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“Camorra e ‘ndrangheta infiltrate nella ricostruzione post terremoto nelle Marche”, 51 indagati e sequestri per 57 milioni

22 October 2026 at 07:38

La ricostruzione post sisma nelle Marche finisce al centro di un’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese e campana negli appalti pubblici e nei lavori privati. L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha fatto emergere un presunto sistema illecito nella gestione delle commesse legate alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016 e agli appalti banditi dalla Regione Marche, da Erdis Marche e dall’Università di Camerino.

L’operazione, denominata “Ricostruzione’” e condotta dal nucleo di Polizia economico-finanziaria di Ancona, ha più filoni e reati contestati. Il primo riguarda una presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dal sisma. Secondo quanto riferito dagli investigatori, i lavori sarebbero stati subappaltati anche a persone collegate alla criminalità organizzata calabrese e campana. Un secondo filone si concentra invece sulla corruzione che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state messe in atto da pubblici ufficiali e imprenditori. Due direttrici che si intrecciano nel settore degli appalti e delle risorse destinate alla ricostruzione, sul quale si concentrano gli accertamenti degli inquirenti.

L’indagine ha portato a una vasta attività di perquisizioni e acquisizioni documentali, con oltre 50 interventi in programma in 13 province: Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. Le operazioni hanno impegnato circa 230 militari della Guardia di finanza. Sono 51 le persone complessivamente indagate. Per otto di loro il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere. Per altre cinque è stato disposto l’interrogatorio preventivo. L’inchiesta ha inoltre portato al sequestro di beni e risorse per oltre 57 milioni di euro.

I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata per le 15 al Comando provinciale della Guardia di finanza di Ancona, alla presenza della procuratrice Monica Garulli.

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Gestione rifiuti edili: un servizio “chiavi in mano” per lo smaltimento

20 October 2026 at 06:48

Le attività di nuova costruzione, ristrutturazione edilizia, riqualificazione urbana e adeguamento infrastrutturale generano quotidianamente ingenti quantitativi di materiali di scarto.

Tradizionalmente, la gestione di questi residui veniva considerata una fase marginale o puramente accessoria dell’opera edilizia, da affrontare in modo estemporaneo solo nelle fasi conclusive del cantiere. Tuttavia, la crescente complessità delle normative ambientali, unita alla necessità di ottimizzare tempi e costi di gestione, ha radicalmente trasformato questo paradigma.

Oggi la gestione dei rifiuti edili rappresenta una vera e propria variabile strategica, in grado di condizionare direttamente la redditività delle imprese, la sicurezza dei lavoratori, la sostenibilità ecologica e la conformità legale dell’intera filiera produttiva.

L’impatto complessivo del comparto delle costruzioni sul sistema nazionale dei rifiuti è imponente: gli ultimi dati statistici mostrano che le attività di costruzione e demolizione in Italia generano ogni anno circa 83,3 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, cifra che rappresenta ben il 50,6% del totale nazionale dei rifiuti speciali prodotti.

Di questa rilevante massa di materiali, oltre 80 milioni di tonnellate vengono utilmente avviate a operazioni di recupero di materia.

L’approccio integrato “chiavi in mano”

Cosa significa concretamente adottare un servizio integrato e “chiavi in mano” per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti edili? Significa affidare ad un unico partner professionale l’intero ciclo di vita dei materiali di scarto, sollevando la committenza e i responsabili di cantiere da ogni complessità operativa e burocratica.

Affidare le varie fasi di gestione a soggetti differenti e non coordinati tra loro (come una ditta per il carico, un trasportatore terzo per la movimentazione e un impianto esterno per lo smaltimento) crea una pericolosa frammentazione delle responsabilità, dilata i tempi di cantiere e moltiplica il rischio di errori formali o sanzioni. Al contrario, un servizio completo ed integrato presidia in modo rigoroso ogni singolo passaggio dell’intera catena del valore:

  • Caratterizzazione iniziale e identificazione del rifiuto: Ogni intervento prende il via da un’accurata analisi chimico-fisica e merceologica dei materiali da rimuovere. Questa fase è fondamentale per classificare correttamente il rifiuto mediante i codici dell’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER/CER), distinguendo tempestivamente le frazioni inerti non pericolose dai residui che richiedono trattamenti specifici. Una caratterizzazione preventiva ed eseguita a regola d’arte elimina le incertezze e previene blocco dei lavori o contestazioni in fase di controllo.
  • Organizzazione del deposito temporaneo in cantiere: In conformità con le prescrizioni del Decreto Legislativo 152/2006 e dei Criteri Ambientali Minimi (CAM Edilizia), i rifiuti prodotti devono essere stoccati in cantiere in modo ordinato e differenziato per omogeneità di categoria. Separare alla fonte laterizi, conglomerati cementizi, miscele bituminose, metalli, legno e plastiche impedisce la contaminazione reciproca dei materiali e massimizza la quota destinabile al successivo riciclaggio.
  • Carico e trasporto autorizzato con parco mezzi idoneo: La movimentazione dal sito di cantiere avviene tramite un parco veicolare idoneo e adeguatamente attrezzato, iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Ogni viaggio è scortato dalla corretta compilazione e gestione del Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR), documento indispensabile che attesta la tracciabilità del flusso dal luogo di produzione all’impianto di destinazione.
  • Conferimento finale e tracciabilità documentale: Il ciclo si chiude con l’ingresso del rifiuto presso l’impianto di trattamento autorizzato, dove vengono effettuate le verifiche ponderali e la presa in carico ufficiale, rilasciando al produttore del rifiuto la quarta copia del FIR che assolve pienamente gli obblighi di legge.

Massima efficienza e riduzione dei costi

Uno dei fattori chiave che determinano il successo operativo e l’economicità della gestione dei rifiuti edili è la disponibilità di infrastrutture autorizzate e direttamente gestite sul territorio.

In questo ambito, la realtà di riferimento in Basilicata è rappresentata da SO.CO. Ecologica, impresa attiva sul mercato dal 2001 con sede operativa situata a Tito Scalo, in provincia di Potenza. L’azienda dispone di un centro di raccolta ed impianto proprio completamente autorizzato, strutturato per la gestione, lo stoccaggio, il trattamento e il recupero dei rifiuti inerti e dei materiali provenienti da scavi e demolizioni.

so co ecologica smaltimento materiali di risulta

Economia circolare e valorizzazione delle macerie

La vera svolta nella moderna gestione dei residui edili risiede nella capacità di convertire un costo aziendale e un potenziale problema ambientale in un’opportunità di sviluppo economico attraverso i principi dell’economia circolare. I materiali provenienti da demolizioni e scavi non devono essere considerati semplici scarti da smaltire in discarica, ma veri e propri giacimenti di materie prime secondarie.

Il processo di valorizzazione e recupero degli inerti condotto da SO.CO. Ecologica si articola attraverso precise fasi tecnologiche avanzate:

  • Frantumazione primaria e secondaria: I blocchi di calcestruzzo, le strutture in muratura, i laterizi e gli asfalti vengono sottoposti a trattamenti meccanici di frantumazione idraulica che riducono volumetricamente il materiale.
  • Separazione magnetica e pulizia: Durante il processo, speciali deferrizzatori magnetici estraggono la frazione metallica (tondini in acciaio e armature), mentre opportuni sistemi di cernita rimuovono le eventuali frazioni leggere o estranee.
  • Vagliatura e classificazione granulometrica: I granulati ottenuti vengono selezionati attraverso vagli vibranti per produrre diverse pezzature merceologiche omogenee, pronte per essere reintrodotte nel ciclo delle costruzioni.

SO.CO. Ecologica, il partner strategico per l’edilizia del futuro in Basilicata

In un mercato delle costruzioni in rapida evoluzione, dove la sostenibilità, la conformità normativa e l’efficienza dei costi rappresentano i fattori determinanti per il successo aziendale, SO.CO. Ecologica si conferma un punto di riferimento imprescindibile per lo smaltimento rifiuti edili nella città di Potenza e per tutta la Basilicata.

Con oltre vent’anni di esperienza sul campo, un centro aziendale autorizzato a Tito Scalo, un parco macchine d’avanguardia per interventi in-situ ed ex-situ e una filiera interamente certificata dall’Istituto Giordano, SO.CO. Ecologica offre alle imprese, agli artigiani e ai professionisti delle costruzioni un vero servizio “chiavi in mano”.

Un modello operativo capace di coniugare rigore normativo, efficienza economica e rispetto dell’ambiente, trasformando i rifiuti edili da problema di cantiere a risorsa per lo sviluppo sostenibile del territorio.

Il mistero del concerto di Bocelli a Gemona, la Regione Friuli Venezia Giulia nega il verbale “per indagini sui reati”. Ecco come è stata scelta la società organizzatrice

17 October 2026 at 08:33

C’è un foglio che in Friuli Venezia Giulia cambia natura a seconda di chi lo chiede ma può forse spiegare il mistero per cui metà dell’intero budget del cinquantennale del terremoto se n’è andata in una serata di musica. È il verbale del 16 gennaio 2026, con cui il Comitato per il cinquantennale del terremoto decise il concerto di Andrea Bocelli a Gemona: 3,1 milioni di euro affidati senza gara a Fvg Live, unica società invitata. Al capogruppo del Pd Diego Moretti, che lo aveva chiesto l’8 settembre, è stato consegnato un mese dopo con i nomi dei presenti oscurati e un richiamo al “segreto d’ufficio”: è lui, ora, a mostrare quei fogli anneriti.

Il documento mostrato in Regione ci era stato negato il 13 ottobre invocando la norma del decreto trasparenza che protegge “la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento”: quale autorità, quale procedimento, la Regione non lo scrive. E il 15 ottobre in aula la giunta lo ha declassato a “mero resoconto […] quale memoria storica delle sedute”, “un atto d’ufficio interno che non necessita di approvazione”. Segreto investigativo, dato personale, memoria storica: dipende dallo sportello. Per Moretti “una risposta indecente, scritta in un burocratese che sa di presa in giro”: in aula, per definirla, ha evocato Ugo Tognazzi senza pronunciare la parola, “per rispetto di tutti noi”.

Quale indagine, però, chi dovrebbe condurla non se lo spiega. Raggiunto dal Fatto, il procuratore della Repubblica di Udine Massimo Lia non conosce “la ragione per cui la Regione abbia citato questo articolo per quanto riguarda il mio ufficio”. Una cosa sola la conferma: “Da parte della Corte dei conti hanno richiesto della documentazione, questo posso dirle” — un procedimento contabile, che quella norma non copre. E alla domanda se il suo ufficio se ne stia occupando o abbia aperto un fascicolo: “Su questo non le posso rispondere”. Il verbale, intanto, il Fatto ha potuto leggerlo e insieme ad atti, visure e catasto ricostruire l’intera filiera dell’affidamento: dai fornitori segretati all’operazione della holding di famiglia, chiusa quattordici giorni prima del decreto.

Il “mero resoconto”, intanto, smentisce l’aula tre volte: l’ordine del giorno prevede l’illustrazione dei progetti “e loro approvazione”, il testo scrive che “il Comitato approva nella seduta odierna tutti i progetti”, la chiusa è “letto, approvato, sottoscritto” — da due firme sole: il presidente del Comitato, cioè Riccardo Riccardi, assessore delegato alla Protezione civile, e il direttore della Protezione civile che verbalizza. Soprattutto, il Comitato “aderisce alla proposta trasmessa da FVG Live, società detenente l’esclusiva dell’artista”. È il 16 gennaio: la lettera con cui Bocelli concede l’esclusiva porta la data del 26 febbraio e la firma del 2 marzo, la proposta formale è del 9 marzo, la procedura — un solo invitato — dura dal 12 al 13. Sei settimane prima che l’esclusiva risulti da un atto, la Regione la dà per esistente e la mette a verbale come ragione per non fare la gara.

Nella scheda dei budget allegata, mai pubblicata, l’intero cinquantennale vale 6,23 milioni: il concerto da solo ne assorbe la metà. Accanto ai 3.133.838,40 euro compare una seconda posta mai emersa: 733 mila più Iva, 894.260 euro, per il concerto di Osoppo, la “logistica” della messa del 3 maggio e i social del cinquantennale. Più in basso: 50 mila euro all’Associazione dei consiglieri regionali per un volume sul racconto del “Modello Friuli” — gli eletti che si finanziano il libro sulle proprie scelte con i fondi del terremoto — e 50 mila alla Fondazione per la Sussidiarietà per una pubblicazione sul Corriere della Sera.

Gli atti che la Regione ha dovuto consegnare al Fatto aggiungono il resto. Il ribasso dell’unico offerente, lo 0,73 per cento, era la “percentuale massima preimpostata dalla Stazione appaltante”: lo sconto lo aveva fissato chi comprava. L’esclusiva che giustifica l’assenza di gara, nel disciplinare, è una promessa del beneficiario: “L’operatore economico si impegna a garantire il possesso dell’esclusiva dell’artista Andrea Bocelli”. E dei 2.549.968 euro liquidati, le “prestazioni di carattere artistico” valgono 1.250.000: meno della metà. Il resto — palco, audio, tribune, facchini, fino ai bagni chimici — non è coperto da nessuna esclusiva, ma sta in un lotto unico motivato come “unitario e inscindibile” da un capitolato che lo divide in tre blocchi e da un contratto che paga la parte artistica separatamente. Perfino il capitolo di bilancio è nato su misura: istituito il 12 marzo, su una e-mail dell’11, con i 3.133.838,40 stornati dalla Protezione civile; il 13 l’affidamento era fatto.

Negato anche l’elenco dei fornitori, su opposizione formale di Fvg Live: in “un mercato caratterizzato da un numero ristretto di operatori” conoscerlo aiuterebbe “i concorrenti”. I concorrenti dunque esistono: non sono stati invitati. Negata pure la “documentazione prodotta a titolo di rendiconto (fatture di fornitori, contratti di subfornitura, prospetti di costo)”: il contratto definiva il corrispettivo “fisso e invariabile” senza prevedere alcun rendiconto, ma la Regione mette per iscritto di averne uno. Il Fatto ha depositato due istanze di riesame; il termine scade il 4 novembre. Chi siano i fornitori lo direbbe quell’elenco.

Le visure e i bilanci acquisiti dal nostro giornale raccontano intanto “a chi”. Fvg Live — 46 concessioni regionali per 5 milioni dal 2017 — ha chiuso il 2025 raddoppiando i ricavi a 8,6 milioni: con zero addetti, costi per servizi al 92 per cento e, per il terzo anno di fila, un utile inferiore ai contributi pubblici incassati. VignaPr, l’altra beneficiaria, ne muove 6,7 con 61 mila euro di costo del personale. Concorrenti negli atti, nei registri i promoter sono soci: Luigi Vignando (VignaPr), Andrej Petaros e Matteo Roman hanno un terzo ciascuno di Grande Amore dal 2020, e il 18 febbraio 2026 hanno costituito insieme a Fiume la Kolektiv Vigna d.o.o.

Fvg Live e VignaPr condividono poi il 55 per cento di Levante, ristorazione — vicepresidente Alessandro Corso, che di Fvg Live ha il 35 — in quella via Varese 3 di Tavagnacco dove hanno sede Fvg Live e anche Eps Italia, che noleggia palchi ai grandi tour e alla Formula 1: dal 13 febbraio 2026 la presiede Luca Tosolini, socio di maggioranza di Fvg Live. Il bilancio di Eps la dichiara “soggetta a direzione e coordinamento” della eps holding gmbh di Krailling, colosso tedesco delle infrastrutture per lo spettacolo — 820 dipendenti dopo la fusione di agosto con la svizzera Nüssli — che i registri danno di proprietà della famiglia Tombulca.

E il capo del gruppo, Okan Tombulca, è personalmente socio di Tosolini: ha il 51 per cento di Lore, l’immobiliare dello stesso indirizzo — 49 per cento e amministrazione a Tosolini — che incassa da Eps Italia 207.993 euro l’anno di canoni. Dal bilancio 2025 di Fvg Live la nota sugli acquisti dalla “parte correlata” Eps Italia, presente nei due esercizi precedenti, è sparita — lo consente la legge — proprio nell’anno del raddoppio; il dato lo dichiara Eps: 413.966 euro venduti a Fvg Live. Nessun atto collega Eps Italia a Gemona: il documento che lo direbbe, probabilmente, è l’elenco che la Regione nega.

Infine i nomi e le date del capitolo di famiglia. Di Eilo — il circuito che vendeva i biglietti di Cremonini, partecipato al 46 per cento da Opix Holding, amministrata da Giovanni Riccardi, figlio dell’assessore, al 36 da Fvg Live e all’8 da Grande Amore, la società dei tre promoter — avevamo scritto a settembre. Le visure e le risultanze catastali acquisite dal Fatto aggiungono il resto. Il bilancio di Opix attesta che al 31 dicembre 2025 la holding non possedeva alcuna partecipazione: il suo 46 per cento discende da un atto del 27 febbraio 2026, quattordici giorni prima del decreto che assegna i 3,1 milioni. Non un aumento di capitale: una cessione di quote esistenti; venditore e prezzo dagli atti camerali non risultano.

Chi possiede Opix lo dice la visura: socia unica, con il 100 per cento, è Rosalba Zanin, nata a Camino al Tagliamento nel 1956; amministratore unico è Giovanni Riccardi. Che cosa leghi la socia all’amministratore, gli atti camerali non lo dicono. Un annuncio funebre pubblicato sul Messaggero Veneto nel marzo 2015 — la morte di Pietro Zanin, 83 anni, proprio a Camino al Tagliamento — elenca fra i familiari “i figli Rosalba con Riccardo e Giovanni”: i cognomi, come d’uso nei necrologi, non sono riportati.

Alla presidenza di Eilo siede dal 2021, con poteri fino a 200 mila euro per operazione, Silvia Tosolini; vicepresidente è Luca Tosolini, il socio di maggioranza di Fvg Live. E gli atti dicono una cosa precisa: al Registro imprese Giovanni Riccardi e Silvia Tosolini dichiarano lo stesso domicilio, un appartamento al settimo piano che il catasto registra in piena proprietà di lui; e allo stesso civico, il 10 marzo 2025, i due hanno aperto lo stesso giorno due imprese individuali — marketing lui, supporto amministrativo lei. Nei registri sono una coppia economica.

Riccardi, che il 4 settembre ha querelato La Verità chiedendo ai pm di cercare il “mandante politico”, ha fatto sapere tramite il legale che il figlio non ha avuto “alcun tipo di incarico” a Gemona. “Su una vicenda di questa rilevanza — dice Moretti al Fatto — non possono esserci zone d’ombra e opacità”: e conferma che sta valutando di presentare lui stesso un esposto alla Procura di Udine.

Le domande di questo articolo sono state inviate alla Regione, a Fvg Live, a VignaPr e a Opix Holding. Fvg Live ha risposto via pec senza rispondere, ringraziando per il “pur ristretto tempo” concesso: assicura “piena disponibilità” a fornire ogni chiarimento “alle Autorità che riterranno eventualmente di interpellarla, nelle sedi opportune” e per il resto rinvia agli atti “pubblicati” e “liberamente consultabili”. Come l’elenco dei fornitori, che la Regione ha negato proprio su opposizione della stessa Fvg Live.

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Appalti pubblici più green, ma senza escludere le Pmi

23 September 2026 at 09:12

La Commissione europea propone una riforma degli appalti pubblici. Tra i criteri di aggiudicazione dà più peso a economia circolare e innovazione sostenibile. Il rischio è che procedure più complesse penalizzino le microimprese. Ecco come salvaguardarle.

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