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How United Airlines became a link in Israel’s weapons supply chain

4 October 2026 at 20:09

United Airlines has been sending military hardware to Israel on passenger flights, right under your feet.

A new report from the People’s Embargo for Palestine, the Palestinian Youth Movement, and others documents 2,761 shipments of military cargo to Israeli weapons manufacturers and military institutions, including Elbit Systems, Lockheed Martin Israel, Nevatim Airbase, and the Israeli Ministry of Defense. Belal Elsiesy, organizer with the PYM and the People’s Arms Embargo, joins Zoe Alexandra to break down the findings.

With cargo including F-35 bomb release units used to drop 2,000-pound bombs on Gaza, Merkava tank sights, and “hunter-killer” machine gunner sights destined for Elbit, Elsiesy argues civilian airports are a critical point of intervention. He also discusses what’s behind Elbit’s US rebrand as 26 Defense, how campaigns against Maersk and FedEx have targeted the weak links in Israel’s weapons supply chain, and why the airline’s silence on the #NoWeaponsOnUnited campaign is a good reason to act now.

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🔴 NINO GALLONI: LA FINE DEL SISTEMA INFINITO DELLA CREAZIONE DELLA MONETA

4 October 2026 at 17:35

Dal 2008 in poi le banche centrali hanno inondato il mondo di liquidità: salvataggi bancari, acquisti di titoli, debito pubblico finanziato a tassi vicini allo zero. Oggi lo scenario si rovescia. L’inflazione italiana sale al 4,2 per cento, trascinata da un’energia che costa il 22 per cento in più di un anno fa. Il gasolio supera i 2,30 euro al litro, il petrolio oscilla attorno ai 100 dollari sotto il peso della crisi di Hormuz, e la BCE risponde alzando i tassi per la seconda volta quest’anno. Mentre l’Occidente stringe il credito, i BRICS e il Sud globale accumulano oro e costruiscono canali di pagamento che aggirano il dollaro. Fino a quando potrà reggere un sistema fondato sulla creazione illimitata di moneta? E chi pagherà il conto quando la macchina si fermerà? Dalla politica monetaria ai ricordi di chi ha visto da dentro lo smantellamento della programmazione economica italiana. Ne parliamo con Nino Galloni, economista post-keynesiano, collaboratore di Federico Caffè, già funzionario del Ministero del Bilancio e della Programmazione economica e direttore generale al Ministero del Lavoro. Intervista a cura di Jeff Hoffman Affrontiamo insieme: 🖨 Banche centrali e creazione di moneta: quanto può durare ancora? 🏦 La BCE alza i tassi contro un’inflazione da energia: medicina giusta o errore? ⛽ Carburanti, bollette e inflazione: chi incassa mentre noi paghiamo 💵 Dollaro, oro e debito americano: il tramonto di una valuta di riserva 🌍 BRICS e Sud globale: l’architettura del mondo multipolare 📚 Federico Caffè, il maestro scomparso, e il prezzo della coerenza 🏛 La chiusura del Ministero del Bilancio: quando l’Italia ha smesso di programmare 📜 La Carta di Roma, le tesi del 2008 e il confronto con Washington 🇮🇹🇪🇺 Italia ed Europa: esiste una via d’uscita dalla subalternità? 📚 I LIBRI DI NINO GALLONI ▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi) ▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022 ▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022 ▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007 ▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008 ▫La Sicilia protagonista della rivoluzione sovranista costituzionale, Edizioni Arianna ▶ LE INTERVISTE PRECEDENTI Crisi energetica, che ne sarà del fu Belpaese?    • Nino Galloni: crisi energetica, che ne sar…   Statonote e spazi di sovranità    • Statonote e spazi di sovranità   Dedollarizzazione controllata    • 🚨NINO GALLONI DEDOLLARIZZAZIONE CONTROLLATA   🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Nessun editore, nessun partito. Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV Membership YouTube: 👉    / @casadelsoletvchannel   💠 Analista Multipolare €5/mese 💠 Inviato della Verità €15/mese 💠 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🔔 Iscrivetevi al canale e attivate la campanella: è grazie a voi che siamo qui ogni sera. #NinoGalloni #FedericoCaffè #BancheCentrali #BCE #Inflazione #SovranitàMonetaria #Dollaro #Dedollarizzazione #Oro #BRICS #SudGlobale #CrisiEnergetica #Carburanti #MinisteroDelBilancio #Italia #Europa #CasadelSoleTV #JeffHoffman #MargheritaFurlan #Multipolarismo

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Chi scrive il copione?

4 October 2026 at 17:33

✈ Un volo da Dubai a Tel Aviv, una colluttazione in cabina, un atterraggio d’emergenza in Arabia Saudita. Il movente è ancora ignoto, ma la cornice è arrivata subito: attacco jihadista, nuovo 11 settembre sventato, eroi a bordo. Come si costruisce un racconto prima dei fatti, e a chi serve? “Gli USA giurano di sconfiggere chiunque sia il nemico contro cui siamo in guerra”, titolò la rivista satirica The Onion all’indomani dell’11 settembre. L’attacco al giornalismo fu senza precedenti. Asfaltate le organizzazioni sindacali, rovesciate come calzini le associazioni di giornalisti. Ne parliamo con Stefano Re, criminologo, saggista ed esperto di metacomunicazione, e con Roberto Quaglia, scrittore di fantascienza e saggista. Due sguardi complementari: chi studia come un messaggio comunica il modo in cui deve essere letto, e chi da venticinque anni smonta i miti fondativi della propaganda occidentale. Affrontiamo insieme: 🧠 Metacomunicazione dell’emergenza: parole, immagini e tempi con cui si fissa una cornice 🗓 L’11 settembre come unità di misura di ogni minaccia, venticinque anni dopo 🎬 Il dirottamento come genere cinematografico: eroi, cattivi e lieto fine già scritti 🚩 Falsa bandiera: i casi documentati della storia e il confine con il sospetto automatico 🖼 Realtà ritoccata: fotografie ufficiali, video virali, immagini sintetiche 🕵 Profilo criminologico: attentato pianificato, gesto suicida o ancora nessuna delle due cose 🌍 Lo stesso volo raccontato da Tel Aviv e dai media arabi 📚 I LIBRI DEGLI OSPITI Stefano Re LaScienzah. Quando la scienza si trasforma in fanatismo religioso, Arianna Editrice, 2025 Mindfucking. Dai manuali segreti della CIA al marketing, le tecniche di condizionamento mentale, Arianna Editrice, 2024 (edizione ampliata) Roberto Quaglia Guerra e pace e zombi. Democrazia totalitaria contro mondo multipolare, Youcanprint, 2025 Hollywoodism. The Invisible Ideology, Youcanprint, 2025 Il fondamentalismo hollywoodista. Viaggio in Iran alla scoperta dell’invisibile ideologia dell’Occidente, Youcanprint, 2020 Il mito dell’11 settembre. I versetti satanici della democrazia occidentale, Youcanprint, 2020 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Nessun editore, nessun partito. Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV Membership YouTube: 👉    / @casadelsoletvchannel   💠 Analista Multipolare €5/mese 💠 Inviato della Verità €15/mese 💠 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🔔 Iscrivetevi al canale e attivate la campanella: è grazie a voi che siamo qui ogni sera. #StefanoRe #RobertoQuaglia #Flydubai #11Settembre #FalsaBandiera #FalseFlag #Netanyahu #Metacomunicazione #Propaganda #GuerraCognitiva #Narrazioni #Mindfucking #Hollywoodismo #CasaDelSoleTV #Multipolarismo

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The Saudi-Israeli war on Yemen’s resistance: Intelligence sharing, civilian targets & sectarian propaganda

By: aletho
4 October 2026 at 16:06
By Robert Inlakesh | MintPress News | October 2, 2026

Scrambling to halt the ongoing offensive of Yemen’s Armed Forces, Israel and Saudi Arabia have strengthened ties through a joint covert campaign aimed at salvaging what remains of their supremacy in the Red Sea region. Tel Aviv and Riyadh’s losses of key military strongholds in Yemen’s Western coast, has ushered in a new era of soft-normalisation.

Saudi Arabia has carried out hundreds of airstrikes in Yemen, resulting in thousands of casualties since its renewed bombing campaign began this July. It now heavily relies on Israeli targeting intelligence backing in order to conduct dozens of strikes across Yemeni territory on a daily basis, including attacks on civilian market places and residential buildings.

Meanwhile, Israeli officials heaped praise on Riyadh this Wednesday for facilitating the first ever commercial flight between Israel and Saudi, following the Kingdom’s intervention to aid Israeli passengers on-board a Flydubai plane that was forced to undergo an emergency landing.

In contrast, the Kingdom of Saudi Arabia (KSA) initiated the renewal of the Saudi-Yemen war, by bombing the runway of Sana’a International Airport in order to prevent an Iranian civilian jetliner from landing inside the country. This measure was taken to enforce a long-standing aerial blockade on Yemen, while Israeli aircraft freely use Saudi airspace.

Riyadh’s pivot to the Israeli orbit entails a covertly coordinated campaign centered around Yemen, bearing regional consequences – from joint intelligence operations, target bank sharing, direct meetings between officials and a calibrated propaganda campaign.

In early September, Israel’s national broadcaster Kan News reported that Tel Aviv had begun supplying intelligence to aid Saudi Arabia in building up a target bank to strike inside of Yemen. Neither side has any formal diplomatic ties and yet Israel is already aiding Saudi Arabia in the military sphere — a development that would usually be a major regional scandal, yet the primarily Gulf State funded Arabic-language media has all but ignored it.

Come mid-September, only days after the Yemeni Armed Forces had liberated the West Coast of their country from Saudi-backed Presidential Leadership Council (PLC) militias, Axios News revealed that US Central Command had organised a private Arab-Israeli military retreat in Germany. At the private retreat, both Israeli and Saudi military officials were able to directly discuss issues concerning Iran and Yemen’s Ansarallah-led government.

Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman recently visited Cairo, formally meeting Egyptian President Abdel-Fattah el-Sissi to discuss issues of trade and foreign affairs. On the sidelines of this trip, CENCTOM officials repeatedly presented a proposal to form a regional command structure and coordination mechanism, that would include Israel, in order to properly confront the Ansarallah-led forces in Yemen.

Even more damning is that when Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu visited Abu Dhabi on September 27, he didn’t only attend a meeting with Emirati-ruler Mohamed bin Zayed – according to Israeli Channel 14 News, Netanyahu also secretly met with a Saudi delegate.

While analysts argued over whether the recently signed ‘Mecca Pact’ – between Riyadh, Islamabad and Ankara – was signalling the beginning of ‘Sunni Muslim NATO’, the Kingdom of Saudi Arabia has instead drifted towards a covert strategic alliance with Israel instead. Collusion between the two leaderships – which between them rule over all three of the Islamic Holy Sites – has reached historic heights.

Targeting Civilians And Sectarian Propaganda

A notable outcome of Saudi Arabia’s collaboration with Israel, is a marked uptick in the number of reported civilian massacres that have been taking place. The corporate media’s reporting on such attacks have drawn enormous parallels to the way similar strikes were covered in the Gaza Strip.

Take for example a recent strike carried out by Saudi fighter jets in the Taiz governorate, which killed at least seven civilians in a marketplace and destroyed a food storage site. When Reuters reported on the story, they ran with the following headline: “Seven people killed in strike on market in Yemen, Houthi-run health ministry says”

Just as the corporate media labelled Gaza’s Ministry of Health as “Hamas-run”, it uses “Houthi-run” in Yemen as a rhetorical tactic to detract from the veracity of the claim being made. In Gaza, Hamas is indeed the political Party that heads the local government of the territory, technically making this linguistic trick somewhat accurate, despite it being clear cut propaganda. However, in the case of Yemen it isn’t even vaguely accurate, as the political Party that controls the government is called Ansarallah, “the Houthis” are a family from northern Yemen.

Saudi Airstrikes also targeted other civilian locations such as residential buildings in the Mokha Port area, recently taken over by the Ansarallah-led government’s forces, killing at least 6. While US Central Command has been cited as arguing that Tel Aviv’s targeting data provided to Riyadh is essential, there has been no evidence that the intelligence provided has led to any material change on the battlefield.

It is not currently possible to verify whether the civilian infrastructure struck by Saudi Arabia’s airforce were targets located by Israeli intelligence gathering efforts or not, it is clear that Israel’s own strikes on Yemen have killed overwhelmingly civilians.

Both Israel and Saudi Arabia do indeed have shared interests in Yemen. Both seek the overthrow of the nation’s Sana’a based government. The recent capture of the Bab al-Mandab coastline by the Yemeni Armed Forces threatens both Tel Aviv and Riyadh, as they are the only two nations which Sana’a has reason to impose a blockade on.

The Yemeni imposed blockade on Israel, beginning in late 2023, completely bankrupted the southern Israeli Port of Eilat. This measure was taken in support of Gaza and the blockade ended with the implementation of the October 8, 2025 ceasefire. In the case of Saudi Arabia, a blockade has been imposed upon them in the Red Sea as a retaliatory measure against the long-standing Saudi blockade of Yemen.

This has led to a joint Saudi-Israeli propaganda campaign, seeking to depict the Yemeni control over their own territory as a threat to international maritime navigation and trade, something that Yemen’s officials have explicitly denied

A prominent propaganda theme is the weaponisation of religious authorities and the deliberate spread of sectarianism. Take prominent Saudi Islamic Scholar Dr. Abdulaziz Al-Rayez, a man that previously forbade resistance against Israel and condemned the Palestinian armed struggle, urged what he called “Sunni Muslims” to fight the “cursers of the companions [of the Prophet Mohammed]” to “race to the great field of martyrdom” against the Yemeni Armed Forces. Al-Rayez promotes factually inaccurate sectarianism, deeming the Sana’a based government as an evil Shia opposition to a righteous Saudi-backed Sunni force.

Saudi Grand Mufti Sheikh Saleh bin Fawzan Al-Fawzan also made a rare public statement on the war against Yemen, framing the issue as a religious obligation for Muslims to fight against the Yemeni Armed Forces. Additionally a top Saudi-linked Pakistani cleric, infamous for praising Osama bin Laden as “a Muslim warrior”, deemed Ansarallah to be “terrorists” and claimed that they are not even Muslims.

Across Gulf State owned Arabic-language media there has been a virulently anti-Ansarallah coverage of the war, with various pundits attempting to claim that the Zaydi Muslim sect in Yemen are conspiring with Iran to usher in a Shia Muslim tyranny across West Asia; aimed oppressing the Sunni majority.

While Saudi Arabia conspires alongside Israel to strike targets across Yemen and its officials meet with their Israeli counterparts, a concerted propaganda effort attempts to convince the region’s public that Riyadh is the victim; weaponising sectarianism as a means of distracting from its continued pivot towards the Israeli sphere of influence.


Robert Inlakesh is a political analyst, journalist and documentary filmmaker currently based in London, UK. He has reported from and lived in the occupied Palestinian territories and hosts the show ‘Palestine Files’. Director of ‘Steal of the Century: Trump’s Palestine-Israel Catastrophe’. Follow him on Twitter @falasteen47

Prévoyance des indépendants ? ou le prix du statut

4 October 2026 at 12:21

Par Eric V.

Deux chiffres qui ne vont pas ensemble. Un artisan en arrêt maladie touche au maximum 65,84 euros par jour. Un libéral, pour la même maladie, 197,51. Même pays, même année, même dos bloqué. La variable n'est pas le risque : c'est la caisse. Voici les quatre garanties qu'il faut couvrir soi-même.

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Ce que vous toucherez le jour où vous ne pourrez plus travailler ne dépend ni de ce que vous avez perdu, ni de ce que vous avez cotisé, ni de la gravité de ce qui vous arrive. Cela dépend de la caisse à laquelle votre métier vous a affilié. Je voudrais le montrer sur les quatre garanties qui comptent vraiment, et dire lesquelles il faut couvrir soi-même — parce qu'aucun régime obligatoire ne les couvre, et parce que l'État le sait si bien qu'il a rendu la dépense déductible.

Je dois dire d'où je parle. J'ai fondé Tripalio, qui publie des données sur les conventions collectives et les régimes de protection sociale complémentaire. C'est un lien, et je ne vais pas l'enterrer en note de bas de page. Mais je n'ai aucun contrat à vous placer et aucune commission à percevoir sur ce que vous souscrirez, je me permets d'aller au point essentiel !

Depuis juin, tout le monde commente le même document : le baromètre CSA Prévoyance TNS publié par MetLife France, qui établit que 44 % des travailleurs non salariés disposent d'une prévoyance complémentaire, et que le prix est le premier frein pour 60 % de ceux qui n'en ont pas. C'est une brillante illustration de la façon dont on manque un sujet. On y lit un problème de pouvoir d'achat là où il y a un problème d'architecture. Le même baromètre donne pourtant l'information décisive, et personne ne la relève : 62 % des indépendants ne tiendraient pas plus d'un mois avec les seules prestations obligatoires. Ce n'est pas que la prévoyance soit chère. C'est que le socle n'en est pas un.

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Le même dos, trois tarifs

Prenons une hernie discale, trois semaines d'arrêt, trois personnes de quarante-cinq ans qui gagnent chacune 80 000 euros par an.

La première est artisan. Son indemnité journalière vaut un sept-cent-trentième de son revenu annuel moyen des trois dernières années, et ce revenu est retenu dans la limite du plafond de la Sécurité sociale, fixé à 48 060 euros pour 2026. Soit 65,84 euros par jour, au mieux, après trois jours de carence, et à condition de justifier de douze mois d'affiliation continue. Si son revenu moyen des trois années passées est inférieur à 4 582 euros, elle ne touche rien du tout.

Bilan de notre portefeuille Barbell au 2 octobre 2026 : +2,66 %, et pourquoi ce chiffre ne veut pas dire ce qu'il a l'air de dire

4 October 2026 at 11:38

Par Vincent Clairmont

Troisième exercice de transparence depuis l'article de doctrine du 24 mai. La part valorisable de l'allocation est repassée en territoire positif après le bilan négatif de juillet. Je publie le tableau, puis je publie le calcul qui en annule l'essentiel. Aucun pourcentage ne bouge.

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Entre le 29 mai et le 2 octobre 2026, soit 126 jours, l'once d'or est passée de 4 460 à 4 143,66 dollars, soit −7,09 %. Le Bitcoin est monté de 73 500 à 86 000 dollars, soit +17,01 %. Le bon du Trésor américain à trois mois rendait 4,00 % le 1er octobre, contre 3,75 % fin mai. Et l'euro s'est déprécié face au dollar, de 1,1644 à 1,1225.

Je reprends l'exercice dans l'ordre du bilan de juillet : ce que la doctrine a modifié, ce que l'allocation a produit, et ce que le chiffre cache.

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1. Ce qui a bougé dans la doctrine : aucun pourcentage, une clarification

L'allocation de référence du 24 mai — 30 % or physique, 25 % T-bills, 20 % foncier de qualité, 5 % devises tierces pour la branche sûre ; 10 % Bitcoin, 5 % options longues, 5 % capital-risque pour la branche risquée — n'a pas varié d'un point depuis le 29 mai. Les quatre règles d'exécution posées en juin et juillet tiennent : les deux axes, l'épargne de précaution hors Barbell, le DCA accéléré sur correction de plus de 10 %, le rééquilibrage daté de janvier 2027.

Une seule chose s'est ajoutée, le 27 septembre puis le 4 octobre, et elle est négative : j'ai maintenu 0 % d'obligations souveraines de la zone euro alors que l'OAT à dix ans passait de 4,66 % à 4,92 %. C'est une position qui coûte visiblement de l'argent, et je la réaffirme ici pour qu'on ne puisse pas dire plus tard qu'elle a été discrètement abandonnée.

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2. Le bilan chiffré, sur un portefeuille de 100 000 euros

Valorisation au 2 octobre 2026 pour une entrée au 29 mai, aux taux de référence de la Banque centrale européenne.

PosteInvestiValeur au 2 oct.Écart%
Or physique (30 %)30 000 €28 913 €−1 087 €−3,62 %
T-bills 3-6 mois (25 %)25 000 €26 280 €+1 280 €+5,12 %
Foncier de qualité (20 %)20 000 €20 000 €0 €0,00 %
Bitcoin (10 %)10 000 €12 137 €+2 137 €+21,37 %
Devises tierces (5 %)5 000 €5 061 €+61 €+1,23 %
Sous-total valorisable90 000 €92 391 €+2 391 €+2,66 %
Options longues + capital-risque (10 %)10 000 €non valorisables : primes non cotées, participations illiquides

3. Lecture poste par poste

L'or supporte encore la perte, mais moins qu'en juillet. En dollars, le métal recule

OAT à 4,92 %, or sous 4 200 dollars, budget déposé : le point patrimonial du 4 octobre

4 October 2026 at 11:12

Par Vincent Clairmont

Chaque dimanche, je passe en revue ce que la semaine a changé pour votre épargne. Cette semaine : taux souverains, or et argent, budget 2027, apport-cession, taxe foncière, livrets réglementés, bitcoin et devises.

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Le taux à dix ans de l'État français a touché 4,92 % le jeudi 1er octobre, plus haut depuis 2002, contre 3,62 % pour le Bund allemand : 131 points de base d'écart. La veille, à 4,77 %, la France empruntait déjà plus cher que l'Italie (BTP à 4,559 %). L'once d'or s'échangeait le 3 octobre à 4 143,66 dollars (3 682,92 euros), en repli de 26 % sur son record du 29 janvier (5 602 dollars). L'Insee a publié le 30 septembre une inflation de 3,0 % sur un an en septembre, au-dessus des attentes. Le projet de loi de finances pour 2027 a été présenté en Conseil des ministres le 1er octobre : 54 milliards d'euros d'effort, déficit ramené à 5 % du PIB contre 5,4 % en 2026.

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Je reprends ces dossiers un par un.

Taux souverains : la France paie plus cher que l'Italie

L'OAT — obligation assimilable du Trésor, le titre de dette à dix ans de l'État — a pris 113 points de base depuis juillet, la plus forte hausse trimestrielle depuis 1987,

Will the European Parliament Unlock Hungary’s Frozen €4.2 Billion This Week?

4 October 2026 at 10:24

The European Parliament’s debate on Monday, October 5th, comes at an awkward moment for Brussels. After years of confrontation with Viktor Orbán, the European Commission now believes Hungary has done enough to justify releasing €4.2 billion in cohesion funding and restoring full access to Erasmus+ and Horizon Europe.

The question before MEPs is therefore deceptively simple: have the conditions really been met, or has Brussels simply found a convenient political moment to declare victory?

The answer matters well beyond Hungary. The original dispute was not some abstract quarrel over Brussels etiquette. In 2022, the EU suspended €6.3 billion in Hungarian cohesion funding after identifying deficiencies in public procurement, conflicts of interest, corruption controls and the effectiveness of prosecutorial action. The conditionality mechanism was deliberately designed to make access to EU taxpayers’ money dependent upon safeguards for the rule of law and the protection of the EU budget.

That principle is important. If membership of the EU means anything, it cannot mean that governments receive billions regardless of whether public money is properly administered.

But Hungary has changed politically. Viktor Orbán’s 16-year rule ended with Péter Magyar’s decisive election victory in April. Magyar campaigned partly on repairing Hungary’s relationship with Brussels and unlocking the billions frozen during the Orbán years. His government subsequently notified the Commission that it had implemented the required reforms.

The Commission has now accepted that argument — albeit partially. Its September 23rd proposal says Hungary has addressed the rule-of-law breaches affecting the EU budget, citing improvements in public procurement, the anti-corruption framework, prevention of conflicts of interest and prosecutorial effectiveness. If the Council approves the proposal, €4.2 billion in cohesion commitments will be reinstated and Hungarian students and researchers will regain full access to Erasmus+ and Horizon Europe.

That is a substantial political prize for Magyar, and a substantial test for the EU.

The danger for Brussels is obvious. Having spent years insisting that European money must not subsidise corruption or institutional capture, the Commission cannot now appear to have changed the rules simply because a more congenial government has arrived in Budapest.

There is, however, an equally serious danger on the other side. If Hungary has genuinely implemented the reforms demanded by Brussels, continuing to withhold money would make the conditionality mechanism look less like a defence of European values and more like a political punishment system. That would be profoundly damaging. Rules that apply only to governments Brussels likes are not rules at all.

This is why Monday’s debate matters – and the €4.2 billion is only part of the story.

The Commission has made clear that other Hungarian funds remain blocked. Around €3.5 billion is affected by a separate mechanism, including approximately €2.7 billion linked to horizontal conditions concerning the EU Charter of Fundamental Rights, including academic freedom, LGBTI rights and asylum.

Meanwhile, Hungary is still seeking access to roughly €10 billion under the Recovery and Resilience Facility. The new Hungarian recovery plan includes measures on anti-corruption, public procurement, transparency, judicial independence and stakeholder participation, with payments tied to the achievement of specific milestones.

So this is not a clean victory for either side.

For Magyar, the release of €4.2 billion demonstrates that his strategy of accommodation with Brussels is delivering tangible results. For the Commission, it provides an opportunity to demonstrate that conditionality can work: reforms are made, the Commission verifies them, and money is released.

But the real test will come afterwards. Brussels must monitor whether the reforms survive political pressure. Anti-corruption bodies must remain genuinely independent. Public procurement must be transparent. Prosecutorial safeguards must work in practice rather than merely on paper. And the judiciary must be capable of challenging the government when necessary.

That is where the European Parliament should concentrate its fire. The temptation will be to turn Monday’s debate into another referendum on Viktor Orbán. That would be yesterday’s argument. Orbán has gone. The more important question is whether Hungary’s new government has actually dismantled the machinery that generated the dispute.

There is a wider lesson here for the European Union.

Conditionality can only work if Brussels is prepared both to withhold money when standards are breached and to release it when standards are met. Anything else undermines the credibility of the entire system.

The Commission says Hungary has crossed that threshold. The Council must now decide whether it agrees.

MEPs should therefore resist both triumphalism and cynicism, if the reforms are real, Hungary should get its money.

If they are cosmetic, Brussels should keep the cheque in the drawer.

Brussels Moves to Release €4.2bn to Hungary as Magyar Unwinds Orbán-Era Dispute

Redes, moral, identificação e mais: o que as eleições revelam, mas não aparece nas urnas

4 October 2026 at 08:00

No próximo domingo (4), os eleitores brasileiros irão votar em seus representantes para os cargos de presidente, governadores, senadores e deputados. Apesar da possibilidade da decisão para os cargos executivos ser definida apenas em um segundo turno e estender os prazos das campanhas eleitorais, a pauta política não deve se restringir apenas às vésperas de votação. Entender e acompanhar a atuação de cada cargo e partidos é fundamental para o desenvolvimento do país nos próximos anos.

Além do presidente e governadores de todas as unidades da federação, também serão definidas 513 cadeiras na Câmara e 54 das 81 do Senado. Para a cientista política Tathiana Chicarino, entrevistada no Pauta Pública desta semana, em um cenário de crescente personalização da política, os papéis dos partidos e do Legislativo muitas vezes ficam em segundo plano. Na conversa com Andrea Dip, ela também chama atenção para a forma como escândalos políticos e de corrupção ocupam o debate eleitoral, principalmente em período de campanha, e acabam transformando a política em espetáculo.

Coordenadora do curso de sociologia e política da Fundação Escola de Sociologia e Política de São Paulo (Fesp-SP) e pesquisadora do Observatório de Conflitos Online da Universidade Federal do ABC (UFABC), Chicarino afirma que “as eleições já têm um teor bastante personalizado e passa a ser consumida numa lógica entre bem e mal, com um enredo como se fosse uma novela ou um folhetim, e isso é muito despolitizante” e acrescenta que a política precisa ser trazida novamente para o debate público.

Leia os principais pontos da conversa e ouça o podcast completo abaixo.

EP 236 Eleições 2026 além da disputa presidencial – com Tathiana Chicarino

2 de outubro de 2026 · Cientista política explica o papel dos partidos, das redes sociais e do Congresso nas eleições de 2026

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Às vésperas das eleições, sob as atuais denúncias e conflitos envolvendo o Supremo Tribunal Federal (STF), os debates sobre as propostas políticas ficaram em segundo plano. Porém, a composição do Supremo depende diretamente de quem ocupa a presidência da República e o Senado Federal. Por que o Congresso Nacional é peça central na disputa de poder? E qual a importância de entendermos a atuação de cada cargo político e da relevância dessas eleições?

A gente costuma dizer que desde por volta de 2013, embora tenham eventos anteriores a isso, como a crise econômica de 2008, de 2010 em diante, inaugurou-se uma “década crítica” em que uma série de crises, de hegemonia e escândalos, vão perpassando nossa política institucional. Tivemos junho de 2013, Lava Jato; 2018, eleição do Bolsonaro, e agora mais uma eleição que, de novo, reforçamos sua importância, que se insere nessa conjuntura um pouco mais ampla.

Olhando para o STF, podemos até traçar um pouco antes, com o Mensalão. Em toda a dinâmica de espetacularização que o poder judiciário vem tendo no Brasil, a partir dos anos 2000, o Mensalão é um momento muito importante. Historicamente, a gente dá muito mais atenção às eleições dos cargos majoritários: presidência da república, governo de estado e prefeituras. As eleições já têm um teor bastante personalizado, então, quem é o candidato? O que aquele candidato representa em oposição a uma outra personalidade política?

No nosso período de construção de um sistema partidário no Brasil, por volta dos anos 1930, quando começamos a estruturar partidos políticos, temos um período de ditadura. Depois uma quadra democrática, a primeira com certa estabilidade – mas bem longe de ser Estado [Democrático de Direito]. Tem Juscelino Kubitschek quase não assumindo; Jânio Quadros renunciando; golpe [de 1964]… Quer dizer, os partidos, que estavam se estruturando, tendo alguma capacidade de articulação nacional e também de identificação, isso também é interrompido ali com a ditadura. Que depois vem a Arena e o MDB. Com a redemocratização, em 1979, abre-se uma lei orgânica de partidos e aí a possibilidade de criação de vários partidos.

O Partido dos Trabalhadores (PT), partido com a maior identificação partidária, é criado nesse contexto. De lá para cá, temos muitos partidos. É claro que, com algumas legislações de cláusula de desempenho – a chamada cláusula de barreira também –, se tenta diminuir o número de partidos políticos. Ainda assim, são muitos partidos e as pessoas mal conseguem identificar quais partidos são e qual a diferença entre um e outro. Vira tudo uma coisa grande, homogênea e disforme, chamada Centrão, e, do outro lado, o PT.

Mas, quando a gente fala de cargos do legislativo, é fundamental entendermos essa estrutura partidária. Porque, para deputados estaduais, federais e vereadores, nós votamos no partido, não votamos na pessoa em primeiro lugar. Nós votamos no partido e dizemos quem gostaríamos que ocupasse a cadeira que o partido porventura venha a ganhar.

O nosso trabalho é quase ranquear os candidatos. Assim, fica muito difícil para as pessoas entenderem as crises institucionais, que se estendem. Além das pessoas conseguirem pouco identificar o papel dos partidos no legislativo, essa eleição ainda foi completamente capturada por todo o discurso de escândalo político e de corrupção. É uma eleição bastante complexa desse ponto de vista.

Com as redes sociais, temos visto um crescimento justamente nessa personificação de quem ocupa os cargos políticos e menos destaque no peso institucional partidário, mesmo em projetos políticos, na composição do Congresso. Porque, na verdade, as campanhas políticas não acabam nunca, elas continuam online ininterruptamente e de uma maneira totalmente personificada. Então, quais são os efeitos e riscos dessa personalização e dessa espetacularização da política?

A espetacularização da política não é de agora, mas ela se intensifica. Então, o que seria essa espetacularização da política? É a gente consumir a política como uma mercadoria, e, sendo uma mercadoria: “eu vou escolher aquilo que mais me convém, se serve mais para mim, se tem mais status’. Enfim, ela passa a ser uma dinâmica bastante individualizante e muito pouco responsável, na qual as pessoas “se tornam muito pouco responsáveis por aquilo que consomem”. E política não é assim.

O político que está lá, eleito por nós, não é o nosso funcionário. Não é assim que funciona a política. A política tem como base interação e coletividade. Então, uma vez que votei, consumi, pronto, paguei, minha responsabilidade acabou. A espetacularização é exatamente isso: consumir a política a partir da mercadoria, da imagem do espetáculo, enquanto uma passividade. “Eu sou a plateia e o espetáculo está ali, e eu estou consumindo aquele espetáculo”.

Porque a lógica algorítmica das plataformas vai tracionar ainda mais esse tipo de conteúdo e adicionando a isso, uma camada de personalização, que tem relação com o histórico da construção da política no Brasil, especialmente em um sistema presidencialista.

Não importa o meu perfil – se eu estou em um coletivo ou partido político – as redes tracionam ainda muitos conteúdos que são individualizantes, de indivíduos personalizados. Então, esses dois elementos, a personalização e a espetacularização, ganham ainda mais fôlego, mais ênfase nesse contexto de plataformização, e aí coloca-se uma terceira: o escândalo.

A escandalização da política, que também temos passado em alguns momentos de lá para cá – e eu estou falando dessa década crítica de 2013 – tendo como marco importante esse processo de escandalização. A política passa a ser consumida numa lógica entre o “bem e o mal”, entre o “mocinho e o bandido”, tem um enredo que acompanha-se como se fosse uma novela, um folhetim. Isso é muito despolitizante, porque a política fica capturada nesse contexto pela moral. Então, “a moral diz o que é certo, o que é errado, o que é o bom, o que é o mal” e aí as pessoas ficam até um pouco confusas. “Nossa, mas ele era bonzinho, agora não é mais?”

E por quê? Porque a política é tratada dessa maneira, a partir da moralização. Também temos outras questões, como o corte neoliberal nas nossas vidas como um todo, na nossa vida, no trabalho e também na política, que puxa para uma superindividualização. Tudo isso que estamos vivendo.

Agora, como sair disso? A política precisa ser trazida novamente para o debate, a política, política mesmo, a discordância, a busca por consensos, ainda que sejam consensos temporários. Porém, dentro dessa década tem sido complexo trabalhar isso. Em termos, como de Antonio Gramsci (1891-1937), estamos passando por uma crise de hegemonia. Nessa década crítica em que é muito difícil encontrarmos um sentido de direção política.

Por isso que a eleição é importante, mas ela é um momento. Se tratarmos a eleição como algo que vai resolver todos os nossos problemas, ano que vem, vamos voltar aqui e falar “nossa, e as instituições, hein?”

Inclusive vimos isso acontecer na passagem de Bolsonaro para Lula em 2023. Quando Lula é eleito, então pensa-se que “acabou a extrema direita no Brasil”; depois quando Bolsonaro é preso, pensa-se “acabou a extrema direita e o bolsonarismo no Brasil”. Mas estamos vendo que não é assim. Como se deu a movimentação da direita, nesse caso?

É interessante trazer essa questão do Bolsonaro, enquanto a vitória eleitoral em 2018. Eu falo muito isso: “ele não é como um raio de luz que apareceu no céu azul, de repente. Nossa, ninguém estava vendo e, de repente, um candidato de extrema direita é eleito”. A construção já vinha acontecendo nas redes, desde pelo menos 2010. Por uma rearticulação das chamadas “novas direitas”, articulando-se com uma direita mais tradicional, uma direita muito radical, uma direita das “viúvas da ditadura”.

Todos esses movimentos ajudaram a rearticular essa direita, que passa a não ter mais vergonha e encontra em Bolsonaro um projeto político viável, do ponto de vista eleitoral. E isso não aconteceu só no Brasil; também pode-se pensar isso nos Estados Unidos, em outros países em que a extrema direita também passa a ter essa viabilidade eleitoral. Mas não foi uma derrota em 2018. Eles elegeram uma série de senadores, deputados, governadores, e em 2022 também, com muita estratégia, com táticas muito claras.

Então, isso está acontecendo de forma sistemática desde 2010. Em 2018, tem esse momento importante da vitória à presidência da República. De fato, a cadeira de presidente importa, tem muito poder, tem capacidade de desarticular projetos políticos que estão em andamento, em disputa, tem um processo de desinstitucionalização muito grande, de rompimento de política pública. O retrocesso é muito grande; perder uma presidência da República é algo muito importante, mas não resolve todos os problemas. – Como eu estava falando – o Jair Bolsonaro perde em 2022, é preso, julgado e, ainda assim, existe uma força política e social bastante expressiva.

Tacheles #223 ist online

3 October 2026 at 22:49
Auch am letzten Donnerstag haben Robert Stein und ich wieder eine aktuelle Folge von Tacheles aufgenommen, die seit Freitagabend online ist. Sollte YouTube die Sendung löschen, finden Sie sie auch hier bei NuoViso.

La supercazzola «istituto di diritto pubblico». Asimmetrie dogmatiche, opacità funzionale e deficit di accountability della Banca d’Italia

3 October 2026 at 15:46

Abstract

Da un lato la pubblicità dell’ente viene invocata per fondare vigilanza, sanzione e una tutela assimilabile a quella delle funzioni statali. Dall’altro la struttura delle quote, detenute da banche, assicurazioni, fondazioni ed enti di previdenza, e il radicamento nel Sistema europeo di banche centrali vengono invocati per declinare la trasparenza amministrativa ordinaria, il controllo politico-parlamentare e la giurisdizione contabile piena.

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MONETA COMPLEMENTARE E SIGNORAGGIO. UN APPROCCIO ETERODOSSO

A n n o A c c a d e m i c o 2 0 1 4 / 2 0 1 5 2 “È un bene che gli abitanti della nazione non capiscano abbastanza il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo facessero, credo che ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina.” Henry Ford “I disordini non avranno mai fine, non avremo mai una sana amministrazione della cosa pubblica, se non acquisteremo una nozione precisa e netta della natura e della funzione del denaro.” Ezra Pound “Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi.” Mayer Amschel Rothschild “Per risolvere le contraddizioni contabili che derivano dall’errata o mancante contabilizzazione della creazione del denaro a favore della banca che lo crea (sia esso sotto forma di banconote che di denaro elettronico), la soluzione più semplice consiste nell’affidare l’emissione del denaro ad una tesoreria di stato (tesoreria sovrana) e lasciare che siano le banche a prendere in prestito tale moneta emettendo esse titoli di debito propri. La Tesoreria emetterà la moneta indicandola nelle poste attive prima di scaricarla con poste al passivo, in tal mondo rimanendo sempre liquida senza rischio di alcuna bancarotta.Viceversa se la Tesoreria replicasse l’errore delle banche, cioè l’omissione della messa all’attivo iniziale, ogni emissione creerebbe un buco nel bilancio della Tesoreria e costringerebbe lo Stato a tassare i cittadini per riempirlo. Errore che oggi fa la banca centrale.” Marco Saba INDICE Introduzione Capitolo 1 LA MONETA Prima parte 1.1 La definizione di moneta e le sue funzioni 1.2 La moneta e le sue diverse forme Seconda Parte 1.3 La moneta e il suo valore simbolico 1.4 La teoria del valore indotto della moneta Appendice 1.5 La sovranità monetaria, Gli omicidi premeditati e le coincidenze Capitolo 2 IL SINGORAGGIO BANCARIO 2.1 Le origini e la nascita del signoraggio 2.2 Le varie tipologie di signoraggio 2.3 La riserva frazionaria 2.4 Il colonialismo e la schiavitù monetaria 2.5 Il signoraggio bancario nella contabilità e nel debito pubblico 2.6 Le monete complementari e le monete alternative 2.7 Le denunce realizzate contro le banche centrali Conclusioni Ringraziamenti Riferimenti Bibliografici Riferimenti Web-grafici INTRODUZIONE La mia ricerca, si basa sul tema del signoraggio bancario e mi ha incominciato ad interessare quando ho visto un servizio su una trasmissione locale che parlava di questi argomenti ed allora incuriosito ho voluto approfondire il tema, non capendo come funzionasse realmente l’offerta di moneta e chi ne deteneva il monopolio.

Il deposito irregolare. Genealogia giuridico-contabile della moneta bancaria

2026

Le banche centrali contemporanee descrivono la moneta bancaria come debito dell’intermediario: i depositi, ha scritto la Banca d’Inghilterra nel 2014, sono «a liability of the bank, not an asset that could be lent out».1 Se il dato economico-contabile è pacifico, resta aperta la questione giuridica che lo precede: per effetto di quale operazione la somma consegnata dal cliente diviene proprietà della banca e, insieme, moneta? La monografia risponde ricostruendo la genealogia del deposito irregolare bancario dal depositum romano e dalla parakatatheke ellenistica, attraverso la stratificazione medievale-moderna (Glossa, banchi italiani, Salamanca, Wisselbank di Amsterdam come contro-modello custodiale) e l’infrastruttura della partita doppia, fino alle codificazioni ottocentesche e novecentesche e alla loro persistenza contemporanea. Il metodo intreccia storia del diritto comparato, storia economica e analisi contabile, su fonti primarie: Digesto, codici, giurisprudenza, documenti di banche centrali. L’indagine comparata di otto sistemi — Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Italia, Gran Bretagna, Olanda, Stati Uniti — individua un «gradiente di schermatura»: otto strategie codicistiche distinte, dalla maschera minima del § 700 BGB allo schermo pretorio francese, dalla formula obliqua di «Nutzen und Gefahr» dell’art. 481 CO 18812 all’esplicitazione radicale dell’art. 1834 c.c. 1942,3 subito neutralizzata dalla pubblicizzazione del sistema bancario. La persistenza del dispositivo è attestata dalla Cassazione italiana, che nel 2019 dichiara la natura del deposito bancario «tuttora controversa in dottrina»,4 e dalla Vollgeld-Initiative, respinta il 10 giugno 2018 dal 75,7% dei votanti.5 Ne risulta che la moneta bancaria è un artefatto giuridico-contabile databile: una finzione contrattuale che le codificazioni hanno fissato senza mai risolverne la causa, offrendo alla storiografia giuridica ed economica una periodizzazione unitaria del fenomeno.

Dall’invenzione della moneta al fiat money. L’evoluzione dei sistemi monetari

2016

La storia della moneta è millenaria. Già gli antichi commerciavano scambiando valori che fungevano da mezzo di scambio standardizzato. I romani coniarono le monete su supporti metallici. Solo più recentemente la storia ha partorito le banche centrali con la finalità di presidiare la produzione della base monetaria e controllare i meccanismi di politica monetaria. Il lavoro offre una panoramica storica della moneta fino ai giorni nostri.

Moneta e democrazia – Academia.docx

In questo lavoro si indaga sulla natura della moneta, cercando di risalire alla genesi del suo valore, alla luce di quanto osservato da Aristotele ed analizzando la relazione, sotto il profilo logico, tra le tre funzioni universalmente riconosciute alla moneta, ossia unità di conto, mezzo di scambio e riserva di valore. Si indaga sul rapporto tra moneta merce (da cui scaturisce la necessità della convertibilità delle banconote) e moneta segno (da cui scaturisce il concetto di moneta fiat), evidenziando le differenze tra valori creditizi e valore monetari. Si verificano i profitti rinvenienti dall’emissione di moneta e si osserva il modo in cui le banche, centrali e commerciali, contabilizzano tali profitti. Si definisce il corso legale precisandone la distinzione dal corso forzoso ed evidenziando la mutazione di fattispecie giuridica – da titolo di credito a carta-moneta – che si è verificata con il venir meno della convertibilità della moneta cartacea in metalli preziosi. Si passa poi a definire la cosiddetta moneta bancaria (o moneta scritturale) analizzandone il rapporto con la moneta a corso legale. Si verifica la capacità liberatoria dei pagamenti in moneta bancaria, alla luce di quanto statuito dalla Giurisprudenza nonché di quanto osservato dalla Banca Centrale Europea, soffermandosi su alcune questioni giuridiche che emergono dall’imposizione di limiti all’utilizzo del contante. Si appura se gli Stati dell’eurozona hanno margini giuridici, alla luce della normativa europea, per adottare una propria moneta parallela, considerando le fattispecie della moneta a corso libero (incluso la moneta fiscale) e dei biglietti di Stato e non sorvolando sui rischi che l’eventuale adozione di una seconda moneta potrebbe comportare. Si verificano i benefici, anche in termini di democrazia, che il pieno esercizio della sovranità monetaria potrebbe comportare. Si passa quindi ad analizzare il fondamento economico-monetario del cosiddetto reddito di cittadinanza, alla luce degli studi presenti in letteratura nonché delle diverse esperienze concrete già realizzate. Si valuta l’ipotesi del riconoscimento di un reddito di cittadinanza limitato ad un dato territorio (reddito locale), analizzandone i benefici unitamente all’adozione di una moneta locale complementare alla moneta a corso legale. Si analizza la fattispecie della rarefazione monetaria alla luce delle politiche monetarie di alcune tra le principali banche centrali occidentali a partire dalla crisi del 2008 e si verificano le conseguenze per le banche commerciali, per i correntisti e, in generale, per l’economia derivanti dalla soppressione del Glass-Steagall Act e delle normative nazionali da esso derivate.

Italia, svegliati! La più grande truffa del secolo

2012

La crisi finanziaria scoppiata nell’autunno 2008 ha sancito il successo di coloro che ne sono stati gli artefici. In Italia e Grecia sono andati al potere tecnocrati e banchieri, gli stessi che, fino al giorno prima, hanno lavorato per le istituzioni responsabili del crollo dell’economia. Ai vertici dei governi europei, delle istituzioni internazionali, dell’Unione europea (un «super Leviatano»), siedono i referenti delle banche e della finanza, nelle mani dei quali una classe politica incapace e inadeguata ha affidato le speranze di ripresa. Essi continuano a perseguire le politiche di impoverimento di 720 milioni di europei, con l’unico scòpo di trasformare il Vecchio Continente in un immenso lager di schiavi moderni: tagli, flessibilità, liberalizzazioni, privatizzazioni, queste le «ricette» per raggiungere falsi obiettivi: la riduzione del deficit ed il pareggio di bilancio (tecnicamente impossibile). Con la «privatizzazione» (svendita) delle ultime società pubbliche completeranno il disegno, raggiungendo l’obiettivo di distruzione degli Stati e della privazione dei più elementari diritti di cittadinanza. Sono politici, banchieri, economisti, editori, controllano i media, e attraverso essi ci tranquillizzano. Non possiamo illuderci che, coloro che hanno appiccato l’incendio, si trasformino improvvisamente in pompieri. Guardando i dati, viene spontaneo domandarsi come sia possibile che in soli tre anni dall’autunno 2008, il debito pubblico di alcuni Stati (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda) sia sensibilmente peggiorato. La risposta è semplice: la colpa è delle misure anti-crisi legate alle operazioni di sostegno al sistema bancario. Con i soldi dati alle banche a interessi irrisori (1.200 miliardi in Europa, e altrettanti negli Usa), queste non fanno altro che rifinanziare le loro obbligazioni o acquistare a loro volta il debito degli Stati, che è divenuto nel frattempo più oneroso da sostenere perchè è aumentato, e il rating è peggiorato. Le banche, quindi, chiedono interessi più alti agli Stati, e la voragine del debito pubblico aumenta in una spirale infinita. In tutto questo giro, chi ci guadagna, ancora una volta, sono proprio le banche. Ma come siamo arrivati fino a qui? Quali sono i sottili meccanismi che hanno privato gli Stati della loro sovranità? L’Ue, la Bce, l’euro, il Trattato di Lisbona, Basilea II, il Fmi, le agenzie di rating, sono tutti strumenti nelle mani della finanza, che ha piazzato i suoi uomini al vertice delle istituzioni nazionali e sovranazionali. Il potere, scippato da tecnocrati e banchieri, con la complicità di politici incapaci e corrotti, deve tornare nelle mani del popolo sovrano.

Il ruolo della Banca d’Italia tra Sebc, Bce ed istituzioni politiche nazionali

Non sono soltanto ragioni economiche ma soprattutto ragioni politiche che portano a considerare assetti decentralizzati o centralizzati di direzione della politica monetaria e della vigilanza. Certo è che gli shock sono più facilmente gestibili laddove esista un singolo sistema monetano e un singolo mercato finanziario, in quanto meccanismi naturali di difesa possono intervenire a riequilibrare le asimmetrie dei mercati. Si consideri, ad esempio, che cosa accadrebbe se uno dei Paesi dell’Unione monetaria europea si sentisse svantaggiato dalla combinazione di una politica monetaria metastatale e dalla conduzione di politiche fiscali nazionali vincolate; oppure se il mercato finanziario di uno degli Stati membri fosse scosso da gravi scandali finanziari. Gravi crisi economiche «regionali» potrebbero comprometterebbe seriamente la tenuta dell’attuale assetto istituzionale e provocherebbero una sorta di «revanscismo» nazionalista che paradossalmente solo le Bcn possono evitare.

Le monete locali come strumenti giuridici per l’attuazione del principio di democraticità

2018

all’economia reale. Tali strumenti sono concepiti, segnatamente, come un mezzo di scambio parallelo, all’interno di un progetto realizzato dai membri di una comunità con l’obiettivo di sostenere le transazioni, il credito e la fiducia reciproca 1 , in ambiti geografici, solitamente, circoscritti. La fiducia assume, in essi, un valore ancora diverso -e forse più pregnante -trattandosi di valute che non hanno corso legale, ma che sono accettate solo su base volontaria.

Dispensa.Commerciale

CAPITOLO 1 L’imprenditore-Il sistema legislativo Nel nostro sistema giuridico la disciplina delle attività economiche ruota intorno alla figura dell’imprenditore, del quale il legislatore dà una definizione generale nell’articolo 2082 c.c. Il codice civile distingue però diversi tipi di imprese e di imprenditori in base a tre criteri: 1. l’oggetto dell’impresa, che determina la distinzione fra imprenditore agricolo e imprenditore commerciale; 2. la dimensione dell’impresa, in base alla quale è individuato il piccolo imprenditore e di riflesso l’imprenditore medio-grande; 3. la natura del soggetto che esercita l’impresa, che determina la tripartizione legislativa fra impresa individuale, impresa costituita in forma di società ed impresa pubblica. Tutti gli imprenditori sono assoggettati ad una disciplina comune: lo statuto generale dell’imprenditore che comprende anche parte della disciplina dell’azienda e dei segni distintivi, la disciplina della concorrenza e dei consorzi. Chi è imprenditore commerciale non piccolo è poi assoggettato anche ad un ulteriore statuto: lo statuto tipico dell’imprenditore commerciale. Rientrano in questo statuto azioni quali l’iscrizione nel registro delle imprese, la disciplina della rappresentanza commerciale, le scritture contabili, il fallimento e le altre procedure concorsuali. Poche sono invece le disposizioni del codice civile applicabili esclusivamente all’imprenditore agricolo ed al piccolo imprenditore. In particolare, quest’ultimo ad esempio non fallisce anche se esercita attività commerciale. Tuttavia, l’iscrizione nel registro delle imprese, originariamente esclusa, è stata oggi estesa anche a tali imprenditori, sia pure con rilievo diverso. Il sistema così disegnato dal legislatore nel 1942 certamente non brilla per linearità e chiarezza. Un punto è tuttavia certo: non si può essere imprenditori commerciale se non si è imprenditori in senso lato. La nozione generale di imprenditore “E’ imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. È questa la nozione generale di imprenditore data dall’articolo 2082 c.c. Tale articolo fissa quindi i requisiti minimi che devono ricorrere perché un dato soggetto sia esposto all’applicazione delle norme del codice civile dettate per l’impresa e per l’imprenditore. E dall’articolo 2082 si ricava che l’impresa è attività (serie coordinata di atti) caratterizzata sia da uno specifico scopo (produzione o scambio di beni e servizi) sia da specifiche modalità di svolgimento (organizzazione, economicità, professionalità). Si discute, tuttavia, se ciò sia sufficiente, se siano necessari altri requisiti perché si abbia attività di impresa ed acquisto della qualifica di imprenditore. In particolare è controverso se siano indispensabili: • la liceità dell’attività svolta • l’intento dell’imprenditore di ricavare un profitto (ossia lo scopo di lucro) • la destinazione al mercato dei beni o servizi prodotti. È possibile rispondere a questi interrogativi analizzando i requisiti sicuramente necessari. L’attività produttiva L’impresa è attività finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi. È, in breve, attività produttiva di nuova ricchezza. Tale è anche l’attività di scambio che incrementa l’utilità dei beni spostandoli nel tempo e/o nello spazio. Irrilevante è invece la natura dei beni o servizi prodotti o scambiati ed il tipo di bisogno che essi sono destinati a soddisfare. È irrilevante inoltre che l’attività produttiva costituisca anche godimento di beni preesistenti. Ovviamente non è impresa l’attività di mero godimento: l’attività cioè che non dà luogo alla produzione di nuovi beni o servizi. Classico è l’esempio del proprietario di immobili che ne gode i frutti concedendoli in locazione: egli non è imprenditore perché non produce nuove utilità economiche ma si limita a godere i frutti dei propri beni. Un’attività però può costituire allo stesso tempo godimento di beni preesistenti e produzione di nuovi beni o servizi, ed in tal caso fa acquistare la qualità di imprenditore. Ad esempio, è attività di godimento e produttiva l’attività del proprietario di un immobile che adibisca lo stesso ad albergo o pensione. In tal caso le prestazioni locative sono accompagnate dall’erogazione di servizi collaterali (pulizia locali, cambio biancheria, etc) che eccedono il mero godimento del bene. Allo stesso modo è godimento e attività di produzione l’impiego di proprio denaro nella compravendita di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di Stato) con scopo di investimento e speculazione quando siano coordinati con gli ulteriori requisiti dell’organizzaizone e della professionalità. Così, ad esempio, sono certamente commerciali le società finanziarie che erogano credito con mezzi propri o comunque non raccolti fra il pubblico e che per tale motivo non possono essere considerate società bancarie. È infine opinione ormai decisamente prevalente che la qualità di imprenditore deve essere riconosciuta anche quando l’attività produttiva svolta è illecita, cioè contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume. E ciò vale sia nei casi meno gravi in cui sono violate norme imperative che subordinano l’esercizio dell’attività di impresa ad autorizzazioni amministrative (ad esempio attività bancaria senza la prescritta autorizzazione governativa) sia nei casi più gravi in cui illecito sia l’oggetto stesso dell’attività (ad esempio commercio di droga). Vero è soltanto che chi svolge attività di impresa violando la legge non potrà avvalersi delle norme che tutelano l’imprenditore nei confronti dei terzi: ciò in applicazione del principio che da un comportamento illecito non possono mai derivare effetti favorevoli per il suo autore. Del resto, non si è mai visto uno spacciatore che si rivolge al tribunale per regolare un contenzioso con un terzo.

DISPENSA DI DIRITTO COMMERCIALE

Un consiglio: imparate tutto, senza saltare nemmeno un rigo.

L'articolo La supercazzola «istituto di diritto pubblico». Asimmetrie dogmatiche, opacità funzionale e deficit di accountability della Banca d’Italia proviene da Blondet & Friends.

Russia Cristiana: far conoscere la tradizione spirituale russa e sostenere la presenza cristiana

3 October 2026 at 15:26
Ho appreso recentemente che Jean-François Thiry, per trent’anni direttore della Biblioteca dello Spirito, centro culturale fondato da Russia Cristiana a Mosca, è stato espulso dalla Russia nel 2023 e ha ...

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GNR apreende cerca de 1,5 milhões de doses de cocaína em Loulé

3 October 2026 at 12:58

A droga foi localizada numa habitação. A investigação prossegue para identificar e localizar os responsáveis.

A GNR apreendeu, no dia 2 de outubro, uma quantidade de cocaína correspondente a cerca de 1,5 milhões de doses, numa habitação no concelho de Loulé. A operação foi conduzida pelo Núcleo de Investigação Criminal de Loulé, do Comando Territorial de Faro.

Segundo a Guarda, a apreensão ocorreu na sequência de diligências de investigação que levaram os militares à habitação, onde localizaram o produto estupefaciente.

Durante a ação, foram também apreendidas duas máquinas de embalagem e diverso material relacionado com o acondicionamento e armazenamento da droga.

A GNR mantém em curso diligências para apurar integralmente os factos e identificar e localizar os responsáveis.

A operação contou com o reforço do Núcleo de Apoio Técnico, do Posto Territorial de Vilamoura e do Destacamento de Intervenção de Faro.

Ce que contient le très important discours de Poutine à Valdaï

3 October 2026 at 11:16

Par Thibault de Varenne

Le 1er octobre 2026, Vladimir Poutine a pris la parole en séance plénière de la 23e réunion annuelle du club de discussion Valdaï, sur le thème « Responsabilité pour l'avenir : limites du possible ou possibilités illimitées ? ». La séance, animée par Fiodor Loukianov, directeur de recherche de la fondation du club, a duré trois heures vingt selon l'enregistrement vidéo du Kremlin ; elle a comporté un discours, puis des questions du modérateur et de la salle. Le club indique 120 participants venus de 40 pays. La réunion, tenue à Sotchi depuis 2014, a été déplacée cette année dans la région de Moscou. La transcription anglaise a été mise en ligne par le Kremlin le 1er octobre à 21 h 30, avec la mention « à suivre » pour la fin des questions ; sa dernière mise à jour datait du 2 octobre à 20 h 31. Le rapport annuel du club, présenté par le modérateur, s'intitule « Don't Panic ».

Ce que contient le très important discours de Poutine à Valdaï
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Le discours, dans l'ordre du texte

Diagnostic. Le monde est « à un tournant décisif de son développement ». Les transformations touchent « pratiquement tous les domaines de la technologie », les structures sociales, le climat, la médecine, la science militaire, la bioéthique, l'énergie, la démographie, la numérisation et l'intelligence artificielle. « Nous entrons dans une réalité entièrement nouvelle et sans précédent. »

Instabilité. Pour tout État, « la stabilité intérieure est toujours plus importante que tout le reste » ; pour la préserver, des gouvernements peuvent « exporter l'instabilité ». « Quel que soit le scénario, les conflits internationaux vont malheureusement probablement se poursuivre. »

Thèse centrale. « À long terme, à mesure que le monde s'éloigne de l'hégémonie occidentale, la situation internationale s'améliorera progressivement, vers un ordre international multipolaire plus stable, plus démocratique et plus libre. » Plus loin : « L'ancien hégémon devra inévitablement reconnaître les réalités d'un monde multipolaire » et « apprendre à coopérer avec les pays de la majorité mondiale ».

Institutions. Les mécanismes de régulation existants « ne remplissent plus pleinement leur fonction », « non parce qu'ils seraient mauvais, mais parce que les conditions dans lesquelles ils ont été créés ont changé ».

Sur l'ONU : « un groupe étroit de pays occidentaux exerce une influence disproportionnée », « une minorité mondiale » qui « cherche à s'approprier des fonctions d'administration ». La Russie « continue de soutenir l'idée d'une réforme équitable des Nations unies », mais « une telle réforme est impossible sans consensus interne, difficile à atteindre aujourd'hui » ; elle plaide pour « un rôle bien plus important » des pays d'Asie, d'Afrique, d'Amérique latine et du Moyen-Orient, et pour une réforme qui porte aussi sur « la substance de l'Organisation, ses priorités ». « Les institutions qui ont bien fonctionné après la Seconde Guerre mondiale ne reflètent plus la réalité du deuxième quart de ce siècle. Est-il possible de les réformer ? La question reste ouverte. »

Les BRICS et les associations régionales ont « de grandes perspectives », mais « beaucoup de travail à faire pour définir leur fonctionnalité » et « les limites de leurs propres capacités ». Le monde n'est pas pour autant « condamné au chaos » : « un monde régulé par des normes clairement définies et des institutions qui les soutiennent est une invention récente, née au siècle dernier. Tous les siècles précédents s'en sont passés. »

Normes. L'absence de « règles universellement reconnues » et d'une « compréhension partagée du principe de sécurité égale et indivisible » encourage « des comportements égoïstes ». « Tous les tabous concevables et inconcevables sont violés. » Les relations internationales exigent « la prudence et le respect non seulement des lois établies mais aussi du droit coutumier, c'est-à-dire non seulement de la lettre mais de l'esprit de la loi ». Le principe de la « raison du plus fort » guide « certains acteurs convaincus de leur exceptionnalisme » ; « l'histoire montre que cela ne finit jamais bien ».

Ukraine. Le texte présente ce passage comme une « digression ». « La vérité est que nous ne voulions pas et que nous n'avons pas été ceux qui ont commencé à se battre. En fait, ce sont eux qui ont commencé à se battre contre nous. » Suit une liste de ce qui « n'aurait pas dû » être fait : encourager « le nationalisme agressif et la russophobie », étendre « l'espace militaire » de l'OTAN aux « territoires historiques » russes, « pousser les radicaux de Kiev à un coup d'État », armer « le régime de facto illégal ». « Je suis convaincu qu'il s'agissait d'un effort intentionnel pour placer la Russie dans une situation où elle était simplement forcée de se défendre les armes à la main. » Sur l'objectif de « défaite stratégique » de la Russie : « Personne ne l'a oublié. En tout cas, pas nous. »

Histoire. L'effondrement de l'URSS est « une véritable tragédie pour des dizaines de millions de personnes ». Il est attribué à « des déséquilibres internes » et aux « erreurs de générations successives de dirigeants », mais aussi à « une certaine naïveté, un idéalisme, voire une insouciance » et à « une confiance aveugle dans les partenaires occidentaux » et dans « les accords de gentlemen ». Le discours cite Egon Bahr, dirigeant social-démocrate ouest-allemand, pour des propos de février et juin 1990 tirés, selon l'orateur, « des archives » de ses entretiens avec la direction soviétique : la crainte que « les cercles de l'OTAN peu désireux de suivre la voie de la coopération paneuropéenne » ne l'emportent, et que l'URSS ne soit « condamnée à l'isolement international ». Après 1991, « ils ont tout fait pour isoler la Fédération de Russie et la démembrer davantage ».

Escalade. « Le point de non-retour peut survenir très vite et de manière inattendue pour tous. » Les grandes puissances possèdent « des armes capables de détruire toute vie » ; « pouvons-nous garantir qu'elles ne seront jamais utilisées ? Nous ne le pouvons pas, bien sûr. » Référence au fusil accroché au mur au premier acte. « Plus l'objectif de "défaite stratégique" de l'adversaire est clairement déclaré, plus grandes sont les chances que la bataille entre dans sa phase la plus violente. »

Intelligence artificielle et guerre. Il existe « des cas documentés d'intelligence artificielle prenant des décisions sur la base de sa propre appréciation ». Récit du 26 septembre 1983 : le lieutenant-colonel Stanislav Petrov, de service dans un centre d'alerte, doute d'un signal annonçant cinq missiles américains et a raison ; « si une intelligence artificielle avait été à sa place, les choses auraient pu tourner très différemment ». « Les limites de l'usage de l'IA dans la sphère de la sécurité sont une question de survie de l'humanité. » Rappel de la conférence de La Haye de 1899, proposée par la Russie. Affirmation : les militaires russes « n'ont jamais été les premiers à attaquer des installations sans lien avec l'infrastructure militaire de l'adversaire ».

Eurasie. Les problèmes globaux (climat, pauvreté, inégalités) sont « mis de côté ». « Notre maison au sens large est l'Eurasie. » Le « Grand partenariat eurasiatique » prend « une signification particulière ». Annonce : la rédaction d'une « Charte eurasiatique de la diversité et de la multipolarité au XXIe siècle », initiative russo-biélorusse, dont « le travail pratique » a été lancé « la semaine dernière » par les ministres des Affaires étrangères de Russie, de Biélorussie, du Kazakhstan, du Kirghizistan « et de nos autres partenaires », en marge de l'Assemblée générale des Nations unies. L'Eurasie est « largement autosuffisante ».

Conclusion du discours. Le souhait que les manuels d'histoire retiennent le deuxième quart du XXIe siècle comme un tournant positif, « car si cela n'arrive pas, il y a un risque qu'il ne reste personne pour utiliser ces manuels, ni personne pour les écrire ».

Droit de réponse de M. Usmanov
Droit de réponse d’Ulisher Usmanov.
L’ordre occidental s’affaiblit-il ? Le G7 a répondu vendredi, en barils
Le pape dit multilatéral, Poutine multipolaire. Menacé d’embargo par Washington, le G7 a cédé en deux jours. L’ordre occidental s’affaiblit, mais par le centre.
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Les questions-réponses : points saillants

OTAN et origine du conflit (au modérateur). « Cinq ou six vagues d'élargissement » malgré la promesse de ne pas s'étendre vers l'est. « Où tout a-t-il commencé ? Avec l'attaque de l'OTAN contre la Yougoslavie », « sans décision du Conseil de sécurité ». Sur 2014 : Viktor Ianoukovitch « avait tout accepté, y compris des élections anticipées », et « il a été jugé absolument nécessaire d'organiser un coup d'État ». Sur les accords de Minsk : « personne n'avait l'intention de les honorer ». Récit d'un échange avec le secrétaire général de l'ONU lors de sa visite à Moscou : « Bon, d'accord… mais c'est quand même vous qui avez attaqué. »

Kaliningrad. La déclaration et les lettres du ministère russe des Affaires étrangères sont « une réponse à des tentatives de nous intimider ». En cas d'« attaque directe contre la Fédération de Russie », « la question de l'emploi de toutes les armes à sa disposition se poserait inévitablement et immédiatement ». Précision : « ni cette lettre ni la déclaration du ministère ne mentionnent l'emploi d'armes nucléaires ». « La France et le Royaume-Uni sont des puissances nucléaires. Nous le comprenons parfaitement. Mais personne d'autre ne possède les capacités de frappe que la Russie possède aujourd'hui. » L'adversaire potentiel aurait « deux fois notre population ».

Europe. L'escalade verbale européenne est « alimentée par la grave détérioration de leur situation économique et politique intérieure ». « Nous n'avons aucune intention d'attaquer qui que ce soit, ni en 2029, ni en 2030, ni en 2050. » Selon la compilation de TASS, les grands pays européens sont « beaucoup plus hostiles à la Russie que les États-Unis » ; les pays de l'Union européenne « s'effondreront d'eux-mêmes » du fait de leurs erreurs économiques ; la Russie n'a « aucune précondition » à la reprise des relations avec l'Europe.

Usines européennes d'armement. Les livraisons d'armes « ne sont pas nouvelles » et ne préoccupent pas Moscou ; « l'implication d'autres pays dans des opérations de combat directes », notamment par le renseignement spatial, « est une source de préoccupation ». « Je ne dis pas que nous avons l'intention de frapper demain le territoire ou les installations des pays qui fournissent des armes à l'Ukraine. Mais c'est une menace que nous devons comprendre, évaluer et garder à l'esprit. »

Front et économie de guerre. L'Ukraine « perd des éléments de sa souveraineté étatique » et « est gouvernée de l'extérieur ». Selon TASS, plus de 1 300 km² auraient été pris « au seul mois de septembre », soit « 2,5 fois plus » que les mois précédents. Mer Noire : Kiev aurait frappé « 40 de nos navires dans les dix premiers jours » et « plus de 100 » au total ; raffineries : « nous avons perdu environ 1 % du PIB » ; en retour, l'Ukraine n'aurait « effectivement plus d'industrie métallurgique ». Le gazole russe « n'atteindrait pas les marchés mondiaux » du fait des sanctions.

États-Unis. Sur le sommet d'Anchorage d'août 2025 : « Je suis arrivé là-bas pour exprimer notre consentement » aux propositions américaines ; « maintenant, les États-Unis ont demandé du temps pour réfléchir ». Proposition de reprendre le dialogue sur la limitation des armes stratégiques : « il n'y a pas de réponse ». « J'ai d'assez bonnes relations, de longue date, avec le président Trump. »

Iran. « Nous espérons que le détroit restera ouvert et que les sanctions contre l'Iran seront levées. » La proposition de transférer de l'uranium enrichi iranien en Russie « reste sur la table » ; « au départ, tout le monde était d'accord, les Iraniens, les Américains et les Israéliens », puis Washington a exigé un transfert vers les seuls États-Unis. Mention de M. Larijani, « qui a perdu la vie par la suite », venu proposer une coentreprise de dilution en Iran.

Chine, Inde, Japon. Aucune « barrière » avec Xi Jinping ; anecdote d'un tête-à-tête sans interprète dans la salle d'attente du sommet de New Delhi. Déclaration conjointe sur le « dialogue des civilisations » signée à Pékin. Narendra Modi a « de très bonnes idées » sur l'Ukraine. Envers le Japon, « rien n'a changé dans les approches russes ; c'est l'attitude du Japon envers la Russie qui a changé ».

Économie russe. « Notre économie est saine. » Déficit « d'environ 3 % cette année », « 2 % l'an prochain » ; inflation « presque divisée par deux » par rapport à 2025. Les territoires annexés seront reconstruits « sur la seule base de l'opportunité économique » ; de nouvelles usines de défense sont construites « dans les zones les plus sûres possible ».

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La transcription complète des questions-réponses était annoncée « à suivre » par le Kremlin au 2 octobre, 20 h 31. Les chiffres cités dans cette fiche restent ceux de leurs émetteurs tant qu'une vérification indépendante n'est pas disponible.

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“The Exploitation of CHILDREN by SATANIC ELITES”. Ex CIA Officer R.D. Steele Deposition before International Tribunal (7 best Week Videos)

by Gospa News Editorial Sfaff

Continuing the project we started on December, 2025

Here is our selection of our 7 most astonishing, original or viewed videos released in this the week.

Inside the Rumble description of each video there is a link to the detailed investigation it refers to or to a related topic.

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THE ANTICHRIST ERA forecast by Our Lady’s Prophecies. US City Council opens with ‘Hail Satan’ Prayer (VIDEO)


Ex CIA officer testified in a Tribunal on “Exploitation of children by satanic elites as Clinton one”

Former CIA officer and founder of the Marine Corps Intelligence Command, Robert David Steele (died in 2021) , testified before the International Tribunal for Natural Justice on the systemic exploitation of children by powerful satanic elites.

He exposed that children are not only kidnapped but in some cases bred by families in the United States as a cash crop, sold without birth certificates, making it easier to kill them with no trace. He stated children are imported by the plane load, also without documentation.

Steele described this as extending beyond slavery and sex abuse to child torture for adrenalized blood in satanic blood-drinking ceremonies, harvesting of body organs, and ritual murder!

“We have people in the United States of America that breed children in order to sell them. And when they are sold, they come without birth certificates, which means it’s easier to kill them and have no one ask where they are!”

“There’s child torture because you have adrenalized blood. You have the whole blood drinking ceremony of the satanic world!”

DEVIL’s WORSHIPPERS & EPSTEIN’s Zionist CHURCH of SATAN (videos). Warning on US Gangs of Raping as the Ring of MOSSAD’s Pedophile

«After Robert helped us all expose The Clinton Foundation and CIA child trafficking networks, he mysteriously “died of Covid-19” in 2021» Russian outlet News-Pravda added in its post.

“The Clinton Foundation is the biggest organized crime family that I know of!”

“The reason we have 1,000 military bases is not for military power. They’re lily pads for smuggling. That’s how CIA smuggles gold, guns, drugs, cash, and small children for the elites in the United States!”

Useless Epstein List. A “Coverup” for Clinton and VIPs in the Mossad Sex Blackmails. Jew Mobster not Believes in Suicide…


Ex US Official: “Trump could use a nuclear weapon vs Iran as a GRAND FINALE to declare victory”

‘Donald Trump could use a nuclear weapon against Iran as a GRAND FINALE to declare victory and go home.’

Matthew Hoh, former Department of Defense & State Department Official who resigned over the Afghanistan war.

‘The danger of the use of a nuclear weapon in this war has always been here. I’ve been afraid that the United States would use a nuclear weapon possibly back in April, against say maybe one of the facilities like Isfahan”.

“The idea presented to President Trump: ‘Mr. President, these are low-yield nuclear weapons. They are a fraction of the size of the Hiroshima bomb. There’s hardly any fallout. You can barely even call these a nuclear weapon”.

“And what we can do is we can drop it on Isfahan. That will seal off that facility, and the Iranians will never be able to get to that enriched uranium. And this way, you can declare victory and go home.’

“NUCLEAR CATASTROPHE! If FORDOW BUNKER had EXPLODED FOR TRUMP’S BOMBS” Atomic Experts Highlighted in Video the Tremendous Risk Avoided by Iran’s Uranium Transfer

“You could see that same argument can still apply this time, maybe with Pickaxe Mountain or something like that. The idea that it provides for a grand finale for the president of the United States to declare victory and go home”

WATCH FULL INTERVIEW BELOW


CNN – FIRST-EVER radio signal from a planet outside our solar system DETECTED

FIRST-EVER radio signal from a planet outside our solar system DETECTED ‘The signal is evidence of a colossal magnetic field, not intelligent life’ — CNN

The planet is 63 LIGHT-YEARS away & the signal is 200 times stronger than Jupiter’s — but scientists don’t know WHY it’s so powerful?

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Vital Update (7 Videos) – Biblical OPHANIM Theory (A. Paulina Luna) on UFO X-FILES Declassified by Pentagon. WHO ARE ALIENS? ET, Angels or Devils? Orthodox Priests View


Florida’s Attorney General SUES Pfizer for HIDING COVID Shot Deaths, Heart Damage, Strokes

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BOMBSHELL! Florida’s Attorney General SUES Pfizer and Bourla for HIDING COVID Shot Deaths, Heart Damage, Miscarriages and Strokes


Source: Netanyahu plotted false-flag aircraft hijacking to drag Trump into new war against Iran

A well-informed source familiar with the matter has revealed new details about the incident related to an Emirati aircraft, saying Israeli prime minister Benjamin Netanyahu’s plan to win the upcoming election is to drag US President Donald Trump into a new quagmire against Iran. 

Iranian Press TV and Anadolu Turkish Agency so confirmed the suggestion highlighted by Gospa News on previous updates below in September, 30.

Speaking to Press TV, the regional source said the “absurd scenario” involving the hijacking of an Emirati aircraft bound for the occupied territories from the UAE, followed by its landing in Saudi Arabia, was carried out on Wednesday, three days after Netanyahu travelled to the United Arab Emirates accompanied by several senior military and intelligence officials.

The project, the informed source said, was discussed and finalized during the visit.

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WARS in VIDEOs. TRUMP sends THIRD US AIRCRAFT CARRIER vs IRAN. Diesel Crisis Grows. New CBS Photos of Devastated US Bases in the Gulf


‘A Great Victory’: US-Led Coalition Leaves Iraq After 12 Years as Baghdad Crowds Celebrate

Baghdad erupted in celebration as the US-led international coalition formally ended its military mission in Iraq after 12 years.

Crowds gathered in the Iraqi capital, with participants calling the withdrawal a “great victory” and a step toward Iraqi sovereignty. The coalition’s exit follows a phased agreement between Baghdad and Washington reached in 2024.

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September 23 – This Was the Life of Padre Pio: The Mystery Behind His Wounds and Miracles

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PREVIOUS BEST VIDEOS OF THE WEEK

Mearsheimer: “US KILLED 38 Million of PEOPLE“. Carlson: “Nukes are not by Humans but Rejection of God”. Best 7 VIDEOS of the Week

The NASA Worldwide Depopulation Plan like the Schwab’s Globalist Elite Projects. The Best VIDEOs of the Week!

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The 7 Best Videos of the Week. SKULL and CROSSBONES: Inside the ELITE Networks that quietly shape West

Behind the IRAN WAR in the Best 7 US Military Analisis’ VIDEOS: Trump MAD Geopolitics Debunked


 

L'ordre occidental s'affaiblit-il ? Le G7 a répondu vendredi, en barils

3 October 2026 at 10:32

Par Thibault de Varenne

Le pape, à l'UNESCO, a dit que le dialogue entre nations risquait de n'être plus qu'un simulacre. Poutine, à Valdaï, que les institutions de 1945 ne reflètent plus le monde. Entre les deux discours, le G7 a passé la semaine à se faire menacer d'embargo par son propre chef de file. Oui, l'ordre occidental s'affaiblit. Mais pas là où l'on regarde.

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Trois textes en huit jours, et un communiqué. Le 25 septembre, à Paris, Léon XIV parle devant l'UNESCO. Le 1er octobre, près de Moscou, Vladimir Poutine parle trois heures devant le club Valdaï. Le 2 octobre, les sept chefs d'État et de gouvernement du G7, réunis par visioconférence sous la présidence d'Emmanuel Macron, publient six paragraphes sur le gazole. Les deux discours parlent de l'ordre du monde. Le communiqué, lui, le montre.

Léon XIV et Macron : la tour de Babel et l’UE
Même mot, deux projets : le multilatéralisme de Macron bâtit la tour de Babel, celui de Léon XIV tient la place de la Pentecôte. Ce qu’il faut en tirer pour 2027.
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Deux mots qui ne disent pas la même chose

Le pape a employé le mot multilatéralisme. Devant l'UNESCO, il a décrit des institutions internationales dont on attend qu'elles répondent « à des défis qu'aucun État ne peut affronter seul », et qui traversent « une crise d'efficacité », parce que le dialogue y est désormais tenu « pour un obstacle à l'action plutôt que pour une ressource », pour un simulacre plutôt que pour une occasion de chercher ensemble le bien commun. Le remède qu'il propose tient en un mot que les chancelleries n'emploient plus : la confiance. Le matin même, à l'Élysée, il avait demandé à la France de « rester une championne infatigable de la paix et du multilatéralisme », et il avait ajouté une phrase qu'on a peu relevée : « la paix n'est pas un équilibre des forces ».

Vladimir Poutine a employé l'autre mot, multipolarité. À Valdaï, il a dit que les institutions nées de la Seconde Guerre mondiale « ne reflètent pas la situation du deuxième quart de ce siècle », que les Occidentaux forment « une minorité mondiale » qui « cherche à s'arroger des fonctions de gouvernance », notamment à l'ONU, et que l'éloignement de « l'hégémonie occidentale » conduira à un ordre « plus stable, plus démocratique et plus libre ». Il a présenté les BRICS comme un

L'Amérique quitte l'Irak, et Bagdad demande à Trump la permission d'atterrir

3 October 2026 at 09:57

Par Thibault de Varenne

Le 30 septembre, le dernier soldat américain a quitté l'Irak. Bagdad s'est donné quatre jours fériés pour le fêter. Quatre jours plus tôt, le même gouvernement écrivait à Washington pour obtenir le droit de recevoir des avions iraniens. Ce que l'Irak a gagné cette semaine, ce qu'il n'a pas gagné, et ce que cela dit de nous.

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Lundi 28 septembre, à l'aéroport de Bagdad, le général Saad Maan a pris possession de l'ancien quartier général américain et a dit à la presse locale que cela ne mettait pas fin à la coopération avec les « partenaires internationaux », mais ouvrait une relation « fondée sur le respect mutuel et l'indépendance de la décision irakienne ». Le mercredi 30, le porte-parole du Pentagone, Sean Parnell, annonçait que les derniers soldats de la coalition avaient quitté la base d'Erbil « en bon ordre », avec leur matériel. Le gouvernement irakien a décrété quatre « journées de la souveraineté », du 30 septembre au 3 octobre. Donald Trump, sur son réseau, a parlé d'« une excursion en enfer très coûteuse », d'« une victoire pour les États-Unis, une victoire pour l'Irak », et il a tranché en une ligne la querelle historique de sa génération : « une très mauvaise décision nous a mis dans ce bourbier ».

Quatre jours avant la fête, le samedi 26 septembre, le bureau du Premier ministre Ali al-Zaidi avait publié un autre communiqué, moins repris. Il y annonçait des discussions directes avec Washington pour obtenir que certains aéroports irakiens soient exemptés des sanctions américaines contre les compagnies aériennes iraniennes, « pour des raisons humanitaires liées aux soins, aux études, aux visites religieuses et aux intérêts des civils ». Depuis la veille, les quatre grands aéroports du pays, Bagdad, Nadjaf, Erbil et Souleimaniye, n'acceptaient plus un seul vol vers l'Iran. Non par décision irakienne : parce que les sociétés étrangères d'assistance au sol refusaient de toucher un appareil iranien de peur du Trésor américain.

Les deux communiqués viennent du même gouvernement, à quatre jours d'écart. Le premier dit que l'Irak est souverain. Le second demande une permission. Je voudrais prendre les deux au sérieux, parce que c'est entre les deux que se loge ce qui s'est réellement passé à Bagdad cette semaine, et ce que le mot souveraineté veut dire quand on le prononce dans un pays où l'on n'a jamais eu les moyens de le vérifier.

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Qui tient quoi à Bagdad

Avant d'aller plus loin, nommons les acteurs, parce que les dépêches les supposent connus et qu'ils ne le sont pas.

Le gouvernement, d'abord. Ali al-Zaidi est Premier ministre depuis le mois de mai. C'est un homme d'affaires, nouveau en politique, que le Cadre de coordination, le bloc des partis chiites qui domine le Parlement, a sorti de son chapeau pour mettre fin à des mois de blocage après les élections de novembre 2025. Son cabinet n'est que partiel : le Parlement l'a approuvé en mai sans pourvoir plusieurs postes de sécurité, dont le ministère de la Défense. Le pays a donc fêté sa souveraineté militaire sans ministre de la Défense.

Les forces régulières ensuite : l'armée, la police fédérale, le Service de contre-terrorisme formé par les Américains, une aviation qui aligne des F-16 achetés à Washington. Le commandant de l'armée de l'air, le général Khalid al-Tamimi, a assuré lundi qu'aucune force de la coalition n'avait plus rien fait sur le sol irakien depuis le début de 2026 et que ses pilotes venaient de tenir dix jours de missions sans aide extérieure. Dix jours, a-t-il précisé.

Puis il y a le Hachd al-Chaabi, les Forces de mobilisation populaire, né en juin 2014 quand l'État islamique prenait Mossoul et que l'armée s'effondrait. Des dizaines de milices se sont levées à l'appel du clergé de Nadjaf ; une loi de 2016 les a rattachées à l'État et mises sur sa paie. Sur le papier, elles obéissent au Premier ministre, commandant en chef. Dans les faits, plusieurs ont gardé leur chaîne de commandement, leurs dépôts, leurs revenus et leurs attaches à Téhéran. Ce sont elles qui sont en cause dans l'affaire du désarmement, et trois familles s'y distinguent. Les groupes qui ont accepté de rendre les armes ou de se régulariser : Saraya al-Salam, la milice de Moqtada al-Sadr, intégrée en cérémonie à Samarra au mois de juin ; Asaib Ahl al-Haq ; les Kataib al-Imam Ali. Les groupes qui refusent : les Kataib Hezbollah et le Harakat al-Nujaba, les plus liés aux Gardiens de la révolution iraniens, qui parlent d'« armes de la résistance » et ont tiré, depuis février, sur des cibles américaines et sur des pays du Golfe. Entre les deux, l'Organisation Badr, la plus ancienne et la plus nombreuse, dont le chef Hadi al-Amiri a déclaré en août que le monopole des armes était « une décision irakienne », et qu'il n'y aurait pas d'affrontement entre l'État et « la résistance ». La formule ménage tout le monde. Ces factions se sont donné en octobre 2023 une enseigne commune, la « Résistance islamique en Irak », qui a déclaré mercredi n'être tenue « par aucun calendrier ni aucun accord ».

Au nord, la Région autonome du Kurdistan, avec son gouvernement à Erbil, ses Barzani, Nechirvan à la présidence, Masrour au gouvernement, et ses peshmergas, les combattants kurdes qui ont tenu le front contre l'État islamique en 2014. Le 21 septembre, neuf jours avant le départ américain, Erbil a annoncé la fusion en une seule force des peshmergas des deux partis rivaux, le PDK et l'UPK. C'est le Kurdistan qui perd le plus au retrait : les batteries Patriot et les systèmes anti-roquettes américains qui le couvraient sont repartis avec les soldats, selon les informations disponibles à Erbil.

Au nord encore, la Turquie, qui tient depuis décembre 2015 la base de Bachiqa, au nord-est de Mossoul, avec jusqu'à six cents soldats, et qui a accepté le 23 septembre, à New York, d'en commencer le transfert « graduel » à Bagdad, en échange d'un engagement irakien à rétablir l'autorité de l'État dans le Sinjar, où le PKK kurde s'est replié. Graduel : la souveraineté irakienne sur Bachiqa est une promesse datée, pas un état de fait.

L'Iran, enfin, et les États-Unis. L'un a ses relais armés et politiques dans le pays, et la force Qods des Gardiens de la révolution pour les tenir. L'autre conserve à Bagdad la plus grande ambassade du monde, un accord-cadre stratégique signé le 17 novembre 2008, les contrats d'armement, l'entretien des F-16, et un compte en banque dont il sera question plus bas. Reste l'État islamique, réduit selon le dernier rapport du secrétaire général des Nations unies à « quelques centaines » de combattants : assez pour tuer, plus assez pour tenir une ville.

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Ce qui est parti

Le départ est réel, et il se mesure. On comptait 169 000 soldats américains en Irak au plus fort de l'occupation, en août 2007 ; 2 500 après la fin des opérations de combat, en décembre 2021 ; 1 500 soldats de la coalition regroupés à Erbil à la fin de 2025 ; zéro le 30 septembre. Le commandement central américain a déménagé en Jordanie l'état-major de la lutte contre l'État islamique. Les bases fédérales, Aïn al-Assad, le commandement conjoint de Bagdad, avaient été rendues le 18 janvier. Le calendrier avait été arrêté le 27 septembre 2024 entre l'administration Biden et le Premier ministre d'alors, Mohammed Chia al-Soudani ; Bagdad a refusé toute prolongation, et Marco Rubio a confirmé le 23 septembre qu'il n'y en avait eu « aucune discussion ». La date a été tenue au jour près.

Ce que les Américains laissent derrière eux se mesure aussi. Selon les registres du Pentagone, 4 418 soldats américains sont morts entre 2003 et 2011, 31 994 ont été blessés, et 123 sont morts depuis 2014 ; le bureau du budget du Congrès avait arrêté en avril 2011 la dépense militaire à 752 milliards de dollars, avant la seconde campagne. Côté irakien, les décomptes qui circulent, plus de 200 000 civils tués selon les uns, plus de 300 000 morts toutes catégories selon les autres, viennent d'organisations occidentales ; je les cite pour l'ordre de grandeur, pas pour l'unité. Vingt-trois ans après le 14 février 2003, le président des États-Unis dit à sa manière, en une ligne, ce que la France disait ce jour-là au Conseil de sécurité. J'y reviendrai.

Et ce qui est parti, c'est d'abord ce qui protégeait. Le ministère des Peshmergas compte plus de mille attaques de drones et de missiles sur la Région du Kurdistan depuis le 28 février, jour où les États-Unis et Israël ont ouvert la guerre contre l'Iran. Les Patriot d'Erbil en ont intercepté une partie. Ils sont dans les soutes. Masrour Barzani a dit dimanche que laisser le Kurdistan « sans aucun système de défense » était « un sujet d'inquiétude » ; le porte-parole militaire irakien, Sabah al-Numan, répond que Bagdad est « proche » d'acheter des défenses antiaériennes à la Corée du Sud, à la Turquie et aux États-Unis. Proche. Dans l'intervalle, le ciel irakien est ouvert, et les seuls à y disposer de missiles sont ceux que l'on prie de désarmer.

L'Amérique quitte l'Irak, et Bagdad demande à Trump la permission d'atterrir
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Ce qui est resté

Les partisans de la lecture souverainiste ont un argument que je veux donner dans toute sa force, parce qu'il est bon. L'Irak, disent-ils, a fixé la date du départ et l'a obtenue. Il a repris ses bases en janvier, sans incident. Son Parlement avait voté l'expulsion des forces étrangères le 5 janvier 2020, deux jours après que les Américains eurent tué le général Soleimani et le chef de milice Abou Mahdi al-Mouhandis à l'aéroport de Bagdad, et ce vote, non contraignant, a fini par s'exécuter six ans plus tard. Aucun État de la région n'a fait cela. La France de 1966 n'a pas fait autre chose quand le général de Gaulle a demandé le départ des troupes américaines : il a fixé une date, le 1er avril 1967, et elle a été tenue. Qui fixe la date du départ de l'Amérique et l'obtient a exercé la souveraineté dans ce qu'elle a de plus concret. Je l'accorde entièrement.

Mais la France de 1966 avait la bombe, le commandement de ses armées, sa monnaie et ses aéroports. Renvoyer une armée est un acte de souverain. Refuser, le lendemain, ce que l'ancien protecteur demande encore en est un autre, et c'est celui-là qui compte. Or le lendemain, pour l'Irak, est documenté jour après jour.

Le 8 septembre, le Trésor américain sanctionne vingt-sept compagnies aériennes iraniennes et prévient que tout aéroport, tout avitailleur, toute société d'assistance

Droit de réponse de M. Usmanov

3 October 2026 at 09:22

Nous avons reçu ce courrier de menace du M. Usmanov, que nous interprétons comme un droit de réponse, que nous publions intégralement, en application de la loi de 1881 modifiée. L'ensemble donne une assez bonne image, n'en déplaise aux poutinolatres, de la façon dont la liberté de la presse est respectée dans les anciennes républiques soviétiques.

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To the Editorial Team of Le Courrier des Stratèges,

We are writing to address incorrect claims about Mr. Alisher Usmanov in the article “Au bon coin macroniste : "Echange parapluie nucléaire contre espion français en prison"” of 24 September 2026 published on your website.

Our concerns relate to the following sections:

• “Comme nous l'avions annoncé hier, la France a fait pression pour sortir un oligarque russe de la liste des sanctions européennes en échange de la libération d'un espion français emprisonné en Azerbaïdjan”;

• “Finalement, l'Union Européenne a accédé aux voeux français, et l'oligarque Ousmanov a disparu de la liste des sanctionnés”.

It is incorrect and unjustly damaging to refer to Mr. Usmanov as an “oligarch”. The appropriate use of the label “oligarch” presupposes individuals who became wealthy thanks to close ties with the Russian state in the 1990s, profiting from privatizations and the so-called “loans for shares” auctions. Such a scenario is entirely unrelated to Mr. Usmanov’s entrepreneurial background, as he built his wealth completely independently and did not participate in the privatization of Russian state assets or in the loans-for-shares auctions in the 1990s. On this point, it is worth noting that the EU Council, in the updated rationale (see #673), stopped using the term “oligarch” in association with Mr. Usmanov - thus recognising the previous language as incorrect - before ultimately removing him from the EU sanctions list altogether.

Please note that in 2023–2026 more than 3,200 publications in which similar false statements were made, were corrected following both out-of-court and litigation proceedings across more than 60 countries worldwide, including all 27 EU member states. These include Antena 3 CNN, Blick, Blitz, Business Insider, Corriere della Sera, Aftonbladet, Daily Finland, Deutsche Welle, Die Presse, Die Welt, DPA, BGNES, Dnesplus, Ekonomický deník, Well.pl, Euronews, European Interest, Handelszeitung, Il Messaggero, Il Post, Il Sole 24 Ore, La Nuova Sardegna, La Stampa, Lõunaeestlane, Luxembourg Times, Nordjyske, Notícias ao Minuto, RTL, Stern, The EU Reporter, The Sun, The Times, The Washington Post, Universul, ZDF and many others.

In light of the above, and as a professional courtesy before escalating this matter to our legal team, we hereby offer you the opportunity to settle these infringements out of court by deleting the publication at the following URL:

https://www.lecourrierdesstrateges.fr/au-bon-coin-macroniste-echange-parapluie-nucleaire-contre-espion-francais-en-prison/

Loulé Festival Animal: Evento traz um mês de outubro dedicado à causa animal

3 October 2026 at 07:00

Durante todo o mês de outubro, o Município de Loulé coloca a causa animal no centro da agenda local com o lançamento do evento Loulé Festival Animal.

Esta iniciativa, integrada na política municipal para o Bem-Estar Animal, apresenta um programa diversificado repleto de atividades presenciais e digitais focadas na sensibilização, adoção responsável e proteção da biodiversidade.

O festival arranca a 1 de outubro, com a comemoração do Dia do Cão Idoso. Neste dia será conhecido o vencedor do concurso digital, que decorreu nas últimas semanas, para encontrar o canídeo mais idoso do concelho. Uma iniciativa que pretende conscientizar sobre as necessidades especiais dos cães em idade avançada.

No Centro Autárquico de Quarteira inaugra a exposição fotográfica da autoria de Carlos Filipe, “À espera de um lar”. Ao longo de todo o mês vai ser possível visitar esta mostra, que conta com fotografias exibindo histórias de cães e gatos para adoção na Associação Animal Rescue Algarve (ARA).

No dia 3, das 10h às 15h, a Cerca do Convento do Espírito Santo, em Loulé, recebe a Feira do Bem-Estar Animal. No recinto estarão presentes diversos expositores, associações locais, cuidadores, sessões de desenho e contos infantis. Pretende-se que esta seja uma montra do trabalho que é realizado em todo o território concelhio ao nível da causa animal.

O Dia da Adoção Animal assinala-se a 4 de outubro e para marcar a data,  a Praça do Mar, em Quarteira, recebe algumas iniciativas para uma adoção responsável, sob o mote . “Adop.Don’t shop!”. O acolhimento será feito pela ARA, estando ainda prevista uma Cãominhada e um sorteio de prémios. Quem quiser adotar o animal poderá fazê-lo aqui.

A 10 de outubro, o festival agrega uma iniciativa inovadora: sessões de Kitty Yoga/Pilates dirigidas a gatos. A atividade acontece no Gatil do Canil de São Francisco de Assis, assinalando o Dia Mundial da Saúde Mental.

Também neste dia celebra-se o Dia Mundial das Aves Migratórias e para alertar para o crime que constitui a captura de aves selvagens, irá realizar-se uma atividade de informação e divulgação nas redes sociais, numa ação que tem como parceiro a Associação Almargem.

Nos dias 13, 14 e 15, no Mar Shopping Algarve, o Município dá a conhecer o Kit de Emergência PET. No Dia Internacional para a Redução do Risco de Desastres, este ano subordinado ao tema “A resiliência começa em casa”, pretende-se informar sobre o conjunto de bens essenciais fundamentais para garantir a segurança e a autonomia do animal durante pelo menos 72 horas, em situações de crise, tais como catástrofes naturais (sismos, incêndios, cheias), falhas prolongadas de energia ou evacuações de emergência. 

Ainda neste âmbito, irá realizar-se uma formação de “Primeiros-Socorros” a animais.

O Dia Internacional do Bicho-Preguiça acontece a 17 de outubro. O  Loulé Festival Animal vai dar a conhecer a necessidade de preservação desses animais e promover a importância de viver de forma mais lenta e consciente, através da iniciativa “Estórias para famílias”, que acontece na Biblioteca Municipal de Loulé. No mesmo local, no dia 24, entre as 10h00 e as 12h00, as famílias podem participar numa oficina de dedoches, “Animais na ponta do dedo”.

Antes, no dia 21, pelas 11h, o executivo municipal e a equipa do Bem-Estar Animal visitam as instalações da Cimpor tendo em vista a criação da primeira colónia de gatos empresarial.

Finalmente, no encerramento do mês, dia 31 de outubro, no Mar Shopping Algarve, tem lugar o Algarve Coolest Dog, um evento lúdico que irá premiar os cães em diversas categorias como “o melhor apanhador de biscoitos”, “o mais barulhento”, “o mais pachorrento”, “o melhor truque” ou “o mais feliz”.

No ano do seu lançamento, o Loulé Festival Animal prolonga-se no tempo. O encerramento oficial está agendado para o dia 10 de janeiro de 2027, data em que se celebrará a 1ª Missa de Bênção do Animal em Loulé. Esta celebração religiosa e comunitária também irá assinalar formalmente o encerramento das comemorações do Ano Jubilar da Morte de São Francisco de Assis, o padroeiro dos animais e da ecologia.

Com a aposta na realização deste festival, a Câmara Municipal de Loulé reforça o seu compromisso contínuo na sensibilização da comunidade para o respeito, dignidade e proteção de todos os animais de companhia e vida selvagem.

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