Normal view
- Corriere della Sera
- Terremoto di magnitudo 7 colpisce il Tibet. Sedici morti e 65 feriti, oltre 300 le abitazioni crollate
- Corriere della Sera
- Guerra Ucraina-Russia, le notizie in diretta | Trump: «Importante che Musk abbia ripristinato Starlink». Kiev smentisce. Zelensky: «Meno patriot avremo, più i russi lanceranno missili»
Guerra Ucraina-Russia, le notizie in diretta | Trump: «Importante che Musk abbia ripristinato Starlink». Kiev smentisce. Zelensky: «Meno patriot avremo, più i russi lanceranno missili»
- Corriere della Sera
- Guerra Iran-Usa, le notizie in diretta dal Medio Oriente |Wsj, Teheran minaccia rappresaglie contro obiettivi civili nel Golfo. Trump: «Finiremo l'Iran molto presto, in un modo o nell'altro». Colpite 7 navi nello stretto di Hormuz
Guerra Iran-Usa, le notizie in diretta dal Medio Oriente |Wsj, Teheran minaccia rappresaglie contro obiettivi civili nel Golfo. Trump: «Finiremo l'Iran molto presto, in un modo o nell'altro». Colpite 7 navi nello stretto di Hormuz
- Repubblica - Esteri
- La foto dei leader dell’opposizione israeliana: la coalizione che vuole battere Netanyahu
La foto dei leader dell’opposizione israeliana: la coalizione che vuole battere Netanyahu
Tra i giovani ultraortodossi che rifiutano l’esercito e spaccano Israele in due
- Repubblica - Esteri
- Brasile, l’ultradestra prepara il nuovo assalto all’Amazzonia: “Più pascoli e meno alberi”
Brasile, l’ultradestra prepara il nuovo assalto all’Amazzonia: “Più pascoli e meno alberi”
Brasile, Lula denuncia Meta e X: “Io bloccato, aiutano Bolsonaro”
Macron punta il dito contro l’ultrasinistra per le violenze nei cortei
Bombe su Kiev, l’ira di Zelensky: “Ecco i missili compassionevoli”
- Repubblica - Esteri
- Kupiansk, operazione Veles: Kiev sorprende i russi con il tunnel di 15 chilometri
Kupiansk, operazione Veles: Kiev sorprende i russi con il tunnel di 15 chilometri
- Repubblica - Esteri
- Il capo del Pentagono Hegseth voleva il mappamondo di Eisenhower in ufficio. Il suo staff l'ha rotto
Il capo del Pentagono Hegseth voleva il mappamondo di Eisenhower in ufficio. Il suo staff l'ha rotto
- Il Fatto Quotidiano
- Guerra in Ucraina, Putin apre ai negoziati: “Accordo possibile”. Ma intanto i raid continuano
Guerra in Ucraina, Putin apre ai negoziati: “Accordo possibile”. Ma intanto i raid continuano
Raggiungere un accordo sulla situazione in Ucraina è possibile. Almeno a sentire le ultime dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin: “Siamo concordi su questo”, ha detto il leader russo riferendosi alla fattibilità di un’intesa di lungo termine che chiuda l’invasione iniziata il 24 febbraio 2022. Al centro della disputa restano sempre le porzioni di territorio ucraino, attualmente occupate dalle forze di Mosca, che il capo del Cremlino ha definito “storicamente russe”, alzando la posta in gioco nei negoziati per risolvere il conflitto.
Putin ha definito “inappropriata” la dichiarazione del leader ucraino Vladimir Zelensky, secondo cui sarebbe disposto ad accettare la perdita di alcuni territori pur di raggiungere la pace, aggiungendo che i territori in questione sono storicamente russi: “Innanzitutto, la mia opinione su questa questione è che non si tratta di territorio russo, ma di territorio storicamente russo”, ha dichiarato Putin in un’intervista al conduttore Pavel Zarubin. “Le persone che vivono in questi territori hanno votato, in primo luogo, per l’indipendenza dello Stato e, in secondo luogo, per la riunificazione con la Federazione Russa”, ha affermato. “Pertanto, parlare di eventuali perdite territoriali mi sembra inappropriato”, ha concluso.
Un eventuale vertice tra Putin, Zelensky e Donald Trump potrebbe essere il formato con il quale finalizzare la possibile intesa? “La discussione è in corso”, ha rimarcato il vice ministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov, il giorno dopo il faccia a faccia tra Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff. “L’argomento è stato sollevato” mercoledì durante le tre ore di confronto tra i due a San Pietroburgo, ma “al momento non c’è ancora una chiara comprensione in merito”, poiché “non c’è un accordo completo, ma la discussione è in corso”. È ancora presto per parlare di una vera e propria apertura, anche se Trump – che ha intanto chiesto a Elon Musk di riattivare totalmente l’uso di Starlink in Ucraina – si è lasciato andare nelle ultime ore all’ottimismo affermando che “ci stiamo avvicinando alla risoluzione della guerra” e forse – ha aggiunto – “è il punto in cui siamo stati più vicini finora”.
L’unica novità ufficialmente resa nota dopo l’incontro di San Pietroburgo – oltre al rilascio dell’americano Stephen Hubbard dalle carceri russe – è stata la probabile ripresa il mese prossimo dei contatti trilaterali tra Mosca, Kiev e Washington, ma a livello di tecnici, non ancora certo di leader. Tuttavia, anche il consigliere di Putin per la cooperazione e gli investimenti stranieri, Kirill Dmitriev, che ha partecipato al colloquio, si è detto convinto che ci si stia muovendo “verso una pace a lungo termine che garantirà la sicurezza di Russia, Ucraina ed Europa”. Proprio l’Unione Europea, nelle scorse ore, ha rimarcato che in qualsiasi formato dovesse svolgersi dei nuovi colloqui ritiene di doversi sedere al tavolo.
Di tono opposto i commenti all’incontro di San Pietroburgo da parte di Zelensky, che il giorno prima aveva avuto un colloquio con Witkoff a Oslo insieme a rappresentanti di Paesi europei, compresa l’Italia. Il leader ucraino ha denunciato bombardamenti russi nella notte tra mercoledì e giovedì con l’impiego di 21 missili e oltre 200 droni e un bilancio di almeno due morti e 34 feriti. “Tre ondate di missili balistici sono state lanciate contro Kiev dai ‘compassionevoli’ russi“, ha rincarato Zelensky, ironizzando su quella definizione di ‘compassionevole’ usata da Witkoff per Putin quando l’ha ringraziato per il rilascio di Hubbard.
Zelensky ha affermato che nei raid è stato colpito “persino un monastero”. Il ministero della Difesa si Mosca ha invece rivendicato attacchi solo su obiettivi militari, tra cui uno stabilimento dell’industria aeronautica Antonov dove si assemblano droni e missili da crociera Flamingo, oltre che sul ponte ferroviario e stradale Sud. Mentre sull’altro fronte nel corso della notte 600 droni sono stati lanciati verso Mosca, con la maggior parte neutralizzata dalle forze di difesa aerea nelle zone periferiche, secondo il sindaco, Serghei Sobjanin. Nell’est dell’Ucraina, invece, a causa dei continui bombardamenti russi, è stata decisa l’evacuazione forzata delle famiglie con bambini da tutti gli insediamenti delle comunità di Kramatorsk e Slavyansk, le due cittadine che sono l’obiettivo più ambito delle truppe di Mosca per completare la conquista della regione di Donetsk.
L'articolo Guerra in Ucraina, Putin apre ai negoziati: “Accordo possibile”. Ma intanto i raid continuano proviene da Il Fatto Quotidiano.
- Il Fatto Quotidiano
- Virus Shamonda, morto un paziente in Francia: è il primo caso di infezione umana documentato. L’Ue: “Monitoriamo la situazione”
Virus Shamonda, morto un paziente in Francia: è il primo caso di infezione umana documentato. L’Ue: “Monitoriamo la situazione”
Un paziente infettato da Shamonda è deceduto in ospedale a Lione. È il primo caso documentato documentato: fino a ora, questo virus era considerato non trasmissibile all’uomo. A darne notizia sono le autorità francesi. Il ministero della Salute ha reso noto che il paziente presentava una “grave immunodepressione” ed è deceduto all’inizio di ottobre. Sulla base delle attuali conoscenze su questo virus, proseguono, ad oggi non è stato identificato alcun rischio per la popolazione generale. L’ipotesi è quella di una contaminazione vettoriale del caso, tramite la puntura di un moscerino del genere Culicoides nella Francia orientale, territorio in cui è stata segnalata la circolazione del virus negli animali nella primavera ed estate del 2026.
La Commissione Europea sta “monitorando attentamente la situazione”, ha dichiarato la portavoce dell’esecutivo Ue per la Salute Eva Hrncirova. “Siamo in stretto contatto – continua – con l’Ecdc, l’Efsa e le autorità nazionali competenti per comprendere le potenziali implicazioni per la salute umana e animale. Il Laboratorio di riferimento dell’Ue (Eurl) per la salute pubblica è stato attivato ed è pronto a supportare gli Stati membri con analisi di laboratorio, qualora necessario”. “Le autorità francesi stanno indagando sulla questione in via prioritaria, con il supporto delle agenzie dell’Ue”, conclude. Anche l’infettivologo Matteo Bassetti ha commentato la notizia su X: “La scoperta apre una nuova fase delle indagini su un virus conosciuto da decenni negli animali. Shamonda, abbreviato in Shav. Nessun allarme, ma dovrà essere cercato questo virus quando ci si imbatte in sintomi compatibili”, ha commentato su X l’infettivologo Matteo Bassetti.
Il virus Shamonda è un orthobunyavirus trasmesso agli animali da moscerini ematofagi del genere Culicoides. È stato individuato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni ’60 ed è stato segnalato sporadicamente nei bovini in Africa occidentale, orientale e meridionale, nonché in Giappone. Nell’estate del 2026 è stato identificato per la prima volta in Europa in allevamenti bovini. I bovini sono considerati l’ospite primario tra le specie animali che possono essere infettate. Casi sporadici di infezione in piccoli ruminanti ed equini sono stati identificati anche quest’estate in Francia. Le autorità sanitarie francesi hanno inoltre informato gli organismi sanitari internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.
L'articolo Virus Shamonda, morto un paziente in Francia: è il primo caso di infezione umana documentato. L’Ue: “Monitoriamo la situazione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
- Il Fatto Quotidiano
- Cisgiordania, 5 italiane tra gli attivisti fermati. Farnesina chiede chiarimenti. Israele annuncia l’espulsione: “Promozione del terrorismo”
Cisgiordania, 5 italiane tra gli attivisti fermati. Farnesina chiede chiarimenti. Israele annuncia l’espulsione: “Promozione del terrorismo”
Gli attivisti internazionali fermati in Cisgiordania, tra cui cinque italiane, stanno per essere espulsi da Israele. Lo annuncia la polizia israeliana, secondo cui alcuni dei fermati sarebbero coinvolti nella “promozione del terrorismo” e nell'”esaltazione di attentatori”. L’annuncio arriva dopo che la Farnesina ha chiesto chiarimenti urgenti alle autorità israeliane sul fermo delle connazionali, avvenuto mentre accompagnavano agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive.
Secondo la polizia israeliana, gli attivisti “hanno violato la legge e si sono nascosti dietro la raccolta delle olive”. Sarebbero entrati “senza coordinamento in una zona militare chiusa”, rifiutando gli ordini delle Forze di difesa israeliane (Idf). Il comunicato riferisce del fermo di undici attivisti stranieri e un palestinese a Hebron, sostenendo che alcuni sarebbero coinvolti anche in “attività di organizzazioni ostili a Israele”. Non viene precisato a chi siano rivolte le accuse.
Le cinque italiane erano state fermate nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, insieme ad altri attivisti internazionali. Il ministero degli Esteri aveva ottenuto conferma della loro presenza in una stazione di polizia israeliana. L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme avevano quindi preso contatto con le autorità locali per ottenere informazioni sulle circostanze del fermo e favorire una rapida risoluzione della vicenda.
Il caso arriva dopo il fermo di altri due italiani, Manuel Tartarotti e suo padre Alberto, originari di Bolzano, trattenuti per oltre un giorno e poi espulsi, con un divieto di ingresso in Israele per dieci anni. Mercoledì 21 ottobre, inoltre, circa 80 attivisti internazionali erano stati fermati dai militari israeliani mentre partecipavano alla raccolta delle olive nei pressi di Nahalin.
L'articolo Cisgiordania, 5 italiane tra gli attivisti fermati. Farnesina chiede chiarimenti. Israele annuncia l’espulsione: “Promozione del terrorismo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
- Il Fatto Quotidiano
- A Ferrara nasce il “Nucleo anti maranza”: la proposta del sindaco leghista per rispondere ai disordini delle proteste
A Ferrara nasce il “Nucleo anti maranza”: la proposta del sindaco leghista per rispondere ai disordini delle proteste
Il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri, questa volta non si è limitato al solito messaggio di condanna sui disordini che hanno colpito Milano e Bologna durante le manifestazioni, ma è andato oltre. A Ferrara nasce “il Nam, il Nucleo Anti Maranza, una task force voluta dal Comune della città emiliana per contrastare il fenomeno, che sarà al contempo anche un primo esperimento a livello nazionale”, ha annunciato il primo cittadino. Le funzioni del Nam saranno di “prevenzione, controllo e repressione” e per questo il Comune di Ferrara coinvolgerà avvocati, psicologi, assistenti sociali, polizia locale ed esperti di sicurezza.
Il nucleo sarà attivo già dalle prossime settimane e il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato con entusiasmo l’iniziativa del sindaco ferrarese. “Ferrara risponde, con i fatti, alle richieste di aiuto e sostegno di tanti genitori, famiglie e commercianti, impauriti dalla situazione di insicurezza crescente”, ha spiegato Fabbri. Fabio Anselmo, lo sfidante di centrosinistra alle scorse elezioni, ha parlato di “mera propaganda” e di “spreco di denaro pubblico”.
“Approcciare così il tema, oltretutto con questa terminologia ghettizzante, stigmatizzante, e anche direi razzista, è indice di questi tempi bui. I giovani sono altra cosa, i problemi dei giovani sono altri”, ha affermato il consigliere d’opposizione. “Gli psicologi, certo, servono: servono occasioni di lavoro, di realizzazione, spazi per fare comunità”, ma “la task force anti maranza, con a capo Nicola Lodi (l’arcinoto Naomo, ex vicesindaco e assessore), si commenta da sé”, prosegue Anselmo, riferendosi all’ipotesi, al momento non confermata ufficialmente dal Comune, che alla guida della struttura venga chiamato l’ex vicesindaco leghista, in precedenza sospeso per la legge Severino. Il richiamo alle parole del Presidente della Repubblica è inevitabile, e per questo Anselmo sottolinea che per i giovani di Ferrara sia necessario investire in qualcosa di più che una task force, che altro non fa che “generare odio“.
L'articolo A Ferrara nasce il “Nucleo anti maranza”: la proposta del sindaco leghista per rispondere ai disordini delle proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.
- Il Fatto Quotidiano
- Scontro tra Sommi e Friedman su La7. “Attento a dare del filoputiniano, poi le querele si pagano”. “Mi minacci, signor avvocatino cafone?”
Scontro tra Sommi e Friedman su La7. “Attento a dare del filoputiniano, poi le querele si pagano”. “Mi minacci, signor avvocatino cafone?”
Scintille in diretta a Omnibus, su La7, tra Luca Sommi, giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di Accordi & Disaccordi, e il giornalista economico Alan Friedman. Casus belli: le proteste giovanili di Milano e il ruolo delle presunte interferenze russe nell’alimentare le tensioni sociali in Europa.
Tutto comincia dall’analisi di Sommi sugli scontri di Milano. Il giornalista del Fatto respinge l’idea che dietro la rabbia dei ragazzi ci sia la regia di Mosca e richiama invece le disuguaglianze economiche, l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Sommi insiste soprattutto su un punto: attribuire il disagio giovanile alle infiltrazioni russe significa distogliere lo sguardo dalle condizioni materiali in cui vivono milioni di persone.
“Mi viene da sorridere al pensiero che il disagio giovanile in Italia e in Europa sia colpa delle infiltrazioni di Putin – osserva – Non riesco a rimanere serio su questa cosa, perché in realtà parliamo di un problema strutturale”.
Poi richiama la condizione sociale di tanti manifestanti, spesso figli di immigrati di seconda generazione o delle fasce più povere della popolazione italiana: “Qui ci sono dei ragazzi che non ce la fanno più. A 11 anni vai in piazza a manifestare. Questo è un termometro di una sperequazione sociale esasperata. Se tu togli 300 euro di reddito di cittadinanza magari al papà, che temporaneamente era in difficoltà, e non hai il coraggio di tassare le multinazionali e i super ricchi, allora accadono queste cose”.
A intervenire successivamente è Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3, che introduce una distinzione tra le origini delle proteste e il loro sfruttamento politico da parte del Cremlino: “È chiaro che il fuoco degli scontri non viene acceso dalla Russia o da qualche misterioso manovratore. Ma apertamente gli esponenti del governo Putin usano le tensioni europee come prova della crisi dell’Occidente“.
Di Bella cita anche Aleksandr Dugin, ideologo nazionalista russo e rbadisce che non c’è nessuna “manina misteriosa” ma una strumentalizzazione alla luce del sole: “È evidente che chi manifesta e gli scontri non sono creati da fuori, ma sono alimentati e sfruttati da fuori”.
Dal collegamento Friedman applaude e mostra il gesto dell’ok con la mano. E commenta: “Antonio Di Bella ha detto perfettamente. Poi che qualche filoputiniano difenda Putin non è una sorpresa, che sia un giornalista per un giornale di propaganda del Cremlino, che sia un politico di destra…”.
Sommi interviene: “Friedman, attenzione a dare dei filoputiniani perché si beccano le querele e poi le si pagano”.
Il giornalista americano ribatte immediatamente: “Mi stai minacciando?”..
“No – replica Sommi – Ti invito alla cautela a usare certi termini perché li hanno già usati a lungo anche sul Corriere della Sera e poi hanno pagato copiosamente per aver dato dei filoputiniani a chi si interroga sulle questioni invece di chi liscia da una parte. Te lo dico così, per rinfrescarti le idee”.
Il riferimento è alla vicenda giudiziaria di Alessandro Orsini, sociologo e professore associato alla Luiss Guido Carli di Roma. Il 5 giugno 2022 il Corriere della Sera pubblicò un articolo firmato da Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, intitolato “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia” e dedicato a una presunta rete di opinionisti e influencer che rilanciavano la propaganda del Cremlino, con riferimenti alle attività del Copasir e dei servizi di intelligence. Tra i nomi compariva quello di Orsini, accompagnato dalla sua fotografia. Il professore ha promosso una causa civile contro Rcs, il direttore Luciano Fontana e le due giornaliste. Il Tribunale di Milano, in primo grado, ha condannato i convenuti a risarcirlo con 27.500 euro per danni e circa 5mila euro per spese processuali.
Friedman sbotta: “Questo è talmente da cafone che neanche ti rispondo. Io non sono qui per litigare e non credo di aver nominato nessun giornale. Attenzione, signor avvocatino“.
Sommi non arretra e gli fa notare la sequenza degli interventi: “Hai parlato di “giornalisti filoputiniani” subito dopo che ho detto che un conto è esultare perché l’Europa va male, visto che c’è una guerra, un conto è avere l’intromissione di Putin nei social»”.
Friedman rivendica di non aver indicato alcuna testata né alcuna persona specifica: “Ho fatto il nome di qualche giornale? Mi querela per non aver fatto nessun nome e aver parlato genericamente? Ma va’! Io volo alto e non scendo a questi livelli bassi, ok?”.
Sommi ride e ribadisce: “Hai appena detto dei giornalisti filoputiniani”.
“Ho parlato genericamente dei putiniani in Italia senza nominare nessuno, signorino“, rilancia Friedman.
Greco, visibilmente spazientito, cerca di chiudere il battibecco: “No, no, non ha nominato nessuno, benissimo”.
Ma Friedman continua a interrompere, ripetendo “Signorino!” e poi “Piccolo signore!“, mentre Sommi reagisce divertito e il conduttore è costretto ad arrendersi con una battuta: “Siamo alla frutta, come dicono in Calabria“.
L'articolo Scontro tra Sommi e Friedman su La7. “Attento a dare del filoputiniano, poi le querele si pagano”. “Mi minacci, signor avvocatino cafone?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump dovrà deporre sotto giuramento per la causa contro la Bbc
- Il Fatto Quotidiano
- Nordio: “Massicci arresti di minori, valutiamo di allargare le carceri giovanili”. Conte: “Parole non da politico, vada a casa”
Nordio: “Massicci arresti di minori, valutiamo di allargare le carceri giovanili”. Conte: “Parole non da politico, vada a casa”
“Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta”, per questo si sta pensando “di ampliare gli istituti penitenziari destinati ai più giovani” e si sta valutando se alcuni “settori delle carceri destinate ai maggiorenni possano essere dedicati ai minori”. A meno di una settimana dagli scontri di Milano, in cui centinaia di giovanissimi hanno manifestato con violenza la loro rabbia, Carlo Nordio ha sintetizzato l’idea che il ministero della Giustizia italiano ha per gestire il disagio sociale giovanile: la repressione. Le dichiarazioni del Guardasigilli hanno scatenato le reazioni indignate di tutte le opposizioni. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha chiesto le sue dimissioni: “Se parli così allora non sei un politico, devi andare a casa”. Mentre per il Partito Democratico, “le frasi di Nordio sono gravissime e svelano il vero progetto del governo di Giorgia Meloni: per un giovane che sbaglia la risposta non è recuperarlo, ma rinchiuderlo in una cella“.
Un’ospitata poco fortunata quella di Nordio a Start, su Sky Tg24. Prima la frase sulle possibili infiltrazioni mafiose nelle proteste degli autotrasportatori. Poi le dichiarazioni sui giovani: “Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti. E il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza. Proprio ieri abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere questo problema, sia stanziando i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare dei accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori”, ha detto il ministro nel corso della trasmissione.
Per il Movimento 5 Stelle, queste dichiarazioni “nel migliore dei casi segnalano l’ennesima rincorsa a Roberto Vannacci da parte dell’esecutivo. Nel peggiore, la deriva cilena di questo governo”. “C’è una generazione totalmente ai margini della società, incapace di immaginare un futuro tra affitti alle stelle, studentati di lusso e la casa che è diventata una utopia impossibile da raggiungere senza l’aiuto dei genitori. Ai nostri giovani Meloni nega il diritto alla casa, ma apre le porte delle carceri. Non c’è più nemmeno il pudore di fare certe dichiarazioni. Fermatevi finché siete in tempo”, critica Luca Pirondini, capogruppo M5s al Senato.
Mentre la dem Michela Di Biase commenta: “Dopo aver progressivamente smantellato il sistema della giustizia minorile, ora si arriva persino a ipotizzare di destinare ai minori spazi delle carceri per adulti. Si cancellano così le differenze tra minori e maggiorenni, si calpesta il principio del superiore interesse del minore e si mettono in discussione decenni di conquiste giuridiche e convenzioni internazionali sull’altare del populismo penale. È una deriva pericolosissima, che stravolge la funzione rieducativa della giustizia minorile. Per questo governo il disagio giovanile non è più una questione sociale da affrontare, ma un’emergenza di ordine pubblico da reprimere. Non si investe nella scuola, nella prevenzione e nel recupero: si costruiscono nuove celle”.
Anche l’associazione Libera ha criticato duramente le parole di Nordio. “Guardare al disagio giovanile, alla criminalità minorile attraverso le lenti della repressione è un tornare indietro, una retromarcia spericolata sia a livello giuridico che culturale”, scrive in una nota. “Le esperienze di tante realtà impegnate nel sociale mostrano invece che le uniche lenti davvero capaci di restituirci il fenomeno sono quelle di natura educativa e sociale. Punire quasi mai funziona, educare molto spesso sì. L’esercito di cui abbiamo bisogno nelle nostre città deve essere composto da educatori, assistenti sociali, operatori della cultura. Bisogna costruire opportunità, fornire strumenti e servizi. L’unica via d’uscita: investire nella scuola. Far funzionare la giustizia minorile dovrebbe significare fare in modo che gli sbagli dei ragazzi, dettati spesso da carenze educative gravi, non diventino una condanna per la vita. È questo che sfugge a chi concepisce la giustizia come una clava, senza riguardo per la storia e le fragilità di ciascuno”.
L'articolo Nordio: “Massicci arresti di minori, valutiamo di allargare le carceri giovanili”. Conte: “Parole non da politico, vada a casa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tibet, terremoto di magnitudo 7: “Sedici morti e 32 feriti”
- Il Fatto Quotidiano
- Federica Brignone, il documentario e l’annuncio: “Non sono più disposta a sciare con il dolore”
Federica Brignone, il documentario e l’annuncio: “Non sono più disposta a sciare con il dolore”
“Non sono più disposta e a sciare con il dolore“. In poche parole Federica Brignone chiarisce la sua posizione, aprendo anche all’ipotesi del ritiro. La campionessa di sci, vincitrice di due medaglie d’oro alle ultime Olimpiadi di Milano-Cortina, non sarà al via della stagione di Coppa del Mondo a Soelden. È ancora alle prese con la riabilitazione e il ritorno in pista in questo momento resta un punto interrogativo. Ieri, mercoledì 21 ottobre, era sul red carpet della Festa del Cinema di Roma, insieme al fidanzato James Mbaye (nella foto, ndr) per presentare il documentario “Federica – L’ultima Olimpiade“.
Un film per raccontare l’impresa di Brignone, riuscita miracolosamente a rientrare per i Giochi in casa e poi a vincere due ori. I dolori dovuti all’infortunio però non sono mai passati: “Non sono più disposta e a sciare con il dolore, cioè a dover combattere contro il mio corpo, contro i segnali che mi dà il mio corpo, combattere tutti i giorni anche solo per appoggiarti a una gamba”, ha dichiarato in un’intervista a Francesca Marsaglia per Eurosport. “Quindi – ha chiarito Brignone – o starò bene o per me la mia vita da sciatrice può anche finire qua“.
Una dichiarazione forte, che chiarisce però quanto sia stato grave l’infortunio e difficile il recupero. “Sto ancora cercando qualche senso. Probabilmente avevo bisogno di una sfida nuova, ancora più impossibile, perché avevo raggiunto o passato tutte le sfide che avevo in testa. Però così è stato un po’ ‘too much‘, nel senso così grave. Non ho ancora capito il perché e non so se lo capirò mai”, ha detto Brignone all’Ansa. La speranza di vederla di nuovo in pista è ancora presente, ma non è l’unica ipotesi possibile.
L'articolo Federica Brignone, il documentario e l’annuncio: “Non sono più disposta a sciare con il dolore” proviene da Il Fatto Quotidiano.