❌

Normal view

Arqueológos encontram moeda em cima de túmulo de criança romana e sugerem que objeto seria a porta de entrada para o submundo

21 October 2026 at 21:17

Uma nova descoberta durante escavações arqueológicas na cidade de Stara Zagora, na Bulgária, revelou uma necrópole e vestígios de diversos objetos da época romana. Entre os tesouros, havia uma moeda e um par de brincos posicionados em cima de um túmulo infantil, o que arqueólogos sugerem ser uma oferenda para os deuses do submundo.

Os romanos costumavam colocar uma moeda em cima dos túmulos para pagar o barqueiro que transportaria suas almas para o submundo. O ritual tem origem grega, mas foi incorporado a outras culturas com o passar do tempo.

A moeda encontrada é um antoniniano do imperador Aureliano, cunhado em Sérdica, nome antifo de Sófia, atual capital da Bulgária, entre 274 e 275 d.C. A estrutura funerária também foi datada desse mesmo período, informou o Museu de História Regional de Stara Zagora em uma publicação do Facebook.

Durante a escavação, também foram descobertos vestígios e objetos de outros períodos, como do final do século II ao século IV, dos séculos IV a V, dos séculos XVII a XVIII e do final do século XIX ao século XX.

A necrópole compreende 135 estruturas funerárias de variados tipos: covas simples contendo restos cremados; covas simples cobertas com telhas; covas simples cobertas com tijolos; covas simples cobertas com lajes de pedra e covas simples sem cobertura.

Necrópole encontrada durante escavação na Bulgária
Necrópole encontrada durante escavação na Bulgária • Reprodução/Facebook/Museu de História Regional de Stara Zagora

Os arqueólogos afirmaram que dois ritos funerários eram praticados na época: quatro dos sepultamentos envolviam cremação, enquanto os demais envolviam inumação, quando os restos mortais são colocados direto na terra.

Arqueólogos encontram passagens secretas subterrâneas incas

 

“Non è mai troppo tardi per diventare se stessi”, Julianne Moore alla Festa del Cinema di Roma. Jesse Eisenberg le cuce addosso un ruolo tra teatro, comicità ed emancipazione

21 October 2026 at 17:45

“Non è mai troppo tardi per diventare se stessi. È un percorso. Non importa da dove parti, dove vivi, chi sei. Conta che a un certo punto arriva una rivoluzione dentro di te e la devi vivere. E sono felicissima e grata a Jesse per questo ruolo che mi ha riempito di gioia”. Non si percepisce alcun filtro nelle parole grate ed entusiastiche di Julianne Moore, alla 21esima Festa del Cinema di Roma dove riceverà il Premio alla Carriera e dove accompagna, da protagonista, il terzo film di Jesse Eisenberg, The Debut.

Una commedia brillante che sa di “lettera d’amore” al teatro (“ma quello amatoriale, un po’ buffo, casalingo…” chiosa l’attore e regista americano) ma che è anche, e soprattutto, il ritratto di una donna rimasta bambina che “cresce” grazie all’esperienza terapeutica della recitazione teatrale. Mona è infatti una timidissima casalinga del New Jersey, moglie e madre di figli laureandi. Ha trascorso l’esistenza nell’invisibilità, nella distrazione della famiglia d’origine e ora nell’indifferenza di quella da lei formata. Quando si appresta a fare un provino per un ruolo secondario nel musical teatrale “Vicini ficcanaso” non sa cosa l’attende.

Scritto e pensato da Eisenberg appositamente per Moore, il film la vede impegnata in uno dei personaggi più vibranti della sua carriera, ruolo che Julianne esprime con il talento che la contraddistingue e che, probabilmente, la proietterà nella corsa verso un suo secondo premio Oscar. “Jesse in realtà mi ha donato due ruoli. Uno era quello di Mona, molto timida, servile, invisibile. L’altro era quello della mutazione in Miss Danielle, il personaggio teatrale. Il teatro le fa da psicoterapia verso un’emancipazione organica, la fa diventare adulta”, spiega l’attrice ben lontana dal dimostrare i suoi 65 anni. The Debut, di fatto, è un film sul doppio processo: da una parte, quello di assunzione di una maschera, ovvero di ingresso in un personaggio immaginario, dall’altra quello di costruzione di una personalità che non ha mai avuto l’opportunità di formarsi. Partner perfetto in questi siparietti di training teatrali è Paul Giamatti, che interpreta il regista “psicologo” della povera Mona. E Julianne è clamorosa nel tradurre sul proprio corpo e voce lo shock di Mona vs Miss Danielle, dove una combatte contro l’altra, in un gioco di maschere eccezionale.

“Spesso ci viene chiesto dove si incontrano la vita dell’attore e quella dei suoi personaggi. Per quanto mi riguarda, il mio metodo consiste nell’avvicinarmi quanto più possibile al mondo emotivo dei personaggi che incarno. La collisione arriva gradualmente, e si compie quando le nostre soggettività, cioè le percezioni di mondo e le emozioni che esse comportano, arrivano quasi a coincidere. È proprio per tutto questo che amo il mio lavoro”, sottolinea Moore. Ed è dunque meraviglioso vederla nella sua “mutazione” comportamentale che entra fin troppo nel suo personaggio fino a diventarlo, in un crescendo del film che tocca notevoli toni di comicità. “È basato sulla mia vita”, spiega Eisenberg. “Da bambino frequentavo la comunità teatrale per via della mia famiglia. Il tono che ho voluto in The Debut è surreale, non realistico. Ma le emozioni che lo attraversano sono assolutamente agganciate alla realtà. Quanto a Julianne: senza di lei non ci sarebbe stato alcun Debut. È un’attrice drammatica favolosa ma è anche un… clown!”

The Debut, già osannato al Festival di Toronto, sarà nelle sale italiane dal 1° gennaio e certamente cavalcherà la Award Season in diverse categorie. Nella giornata dedicata ai “debutti”, è giusto dedicare alcune parole al film concorrente Ulya del lettone Viesturs Kairiss. Opera virtuosa in bianco e nero, racconta la biografia della leggendaria giocatrice di basket lettone Uļjana Semjonova, dotata della straordinaria altezza di 2,13 metri. Il film, che ha visto la sua première al Festival di Cannes, mette a fuoco la sua difficile adolescenza, le origini contadine nella Lettonia sovietica del 1964, il “debutto” nel basket, il bullismo, la solitudine, ma anche i sogni, le speranze e le gioie che nel tempo seppe costruirsi. Un film interessante, visivamente vibrante, e con un protagonista prodigioso – Kārlis Arnolds Avots – che ha voluto a tutti i costi vestire i panni della giovane e collaborare alla sceneggiatura. È il candidato della Lettonia ai prossimi Oscar.

L'articolo “Non è mai troppo tardi per diventare se stessi”, Julianne Moore alla Festa del Cinema di Roma. Jesse Eisenberg le cuce addosso un ruolo tra teatro, comicità ed emancipazione proviene da Il Fatto Quotidiano.

La herencia genética de Roma perduró en la Península tras las incursiones de los visigodos

21 October 2026 at 16:00
Restos de una de las mujeres conocidas como las princesas suevas halladas en Mérida.

Un nutrido equipo de arqueólogos y genetistas ha encontrado algo que no entienden, pero saben que es único. Son dos muertos, un hombre y una mujer, enterrados alrededor del siglo V con honores junto a joyas casi idénticas. Lo extraordinario es que entre las tumbas de ambos hay 725 kilómetros. Una estaba en Augusta Emerita, la actual Mérida, capital regional de la Hispania romana. La otra yacía cerca de la cuneta de una de las grandes calzadas romanas, en una diminuta localidad llamada Ildum, en la costa mediterránea. Lo que les rompe la cabeza a los científicos es que el análisis de ADN muestra que eran hermanos. Es la mayor distancia jamás registrada entre dos personas tan emparentadas en un estudio de este tipo. ¿Quiénes eran y por qué fueron enterrados a una distancia así, de casi un mes a pie o quince días a caballo?

Seguir leyendo

Reconstrucción de las joyas de una de las mujeres enterradas en Augusta Emerita con las joyas que llevaba.

Ponte sullo Stretto, acquisiti documenti da ministero e società nell’ambito dell’inchiesta per corruzione

21 October 2026 at 12:02

Nell’ambito dell’inchiesta per corruzione sul Ponte sullo Stretto di Messina, la Procura di Roma “ha delegato i Carabinieri del Ros all’esecuzione di un ordine di esibizione nei confronti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Cipess”, il Comitato per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio, “della società Ponte sullo Stretto e del Consorzio Eurolink, finalizzato all’acquisizione della documentazione predisposta e inviata alla Corte dei conti nell’ambito dell’attività di controllo” sui provvedimenti relativi alla grande opera. È l’ultimo sviluppo, comunicato dalla stessa Procura, dell’indagine emersa lo scorso giugno, quando era stato emesso un decreto di perquisizione nei confronti dei tre indagati: Tommaso Miele, magistrato in pensione ed ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato ed ex consigliere di amministrazione della “Stretto di Messina Spa”, e Vincenzo Virgiglio, imprenditore di Reggio Calabria.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Virgiglio e Saccomanno hanno avvicinato Miele – mentre era ancora in carica – per “condizionare l’esame di legittimità della Corte dei conti sull’approvazione del progetto definitivo” della grande opera, terminato con una bocciatura. In cambio, hanno promesso al magistrato “il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata”. Nelle intercettazioni emerse dagli atti, l’ex presidente aggiunto definiva “deficienti” i colleghi che avevano negato il visto di legittimità, spiegando a Virgiglio di non aver partecipato a una manifestazione per evitare le domande dei giornalisti sulla questione, e rivendicando la sua vicinanza al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: “I miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza“.

L'articolo Ponte sullo Stretto, acquisiti documenti da ministero e società nell’ambito dell’inchiesta per corruzione proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ghali difende Spin Time a Roma: «Grazie a chi lo tiene vivo». E sulle proteste di Milano: «Ascoltate i giovani»

21 October 2026 at 11:21

Il rapper alla Festa del Cinema di Roma per il film A Mare, girato con le famiglie degli immobili occupati. Poi interviene sugli scontri di Milano: «Non confondiamo chi manifesta pacificamente con chi usa la violenza».

Ghali prende posizione sul caso Spin Time e difende l’esperienza della comunità che vive nell’immobile occupato di Roma. Lo fa dal Maxxi, in occasione della Festa del Cinema, dove ha partecipato alla presentazione di A Mare, il film di Alessandra Cutolo che racconta le storie di alcune famiglie migranti residenti negli edifici Spin Time e 4 Stelle.

«Grazie a chi fa parte di Spin Time e chi si è impegnato ogni giorno per tenerlo vivo», ha dichiarato il rapper, esprimendo pubblicamente il proprio sostegno a una realtà abitativa e sociale da tempo al centro del dibattito cittadino.

Spin Time e il film sui bambini migranti

La pellicola segue un gruppo di madri e figli provenienti da Nigeria, Etiopia, Senegal, Marocco, Eritrea e Tunisia durante una giornata al mare. Un viaggio apparentemente spensierato che assume un significato drammatico quando scompare il piccolo Adonai, facendo riaffiorare il ricordo delle traversate del Mediterraneo.

La partecipazione di Ghali al progetto nasce da un episodio imprevisto. Durante una scena girata in treno, i bambini hanno iniziato spontaneamente a cantare Casa mia, il brano presentato dall’artista a Sanremo nel 2024. Come raccontato dalla regista, inizialmente si temeva di dover eliminare la sequenza per i costi dei diritti musicali. Contattato dalla produzione, Ghali ha invece autorizzato gratuitamente l’utilizzo della canzone, dopo aver visto il film, e ha accettato di assistere alla proiezione romana.

Gli scontri di Milano: «La protesta è un diritto»

A margine della presentazione, il cantante è intervenuto anche sulle manifestazioni che hanno interessato Milano e sul malcontento sociale che attraversa il Paese. Intervistato dal Tg3, Ghali ha sostenuto che le mobilitazioni rappresentano la richiesta di risposte a problemi che riguardano non soltanto i giovani, ma anche le altre generazioni. Da qui il suo invito alle istituzioni e alla società ad ascoltare le ragioni di chi protesta.

Sul ricorso alla violenza durante i cortei, il rapper ha chiesto di evitare generalizzazioni, distinguendo nettamente gli autori degli scontri dai manifestanti pacifici. «Non distraiamoci, sono due cose ben distinte, chi sta usando la violenza e chi scende in piazza a manifestare il proprio diritto», ha sottolineato.

Dalla questione abitativa romana alle tensioni sociali milanesi, Ghali conferma così la propria attenzione ai temi dell’inclusione e delle disuguaglianze, affidando alla ribalta della Festa del Cinema un intervento che si spinge oltre la presentazione del film.

L'articolo Ghali difende Spin Time a Roma: «Grazie a chi lo tiene vivo». E sulle proteste di Milano: «Ascoltate i giovani» proviene da Affaritaliani.it.

Champions, la Roma brilla e il Napoli evita guai: tutti i risultati, la nuova classifica e i match in programma oggi

21 October 2026 at 10:40

Il Napoli vince, ma soffre fino all’ultimo contro il Bodo Glimt: finisce 4-3 una partita che regala tre punti pesanti alla squadra di Massimiliano Allegri. Gli azzurri passano in vantaggio dopo appena un minuto con Politano, ma Hauge pareggia al 27′. Al 41′ è McTominay a riportare avanti il Napoli, prima del nuovo pareggio dei norvegesi con Helmersen al 62′. Ancora McTominay firma il 3-2 al 75′, poi l’autorete di Bjortuft all’88’ sembra chiudere definitivamente i conti. In pieno recupero, però, Fet segna il 4-3 e costringe gli azzurri a soffrire fino al fischio finale.

Una vittoria che non cancella i problemi del Napoli, come sottolinea lo stesso Max Allegri: “La cosa che dobbiamo assolutamente migliorare è la sensazione di fragilità. Quando sei fragile, attacchi anche peggio”. Il tecnico insiste sulle difficoltà difensive e sui troppi palloni concessi agli avversari, spiegando anche la scelta di utilizzare De Bruyne – “straordinario” – davanti alla difesa per far riposare Lobotka. Il belga ha fornito una grande prestazione: caso chiuso e pace con l’allenatore? Da capire. Mentre sulla doppietta decisiva dello scozzese Allegri avverte: “McTominay ha fatto due gol, ma non è ancora il vero Scott”.

Tutto più semplice per la Roma, che travolge 4-0 lo Slovan Bratislava e conquista la prima vittoria stagionale in Champions. Hermoso sblocca il risultato al 21′, Molina raddoppia al 39′, poi nella ripresa Pisilli e Malen su rigore completano il poker. Gian Piero Gasperini può essere soddisfatto soprattutto delle risposte arrivate dalle rotazioni: “Queste risposte sono importanti perché consentono di andare avanti con fiducia e allargare la rosa dei potenziali titolari un po’ a tutti”. Resta però la preoccupazione per gli infortuni, a partire da quello di Pellegrini, in vista delle prossime sfide europee contro Manchester United e Psg.

L'articolo Champions, la Roma brilla e il Napoli evita guai: tutti i risultati, la nuova classifica e i match in programma oggi proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Con la serie sul mio rapimento ho fatto i conti con le mie paure e con il trauma vissuto da bambino”: la storia di Farouk Kassam arriva in tv

21 October 2026 at 10:09

Sono passati 32 anni da quando Farouk Kassam venne rapito in Sardegna a soli 7 anni sotto gli occhi dei genitori e della sorellina, eppure rivivere quel lungo periodo di prigionia durato 177 giorni per portarlo sul piccolo schermo non è stato facile per il protagonista, coinvolto nel progetto presentato alla Festa del Cinema di Roma e che arriverà su Rai 1 a partire dal 16 novembre. “L’ho vissuto come un modo per tornare a confrontarmi con il trauma vissuto da bambino, e imparare a fare i conti con le mie paure. Riccardo Russo, il produttore, ha insistito perché diventassi parte di questo progetto ormai cinque anni fa”, racconta Farouk, come riporta “Il Messaggero”. “All’inizio è stato difficile. Un conto è fare un documentario o un programma televisivo, ma in una serie bisogna cercare di rappresentare la realtà”.

L'articolo “Con la serie sul mio rapimento ho fatto i conti con le mie paure e con il trauma vissuto da bambino”: la storia di Farouk Kassam arriva in tv proviene da Il Fatto Quotidiano.

Quando l’AI decide chi è credibile, chi risponde dell’errore?

21 October 2026 at 07:30

L’intelligenza artificiale non si limita più a raccogliere informazioni sulle persone. Sempre più spesso contribuisce a valutarle

Il salto decisivo dell’intelligenza artificiale non avviene quando una macchina racconta chi siamo. Avviene quando qualcuno comincia a decidere su di noi sulla base di quel racconto. Finché l’AI organizza informazioni, possiamo discutere di accuratezza, fonti, errori e contesto. Quando quelle stesse informazioni diventano la base per assumere una persona, concedere un credito, scegliere un manager o valutare un partner, entriamo in un territorio diverso: quello del giudizio.

La reputazione diventa uno strumento di giudizio

È qui che la reputazione smette di essere soltanto immagine e diventa infrastruttura decisionale. Un sistema può analizzare curriculum, articoli, registri pubblici e migliaia di documenti in pochi secondi. Ma chi garantisce che abbia distinto un’accusa da una condanna, un’opinione da un fatto accertato, un omonimo dalla persona realmente esaminata? E soprattutto: chi decide quale peso attribuire a ogni informazione?

L’equivoco più pericoloso consiste nel confondere la capacità di elaborare dati con la capacità di esprimere giudizi attendibili. Un algoritmo può essere impeccabile nel raccogliere i fatti e profondamente sbagliato nel trasformarli in un giudizio. La frequenza con cui una notizia compare online non ne certifica la verità. La quantità dei documenti non stabilisce automaticamente la gravità di un episodio. E una correlazione non è una responsabilità.

AI Act e GDPR: la responsabilità non può essere delegata

Il legislatore europeo ha già riconosciuto la delicatezza del problema. L’AI Act considera ad alto rischio alcune applicazioni utilizzate nella selezione del personale e nella valutazione del merito creditizio; il GDPR prevede tutele specifiche rispetto alle decisioni esclusivamente automatizzate che producono effetti giuridici o incidono significativamente sulle persone. Ma nessuna norma, da sola, risolve la questione centrale: la responsabilità umana non può scomparire dietro l’efficienza della macchina.

Non credo che la soluzione sia impedire all’intelligenza artificiale di partecipare ai processi decisionali. Sarebbe poco realistico e probabilmente anche sbagliato. Un sistema capace di confrontare grandi quantità di informazioni può migliorare una valutazione. Il problema nasce quando la velocità viene scambiata per affidabilità e quando il cosiddetto “controllo umano” si riduce alla firma finale su una conclusione già formulata dall’algoritmo.

Trasparenza e diritto di contestare le decisioni

Dovremmo allora pretendere una regola semplice: nessun giudizio algoritmico rilevante dovrebbe essere considerato affidabile se non è possibile ricostruire quali informazioni lo hanno prodotto, verificarne la provenienza, comprenderne i limiti e sapere chi se ne assume la responsabilità. E dovrebbe essere possibile correggere non soltanto il dato sbagliato, ma anche il giudizio che continua a produrre conseguenze dopo che quel dato è stato rettificato.

C’è poi un aspetto ancora più insidioso. Quando un giornale pubblica un’informazione inesatta, esistono un autore, un direttore, una testata e una procedura di rettifica. Quando quella stessa informazione entra in un sistema automatico che contribuisce a escludere qualcuno da un’opportunità, la catena delle responsabilità diventa molto meno visibile. Il danno può prodursi senza che la persona sappia quale valutazione lo abbia determinato.

La domanda, quindi, non è se l’intelligenza artificiale saprà giudicarci meglio degli esseri umani. È quali giudizi siamo disposti a delegarle, sulla base di quali prove e con quale possibilità di contestazione.

Abbiamo costruito una società nella quale la reputazione dipende sempre più dalle informazioni disponibili. Ora rischiamo di costruirne una nella quale quelle informazioni decidono automaticamente opportunità, esclusioni e destini professionali. Il vero pericolo non è che le macchine imparino a giudicarci. È che gli esseri umani smettano di sentirsi responsabili dei giudizi che affidano loro.

L'articolo Quando l’AI decide chi è credibile, chi risponde dell’errore? proviene da Affaritaliani.it.

❌