Ministra alemã demite-se após ataques durante luto

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Tre intese preliminari, concessioni circoscritte e un riequilibrio commerciale ancora lontano. La missione a Pechino del commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič, impegnato l’8 e 9 ottobre nelle consultazioni economiche tra Unione europea e Cina, si è conclusa con risultati modesti rispetto alla portata delle tensioni bilaterali. L’appuntamento arriva alla vigilia del Consiglio europeo del 15-16 ottobre, chiamato a confrontarsi anche sulla risposta alla pressione commerciale cinese – una dei grandi temi della sicurezza economica dell’Unione. La questione per Bruxelles supera ormai il perimetro dei dazi e delle concessioni reciproche: riguarda la capacità dell’Europa di conservare peso negoziale nei confronti di un concorrente che sta consolidando il proprio vantaggio industriale e tecnologico.
Alicia García-Herrero, senior fellow del think tank Bruegel, ha evidenziato la sproporzione tra i risultati delle consultazioni e la dimensione dello squilibrio commerciale. A fronte di un deficit europeo verso la Cina di circa 360 miliardi di euro, l’intesa sulla riduzione delle esportazioni cinesi di veicoli ibridi e plug-in riguarda un comparto il cui export verso l’Ue vale circa 15 miliardi. La riduzione dei dazi cinesi su alcuni prodotti europei, tra cui componentistica automobilistica, olio d’oliva e calzature, dovrebbe invece produrre risparmi per circa 225 milioni di euro. Il terzo risultato, un canale preferenziale per agevolare le licenze di esportazione di terre rare e magneti permanenti, resta subordinato alla discrezionalità di Pechino (e anche per questo l’Ue cerca, per quanto in ritardo con i tempi delle necessità strategiche, di creare un proprio programma operativo su questo settore).
Secondo García-Herrero, il problema riguarda anche le possibili contropartite. La Cina ha ottenuto un dialogo tecnico sul regolamento europeo relativo alle sovvenzioni estere, mentre le discussioni potrebbero investire i controlli sulle esportazioni di tecnologie a duplice uso e le restrizioni sugli inverter solari cinesi nei progetti finanziati dall’Ue. Il rischio, nella lettura dell’economista, è che Pechino utilizzi i risultati diplomatici per disinnescare la pressione politica a favore di strumenti commerciali più incisivi.
La debolezza del negoziato, tuttavia, potrebbe riflettere un problema più profondo. In un paper pubblicato a settembre da Chatham House, intitolato “China shock 2.0 and Europe’s industrial future”, James Kynge descrive una trasformazione della competitività cinese che rende sempre meno adeguata una risposta europea concentrata sulle sole distorsioni commerciali. Il vantaggio di Pechino non deriva più esclusivamente dai sussidi pubblici o dai bassi costi del lavoro, ma ormai si fonda su un sistema industriale integrato, alimentato da ricerca, automazione, infrastrutture digitali, capacità produttiva e filiere difficilmente replicabili.
I numeri restituiscono la dimensione del cambiamento. Secondo le proiezioni della United Nations Industrial Development Organization richiamate da Kynge, la quota cinese del valore aggiunto manifatturiero mondiale potrebbe raggiungere il 45% nel 2030, rispetto al 6% del 2000. Inoltre, da non sottovalutare, nel 2024 la Cina ha installato circa 295.000 robot industriali, più di tutti gli altri Paesi messi insieme – segno di una superiorità applicativa dell’AI nella robotica che è uno dei grandi temi della competizione globale sull’intelligenza artificiale, e non solo. La pressione competitiva cinese investe settori nei quali l’Europa conserva importanti capacità produttive: farmaceutica, macchine utensili, automotive ed energia eolica.
Il rischio è che l’erosione della base industriale europea si traduca progressivamente anche in una perdita di influenza economica. Quanto più le imprese europee dipendono da tecnologie, componenti e capacità produttive cinesi, tanto più complesso diventa per Bruxelles utilizzare restrizioni commerciali senza esporsi a costi significativi. Il confronto sulle terre rare e quello sui controlli tecnologici mostrano come le dipendenze industriali possano diventare strumenti negoziali.
È anche alla luce di questa trasformazione che assume rilievo la posizione franco-tedesca. In una lettera inviata il 5 ottobre alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno sostenuto che gli strumenti europei di difesa commerciale non sono più adeguati. I due leader propongono un meccanismo simile alla Section 301 statunitense, capace di limitare l’accesso al mercato unico in presenza di distorsioni commerciali sistematiche, insieme a strumenti per diversificare gli approvvigionamenti strategici e condurre indagini per settore.
La posizione di Berlino segnala un cambiamento significativo. Nell’ottobre 2024 la Germania si era opposta ai dazi europei sui veicoli elettrici cinesi, preoccupata dalle possibili ritorsioni contro i propri produttori. Ora è la stessa industria tedesca a subire la concorrenza cinese, anche in settori che avevano sostenuto per decenni la sua presenza sui mercati internazionali.
Resta però aperto un dilemma. García-Herrero insiste sulla necessità di dotare l’Ue di strumenti capaci di produrre maggiore leva commerciale. Kynge suggerisce una risposta più articolata: proteggere i settori sensibili per la sicurezza nazionale, ma attrarre investimenti tecnologici cinesi negli altri comparti, favorendo trasferimenti di competenze e contenuto produttivo locale. Una strategia che riconosce quanto sarebbe difficile rilanciare la competitività europea prescindendo dalle capacità industriali sviluppate in Cina.
Le due prospettive indicano esigenze complementari, ma anche una tensione irrisolta tra sicurezza economica e apertura agli investimenti. Il Consiglio europeo dovrà misurarsi con questa contraddizione. Le intese raggiunte da Šefčovič possono mantenere aperto il dialogo con Pechino, senza modificare necessariamente i rapporti di forza. Per Bruxelles, la questione è se riuscirà a rafforzare i propri strumenti commerciali mentre ricostruisce le capacità industriali da cui dipende, nel lungo periodo, la sua autonomia negoziale.

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Con l’avvicinarsi del 15 ottobre, data di scadenza per l’invio a Bruxelles del Documento Programmatico di Bilancio, il Governo entra in una fase decisiva per la definizione della Manovra.
In Parlamento è iniziato l’esame congiunto del Documento Programmatico di Finanza Pubblica e della Relazione sullo scostamento di bilancio. Attraverso questi testi, l’Esecutivo traccia la rotta dei conti pubblici del prossimo anno sostenendo che, rispettando i target fissati dalla governance europea, sarà comunque possibile l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo già a partire dalla primavera del 2027.
I testi del Dpfp e la Relazione allegata delineano la cornice entro cui muovere le risorse previste per il triennio 2027-2029. Il Governo ha avanzato formale richiesta di scostamento di bilancio per l’attivazione della clausola di salvaguardia europea per difesa ed energia.
L’operazione permette di richiedere un margine finanziario pari allo 0,3% del Pil per l’energia e allo 0,3% per la Difesa nel biennio 2027-2028, sbloccando risorse aggiuntive per un totale di circa 28,8 miliardi di euro, fino a 14,4 miliardi per ciascuna voce. La flessibilità richiesta è rivolta a investimenti per la sicurezza energetica e il rafforzamento delle capacità operative e tecnologiche in coerenza con gli impegni verso la Nato.
Tuttavia, la linea del Governo sembra andare in direzione diversa. Si vorrebbe utilizzare questo margine, almeno nella fase iniziale della crisi, per sostenere in modo temporaneo e selettivo famiglie e imprese contro l’inflazione e i rincari energetici.
L’iter di approvazione dei documenti contabili segue un calendario molto fitto:
«Programmare, soprattutto a tre anni, in situazioni di grande turbolenza è assai complicato e gli aggiornamenti sono settimanali». Lo ha detto il Ministro Giancarlo Giorgetti nel suo intervento di presentazione alle Camere.
Spiegando l’impronta di prudenza data al Mef, ha utilizzato una metafora:
quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione.
Il Ministro ha definito la richiesta di scostamento un passo consapevole, specificando come si tratti di una misura che sia la Commissione che i mercati sembrano riconoscere come sostenibile.
Nella medesima direzione vanno le ultime rilevazioni del Fondo Monetario Internazionale, che ha rivisto al rialzo la crescita del Pil italiano per il 2026 portandola dal +0,5% al +0,8%, confermando un quadro di tenuta, pur in presenza di forte volatilità.
Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha validato le previsioni programmatiche per il biennio, giudicando l’organizzazione delle voci di spesa tutto sommato accettabile rispetto ai modelli redatti da panel indipendenti.
Con i redditi italiani congelati da più di 20 anni, il Recupero del trattamento integrativo, meglio conosciuto come Bonus Renzi è una misura quantomai necessaria per tutti i lavoratori dipendenti e i percettori di Naspi.
Chi ne ha diritto ha ancora pochi giorni per recuperare fino a 1.200 euro attraverso la presentazione del 730 integrativo.
Nato nel 2014 sotto il Governo Renzi come bonus da 80 euro e poi portato a 100 euro al mese, il beneficio è stato ufficialmente ridenominato Trattamento Integrativo (Tir). La misura garantisce un credito Irpef fino a un massimo di 1.200 euro all’anno esentasse direttamente in busta paga o nell’assegno di disoccupazione.
Il trattamento non va confuso con gli sgravi sul cuneo fiscale né con le detrazioni Irpef per i redditi medio-alti: si tratta di una misura specifica pensata per sostenere le retribuzioni più basse.
Il Trattamento integrativo è indirizzato ai lavoratori dipendenti, ai percettori di redditi assimilati e a chi riceve ammortizzatori sociali o Naspi. Sono esclusi i pensionati.
L’accesso al beneficio varia in base al reddito complessivo annuo:
Se il datore di lavoro non ha erogato il trattamento integrativo in busta paga durante l’anno per mancanza di dati sui redditi complessivi o in presenza di più contratti, il conguaglio viene effettuato in sede di dichiarazione dei redditi a partire da maggio, con un’erogazione che avviene in genere con lo stipendio di luglio, qualora il datore di lavoro sia stato indicato come sostituto d’imposta.
Per chi ha dimenticato di integrare nel 730 altri redditi lavorativi rispetto al proprio lavoro principale, per recuperare le somme spettanti a credito dovrà inviare una dichiarazione integrativa. L’importo maturato verrà accreditato direttamente nello stipendio dal sostituto d’imposta o rimborsato dall’Agenzia delle Entrate.
Per verificare se hai incassato il trattamento integrativo, prendi la tua Certificazione Unica riferita ai redditi dell’anno scorso (2025) e controlla questi punti:
Tutte queste informazioni vengono poi riportate nel rigo C14 del quadro C della tua dichiarazione dei redditi.
La scadenza principale per inviare il 730 integrativo e recuperare il credito spettante è fissata al 25 ottobre. La procedura va inoltrata tramite Caf o professionista abilitato.
Nel caso in cui il ricalcolo evidenzi invece un debito, occorre presentare il modello Redditi Pf correttivo, per cui il conguaglio negativo verrà trattenuto in busta paga fino a un massimo di 8 rate. Qualora non sia in essere nessun contratto di lavoro dipendente, si potrà comunque rateizzare l’importo attraverso F24 da trasmettere direttamente all’Agenzia delle Entrate.
La macchina delle selezioni per le Forze dell’Ordine si prepara a lanciare una delle procedure più attese dell’anno. La Guardia di Finanza sarebbe in procinto di pubblicare il bando per il 26° Corso Allievi Finanzieri, che metterà a disposizione circa 1.640 posti a tempo indeterminato.
L’uscita del bando sul portale inPA e sul sito ufficiale del Corpo è prevista per il giorno 20 novembre 2026, in linea con le finestre di pubblicazione delle precedenti edizioni. La selezione si svilupperà lungo tutto il 2027, per poi far partire l’incorporamento dei vincitori all’inizio del 2028.
Tra le novità principali emerse dalle anticipazioni figura una modifica logistica di grande impatto per i candidati. Le prove scritte di preselezione dovrebbero svolgersi in sedi delocalizzate direttamente nelle regioni di provenienza dei concorrenti, evitando le tradizionali e onerose trasferte verso la Capitale nelle fasi iniziali dell’iter.
In attesa del testo ufficiale, i parametri d’accesso dovrebbero ricalcare la struttura dei bandi precedenti:
| Titolo di Studio | Diploma di scuola secondaria di secondo grado |
| Limiti di età | A partire da 18 anni e indicativamente fino a 24 anni non compiuti (con estensioni per i volontari FF.AA.) |
| Cittadinanza | Cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici |
I dettagli sulla ripartizione dei posti tra civile, contingente di mare e quote riservate ai Volontari in Ferma Prefissata saranno noti solo in seguito alla pubblicazione del bando, al quale occorrerà fare esclusivo riferimento per la conferma dei requisiti di partecipazione.
Ovviamente, l’ideale sarà aspettare l’uscita del bando per evitare di acquistare libri di testo inutili alla preparazione effettiva. Però, ci si può iniziare a orientare basandosi sulla struttura delle ultime edizioni del concorso.
La prova scritta di preselezione sarà un test a risposta multipla da 90 quesiti da completare in un lasso di tempo contenuto, generalmente intorno a un’ora. In assenza di una banca dati ufficiale pubblicata in anticipo prima della prova, una preparazione efficace richiede un allenamento costante e mirato fin dalle settimane precedenti l’uscita del bando.
I quiz delle edizioni passate si sono articolati su cinque macro-aree ben definite:
Chi riuscirà a superare la preselettiva, sarà sottoposto a prove fisiche, un passaggio fondamentale ed eliminatorio dell’iter selettivo. Le sfide atletiche saranno differenziate in base al contingente di destinazione scelto in fase di candidatura.
| Contingente | Prove obbligatorie | Prova facoltativa |
| Ordinario | Salto in alto, corsa piana 1.000 metri, piegamenti sulle braccia | Corsa piana 100 metri oppure nuoto 25 metri stile libero |
| Di Mare | Salto in alto, corsa piana 1.000 metri, nuoto 25 metri stile libero | Corsa piana 100 metri oppure piegamenti sulle braccia |
Il mancato raggiungimento della prestazione minima anche in una sola delle discipline obbligatorie comporta l’esclusione immediata dal concorso. Al contrario, la prova facoltativa non determina l’inidoneità in caso di mancato superamento, ma costituisce una risorsa strategica per posizionarsi più in alto nella graduatoria di merito.
Per essere ammessi alle prove fisiche è obbligatorio presentare un certificato medico di idoneità all’attività sportiva agonistica in corso di validità. Il consiglio è quello di strutturare un piano di allenamento graduale e progressivo, simulando i tempi di corsa e le tecniche di esecuzione richieste dai parametri ufficiali del Corpo.
Dal momento che il bando di concorso non uscirà nel mese di ottobre, ma a novembre, si consiglia di monitorare spesso il portale inPA per non perdere il momento esatto di pubblicazione della selezione.
In un Paese in pieno inverno demografico, dove quasi il 16% del Pil (e oltre il 30% della spesa pubblica) viene assorbito dalle prestazioni previdenziali, la materia rappresenta una voce cruciale per la Legge di Bilancio.
L’età pensionabile si adegua automaticamente alla speranza di vita. Secondo le ultime stime della Ragioneria Generale dello Stato, questo meccanismo spingerà il requisito anagrafico a 67 anni e 6 mesi nel 2029, per poi raggiungere i 67 anni e 8 mesi dal 2031. Uno scenario destinato ad alimentare il dibattito pubblico.
All’interno della maggioranza di Governo si registrano visioni differenti su come gestire l’impatto della longevità sui conti pubblici.
Da un lato, la Lega spinge per congelare gli adeguamenti automatici previsti per il biennio 2027-2028 (+1 mese da gennaio 2027 e +2 mesi da gennaio 2028), mantenendo l’asticella a 67 anni. Il Ministero delle Infrastrutture ipotizza la possibilità di restare in servizio fino a 70 anni per gli autotrasportatori, esclusivamente su base volontaria. Il sottosegretario Durigon continua invece a studiare l’ipotesi di un’uscita anticipata a 64 anni per tutti.
I dati dell’Inps certificano che l’età media effettiva di uscita è salita a 64,8 anni. Parallelamente, il tasso di occupazione tra gli over 55 ha registrato una forte crescita negli ultimi 20 anni, passando dal 31,4% del 2005 al 61,2% del 2025 nella fascia tra i 55 e i 64.
Un aspetto rilevante emerge dalle recenti rilevazioni dell’Istat e dell’Inps: almeno un pensionato su dieci continua a lavorare dopo il ritiro.
I titolari di pensione diretta che risultano ancora occupati sono 779.303, prevalentemente concentrati tra autonomi, liberi professionisti e parasubordinati (i lavoratori dipendenti rappresentano appena l’1% della platea). Circa un terzo di questo bacino prosegue l’attività per integrare un trattamento economico insufficiente, mentre i restanti due terzi lo fanno per scelta personale e professionale.
Di recente la Corte Costituzionale e la Cassazione hanno chiarito limiti e adempimenti per chi prosegue l’attività lavorativa oltre la soglia dei 67 anni.
I dipendenti del comparto Scuola (docenti e personale Ata) che non hanno maturato l’anzianità contributiva minima per la pensione di vecchiaia possono rimanere in servizio anche dopo aver compiuto 70 anni. Un’impostazione opposta rispetto alla proposta sindacale di consentire il collocamento a riposo dei docenti a 60 anni.
I pensionati che intraprendono una nuova attività lavorativa devono darne immediata comunicazione all’Inps, pena la restituzione degli assegni percepiti durante il periodo non dichiarato.
Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, resta il divieto di conferire incarichi retribuiti a soggetti già in pensione. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la misura si applica solo se il trattamento è già in erogazione: chi ha maturato i requisiti anagrafici ma non percepisce ancora il primo cedolino può legittimamente svolgere un incarico retribuito.
Per i lavoratori che devono unificare i versamenti tra gestioni diverse, la pensione non scatta in automatico al raggiungimento dei requisiti. L’erogazione decorre esclusivamente dalla data di presentazione della domanda, con il rischio di perdere definitivamente gli arretrati in caso
