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Loulé | Visita de cortesia da Cônsul-Geral da Guiné-Bissau
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O presidente da Câmara Municipal de Loulé, Telmo Pinto, recebeu na passada quarta-feira, nos Paços do Concelho, a cônsul-geral da Guiné-Bissau, a embaixadora Josefina Kosta, numa visita de cortesia que teve como principal objetivo fortalecer as relações bilaterais e o estreitamento dos laços existentes entre o Município e este país africano. A comitiva diplomática contou […]
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- “Lady Gaga è una mamma premurosa, protettiva e ama cantare per la figlia Rose. Le dedica spesso ‘La Vie en Rose’ e le ninne nanne ogni sera”: l’indiscrezione
“Lady Gaga è una mamma premurosa, protettiva e ama cantare per la figlia Rose. Le dedica spesso ‘La Vie en Rose’ e le ninne nanne ogni sera”: l’indiscrezione
Lady Gaga vive la gioia della maternità insieme alla figlia Rose Bean, nata il 9 giugno scorso, e al fidanzato Michael Polansky. Secondo quanto rivelato da una fonte a People, la celebre cantante sente di aver finalmente formato un “nucleo familiare completo”.
Il nome della piccola sarebbe stato scelto in omaggio al celebre brano “La Vie en Rose”, uno dei pezzi più iconici nel repertorio di Edith Piaf. Lady Gaga starebbe già dedicando alla neonata momenti speciali, cantandole alcuni dei suoi brani preferiti. L’artista trascorre attualmente la maggior parte del suo tempo con la famiglia, godendosi appieno questo nuovo e prezioso capitolo della sua vita.
“Gaga si è calata nel ruolo di madre in modo naturale – racconta la fonte -. È premurosa, protettiva e ama cantare per Rose. Le canta spesso ‘La Vie en Rose’ e le dedica delle ninne nanne ogni sera”.
E ancora: “Si sentono un nucleo familiare completo ed entrambi si illuminano quando parlano di come sta crescendo Rose”, afferma la fonte riguardo alla coppia di neo-genitori.
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Perché gli uomini fanno fatica a perdere peso? Uno studio mostra le differenze di genere
Cosa c’è dietro le difficoltà a perdere peso di molti uomini che fanno i conti con un Indice di Massa Corporea (BMI) elevato? La risposta, che crea una vera e propria differenza di genere, passerebbe anche attraverso la mancanza di un “target” maschile, con programmi dietetici tradizionali che sono spesso percepiti come troppo restrittivi e rivolti principalmente alle donne.
Ad indicare questa ed altre interessanti ipotesi è una ricerca, pubblicata sulla rivista PLOS One e condotta dall’Anglia Ruskin University, in Inghilterra. Si tratta della prima valutazione accademica ad indagare le motivazioni che spingono gli uomini a perdere peso, le loro esperienze personali e gli approcci che trovano più efficaci.
Cosa emerge
La ricerca ha coinvolto 24 uomini del Regno Unito, di età pari o superiore a 30 anni, che avevano avuto esperienze di sovrappeso. I partecipanti avevano precedentemente preso parte a un programma di dimagrimento o stavano pianificando di perdere peso nel prossimo futuro.
Cosa è emerso? Lo studio ha rilevato che gli uomini spesso associavano la dieta alla privazione dei cibi che apprezzavano ed erano riluttanti ad adottare approcci che percepivano come eccessivamente faticosi. Soprattutto, un tema ricorrente in tutti i focus group è stata la percezione che la dieta sia un’attività prevalentemente femminile. I partecipanti hanno descritto le conversazioni sulle diete come più comunemente associate alle donne, spesso attraverso i social media e le riviste, e la maggior parte di loro ha espresso il timore di sentirsi a disagio e imbarazzati nell’affrontarle.
Lo studio ha rilevato anche che gli uomini erano più propensi a rifiutare un programma dietetico se percepito come incentrato sulle donne o troppo restrittivo. Tuttavia, i partecipanti hanno reagito in modo più positivo quando la dieta veniva presentata come una sfida competitiva o un’attività da condividere con la partner.
In due è meglio
Il supporto del coniuge è emerso come un fattore chiave per aiutare i partecipanti a mantenere l’impegno a lungo termine nel percorso di perdita di peso, come ha affermato un partecipante: “Per me, è stato fondamentale avere il supporto di mia moglie. Senza di esso, non ce l’avrei fatta”. Infatti, molti partecipanti hanno dichiarato che i cambiamenti nella loro alimentazione sono stati in gran parte orchestrati dalla partner, che consideravano più esperta e competente in materia di diete.
I ricercatori suggeriscono che i programmi pensati per gli uomini potrebbero essere più efficaci se si concentrassero su progressi visibili e su elementi di sfida o competizione, piuttosto che sui tradizionali messaggi sulle diete, e potrebbero anche includere sport o altre forme di attività fisica.
Attenzione a obiettivi e parole
Lo studio ha anche scoperto che, affinché i programmi per la perdita di peso siano attraenti per gli uomini, dovrebbero prevedere risultati rapidi, ricompense immediate e un certo grado di competizione sociale incentrata sui miglioramenti estetici, prima ancora che sui requisiti specifici di salute. Non solo: la terminologia dovrebbe evitare ‘diete’ e ‘mettersi a dieta’ ed inquadrare invece la perdita di peso come una sfida personale positiva. Lo studio suggerisce anche che le iniziative rivolte alle coppie potrebbero essere particolarmente efficaci.
La situazione in Italia
Quasi un adulto italiano su due convive con un peso superiore a quello considerato salutare e il quadro non mostra sostanziali segnali di miglioramento. Nel biennio 2024-2025 il 43% degli adulti italiani risulta in eccesso ponderale: circa il 32% è in sovrappeso e oltre il 10% presenta obesità. Il fenomeno aumenta con l’età, è più frequente tra gli uomini e colpisce maggiormente le persone con minore istruzione o maggiori difficoltà economiche. Le Regioni del Sud continuano a presentare i valori più elevati e in Campania l’eccesso ponderale interessa oltre la metà della popolazione adulta.
È la fotografia tracciata dai nuovi dati della sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, presentati da Valentina Minardi in occasione del Congresso nazionale della Società Italiana dell’Obesità (SIO) WiP 2026, in corso a Palermo. Un quadro nel quale l’obesità rimane sostanzialmente stabile nel tempo, mentre persistono importanti disuguaglianze sociali e territoriali. Ma un secondo elemento emerge dalla sorveglianza: meno della metà degli intervistati riferisce di avere ricevuto dagli operatori sanitari indicazioni sul controllo del peso, nonostante il consiglio sanitario aumenti significativamente l’adozione di comportamenti salutari.
“I dati confermano un fenomeno sostanzialmente stabile nel tempo, ma mostrano il persistere di importanti disuguaglianze. L’eccesso ponderale aumenta con l’età, è più frequente fra gli uomini e interessa maggiormente le persone con un livello di istruzione più basso o con maggiori difficoltà economiche, oltre a essere più diffuso nelle Regioni del Sud. Un altro elemento sul quale è importante richiamare l’attenzione riguarda il ruolo degli operatori sanitari: meno della metà degli intervistati riferisce di aver ricevuto indicazioni sul controllo del peso, nonostante sappiamo che il consiglio di un professionista sanitario aumenta significativamente la probabilità di adottare comportamenti più salutari”
spiega Valentina Minardi, ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps) dell’Istituto Superiore di Sanità.
“È proprio da questa fotografia che dobbiamo partire. Abbiamo finalmente riconosciuto l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, ma dobbiamo ancora imparare a intercettarla e prenderla in carico come tale. Le disuguaglianze sociali e territoriali ci dicono che non possiamo lasciare al singolo cittadino la responsabilità di trovare da solo una risposta. Il riconoscimento della malattia deve tradursi in prevenzione, diagnosi precoce e percorsi di cura concretamente accessibili”
prosegue Silvio Buscemi, Presidente della Società Italiana dell’Obesità e professore di Nutrizione Clinica all’Università di Palermo.
- Il Fatto Quotidiano
- L’economia sommersa e illegale vale oltre 218 miliardi nel 2024. I lavoratori irregolari salgono a 3,27 milioni, +4,6%
L’economia sommersa e illegale vale oltre 218 miliardi nel 2024. I lavoratori irregolari salgono a 3,27 milioni, +4,6%
Oltre 218 miliardi di euro, quasi un decimo del Pil italiano. È il valore (aggiornato al 2024) dell’economia non osservata, che comprende il sommerso e le attività illegali. Il fenomeno, secondo le stime diffuse dall’Istat, si allarga in valori assoluti dai 217,6 miliardi del 2023 ma rallenta lievemente in rapporto al pil: l’incidenza sul prodotto interno lordo è scesa al 9,9% dal 10,2% del 2023. Continua però ad allargarsi il fronte del lavoro irregolare. Nel 2024 le unità di lavoro non regolari sono state 3 milioni e 277mila, oltre 145mila in più rispetto all’anno precedente, con un aumento del 4,6%. Il tasso di irregolarità, calcolato sul totale delle unità di lavoro, è salito così dal 12,7% al 13,1%: più di un’unità di lavoro su otto è irregolare.
L’economia sommersa, al netto delle attività illegali, si attesta a 198,4 miliardi di euro, 800 milioni in più rispetto al 2023. La sua incidenza sul Pil torna al 9%, dal 9,2% dell’anno precedente, interrompendo la crescita registrata nel biennio precedente. Ma all’interno del sommerso le componenti si muovono in direzioni opposte. La sotto-dichiarazione dei redditi d’impresa, ottenuta attraverso comunicazioni intenzionalmente errate di fatturato e costi, resta la voce più consistente: vale 107,6 miliardi, contro i 108,2 miliardi del 2023, con una flessione dello 0,6%.
Al contrario, il valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare sale a 80,3 miliardi, dai 77,2 miliardi dell’anno precedente: 3,1 miliardi in più, pari a una crescita del 3,9%. Il lavoro irregolare pesa così per il 36,8% sul valore dell’intera economia non osservata, contro il 35,5% del 2023. La quota riconducibile alla sotto-dichiarazione scende invece dal 49,7% al 49,3%. Si riducono anche le componenti residuali del sommerso, che comprendono tra l’altro fitti e mance non dichiarati: da 12,2 a 10,6 miliardi, con una contrazione del 13,1%.
Anche le attività illegali, che comprendono il traffico di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di tabacco, arretrano leggermente, passando da circa 20 miliardi a 19,8 miliardi, lo 0,9% in meno, pari allo 0,9% del Pil. Il valore aggiunto del traffico di droga scende da 15,3 a 14,9 miliardi, mentre quello dei servizi di prostituzione sale da 4,1 a 4,2 miliardi.
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Manifestazione 17 ottobre a Roma, Cgil chiama “La Via Maestra”: orario e percorso
Per la Cgil, la politica non si sta concentrando sui problemi degli italiani, che sono i salari, la sanità, la scuola, il fisco, l’ambiente e la pace. Al contrario si spendono soldi in armi e si volta la testa di fronte agli studenti nelle tende per il caro affitti, agli agricoltori, agli autotrasportatori e agli operai che da giorni stanno bloccando strade e attività.
È da qui che parte La Via Maestra, una manifestazione nazionale che si radunerà in Piazza della Repubblica a Roma il 17 ottobre, a partire dalle 13:30, fino a raggiungere Piazza del Popolo.
Manifestazione 17 ottobre: La Via Maestra
Si chiama “La Via Maestra” la manifestazione della Cgil e di oltre 100 associazioni che si sono riunite per rilanciare “un nuovo protagonismo sociale” e “la piena attuazione della Carta Costituzionale”. Come si legge sul sito della Cgil Milano, si tratta di una mobilitazione resa necessaria di fronte a una “torsione autoritaria del Paese, ma anche in Europa e nel mondo”.
Tra i tanti temi, uno molto sentito è la pace, perché questa non passa attraverso la conversione dell’economia in un’economia di guerra.
Altri temi toccati nella piazza del 17 ottobre saranno:
- fisco;
- welfare pubblico universalistico;
- ambiente;
- lavoro e occupazione;
- emergenza salariale;
- contrasto alla precarietà;
- disuguaglianze e divari territoriali;
- democrazia costituzionale.
Orari e percorso
La manifestazione nazionale “La Via Maestra” è in programma per sabato 17 ottobre. Le associazioni che si sono unite alla chiamata della Cgil si ritroveranno a Roma per chiedere politiche che rimettano al centro lavoro, diritti, casa, sanità e le nuove generazioni.
Il raduno è previsto in Piazza della Repubblica intorno alle 13:30. La partenza dipenderà dalle persone in arrivo, ma si stima un orario di conclusione del corteo intorno alle ore 17:00 a Piazza del Popolo.
Cosa chiede la Cgil
Il segretario generale, Maurizio Landini, denuncia il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e le difficoltà che colpiscono soprattutto i giovani. Per questo, per il leader del sindacato, è arrivato il momento di “far emergere i bisogni reali del Paese” e di costruire un fronte comune capace di “unire le lotte sociali che sono in campo sul lavoro, per il diritto allo studio, per il diritto alla casa, per una sanità che funzioni”.
Nel suo intervento, Landini ha richiamato l’attenzione anche sui lavoratori dell’Ilva in sciopero a Genova, Taranto e Alessandria, chiedendo che non venga interrotta quell’attività affinché l’Italia non diventi l’unico Paese industriale al mondo dove la produzione di acciaio viene cancellata.
Poi il focus critico sull’aumento delle spese militari (pari a 14 miliardi) annunciato dal governo:
Oggi noi abbiamo bisogno di investire sul lavoro perché non sia precario, sugli stipendi perché si arrivi alla fine del mese, per la scuola, per la sanità pubblica, per il diritto alla casa.
- Il Fatto Quotidiano
- Screening neonatali a due velocità, la Puglia è già oltre i nuovi Lea: test su oltre 500 malattie contro le 58 garantite a livello nazionale
Screening neonatali a due velocità, la Puglia è già oltre i nuovi Lea: test su oltre 500 malattie contro le 58 garantite a livello nazionale
Dopo anni di attesa, l’approvazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) ha finalmente ampliato gli screening neonatali garantiti gratuitamente in tutta Italia. Sulla carta, un passo in avanti verso un accesso più equo alla diagnosi precoce, che però per produrre effetti tangibili dovrà essere effettivamente attuato dai territori, garantendo a tutti i bimbi, indipendentemente dal luogo di nascita, un percorso chiaro e tempestivo di presa in carico. Ora il pannello nazionale dello Screening neonatale esteso (Sne) – un test obbligatorio e gratuito – copre 58 patologie. Nove in più rispetto alle 49 precedentemente garantite a livello nazionale, tra cui l’Atrofia muscolare spinale (Sma), il cui screening era già stato introdotto autonomamente solo da alcune Regioni. Ma questo tentativo di uniformare i diritti dei cittadini non basta a superare le disuguaglianze territoriali. I bimbi nati in Puglia hanno accesso a un servizio molto più avanzato. Tutti i neonati possono accedere gratuitamente, su base volontaria, a uno screening genomico che analizza 433 geni associati a oltre 500 malattie. Una differenza rilevante, che riapre subito il tema delle disparità: a seconda del Cap, aumentano o diminuiscono le possibilità di arrivare a una diagnosi precoce. E, di conseguenza, di intervenire prima della comparsa dei sintomi.
Il programma è diventato strutturale nell’aprile 2025, dopo una prima fase sperimentale. Secondo gli ultimi dati, sono ormai circa 33mila i neonati sottoposti allo screening, con un tasso di adesione del 90,6%. A differenza dello Sne previsto dai Lea, infatti, Genoma-Puglia non è obbligatorio: i genitori, dopo essere stati informati, devono firmare un consenso. In ogni caso, il servizio è totalmente gratuito ed è finanziato dalla Regione con circa 5 milioni di euro l’anno. Il numero di geni indagati, inizialmente più basso, è stato progressivamente ampliato fino agli attuali 433. Ma la differenza rispetto a quanto garantito dai Lea non è solo quantitativa. Lo screening genomico, infatti, oltre a cercare direttamente nel Dna alterazioni associate a un numero molto più ampio di patologie, permette continuamente di aggiornare il pannello di geni e malattie, sulla base delle nuove conoscenze e possibilità di cura. “Possiamo incrementarlo man mano che ci sono nuove scoperte e nuovi trattamenti”, spiega a ilfattoquotidiano.it Mattia Gentile, direttore dell’Unità complessa di Genetica medica dell’ospedale Di Venere della Asl Bari e responsabile clinico di Genoma-Puglia. Lo screening si concentra solo sulle condizioni per le quali scoprire precocemente un rischio può consentire di intervenire con una terapia, con la prevenzione o con controlli mirati. Non su tutto ciò che è scritto nel Dna.
La possibilità di intervenire prima che la malattia si manifesti è decisiva. Per alcune patologie, infatti, aspettare il comparire dei sintomi significa agire quando una parte del danno è già avvenuta. Gentile racconta il caso di una bambina che a circa un mese di vita appariva perfettamente sana, ma nella quale lo screening aveva individuato un’alterazione associata a una malattia che normalmente si sarebbe manifestata mesi più tardi con problemi nello sviluppo neuromotorio. Gli accertamenti successivi hanno confermato il rischio e la terapia è stata avviata subito. “La bambina sta andando bene”, spiega il genetista. Questo non significa però che trovare un’alterazione genetica equivalga automaticamente a diagnosticare una malattia. A una possibile positività devono seguire accertamenti, consulenza e, se necessario, la presa in carico da parte di un centro specializzato. Ed è anche qui che si gioca la possibilità di replicare il modello pugliese: oltre alle tecnologie e ai finanziamenti, servono una rete sanitaria e professionisti in grado di accompagnare rapidamente il bambino dalla segnalazione alla diagnosi e alle eventuali cure.
Negli anni anche altre Regioni, tra cui Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna, hanno anticipato il livello nazionale introducendo autonomamente alcune patologie negli screening o avviando progetti pilota. Ma sul fronte genomico la Puglia rimane un caso a sé. “Il nostro è uno dei programmi più importanti a livello mondiale nella sanità pubblica – sintetizza Gentile -. Nel resto d’Italia esistono sperimentazioni, ma non un servizio strutturale di queste dimensioni offerto a tutta la popolazione neonatale”. Di fatto, mentre una parte d’Italia deve ancora organizzarsi per applicare pienamente gli standard previsti dai nuovi Lea, una Regione è già a un livello ulteriore di prevenzione. Un primo nodo per portare il modello su scala nazionale è quello delle risorse. Il gruppo di Gentile sta lavorando a una valutazione più precisa del rapporto tra costi e benefici, considerando anche quanto può essere risparmiato, in spese sanitarie e assistenziali, evitando diagnosi tardive, ricoveri, disabilità e trattamenti iniziati quando la malattia ha già prodotto conseguenze permanenti. “Ma non è solo un problema di fondi”, avverte il genetista: servono laboratori, personale, centri specialistici e soprattutto un’organizzazione capace di prendere in carico i bambini individuati dallo screening.
La questione è già arrivata in Parlamento. Nel marzo 2025 i senatori Alberto Losacco e Beatrice Lorenzin hanno presentato un disegno di legge per inserire lo screening genomico neonatale nei Lea e offrirlo a tutti i nuovi nati. Il testo è stato assegnato alla commissione Sanità del Senato, ma il suo esame non è ancora iniziato. È la stessa direzione indicata a ilfattoquotidiano.it da Fabiano Amati, avvocato e promotore della legge regionale che ha dato origine a Genoma-Puglia: “Invece di continuare ad aggiungere una malattia alla volta, bisognerebbe inserire nei Lea lo screening genomico”, mantenendo il pannello limitato alle condizioni per le quali esistono terapie o possibilità concrete di intervento. Oggi, osserva, il programma pugliese viene finanziato con risorse proprie della Regione: significa che la possibilità di accedervi continua a dipendere dal territorio in cui si nasce. “È un problema di uguaglianza”, sottolinea Amati. Gentile ricorda che tecnologie che solo pochi anni fa sembravano difficili da utilizzare su larga scala oggi consentono al suo laboratorio di processare centinaia di campioni ogni settimana. La prospettiva dei prossimi anni è che lo screening genomico possa acquisire un ruolo progressivamente sempre più importante nella medicina preventiva. Resta il dubbio se questa evoluzione procederà, com’è successo finora, a velocità diverse da Regione a Regione. O se diventerà un’opportunità garantita a tutti i neonati dal Servizio sanitario nazionale.
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Eduardo Bolsonaro vive noite de celebridade na festa da extrema direita nos EUA
Na noite de quarta-feira (14), empresários conservadores, influenciadores digitais e autoridades do governo dos Estados Unidos se reuniram no Andrew W. Mellon Auditorium, na capital Washington, D.C., para a festa de gala da Hispanic Heritage, organizado pela plataforma financeira Latino Wall Street.
O homenageado do evento foi Javier Milei, presidente da Argentina. Seu principal aliado no Brasil, Eduardo Bolsonaro, foi um dos convidados de honra.
Na entrada, convidados trajados com roupas brilhantes e smokings cercaram Eduardo para tirar selfies e apertos de mão. Muitos perguntavam sobre o pai, Jair Bolsonaro, que cumpre em casa a pena de 27 anos de prisão por tentativa de golpe de Estado. Outros demonstravam entusiasmo com a liderança do irmão Flávio Bolsonaro no primeiro turno da disputa presidencial contra o presidente Luiz Inácio Lula da Silva.
Eduardo conversou com veículos de comunicação identificados com o movimento MAGA (“Make America Great Again”, um dos slogans de Donald Trump), como a ex-boxeadora Cara Castronuova, uma das correspondentes da Casa Branca alinhadas ao governo. Ele também posou ao lado de Javier Negre, comunicador espanhol apelidado de “Rei Midas da viralidade”. Negre é sócio de Fernando Cerimedo, marqueteiro argentino de extrema direita, detido em agosto na Bolívia, acusado de envolvimento em ataque a tiros contra a ex-companheira.
Em determinado momento, na entrada do evento, uma mulher que parecia ser uma das convidadas segurou o braço de Eduardo e ambos olharam para baixo, compenetrados. Eles rezavam pelo Brasil. Quem também tietava Eduardo Bolsonaro era a autointitulada diplomata espiritual, consultora de direitos humanos e empresária gaúcha Luciana Pananos, que mora nos EUA.
Do lado de dentro, iniciada a cerimônia, os oradores no palco falavam sobre acabar com a criminalidade e derrotar o socialismo na América Latina. Na plateia, os convidados, que pagaram entre US$ 3 mil e US$ 10 mil para participar do evento, saboreavam almôndegas de wagyu (carne bovina de origem japonesa), pato defumado com amoras, abacate recheado grelhado e filé-mignon bovino defumado.
“Vamos expulsar o ditador comunista do Brasil”, bradou o homenageado da noite, Javier Milei, após abraçar calorosamente Eduardo, que deu chutes no ar como se estivesse expulsando Lula do posto. O presidente da Argentina disse ainda que os conservadores “não podem ceder um centímetro em nossa reconquista do hemisfério”.
“Um discurso inspirador”
Após a fala de Milei, Eduardo discursou. Ele ponderou que o resultado da eleição ainda não estava definido. Mas o tom era abertamente comemorativo. “Quando confirmarmos a vitória do meu irmão, o senador Flávio Bolsonaro, como presidente do Brasil, vamos entrar em uma nova era, que eu chamo de Era de Ouro da América Latina!”
O deputado cassado adotava um dos slogans de Donald Trump, que costuma dizer que o país vive uma nova “era de ouro” sob sua batuta. “Temos tudo para ser iguais aos Estados Unidos”, completou Eduardo.
Durante o discurso, ele também louvou outros presidentes de extrema direita na América Latina, como Nayib Bukele, de El Salvador, e o colombiano Abelardo de la Espriella.
“Amamos todos aqueles que dificultam a vida dos criminosos”, declarou, acrescentando que “pela primeira vez veremos todos os países [da América Latina] combatendo o narcoterrorismo”. O público aprovou e aplaudiu entusiasmado. Um empresário do setor imobiliário que atua em Honduras disse à reportagem que considerou o discurso “inspirador” e que o Brasil deveria adotar o “modelo Bukele”.
Flávio e Eduardo já visitaram o CECOT, o megacomplexo penitenciário para onde o governo Trump enviou imigrantes que, segundo relatos, foram torturados. Se a vitória de Flávio Bolsonaro se concretizar, o Brasil pode integrar a coalizão Escudo das Américas, formada por 19 países da região e liderada pelos EUA.
“O melhor ainda está por vir”, declarou Eduardo Bolsonaro, prometendo libertar o Brasil, começando por seu pai.
Mais que entusiasta da candidatura do irmão à Presidência, Eduardo é um dos nomes mais cotados para se tornar o próximo ministro das Relações Exteriores do Brasil em um eventual governo de Flávio. Desde que se mudou para os EUA, no início de 2025, o filho 03 de Bolsonaro perdeu o mandato de deputado federal por faltar a mais de 80% das sessões e também foi despojado do emprego como investigador da Polícia Federal por abandono de posto.
No início de outubro, o ministro do Supremo Tribunal Federal Alexandre de Moraes expediu um mandado de prisão contra ele, após sua condenação a mais de quatro anos de prisão por fazer lobby junto ao governo Trump contra o Judiciário brasileiro. Mas, no universo MAGA, Eduardo é uma estrela e a eleição de seu irmão é tratada como um fato consumado.

Em conversa com jornalistas antes do evento, Eduardo descartou as preocupações com a ingerência dos EUA nas eleições brasileiras e voltou a repetir alegações sem fundamento que já foram contestadas: segundo ele, durante o governo de Joe Biden, a agência oficial de ajuda humanitária USAID, fechada por Trump em 2025, financiou ONGs e veículos de comunicação sob o pretexto de combater a desinformação, com o objetivo de impedir a reeleição de Jair Bolsonaro em 2022.
“O Brasil já sofreu uma interferência internacional. O que eu vejo agora é justamente o oposto”, afirmou. A primeira medida de um eventual governo de seu irmão seria “expurgar esse câncer chamado Alexandre de Moraes” do STF, disse ele, referindo-se ao ministro como um “tirano”. Caso contrário, seu irmão não conseguiria governar, na opinião do deputado cassado. Perguntado se voltaria para o Brasil mesmo com o pedido de prisão, Eduardo negou. “Eu não vou puxar uma cadeia sendo inocente, não”, afirmou.
Eduardo circulava pelo salão de baile acompanhado de perto pelo blogueiro de extrema direita Allan dos Santos. Foragido nos EUA desde 2021, quando teve prisão decretada pelo Supremo, o blogueiro é investigado em dois inquéritos sobre a criação de milícias digitais e propagação de fake news.

Presença frequente em eventos conservadores nos EUA, Eduardo também conversou informalmente com Matt Schlapp, presidente da Conferência de Ação Política Conservadora (CPAC), e sua mulher, Mercedes, que mencionou os Bolsonaro em seu discurso e previu que Flávio será eleito presidente do Brasil. “Colocamos a América Latina de volta nos trilhos”, afirmou ela.
Já no fim da noite, enquanto os convidados dançavam ao som de La Bamba, Conga e Macarena, a reportagem conversou com Lena Ruseva, que vestia um longo vestido vermelho estampado com o rosto de Trump e a frase “Drill, baby, drill” (“Perfure, baby, perfure”, slogan de Trump em alusão à exploração de petróleo).
Autodenominada artista America First, Ruseva contou que Milei havia gostado tanto do retrato que ela fez dele especialmente para a ocasião que quis ficar com a obra. Ela também demonstrou orgulho do quadro que teria dado de presente a Trump em um de seus aniversários.

Algumas de suas obras estavam expostas no salão e seriam leiloadas, com lances iniciais de US$ 10 mil. Entre elas, havia uma representação da bandeira americana com o contorno da América Latina. Eduardo Bolsonaro assinou a obra com letras douradas.
“Disse a ele que ficaria com o quadro até que se tornasse o próximo presidente do Brasil”, contou ela.
