❌

Normal view

De Olhão a Split: a IA a serviço da educação inclusiva

17 October 2026 at 12:35

A professora Manuela Isidro, do Grupo Disciplinar 300 da Escola Secundária de Olhão, participou, entre 4 e 10 de outubro, numa formação internacional em Split, na Croácia, no âmbito do programa Erasmus+.

Promovida pelo Platform21 – Teacher Training Centre, a ação centrou-se na utilização da inteligência artificial (IA) em contexto educativo, com destaque para a diferenciação pedagógica e a criação de estratégias de aprendizagem adaptadas às necessidades de cada aluno.

Ao longo da semana, os participantes experimentaram ferramentas digitais como Diffit, Wayground, Brisk Teaching, MagicSchool e CapCut, que ajudam a preparar aulas, adaptar recursos e criar conteúdos interativos. O programa incluiu ainda atividades sobre pensamento crítico, criatividade e trabalho colaborativo.

Outro dos pontos altos foi a abordagem a práticas de apoio a alunos com necessidades educativas especiais, complementada por uma visita a uma sala sensorial, um espaço pensado para promover a regulação emocional e a aprendizagem destes alunos.

Saliente-se que a mobilidade permitiu à docente conhecer novas metodologias de ensino e partilhar experiências com profissionais da educação de diferentes países. Os conhecimentos adquiridos poderão agora ser aplicados na escola, contribuindo para diversificar as práticas pedagógicas e promover uma aprendizagem mais inclusiva.

Importa ainda destacar que este tipo de participação insere-se no objetivo do reforço na formação contínua dos professores e acompanhamento à crescente integração das tecnologias digitais no ensino.

Três suspeitos de homicídio em Setúbal aguardam julgamento em prisão preventiva

17 October 2026 at 11:40

Suspeitos estão fortemente indiciados pela prática do crime de homicídio qualificado do ex-companheiro da mulher detida.

Dois homens e uma mulher detidos pela Polícia Judiciária (PJ) por suspeitas de envolvimento no homicídio de um homem de 44 anos, ocorrido em maio, em Setúbal, segundo o Correio da Manhã, vão aguardar julgamento em prisão preventiva.

Em comunicado, a Polícia Judiciária de Setúbal anunciou esta quarta-feira que os três suspeitos, com idades entre os 30 e os 32 anos, estão fortemente indiciados pela prática do crime de homicídio qualificado do ex-companheiro da mulher detida.

De acordo com a investigação, o crime, ocorreu em 20 de maio e foi desenvolvido o estudo pormenorizado das rotinas da vítima, sendo que, terá sido motivado por conflitos familiares relacionados com o exercício das responsabilidades parentais e dificuldades económicas.

Os dois suspeitos do sexo masculino, de acordo com a Judiciária, aguardaram pelo regresso da vítima do trabalho, junto ao prédio onde residia, tendo-a agredido e amarrado as mãos atrás das costas com braçadeiras de plástico, antes de a conduzirem ao interior da habitação.

Refere o comunicado, citado pelo CM: “Já no interior da habitação, os dois suspeitos foram surpreendidos pela presença de uma mulher de 25 anos que lá residia há alguns dias, mulher essa que eles ameaçaram, amordaçaram e prenderam, amarrando-lhe as mãos atrás das costas, estando ainda, por este facto, indiciados pelo crime de sequestro agravado”.

Ainda segundo a PJ, os suspeitos colocaram a vítima numa banheira, onde lhe desferiram um golpe no pescoço com um canivete, provocando-lhe a morte devido à perda de sangue. Após consumarem o crime de homicídio, os dois homens apoderaram-se de alguns objetos que se encontravam no interior da habitação e fugiram para casa da mulher detida, deixando a inquilina amarrada e amordaçada.

Presentes a primeiro interrogatório judicial, aos três suspeitos foi-lhes aplicada a medida de coação máxima, de prisão preventiva.

Case popolari, affitti, “palazzinari” e fondi immobiliari: ecco perché Roma non è Madrid

17 October 2026 at 11:34

In Italia il caro affitti ha portato in piazza studenti e movimenti per il diritto all’abitare, ma senza raggiungere i numeri delle mobilitazioni spagnole. A Roma, fra le tende degli universitari e le proteste per Spin Time, le iniziative sono rimaste legate a singole vertenze. Nella capitale spagnola e in tutto il paese iberico, invece, il disagio abitativo è una rivendicazione nazionale. La differenza fra cosa accade nella a Roma e a Madrid affonda le radici nella struttura economica del mercato immobiliare e il rapporto tra movimenti, sindacati e partiti.

Roma contro Madrid: comprare casa costa meno in Spagna ma riuscirci è più facile in Italia

Il confronto tra Roma e Madrid aiuta a comprendere le differenze tra i due mercati immobiliari. Il prezzo di acquisto, tuttavia, non basta da solo a stabilire quanto una casa sia accessibile: occorre considerare anche il reddito delle famiglie, il costo dei finanziamenti e la disponibilità di abitazioni. Roma, in questo senso può offrire opportunità in alcune zone, soprattutto fuori dai quartieri più costosi. In Spagna invece tra la metà degli anni Novanta e il 2007 Madrid, come tutto il paese, ha vissuto una bolla immobiliare: 9,8 milioni di mutui per mille miliardi di euro e la costruzione di 6,5 milioni di abitazioni. Con la crisi finanziaria del 2008 arrivano pignoramenti e sfratti e l’accesso alla liquidità diventa complesso: tra il 2011 e il 2020, secondo la Banca di Spagna, la quota di proprietari tra le famiglie più giovani è scesa dal 69 al 36 per cento.

Fondi immobiliari e case popolari: le differenze tra Italia e Spagna

Case popolari, affitti, “palazzinari” e fondi immobiliari: ecco perché Roma non è Madrid

In Spagna i grandi investitori fiutano l’aria e acquisiscono un ruolo centrale. Nel 2012 lo Stato crea SAREB, ente che rileva dalle banche abitazioni e successivamente cede a fondi internazionali. Gli operatori accumulano così importanti portafogli immobiliari, soprattutto a Madrid.  In Italia, invece, soprattutto nella Capitale, i fondi non investono sul mattone, dunque il mercato degli affitti è meno finanziarizzato: secondo l’Agenzia delle Entrate, l’87 per cento delle 3,6 milioni di abitazioni locate appartiene a piccoli proprietari. Il restante 13% è dei cosiddetti “palazzinari” che investono o costruiscono immobili su territori dislocati fra i vari quartieri. Una vera e propria spartizione di cantieri e fatturati. Risultato: la  frammentazione rende meno immediato individuare un bersaglio comune per le proteste come invece è accaduto a Madrid.

Roma e la fascia grigia: case popolari, mutui, affitti e politica

Case popolari, affitti, “palazzinari” e fondi immobiliari: ecco perché Roma non è Madrid

A Roma l’edilizia pubblica e gli interventi locali hanno svolto una funzione di contenimento. Un equilibrio che oggi mostra però i suoi limiti: in un paese sostanzialmente fermo da 30 anni, è cresciuta la cosiddetta fascia grigia, composta da persone che lavorano senza riuscire a sostenere le spese per un mutuo o un affitto ma nel contempo non hanno i requisiti per accedere alle case popolari. Una comunità sempre più esposta ma che non polarizza  interlocutori nazionali come Podemos e Sumar. E poi c’è il fattore politico: i partiti si muovono con cautela perché il caro affitti colpisce soprattutto le grandi città, molte, Roma in primis, amministrate dal centrosinistra. Riassumendo: Madrid, dunque, In Spagna la crisi ha prodotto un fronte riconoscibile contro sfratti e grandi proprietari. In Italia il disagio è rimasto distribuito tra singole vertenze e risposte (anche politiche) diverse.

L'articolo Case popolari, affitti, “palazzinari” e fondi immobiliari: ecco perché Roma non è Madrid proviene da Affaritaliani.it.

Vi spiego la narrazione che muove la guerra cognitiva del Cremlino. Scrive Pagani

17 October 2026 at 10:12
Non menzogne, ma una visione del mondo

Quando si parla della macchina della propaganda del Cremlino si tende a ridurla a una sequenza di falsi: il video manipolato, il sito clone dell’operazione Doppelgänger, la rete di bot che rilancia l’ennesima teoria sui laboratori biologici in Ucraina. È una lettura comprensibile ma fuorviante, perché scambia i singoli messaggi per la strategia. Le menzogne sono le munizioni; ciò che conta è l’arma che le spara, cioè una cornice interpretativa stabile dentro la quale ogni notizia, vera o falsa, assume un significato già scritto. La guerra cognitiva russa non vince quando fa credere un fatto inesistente, ma quando riesce a far leggere i fatti reali attraverso le sue categorie. Per questo il fact-checking, da solo, arriva sempre tardi: smentisce il dettaglio e lascia intatto il quadro.

Lo Stato-civiltà e il katechon

Il fondamento di questa cornice è un’idea che ha smesso da tempo di essere solo retorica ed è entrata nei documenti ufficiali. Il Concetto di politica estera del marzo 2023 definisce la Russia “uno Stato-civiltà originale”[1]: non una nazione tra le altre, soggetta alle stesse regole, ma un mondo a sé, portatore di valori propri e di una missione storica. Il decreto presidenziale n. 809 del novembre 2022 sui «valori spirituali e morali tradizionali» ha tradotto questa autorappresentazione in politica di Stato, indicando nell’«ideologia distruttiva» occidentale una minaccia alla sicurezza nazionale[2].

Dietro le formule burocratiche c’è un sincretismo che attinge a strati diversi della cultura russa: lo slavofilismo ottocentesco, che opponeva la comunità spirituale slava all’individualismo razionalista europeo; l’eurasismo degli esuli degli anni Venti, rilanciato da Aleksandr Dugin come scontro perenne tra potenza di terra, gerarchica e spirituale, e potenza di mare, mercantile e liberale; il mito di Mosca Terza Roma, ultimo rifugio della vera fede dopo Bisanzio. E soprattutto Ivan Il’in, il filosofo dell’emigrazione bianca più volte citato da Putin, teorico di uno Stato forte e redentore. Da qui proviene la figura del katechon, la forza che «trattiene» l’avvento del caos: la Russia si presenta come ultimo argine contro la dissoluzione morale dell’Occidente. Quando Putin, annettendo quattro regioni ucraine, ha parlato di «satanismo puro» e il patriarca Kirill ha descritto la guerra come una lotta “metafisica”, non improvvisavano: recitavano la liturgia di una teologia politica[3].

La fortezza assediata e il mito del 1945

Il secondo pilastro è il rovesciamento sistematico del rapporto tra causa ed effetto. Nella narrazione del Cremlino la Russia non agisce mai, reagisce. L’allargamento della Nato non è la libera scelta di Stati che temevano Mosca, ma un accerchiamento; la guerra non è un’aggressione, ma un’”operazione” resa inevitabile dalla minaccia occidentale; la fine dell’Urss non è l’emancipazione di popoli, ma «la più grande catastrofe geopolitica del secolo»[4]. A tenere insieme questo vittimismo strategico è la russofobia, presentata come odio ontologico dell’Occidente per la Russia in quanto tale: se il nemico ti odia per ciò che sei, nessun negoziato è possibile e ogni compromesso è un inganno.

Su questo impianto si innesta il mito fondativo della Grande guerra patriottica, l’unico capace di unire memoria zarista, sovietica e postsovietica. La sacralizzazione del 1945 permette un’operazione semantica potentissima: chiunque si opponga alla Russia diventa per definizione erede del nazismo. La “denazificazione” di un Paese guidato da un presidente ebreo è un nonsenso sul piano dei fatti, ma è coerente sul piano mitologico, perché riattiva un trauma collettivo e trasforma l’aggressione in liberazione. Il saggio di Putin del luglio 2021 sull’«unità storica di russi e ucraini» aveva già preparato il terreno, negando all’Ucraina una soggettività propria e iscrivendola nel Russkij Mir, lo spazio spirituale e linguistico che Mosca si arroga il diritto di proteggere.

Una sintassi modulare

La forza di questa architettura sta nella modularità. Lo stesso nucleo narrativo viene declinato in registri diversi, e talvolta opposti, a seconda del pubblico: al conservatore europeo si offre la Russia custode della tradizione, alla sinistra antiatlantista la Russia antimperialista erede dell’Urss, al Sud globale il “mondo multipolare” e un anticolonialismo di facciata che occulta la natura coloniale della guerra contro un vicino, al cittadino stanco e impaurito il disfattismo di chi ripete che resistere significa solo prolungare la sofferenza. Le versioni sono incompatibili tra loro, e non ha importanza: quando le contraddizioni affiorano servono a dissolvere l’idea stessa che esista una verità verificabile.

Le affinità elettive

Non tutti i pubblici, però, sono uguali. La narrazione del Cremlino trova il suo terreno naturale nelle destre populiste e sovraniste europee, con cui condivide il lessico prima ancora degli obiettivi: la nazione come comunità organica assediata, la diffidenza verso le istituzioni sovranazionali, il disprezzo per le “élite globaliste”, la famiglia tradizionale come trincea contro i diritti civili, l’uomo forte come rimedio alla presunta debolezza delle democrazie liberali. Non è un caso che proprio in quell’area politica Mosca abbia coltivato negli anni rapporti, convergenze e, in casi documentati, finanziamenti[5].

Per la sinistra, invece, quella stessa narrazione dovrebbe essere antitetica. Un regime che teorizza la gerarchia contro l’eguaglianza e la sovranità assoluta dello Stato contro i diritti universali della persona, che soffoca il dissenso e la società civile, che concentra la ricchezza in un’oligarchia e manda a morire al fronte soprattutto i figli delle regioni più povere, è quanto di più lontano si possa immaginare dagli ideali di progresso, solidarietà e giustizia sociale. Eppure una parte della sinistra europea si lascia sedurre dal travestimento antimperialista, scambiando l’ostilità all’egemonia americana per una forma di emancipazione. È l’errore più grave, perché consegna a un’autocrazia reazionaria le parole della propria tradizione: la pace che diventa resa, l’antimperialismo che diventa complicità con un impero.

Dalla persuasione al controllo riflessivo

Qui si coglie la differenza tra propaganda classica e guerra cognitiva. La prima cerca di convincere che la Russia ha ragione. La seconda non ha bisogno di farsi credere né amare: le basta indurre l’avversario a prendere, secondo la propria logica e in apparente autonomia, la decisione che conviene a Mosca. È il principio del controllo riflessivo, elaborato negli anni Sessanta dallo psicologo e matematico sovietico Vladimir Lefebvre e assorbito nella dottrina militare russa[6]. Lo si è visto in Crimea, quando l’ambiguità sui “piccoli uomini verdi” ha congelato la reazione occidentale il tempo necessario a chiudere l’annessione. Lo si vede ogni volta che l’evocazione dosata dell’escalation nucleare induce le cancellerie a rinviare forniture decisive: nessuno deve convincerci di nulla, la nostra avversione al rischio fa il resto. La narrazione, in questo schema, non è il fine ma il serbatoio di significati che rende plausibili le decisioni che si vogliono provocare.

Lo specchio delle nostre crepe

La conclusione più scomoda è che l’efficacia di questa macchina dipende meno dalla sua potenza che dalle nostre vulnerabilità. La propaganda russa agisce come un reagente: non crea le fratture, le rivela e le allarga. Si insinua nella sfiducia verso le istituzioni, nella polarizzazione alimentata dagli algoritmi, nella stanchezza per l’inflazione e la crisi energetica, nella falsa equivalenza che scambia il pluralismo per relativismo e invita in studio la “seconda campana” anche quando suona una menzogna. E sfrutta l’asimmetria tra un regime che non risponde a nessun elettorato e democrazie che vivono di cicli elettorali brevi.

La risposta, dunque, non può essere solo difensiva. Il prebunking, che smaschera i meccanismi della manipolazione prima che attecchiscano, e l’applicazione rigorosa del Digital Services Act contro le reti inautentiche sono necessari, ma non bastano. A una visione del mondo si risponde con un’altra visione del mondo. Finché l’Europa si limiterà a smentire, inseguendo la propaganda notizia per notizia, giocherà dentro la cornice disegnata a Mosca. Uscirne significa tornare a spiegare con convinzione perché la sovranità degli Stati, il diritto internazionale e la libertà delle persone non sono l’ipocrisia di una civiltà decadente, ma le ragioni per cui vale la pena difenderla.

[1]Concetto di politica estera della Federazione Russa, approvato con decreto presidenziale del 31 marzo 2023.

[2]Decreto del Presidente della Federazione Russa n. 809 del 9 novembre 2022, «Sui fondamenti della politica statale per la preservazione e il rafforzamento dei valori spirituali e morali tradizionali russi».

[3]V. Putin, discorso per la firma dei trattati di annessione, Cremlino, 30 settembre 2022; patriarca Kirill, omelia del 6 marzo 2022, cattedrale di Cristo Salvatore, Mosca.

[4]V. Putin, messaggio annuale all’Assemblea federale, 25 aprile 2005.

[5]Il caso più noto è il prestito di 9,4 milioni di euro concesso nel 2014 al Front National dalla First Czech-Russian Bank.

[6]V. A. Lefebvre, Konfliktujuščie struktury, Mosca, 1967; sulla sua ricezione nella dottrina russa, T. L. Thomas, «Russia’s Reflexive Control Theory and the Military», Journal of Slavic Military Studies, 17 (2004), 2.

Português procurado no Luxemburgo detido em Vila Real

17 October 2026 at 09:58

VTM

A Polícia Judiciária (PJ) desenvolveu no âmbito da cooperação internacional, um conjunto de diligências que conduziram à localização e detenção, na zona de Vila Real, de um cidadão nacional, de 37 anos, procurado pelas autoridades judiciárias do Luxemburgo pela prática do crime de falsificação de documento.

Em comunicado, a PJ explica que o homem, sobre o qual pendia um Mandado de Detenção Europeu, “é suspeito de ter falsificado um contrato relativo à venda de um veículo”.

“O contrato foi falsificado com a intenção de simular uma venda que nunca teve lugar, nem era genuinamente pretendida. O único objetivo era criar a aparência de uma transferência de propriedade do veículo, uma vez que, o agora detido estava sujeito a um processo penal e procurava, por todos os meios, evitar a manutenção da apreensão do seu veículo”, afirma a PJ.

Acrescentou ainda que o homem “tentou induzir o juiz em erro” para que ordenasse a entrega do veículo apreendido, tendo, inclusive, “simulado uma transferência bancária, no montante de 10 mil euros, para fazer crer que efetivamente tinha vendido o veículo e recebido o valor da venda”.

Por estes factos, “pode vir a ser condenando numa pena até 10 anos de prisão”, sublinha a Polícia.

O detido foi presente ao Tribunal da Relação de Guimarães, que determinou que aguardasse os ulteriores termos do processo em prisão preventiva.

 

The post Português procurado no Luxemburgo detido em Vila Real appeared first on A Voz de Trás-os-Montes.

MPF defende prisão de PM por matar estudante de medicina

Logo Agência Brasil

O Ministério Público Federal (MPF) manifestou-se a favor da prisão preventiva do policial militar Guilherme Augusto Macedo, réu pela morte do estudante de medicina Marco Aurélio Cardenas Acosta, em novembro do ano passado, na capital paulista. 

O parecer, assinado em 9 de outubro de 2026 pelo subprocurador-geral da República José Elaeres Marques Teixeira, foi apresentado ao Superior Tribunal de Justiça (STJ).

Notícias relacionadas:

Diante da manifestação, cabe ao STJ analisar o recurso e decidir sobre a decretação da medida.

O policial disparou contra o jovem de 22 anos de idade, que estava desarmado, com um tiro à queima-roupa, após uma discussão envolvendo o retrovisor de uma viatura. 

Segundo o documento do MPF, o policial perseguiu a vítima a pé por causa de um tapa que o jovem deu no retrovisor da viatura, sem causar dano material ao veículo. Marco Aurélio buscou abrigo no saguão do hotel em que estava hospedado, onde foi alcançado por Macedo e por outro policial militar que estava no local, Bruno Carvalho do Prado.

Na descrição dos fatos que constam no parecer, o jovem estava desarmado e sem camisa, e não oferecia risco concreto à integridade física dos policiais. Ainda assim, Marco Aurélio ficou sob a mira de uma arma de fogo, conforme imagens das câmeras corporais dos agentes que foram amplamente divulgadas na imprensa.

Após um chute de Prado contra a vítima, o policial caiu no chão. Foi então que Macedo disparou contra o abdômen do estudante. As lesões decorrentes do disparo causaram a morte de Marco Aurélio.

Para o MPF, a desproporcionalidade da reação, o uso de arma institucional contra uma pessoa desarmada e as circunstâncias do disparo demonstram a gravidade concreta do caso e a periculosidade do réu. O MPF considera que as medidas cautelares anteriormente impostas são insuficientes para garantir a ordem pública.

“A jurisprudência do Superior Tribunal de Justiça admite que a gravidade concreta do delito, evidenciada pelo modus operandi e pelas circunstâncias que denotem a periculosidade do agente, constitui fundamento idôneo para a decretação da prisão preventiva com base na garantia da ordem pública”, diz trecho do parecer.

Reabilitação. Quem pagou 21% pode corrigir, mas há condições

16 October 2026 at 17:45
Lei que clarifica regras de aplicação do IVA reduzido na reabilitação urbana abre a porta à correção de taxas normais já pagas pelos promotores. Mas há condições temporais que limitam a possibilidade.

© JOSÉ COELHO/LUSA

Vila Nova de Gaia é uma das cidades onde haverá mais divergências com o fisco por causa do IVA aplicável à reabilitação

Agricultor pede ajuda após incêndio ter destruído armazém

16 October 2026 at 09:22

VTM

Noel Afonso, comandante Sub-Regional de Emergência e Proteção Civil das Terras de Trás-os-Montes, disse à VTM que quando os meios chegaram ao local, o armazém estava “tomado pelas chamas e os prejuízos são muito elevados”.

Acrescentou ainda que não se registaram feridos na sequência da ocorrência.

Dentro do armazém estavam diversas “máquinas agrícolas, tratores, feno, rações e ficou tudo destruído”, sublinhou o comandante.

Devido aos prejuízos elevados, o agricultor afetado, Celso Martins precisa de ajudar para recomeçar, já que só conseguiu salvar os animais e um trator agrícola, o restante ardeu por completo.

O prejuízo “é enorme” e o seguro só cobre uma pequena parte do que se perdeu. “Não chega para retomar a atividade, e é um processo que ainda vai demorar. O Celso, de um dia para o outro, ficou sem as máquinas, sem alimento para os animais e sem armazém, mesmo à entrada do inverno”, pode ler-se na página de Facebook Cultiva, que está a angariar fundos para ajudar este agricultor.


Pode ajudar através de: IBAN: PT50 0045 2260 4025 8897 3415 6 (TITULAR: CELSO MARTINS)
Crowdfunding: WWW. GOFUNDME.COM/F/VAMOSAJUDAR-A-RECONSTRUIR-OQUE-O-FOGO-DESTRUIU

The post Agricultor pede ajuda após incêndio ter destruído armazém appeared first on A Voz de Trás-os-Montes.

Reflexões I

15 October 2026 at 16:06

VTM

1 – Partidos Políticos

Os partidos políticos democráticos, regra geral são combativos, plurais e fundam a sua ação política em princípios, valores e orientações pragmáticas, que os aproximam do cidadão e das suas várias dimensões sociais. São pilares fundamentais da democracia representativa.

Apesar de tudo isto, têm desafios e limitações, alguns tornaram-se estruturas fechadas e distantes das dinâmicas sociais, sendo inimigos da pluralidade interna.

Existe uma palavra que todos aqueles que lideram usam para classificar aqueles que perderam e que não concordam com a estratégia, ou falta dela, com a linha de pensamento ou a sua inexistência, criticam ou apontam falhas … são os ressabiados, e assim se tenta afastar, classificar e rotular aqueles que não concordam, evitando o debate de ideias, resumindo tudo nesta palavra.

É estranho, sendo os partidos plurais democráticos, admitindo dentro do mesmo o saudável não “unanimismo”, elogiando o aparecimento de várias tendências, dizendo ser demonstrativo da vivacidade do mesmo, mas as lutas internas são mais violentas do que a oposição externa, e os que ganham ressabiados, classificam os que perdem de ressabiados.

Enfim, contradições dos defensores do pluralismo.

Sem respeito pela oposição, não há confiança, sem confiança não há participação, sem participação não há democracia.

2 – Vereadores da Oposição

Ser vereador da oposição deve ser das funções políticas mais difíceis de exercer, falo com experiência própria.

O papel da oposição autárquica não é apenas resistir, mas também propor, colaborar e contribuir para o progresso do concelho, garantindo que todos sejam ouvidos e representados. Questionar, desafiar e oferecer alternativas construtivas são componentes essenciais. Tudo isto é difícil, dado que estes não têm equipas de assessores, técnicos ou juristas. O esforço de comunicação tem de ser enorme e com falta de meios torna-se talvez o mais difícil. Tenho para mim que o leitor se lembrará da 1.ª reunião de câmara, badalada nas redes sociais com fotografias a preceito, depois disso… muito pouco.

Claro que a página oficial do município se foca nas inaugurações, eventos e conquistas do executivo, sendo o registo fotográfico muitas vezes míope dado que os vereadores da oposição raramente aparecem e quando aparecem é meios de esguelha.

Outro grande problema é o acesso à informação, e a propósito disso o vereador Alberto Moura afirmou, num programa de rádio, que a informação sobre inaugurações, nomeadamente nas juntas de freguesia e outros convites, não chegam às mãos dos vereadores da oposição, e disse mais, que tem a certeza que no passado não era assim, que o anterior presidente não permitiria e se porventura este não soubesse, teria no seu chefe de gabinete toda a atenção, de maneira os convites chegarem ao destino, tecendo elogios ao mesmo. Ao ouvir estas palavras, quase dei uma gargalhada… mas esbocei um sorriso, o vereador Alberto Moura falava por convicção e não com conhecimento de causa. Falar sem prova e chegar a uma conclusão é fabricar desinformação.

Os tempos mudaram, mas há coisas que não mudam.

The post Reflexões I appeared first on A Voz de Trás-os-Montes.

IVA de 6% na construção arrisca-se a litigância

15 October 2026 at 10:12
Ex-secretário de Estado dos Assuntos Fiscais Sérgio Vasques entende que Portugal tem gerido "de forma muito, muito amadora" o dossiê do IVA da habitação e reabilitação urbana, criando paralisias.

© INÊS LACERDA/OBSERVADOR

A descida da taxa de IVA de 23% para 6% é uma das principais medidas do pacote fiscal do Governo para aumentar a oferta de casas e combater a crise habitacional

Livre defende descida da taxa normal de IVA de 23% para 21%

14 October 2026 at 23:03
Jorge Pinto, propôs uma descida progressiva em 0,5 pontos percentuais em cada ano, até se estabelecer finalmente em 21%, face ao valor taxa normal de IVA permanece igual desde os governos de Sócrates.

© MARCOS BORGA/LUSA

Jorge Pinto afirma que "O país não está melhor e as pessoas ainda estão pior"

Associação Desportiva Flaviense celebrou meio século de história

14 October 2026 at 17:29

VTM

Em declarações à VTM, o presidente da associação, José Gonçalves, destacou a importância de reunir pessoas que contribuíram para o crescimento do clube ao longo de cinco décadas e que partilharam experiências marcantes. “Este jantar tem como objetivo reunir muitas pessoas que representaram o Flaviense ao longo destes anos e celebrar os momentos bonitos que todos viveram neste clube”.

José Gonçalves, que assumiu a presidência há cerca de dois anos, recordou também a sua ligação pessoal à instituição, na qual foi atleta. O dirigente considera que o clube teve um papel importante na sua formação pessoal, ensinando-lhe valores que o acompanharam ao longo da vida. “Sinto uma enorme alegria neste momento, aqui a celebrar 50 anos de um clube no qual também fui atleta e que me ensinou a ser homem”.

Atualmente, a Associação Desportiva Flaviense conta com cerca de 300 atletas, distribuídos pelas modalidades de futebol, futsal e basquetebol, fazendo uma aposta forte na formação. Só no futebol, o clube conta com cerca de 200 atletas, desde os quatro anos até aos sub-16. Quanto ao basquetebol, esta modalidade encontra-se ainda numa fase de desenvolvimento, com a realização de captações para a formação de equipas, referiu José Gonçalves.

Artigo exclusivo PREMIUM

Tenha acesso ilimitado a todos os conteúdos do site e à edição semanal em formato digital.

ou compre apenas este artigo:

Comprar este artigo — 1,00€
Se já é PREMIUM, Aceda à sua conta em Entrar

The post Associação Desportiva Flaviense celebrou meio século de história appeared first on A Voz de Trás-os-Montes.

Encontro promoveu ciência e saúde mais próximas da comunidade

14 October 2026 at 15:34

VTM

Numa parceria entre o município de Chaves e a Universidade do Minho, Nuno Vaz, presidente da câmara municipal, destacou a importância deste encontro como espaço de aproximação entre ciência, comunidade e território.

“O objetivo passa por valorizar os nossos recursos humanos e qualificar os nossos ativos, sejam empresas, sejam pessoas ou instituições, através do conhecimento”, num evento que de uma forma próxima e informal “permite colocar em diálogo investigadores, professores, jornalistas e outros profissionais”.

O autarca sublinhou que esta partilha é importante para criar novas formas de pensar e encontrar soluções para os desafios atuais. “Conhecimento é errar, mas errar é acrescentar e evoluir naquilo que possam ser novas soluções e novas formas”, sustentou, adiantando que a presença de personalidades reconhecidas do mundo científico e académico representa “qualidade, valor e diversidade” para transmitir conhecimento à comunidade.

Artigo exclusivo PREMIUM

Tenha acesso ilimitado a todos os conteúdos do site e à edição semanal em formato digital.

ou compre apenas este artigo:

Comprar este artigo — 1,00€
Se já é PREMIUM, Aceda à sua conta em Entrar

The post Encontro promoveu ciência e saúde mais próximas da comunidade appeared first on A Voz de Trás-os-Montes.

Quando la potenza di calcolo e l’AI diventano bersagli della guerra cinetica. L’analisi di Mele

13 October 2026 at 08:40

Tra l’8 e l’11 ottobre, tre attacchi ucraini condotti attraverso l’utilizzo di droni hanno colpito altrettanti data center di Yandex in territorio russo. Il primo ha raggiunto il polo di Sasovo, nella regione di Ryazan, dove l’impatto ha provocato un incendio e costretto la società a sospendere tutte le operazioni. Il giorno successivo, una nuova incursione – probabilmente con droni d’attacco monodirezionali FP-1 – ha danneggiato il data center di Kaluga, mettendone fuori servizio una parte. L’11 ottobre, infine, un ulteriore altro attacco sempre per mezzo di droni ha danneggiato l’infrastruttura del sito di Vladimir, determinandone la completa chiusura. In quattro giorni, in sostanza, sono stati colpiti tre dei cinque principali data center di una tra le principali e più rilevanti imprese tecnologiche russe.

Il sito di Sasovo, in particolare, ospita decine di migliaia di server e, secondo informazioni rese pubbliche in passato proprio da Yandex, anche due dei tre supercomputer utilizzati dalla società per sviluppare i propri modelli di intelligenza artificiale.

Seppure, almeno allo stato attuale, non sia possibile stabilire se quei sistemi siano stati danneggiati, né se la loro presenza abbia influito sulla scelta del bersaglio, non si può sottrarsi dall’analizzare come, in un arco temporale molto breve, questi attacchi abbiano interessato una parte consistente dell’infrastruttura fisica sulla quale poggiano il cloud di Yandex, numerosi suoi servizi digitali e alcune delle più importanti capacità russe nel campo dell’intelligenza artificiale.

Appare evidente, allora, come la capacità di calcolo di una nazione in guerra sia oggigiorno esposta in modo diretto alla dimensione cinetica di un conflitto armato.

Gli attacchi contro Yandex, peraltro, si inseriscono nella sequenza di azioni e reazioni iniziata a metà settembre scorso con la campagna russa contro le infrastrutture digitali ucraine sempre contro data center e infrastrutture tecnologiche di Kyivstar, Vodafone Ukraine, Datagroup, Cosmonova, Omega Telecom, Ukrtelecom e altri operatori. Il 27 settembre, ad esempio, sono stati danneggiati dieci data center a Kyiv e uno a Dnipro. Cosmonova ha comunicato che il proprio impianto non sarebbe più tornato operativo, mentre Omega Telecom ha riferito la distruzione delle apparecchiature del suo principale nodo tecnico.

Il ministero della Difesa russo ha sostenuto che alcune delle infrastrutture colpite fornissero capacità di comunicazione, elaborazione e conservazione dei dati alle forze armate ucraine, ma gli elementi accessibili al pubblico non permettono di verificare questa affermazione con riferimento ai singoli impianti. Ciò che appare evidente, invece, è come nella grammatica moderna di un conflitto armato sia ormai saldamente presente la volontà di colpire e incidere il più possibile su quei sistemi dai quali dipendono, allo stesso tempo, comunicazioni militari, servizi pubblici, attività economiche, pagamenti e meccanismi di allerta contro missili e droni. Peraltro, quando il presidente Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina avrebbe risposto in modo speculare agli attacchi russi e ha ricondotto a questa logica anche l’azione contro Kaluga, ha reso esplicito il significato di quella campagna, ovvero come le infrastrutture digitali private siano ormai entrate nella logica dell’azione e della risposta militare, attraverso attacchi fisici capaci di produrre sulle reti, sui sistemi informativi e sui servizi informatici effetti estesi e tempi di ripristino ben più lunghi di quelli generalmente associati a molte operazioni cibernetiche.

Le imprese tecnologiche tra proiezione di potenza e scelta del bersaglio

Un precedente altrettanto rilevante si è verificato già nel marzo 2026, quando droni iraniani hanno colpito direttamente due strutture di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti, mentre un impianto in Bahrein ha subito danni per l’esplosione di un drone nelle vicinanze. UNIDIR ha qualificato quegli episodi come il primo caso documentato di attacco deliberato contro data center commerciali. Teheran, inoltre, ha apertamente incluso AWS, Microsoft, Google, IBM, Oracle e altre imprese tecnologiche tra i possibili obiettivi della propria ritorsione, sebbene non siano emerse pubblicamente prove dell’impiego militare delle aziende colpite.

Anche la scelta iraniana riflette una valutazione politica più ampia e da non sottovalutare nei conflitti armati moderni, secondo la quale le grandi imprese tecnologiche partecipano alla proiezione di potenza del Paese di origine anche quando operano nel territorio di uno Stato terzo.

Gli attacchi contro AWS, la campagna russa in Ucraina e la recente risposta di quest’ultima su Yandex indicano come questa postura tattico-operativa non sia più una mera ipotesi eccezionale. L’Iran ha cercato di esercitare pressione sugli Stati Uniti e sui loro partner tecnologici regionali, la Russia ha tentato di degradare i servizi sui quali poggiano la società e la difesa dell’Ucraina, mentre Kyiv ha rivolto la propria risposta contro l’impresa che concentra in Russia servizi cloud, applicazioni digitali e capacità di sviluppo dell’intelligenza artificiale. Pur nella diversità delle finalità, appare evidente come la scelta del bersaglio risenta – in tutti e tre i casi – della funzione attribuita all’impresa all’interno della potenza nazionale, anche quando la proprietà sia privata e gli utenti siano prevalentemente civili.

Occorre considerare, per di più, come il rapporto tra infrastrutture tecnologiche private e funzioni strategiche possa assumere forme diverse. Negli Stati Uniti, dove il contratto Joint Warfighting Cloud Capability consente al Dipartimento della Difesa di acquistare da Amazon, Google, Microsoft e Oracle servizi cloud destinati a ogni livello di classificazione e utilizzabili anche nel cosiddetto tactical edge, l’integrazione tra capacità tecnologiche commerciali e apparato militare risulta esplicita e formalizzata. Nel conflitto armato tra Russia e Ucraina, invece, la medesima integrazione si manifesta su entrambi i fronti in forme meno trasparenti e più difficili da ricostruire, poiché le infrastrutture private continuano a servire la popolazione civile, le imprese e le amministrazioni pubbliche, ma possono sostenere contemporaneamente comunicazioni, capacità di elaborazione e sistemi di conservazione dei dati rilevanti per lo Stato e per le forze armate. Questa sovrapposizione, infatti, riguarda tanto gli operatori ucraini colpiti dalla Russia quanto i data center di Yandex attaccati dall’Ucraina, che ospitano servizi cloud, applicazioni utilizzate da milioni di persone e risorse avanzate per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, senza che le informazioni pubblicamente disponibili consentano di accertare con sufficiente precisione il contributo concretamente fornito da ciascuna infrastruttura alle operazioni militari della rispettiva parte.

Considerati nel loro insieme, questi esempi mostrano come la proprietà privata e l’impiego prevalentemente civile non impediscano a una determinata infrastruttura di assumere rilevanza strategica o di concorrere, in circostanze specifiche, all’azione militare. Questo assunto, tuttavia, impone al contempo di dover evitare il ragionamento inverso, ovvero quello secondo cui il rapporto contrattuale con la difesa o l’importanza dell’impresa per l’economia nazionale siano elementi da soli sufficienti ad attribuire la medesima funzione a tutti i beni di cui si compone. La natura strategica o militare non può, in sostanza, essere estesa indistintamente all’intera organizzazione, ma deve essere accertata con riferimento alla funzione concretamente svolta da ciascun edificio, server o componente della rete.

La geografia fisica del cloud

È proprio la possibile compresenza di funzioni civili e militari nella medesima infrastruttura a rendere necessario considerare, come ulteriore approfondimento, la dimensione materiale del cloud e dell’intelligenza artificiale, troppo spesso nascosti dietro le semplificazioni giornalistiche e l’immagine di servizi accessibili ovunque. Il cloud, ad esempio, non elimina la dipendenza da luoghi e componenti fisici, ma organizza e distribuisce attraverso la rete risorse che continuano a essere concentrate in edifici identificabili e a dipendere da una catena composta da alimentazione elettrica, sistemi di raffreddamento, collegamenti in fibra, apparati di rete, forniture idriche e personale specializzato. Questa concentrazione è ancora più marcata nel campo dell’intelligenza artificiale, dove l’addestramento e l’esecuzione dei modelli più avanzati richiedono grandi quantità di energia e cluster composti da processori ad alte prestazioni (soprattutto GPU) collegati tra loro, la cui sostituzione o riallocazione non può avvenire rapidamente a causa della scarsità dei componenti, della complessità delle configurazioni e delle capacità infrastrutturali necessarie a sostenerli. La distribuzione logica dei dati e dei carichi di lavoro, quindi, può accrescere la resilienza del sistema, ma non elimina i punti di concentrazione materiale dai quali dipende la continuità delle sue funzioni.

Da questo stato di cose deriva una conseguenza operativa altrettanto rilevante: per ridurre o interrompere la capacità di calcolo dell’avversario non è sempre necessario distruggere in maniera mirata tutti i server e le infrastrutture che la producono. Il punto più vulnerabile può coincidere con il luogo che ospita gli apparati, con la sottostazione elettrica che ne garantisce l’alimentazione, con l’impianto di raffreddamento senza il quale le macchine non possono operare, così come con il collegamento in fibra o lo snodo di rete attraverso cui transita il traffico, sicché il danneggiamento di una singola dipendenza può compromettere un insieme di servizi molto più ampio rispetto all’area materialmente colpita.

La possibilità di produrre conseguenze così estese rende questi “nodi” particolarmente rilevanti per la pianificazione delle operazioni, senza che la loro utilità strategica ne determini automaticamente la qualificazione come obiettivi militari. Ciò spiega, al contempo, perché la protezione della capacità di calcolo di determinate infrastrutture tecnologiche non possa ormai essere più affidata soltanto alle misure di sicurezza informatica e di continuità operativa predisposte dalle imprese, ma richieda necessariamente il coinvolgimento dello Stato nel cui territorio esse sono situate.

Quando un data center diventa un obiettivo militare

Volendo analizzare brevemente i principali aspetti sul piano giuridico, la rilevanza attribuita a un’infrastruttura nella pianificazione delle operazioni militari o la sua importanza complessiva per il sistema tecnologico di una delle parti all’interno del conflitto non bastano da sole a qualificarla come obiettivo militare ai sensi del diritto internazionale umanitario. L’articolo 52, paragrafo 2, del I Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra richiede che, affinché un bene possa essere qualificato come obiettivo militare, devono concorrere due condizioni cumulative. Esso, infatti, deve offrire, per natura, ubicazione, destinazione o impiego, un contributo effettivo all’azione militare e la sua distruzione totale o parziale, cattura o neutralizzazione deve procurare, nelle circostanze esistenti in quel momento, un vantaggio militare preciso. La valutazione, quindi, deve riguardare ciascuna infrastruttura nella sua concreta configurazione e nel momento in cui l’attacco viene pianificato, senza poter essere estesa automaticamente all’intera infrastruttura tecnologica, rete o servizio informatico, così come men che meno all’intera impresa che la gestisce. Peraltro, trattandosi di infrastrutture normalmente destinate anche a usi civili, dovrebbe trovare altresì applicazione la presunzione prevista dall’articolo 52, paragrafo 3, secondo la quale, in caso di dubbio circa il loro impiego a sostegno dell’azione militare, esse devono essere considerate come non utilizzate a tale scopo.

Per di più, la reciprocità dell’attacco armato non modifica gli obblighi derivanti dal diritto internazionale umanitario, ove l’articolo 52, paragrafo 1, del I Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra vieta espressamente di fare dei beni di carattere civile oggetto di attacchi o rappresaglie, con la conseguenza che, ad esempio, l’eventuale illegittimità degli attacchi russi contro le infrastrutture civili ucraine non renderebbe lecito colpire, a titolo di rappresaglia, un data center civile in Russia.

Infine, anche qualora uno dei siti soddisfacesse i requisiti necessari per essere qualificato come obiettivo militare, ciò non renderebbe automaticamente lecito l’attacco, che dovrebbe rispettare comunque e sempre il principio di proporzionalità e gli obblighi di precauzione. L’articolo 51, paragrafo 5, lettera b), del I Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra vieta gli attacchi armati dai quali possano prevedersi perdite incidentali di vite civili, lesioni ai civili o danni a beni di carattere civile eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto atteso, mentre il successivo articolo 57 impone a chi pianifica o decide l’operazione di compiere tutto quanto sia concretamente possibile per verificare la natura militare del bersaglio, scegliere mezzi e metodi capaci di evitare o ridurre il danno incidentale e sospendere l’attacco qualora emerga che l’obiettivo non è militare o che le conseguenze previste sarebbero sproporzionate.

La capacità di calcolo come questione di sicurezza nazionale

Ad avviso di chi scrive, gli attacchi recenti contro i data center in Medio Oriente, Ucraina e Russia dimostrano che la protezione delle infrastrutture strategiche non può più essere organizzata meramente sulla base della loro titolarità pubblica o privata. Ciò, in quanto capacità essenziali per il funzionamento dello Stato, dell’economia e della difesa possono essere concentrate in beni appartenenti a operatori commerciali e, in alcuni casi, possono essere situate anche nel territorio di altri Paesi. Per comprendere quali infrastrutture debbano essere protette con maggiore priorità, lo Stato, quindi, non può più limitarsi a individuare gli operatori formalmente qualificati come critici, ma deve conoscere le funzioni concretamente sostenute da ciascun impianto, le sue dipendenze energetiche e di connettività, i punti nei quali si concentra la capacità di calcolo e le conseguenze che potrebbero derivare dalla perdita simultanea di più componenti. Soltanto una ricostruzione di questo tipo consente di stabilire quali siti debbano beneficiare di sistemi di allerta, sorveglianza fisica o protezione contro i droni, quali carichi di lavoro possano essere trasferiti in caso di attacco e quali comunicazioni debbano essere ripristinate per prime. Le imprese possiedono le informazioni tecniche indispensabili e possono rafforzare la resilienza dei propri sistemi, ma non dispongono degli strumenti militari necessari a proteggerli, né della legittimazione per bilanciare autonomamente la continuità dei servizi civili, le esigenze della difesa e i rapporti con gli Stati nei cui territori si trovano le infrastrutture. Decisioni, queste, che richiedono inevitabilmente una responsabilità pubblica chiaramente definita e meccanismi strutturati di condivisione delle informazioni.

Per l’Europa, gli attacchi contro queste infrastrutture spostano il problema oltre i termini nei quali è stato prevalentemente affrontato il tema della sovranità digitale, finora concentrato sul controllo dei dati e sulla dipendenza tecnologica dagli hyperscaler statunitensi. La questione riguarda ormai anche la protezione fisica della capacità di calcolo (così come di molto altro) e diventa particolarmente complessa quando l’impresa proprietaria, i soggetti che utilizzano i servizi e lo Stato nel cui territorio si trova l’infrastruttura appartengono a ordinamenti differenti.

La direttiva NIS 2, il regolamento DORA per il settore finanziario e la direttiva CER rafforzano, su piani differenti, la gestione dei rischi di cibersicurezza, la resilienza operativa digitale e la resilienza delle entità critiche anche rispetto a minacce ibride o di origine dolosa, ma non sono state concepite per stabilire quali impianti privati debbano beneficiare di protezione militare, come debbano essere assegnate le limitate capacità di difesa aerea e antidrone, oppure quando sia necessario separare i carichi civili da quelli militari per ridurre il rischio trasferito sulla popolazione. Non si tratta di una lacuna regolatoria in senso stretto, ma del punto nel quale la resilienza affidata agli operatori incontra la responsabilità degli Stati per la sicurezza nazionale e la difesa, rendendo necessari meccanismi di coordinamento che coinvolgano anche il Paese nel quale l’infrastruttura è materialmente localizzata.

Il sabotaggio avvenuto lo scorso 23 settembre contro una stazione terrestre Starlink nella Polonia centrale rende concreta questa esigenza, in quanto l’incendio ha colpito il sistema di alimentazione e il generatore di emergenza dell’impianto nel tentativo, secondo le autorità polacche, di interrompere servizi di connettività utilizzati anche dalle forze armate ucraine. Sebbene la responsabilità dell’azione non sia stata pubblicamente attribuita, l’episodio dimostra che la medesima funzione strategica può essere aggredita persino al di fuori del territorio nel quale si svolgono le operazioni militari, colpendo mediante strumenti clandestini non necessariamente l’infrastruttura digitale principale, ma una delle dipendenze fisiche dalle quali deriva il suo funzionamento. Il confine tra protezione delle infrastrutture critiche, contrasto al sabotaggio, risposta alle minacce ibride e difesa militare diventa così sempre meno netto, mentre resta indispensabile evitare che l’incertezza sull’autore o sulla natura dell’operazione conduca ad attribuzioni non sufficientemente dimostrate.

L’odierna vicenda Yandex conferma, in definitiva, che la dimensione fisica del potere digitale è entrata stabilmente nella guerra contemporanea. Server, sistemi di raffreddamento, collegamenti in fibra, stazioni terrestri e processori ad alte prestazioni, come le GPU, utilizzati per addestrare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale non costituiscono soltanto componenti dell’economia tecnologica, ma sostengono ormai servizi essenziali, funzioni pubbliche e capacità operative dalle quali dipende la sicurezza degli Stati. La loro protezione, quindi, non può essere affidata esclusivamente alla cibersicurezza e agli obblighi di resilienza imposti alle imprese, ma deve essere integrata nella pianificazione della difesa attraverso attività di intelligence, sistemi di allerta, protezione fisica, capacità di difesa antidrone e cooperazione con gli Stati che ospitano quelle infrastrutture.

Questa crescente rilevanza strategica non consente, tuttavia, di qualificare automaticamente come obiettivo militare ogni bene appartenente a un fornitore tecnologico, poiché la funzione concretamente svolta dal singolo impianto deve continuare a essere distinta dall’importanza complessiva dell’impresa o dal suo generico contributo alla potenza nazionale. La questione posta ai governi dagli attacchi degli ultimi mesi consiste, pertanto, nel proteggere la capacità di calcolo come risorsa essenziale per la sicurezza nazionale, preservando al tempo stesso una distinzione giuridica e operativa credibile tra le funzioni militari e i servizi civili che condividono le medesime infrastrutture.

Dalla capacità di compiere questa distinzione dipenderanno tanto la continuità dei servizi essenziali quanto la possibilità di sostenere le operazioni militari senza trasferirne in misura ancora maggiore i rischi sulla popolazione civile.

Fairford, per 32 Paesi Teheran è responsabile. C’è anche l’Italia

13 October 2026 at 08:06

C’è anche l’Italia tra i Paesi che hanno deciso di schierarsi al fianco di Londra nell’attribuzione dell’incidente avvenuto il 27 settembre a RAF Fairford all’Iran. La dichiarazione pubblicata lunedì dal governo britannico porta la firma di 32 ministri degli Esteri, dagli Stati Uniti alla Germania, dalla Francia all’Australia.

L’attribuzione

I firmatari dichiarano infatti di riconoscere formalmente la valutazione del Regno Unito sul coinvolgimento iraniano nell’episodio che ha interessato la base britannica. Secondo Londra, il caso Fairford mostra ancora una volta la disponibilità dei Guardiani della Rivoluzione islamica, l’Irgc, a condurre attività ostili all’estero servendosi di “covert networks and proxy actors”, reti clandestine e intermediari.

È questo il cuore politico della dichiarazione. Non una generica denuncia delle attività iraniane, ma l’adesione di un gruppo ampio di alleati alla lettura fornita dall’intelligence britannica di un episodio avvenuto sul territorio del Regno Unito.

Da Fairford ai Guardiani della Rivoluzione

Il premier britannico Andy Burnham, intervenendo alla Camera dei Comuni, è andato ancora più avanti. Secondo la valutazione del governo, quanto accaduto a Fairford sarebbe stato con “alta probabilità” coordinato in Iran e “quasi certamente” diretto dai Guardiani della Rivoluzione.

Londra ha quindi promesso nuove misure per ridurre la capacità dell’Iran e dell’Irgc di condurre operazioni nel Regno Unito e ha annunciato un giro di vite sull’utilizzo delle reti criminali da parte di Teheran. È da tempo che i servizi occidentali osservano il ricorso iraniano a soggetti esterni agli apparati formali dello Stato: intermediari, gruppi criminali e attori locali che permettono di mantenere una distanza tra il committente e l’azione materiale. Una modalità che complica l’attribuzione, riduce l’esposizione diretta e rende più difficile stabilire dove finisca la criminalità comune e dove inizi un’operazione di Stato.

Nello stesso giorno il Foreign Office ha convocato l’ambasciatore iraniano e sanzionato due cittadini iraniani. Uno è Ruhollah Bazghandi, indicato da Londra come responsabile delle operazioni di controspionaggio dell’Irgc. L’altro è Shahram Ali Reza Tamarzadeh Jakki, descritto dal governo britannico come facilitatore della rete criminale Zindashti e coinvolto in diversi complotti contro dissidenti iraniani.

Il dossier

A giugno, 24 Paesi – compresa l’Italia – avevano firmato una dichiarazione sulle minacce riconducibili agli apparati di sicurezza iraniani. Il documento citava espressamente l’organizzazione di intelligence dei Guardiani della Rivoluzione, la Forza Quds e il ministero dell’Intelligence, accusandoli di aver promosso complotti e altre operazioni contro dissidenti iraniani, giornalisti e comunità ebraiche e israeliane in Europa, Nord America e Australia. Un passaggio sottolineava in particolare i rapporti, definiti di lunga data, tra i servizi iraniani e gruppi criminali locali e internazionali.

C’è poi il capitolo HAYI, Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya, noto nel Regno Unito anche come Islamic Movement of Companions of the Right. Il gruppo ha rivendicato una serie di attacchi in Europa contro obiettivi legati alle comunità ebraiche, ai media iraniani e agli interessi statunitensi. Londra lo ha sanzionato a luglio, ricordando le sette azioni che l’organizzazione aveva pubblicamente rivendicato nel Regno Unito.

La dichiarazione del 12 ottobre inserisce esplicitamente anche questa campagna nel quadro delle attività che i governi occidentali stanno osservando: assassinii, incendi dolosi, sabotaggi, attacchi informatici e altre operazioni ibride. È un modello che gli apparati di sicurezza europei incontrano sempre più spesso. Cambiano gli attori e cambiano gli obiettivi, ma il principio resta quello di operare sotto la soglia di un confronto diretto, sfruttando intermediari che rendano più opaca la catena di comando. E Fairford, nella valutazione britannica oggi condivisa anche dall’Italia, appartiene esattamente a questa zona grigia.

Dove nasce la crisi della casa in Spagna

12 October 2026 at 10:09

La crisi della casa ha fatto cadere il governo spagnolo e portato il paese al voto. Ma il problema nasce a monte: la popolazione cresce più rapidamente dello stock abitativo. La risposta non è nei tetti agli affitti, ma in un aumento dell’offerta.

L'articolo Dove nasce la crisi della casa in Spagna proviene da Lavoce.info.

Iva non dichiarata, partono 1.400 lettere del Fisco: 60 giorni per pagare

12 October 2026 at 08:58

Entra nel vivo la nuova stretta sul recupero dell’Iva non dichiarata. L’Agenzia delle Entrate sta inviando le prime 1.400 comunicazioni ai contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione annuale Iva pur avendo emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici. La procedura nasce dalle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e consente al Fisco di calcolare l’imposta dovuta utilizzando i dati già presenti nei propri archivi. Una volta ricevuta la comunicazione, il contribuente ha 60 giorni per pagare le somme indicate o presentare chiarimenti all’ufficio competente.

Iva non dichiarata, come funziona il recupero

La novità riguarda l’utilizzo diretto delle informazioni già disponibili nei database dell’amministrazione finanziaria. L’Agenzia delle Entrate può incrociare fatture elettroniche, corrispettivi telematici, comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva e versamenti già effettuati. In questo modo può ricostruire l’imposta dovuta anche in assenza della dichiarazione annuale e avviare una procedura più rapida rispetto ai tradizionali accertamenti. Il meccanismo è stato introdotto con la modifica dell’articolo 54-bis.1 del decreto Iva, il Dpr 633/1972.

Prime lettere per l’Iva 2022

Le prime comunicazioni riguardano i contribuenti che nel 2022 hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici, ma non hanno presentato la dichiarazione annuale tramite il modello Iva 2023.

Nel messaggio, l’Agenzia informa il contribuente della mancata dichiarazione e indica l’importo calcolato come dovuto. Non si tratta di semplici lettere di compliance. L’avviso ha infatti effetti più stringenti, perché in caso di mancata risposta o mancato pagamento può portare all’iscrizione diretta a ruolo.

Cosa deve fare il contribuente

Dopo aver ricevuto la comunicazione, il contribuente ha due possibilità. Se ritiene corretti i dati indicati, può sanare la propria posizione pagando l’importo dovuto entro 60 giorni. Il versamento deve essere effettuato con il modello F24 allegato alla comunicazione.

Se invece ritiene che ci siano errori o elementi mancanti, può chiedere chiarimenti all’ufficio indicato nella lettera. La richiesta può essere inviata tramite il servizio “Consegna documenti e istanze” disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. La somma richiesta comprende l’Iva dovuta, gli interessi e la sanzione per omessa presentazione della dichiarazione.

La sanzione viene ridotta di un terzo. Tutte le voci sono riportate nel Prospetto delle somme dovute allegato alla comunicazione. Il pagamento deve essere effettuato in un’unica soluzione. Non sono previste agevolazioni come la compensazione o la rateizzazione.

Se il contribuente non paga e non presenta chiarimenti entro 60 giorni, scatta l’iscrizione diretta a ruolo. A quel punto entra in campo la riscossione vera e propria, con l’attivazione degli strumenti ordinari di recupero dei crediti fiscali. Tra questi possono rientrare fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti.

Quanto può recuperare il Fisco

La nuova procedura potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 646 milioni di euro sia per l’anno in corso sia per il prossimo. Entro il 2030, il recupero legato alla mancata presentazione della dichiarazione Iva potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro l’anno. La misura punta quindi a rafforzare il contrasto all’evasione usando i dati digitali già trasmessi al Fisco da imprese, professionisti e operatori economici.

Salir recebe a 3.ª Prova de Duatlo a 17 de outubro

12 October 2026 at 07:06

A freguesia de Salir será palco, no próximo dia 17 de outubro, sábado, da 3.ª Prova de Duatlo de Salir, integrada no Campeonato Regional do Algarve e Baixo Alentejo.

Organizada pela Junta de Freguesia de Salir, com o apoio da Federação de Triatlo de Portugal e do Município de Loulé, a iniciativa reúne atletismo e BTT numa prova que desafia a resistência, a preparação física e a determinação dos atletas.

A competição compreende três segmentos: 5 quilómetros de atletismo, 20 quilómetros de BTT e, por fim, 2,5 quilómetros de atletismo, num percurso que promete momentos de exigência e superação.

Para além da componente competitiva, esta iniciativa pretende promover a prática desportiva e os hábitos de vida saudáveis, contribuindo igualmente para a dinamização da freguesia e para a valorização do território através do desporto.

As inscrições e as informações relativas aos horários podem ser consultadas no sítio oficial da Federação de Triatlo de Portugal, em www.federacao-triatlo.com, ou solicitadas junto da Junta de Freguesia de Salir, através do telefone 289 489 119 ou do endereço de correio eletrónico secretaria@salir.pt.

A 3.ª Prova de Duatlo de Salir convida atletas e público a associarem-se a mais uma jornada dedicada ao desporto, à competição e ao espírito de superação, reforçando o papel destas iniciativas na promoção de um estilo de vida ativo e na dinamização da comunidade local.

❌