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“Il potere deve assicurare il benessere dell’intera società e il lavoro è veicolo di democrazia”: le parole di Mattarella

22 October 2026 at 11:30

“Vi è una considerazione che appare ineludibile. Il potere si organizza in istituzioni condivise e democratiche per assicurare il benessere dell’intera società. Ecco perché il lavoro è veicolo di democrazia, contribuisce alla qualità della coesione di una società civile“. In un ampio discorso alla cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro per l’anno 2026 al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sottolinea il ruolo che le Istituzioni democratiche hanno nello sviluppo del Paese e nella promozione del lavoro come mezzo di integrazione e partecipazione alla vita politica. “Il lavoro, la sua cultura, la sua etica genera idee, pluralità, diffonde benessere, costruisce relazioni, dunque comunità” prosegue il Presidente, indicando nelle persone in procinto di ricevere l’onorificenza la puntuale dimostrazione di quanto da lui appena detto.

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Azerbaigian e Turchia agli antipodi sulla laicità scolastica. Anche sulla questione hijab

22 October 2026 at 11:26

Da un lato c’è un paese che prosegue coerentemente nella strada del laicismo, imboccata costituzionalmente. Dall’altro ce n’è un altro che si mostra sordo ad un principio di libertà, evocato dai paesi progressisti e da cittadini e cittadine desiderosi di diritti.

Azerbaigian e Turchia sono agli antipodi, sotto questo aspetto. Baku sta lavorando con profitto per una scuola laica in un Paese musulmano: lo scorso 21 settembre infatti è stato deciso dal governo con un decreto di fissare un unico standard di abbigliamento per gli alunni delle scuole statali: l’hijab non è contemplato. La Costituzione azera definisce il paese “laico”, anche per questa ragione i principi del carattere nazionale e laico dell’istruzione sono stati recentemente inseriti nella legge sull’istruzione generale e le nuove norme sulle divise rispondono essenzialmente a quell’impulso riformatore.

Di diverso avviso il governo turco, che ha promosso una protesta dinanzi al consolato azero di Istanbul, supportata da deputati del partito di governo. Non tutti, però, in Turchia sostengono la vulgata governativa: è il caso della parte laica del paese, che dal Bosforo vede la decisione azerbaigiana come un modello da seguire.

Tra queste voci libere spicca quella del teologo e opinionista Cemil Kılıç, noto critico dell’islam politico, che pochi giorni fa ha osservato: “Se l’Azerbaigian farà concessioni agli islamisti politici, in futuro andrà incontro a seri problemi. Non bisogna cedere in alcun modo. Occorre custodire con cura la propria identità laica”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il giornalista Ardan Zentürk, editorialista del quotidiano Star ed ex direttore di Star TV, che ha dichiarato: “Non possiamo consegnare i giovani nelle mani delle comunità religiose. I giovani, naturalmente, devono essere laici”. Ma cosa ne pensa Baku? Ha semplicemente ricordato che la laicità è scritta nelle costituzioni di entrambi i Paesi e che le scelte interne di ciascuno restano affar suo.

Interessante la chiave di lettura offerta dall’editorialista del quotidiano Akşam Oğuzhan Bilgin, che si è domandato se ci sia qualcuno intenzionato a sabotare la fratellanza turco-azerbaigiana, rispondendo che nessuno ci riuscirà. Ecco un altro aspetto che presenta una coloritura anche geopolitica della questione.

Infatti vi sono altri Stati musulmani che adottano la scuola laica, come il Kazakistan dove i requisiti per l’uniforme scolastica obbligatoria, che escludono elementi religiosi, sono stati approvati nel 2016; o come l’Uzbekistan dove da otto anni è in vigore l’uniforme unica; o come il Tagikistan che nel giugno di due anni fa ha fatto di più, vietando per legge di indossare nei luoghi pubblici abiti “estranei alla cultura nazionale”. Tra le altre cose, Azerbaigian, Kazakistan e Uzbekistan sono membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica, e nel 2027 Baku dovrebbe ospitare il suo prossimo vertice.

Del resto, la scuola laica è la regola anche in Europa. In Francia, dal 2004, la legge vieta nelle scuole pubbliche i “simboli religiosi ostentati”, con l’avallo della Corte europea dei diritti dell’uomo. In Austria, da questo settembre, le alunne sotto i 14 anni non indossano l’hijab a scuola. Nessuno di questi Paesi è ritenuto, per questo, meno libero. Baku ha semplicemente scelto la stessa strada.

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“Sono stanco, non so se potrei rifarlo fisicamente”: Gary Barlow rientra nella sua routine londinese tra ristoranti e amici. E intanto nel nuovo singolo dei Take That canta Howard Donald

22 October 2026 at 11:24

Gary Barlow torna alla vita quotidiana dopo il tour dei Take That Dopo aver ammesso di aver risentito del peso degli anni durante l’ultimo, estenuante tour dei Take That, Gary Barlow è rientrato nella sua routine londinese. Il cantante britannico, 55 anni, è stato avvistato lunedì 19 ottobre nel cuore di Londra, mentre si dirigeva verso un noto ristorante nel quartiere di Notting Hill. Ad accompagnarlo c’era Tom Gilbey, esperto di vini e volto noto sui social media. Barlow ha optato per un look decisamente informale: maglione nero, pantaloni della tuta e cappellino da baseball. I due hanno trascorso del tempo insieme nel locale alla moda, concedendosi una pausa in compagnia di un buon calice di vino.

A luglio, dopo l’ultima data a Dublino, Barlow aveva affidato a X un messaggio carico di emozione: “Miglior tour di sempre, e dopo 35 anni di carriera non è poco. Sono quasi certo che questo spettacolo non tornerà. Avevo 38 anni quando lo portammo in scena la prima volta, farlo a 55 è stata un’altra sfida. Non vedo come potrei rifarlo fisicamente. Con enorme dispiacere lascio il Circus nel mio passato. Sono riuscito a scappare con il Circus due volte”.

Lo show, portato in giro con i compagni Howard Donald e Mark Owen, era partito a maggio. Per prepararsi Barlow non aveva lasciato nulla al caso: a dicembre aveva raccontato su Instagram di essere stato alla clinica di lusso Lanserhof, all’Arts Club di Londra, dove l’abbonamento annuale parte da 6.500 sterline più 1.500 di iscrizione.

Chiuso il capitolo tour, il cantante è ripartito con una vacanza in famiglia in Messico, al resort di lusso One&Only Palmilla a Los Cabos, e ha mostrato il fisico tonico in alcuni scatti a torso nudo. “Sono finalmente fuori dalla bolla del tour”.

Intanto i Take That hanno pubblicato “Higher” con Howard Donald alla voce principale, in anteprima su BBC Radio 2 con Vernon Kay. È il quinto estratto da “Dreamers”, il nuovo album in 12 tracce in uscita il 20 novembre, un mix di pop, folk, house, ballate al pianoforte e pop orchestrale, con un brano firmato insieme a Tom Odell.

Il disco arriva dopo un anno segnato dal documentario Netflix e dal tour estivo “Circus”, che ha richiamato oltre 700mila fan tra Regno Unito e Irlanda. Nell’estate 2027 la band sarà in tour con “Dreamers Tour”: 31 concerti in 31 città e 16 Paesi europei, tra cui l’Italia, dal 3 giugno in Svizzera al 23 luglio in Germania.

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“Il processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset è stato equo”: la Corte Europea dei diritti umani respinge il ricorso per riabilitare Berlusconi

22 October 2026 at 11:16

Il procedimento che nel 2013 portò alla condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale non violò il diritto a un equo processo. Lo ha stabilito all’unanimità la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha esaminato solo la presunta mancanza di imparzialità della Cassazione e ha dichiarato irricevibili gli altri motivi.
Il ricorso era stato presentato dallo stesso Berlusconi nel dicembre 2013, dopo la condanna definitiva del 1° agosto per il caso dei diritti tv Mediaset: il leader di Forza Italia fu condannato a 4 anni e gli costò la decadenza da senatore.

Il ricorso, depositato nel 2014, era stato accolto dalla Cedu 8 anni dopo, nell’aprile del 2021, quando erano state poste al governo italiano ­– l’allora premier era Mario Draghi – dieci domande sull’equità del processo nei confronti di Berlusconi. Il team di legali del fondatore di Forza Italia – Andrea Saccucci, Franco Coppi, Niccolò Ghedini, Bruno Nascimbene, Keir Starmer e Steven Powles – aveva denunciato un processo iniquo e una condanna illegittima in base agli articolo 6,7 e 14 della Cedu: si andava dal mancato riconoscimento del legittimo impedimento dell’ex premier al taglio dei testimoni fino all’assegnazione del caso alla sezione feriale della Cassazione.

Vengono meno quindi le speranze di riabilitazione della famiglia Berlusconi che aveva puntato sul ricorso per avere un ruolo politicamente maggiore da qui ai prossimi mesi. Così invece non sarà.

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Italia e Spagna sospendono i controlli alle frontiere dopo le tensioni per i fatti di Ceuta

22 October 2026 at 11:15

Finirà, dopo quasi tre mesi, lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna iniziato il 1 agosto scorso con la decisione del governo Meloni di sospendere gli accordi di Schengen con la Spagna ripristinando i controlli alle frontiere in risposta al massiccio afflusso di migranti irregolari nell’exclave nordafricana di Ceuta. Al termine di una telefonata tra i ministri dell’Interno dei due Paesi, Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska, che segue l’incontro tra Giorgia Meloni e Pedro Sanchez all’ultimo Consiglio europeo, i due esponenti hanno concordato di mettere fine alle ritorsioni reciproche e di riaprire le frontiere insieme a un potenziamento dello scambio informativo per garantire la piena sicurezza dello spazio comune.

“Il governo spagnolo ha deciso di non prorogare i controlli alle frontiere ripristinati lo scorso mese di agosto per i voli e i collegamenti marittimi provenienti dall’Italia, Paese che anche porrà fine ai suoi”, ha comunicato il ministero dell’Interno iberico in una nota. L’ultima proroga decisa da Madrid scadeva il 22 ottobre e, quindi, è da considerarsi non più in vigore. Così come quella italiana, dato che Roma lo scorso 16 ottobre aveva deciso di prorogare le restrizioni.

La possibilità, come detto, era stata discussa a Bruxelles dalla presidente del Consiglio e dal presidente del governo spagnolo. Prevedeva, da parte dei ministri dell’Interno dei due Paesi, la valutazione di strumenti alternativi di collaborazione in materia di sicurezza e gestione dei flussi migratori alle frontiere.

La crisi era esplosa tra il 30 e il 31 luglio, quando fra le 70mila e le 80mila persone erano entrate a Ceuta. Il primo agosto Roma aveva ripristinati i controlli temporanei sui passeggeri provenienti dalla Spagna invocando i rischi per la sicurezza interna e possibili infiltrazioni terroristiche. Madrid aveva risposto l’8 agosto con verifiche analoghe sui viaggiatori in arrivo dall’Italia, motivandole con la pressione migratoria che interessa il Paese.

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“Il mio amore con Andrea Delogu? Anche se non stiamo più insieme ci sono talmente legato che, se mi chiamasse ora, prenderei il primo treno per raggiungerla”: parla Luigi Bruno

22 October 2026 at 11:13

Dopo Adorazione è tra i protagonisti di un’altra serie di grande successo disponibile su Netflix, Minerva – La Scuola. Interpreta Francesco, un ragazzo di periferia che cerca nella vita militare un’occasione per costruirsi un futuro e trovare il proprio posto nel mondo, finendo però per scontrarsi con un ambiente che considera la sua sessualità qualcosa da reprimere.

Un ruolo che, racconta Luigi Bruno a Vanity Fair, gli ha fatto “ritrovare il legame di tenerezza con mio fratello più piccolo, considerando che per lui sono un po’ un mentore, una guida”. E quando gli si chiede chi siano invece le sue guide, la risposta arriva senza esitazioni: “Ho la fortuna di avere al mio fianco delle persone, la mia famiglia, il compagno di mia madre, gli amici, che sono fondamentali per me. Per tutta la mia vita ho avuto un fortissimo rapporto con mia madre: mi ha cresciuto da sola. Poi, a un certo punto, nell’adolescenza è entrato il suo compagno, una persona molto legata a noi che ci fa tanto bene. Penso di avere una spiccata sensibilità femminile grazie a lei, una donna molto forte e indipendente”.

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“Napoli è stata finora la mia peggiore esperienza in Europa”: il giornalista norvegese demolisce il Maradona e stila la sua classifica degli stadi

22 October 2026 at 11:03

“Napoli è stato il mio ventesimo stadio in Europa col Bodo/Glimt e anche la peggiore esperienza finora”. Ha fatto molto discutere il post pubblicato su X da Benjamin Solas, giornalista norvegese dell’emittente Radio 3 Bodo che segue il club in tutte le sue trasferte. Solas nella sua recensione ha demolito lo stadio Maradona, dopo aver assistito alla sfida di Champions tra Napoli e Bodo giocata martedì sera. L’impianto partenopeo è finito all’ultimo posto nella classifica stilata dal giornalista. Le sue critiche però riguardano solo lo stadio e i collegamenti cittadini, non di certo i tifosi napoletani, sui quali dici: “Solo vibrazioni positive e un’atmosfera piacevole“.

Le critiche di Solas di fatto diventano un assist per Aurelio De Laurentiis, che da tempo brama di mollare l’impianto di Fuorigrotta per costruire un nuovo stadio. Il Maradona, nel frattempo, è stato inserito tra gli stadi candidati a ospitare alcuni match degli Europei 2032, con il progetto di una ristrutturazione da circa 200 milioni. Il piano è ambizioso, perché trasfigurerebbe l’attuale impianto, togliendo la pista d’atletica per aumentare la capienza e rifare di fatto tutte le tribune.

Solas evidenzia tutte le lacune dell’attuale Maradona: “Credo che anche i tifosi presenti condividano la mia impressione di una brutta esperienza. Strutture scadenti, ospitalità pessima, confusione, difficoltà di accesso e di uscita, solo per citarne alcune”. E in un altro tweet si legge: “Mancavano una sala stampa e un servizio di catering, la connessione internet era scadente, la disposizione degli spazi risultava confusa, l’accesso allo stadio era difficoltoso e il personale, che parlava a stento l’inglese, si è rivelato di scarso aiuto. Anche per i tifosi l’esperienza è stata negativa”.

Il giornalista norvegese però ammette che la situazione non è stata molto diversa negli altri due stadi italiani visitati. L’Olimpico infatti si piazza al 18esimo posto nella sua classifica, solo due posizioni sopra il Napoli. Mentre San Siro si guadagna la nona posizione solo grazie alla sua storia: “Ho pensato che abbia guadagnato qualche punto per il suo status iconico, per me. Non è stato un problema andare e tornare dallo stadio”. Ma “San Siro dovrebbe essere un po’ più in basso in questa classifica. L’Italia in generale ha standard terribili per la stampa”.

Nella sua classifica al primo posto c’è l’Emirates Stadium dell’Arsenal, seguito dall’Hotspur Stadium del Tottenham e a sorpresa dall’Eden Arena dello Slavia Praga, stadio costruito nel 2008. Stranamente, il vecchio Old Trafford è stato valutato meglio dell’Allianz Arena di Monaco, mentre è finito molto in basso anche lo storico Celtic Park.

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“Sotto la corazza degli adolescenti c’è il desiderio di essere amati”. Le parole di Papa Leone XIV ai giovani

22 October 2026 at 10:58

“Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati”. Accolto dal lungo applauso dei 1200 partecipanti provenienti da 60 Paesi nel mondo al Congresso Internazionale sulla Pastorale Scolastica e Universitaria, Papa Leone XIV ha parlato dei giovani, lanciando un appello a non dimenticare il “disagio esistenziale” che vivono. Un’intervento che arriva a pochi giorni dal week end di scontri avvenuto a Milano e della stretta securitaria messa in atto dal governo Meloni come risposta.

”Quanti studenti – ha detto il Pontefice – vivono anche condizioni di disagio esistenziale. Famiglie ferite, solitudini digitali, sentimento di inadeguatezza o di timore davanti a un futuro che appare incerto”. Un malessere vissuto anche nelle aule di scuola. “Molti – ha aggiunto – attraversano i corridoi dei nostri istituti e delle nostre università e forse si sentono anonimi”.

Il Papa, ancora convalescente dopo l’intervento al Gemelli per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare, ha ricevuto in udienza i partecipanti al Congresso sulla Pastorale Scolastica e Universitaria e ha invitato gli istituti cattolici a non lasciare gli studenti a loro stessi. Ha chiesto di aiutarli “a essere protagonisti di un modo nuovo di abitare il mondo, costruttori di fraternità, di una società più giusta”. Il coraggio, ha evidenziato Leone, “nasce da un patto di fiducia: dall’esperienza di qualcuno che crede in te prima che tu creda in te stesso”.

Oggi “falsi maestri e messaggi ingannevoli promettono di rispondere rapidamente alle domande dei giovani. Voi – ha detto il Pontefice rivolto a coloro che si occupano della pastorale scolastica e universitaria -, invece, avete scelto di fare qualcosa di più grande: camminare con loro lungo la strada, finché scoprano i doni che Dio ha già deposto in loro”. Per Leone è fondamentale che le scuole e le università cattoliche diventino un “luogo familiare dove si è attesi”.

Un passaggio lo ha poi dedicato al concetto di meritocrazia e alle possibili ripercussioni psicologiche sui ragazzi. “Non pochi giovani, oggi, sono come paralizzati dalla paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di essere malintesi, di non corrispondere alle aspettative. Viviamo in una cultura della prestazione che mette continuamente a confronto e classifica in modo a volte spietato. Una meritocrazia male intesa finisce per non rispettare le persone. Per questo molti finiscono per rinunciare prima ancora di provare”.

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Incastrato da uno scontrino il 31enne che ha aggredito una studentessa Erasmus a Milano

22 October 2026 at 10:57

Lo ha incastrato uno scontrino che aveva nello zaino. È stato un pezzetto di carta a portare al fermo di Richard William Salvador Janampa, 31enne peruviano irregolare e senza fissa dimora, accusato di aver abusato una studentessa tedesca di 21 anni in Erasmus lo scorso giovedì in via Giacosa, vicino a Parco Trotter, a Milano. La ragazza – come riporta Il Corriere della Sera – era rimasta sola dopo aver salutato il suo gruppo di amici – altri sette studenti stranieri – con cui aveva passato la serata; era stata poi aggredita e successivamente salvata dal casuale passaggio di due turisti italiani.

Determinante nelle indagini è stato il ritrovamento di uno zaino in via Padova, vicino al luogo della violenza: in esso è stato trovato uno scontrino, e dall’analisi delle telecamere del negozio in cui era avvenuto l’acquisto è stato possibile isolare il volto dell’aggressore. I carabinieri di Porta Garibaldi, poi, nella medesima sacca, hanno trovato la Sim di un telefono, da cui è stato possibile risalire al negozio dove è stata comprata e dunque rinvenire il numero di telefono associato e il suo intestatario.

Sono stati setacciati i filmati di videosorveglianza dei circuiti installati nella zona circostante all’aggressione: le riprese hanno mostrato la vittima venire adocchiata e poi aggredita da una sagoma, quella di Salvador Janampa. L’uomo è stato trovato nella zona di via Padova, vicino al luogo della violenza, ed è stato fermato – motivato con la presenza di gravi indizi di colpevolezza e di pericolo di fuga – e condotto in carcere.

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I rendimenti dei titoli decennali francesi ai massimi dal 2002: il differenziale con i Bund vola a 170 punti. Si allarga anche lo spread italiano

22 October 2026 at 10:50

La crisi del debito francese si aggrava e le tensioni si propagano di nuovo al mercato obbligazionario europeo. Il differenziale tra i titoli di Stato decennali francesi e tedeschi è arrivato giovedì a 170 punti base e il rendimento degli Oat a 10 anni ha superato il 5,1%, ai massimi dal 2002. Un nuovo campanello d’allarme per la seconda economia dell’Eurozona, alle prese con i conti pubblici in affanno, l’incertezza politica e le tensioni sociali a sei mesi dalle elezioni presidenziali. Anche i titoli italiani finiscono sotto pressione: lo spread tra Btp e Bund tedeschi sale a 124 punti base, sui livelli dell’aprile 2025, e il rendimento del decennale italiano si avvicina al 4,63%.

Quando lo spread si allarga, significa che gli investitori chiedono un premio maggiore per finanziare lo Stato percepito come più esposto a rischi politici e fiscali. Ieri, 20 ottobre, il differenziale tra Oat e Bund aveva già superato la soglia simbolica dei 150 punti base, attestandosi a 153 punti. Un livello che non si vedeva in chiusura di seduta dal 2012 ed è “associato alla crisi del debito nell’area euro”, ricordano gli analisti di Ubs Global Wealth Management. L’ulteriore allargamento a 170 punti segnala un nuovo deterioramento della fiducia del mercato. A pesare sul debito francese sono le preoccupazioni per la tenuta dei conti pubblici e la capacità del governo di trovare una maggioranza per le misure di bilancio. Il Parlamento sta discutendo la manovra finanziaria per il 2027 che prevede risparmi per 54 miliardi, ma visto il clima politico con le tensioni nelle piazze a margine delle manifestazioni contro il carovita e la prospettiva delle presidenziali della prossima primavera il timore dei mercati è che quei tagli necessari per contenere il disavanzo e stabilizzare il debito non si faranno.

In questo quadro anche l’Italia vede salire il costo del finanziamento: il rendimento del decennale italiano sale al 4,63%. Significa maggiori costi sulle nuove emissioni e sul debito da rifinanziare, con effetti che si trasferiscono progressivamente sulla spesa per interessi.

A rendere più complicato il quadro è la contemporanea fiammata dei prezzi energetici. Il Brent sale del 3,1% e supera i 112 dollari al barile, mentre il Wti guadagna il 2,9% e arriva a 99,9 dollari. Il gas resta sopra gli 89 euro al megawattora, sui massimi dal dicembre 2022. Il rincaro delle materie prime riaccende i timori sulle prospettive dell’inflazione e sulle conseguenze per la crescita. E un’inflazione più persistente preannuncia nuovi aumenti dei tassi da parte delle banche centrali contribuendo a tenere alta la pressione sui rendimenti obbligazionari.

Le vendite colpiscono anche i listini azionari, stretti tra il caro energia e la correzione del settore tecnologico. Gli investitori continuano a interrogarsi sulla redditività degli ingenti capitali investiti nell’intelligenza artificiale e sui tempi necessari perché la spesa delle grandi società tecnologiche si traduca in ricavi e profitti. Lo Stoxx 600, l’indice che riunisce le principali società europee, perde circa l’1%. Piazza Affari è tra le peggiori Borse del continente: il Ftse Mib cede l’1,87%.

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Vertice Putin-Zelensky-Trump, Mosca: “La discussione è in corso”

22 October 2026 at 10:47

L’improvvisa accelerazione diplomatica dei giorni scorsi per porre fine alla guerra in Ucraina potrebbe portare a un obiettivo fino alla scorsa settimana impensabile. C’è una “discussione in corso” su un possibile vertice tra Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky e Donald Trump. Lo ha detto oggi il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, rispondendo alla domanda se questo sia stato tra gli argomenti dell’incontro di ieri a San Pietroburgo tra l’inviato americano Steve Witkoff e il presidente russo. “L’argomento è stato sollevato, ma al momento non c’è ancora una chiara comprensione in merito. Non c’è un accordo completo, ma la discussione è in corso“, ha detto Ryabkov, citato dall’agenzia Interfax.

La dichiarazione di Ryabkov giunge all’indomani dell’incontro durato circa tre ore al Palazzo di Costantino a San Pietroburgo. La visita di Witkoff in Russia non è stata isolata: il giorno precedente, l’inviato di Trump si trovava a Oslo, dove ha incontrato Zelensky e i leader di Finlandia e Norvegia per gettare le basi di un quadro di pace coordinato con gli alleati europei e la Nato. Durante il colloquio con Putin, anche il consigliere americano Jared Kushner si è unito telefonicamente per presentare alcune proposte.

L’incontro di San Pietroburgo potrebbe aver segnato un netto passo avanti rispetto al ristagno delle trattative degli ultimi mesi. Secondo quanto riferito dai consiglieri del Cremlino, Putin avrebbe accettato “in linea di principio” di avviare un nuovo ciclo di negoziati trilaterali a partire da metà novembre. La sede ipotizzata per il confronto a tre tra Stati Uniti, Russia e Ucraina è Abu Dhabi. Se confermati, i colloqui si concentrerebbero sulla definizione di un sistema di garanzie di sicurezza per l’Ucraina e la Russia al termine delle ostilità.

Sul terreno, intanto, si continua a morire. “Tre ondate di missili balistici sono state lanciate contro Kiev dai ‘compassionevoli‘ russi da ieri sera – ha scritto sui social Zelensky, ironizzando sull’espressione usata da Witkoff per definire Putin -. Sono stati impiegati 21 missili. Purtroppo, numerosi luoghi in tutta la città sono stati colpiti e danneggiati, persino un monastero”. “Quasi immediatamente dopo un altro ciclo di colloqui, la Russia ha lanciato un attacco mirato. Ciò significa che il suo atteggiamento nei confronti di tutto ciò che sta accadendo non è realmente cambiato”.

Le autorità ucraine hanno denunciato anche che le forze russe hanno attaccato un mercato a Lozova, nell’oblast di Kharkiv. Secondo i dati preliminari, due persone sono rimaste uccise e il numero dei feriti è di almeno 17 persone.

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“Vendiamo la nostra isola e casa scozzese per 1.49 milioni di euro. Avevamo lasciato Londra nel 2017, ma ora ci torniamo per i nipotini”: la storia dei pensionati Richard Stein e Sally Lovell

22 October 2026 at 10:42

Una coppia di pensionati britannici, Richard Stein e Sally Lovell, ha deciso di dire addio alla loro vita da Robinson Crusoe per fare ritorno a Londra. Dopo aver lasciato la capitale nel 2017, i due avevano acquistato Harbour Island, un’isola privata di 9,7 acri al largo della costa scozzese dell’Argyll, per 775.000 euro. Oggi, a distanza di quasi un decennio, hanno deciso di mettere in vendita il loro angolo di paradiso a un prezzo di 1,49 milioni di euro, affidando l’incarico all’agenzia immobiliare Savills. Lo riporta il Daily Mail.

A pesare sulla decisione non sono stati né i disagi né i rimpianti, ma il richiamo degli affetti familiari. “Quando ci siamo trasferiti pensavo che avremmo vissuto qui per sempre – ha confessato Sally – Ci siamo innamorati completamente dell’isola e dell’Argyll, e ci abbiamo messo cuore e anima. Ma non hai una sfera di cristallo, non ti rendi conto di come cambieranno le tue priorità”.

L’isola era un cambio di vita radicale rispetto alla casa di Clerkenwell, nel centro di Londra. Ma i due se ne erano innamorati a prima vista, grazie alla posizione isolata, ai panorami e al contatto con la natura. Richard, in pensione dal marzo 2017, l’aveva vista come un progetto con cui occupare il tempo dopo aver lasciato il lavoro.

Quando la coppia acquistò la proprietà, questa era completamente sommersa dalla vegetazione, con un bungalow di tre camere rimasto immutato sin dagli anni Cinquanta. Il trasferimento avvenne nell’aprile del 2017, dando il via ai primi interventi di ristrutturazione, tra cui l’installazione dell’impianto idraulico e del riscaldamento centralizzato. Nell’autunno del 2018 fu realizzata una significativa espansione dell’edificio, mentre nel 2022 Richard costruì personalmente, utilizzando legname locale, una dependance dotata di quattro camere da letto, tre bagni e tre ampi spazi destinati alla rappresentanza.

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“A rischio ambulanze e assistenza domiciliare”, l’allarme dei medici a Napoli per il blocco dei Tir

22 October 2026 at 10:36

La carenza di carburante legata alla protesta degli autotrasportatori rischia di compromettere l’assistenza sanitaria a Napoli e in provincia. Medici impossibilitati a raggiungere ospedali e ambulatori, difficoltà negli spostamenti per le visite domiciliari e ambulanze del 118 alle prese con problemi di rifornimento: è l’allarme lanciato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia, che chiede interventi immediati per evitare ripercussioni sulla continuità delle cure.

Le criticità riguardano medici e odontoiatri, ostacolati dalla difficoltà di reperire benzina e gasolio per raggiungere le sedi di lavoro e garantire l’assistenza sul territorio. A rischiare le conseguenze più pesanti sono soprattutto le persone fragili, gli anziani e i pazienti che necessitano di cure a domicilio. Particolarmente delicata è la situazione dei mezzi di soccorso. Già nella giornata di ieri, riferisce l’Ordine, si sono registrate enormi difficoltà nell’approvvigionamento di carburante per le ambulanze del 118. Senza rifornimenti regolari, nei prossimi giorni potrebbe diventare difficile assicurare gli spostamenti dei mezzi di emergenza.

Da qui l’appello del presidente dell’Ordine, Bruno Zuccarelli, che riconosce le ragioni della protesta ma chiede di salvaguardare i servizi sanitari essenziali. “Comprendiamo le difficoltà degli autotrasportatori e le preoccupazioni di chi vede minacciato il proprio lavoro. Le loro ragioni meritano ascolto e risposte concrete. Chiediamo però che la protesta si svolga con responsabilità, salvaguardando l’assistenza sanitaria”, dichiara Zuccarelli.

“Un’ambulanza deve poter raggiungere chi chiede aiuto e un medico deve poter arrivare in ospedale, in ambulatorio o a casa di un paziente. La mancanza di carburante sta rendendo difficili anche queste attività essenziali”, aggiunge il presidente, rivolgendosi sia ai trasportatori sia alle istituzioni. Ai primi chiede di garantire il passaggio dei rifornimenti indispensabili alla sanità, mentre alle seconde sollecita soluzioni tempestive per assicurare la mobilità dei mezzi di soccorso e del personale sanitario.

L’Ordine chiede inoltre un coordinamento urgente tra Prefettura, autorità sanitarie e soggetti coinvolti nella distribuzione del carburante. L’obiettivo è garantire rifornimenti e accessi prioritari ai mezzi di emergenza, individuando modalità che consentano ai professionisti della sanità di continuare a svolgere la propria attività. “La tutela della salute deve essere un impegno condiviso da tutti”, conclude Zuccarelli, richiamando la necessità di evitare che le difficoltà legate alla protesta si traducano in ostacoli all’assistenza e al soccorso dei cittadini.

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Si riprende mentre avvelena vasetti di marmellata per ricattare l’azienda: a processo triestino per tentata estorsione

22 October 2026 at 10:26

Si filmava nell’atto di avvelenare i vasetti di marmellata della Zuegg, minacciando poi di lasciarli sugli scaffali se l’azienda non gli avesse corrisposto 100mila euro. Un tentativo andato malissimo per un triestino di 51 anni come riportano i quotidiani locali.

È finito sotto processo per tentata estorsione perpetuata ai danni anche di altre società che vendono prodotti differenti. L’azienda specializzata nella lavorazione di frutta per la produzione di marmellata con sede a Verona in un primo momento aveva scelto di ignorare le minacce contenute nelle email; tuttavia, quando alle semplici minacce sono seguiti i video in cui l’uomo inseriva del solfato di tallio in un barattolo in un punto vendita Conad della Val di Fassa, l’allarme è scattato davvero.

La Zuegg, nella prima udienza del processo, ha lamentato anche un importante ritiro dagli scaffali di almeno un supermercato con conseguente danno patrimoniale per l’azienda.

L’imputato, inoltre, in passato aveva minacciato un’altra azienda, la società Martinelli di Villafranca, sostenendo di aver avvelenato con del topicida alcune bottiglie di birra che avrebbe distribuito in un supermercato se non avesse ricevuto 30mila euro. Le lettere di minaccia sono state segnalate alle forze dell’ordine. Prima ancora di colpire le aziende, secondo l’accusa, l’uomo aveva tentato l’estorsione anche nei confronti del proprietario di un maneggio nel triestino: aveva minacciato di avvelenare i suoi cavalli se non avesse ricevuto del denaro.

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“Il più grande rimpianto? Non aver avuto figli. Come vorrei morire? Sentendo la musica di Johann Sebastian Bach”: la confessione di Milena Vukotic

22 October 2026 at 10:24

“Il più grande rimpianto? Non aver avuto figli”. A 91 anni Milena Vukotic non si fa problemi ad ammettere che ciò che più le è mancato nella sua esitenza è stato diventare mamma. “È il prezzo che ho dovuto pagare per aver dedicato tutta la mia vita al lavoro” aveva raccontato in passato l’attrice.

Vukotic non esita però a rivendicare la vita che ha scelto di condurre. Intervistata da Vanity Fair, rivela infatti di “essere riuscire a fare ciò che amo” e, se le venisse data l’opportunità di rinascere e di vivere nei panni di qualcun’altro, non ha dubbi su cosa farebbe. “Mi piacerebbe tornare in me stessa e rifare tutto” confessa l’attrice.

Sul suo aspetto fisico, invece Vukotic si rivela ben meno risolta. “Non amo il mio fisico, quindi vedo tutti i difetti” spiega, infatti, circa la considerazione che ha del proprio corpo. L’aspetto estetico che però l’ha maggiormente condizionata, anche nella sua carriera lavorativa, è sicuramente chiaro nella mente dell’attrice: “Il naso, perché è stato un ostacolo nel mio percorso di attrice”.

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Santanchè, chiesto il rinvio a giudizio anche per i fallimenti Ki Group e Bioera: accuse di bancarotta e truffa allo Stato

22 October 2026 at 10:22

Nuova richiesta di rinvio a giudizio per Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha chiesto il processo per la senatrice di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo e per altre 14 persone, più una società, per ipotesi di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato in relazione ai fallimenti delle società Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Le indagini della Guardia di finanza, coordinate dai pm Luigi Luzi e Guido Schininà con il procuratore aggiunto Roberto Pellicano, erano state chiuse a luglio. A decidere sul rinvio a giudizio sarà il giudice dell’udienza preliminare. Tra gli imputati anche l’ex compagno e il figlio di Santanchè, Canio e Lorenzo Mazzaro, nonchè la sorella Fiorella.

Bioera, controllante di Ki Group, è stata dichiarata fallita nel 2024: Santanchè era stata presidente del consiglio di amministrazione dal 2012 al 2021, mentre Canio Mazzaro è stato amministratore delegato. Secondo l’accusa, l’ex ministra e gli altri amministratori si sono attribuiti compensi “del tutto sproporzionati” portando dolosamente le società al dissesto finanziario. Santanchè è già imputata per truffa ai danni dello Stato anche in relazione alla vicenda dei dipendenti di Visibilia, la sua ex casa editrice, che lavoravano pur risultando in cassa integrazione Covid: il processo è in fase di udienza preliminare. Per il fallimento di Visibilia, invece, la senatrice è stata rinviata a giudizio nel gennaio 2025 con l’accusa di false comunicazioni sociali e il dibattimento di primo grado è in corso. A causa delle vicende giudiziarie pendenti, Santanchè è stata obbligata a dimettersi dalla premier Giorgia Meloni a marzo 2026, dopo la sconfitta al referendum sulla riforma Nordio.

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“A queste condizioni non ce la facciamo”, pescherecci fermi ad Ancona per il caro gasolio

22 October 2026 at 10:19

Non solo gli autotrasportatori in sciopero e blocco. Per i pescatori, con gli attuali prezzi del gasolio, uscire in mare “è diventato proibitivo“. Da qui la decisione di fermare le imbarcazioni e chiedere risposte concrete al Governo e alla Regione Marche. A spiegare la portata della mobilitazione è Apollinare Lazzari, della Cooperativa produttori di Ancona: “Ormai quasi tutte le marinerie italiane, ad eccezione di qualche barca, oggi sono ferme per il caro gasolio, quasi tutte hanno aderito al documento, anche gran parte delle imbarcazioni di Civitanova”.

Il problema riguarda l’intero settore, alle prese con costi del carburante che rendono sempre più difficile garantire la sostenibilità economica delle attività di pesca. Per la marineria di Ancona, che acquista direttamente il gasolio in raffineria, il prezzo si aggira attualmente tra 1,15 e 1,20 euro al litro. Una cifra già elevata, ma comunque inferiore alla media italiana, che secondo Lazzari si attesta intorno a 1,30 euro al litro.

A pesare è soprattutto il confronto con il passato recente. “Un anno fa il gasolio lo pagavamo circa 0,65 euro al litro, da allora è quasi raddoppiato. A queste condizioni non ce la facciamo”, denuncia un armatore, collegando l’impennata dei prezzi al conflitto nel Golfo. Un aumento che incide direttamente sui costi di gestione delle imbarcazioni e riduce i margini delle imprese, fino a mettere in discussione la possibilità stessa di continuare a lavorare.

Le conseguenze non si fermano ai bilanci delle aziende, ma rischiano di coinvolgere anche i lavoratori. L’armatore porta come esempio la propria attività, nella quale sono impiegate otto persone: “Nella mia imbarcazione lavorano otto persone, se va avanti questa situazione sarò costretto a licenziare due pescatori”. A rendere ancora più difficile il quadro è l’assenza di strumenti di sostegno immediatamente disponibili per chi rischia di perdere il lavoro. “Ancora non c’è la cassa integrazione e le persone rischiano di rimanere senza lavoro”, aggiunge.

È proprio il rischio di una crisi occupazionale a rendere più urgente la richiesta di interventi da parte delle istituzioni. Il comparto chiede che gli aiuti promessi arrivino in tempi rapidi e che le misure previste vengano adeguate alla durata dell’emergenza. Tra le principali richieste c’è lo sblocco dei contributi previsti dalla legge 568, che dovrebbero essere erogati in due tranche. Secondo quanto riferito da Lazzari, il Ministero avrebbe assicurato che i primi pagamenti potrebbero arrivare già a novembre.

Un altro punto centrale riguarda il credito d’imposta, per il quale le marinerie chiedono un’estensione temporale. “Tra le richieste anche il credito d’imposta fino a fine anno, invece che solo fino a fine maggio”, spiega Lazzari. L’obiettivo è ottenere un sostegno che tenga conto del protrarsi dei rincari e consenta alle imprese di affrontare i costi del carburante senza essere costrette a ridurre l’attività o il personale.

Accanto alle richieste rivolte al Governo, la marineria di Ancona ha sollecitato anche un confronto con la Regione Marche, chiamata a svolgere un ruolo decisivo nell’erogazione delle risorse. “Abbiamo chiesto un incontro alla Regione Marche che è quella che paga gli aiuti che arrivano dal Ministero”, precisa Lazzari.

Il presidente della Cooperativa produttori di Ancona ricorda inoltre le rassicurazioni ricevute durante l’incontro di martedì 20 ottobre al Masaf. In quella sede, riferisce, sarebbe stato confermato che la Regione Marche dovrebbe iniziare entro metà novembre a pagare una parte dei contributi destinati al settore attraverso i fondi Feampa, nell’ambito degli interventi previsti dalla legge 568 per fronteggiare il caro gasolio. Le imprese attendono però anche altre risorse già richieste, a partire da quelle relative al fermo biologico dello scorso anno. “Il settore è ancora in attesa del pagamento del fermo biologico del 2025, che il Ministero ci ha detto che dovrebbe arrivare presto”, ricorda Lazzari. Un ulteriore ritardo che alimenta le preoccupazioni degli operatori, già costretti a fare i conti con una spesa per il carburante quasi raddoppiata rispetto a un anno fa.

La protesta al porto di Ancona diventa così il segnale di una difficoltà che coinvolge le marinerie italiane e che, in assenza di risposte, rischia di trasformarsi in una crisi più ampia. Il settore chiede tempi certi per i pagamenti, sostegni adeguati e misure capaci di compensare almeno in parte l’aumento dei costi. Per gli armatori, infatti, continuare a lavorare con il gasolio ai prezzi attuali significa sostenere spese sempre più difficili da assorbire, con conseguenze dirette sulla continuità delle attività e sull’occupazione. Le prospettive, secondo Lazzari, restano limitate nel tempo. “Se il prezzo del carburante continua a restare sui livelli attuali riusciremo ad andare avanti ancora per qualche mese, al massimo fino a gennaio-febbraio 2027”, avverte. Dopo quella scadenza, senza un calo dei prezzi o l’arrivo degli aiuti attesi, le imprese potrebbero essere costrette a decisioni drastiche.

“Ma se il prezzo del gasolio non si abbassa e gli aiuti non arrivano, saremo costretti ad iniziare a licenziare parte del personale”, conclude Lazzari. Un allarme che riassume le preoccupazioni della marineria: senza interventi tempestivi, il caro carburante rischia di compromettere non soltanto la sostenibilità economica della pesca, ma anche il lavoro di chi ogni giorno vive del mare.

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“Sarebbe bello se ci mettessimo nei panni degli autotrasportatori. È un momento difficile, siamo tutti tali e quali”: così Siani. Carlo Conti aggiunge: “Non siamo uguali a chi ha fatto violenza nei negozi rubando e basta”

22 October 2026 at 10:19

Dalla protesta degli autotrasportatori al Sud Italia agli atti di vandalismo che hanno colpito Milano: la cronaca invade il varietà. Temi che approdano a “Tale e Quale Show”, nel mercoledì sera di Rai1, con le parole di Alessandro Siani, giudice nella trasmissione, e del conduttore Carlo Conti, seppur con messaggi differenti.

“Il tuo è un programma in cui si vedono sempre delle persone che si devono mettere nei panni degli altri”, esordisce il comico napoletano rivolgendosi al padrone di casa: “In questo momento sarebbe bello anche se tutti noi ci mettessimo nei panni degli autotrasportatori, perché stiamo vivendo un momento difficile e proprio in questo momento dobbiamo dimostrare di essere tutti tali e quali”. Un messaggio che ottiene gli applausi del pubblico.

La mobilitazione di camionisti e agricoltori, che protestano contro l’aumento del costo del carburante, ha raggiunto diverse regioni: dalla Sicilia alla Calabria, dalla Campania alla Puglia. Conti prende la parola e sposta l’argomento sugli scontri avvenuti a Milano, dove la protesta è stata in qualche modo oscurata dai numerosi atti di vandalismo: “Tutti tali e quali e invece non tali e quali da quelli che hanno fatto violenza nei negozi rubando e basta. Questa è una distinzione importante sempre da sottolineare”, ha concluso il conduttore.

Nei giorni scorsi era stato Rosario Fiorello a rivolgere un pensiero al Sud Italia in diretta al “”Tg1”: “Posso rivolgere un pensiero a tutti gli amici del Sud Italia che in questo momento stanno attraversando un periodo molto brutto e stanno protestando senza spaccare niente, ma la luce deve essere accesa anche sul Sud”, le parole dello showman siciliano.

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Tra speranze e disillusione, il movimento studentesco si estende alla Grecia: “Università inaccessibili mentre il governo investe in armi”

22 October 2026 at 10:18

L’area di Panepistimio è gremita ben prima di mezzogiorno, l’orario annunciato per la manifestazione degli studenti. Davanti ai Propilei si raduna una folla eterogenea: accanto agli studenti universitari e delle scuole superiori ci sono insegnanti, dirigenti scolastici, personale sanitario, pensionati e cittadini solidali con le ragioni della protesta. Nonostante la manifestazione organizzata il giorno prima in piazza Syntagma dalle sigle studentesche universitarie, quella di mercoledì 21 ottobre ha segnato ufficialmente l’ingresso della Grecia in un movimento più ampio, già attivo in Francia, Italia, Albania, Spagna e Portogallo.

Ed è proprio dall’Europa che i manifestanti hanno preso spunti e idee. “Ci sentiamo ispirati dai movimenti studenteschi in Francia”, spiega Apostolos Afendras, presidente dell’Associazione studentesca dell’Athens University of Economics and Business. Dal corteo, che da Panepistimio prosegue verso piazza Syntagma, si alzano canti e cori a riprova di quel legame, “Dalla Francia alla Grecia, lottiamo per un’educazione pubblica e gratuita”.

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Nationwide education protests across Greece

epa13319611 Students shout slogans as they take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, demanding free public education and increased school funding, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/GEORGE VITSARAS

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Nationwide education protests across Greece

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grecia proteste

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Nationwide education protests across Greece

epa13319613 Students, school pupils and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU

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epa13319608 School pupils playing music, as students and teachers take part in a nationwide education protest over the housing crisis, rising prices, and the increasing cost of living, in Athens, Greece, 21 October 2026. Nationwide education protests are being held in many cities across Greece, with the participation of school pupils, university students, teachers, and public sector workers. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU

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La manifestazione prosegue in un percorso ad anello, che la riporterà prima a Panepistimio e poi a piazza Omonia, dove è prevista la conclusione. Sono gli stessi partecipanti a spiegare le ragioni della protesta, molto simili a quelle di altri movimenti europei. “Chiediamo un vero rafforzamento dell’istruzione pubblica”, racconta Eva Sourla, presidentessa degli insegnanti di Iliopoli, mentre tiene un cartellone critico nei confronti del governo. “Le scuole vivono un momento di estrema crisi: mancano fondi, gli edifici non sono sicuri e siamo a corto di personale.”

Uno dei casi che sta facendo più scalpore è quello del complesso scolastico di Grava, ad Atene: 15 scuole, dalla materna alle superiori, e circa 4mila studenti costretti all’educazione a distanza dal 9 ottobre, dopo la segnalazione di un forte odore simile a gas. A undici giorni dalla chiusura, gli ingegneri incaricati delle verifiche non hanno ancora trovato prove di una fuga, ma il complesso resta chiuso in attesa della certificazione di sicurezza richiesta dalle famiglie.

Dalla scuola dell’infanzia all’università, le criticità riguardano l’intero sistema educativo. “Ci troviamo davvero di fronte a una domanda: studiare o sopravvivere?”, spiega Apostolos Afendras, aggiungendo: “Ci sono ragazzi e ragazze ammessi all’università che, a causa del costo della vita, non sono riusciti a iscriversi.” Per il presidente dell’associazione studentesca dell’Athens University of Economics and Business, trovare una casa in affitto o permettersi una vita lontana dalla famiglia è diventato sempre più difficile. “Inoltre, gli studentati pubblici sono in condizioni pietose: molti sono insicuri e senza acqua potabile.”

Secondo una stima di Ekathimerini, i partecipanti alla manifestazione sono circa 10mila. Il corteo prosegue il suo percorso per le strade di Atene. Lungo il corteo suona anche l’orchestra della scuola di musica di Ilion. Gran parte della rabbia e della frustrazione dei manifestanti si rivolge contro le scelte politiche del governo di Mitsotakis. “I problemi esistevano anche prima, con i precedenti esecutivi, ma adesso si sono ingigantiti”, spiega Eva Sourla. E onclude: “Il governo finanzia le armi, mentre noi vediamo questi soldi scomparire nel nulla e le scuole agonizzare”. La presidente degli insegnanti si riferisce in particolare all’accordo da circa 3 miliardi di euro con Israele per il sistema di difesa Achilles Shield.

Stavros, Katherina e Chrysa sono tre studentesse al primo anno dell’Università di Atene. Anche loro esprimono una forte critica nei confronti dell’esecutivo. “Il governo ha diffuso un’idea di stabilità legata alla propria presenza: senza di loro, sarebbe il caos. È una narrazione che fa particolarmente presa sulle persone, soprattutto in un Paese che porta ancora i segni della crisi economica”. Tutte e tre hanno una visione cupa del futuro: “Siamo deluse, vogliamo andarcene. Come si fa a programmare una vita in un luogo in cui lo sviluppo economico riguarda pochi?”.

La polizia presidia il corteo. Secondo le informazioni diffuse, il Ministero dell’Interno ha schierato circa 3mila agenti per garantire la sicurezza durante la protesta. Ai lati del percorso, i poliziotti in tenuta antisommossa sorvegliano la situazione, mentre le attività commerciali sono tutte chiuse.

Su una panchina di piazza Syntagma siedono alcune signore, che si godono la bella giornata mentre la manifestazione cinge la piazza. “Sto con i ragazzi, li sostengo”, spiega una di loro. “Gli studenti hanno tutto il diritto di protestare. Come si fa a vivere con costi così alti?”. Dafni concorda: “Anche noi abbiamo dei nipoti. Trovo importante quello che stanno facendo oggi”.

Ma, nonostante il clima di speranza che si respira lungo il corteo, pochi credono che la protesta possa ottenere risultati concreti. “Non ci ascolteranno, non ci hanno mai ascoltato”, racconta Marios, studente di ingegneria, mentre cammina insieme a due amici. “Sono qui perché credo che il governo debba mettere un freno alla privatizzazione dell’istruzione”. Sia lui sia i suoi due amici si dicono pronti a proseguire la mobilitazione se l’esecutivo non darà risposte concrete ed efficaci alla crisi del sistema educativo.

Ma la crisi dell’istruzione in Grecia si intreccia inevitabilmente con quella economica e sociale che attraversa il Paese: un costo della vita in aumento, stipendi reali bloccati e case a prezzi accessibili sempre più rare. Per molti studenti, proseguire gli studi lontano dalla famiglia significa affrontare spese che rischiano di rendere l’università un’opportunità non alla portata di tutti, ma un privilegio.

Il costo degli affitti è uno dei principali ostacoli. Secondo To Vima, nell’agosto 2026 il prezzo medio richiesto per gli alloggi studenteschi raggiungeva i 12,90 euro al metro quadrato nel centro di Salonicco e i 10 euro a Patrasso, Volos, Ioannina e Larissa. Per un appartamento di 40 metri quadrati, significa un affitto mensile di circa 400 euro, a cui si aggiungono le spese per le utenze, il cibo e i trasporti.

Per ampliare l’offerta di alloggi universitari, il governo ha da poco annunciato un programma da 737,5 milioni di euro, che prevede oltre 8mila e 600 nuovi posti. Anche gli investitori privati stanno puntando sulle residenze studentesche e sugli appartamenti arredati. Non sono però ancora disponibili informazioni chiare sui costi e sulle tariffe che saranno applicati ai nuovi posti letto, pubblici e privati.

La manifestazione si avvia lentamente alla conclusione in piazza Omonia, dopo essersi svolta pacificamente per le strade di Atene. L’unico momento di tensione si verifica al termine del corteo, quando gli agenti in tenuta antisommossa lanciano una granata stordente all’interno della stazione della metropolitana di Omonia per disperdere un gruppo di ragazze e ragazzi delle scuole superiori.

Le piazze di Atene, Salonicco, Heraklion, Rodi, Patrasso e di molte altre città greche hanno portato in strada il disagio di un’intera generazione, chiedendo risposte sul futuro dell’istruzione pubblica. Spetta ora al governo raccogliere queste richieste e tradurle in interventi concreti. Tra un anno, alle urne, i cittadini saranno chiamati a esprimere il proprio giudizio sull’operato dell’esecutivo. Nel frattempo, le criticità denunciate da studenti e insegnanti restano aperte.

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