Una carta de 1571 descubierta en Budapest confirma la autenticidad del misterioso Códice Rohonc y revela que el escriba que lo redactó estaba aterrorizado




Prima dei sieri in flacone, delle creme airless e delle lunghe liste INCI, la cura della pelle era fatta soprattutto di oli, cere, acque aromatiche, polveri, erbe e preparazioni tramandate nelle case, nelle botteghe e nelle antiche spezierie.
La cosmesi naturale che oggi troviamo nei nostri beauty case è molto diversa da quella del passato, ma conserva un legame evidente con una storia lunga secoli: l’idea di utilizzare materie prime di origine vegetale per detergere, profumare, ammorbidire e proteggere pelle e capelli.
A cambiare non sono stati soltanto i contenitori e le texture. Sono cambiate soprattutto la conoscenza della pelle, le tecniche di formulazione, le norme di sicurezza e le aspettative di chi acquista.
Ripercorrere questa evoluzione permette di capire perché molti ingredienti apparentemente moderni abbiano in realtà origini molto antiche.
Per gran parte della storia, ciò che oggi chiamiamo cosmetico non era nettamente separato dalla preparazione domestica, dall’erboristeria o dalla profumeria.
Oli vegetali, cere, argille, erbe aromatiche e fiori erano materiali facilmente riconoscibili e potevano entrare tanto nella cura personale quanto nelle preparazioni medicinali o nei profumi.
L’olio, in particolare, ha accompagnato la cura del corpo per secoli. Serviva come base per unguenti e preparazioni aromatiche, permetteva di ammorbidire la pelle e poteva essere arricchito attraverso la macerazione di piante e fiori.
Anche le acque floreali occupavano uno spazio importante. Rosa, lavanda, rosmarino e agrumi appartengono a una tradizione che attraversa epoche e territori diversi e che ritroviamo ancora oggi sotto forma di idrolati, estratti e componenti aromatiche.
Nel Medioevo e nel Rinascimento le spezierie erano luoghi molto più complessi delle moderne profumerie.
Vi si potevano trovare droghe vegetali, spezie, resine, oli, cere, essenze e preparazioni destinate a usi differenti. Il confine tra rimedio, profumo e cosmetico era spesso molto meno definito di quanto lo sia oggi.
La lavorazione delle materie prime richiedeva conoscenza, esperienza e tecniche che venivano progressivamente perfezionate: infusioni, macerazioni, distillazioni e miscelazioni permettevano di trasformare piante e sostanze aromatiche in prodotti più facilmente utilizzabili.
È anche attraverso queste pratiche che si sviluppò una cultura della profumeria e della cura personale destinata a diventare sempre più raffinata.
Firenze, Venezia e altre città italiane ebbero un ruolo importante nella circolazione di materie prime, profumi e preparazioni cosmetiche, grazie anche ai rapporti commerciali con il Mediterraneo e l’Oriente.
La storia della cosmesi non riguarda soltanto la pelle.
Il profumo è stato per secoli uno degli aspetti più affascinanti della cura personale. Agrumi, fiori, erbe e resine venivano utilizzati per creare composizioni aromatiche che, con il tempo, diventarono sempre più elaborate.
La distillazione rese possibile ottenere acque aromatiche ed essenze con caratteristiche molto diverse rispetto alle semplici infusioni.
Molti ingredienti che oggi associamo immediatamente alla cosmesi naturale — rosa, lavanda, bergamotto, rosmarino, salvia — appartengono a questa storia.
Il loro utilizzo moderno è però molto diverso: oggi vengono inseriti in formulazioni studiate con criteri precisi, dosaggi controllati e valutazioni di sicurezza che nel passato semplicemente non esistevano.
Guardare alla cosmesi antica con nostalgia può essere affascinante, ma rischia di creare un’immagine poco realistica.
Le preparazioni del passato non erano necessariamente più sicure perché semplici o naturali.
Nel corso dei secoli sono state utilizzate anche sostanze irritanti o veri e propri ingredienti problematici, soprattutto quando l’obiettivo estetico prevaleva sulla conoscenza degli effetti a lungo termine.
Il celebre incarnato pallido ricercato in alcune epoche, per esempio, portò all’impiego di preparazioni che oggi non troverebbero alcuno spazio in un cosmetico moderno.
La storia della bellezza è quindi anche la storia di una progressiva comprensione di ciò che può essere utilizzato sulla pelle e di come debba essere formulato.
La grande trasformazione avviene con lo sviluppo della chimica e, successivamente, dell’industria cosmetica.
Creme ed emulsioni diventano progressivamente più stabili. Si sviluppano sistemi di conservazione più efficaci, texture più piacevoli e prodotti capaci di mantenere le proprie caratteristiche per periodi più lunghi.
Il cosmetico smette di essere soltanto una miscela di ingredienti e diventa una vera formulazione.
Questa distinzione è importante anche quando parliamo di cosmesi naturale contemporanea.
Una moderna crema naturale non è semplicemente un insieme di oli ed estratti vegetali. È il risultato di un equilibrio tra fase acquosa e fase oleosa, emulsionanti, umettanti, ingredienti funzionali, sistema conservante e controllo microbiologico.
La natura fornisce molte delle materie prime; la tecnologia permette di trasformarle in prodotti pratici, stabili e piacevoli da usare.
Negli ultimi decenni l’interesse verso gli ingredienti vegetali è tornato fortemente al centro del settore beauty.
Oli di jojoba, argan, mandorla e rosa mosqueta; burri come karité e cacao; aloe, idrolati, estratti botanici e argille sono diventati familiari anche a chi non è particolarmente appassionato di cosmetica.
Non si tratta però semplicemente di un ritorno al passato.
Gli ingredienti tradizionali vengono oggi studiati, estratti e inseriti nelle formulazioni attraverso tecniche molto differenti rispetto a quelle utilizzate secoli fa.
Anche il consumatore è cambiato. Legge le etichette, confronta le formulazioni, cerca informazioni sull’origine delle materie prime e spesso desidera conoscere non soltanto il risultato cosmetico, ma anche la filosofia del marchio.
Uno degli aspetti più interessanti della cosmesi contemporanea è proprio l’incontro tra tradizione e innovazione.
Un estratto vegetale può derivare da una pianta utilizzata da secoli, ma essere ottenuto attraverso processi moderni che permettono di standardizzarne meglio le caratteristiche.
Una crema può contenere oli e burri tradizionali e allo stesso tempo utilizzare emulsionanti di nuova generazione, packaging airless e sistemi di conservazione studiati per garantire stabilità e sicurezza.
Persino il modo in cui scegliamo un cosmetico è diventato tecnologico.
Quello che un tempo richiedeva la visita a una bottega oggi può essere fatto online, confrontando ingredienti, texture, certificazioni e destinazioni d’uso.
La continuità tra passato e presente si vede anche nel ruolo della specializzazione.
La vecchia spezieria non vendeva semplicemente merci: era un luogo in cui la conoscenza delle materie prime aveva un valore centrale.
In forma naturalmente molto diversa, qualcosa di simile avviene oggi negli ecommerce verticali dedicati alla cosmesi naturale.
Tra le realtà italiane del settore c’è BioVeganShop, attivo da oltre tredici anni e dedicato esclusivamente alla selezione di prodotti naturali e biologici per la bellezza e il benessere.
Il confronto con una spezieria storica non va naturalmente preso alla lettera, ma il principio della specializzazione rimane interessante: in un mercato enorme, organizzare e descrivere formulazioni differenti permette al consumatore di orientarsi con maggiore consapevolezza.
Oggi possiamo leggere un INCI, confrontare più marchi e scegliere una crema in pochi minuti. È un gesto quotidiano che racchiude, in realtà, secoli di evoluzione della cultura cosmetica.
Osservando una mensola contemporanea si possono trovare flaconi tecnologici, sieri concentrati, detergenti delicati e creme dalle texture sofisticate.
Eppure, dietro molti di questi prodotti continuano ad apparire ingredienti che sarebbero stati familiari anche a chi preparava unguenti e acque aromatiche molti secoli fa.
La differenza è nel modo in cui li conosciamo e li utilizziamo.
La cosmesi naturale contemporanea non rappresenta quindi un semplice ritorno alle origini. È piuttosto il risultato dell’incontro tra un patrimonio antico di materie prime vegetali e la capacità moderna di trasformarle in formulazioni più sicure, stabili e funzionali.
Forse è proprio questo il suo aspetto più interessante: aprire un piccolo vasetto di crema può sembrare un gesto del tutto moderno, ma in quel gesto sopravvive una storia molto più lunga del nostro beauty case.
L'articolo Dalla spezieria al beauty case: come è cambiata la cosmesi naturale nei secoli su Vanilla Magazine scritto da Antonio Pinza


António Jorge Afonso aborda o papel do Compromisso Marítimo de Lagos no apoio aos cativos. A sessão decorre no Museu de Portimão, às 17h00 de 24 de outubro.
O conteúdo ICIA organiza palestra sobre o último resgate de cativos portugueses em Argel aparece primeiro em Barlavento.



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Os “Passeios na História de Tavira” regressam, no próximo dia 17 de outubro, pelas 10h30, com um percurso dedicado à arquitetura modernista na cidade, orientado por Ricardo Costa Agarez, arquiteto e investigador do ISCTE – Instituto Universitário de Lisboa.
Entre as décadas de 1930 e 1960, Tavira conheceu a construção de edifícios públicos e privados que introduziram novas formas de pensar e construir a arquitetura, procurando conciliar os princípios da modernidade com as tradições locais e as características da cidade. Estas construções, por vezes discretas entre o edificado histórico, constituem testemunhos das transformações urbanas e sociais do século XX.
Ao longo do percurso, serão abordados alguns destes edifícios, procurando compreender as circunstâncias que estiveram na origem da sua construção, as necessidades a que procuraram responder e o papel que desempenharam na vida da comunidade. A visita será também uma oportunidade para refletir sobre a importância da arquitetura modernista na identidade urbana de Tavira e na construção de uma cidade diversificada e viva.
Ricardo Costa Agarez é arquiteto e investigador na área da história e teoria da produção do ambiente construído. É investigador principal no ISCTE – Instituto Universitário de Lisboa, onde coordena a iniciativa Arquitectura Aqui – Comunidade, Proximidade, Ação: Equipamento de Utilização Coletiva em Portugal e Espanha 1939-1985. Entre as suas publicações destacam-se A Construção do Algarve (2023), A Habitação Apoiada em Portugal (2020) e Algarve Building (2016).
“Passeios na História de Tavira” têm como finalidade dar a conhecer o passado da cidade e do concelho, a paisagem, os monumentos e as personagens históricas, bem como sensibilizar para a necessidade de proteger e valorizar a herança patrimonial.
Os interessados em participar, no número máximo de 30 pessoas, deverão preencher, até dia 15 de outubro, o formulário de inscrição clicando aqui.
Para mais informações, contate a Divisão de Turismo, Património e Museus de Tavira pelo telefone 281 320 545 ou pelo e-mail: edu.museus@cm-tavira.pt .

© Wolfson College

© AFP via Getty Images




A importância socioeconómica das feiras ao longo da História esteve em destaque na mais recente sessão do Ciclo de Conversas com História, realizada a 25 de setembro, no Espaço Memória, em São Brás de Alportel, numa conversa com o Professor Doutor Luís Filipe Oliveira, da Universidade do Algarve.
Promovida pelo Município de São Brás de Alportel, através do Gabinete Municipal de Arqueologia, a sessão abordou o papel das feiras enquanto espaços de comércio, dinamização económica, encontro e sociabilidade.
Ao longo dos tempos, as feiras assumiram um papel que foi muito além da compra e venda de produtos, constituindo importantes pontos de encontro e de convivência e contribuindo para a dinamização económica e social das comunidades.
A sessão permitiu refletir sobre a evolução destes espaços e sobre a sua importância na vida e no desenvolvimento das vilas e cidades, evidenciando a forma como as feiras se afirmaram como lugares de troca, não apenas de bens, mas também de experiências, relações e saberes.
Com esta iniciativa, o Município de São Brás de Alportel, através do Gabinete Municipal de Arqueologia, dá continuidade ao Ciclo de Conversas com História, promovendo momentos de reflexão e partilha sobre diferentes temas ligados à História e ao património.
O Município convida a comunidade a ficar atenta às próximas sessões mensais, que se realizam sempre em tardes de sexta-feira, mensalmente, e a participar neste ciclo de encontros, que pretende aproximar a comunidade da sua História e valorizar o conhecimento sobre o território e as suas memórias.

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A importância socioeconómica das feiras ao longo da História esteve em destaque na mais recente sessão do Ciclo de Conversas com História, realizada a 25 de setembro, no Espaço Memória, em São Brás de Alportel, numa conversa com o Professor Doutor Luís Filipe Oliveira, da Universidade do Algarve.
Promovida pelo Município de São Brás de Alportel, através do Gabinete Municipal de Arqueologia, a sessão abordou o papel das feiras enquanto espaços de comércio, dinamização económica, encontro e sociabilidade.
Ao longo dos tempos, as feiras assumiram um papel que foi muito além da compra e venda de produtos, constituindo importantes pontos de encontro e de convivência e contribuindo para a dinamização económica e social das comunidades.
A sessão permitiu refletir sobre a evolução destes espaços e sobre a sua importância na vida e no desenvolvimento das vilas e cidades, evidenciando a forma como as feiras se afirmaram como lugares de troca, não apenas de bens, mas também de experiências, relações e saberes.
Com esta iniciativa, o Município de São Brás de Alportel, através do Gabinete Municipal de Arqueologia, dá continuidade ao Ciclo de Conversas com História, promovendo momentos de reflexão e partilha sobre diferentes temas ligados à História e ao património.
O Município convida a comunidade a ficar atenta às próximas sessões mensais, que se realizam sempre em tardes de sexta-feira, mensalmente, e a participar neste ciclo de encontros, que pretende aproximar a comunidade da sua História e valorizar o conhecimento sobre o território e as suas memórias.