La Corte penale internazionale vince il premio Sacharov per la difesa della libertà di pensiero




Da un lato c’è un paese che prosegue coerentemente nella strada del laicismo, imboccata costituzionalmente. Dall’altro ce n’è un altro che si mostra sordo ad un principio di libertà, evocato dai paesi progressisti e da cittadini e cittadine desiderosi di diritti.
Azerbaigian e Turchia sono agli antipodi, sotto questo aspetto. Baku sta lavorando con profitto per una scuola laica in un Paese musulmano: lo scorso 21 settembre infatti è stato deciso dal governo con un decreto di fissare un unico standard di abbigliamento per gli alunni delle scuole statali: l’hijab non è contemplato. La Costituzione azera definisce il paese “laico”, anche per questa ragione i principi del carattere nazionale e laico dell’istruzione sono stati recentemente inseriti nella legge sull’istruzione generale e le nuove norme sulle divise rispondono essenzialmente a quell’impulso riformatore.
Di diverso avviso il governo turco, che ha promosso una protesta dinanzi al consolato azero di Istanbul, supportata da deputati del partito di governo. Non tutti, però, in Turchia sostengono la vulgata governativa: è il caso della parte laica del paese, che dal Bosforo vede la decisione azerbaigiana come un modello da seguire.
Tra queste voci libere spicca quella del teologo e opinionista Cemil Kılıç, noto critico dell’islam politico, che pochi giorni fa ha osservato: “Se l’Azerbaigian farà concessioni agli islamisti politici, in futuro andrà incontro a seri problemi. Non bisogna cedere in alcun modo. Occorre custodire con cura la propria identità laica”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il giornalista Ardan Zentürk, editorialista del quotidiano Star ed ex direttore di Star TV, che ha dichiarato: “Non possiamo consegnare i giovani nelle mani delle comunità religiose. I giovani, naturalmente, devono essere laici”. Ma cosa ne pensa Baku? Ha semplicemente ricordato che la laicità è scritta nelle costituzioni di entrambi i Paesi e che le scelte interne di ciascuno restano affar suo.
Interessante la chiave di lettura offerta dall’editorialista del quotidiano Akşam Oğuzhan Bilgin, che si è domandato se ci sia qualcuno intenzionato a sabotare la fratellanza turco-azerbaigiana, rispondendo che nessuno ci riuscirà. Ecco un altro aspetto che presenta una coloritura anche geopolitica della questione.
Infatti vi sono altri Stati musulmani che adottano la scuola laica, come il Kazakistan dove i requisiti per l’uniforme scolastica obbligatoria, che escludono elementi religiosi, sono stati approvati nel 2016; o come l’Uzbekistan dove da otto anni è in vigore l’uniforme unica; o come il Tagikistan che nel giugno di due anni fa ha fatto di più, vietando per legge di indossare nei luoghi pubblici abiti “estranei alla cultura nazionale”. Tra le altre cose, Azerbaigian, Kazakistan e Uzbekistan sono membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica, e nel 2027 Baku dovrebbe ospitare il suo prossimo vertice.
Del resto, la scuola laica è la regola anche in Europa. In Francia, dal 2004, la legge vieta nelle scuole pubbliche i “simboli religiosi ostentati”, con l’avallo della Corte europea dei diritti dell’uomo. In Austria, da questo settembre, le alunne sotto i 14 anni non indossano l’hijab a scuola. Nessuno di questi Paesi è ritenuto, per questo, meno libero. Baku ha semplicemente scelto la stessa strada.
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Finirà, dopo quasi tre mesi, lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna iniziato il 1 agosto scorso con la decisione del governo Meloni di sospendere gli accordi di Schengen con la Spagna ripristinando i controlli alle frontiere in risposta al massiccio afflusso di migranti irregolari nell’exclave nordafricana di Ceuta. Al termine di una telefonata tra i ministri dell’Interno dei due Paesi, Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska, che segue l’incontro tra Giorgia Meloni e Pedro Sanchez all’ultimo Consiglio europeo, i due esponenti hanno concordato di mettere fine alle ritorsioni reciproche e di riaprire le frontiere insieme a un potenziamento dello scambio informativo per garantire la piena sicurezza dello spazio comune.
“Il governo spagnolo ha deciso di non prorogare i controlli alle frontiere ripristinati lo scorso mese di agosto per i voli e i collegamenti marittimi provenienti dall’Italia, Paese che anche porrà fine ai suoi”, ha comunicato il ministero dell’Interno iberico in una nota. L’ultima proroga decisa da Madrid scadeva il 22 ottobre e, quindi, è da considerarsi non più in vigore. Così come quella italiana, dato che Roma lo scorso 16 ottobre aveva deciso di prorogare le restrizioni.
La possibilità, come detto, era stata discussa a Bruxelles dalla presidente del Consiglio e dal presidente del governo spagnolo. Prevedeva, da parte dei ministri dell’Interno dei due Paesi, la valutazione di strumenti alternativi di collaborazione in materia di sicurezza e gestione dei flussi migratori alle frontiere.
La crisi era esplosa tra il 30 e il 31 luglio, quando fra le 70mila e le 80mila persone erano entrate a Ceuta. Il primo agosto Roma aveva ripristinati i controlli temporanei sui passeggeri provenienti dalla Spagna invocando i rischi per la sicurezza interna e possibili infiltrazioni terroristiche. Madrid aveva risposto l’8 agosto con verifiche analoghe sui viaggiatori in arrivo dall’Italia, motivandole con la pressione migratoria che interessa il Paese.
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L’improvvisa accelerazione diplomatica dei giorni scorsi per porre fine alla guerra in Ucraina potrebbe portare a un obiettivo fino alla scorsa settimana impensabile. C’è una “discussione in corso” su un possibile vertice tra Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky e Donald Trump. Lo ha detto oggi il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, rispondendo alla domanda se questo sia stato tra gli argomenti dell’incontro di ieri a San Pietroburgo tra l’inviato americano Steve Witkoff e il presidente russo. “L’argomento è stato sollevato, ma al momento non c’è ancora una chiara comprensione in merito. Non c’è un accordo completo, ma la discussione è in corso“, ha detto Ryabkov, citato dall’agenzia Interfax.
La dichiarazione di Ryabkov giunge all’indomani dell’incontro durato circa tre ore al Palazzo di Costantino a San Pietroburgo. La visita di Witkoff in Russia non è stata isolata: il giorno precedente, l’inviato di Trump si trovava a Oslo, dove ha incontrato Zelensky e i leader di Finlandia e Norvegia per gettare le basi di un quadro di pace coordinato con gli alleati europei e la Nato. Durante il colloquio con Putin, anche il consigliere americano Jared Kushner si è unito telefonicamente per presentare alcune proposte.
L’incontro di San Pietroburgo potrebbe aver segnato un netto passo avanti rispetto al ristagno delle trattative degli ultimi mesi. Secondo quanto riferito dai consiglieri del Cremlino, Putin avrebbe accettato “in linea di principio” di avviare un nuovo ciclo di negoziati trilaterali a partire da metà novembre. La sede ipotizzata per il confronto a tre tra Stati Uniti, Russia e Ucraina è Abu Dhabi. Se confermati, i colloqui si concentrerebbero sulla definizione di un sistema di garanzie di sicurezza per l’Ucraina e la Russia al termine delle ostilità.
Sul terreno, intanto, si continua a morire. “Tre ondate di missili balistici sono state lanciate contro Kiev dai ‘compassionevoli‘ russi da ieri sera – ha scritto sui social Zelensky, ironizzando sull’espressione usata da Witkoff per definire Putin -. Sono stati impiegati 21 missili. Purtroppo, numerosi luoghi in tutta la città sono stati colpiti e danneggiati, persino un monastero”. “Quasi immediatamente dopo un altro ciclo di colloqui, la Russia ha lanciato un attacco mirato. Ciò significa che il suo atteggiamento nei confronti di tutto ciò che sta accadendo non è realmente cambiato”.
Le autorità ucraine hanno denunciato anche che le forze russe hanno attaccato un mercato a Lozova, nell’oblast di Kharkiv. Secondo i dati preliminari, due persone sono rimaste uccise e il numero dei feriti è di almeno 17 persone.
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Una coppia di pensionati britannici, Richard Stein e Sally Lovell, ha deciso di dire addio alla loro vita da Robinson Crusoe per fare ritorno a Londra. Dopo aver lasciato la capitale nel 2017, i due avevano acquistato Harbour Island, un’isola privata di 9,7 acri al largo della costa scozzese dell’Argyll, per 775.000 euro. Oggi, a distanza di quasi un decennio, hanno deciso di mettere in vendita il loro angolo di paradiso a un prezzo di 1,49 milioni di euro, affidando l’incarico all’agenzia immobiliare Savills. Lo riporta il Daily Mail.
A pesare sulla decisione non sono stati né i disagi né i rimpianti, ma il richiamo degli affetti familiari. “Quando ci siamo trasferiti pensavo che avremmo vissuto qui per sempre – ha confessato Sally – Ci siamo innamorati completamente dell’isola e dell’Argyll, e ci abbiamo messo cuore e anima. Ma non hai una sfera di cristallo, non ti rendi conto di come cambieranno le tue priorità”.
L’isola era un cambio di vita radicale rispetto alla casa di Clerkenwell, nel centro di Londra. Ma i due se ne erano innamorati a prima vista, grazie alla posizione isolata, ai panorami e al contatto con la natura. Richard, in pensione dal marzo 2017, l’aveva vista come un progetto con cui occupare il tempo dopo aver lasciato il lavoro.
Quando la coppia acquistò la proprietà, questa era completamente sommersa dalla vegetazione, con un bungalow di tre camere rimasto immutato sin dagli anni Cinquanta. Il trasferimento avvenne nell’aprile del 2017, dando il via ai primi interventi di ristrutturazione, tra cui l’installazione dell’impianto idraulico e del riscaldamento centralizzato. Nell’autunno del 2018 fu realizzata una significativa espansione dell’edificio, mentre nel 2022 Richard costruì personalmente, utilizzando legname locale, una dependance dotata di quattro camere da letto, tre bagni e tre ampi spazi destinati alla rappresentanza.
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L’area di Panepistimio è gremita ben prima di mezzogiorno, l’orario annunciato per la manifestazione degli studenti. Davanti ai Propilei si raduna una folla eterogenea: accanto agli studenti universitari e delle scuole superiori ci sono insegnanti, dirigenti scolastici, personale sanitario, pensionati e cittadini solidali con le ragioni della protesta. Nonostante la manifestazione organizzata il giorno prima in piazza Syntagma dalle sigle studentesche universitarie, quella di mercoledì 21 ottobre ha segnato ufficialmente l’ingresso della Grecia in un movimento più ampio, già attivo in Francia, Italia, Albania, Spagna e Portogallo.
Ed è proprio dall’Europa che i manifestanti hanno preso spunti e idee. “Ci sentiamo ispirati dai movimenti studenteschi in Francia”, spiega Apostolos Afendras, presidente dell’Associazione studentesca dell’Athens University of Economics and Business. Dal corteo, che da Panepistimio prosegue verso piazza Syntagma, si alzano canti e cori a riprova di quel legame, “Dalla Francia alla Grecia, lottiamo per un’educazione pubblica e gratuita”.
epa13319611 Students shout slogans as they take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, demanding free public education and increased school funding, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/GEORGE VITSARAS
epa13319604 Students shout slogans as they take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, demanding free public education and increased school funding, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/GEORGE VITSARAS
epa13319609 Students shout slogans as they take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, demanding free public education and increased school funding, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/GEORGE VITSARAS
epa13319613 Students, school pupils and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU
epa13319617 Students, school pupils and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU
epa13319608 School pupils playing music, as students and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices, and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU
epa13319615 Students, school pupils and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU
epa13319606 Students shout slogans as they take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, demanding free public education and increased school funding, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/GEORGE VITSARAS
epa13319603 Students shout slogans as they take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, demanding free public education and increased school funding, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/GEORGE VITSARAS
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epa13319612 Students, school pupils and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU
epa13319610 Students, school pupils and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU
epa13319619 Students, school pupils and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU
epa13319607 Students, school pupils and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU
La manifestazione prosegue in un percorso ad anello, che la riporterà prima a Panepistimio e poi a piazza Omonia, dove è prevista la conclusione. Sono gli stessi partecipanti a spiegare le ragioni della protesta, molto simili a quelle di altri movimenti europei. “Chiediamo un vero rafforzamento dell’istruzione pubblica”, racconta Eva Sourla, presidentessa degli insegnanti di Iliopoli, mentre tiene un cartellone critico nei confronti del governo. “Le scuole vivono un momento di estrema crisi: mancano fondi, gli edifici non sono sicuri e siamo a corto di personale.”
Uno dei casi che sta facendo più scalpore è quello del complesso scolastico di Grava, ad Atene: 15 scuole, dalla materna alle superiori, e circa 4mila studenti costretti all’educazione a distanza dal 9 ottobre, dopo la segnalazione di un forte odore simile a gas. A undici giorni dalla chiusura, gli ingegneri incaricati delle verifiche non hanno ancora trovato prove di una fuga, ma il complesso resta chiuso in attesa della certificazione di sicurezza richiesta dalle famiglie.
Dalla scuola dell’infanzia all’università, le criticità riguardano l’intero sistema educativo. “Ci troviamo davvero di fronte a una domanda: studiare o sopravvivere?”, spiega Apostolos Afendras, aggiungendo: “Ci sono ragazzi e ragazze ammessi all’università che, a causa del costo della vita, non sono riusciti a iscriversi.” Per il presidente dell’associazione studentesca dell’Athens University of Economics and Business, trovare una casa in affitto o permettersi una vita lontana dalla famiglia è diventato sempre più difficile. “Inoltre, gli studentati pubblici sono in condizioni pietose: molti sono insicuri e senza acqua potabile.”
Secondo una stima di Ekathimerini, i partecipanti alla manifestazione sono circa 10mila. Il corteo prosegue il suo percorso per le strade di Atene. Lungo il corteo suona anche l’orchestra della scuola di musica di Ilion. Gran parte della rabbia e della frustrazione dei manifestanti si rivolge contro le scelte politiche del governo di Mitsotakis. “I problemi esistevano anche prima, con i precedenti esecutivi, ma adesso si sono ingigantiti”, spiega Eva Sourla. E onclude: “Il governo finanzia le armi, mentre noi vediamo questi soldi scomparire nel nulla e le scuole agonizzare”. La presidente degli insegnanti si riferisce in particolare all’accordo da circa 3 miliardi di euro con Israele per il sistema di difesa Achilles Shield.
Stavros, Katherina e Chrysa sono tre studentesse al primo anno dell’Università di Atene. Anche loro esprimono una forte critica nei confronti dell’esecutivo. “Il governo ha diffuso un’idea di stabilità legata alla propria presenza: senza di loro, sarebbe il caos. È una narrazione che fa particolarmente presa sulle persone, soprattutto in un Paese che porta ancora i segni della crisi economica”. Tutte e tre hanno una visione cupa del futuro: “Siamo deluse, vogliamo andarcene. Come si fa a programmare una vita in un luogo in cui lo sviluppo economico riguarda pochi?”.
La polizia presidia il corteo. Secondo le informazioni diffuse, il Ministero dell’Interno ha schierato circa 3mila agenti per garantire la sicurezza durante la protesta. Ai lati del percorso, i poliziotti in tenuta antisommossa sorvegliano la situazione, mentre le attività commerciali sono tutte chiuse.
Su una panchina di piazza Syntagma siedono alcune signore, che si godono la bella giornata mentre la manifestazione cinge la piazza. “Sto con i ragazzi, li sostengo”, spiega una di loro. “Gli studenti hanno tutto il diritto di protestare. Come si fa a vivere con costi così alti?”. Dafni concorda: “Anche noi abbiamo dei nipoti. Trovo importante quello che stanno facendo oggi”.
Ma, nonostante il clima di speranza che si respira lungo il corteo, pochi credono che la protesta possa ottenere risultati concreti. “Non ci ascolteranno, non ci hanno mai ascoltato”, racconta Marios, studente di ingegneria, mentre cammina insieme a due amici. “Sono qui perché credo che il governo debba mettere un freno alla privatizzazione dell’istruzione”. Sia lui sia i suoi due amici si dicono pronti a proseguire la mobilitazione se l’esecutivo non darà risposte concrete ed efficaci alla crisi del sistema educativo.
Ma la crisi dell’istruzione in Grecia si intreccia inevitabilmente con quella economica e sociale che attraversa il Paese: un costo della vita in aumento, stipendi reali bloccati e case a prezzi accessibili sempre più rare. Per molti studenti, proseguire gli studi lontano dalla famiglia significa affrontare spese che rischiano di rendere l’università un’opportunità non alla portata di tutti, ma un privilegio.
Il costo degli affitti è uno dei principali ostacoli. Secondo To Vima, nell’agosto 2026 il prezzo medio richiesto per gli alloggi studenteschi raggiungeva i 12,90 euro al metro quadrato nel centro di Salonicco e i 10 euro a Patrasso, Volos, Ioannina e Larissa. Per un appartamento di 40 metri quadrati, significa un affitto mensile di circa 400 euro, a cui si aggiungono le spese per le utenze, il cibo e i trasporti.
Per ampliare l’offerta di alloggi universitari, il governo ha da poco annunciato un programma da 737,5 milioni di euro, che prevede oltre 8mila e 600 nuovi posti. Anche gli investitori privati stanno puntando sulle residenze studentesche e sugli appartamenti arredati. Non sono però ancora disponibili informazioni chiare sui costi e sulle tariffe che saranno applicati ai nuovi posti letto, pubblici e privati.
La manifestazione si avvia lentamente alla conclusione in piazza Omonia, dopo essersi svolta pacificamente per le strade di Atene. L’unico momento di tensione si verifica al termine del corteo, quando gli agenti in tenuta antisommossa lanciano una granata stordente all’interno della stazione della metropolitana di Omonia per disperdere un gruppo di ragazze e ragazzi delle scuole superiori.
Le piazze di Atene, Salonicco, Heraklion, Rodi, Patrasso e di molte altre città greche hanno portato in strada il disagio di un’intera generazione, chiedendo risposte sul futuro dell’istruzione pubblica. Spetta ora al governo raccogliere queste richieste e tradurle in interventi concreti. Tra un anno, alle urne, i cittadini saranno chiamati a esprimere il proprio giudizio sull’operato dell’esecutivo. Nel frattempo, le criticità denunciate da studenti e insegnanti restano aperte.
L'articolo Tra speranze e disillusione, il movimento studentesco si estende alla Grecia: “Università inaccessibili mentre il governo investe in armi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Il regista palestinese Basel Adra: “Coloni e soldati israeliani hanno trasformato la raccolta delle olive in una guerra. Elezioni? Non cambierà nulla” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Infrastrutture energetiche, impianti nucleari, arsenali di missili e droni. Potrebbero finire di nuovo nel mirino Stati Uniti e Israele, che si starebbero preparando a riprendere la guerra in Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre. I vertici militari di Washington e Tel Aviv, riferisce il New York Times, hanno sviluppato piani specifici per nuovi attacchi per quella che si prevede come “un’operazione breve ma intensa“.
Le forze armate dei due paesi, riporta il quotidiano statunitense, hanno intensificato le esercitazioni, facendo volare aerei sopra l’Iraq per testare le manovre d’attacco contro il regime di Teheran. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, hanno dichiarato funzionari statunitensi, ha incontrato il primo ministro Benjamin Netanyahu in Israele questa settimana per discutere della nuova campagna militare.
Gli Usa, riporta ancora il giornale , in queste settimane stanno radunando in Medio Oriente un “enorme arsenale“, che dovrebbe essere pienamente operativo entro inizio novembre. Anche se nel frattempo continuano i movimenti diplomatici, con negoziatori Usa che puntano a “fare leva” sulla minaccia di nuovi attacchi per portare l’Iran a cedere rispetto alle richieste statunitensi riguardanti la questione nucleare.
Tra coloro che stanno pianificando le prossime mosse in questo conflitto lato Usa c’è chi è convinto che una campagna militare breve ma intensiva, di tre giorni, potrebbe infliggere danni economici sufficienti a modificare la posizione iraniana. D’altro canto, il precedente delle conseguenze degli attacchi di Stati Uniti e Israele tra febbraio e aprile scorsi introduce “ragioni per dubitare che una ripresa della guerra possa avere più successo della prima fase”.
Funzionari iraniani, spiega ancora il Ny Times, hanno pronosticato che Teheran potrebbe rispondere a nuovi raid sul proprio territorio “ampliando gli obiettivi al di là di navi commerciali e infrastrutture energetiche della regione” e mettendo nel mirino anche “centri di elaborazione dati e i cavi sottomarini per Internet”.
È inoltre tutt’altro che certo che Donald Trump approverà nuovi raid, sottolinea il Nyt. Più volte quest’anno il presidente ha posto il veto a piani per il ritorno a grandi operazioni di combattimento, come nelle scorse settimane quando le forze armate statunitensi e israeliane erano quasi pronte ad attaccare.
L'articolo Il New York Times: “Usa e Israele preparano nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Se si votasse oggi in Francia per l’Eliseo, Marine Le Pen sarebbe presidente. È il risultato del sondaggio Ifop-Fiducial realizzato per Le Figaro dopo le violenze e i saccheggi che si sono verificati sabato scorso a Parigi e in altre città a margine della mobilitazione dei Gilet gialli per il carovita. La leader del Rassemblement national otterrebbe tra il 34% e il 38% dei voti al primo turno (+ 2 punti) e vincerebbe al ballottaggio chiunque fosse il suo avversario: con il 56% in un confronto con il centrista Édouard Philippe, con il 57% contro il socialdemocratico Raphaël Glucksmann, mentre arriverebbe al 68% contro Jean-Luc Mélenchon, candidato La France Insoumise. Che si arrivi al 2 maggio 2027 con un ballottaggio Le Pen-Mélenchon sembra l’ipotesi sempre più probabile: Mélenchon raccoglierebbe tra il 18% e il 20% dei voti al primo turno, più di tutti gli altri candidati, di centro e della sinistra. Dalla crisi di questi ultimi giorni è dunque l’estrema destra a uscire più forte. “Il governo ha perso il controllo di tutto”, ha dichiarato ieri Marine Le Pen a France Info.
Per la leader Rn la campagna entra davvero nel vivo il prossimo fine settimana, a Orléans, con il Congresso del partito (in cui Jordan Bardella dovrebbe essere rieletto presidente senza troppe difficoltà, malgrado le rivelazioni sul passato antisemita) e il primo grande meeting in vista del voto del 2027. Sono attesi a Orléans 10mila militanti. Sul posto le autorità si aspettano anche l’organizzazione di una contro-manifestazione con l’arrivo di “diverse decine di migliaia” di persone opposte all’estrema destra. Marine Le Pen si presenterà al meeting come la candidata dell’ordine, mentre il governo deve rendere conto delle falle nella gestione della sicurezza.
Una commissione parlamentare d’inchiesta per fare luce sulle violenze e i saccheggi di sabato e domenica scorsi è stata nominata ieri. I giudici hanno già emesso per direttissima 174 condanne di prigione. Ieri la prefettura di Parigi ha confermato la terza notte di coprifuoco tra la place de la République e Les Halles. I cortei degli studenti previsti per oggi sono stati vietati “di fronte ai rischi seri di turbativa dell’ordine pubblico”. Lo stesso divieto è stato preso anche dalla prefettura di Lione. Il 24, sabato prossimo, Parigi e numerose altre città francesi accoglieranno la seconda mobilitazione dei Gilet gialli contro il carovita e il carocarburante. Questa volta il governo dispiegherà anche i soldati della forza Sentinelle – creata nel 2015 dopo l’attentato terroristico alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo – per proteggere i luoghi più a rischio, come municipi e prefettura. Da Doha, in Qatar, dove ha concluso un breve tour nei Paesi del Golfo per negoziare l’approvvigionamento di carburante e gas alla Francia, Emmanuel Macron ha fatto sapere che oggi riunirà all’Eliseo i servizi di intelligence, insieme al premier Sébastien Lecornu e ai ministri interessati. Sulle ipotesi di ingerenze russe nell’organizzazione delle rivolte per destabilizzare l’Europa e i prossimi scrutini, evocate da alcuni responsabili politici (compreso il ministro della Difesa Guido Crosetto in Italia), il presidente francese ha invece smentito. Per Macron non è stata rilevata “alcuna ingerenza diretta straniera visibile”. Ha invece denunciato la “manipolazione straniera dell’informazione” e criticato dirigenti di altri Paesi che rilanciano falsi video e fake news: “Ci sono persone che fanno campagna elettorale sulle spalle della Francia -ha detto Macron -, che parlano di orde di migranti e di islamisti. È totalmente falso”.
L'articolo Francia, dopo le proteste Le Pen cresce nei sondaggi: si rafforza l’ipotesi di un ballottaggio con Mélenchon proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ci sono due “buchi” nel nel PHP, il linguaggio con il quale sono programmati i siti web. Due vulnerabilità che potrebbero essere sfruttate da eventuali hacker per entrare nei server, rubare dati sensibili o distruggere i portali e che riguarderebbe il 70% dei siti di tutto il mondo. Sono stati scovati grazie all’intelligenza artificiale avanzata, nell’ambito di un programma di ricerca chiamato Patch the Planet in cui le società di sicurezza informatica Calif e Wiz hanno collaborato con la PHP Foundation e OpenAI. Il colosso guidato da Sam Altman l’ha definito “uno dei problemi di sicurezza più significativi degli ultimi tempi”.
La falla, rimasta nascosta per più di 10 anni, permette attacchi di tipo Remote Code Execution (esecuzione di codice da remoto), il che significa che i pirati informatici possono prendere il controllo totale del server, installare malware e accedere direttamente ai database o ai file di sistema. Non è ancora chiaro quali versioni del linguaggio di programmazione siano interessate, ma il CERT-EU (il servizio di cybersicurezza che protegge le infrastrutture informatiche di istituzioni, organi e agenzie dell’Ue) ha affermato che potrebbero essere coinvolte tutte le versioni a partire da PHP 5, lanciato nel 2004. Il problema è che “il linguaggio PHP è ovunque – ha spiegato alla Bbc l’azienda di sicurezza informatica Huntress -. Alimenta i siti WordPress, Drupal, Joomla e Magento, piattaforme di hosting condiviso, pannelli di controllo e un’enorme quantità di software che non pubblicizza nemmeno il fatto di utilizzare PHP al suo interno”.
La PHP Foundation aveva intenzione di pubblicare la scoperta entro la fine del mese, insieme a una soluzione completa per il problema definita “patch” dagli sviluppatori di software, ma i dettagli della falla sono trapelati sui social media martedì e le istituzioni stanno correndo ai ripari. L’agenzia di sicurezza americana (NSA), il centro nazionale per la cybersicurezza britannico (NCSC) e le autorità di Ue, Giappone e Australia hanno lanciato allerte formali consigliando tassativamente di spegnere i sistemi se non si riesce ad aggiornarli immediatamente. Per precauzione istituzioni come il governo finlandese, il Parlamento olandese e il consiglio di Edimburgo hanno temporaneamente messo offline i propri servizi web perché non hanno fatto in tempo ad applicare la patch.
In Germania, l’Agenzia federale per la sicurezza della tecnologia dell’informazione ha classificato il rischio delle falle come “3 / Arancione“, ovvero estremamente elevato. L’allerta lanciata da Berlino ha fatto sì che alcune istituzioni, inclusi gli ospedali, abbiano temporaneamente disattivato i propri servizi online per non offrire alcun punto debole agli hacker. Anche in Francia, i siti internet di tutte le prefetture sono stati resi momentaneamente inaccessibili in seguito alla scoperta delle vulnerabilità e alla necessità di sottoporli a “manutenzione preventiva”.
Ma le prime ondate di attacchi che sfruttano la falla sono già state rilevate. “Stiamo osservando attacchi iniziali emergenti e stiamo aggiornando le mitigazioni man mano che appaiono nuovi vettori”, ha avvertito su X Dane Knecht, responsabile tecnologico della società di infrastrutture internet Cloudflare.
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Momenti di tensione a bordo di un Airbus A321neo di Wizz Air Malta, partito dalla Svezia e diretto in Polonia. Durante il volo il copilota ha accusato disturbi gastrointestinali ed è svenuto mentre si trovava in bagno. Lo riporta The Aviation Herald.
L’episodio risale al 9 ottobre 2026 ed è stato reso noto solo in questi giorni. Secondo la ricostruzione di Aviation Herald, il velivolo (marche 9H-WBK) effettuava il volo W6-1736 da Göteborg a Danzica. Si trovava a quota di crociera, livello di volo 350, a circa 40 miglia nautiche dall’inizio della discesa, quando il primo ufficiale si è sentito male per un malessere allo stomaco ed è andato alla toilette, dove ha perso conoscenza.
Mentre il personale di cabina assisteva il collega, il comandante ha dichiarato “Mayday” e ha proseguito verso Danzica, dove l’atterraggio sulla pista 29 è avvenuto circa mezz’ora dopo. Con il comandante rimasto solo ai comandi, secondo la Commissione polacca d’inchiesta sugli incidenti aerei (PKBWL) un membro dell’equipaggio di cabina ha occupato il sedile del primo ufficiale per il resto del volo.
L’avvicinamento e l’atterraggio si sono svolti regolarmente. Una volta a terra il copilota è stato trasportato in ospedale per accertamenti.
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Marine Le Pen, in un videomessaggio su X, punta il dito contro “un’alleanza di casseurs politicizzati e delinquenti provenienti dalle banlieue”. Ma denuncia anche “un potere macroniano allo stremo, sfinito, disorientato, che sembra ormai incapace di fare qualsiasi cosa salvo commentare la propria impotenza e direi anche decadenza”. Ansa, 18 ottobre.
Parigi, 21 ottobre. Il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha dichiarato oggi a un magrebino che lo aveva fermato per vendergli dei fazzoletti di carta la sua decisione di sganciare su Mururoa una bomba atomica da 50 squilioni di megatoni che spaccherà in quattro il globo terrestre, ponendo così fino al pianeta Terra per come lo conosciamo. “La fine del mondo è un traguardo importante, e sarà la Francia ad aggiudicarselo”, ha tagliato corto Macron, allontanandosi senza comprare nulla. L’esplosione è prevista per le 14 di domani (oggi per chi legge).
La reazione dell’opinione pubblica non si è fatta attendere: le strade di Parigi sono gremite di manifestanti, sono fermi i trasporti, le poste, il settore privato, l’università e le fabbriche, mentre il sindacato cavalca la protesta sostenendo che, come il bilancio o la razionalizzazione della spesa pubblica, anche la fine del mondo non può essere decisa senza un accordo fra le parti sociali. Per tutta risposta, Macron ha dato vita a “Comitati degli utenti” che organizzeranno una contro-manifestazione a favore della fine del mondo, idea subito stigmatizzata dai Mau Mau di Jean-Luc Mélenchon. “Solo perché avrebbero voluto averla loro!”, ha commentato sarcastica Brigitte Macron assestando un ceffone sonoro al marito (è il suo hobby preferito, dopo le sforbiciate nel percalle con Catherine Deneuve).
I mercati sono sul chi vive: i tassi sono ripartiti al rialzo e l’euro ha perso circa tre punti rispetto al renminbi, la valuta mondiale di riferimento (a Trump devono ancora dirlo, ma nessuno ha il coraggio di farlo poiché non si sa come potrebbe reagire: capace che ti sbriciola la Mecca). I più allarmati sono i commercianti, che hanno visto diminuire del 70% la loro clientela in una mattinata: un dato inquietante perché questo è il mese decisivo per la distribuzione, dal suo andamento dipendono i conti di fine anno.
A questo proposito, l’Organizzazione Nazionale dei Grossisti, tramite il suo portavoce Bernard-Henri Lévy, sta facendo pressioni sul governo per persuaderlo a spostare la fine del mondo dalle 14 alle 20 e 30, magari di sabato, l’orario di maggior ascolto, in modo che dall’evento venga almeno garantito un minimo di ritorno pubblicitario. Una soluzione, questa, che trova consensi anche in Italia, dove Canale 5 s’è assicurata i diritti del programma. “In prima serata”, afferma contento come una pasqua il presidente e amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi, “la fine del mondo potrebbe eguagliare o addirittura superare lo share della Ruota della fortuna”.
Gli avvenimenti di oggi riconducono inevitabilmente la memoria al maggio ’68. Allora, di fronte a un Paese bloccato dalla rivolta studentesca, il generale De Gaulle ebbe prima un lungo smarrimento, poi un attacco di sciatica, quindi sciolse l’Assemblea nazionale, che però fu subito riletta tale e quale. Lui la sciolse di nuovo, di nuovo fu rieletta tale quale. Sciolta, rieletta, sciolta, rieletta, sciolta, rieletta, alla fine De Gaulle mandò tutti a cagare, salì sulla sua spider decappottabile e se ne andò a Cap d’Antibes per un weekend con Brigitte Bardot.
“Sono indeciso se far presentare il programma sulla fine del mondo a Gerry Scotti o a Maria De Filippi”, ha detto, preoccupato come una pasqua, il presidente e amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi. “Certo, Giletti sarebbe perfetto. Una fine del mondo presentata da Giletti senti subito che è una cosa giusta. E’ in Rai? Come se fosse un problema. Mal che vada, Chiambretti”.
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Compassionevole. Non è certo il termine che chiunque, nemmeno i suoi più stretti collaboratori, userebbe per descrivere Vladimir Putin. Ma preso dall’euforia per la liberazione del prigioniero americano Stephen Hubbard, in giorni di distensione nei rapporti tra Washington e Mosca, è proprio questo l’aggettivo che l’inviato speciale americano Steve Witkoff ha usato per descrivere il capo del Cremlino. “Parla tanto del fatto che il mio presidente, il presidente Trump, sia compassionevole. Anche lei è compassionevole, glielo riconosco, la lodo per questo e la ringrazio ancora”, gli ha detto direttamente nel corso della sua trasferta a San Pietroburgo.
Parole che, come prevedibile, sono costate una valanga di accuse all’inviato speciale anche da parte dei membri del Partito Repubblicano, come ad esempio il senatore John Corbyn che ha voluto ricordargli che “Putin è un assassino spietato“. Oppure come il deputato conservatore Don Bacon che ha definito le parole di Witkoff un “altro imbarazzo“. Il senatore del Gop, Thom Tillis, lo ha invece invitato a “guardare sul dizionario cosa significa compassionevole. Dovrebbe tornare in Ucraina e chiedere alla famiglie dei bambini rapiti e uccisi da Putin se pensano che sia compassionevole”.
Witkoff, però, può contare sul sostegno della Casa Bianca. Prima ha parlato il vicepresidente JD Vance che si è detto “d’accordo con il fatto che Steve abbia rivolto parole gentili a una persona che ha appena liberato un ostaggio americano. A prescindere dal fatto che si condivida o meno il sentimento di fondo, Steve è un diplomatico. Il suo lavoro consiste nell’andare laggiù e portare a termine un compito. Dovremmo tutti festeggiare questo risultato, anziché lamentarci di ciò che Steve ha detto per riuscire a ottenerlo”.
Dopo di lui, è stato il presidente Trump in persona a confermare la piena fiducia nell’operato del proprio inviato: “Suppongo che si potrebbe dire per quel motivo in particolare, allo scopo di permettere a un uomo che pensava di finire in prigione a vita di uscire”.
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Padre e figlio detenuti in Cisgiordania per più di un giorno con l’accusa di terrorismo, dalla polizia israeliana, fino all’espulsione. Si tratta di Manuel Tartarotti e suo padre Alberto, bolzanini di 35 anni e 67 anni, nei territori palestinesi per motivi umanitari. Lo riporta il portale news altoatesino Salto.bz. “La polizia israeliana ci ha chiesto i documenti, poi hanno preso me e mio padre, ci hanno bendati e ci hanno caricati su un furgone militare. Non ci hanno detto dove ci portavano, io sono stato preso e menato nel retro del mezzo. Non sapevo cosa sarebbe successo ed ho avuto paura”, racconta Manuel al sito. Secondo un comunicato della polizia israeliana, pubblicato dal Times of Israel e ripreso da Salto.bz, padre e figlio hanno preso parte alla raccolta delle olive non autorizzata e gli attivisti sarebbero fuggiti in una zona di esercitazioni militari all’arrivo degli agenti.
Padre e figlio erano in Cisgiordania dal 18 ottobre per consegnare fondi raccolti in Italia a Youth of Sumud, l’associazione di volontariato che nel 2024 ha vinto il premio Alex Langer. “Siamo stati interrogati, schedati con impronte e dna e tenuti ammanettati fino alla notte”, prosegue il racconto del figlio a al portale altoatesino. “Ero con mio padre in una cella lurida, ma almeno con lui, quindi eravamo tranquilli”, aggiunge. Le motivazioni alla base dell’accusa, dice Manuel Tartarotti, sono la presenza in una zona dichiarata illegale (“anche se non c’era nessun cartello ad indicarlo”) e soprattutto l’affiliazione a Youth of Sumud, “che loro definiscono terrorista, cosa che ovviamente non è vera”. Per entrambi è scattato un divieto di ingresso in Israele di dieci anni.
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Lo rivela Bbc...

Anche in Grecia studenti, docenti, lavoratori e pensionati sono scesi in piazza per protestare. L’aumento del costo della vita, compreso l’incremento dei prezzi del carburante, e la rabbia per le condizioni delle scuole e la mancanza di alloggi a prezzi accessibili per gli studenti stanno alimentando le proteste in tutta Europa. “Dalla Grecia alla Francia, investite nell’istruzione”, riporta uno striscione esposto durante la protesta ad Atene, dove oggi 10mila persone hanno sfilato pacificamente fino alla sede del Parlamento. Per timore dei disordini, circa tremila agenti sono stati impiegati in strada, ma non ci sono state segnalazioni di incidenti rilevanti.
Decine di tende sono state montate a piazza Syntagma, in protesta per l’aumento dei costi degli alloggi. Tra le principali richieste dei manifestanti ci sono anche l’aumento dei finanziamenti statali per portare la spesa dedicata all’istruzione al 5% del Pil, la copertura di migliaia di posti vacanti o precari tra gli insegnanti e il miglioramento delle infrastrutture scolastiche. Le mobilitazioni si sono svolte con la partecipazione di federazioni scolastiche, sindacati, associazioni e comitati studenteschi. Non si è mobilitata solo la Capitale, ma anche altre città importanti come Salonicco, dove hanno partecipato circa duemila persone, Patrasso, con tremila manifestanti, ed erano in tanti anche a Larissa, Volos e a Creta, come riporta Ert News.
Le manifestazioni in Grecia spesso sfociano in episodi di violenza, e i negozi e i bar lungo il percorso hanno abbassato le saracinesche d’acciaio per proteggersi dalla possibilità che le vetrine venissero sfondate. Secondo Ert News, l’unico episodio di violenza registrato è nella zona di Omonia, dove un gruppo di uomini incappucciati avrebbe atteso i manifestanti. Alcuni minorenni hanno lanciato pietre contro una squadra antisommossa della polizia, provocando l’arresto di quattro persone. La polizia ha risposto con granate stordenti e ha respinto i ribelli verso le strade circostanti. A Salonicco sono attualmente occupate 18 scuole, mentre a Cania 21 e in tutta la Macedonia Centrale il numero sale a 30. Dopo le recenti mobilitazioni nel resto d’Europa, l’allerta resta alta, anche perché da parte dei manifestanti non mancano i riferimenti alle altre piazze del Continente. Tra striscioni e palloncini che chiedono “diritto al sapere, diritto al futuro”, spunta anche qualche cartellone con la scritta in francese “studiare o sopravvivere”.
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