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Mattarella sfida i magnati del tech: “Il controllo dei monopoli è libertà”. E cita Einaudi che li definiva “origine dei mali sociali”

21 October 2026 at 17:45

“Il controllo dei monopoli è libertà”. Sergio Mattarella richiama la battaglia del liberale Luigi Einaudi per lanciare un monito contro la concentrazione del potere economico e le pretese dei grandi magnati delle nuove tecnologie. E indica nell’Unione europea la dimensione indispensabile per raccogliere una sfida che non è soltanto economica, ma anche democratica. In una stagione segnata dall’ascesa dei sovranisti e dalle proteste dei giovani preoccupati per un futuro di diseguaglianze, Mattarella chiarisce la posta in gioco e indica una direzione.

Parlando al Quirinale durante la cerimonia per i Cavalieri del Lavoro, il capo dello Stato denuncia le “pretese neo-monopoliste” e punta il dito, senza il bisogno di fare nomi, contro i “cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”. Con particolare attenzione alle “tecnologie satellitari e l’intelligenza artificiale“, visto “il peso crescente che hanno assunto nella nostra vita quotidiana”. Perché nessuno sottovaluti i pericoli che corriamo, Mattarella si rifà a una battaglia del 1947, quella di Einaudi, futuro presidente della Repubblica, che all’Assemblea Costituente propose di stabilire che la legge non potesse essere “strumento di formazione di monopoli economici; ed ove questi esistano li sottopone a pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta”. Una proposta avanzata, sottolinea Mattarella, “proprio perché liberale“. Nei monopoli Einaudi individuava “l’origine più profonda e vera dei mali sociali”, collegandoli alla disoccupazione e alle disuguaglianze. La Costituzione avrebbe comunque previsto limiti all’iniziativa economica e la possibilità di riservare o trasferire determinate imprese alla proprietà pubblica, ma l’emendamento di Einaudi non entrò nella Carta. Ottant’anni dopo, Sergio Mattarella raccoglie e rilancia quella sfida, per affrontare problemi che i Costituenti non potevano immaginare.

Cos’è un monopolio? Una sola impresa che controlla l’offerta di un prodotto o servizio sul mercato. Ma i rischi ci sono anche se a dominare i mercati sono pochi grandi operatori. Il problema nasce quando la concentrazione del potere limita la concorrenza riuscendo a imporre prezzi e comportamenti. Se poi riguarda infrastrutture indispensabili la concentrazione economica può trasformarsi in potere politico. E se le decisioni private incidono sull’accesso a servizi essenziali, la questione non riguarda più solo l’economia di mercato, ma la capacità delle istituzioni democratiche di governare processi che coinvolgono milioni di persone e una dimensione globale difficile da affrontare con le sole politiche nazionali. Per questo Mattarella dice che “la prospettiva, anche quanto a dimensioni, è quella europea”. L’Europa dispone già di norme antitrust e del Digital Markets Act, quello che impone precisi obblighi alle grandi piattaforme digitali per garantire la concorrenza. Ma la velocità con cui si stanno sviluppando i nuovi mercati tecnologici e il loro valore su quelli finanziari pone sfide inedite. “È la crescente integrazione dell’Unione europea la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati”.

La sfida è concreta. Nelle comunicazioni satellitari, la dipendenza da operatori come Starlink, del gruppo SpaceX di Elon Musk, interroga l’autonomia europea in un settore strategico anche per la sicurezza e la difesa del vecchio continente, come sanno bene gli ucraini che al momento non hanno un’alternativa europea equivalente. L’Ue rincorre anche sul fronte dei semiconduttori e dei servizi cloud. Quanto all’intelligenza artificiale, tutto sembra ruotare intorno agli immensi data center. Infrastrutture costose ed energivore, nelle mani di pochi grandi operatori, per la maggior parte statunitensi. Il controllo di queste tecnologie condizionerà l’accesso al mercato di migliaia di imprese, compreso il piccolo commerciante. In Europa, dunque, la sfida è doppia: impedire che queste posizioni di forza soffochino mercato e concorrenza e liberarsi dalla dipendenza tecnologica verso aziende estere. Sullo sfondo, il rischio denunciato da Mattarella che le “pretese neo-monopoliste” si riflettano “sulle stesse libertà del nostro modello di vita”.

Per questo non basta affidarsi ai controlli delle autorità di Bruxelles. Serve una risposta politica comune ed è qui che il discorso del Capo dello Stato diventa politico: “Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa”, avverte. Un messaggio che parla anche alle nuove generazioni. Il presidente denuncia il malessere, l’insicurezza per il futuro e la fuga dei talenti, mentre richiama le fragilità dell’economia italiana, dai bassi salari alla scarsa produttività. “La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione“, ammonisce. E ricorda che “l’inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo”. Alla cerimonia per i Cavalieri del Lavoro, il filo che lega le parole e le preoccupazioni di Mattarella a quelle di Einaudi è la libertà. Anche quella di lavorare, fare impresa, costruire il proprio futuro senza subire il potere di pochi.

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Nasce la Fondazione Human AI: l’IA che lavora con le persone

21 October 2026 at 14:07

Nasce la Fondazione Human Ai, organizzazione che riunisce cinque imprese marchigiane – soci fondatori, insieme ai due promotori, Apra SpA (Jesi), Pluservice srl (Senigallia), Inim Electronics srl (Monteprandone), Campetella Robotics Center srl (Montecassiano) e Diatech Pharmacogenetics srl (Jesi) – attive nei settori di informatica, sicurezza elettronica, robotica, mobilità e farmacogenetica. La missione fondativa del progetto è l’applicazione dello Human AI Teaming, ovvero un’intelligenza artificiale che lavori accanto alle persone, non al loro posto. In concreto questo vuol dire creare squadre ibride in cui persone di età diverse e sistemi intelligenti collaborano in modo esplicito e governato, unendo la velocità di chi è cresciuto con gli strumenti digitali al giudizio di chi ha attraversato più di una crisi. La fondazione è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e dall’Associazione VRAI Lab, laboratorio che raggruppa ricercatori e ricercatrici di diverse università e le mette in contatto con centri di ricerca nazionali e internazionali.

Obiettivo del lavoro è portare concretamente l’intelligenza artificiale dentro le imprese e le organizzazioni italiane, rispettando tuttavia i principi etici europei. Particolare attenzione viene posta, inoltre, sulla Physical AI, ovvero l’intelligenza artificiale applicata a progetti e processi che si concludono con un prodotto fisico. L’applicazione di ciò si vede, per esempio, nelle lavorazioni artigianali verticali, come la produzione di cappelli e calzature, nella robotica per la filiera del vino e nel settore biomedico: ambiti in cui creatività e competenza umana non possono essere sostituite, ma i processi possono essere migliorati. Tra gli obiettivi attesi, misurabili nei prossimi cinque anni, ci sono l’apertura a realtà aziendali da tutta Italia, la nascita di dieci startup innovative specializzate in soluzioni AI, il coinvolgimento di almeno il 20% delle piccole e medie imprese marchigiane in programmi di formazione sull’intelligenza artificiale e la creazione di tre laboratori congiunti università-imprese.

Sul tavolo un fitto programma di incontri e collaborazioni: il calendario prevede a novembre un primo incontro con le imprese dedicato all’AI come leva di competitività, con un focus sugli incentivi e sugli strumenti di sostegno all’investimento; a febbraio un tavolo con la Regione Marche su intelligenza artificiale e politiche pubbliche, per costruire sinergie su risorse e specializzazione intelligente; tra aprile e maggio un secondo appuntamento con le imprese sulla governance e sulla conformità al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act), con particolare attenzione alla gestione del rischio e all’alfabetizzazione del personale; tra giugno e luglio una Summer School rivolta ai docenti delle scuole del territorio, con moduli dedicati anche agli studenti delle superiori, su etica e pensiero computazionale.

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Anthropic perde 80 miliardi nel primo semestre. “Investiremo 518 miliardi in un decennio per servizi cloud, calcolo e infrastrutture”

21 October 2026 at 13:10

La società Usa dell’intelligenza artificiale Anthropic ha chiuso il primo semestre 2026 con una perdita netta di 80,7 miliardi di dollari, in forte aumento rispetto ai 13 miliardi dello stesso periodo del 2025. A pesare, però, è soprattutto una posta contabile: 72 miliardi derivano dall’aumento del valore stimato dei titoli convertibili in azioni della società, legato alla crescita del suo valore di mercato. Si tratta di passività finanziarie ma non di costi operativi sostenuti in contanti. Resta comunque enorme il fabbisogno legato alla corsa all’intelligenza artificiale: nei primi sei mesi l’azienda ha speso quasi 9 miliardi per capacità di calcolo e infrastrutture, contro i 2,3 miliardi di un anno prima, e si è impegnata a investire almeno 518 miliardi nell’arco di dieci anni in servizi cloud, calcolo e infrastrutture.

Sul fronte dei ricavi, nel terzo trimestre la società che sviluppa il chatbot Claude secondo i media Usa è arrivata a quota 16,8 miliardi di dollari, in crescita del 45% sul trimestre precedente. Il rallentamento della crescita congiunturale, tuttavia, ha deluso alcuni investitori in vista della prevista quotazione a novembre, sulla quale si concentrano le aspettative dell’intero comparto dell’IA.

Nei giorni scorsi la startup di Dario Amodei ha organizzato nei giorni scorsi una giornata per gli investitori nella sua sede a San Francisco in vista dell’Ipo affrontando anche l’approccio ai rischi di sicurezza, l’aspetto che ha portato Amodei allo scontro prima con il Pentagono e poi con la Casa Bianca. Una crisi che al momento appare rientrata ma che è destinata probabilmente a condizionare i rapporti di lungo periodo fra l’amministrazione e Anthropic.

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