adiposo può esserci il lipedema, una condizione cronica che interessa quasi esclusivamente le donne e che viene ancora frequentemente riconosciuta con difficoltà.

Ma cos’è il lipedema? Si tratta di un accumulo anomalo di tessuto adiposo, generalmente simmetrico, soprattutto a livello di gambe, fianchi e, in alcuni casi, braccia. E non è avere semplicemente più grasso in una determinata zona del corpo: il tessuto adiposo può essere doloroso, sensibile alla pressione e associato a una maggiore fragilità dei piccoli vasi sanguigni, con la comparsa di ecchimosi anche dopo traumi lievi.

La causa non è ancora completamente chiarita. Si ipotizza il coinvolgimento di fattori genetici, ormonali e di alterazioni del tessuto adiposo e della microcircolazione. Una delle difficoltà più importanti riguarda il riconoscimento della patologia. Il lipedema può essere infatti confuso con la cellulite, con l’obesità o con altre forme di edema.

E quando una donna si sente dire che dovrebbe semplicemente dimagrire, il rischio è che una condizione medica venga ridotta a una questione di volontà personale. Con conseguenze non soltanto sul piano fisico, ma anche su autostima e rapporto con il proprio corpo.

È proprio da questo equivoco che abbiamo approfondito il tema con la dottoressa Marzia Bernardi, specialista in medicina estetica che si occupa di lipedema e che convive personalmente con questa condizione. Una duplice prospettiva, quindi: quella della professionista e quella della paziente, per comprendere meglio una patologia ancora poco conosciuta, le difficoltà della diagnosi e le possibilità di trattamento.

L'articolo Mangi sano, fai sport ma gambe e fianchi restano sproporzionati? Potrebbe essere lipedema e non semplice grasso: come riconoscere la patologia spesso confusa con la cellulite proviene da Il Fatto Quotidiano.

Shampoo, creme e detergenti: attenzione agli ingredienti che possono rilasciare formaldeide. Quali sono, i rischi per la pelle e come riconoscerli sull’etichetta

17 October 2026 at 13:58

Aprire un flacone di shampoo, una crema viso o un detergente e pensare di trovarsi davanti a un prodotto “naturale” solo perché la confezione è verde o decorata con immagini di foglie e fiori è un errore molto comune. Il mondo della cosmetica spesso comunica attraverso colori, profumi e parole evocative, ma è l’INCI, cioè la lista degli ingredienti, a raccontare davvero cosa contiene un prodotto.

Tra gli ingredienti che meritano attenzione troviamo alcuni conservanti chiamati “rilasciatori di formaldeide”: sostanze utilizzate da decenni dall’industria cosmetica per limitare la proliferazione di batteri e muffe nei prodotti a base acquosa, ma che possono rappresentare un problema soprattutto per le persone già sensibilizzate o con una pelle particolarmente reattiva.

Per capire il perché, partiamo dalla formaldeide. Si tratta di una sostanza con un’importante azione antimicrobica, ma anche con un noto potenziale sensibilizzante. È classificata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogena per l’uomo in caso di esposizione per inalazione, in particolare in ambito occupazionale e a determinate concentrazioni. Per questo motivo la formaldeide come ingrediente aggiunto direttamente nei cosmetici è vietata nell’Unione europea. Tuttavia, alcuni conservanti possono liberarne piccole quantità nel tempo: sono proprio i cosiddetti rilasciatori di formaldeide. La loro funzione è di creare un ambiente sfavorevole alla crescita dei microrganismi.

L'articolo Shampoo, creme e detergenti: attenzione agli ingredienti che possono rilasciare formaldeide. Quali sono, i rischi per la pelle e come riconoscerli sull’etichetta proviene da Il Fatto Quotidiano.

Arriva il fondo di quattrocentomila euro per i soggetti con disabilità motoria e neuromotoria

17 October 2026 at 07:00

Si ispira ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità l’iniziativa Bando 2026 lanciata dalla Fondazione G. B. Baroni ETS – Ente Filantropico che mette a disposizione 400 mila euro a sostegno di progetti finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia, alla partecipazione attiva ed al miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità motoria e neuromotoria, con particolare attenzione al territorio di Roma e del Lazio. Seppur negli ultimi anni siano stati molti i progressi sul tema, gli ostacoli nell’accesso ai diritti, al lavoro e alla vita comunitaria risultano ancora troppi. Nata nel 1972, la fondazione sostiene da oltre cinquant’anni progetti di solidarietà, assistenza e ricerca a favore delle persone con deficit e lesioni neurologiche e motorie.

Contro esclusione e vulnerabilità

“Con i nostri bandi sosteniamo percorsi costruiti su misura partendo dall’ascolto” – spiega il Presidente della Fondazione Baroni, Giuseppe Signoriello – “solo se tradotte in possibilità reali di vita, le risorse trovano un senso”. Snellire le tempistiche ed i passaggi attraverso digitalizzazioneed accompagnare le famiglie e gli enti nel concreto. “È qui che la Fondazione Baroni vuole fare la sua parte” – sottolinea il presidente – “investendo su chi rende luoghi e servizi davvero accessibili, anche online; e su chi aiuta a capire come muoversi nel nuovo sistema. Nessun diritto dovrebbe perdersi tra moduli e procedure”. 

Arriva il fondo di quattrocentomila euro per i soggetti con disabilità motoria e neuromotoria
La vittoria sta nell’abbraccio. Densa di significati la campagna promozionale con le immagini della Fondazione Baroni

Sport, assistenza e ricerca scientifica

Una quota di  125 mila euro è rivolta ad associazioni sportive dilettantistiche, onlus ed organizzazioni del Terzo Settore; di medesimo importo, un ‘altra quota destinata a progetti per persone e famiglie in condizioni di fragilità. I restanti 150 mila euro, infine, a studi e sperimentazioni su malattie rare o altamente debilitanti e per sostenere progetti innovativi in ambito medico e tecnologico. Costo minimo per ogni progetto, 25 mila euro ed una durata non superiore a 12 mesi con la causa che non è possibile superare la cifra 40 mila euro a progetto. Il 70% del finanziamento sarà erogato entro 30 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo, mentre il restante 30% sarà liquidato dopo l’approvazione della rendicontazione finale. L’area di azione dei progetti concerne la Città Metropolitana di Roma Capitale, mentre su tutto il territorio nazionale vale per la ricerca scientifica. I risocontri alle domande – da consegnarsi entro il 30 novembre 2026 – verranno comunicati entro il 31 gennaio 2027. 

Arriva il fondo di quattrocentomila euro per i soggetti con disabilità motoria e neuromotoria
Medici e pazienti nella campagna creata dalla Fondazione Baroni a sostegno delle attività sportive per chi ha disabilità

Municipi attivi, dal nuoto agli sport di squadra

Basket in carrozzina, atletica, trekking accessibile e sitting volley. Ma anche rugby integrato, nuoto, e – persino – equitazione. Ogni municipio della città offre numerose possibilità per praticare sport che includono persone con disabilità in sedi di associazioni sportive dilettantistiche o strutture del comune. Alla pagina ufficiale del Comune di Roma – Strutture Sportive per Disabili è pubblicato il lungo elenco della sedi e delle attività sportive che offrono servizi adattati come Villa York, SS Lazio Nuoto, UISP Roma ed il Centro Sportivo Garbatella. Tra gli sport più originali, è possibile praticare baseball per ciechi, basket in carrozzina e calcio integrato in sedi capitoline come ImplaccAbili /Rugby Capitolina, ASD Disabili Roma 2000, ASD Polisportiva Roma 7 Volley. Non mancano le attività da fare all’aperto come il trekking inclusivo grazie a Fateci Posto APS e gli sport nautici con Io Sono Pablo E Qui Sto Bene APS. La ginnastica adattata per disabilità motorie si può trovare presso ASD Polisportiva Roma Sud.

L'articolo Arriva il fondo di quattrocentomila euro per i soggetti con disabilità motoria e neuromotoria proviene da Affaritaliani.it.

Le liste di attesa non sono ‘percepite’. Ai politici che minimizzano dico: basta spingere verso il privato

17 October 2026 at 06:49

Sono sempre più allibito quando leggo sui nostri quotidiani, spero mai su quello per il quale scrivo, che le liste di attesa sono un finto problema.

Avete capito bene ed ora che si avvicina l’annus mirabilis, con elezioni nazionali, con elezioni locali importanti come Milano, e con la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, pare che tutti stiano peggio visto che tutti parlano a gran voce di sanità.

Allora partiamo con il Ministro della Salute, il collega Schillaci, che non più tardi di qualche giorno fa dice: “Cure negate? Dati basati su autopercezione”. Ma il Ministro Schillaci, e qui chiedo venia del mio “non sapere”, fa ancora il medico? Se si in quale struttura romana? Perché dovrebbe comunque sapere il ginepraio in cui qualunque cittadino si trova quando ha necessità di salute senza avere la possibilità di eseguire qualunque visita, esame o intervento a pagamento.

Poi leggo che nella mia regione, la Lombardia, che si vanta di essere all’avanguardia, una delle prossime richieste che deve essere posta dai medici di base non è, come dovrebbe, quali sono i suoi sintomi, per cercare di porre una diagnosi ed avviare il paziente ad un percorso di cura, ma: “Lei ha l’assicurazione?” Certo una domanda che viene mascherata come volontà di conoscere quanti cittadini lombardi possono avere una forma alternativa al Servizio Sanitario Nazionale. Ma siamo sicuri sia questa l’unica motivazione visto che già sanno che una ricetta su due viene cestinata dopo essere stata prescritta? Questo vuol dire che hanno già la risposta sia a livello nazionale per le liste di attesa infinite che deviano, per chi può, verso il privato puro.

Chissà se non è un’altra volontà mascherata di spingere verso il privato. Consiglierei a questi politici di rivedere con attenzione la puntata PresaDiretta dell’11 ottobre scorso dove viene spiegato a chiare lettere il disastro della sanità molisana in mano ad associazioni che gestiscono le strutture private accreditate che attendono rimborsi milionari dalla regione e che chiudono, uno dopo l’altro, gli ospedali pubblici.

Vorrei vedere ad esempio i bilanci dell’Oftalmico di Milano, ospedale pubblico puro, che ha numeri enormi di prestazioni e di interventi di cataratta ma poi ne esegue solo pochi, sulle dita di una mano, al mese. Oppure i bilanci dell’Ospedale di Niguarda che ha solo qualche letto privato per tutti i reparti della città della salute del capoluogo lombardo.

Questa la realtà di strutture che funzionano. Per quello ho costruito l’Osservatorio Cataratta Lombardia (www.oclombardia.it) perché desidererei indicazioni certe dai cittadini visto che i nostri politici danno i numeri. A caso!

Dico da anni che “La percezione del controllo riduce il rischio di abuso”. Dobbiamo, tutti insieme cercare di trovare il modo che siano controllati i controllori che non controllano. A cominciare dalle loro parole fino ad arrivare alle loro azioni. Senza mai pensare alle fasce deboli, le più esposte, che rendono il tessuto della nostra società molto malata.

L'articolo Le liste di attesa non sono ‘percepite’. Ai politici che minimizzano dico: basta spingere verso il privato proviene da Il Fatto Quotidiano.

Influenza e virus respiratori, Pregliasco: “Vaccini fondamentali per proteggere i più fragili”

15 October 2026 at 17:07

Influenza, Covid e prevenzione: l’intervista a Fabrizio Pregliasco sui rischi della stagione invernale, sull’importanza delle vaccinazioni e sulle nuove sfide sanitarie

Con l’arrivo della stagione autunnale e invernale torna alta l’attenzione sulle infezioni respiratorie, dalla influenza stagionale al Covid-19, fino ai virus che possono provocare complicanze soprattutto nei soggetti più fragili. Quali rischi dobbiamo aspettarci, quanto conta la prevenzione vaccinale e come affrontare il crescente problema dell’antibiotico-resistenza?

A questi interrogativi risponde il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano. Un approfondimento che, partendo dalle prospettive della stagione influenzale, affronta anche il tema della preparazione alle future pandemie e dell’importanza di una corretta informazione sanitaria.

L’intervista del Prof. Placido Bramanti (Affaritaliani) al Prof. Fabrizio Pregliasco

Influenza stagionale, rischi e prevenzione

Professor Pregliasco, con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, quali virus dobbiamo aspettarci e come possiamo proteggerci?

Come spiega il professor Fabrizio Pregliasco, durante la stagione invernale circolano diversi virus respiratori, tra cui quello influenzale, il virus respiratorio sinciziale e il metapneumovirus. “Nelle persone giovani e in buona salute queste infezioni provocano generalmente sintomi lievi. Negli anziani e nei soggetti fragili, invece, possono causare complicanze importanti, aggravando patologie preesistenti“. Le previsioni indicano una stagione di media intensità, con circa 12-14 milioni di italiani colpiti dalle infezioni respiratorie, anche se molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche. Pregliasco ricorda inoltre che la vera influenza si distingue per febbre elevata a esordio brusco, sintomi respiratori e dolori muscolari o articolari, mentre le forme più lievi sono spesso provocate da altri virus.

Qual è l’impatto di queste infezioni e quali sono le categorie maggiormente a rischio?

I bambini sono tra i più colpiti, anche per la minore esperienza immunologica. Nei più piccoli, il virus respiratorio sinciziale può provocare la bronchiolite, contro la quale oggi sono disponibili anticorpi monoclonali a scopo preventivo. I rischi maggiori riguardano però anziani e pazienti con patologie croniche. “Si stimano tra i 10 e i 15 mila decessi legati alle complicanze dell’influenza, soprattutto per sovrainfezioni e aggravamento di malattie cardiovascolari e respiratorie“. Nei periodi più critici dell’inverno, inoltre, i ricoveri ospedalieri tra gli anziani possono aumentare del 15-20%, contribuendo alla pressione sui pronto soccorso.

Quanto è importante la prevenzione e quale ruolo svolgono i vaccini?

La vaccinazione è fondamentale per ridurre il rischio delle forme gravi, soprattutto nelle persone vulnerabili. “Non disponiamo di vaccini contro tutti i virus respiratori, ma abbiamo strumenti efficaci per prevenire molte complicanze“. Pregliasco richiama l’attenzione anche sul Covid-19, ancora pericoloso per i soggetti fragili, raccomandando di valutare sia il vaccino antinfluenzale sia quello contro il Covid, somministrabili nella stessa seduta. “Nei pazienti fragili è importante effettuare il test Covid in presenza di sintomi respiratori: una diagnosi tempestiva consente, quando indicato, di intervenire con antivirali come il Paxlovid, riducendo il rischio di complicanze“.

Vaccini ed esitazione vaccinale

Quanto sono utili i test per distinguere influenza e Covid-19 e quali vaccini sono più indicati?

Secondo Pregliasco, i test diagnostici sono particolarmente importanti per i soggetti fragili e per chi li assiste, così da limitare la trasmissione del Covid-19. Per le comuni infezioni virali, il trattamento è generalmente sintomatico. “È importante evitare l’uso improprio degli antibiotici, che non sono efficaci contro i virus“. Il professore evidenzia inoltre la scarsa adesione vaccinale: “Tra gli ultrasettantacinquenni la copertura antinfluenzale è intorno al 50%, mentre i richiami contro il Covid-19 nelle persone a rischio sono sotto il 10%“. Per anziani e soggetti fragili sono disponibili vaccini antinfluenzali potenziati, con adiuvante MF59 o ad alto dosaggio, capaci di stimolare una risposta immunitaria più efficace. La scelta va effettuata con il medico in base alle caratteristiche del paziente.

Da cosa dipende la diffidenza verso i vaccini e come si può migliorare la sensibilizzazione?

Pregliasco osserva che, dopo la pandemia, è aumentata la sfiducia verso le vaccinazioni, anche a causa delle fake news diffuse sui social. Un fenomeno che coinvolge anche vaccini consolidati, contribuendo alla ricomparsa di malattie come il morbillo. “Accanto a una minoranza di no-vax ideologici, esiste una fascia più ampia di persone esitanti, che sottovaluta i rischi dell’influenza perché in passato l’ha superata senza conseguenze“. Il problema riguarda soprattutto chi, dopo i 60-65 anni, sviluppa patologie croniche senza percepire l’aumento della propria vulnerabilità. Per il professore, è fondamentale una comunicazione scientifica trasparente, che illustri benefici e possibili effetti avversi dei vaccini: “Occorre distinguere i rischi reali dalle fake news, aiutando le persone a compiere scelte consapevoli“.

Vaccinazioni complementari e antibiotico-resistenza

Esistono ulteriori vaccini per proteggere i polmoni? Possono essere somministrati insieme all’antinfluenzale?

Pregliasco sottolinea l’importanza del vaccino antipneumococcico, che protegge dalle infezioni causate dallo Streptococcus pneumoniae, tra i principali responsabili delle polmoniti batteriche. “L’influenza può indebolire le difese dell’organismo e favorire sovrainfezioni batteriche. Vaccinarsi contro lo pneumococco offre quindi un’ulteriore protezione, soprattutto ai soggetti fragili“. La vaccinazione antinfluenzale può essere l’occasione per programmare anche quelle contro Covid-19, pneumococco ed herpes zoster, nell’ambito di un piano vaccinale personalizzato.

È possibile effettuare più vaccini nella stessa seduta oppure è necessario attendere tra una somministrazione e l’altra?

Secondo Pregliasco, due o tre vaccini possono essere somministrati contemporaneamente, in sedi differenti, senza necessariamente aumentare gli effetti indesiderati. “Esistono alcune precauzioni per determinati vaccini vivi attenuati, ma generalmente non riguardano le vaccinazioni raccomandate agli anziani“. Quando opportuno, le somministrazioni possono essere distribuite in appuntamenti successivi, senza intervalli obbligatori per i vaccini considerati.

Quali rischi comporta l’uso eccessivo degli antibiotici e come possiamo contrastare l’antibiotico-resistenza?

Pregliasco richiama l’attenzione sull’abuso di antibiotici, spesso prescritti anche per infezioni virali o assunti autonomamente dai pazienti. “Gli antibiotici non agiscono contro i virus e non devono essere utilizzati preventivamente per evitare eventuali sovrainfezioni batteriche“. Una complicanza batterica può manifestarsi dopo un apparente miglioramento dell’infezione, con un nuovo peggioramento dei sintomi. In questi casi, il medico può ricorrere, quando indicato, a esami microbiologici e all’antibiogramma per individuare la terapia appropriata. È fondamentale, inoltre, rispettare dosi e durata della prescrizione, senza interrompere o prolungare autonomamente il trattamento. “L’antibiotico è come la lama di un coltello: ogni utilizzo improprio rischia di comprometterne l’efficacia. Ma mentre un coltello può essere affilato, un antibiotico contro il quale i batteri hanno sviluppato resistenza può diventare inutilizzabile“.

Contagio e rischio di nuove pandemie

Quando una persona con l’influenza può considerarsi non più contagiosa e tornare alla normale vita sociale?

Pregliasco spiega che la contagiosità può iniziare già uno o due giorni prima della comparsa dei sintomi e proseguire durante la malattia. “Finché persistono sintomi respiratori, soprattutto tosse e starnuti, può esserci ancora un rischio di contagio. I farmaci antinfiammatori e sintomatici alleviano i disturbi, ma non eliminano l’infezione né riducono la contagiosità“. Il professore raccomanda quindi il riposo, quando possibile, per favorire il recupero ed evitare di esporre altre persone al contagio.

Qual è la sua valutazione sul piano pandemico italiano e sulla capacità di affrontare nuove emergenze sanitarie?

Pregliasco esprime preoccupazione per alcune posizioni politiche che rischiano, a suo giudizio, di indebolire la cooperazione sanitaria internazionale e la preparazione alle future pandemie. “Il Covid-19 ci ha insegnato l’importanza dello scambio tempestivo di informazioni tra Paesi. La collaborazione internazionale è indispensabile per affrontare emergenze che non conoscono confini“. Pur riconoscendo una maggiore capacità di risposta del sistema sanitario italiano dopo la pandemia, il professore sottolinea la necessità di rafforzare prevenzione e coordinamento.

“Prima del Covid-19 temevamo soprattutto virus influenzali come H5N1. Oggi parliamo di patogeno X, cioè della possibilità che una nuova pandemia sia provocata da un agente infettivo ancora sconosciuto“. La densità della popolazione mondiale, la rapidità degli spostamenti internazionali e i conflitti possono favorire la diffusione delle infezioni, rendendo necessaria una pianificazione preventiva. “Le pandemie hanno attraversato tutta la storia dell’umanità. Dobbiamo prepararci prima dell’emergenza, investendo nella ricerca, nella prevenzione e nella collaborazione internazionale“.

Il confronto con il professor Fabrizio Pregliasco ha permesso di approfondire temi di grande rilevanza per la salute pubblica, dalla prevenzione delle infezioni respiratorie all’importanza delle vaccinazioni, fino ai rischi legati all’antibiotico-resistenza e alla necessità di prepararci alle future emergenze sanitarie. Ne emerge un messaggio chiaro: la prevenzione, un’informazione scientifica corretta e una maggiore consapevolezza dei cittadini rappresentano strumenti fondamentali per tutelare la salute, soprattutto delle persone più fragili.

L'articolo Influenza e virus respiratori, Pregliasco: “Vaccini fondamentali per proteggere i più fragili” proviene da Affaritaliani.it.

Richiami alimentari, ritirati vitello tonnato e tramezzini per rischio listeria e allergia: i lotti

14 October 2026 at 14:22

Il Ministero della Salute e diverse catene della grande distribuzione hanno segnalato nuovi richiami precauzionali dedicati a prodotti alimentari di largo consumo.

Le allerte riguardano un lotto di vitello tonnato a marchio Portami Via venduto da Eurospin per rischio microbiologico e un lotto di tramezzini a marchio Coop per la presenza di un allergene non dichiarato in etichetta. Controllare le confezioni acquistate è fondamentale per evitare potenziali rischi per la salute.

Richiamo Vitello tonnato Portami Via (Eurospin)

Il Ministero della Salute ha diffuso un avviso di richiamo per un lotto di vitello tonnato commercializzato da Eurospin Italia S.p.A. a causa della presenza del batterio Listeria monocytogenes.

Di seguito i dettagli del prodotto interessato:

  • Denominazione di vendita: Vitello tonnato gr. 180
  • Marchio del prodotto: Portami Via
  • Lotto di produzione: L260/26
  • Data di scadenza: 13/10/2026
  • Formato: vaschetta da 180 g
  • Produttore: A.M.M.53 Srl
  • Sede dello stabilimento: via Gioberti 36, Spresiano (TV)
  • Marchio di identificazione dello stabilimento: IT M2V1X UE

Vitello tonnato ritirato

La causa del ritiro è la contaminazione da Listeria monocytogenes, batterio responsabile della listeriosi. L’infezione può causare disturbi gastrointestinali e febbre o evolvere in forme invasive più gravi (come meningiti o setticemie) soprattutto in soggetti fragili, anziani, persone immunodepresse e donne in gravidanza. Si ricorda che la Listeria è in grado di sopravvivere e moltiplicarsi anche a temperature di refrigerazione.

Richiamo Tramezzini Prosciutto cotto/Gamberetti (Coop)

Coop ha disposto il richiamo precauzionale di un lotto di tramezzini a proprio marchio per un errore di confezionamento ed etichettatura che comporta un grave rischio per i soggetti allergici.

I dati per identificare la confezione coinvolta:

  • Denominazione di vendita: Tramezzini Coop Prosciutto cotto
  • Marchio del prodotto: COOP
  • Lotto di produzione: A-269-F
  • Data di scadenza: 31/10/2026
  • Formato: confezione da 150 g
  • Produttore: Riva Alimentari Uniti Srl
  • Sede dello stabilimento: via Gaggio 43, Nibionno (LC)
  • Marchio di identificazione dello stabilimento: UE IT D1T8V

Tramezzini ritirati

All’interno delle confezioni etichettate come “Tramezzino COOP Prosciutto cotto 150g” sono stati erroneamente inseriti tramezzini ai gamberetti. Di conseguenza, l’ingrediente crostacei non è indicato nella lista degli allergeni. I soggetti allergici o intolleranti ai crostacei non devono assolutamente consumare il prodotto. Il consumo non presenta invece rischi per la salute di chi non soffre di tale allergia. Per informazioni è attivo il numero verde Coop 800 805580.

Cosa fare

Per entrambi i prodotti segnalati, l’indicazione precauzionale è di non consumare i lotti interessati. I consumatori che hanno acquistato le confezioni coinvolte possono riportarle presso il punto vendita d’acquisto per ottenere la sostituzione o il rimborso completo dell’importo versato, anche senza dover esibire lo scontrino fiscale.

Quando il dottor Google ci manda dal medico

14 October 2026 at 09:20

Cercare online informazioni sulla propria salute può aiutare a comprendere meglio sintomi e malattie. Può però anche alimentare preoccupazioni e aumentare il ricorso ai servizi sanitari. I dati europei mostrano le due facce del paziente digitale.

L'articolo Quando il dottor Google ci manda dal medico proviene da Lavoce.info.

Rifiuti nella Terra dei fuochi: il costo nascosto per la salute

17 September 2026 at 10:53

Lo smaltimento illegale di rifiuti tossici non produce solo danni ambientali. Si registra anche un aumento persistente dei decessi per tumore, che emerge dopo decenni ed è particolarmente marcato tra i più giovani. Cosa dice il confronto tra comuni vicini.

L'articolo Rifiuti nella Terra dei fuochi: il costo nascosto per la salute proviene da Lavoce.info.

Urge un piano di ricollocazione per i lavoratori ex Ilva

15 September 2026 at 09:01

I giudici hanno confermato la sospensione dell’attività dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Per i lavoratori la situazione si fa critica. Però l’Istat registra la crescita degli occupati e della domanda di manodopera anche nel Mezzogiorno.

L'articolo Urge un piano di ricollocazione per i lavoratori ex Ilva proviene da Lavoce.info.

❌