Volodímir Zelenski teme que Trump "continúe" levantando las sanciones contra Rusia

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Ao som de cânticos antifascistas e palavras de ordem contra a polícia, os manifestantes contestaram o aumento do custo da educação e exigiram melhores condições para escolas e universidades.

O momento de crise no país foi espoletado pelo que a população diz ser a cedência do governo a interesses económicos norte-americanos ligados à filha e ao genro de Donald Trump para fazer um resort de luxo numa ilha protegida.

Paris parece ter regressado a 2018 e ao movimento dos coletes amarelos. Fora da capital francesa, as autoridades contabilizaram 140 manifestações, que juntaram milhares de pessoas.

Os protestos realizados um pouco por todo o país ficaram marcados por violentos confrontos com a polícia em Paris. A polícia recorreu a gás lacrimogéneo para dispersar centenas de manifestantes encapuzados e mascarados que arremessavam petardos e outros objetos contra as forças de segurança na Praça da República, ao mesmo tempo que gritavam "Macron, demissão". Para o local foi destacado um forte contingente do corpo de intervenção, centenas de manifestantes foram detidos.


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Em França, a violência voltou às ruas em várias cidades. Os confrontos com a polícia duraram horas, vários objetos de mobiliário urbano foram incendiados, lojas pilhadas. Há centenas de detidos. Mas o primeiro-ministro deixa um aviso, nas redes sociais, aos "delinquentes que se misturaram para pilhar e destruir".

O primeiro drone entrou no espaço aéreo romeno pelas 17:59 locais (14:59 em Lisboa) e foi abatido em menos de dois minutos, a 25 quilómetros a sudeste de Sulina, banhada pelo Mar Negro. O segundo foi abatido pouco depois.


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Era già tutto previsto. Perché era abbastanza facile immaginare che il guascone arrivato alla Casa Bianca avrebbe trasformato la politica internazionale in una gigantesca partita a poker, con il mondo come posta. La parabola è ormai compiuta, gli Stati Uniti hanno scelto infatti di arretrare, forse definitivamente, sull’Ucraina, lasciandola sempre più sola e facendo, nei fatti, un regalo enorme a Putin (diesel russo, meno sanzioni, ecc.). È una pessima notizia per gli ucraini.
Ma potrebbe, paradossalmente, essere una buona notizia per l’Europa che adesso è davanti al bivio che per troppo tempo ha evitato. Può vilmente mollare l’Ucraina, come chiedono Salvini, Conte e una curiosa compagnia nella quale destra e sinistra radicale, almeno sulla guerra, finiscono spesso per incontrarsi. Oppure può finalmente capire che la propria sicurezza non può essere delegata per sempre a qualcun altro. Come? Innanzitutto finanziando l’Ucraina quanto serve, sostenendola militarmente, economicamente e politicamente in una sorta di “Whatever it takes” draghiano e mettere così la Russia nella condizione di dover trattare.
Non perché la guerra piaccia all’Europa, ma esattamente per il motivo opposto, perché una pace ottenuta premiando l’aggressore non è pace, ma una tregua in attesa della prossima aggressione. Il paradosso è che Trump, nel tentativo di ridisegnare l’Occidente a propria immagine, potrebbe aver finalmente costretto l’Europa a scoprire di averne una. Restano però molti dubbi.
Perché mentre in Ucraina continuano a cadere bombe su case, scuole, ospedali e luoghi civili, in casa nostra (ma non solo) il mantra sempre più vigliacco sembra essere soltanto: «basta armi». Come se bastasse pronunciarlo per far sparire la guerra. Ogni volta viene da chiedersi: ma quelli che lo ripetono, guardandosi allo specchio, non provano un po’ di vergogna? Si ricordano almeno di guardare cosa succede dall’altra parte? La storia, purtroppo, non si ferma perché noi abbiamo deciso di non volerla vedere.
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