“Anche manifestando e lottando una prof insegna”. Da Maricarmen, l’anziana sfrattata e morta in ospedale, simbolo delle proteste per la casa, in Spagna le manifestazioni non si fermano più. Con un’adesione del 70%, secondo il sindacato, è iniziata ieri per le strade di Madrid la prima giornata di protesta dell’onda verde di insegnanti e studenti che in poche ore ha raggiunto il cuore delle proteste, l’accampata per la casa che stanzia nella piazza di Puerta del Sol dallo scorso 26 settembre. Altre centinaia di studenti intanto occupavano l’Università Complutense di Madrid, dove negli scontri con la polizia sono rimasti feriti in 8 e 5 manifestanti sono stati arrestati. L’onda verde che è scesa di nuovo oggi in strada con un’adesione di oltre il 60% proseguirà con lo sciopero a oltranza convocato dai principali sindacati spagnoli per chiedere, tra le altre misure, la riduzione delle ore di lezione frontale, del numero di studenti per educatore, l’aumento del personale specializzato e di sostegno, l’incremento degli stipendi, nonché il miglioramento delle strutture educative.
Le rivendicazioni, più che al governo centrale, sono indirizzate alla governatrice della Comunità di Madrid, la Isabel Diaz Ayuso (Partido Popular) che ha squalificato la protesta accusando i manifestanti di essere eterodiretti: “La sinistra – ha detto Ayuso di fronte al Parlamento regionale – quanto perde le elezioni diventa violenta perché non accetta le regole democratiche”.
Ma la questione non riguarda solo Madrid né solo i professori né soltanto i sindacati degli inquilini. Alla fine di questo mese a unirsi alle proteste saranno anche medici e personale sanitario, che inizialmente, dopo l’annuncio del dimissionario Pedro Sánchez di convocare elezioni anticipate, avevano temporaneamente sospeso lo sciopero. Ma che di fatto invece accompagneranno la mobilitazione al grande sciopero generale unitario previsto per l’11 novembre. A meno di 20 giorni dalla data prevista per le elezioni del 29.
A beneficiare della mobilitazione, secondo i sondaggi, sarebbe la sinistra, i cui elettori si starebbe mobilitando per le urne, soprattutto dopo che Sánchez – già dimissionario – è riuscito a far approvare dalla Commissione permanente che sostituisce le Camere, i due decreti per la Casa che la destra e i catalani di Junts per Catalunya avevano affossato spingendolo al voto anticipato.
A dare i primi numeri – da cui Sánchez raccoglierebbe i frutti di questa ennesima mano di poker – è il sondaggio del Cis (Centro investigacion sociologica) che ieri dava il Partido socialista obrero español (Psoe) in risalita rispetto ai sondaggi pre-dimissioni assestarsi al 34% contro il 22% del Partido popular (Pp) di Alberto Núñez Feijóo. Di fatto capovolgendo quella che si prefigura come una disfatta dei socialisti contro la destra, in una vittoria.
In realtà il dato del Cis, secondo quando dichiarato da commentatori ed esperti ai media spagnoli, non viene ritenuto affidabile in quanto sovra-rappresenterebbe i votanti del Psoe. A metà strada tra la conquista della Spagna da parte dell’ultradestra e la rimonta di Sánchez , si collocano i dati di “Ateneo de Dato”, che, secondo un calcolo alternativo sulla base dei dati del Cis danno Pp e Psoe testa a testa, ma con un vantaggio dello 0,3% per Sánchez (28,6%) su Feijóo (28,3%)
Altra questione sarebbe però la governabilità. Perché laddove i socialisti starebbero recuperando voti e l’ultradestra di Vox si attesterebbe intorno al 17% (un punto meno degli ultimi sondaggi che davano la formazione neo-franchista di Santiago Abascal oltre il 18), a non decollare sono i partiti alla sinistra di Sánchez , che restano fermi alla somma del 9% su una forbisce stimata fino al 12%. Per un Frente Amplio che potrebbe andare da Podemos (fondato da Pablo Iglesias alla fine della stagione degli indignados) a Sumar della vicepremier e ministra del Lavoro, Yolanda Diaz a Izquierda Unida fino alla Esquerra republicana catalana di Gabriel Rufian. Un paradosso, dato che il movimento per la casa che con la storia di Maricarmen ha aperto le faglie del terremoto politico in Spagna veniva proprio dalla stagione degli indignados.
A penalizzare la sinistra sono le divisioni interne e l’incapacità di compattare il Frente Amplio alla cui guida è stata indicata Ada Colau, già sindaca di Barcellona e tra le politiche più attive sul tema della casa in Spagna. Qualcosa però in queste ultime ore si starebbe muovendo – anche per effetto dell’ultimatum di Colau, pronta a ritirare la candidatura in caso di mancanza di unità. Podemos infatti sta ultimando accordi territoriali con il Frente Amplio quasi in tutte le regioni, eccetto Madrid e Barcellona. “Sembra difficile, invece è facile unirsi intorno a un progetto comune”, è l’appello di Colau. Nelle cui parole sembra riecheggiare il dilemma della sinistra italiana.
Sindicatos apontam adesão de 62% à paralisação desta quinta-feira. Governo regional do PP chama-lhe "greve política" e rejeita vocação negocial dos docentes.
No primeiro dia do protesto, na quarta-feira, milhares de professores estiveram nas ruas da capital espanhola em várias manifestações, com a maior a reunir cerca de 25.000 pessoas
“L’Italia è l’unico Paese nel quale Calciopoli è stato Calciopoli, l’unico”. Sono parole – quelle pronunciate da JoséMourinho prima di Roma–RealMadrid (terminata 3-4 per i madrileni) – che stanno facendo tanto discutere in Spagna. Il riferimento è al “CasoNegreira“, l’ex vicepresidente del Comitato tecnico spagnolo degli arbitri a cui il Barcellona – secondo un’indagine del 2023 – ha dato 8.4 milioni di euro tra il 2011 e il 2018, tramite società riconducibili allo stessoNegreira. Il club catalano si è sempre difeso spiegando che quelle somme servivano per pagare consulenze e relazionitecniche sugli arbitri.
Una vicenda che in passato aveva attivato la giustiziaordinariaspagnola, ma anche il Real Madrid che tramite FlorentinoPerez aveva subito promesso battaglia per fare chiarezza. Al momento il Barcellona non è stato definitivamente condannato per aver “comprato” gli arbitri, ma neppure è stato assolto in via definitiva dall’intera vicenda. Il procedimento è ancora aperto e l’esitogiudiziario è ancora da determinare.
Il RealMadrid però ha mantenuto la promessa: perché i Blancos hanno inviato 50miladocumenti per indagare sul caso, con il rischio di sanzionipesanti per il Barcellona qualora le accuse venissero confermate. “Quello che è successo in Spagna – e tutti sanno quello che è successo – sembra che ancora non si percepisca molto bene e fino adesso non è successo niente, non è successo niente”, ha tuonato Mourinho riferendosi al caso Negreira.
Poi il tecnico madrileno ha concluso: “Se non succedequalcosa, è il più grande scandalo di corruzione nell’arbitraggio mondiale. Non c’è altro da dire”. La Uefa – dal canto suo. i primi di ottobre (dopo l’offensiva del Real Madrid) – aveva detto: “Confermiamo di aver ricevuto dal Real Madrid una enorme quantità di documenti relativi all’indagine in corso sul Barcellona in merito alla vicenda che coinvolge JoséMaríaEnríquezNegreira, ex vicepresidente del Comitato Tecnico degli Arbitri della Federazione Calcio Spagnola”. Un tema sul quale Ceferin ha sempre posto massima attenzione, al punto da affidarlo alla commissione disciplinare Uefa per indagare e capire così se effettivamente il club bluagrana può ritenersi colpevole.
Una clamorosa rimonta del RealMadrid vale per i blancos il successo all’Olimpico, dopo essersi trovati sotto per 3-1. E proprio la dinamica del match – terminato 3-4 – diventa motivo di tensione nel post partita tra i due allenatori, José Mourinho e GianpieroGasperini. Il tecnico portoghese ha ammesso la superiorità dei giallorossi nel primo tempo, ma ha sentenziato: “Sul 3-1, per tutti la partita era morta, ma quelli che erano morti erano i giocatori della Roma“. Secca e piccata la replica di Gasp: “Mourinho dice che eravamo stanchi? Se qualcuno non ne poteva più erano loro. Potevamo fare tanti altri gol, sono stati surclassati in tutto”.
La cronaca del match parla di una Roma meritatamente in vantaggio al 20esimo con una botta da fuori di De Roon. Il pareggio del Real 5 minuti più tardi è un fulmine a ciel sereno: un tiro da fuori di Mbappè deviato da Mancini beffa Gollini. Nella ripresa però i giallorossi capitalizzando una migliore gestione della gara: Malen scatenato segna una doppietta, al 57esimo la Roma è avanti 3 a 1. Nel finale il Real si trasforma anche grazie ai cambi di Mourinho. Succede tutto in sette minuti con tre disattenzioni su calcio d’angolo: all’83′ Espi accorcia le distanze su una ribattuta, mentre all’85 Endrik batte a rete, ancora sugli sviluppi di un corner. Al 90′ il gol dell’ex di Rüdiger ancora da calcio d’angolo.
Mourinho commenta la pazzesca rimonta così: “Una prima parte in cui la Roma è stata superiore sotto tutti gli aspetti, tutti. E poi venti minuti in cui è stato impossibile fermare il Real. Due fasi completamente distinte. Loro ci hanno sorpreso all’inizio con Soulé sulla fascia, una soluzione che ci ha messo in difficoltà. Nel secondo tempo, quando eravamo più organizzati per affrontare questa situazione, abbiamo preso un secondo gol ridicolo, che non si può prendere a questo livello”. Poi la frase che ha fatto arrabbiare Gasperini. Secondo Mou, i giocatori della Roma erano “morti” perché “è molto difficile mantenere quella intensità“. Dopo i cambi, conclude il portoghese, “sono stati loro a non avere più la capacità tattica e fisica di reagire“.
Gasperini dissente totalmente con l’analisi del collega e risponde duramente e aggiunge: “Poi per carità i loro gol da calcio d’angolo valgono, ma il Real non è stato certo alla nostra altezza”. Secondo il tecnico non c’erano difficoltà fisiche: “Non stavamo soffrendo, invece nel finale ci siamo come paralizzati“. E ancora: “Sui calci d’angolo del Real siamo stati passivi. Abbiamo perso una gara che avevamo condotto in maniera notevole. Ora dobbiamo analizzare psicologicamente e mentalmente“. Secondo Gasperini, insomma, si è trattato soprattutto di un calo di tensione o di una certa paura quando il traguardo era ormai vicino: “Le partite vanno portate in fondo anche se hai un doppio vantaggio”, sottolinea il tecnico.
Thousands rally for better-funded public schools as a teachers’ strike in Madrid leaves two people injured and five students arrested.
Five students were arrested and two people injured during police confrontations in Madrid on Wednesday, as thousands of teachers and supporters took to the streets on the first day of a regional teachers’ strike demanding better funding, smaller classes and improved working conditions in public education.
Demonstrators wearing green gathered at Puerta del Sol before marching through central Madrid towards the regional Education Department. The protests targeted the education policies of regional president Isabel Díaz Ayuso, whom demonstrators accuse of weakening public schools by diverting taxpayer funds to private education and refusing to negotiate with teachers and parent associations, according to teleSUR correspondent Álvaro Fragua.
Police also confronted students at Madrid’s Complutense University during a demonstration in support of the strike. Two people were taken to hospital with injuries. Five university students and a woman participating in a separate demonstration in central Madrid were arrested. No further arrests had been reported at the time of the report.
Text Reads: 📚 Non-university teachers in the Community of Madrid, Spain, began an indefinite strike this Wednesday—called by trade unions—to demand better working conditions and more resources for quality public education. No end date has been set for the stoppage. 🧑🏫 Their demands include better conditions for teaching staff, increased resources for public education, smaller class sizes, and proper care for all students. 📢 Demonstrations have been organized for the initial days of the strike: a march from Atocha to Puerta del Sol this afternoon and a human chain on Thursday at the Department of Education.
Teachers said educational inequality was reflected in disparities between neighborhoods, arguing that children’s access to quality education depended on where they lived, with poorer communities bearing the greatest burden.
The strikers are demanding changes to class sizes, teaching workloads and specialist support for students with additional educational needs. Their proposals include capping classes at 13 students in early childhood education, 15 in primary school, 20 in secondary school, 23 in upper secondary education and 15 in vocational training.
They also want weekly teaching loads limited to 17 periods for secondary school and vocational training teachers and 22 for primary school teachers. The proposed limits would include tutoring, department leadership and coordination duties.
Improving support for students with disabilities and other educational needs is another central demand. Teachers are calling for at least one guidance counselor for every 250 students, one community services professional at each school, one therapeutic education teacher for every eight students and one speech and language specialist for every 12. They also want a compensatory education teacher at every school and additional staffing guarantees for special education.
On pay, the strikers are seeking a €600 monthly increase in the regional general teaching supplement, along with pay parity for vocational training teachers and specialists in community services, therapeutic education, and speech and language support. They are also demanding a special allowance for hazardous working conditions in special education and at least one full-time administrative assistant at every school.
The demands extend to school infrastructure and workplace safety. Teachers want a comprehensive, sustainable climate-control plan for schools, the removal of asbestos, an end to phased construction of public schools and stronger occupational health and safety measures. They are also calling for an equity plan to ensure adequate support for students facing socioeconomic hardship, those with special educational needs and other vulnerable groups.
Teachers announced a larger demonstration for Wednesday afternoon, with a march planned from Atocha to Puerta del Sol, where people were continuing a protest camp in support of the public education movement. The strike’s first day brought demands for changes to staffing, funding, pay and school conditions alongside opposition to the regional government’s education policies.
Los manifestantes reclaman más financiación, una reducción de las ratios de alumnos por aula y mejoras en las condiciones laborales y salariales del profesorado, entre otras medidas.
Num jogo marcado pelas homenagens do Olímpico a José Mourinho, Roma chegou a estar na frente por 3-1 mas Real Madrid conseguiu uma recuperação épica apenas em sete minutos para ganhar aos 90' (3-4).
Adeptos da Roma não esqueceram passagem de Mourinho pelo clube, onde conquistou uma Liga Conferência e foi à final de uma Liga Europa
Expulsão contra o Villarreal por puxar o cabelo de Saliba e protestos à arbitragem custam quatro jogos ao brasileiro. Avançado falha ainda Sevilha, Racing e Valência.
There is something curious about birthdays. The most celebrated ones are children’s and those of very elderly people. Reaching 100 years or more is often hailed as a special event. But the birthday of Don Manuel Álvarez Escudero, 105, is really exceptional. Every year he receives a singular tribute: a chess tournament that bears his name.
O Porto de Sines marcou presença na Fruit Attraction 2026, uma das maiores e mais importantes feiras internacionais dedicadas ao setor das frutas, legumes e produtos hortofrutícolas, que decorre anualmente em Madrid.
Para a autoridade portuária de Sines, a participação neste certame assenta na estratégia de acompanhamento de stakeholders e na promoção da oferta logística existente com vista ao desenvolvimento da carga de importação e exportação.
Com efeito, o contacto direto com produtores, distribuidores, operadores logísticos e retalhistas permite obter feedback e aferir o desempenho do porto, sendo ainda uma oportunidade para apresentar os projetos de desenvolvimento das infraestruturas, a conectividade a mercados distantes e as condições de despacho das mercadorias.
O segmento da carga refrigerada, que engloba o setor frutícola, constitui um nicho estratégico de elevado valor para o Porto de Sines, funcionando como um importante catalisador para a captação de novos fluxos de mercadorias, com o objetivo de posicionar Sines como porta de entrada e saída de cargas na Península Ibérica, principalmente no que respeita às rotas atlânticas.
Nesta missão ficou particularmente evidente a satisfação dos operadores, importadores e exportadores com o desempenho do Porto de Sines na carga contentorizada refrigerada no corrente ano de 2026, resultado do excelente nível de comprometimento e cooperação que se verifica entre os diferentes intervenientes no porto, que tem sido a chave para afirmar Sines como um porto relevante neste segmento de carga cada vez mais competitivo.
O Porto de Sines marcou presença na Fruit Attraction 2026, uma das maiores e mais importantes feiras internacionais dedicadas ao setor das frutas, legumes e produtos hortofrutícolas, que decorre anualmente em Madrid. Para a autoridade portuária de Sines, a participação neste certame assenta na estratégia de acompanhamento de stakeholders e na promoção da oferta logística […]
Spain’s Supreme Court has refused to restore the voting rights of tens of thousands of people who acquired Spanish nationality under the so-called grandchildren’s law, a measure that allows descendants of Spaniards who went into exile during the Civil War and the Franco dictatorship to claim citizenship.
The economist Mariana Mazzucato believes in getting out into the field, rolling up her sleeves and seeing how her ideas are put into practice to improve people’s lives. She has just returned from Brazil and Mexico after several weeks working with local communities. She welcomes EL PAÍS into her London home, in the Camden neighborhood, with an energy that seems remarkable for someone who should still be battling jet lag.
Após uma primeira parte que acabou com assobios do Bernabéu, Diomande adiantou o Real frente ao Villarreal mas caso do jogo estava para chegar: Vinícius Jr. marcou, VAR anulou e acabou expulso (1-0).
Vinícius Jr. entrou na segunda parte, marcou mas acabou por ser expulso após ação do VAR por ter puxado os cabelos de um adversário no início da jogada do 2-0 (que foi anulado)
Depuis le milieu des années 2010, de riches Latino-Américains, en particulier vénézuéliens, choisissent de s'installer dans la capitale espagnole. En parallèle, des centaines de milliers de leurs compatriotes moins privilégiés viennent occuper les emplois les plus précaires ou monter des petits commerces. Parmi eux, de potentiels futurs électeurs que la droite cherche à séduire.
David Canales. – Manifestation d'opposants au gouvernement du président vénézuélien Nicolás Maduro, Madrid, 2023
Trottoirs immaculés, grandes avenues ouvertes et bordées d'arbres, passants chics, restaurants gastronomiques… Le quartier madrilène de Salamanca, où le revenu médian place ses habitants dans le 1 % le plus riche d'Espagne, arbore les attributs habituels des beaux quartiers d'une capitale européenne. Ce fief de la haute bourgeoisie, prudemment épargné par les bombes de Francisco Franco lors du siège de la ville entre 1936 et 1939, accueille désormais une nouvelle population étrangère tout aussi aisée.
« Il y a environ cinq mille riches Vénézuéliens à Salamanca », constate David Placer, qui se présente comme un « journaliste indépendant spécialiste de la communauté vénézuélienne ». M. Juan Carlos Gutiérrez fait partie de ces personnes fortunées. Il nous accueille chaleureusement dans son nouveau restaurant, El Impero. Les détails sont soignés, à l'image de cet avocat pénaliste aujourd'hui spécialisé dans le droit international relatif aux droits humains, dans le privé mais aussi auprès de la Cour pénale internationale (CPI). Cuisine ouverte, chefs italiens, opéra chanté par un artiste équato-guinéen, ambiance cosmopolite : l'avocat des figures de l'opposition au chavisme semble ravi de son premier investissement en Espagne.
Restaurants italiens et appartements de luxe
Trois anciens présidents mexicains de droite ont aussi choisi de s'installer à Madrid : MM. Felipe Calderón, Enrique Peña Nieto et Carlos Salinas de Gortari, lequel a récemment obtenu la nationalité. Depuis 2013, ils sont nombreux à avoir, comme eux, choisi la capitale espagnole pour nouveau havre. Ces Vénézuéliens, Mexicains, Colombiens venus investir ici, et parfois vivre et travailler, jettent cependant souvent leur dévolu sur des biens plus discrets — et plus coûteux — que des restaurants italiens. En particulier des appartements entièrement rénovés avec le plus grand luxe par des promoteurs spécialisés. Le quartier de Salamanca en regorge. « Ils font trois cents à quatre cents mètres carrés, c'est quelque chose de normal pour ce type d'appartements, pour un prix moyen de 12 000 à 14 000 euros le mètre carré », nous expliquent Mme Ofelia Núñez et M. Carlos de Almeida, respectivement directrice de l'investissement résidentiel et directeur des nouvelles constructions résidentielles de la branche espagnole de l'entreprise américaine de conseil en immobilier Coldwell Banker Richard Ellis (CBRE). Le prix moyen du mètre carré dans la capitale était évalué à 4 335 euros en mars 2024, contre 3 741 euros deux ans plus tôt.
Les changements introduits par le Parti populaire (PP, droite) en 2013 expliquent en grande partie l'intérêt soudain des Latino-Américains pour l'immobilier de luxe à Madrid. « L'une de ces dispositions est la création des Socimi [sociétés anonymes cotées d'investissement immobilier], des entreprises consacrées à la spéculation immobilière et qui ne paient presque aucun impôt sur les bénéfices, nous explique Mme Valeria Racu, porte-parole du Syndicat des locataires de Madrid. Cela permet un cycle spéculatif très rapide. » Le clan de M. Henrique Capriles Radonski, candidat à la présidentielle vénézuélienne contre Hugo Chávez en 2012 puis contre M. Nicolás Maduro en 2013, s'est très vite montré friand de ce nouveau régime fiscal, comme en témoigne le lancement des sociétés Agartha (2014) et Orinoquia Real Estate (2017), destinées respectivement au coworking et aux locations de courte durée de logements de standing.
« Madrid propose la pression fiscale la plus réduite de toutes les régions espagnoles », se félicite Mme Kuka Jiménez, directrice de la communication d'Invest In Madrid, un organisme qui dépend de la direction de l'économie de la communauté autonome. « Elle est actuellement la seule à ne pas avoir ses propres impôts locaux », s'enthousiasme-t-elle. Un choix qui lui a permis de devenir le principal point d'entrée des investissements directs étrangers, avec plus de 50 % du total de ceux réalisés dans le pays (1). « Un énorme dumping fiscal », selon M. Pablo Carmona, de la Fondation des communs.
« Toutes les semaines, nous avons deux ou trois investisseurs en provenance d'Amérique latine qui cherchent à acquérir une résidence, à 80 % à Madrid », raconte le cofondateur du cabinet Cremades & Calvo-Sotelo. M. Javier Cremades, l'un des plus prestigieux avocats du pays, nous reçoit dans ses locaux tapissés de portraits des deux fondateurs. Depuis la très chic rue Jorge Juan, en plein quartier de Salamanca, M. Cremades fournit des conseils aux fortunes étrangères désireuses de s'implanter en Espagne et aide en matière de droits humains. Notamment en soutenant l'opposition vénézuélienne en exil. « Nous avons aussi travaillé pour l'administration [du « président par intérim » autoproclamé de 2019 à fin 2022] Juan Guaidó afin de tenter de récupérer des actifs [de l'État vénézuélien au profit de cette administration parallèle] ».
L'argent n'est cependant pas le seul motif d'émigration. Les Vénézuéliens récemment arrivés à Madrid en délicatesse avec le gouvernement de M. Maduro sont nombreux. « En 2017, j'étais physiquement épuisé », confie M. Gutiérrez, désormais associé du cabinet Cremades & Calvo-Sotelo. Il fuit alors le pays et abandonne ses affaires, dans l'hôtellerie et la vente de voitures. M. Antonio Ledezma, maire de Caracas de 2008 à 2015 et l'un des opposants les plus hostiles au pouvoir, quitte également le pays en 2017. À peine arrivé, il se voit offrir la nationalité espagnole par l'ancien président du gouvernement Mariano Rajoy (PP), et la refuse. D'autres l'acceptent, comme le père de l'opposant radical Leopoldo López, M. Leopoldo López Gil, aujourd'hui député européen du PP, les parents de M. Capriles Radonski, ou M. Miguel Henrique Otero. Ce dernier a vu le journal vénézuélien dont il est directeur et propriétaire, El Nacional, un temps favorable à Chávez lorsque celui-ci cheminait vers sa première élection (1998), attaqué par le pouvoir actuel. Il dirige désormais une édition numérique du titre depuis chez lui, dans le quartier de Salamanca, dont il définit la ligne comme « opposée aux populismes de gauche ».
« C'était plus facile que d'aller aux États-Unis »
Tous les nouveaux arrivants à Madrid en provenance d'Amérique latine ne sont pourtant pas des multimillionnaires, d'anciens dirigeants de droite ou des opposants politiques. « Le nombre de Vénézuéliens a explosé dans les quartiers d'Entrevías ou de San Diego, observe Placer. Ce sont des quartiers pauvres de Madrid. » Outre l'opposition en exil, beaucoup de Vénézuéliens sont venus en Espagne dans l'espoir d'une vie meilleure.
Un détour par le marché couvert de Maravillas, dans le quartier populaire de Tetuán, permet de s'en rendre compte. Le bâtiment abrite de nombreux étals, la plupart tenus par des Latino-Américains. En plus de la farine de maïs qui permet de confectionner les arepas, des petits pains typiques de la cuisine colombienne et vénézuélienne, on y trouve des piles d'exemplaires du bimensuel gratuit El Venezolano. M. Miguel T. a installé là son commerce d'arepas depuis quatre ans, et reconnaît sans ambages : « Je ne me mêle pas trop de politique. Nous sommes ici pour des raisons économiques. » Un peu plus loin, M. Gema Serrano tient un stand de primeurs. Sa compagne est ainsi vénézuélienne et est venue à Madrid « pour des questions de sécurité plus que de politique », et parce que « c'était plus facile que d'aller aux États-Unis ».
Depuis janvier 2015, les migrants latino-américains gonflent le chiffre des arrivées d'étrangers dans la région de Madrid. Ils y représentaient alors 49 % (561 000 personnes) des immigrés. Début 2022, 58 % des étrangers (816 000) vivant dans la communauté autonome étaient nés dans un pays d'Amérique latine. Alors que les personnes originaires de Chine, du Maroc ou de Roumanie ont vu leur nombre stagner ou baisser, celui des Vénézuéliens, Colombiens, Péruviens, Dominicains et Honduriens a considérablement augmenté. En 2021, les Équatoriens privaient les Roumains de leur statut de communauté étrangère la plus importante de la région, avant d'être eux-mêmes dépassés par les Vénézuéliens en 2022 (2).
Porosité des droites des deux côtés de l'Atlantique
« La majorité est issue de la classe moyenne ou aisée, avec des diplômes universitaires. Les pauvres fuient à pied », précise M. Cremades. Un profil sociologique que confirme le directeur d'El Nacional, M. Otero : « Ceux qui arrivent ici sont les plus riches, car il faut acheter un billet d'avion. Pour aller en Colombie, il suffit de traverser un pont. » Les précaires sud-américains constituent le gros des troupes de livreurs à vélo qui quadrillent la ville pour le compte de Deliveroo, Uber Eats ou Glovo. M. Pedro H., l'un de ces travailleurs des plates-formes, confirme le phénomène : sur les huit livreurs avec lesquels il attend les commandes, place de la Glorieta de Cuatro Caminos, dans le quartier de Tetuán, six sont vénézuéliens et deux colombiens. La plupart louent le droit d'utiliser l'application à un autoentrepreneur déclaré, faute de bénéficier d'un permis de travail. Le tout pour dix heures de disponibilité par jour et un revenu oscillant entre 600 et 800 euros mensuels.
La langue et la culture ont beau rester un facteur facilitant a priori l'intégration, les plus pauvres ne sont pas accueillis à bras ouverts. Cependant, contrairement aux autres nationalités, les Vénézuéliens obtiennent en général le permis de résidence. Et ce depuis 2018 et une décision de la commission interministérielle de l'asile et des réfugiés — sous le gouvernement de M. Rajoy — qui accorde aux Vénézuéliens la possibilité de bénéficier d'un droit de résidence temporaire pour des motifs humanitaires, et non en vertu du droit d'asile. En tout, selon les données du ministère de l'intérieur, 113 487 décisions favorables ont été rendues entre 2019 et 2022. Selon Mme Elena Muñoz, responsable juridique au sein de la Commission espagnole d'aide aux réfugiés, une organisation non gouvernementale (ONG) qui œuvre en faveur des demandeurs d'asile, « 98 % de ces autorisations [au titre du motif humanitaire] ont été données à des Vénézuéliens ». Les Latino-Américains peuvent par ailleurs demander la nationalité espagnole après deux ans de résidence légale dans le pays. Ils jouissent de facilités en matière de visas de tourisme.
Pour les plus aisés et les plus diplômés, la situation est différente. La qualité de vie d'une capitale européenne, la présence de nombreuses universités privées, des prix de l'immobilier de luxe encore relativement attractifs comparés à Miami ou Paris, la langue et la culture communes, ainsi que la solidarité de classe qui fonctionne grâce aux relais bien placés auprès des gouvernements, en particulier de droite, ont fait de Madrid une destination à la mode.
« Il y a toujours eu une relation très intense entre la droite espagnole et la droite vénézuélienne », confirme Juan Carlos Monedero, professeur de science politique à l'université Complutense de Madrid, spécialiste de l'Amérique latine et par ailleurs cofondateur du parti de gauche radicale Podemos. Bien que ces liens aient une très forte dimension personnelle et entrepreneuriale, selon lui, ils sont aussi nourris par une proximité politique.
Réélue en mai 2023 avec la majorité absolue des sièges à la tête de la communauté autonome de Madrid et désormais figure majeure du PP, l'ultralibérale Isabel Díaz Ayuso a d'ailleurs fait de l'antichavisme un leitmotiv de son discours. Son slogan « Communisme ou liberté » est massivement utilisé par son camp depuis les élections locales de 2021. Une branche de la direction du PP de Madrid consacrée aux « nouveaux Madrilènes », placée sous le contrôle de Mme Ayuso, a été créée et confiée à un Vénézuélien, M. Gustavo Eustache. Si ce dernier, que nous rencontrons au siège de la formation, rue Génova, assure « avoir travaillé avec énormément de communautés », il admet cibler surtout les Latino-Américains, qui représentent « le gros de ceux qui ont le droit de voter ». M. Eustache, qui arbore fièrement son bracelet « Communisme ou liberté », connaît par cœur les chiffres et la composition des communautés d'étrangers, et laboure sans relâche le terrain pour sa candidate. Quitte à investir jusqu'aux autels des églises évangéliques assidûment fréquentées par la frange la plus conservatrice de cet électorat (3).
M. Eustache serait-il devenu essentiel pour le PP ? Au niveau national, la question ne se pose pas vraiment : le nombre de Latino-Américains jouissant de la double nationalité, disposant donc du droit de vote, s'avère trop faible. Les données de l'Institut national des statistiques espagnol (INE) permettent d'identifier 2,2 millions d'étrangers disposant du droit de vote (6,5 % du corps électoral), dont 1,5 million de Latino-Américains (4,3 % du corps électoral) (4). À Madrid, la situation est différente : d'une part, la concentration de personnes nées à l'étranger est beaucoup plus importante ; d'autre part, les titulaires d'une double nationalité ne sont pas forcément les seuls à voter. En effet, lorsqu'il existe une convention permettant aux Espagnols de voter dans un pays étranger, l'Espagne applique la réciprocité pour les élections municipales.
« C'est la nouvelle réalité. Les personnes nées à l'étranger représentent 21 % de la population de la communauté autonome de Madrid, près de 1,5 million de personnes — 61 % d'origine latino-américaine, 21 % d'origine européenne —, dont 1 million bénéficiant du droit de vote [aux municipales] : 500 000 du fait d'accords bilatéraux, et 500 000 à la suite de l'obtention de la nationalité », détaille M. Eustache. Un chiffre certes non négligeable, mais cela ne signifie pas que tous votent, ni que tous votent à droite… Comparé au poids électoral des Latino-Américains dans le comté de Miami-Dade — 915 000 personnes, soit 58 % des inscrits, dont un tiers sont cubains —, celui des Latino-Américains de Madrid est donc à relativiser (5).
Olmo Calvo. – Immeuble de luxe habité majoritairement par de riches Latino-Américains, quartier de Salamanca, Madrid, 2021
La droite construit ce récit antichaviste et pro-immigrés latino-américains à destination des Espagnols : il permet de mobiliser l'électorat conservateur et bourgeois grâce à l'indémodable peur des communistes prêts à prendre possession des avenues de la capitale. La diabolisation de la gauche, souhaitant transformer l'Espagne en un « chaos digne du Venezuela », constitue celle-ci en repoussoir. Pour les conservateurs, cette dramatisation vise aussi à contenir le concurrent d'extrême droite, le parti Vox, en jouant la carte du vote utile (6). « Dans la construction de la figure du méchant universel, le Venezuela a remplacé Cuba et l'URSS, analyse ainsi Monedero. Cela s'ajoute au fait qu'une partie d'entre nous, en Espagne, notamment chez Podemos, avons eu des relations avec les gouvernements progressistes en Amérique latine. Moi, j'ai travaillé avec Chávez, par exemple. »
La persistance de cette thématique dans le discours du PP et de Vox peut aussi être vue comme un marqueur idéologique au sein de la droite. Il lui est d'autant plus utile qu'il permet d'opposer un échec à son propre échec : celui du capitalisme néolibéral et la crise de 2008, qui a violemment éprouvé l'Espagne. La droite vénézuélienne et la droite espagnole cherchent en effet à construire la légitimité de leur discours suivant une posture de défense inconditionnelle de la démocratie. Alors que Mme Ayuso traite l'ancien dirigeant de Podemos et l'actuel président du gouvernement Pedro Sánchez de dictateur, M. Ledezma affirme de son côté que Podemos « est une franchise du chavisme ». Le parti d'extrême droite Vox n'hésite pas à relativiser les crimes du franquisme ? « Ils défendent la démocratie », nous explique-t-il. Il ira même jusqu'à signer, en octobre 2020, la « lettre de Madrid », un document élaboré à l'initiative d'une fondation présidée par M. Santiago Abascal, le dirigeant de Vox. Le Forum de São Paulo, une structure qui rassemble la gauche latino-américaine, y est qualifié de « groupe criminel » et les gouvernements de gauche de la région de « totalitaires » (7). Parmi les autres signataires, Mme Marion Maréchal, la nièce de Mme Marine Le Pen, M. Eduardo Bolsonaro (fils de l'ancien président d'extrême droite du Brésil), Mme Giorgia Meloni, la dirigeante de Fratelli d'Italia devenue depuis présidente du Conseil en Italie…
La porosité entre les droites des deux côtés de l'Atlantique est accentuée par le fait que la plupart des membres de la communauté vénézuélienne, moins politisés, peu ou pas fortunés, ne sont pas des admirateurs du gouvernement de M. Maduro. Ce qui les rend souvent sensibles aux discours critiques concernant le rôle de l'État ou les méfaits du « socialisme ». « Il est logique de penser qu'ils ne vont pas s'affilier à des partis similaires à ceux qu'ils ont fuis », note ainsi M. López Gil.
« Le vote des Latinos qui fuient l'Amérique latine est un vote conservateur : la famille, la loi, l'ordre, la libre entreprise », veut croire de son côté M. Otero. Monedero confirme : « À court terme, il est pratiquement impossible de convaincre ces personnes de soutenir la gauche, parce que leur architecture neuronale leur dit que la gauche est mauvaise. » Un constat que semble corroborer une étude menée en 2021 par Laura Morales et Carles Pamies, auprès des Vénézuéliens résidant en Espagne, dans laquelle les deux chercheurs montrent que ces derniers « sont beaucoup plus susceptibles de voter pour des partis de droite que le reste des Latino-Américains » (8).
Un processus de gentrification qui s'accélère
Mais les Vénézuéliens émigrés sont-ils si à droite que cela ? « Ils sont en réalité plus antichavistes que de droite », estime le journaliste Placer. Difficile dans ces conditions de former un bloc idéologiquement cohérent. Plusieurs interlocuteurs pointent d'ailleurs l'absence de réelle organisation de la communauté, avec des groupes poursuivant chacun leur propre feuille de route. « Ce n'est pas une communauté si forte, chacun s'occupe un peu de ses affaires », explique par exemple M. Miguel T., le commerçant du marché de Maravillas. Placer pointe lui aussi l'absence de structuration dans et entre les différents groupes de Vénézuéliens : « Je ne crois pas que leur but soit d'influencer leur pays d'origine depuis Madrid. Ils n'ont pas de projet politique. Le but est davantage de peser ici, entre eux, pour leurs affaires », tranche-t-il. Leur penchant très à droite est aussi un handicap, selon lui : « Aux États-Unis, les Cubains sont plus intelligents, ils maintiennent des contacts avec les deux bords. Ici, ils ont oublié le PSOE [Parti socialiste ouvrier espagnol], qui est au pouvoir. »
En tout état de cause, l'arrivée de Latino-Américains fortunés a déjà eu une incidence : « Cela génère un processus de gentrification », explique le sociologue Andrés Walliser. Avec un changement important dans la configuration du régime de propriété dans les zones concernées. « Dans ces quartiers, aujourd'hui, le marché est saturé ; il ne reste que quelques immeubles appartenant à une seule famille », confirment Mme Núñez et M. de Almeida, de CBRE Espagne. Ainsi, les acheteurs se tournent petit à petit vers d'autres quartiers. « Les fonds d'investissement et les agences spécialisées expulsent les locataires [en renchérissant le prix des loyers], qui se tournent alors vers d'autres quartiers, dont ils expulsent à leur tour les habitants », résume Mme Racu.
À défaut d'une capitale des oppositions de droite aux gouvernements de gauche, les millionnaires latino-américains du continent auront au moins activement participé à l'émergence… d'une Miami immobilière fondée sur le dumping fiscal.
Maricarmen Abascal faced four eviction attempts, and the last one succeeded. It happened two weeks ago. The 87-year-old woman left her Retiro home in a wheelchair; she had lived there for almost her entire life. Once outside, she was helped onto a stretcher and taken to Gregorio Marañón Hospital. She died there on Wednesday.
When news of the death of Maricarmen Abascal began to spread through the protest camp in Madrid’s Puerta del Sol, many at first dismissed it as a cruel joke. But as the reports gained traction and mobile phones lit up inside and outside the tents, disbelief gave way to shock, and then anger. Meanwhile, as birds sense a storm before it breaks, police officers were already taking up positions, alert to what the death of such an emblematic figure might mean. Sirens never bring good news.
AF! Maricarmen Abascal, de 87 anos, morreu esta quarta-feira no Hospital Gregorio Marañón, em Madrid, cerca de duas semanas depois de ter sido despejada da casa onde viveu durante cerca de sete décadas. A morte foi confirmada pelo Sindicato de Inquilinas. O despejo e o acordo Maricarmen foi desalojada em 23 de setembro da sua […]
Maricarmen Abascal, the woman whose eviction became a rallying cry against Spain’s housing crisis, died on Wednesday at Madrid’s Gregorio Marañón Hospital at the age of 87, the Tenants’ Union announced in a statement.
And Shakira said: “Let’s not speak only of hispanidad: let’s speak of latinidad, an even broader embrace. Hispanidad is beautiful, but it falls short of everything we are. Spanish is Latino; Portuguese, Italian, and French are too. And all Latin Americans are Latinos.”