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Guerra in Ucraina, Putin apre ai negoziati: “Accordo possibile”. Ma intanto i raid continuano

22 October 2026 at 20:57

Raggiungere un accordo sulla situazione in Ucraina è possibile. Almeno a sentire le ultime dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin: “Siamo concordi su questo”, ha detto il leader russo riferendosi alla fattibilità di un’intesa di lungo termine che chiuda l’invasione iniziata il 24 febbraio 2022. Al centro della disputa restano sempre le porzioni di territorio ucraino, attualmente occupate dalle forze di Mosca, che il capo del Cremlino ha definito “storicamente russe”, alzando la posta in gioco nei negoziati per risolvere il conflitto.

Putin ha definito “inappropriata” la dichiarazione del leader ucraino Vladimir Zelensky, secondo cui sarebbe disposto ad accettare la perdita di alcuni territori pur di raggiungere la pace, aggiungendo che i territori in questione sono storicamente russi: “Innanzitutto, la mia opinione su questa questione è che non si tratta di territorio russo, ma di territorio storicamente russo”, ha dichiarato Putin in un’intervista al conduttore Pavel Zarubin. “Le persone che vivono in questi territori hanno votato, in primo luogo, per l’indipendenza dello Stato e, in secondo luogo, per la riunificazione con la Federazione Russa”, ha affermato. “Pertanto, parlare di eventuali perdite territoriali mi sembra inappropriato”, ha concluso.

Un eventuale vertice tra Putin, Zelensky e Donald Trump potrebbe essere il formato con il quale finalizzare la possibile intesa? “La discussione è in corso”, ha rimarcato il vice ministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov, il giorno dopo il faccia a faccia tra Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff. “L’argomento è stato sollevato” mercoledì durante le tre ore di confronto tra i due a San Pietroburgo, ma “al momento non c’è ancora una chiara comprensione in merito”, poiché “non c’è un accordo completo, ma la discussione è in corso”. È ancora presto per parlare di una vera e propria apertura, anche se Trump – che ha intanto chiesto a Elon Musk di riattivare totalmente l’uso di Starlink in Ucraina – si è lasciato andare nelle ultime ore all’ottimismo affermando che “ci stiamo avvicinando alla risoluzione della guerra” e forse – ha aggiunto – “è il punto in cui siamo stati più vicini finora”.

L’unica novità ufficialmente resa nota dopo l’incontro di San Pietroburgo – oltre al rilascio dell’americano Stephen Hubbard dalle carceri russe – è stata la probabile ripresa il mese prossimo dei contatti trilaterali tra Mosca, Kiev e Washington, ma a livello di tecnici, non ancora certo di leader. Tuttavia, anche il consigliere di Putin per la cooperazione e gli investimenti stranieri, Kirill Dmitriev, che ha partecipato al colloquio, si è detto convinto che ci si stia muovendo “verso una pace a lungo termine che garantirà la sicurezza di Russia, Ucraina ed Europa”. Proprio l’Unione Europea, nelle scorse ore, ha rimarcato che in qualsiasi formato dovesse svolgersi dei nuovi colloqui ritiene di doversi sedere al tavolo.

Di tono opposto i commenti all’incontro di San Pietroburgo da parte di Zelensky, che il giorno prima aveva avuto un colloquio con Witkoff a Oslo insieme a rappresentanti di Paesi europei, compresa l’Italia. Il leader ucraino ha denunciato bombardamenti russi nella notte tra mercoledì e giovedì con l’impiego di 21 missili e oltre 200 droni e un bilancio di almeno due morti e 34 feriti. “Tre ondate di missili balistici sono state lanciate contro Kiev dai ‘compassionevoli’ russi“, ha rincarato Zelensky, ironizzando su quella definizione di ‘compassionevole’ usata da Witkoff per Putin quando l’ha ringraziato per il rilascio di Hubbard.

Zelensky ha affermato che nei raid è stato colpito “persino un monastero”. Il ministero della Difesa si Mosca ha invece rivendicato attacchi solo su obiettivi militari, tra cui uno stabilimento dell’industria aeronautica Antonov dove si assemblano droni e missili da crociera Flamingo, oltre che sul ponte ferroviario e stradale Sud. Mentre sull’altro fronte nel corso della notte 600 droni sono stati lanciati verso Mosca, con la maggior parte neutralizzata dalle forze di difesa aerea nelle zone periferiche, secondo il sindaco, Serghei Sobjanin. Nell’est dell’Ucraina, invece, a causa dei continui bombardamenti russi, è stata decisa l’evacuazione forzata delle famiglie con bambini da tutti gli insediamenti delle comunità di Kramatorsk e Slavyansk, le due cittadine che sono l’obiettivo più ambito delle truppe di Mosca per completare la conquista della regione di Donetsk.

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Virus Shamonda, morto un paziente in Francia: è il primo caso di infezione umana documentato. L’Ue: “Monitoriamo la situazione”

22 October 2026 at 19:51

Un paziente infettato da Shamonda è deceduto in ospedale a Lione. È il primo caso documentato documentato: fino a ora, questo virus era considerato non trasmissibile all’uomo. A darne notizia sono le autorità francesi. Il ministero della Salute ha reso noto che il paziente presentava una “grave immunodepressione” ed è deceduto all’inizio di ottobre. Sulla base delle attuali conoscenze su questo virus, proseguono, ad oggi non è stato identificato alcun rischio per la popolazione generale. L’ipotesi è quella di una contaminazione vettoriale del caso, tramite la puntura di un moscerino del genere Culicoides nella Francia orientale, territorio in cui è stata segnalata la circolazione del virus negli animali nella primavera ed estate del 2026.

La Commissione Europea sta “monitorando attentamente la situazione”, ha dichiarato la portavoce dell’esecutivo Ue per la Salute Eva Hrncirova. “Siamo in stretto contatto – continua – con l’Ecdc, l’Efsa e le autorità nazionali competenti per comprendere le potenziali implicazioni per la salute umana e animale. Il Laboratorio di riferimento dell’Ue (Eurl) per la salute pubblica è stato attivato ed è pronto a supportare gli Stati membri con analisi di laboratorio, qualora necessario”. “Le autorità francesi stanno indagando sulla questione in via prioritaria, con il supporto delle agenzie dell’Ue”, conclude. Anche l’infettivologo Matteo Bassetti ha commentato la notizia su X: “La scoperta apre una nuova fase delle indagini su un virus conosciuto da decenni negli animali. Shamonda, abbreviato in Shav. Nessun allarme, ma dovrà essere cercato questo virus quando ci si imbatte in sintomi compatibili”, ha commentato su X l’infettivologo Matteo Bassetti.

Il virus Shamonda è un orthobunyavirus trasmesso agli animali da moscerini ematofagi del genere Culicoides. È stato individuato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni ’60 ed è stato segnalato sporadicamente nei bovini in Africa occidentale, orientale e meridionale, nonché in Giappone. Nell’estate del 2026 è stato identificato per la prima volta in Europa in allevamenti bovini. I bovini sono considerati l’ospite primario tra le specie animali che possono essere infettate. Casi sporadici di infezione in piccoli ruminanti ed equini sono stati identificati anche quest’estate in Francia. Le autorità sanitarie francesi hanno inoltre informato gli organismi sanitari internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

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Cisgiordania, 5 italiane tra gli attivisti fermati. Farnesina chiede chiarimenti. Israele annuncia l’espulsione: “Promozione del terrorismo”

22 October 2026 at 19:22

Gli attivisti internazionali fermati in Cisgiordania, tra cui cinque italiane, stanno per essere espulsi da Israele. Lo annuncia la polizia israeliana, secondo cui alcuni dei fermati sarebbero coinvolti nella “promozione del terrorismo” e nell'”esaltazione di attentatori”. L’annuncio arriva dopo che la Farnesina ha chiesto chiarimenti urgenti alle autorità israeliane sul fermo delle connazionali, avvenuto mentre accompagnavano agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive.

Secondo la polizia israeliana, gli attivisti “hanno violato la legge e si sono nascosti dietro la raccolta delle olive”. Sarebbero entrati “senza coordinamento in una zona militare chiusa”, rifiutando gli ordini delle Forze di difesa israeliane (Idf). Il comunicato riferisce del fermo di undici attivisti stranieri e un palestinese a Hebron, sostenendo che alcuni sarebbero coinvolti anche in “attività di organizzazioni ostili a Israele”. Non viene precisato a chi siano rivolte le accuse.

Le cinque italiane erano state fermate nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, insieme ad altri attivisti internazionali. Il ministero degli Esteri aveva ottenuto conferma della loro presenza in una stazione di polizia israeliana. L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme avevano quindi preso contatto con le autorità locali per ottenere informazioni sulle circostanze del fermo e favorire una rapida risoluzione della vicenda.

Il caso arriva dopo il fermo di altri due italiani, Manuel Tartarotti e suo padre Alberto, originari di Bolzano, trattenuti per oltre un giorno e poi espulsi, con un divieto di ingresso in Israele per dieci anni. Mercoledì 21 ottobre, inoltre, circa 80 attivisti internazionali erano stati fermati dai militari israeliani mentre partecipavano alla raccolta delle olive nei pressi di Nahalin.

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A Ferrara nasce il “Nucleo anti maranza”: la proposta del sindaco leghista per rispondere ai disordini delle proteste

22 October 2026 at 19:20

Il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri, questa volta non si è limitato al solito messaggio di condanna sui disordini che hanno colpito Milano e Bologna durante le manifestazioni, ma è andato oltre. A Ferrara nasce “il Nam, il Nucleo Anti Maranza, una task force voluta dal Comune della città emiliana per contrastare il fenomeno, che sarà al contempo anche un primo esperimento a livello nazionale”, ha annunciato il primo cittadino. Le funzioni del Nam saranno di “prevenzione, controllo e repressione” e per questo il Comune di Ferrara coinvolgerà avvocati, psicologi, assistenti sociali, polizia locale ed esperti di sicurezza.

Il nucleo sarà attivo già dalle prossime settimane e il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato con entusiasmo l’iniziativa del sindaco ferrarese. “Ferrara risponde, con i fatti, alle richieste di aiuto e sostegno di tanti genitori, famiglie e commercianti, impauriti dalla situazione di insicurezza crescente”, ha spiegato Fabbri. Fabio Anselmo, lo sfidante di centrosinistra alle scorse elezioni, ha parlato di “mera propaganda” e di “spreco di denaro pubblico”.

“Approcciare così il tema, oltretutto con questa terminologia ghettizzante, stigmatizzante, e anche direi razzista, è indice di questi tempi bui. I giovani sono altra cosa, i problemi dei giovani sono altri”, ha affermato il consigliere d’opposizione. “Gli psicologi, certo, servono: servono occasioni di lavoro, di realizzazione, spazi per fare comunità”, ma “la task force anti maranza, con a capo Nicola Lodi (l’arcinoto Naomo, ex vicesindaco e assessore), si commenta da sé”, prosegue Anselmo, riferendosi all’ipotesi, al momento non confermata ufficialmente dal Comune, che alla guida della struttura venga chiamato l’ex vicesindaco leghista, in precedenza sospeso per la legge Severino. Il richiamo alle parole del Presidente della Repubblica è inevitabile, e per questo Anselmo sottolinea che per i giovani di Ferrara sia necessario investire in qualcosa di più che una task force, che altro non fa che “generare odio“.

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Scontro tra Sommi e Friedman su La7. “Attento a dare del filoputiniano, poi le querele si pagano”. “Mi minacci, signor avvocatino cafone?”

22 October 2026 at 19:11

Scintille in diretta a Omnibus, su La7, tra Luca Sommi, giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di Accordi & Disaccordi, e il giornalista economico Alan Friedman. Casus belli: le proteste giovanili di Milano e il ruolo delle presunte interferenze russe nell’alimentare le tensioni sociali in Europa.
Tutto comincia dall’analisi di Sommi sugli scontri di Milano. Il giornalista del Fatto respinge l’idea che dietro la rabbia dei ragazzi ci sia la regia di Mosca e richiama invece le disuguaglianze economiche, l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Sommi insiste soprattutto su un punto: attribuire il disagio giovanile alle infiltrazioni russe significa distogliere lo sguardo dalle condizioni materiali in cui vivono milioni di persone.
“Mi viene da sorridere al pensiero che il disagio giovanile in Italia e in Europa sia colpa delle infiltrazioni di Putin – osserva – Non riesco a rimanere serio su questa cosa, perché in realtà parliamo di un problema strutturale”.
Poi richiama la condizione sociale di tanti manifestanti, spesso figli di immigrati di seconda generazione o delle fasce più povere della popolazione italiana: “Qui ci sono dei ragazzi che non ce la fanno più. A 11 anni vai in piazza a manifestare. Questo è un termometro di una sperequazione sociale esasperata. Se tu togli 300 euro di reddito di cittadinanza magari al papà, che temporaneamente era in difficoltà, e non hai il coraggio di tassare le multinazionali e i super ricchi, allora accadono queste cose”.

A intervenire successivamente è Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3, che introduce una distinzione tra le origini delle proteste e il loro sfruttamento politico da parte del Cremlino: “È chiaro che il fuoco degli scontri non viene acceso dalla Russia o da qualche misterioso manovratore. Ma apertamente gli esponenti del governo Putin usano le tensioni europee come prova della crisi dell’Occidente“.
Di Bella cita anche Aleksandr Dugin, ideologo nazionalista russo e rbadisce che non c’è nessuna “manina misteriosa” ma una strumentalizzazione alla luce del sole: “È evidente che chi manifesta e gli scontri non sono creati da fuori, ma sono alimentati e sfruttati da fuori”.
Dal collegamento Friedman applaude e mostra il gesto dell’ok con la mano. E commenta: “Antonio Di Bella ha detto perfettamente. Poi che qualche filoputiniano difenda Putin non è una sorpresa, che sia un giornalista per un giornale di propaganda del Cremlino, che sia un politico di destra…”.
Sommi interviene: “Friedman, attenzione a dare dei filoputiniani perché si beccano le querele e poi le si pagano”.
Il giornalista americano ribatte immediatamente: “Mi stai minacciando?”..
“No – replica Sommi – Ti invito alla cautela a usare certi termini perché li hanno già usati a lungo anche sul Corriere della Sera e poi hanno pagato copiosamente per aver dato dei filoputiniani a chi si interroga sulle questioni invece di chi liscia da una parte. Te lo dico così, per rinfrescarti le idee”.

Il riferimento è alla vicenda giudiziaria di Alessandro Orsini, sociologo e professore associato alla Luiss Guido Carli di Roma. Il 5 giugno 2022 il Corriere della Sera pubblicò un articolo firmato da Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, intitolato “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia” e dedicato a una presunta rete di opinionisti e influencer che rilanciavano la propaganda del Cremlino, con riferimenti alle attività del Copasir e dei servizi di intelligence. Tra i nomi compariva quello di Orsini, accompagnato dalla sua fotografia. Il professore ha promosso una causa civile contro Rcs, il direttore Luciano Fontana e le due giornaliste. Il Tribunale di Milano, in primo grado, ha condannato i convenuti a risarcirlo con 27.500 euro per danni e circa 5mila euro per spese processuali.

Friedman sbotta: “Questo è talmente da cafone che neanche ti rispondo. Io non sono qui per litigare e non credo di aver nominato nessun giornale. Attenzione, signor avvocatino“.
Sommi non arretra e gli fa notare la sequenza degli interventi: “Hai parlato di “giornalisti filoputiniani” subito dopo che ho detto che un conto è esultare perché l’Europa va male, visto che c’è una guerra, un conto è avere l’intromissione di Putin nei social»”.
Friedman rivendica di non aver indicato alcuna testata né alcuna persona specifica: “Ho fatto il nome di qualche giornale? Mi querela per non aver fatto nessun nome e aver parlato genericamente? Ma va’! Io volo alto e non scendo a questi livelli bassi, ok?”.
Sommi ride e ribadisce: “Hai appena detto dei giornalisti filoputiniani”.
“Ho parlato genericamente dei putiniani in Italia senza nominare nessuno, signorino“, rilancia Friedman.
Greco, visibilmente spazientito, cerca di chiudere il battibecco: “No, no, non ha nominato nessuno, benissimo”.
Ma Friedman continua a interrompere, ripetendo “Signorino!” e poi “Piccolo signore!“, mentre Sommi reagisce divertito e il conduttore è costretto ad arrendersi con una battuta: “Siamo alla frutta, come dicono in Calabria“.

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Nordio: “Massicci arresti di minori, valutiamo di allargare le carceri giovanili”. Conte: “Parole non da politico, vada a casa”

22 October 2026 at 18:03

“Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta”, per questo si sta pensando “di ampliare gli istituti penitenziari destinati ai più giovani” e si sta valutando se alcuni “settori delle carceri destinate ai maggiorenni possano essere dedicati ai minori”. A meno di una settimana dagli scontri di Milano, in cui centinaia di giovanissimi hanno manifestato con violenza la loro rabbia, Carlo Nordio ha sintetizzato l’idea che il ministero della Giustizia italiano ha per gestire il disagio sociale giovanile: la repressione. Le dichiarazioni del Guardasigilli hanno scatenato le reazioni indignate di tutte le opposizioni. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha chiesto le sue dimissioni: “Se parli così allora non sei un politico, devi andare a casa”. Mentre per il Partito Democratico, “le frasi di Nordio sono gravissime e svelano il vero progetto del governo di Giorgia Meloni: per un giovane che sbaglia la risposta non è recuperarlo, ma rinchiuderlo in una cella“.

Un’ospitata poco fortunata quella di Nordio a Start, su Sky Tg24. Prima la frase sulle possibili infiltrazioni mafiose nelle proteste degli autotrasportatori. Poi le dichiarazioni sui giovani: “Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti. E il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza. Proprio ieri abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere questo problema, sia stanziando i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare dei accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori”, ha detto il ministro nel corso della trasmissione.

Per il Movimento 5 Stelle, queste dichiarazioni “nel migliore dei casi segnalano l’ennesima rincorsa a Roberto Vannacci da parte dell’esecutivo. Nel peggiore, la deriva cilena di questo governo”. “C’è una generazione totalmente ai margini della società, incapace di immaginare un futuro tra affitti alle stelle, studentati di lusso e la casa che è diventata una utopia impossibile da raggiungere senza l’aiuto dei genitori. Ai nostri giovani Meloni nega il diritto alla casa, ma apre le porte delle carceri. Non c’è più nemmeno il pudore di fare certe dichiarazioni. Fermatevi finché siete in tempo”, critica Luca Pirondini, capogruppo M5s al Senato.

Mentre la dem Michela Di Biase commenta: “Dopo aver progressivamente smantellato il sistema della giustizia minorile, ora si arriva persino a ipotizzare di destinare ai minori spazi delle carceri per adulti. Si cancellano così le differenze tra minori e maggiorenni, si calpesta il principio del superiore interesse del minore e si mettono in discussione decenni di conquiste giuridiche e convenzioni internazionali sull’altare del populismo penale. È una deriva pericolosissima, che stravolge la funzione rieducativa della giustizia minorile. Per questo governo il disagio giovanile non è più una questione sociale da affrontare, ma un’emergenza di ordine pubblico da reprimere. Non si investe nella scuola, nella prevenzione e nel recupero: si costruiscono nuove celle”.

Anche l’associazione Libera ha criticato duramente le parole di Nordio. “Guardare al disagio giovanile, alla criminalità minorile attraverso le lenti della repressione è un tornare indietro, una retromarcia spericolata sia a livello giuridico che culturale”, scrive in una nota. “Le esperienze di tante realtà impegnate nel sociale mostrano invece che le uniche lenti davvero capaci di restituirci il fenomeno sono quelle di natura educativa e sociale. Punire quasi mai funziona, educare molto spesso sì. L’esercito di cui abbiamo bisogno nelle nostre città deve essere composto da educatori, assistenti sociali, operatori della cultura. Bisogna costruire opportunità, fornire strumenti e servizi. L’unica via d’uscita: investire nella scuola. Far funzionare la giustizia minorile dovrebbe significare fare in modo che gli sbagli dei ragazzi, dettati spesso da carenze educative gravi, non diventino una condanna per la vita. È questo che sfugge a chi concepisce la giustizia come una clava, senza riguardo per la storia e le fragilità di ciascuno”.

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Federica Brignone, il documentario e l’annuncio: “Non sono più disposta a sciare con il dolore”

22 October 2026 at 17:56

“Non sono più disposta e a sciare con il dolore“. In poche parole Federica Brignone chiarisce la sua posizione, aprendo anche all’ipotesi del ritiro. La campionessa di sci, vincitrice di due medaglie d’oro alle ultime Olimpiadi di Milano-Cortina, non sarà al via della stagione di Coppa del Mondo a Soelden. È ancora alle prese con la riabilitazione e il ritorno in pista in questo momento resta un punto interrogativo. Ieri, mercoledì 21 ottobre, era sul red carpet della Festa del Cinema di Roma, insieme al fidanzato James Mbaye (nella foto, ndr) per presentare il documentario “Federica – L’ultima Olimpiade“.

Un film per raccontare l’impresa di Brignone, riuscita miracolosamente a rientrare per i Giochi in casa e poi a vincere due ori. I dolori dovuti all’infortunio però non sono mai passati: “Non sono più disposta e a sciare con il dolore, cioè a dover combattere contro il mio corpo, contro i segnali che mi dà il mio corpo, combattere tutti i giorni anche solo per appoggiarti a una gamba”, ha dichiarato in un’intervista a Francesca Marsaglia per Eurosport. “Quindi – ha chiarito Brignone – o starò bene o per me la mia vita da sciatrice può anche finire qua“.

Una dichiarazione forte, che chiarisce però quanto sia stato grave l’infortunio e difficile il recupero. “Sto ancora cercando qualche senso. Probabilmente avevo bisogno di una sfida nuova, ancora più impossibile, perché avevo raggiunto o passato tutte le sfide che avevo in testa. Però così è stato un po’ ‘too much‘, nel senso così grave. Non ho ancora capito il perché e non so se lo capirò mai”, ha detto Brignone all’Ansa. La speranza di vederla di nuovo in pista è ancora presente, ma non è l’unica ipotesi possibile.

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Trump attacca LeBron James: “Non vale nulla, è una vergogna totale. Dovrebbe chiedere scusa”. Che cosa è successo

22 October 2026 at 17:54

Donald Trump torna ad attaccare LeBron James. Il rapporto tra il presidente Usa e la star della Nba è sempre stato a dir poco teso. Questa volta Trump ha criticato James sul suo social Truth: “È una vergogna. Dovrebbe chiedere scusa”. Il motivo? Il comportamento del cestista durante l’inno nazionale americano suonato prima del match al Madison Square Garden tra i New York Knicks e Philadelphia 76ers, poi vinta dai Sixers 106 a 100, con James che ha messo a segno 14 punti.

Un video mostra LeBron James che durante l’inno prima sembra mimare con le mani il gesto del golf e poi un tiro a canestro. Trump ha subito colto l’occasione per attaccarlo: “Mentre ascolta il nostro inno nazionale, LeBron James manca di rispetto al nostro Paese”, ha scritto. Per poi insultare: “L’ho detto fin dall’inizio: non vale nulla, è una vergogna totale. LeBron James dovrebbe chiedere scusa a tutti quei grandi guerrieri ed eroi americani che sono morti per la bandiera americana e per tutto ciò che il nostro Paese rappresenta”.

LeBron James già dieci anni fa fu tra le prime star dello sport americano a criticare Trump, durante la campagna elettorale, in particolare per le sue frasi sulle donne e poi per aver fatto tornare “di moda” l’odio in America. Nel 2017 difese la scelta di Stephen Curry di rifiutare l’invito di Trump, scrivendo: “Andare alla Casa Bianca era un grande onore finché non sei arrivato tu”. Nel 2018 arrivò il primo affondo di Trump, che dopo un’intervista di James commentò: “”Lo hanno fatto sembrare intelligente, non facile”. L’ostilità è proseguita anche nel secondo mandato: il 24 luglio scorso, rispondendo a una domanda sul confronto tra James e Jordan, Trump ha definito LeBron “razzista“.

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“Ennesimo traffico di armi nel porto di Livorno”: bloccata una nave diretta alla base militare di Sigonella

22 October 2026 at 17:51

Attivisti della Global sumud flotilla Italia, insieme a lavoratori del sindacato Usb e del Gap, hanno bloccato l’accesso a porto di Livorno alla nave Sunaid X, che garantisce i rifornimenti alla base americana di Sigonella. Diverse barche della Flotilla Italia hanno fatto delle operazioni di disturbo in mare, mentre attivisti e lavoratori si sono radunati all’ingresso del Terminal Darsena Toscana per protestare. “Non appena le operazioni di carico verranno avviate sarà proclamato sciopero in tutte le ditte coinvolte” comunicano. “La DLA – scrive l’Usb in un comunicato – l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta maggiormente specificata nelle informazioni in nostro possesso”.

Il sindacato denuncia il coinvolgimento di Sigonella “nelle operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in generale in Medio Oriente. Ufficiale anche la presenza di velivoli militari dell’esercito israeliano nel settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. La base di Sigonella è la prova del coinvolgimento del nostro Paese nei recenti conflitti bellici e del genocidio Palestinese. Da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra Ue sono transitate nel nostro porto. Vogliamo sapere – è la richiesta dell’Usb di Livorno – dove finiscono queste armi e chi si assume la responsabilità di farle transitare dalla nostra città”.

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Google abbatte 250mila alberi in Finlandia per costruire un data center da 13 miliardi

22 October 2026 at 17:40

Duecentocinquantamila alberi in meno e un data center in più, dal valore di 13 miliardi di euro. Google ha fatto abbattere in Finlandia una foresta di 330 ettari e, al suo posto, verrà costruito un centro di elaborazione dati per il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’Autorità finlandese per le licenze e la vigilanza, a inizio ottobre, ha ordinato a Google di sospendere temporaneamente i lavori a Muhos e in un altro sito nel villaggio di Otanmaki per il mancato completamento delle necessarie valutazioni di impatto ambientale, prima del disboscamento totale dell’area. La notizia ha suscitato un’ampia ondata di proteste e il responsabile di Google per la Finlandia, Antti Jarvinen, si è scusato per i disboscamenti, sostenendo però che l’azienda ha agito “in base alla migliore interpretazione della normativa di cui disponeva all’epoca”.

Al centro del dibattito nazionale c’è anche il ruolo che il Paese dovrebbe ricoprire nella corsa globale alla costruzione di data center. Come riporta Agi, nel paese scandinavo ci sono 145 nuove strutture in varie fasi di pianificazione ed è per questo in prima linea nell’offensiva delle aziende tecnologiche. La posizione geologica e geopolitica della Finlandia garantisce una relativa stabilità; in più, il Paese è particolarmente attraente per l’abbondanza di terre e per il clima freddo, che consentirebbe ai data center un notevole risparmio sui costi energetici.

Nella cittadina di Muhos, nel nord della Finlandia, la foresta acquistata da Google, a 400 metri di distanza dal fiume Oulujoki, è già stata abbattuta – 3km in lunghezza e 2km in larghezza – e ora gli escavatori stanno sgomberando il suolo. Il progetto di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, a Muhos e Otanmaki, ha suscitato anche le critiche di Donald Trump. Il presidente, infatti, avrebbe preferito che Google scegliesse gli Stati Uniti per realizzare il progetto da 13 miliardi, arrivando a chiedere pubblicamente all’azienda di riconsiderare la propria scelta.

Il governo finlandese ha puntato molto su questo progetto, il più grande mai realizzato nel Paese, facendo anche profondi tagli alla spesa pubblica. Il primo ministro Petteri Orpo ha dichiarato che attrarre investimenti rappresenta una “priorità assoluta”, aggiungendo che “il valore dell’economia dei dati va ben oltre l’investimento diretto”. Secondo il premier, l’accordo con Google “porterà benefici duraturi a entrambe le parti”. Ma la preoccupazione dell’opinione pubblica per le conseguenze sulle comunità locali, per i prezzi dell’energia e per l’ambiente naturale del Paese, sono adesso al centro del dibattito, e probabilmente il tema rimarrà centrale anche per le elezioni di aprile.

Poiché l’abbattimento è avvenuto illegalmente, il legname non può essere venduto agli stabilimenti di trasformazione del legno. La vicenda ha sollevato anche alcuni interrogativi sul perché le fonti di energia rinnovabile della Finlandia vengano utilizzate per alimentare le multinazionali straniere. Più di 93mila persone hanno firmato una petizione che chiede una maggiore regolamentazione dei data center e l’introduzione di un contributo per risarcire le comunità locali dei danni ambientali subiti.

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Marta Bassino, un anno dopo l’infortunio e 10 anni dopo il primo podio: dall’amicizia con Pirovano al ritorno in pista. “Non so bene cosa aspettarmi”

22 October 2026 at 16:54

Il 22 ottobre è una data speciale per Marta Bassino. Esattamente un anno fa, la caduta e l’infortunio al ginocchio sinistro che ha compromesso l’intera stagione, comprese le Olimpiadi di Milano-Cortina. Esattamente 10 anni fa, però, nello stesso giorno otteneva il suo primo podio in Coppa del Mondo, a Soelden. Il destino che si intreccia, perché ora proprio da Soelden riparte la carriera di Bassino, dopo un anno di stop forzato. Solo in questi giorni ha sciolto le riserve, confermando la sua presenza: “Non so bene cosa aspettarmi. Voglio prenderla come viene“, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport. L’Italsci la aspetta, perché oggi Bassino è un punto di riferimento (viste le assenze di Brignone e Goggia) insieme alla sua amica Laura Pirovano, con cui sta condividendo questo avvicinamento al debutto stagionale, come testimoniato sui social.

“A ognuno il suo stile”, ha scritto Pirovano, pubblicando il video di un tuffo in piscina insieme a Bassino. Vale anche sulla pista: una discesista, l’altra amante soprattutto del gigante. La trentina viene da un’annata magica, in cui ha trovato la prima vittoria e ha poi conquistato la Coppa del Mondo di discesa libera grazie a tre successi complessivi. Bassino ha dovuto soffrire da casa, senza mai smettere di tifare per la collega: “Sono molto contenta per lei. In realtà siamo sempre state amiche, anche prima dei suoi risultati dell’anno scorso. Siamo state in vacanza insieme e siamo anche in camera insieme“, ha raccontato Bassino.

Con Pirovano ha vissuto anche questi ” giorni particolari” prima del ritorno in pista: “Sono un po’ turbata -ha confessato sempre alla Gazzetta – ricorre un anno dall’infortunio e sono qui, in Val Senales, dove mi sono fatta male“. Il rientro sulle nevi dell’Austria servirà quindi soprattutto a rompere il ghiaccio: “Ritrovare l’aria delle gare, mettere il pettorale e rivivere quelle sensazioni sarà già qualcosa di nuovo. Voglio affrontarlo con serenità“.

Bassino, giustamente, non vuole pressioni. Anche se vuole recuperare quello che l’infortunio le ha tolto, lei che vanta 7 vittorie e 30 podi in Coppa del Mondo, oltre alla Sfera di Cristallo di slalom gigante conquista nel 2021. Da quel primo podio di un decennio fa è cambiato tutto: “Se penso a dieci anni fa, mi vedo piccolissima, con molta meno consapevolezza. Ho fatto tante esperienze, ho viaggiato, sono cresciuta. Oggi affronto le cose in modo diverso”. Oggi è anche una veterana del gruppo azzurro, pronta a fare da guida: “Se penso ad Anna Trocker, classe 2008, e alla mia prima volta a Soelden, nel 2014, mi rendo conto di quanto tempo sia passato. Quando io ero al debutto, Anna aveva sei anni! Sono contenta che arrivino ragazze giovani. C’è bisogno di nuove generazioni e di ricambio: è giusto che sia così“. Intanto, però, Bassino ha ancora molto da dare.

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“Il miglior cane del mondo”: ecco il Fox Collie, un’inedita razza creata in California per dare un nuovo scopo ai cani pastori

22 October 2026 at 16:05

Il Fox Collie potrebbe essere il cane del ventunesimo secolo. Questa è la convinzione dell’allevatore di questa anomala razza di cani non ancora riconosciuta ufficialmente. Il New York Times ha incontrato colui che ha dato origine a questa particolare razza, Andy DuVigneaud, che vive nella Anderson Valley, una regione rurale della California settentrionale nota per i suoi vigneti, frutteti e allevamenti di bestiame.

Questa nuova razza nasce da una storia secolare, che prende avvio con la decisione la decisione del pastore scozzese Alexander McNab di importare dal suo paese una coppia di Scotch Collie, perché nessuno dei cani che aveva trovato al suo arrivo negli Stati Uniti, nel 1886, si era rivelato adeguato a svolgere il lavoro che spettava loro nei pascoli.

Una volta importata questa prima coppia di Scoth Collie, McNab tentò anche una serie di incroci con cani già presenti negli USA e da questi incroci nacque una razza che venne con il tempo perfezionata e che prende il nome proprio dal suo ideatore: McNab appunto.

È proprio da un McNab che è nata la sperimentazione che nel 2020 ha tentato DuVigneaud, quando questa specie era già ormai in progressiva diminuzione. Incrociando una cucciola di McNab con un altro esemplare simile, DuVigneaud sostiene di aver dato origine a una nuova razza, il Fox Collie.

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Sospesa la cancellazione dei carnet smart di Trenitalia. Salvini: “Prima un tavolo con le associazioni dei consumatori”

22 October 2026 at 16:05

Trenitalia sospende la cancellazione dei “carnet smart” su richiesta del ministro dei trasporti Matteo Salvini: “Ho chiesto a Trenitalia di sospendere qualsiasi tipo di novità prima di un tavolo da me convocato con le associazioni dei consumatori al ministero dei Trasporti. E hanno risposto di sì”, ha dichiarato il vicepremier in prefettura a Milano. Il “carnet smart” è un pacchetto di 10 corse su un’unica tratta sui treni Frecciarossa e Frecciargento in classe standard: è uno degli strumenti più utilizzati dai pendolari, lavoratori o studenti. A metà ottobre Trenitalia ha annunciato che a partire dal 1º novembre questa soluzione sarà eliminata: era stata pensata per lo smart working del periodo Covid e, sostiene la società, fin da subito si sapeva che il fenomeno si sarebbe ridimensionato. Esistono ancora molti lavoratori da remoto però che, con questa scelta di Trenitalia, arriveranno a spendere fino a 1.400 euro in più all’anno per i costi di trasporto.

“Il carnet smart rappresentava un essenziale cuscinetto di flessibilità e calmierazione dei costi per le nuove formule di lavoro ibrido. Toglierlo significa scaricare sui pendolari rincari pesantissimi proprio in un momento di diffusa difficoltà economica. L’impatto economico della rimodulazione tariffaria e dell’introduzione dei costi accessori penalizza duramente le tratte più frequentate. Chiediamo a Trenitalia un immediato passo indietro sul Carnet Smart e l’apertura di un tavolo di confronto per istituire tariffe agevolate stabili che tengano conto delle reali modalità di mobilità del Paese”, ha affermato in una nota Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori).

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Eros Ramazzotti: “Sto con Marracash perché sta con gli studenti che sono scesi in piazza per far sentire la propria voce e perché il dissenso è un diritto e va difeso”

22 October 2026 at 15:48

Nel fine settimana del 17 e 18 ottobre Milano è stata attraversata da una nuova ondata di tensioni. Domenica pomeriggio decine di ragazzi, per lo più a volto coperto, hanno sfondato vetrine in via Torino e fatto irruzione in un supermercato, il giorno dopo le proteste degenerate in scontri con la polizia. Secondo fonti di polizia, i fermati portati in Questura erano almeno 160, circa l’80 per cento minorenni.

Le piazze si erano riempite pochi giorni prima per motivi precisi: gli studenti protestano contro il tetto agli alunni stranieri, il caro affitti e i tagli all’istruzione, e il ministro Valditara ha parlato di “teppismo politico”.

In questo clima il dibattito ha coinvolto anche il mondo della musica. Marracash ha preso posizione su Instagram, e anche altri rapper si sono schierati. La sua posizione ha fatto discutere anche per una questione di legittimità: chi ha successo e un patrimonio può parlare di disuguaglianze? Lui ha respinto l’obiezione del “tu hai i soldi, non puoi parlare”, rivendicando che la ricchezza non cancella la sua storia né la sua battaglia.

È qui che si inserisce l’intervento di Eros Ramazzotti, interessante proprio perché arriva da un artista molto diverso per genere, generazione e pubblico. Il suo commento è costruito su due mosse distinte. La prima è la solidarietà con Marracash, estesa al principio che il diritto di esprimersi appartiene a tutti, anche a chi ha più possibilità, si è guadagnato ciò che ha onestamente e paga le tasse. La seconda è una presa di distanza netta da chi ha devastato la città, accusato di aver tolto attenzione e ragione ai manifestanti pacifici. Il messaggio tiene insieme difesa del dissenso e condanna della violenza, e usa questa distinzione per rivendicare anche il diritto di parola degli artisti benestanti.

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Premio Sacharov 2026 alla Corte penale internazionale. Il Parlamento europeo: “Difendiamo l’indipendenza dei giudici”

22 October 2026 at 15:44

Il premio Sacharov 2026 per la Libertà di pensiero va alla Corte penale internazionale e ai suoi giudici. La Conferenza dei Presidenti, un organo del Parlamento europeo con a capo il presidente e di cui fanno parte i leader di tutti i gruppi politici, questa mattina a Strasburgo ha scelto il vincitore. L’organo con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi, è stato colpito dalle sanzioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e per questo è stato proposto dal gruppo dei Socialisti come “simbolo della resistenza contro le guerre dell’amministrazione americana”. Dopo aver sanzionato singoli giudici e procuratori, l’amministrazione Trump ha deciso di colpire la Corte stessa, privandola delle risorse necessarie per operare. L’annuncio è arrivato il 9 ottobre, dopo l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navi Pillay, che è stata giudice della Cpi e ha accusato formalmente Israele di aver commesso un genocidio a Gaza. Per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e per l’ex ministro della difesa Yoav Gallant, la Corte ha emesso i mandati d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

“L’Unione europea si fonda sul rispetto del diritto internazionale. Con questo premio conferito alla Corte penale internazionale e ai suoi funzionari, il Parlamento europeo riconosce l’operato di coloro che rendono giustizia alle vittime, anche attraverso indagini, azioni penali e processi. Questi devono poter svolgere il proprio lavoro in modo indipendente. Continueremo a difendere questo principio”, ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola nell’annunciare il vincitore. Gli altri due finalisti erano Tundu Lissu, avvocato, leader politico e difensore dei diritti umani perseguitato per motivi politici in Tanzania, e Taraneh e Romina Rahimi, a nome di tutte le persone perseguitate dal regime islamico iraniano.

La Corte penale internazionale indaga e giudica le persone accusate dei crimini più gravi per l’intera comunità internazionale: genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimini di aggressione. La Corte svolge un ruolo fondamentale nella lotta globale all’impunità e attraverso la giustizia penale internazionale, chiama i responsabili a rispondere delle proprie azioni e si adopera per evitare che i crimini si ripetano. In qualità di organo giurisdizionale di ultima istanza, inoltre, integra l’operato dei tribunali nazionali. Disciplinata dallo Statuto di Roma, è la prima Corte penale internazionale permanente al mondo.

Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è stato assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela e ad Anatolij Marčenko ed è il massimo riconoscimento che l’Unione europea conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo. È attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale a proteggere la libertà di pensiero. Ogni anno il Parlamento europeo consegna al vincitore del Premio Sacharov una somma di 50mila euro e i candidati possono essere nominati anche dai singoli deputati in Parlamento. “La giustizia deve fare il suo corso, piaccia o non piaccia ai potenti della terra: questo è il messaggio che arriva oggi dal Parlamento europeo con la decisione di assegnare il Premio Sacharov per la libertà di pensiero e per l’impegno a favore dei diritti umani proprio alla Corte penale internazionale. Finalmente arriva uno schiaffo a Trump”, così in una nota Gaetano Pedullà, europarlamentare del Movimento 5 Stelle.

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“Grazie Carlo Conti. Non è scontato, solo i grandi possono gioire di un successo di un collega. Non pensiate che nel nostro ambiente sia sempre così! Ai giovani dico rimboccatevi le maniche”: parla Fiorello

22 October 2026 at 15:33

Fiorello nella puntata odierna, 22 ottobre, de “La Pennicanza” ha parlato anche di “Tale e Quale Show”. Stefano Meloccaro sarà proprio lo showman nella prossima puntata dello show di Rai Uno. Il conduttore siciliano ha poi tenuto a ringraziare Carlo Conti per le belle parole spese nei suoi confronti durante il programma: “Non è scontato! Solo i grandi possono gioire di un successo di un collega, non pensiate che nel nostro ambiente sia sempre così!”.

Anche oggi il tema centrale della puntata è quello delle manifestazioni e delle proteste in Italia. Fiorello commenta il dibattito scaturito: “Come al solito si sono create le fazioni: c’è chi dice ‘La violenza va condannata’ ma ora anche chi dice ‘La violenza va capita’. Perché non una via di mezzo? Tipo: ‘Condannare la violenza, ma cercando di capire’? Ma poi scusate, cosa c’è da capire quando vedi un 12enne che esce da un negozio con tre cinture di pelle?! Vede i video su TikTok e ci va (partecipa ndr)! Ora arriva l’esercito! Sì, ma senza manganelli, manette, armi o taser. Li hanno dotati di cipolle e coltelli! Si mettono davanti ai manifestanti, iniziano a tagliare le cipolle e li fanno piangere!”.

Poi un appello ai giovani: “Marracash ha detto la sua e la reazione di tutti è ‘Zitto tu! Perché sei ricco e non puoi parlare (capire ndr)’. Sfatiamo questa retorica: se uno ce l’ha fatta partendo da zero non va condannato! Abbiamo lavorato, siamo stati testardi, non siamo stati lì ad aspettare che i Governi ci venissero ad aiutare! Lo dico ai giovani: non aspettate nessuno! Vi dovete aiutare da soli, rimboccatevi le maniche! E se ce l’ha fatta uno come me (sorride ndr)… Ce la potete fare tutti! Credeteci!”.

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