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Gli autotrasportatori fermi a Napoli: “Protestiamo contro il caro vita, lottiamo per tutti”

In Campania prosegue la protesta degli autotrasportatori e aumentano i disagi per i cittadini. Quasi tutti i distributori di benzina nella città di Napoli hanno esaurito le scorte di carburante e fuori le poche stazioni di servizio ancora attive, per tutta la mattinata si sono create code di decine di auto e persone con le taniche in mano per un rifornimento extra. Nei supermercati gli scaffali sono sempre più vuoti e in alcuni punti vendita non è certa la riapertura nei prossimi giorni se dovesse proseguire il blocco dei rifornimenti. “Noi stiamo protestando per tutti – ci spiega uno degli autotrasportatori in presidio a via Brecce, nel blocco davanti al deposito di carburante nei pressi del porto di Napoli – protestiamo contro il caro gasolio e in generale contro il caro vita. E su questi temi non abbiamo avuto ancora nessuna risposta dal governo, non è possibile pagare il gasolio ad oltre 2 euro e 40 a litro, costi che si aggiungono poi all’aumento dei prezzi in generale, ci stanno portando verso la rovina”.

Gli autotrasportatori minacciano di proseguire il blocco fino al 27 ottobre, data del prossimo incontro con il governo e intanto puntano il dito contro l’esecutivo reo di non ascoltare le motivazioni degli autisti che non riescono più a sostenere i costi del carburante. Una contestazione che in Campania ha letteralmente bloccato per tutto il giorno i collegamenti con la rete autostradale. “Facciamo un appello al governo – dicono i manifestanti dal presidio di Casoria, in provincia di Napoli – i circa 400 milioni di cui parlava ieri il ministro Salvini a noi non interessano, così come non interessano gli sgravi fiscali, i risultati li vogliamo vedere davanti al distributore di benzina quando abbasseranno i prezzi, altrimenti da qui non ce ne andiamo. Vogliamo risposte concrete su come poter sostenere il costo del carburante che sta rendendo impossibile per noi lavorare e il costo della vita in generale che ormai è diventato insostenibile per molte famiglie non solo al sud”.

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Italia sospecha que el caos de Milán no fue espontáneo y cree que un actor extranjero pudo agitar a los jóvenes

La primera reacción del Gobierno italiano de Giorgia Meloni a los incidentes de Milán del fin de semana ha sido, como en muchos otros momentos de crisis y más aún cuando hay elecciones a la vista, aprobar un decreto con nuevos delitos que endurecen las medidas de seguridad. Ya van ocho decretos en cuatro años, más otras normas y proyectos de ley. Además, ha habido críticas a la escasa presencia policial, pues un gran despliegue no se hizo hasta el lunes. Pero al margen de que las protestas surgen de un claro descontento social, los servicios de inteligencia italianos van más allá: el análisis de las redes sociales de esos días indica que no todo fue tan espontáneo en la movilización de unos 2.000 chavales, sin ninguna organización ni reivindicación, que súbitamente se dirigieron al centro de Milán y rompieron escaparates para robar zapatillas y ropa de marca. “Es el punto culminante de una guerra híbrida”, ha dicho sin rodeos el ministro de Defensa, Guido Crosetto, que desde hace años alerta sobre el problema.

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© Stringer (REUTERS)

Varios jóvenes corren por el centro de Milán en los incidentes del pasado domingo.
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Protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti, A1 chiusa al bivio con la A30: code e disagi nel Casertano

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti continua a provocare disagi alla circolazione in Campania. Dalle 7 circa di questa mattina, mercoledì 21 ottobre, è stato temporaneamente chiuso il nodo tra l’autostrada A1 Milano-Napoli e la A30 Caserta-Salerno per i veicoli provenienti da Roma, a causa della manifestazione che sta interessando la sede autostradale. Le ripercussioni sul traffico si concentrano nel tratto casertano. Si registrano tre chilometri di coda tra Caserta Nord e il bivio con la A30 in direzione Napoli, mentre altri due chilometri di rallentamenti interessano il tratto tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma. Lunghe file di mezzi pesanti sono segnalate anche nella zona di Caserta Sud.

La mobilitazione ha comportato inoltre la chiusura della stazione di Nocera Pagani in uscita, per chi proviene da entrambe le direzioni, e del nodo tra la A1 e la strada provinciale 1 di Casoria per i veicoli provenienti da Roma e diretti verso la statale 7 Appia. Sul posto sono presenti le pattuglie della Polizia stradale e il personale del sesto Tronco di Cassino di Autostrade per l’Italia, impegnati nella gestione della viabilità e nell’assistenza agli automobilisti.

I percorsi alternativi

Per limitare i disagi, Autostrade per l’Italia ha indicato diversi itinerari alternativi. Agli automobilisti provenienti da Roma e diretti a Napoli viene consigliato di uscire a Caserta Nord, percorrere la viabilità ordinaria e rientrare in autostrada a Caserta Sud. Chi è diretto a Salerno o deve proseguire sulla A30 in direzione sud è invitato, invece, a uscire a Caserta Nord, seguire le indicazioni per Maddaloni e rientrare sulla A30 attraverso la stazione di Maddaloni.

Per chi proviene da Napoli, l’indicazione è di utilizzare il nodo A1 Nord-A30 Sud fino all’uscita di Maddaloni, percorrere la viabilità ordinaria lungo la statale 700 in direzione nord e rientrare sull’A1 alla stazione di Santa Maria Capua Vetere, in direzione Napoli.

La protesta continua nonostante l’intervento del Governo

La mobilitazione in Campania prosegue nonostante l’incontro tenutosi a Milano tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e i rappresentanti della categoria (leggi l’articolo di Chiara Brusini sui fondi stanziati). Al termine del confronto, il Governo ha annunciato lo sblocco di 480 milioni di euro destinati al settore e ulteriori interventi, fissando per il 27 ottobre un nuovo tavolo di confronto.

Le misure annunciate non hanno tuttavia fermato la protesta nella regione, dove i presidi continuano a incidere sulla circolazione autostradale. La mobilitazione interessa anche la A30 Caserta-Salerno: nei giorni scorsi erano stati segnalati presidi e code in corrispondenza del casello di Nola. Diversa la situazione in Sicilia, dove il Comitato dei trasportatori ha annunciato la revoca del fermo, pur in presenza di alcuni presidi ancora attivi sull’isola.

Rischio per i trasporti pubblici

Martedì sera l’Ente Autonomo Volturno (Eav) ha annunciato il taglio dei servizi su gomma da oggi almeno sino al 24 ottobre quando potrebbero fermarsi metro e treni, a causa della carenza di carburante a disposizione e restano a rischio i trasporti su mare verso Ischia e Procida. Tagli alle corse in vista anche per Air Campania. Nel frattempo, la psicosi tra i cittadini si alimenta: sono segnalati sempre più distributori a secco, con lunghe code alle pompe con riserve di carburante specialmente a Napoli e si moltiplicano anche i supermercati con gli scaffali vuoti, per carenza di prodotti freschi. È segnalata in difficoltà l’Asia per il recupero dei rifiuti.

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Protesta dei tir, Salvini annuncia “un miliardo” ma i nuovi fondi si fermano a 160 milioni (da trovare). E i rimborsi in arrivo erano bloccati da 7 mesi

“Abbiamo sbloccato un miliardo di euro”. Parola del viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi che, dopo l’incontro in Prefettura a Milano con le associazioni di rappresentanza degli autotrasportatori in protesta, ha annunciato “da domani” il rimborso degli extracosti dovuti al caro gasolio. Dal canto suo Matteo Salvini, pur ostentando soddisfazione, ammette che “è l’inizio di un percorso”. La realtà è che le risorse nuove che dovrebbero arrivare via decreto legge nei prossimi giorni si fermano a poco più di 160 milioni. E i pagamenti in arrivo non sono altro che aiuti già attesi da almeno sette mesi (una parte è ancora più risalente nel tempo) ma che finora sono rimasti sulla carta. Non a caso le sigle di categoria hanno già in agenda un altro vertice tra una settimana – il 27 ottobre, stavolta al ministero – per verificare che stavolta i ristori arrivino a destinazione. E se il Comitato dei trasportatori siciliani ha revocato il fermo, in Campania e Calabria i blocchi rimarranno. Con il rischio che la carenza di prodotti nei supermercati si aggravi.

Il primo e più importante punto dell’intesa di martedì è lo sblocco immediato dei pagamenti dei crediti di imposta pari al 70% della maggior spesa per il gasolio sostenuta tra marzo e agosto rispetto ai costi di febbraio, prima dell’inizio della guerra in Iran e della conseguente esplosione dei prezzi. Un supporto previsto già dal decreto varato dal governo il 18 marzo, quello che ha riconosciuto il primo taglio delle accise per gli automobilisti. Da allora a fine settembre oltre 30mila aziende hanno fatto domanda. “Erano stati stanziati 100 milioni poi via via aumentati fino ad arrivare a 434“, spiega Sergio Lo Monte, segretario nazionale di Confartigianato Trasporti e segretario di Unatras, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali dell’autotrasporto merci. “Ma tra mancanza di liquidità e burocrazia che si è messa di traverso non è mai arrivato un euro”. Considerato che tra febbraio e agosto il rincaro medio alla pompa è stato di circa 33 centesimi al litro, con punte di oltre 40 centesimi in aprile e agosto, un’impresa con una piccola flotta di cinque camion e un consumo medio mensile di 15mila litri ha speso 4.900 euro in più ogni mese, 30mila nel semestre, senza ricevere alcuna compensazione.

“Ora ci è stato assicurato lo sblocco”, prosegue Lo Monte, “con l’aggiunta di ulteriori 50 milioni al plafond, per coprire tutte le domande. In più ci hanno annunciato che sono stati trovati altri 60 milioni che consentiranno di coprire anche settembre e ottobre: le domande si faranno nella prima decade di novembre e tra gennaio e febbraio dovrebbero arrivare i versamenti. E il termine del 31 dicembre per la fruizione è stato prorogato al 31 marzo, altrimenti chi non aveva scadenze fiscali da compensare avrebbe perso i crediti”.

Nel decreto legge che dovrebbe arrivare a giorni entrerà anche, è la promessa, “il rafforzamento della clausola di adeguamento automatico dei corrispettivi versati dal committente al prezzo del gasolio, il cosiddetto il fuel surcharge. Abbiamo chiesto che venga prevista per legge l’incidenza e che vengano fissati parametri certi in modo che valga per tutti i contratti, anche quelli in forma non scritta, che sono quelli prevalenti e diffusi soprattutto al Sud. In questo modo ci sarà automaticamente la possibilità per gli autotrasportatori di ribaltare il sovra-costo in fattura“.

A novembre infine è stato garantito l’arrivo del contributo noto come marebonus, riservato alle imprese insulari che utilizzano le “Autostrade del mare“. Anche qui ci sono contributi che “non vengono pagati fin dalle annualità 2023-24 e 2024-25”, racconta il segretario di Unatras. “Mancava la cassa, ora verranno avviati i pagamenti grazie a un’altra sessantina di milioni”. Ma per finanziare anche gli imbarchi del 2026 serviranno altre risorse, pena ritrovarsi di nuovo di fronte a una pila di istanze non pagate.

Ma come si arriva al “miliardo” evocato da ministro e viceministro? “Si è parlato anche del fondo da 590 milioni per il rinnovo del parco veicolare, destinato a incentivare la sostituzione dei mezzi più inquinanti. C’era già il decreto interministeriale, ma anche quella misura è bloccata da marzo al ministero dell’Economia. Ci dicono che dobbiamo sostituire i veicoli inquinanti e poi…”. E poi, stando a Salvini, “ci sono normative europee che limitano la possibilità di allocare questi soldi”. E qui la quadra è ancora da trovare: “Siamo in una discussione serrata con Bruxelles”. Come dire: l’attesa non è ancora finita.

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'You Break it, You Pay!': Meloni Enacts Emergency Decree Against Multicultural Youth Riots

In a swift response to an outbreak of French-style youth unrest in Milan, Giorgia Meloni's government has approved a decree empowering police and prosecutors to pursue rioters, including those under 18.

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Meloni aprueba por decreto el arresto preventivo de menores y que sean imputables desde los 14 años

Mano dura de la ultraderechista Giorgia Meloni contra los menores que cometen actos violentos en la calle. El Gobierno italiano ha aprobado este martes, después de un día de intensas negociaciones, un decreto con polémicas medidas de seguridad especialmente pensadas para menores, tras los incidentes y saqueos del fin de semana en Milán, donde el 80% de los 271 detenidos no llegaban a la mayoría de edad. Algunas de ellas ya habían sido anunciadas en julio, en medio de fuertes críticas de la oposición, e insertadas en un proyecto de ley que aún se está tramitando en el Parlamento, pero ahora se aplicarán de inmediato: el arresto preventivo o retención en comisaría de 12 a 24 horas —que no es exactamente una detención, que implica la comisión de un delito— de menores antes de movilizaciones públicas, si se sospecha que pueden delinquir, y la rebaja de la imputabilidad penal de 18 a 14 años. También se prevé hacer pagar a los padres los daños materiales causados por sus hijos y se crea el delito de “participación violenta en una manifestación”, penado con hasta cinco años de cárcel.

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Un grupo de jóvenes rompe un escaparate en Milán en los incidentes del pasado domingo.
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La guerriglia di Milano causata dalla “guerra ibrida”? Salvini scarica Crosetto: “Ho letto di cose strambe, i russi…”

“Ho letto di cose strambe, i russi…”. Il vicepremier Matteo Salvini risponde così ai cronisti che gli chiedono dell’ipotesi di “una regia” dietro gli scontri del fine settimana a Milano. Uno scenario che era stato evocato nel corso della mattinata di oggi dal ministro della Difesa Guido Crosetto: “I fatti di Milano e di altre parti d’Italia sono il frutto, il punto di arrivo di una cosa che io, inascoltato, richiamo da quattro anni – ha detto il ministro della Difesa intervenendo al Defense Procurement Forum – la guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre nazioni con strumenti non convenzionali, che si chiamano TikTok, che si chiamano social, che si chiamano Youtube, senza che l’Occidente se ne renda conto e in qualche modo reagisca”. Un’ipotesi respinta da Salvini che sottolinea un’altra necessità: “Un patto fra tutti per difendere e proteggere Milano. Anche perché molti di questi vengono da fuori Milano. Ne parlavo con il questore, la polizia ferroviaria li può intercettare a casa loro, quando vengono dalle province, li devi intercettare là e devi controllare le stazioni”.

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Salvini incontra i camionisti a Milano: “Pronti oltre un miliardo di fondi”. Ma con il decreto sicurezza chi ha bloccato le strade rischia la galera: “Chiedo di rimuoverli”

“Non pretendo di avere la bacchetta magica, ma sboccare oltre un miliardo di risorse è una prima risposta”. Il vicepremier Matteo Salvini commenta così l’esito dell’incontro con i sindacati degli autotrasportatori in prefettura a Milano. E lo fa a margine della cerimonia di posa della prima pietra del nuovo campus del Conservatorio di Milano. “Come si arriverà al 2027? Ci sarà un secondo tavolo dove verificheremo l’avvio dei pagamenti”. E sui blocchi stradali che si sono visti in diverse parti d’Italia nelle scorse settimane che con il decreto sicurezza potrebbero comportare anche il carcere, Salvini commenta così: “Un conto è protestare, un conto è togliere il diritto alla mobilità degli altri. Nel pomeriggio ascolterò anche alcuni sindacati autonomi e a tutti chiederò la rimozione di qualsiasi blocco ancora in corso”.

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Salvini, i tir di Cerignola convocati a Milano e lo strano “doppio” che voleva portare quelli del Brennero a Caltanissetta…

Gli autotrasportatori di Gizzeria, Racalmuto, Cerignola, quelli del lagonegrese, delle Madonie, gli autuisti di Pachino con i loro magnifici pomodorini, quelli dell’Etna che trasportano le arance rosse sono attesi in prefettura a Milano da Matteo Salvini.

Il ministro è milanese, le cose da fare sono tante, i problemi crescono, l’orologio è impietoso.

Chi scioperà per via del portafoglio vuoto fa un altro piccolo sacrificio: treno, aereo o autobus e via a Milano. Poche centinaia di euro e si è da Salvini in persona, per parlare dei portafogli vuoti.

Abbiamo pensato cosa sarebbe accaduto in Italia se un ministro della Repubblica, magari nato a Caltanissetta ed ivi residente, avesse convocato gli autisti del Brennero, i veneti di Valpolicella, i piemontesi di Alba, e quelli che guidano i tir di Sassuolo per trasportare ovunque le bellissime ceramiche tutti a Caltanissetta, nella città dove il ministro affaccendato ha da sbrigare le tantissime faccende appunto.

Avremmo mormorato, vero? La fannullaggine del sud, la mancanza di rispetto, quelli che lavorano e gli altri col culo in poltrona, la vita traversa dei soliti mantenuti.

Eccetera eccetera.

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Sciopero dei tir fino al 27 ottobre senza accordo: incontro con Salvini e revoca del fermo in Sicilia

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti potrebbe proseguire fino al 27 ottobre 2026 se non arriveranno risposte concrete dal Governo. La mobilitazione, iniziata in Puglia l’11 ottobre e successivamente estesa ad altre regioni del Sud Italia, sta provocando rallentamenti nella distribuzione delle merci, difficoltà nei rifornimenti e carenze di prodotti freschi nei supermercati. Al centro della trattativa ci sono anche 534 milioni di euro tra arretrati e crediti d’imposta richiesti dagli autotrasportatori.

La cifra comprende circa 104 milioni di contributi arretrati legati agli incentivi per il trasporto marittimo e 430 milioni di crediti d’imposta sul carburante. Non si tratta di nuovi finanziamenti già approvati, ma di somme di cui le associazioni chiedono lo sblocco o l’effettiva disponibilità. Il confronto decisivo è previsto per oggi martedì 20 ottobre alla Prefettura di Milano, dove il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà i rappresentanti del settore.

Autotrasportatori, il Comitato siciliano revoca il fermo

Il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo dei servizi al termine dell’incontro di martedì 20 ottobre con il ministro Matteo Salvini alla Prefettura di Milano. Secondo quanto riferito dal Comitato, sono state accolte quasi tutte le richieste contenute nella piattaforma presentata al Governo.

La decisione punta a sbloccare la situazione logistica nell’isola e a dare un segnale di apertura all’esecutivo. Le imprese restano però in stato di agitazione fino alla soluzione completa dei punti ancora aperti.

Ecco alcuni degli impegni ottenuti:

  • lo sblocco immediato degli arretrati del Sea Modal Shift per le annualità 2023/2024 e 2025/2026;
  • ulteriori 50 milioni di euro per gli incentivi marittimi del 2026/2027;
  • il rilascio immediato dei 430 milioni di euro di crediti d’imposta sul gasolio;
  • la presenza della categoria nei tavoli istituzionali su trasporti e mobilità e nei gruppi di lavoro dedicati al Mezzogiorno.

Per gli incentivi marittimi del prossimo anno la cifra ottenuta resta inferiore ai 70 milioni chiesti. Restano inoltre da definire la proroga di 4 mesi del credito d’imposta sul gasolio. Per questa se ne dovrebbe parlare in un comitato permanente per il Sud. Spazio poi agli sconti sui biglietti dei traghetti per l’attraversamento dello Stretto di Messina.

Il coordinatore Salvatore Bella ha spiegato che le imprese vogliono tornare al lavoro senza penalizzare ulteriormente il territorio. La revoca, ha precisato, non è però una delega in bianco. Il Comitato vigilerà sul rispetto dei tempi e sull’avvio del comitato per il Sud.

Protesta dei tir, l’incontro con Salvini

Dal governo arriva una prima risposta alle richieste degli autotrasportatori. Il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi ha annunciato che per il settore sono disponibili 480 milioni di euro. Una cifra che si avvicina in maniera netta, per quanto sia chiaramente inferiore, ai 534 milioni chiesti tra arretrati e crediti d’imposta.

Durante l’incontro di Milano con il ministro Matteo Salvini l’esecutivo si è inoltre impegnato a stanziare altre risorse per i mesi di settembre e ottobre. Al tempo stesso porte aperte per definire un modello di prezzo del carburante seguendo l’esempio spagnolo.

Intanto i presidi continuano. Ai caselli e agli svincoli autostradali di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, anche lungo l’A2 e l’A30, i blocchi restano attivi. Gli effetti sono già evidenti, con scaffali vuoti di prodotti freschi nei supermercati del Sud, carburante scarso a Ischia e Procida con il rischio di stop per i traghetti, raccolta dei rifiuti ferma in oltre 15 comuni siciliani e circa 100 mezzi pesanti fermi all’ingresso di Palermo.

Il Comitato Trasporto Siciliano rivendica una protesta pacifica e limitata alle aree portuali. Resta da capire se le misure annunciate basteranno a far revocare il fermo o se la mobilitazione andrà avanti fino al 27 ottobre.

Sciopero dei tir fino al 27 ottobre, cosa chiedono gli autotrasportatori

La possibilità di prolungare il fermo è stata avanzata dal Comitato Trasporto Siciliano, tra i principali protagonisti della mobilitazione. Il coordinatore Salvatore Bella ha subordinato la sospensione della protesta alla sottoscrizione di impegni precisi da parte del Governo. “Se il ministro Salvini accetta di firmare il protocollo d’impegni e incontrarci il 20 ottobre revochiamo il fermo. Diversamente rimane fino al 27 ottobre”, ha dichiarato Bella.

La protesta, inizialmente programmata fino al 20 ottobre, potrebbe quindi continuare per un’altra settimana se l’incontro non dovesse portare a un’intesa. La richiesta dei comitati non riguarda soltanto l’individuazione di nuove risorse economiche, ma anche la definizione di tempi certi per l’erogazione dei sostegni già previsti. Il fermo fino al 27 ottobre rappresenta al momento una possibilità annunciata dagli organizzatori e non una proroga generalizzata già confermata su tutto il territorio nazionale.

Accordo da 534 milioni di euro, quali sono i fondi richiesti

Uno dei principali punti della vertenza riguarda le risorse economiche destinate alle imprese di autotrasporto. Il Comitato Trasporto Siciliano chiede lo sblocco di due importi:

  • 104 milioni di euro di arretrati relativi agli incentivi per il trasporto marittimo delle merci, collegati al programma Sea Modal Shift;
  • 430 milioni di euro di crediti d’imposta sul carburante relativi alle richieste già presentate dalle imprese.

Gli incentivi marittimi servono a sostenere le imprese che scelgono di trasportare le merci via nave anziché percorrere interamente le tratte su strada. Il credito d’imposta sul gasolio è invece uno strumento destinato a compensare parte dei maggiori costi sostenuti dalle aziende per l’acquisto del carburante. Secondo le associazioni, i ritardi nell’erogazione delle risorse stanno contribuendo alle difficoltà di liquidità delle imprese.

Il Comitato Siciliano chiede inoltre 70 milioni di euro per gli incentivi marittimi relativi all’annualità 2026-2027 e ulteriori 400 milioni per la copertura dei costi del carburante nei mesi non ancora adeguatamente sostenuti. Queste ultime richieste sono aggiuntive rispetto ai 534 milioni indicati come principale oggetto della trattativa.

Caro gasolio, quanto costa un pieno ai camionisti

Alla base della mobilitazione c’è l’aumento del prezzo del gasolio, che ha fatto crescere sensibilmente i costi operativi delle imprese di trasporto. Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 17 ottobre, il diesel aveva raggiunto una media di 2,257 euro al litro sulla rete stradale e 2,296 euro in autostrada. Confartigianato Trasporti ha calcolato che, per un camion con un serbatoio da 900 litri, il costo di un pieno è passato da 1.503,78 euro a febbraio a 1.971,61 euro a metà settembre.

La differenza è di quasi 468 euro per rifornimento. Considerando quattro pieni mensili, il maggior costo arriva a circa 1.871 euro al mese per ogni mezzo. Le imprese segnalano inoltre difficoltà nel trasferire gli aumenti del carburante sulle tariffe applicate ai clienti, soprattutto quando i contratti di trasporto prevedono condizioni economiche già definite.

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“Congresso farsa. Basta cerchio magico. Fòra di ball”: striscioni contro Salvini nella roccaforte bergamasca della Lega

“Congresso farsa, il Nord non fa la comparsa”. A pochi giorni dal congresso della Lega convocato da Matteo Salvini, sale il fermento tra i militanti bergamaschi. Nella scorsa notte, in diversi paesi di quella che è una delle roccaforti del Carroccio sono apparsi diversi striscioni a sostegno dello sfidante di Salvini, Massimo Garavaglia. “Basta Cerchio Magico, Garavaglia segretario” si legge su un lenzuolo appeso a Zanica. “Cerchio Magico Fòra di Ball” in un altro appeso a Cene.

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cene

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Meloni Government to Deploy 500 Soldiers to Support Milan Police Against French-Style Youth Rioters

Prime Minister Giorgia Meloni's government in Rome is set to deploy 500 soldiers to the city of Milan to support local law enforcement after French-style youth riots broke out near the city's Duomo Cathedral, resulting in widespread attacks on police and looting of high-end shops in the Italian fashion capital.

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Meloni envía 500 soldados a Milán tras dos noches de incidentes y saqueos

El Gobierno italiano de Giorgia Meloni ha decidido enviar a Milán 500 soldados para garantizar la seguridad de la ciudad tras dos noches consecutivas de caos y saqueos en el centro, en una emulación de lo sucedido en Francia. Lo ha anunciado el vicepresidente y líder de La Liga, Matteo Salvini, milanés, este lunes por la tarde como parte de un decreto con nuevas medidas de seguridad que el Consejo de Ministros aprobará probablemente el martes. Meloni ha mantenido una reunión con varios ministros y responsables de seguridad para acordar algunas decisiones, como extender el arresto preventivo a menores de edad, según los medios italianos. Es una medida aprobada recientemente que permite retener antes de una protesta a los sospechosos de posibles actos violentos. También se baraja la prohibición de reunirse en grupo en lugares públicos a los menores detenidos.

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© EPV

Llamas en la plaza del Duomo de Milán la noche del domingo
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Meloni Prepares New Security Measures After Milan Riots Leave Hundreds Detained

Italian Prime Minister Giorgia Meloni has convened an emergency government meeting following two days of violent unrest in Milan and other northern cities, where demonstrators clashed with police, looted shops and damaged public property during protests over living costs and deteriorating public services.

Police brought 271 people to police headquarters following Sunday’s disturbances in Milan, including 220 minors. Of those detained, 32 were formally arrested and another 28 were reported to the judicial authorities, according to figures released on Monday, 19th October.

The violence has prompted the Italian government to consider further restrictions on those involved in violent demonstrations, potentially introducing additional powers directed at organised disorder and juvenile offenders.

Milan city centre hit by looting

The disturbances began during demonstrations on Saturday, 17th October, organised amid growing dissatisfaction over household expenses, public services and wider political grievances.

Although the protests initially included peaceful participants, groups of masked individuals subsequently confronted riot police in central Milan. Officers used tear gas and water cannon as demonstrators erected burning barricades and threw objects at security personnel.

The unrest continued on Sunday, when shops were attacked close to Piazza del Duomo, one of Milan’s principal commercial and tourist areas.

Among the premises targeted were branches of Decathlon, Arc’teryx and Vodafone. Television footage showed damaged shopfronts, overturned street furniture and burning rubbish containers.

According to police figures reported on Monday, 174 of those taken to police headquarters were subjected to preventive detention measures introduced under recent Italian security legislation.

Fourteen members of the security services were reported injured during Sunday’s disturbances, including ten police officers and four members of the municipal police.

The judicial authorities are examining the conduct of individuals suspected of taking part in attacks on businesses and confrontations with officers. Prosecutors have sought custodial measures against several adults accused of offences including devastation, looting and aggravated resistance.

The large proportion of minors among those detained has become a central issue in the political response.

Violence spreads across northern Italy

Milan was not the only city affected by disorder. Saturday’s demonstrations also produced confrontations in Turin, Bologna, Brescia and Bergamo.

Italian police reported arrests across the affected cities, while the scale and organisation of the disturbances have raised questions about whether different groups were acting independently or using demonstrations as opportunities for coordinated violence.

There is not yet sufficient publicly established evidence to attribute the disorder to a single organisation or political movement.

The clashes coincided with major protests in neighbouring France, where similar concerns over living costs and public administration have contributed to increasingly confrontational demonstrations.

Although the grievances overlap, the Italian and French movements have different political backgrounds and organisational structures.

Government considers emergency legislation

Following a meeting at Palazzo Chigi on Monday, Meloni’s government indicated that it was considering a legislative response, potentially through an emergency decree.

According to details of the government discussions, proposals under examination include additional measures against violent offences, changes to preventive policing and possible restrictions addressing road blockages.

Some measures could be drawn from security legislation already under consideration in the Italian Senate. Ministers have also discussed the need for more effective intervention against juvenile offenders.

The meeting included Deputy Prime Ministers Matteo Salvini and Antonio Tajani, Interior Minister Matteo Piantedosi, Defence Minister Guido Crosetto and senior officials from the police, Carabinieri and intelligence services.

The government has stressed that peaceful demonstrations must remain protected while arguing that violence and organised destruction require a stronger response.

No final legislative text had been adopted at the conclusion of Monday’s meeting. A decree could be considered by the Council of Ministers as early as Tuesday, although the precise content remains subject to further examination.

Dispute over responsibility for policing

The unrest has also produced a dispute between Milan’s municipal authorities and the national government.

Mayor Giuseppe Sala questioned the adequacy of the policing arrangements, arguing that the number of officers initially deployed was insufficient to control the disturbances.

Interior Minister Matteo Piantedosi rejected that criticism, while senior government figures accused local political leaders of failing to condemn the violence unequivocally.

The disagreement reflects a wider question over how responsibility for anticipating and containing serious public disorder should be divided between local administrations and national security authorities.

Italy’s opposition has also challenged the government’s handling of the disturbances. Former Prime Minister Matteo Renzi criticised Meloni and Piantedosi over their failure to prevent the violence, calling for a change in leadership at the Interior Ministry.

The political argument is likely to intensify if the government proceeds with emergency legislation. Supporters of stronger police powers argue that the existing framework is insufficient to deal with rapidly organised disturbances, while opponents will scrutinise the proportionality of new restrictions and their effect on peaceful protest.

The immediate test for the government will be whether additional legal powers can improve public-order operations without replacing effective policing, intelligence gathering and judicial enforcement.

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Addio ai carnet Smart, Trenitalia fa cassa sui lavoratori pendolari. Salvini ne risponda!

La notizia è arrivata con soli 14 giorni di anticipo: dal 1° novembre Trenitalia cancellerà i carnet Smart, quelli da 10 biglietti Standard andata e ritorno per Frecciarossa e Frecciargento. Una soluzione che, ad esempio, sulla tratta Torino-Milano, era già arrivata a costare 139 euro. Nel 2024 erano 99. Significa che c’è già stato un rincaro del 40%. Ora, la decisione improvvisa di sospendere i carnet è stata comunicata con una nota sul sito.

Nel frattempo, la compagnia ferroviaria di bandiera ha abbassato l’abbonamento mensile da 374 a 294 euro, ma anche questa suona come una presa in giro, dal momento che per ogni biglietto è stata introdotta una prenotazione obbligatoria da due euro. Significa che chi si muove lungo la linea Torino-Milano spostandosi cinque volte al mese vedrà un rincaro mensile di 175 euro (+126%) rispetto ai 139 del carnet. Con dieci viaggi si passa da 278 a 334 euro, con un aumento di 56 euro. Sono aumenti dai 600 ai 1900 annui. Per chi si muove da Torino a Milano due volte a settimana, l’impatto sarà di 1.400 euro di costi di trasporto in più all’anno. Interi stipendi.

In sostanza Trenitalia, un’azienda pubblica, sta facendo cassa sui lavoratori pendolari non quotidiani, studenti universitari, collaboratori occasionali e precari, giovani in smart working. La società si difende sostenendo che il fenomeno del lavoro in remoto si sarebbe ridimensionato dopo la sua fase espansiva in epoca di Covid. Eppure quei lavoratori e quelle lavoratrici, quegli studenti e quelle studentesse esistono ancora (e, aggiungo, l’arretrare del lavoro agile è una pessima notizia).

Il carnet Smart composto da 10 corse su tratta unica su Frecciarossa/Frecciargento in classe standard restava lo strumento più usato da lavoratori giovani e precari, che devono recarsi in ufficio cinque, dieci, al massimo volte al mese (ovvero poche). Lavoratori che si spostano al massimo tre volte a settimana non hanno bisogno di un abbonamento, sproporzionato rispetto all’uso. Senza contare che spesso non hanno la possibilità di prenotare subito il biglietto andata e ritorno (il che permetterebbe di spendere solo 2 euro di prenotazione anziché 4), perché i loro orari d’ufficio non vengono quasi mai rispettati. Che alternative hanno adesso queste persone? Soltanto i treni regionali, che significano il doppio del tempo perso in spostamenti.

C’è infatti una realtà di fondo in tutto questo: il problema strutturale è il numero insufficiente di treni, con la conseguenza che nelle ore di punta risulta quasi impossibile prenotare l’alta velocità in classe standard. Anziché aumentare i posti, Trenitalia sta puntando a spostare i pendolari non regolari sui regionali. Una non soluzione, punitiva per un’intera categoria, in un momento di enorme difficoltà.

Per questo come Avs abbiamo parlato di una mossa classista e ambientalmente scellerata, che il Ministero dei trasporti dovrebbe impedire. Perciò ho depositato un’interrogazione rivolta al “peggior Ministro delle infrastrutture dai tempi dell’invenzione della ruota”. In un Paese attraversato da carovita, prezzi insostenibili di energia, carburante e beni primari, rispetto a cui i salari da fame non possono stare al passo, è incredibile che invece di incentivare gli spostamenti su rotaie si punisca chi sceglie il treno come mezzo di trasporto.

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Italy: 270+ Rioters Detained After Day Two of 'Guerrilla War' Chaos in Milan

Over 270 rioters were detained by Italian law enforcement officials Monday after the second day of "guerrilla war" unrest at the historic city of Milan, local outlets reported.

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“Piantedosi? Non mi risulta iscritto alla Lega. Non mi sostituisco a lui fino alle prossime elezioni”. Dopo il caos di Milano Salvini si smarca dal ministro dell’Interno

“Non mi sostitusco a Piantedosi, fino alla prossime elezioni”. Il vicepremier Matteo Salvini risponde così a chi gli chiedeva della gestione dell’ordine pubblico nel weekend milanese. E quando gli si fa notare che il ministro dell’interno è espressione della Lega, Salvini sembra prendere le distanze politicamente specificando che “non mi risulta che sia iscritto alla Lega“.

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Matteo Salvini contro le banche: “Mazzolati? Profitti giganteschi con un tax rate al 19,2%, tagli e chiusure”

“Sorprendenti le parole del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che tirando in ballo addirittura la Costituzione lamenta che i banchieri siano economicamente ‘mazzolati’. I numeri, buon per loro, raccontano l’esatto contrario”. Matteo Salvini replica così al presidente della lobby delle banche che venerdì ha protestato contro l’ultima trovata del governo che intende inserire un manovra un prelievo di 5 miliardi a carico del sistema “finanziario”.

Salvini, quindi, fa i conti in tasca alle imprese bancarie: 25,5 miliardi di utili nel 2022, 40,6 nel 2023, 46,5 nel 2024 e 47,5 nel 2025. E quest’anno si prevedono profitti per oltre 50 miliardi di euro. Nel frattempo, tra il 2022 e il 2025, le banche hanno chiuso 2.510 sportelli e lasciato a casa 12.900 dipendenti – dice – Senza dimenticare che nel 2025 il loro tax rate effettivo è stato del 19,2%, una tassazione ben inferiore a quella di altre imprese. Profitti giganteschi che derivano soprattutto dagli interessi e dalle commissioni pagati da cittadini, famiglie e imprese. Chiedere un contributo di almeno 5 miliardi di euro a uno dei settori più ricchi e tutelati d’Italia sarà un intervento di assoluto buonsenso”.

Non la pensa così Patuelli. “Noi ci muoviamo in uno stato costituzionale di diritto e nella Costituzione non c’è scritto che alcuni debbono essere mazzolati”, aveva detto a caldo il presidente dell’Abi. Del resto la coperta è corta: dei 23,5 miliardi necessari per coprire la manovra, poco più di 10 sono indipendenti dalla clausola di salvaguardia europea per l’energia e la difesa. E così è più che probabile che molte delle misure ipotizzate siano tra loro alternative. La flat tax fino a 100mila euro a cui punta la Lega o il taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 50mila euro ambìto da Forza Italia e Fratelli d’Italia. Misure generalizzate o mirate, anche mini, in qualche caso, come sconti sui mezzi pubblici per gli studenti o il bonus sanitario per gli anziani. Le scelte, molto probabilmente, saranno chiuse la prossima settimana dalla maggioranza.

L’Associazione bancaria italiana però non ci sta a sostenere il maggior peso della manovra. “Non li pagano i banchieri con il cilindro della City”, ma investitori e risparmiatori ai quali “dobbiamo garantire che ci sia la certezza del diritto“, ha detto Patuelli facendo un riferimento alla Costituzione che non prevede che qualcuno debba essere mazzolato. C’è poi arrivo l’euro digitale, che per gli istituti rappresenterà un aumento dei costi. Dalla loro le banche hanno come sempre Forza Italia. Per Antonio Tajani, che batte sul tasto del confronto e dice che non esiste l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti, serve prudenza e una scelta concordata con il settore perché quando si cominciano a mettere le tasse si sa dove si inizia e non si sa dove si finisce.

“Per quanto riguarda le banche, io per principio sono contrario a tassare gli extra profitti perché non esistono gli extra profitti, né in diritto né in economia. È un conto dare un contributo, se ne può discutere, sono favorevole a un confronto anche con il sistema bancario. Non sono favorevole a un’aggressione violenta, anche verbale, nei confronti delle banche perché sono parte del nostro sistema economico”, ha detto il ministro degli Esteri parlando a margine del convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria a Capri .”Non dobbiamo spaventare i mercati e gli investitori”, ha aggiunto.

Il tema banche rimbalza anche nei commenti di Fratelli d’Italia, che rivendica che l’esecutivo Meloni è il “primo governo” a far pagare le banche, finora protette dai governi di sinistra. Non è d’accordo il deputato di Avs Nicola Fratoianni. Per lui quello del governo è “un balletto” che va avanti da anni e le misure sulle banche sono prestiti e anticipazioni ampiamente rimborsati. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dal canto suo parla di un intervento sostenibile per il quale ‘non morirà nessuno’. Per gli analisti di Intermonte, l’impatto della manovra “dovrebbe restare gestibile”: le ipotesi dalle quali si parte prevedono che circa il 30% del contributo 2027 derivi da maggiore tassazione, con un aumento di 2 punti percentuali dell’aliquota Irap o Ires e il restante 70% da misure di cassa e temporali, con un impatto medio del 2,7% sull’utile per azione 2027.

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Il parametro scelto per il bonus affitto ai genitori separati produce effetti paradossali

Un decreto interministeriale fissa l’importo del bonus affitto per i genitori separati e i criteri per assegnarlo. Che non usano l’Isee, ma molto discutibili soglie reddituali e punteggi per patrimonio e numero di figli. Produrrà situazioni insensate.

di Maria Cecilia Guerra (Fonte: lavoce.info)

La legge di bilancio per il 2026 ha previsto l’introduzione di un fondo, con una dotazione di 20 milioni annui, finalizzato a finanziare un sostegno abitativo a favore dei genitori separati o divorziati, con figli a carico di età non superiore ai 21 anni, che non risultino assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà. Un sostegno su cui ci sarebbe da discutere, ad esempio perché si preoccupa del genitore separato che deve affrontare il costo di un affitto, solo se lui, il coniuge o i figli conviventi sono proprietari della casa familiare che viene assegnata all’altro genitore, come se i non proprietari non dovessero anch’essi affrontare un affitto in più a seguito di una separazione. Considera inoltre solo le coppie legalmente sposate, pur in presenza di un provvedimento del tribunale relativo all’affidamento e al mantenimento dei figli.

Pochi giorni fa, a ben dieci mesi di distanza, è stato approvato il decreto interministeriale del ministero delle Infrastrutture e trasporti e del ministero dell’Economia e finanze, che fissa l’importo del bonus, pari al 50 per cento del canone annuale di affitto fino a un massimo di 6mila euro annui, e individua i criteri, fra cui la prova dei mezzi, per l’esclusione dal beneficio e le graduatorie di accesso. È su questi criteri che ci si soffermerà qui.

Il reddito individuale come indicatore della condizione economica

Il requisito economico per accedere al bonus previsto sarà il reddito individuale che risulta dall’ultima dichiarazione e non l’Isee. In questo modo, dice Matteo Salvini, si va incontro al ceto medio con un reddito fino a 35mila euro che sarebbe altrimenti escluso da soglie Isee che privilegiano i più poveri.

Una dichiarazione in linea con tutte quelle che continuano ad attribuire all’Isee le difficoltà di accesso a questo o quel servizio, a questa o quella prestazione, ma assolutamente sbagliata. La limitazione non dipende dall’Isee, ma dal fatto che l’accesso è selettivo: non è riservato a tutti i potenziali beneficiari, cioè a tutti quelli che ne avrebbero bisogno, perché le risorse messe a disposizione sono insufficienti. Viene allora limitato sulla base di graduatorie o sulla base di un indicatore della condizione economica. L’indicatore utilizzato, qualunque esso sia, non allarga o restringe la platea, che dipende da quante sono le risorse in campo, stabilisce solo un ordinamento: chi è davanti in graduatoria e chi è dietro e può restare escluso.

Per questo è una scelta delicata. Per questo l’Isee non è stato inventato a caso, ma riformato dal 2014 alla luce dell’esperienza decennale precedente, attraverso il confronto con le istituzioni e le parti sociali, e tenendo conto dei criteri suggeriti dagli studi scientifici a disposizione, ad esempio quelli relativi alla scala di equivalenza che permette di confrontare la situazione economica di nuclei familiari con un differente numero di membri. Ovviamente, come tutti gli strumenti, l’Isee è modificabile e migliorabile alla luce anche di eventuali problematiche legate al suo funzionamento. Ma è stato posto come Livello essenziale delle prestazioni, Lep, per cui esiste l’obbligo di utilizzarlo in tutte le prestazioni che a livello locale e nazionale fanno riferimento alla prova dei mezzi, proprio per evitare quel proliferare di misure discrezionali, casuali, che aveva dato luogo, nel periodo antecedente alla sua introduzione, a risultati paradossali: un utente che risultava “ricco” in base ai criteri utilizzati per l’accesso a un certo servizio e “povero” in base ai differenti criteri utilizzati per l’accesso a un altro servizio, addirittura nello stesso comune.

Il decreto 200/2026 viola questo principio: non adotta l’Isee ma fa riferimento unicamente al reddito individuale dell’ultima dichiarazione. Un indicatore troppo povero di informazioni sulla reale condizione economica del potenziale beneficiario del bonus.

Con quali conseguenze?

La caratteristica fondamentale dell’Isee è di valutare la condizione economica non su base individuale ma con riferimento al nucleo familiare. Una persona può infatti essere povera individualmente ma vivere in un nucleo in cui beneficia del reddito percepito dagli altri componenti. Viceversa, può stare bene individualmente ma doversi poi occupare di un insieme ampio di persone non autonome economicamente, come ad esempio minori o persone con gravi disabilità. Regole specifiche servono a tenere conto dei doveri economici che i genitori separati hanno nei confronti dei figli anche non conviventi.

In base al decreto 200/2026, invece, ad esempio: un genitore separato con un reddito di 37mila euro e 4 figli a carico sarà escluso, quello con 33mila euro e un solo figlio a carico potrà invece aspirare ad ottenere il beneficio.

L’Isee tiene poi conto di tutti i redditi, compresi quelli finanziari, che non sono dichiarati in Irpef. Il nuovo indicatore proposto invece non considera i redditi finanziari. Sulla base della norma generale dovrebbe fare riferimento anche ai redditi tassati fuori dall’Irpef, come quelli degli autonomi in regime forfetario, o degli affitti sottoposti alla cedolare secca. Vedremo se almeno questa norma verrà rispettata.

Inoltre, l’Isee è un indicatore misto: tiene conto, oltre al reddito, anche del patrimonio, nell’assunto che a parità di reddito chi possiede un patrimonio, al di sopra di certe franchigie, si trovi in una situazione economica migliore. La franchigia è molto elevata per la prima casa, ma correlativamente si esclude dal reddito la spesa per affitto per chi non ha la casa di proprietà. In base al decreto 200/2026, invece, ad esempio: un genitore separato con un reddito di 34mila euro e attività finanziarie pari a 50mila euro, potrà aspirare a prendere il bonus, quello con un reddito di 35.100 euro e attività finanziarie pari a 5mila euro no.

Esclusioni e punteggi per patrimonio immobiliare e figli

Del patrimonio e dei figli a carico il decreto interministeriale 200/2026 tiene conto, non con l’Isee, ma nelle regole di esclusione e nei punteggi. Lo fa in modo rozzo, generando ulteriori effetti paradossali.

Dalla interazione fra il criterio reddituale prescelto e le altre regole di esclusione previste emerge ad esempio che: un genitore separato con un reddito di 34mila euro, e una casa di proprietà a più di 50 chilometri di distanza dal comune ove è collocata l’abitazione familiare di proprietà può aspirare al bonus, quello con un reddito di 36mila euro ma senza alcun patrimonio immobiliare non lo prenderà. Analoghi effetti paradossali emergono dai punteggi assegnati per stabilire le graduatorie di accesso al bonus: un genitore separato con un reddito di 24.900 euro e solo un figlio, a parità di altre condizioni, passerà davanti in graduatoria a quello con un reddito di 25.100 euro e due figli a carico.

Verità e bugie

Nella sua dichiarazione sugli effetti del nuovo indicatore Salvini dice quindi una verità e una bugia. La verità: abbandonare l’Isee avrà l’effetto di riconoscere il bonus anche a persone che stanno abbastanza bene, al prezzo però di escludere persone che stanno abbastanza male – cosa su cui invece tace. La bugia: con l’abbandono dell’Isee, il numero di genitori che alla fine prenderà il bonus non si amplia, potrebbe anzi addirittura ridursi se i genitori più benestanti ammessi pagano affitti più alti di quelli esclusi, essendo il bonus pari al 50 per cento dell’affitto pagato.

Quello che avverrà è che l’ordinamento fatto non con l’Isee, ma con soglie reddituali e punteggi per patrimonio e numero di figli molto discutibili produrrà effetti paradossali quali quelli riportati sopra.

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